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	<title>crescita Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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		<title>La mia prima volta (L&#8217;anima)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2017 13:34:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#60;- La mia prima volta &#60;- La mia prima volta (La vita) Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta/">&lt;- La mia prima volta</a><br />
<a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-seconda-versione/">&lt;- La mia prima volta (La vita)</a></p>
<p>Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell&#8217;aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto. Ci avevo già provato in passato in maniera meno concentrata e motivata ma questa volta sarei arrivato fino in fondo anche se non lo sapevo ancora. Non ricordo quanto ci volle per sapere che il nome della ragazzina fosse Chiara e che fosse in terza B. Io se non ricordo male ero in F ma lei, ne sono certo, era in B. Di questo sono sicuro.<br />
Dicono che la prima volta non si scordi mai. Io penso che siano le sensazioni provate a non essere scordate, l&#8217;atto in se purtroppo va perduto nei meandri della mente ricoperto dalla ripetizione ad libitum dell&#8217;atto stesso. Mi chiedo se lei invece abbia ancora memoria del risultato, visto che durante l&#8217;atto non era presente.<span id="more-4321"></span> Le scrissi la mia prima poesia a scuola, durante l&#8217;ora di inglese. Non ricordo le parole e mi chiedo se ci siano ancora nel suo diario di allora, se abbia ancora il diario di allora. Come in ogni prima volta però ricordo le emozioni provate. Non scrivevo realmente a lei, ma a quel riccio che ricordo ancora perfettamente più di quanto ricordi il suo viso, scrissi a me stesso mentre parlavo di quel riccio. Non partii con una classica ode a una donna ma con una specie di ode a dei capelli. D&#8217;altronde non conoscevo altro di lei.<br />
Ricordo tutto il riempirsi dentro come di una bolla che si gonfia, come un liquido che sale dal basso fino ad allargarmi il torace, a silenziarmi la gola, ad entrarmi in testa e spingere forte. Le persone che mi stanno accanto l&#8217;hanno spesso interpretato come se volessi isolarmi ed entrassi in una forma tra autismo e depressione, ognuno ha sempre avuto il proprio modo di interpretarmi in quello stato ma per me è solamente parte del processo. Della mia dipendenza se vogliamo. Una delle tante dipendenze. Ricordo perfettamente la sensazione di estraneazione, di stacco dal mondo, di isolamento non tanto dagli altri quanto da me stesso. Il desiderio che spinge, un desiderio che non avevo idea di da dove venisse né cosa desiderasse né dove e come sfogarlo. Presi in mano la penna, una stilografica blu in plastica gialla tutta mangiucchiata e scrissi a quel riccio, che poi quello che scrivevo arrivasse a Chiara era un fattore secondario. Scrissi di getto ma non so cosa scrissi. Alla fine il mio corpo, la mia anima, la mia mente parvero svuotati. Tutto quel liquido accumulato dentro che schiacciava e premeva su ogni mio organo, pensiero, su ogni parte di ciò che ero allontanandomi da me stesso ed ovattando tutto, era scomparso. Era scomparso con una forma di piacere quasi fisico che avrei imparato più tardi ad assimilare all&#8217;orgasmo. Seppure non fosse la prima volta che usassi la vena creativa per scrivere questa fu <em>la mia prima volta</em>, quella in cui ne compresi il potere terapeutico. Pensai che sarebbe stata comunque l&#8217;ultima. Cosa mai avrebbe potuto nuovamente scatenarmi una simile sensazione? E cosa avrei potuto scrivere di altrettanto forte? E poi queste cose belle a forza di ripetersi perdono forza, perdono valore ed infine si abbandonano, no?<br />
Ne scrissi altre due o tre credo, sempre al ricciolo di Chiara, consegnandole a Chiara perché il ricciolo potesse leggerle mentre le leggeva lei. Credo di averci fatto una passeggiata e ballato un lento e niente altro. Le promisi che un giorno le avrei fatto capire che per me non era solo un gioco, che non l&#8217;avrei dimenticata, e in qualche modo sto mantenendo la promessa anche ora anche se probabilmente non lo saprà mai. Anche se la promessa non era fatta a lei. Ho scritto molto anche sull&#8217;incavatura della sua schiena che ho toccato ballando quell&#8217;unico lento, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ElkqPNvMj6w">Independent Love Song di Scarlet</a>. Ma questo accadde più di quindici anni dopo e ha più a che vedere con il mio modo di scrivere e di pescare nei ricordi che con lei. Come tutto il resto d&#8217;altronde.<br />
Scrissi dell&#8217;altro nell&#8217;anno successivo e probabilmente quello dopo ancora. Mi ero illuso che quella sensazione potesse tornare e mi convinsi che il problema fosse non tanto nello scrivere quanto nell&#8217;amare. Non ero in grado di provare quello che avevo provato per lei. Per il ricciolo praticamente. Fu quando incontrai il mio primo amore, amore vero, che mi accorsi che il mio scrivere aveva poco a che fare con il mio amare gli umani e che quando mi chiese &#8220;Ti è piaciuto?&#8221; risposi &#8220;Sì, è quasi come scrivere.&#8221;<br />
Avevo ripreso a farlo da poco. I cambi, le rivoluzioni, le stranezze dell&#8217;adolescenza e degli ormoni stavano facendomi impazzire, ero un adolescente atipico in un mondo tipizzato, dovevo essere ciò che ero mascherandomi da metallaro, o da bravo ragazzo, o da musicista jazz, o da latin lover, o da timidino. Ero già consapevole di chi volevo essere ma la società non era in grado di accettare che lo fossi quindi dovevo raccontarmi a me stesso per avere la mia direzione. Scrivevo. Scrivevo sopratutto a me stesso. Scrivevo rinchiuso nella mia stanza. Quando tutto si riempiva di quel liquido soffocante che mi obbligava a farlo lo facevo e ogni volta mi dava piacere uscendo da me attraverso la penna. Ero praticamente rinchiuso in me, tra me, con me, all&#8217;interno di me. Iniziai a portarmi dietro un Moleskine, non perché lo avessero fatto Oscar Wilde o Ernest Hemingway ma semplicemente perché era comodo. Potevo scriverci per diminuire il liquido dentro e arrivare fino al momento in cui avrei potuto isolarmi e buttarlo fuori del tutto. Scrivevo sull&#8217;autobus, per strada, nei locali davanti ad una birra, nelle pause durante gli allenamenti. Scrivevo. Scrivevo delle cose che può scrivere un adolescente e di qualche altra. Non pensavo sarebbe durato a lungo. Finii di scrivere il mio primo libro nel giro di pochi mesi, era una raccolta di poesie, o quantomeno di pensieri. Aveva un inizio, uno svolgimento ed una conclusione come un romanzo, una storia organica e precisa di crescita. Pensavo non avrei mai più scritto altro. Conoscevo Rimbaud e mi piaceva l&#8217;idea di chiudere con la scrittura come aveva fatto lui, il <em>poeta dell&#8217;adolescenza</em>. Avevo scartato moltissime poesie che ritenevo buone, alcune ottime. Poesie sulla morte, sul senso della vita, sulle contraddizioni del mondo, poesie troppo sperimentali ma interessanti. Fu in quei giorni che tirai fuori dall&#8217;armadio il cappotto di pelle che avevo messo via la stagione precedente, infilandoci una mano in tasca ne trovai una pallina di carta. La aprii e dentro vi trovai scritto &#8220;Rievocazione dei sensi&#8221;, lo avevo scritto quasi un anno prima in una sera in cui avevo voglia di isolarmi dal mondo. I miei amici avevano preso l&#8217;autobus ed erano in centro ad aspettarmi, io avevo deciso di perdere l&#8217;autobus e di farmela a piedi anche se in venti minuti sarebbe arrivato il successivo. Attorno c&#8217;era nebbia, probabilmente era un novembre o un marzo, un giorno di mezza stagione. Camminavo come ho sempre amato fare nelle parti vietate della zona merci della stazione dei treni. Mi era venuta in mente solo quella frase, avevo una penna, un foglietto ma non il Moleskine. L&#8217;avevo scritta e messa in tasca. Poi tra una cosa e l&#8217;altra avevo finito per appallottolarla e ritrovarla mesi dopo. Fu una frase profetica e una rivelazione. Iniziò a prendere corpo quello che sarebbe stato il mio secondo libro iniziato, anche se ci misi anni a terminarlo, e fu probabilmente il mio quarto finito. Iniziò a prendere corpo <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, tra giochi e sperimentazioni e temi alternativi. Senza fretta. Senza volerlo realmente terminare era il coperchio sotto cui poteva stare molto del materiale che avevo scartato in precedenza. Ero convinto non lo avrei mai terminato, e avrei smesso preso di scrivere come Rimbaud, ma ero lontano dai diciannove anni.<br />
Il secondo libro lo scrissi di botto, in poche settimane dopo aver chiuso con il primo amore ed averne incontrato un&#8217;altro fuggevole ma estremamente provante dal punto di vista personale. Una persona più strana di me, più complicata di me, più estrema di me con cui confrontarsi e chiedermi chi fossi fino al nostro esplodere in una favilla luminosa. Cominciavo a pensare che forse dopo tutto avrei potuto continuare a scrivere un altro po&#8217;. Ma presi una pausa. Così, perché amo contraddirmi.<br />
