<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Bambino Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
	<atom:link href="https://www.staipa.it/blog/tag/bambino/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.staipa.it/blog/tag/bambino/</link>
	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
	<lastBuildDate>Fri, 13 Jun 2025 19:06:36 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.1</generator>

<image>
	<url>https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2025/12/cropped-favicon.png?fit=32%2C32&#038;ssl=1</url>
	<title>Bambino Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
	<link>https://www.staipa.it/blog/tag/bambino/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">12580406</site>	<item>
		<title>Torna da me</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/torna-da-me/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/torna-da-me/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Nov 2017 13:13:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Paura!]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Abbraccio]]></category>
		<category><![CDATA[Arsenico]]></category>
		<category><![CDATA[attesa]]></category>
		<category><![CDATA[Bambino]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara]]></category>
		<category><![CDATA[Dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Fine]]></category>
		<category><![CDATA[Immagini]]></category>
		<category><![CDATA[inizi]]></category>
		<category><![CDATA[Istanti]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Paura]]></category>
		<category><![CDATA[Pelle]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[Soffocare]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<category><![CDATA[Suono]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4692</guid>

					<description><![CDATA[Aveva sognato ogni giorno di rivederlo, ma non avrebbe mai pensato sarebbe potuto accadere in questo modo. Il suo fratellino se ne era andato ormai da due anni, un anno, sette mesi e ventidue giorni. E tre ore per l&#8217;esattezza, o almeno così avevano detto quelli della polizia. I minuti non era dato saperlo perché [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Aveva sognato ogni giorno di rivederlo, ma non avrebbe mai pensato sarebbe potuto accadere in questo modo. Il suo fratellino se ne era andato ormai da due anni, un anno, sette mesi e ventidue giorni. E tre ore per l&#8217;esattezza, o almeno così avevano detto quelli della polizia. I minuti non era dato saperlo perché il corpo era stato trovato troppe ore dopo e la precisione di queste cose diminuisce nel tempo. Lo avevano trovato in un prato, stringeva forte il suo Batman, l&#8217;eroe che avrebbe voluto essere ma che quella volta non era riuscito a salvarlo. Non aveva piovuto, era un giorno di un tardo settembre e il bel tempo aveva contribuito a mantenere le tracce pulite e a non adulterare il piccolo corpicino in anticipo. L&#8217;avevano trovato sdraiato a faccia in giù nella terra senza nessun segno di violenza ma troppo lontano da casa per poter esserci arrivato da solo. Solo ad un esame più approfondito trovarono nel sangue Arsenico e nello stomaco una discreta dose di Coca-Cola. Probabilmente una forma moderna dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Acqua_tofana">acqua Tofana</a> offerta da chissà chi. Il corpo era poi stato pulito in ogni suo punto, rivestito e lasciato in quel punto senza lasciare traccia alcuna. Neppure nelle celle telefoniche, neppure orme nel prato. Non vi erano tracce di violenza, non vi erano tracce e basta. Arsenico a parte. Quello era stato lasciato come a indicare volutamente la causa della morte. Una domanda rimasta inespressa era stata quella di perché occuparsi di far sparire ogni traccia ma non usare un metodo meno <i>palese&nbsp;</i>dell&#8217;arsenico. I colpevoli non furono mai trovati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aveva sognato ogni giorno di rivederlo, ma non avrebbe mai pensato sarebbe potuto accadere in questo modo. Era un mattino di un anno, sette mesi e ventidue giorni e tre ore dopo del momento, che le avrebbe cambiato per sempre la vita e suo fratello, congelato nei sei anni che aveva quando aveva lasciato questo mondo era&nbsp;lì di fronte a lei immobile dall&#8217;altra parte della stanza. Poteva essere solo un&#8217;ombra, un&#8217;allucinazione, una delle tante volte che lo aveva immaginato fino quasi a vederlo, poteva essere una di quelle immagini che vedi di sfuggita con la coda dell&#8217;occhio e poi se ne vanno quando le focalizzi ma era lì. Era ancora lì nonostante gli si stesse avvicinando. Il volto era più magro di come lo ricordasse, come se la pelle faticasse a rimanere su e tendesse a cadere come nel volto di un vecchio, sembrava quasi trasparente e fragile come carta velina, chiara e incartapecorita. Eppure sembrava così lui, così vivo, così rosa al contempo. La osservava silenziosamente con quel suo sguardo che ti trapassa, non sbatteva mai le palpebre. Non lo noti mai che una persona le sbatta, ma fu il contrasto forte di non vederlo accadere che le gelò il sangue e la fece fermare.<br>
&#8220;Andrea. Sei tu?&#8221; disse.<br>
&#8220;Anna, sei tu?&#8221; rispose lui.<br>
Lacrime calde e copiose sgorgarono come una cascata improvvisa dagli occhi della ragazza. Le sue preghiere erano state esaudite?<br>
Il bambino alzò le braccia allungando le mani verso lei, il palmo di una mano aveva qualcosa di strano, che tolse d&#8217;improvviso l&#8217;entusiasmo alla ragazza. Il bambino iniziò ad avanzare lentamente con movimenti innaturali come se le ginocchia riuscissero a muoversi solamente di pochi centimetri, come se le caviglie non fossero in grado di flettere. Il palmo della mano avvicinandosi mostrò che cosa lo rendeva strano, la pelle era aperta e attraverso si vedeva un osso.<br>
&#8220;Andrea&#8230; sei tu?&#8221;<br>
&#8220;Agggnna, ffei gù?&#8221; rispose lui.<br>
Prima, quando lo aveva sentito parlare aveva sentito parlare aveva questa stessa pronuncia strascicata e marcia o le era sembrato normale? Non ne era più sicura. Non era più sicura di nulla se non del gelo che sentiva partire dal petto verso il collo. Solo una volta ricordava di essere rimasta così bloccata dal terrore. Era piccola e doveva lanciarsi da quello scivolo altissimo al parco acquatico, era stata poi spinta da un bambino ed era caduta nello scivolo, presa dal panico aveva rischiato di affogare una volta arrivata alla piscina e il bagnino l&#8217;aveva salvata, ora provava quel terrore ma anche il soffocare di dentro all&#8217;acqua e non sarebbe arrivato nessun bagnino.<br>
Sentì la pelle di suo fratello toccare l&#8217;avambraccio, una pelle molle come frutta andata a male e ruvida come cartapecora. La parte molle doveva essere quella più vicina all&#8217;osso. Una pelle fredda come non aveva mai sentito nulla. Le provocò un brivido che la scosse abbastanza da strappare via il proprio braccio dalle grinfie di quella cosa.<br>
&#8220;Gnaggna noo puuura&#8221; disse quella cosa ma era già alle spalle mentre la ragazza prendeva lo slancio per correre.</p>



