Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Social e internet. Cosa rischia il genitore?

Tempo di lettura 5 minuti

Nell’articolo Come funziona il controllo parentale per i minori? (https://short.staipa.it/ldrbr) oltre al tema principale della protezione dei minori ho parlato di quali siano i limiti di accesso per età di alcune piattaforme. Tali limiti vengono quasi sempre violati o per assenza del controllo dei genitori, per ignoranza degli stessi o talvolta con la collaborazione stessa dell’adulto.
Ma esistono dei limiti dal punto di vista legale? A quali rischi si va incontro violandoli?

Su questo argomento, al di fuori delle mie competenze dirette, ha fatto un ottimo video l’avvocato Angelo Greco sulla sua rubrica “Così è la legge” su YouTube (https://short.staipa.it/van3p). Lo trovate in fondo all’articolo e questo stesso articolo è scritto partendo dalle informazioni e gli spunti che ha fornito lui.

Qual è l’età minima per iscriversi a un Social Network?

Il regolamento europeo sulla privacy (https://short.staipa.it/gdpr) nell’articolo 8 (https://short.staipa.it/gdprart8) stabilisce che la soglia minima di età per iscriversi a un social network è di 16 anni.

Partendo dall’Articolo 6 (https://short.staipa.it/gdprart6), paragrafo 1, lettera a) del GDPR

Il trattamento è lecito solo se e nella misura in cui ricorre almeno una delle seguenti condizioni:
a) l’interessato ha espresso il consenso al trattamento dei propri dati personali per una o più specifiche finalità;

Articolo 6 (https://short.staipa.it/gdprart6), paragrafo 1, lettera a) del GDPR

L’Articolo 8 del GDPR (https://short.staipa.it/gdprart8) riporta:

1 Qualora si applichi l’articolo 6 (https://short.staipa.it/gdprart6), paragrafo 1, lettera a), per quanto riguarda l’offerta diretta di servizi della società dell’informazione ai minori, il trattamento di dati personali del minore è lecito ove il minore abbia almeno 16 anni. Ove il minore abbia un’età inferiore ai 16 anni, tale trattamento è lecito soltanto se e nella misura in cui tale consenso è prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale. Gli Stati membri possono stabilire per legge un’età inferiore a tali fini purché non inferiore ai 13 anni.

2 Il titolare del trattamento si adopera in ogni modo ragionevole per verificare in tali casi che il consenso sia prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale sul minore, in considerazione delle tecnologie disponibili.

3 Il paragrafo 1 non pregiudica le disposizioni generali del diritto dei contratti degli Stati membri, quali le norme sulla validità, la formazione o l’efficacia di un contratto rispetto a un minore.

Articolo 8 del GDPR (https://short.staipa.it/gdprart8)

Come si evince dal paragrafo 1 gli stati membri sono liberi di definire un’età diversa non inferiore ai 13 anni, in Italia in particolare l’età minima per iscriversi a un social network o un servizio simile è quella di 14 anni.

Cosa rischia un minorenne che si registra a un servizio che gli è vietato?

Chi si dovesse iscrivere indicando una diversa età potrebbe, in linea teorica, incorrere nel reato penale di sostituzione di persona, ma la legge italiana prevede che i minori di 14 anni non siano in nessun caso penalmente responsabili. Questo significa che semplicemente un minore di 14 anni che falsifichi la propria identità o la propria data di nascita non commette alcun reato e non può incorrere in nessuna pena. In aggiunta va detto che la responsabilità penale è sempre personale e non può essere trasferita, per tanto i genitori del minore di 14 anni che dovesse comportarsi in questo modo non possono essere penalmente perseguiti. Lo stesso ovviamente non vale per l’iscrizione a servizi vietati ai minori di 18 anni da parte di minorenni maggiori di 14.
Quindi nessun rischio legale per i minori di 14 e i loro genitori? No, in sede civile i rischi ci sono.

L’età media di chi si iscrive ai social network, con o senza il consenso dei genitori è sempre più bassa e i reati che vi accadono tuttavia sono in forte aumento.