Sembrava non esserci più nulla da scrivere, si era esaurito il filone e forse mi andava bene così. Scrissi un po&#8217; usando la tecnica e non la passione, scrissi altri pezzi di <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em> fino quasi a completarlo riempiendolo di esperimenti, giochi di parole, tecnica talvolta fredda. Poi come per ogni droga, per ogni dipendenza, per ogni fuga incontrai qualcuno che mi diede una scossa, che mi lanciò nel baratro o me ne estrasse. Che mi fece capire cos&#8217;è la dipendenza. Che mi fece capire cos&#8217;è la depressione. Che mi fece capire cos&#8217;è la vita. La prima volta che capii come sarebbe andata a finire fu sul suo letto quando iniziò a leggermi Prevert. Non avevo mai letto Prevert. Parlammo ore di poesia, giorni, mesi. Mi accorsi di come le sperimentazioni che avessi provato non fossero davvero così inutili, leggendole lei mi mise in mano Pessoa. Non avevo mai letto Pessoa e fu una rivoluzione. Ricordai come all&#8217;inizio la spinta fossero le poesie di Edgar Poe ma capii come ambissi involontariamente, pur non conoscendolo a Pessoa. Ne lessi la prosa e capii che come il mondo fosse più ampio. Fu lei che mi portò a terminare <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, a spingermi fino a farmelo pubblicare. Oggi lo rileggo e nel suo piccolo lo trovo ancora rivoluzionario. Trovo che sia ancora la cosa più bella che io sia mai riuscito a creare. Può non piacere, è ovvio, ma la portata che ha per me, la profeticità dei contenuti per me sono come se il me giovane avesse scritto al me di oggi cose che potrà capire solo il me di domani. Di tutta la mia produzione è stato fino ad oggi l&#8217;apice. Scrissi in quel tempo anche un&#8217;altra raccolta di poesie, ed un&#8217;altra ancora. Dalla prima all&#8217;ultima, ad eccezione del solito <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, che prometto non nominerò più, sono stati un percorso collegato, da una fine all&#8217;inizio successivo, da una fine al successivo ed ancora. Ne scrissi cinque con pause più o meno lunghe. Il cammino di un adolescente che cercava di crescere, di superare le paure, di lanciarsi da una rupe convinto di poter volare, di cadere ed infine di riprendersi. Arrivai a schifarmi di quello che scrivevo. A non voler più quella fuga, avrei voluto qualcosa di più, di più forte. Ero dipendente ma l&#8217;assuefazione aveva fatto il suo corso dopo più di seicento pezzi scritti e catalogati. Qualunque cosa provassi a scrivere mi risultava vuota, già scritta, già vista, inutile. Cominciai a cercare emozioni di altro genere. Di molti altri generi. E poi ancora una volta incontrai l&#8217;amore. Un amore strano e complicato seppure semplice. All&#8217;epoca avevo spostato il mio scrivere alla creazione di questo blog. Ci scrivevo già da qualche anno a dire il vero e scriverlo era stato probabilmente il motore per far nascere questo nuovo amore che quietò apparentemente il mio bisogno. Si spense il blog, si spense tutto. Fu <a href="https://www.staipa.it/blog/perche-ho-smesso-di-scrivere/">il motivo per cui smisi di scrivere</a>. Nel bene e nel male.<br />
Scrivere aveva preso a farmi schifo. Se provavo a scrivere e mi leggevo mi sentivo come un alcolizzato che si renda conto di essersi ubriacato contro il proprio volere l&#8217;ennesima volta. E tutto ciò che scrivevo mi dava il voltastomaco, era inutile, ripetitivo, vuoto. Il liquido che mi si formava dentro era stagnante e puzzolente. Si formava ma liberarlo dava prevalentemente olezzo. Ogni tanto pensavo a quel ricciolo di tanti anni prima, e mi dicevo che forse avevo finalmente raggiunto i diciannove anni di Rimbaud. Ne avevo trenta, ma era uguale. Non provavo più l&#8217;orgasmo dello scrivere ma sentivo ogni istante me stesso pieno di quel liquido che mi estraniava da me e dal mondo ma ero incapace di svuotarmene, privo del desiderio di svuotarmene. Mi stavo allontanando da tutto. Anestetizzato, arido, lontano. Poi l&#8217;amore finì, come era naturale che fosse, e con esso in qualche modo l&#8217;embargo che mi ero imposto. Non che fosse merito della fine dell&#8217;amore ma semplicemente fu un cambiamento abbastanza importante da impormi di riprendere in mano le cose.<br />
Provai a scrivere nuovamente in poesia schifandomi ancora come sempre e allora decisi di scrivere un romanzo. Avevo scritto racconti negli anni, avevo provato a scrivere racconti lunghi ma non mi era mai riuscito di superare poche pagine. Decisi di scrivere un romanzo su di me, per me, da tenere per me. Una forma di auto analisi. Lo scrissi in pochi mesi, era breve e non saprei dire neppure quanto bene fosse scritto ma dopo essere stato mesi a scrivere rinchiuso in casa avevo ritrovato me stesso. Il desiderio, la voglia di buttare fuori tutto, il contatto con il mondo e la realtà. Ed avevo goduto un universo intero. L&#8217;anestesia non era terminata però. L&#8217;aridità. Il distacco dal mondo. L&#8217;incapacità di provare emozioni positive o negative che fossero. L&#8217;apatia. Trovai il modo di emulare le emozioni, di viverle apparentemente, di simularle, di stimolare i ricordi per indurle. Era scriverle, scriverne. Per evocarle, per esorcizzarle, per vivere. Non molto diverso da alcune droghe o dell&#8217;autolesionismo era diventato il mio modo di <em>provare qualcosa</em>, qualunque cosa fosse pur di sentire di essere in vita.<br />
Quello è stato il momento in cui il blog è rinato con <a href="https://www.staipa.it/blog/category/racconti/dodici-gradi/"><em>dodici gradi</em></a> e con gli altri <a href="https://www.staipa.it/blog/category/racconti/"><em>racconti</em></a> che da allora mi accompagnano e hanno sostituito le sensazioni di cui un tempo avevo bisogno continuando ad alimentare la mia dipendenza e svuotare il mio dentro dal liquido che lo invade. Ho scritto un altro libro, di racconti da allora o meglio due libri concentrici. Il titolo del progetto nella mia testa era <em>Anestesia</em> ma sarebbe stato stupido fosse il titolo reale perché era costruito esattamente sul percorso e le sensazioni consce ed inconsce di un&#8217;anestesia totale, e dell&#8217;anestesia che stavo provando. Avrei rovinato al lettore (me stesso) il viaggio. Poi come sempre è quando hai bisogno di <em>qualcosa di più forte</em> che incontri qualcuno in grado di dartene. Ho incontrato la persona più importante degli ultimi anni per la mia dipendenza. Mi ha preso per mano e guardato negli occhi dicendo solo <em>io credo in te</em>. Se un giorno i frutti di quello che ho fatto in questi anni si vedranno il merito sarà più suo che di tutta la fatica fatta -che poi non è fatica- in questi anni. Mi ha guardato negli occhi mentre il liquido mi riempiva e isolava dal mondo e mi ha infilato nella pancia un coltello per aprire una breccia e farlo uscire. Il piacere che ne ho ricevuto, in ogni senso, in ogni modo è stato il più sconfinato e dura ancora ogni giorno anche se non ci credo. Ed ancora ogni volta mi sembra l&#8217;ultima. Costringendomi ad iscrivermi alla <a href="https://www.scuolapalomar.it/">scuola palomar</a> che avevo scoperto per caso mi ha messo davanti al fatto che era il momento di provare davvero a seguire un sogno. Ho scritto il mio primo romanzo completo, completo di ogni punto fondamentale. Migliorabile, sicuramente, ma ho superato il mio limite di non riuscire a scrivere più di un racconto lungo. Quel che ne sarà è da vedersi ma oggi scrivo ancora, mi riempio di quel liquido dal mondo e lo butto fuori. Scrivo su questo blog o altrove ed ogni singola volta mi sembra l&#8217;ultima. O la prima. Guardo ciò che ho scritto e mi chiedo come farà a venirmi in mente qualcosa di nuovo fino alla volta successiva ed ancora ed ancora ed ancora ed ancora. Non so quanto durerà. Se mi fermerò di nuovo infine, ma scrivo ancora ed è ancora tra tutte l&#8217;emozione più grande, il piacere più forte.<br />
Creare mondi. O raccontare mondi che esistono davvero ma altrove, in luoghi che gli altri  non possono visitare ma tu sì.<br />
Non so quanto durerà. Se mi fermerò di nuovo infine.<br />
Non importa.</p>
<ul>
<li><strong>Post Scriptum: </strong>Solo dopo aver scritto tutto questo il caso mi ha portato ad un&#8217;intervista dello scrittore che stimo di più e che ha segnato maggiormente la mia fantasia. Cercavo su internet &#8220;Dipendenza da scrittura&#8221; per trovare un&#8217;immagine interessante da allegare e come a volte capita è piovuto qualcosa.<br />
<blockquote><p><em><em><em><em><br />