<span id="more-4692"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Era accaduto solo poche ore prima, o almeno quella era l&#8217;impressione. Aveva lasciato casa di Giovanni giusto dall&#8217;altra parte della via e stava andando a casa. La mamma di Giovanni aveva appena chiamato mamma per avvisarla, c&#8217;era freddino ma Andrea pregustava già il caldino che avrebbe trovato in casa e le braccia amorose che lo avrebbero accolto, aveva una bella famiglia lui, non come quella di Giovanni che aveva il papà che lavorava sempre via. Fu mentre era immerso in questi pensieri che vide arrivare un&#8217;auto veloce, gli frenò accanto. Per un momento aveva pensato che sarebbe stato investito ed invece no, non accadde. La mamma si sarebbe arrabbiata tantissimo se fosse stato investito. Fece per girare attorno alla macchina ma un uomo scese e lo guardò fisso.<br>
&#8220;Ciao bambino, che ne dici, lo vuoi un dolcetto?&#8221;<br>
Andrea rimase un paio di istanti a penarci. Troppi. Mezzora dopo era in un posto che non conosceva. Aveva dormito durante il viaggio. Doveva essere sotto terra, o forse erano solo le finestre chiuse ma era buio. Vide accendersi delle candele attorno. Era sdraiato su di una pietra fredda, sembrava il piano della cucina di mamma ma molto più grande, e non bianco. Non riusciva a vedere molto perché non riusciva a muovere la testa se non di poco, sentiva le braccia e le gambe bloccate ma era stanco, troppo stanco per cercare di spingere di più.<br>
&#8220;Tranquillo piccolo, non muoverti, sono la dottoressa&#8221; disse una voce accanto a lui. Non era una voce familiare ma non ricordava la voce della dottoressa. Anzi era quasi sicuro di aver avuto un dottore. &#8220;Se non ti muovi non ti farà male&#8221; continuò la voce. Il dottore glie lo diceva sempre prima di fagli le punture. Ed era vero. Una volta aveva provato a muoversi e si era staccato l&#8217;ago e gli aveva fatto tantissimo male, e mamma si era agitata e anche il dottore e poi aveva pianto e alla fine la puntura glie l&#8217;avevano fatta di nuovo da un altra parte quindi probabilmente era davvero meglio stare fermo.<br>
Le candele si erano accese una ad una attorno a lui, erano a cerchio. Non aveva mai visto una medicina così, e a dire il vero non gli sembrava di essere ammalato.<br>
&#8220;Dov&#8217;è mamma?&#8221; disse.<br>
&#8220;Tranquillo, è qui. Dall&#8217;altra parte della porta, ti senti stanco vero?&#8221;<br>
&#8220;Sì&#8221;<br>
&#8220;Sei stato poco bene. Mamma ti ha portato qui, e ora ti dobbiamo curare, ma tu stai fermo e tranquillo vedrai che tra poco starai bene&#8221;<br>
Vedeva attorno delle ombre muoversi ma non capiva la direzione da cui arrivava la voce, era come se molte voci sotto questa sussurrassero, gli ricordava un po&#8217; il rosario, o le litanie in chiesa. Lo facevano sentire tranquillo perché don Mario è un uomo buono e anche se si annoiava tanto a sentirlo sapeva che gli faceva bene anche se non aveva mai visto il dottore con don Mario nella chiesa. Aveva l&#8217;impressione di poter girare la testa e riusciva a muovere le braccia.<br>
Fu una sorpresa riuscire a girarsi del tutto e trovarsi a faccia a faccia con un bambino identico a sé. Stava volando a faccia in giù su un bambino identico a sé. Salì più in alto osservando la dottoressa e gli infermieri muoversi nel buio. Indossavano strani vestiti come quello di mago Merlino ma neri. Poi tutto scomparve all&#8217;improvviso.<br>
Era in salotto. Era in salotto immobile in piedi e Anna stava entrando dalla porta. Sembrava strana, come fosse diventata più alta. I capelli erano diversi, con delle strisce più chiare, e il viso era un po&#8217; più allungato, era strana.<br>
&#8220;Andrea. Sei tu?&#8221; le sentì dire, era come se la voce venisse da lontano, come essere dentro a una scatola e sentire il suono provenire dall&#8217;esterno.<br>
&#8220;Anna, sei tu?&#8221; non gli venne niente altro di più intelligente da dire ma anche il suono della propria voce sembrava distorto e lontano, aveva avuto l&#8217;impressione che muovere le labbra e la lingua fosse terribilmente difficile, ma questo non aveva a che fare con il fatto che il suono era come non provenisse da dentro di se ma da fuori da una scatola. La lingua, la bocca, le gambe, le braccia, tutto sembravano come quando capita di sedersi troppo a lungo sulla gamba e questa perde sensibilità. Era così l&#8217;intero corpo.<br>
Anna sembrava strana, quasi allarmata, forse doveva solo andare da lei e abbracciarla. Probabilmente e un abbraccio forte avrebbe fatto bene ad entrambi. Le braccia sembravano così pesanti alzandole.<br>
&#8220;Andrea&#8230; sei tu?&#8221; sentì dire come se la voce provenisse da ogni direzione. Qualcosa non andava. C&#8217;era qualcosa di strano e forse quella non era sua sorella. Perché sembrava così cresciuta?<br>
&#8220;Anna, sei tu?&#8221; disse. La ragazza, sua sorella, sembrava bianca e spaventata, era rimasta immobile con la bocca aperta. Andrea decise di avvicinarsi a lei e toccarle il braccio. Avrebbe sempre potuto scegliere se scappare o abbracciarla.<br>
&#8220;Anna, ho paura&#8221; disse. Lei strattonò via il braccio e cominciò a correre.<br>
&#8220;No Anna, aspetta&#8221; disse provando a seguirla. Lei era sempre stata più veloce ma questa volta raggiungerla sembrava ancora più difficile del solito. Era come se le gambe rispondessero in ritardo e il sentirle intorpidite non aiutava. Ad ogni passo sembrava cedessero anche se non sentiva il consueto formicolio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Gno Gnnana aappaasaaa&#8221; quell&#8217;essere continuava a urlare alle sue spalle, non aveva il coraggio di voltarsi. Entrò in camera e sbatté la porta. La chiuse a chiave e si infilò sotto la scrivania. <em>Cosa sta accadendo?</em> Rimase in attesa con la testa tra le mani e le lacrime che piovevano come una fontana. In casa non c&#8217;era nessuno che avrebbe potuto aiutarla e salvarla. Salvarla da cosa poi? Cos&#8217;era quella <em>cosa</em>? Forse se l&#8217;era solo immaginata.<br>In fondo non c&#8217;era più alcun rumore da un po&#8217;. Forse avrebbe dovuto uscire da quella stupida scrivania e tornare fuori dalla stanz TUMP, TUMMP. TUMP. La <em>cosa</em> batteva alla porta e faceva i suoi versi, era ancora lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci aveva messo più del previsto a raggiungere la porta, Anna si era chiusa dentro a chiave.<br>
&#8220;Cosa succede Anna? Perché sei scappata? Ho paura!&#8221; disse mentre batteva sulla porta con i palmi&nbsp; delle mani. Avrebbe voluto piangere ma non sgorgavano lacrime. Batté più forte ma dopo alcuni tentativi accadde qualcosa che non credeva possibile. Tre dita della mano si ruppero senza dolore. Erano piegate verso il centro della mano. Si fermò a guardarle e si sedette a terra.<br>
&#8220;Ti aspetto qui&#8221;, disse &#8220;quando stai bene.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa fuori dalla porta smise di battere. Passarono alcuni minuti e di nuovo le parve che la realtà si aggiustasse, è strano come siano veloci ad attenuarsi nella le situazioni assurde. O che riteniamo assurde. Passarono solo alcuni minuti prima che ricominciasse a pensare che doveva essere stato tutto un sogno. Non c&#8217;era niente fuori di quella porta al di fuori dell&#8217;immaginazione, niente di cui aver paura. Presto sarebbero arrivati mamma e papà e avrebbero sorriso di tutto questo quando glie lo avrebbero raccontato. Non c&#8217;era nulla da temere.<br>
Si alzò e avvicinandosi lentamente alla porta ascoltò con attenzione i suoni.<br>
Nessun rumore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anna finalmente aprì la porta, sembrava ancora un po&#8217; spaventata ma molto meno di prima, era il momento di abbracciarla, sarebbe stata di sicuro subito meglio, e sarebbe stato meglio anche lui. Era il momento giusto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella&nbsp;<em>cosa</em> era ancora lì, non fece in tempo ad evitarla. Le braccia molli e secche al contempo avevano una forza spaventosa mentre bloccavano il collo della ragazza. Provò a dimenarsi ma non riusciva a colpire quello che sembrava così tanto il suo fratellino, non riusciva ad opporsi rischiando di farne violenza. Si mise a piangere mentre faticava sempre più a respirare. Pianse. Non le era rimasto altro.<br>
Pianse mentre osservava, da fuori, il proprio corpo a terra.<br>
Andrea, bello come era stato due anni fa, le porgeva la mano ed assieme si allontanarono da quello che ormai era un guscio di carne morta.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/torna-da-me/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4692</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Guidare il potente mezzo</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/guidare-il-potente-mezzo/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/guidare-il-potente-mezzo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Sep 2017 20:44:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>
		<category><![CDATA[Bambino]]></category>
		<category><![CDATA[Cincent]]></category>
		<category><![CDATA[cinquecento]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[fiat cinquecento]]></category>
		<category><![CDATA[infinito]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[neo]]></category>
		<category><![CDATA[neve]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[Pioggia]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[Strada]]></category>
		<category><![CDATA[strade]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Vista]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[vuoto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4624</guid>

					<description><![CDATA[Il più vecchio ricordo che ne ho credo si a di me seduto sul sedile dietro. Ero talmente piccolo da potermi rannicchiare e starci nella zona al di sotto del finestrino. All&#8217;epoca non c&#8217;erano ancora i sedili rialzati per i bambini e non erano neppure obbligatorie le cinture di sicurezza davanti o dietro che fosse, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il più vecchio ricordo che ne ho credo si a di me seduto sul sedile dietro. Ero talmente piccolo da potermi rannicchiare e starci nella zona al di sotto del finestrino. All&#8217;epoca non c&#8217;erano ancora i sedili rialzati per i bambini e non erano neppure obbligatorie le cinture di sicurezza davanti o dietro che fosse, gli appoggia testa erano un optional. Li avrebbe installati mio padre qualche anno dopo. Gli interni erano di un materiale diverso dalla stoffa grigia che li ricopre ora, ricordo che vi fossero degli interni di un materiale plastico, forse vinile. Era rosso. Mi sentivo al sicuro lì dietro e osservavo il mondo dal piccolo finestrino laterale. Attaccati c&#8217;erano due adesivi tondi. La copertura in vinile aveva un piccolo buco. Ci giocavo, infilavo il mio piccolo dito e immaginavo che dietro ci fosse un altro mondo, un giorno ci è finita dentro Birba, la mia piccola action figure della gatta di Gargamella dei puffi. Lo ricordo come un fatto vero anche se a pensarci non ci sarebbe potuta stare, ricordo anche che qualche anno quando mio padre ha sostituito tutti gli interni speravo intensamente che l&#8217;avrebbe ritrovata ma fui deluso.<br>
Su quella macchina io ci sono cresciuto ed è parte di me più di quanto qualunque altro oggetto della mia vita possa mai essere. Quando a diciotto anni mi è stata data la possibilità di guidarla fu un sogno. Stava già diventando anacronistico guidare una Cinquecento del sessantacinque, la costrizione a fare la doppietta in un periodo in cui tutto andava verso la semplificazione, la difficoltà di poter scorrazzare in giro gli amici, la lentezza sopravvalutata del mezzo. Anche io ero già anacronistico all&#8217;epoca. Il primo giro reale che ho fatto guidandola da neo patentato non lo racconterò, ma il primo ufficiale fu il giorno dopo salendo per le torricelle con la mia ragazza a bordo. Un momento epico, soprattutto considerato che pochi giorni prima un versamento di olio si era infiltrato nella frizione e accelerare troppo velocemente corrispondeva a far perdere presa al motore sulla trasmissione e farlo girare a vuoto. Ma è con un mezzo così che si impara a guidare anche nelle situazioni più strane. Avevo imparato così. Negli anni ci siamo saliti anche in sei, e non certo parcheggiati, la mia piccola è sempre stata un portento.<br>
Qualche volta è accaduto che avesse problemi con la batteria.</p>



<span id="more-4624"></span>



<p class="wp-block-paragraph">I problemi con la batteria semplicemente non sono problemi. Se guidi una cinquecento. Apri lo sportello, scendi, spingi la macchina, salti su e metti in terza. Brumbrumbrumbrum, accesa e via, verso l&#8217;infinito e oltre!<br>
Nel tempo l&#8217;ho sentita paragonare a un gokart, per certi versi è vero per altri no. Un Go-kart non cappotta, una cinquecento sì ma se sai controllarla bene la fai andare su due ruote per qualche metro e la controlli, la somiglianza è più che altro sul dettaglio di lei che adoro di più. La trazione posteriore. Chi non ha mai guidato un auto con la trazione posteriore sulla pioggia o meglio sulla neve non lo può capire. Trazione posteriore significa <em>guidare col culo</em>. Basta accelerare più del dovuto in curva per far partire il posteriore e andare in derapata, un colpetto di controsterzo e mentre giri a destra hai il volante completamente girato a sinistra, raddrizzi e via, ancora verso l&#8217;infinito. Fare lo stesso sull&#8217;asciutto invece equivale quasi sempre a cappottare, o se controsterzando al momento giusto andare qualche metro su due ruote. Ma non consiglio di provarlo. Sulla neve invece puntando le ruote davanti girate in una direzione puoi giocarci alla trottola con l&#8217;auto che fa perno e ruota su se stessa.<br>
Ci sono cresciuto con lei, ho visto azzerarsi il conta km dopo aver raggiunto i 99.999 km, ed era il terzo giro da quando lei solca le strade di questo mondo e i bambini la guardano passare con gli occhi sgranati tirando la mano alle loro mamme e ai loro papà e indicandola, i turisti giapponesi la fotografano, le ragazze per strada le sorridono. Sono molte meno quelle, ma so che sono le migliori.<br>
Guidare una cinquecento del sessantacinque in tangenziale poi è un&#8217;eterna gara a chi ce l&#8217;ha più corto.<br>
Puoi anche andare ai 110 con il limite dei 90, ma se superi un SUV, soprattutto se bianco, questo si sentirà obbligato ad accelerare e sorpassarti a sua volta con ardita arroganza. Al semaforo poi è una goduria perché la leggerezza del mezzo fa sì che nei primi tre metri abbia uno scatto felino, poi l&#8217;orgoglio del tizio accanto farà sì che questo farà un accelerata furibonda per dimostrare di non essere da meno, o di esserlo decisamente dipende dai punti di vista.<br>
Trovo divertente anche che alcune pubblicità vantino il risparmio che avrete acquistando la loro auto dicendo &#8220;Si fa il pieno con solo 20 euro!&#8221;. Anche con la cinquecento fai il pieno con venti euro. Il serbatoio è piccolissimo, ma consuma come un treno lo stesso, non si risparmia, mi spiace. Però è uno spasso guidarla, senti l&#8217;asfalto. Senti ogni minima variazione, senti che il mezzo lo stai controllando tu e non il servo sterzo, il servo freno, il servo servo che serve il servo del servo. Sei tu, la tua macchina, l&#8217;asfalto. L&#8217;amore.<br>
Non è una macchina, è un esperienza, è il potente mezzo.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/guidare-il-potente-mezzo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4624</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il grigio nel mezzo</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/il-grigio-nel-mezzo/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/il-grigio-nel-mezzo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2017 13:08:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Anima]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Bambino]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[caso]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[Fine]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[iPhone]]></category>
		<category><![CDATA[Me stesso]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Netflix]]></category>
		<category><![CDATA[nulla]]></category>
		<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Passato]]></category>
		<category><![CDATA[paure]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[piacere]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<category><![CDATA[serial killer]]></category>
		<category><![CDATA[Strada]]></category>
		<category><![CDATA[Universo]]></category>
		<category><![CDATA[vento]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[voi]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4607</guid>

