Ott 022018
 

Le cose cambiano nel tempo. Tutte le cose cambiano nel tempo. Si trasformano e prendono vie nuove, lati nuovi del mondo. Le cose tornano o forse non se ne sono mai andate. Ho sempre amato l’arte, la scrittura, la musica. Forse è stata lei però il mio amore. Amato inseguito strappato urlato abbandonato ritrovato rincorso deluso odiato amore. In questi ultimi quattro anni ho inseguito un sogno troppo grande, l’ho sfiorato, carezzato e lasciato andare, e per inseguirlo l’ho lasciata allontanarsi, l’ho allontanata io stesso. Si trattava sempre di creare, di comporre pezzi, di far vibrare emozioni, di scivolare nello spazio tra le anime mettendole in connessione tra loro. Devo ringraziarla di avermi atteso. Di essere rimasta silente fino ad ora, in attesa.

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Mag 232018
 

Urlo

Non è per loro che scrivo,
non è per loro che suono,
non è per loro che sento il bisogno di esprimermi

talvolta in modo sgraziato
o ricercato
o dolce
o nella rabbia di versi inumani.

Non è per qualcuno, che creo, ma contro.
Contro di te.
Contro le tue ostruzioni.
Contro le Continue reading »

Mag 192018
 

The Show Must Go On

-Giorgio Faletti-

Gli artisti falliti sono fuori dal gioco
non ci sono mai stati o ci son stati per poco
e ora parlano molto quasi a chiedere scusa
di aver perso la chiave di una porta ormai chiusa
di un’estate lì intorno ch’è svanita in un giorno
e sembrava durasse in eterno
quando han preso la scala per salire al successo
ed invece sono scesi all’inferno

And the show must go on, the show must go on
And the show must go on, the show must go on

Gli artisti falliti hanno un sogno proibito
un teatro con fuori scritto Continue reading »

Mag 242017
 

Ci sto pensando da un po’. Al togliersi la vita, non specificatamente al togliermi la vita. Ne ho scritto un po’ “Una società incapace di comprendere il suicidio e la droga“, ma non come avrei voluto. Recentemente sembra che il suicidio stia diventando particolarmente mainstream, tra la mezza bufala del Blue Whale,  13 Reasons Why  che ne da una visione piuttosto romanzata e meno drammatica ma che potrebbe aiutare molti a capirne almeno parte dei meccanismi, il suicidio di Chris Cornell. Un mito della gente della mia età, uno che almeno una volta nella vita avresti voluto essere al suo posto, su quel palco, davanti a migliaia di fan in deliro, un uomo da invidiare.
Non credo sia un male parlarne. Credo che la società dovrebbe essere maggiormente in grado di recepire il suicidio come realtà possibile e comportarsi di conseguenza, non tanto per evitarlo come fatto in sé quanto per evitare che le persone che abbiamo accanto soffrano al punto di arrivare a questa scelta.
Le domande che invece la società si pone finiscono per essere sempre quelle che può fare chi vede le cose da fuori, e le domande del vivo diciamo. Continue reading »

Gen 052017
 

Fare una recensione dei un libro di un’amica, di una persona che si conosce, non è mai semplice. Se poi si tratta di un libro con questo livello di successo sul mercato la cosa diventa più difficile. Il libro in se l’ho letto già da diverso tempo, ho iniziato a leggerlo il giorno stesso in cui è arrivato sul mercato ed ho finito pochi giorni dopo. L’ho letto tutto d’un respiro, ascoltandone i suoni e le immagini, immedesimandomi negli ambienti creati ad arte quanto un brano di Battiato.
Non è facile fare una recensione del genere perché non ritengo che il libro sia privo di difetti e se da un lato evidenziarli sarebbe un delitto e probabilmente più un gusto personale, nasconderli sarebbe quantomeno falso, ma in tutta quella bellezza, dall’inizio alla fine, in tutta quella bellezza delle immagini, delle situazioni della delicatezza ogni difetto in questo libro scivola in secondo piano, coperto dai suoni, dai rumori di qualcosa di bello.