Ne parlo più nello specifico nelle conferenze sull’Uso Consapevole delle Tecnologie (https://www.staipa.it/blog/conferenze-e-corsi/)

Una soluzione che si è pensata, e verso la quale nutro più di qualche perplessità, è quella di permettere l’accesso ai social solamente attraverso lo SPID di cui ho parlato nell’articolo Cos’è lo SPID, Sistema Pubblico di Identità Digitale? (https://short.staipa.it/qzzun). Lo scopo dello SPID è in effetti quello di verificare l’identità in maniera incontrovertibile in rete, ma perché un sito mondiale dovrebbe adeguarsi a un sistema di accesso diverso per singola nazione? Ricordo che lo SPID è una iniziativa attualmente solo italiana, già se fosse europea potrebbe cambiare qualcosa, ma come abbiamo visto in Esiste la censura su Internet? (https://short.staipa.it/23xml) i modi per accedere fingendo di essere in un’altra nazione e quindi superare una simile restrizione sono alla portata di chiunque, e se spingessimo i minorenni ad adottarli in massa come strumento di uso comune finiremmo per rischiare di amplificare i pericoli che possono incontrare invece di diminuirli.

Cosa rischia il genitore di un minorenne che si registra a social network?

A oggi non c’è nessuna legge che vieti esplicitamente l’iscrizione ai social ai minori di 14 anni, anche se è prevista la necessità che ci sia il consenso dei genitori, i quali dovranno essere vigili sull’uso della piattaforma.

L’uso inappropriato di un social network oltre a rischi di reato sul piano penale, già esclusi per i minori di 14, implica anche responsabilità sul piano civile, ossia in termini risarcitori. Come stabilito dall’articolo 2048 del Codice civile (https://short.staipa.it/jl1m9), le conseguenze degli illeciti civili dei minorenni ricadono sempre sui genitori.

Il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi. La stessa disposizione si applica all’affiliante.

I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza.

Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto.

articolo 2048 del Codice civile (https://short.staipa.it/jl1m9)

Si parla di culpa in educando (https://short.staipa.it/kdmgb) per non aver controllato sull’uso dei social da parte dei figli. A esempio, nel caso di cyberbullismo, sexting, invio di materiale intimo (che su un minore diventa automaticamente pedopornografia), violazione del diritto d’autore, violazione di privacy, adesione a gruppi di stampo criminale attraverso piattaforme come Telegram, Signal, o gruppi privati di vario genere. Queste responsabilità non possono essere imputate al minore e le conseguenze ricadranno sul genitore o tutore che non ha vigilato sul corretto uso degli strumenti affidati al figlio e il genitore o tutore si troverà a dover rispondere per tutti i danni arrecati da parte del figlio.

Che responsabilità legale hanno i social?

I social network e le varie piattaforme non hanno responsabilità penale per i fatti commessi dai loro utenti, e non esiste una legge che li obblighi a fare filtraggio preventivo. Posso aggiungere anche che per quanto molti vorrebbero ci fossero, sarebbe tecnicamente impossibile verificare ogni caricamento in maniera puntuale con sistemi automatici e controlli manuali risulterebbero inattuabili per quantità di risorse umane necessarie. Già i controlli sul diritto di autore basati su audio e immagini conosciute dal sistema sbagliano un gran numero di volte, attuare un controllo simile su immagini e audio sconosciuti da interpretare sarebbe allo stato attuale impossibile.
L’articolo 17 del decreto legislativo 70 del 2003 (https://short.staipa.it/pw1im) tuttavia prevede che la piattaforma dia modo di segnalare i contenuti illeciti e sia obbligata a informare tempestivamente un giudice, in caso contrario incorrerebbe in responsabilità di tipo civilistico e rischierebbe di essere condannata a un risarcimento danni all’eventuale vittima in maniera proporzionale ai giorni di ritardo nella cancellazione del contenuto.

Il video dell’avvocato Angelo Greco che il legalese lo spiega di certo meglio di me:


Conferenze

Sono disponibile per l'organizzazione di conferenze su Uso consapevole delle tecnologie, e su Come riconoscere le Fake News, o altri temi analoghi. Potete contattarmi attraverso i miei contatti su questo sito. Le conferenze possono essere declinate per formazione per adolescenti, formazione per genitori o formazione per insegnanti. Potete visitare l'apposita pagina Conferenze e Corsi per maggiori informazioni.

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