					<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;istanza di scarcerazione è andata a buon fine&#8221;Me lo ha detto così, me lo ha detto. Senza nessun preambolo. Si è presentato al colloquio e mi ha detto che sarei presto uscito.&#8220;Ma che cazzo dici?&#8221; risposi.&#8220;Sì, insomma verrai rilasciato a breve&#8221;&#8220;Ma perché? Non ti ho chiesto io di farlo che cazzo di avvocato sei se [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;L&#8217;istanza di scarcerazione è andata a buon fine&#8221;<br>Me lo ha detto così, me lo ha detto. Senza nessun preambolo. Si è presentato al colloquio e mi ha detto che sarei presto uscito.<br>&#8220;Ma che cazzo dici?&#8221; risposi.<br>&#8220;Sì, insomma verrai rilasciato a breve&#8221;<br>&#8220;Ma perché? Non ti ho chiesto io di farlo che cazzo di avvocato sei se non fai quello che dico?&#8221;<br>&#8220;Cercare di farti allungare la pena? Allo stato delle cose non sarebbe neppure possibile, e poi è ridicolo io i miei clienti li devo difendere non incastrare peggio di quello che sono, che figura ci farei? Non troverai mai un avvocato disposto a lavorare per farti peggiorare volutamente la pena!&#8221;<br>&#8220;Non è possibile&#8230; sei un folle.&#8221;<br>&#8220;Vedrai che quando respirerai l&#8217;aria di fuori mi ringrazierai&#8221;.<br>Stava sorridendo. Stava perfino sorridendo.<br>&#8220;Vedrai che quando sarò fuori finirò per farlo ancora, e forse passeranno altri anni prima che mi prendano di nuovo. O sarò costretto ad ammazzarmi e mi avrai sulla coscienza.&#8221;<br>Si alzò sempre con quella sua faccia sorridente da sberle e uscì.<br>Il fatto che stia parlandovene e che ve ne stia parlando in passato remoto dovrebbe farvi accendere delle lampadine su come sia andata a finire, almeno escludere una delle due possibilità che avevo paventato a quel folle. O almeno sul fatto che tale possibilità non sia ancora avvenuta e che nel frattempo sia scorsa dell&#8217;acqua sotto i ponti come si dice.<br>Potrei provare a spiegarvelo in un milione di modi che cosa provo quando lo faccio, me lo hanno chiesto miriadi di volte. &#8220;Perché lo fai?&#8221;,&#8221;Cosa hai provato facendolo?&#8221;, &#8220;Quello che hai fatto è terribile come hai potuto esserne in grado?&#8221;, &#8220;Come fai a fare i conti con la tua coscienza mentre fai una cosa del genere?&#8221;. Potrei cercare tutte le parole del mondo, potrei cercare tutti i giri di parole del mondo ma nessuno vi farebbe capire quello che sono. Nessuna vi farebbe capire come io viva con la coscienza completamente piena e assoluta di star facendo un abominio mentre lo faccio, che io sia perfettamente consapevole di stare sbagliando ma che contemporaneamente mi è impossibile non farlo. Non lo capireste perché è totalmente al di fuori del vostro universo di buoni e di cattivi, di morale e di giustizia, di bianchi e di neri anche quando credete di essere in grado di percepire ed accettare tutte le infinite scali di grigi. C&#8217;è sempre qualche sfumatura in più tra quelle che riuscite a vedere ed è lì che si nasconde tutto quello che non siete in grado di comprendere, è li che si nasconde quello che vi terrorizza anche quando siete certi di non avere paure. Io sto lì in mezzo. Sono quella sfumatura che non siete in grado di vedere e ne sono assorbito talmente tanto da non essere in grado di comprendere completamente a mia volta il vostro mondo che per me è così totalmente bianco o totalmente nero da essere al di fuori delle mie percezioni. I conti con la mia coscienza li faccio tutti i giorni. Ogni istante, anche mentre lo faccio. Sono consapevole di dover essere fermato. Sono consapevole di non avere nulla di quello che voi chiamate umano eppure credo di essere più umano di voi, più terreno, più in grado di capire le sfaccettature che stanno dietro proprio all&#8217;essere umano che voi rifuggite cercando di allontanarvi dalle pulsioni fisiche e mentali. Quando vi allontanate da quelle basse pulsioni sessuali che vi spingerebbero ad accoppiarvi in mezzo alla strada, quando invece di urlare in faccia a qualcuno e spaccargli la faccia declinate con cortesia, quando vorreste appropriarvi di un oggetto posseduto da qualcuno di più debole ma che vi è gerarchicamente superiore e aspettate con le orecchie abbassate che vi dia udienza, non credete di starvi allontanando dalla vostra umanità? Di starvi allontanando da ciò che la natura ha deciso sia umano?<br>Per questo tutte le mie parole non potrebbero in alcun modo farvi comprendere ciò che vivo e sono, perché rifuggite l&#8217;essere umani, non volete comprenderlo ed accettarlo perché scoprireste anche voi, infine, di essere come me.<br>Sto dicendo che sono nel giusto? Sto cercando di dare una giustificazione a quello che faccio? No. No di certo perché non vi è giustificazione alcuna. Anche nell&#8217;essere profondamente umani si può essere nel giusto o nello sbagliato.. Fare sesso in mezzo ad una strada non è giusto o sbagliato è solo parte della natura umana di prima che voi decideste di allontanarvici con la morale. Uccidere il proprio vicino di casa per futili motivi invece è sbagliato, o mangiare un bambino per il piacere di sapere che gusto ha, o uccidere milioni di persone per una guerra di potere. Ma sono azioni che stanno dentro ad esseri umani, ad alcuni esseri umani almeno, e sono azioni più umane di farsi la permanente o allenarsi per una maratona e sentirsi superiori agli altri perché se ne da la prova su un social network.<br>Questo significa che io non mi senta in colpa? No. Io probabilmente sono tra tutti voi quello che meno merita di vivere, quello che se la pena di morte fosse ancora in vigore andrebbe fatto fuori senza indugio, solo che quella maledetta parte di me che mi spinge a fare le azioni che tanto vi e mi schifano è così intelligente da riuscire a nasconderle, a renderle talmente perfette che neppure la mia confessione è una prova sufficiente davanti alla legge. Devo farlo davanti ad un giudice perché mi rinchiuda in una gabbia per sempre ma io non lo so fare a comando. Le pulsioni non funzionano a comando. Io vivo la mia vita come tutti voi, il meno umanamente possibile come tutti voi. Guardo su Netflix le stesse vostre serie, tranne i thriller, quelli mi mettono ansia e non sopporto di vedere tutto quel sangue in tv, faccio la spesa e mi cucino quattro cose nel fornetto a microonde che ho preso con i punti del supermercato, poi giro per strada e succede. Tutto lì. Il desiderio arriva improvviso come arriva un alito di vento a scompigliare i capelli, volto l&#8217;angolo ed è lì. Come la vostra irrefrenabile voglia di comprare un iPhone, o una borsetta, o una stronzata a caso. Mi faccio schifo subito appena mi raggiunge, mi terrorizzo. La cosa che mi fa più paura è la consapevolezza che so di non poter fermare me stesso. Vorrei con una mano fermare l&#8217;altra e con l&#8217;altra fermare l&#8217;una e ritrovarmi con le braccia conserte e girarmi dall&#8217;altra parte per non guardare quello che sto per fare ma alla fine lo faccio. Nel vostro concetto di bianco e di nero questo non è possibile ed io posso essere solamente cattivo, voi solamente buoni. Fare quello che faccio io è una cosa che può fare solo un cattivo, subirla o guardarla da fuori con il ditino alzato da professorino è una cosa che possono fare solo i buoni. Io non sono cattivo, certo non posso dire di essere buono, lo so perfettamente che sto per fare un abominio, so che non lo voglio fare, ne soffro ma non lo posso fermare. Non posso fermare le mie azioni. E così accade. Lo nascondo perché l&#8217;istinto di conservazione è umano, è una cosa che ho io e che avete voi. Faccio sparire le tracce. E poi torturo me stesso pugnalandomi dentro l&#8217;anima a morte ancora ed ancora e poi cerco di dimenticare. Come fate voi quando accade qualcosa di terribile. Cerco di dimenticare. Nel vostro bianco e nel vostro nero la vittima è e può essere solo chi subisce l&#8217;azione, il carnefice chi la realizza. Probabilmente su questo secondo punto siamo d&#8217;accordo, ho qualche riserva talvolta ma in linea di massima mi sembra un&#8217;affermazione accettabile. Ma sul fatto che non possa essere a sua volta vittima anche chi realizza l&#8217;azione vi sbagliate di grosso. Ce ne sono a centinaia, migliaia, milioni come me che girano, che siano &#8220;solo&#8221; dei vampiri emotivi, o delle madri che scelgono tra curare il proprio figlio e fare qualcosa di drammaticamente sbagliato, o vittime di un impulso che non hanno scelto e non riescono a controllare. Persone, umani come me ce ne è pieno il mondo. Forse lo siete voi stessi, ma è terribilmente difficile ammetterlo se non quando avete il frutto del vostro male ancora davanti o tra le braccia ancora caldo. Poi cercherete di nasconderlo. Poi di dimenticare per sentirvi un po&#8217; più bianchi e un po&#8217; meno grigi. Un po&#8217; più accettabili a voi stessi.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/il-grigio-nel-mezzo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4607</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Quello che non c&#8217;è &#8211; Afterhours</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/quello-che-non-ce-afterhours/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/quello-che-non-ce-afterhours/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Sep 2017 19:21:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Afterhour]]></category>
		<category><![CDATA[Bambino]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Quello che non c'è]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4583</guid>