Evita Greco: il rumore delle cose che iniziano

Evita Greco: il rumore delle cose che iniziano

Dopo due mesi che l’ho letto, dopo aver lasciato decantatare ogni immagine ed essermene allontanato ho iniziato a scrivere queste parole e di nuovo le ho lasciate decantare in attesa di un non so cosa. Ho sentito paragonare questo libro ad Amelie, il film francese, ed in effetti qualcosa di francese probabilmente c’è seppure con la terra e la genuinità del nostro territorio. Basta aver incontrato Evita poche volte per rendersi conto che questo libro è molto più lei e che lei è molto più questo libro di quanto il più smaliziato dei lettori possa credere, non è frutto di costruzione né di finzione del marketing, e questo traspare da ogni riga, traspare pure dai difetti a cui accennavo. La testa persa, costantemente in un mondo in cui i significati delle cose sono leggermente disassati dai significati che le altre persone attribuiscono, le persone “normali”. Eppure c’è talmente tanta “normalità” in questi personaggi da parere quasi alieni, astrusi proprio per la loro semplicità.
Se dovessi paragonare questo libro ad un brano musicale penserei ad Imagine di John Lennon, un brano semplice e semplificato all’osso e perfetto di per se per questo. Credo sia difficile riprodurre un tale livello di semplicità ed immediatezza. Lasciamo perdere i riferimenti errati al mondo della subacquea o ad altri tecnicismi analoghi, è l’emozione ciò che passa, il desiderio di guardare nella propria vita e chiedersi perché dobbiamo essere così complicati ed è proprio lì, mentre ci si chiedere queste cose che la trama svolta in un modo che rende quella semplicità la causa stessa, nel bene e nel male, della trama.
Un libro da leggere, e da regalare, una piccola perla che entra nel cuore.

Feb 122015
 

Ecco qui, seguito della prima finalmente la recensione dei partecipanti alla seconda serata, non mi occupo di classifiche, ne mi interessa saperle, quindi scartati o non li ascolto, come sempre, come solamente ascoltati.

Nina Zilli “Sola”: Co me al so li to, non sop porto il suo mo do di canta re. Pro va a fa re un blu es, bana lotto, e sen za morde nte, e pri vo di corre tta silla bazione. Maaa aaaa aaaa aaaa aaaa il fi naaa aaa aaaa leeeeeeeee……. è ancora piùùùùùùùù banaaaaaaleeeeeeeeeeeeeeee………

……mmmmm……yyyyyeeeeehhhh

Marco Masini “Che giorno è”: il titolo della canzone è ciò che dice ogni volta che lo riesumano, ho sempre trovato che sia uno dei cantanti con la voce più interessante del panorama italiano, testi e depressione a parte, ma parte in modo un po’ insicuro che fa decadere anche questa mia speranza, anche nell’urlato sembra abbia meno mordente rispetto ai bei tempi, probabilmente non si era svegliato del tutto. Per il resto banalità disarmante. Peccato.

Anna Tatangelo “Libera”: tutti dicono che sembra una ragazzina, sarà ma a me sembrava vecchia anche da ragazzina, come sempre ha una buona voce ed un buon controllo della stessa, apprezzo molto che non si sia presentata con una canzone di Gigi, perché trovo siano estremamente poco personalizzabili, sembra sempre che le canti lui. La canzone di questa volta invece è intensamente inutile, ma le da la possibilità di mostrare la propria voce senza inutili gorgeggi, nell’insieme in ogni caso resta inutile.

Raf “Come una favola”: probabilmente la bella addormentata nel bosco, o la bestia addormentata nel bosco, anche lui riesumato e non troppo ripulito si cimenta con un brano dal testo melenso all’estremo, mi da l’idea dell’artista che non può andar in pensione perché non esistono garanzie da parte del governo e che ha bisogno di raccogliere quei due soldi per pagare l’affitto, il ritornello potrebbe essere un po’ accattivante se non steccasse, e palesasse la mancanza di voce. Probabilmente cantata da Renga o da un buon cantante il pezzo poteva essere interpretato e reso un bel pezzone seppur estremamente sanremese.
Raf è proprio messo male e mi spiace.