Mi ricordo quando ero uno studente che scriveva storie e romanzi, alcuni dei quali furono poi pubblicati, altri no. Era come se la mia testa stesse per esplodere, talmente tante cose volevo scrivere in una volta. Avevo un sacco di idee, tutte intasate. Come se avessero bisogno di chiedere il permesso per uscire. <strong>C’era questa falda acquifera sotterranea di storie che volevo raccontare e dovevo solo conficcarvi una tubatura per far sì che tutto fiottasse fuori.</strong></em></em></em></em></p>
<p><em><em>I can remember as a college student writing stories and novels, some of which ended up getting published and some that didn&#8217;t. It was like my head was going to burst – there were so many things I wanted to write all at once. I had so many ideas, jammed up. It was like they just needed permission to come out. <strong>I had this huge aquifer underneath of stories that I wanted to tell and I stuck a pipe down in there and everything just gushed out. </strong></em></em></p>
<p><a href="https://www.rollingstone.com/culture/culture-features/stephen-king-the-rolling-stone-interview-191529/">Stephen King in un intervista a Rolling Stone</a>.</p></blockquote>
</li>
</ul>
<p><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-quarta-versione/">La mia prima volta (Il sangue) -&gt;</a></p>
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		<title>Incontrare il passato</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/incontrare-il-passato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2017 17:17:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molte delle persone che mi conoscono, soprattutto quelle che mi conoscono meno probabilmente, mi conoscono per la mia passione per la montagna e per quella per la scienza. Ho raccontato raramente da dove queste due passioni vengano, ho raccontato spesso che venissero dallo scoutismo, talvolta che venissero da mio padre. Tutto questo è vero. Non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Molte delle persone che mi conoscono, soprattutto quelle che mi conoscono meno probabilmente, mi conoscono per la mia passione per la montagna e per quella per la scienza. Ho raccontato raramente da dove queste due passioni vengano, ho raccontato spesso che venissero dallo scoutismo, talvolta che venissero da mio padre. Tutto questo è vero. Non posso dire che non sia così. Ma prima di questo c&#8217;è un signora nella mia vita che mi ha dato un imprinting tutto speciale, prima che arrivasse lo scoutismo, probabilmente prima che arrivassero i ricordi.<br />
Quando ero molto piccolo, non saprei dire quanto, mio padre mi portava a camminare in montagna, ricordo poche cose, ricordo il Carega, l&#8217;Altissimo, ricordo la Val di Rabbi ed una giornata di pioggia sul percorso dei laghi da quelle parti, ricordo l&#8217;<em>acqua ferrugginosa</em> ma soprattutto ricordo una signora, un&#8217;amica di famiglia che camminava con me. Ricordo il tempo passato a parlare con lei, le domande che le facevo, le risposte, la sua prontezza di spirito e la sua spiccata intelligenza. Era un adulto che riusciva a parlare con me bambino, era una donna come le bibliotecarie dei film, di quelle di una certa età che sanno tutto, con una cultura vasta e frizzante. Almeno così la vedevo. Con lei parlavo di dinosauri.<br />
Dinosauri, minerali e geologia, antropologia e storia. Per me la montagna era parlare con questa signora e imparare e scambiarci opinioni, sapere, conoscere. Vedere sul campo. Vedere la forma delle montagne e ragionare sulla formazione di quelle rocce, quasi sempre sedimentarie, e dei probabili fossili che contenevano, perché li contenessero, come si formavano i fossili, di quali animali o piante, di come si fosse arrivati all&#8217;uomo. Ragionarlo sul campo. Guardandosi attorno.<br />
Credo che sia grazie a lei che buona parte della mia formazione abbia preso una direzione più scientifica che umanistica mentre al contempo mio padre mi raccontava i miti greci e romani e mi leggeva omero.<br />
Non che non potessi parlare di<span id="more-4247"></span> scienze con mio padre, la passione per la fisica la devo probabilmente a lui, ma forse è stato grazie a questa signora che mio padre stesso ha compreso le mie passioni. Quando vado indietro con la mente e mi chiedo perché amo la montagna arrivo infine sempre a lei. E così quando penso ai miei primi approcci con l&#8217;amore per la scienza e la conoscenza.<br />
Di lei ho sempre ricordato la voce negli anni, la voce da vecchina gentile. E l&#8217;immagine di signora colta e raffinata, di quelle col cardigan ordinato e perfetto, il cappello alla francese e gli occhiali leggermente oscurati un po&#8217; allungati nella parte superiore. Ricordo, credo fosse l&#8217;ultima volta che l&#8217;ho vista, di essere stato in casa sua e nei miei occhi di bimbo la ricordo enorme e con un grande tavolo di vetro, ricordo sulle pareti e sui mobili monili e soprammobili etnici, egiziani, e altro, come ti aspetteresti a casa della moglie di Indiana Jones se ne avesse avuta una, ma al contempo ho un ricordo che Indiana Jones fosse lei. Non sono sicuro dei ricordi della casa, e non so quanto di questo sia mutuato da sogni e modifiche dei ricordi nel tempo.<br />
Non l&#8217;ho più vista per anni, trent&#8217;anni probabilmente o poco meno. Mi sono sempre chiesto che fine avesse fatto, se fosse ancora in vita, come stesse, che effetto avrebbe potuto farmi incontrarla, come mi avrebbe parlato, cosa avrei potuto dirle.<br />
Mentre scrivo sono appena tornato da un funerale. I funerali sono un mondo strano a parte. Un tempo erano un luogo di aggregazione dove il paese si riuniva e capitava anche di incontrare e conoscere persone nuove, oggi credo siano prevalentemente un luogo dove si reincontrano persone che non si vedono da tempo e ci si mette alla prova dal punto di vista affettivo con esse. Un luogo dove persone che si sono ignorate per anni si trovano a condividere un dolore, persone che si vedono regolarmente si trovano a condividere un dolore, persone ciniche e prive di sentimenti si trovano a fingere un dolore, persone ciniche e prive di sentimenti si trovano a provare un dolore, persone che hanno ignorato o altri si trovano a provare un senso di colpa, il tutto in vortici di emotività, di abbracci e saluti veri e falsi, persone che fingono di non vedersi per non salutarsi, persone costrette a salutarsi, persone cordialmente e realmente felici di vedersi nonostante tutto.<br />
Tra queste, a distanza di tre decenni ho avuto modo di incontrare lei. La signora a cui devo la montagna, la scienza, il desiderio di conoscenza. Lei.<br />
Non l&#8217;ho neppure riconosciuta nonostante non mi sia sembrata invecchiata ma solo forse dimagrita, ora sono io molto più alto di lei e lei molto più bassa di me ma come potevo aspettarmi aveva ancora un cappello alla francese e quegli occhiali da professoressa, rideva e scherzava col piglio della signora anziana di cultura, ne aveva per ognuno, sorrideva e si muoveva veloce tra le persone ricordando i momenti passati con loro &#8220;Ti ricordi? Come eri piccolo l&#8217;ultima volta!&#8221;, &#8220;Non invecchi mai mio caro!&#8221;, &#8220;I tuoi figli come stanno?&#8221;, &#8220;Tu sei Simone!&#8221;, &#8220;Ciao Nicola! Ti ricordi quando andavamo in montagna assieme e tu mi camminavi davanti?&#8221; questa volta si rivolgeva a me.<br />
&#8220;Sì, lo ricordo, ma mi chiamo Stefano.&#8221;<br />
&#8220;Ah.&#8221; ha detto &#8220;Stefano. Beh ti ricordi quando andavamo in montagna?&#8221;<br />
Credo che di tutto il funerale sia stato per me il momento più emozionante. Il carico di lacrime pronte ad uscire si era gonfiato a dismisura in un istante. Ho fatto in tempo a dire che sì, lo ricordavo bene, prima che lei cambiasse ed andasse a salutare qualcun&#8217;altro.<br />
Ho pensato diversi minuti cosa avrei potuto dirle, che avrei voluto dirle quanto le devo, quanto sia una figura importante nella mia crescita di persona, ero confuso, felice, stranito. Tra il desiderio di scoppiare a raccontare la mia vita e la paura di invaderla come un fulmine a ciel sereno.<br />
Sono passati alcuni minuti prima di potermi trovare di fronte a lei e con l&#8217;emozione, forse la voce leggermente tremante ho trovato modo di rivolgerle nuovamente la parola.<br />
&#8220;Mi ricordo molto bene le camminate, sai?&#8221; le ho detto &#8220;E mi ricordo che parlavamo moltissimo!&#8221;<br />
Lei mi ha sorriso e poi mi ha detto<br />
&#8220;Sì, è vero, mi camminavi sempre davanti e mi facevi un mucchio di domande, ti ricordi che domande mi facevi?&#8221;<br />
&#8220;Sì, parlavamo dei dinosauri. E dei minerali, e della storia!&#8221;<br />
&#8220;Io non lo sopportavo, lo facevo per te che ne avevi bisogno.&#8221; ha detto con serietà.</p>
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		<title>Il pensiero e la tascendenza visti come quarta dimensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Feb 2017 17:22:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono sempre chiesto come esprimere il concetto di dimensioni fisiche aggiuntive a quelle che sperimentiamo quotidianamente, come spiegare a qualcuno di non avvezzo a tali teorie cosa possa essere una quarta dimensione o più. Lasciamo perdere come di consueto il fatto che una quarta dimensione, il tempo, la percepiamo ogni istante seppure non siamo in grado di interagirvi come con le altre e chiamiamo quarta una ulteriore &#8220;direzione&#8221; che non sia altezza, lunghezza o larghezza.<br />