					<description><![CDATA[Ho questa foto di pura gioiaè di un bambino con la sua pistolache spara dritto davanti a séa quello che non c&#8217;è Ho perso il gusto, non ha saporequest&#8217;alito di angelo che mi lecca il cuorema credo di camminare dritto sull&#8217;acqua esu quello che non c&#8217;è Arriva l&#8217;alba o forse noa volte ciò che sembra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe class="youtube-player" width="550" height="310" src="https://www.youtube.com/embed/DVRf6zoFbyE?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:center">Ho questa foto di pura gioia<br>è di un bambino con la sua pistola<br>che spara dritto davanti a sé<br>a quello che non c&#8217;è</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:center">Ho perso il gusto, non ha sapore<br>quest&#8217;alito di angelo che mi lecca il cuore<br>ma credo di camminare dritto sull&#8217;acqua e<br>su quello che non c&#8217;è</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:center">Arriva l&#8217;alba o forse no<br>a volte ciò che sembra alba, non è<br>ma so che so camminare dritto sull&#8217;acqua e<br>su quello che non c&#8217;è</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:center">Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo<br>rivoglio le mie ali nere, il mio mantello<br>la chiave della felicità è la disobbedienza in sé<br>a quello che non c&#8217;è</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:center">Perciò io maledico il modo in cui sono fatto<br>il mio modo di morire sano e salvo dove m&#8217;attacco<br>il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia<br>quello che non c&#8217;è</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:center">Curo le foglie, saranno forti<br>se riesco ad ignorare che gli alberi son morti<br>ma questo è camminare alto sull&#8217;acqua e<br>su quello che non c&#8217;è</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:center">Ed ecco arriva l&#8217;alba so che è qui per me<br>meraviglioso come a volte ciò che sembra non è</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:center">Fottendosi da sé, fottendosi da me<br>Per quello che non c&#8217;è</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/quello-che-non-ce-afterhours/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4583</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La paura di fallire</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/la-paura-di-fallire/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/la-paura-di-fallire/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2017 19:21:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosoffiando?]]></category>
		<category><![CDATA[Paura!]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[affetto]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[Atletica leggera]]></category>
		<category><![CDATA[Bambino]]></category>
		<category><![CDATA[cane]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[Domani]]></category>
		<category><![CDATA[Emozione]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[fallimento]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Fine]]></category>
		<category><![CDATA[fiori]]></category>
		<category><![CDATA[Istanti]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Libro]]></category>
		<category><![CDATA[Me stesso]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[mondi]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[Ostacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Passato]]></category>
		<category><![CDATA[Paura]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Prato]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[rimpianti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[suonare]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[vuoto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4499</guid>

					<description><![CDATA[Fallire. Il mondo è zeppo di paura di fallire, di provare a fare qualcosa e non arrivarci in fondo. Fallire in uno sport in cui non sei sicuro di eccellere, fallire provando ad imparare a suonare uno strumento musicale, fallire un esame all&#8217;università, fallire la scelta degli studi, fallire in un rapporto di coppia, fallire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fallire. Il mondo è zeppo di paura di fallire, di provare a fare qualcosa e non arrivarci in fondo. Fallire in uno sport in cui non sei sicuro di eccellere, fallire provando ad imparare a suonare uno strumento musicale, fallire un esame all&#8217;università, fallire la scelta degli studi, fallire in un rapporto di coppia, fallire un colloquio di lavoro, fallire l&#8217;organizzazione di un viaggio ambizioso, fallire un&#8217;attività lavorativa, fallire nello scrivere un libro, fallire nel dichiarare il proprio affetto, fallire nel coltivare un fiore, fallire nel fare un dolce. Fallire.<br />
Fallire fa paura.<br />
Io l&#8217;ho fatto un milione di volte. L&#8217;ho fatto anche oggi. Anche ieri. Sono abbastanza sicuro che lo farò anche domani, ormai mi conosco abbastanza per conoscere dove andrò a schiantarmi miseramente, come mi sentirò, quale sarà il livello di sofferenza. Conosco abbastanza le mie debolezze da sapere che cosa aspettarmi.<br />
Pochi giorni fa ho raccontato una storia che ho vissuto da piccolo, una di quelle storie che sono la chiave di quello che sono diventato nel tempo, una di quelle storie che riesci ad elaborare solo anni dopo. Ero un bambino, non ricordo il contesto specifico ne perché fossimo lì e perché ma con la mia famiglia eravamo ad un maneggio. Ricordo il fascino terribile di vedere i cavalli saltare gli ostacoli, la maestria dei fantini, ricordo quanto ero affascinato dal vedere la muscolatura di quegli animali possenti cambiare forma sotto il pelo lucido. Dovevo avere un età in cui avevo già fatto dell&#8217;atletica leggera la mia vita, un altro fallimento anche l&#8217;atletica, perché pensavo al movimento dei muscoli nel mio corpo nella spinta della corsa. Non mi aiuta molto a ricordare la mia età perché la mia prima pista l&#8217;avevo affrontata a qualcosa come cinque anni. Finita quell&#8217;esibizione è stato forse mio padre a chiedere a qualcuno se potevamo salire su un cavallo, io desideravo con tutto me stesso toccarne uno. Mi sembrava quasi di avere la possibilità di toccare un animale mitologico. Mio padre mi ha sempre spinto nel provare nuove cose ma non ricordo se lui ci fosse salito quel giorno, ricordo che chiesero a me e mio fratello se volevamo salire ma io tentennai, ci salì mio fratello. Era bellissima l&#8217;idea di salire, era bellissima ma faceva terribilmente paura. Pensavo che non avevo neppure idea di come fosse toccare una di quelle bestie, e pensavo che avevo paura di cadere da lassù mentre mio fratello veniva portato avanti e indietro per qualche decina di metri con il sorriso spaventato e felice. Pensavo che a breve sarebbe toccato a me. Vidi i grandi aiutarlo a scendere e la paura continuava a prendermi. Ero come un cane legato ad una corda, voglioso di correre e lanciarmi frenato da una corda al collo. Pieno di energia positiva e di desiderio e frenato dalla paura dell&#8217;ignoto, del forse, del se. Del sé.<br />
<span id="more-4499"></span>Salì mia madre al mio posto e mi sentii tutto il mondo crollare, sentivo di aver sbagliato, fallito, deluso me stesso e chi mi stava attorno, mi vergognavo di avere paura e mi vergognavo anche di vergognarmi. E guardavo mia madre cercare di arrampicarsi su, perse l&#8217;equilibrio quasi subito spaventata da un movimento della bestia credo. E cadde. Non si era fatta nulla se non un po&#8217; di paura e poco dopo credo fu lei a cercare a convincermi a salire, che non c&#8217;era niente da avere paura. Avevo una seconda possibilità, nella vita reale le seconde possibilità non capitano quasi mai ma io ero un bimbo e non potevo saperlo ancora. Ancora mi ritrovai attaccato a quella catena al collo, era il momento in cui finalmente potevo trovare il coraggio e liberarmi e forse diventare un po&#8217; più uomo. Convinsi tutti che la caduta di mamma mi aveva spaventato. Che era quello il motivo per cui non volevo salire, provarono ancora a convincermi ma di fronte a quella argomentazione c&#8217;era ben poco da fare. Forse si sentirono anche in colpa per non avermi fatto salire per primo, in fondo ero il bambino più piccolo. Tornando in casa sentii un vuoto dentro. Come cadere all&#8217;indietro in un profondo pozzo dentro di me. Non avevo vissuto per paura di fallire. Avevo fallito per paura di fallire. Rimasi laggiù nel pozzo per diverso tempo, non saprei dire quanto.<br />
Negli anni ho vissuto altre volte questa esperienza, molte altre volte. Quasi a diventare un&#8217;abitudine, un pezzo di me. Trovarsi di fronte ad una scelta, ad un&#8217;azione da affrontare e rimanere lì, nel terrore di farlo davvero, nella paura di fallire, di sbagliare, di non essere adeguato, di cadere dal cavallo nel momento più bello. Sono arrivato a non fare nulla della mia vita. Immobile a guardarmi attorno, la schiena appoggiata a quel bastone a cui la catena è legata e a ruotare senza neppure più allontanarmi per la paura stessa di sentire al collo la pressione che mi avrebbe trattenuto. Infine sono arrivato a sedermi per terra, sempre con la schiena appoggiata a quel bastone, a guardare il mondo scorrere al di fuori di quel cerchio. Le persone facevano cose che io non osavo neppure pensare ed io nella mia inadeguatezza restavo lì ad osservarle. Distolsi lo sguardo verso la fine. Guardavo solo lo spazio tra i miei piedi, le mie scarpe da bambino, pur di non vedere il mondo vivere là fuori. Avevo trent&#8217;anni ormai.<br />
Vorrei dire che non ricordo cosa sia stato a far scattare la scintilla anche se lo so benissimo. Non conosco l&#8217;intera cronologia delle situazioni, dei pensieri, delle emozioni, dei fallimenti, ma ricordo diversi istanti e nel tempo la consapevolezza che a cambiare dovevo essere io. Che le belle parole dal di fuori del cerchio non servivano nulla. Ricordo anche qualcuno che in piedi accanto al palo, accanto a me, nel mio cerchio mi parlava nell&#8217;orecchio e mi diceva cose, mentre io guardavo ancora lo spazio tra i miei piedi.<br />
Ma di tutto questo c&#8217;è una singola cosa che ho trovato incontrovertibile: dei cavalli l&#8217;unico ricordo che avevo era la delusione di non essere riuscito a salirci, di aver fallito nel tentativo di trovare il coraggio. Niente altro. Per me i cavalli erano quello. Mi misi a pensare ad altre cose nella mia vita, cosa ricordavo di Francesca? Di non aver avuto il coraggio di affrontarla fino a quando era diventato troppo tardi. Cosa ricordavo della scelta del mio piano di studi? Che avevo scelto la cosa più sensata e non quella che mi emozionava. Che ricordo avevo del suonare la chitarra? Che avevo temuto di non riuscire mai a suonarla come sapevo suonare il sassofono. Mi guardai indietro e la mia vita era più piena di rimorsi e di &#8220;se avessi&#8221; che di emozioni reali. Così piena di occasioni perdute che il mio rimanere lì ad aspettare un&#8217;occasione aveva un&#8217;aspetto terribilmente grottesco e ridicolo. Quello è stato il giorno in cui ho iniziato a vivere. Troppo tardi? Forse. Se lo avessi fatto prima ora sarei sposato? Sarei uno scrittore? Sarei un fisico nucleare? Sarei un atleta? Un musicista? Un cavallerizzo? Non sarei ciò che sono ora. Non mi sarei alzato in piedi a guardare quel bastone su cui ero appoggiato e non avrei provato ad allontanarmene, non avrei provato a strappare quella catena, non starei scrivendo queste cose. Forse non avrei mai imparato cosa significa amare, gioire, soffrire, a stringere i denti e lottare, a rialzarmi dalle cadute. Che cosa invece non ricordo più? Le volte in cui ho provato e fallito. Fallisco quasi ogni giorno ma il fallimento lo posso archiviare come esperienza, ci posso stare male, posso soffrirci come un cane ma non rimanere quel cane alla catena incapace di liberarsi. Fallire è brutto, fa male, ma apre la porta a nuovi tentativi nuove esperienze, nuovi mondi. Un giorno quando sarà il momento di andarmene vorrei girarmi indietro e guardare e non avere rimpianti, non avere più &#8220;se avessi&#8221; e vedere invece un prato costellato dei fiori che sono le esperienze vissute, come rose rosse baluardi di chi e cosa sono stato. Con le loro spine, alcune di bellissimi colori cangianti altre appassite e secche ma ognuna vissuta. Di certo una, due, molte di loro saranno &#8220;quello che ho sempre cercato&#8221;, &#8220;quello che ho sempre desiderato&#8221;, &#8220;quella cosa che mi fa sentire completo&#8221;, &#8220;quello che mi fa sentire realizzato&#8221;, altre &#8220;quello che speravo&#8221;, &#8220;quello che credevo&#8221;, &#8220;quello che sarebbe stato bello funzionasse&#8221;, ma nessuna mai &#8220;Quello che avrei voluto provare&#8221;, &#8220;quello che chissà come sarebbe andata se&#8230;&#8221;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/la-paura-di-fallire/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4499</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Sulle persone che amano la montagna</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/sulle-persone-che-amano-la-montagna/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/sulle-persone-che-amano-la-montagna/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jun 2017 16:37:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Filosoffiando?]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Anima]]></category>
		<category><![CDATA[Atletica leggera]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>
		<category><![CDATA[Bambino]]></category>
		<category><![CDATA[cammino]]></category>
		<category><![CDATA[Cervello]]></category>
		<category><![CDATA[Deserto]]></category>
		<category><![CDATA[Escursionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[festa]]></category>
		<category><![CDATA[Fine]]></category>
		<category><![CDATA[Il tempo]]></category>
		<category><![CDATA[incontri]]></category>
		<category><![CDATA[infinito]]></category>
		<category><![CDATA[Ironia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Leggenda]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[mondi]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Montagna]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[Sinapsi]]></category>
		<category><![CDATA[solitudine]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Subacquea]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[universi]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Vista]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[voi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4461</guid>