Il Volo “Grande amore”: no non sono “il volo” purtroppo, sono “il volo“, comunque nonostante questo hanno lo stesso la giacchetta anni 70 ed il pezzo inizia molto bene, interessante l’intro di piano e la voce bassa classicamente italiana al limite tra il pop e l’opera, ottima base tra il rock e la classica. Non ho dubbi, per quanto mi riguarda Il volo sono i vincitori morali, ottimo tiro e gusto da opera musicale moderna. Posso sbilanciarmi dicendo: vinceranno il premio della critica, arriveranno in bassa classifica, comprerò l’album.
Sanremo 2015 è valso esistere anche solo per far sentire loro.
Lo so che ai più probabilmente faranno schifo, ma siamo in Italia, è normale.

Fighi.

Irene Grandi “Un vento senza nome”: il cantato sembra un po’ sfasato col pianoforte, ma la sua voce… è sempre la sua voce e sta invecchiando gran bene. Lontana dai fasti rockettari di un tempo il pezzo ha un buono spessore che la sua voce amplifica, molto sanremese, classico, senza troppi fronzoli, senza infamia e con poca lode sta nel mucchio.

Lorenzo Fragola “Siamo uguali”: se è il suo cognome poteva scegliere un nome d’arte, se è un nome d’arte poteva sceglier il cognome, ma il fatto che diriga Lucio “Violino” Fabbri mi fa sperare in bene ed in effetti la voce è interessante e anche il pezzo, anche se qualcosa nel modo di cantare mi infastidisce, probabilmente la pronuncia simile a quella di mio nipote di 4 anni. Vocce troppo tremolante verso la fine, non regge, e troppe rime baciate che rendono pesante il pezzo.

Biggio e Mandelli “Vita d’inferno”: davvero? Voglio dire… si, ok, se ha cantato Emanuale Filiberto possono farlo anche loro, va bene… anzi, ammetto che lo stanno facendo con stile, prendendo in giro alla grande la banalità sanremese, peccato non siano neanche lontanamente ai livelli di Elio e abbiano come di consueto un ironia sempliciotta, che rende tutto ciò uno spreco. Peccato, alla fine poteva essere una scelta vincente, potevano lasciarlo fare a qualcuno di più adatto.

Bianca Atzei “Il solo al mondo”: stimo il maestro con i capelli blu. Il suo modo di cantare è estremamente trito ritrito e di moda, un misto tra Giusy Ferreri e Emy Winehouse, ma peggiorando entrambe. Se possibile. Perde anche quel poco di Giusy Ferreri che a volte mi ricorda la immensa Linda Perry. Quel pochissimo. Non capisco perché vada di moda cantare infilandosi una patata a bloccare l’epiglottide. E con quei ra llentammen ti amm metà de lle frasi. Ce ne sono già state altre due o tre che cantavano così in questa edizione, potevo farne a meno. Giusi Ferreri costava troppo e quindi ne hanno clonata una più economica?

Moreno “Oggi di parlo così”: mi ero dimenticato che faccia avesse e pensavo fosse un altro, avevo stima in lui quando è venuto fuori i primi tempi per la capacità di affrontare dal vivo un genere improvvisato ad alto livello evitando le volgarità tipiche del genere, ho grandi aspettative. Apprezzo molto il vestito elegante invece di quello tipico irriverentemente brutto dell’Hipop, lo apprezzo. Davvero. Non passa il tempo a lamentarsi e voler entrare nel ghetto, diretto ma mai inutilmente volgare, rime ben fatte, rispettoso e consapevole dell’ambiente in cui si trova. Non male, non lo farei vincere ma non male.

KuTso “Elisa”: Interessanti. Mi ricordano un po’ i quintorigo, seppur ovviamente di livello ben più basso, ma trovo interessante l’irriverenza del modo di cantare diverso dalla media, anche se è più l’impatto scenico che la qualità. Quantomeno sono diversi dalla massa e questo è un gran punto a favore.

Kaligola “Oltre il giardino”: forse un nome un pochino pretenzioso, soprattutto con la K iniziale, non so se l’effetto dell voce nelle prime frase sia stato un errore, spero di si, per il resto mi sembra il gemello dei gemelli diversi. Carino il ritornellino canticchiato e fischiettato, ma credo andasse più negli anni 90 che oggi. Con il nonno direttore mi da l’idea dell’ennesimo rapper che non vuole uscire dal getto ma entrarci.