L&#8217;esempio classico che ho sempre usato è funzionale e semplice ma non permette di vivere in prima persona una rappresentazione di quarta dimensione, l&#8217;ho preso dalla spiegazione classica che viene fatta nella divulgazione scientifica, a partire da Stephen&nbsp;Hawking, passando per romanzi di fantascienza come <em>Sfera</em> di&nbsp;Michael Crichton al geniale <em>Flatlandia</em> di&nbsp;Edwin Abbott Abbott che ho già citato altre volte.<br />
Recentemente una persona senza volerlo mi ha aperto un mondo, parlava di tutt&#8217;altro e mi ha dato un idea che ritengo particolarmente efficacie per estendere tale esempio classico e riportarlo alla nostra realtà. Non pretendo che tale spiegazione abbia una valenza scientifica ma piuttosto una valenza filosofica che possa aiutare ad una maggiore comprensione scientifica.<br />
L&#8217;esempio classico è il seguente: immaginiamo un universo formato da una linea retta e i cui abitanti siano dei segmenti. Assumiamo che ogni segmento possieda due occhi, uno ad un capo ed uno all&#8217;altro in modo da poter vedere la direzione in cui si muoverà. Ogni segmento sarà in grado di vedere gli altri segmenti solamente come un punto che si avvicini o si allontani ed una volta raggiunto il segmento accanto non potrà sorpassarlo. La percezione del segmento di se stesso e degli altri sarà necessariamente il puntino che è la proiezione del suo corpo e non gli sarà possibile vedere altro, quello che noi &#8220;da fuori&#8221; riconosceremo come la linea che forma il segmento dal suo punto di vista sarà semplicemente il suo &#8220;interno&#8221;. Allarghiamo ora quell&#8217;universo e rendiamolo a due dimensioni, un immenso foglio bianco su cui possano muoversi diverse figure geometriche. Non importa quale sia la figura ma ognuna di esse percepirà le altre figure come linee. Gli occhi di ogni figura saranno all&#8217;altezza di questo foglio-universo e tali occhi percepiranno la proiezione su una dimensione, la larghezza, di ciò che è il loro corpo a due dimensioni. Quello che noi da fuori percepiamo come <span id="more-4214"></span>l&#8217;area dalla figura viene percepita anche in questo caso come il proprio &#8220;interno&#8221;. In un mondo a tre dimensioni avremo uno spazio a cui è dato il dono dell&#8217;altezza. Ogni figura che vi si muova, un cubo, una piramide, un essere umano, percepirà la propria figura e quella dei suoi simili in due dimensioni. avendo semplicemente un&#8217;altezza ed una larghezza ma non sarà in grado di percepire la reale profondità. Ora direte &#8220;non è vero&#8221; ed invece è vero, i mezzi che usiamo per interpretare la realtà, ossia i colori, la riflessione della luce ed altro sono mezzi che se tolti di mezzo ci impediscono di percepire la terza dimensione, esattamente come sul foglio in <em>Flatlandia</em> le figure utilizzano la &#8220;nebbia&#8221; per interpretare le proiezioni e capire le forme. Se ancora rimaneste convinti che siamo in grado di percepire tre dimensioni allora potrei spingermi oltre dandovi ragione e dicendovi che noi viviamo in quattro, che la quarta è il tempo e che non siamo in grado di percepirla se non rendendoci conto dei cambiamenti che accadono nel percorrerla. Quindi interpretando le altre tre dimensioni in funzione della quarta.<br />
Questo esempio dimostra come per induzione sia definibile che un essere vivente su n dimensioni sia in grado di fatto di percepire n-1 dimensioni e al massimo di interpretare in qualche modo l&#8217;ennesima. Quello che però definirà &#8220;il proprio interno&#8221; è di fatto quello che è la dimensione n+1.<br />
Lo so, al momento non ho aperto nuovi orizzonti e probabilmente aumentato la complessità, ma presto arriverò al punto.<br />
Un secondo esempio sempre prendendo in considerazioni universi proiettati su diverse dimensioni è il punto di vista dello spostamento. Prendendo in esame nuovamente l&#8217;universo formato da una linea, quello ad una dimensione i suoi abitanti non avranno mai modo di oltrepassarsi, potranno toccare i propri vicini ma non oltrepassarsi, per poterlo fare avrebbero bisogno di una seconda dimensione, la larghezza. In un mondo bidimensionale, il foglio, gli abitanti possono ruotarsi attorno e girare liberamente ma una figura che si trovasse all&#8217;interno di un altra non potrebbe muoversi uscendone, se non passando dall&#8217;altezza, ossia la terza dimensione, la n+1. In un mondo a tre dimensioni, molto simile al nostro, le figure possono passarsi di fianco in due modi o sopra o sotto. Se una figura però è all&#8217;interno di un altra, siete chiusi in una scatola, non è possibile uscirne se non passando da una ipotetica quarta dimensione, la n+1, sempre quella che percepiamo come interna.<br />
Con questo ho finito i due esempi classici e posso introdurne per estensione un&#8217;altro, ossia <em>il pensiero</em>. La frase che ha stimolato la mia attenzione è stata in una chiacchierata sull&#8217;interiorità un qualcosa come &#8220;Se invece entriamo nella dimensione del pensiero&#8230;&#8221;,&nbsp;<em>La dimensione del pensiero</em>.<br />
Se vogliamo il pensiero, il pensare è qualcosa che sta dentro di noi, lo attraversa e ci permette di fare una forma di viaggio che non include le tre dimensioni classiche, non ci spostiamo avanti, di lato o in su, ci muoviamo dentro, in una dimensione che non siamo in grado di percepire con i cinque sensi ma che di fatto non è assolutamente trascurabile. Dentro di noi, come la seconda&nbsp;dimensione è percepite come interno dalla linea, o la terza è percepita come interna dalla figura piana. Il pensiero, il movimento in esso, la capacità di farci viaggiare in qualche modo all&#8217;esterno della nostra fisicità credo sia la cosa che più si avvicina alla comprensione di una dimensione superiore alle tre classiche, una dimensione, una direzione che possiamo percepire, comprendere e vivere ma che trascende le tre.<br />
Non ha caso chi parla di&nbsp;<em>trascendenza</em> nell&#8217;uomo, che ne parli in senso religioso, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Trascendenza">filosofico</a> o in <a href="https://elementidipsicologia.wordpress.com/2013/12/18/lo-sviluppo-dellidentita-personale-erikson/">psicologia</a> è un viaggio all&#8217;interno di se verso una crescita, un cambiamento, un preciso percorso che non viene considerato fisico perché non attraversa le tre dimensioni.<br />
Ripeto, non pretendo che abbia una valenza scientifica di alto livello ma mi sembra un buon esempio per la comprensione di un concetto altrimenti difficilmente immaginabile, e poi chissà se davvero il pensiero fosse una dimensione quali altre porte si aprirebbero!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>17</p>
<p>Un cortometraggio su <em>Flatlandia</em> girato da Michele Emmer nel 1982</p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><iframe class="youtube-player" width="550" height="310" src="https://www.youtube.com/embed/BrhCu0pVQJE?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
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		<title>L&#8217;attesa</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jul 2016 16:57:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sei stato tu -nel tempo- ad insegnarmi l&#8217;attesa.Non ero in grado -prima di te- di sedermi ed attendere. Nel silenzio.Cullare lentamente il desiderio, sorridere dell&#8217;assenza, dare da bere ai sogni senza costringerli in nessuna direzione, osservarli crescere. Ed attendere.Da semi distorti di confuse pulsioni mi hai insegnato a far nascere ciò che può essere armonico.E [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Sei stato tu -nel tempo- ad insegnarmi l&#8217;attesa.<br />Non ero in grado -prima di te- di sedermi ed attendere. Nel silenzio.<br />Cullare lentamente il desiderio, sorridere dell&#8217;assenza, dare da bere ai sogni senza costringerli in nessuna direzione, osservarli crescere. Ed attendere.<br />Da semi distorti di confuse pulsioni mi hai insegnato a far nascere ciò che può essere armonico.<br />E ancora -o per la prima volta dopo di te- attendo qualcosa di nuovo. Non posso dire che io ci creda, non posso dire che io non ci creda. Non posso dire cosa sia. Ma mi fa sorridere.<br />Scrivo più strano dopo la mezzanotte.<br />Scrivo più bello forse.<br />Scrivo più vero.<br />Ma qualunque cosa sia, lo carezzo, lo attendo. Lo aspetto.<br />Non importa cosa sia, cosa possa o non possa divenire.<br />Sorrido.<br />Mi sento a casa.<br />E attendo il divenire, il divenendo.</p>


