Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

In viaggio sul cammino di Santiago: Giorno 6

Forse Dio vuole che tu conosca molte persone sbagliate prima di conoscere la persona giusta, in modo che, quando finalmente la conoscerai, tu sappia esserne grato.
-Gabriel García Márquez-

Io non sono razzista però…
-Il leghista medio-

In questi giorni stiamo facendo un sacco di incontri. Alcuni rapporti si stringono in un solo sorriso come con un ragazzo Israeliano che dopo una foto scattata per lui abbiamo continuato ad incontrarlo, come Chann, il ragazzo di Ascoli in Corea. Abbiamo incontrato Paolo, un veneziano che vive a Bassano ed ha una storia piena di avventure ed esperienze, Nana, che è alta quasi quanto me e come Chann viene dalla Corea. Nana però non conosce Ascoli, ma conosce Venezia quella in Italia questa volta. E poi abbiamo conosciuto i quattro italiani di cui una è tedesca, uno vive in Germania con lei e gli altri due vivono a Fuente Ventura.

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La qualità del tempo

Non è mai la quantità di tempo che passi  con le persone ma la qualità a rendere speciale un rapporto“, non è neanche una citazione, lo hanno detto tutti quelli che lo hanno vissuto, in una forma o in un’altra.
A volte basta solo cambiare la prospettiva, decidere di guardare il mondo a testa in giù, o dalla vetta di una montagna, o attraverso il rosso di un bicchiere.
Sono uno che si annoia facilmente del “normale”, della routine. Sono uno che si annoia facilmente delle persone ordinarie, del tanto tempo ordinario passato. Vivo per i momenti straordinari, per le persone straordinarie, per le cose e le relazioni che lasciano il segno. Quelle che ci passi poche ore e

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La mia prima volta (L’anima)

<- La mia prima volta
<- La mia prima volta (La vita)

Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell’aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto.

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La mia prima volta (La vita)

<- La mia prima volta

Quando Marco mi fece provare non sembrava nulla di che. Alla fine lo facevano tutti, o almeno lo facevano le persone che io ritenevo le più intelligenti, le più sensibili, quelle di cui preferivo circondarmi. Ero un ragazzo, eravamo tutti ragazzi e sembrava una cosa figa.
Provi. Tanto hai tutta la vita davanti, anzi ai tuoi piedi. Perché a quell’età non hai idea di cosa sia la vita ne davanti ne dietro, sai cos’è l’oggi, l’adesso. Il domani tuttalpiù è il tempo che ti separa tra l’adesso e un evento interessante. Non sapevo ancora che un giorno sarebbe diventato un mondo di possibilità, di scelte, di fatica, fino a quel giorno non esisteva, e basta.
Il gioco è stato divertente, quando me lo ha proposte mi sono chiesto “cosa succede se provo? Cosa se non provo?”. L’unica risposta che mi sono dato è che se non lo avessi fatto sarei stato uno sfigato, che Marco non mi avrebbe considerato all’altezza.

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Chiudere gli occhi

L’ho sempre fatto. Quando sono stanco, quando nella testa le cose non mi ci stanno più e devo lasciare che decantino, chiudo gli occhi. Ormai è un riflesso incondizionato che credo di portarmi dietro fino da quando ero un bambino. Non è solo riposare gli occhi si tratta proprio di non farci entrare più dentro le cose, la luce, le persone, i luoghi e lasciare per un po’ che i pensieri e tutte le cose che già ci sono entrate si riposino, un po’ come aspettare a versare in un imbuto e guardare l’acqua che ruota nel gorgo e scende. Quel tanto da lasciare che ci sia altro spazio. Allora posso riaprirli. Il meccanismo è talmente consolidato che ha dei suoi automatismi e dei suoi riti. Se la luce è troppa devo necessariamente posare la parte rigonfia ed esposta dell’attaccatura dei pollici alla mano sugli occhi e strofinare, li sento secchi e resto immobile così per qualche secondo.

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La mia prima volta

La prima volta che lo feci non sembrava nulla di che. Alla fine lo facevano tutti, o almeno lo facevano le persone che io ritenevo le più intelligenti, le più sensibili, quelle di cui preferivo circondarmi. Ero un ragazzo, eravamo tutti ragazzi e sembrava una cosa figa.
Provi. Tanto hai tutta la vita davanti, anzi ai tuoi piedi. Perché a quell’età non hai idea di cosa sia la vita ne davanti ne dietro, sai cos’è l’oggi, l’adesso. Il domani è tuttalpiù il tempo che ti separa tra l’adesso e un evento interessante. Non sapevo che un giorno sarebbe diventato il tempo che mi separava tra l’ultima volta e la prossima, niente altro.
Il gioco è stato divertente, me lo ha proposto Marco e mi sono chiesto “cosa succede se provo? Cosa se non provo?”. L’unica risposta che mi sono dato è che se non lo avessi fatto sarei stato uno sfigato, che Marco non mi avrebbe considerato all’altezza.

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Incontrare il passato

Molte delle persone che mi conoscono, soprattutto quelle che mi conoscono meno probabilmente, mi conoscono per la mia passione per la montagna e per quella per la scienza. Ho raccontato raramente da dove queste due passioni vengano, ho raccontato spesso che venissero dallo scoutismo, talvolta che venissero da mio padre. Tutto questo è vero. Non posso dire che non sia così. Ma prima di questo c’è un signora nella mia vita che mi ha dato un imprinting tutto speciale, prima che arrivasse lo scoutismo, probabilmente prima che arrivassero i ricordi.
Quando ero molto piccolo, non saprei dire quanto, mio padre mi portava a camminare in montagna, ricordo poche cose, ricordo il Carega, l’Altissimo, ricordo la Val di Rabbi ed una giornata di pioggia sul percorso dei laghi da quelle parti, ricordo l’acqua ferrugginosa ma soprattutto ricordo una signora, un’amica di famiglia che camminava con me.