Enrico Nigiotti “Qualcosa da decidere”: ma Alex Britti non aveva cantato ieri? Anzi questa canzone non l’aveva cantata qualche anno fa? Comunque anche qui Britti dimostra una scarsa attitudine vocale e sarebbe meglio se le canzoni si limitasse a scriverle e suonarle, solo che qui praticamente non suona neppure. La cosa divertente è che davvero praticamente non suona. Stonato, scadente. Il pezzo forse poteva non essere neppure male, per il resto raccapricciante.

Davvero.

Chanty “Ritornerai”: Ci ma ncava una che ca nta co nlepause che lealtre tre oquattro non lavevanofatto anco ra. Anzi ancooaoaoaoaoo roaoaooaoaoo… ci volevoaoaoaoao anchoeoeoeoeo leieieiei. Passando su questo interessante pezzo con la base di piano, buona voce e inte rpretazioneoeoeoeoe, puntasse meno a far sentire la voce sarebbe stato un buon pezzo, mi ricorda un po’ gli anni ottanta/novanta delle parte melodiche dei Fugees ma con gusto moderno, ooioioooioioiiooioio.

Attendo ansiosamente gli ultimi giovani della serata di domani

Set 192014
 

Ancora una volta inizierò scrivendo “è da molto che non scrivo qui”, e mi chiedo anche perché mi ritrovo a farlo. Negli anni ho raggiunto la convinzione che scrivere un blog sia privo di senso a meno che lo scopo non sia professionale, di autopromozione o simili. Ti chiedi “a chi può interessare leggere ciò che scrivo?”.
Negli ultimi mesi sono cambiate molte cose, cose perse, cose trovate, cose ritrovate. E persone.

La prima cosa ritrovata, perché è più bello parlare di quel che si trova che di quel che si lascia, è la voglia di scrivere, e la motivazione soprattutto. Scrivere.
Per un paio mesi ho lavorato ad un progetto che avevo in mente da anni ma che non ero mai stato in grado di scrivere, ne è uscito un romanzo breve.
Credo sia un po’ strano, particolare, non so giudicare se bello.
Anni fa dopo aver pubblicato Contrapposizioni avevo fatto una promessa, avevo promesso ad una mia insegnante di Italiano di avvisarla qualora avessi “prodotto” qualcosa di nuovo.
Non è stato facile rintracciarla dopo tanti anni.

Rintracciarla però è stato un tuffo in un mondo vecchio e nuovo. Mi aspettavo di incontrarmi davanti una signora dall’aspetto più anziano di quanto è stato nella realtà, mi aspettavo di entrare in una casa piena di cultura e così è stato, tra mobili di pregio, quadri, e infiniti soprammobili con riferimenti alla storia e alla letteratura.
Mi sono trovato davanti una donna come ricordavo essere quella donna, quella di cui tutti avrebbero riconosciuto il rumore dei passi nel corridoio. Fiera e forte e dolce al contempo.

Il tuffo più forte, al cuore, è stato quando mi ha porto la sua copia di Contrapposizioni con le pieghe agli angoli delle pagine delle poesie che preferisce, il suo raccontarmi che lo tiene nel comodino, ed ogni tanto lo rilegge, ed ogni volta che lo rilegge le da emozioni diverse e lo interpreta diversamente.
Uno scopo raggiunto nella mia idea di scrittura in quel libro.
Un tuffo più forte quando mi ha porto una copia di un giornale con un mio racconto, un giornale che non ricordavo neppure fosse mai stato edito, un giornale che neppure io ho.

E mi sono chiesto ancora “a chi può interessare leggere ciò che scrivo?” non lo so. E forse non deve neppure interessarmi troppo. Forse la vera domanda è “per chi scrivo?” non darò una risposta pubblica ne univoca questa domanda, ma questo è il motore che fa si che abbia senso farlo.
Che sia per l’arte, che sia per te che stai leggendo, che sia per qualcuno che mai leggerà ciò che serve per scrivere è un motore e nulla che possa uccidere la motivazione.

Pubblicare non so se farlo ancora o no, importa più scrivere che pubblicare, non puoi pubblicare ciò che non scrivi, che ti tieni dentro, che soffochi, che lasci morire dentro.