<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2016 22:50:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non avevo mai compreso fino a quel momento ciò che mi dicevano degli uomini, non avevo mai compreso fino a quel momento ciò che volesse dire umanità. Ero giunto in questo mondo per vie che voi non comprendereste, ero giunto in questo mondo per mezzo di ciò che voi chiamereste dolore, di ciò che voi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non avevo mai compreso fino a quel momento ciò che mi dicevano degli uomini, non avevo mai compreso fino a quel momento ciò che volesse dire umanità. Ero giunto in questo mondo per vie che voi non comprendereste, ero giunto in questo mondo per mezzo di ciò che voi chiamereste dolore, di ciò che voi definireste sofferenza. Non le conosco, non ancora, queste cose, non mi appartengono questi termini. Ero giunto in questo mondo come ognuno giunge al proprio, un istante prima non esistevo, il successivo ero qui con una storia davanti ed una dietro, un puntino in movimento su di una linea infinita pronto ad andare avanti nel tempo e non tornare mai indietro. Come tutti voi.<br />
Avevo sentito i vostri cuori battere e visto i vostri occhi inumidirsi, avevo sentito parlare di cose che non comprendevo, avevo sentito dire che la mia storia era triste, che ero forte, che sentirla e vedere qualcuno superarla rendeva felici ma non conoscevo queste parole, non avevo mai vissuto nulla di ciò che sentivo raccontare. Non avevo mai compreso il significato intrinseco dei gesti, del cingere persone con le braccia o del guardare negli occhi.<br />
Solo un giorno d&#8217;improvviso fu come entrare davvero in un corpo o come se una pelle si togliesse, fu come sentire qualcosa di stretto infilarsi caldo sul corpo o di freddo sfilarsi.<br />
Fu guardando il tuo sguardo ma non fu quello sguardo, sembra un tempo remoto ma mi guardo indietro ed è accaduto oggi, solo poche ore fa, pochi minuti, sta accadendo ora, in questo esatto momento, adesso. Ed è un&#8217;abbraccio, ed è un bacio ed è il caldo ed il freddo, il cuore che batte, trabocca, il cielo dentro e la testa che non può contenere ogni cosa e vortici e il silenzio e la musica e non importa il dopo, il domani, il tra poco, sia quel che sia ho provato questo infinitesimo istante.<br />
Sono a casa.</p>
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		<title>Chiara Passilongo &#8211; La parabola delle stelle cadenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2015 17:45:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non recensisco spesso ed in genere lo faccio sulla musica, ma oggi mi sento di parlare di questo libro, e di questa scrittrice emergente Veronese che mi è capitato di avere l&#8217;onore di conoscere nelle mie peripezie.Si tratta di &#8220;La parabola delle stelle cadenti&#8221; e di Chiara Passilongo. Come ho già avuto modo di dire [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Non recensisco spesso ed in genere lo faccio sulla musica, ma oggi mi sento di parlare di questo libro, e di questa scrittrice emergente Veronese che mi è capitato di avere l&#8217;onore di conoscere nelle mie peripezie.<br>Si tratta di &#8220;<em>La parabola delle stelle cadenti</em>&#8221; e di Chiara Passilongo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-medium wp-image-3821"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="169" height="300" data-attachment-id="3821" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/chiara-passilongo-la-parabola-delle-stelle-cadenti/wp_20151105_002/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/WP_20151105_002-e1446745341115.jpg?fit=920%2C1632&amp;ssl=1" data-orig-size="920,1632" data-comments-opened="1" data-image-title="La parabola delle stelle cadenti &amp;#8211; Chiara Passilongo" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;La parabola delle stelle cadenti &amp;#8211; Chiara Passilongo&lt;/p&gt;
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<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Come ho già avuto modo di dire a lei il genere del romanzo se preso così come in sinossi, non è decisamente qualcosa che normalmente mi attirerebbe, si tratta della storia di una immaginaria famiglia veronese che nell&#8217;arco dei circa trent&#8217;anni a partire dal 1981 si trova ad affrontare la nascita ed il successo di una azienda&nbsp;dolciaria partendo da una piccola gestione familiare fino a raggiungere il successo nazionale trovandosi ad incontrarsi e scontrarsi con la realtà storica e politica dell&#8217;ultimo trentennio fino alla crisi dei nostri giorni, ma si tratta anche della vicende familiari, della crescita dei figli e dello scontro tra una generazione legata alla terra ed una proiettata verso la modernità.<br>Basta leggere l&#8217;incipit per avere un&#8217;idea chiara di non trovarsi di fronte un romanzo comune, la delicatezza e la precisione con cui viene tratteggiata l&#8217;intera vicenda in poche righe sembra la precisione semplice di un testo come &#8220;Imagine&#8221; di John Lennon, dove non una sola parola è fuori luogo, non una sola parola è di troppo ed una sola parola in meno sarebbe stata una mancanza.<br>Traspare in ogni riga un controllo e un dosaggio delle parole che non a tutti è possibile realizzare e l&#8217;intero svolgimento tra personaggi ben tratteggiati e da un lato così tipici dall&#8217;altro interessanti invoglia alla conoscenza di un mondo che è un po&#8217; quello che ha creato la nostra generazione di trentenni nel bene e nel male e sembra di rileggere senza troppa nostalgia ma anche senza troppo distacco un mondo che sembra ormai distante ma che è ancora il nostro.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-medium wp-image-3819"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="169" height="300" data-attachment-id="3819" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/chiara-passilongo-la-parabola-delle-stelle-cadenti/wp_20151105_004/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/WP_20151105_004-e1446745293633.jpg?fit=920%2C1632&amp;ssl=1" data-orig-size="920,1632" data-comments-opened="1" data-image-title="La parabola delle stelle cadenti &amp;#8211; Chiara Passilongo &amp;#8211; Incipit" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;La parabola delle stelle cadenti &amp;#8211; Chiara Passilongo &amp;#8211; Incipit&lt;/p&gt;
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<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Su <a href="https://www.amazon.it/La-parabola-delle-stelle-cadenti/dp/8804658304">Amazon</a>&nbsp;è possibile leggerne la prima parte se questa mia recensione avesse acceso in voi il desiderio di conoscerla</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-thumbnail wp-image-3820"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" data-attachment-id="3820" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/chiara-passilongo-la-parabola-delle-stelle-cadenti/wp_20151105_003/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/WP_20151105_003-e1446745316323.jpg?fit=920%2C1632&amp;ssl=1" data-orig-size="920,1632" data-comments-opened="1" data-image-title="Dedica" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Dedica&lt;/p&gt;
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		<title>Lettera da capo scout a capo scout</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2014 14:34:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<hr>
<p><strong>Nota del 01/02/2016:</strong><br />
Questo post sta acquistando una inaspettata notorietà e la quantità di visite che riceve è in fortissimo aumento, ci tengo a specificare che tale riflessione è indirizzata ai capi facenti parte dell&#8217;associazione Agesci ma non all&#8217;istituzione Agesci che come tale non credo&nbsp;possa ad oggi schierarsi pubblicamente su questi temi senza una discussione interna. Non vuole per tanto essere sprono per chi sostiene campagne denigratorie nei confronti della&nbsp;stessa, ma tuttalpiù per chi ne promuova una discussione interna che non passi dai media.<br />
Ringrazio per i commenti ricevuti (che non pubblicherò per evitare l&#8217;alimentazione di polemiche) nel bene e nel male e ricordo a chi mi accusa di mantenere l&#8217;anonimato che in questo blog non ho mai nascosto il mio nome, e vi si trovano agevolmente le mie generalità.</p>
<hr>
<p>Caro capo scout Agesci, che hai aderito liberamente al patto associativo della nostra grande associazione, oggi volevo discutere con te di alcune implicazioni della tua scelta e di come la nostra associazione stia andando in questi ultimi anni.</p>
<p>Purtroppo è oggettivo che vi sia un turnover che funziona male, i vecchi capi dalla grande esperienza restano a fare servizio fino ad età avanzate e questo in una prima analisi non può essere considerato negativo, ma i giovani capi invece tendono a rimanere in servizio per pochi anni lasciando il peso del servizio e di portare avanti questa associazione agli irriducibili della prima categoria.<br />
