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	<title>concorso letterario Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>concorso letterario Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>Lettera al mio lettore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2015 22:14:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie.Iniziava così la lettera, senza un riferimento ad un nome, ad una persona specifica, semplicemente Grazie. La lettera era indirizzata a coloro che nel tempo avevano iniziato a seguirne le creazioni. Il tutto era iniziato come un blog di poesia trasformatosi nel tempo in uno di politica, fatti propri, e varie ed eventuali. Nel tempo, [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Grazie.</em><br>Iniziava così la lettera, senza un riferimento ad un nome, ad una persona specifica, semplicemente <em>Grazie</em>. La lettera era indirizzata a coloro che nel tempo avevano iniziato a seguirne le creazioni. Il tutto era iniziato come un blog di poesia trasformatosi nel tempo in uno di politica, fatti propri, e varie ed eventuali. Nel tempo, negli anni era cambiato, evoluto per certi versi ed involuto per altri. I lettori erano stati molti in alcuni periodi e pochi in altri, talvolta dall&#8217;estero e spesso invece da specifici centri e zone nazionali.<br>Negli anni c&#8217;erano state crisi, periodi di scrittura compulsiva, periodi di assenza e silenzio.<br>Ultimamente vi era stata una nuova evoluzione improvvisa, come dal nulla, dopo un periodo di silenzio aveva ricominciato a scrivere, molto in privato ma molto anche sul blog. Racconti prevalentemente, alcuni filoni di racconti.<br>Qualcosa era cambiato in questo, nel modo di scrivere, nel modo di vedere lo scrivere stesso, erano prevalentemente esercizi di stile per trovare una nuova strada un nuovo percorso da seguire un nuovo modo di esprimersi ma senza un reale fine, senza un fine preciso.<br>I lettori ormai scomparsi da tempo tuttavia cominciarono a tornare, improvvisamente come improvvisamente vi era stato questo cambio repentino, cominciarono ad arrivargli complimenti, richieste su come sarebbe andato a finire la storia di un personaggio, incitamenti.<br>Fu nel periodo stesso che come un segno del cielo arrivò un premio ad un concorso letterario neppure cercato.<br>Comprese che forse col suo modo di scrivere, era cambiato in qualche modo il suo modo di essere, che tutti quegli esercizi di stile potevano essere finalizzati diversamente.&nbsp;Fu per questo che scrisse quella lettera ai propri lettori, quel ringraziamento per la stima accordatagli, lo scrisse nel suo stile tra l&#8217;egocentrico e lo sperimentale, con un filo di ironia, lo scrisse per dire che forse per un po&#8217; non sarebbero più stati pubblicati altri esercizio-racconti, lo scrisse mentre in sottofondo &#8220;The Call of Cthulhu&#8221; rilasciava le sue note.<br>Era il momento di rimettersi a studiare, di fare ricerca per realizzare qualcosa di più ampio, di più organico, era il momento di chiamare a raccolta le conoscenze tecniche, sue e di consulenti, disegnatori, esoteristi, medici ed untori.<br>Scrisse un egocentrico <em>Grazie, tornerò su questo argomento più&nbsp;avanti</em> e poi lasciò quella lettera a&nbsp;scivolare nell&#8217;etere perché potesse raggiungere le persone che ama.</p>
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		<title>Contrapposizioni   &#8230;..infine ecco la &#034;fine&#034;.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 May 2007 11:02:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[Contrapposizioni, Il Filo Edizioni è il mio primo libro edito. Vincitore di una targa e un diploma di merito al Premio Internazionale di Poesia &#8220;San Domenichino&#8221; Città di Massa è in fine giunto a scadenza del contratto. Sarà reperibile nelle principali librerie di Verona (in particolare da Gheduzzi e al Gelso) e ordinabile in tutte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p><a href="https://web.archive.org/web/20080202104538/http://www.ilfiloonline.it:80/autori/2005/giugno/giolo.asp">Contrapposizioni</a>, Il Filo Edizioni è il mio primo libro edito. Vincitore di <a href="https://www.staipa.it/blog/premio-internazionale-di-pesea-san-domenichino-citta-di-massa/">una targa e un diploma di merito</a> al Premio Internazionale di Poesia &#8220;San Domenichino&#8221; Città di Massa è in fine giunto a scadenza del contratto.</p>
<p>Sarà reperibile nelle principali librerie di Verona (in particolare da Gheduzzi e al Gelso) e ordinabile in tutte le librerie italiane ancora per qualche settimana e poi non ne sarà più garantita la reperibilità.</p>
<p>Dalla Prefazione:<br />