E poi quando scrivi, quando vivi, quando affronti il mondo con la faccia pulita di chi guarda al futuro con curiosità e fiducia le cose vanno, le cose tornano, i mondi cambiano. Incontrare una persona che non vedevi, sentivi, incontravi da anni, troppi anni.
Trovare la foto di uno sguardo che non riesci a non continuare guardare, che non riesci a guardare senza che il cuore acceleri come, parlare con quello sguardo, non nella mente ma con la voce. Accorgersi che il tempo dilatato dell’assenza si può comprimere ed il tempo essere come pochi istanti dopo di un altra foto di quando avevi quattordici anni.

So che scriverò ancora perché la testa è piena di idee, so che vivrò ancora perché la testa è piena di sogni, so che correrò ancora perché le gambe, i piedi l’intero corpo non vedono l’ora di uscire da questo tepore delle coperte.

Il mondo va, il mondo viene, e nel mondo noi andiamo e veniamo e ci muoviamo e nuotiamo.
E il tempo scorre, non torna mai indietro, e il tempo scorre e talvolta il passato acquista significati che prima non aveva e da un significato ad un futuro che prima non si vedeva all’orizzonte.

Mar 282011
 

A volte, sempre più spesso a dire il vero oramai, mi guardo intorno leggendo le notizie sui giornali, e provo ribrezzo.
Interessandomi ai Misteri della scienza (i misteri, bada bene, non i Mysteri dei sognatori di  assurdità che vedono incredibili misteri in foto a bassissima definizione scambiando artefatti grafici con costruzioni ciclopiche e occhi rettiliani).
Guardo i media e vedo quanto sia stupido cercare complotti di cose come “il nuovo ordine mondiale”, i rettiliani appunto, il controllo delle nostre menti da parte di incredibili (e improbabili se viste con un occhio un minimo scientifico) tecnologie, o chissà quali forze.
Più ci penso più penso che siano proprio queste teorie complottistiche ad essere una distrazione dalla realtà.
Dal “complotto” che ci gira attorno tutti i giorni, ogni giorno.

Basta guardare una qualsiasi trasmissione con cognizione di causa per accorgersi di quanto le notizie siano usaste solo per modificare la visione dell’opinione pubblica.
Se si parla de l’aquila in tv non si fa che fare propaganda prò governo nascondendo sempre la voce delle persone realmente interessata, mettere attori che fingono non fregherà forse le persone più intelligenti ma quante delle persone che guardano queste trasmissioni le guardano in modo critico rispetto a quelle che si bevono quanto detto dalla TV perché “lo hanno detto in tv”?
Non serve essere delle cime in statistica per vedere come le statistiche che vengono pubblicate nei telegiornali sono esposte ad arte. Il famoso discorso che se siamo in due e io mango due polli mentre tu zero abbiamo mangiato mediamente un pollo a testa non è stupido. Perché qualcuno dirà che da quando c’è il nuovo governo metà delle persone riescono a mangiare due polli, altri diranno che da quando c’è il nuovo governo metà delle persone non mangiano, ma nessuno riporterà mai le informazioni per intero.

Non lo fanno mai.

Per questo è necessario leggere, leggere gli articoli di entrambe le idee, di tutte le idee senza voler escludere a priori quanto scritto da una fazione o dall’altra, perché spesso leggere quanto scrive la fazione opposta alla nostra ci aiuta a comprendere meglio anche i dati forniti dalla nostra.

Spesso usando servizi online come google news o aggregatori di notizie simili (ignorando che anche qui i complottisti dicono che google è al servizio del “nuovo ordine mondiale” e quindi travia le nostre menti) si riesce a vedere la stessa notizia scritta da più autori, da più fazioni, da più visioni e… beh cambiano drasticamente le prospettive.

Una cosa che più di tutte mi fa andare su tutte le furie è che giornalisti che non sanno nulla di scienza trattino argomenti come il terremoto o i disastri nucleeari in atto in Giappone scrivendo informazioni assolutamente inverosimili, non come gravità ma come sussistenza dei, allo stesso tempo come non diano le informazioni utili, come la reale gravità della situazione che spesso viene diminuita probabilmente per non far votare contro al prossimo referendum, o come ci si focalizzi sulla struggente storia di un bimbo salvato e si distolga l’attenzione sui milioni di persone in pericolo.