					<description><![CDATA[Ci sono tre sport che amo in questo periodo. Ne ho fatti molti, più di quanti potrei ricordarmi cercando di fare un elenco in questo momento, non sono mai stato un patito di nessuno di questi, forse dell&#8217;atletica leggera a suo tempo. Gli sport che amo in questo periodo sono nell&#8217;ordine il running, la subacquea [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono tre sport che amo in questo periodo. Ne ho fatti molti, più di quanti potrei ricordarmi cercando di fare un elenco in questo momento, non sono mai stato un patito di nessuno di questi, forse dell&#8217;atletica leggera a suo tempo. Gli sport che amo in questo periodo sono nell&#8217;ordine il running, la subacquea e il trekking. Ognuno ha il suo perché nell&#8217;economia della mia vita, ognuno ha il suo ruolo specifico.<br />
Il running lo vivo come espressione massima di solitudine. Lo vivo così un po&#8217; perché non sopporto molto di dover andare al ritmo di qualcun&#8217;altro che sia più o meno veloce di me. E non sopporto molto l&#8217;idea di costringere qualcun&#8217;altro al mio ritmo. Facendo running ho modo di pensare, di ragionare, di estraniarmi dalla realtà e osservando solo quei due metri che separano me dai prossimi tre passi lasciare fluire il tempo. Correndo il mio cervello si svuota abbastanza da poter pescare in quel mare enorme delle idee sconnesse. Se non corressi forse non sarei in grado di scrivere, se non scrivessi forse non sarei in grado di vivere. Da qualche ho parte ho letto che molti scrittori corrono, o almeno camminano molto, Murakami e King ne decantano i benefici, qualcuno dice che sia anche l&#8217;unico modo per rigenerare cellule del cervello. Onestamente credo sia una <span id="more-4461"></span>leggenda metropolitana ma mi piace pensare che sia così. A volte ci si chiede dove prendere le idee, se ci sia un luogo magnifico dove trovarle, per me sono lì. Quando corro o, ne parlerò credo più avanti, quando cammino. Le idee sono infinite, milioni e sono tutte banali. La cosa che le rende speciali, non sono le idee stesse ma le connessioni. Camminando e correndo dal mio punto di vista si creano le connessioni. Un bambino con poteri sovrannaturali è qualcosa di interessante? Un padre alcolizzato è qualcosa di interessante? Un albergo deserto è qualcosa di interessante? Sì. Ma banali. Estremamente banali e usate. Lo sono tutte e nessuna di queste è una storia. Un bambino con poteri sovrannaturali rinchiuso con un padre alcolizzato in un albergo isolato invece è <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Shining_(romanzo)"><em>Shining</em></a> e il resto è sotto gli occhi di tutti. Correndo ho qualcosa da fare per costringere la mia mente a non pensare al lavoro, alla bella ragazza che mi gira per la testa, all&#8217;organizzazione di complicate esistenze reali. La mia mente è libera di connettere cose. Non ci sono connessioni ad ogni corsa, non connessioni importanti almeno. Ma pian piano si accumulano concetti, linee, disegni, progetti, mondi, universi. E si infilano in cassetti che poi nel tempo si connetteranno a loro volta. Non voglio essere disturbato in questo processo. Correndo in città le persone che ti passano accanto sono concentrate, non so se sia perché connettono come me le proprie idee o perché in città sono tutti più stronzi. Ma nessuno ti saluta. Nessuno alza lo sguardo. Se lo fai tu ti guardano male.<br />
Il secondo sport è la subacquea. La subacquea è una dimensione a parte. La massima essenza di <em>siamo persone distinte ma senza l&#8217;altro potremmo morire</em>. Fiducia. La cosa più importante è fidarsi del proprio compagno, fidarsi ciecamente. Non del gruppo ma del compagno. Si impara che senza parlare, senza altro che gesti bisogna capirsi, aiutarsi, salvarsi se necessario. Bisogna aspettarsi, seguire il ritmo dell&#8217;altro, dettare il ritmo, guardarsi attorno e godersi il mondo sempre con un occhio all&#8217;altro. Se scompare sei fottuto anche tu. Quando questo lo amplifichi con il freddo e la scarsa visibilità del lago tutto si amplifica. Là sotto è un altro mondo. Altre connessioni ancora, là sotto il mondo è lento. Ti rendi conto che quando pensi di fare qualcosa il tuo corpo risponde dopo un tempo che  ti   pare   infinito    e    questo        ti           permette                         di                                analizzare                           lentamente     quello                   che                                     si                             connette                              dentro                         la                                        tua                                                                          testa.<br />
Lo capisci quasi solo una volta fuori, quando i processi biologici riprendono il corso normale, quando l&#8217;azoto si allontana dalle sinapsi del tuo cervello. Là sotto qualcosa si è connesso. Si connette anche in qualche modo l&#8217;anima con quella della persona a cui devi la vita, che ti deve la vita quando qualcosa va storto. E qualcosa una volta o l&#8217;altra va sempre storta. &#8220;I subacquei con molte immersioni sono persone molto fortunate&#8221; dice il mio di compagno. Ma nessuno di voi puoi comprenderne a fondo l&#8217;ironia senza essere stato la sotto per molte immersioni. I subacquei, le persone che si incontrano prima delle immersioni o dopo sono persone socievoli. Non succede mai, e dico mai, che un subacqueo ne incontri un altro senza socializzare. Per questo molti hanno un apposito adesivo sull&#8217;auto. Ci si ferma a chiacchierare, a chiedersi come è la visibilità, la temperatura, ci si chiede dove si va a mangiare dopo. Perché là sotto l&#8217;ossigeno dell&#8217;aria in pressione ti costringe a consumare molte energie, e quando sali hai una fame boia. Lo sanno tutti quelli che sono andati giù, e così tutti sanno che se ci sono dei subacquei quelli sanno dove andare a mangiare bene dopo l&#8217;immersione. I subacquei snobbano però. C&#8217;è una sorta di gara a chi ha <em>l&#8217;attrezzatura più lunga</em>. Uno che scende col <em>bibo</em> considera sfigato uno che scende col <em>mono</em>, un <em>DIR</em> considera scarso un non <em>DIR</em>. Lo si sa, non serve dirselo. Squadrano la tua attrezzatura e sanno la tua esperienza tecnica. O suppongono di saperla quantomeno. Però a mangiare e a bere una birra ci si va tutti assieme, scarsi, bravi, egocentrici e timidi. Non c&#8217;è niente di più buono del cibo dopo un&#8217;immersione. Ad eccezione del cibo dopo il trekking ovviamente.<br />
L&#8217;ultimo sport è il trekking. Credo sia sia compreso però che in questa classifica ho tenuto per ultimo quello che amo di più. Il trekking è la summa di entrambi i lati positivi di corsa e subacquea, con qualcosa in più. La cosa che amo di più del trekking è senza dubbio ciò che ho già detto. Lo spazio, il tempo, lo spaziotempo nella mia testa. Le connessioni che si creano dentro la mia testa. Ma qui le connessioni si creano anche con le altre teste. Camminare con qualcuno significa attendersi. Significa affrontare un mondo difficile assieme, significa parlare, raccontarsi, essere a nudo. Significa dimostrare all&#8217;altro cosa si è davvero perché se si fa trekking davvero prima o poi la difficoltà arriva e da quella esce il carattere, esce se sei uno sbruffoncello pieno di sé o se la tua esperienza è reale, e quando esce questo o va tutto bene, o va tutto male. Forse la cosa più bella del trekking in montagna sono le difficoltà perché creano connessioni tra le persone e sono le persone quelle che hanno dentro le storie, le vite, le espressioni, i caratteri. Perché tutto alla fine si riassume nella realtà, anche la finzione. Nel trekking tocchi la realtà delle persone, che non è quella che vedi nell&#8217;ambiente lavorativo, al cinema, ad una conferenza, ad una festa. Lì le persone sono nude. Le connessioni si alimentano, la vita si alimenta, l&#8217;amore si alimenta, il tutto si alimenta. Anche tu. Gli gnocchi di malga non sono niente male cazzo. E una fetta di soppressa spessa in un panino sfarinato con un bicchiere di vino mangiato lassù ha un sapore che neppure i subacquei hanno mai sentito. E poi ci sono le persone. La montagna a mio avviso va vissuta nei gruppi piccoli guardandosi attorno per ingrandirli. Le persone in montagna si salutano quasi tutte. Capisci se uno va in montagna spesso perché ti saluta, non perché ha gli scarponi della <em>Sportiva</em> o le scarpe della <em>Scarpa</em>. Poi eh&#8230; se va con le <em>All Stars</em> una domanda te la devi fare lo stesso ovviamente ma senza senso di superiorità, probabilmente tra qualche uscita le <em>All Stars</em> saranno distrutte, i piedi pure e quella persona saluterà la gente con le sue nuove calzature adatte, chissenefrega quanto costose. La gente lassù si saluta, la gente lassù se ti vede zoppicare o stramazzare al suolo ti raccoglie, si siede accanto a te e ti chiede come va. Ti cede l&#8217;ultimo sorso di acqua. Per me se sei stato in montagna con me, se abbiamo faticato, se ci siamo spogliati del mondo per arrivare ad una meta sei un&#8217;amico e questo non lo toglierà mai nessuno. Se poi mi hai dato un pezzo del tuo panino col salame allora siamo fratelli. Cioè non troppo letteralmente, se sei una ragazza potresti interessarmi comunque eh? Dammelo lo stesso un pezzetto di panino col salame. Se ti avanza. Io ti darò il mio.<br />
Lassù si stringono rapporti che quaggiù non puoi immaginare. Infine tra tutte queste persone quelle che considero le migliori, quelle con cui condividerei davvero il mio mondo sono quelle che una volta scese dalla montagna salutano ancora le persone. Che quando vanno a correre non si arrendono e salutano anche quelli dallo sguardo basso che li guarderanno male, che chissenefrega se non ti piacciono le cose che piacciono a loro e se non vieni in montagna con loro perché sei una persona bellissima da scoprire lo stesso, perché non si sentono ne superiori ne inferiori a nessuno.<br />
Ecco. Queste sono le persone che amo.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/sulle-persone-che-amano-la-montagna/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4461</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Fuga dal mondo. Parte 3</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/fuga-dal-mondo-parte-3/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/fuga-dal-mondo-parte-3/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Apr 2017 21:24:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Bambino]]></category>
		<category><![CDATA[cane]]></category>
		<category><![CDATA[fuga]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[Pelle]]></category>
		<category><![CDATA[Silenzio]]></category>
		<category><![CDATA[successo]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4329</guid>

