Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

La paura di fallire

Fallire. Il mondo è zeppo di paura di fallire, di provare a fare qualcosa e non arrivarci in fondo. Fallire in uno sport in cui non sei sicuro di eccellere, fallire provando ad imparare a suonare uno strumento musicale, fallire un esame all’università, fallire la scelta degli studi, fallire in un rapporto di coppia, fallire un colloquio di lavoro, fallire l’organizzazione di un viaggio ambizioso, fallire un’attività lavorativa, fallire nello scrivere un libro, fallire nel dichiarare il proprio affetto, fallire nel coltivare un fiore, fallire nel fare un dolce. Fallire.
Fallire fa paura.
Io l’ho fatto un milione di volte. L’ho fatto anche oggi. Anche ieri. Sono abbastanza sicuro che lo farò anche domani, ormai mi conosco abbastanza per conoscere dove andrò a schiantarmi miseramente, come mi sentirò, quale sarà il livello di sofferenza.

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Sulle persone che amano la montagna

Ci sono tre sport che amo in questo periodo. Ne ho fatti molti, più di quanti potrei ricordarmi cercando di fare un elenco in questo momento, non sono mai stato un patito di nessuno di questi, forse dell’atletica leggera a suo tempo. Gli sport che amo in questo periodo sono nell’ordine il running, la subacquea e il trekking. Ognuno ha il suo perché nell’economia della mia vita, ognuno ha il suo ruolo specifico.
Il running lo vivo come espressione massima di solitudine. Lo vivo così un po’ perché non sopporto molto di dover andare al ritmo di qualcun’altro che sia più o meno veloce di me. E non sopporto molto l’idea di costringere qualcun’altro al mio ritmo. Facendo running ho modo di pensare, di ragionare, di estraniarmi dalla realtà e osservando solo quei due metri che separano me dai prossimi tre passi lasciare fluire il tempo.

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La mia prima volta (La vita)

<- La mia prima volta

Quando Marco mi fece provare non sembrava nulla di che. Alla fine lo facevano tutti, o almeno lo facevano le persone che io ritenevo le più intelligenti, le più sensibili, quelle di cui preferivo circondarmi. Ero un ragazzo, eravamo tutti ragazzi e sembrava una cosa figa.
Provi. Tanto hai tutta la vita davanti, anzi ai tuoi piedi. Perché a quell’età non hai idea di cosa sia la vita ne davanti ne dietro, sai cos’è l’oggi, l’adesso. Il domani tuttalpiù è il tempo che ti separa tra l’adesso e un evento interessante. Non sapevo ancora che un giorno sarebbe diventato un mondo di possibilità, di scelte, di fatica, fino a quel giorno non esisteva, e basta.
Il gioco è stato divertente, quando me lo ha proposte mi sono chiesto “cosa succede se provo? Cosa se non provo?”. L’unica risposta che mi sono dato è che se non lo avessi fatto sarei stato uno sfigato, che Marco non mi avrebbe considerato all’altezza.

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Sgancio

C’è un esercizio che si fa negli allenamenti intensivi di atletica leggera, lo fa soprattutto chi ha bisogno di potenza esplosiva come i velocisti o gli ostacolisti, e si fa prevalentemente in inverno lontano dalle competizioni in modo da non appesantire il corpo eccessivamente.
L’esercizio si chiama “Traino”, consiste fondamentalmente nell’avere attaccata alla vita una cintura spessa di pelle e ad essa una corda lunga pochi metri ed una slitta liscia con un perno. Sul perno si mettono gli stessi pesi che si utilizzano per il sollevamento pesi: 10, 20, 30 kg o più, in base all’allenamento.
Non è un esercizio stupido, richiede una certa tecnica e preparazione, non puoi correre strappando o ti farai del male, ne puoi rallentare improvvisamente o verrai travolto. Si parte con la corda tesa e si accelera in modo continuo ma rapido, si corre la metratura prevista e poi si rallenta abbastanza velocemente da non sprecare troppe energie ed abbastanza lentamente da non trovarsi il traino tra i piedi.

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Racconti

Ostacoli.

A volte guardo le mie gambe e penso a come sono cambiate.
Un tempo l’80% della mia vita era basata su loro, tre o quattro allenamenti settimanali, correre, correre, spaccare l’ostacolo.
Son passati tanti anni ormai e le vedo rinsecchite e magre per quanto restino invece più muscolose della media.
Ma non sono più le mie gambe. Queste qui mi portano in giro, si certo, dove voglio, mi portano dove voglio, si e senza problemi, ma non mi fanno più essere quel che ero, non mi portano più a sfiorare gli ostacoli, a correre su quei cento e rotti metri, a fare ciò che ancora desidero come un tempo.
Le caviglie, le caviglie non reggono più lo sforzo.
E allora?
Ed allora il mondo deve cambiare, non ci sono più quelle gambe, ma ci sono le dita. Ora suono.
Ci sono le dita a correre veloci tra le chiavi del mio strumento e salgono e scendono, e vanno, e creano emozioni.

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Le cose cambiano

Sono solo a casa, da qualche giorno, ancora per diversi giorni.
La casa deserta, girando per la casa ci sono diversi mondi.
Camera mia sconvolta, disfata, in disordine, il letto sfatto.
Il salotto in ordine, pronto ad accogliere.
La cucina in fermento, ordinata, pulita ma con ancora il profumo del cibo appena cucinato, ho preparato il panino per domani, con la cotoletta e l’insalata, ho preparato la cena, carne cotta ai ferri col vino rosso, verdura.
Le tartarughe ed i pesci che mangiano felici, l’orto bagnato e sistemato.
Camera mia in disordine.
Mondi. Mondi distinti.
Il mio mondo dentro, quello che vedo io, e i mondi esterni.
Ascolto ad libitum “Alessandra” di Biagio Antonacci, di quando Biagio era un po’ più… vero forse.
Non ha nulla a che fare con il mio stato d’animo ma è sempre stata una canzone di “pausa” di riflessione.

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