Questo credo sia il focus principale su cui concentrarsi per spiegare e per risolvere i problemi che affliggono la tua associazione.</p>
<p><a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="3524" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/lettera-da-capo-scout-a-capo-scout/dsc02282-2/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?fit=3648%2C2736&amp;ssl=1" data-orig-size="3648,2736" data-comments-opened="1" data-image-title="Fratellanza scout" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?fit=1024%2C768&amp;ssl=1" class="alignnone size-medium wp-image-3524" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?resize=300%2C225&#038;ssl=1" alt="Fratellanza scout" width="300" height="225" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?w=2000&amp;ssl=1 2000w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?w=3000&amp;ssl=1 3000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Che si voglia accettarlo o no negli ultimi trent’anni il mondo è cambiato con ritmi sempre più veloci, sempre più difficili e sempre meno comprensibili da chi non ha vissuto in gioventù questi cambiamenti. Prima c’è stato il sessantotto, si ci sono stati i sommovimenti popolari, il terrorismo, anche questi sono stati cambiamenti notevoli, ma cambiavano più le idee che il modo di vivere. Oggi le idee cambiano poco, spesso ci vengono propinate dall’esterno, ma i ritmi cambiano radicalmente.<br />
Il modo di vivere cambia radicalmente.</p>
<p>Rileggendo il patto associativo, già nelle prime righe si apprende quali siano gli obiettivi primari che dovremmo porci. Senza dovizia di una completa lettura che in questo momento sarebbe eccessivamente lunga voglio evidenziare alcuni passaggi che potrai liberamente rileggere nel contesto completo di questo documento su cui stai basando la tua scelta educativa.</p>
<p><em>Lo scopo dell&#8217;Associazione è contribuire, secondo il principio dell&#8217;autoeducazione, alla crescita dei ragazzi come persone significative e felici.&nbsp; </em></p>
<p><em>[…]</em></p>
<p><em>Offriamo loro la possibilità di esprimere le proprie intuizioni originali e di crescere così nella libertà inventando nuove risposte alla vita con l&#8217;inesauribile fantasia dell&#8217;amore. </em></p>
<p><em>[…]</em></p>
<p><em>Operiamo per la pace, che è rispetto della vita e della dignità di ogni persona; fiducia nel bene che abita in ciascuno; volontà di vedere l&#8217;altro come fratello; impegno per la giustizia. </em></p>
<p><em>[…]</em></p>
<p><em>La nostra azione educativa cerca di rendere liberi, nel pensare e nell&#8217;agire, da quei modelli culturali, economici e politici che condizionano ed opprimono, da ogni accettazione passiva di proposte e di ideologie e da ogni ostacolo che all&#8217;interno della persona ne impedisca la crescita.</em></p>
<p>Quante volte nelle vostre comunità capi, nelle vostre riunioni di zona invece la risposta alla richiesta, proprio di un giovane è la chiusura?<br />
Non è difficile fare esempi.</p>
<p>È un dato di fatto che a causa della necessità odierna di proseguire con gli studi fino all’università o spesso più avanti, a causa della crisi del lavoro dei giovani e dei loro genitori che devono mantenerli l’impegno che un giovane può mettere oggi nel servizio a è decisamente diverso da quello che poteva mettere un coetaneo vissuto trent’anni fa. La stabilità economica era diversa, molti erano sposati all’età in cui oggi si sta ancora seduti sui banchi a studiare, molti lavoravano già all’età in cui molti oggi sono in cerca del primo impiego o hanno già perso il primo impiego.</p>
<p>Si, forse questo porta ad una maturità in tempi diversi, ma “<em>Operiamo per la pace, che è rispetto della vita e della dignità di ogni persona; fiducia nel bene che abita in ciascuno; volontà di vedere l&#8217;altro come fratello; impegno per la giustizia”</em> o no? Se fosse nostro fratello, quello vero, e qui mi rivolgo ai meno giovani, nella stessa difficoltà cercheremmo una soluzione o lo lasceremmo abbandonato a se stesso?</p>
<p>La famiglia è cambiata, che vogliamo accettarlo o meno, perfino la chiesta sta interrogandosi su questo, ci sono giovani che economicamente, logisticamente, tecnicamente non hanno modo di sposarsi perché il lavoro non lo permette, perché la banca non darà mai un mutuo o per mille motivi ma che vogliono intraprendere un cammino che li porti comunque ad una vita di coppia e alla speranza di un matrimonio ed una famiglia, di avere dei figli e di educarli al meglio</p>
<p>Un’associazione che “<em>cerca di rendere liberi, nel pensare e nell&#8217;agire, da quei modelli culturali, economici e politici che condizionano ed opprimono, da ogni accettazione passiva di proposte e di ideologie e da ogni ostacolo che all&#8217;interno della persona ne impedisca la crescita.</em>” davanti a questi casi dovrebbe mostrare chiusura mentale e incapacità di discutere o dovrebbe cercare una discussione il più possibile aperta al dialogo nella ricerca di valutare ogni aspetto della situazione nel bene nel male e le sue conseguenze? Davvero un capo che non riesce per validi motivi a sposarsi deve vivere a casa di mamma fino ai quarantacinque anni con la persona che ama che vive anch’essa da mamma aspettando la menopausa per poter mettere su una famiglia o si può valutare caso per caso con intelligenza e tatto cercando di essere liberi da modelli culturali che condizionano ed opprimono ed da ogni accettazione passiva di proposte e di ideologie e da ogni ostacolo che all&#8217;interno della persona ne impedisca la crescita?<br />
Non l’ho scritto io questo patto associativo e non ho costretto te ad accettarlo.</p>
<p>È molto facile giustificare ognuna di queste scelte di chiusura con il fatto che “la chiesa dice così” ma ci domandiamo fino a che punto davvero la chiesa dica così e fino a che punto sia il nostro scudo?</p>
<p>Il Patto Associativo prosegue dicendo<br />
“<em>Per attuare questo programma profondamente umano, pensiamo che solo Cristo è la verità che ci fa pienamente liberi; questa fede è lo spirito che dà vita alle cose che facciamo. </em>“</p>
<p>Cosa avrebbe fatto Cristo in questi casi? Cosa ha fatto con la Maddalena? Cosa ha fatto con i peccatori che ha incontrato? Ha tirato fuori la spada da crociato e li ha decapitati? Li ha cacciati urlando? Si solo una volta, quando hanno usato il tempio come mercato. Ma ci chiediamo se le scelte dei giovani che stiamo perdendo nell’associazione sono come quelle del mercante nel tempio o se sono dettate dall’amore, dalla fatica, da un progetto di vita, da una difficoltà? Oppure ancora una volta pur di non affrontare i dogmi che ci portiamo dentro, non affrontiamo, ci nascondiamo dietro il dito dei giovani d’oggi immaturi?</p>
<p>“<em>I Capi testimoniano l&#8217;adesione personale alla Legge e alla Promessa scout.&nbsp; </em></p>
<p><em>Svolgono il loro servizio secondo il metodo e i valori educativi dell&#8217;Associazione, che si desumono dagli scritti e dalle realizzazioni pedagogiche di Baden-Powell, dalla Legge e dalla Promessa. </em></p>
<p><em>Il metodo scout attribuisce importanza a tutte le componenti essenziali della persona, sforzandosi di aiutarla a svilupparle e a crescere in armonia, secondo un cammino attento alla progressione personale di ciascuno.</em>”</p>
<p>Baden Powell ha mai detto che un omosessuale è immorale e incapace di educare? Chi ha deciso che sia così prima di deciderlo si è interrogato o si è lasciato trasportare da un facile “è innaturale, a me fanno schifo, la famiglia è importante”? Si sono mai chiesti se questo non abbia una famiglia, magari una famiglia che è così grande e forte da averlo aiutato a superare questa che oggi è ancora un enorme difficoltà dandogli un esempio di coesione, e coraggio che poche famiglie hanno avuto occasione di dimostrare?</p>
<p>Quando fai scelte che escludono a priori persone le fai leggendo la legge scout e la promessa che hai fatto o le fati seguendo l’istinto che la tua tradizione personale ti porta ad avere senza riflettere sulla persona che hai davanti?</p>
<p>La risposta a cui hai aderito liberamente è scritta poche righe dopo.</p>
<p>“<em>Intendiamo valorizzare e far crescere i doni di ciascuno, al di là delle differenze e a partire dalla ricchezza che la persona è ed ha.&nbsp; </em></p>
<p><em>Il metodo si evolve ed arricchisce nel corso della storia associativa</em>”</p>
<p>Non significa solo passare da 4 tappe a tre in reparto, o fare i lupetti un anno in più od uno in meno</p>
<p>“<em>L&#8217;educazione politica si realizza non solo attraverso la presa di coscienza, ma richiede, […], un impegno concreto della comunità, svolto con spirito critico ed attento a formulare proposte per la prevenzione e la soluzione dei problemi. </em></p>
<p><em>La diversità di opinioni presenti nell&#8217;Associazione è ricchezza e stimolo all&#8217;approfondimento delle nostre analisi; tuttavia non deve impedirci di prendere posizione in quelle scelte politiche che riteniamo irrinunciabili per la promozione umana.&nbsp; </em></p>