					<description><![CDATA[&#60;-Fuga dal mondo. Parte 1 &#60;-Fuga dal mondo. Parte 2 L&#8217;uomo gigantesco indossava degli enormi pantaloni di stoffa marroni, a guardare bene era una salopette enorme e marrone. Gli scarponi al bambino sembravano essere due grosse barche piene di terra. Oltre alla salopette il gigante indossava una camicia a scacchi rossa ed aveva una folta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.staipa.it/blog/fuga-dal-mondo-parte-1/">&lt;-Fuga dal mondo. Parte 1</a><br />
<a href="https://www.staipa.it/blog/fuga-dal-mondo-parte-2/">&lt;-Fuga dal mondo. Parte 2</a></p>
<p>L&#8217;uomo gigantesco indossava degli enormi pantaloni di stoffa marroni, a guardare bene era una salopette enorme e marrone. Gli scarponi al bambino sembravano essere due grosse barche piene di terra. Oltre alla salopette il gigante indossava una camicia a scacchi rossa ed aveva una folta barba nera e unta, e dei capelli altrettanto unti.<br />
&#8220;Cosa ci fai qui?&#8221; disse con voce baritonale.<br />
Il bambino rimase a guardarlo in silenzio fino a quando il gigante lo prese per un orecchio e lo trascinò lontano fino ad un capanno.<br />
&#8220;Dov&#8217;è la tua mamma? Dovremo di certo avvisarla!&#8221; disse l&#8217;orco.<br />
&#8220;No, la prego signore, la prego! Non dica niente alla mia mamma, si arrabbierebbe moltissimo se lo sapesse, e non dica neppure nulla alla maestra!&#8221;<br />
&#8220;La maestra? Quale di maestra parli?&#8221;<br />
&#8220;Quella della scuola, la scuola che c&#8217;è di là della rete. Io vengo da lì, la prego mi riporti alla rete non le darò fastidio e farò come se non fosse successo niente. La prego!&#8221;<br />
&#8220;Di quale scuola parli? Non c&#8217;è alcuna scuola qui vicino, siamo nel bosco&#8221; disse.<br />
&#8220;Nel bosco? Ma no guardi signore, al di là della rete c&#8217;è la mia scuola, controlli!&#8221;<br />
L&#8217;orco indicò al bimbo la finestra ed il bimbo osservò fuori la valle che si vedeva al di sotto. Un fiume scorreva lento e placido verso una pianura lontana e poco distante un enorme cane nero lo osservava con aria aggressiva.<br />
&#8220;Ma&#8230; &#8221; disse il bimbo &#8220;Non capisco.&#8221;<br />
&#8220;Non capisci che cosa bambino? Io non capisco perché tu ti sia spinto fino a qui, nel mio bosco e sia venuto a disturbare Lupo.&#8221;<br />
&#8220;Lupo?&#8221;<br />
&#8220;Lupo. Sì. Il mio lupo da guardia.&#8221;<br />
&#8220;Ma non è un lupo.&#8221; disse il bimbo.<br />
&#8220;Sei venuto qui anche per contraddirmi ora? Non ti è bastato infastidirmi?&#8221;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/fuga-dal-mondo-parte-3/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4329</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Chiudere gli occhi</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/chiudere-gli-occhi/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/chiudere-gli-occhi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Mar 2017 21:51:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>
		<category><![CDATA[Bambino]]></category>
		<category><![CDATA[bugie]]></category>
		<category><![CDATA[Il tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Immagine]]></category>
		<category><![CDATA[Immagini]]></category>
		<category><![CDATA[Incidente]]></category>
		<category><![CDATA[Luce]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Pelle]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[rumore]]></category>
		<category><![CDATA[scelte]]></category>
		<category><![CDATA[Silenzio]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[solitudine]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4296</guid>

					<description><![CDATA[L&#8217;ho sempre fatto. Quando sono stanco, quando nella testa le cose non mi ci stanno più e devo lasciare che decantino, chiudo gli occhi. Ormai è un riflesso incondizionato che credo di portarmi dietro fino da quando ero un bambino. Non è solo riposare gli occhi si tratta proprio di non farci entrare più dentro le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ho sempre fatto. Quando sono stanco, quando nella testa le cose non mi ci stanno più e devo lasciare che decantino, chiudo gli occhi. Ormai è un riflesso incondizionato che credo di portarmi dietro fino da quando ero un bambino. Non è solo <em>riposare gli occhi</em> si tratta proprio di non farci entrare più dentro le cose, la luce, le persone, i luoghi e lasciare per un po&#8217; che i pensieri e tutte le cose che già ci sono entrate si riposino, un po&#8217; come aspettare a versare in un imbuto e guardare l&#8217;acqua che ruota nel gorgo e scende. Quel tanto da lasciare che ci sia altro spazio. Allora posso riaprirli. Il meccanismo è talmente consolidato che ha dei suoi automatismi e dei suoi riti. Se la luce è troppa devo necessariamente posare la parte rigonfia ed esposta dell&#8217;attaccatura dei pollici alla mano sugli occhi e strofinare, li sento secchi e resto immobile così per qualche secondo. Se invece sto camminando in genere prendo un riferimento a terra, la linea delle mattonelle ad esempio e continuo a camminare con gli occhi chiusi. Poi li riapro e guardo se sono rimasto a camminare in linea retta o no. In genere ci riesco e poi mi chiedo se qualcuno che mi veda da fuori si accorga o meno, se facendolo io barcolli o sembri camminare normalmente. Spesso mi succede in auto, quando sono passeggero, e le persone parlano a voce alta di<span id="more-4296"></span> cose inutili e che non mi interessano ma che non riesco a <em>scodare</em> abbastanza in fretta da ignorare. Le cose dette entrano dalle orecchie nella gran parte delle persone ma nel mio caso chiudere gli occhi equivale comunque a staccare dal mondo, come se fosse la luce, l&#8217;immagine a fissare le parole nella testa.<br />
Oggi le cose da pensare venivano da dentro, dai ricordi, dalle stronzate dette da qualcuno, dalle scelte. Oggi chiudere gli occhi era necessario perché le cose non entrassero più ma anche perché l&#8217;imbuto si svuotasse sia dal basso che dall&#8217;alto lasciando travasare tutto purché qualcuno smettesse di versare ancora. Un buon amico mi ha chiesto di uscire, sapeva di non potermi svuotare la testa ma sapeva anche che a volte urlare le cose, in faccia a qualcuno è meglio che tenersele dentro. Un buon amico queste cose le sa, le percepisce. Sa che è utile anche solo a rimetterle in ordine e guardarle una ad una. Mi ha dato appuntamento al <em>Dubliners</em>. Non ci andavo da&#8230; dall&#8217;ultima volta. Lo ricordo perfettamente da quanto, 76 giorni. Circa. Giorno più giorno meno. La chiamata ricevuta quel giorno, gli eventi precipitati. Tutto.<br />
Ho chiuso gli occhi.<br />
Li ho chiusi mentre <em>Gazzè</em> cantava la sua <em>Comunque vada.</em> Dalle casse stavano uscendo le sue parole<em> Scappa via scappa via cosa mai sarà/scappa via scappa via non tornerà/Ma resto chiuso e un&#8217;amica si frantuma/in un istante un grido svaniscono parole quasi mute/immagini sfinite e il sogno delle sue bugie/marcite intorno alla mia stanza/Curiosità lontana torna fra i pensieri/come giovani farfalle provano le ali/sconnetto me da tutto e tutti si sconnettono.<br />
</em>Sessantaquattro secondi. Sessantaquattro prima che la sua voce e quelle note venissero coperte da un frastuono improvviso. Li ho tenuti chiusi gli occhi. Sarebbe stato comunque tardi per cambiare il tempo ed avevo già compreso cosa stesse accadendo. Prima che il caldo della pelle colpita dall&#8217;airbag mi inondasse il volto ed il rumore dentro la testa della cartilagine del naso spiccasse tra il resto dei suoni prima del silenzio.</p>
<p>Non aveva più senso aprire gli occhi a quel punto.<br />
Lasciai defluire tutto.<br />
Lasciai defluire.<br />
Tutto.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/chiudere-gli-occhi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4296</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Fuga dal mondo. Parte 2</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/fuga-dal-mondo-parte-2/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/fuga-dal-mondo-parte-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2017 22:34:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Bambino]]></category>
		<category><![CDATA[cane]]></category>
		<category><![CDATA[fuga]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Pelle]]></category>
		<category><![CDATA[Silenzio]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4274</guid>

					<description><![CDATA[&#60;-Fuga dal mondo. Parte 1 Fu quello il momento in cui sentì il cane. Non lo sentì arrivare, non stava abbaiando. Stava ancora osservando la bambina dall&#8217;altra parte della rete, dall&#8217;altra parte del giardino, dall&#8217;altra parte del mondo, in un altro mondo. Il cane lo sentì sulla caviglia, sentì prima l&#8217;alito caldo poi il naso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.staipa.it/blog/fuga-dal-mondo-parte-1/">&lt;-Fuga dal mondo. Parte 1</a></p>
<p>Fu quello il momento in cui sentì il cane. Non lo sentì arrivare, non stava abbaiando. Stava ancora osservando la bambina dall&#8217;altra parte della rete, dall&#8217;altra parte del giardino, dall&#8217;altra parte del mondo, in un altro mondo. Il cane lo sentì sulla caviglia, sentì prima l&#8217;alito caldo poi il naso umido che risaliva la gamba sulla stoffa della tuta grigia. Aveva il terrore dei cani e se avesse anche solo immaginato che al di là della rete, al di qua ormai, ce ne fosse stato uno non si sarebbe mai avventurato. Sentì il naso del cane risalire fino alla propria vita, doveva essere davvero grande. Il terrore lo attanagliò. Non aveva preso in considerazione questa eventualità e non aveva idea di come comportarsi. Eppure non aveva sempre saputo che dall&#8217;altra parte ci fosse un cane? O erano più di uno? I grandi dicevano sempre di stare fermo. <em>Se stai fermo il cane resta tranquillo</em>. <em>I cani sentono la paura. Sentono se hai paura.</em> Dicevano anche questo però. <em>I cani sentono la paura.</em> Quanto tempo sarebbe dovuto rimanere immobile? Abbastanza perché le mastre si accorgessero che era scappato vanificando tutto? Abbastanza che il cane decidesse che la paura c&#8217;era e quindi valeva la pena assaggiare un pezzo di bambino impaurito? Sentì il muso del cane tastargli prima il sedere e poi infilarsi al di sotto della felpa. Il naso era caldo. Umido, quando il cane respirava il bambino sentiva il vapore scaldare la pelle. Si mise a correre a perdifiato, a correre lontano verso la direzione opposta alla scuola. Non aveva idea se il cane lo stesse seguendo, se lo stava facendo lo stava facendo in silenzio. Lo capì quando sentì poco dietro la caviglia il suono secco di fauci che si chiudono, e solo dopo un ringhio breve e un abbaio.<span id="more-4274"></span></p>
<p>Un ringhio breve ed un abbaio. Trovò il coraggio di guardarsi alle spalle ed il cane meno grande di quanto gli fosse sembrato correva alle sue spalle. Un cane di una razza indefinibile dal pelo mediamente lungo e nero brizzolato. Correva con la lingua fuori dalla bocca quasi a penzoloni a pochi centimetri dalle gambe. Doveva guardare avanti per non inciampare ma doveva guardarsi dietro per non farsi raggiungere. Vide le fauci stringersi e mancarlo e po impattò contro qualcosa di morbido.<br />
&#8220;Ehi ragazzino, che ci fai qui?&#8221; disse la voce di un uomo gigantesco. Non che fosse gigantesco davvero ma rispetto al bambino lo era. Lo aveva preso in braccio ed il cane dal basso saltava e abbaiava. Saltava e abbaiava.<br />
&#8220;Che ci fai qui?&#8221; ripeté la voce. Non era cordiale. Non era per nulla cordiale.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/fuga-dal-mondo-parte-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4274</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Incontrare il passato</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/incontrare-il-passato/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/incontrare-il-passato/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2017 17:17:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grazie.]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[Bambino]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[Dolore]]></category>
		<category><![CDATA[domande]]></category>
		<category><![CDATA[Emozione]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Fine]]></category>
		<category><![CDATA[Fisica]]></category>
		<category><![CDATA[fossili]]></category>
		<category><![CDATA[Il tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Immagine]]></category>
		<category><![CDATA[imprinting]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Mitologia greca]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Montagna]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Omero]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[Passato]]></category>
		<category><![CDATA[passione]]></category>
		<category><![CDATA[percorso]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[risposte]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Scoutismo]]></category>
		<category><![CDATA[sentimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Vista]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4247</guid>