Non serve andare a pensare all’America, all’11 settembre agli alieni e alla massoneria, alle scie chimiche e a chissà quali assurdità per distrarsi da quello che sta succedendo ogni giorno nel nostro paese, da ciò che i nostri governi vogliono farci scegliere, amare o credere.

La soluzione non è andare in cerca di chissà quali teorie, è di informarsi, di informare e soprattutto di votare e far votare.
Ogni giorno.
Ogni santo giorno.

Feb 222011
 

Qui mi sono imbattuto in un interessante ed esaustivo elenco delle strategie più usate dai ciarlatani in generale e da quelli che bazzicano il web in particolare.
Ho pensato di riproporlo con qualche modifica per adattarlo a ciò che accade in forum e blog (l’originale si riferiva nello specifico all’ambiente dei newsgroup), in quanto veramente illuminante, anche perché quella che ho linkato è la versione italiana di una lista di fuffosità varia redatta inizialmente da un gruppo statunitense, a dimostrazione del fatto che tutto il mondo è paese: le regole che seguono, vi ricordano il comportamento di qualcuno, per purissimo caso?

Per essere un Fuffaro come si deve, è necessario seguire le seguenti norme:

1.

Preferite sempre la chiave di lettura cospirazionista rispetto alla chiave di lettura noiosamente banale: le spiegazioni naturali, come ad esempio che a Roswell sia caduto un pallone-sonda, sono per i sempliciotti e per le spie del governo. Se volete andare a letto con quella topina newage tutta curve non ditele che l’astrologia è una cretinata (anche i non-fuffari possono trarre temporaneo beneficio da questo consiglio).

2.

Mai cercare la più semplice ed ovvia causa di qualcosa ed in particolare evitate come la peste di menzionare il Rasoio di Occam: è la vostra nemesi!

3.

Dovete essere convinti che la parola «anomalia» significhi «conferma indubitabile» di attività paranormale, o analogamente «dimostrazione inoppugnabile» di presenza aliena, o ancora «prova incontestabile» di misterioso e malvagissimo complotto a livello come minimo mondiale se non intergalattico.
Quindi usate la parola «anomalia» più spesso che potete: eventualmente arricchitela da aggettivi come «inspiegabile», «inquietante», o, se siete in full attack mode, «evidente», «lampante», ed altro che implichi gravi difetti psicofisici in chi osasse trovarla qualcosa di normale.

4.

Definite tutto quello che è comunemente accettato, e contro cui vi battete, usando l’aggettivo «ufficiale» in senso dispregiativo, come se si trattasse di un’imposizione proveniente da qualche autorità di cui bisogna diffidare e non di cose che chiunque, solo volendolo, può verificare.
Riempitevi la bocca di frasi che iniziano Continue reading »
Mag 122010
 

Non è passato moltissimo da quando ho criticato la produzione della cantante Noemi dicendo che la stavano sprecando, scrivevo testualmente

La sua vocalità è indubbiamente superiore a molte delle cantanti che girano, ma la musica? La musica ha solo lo scopo di supportare la voce. Musica piatta.
Togli la voce e resta un giro blues a caso, che cambia giusto un po’ per il ritornello.
Stimo molto la voce, la tecnica vocale di Noemi, più di quanto si possa stimare la banalità della voce di Grignani, e forse come cantante farà strada, ma il brano, il brano specifico non durerà perché non c’è musica, perché non c’è un atmosfera elaborata e costruita ad arte, così come nella gran parte degli artisti italiani di ora.

Parlavo del brano “Briciole” il suo primo singolo, inizialmente non incluso nel primo album “Sulla mia pelle” ed incluso successivamente nella versione Deluxe (altra nota negativa verso la produzione che per vendere di più fa comprare due volte lo stesso album ai fan accaniti [o ottiene di farlo scaricare?!]).

Ascoltando i brani successivi devo ammettere che hanno decisamente virato direzione, perfino la cura della voce è cambiata migliorando notevolmente. A tratti si sente ancora “l’immaturità” della voce ma le possibilità sono enormi, sia sul Continue reading »

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