<p><em>Ci impegniamo pertanto a qualificare la nostra scelta educativa in senso alternativo a quei modelli di comportamento della società attuale che avviliscono e strumentalizzano la persona, come il prevalere dell&#8217;immagine sulla sostanza, le spinte al consumismo, il mito del successo ad ogni costo, che si traduce spesso in competitività esasperata.”</em></p>
<p>Quando sbattiamo le porte in faccia a qualcuno, direttamente o anche solo facendogli capire che se non hanno abbastanza tempo non vogliamo facciano servizio, che se hanno una difficoltà non sono bene accetti, se hanno una differenza di opinione non saranno in grado di educare ai valori che magari hanno comunque vissuto nelle loro famiglie, stiamo prendendo posizione su una scelta che riteniamo irrinunciabile perché davvero lo è o perché abbiamo paura di discuterne?<br />
Perché sono cose che avviliscono la persona, che fanno prevalere l’immagine alla sostanza, che sono spinte dal consumismo o perché nonostante siano difficoltà serie e importanti noi abbiamo paura di affrontarle mano nella mano con chi le sta provando?</p>
<p>“<em>Ci impegniamo ad educare al discernimento e alla scelta, perché una coscienza formata è capace di autentica libertà</em>” O no?</p>
<p>“<em>Ci impegniamo a rifiutare decisamente, […] tutte le forme di violenza, palesi ed occulte, che hanno lo scopo di uccidere la libertà</em>” o diventiamo noi i carnefici?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>Ci impegniamo a spenderci particolarmente là dove esistono situazioni di marginalità e sfruttamento, che non rispettano la dignità della persona […].&nbsp; Ci impegniamo a formare cittadini del mondo ed operatori di pace, in spirito di evangelica nonviolenza, affinché il dialogo ed il confronto con ciò che è diverso da noi diventi forza promotrice di fratellanza universale.</em>” O stiamo chiudendoci e facendo violenza psicologica su chi ci sta porgendo una mano per fare servizio con noi e per fare fronte comune alle difficoltà educative di ogni giorno?</p>
<p>Il Patto Associativo a cui hai aderito lo conosci? Lo ami? Lo segui in ogni suo punto? Perché se non è così forse dovresti chiederti se le persone a cui stai chiudendo la porta magari lo seguano più di te, e siano in diritto più di te di far parte di questa grande associazione.</p>
<p>L’associazione sta perdendo i giovani, ma i giovani continuano ad arrivare. Arrivano e poi se ne vanno. Questo non significa che i giovani non hanno voglia di fare servizio, significa che i giovani non si sentono compresi, non si sentono accettati, si rendono conto che questa associazione non fa per loro.</p>
<p>Il problema è che presto o tardi anche i meno giovani finiranno, e quindi chi porterà avanti questo magnifico metodo educativo che ci contraddistingue? Lo lasceremo fare alle tante associazioni che ormai stanno copiano il nostro metodo e lo stanno esportando in salse e versioni diverse grazie ai giovani che fuggono da questa?</p>
<p>Potrebbe essere una soluzione giusta purtroppo.</p>
<p>Per tutti, per chi resta e per chi se ne va: lo scoutismo ci ha insegnato a fuggire o ad affrontare le cose cercando il cambiamento?</p>
<p>Il patto associativo si conclude con queste parole:</p>
<p>“<em>L&#8217;AGESCI, consapevole di essere una realtà nel mondo giovanile, sente la responsabilità di dare voce a chi non ha voce e di intervenire su tematiche educative e politiche giovanili sia con giudizi pubblici che con azioni concrete. Collabora con tutti coloro che mostrano di concordare sugli scopi da perseguire e sui mezzi da usare relativamente alla situazione in esame, in vista della possibilità di produrre cambiamento culturale nella società e per &#8220;lasciare il mondo un po&#8217; migliore di come l&#8217;abbiamo trovato””</em></p>
<p>Vogliamo essere quell’associazione che viene strumentalizzata dal politico di turno o vogliamo essere noi a guidare la nostra immagine?<br />
Vogliamo collaborare con tutti coloro che mostrano di concordare sugli scopi da perseguire o vogliamo cacciarli perché li vediamo diversi nonostante abbiano i nostri stessi valori e obiettivi educativi?</p>
<p>Ma soprattutto: vogliamo produrre cambiamento culturale nella società e per &#8220;lasciare il mondo un po&#8217; migliore di come l&#8217;abbiamo trovato” o vogliamo mantenere la cultura e il modus operandi secolarizzato di dogmi e regole immutabili nel tempo senza adeguarci alla società?</p>
<p>Dovremmo essere davanti alla società a guidarla, non lasciarci trainare indietro dal passato e frenare la società moderna nella vana speranza che non cambi.<br />
Rimarremmo sempre indietro, perderemmo sempre di più chi vive nella società moderna, in definitiva faremmo morire un movimento non perché non ci crediamo, ma perché non ci rendiamo conto che il patto su cui si basa e a cui abbiamo creduto di aderire è già di per se la guida verso il futuro del cambiamento e contiene già le linee guida per navigare verso il futuro.</p>
<p>Fai le tue scelte mio caro Capo Scout.<br />
Liberamente.<br />
Non sarò io a obbligarti, il mio è solo un consiglio: rileggiti la legge, la promessa che hai fatto, il patto associativo a cui hai aderito.<br />
E fai liberamente le tue scelte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Firmato Uno come te, per nulla diverso da te.</p>
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		<title>La vita è stupenda. Parte 2.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Sep 2014 20:44:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ormai cinque anni fa stavo scrivendo di quanto sia bella la vita, era marzo del 2009, nel mezzo una vita.Una vita intera.Ogni tanto lo rileggo, per fare del bene a me stesso, per ricordarmi quando ogni cosa vada a contribuire nel bene&#160;(e non nel male) alla crescita interiore, ad essere una persona migliore.Ciò che ci [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Ormai cinque anni fa stavo <a title="La vita è stupenda" href="https://www.staipa.it/blog/la-vita-e-stupenda/">scrivendo di quanto sia bella la vita</a>, era marzo del 2009, nel mezzo una vita.<br>Una vita intera.<br>Ogni tanto lo rileggo, per fare del bene a me stesso, per ricordarmi quando ogni cosa vada a contribuire nel bene&nbsp;(e non nel male) alla crescita interiore, ad essere una persona migliore.<br>Ciò che ci rende peggiori è invece solo uno spreco, e lo stiamo sprecando noi, non è uno spreco di per se.<br>Credo che ogni cosa accada per una ragione, ma al contempo non credo in un destino o in una strada scritta. La verità è che la ragione la dobbiamo trovare noi, non inventarla, trovarla.<br>Ogni cosa che accade, ogni cosa terribile o buona ha infinite conseguenze, positive e negative. Non esistono cose universalmente positive o cose universalmente negative, le conseguenze ci sono in ogni senso, in ogni modo, il mondo è fatto di consecutio temporali e ciò che siamo è la conseguenza delle nostre scelte e delle scelte di infinite altre persone e del caso.<br>Di un fatto positivo che stiamo vivendo non ci chiediamo spesso la ragione, non ci chiediamo le conseguenze per il futuro, non cerchiamo un perché, è così bello viverlo!<br>Di un fatto negativo ci chiediamo cosa ci abbia portato lì, e immaginiamo terribili scenari futuri.<br>La parte difficile e renderci conto di quanto spesso invece queste due cose siano strettamente correlate, di quanti fatti negativi ci sitano dietro, nel passato di ogni momento felice che incontriamo sulla nostra strada, e talvolta di quanti fatti positivi abbiano portato ad altri negativi.<br>Consecutio temporali di consecutio temporali.<br>Non esiste una linea che ci porta da un punto ad un altro, più propriamente esiste un albero, o un grafo. I percorsi sono molteplici, le strade sono potenzialmente infinite.<br>La questione è sempre, come in qualsiasi cosa, scegliere.<br>So che quando di brutto sta accadendo oggi porterà ad una molteplicità di cose, positive e non, quelle positive per me giustificheranno questo male, quelle ulteriormente negative serviranno a portare più avanti ad altre positive.<br>Certo, si può vederla anche nel modo opposto, è facile quanto vederla in questo. Forse più facile.<br>Ma sta a noi scegliere come vederla.<br>Sta a noi scegliere se amare la nostra vita od odiarla.</p>
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		<title>Il nostro ministro dell&#8217;istruzione e la sua ignoranza&#8230; (ma basterebbe il buon senso a volte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 11:35:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Polemipolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_2744" aria-describedby="caption-attachment-2744" style="width: 935px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini.jpg?ssl=1" rel="attachment wp-att-2744"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="2744" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/il-nostro-ministro-dellistruzione-e-la-sua-ignoranza-ma-basterebbe-il-buon-senso-a-volte/gelmini/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini.jpg?fit=935%2C471&amp;ssl=1" data-orig-size="935,471" data-comments-opened="1" data-image-title="Dichiarazione della Gelmini sulle scopete del CERN" data-image-description="&lt;p&gt;Dichiarazione della Gelmini sulle scopete del CERN&lt;/p&gt;