					<description><![CDATA[Molte delle persone che mi conoscono, soprattutto quelle che mi conoscono meno probabilmente, mi conoscono per la mia passione per la montagna e per quella per la scienza. Ho raccontato raramente da dove queste due passioni vengano, ho raccontato spesso che venissero dallo scoutismo, talvolta che venissero da mio padre. Tutto questo è vero. Non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Molte delle persone che mi conoscono, soprattutto quelle che mi conoscono meno probabilmente, mi conoscono per la mia passione per la montagna e per quella per la scienza. Ho raccontato raramente da dove queste due passioni vengano, ho raccontato spesso che venissero dallo scoutismo, talvolta che venissero da mio padre. Tutto questo è vero. Non posso dire che non sia così. Ma prima di questo c&#8217;è un signora nella mia vita che mi ha dato un imprinting tutto speciale, prima che arrivasse lo scoutismo, probabilmente prima che arrivassero i ricordi.<br />
Quando ero molto piccolo, non saprei dire quanto, mio padre mi portava a camminare in montagna, ricordo poche cose, ricordo il Carega, l&#8217;Altissimo, ricordo la Val di Rabbi ed una giornata di pioggia sul percorso dei laghi da quelle parti, ricordo l&#8217;<em>acqua ferrugginosa</em> ma soprattutto ricordo una signora, un&#8217;amica di famiglia che camminava con me. Ricordo il tempo passato a parlare con lei, le domande che le facevo, le risposte, la sua prontezza di spirito e la sua spiccata intelligenza. Era un adulto che riusciva a parlare con me bambino, era una donna come le bibliotecarie dei film, di quelle di una certa età che sanno tutto, con una cultura vasta e frizzante. Almeno così la vedevo. Con lei parlavo di dinosauri.<br />
Dinosauri, minerali e geologia, antropologia e storia. Per me la montagna era parlare con questa signora e imparare e scambiarci opinioni, sapere, conoscere. Vedere sul campo. Vedere la forma delle montagne e ragionare sulla formazione di quelle rocce, quasi sempre sedimentarie, e dei probabili fossili che contenevano, perché li contenessero, come si formavano i fossili, di quali animali o piante, di come si fosse arrivati all&#8217;uomo. Ragionarlo sul campo. Guardandosi attorno.<br />
Credo che sia grazie a lei che buona parte della mia formazione abbia preso una direzione più scientifica che umanistica mentre al contempo mio padre mi raccontava i miti greci e romani e mi leggeva omero.<br />
Non che non potessi parlare di<span id="more-4247"></span> scienze con mio padre, la passione per la fisica la devo probabilmente a lui, ma forse è stato grazie a questa signora che mio padre stesso ha compreso le mie passioni. Quando vado indietro con la mente e mi chiedo perché amo la montagna arrivo infine sempre a lei. E così quando penso ai miei primi approcci con l&#8217;amore per la scienza e la conoscenza.<br />
Di lei ho sempre ricordato la voce negli anni, la voce da vecchina gentile. E l&#8217;immagine di signora colta e raffinata, di quelle col cardigan ordinato e perfetto, il cappello alla francese e gli occhiali leggermente oscurati un po&#8217; allungati nella parte superiore. Ricordo, credo fosse l&#8217;ultima volta che l&#8217;ho vista, di essere stato in casa sua e nei miei occhi di bimbo la ricordo enorme e con un grande tavolo di vetro, ricordo sulle pareti e sui mobili monili e soprammobili etnici, egiziani, e altro, come ti aspetteresti a casa della moglie di Indiana Jones se ne avesse avuta una, ma al contempo ho un ricordo che Indiana Jones fosse lei. Non sono sicuro dei ricordi della casa, e non so quanto di questo sia mutuato da sogni e modifiche dei ricordi nel tempo.<br />
Non l&#8217;ho più vista per anni, trent&#8217;anni probabilmente o poco meno. Mi sono sempre chiesto che fine avesse fatto, se fosse ancora in vita, come stesse, che effetto avrebbe potuto farmi incontrarla, come mi avrebbe parlato, cosa avrei potuto dirle.<br />
Mentre scrivo sono appena tornato da un funerale. I funerali sono un mondo strano a parte. Un tempo erano un luogo di aggregazione dove il paese si riuniva e capitava anche di incontrare e conoscere persone nuove, oggi credo siano prevalentemente un luogo dove si reincontrano persone che non si vedono da tempo e ci si mette alla prova dal punto di vista affettivo con esse. Un luogo dove persone che si sono ignorate per anni si trovano a condividere un dolore, persone che si vedono regolarmente si trovano a condividere un dolore, persone ciniche e prive di sentimenti si trovano a fingere un dolore, persone ciniche e prive di sentimenti si trovano a provare un dolore, persone che hanno ignorato o altri si trovano a provare un senso di colpa, il tutto in vortici di emotività, di abbracci e saluti veri e falsi, persone che fingono di non vedersi per non salutarsi, persone costrette a salutarsi, persone cordialmente e realmente felici di vedersi nonostante tutto.<br />
Tra queste, a distanza di tre decenni ho avuto modo di incontrare lei. La signora a cui devo la montagna, la scienza, il desiderio di conoscenza. Lei.<br />
Non l&#8217;ho neppure riconosciuta nonostante non mi sia sembrata invecchiata ma solo forse dimagrita, ora sono io molto più alto di lei e lei molto più bassa di me ma come potevo aspettarmi aveva ancora un cappello alla francese e quegli occhiali da professoressa, rideva e scherzava col piglio della signora anziana di cultura, ne aveva per ognuno, sorrideva e si muoveva veloce tra le persone ricordando i momenti passati con loro &#8220;Ti ricordi? Come eri piccolo l&#8217;ultima volta!&#8221;, &#8220;Non invecchi mai mio caro!&#8221;, &#8220;I tuoi figli come stanno?&#8221;, &#8220;Tu sei Simone!&#8221;, &#8220;Ciao Nicola! Ti ricordi quando andavamo in montagna assieme e tu mi camminavi davanti?&#8221; questa volta si rivolgeva a me.<br />
&#8220;Sì, lo ricordo, ma mi chiamo Stefano.&#8221;<br />
&#8220;Ah.&#8221; ha detto &#8220;Stefano. Beh ti ricordi quando andavamo in montagna?&#8221;<br />
Credo che di tutto il funerale sia stato per me il momento più emozionante. Il carico di lacrime pronte ad uscire si era gonfiato a dismisura in un istante. Ho fatto in tempo a dire che sì, lo ricordavo bene, prima che lei cambiasse ed andasse a salutare qualcun&#8217;altro.<br />
Ho pensato diversi minuti cosa avrei potuto dirle, che avrei voluto dirle quanto le devo, quanto sia una figura importante nella mia crescita di persona, ero confuso, felice, stranito. Tra il desiderio di scoppiare a raccontare la mia vita e la paura di invaderla come un fulmine a ciel sereno.<br />
Sono passati alcuni minuti prima di potermi trovare di fronte a lei e con l&#8217;emozione, forse la voce leggermente tremante ho trovato modo di rivolgerle nuovamente la parola.<br />
&#8220;Mi ricordo molto bene le camminate, sai?&#8221; le ho detto &#8220;E mi ricordo che parlavamo moltissimo!&#8221;<br />
Lei mi ha sorriso e poi mi ha detto<br />
&#8220;Sì, è vero, mi camminavi sempre davanti e mi facevi un mucchio di domande, ti ricordi che domande mi facevi?&#8221;<br />
&#8220;Sì, parlavamo dei dinosauri. E dei minerali, e della storia!&#8221;<br />
&#8220;Io non lo sopportavo, lo facevo per te che ne avevi bisogno.&#8221; ha detto con serietà.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/incontrare-il-passato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4247</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Teo</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/teo/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/teo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2017 17:52:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni di Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Bambino]]></category>
		<category><![CDATA[battaglia]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Fiaba]]></category>
		<category><![CDATA[inferno]]></category>
		<category><![CDATA[leggere]]></category>
		<category><![CDATA[Libro]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenza Gentile]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Napoleone Bonaparte]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Suicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Teo]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Wikipedia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4172</guid>

					<description><![CDATA[Teo, di&#160;Lorenza Gentile è stato un libro che mi ha stupito. Scritto con la voce narrante di un bambino e la stessa apparente ingenuità potrebbe apparire una fiaba per bambini e come tale è raccontata, la stessa innocenza e incoscienza di un bimbo. Solo che questo bimbo ha un sogno: imparare a vincere tutte le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Teo, di&nbsp;Lorenza Gentile è stato un libro che mi ha stupito. Scritto con la voce narrante di un bambino e la stessa apparente ingenuità potrebbe apparire una fiaba per bambini e come tale è raccontata, la stessa innocenza e incoscienza di un bimbo. Solo che questo bimbo ha un sogno: imparare a vincere tutte le battaglie come il suo idolo Napoleone, quello del libro che gli hanno regalato. Non sa ancora nulla di Waterloo e della sua sconfitta, sa solo che è <em>Napoleone è un morto</em> ed è determinato a raggiungerlo per parlargli. Scrive elenchi su modi per morire cercandoli su Wikipedia, interroga gli adulti per capire cosa ci sia dopo la vita, c&#8217;è chi dice il paradiso e l&#8217;inferno, chi la reincarnazione, chi dei numeri, chi il nulla. Ma sul nulla non ci sta, Napoleone dovrà pure essere da qualche parte! La battaglia che Teo vorrebbe vincere, la più grande, è quella di riappacificare i genitori e così si inoltra in questa avventura nel mondo adulto visto con gli occhi di un bambino, nella morte, nella visione della vita.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-medium wp-image-4173"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="188" height="300" data-attachment-id="4173" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/teo/arton157/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?fit=298%2C475&amp;ssl=1" data-orig-size="298,475" data-comments-opened="1" data-image-title="Teo di Lorenza Gentile" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Teo di Lorenza Gentile&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?fit=298%2C475&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?resize=188%2C300&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4173" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?resize=188%2C300&amp;ssl=1 188w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?resize=63%2C100&amp;ssl=1 63w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?resize=15%2C24&amp;ssl=1 15w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?resize=23%2C36&amp;ssl=1 23w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?resize=30%2C48&amp;ssl=1 30w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?w=298&amp;ssl=1 298w" sizes="(max-width: 188px) 100vw, 188px" /><figcaption class="wp-element-caption">Teo di Lorenza Gentile</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci vuole insegnare niente, vuole</p>