&#8220;<span style="font-style: italic;">Stefano Giolo osserva la vita attraverso un caleidoscopio di poesia che riporta le immagini di un mondo complesso. La vita appare nei suoi versi come il teatro dalle apparenti contraddizioni, in un palcoscenico di carta Stefano Giolo mette in scena l’assurdo che regola la percezione dell’essere ingabbiandola a priori in griglie di senso prestabilite. Una silloge fatta di vetri che come echi di pensieri s’infrangono nell’anima riflettendo e ricomponendo una realtè nascosta, della quale egli tenta di rivelare le profonde contraddizioni intrinseche ai diversi punti di osservazioni che si decide di adottare per comprenderla. E di svelarne la bellezza, quella che arriva improvvisa dalla vita, e che ci trova spesso impreparati di fronte a noi stessi.</span>&#8221;</p>
<p>Un <a href="https://www.staipa.it/blog/da-larena/">articolo</a> de &#8220;<a href="https://www.larena.it/">L&#8217;Arena</a>&#8221; il quotidiano di Verona:</p>
</div>
<div class="giustificato">
<div style="text-align: justify;"><span style="font-style: italic;"> La silloge del giovane musicista alla Gheduzzi «Contrapposizioni» nella poesia di Giolo Prima di tutto il ritmo. Chissà se è un caso che il giovanissimo Stefano Giolo, veronese, classe 1982, suoni il sassofono nel gruppo latin rock jazz «Raku Quintet»: la sua prima prova poetica, intitolata «Contrapposizioni» (Edizioni Il Filo, pp. 103, euro 12), sembrerebbe proprio smentire la casualità. Si tratta infatti di un’agile raccolta dai tempi più vari che si caratterizza e che trova il suo elemento unificante nella musicalità: intesa non nel senso di una scelta metrica precisa, quanto come «orecchio», come naturale talento che il giovane poeta rivela nell’accostamento di termini che, vicini, producono di per sé una suggestione. Ce lo lascia intendere del resto l’autore stesso, nel capitolo VIII, che si intitola «Poesia. Per me». Vi leggiamo: «C’è qualcosa nell’aria questa sera. Ho voglia di scrivere, un po’ soffrire, senza dolore, come amare, senza dormire, come stare in un prato di notte sotto le stelle e sentire il respiro del mondo&#8230;». C’è un senso di trascinamento nelle parole, come se l’autore volesse farci intendere che questo per lui è poesia: un affidarsi delle cose ai suoni. Le cose infatti appaiono a Giolo come «contrapposizioni», la realtà è tensione tra sentimenti contrastanti, di cui è difficile intuire il senso e il destino. Nel suo lavoro giustamente Valentina Scacchi nella Prefazione che apre il volume afferma che in queste liriche «la vita appare come il teatro delle apparenti contraddizioni, in un palcoscenico di carta. Stefano Giolo mette in scena l’assurdo che regola la percezione dell’essere&#8230;Un sentimento di vertigine pervade questi versi che tentano di spiccare il volo ma sentono il peso della loro costrizione a terra». La musica, il respiro segreto della parola o, meglio, dell’incrociarsi delle parole, diventa la via necessaria a ridare un senso, un ordine alla realtà. E, nello stesso tempo, si pone come strumento in grado di liberare la lingua, a sua volta vittima della contraddizione inscritta nella vita, dalla non autenticità cui oggi è costretta: dulice liberazione dunque, la scrittura poetica, dalla prigione dell’esistenza ma anche dallo schematismo di scritture omologate. La ricerca di verità risulta per altro dominante anche nei contenuti: lo vediamo bene nella parte finale della raccolta, per esempio nella lirica, bellissima, intitolata Mirco, dove l’iterazione degli stessi termini scandisce l’autenticità della disperazione. O ancora in Elena, dove la brevità secca e aspra dei versi racconta l’asciuttezza impietrita del dolore di un’assenza. A riprova vale ancora quanto afferma il poeta. Quando parla di poesia, intesa anche come arte e dunque, in generale, come ispirazione, Giolo scrive infatti «contraddizioni assurde che per contraddizione/ spiegano la realtà/ perdendo allora la contraddittorietà». Il libro, premiato con una targa e un diploma di merito al concorso letterario internazionale «San Domenichino- Città di Massa», verrà presentato domani, venerdì, alle 18,30 alla libreria Gheduzzi-Giubbe Rosse in Corso Sant’Anastasia.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">-Alessandra Galetto-</span><br />
<span style="font-style: italic;"> </span><br />
Voglio riportare ancora una volta i ringraziamenti che compaiono alla fine del libro<br />
&#8220;<span style="font-style: italic;">Per questo mio figlio voglio sentitamente ringraziare Assunta Reffi  che è stata per due anni, mia insegnante di lettere. Mi ha incoraggiato dopo la lettura di “Amore &amp; Pioggia” ed è per i suoi complimenti, probabilmente, che ho continuato a scrivere. Voglio ringraziare anche Manuela, altra mia insegnante per non avermi in alcun modo spinto, per non aver creduto in me, per aver spinto il mio orgoglio verso il dimostrare che si sbagliava. </span><br style="font-style: italic;" /></div>