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Il rumore delle cose che iniziano

Fare una recensione dei un libro di un’amica, di una persona che si conosce, non è mai semplice. Se poi si tratta di un libro con questo livello di successo sul mercato la cosa diventa più difficile. Il libro in se l’ho letto già da diverso tempo, ho iniziato a leggerlo il giorno stesso in cui è arrivato sul mercato ed ho finito pochi giorni dopo. L’ho letto tutto d’un respiro, ascoltandone i suoni e le immagini, immedesimandomi negli ambienti creati ad arte quanto un brano di Battiato.
Non è facile fare una recensione del genere perché non ritengo che il libro sia privo di difetti e se da un lato evidenziarli sarebbe un delitto e probabilmente più un gusto personale, nasconderli sarebbe quantomeno falso, ma in tutta quella bellezza, dall’inizio alla fine, in tutta quella bellezza delle immagini, delle situazioni della delicatezza ogni difetto in questo libro scivola in secondo piano, coperto dai suoni, dai rumori di qualcosa di bello.

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Whiskey e cioccolato

Buon 2017

A capodanno si fanno i bilanci, ci si guarda indietro e si dice cosa sia andato bene e cosa no. Non lo faccio mai. O piuttosto non è questo il periodo dell’anno in cui sono abituato a farlo. Tuttavia sono per la prima volta in tanti anni a metà tra un cambio epocale e un’altro tra una scelta e un altra.
Mi guardo indietro e penso a quest’anno. Visto da fuori non è accaduto molto forse, ma da dentro è cambiato un mondo. Ma anche da fuori forse. Ho scritto un romanzo, ho viaggiato in Grecia, in Austria, in terra terremotata, ho abbracciato forse la persona più importante della mia vita, di certo di questi ultimi anni, e l’ho persa, ho incontrato un nuovo mostro come quello che dieci anni fa mi ha distrutto e questa volta ho retto, ho intessuto rapporti di amicizia forti in breve tempo e rafforzato rapporti che credevo perduti, ho fatto scelte nuove che porterò avanti nell’anno che viene, ho visto cadere il mio ideale di futuro e chi pensavo l’avesse realizzato e guardandomi attorno ho visto che non è poi così male quello che ho seminato.

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Racconti

Non portarmi con te ad un concerto, non sarò lì.

Sono stato a non so quanti concerti nella mia vita, e non so con quante persone nel tempo, nello spazio, tra le dimensioni.
I concerti per me si dividono in due macro categorie, la prima è quella in cui vado ad ascoltare musica, la seconda è quella in cui vado a incontrare musica.
Oggi sono qui, la folla mi attornia, di fronte a me una ragazza dai capelli ricci mi ricorda qualcuno, si muove come immersa nel mondo del suono, la vedo sorridere pur non vedendone il volto e ne riconoscerei il sorriso. Accanto a me una vecchia amica con cui condivido una passione del tutto musicale e di ricordi di mare, di monti, di tramonti Corsi e dell’odore di quel fuoco, e di fonte a lei immancabilmente la donna più alta del mondo a spostarsi ovunque lei vada. Due donne nascondono il loro affetto reciproco che non è d’amicizia pura e tra rockers e persone raffinate la folla si mescola in caleidoscopiche combinazioni di colori e di volti, persone si muovono all’unisono pendendo dalle labbra di una cantante non più così giovane come un tempo ma d’una carica immensa, ed io lì al centro di un mondo fino.

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Facebook, chat private diventano pubbliche

Articolo tratto da attivissimo.blogspot.com

Una falla in Facebook permetteva agli utenti di leggere le chattate private dei loro contatti (quelli che Facebook molto impropriamente chiama “amici”) e di vedere le richieste di “amicizia” in sospeso di quei contatti  e (secondo PcMag.com) di qualunque utente Facebook. La funzione di chat è stata temporaneamente rimossa e poi riattivata dopo aver corretto la falla, segnalata inizialmente dal sito Techcrunch.com.

Come funzionava? Nelle opzioni di privacy di Facebook c’è un’opzione che permette a un utente di avere un’anteprima del proprio profilo così come lo vedono i suoi “amici” (Account – Impostazioni sulla privacy – Informazioni del profilo – Anteprima del mio profilo). Immettendo il nome di un contatto nella casella Guarda l’anteprima di come il tuo profilo viene visualizzato da una persona specifica, si accedeva alle chat private e alle richieste di “amicizia” di quel contatto.

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"Jobs il Ceo con più ispirazione nel mondo IT" lo dice Bill Gates

“Jobs il Ceo con più ispirazione nel mondo IT” lo dice Bill Gates di Daniele Piccinelli | 16-11-2009

“Apple è tornata ad essere una forza incredibile nel fare grandi cose” e ancora “Steve Jobs è uno dei Ceo più ispirati nell’industria IT”. Da Bill Gates parole di ammirazione per il lavoro compiuto da Steve Jobs dal suo ritorno in Apple e anche per i prodotti della Mela.

“Ha fatto un lavoro fantastico” ha esordito Bill Gates riferendosi a Jobs e rispondendo a una domanda rivoltagli da uno studente di economia della Columbia University. Non sono mancati i sorrisi di molti dei presenti e anche

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