<p class="wp-block-paragraph"> capire, progetta la propria morte come solo un bambino potrebbe fare e con l&#8217;ironia di una storia per bambini ci fa riflettere sulla nostra vita di adulti, sorridendo, ridendo e qualche volta ricordando con un pizzico di malinconia quando anche noi eravamo innocenti.<br>Una piccola chicca da leggere in poche ore e da portare nel cuore.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/teo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4172</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Alex pt1</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/alex-pt1/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/alex-pt1/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 19:10:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Alex]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[Bambino]]></category>
		<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Cyberpunk]]></category>
		<category><![CDATA[fatica]]></category>
		<category><![CDATA[Fisica]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Inizio]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[lama]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Strada]]></category>
		<category><![CDATA[strade]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Trovatello]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=2478</guid>

					<description><![CDATA[Sono Alex, non ho un cognome e se anche lo avessi non lo verrei a dire a te. Sono nato in una famiglia medio borghese, non si stava male, anzi forse a dirla tutta si stava fin troppo bene, almeno prima che scoppiasse la guerriglia. I miei genitori lavoravano in una corporazione erano entrambi a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono Alex, non ho un cognome e se anche lo avessi non lo verrei a dire a te.<br />
Sono nato in una famiglia medio borghese, non si stava male, anzi forse a dirla tutta si stava fin troppo bene, almeno prima che scoppiasse la guerriglia.<br />
I miei genitori lavoravano in una corporazione erano entrambi a un buon livello gerarchico ed economico, non c&#8217;era nulla di cui potersi lamentare, io crescevo primo della classe fin dall&#8217;asilo, fin dall&#8217;asilo stupivo gli insegnanti per la mia acuta intelligenza e i miei compagni per la mia inettitudine ed incapacità di rapportarmi a loro.<br />
Ero preso in giro, bistrattato, ero lo sfigato del gruppo, quello che non c&#8217;era posto per un altro giocatore, quello che &#8220;è stato lui maestra&#8221;, quello che&#8230;. ho imparato presto quanto le persone siano infide, quanto appena mostri un lato debole queste in massa ti attacchino in quel punto per distruggerti, ho cominciato ad isolarmi. A covare una vendetta che non avrei mai potuto realizzare.<br />
Mia madre aspettava un bimbo, sarebbe nato un fratello, chissà, magari qualcuno che mi sarebbe stato accanto, avevo cinque anni i primi segnali di instabilità della società si iniziavano a sentire, i miei genitori erano visibilmente preoccupati. Potrei dirti di cosa si occupava la loro corporazione ma dovrei dirti troppe cose su di loro fatto sta che fu a causa di questa che mia madre perse il bambino, perse mio fratello, non solo, perse la possibilità di avere figli per colpa di quella cazzo di roba chimica.<br />
Non so per quanto la vidi piangere, mio padre che la consolava e che a fatica teneva le lacrime, entrambi loro che cercavano di spiegarmi come fossi un bambino le cose. Si lo ero un bambino, è vero, ma capivo molte più cose di quanto credessero.<br />
Continuai a covare vendetta.<br />
Da allora i miei genitori furono solo sempre più tesi, e parlavano sempre meno di lavoro, parlavano sempre meno.<br />
Un giorno, avrò avuto sette anni, non mi portarono a casa da scuola, non mi ci portarono più.<br />
Fui affidato ad un&#8217;altra famiglia felice ma io avevo già capito cos&#8217;era accaduto.<br />
Restai con loro qualche anno, sempre in questa specie di mondo fatato e dorato, lontano da ogni male, lontano dalla guerriglia che ormai divampava nei bassifondi della città e sempre a sentirmi preso in giro dai miei coetanei, questa volta chiamato orfano, chiamato trovatello, con offese pesanti ai miei genitori, allusioni al fatto che non mi avessero voluto più con loro.<br />
Mi sentivo non l&#8217;essere più insignificante ma quello più schifoso e ciò nonostante al centro del mondo ero la nullità.<br />
Avevo ormai quattordici anni quando scappai di casa.<br />
Quando scappai dalla famiglia.<br />
Quando scappai da tutto.<br />
Quando scappai da me stesso, o almeno ci provai.<br />
La vita non fu semplice, attorno c&#8217;era guerriglia e venivo da un mondo di inetti lavoratori dipendenti, avevo le unghie pulite, avevo i calzini bianchi, avevo i capelli corti.<br />
Ora ho i miei Jeans strappati, ho i miei stivali, i miei capelli lunghi incolti, la mia moto, la mia gente. Mia.<br />
I primi tempi furono difficili ma la mia intelligenza spiccata mi aiutò a trovare i contatti, le amicizie se di amicizie si può parlare in questo mondo, diciamo le conoscenze ecco.<br />
Iniziai a formare il mio fisico, ad imparare ad usare una lama per qualcosa che non fosse spalmare il burro sul pane, scoprii di avere una certa resistenza fisica, capii che essere lo sfigato serviva si ad essere insultato ma anche ad essere considerato non meritevole di sprecare una pallottola o di sporcare un coltello. Scoprii che essere almeno apparentemente remissivo serviva anche ad essere ignorato.<br />
Scoprii che nonostante stessi fuggendo dal mondo non ero in grado di sfuggire a me stesso.<br />
A sedici anni incontrai una delle due donne della mia vita, quella da cui non posso più allontanarmi.<br />
Conobbi la droga.<br />
All&#8217;inizio quelle uditive, suoni distorti che cambiavano la mente, e poi pian piano quelle chimiche, credo di aver provato qualsiasi cosa.<br />
Passò un altro anno, nel frattempo cominciai a raccogliere qualche altro disadattato, e a crearmi il mio gruppo di bulli. A fare parte di un gruppo di bulli.<br />
All&#8217;inizio mi tenevano per le mie idee, mi consideravano lo sfigato del gruppo, come sempre, ma davo buone idee ed ero sveglio.<br />
Non sapevano che fossi anche forte ormai, e che sapessi usare una lama ma sapevano che tramavo vendetta, che bramavo vendetta, che volevo sapere perché i miei genitori erano stati fatti sparire, erano stati uccisi, anche se ho sempre avuto, ho tutt&#8217;ora la convinzione che centrasse quello schifo chimico che già aveva danneggiato mia madre precedentemente.<br />
L&#8217;anno successivo compii diciotto anni, fu in quei giorni che conobbi Lei. L&#8217;altra donna da cui ancora non riesco a staccarmi se non per breve tempo.<br />
Fu il capo del mio gruppo a farmela incontrare, era bella, bella come mai avrei potuto immaginare una donna, occhi verdi, capelli ricci lunghi.<br />
Io vivevo per le strade, io ero uno sfigato, ero un perdente non avrei mai potuto avvicinarmi ad una simile bellezza seppure avesse uno sfregio che le attraversava il volto dall&#8217;esterno del sopracciglio destro al mento passando per le labbra, quasi all&#8217;angolo delle labbra.<br />
Fu il mio capo ad avvicinarsi a lei che passava per strada insultandola con apprezzamenti degni di un microcefalo.<br />
E fu lei ad avvicinarsi e colpirlo con un pugno sul naso.<br />
Ci volle qualche secondo perché lui si riprendesse e tentasse di violentarla per punirla.<br />
Ci volle qualche secondo perché la lama del mio coltello gli attraversasse la schiena e gli uscisse dal petto.<br />
Ci volle un secondo perché lui si rendesse conto prima di stramazzare al suolo, prima che il gruppo si rendesse conto che il capo ora era un altro.<br />
Prima che mi rendessi conto che ora ero qualcuno, nel male o nel&#8230; male che fosse.<br />
Nadja. Nadja significa speranza e quello era, è il suo nome.<br />
Non la salutai neppure, guardai il gruppo e dissi: &#8220;andiamo qui abbiamo finito&#8221; e il gruppo per la prima volta mi seguì.<br />
Ero diventato un assassino, ero diventato un leader, ero diventato uno schifo. Ah no, quello lo ero già.<br />
Fu lei a cercarmi.<br />
Che Donna.<br />
Fu lei a cercarmi, ad avvicinarsi a me giorni dopo, a baciarmi e lasciarmi in tasca un foglio.<br />
Senza dire una parola.<br />
E andarsene.<br />
Era il suo indirizzo, e poche parole d&#8217;amore, di un amore stringato e secco come il pugno in faccia al mio vecchio &#8220;amico&#8221;.<br />
Io, lo sfigato avevo per la prima volta una donna. Una donna che mi volesse intendo, che non fosse costretta dalle contingenze o dai miei compagni o da altro.<br />
Insomma avevo una Donna, la mia donna.<br />
Ma non fu neppure questo credo a farmela amare, a farmela stimare. Mi accorsi di amarla quando mi accorsi di aver vendicato per la prima volta una persona che non fosse me stesso.<br />
Di aver vendicato qualcun altro, di aver spostato il centro del mondo da me a fra noi. Ci vediamo ancora io e lei, non dico che stiamo assieme dico che certe cose le vivo solo con lei e lei con me, dico che non c&#8217;è altro posto dove vorrei tornare quando sono ferito, o stanco. E lei lo stesso con me.<br />
L&#8217;anno successivo incontrai Cort, il mio Maestro.<br />
Colui che mi aiutò ad affinare le arti del mio sopravvivere, del mio essere, del mio lottare.<br />
Lottare per cosa?<br />
Per la vendetta. Perché fu sempre Cort a scoprire qualche informazione in più sui miei genitori su come siano stati fatti sparire per aver toccato equilibri della corporazione che non avrebbero dovuto toccare, per aver scoperto cose che non avrebbero dovuto scoprire.<br />
Non mi ha mai confermato la loro morte, non ha mai detto nulla a dire il vero su cosa sia stato fatto di loro e ancora mi chiedo perché mi abbia raccontato queste cose, perché mi abbia aiutato ad affinare le tecniche e perché improvvisamente sia scomparso.<br />
Scomparso. A volte ho paura facciano sparire anche Nadja, a volte ho paura che in realtà ce l&#8217;abbiano con me e non con le persone accanto a me, per questo cerco di vederla, si ma non troppo, ne troppo apertamente.<br />
E così continuo a lottare, lottare per la vendetta.<br />
O per&#8230; per qualcosa. Per sopravvivere a questo mondo. In giro col mio gruppo.<br />
Per abitudine giro ancora in mezzo, come non fossi il leader, come fossi lo sfigato intelligentone utile come consigliere del capo.<br />
Quello che sembra il capo è solo il migliore di loro. Si, di loro, non di noi.<br />
E così giriamo, sopravviviamo, andiamo avanti. O indietro, o da una parte, insomma hai capito..</p>
<p>(Successivo: <a href="https://www.staipa.it/blog/alex-pt2/">Alex pt2</a>)</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/alex-pt1/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">2478</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