<p><span style="font-style: italic;">Ringrazio chi mi ha ispirato e chi crede in questo progetto e tutti gli artisti di Schegge di Cristallo (www.scheggedicristallo.com). </span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Ringrazio tutte le persone che mi sono state vicine in questi anni e tutte le persone che ho incontrato per caso, per pochi istanti o a lungo, che mi hanno ispirato, spinto, frenato, amato, ferito, curato, che mi hanno dato motivo di scrivere. </span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Ringrazio i sassi sulla riva dell’Adige e il ponte di Castel Vecchio, con i suoi scorci di Verona. Ringrazio chi me li ha fatti amare.</span>&#8221;</p>
<div style="text-align: justify;">In fine trovo doveroso aggiungere un ringraziamento al Bencio che mi ha fatto scoprire questa casa editrice, Valentina  della casa editrice stessa che con la sua simpatia mi ha accompagnato in questi due anni tra i meandri dei concorsi letterari, tutti quelli che hanno acquistato (o che lo faranno in queste settimane) il libro in tutta Italia, Mari che mi ha aiutato nella stesura definitiva, e chiunque mi abbia fornito una critica positiva o non di ciò che ho scritto.</div>
</div>
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		<title>da &#034;l&#039;Arena&#034;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2006 08:42:16 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La silloge del giovane musicista alla Gheduzzi «Contrapposizioni» nella poesia di Giolo    Prima di tutto il ritmo. Chissà se è un caso che il giovanissimo Stefano Giolo, veronese, classe 1982, suoni il sassofono nel gruppo latin rock jazz «Raku Quintet»: la sua prima prova poetica, intitolata «Contrapposizioni» (Edizioni Il Filo, pp. 103, euro 12), sembrerebbe proprio smentire la casualità. Si tratta infatti di un’agile raccolta dai tempi più vari che si caratterizza e che trova il suo elemento unificante nella musicalità: intesa non nel senso di una scelta metrica precisa, quanto come «orecchio», come naturale talento che il giovane poeta rivela nell’accostamento di termini che, vicini, producono di per sé una suggestione. Ce lo lascia intendere del resto l’autore stesso, nel capitolo VIII, che si intitola «Poesia. Per me». Vi leggiamo: «C’è qualcosa nell’aria questa sera. Ho voglia di scrivere, un po’ soffrire, senza dolore, come amare, senza dormire, come stare in un prato di notte sotto le stelle e sentire il respiro del mondo&#8230;». C’è un senso di trascinamento nelle parole, come se l’autore volesse farci intendere che questo per lui è poesia: un affidarsi delle cose ai suoni. Le cose infatti appaiono a Giolo come «contrapposizioni», la realtà è tensione tra sentimenti contrastanti, di cui è difficile intuire il senso e il destino. Nel suo lavoro giustamente Valentina Scacchi nella Prefazione che apre il volume afferma che in queste liriche «la vita appare come il teatro delle apparenti contraddizioni, in un palcoscenico di carta. Stefano Giolo mette in scena l’assurdo che regola la percezione dell’essere&#8230;Un sentimento di vertigine pervade questi versi che tentano di spiccare il volo ma sentono il peso della loro costrizione a terra». La musica, il respiro segreto della parola o, meglio, dell’incrociarsi delle parole, diventa la via necessaria a ridare un senso, un ordine alla realtà. E, nello stesso tempo, si pone come strumento in grado di liberare la lingua, a sua volta vittima della contraddizione inscritta nella vita, dalla non autenticità cui oggi è costretta: dulice liberazione dunque, la scrittura poetica, dalla prigione dell’esistenza ma anche dallo schematismo di scritture omologate. La ricerca di verità risulta per altro dominante anche nei contenuti: lo vediamo bene nella parte finale della raccolta, per esempio nella lirica, bellissima, intitolata Mirco, dove l’iterazione degli stessi termini scandisce l’autenticità della disperazione. O ancora in Elena, dove la brevità secca e aspra dei versi racconta l’asciuttezza impietrita del dolore di un’assenza. A riprova vale ancora quanto afferma il poeta. Quando parla di poesia, intesa anche come arte e dunque, in generale, come ispirazione, Giolo scrive infatti «contraddizioni assurde che per contraddizione/ spiegano la realtà/ perdendo allora la contraddittorietà». Il libro, premiato con una targa e un diploma di merito al concorso letterario internazionale «San Domenichino- Città di Massa», verrà presentato domani, venerdì, alle 18,30 alla libreria Gheduzzi-Giubbe Rosse in Corso Sant’Anastasia. Alessandra Galetto</p>
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