" data-image-caption="&lt;p&gt;Dichiarazione della Gelmini sulle scopete del CERN&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini.jpg?fit=935%2C471&amp;ssl=1" class="size-full wp-image-2744" title="Dichiarazione della Gelmini sulle scopete del CERN" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini.jpg?resize=935%2C471&#038;ssl=1" alt="Dichiarazione della Gelmini sulle scopete del CERN" width="935" height="471" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini.jpg?w=935&amp;ssl=1 935w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini.jpg?resize=300%2C151&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini.jpg?resize=768%2C387&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini.jpg?resize=640%2C322&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini.jpg?resize=100%2C50&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini.jpg?resize=24%2C12&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini.jpg?resize=36%2C18&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini.jpg?resize=48%2C24&amp;ssl=1 48w" sizes="auto, (max-width: 935px) 100vw, 935px" /></a><figcaption id="caption-attachment-2744" class="wp-caption-text">Dichiarazione della Gelmini sulle scopete del CERN (fonte)</figcaption></figure></p>
<p>Io mi deprimo all&#8217;idea che il nostro ministro dell&#8217;istruzione sia ignorante a questo punto, e soprattutto che si permetta di fare dichiarazioni su cose che non conosce vantandosi pure di assurdità..</p>
<p>&#8220;Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l&#8217;esperimento, l&#8217;Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro. &#8221;</p>
<p>Dico&#8230; qualcuno ritiene credibile che tra il CERN a Ginevra e Il gran sasso in Abruzzo ci sia un tunnel scavato sotto terra? Dalla svizzera al centro Italia un tunnel?? Non lo sa che i neutrini vengono sparati attraverso la crosta terrestre e non vengono influenzati dalla materia se non in minima parte?</p>
<p>Per altro gli autori dell&#8217;esperimento suppongono di sbagliarsi e chiedono supporto alla comunità scientifica per aiutarli a dimostrare se vi sia un errore o se il dato sia reale, e a quel punto bisognerà vedere quanto cambierà se semplicemente sarà un allargamento della relatività co che cosa implicherà, di certo non la faciloneria di &#8220;possiamo andare più veloci della luce&#8221;.</p>
<p>Per il resto in italia l&#8217;investimento per la ricerca è sotto l&#8217;1%, nelle nazioni a forte crescita come giappone e cina toccano il 40%&#8230;</p>
<p>Continuo a chiedermi perché i ministri non li facciano fare a chi sa qualcosa di ciò che deve amministrare.</p>
<p>Ecco il suo articolo&#8230; vediamo se almeno lo cambierà&#8230;</p>
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		<title>Noemi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 May 2010 09:37:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non è passato moltissimo da quando ho criticato la produzione della cantante Noemi dicendo che la stavano sprecando, scrivevo testualmente La sua vocalità è indubbiamente superiore a molte delle cantanti che girano, ma la musica? La musica ha solo lo scopo di supportare la voce. Musica piatta. Togli la voce e resta un giro blues [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è passato moltissimo da quando <a href="https://www.staipa.it/blog/sulla-musica-italiana-moderna-soprattutto-sulle-produzioni/" target="_blank">ho criticato la produzione della cantante Noemi</a> dicendo che la stavano sprecando, scrivevo testualmente</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>La sua vocalità è indubbiamente superiore a molte delle cantanti che girano, ma la musica? La musica ha solo lo scopo di supportare la voce. Musica piatta.<br />
Togli la voce e resta un giro blues a caso, che cambia giusto un po’ per il ritornello.<br />
Stimo molto la voce, la tecnica vocale di Noemi, più di quanto si possa stimare la banalità della voce di Grignani, e forse come cantante farà strada, ma il brano, il brano specifico non durerà perché non c’è musica, perché non c’è un atmosfera elaborata e costruita ad arte, così come nella gran parte degli artisti italiani di ora.</em></p>
<p>Parlavo del brano &#8220;Briciole&#8221; il suo primo singolo, inizialmente non incluso nel primo album &#8220;Sulla mia pelle&#8221; ed incluso successivamente nella versione Deluxe (altra nota negativa verso la produzione che per vendere di più fa comprare due volte lo stesso album ai fan accaniti [o ottiene di farlo scaricare?!]).</p>
<p>Ascoltando i brani successivi devo ammettere che hanno decisamente virato direzione, perfino la cura della voce è cambiata migliorando notevolmente. A tratti si sente ancora &#8220;l&#8217;immaturità&#8221; della voce ma le possibilità sono enormi, sia sul <span id="more-2269"></span>cantato soft che quello un po&#8217; più aggressivo.<br />
Ma era della produzione che si parlava, non della voce di lei che era già assodato fosse di alto livello.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/BgVEZpo4MgA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Ok io ho di per se una passione per la voce della Mannoia, ma ammiro come sia stata scelto l&#8217;affiancamento delle voci. Avrebbero potuto scegliere di affiancare una voce più commerciale, invece la voce della Mannoia è stata scelta ad arte del gusto, simile alla voce di Noemi ma meno aspra si mescola alla sua in un intreccio perfetto, con un brano che inizia con una voce risoluta e senza fronzoli, diretta, pian piano cresce e sotto cresce l&#8217;arrangiamento della musica, alle frasi &#8220;ahh se fosse così facile&#8221; il suoni al di sotto diventano sospesi, sognanti, poi il brano riprende. Solo nella seconda parte entra la voce di Fiorella, un po&#8217; più risoluta, con i suoni sotto un po&#8217; più forti, la voce poteva essere anche quello di Noemi ma poi si capisce il perché della decisione di usare l&#8217;altra, ossia l&#8217;intreccio che si sente subito dopo che da quel senso di stacco, la voce di Noemi usata per le parti rafforzative e quella di Fiorella che fa la parte più &#8220;normale&#8221;, e poco dopo le due voci che si fanno da seconda voce a vicenda in un crescendo di forza che lascia spazio alla chiusura di Noemi sola. Sono riusciti ad inserire una voce famosa e bella senza togliere spazio alla cantante principale ma valorizzandola.<br />
Lo trovo stupendo.</p>
<p>Ne &#8220;i Sentimenti&#8221;<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/IXVJZWqFYWU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Si sente una voce più scura, su una base più ritmata, il testo inizia con un&#8217;apparente pessimismo ricco di luoghi comuni che invece si trasformano in una critica verso un uomo, forse verso molti uomini che ragionano a quel modo.<br />
La musica inizia come base poco importante ma comunque ben curata per crescere con la voce con misto tra chitarre, violini e batteria. Quando arriva a ripetere ossessivamente &#8220;Piove&#8221; da l&#8217;idea di quando in un pensiero ci si ferma su un dettaglio, un ricordo, un momento&#8230; e poi ricomincia il brano con le frasi che ora si capisce essere quelle dette dall&#8217;uomo che ha lasciato la protagonista, e il brano prosegue con immagini come di quadri, forse un album fotografico per fermarsi sempre su quella pioggia e le risposte di lei alle frasi, di lui, la spiegazione di cosa sono i sentimenti per lei, e la musica sempre in crescita e cambiamento, fino verso la fine con la batteria leggera ma più ritmata, i violini che crescono e le chitarre che calano, fino ad una chiusura sognante, come forse uno scoppio di lacrime e un abbandonarsi sul letto, giusto quando cresce nuovamente la chitarra per un breve solo tipicamente anti commerciale (per il commercio odierno) ma così giusto nel contesto.</p>
<p>Infine l&#8217;ultimo brano di cui voglio parlare è la traccia che da il nome all&#8217;album, &#8220;sulla mia pelle&#8221;<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/jMXqoA-dW5k&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Vale la pena citarla in quanto qui la cantante si confronta con uno stile Soul/swing, anche qui la produzione contrariamente al primo singolo ha posto una cura enorme, con una introduzione ricca di effetti e molto spazio perla voce, solo qualche campionatura, una chitarra e la batteria leggera, lasciando ammirare la voce e la ricchezza delle armoniche della stessa, poi pian piano aumentano il numero di suoni, entra un piatto leggero, un sax tenore che si intreccia con la voce lasciando sempre enorme spazio a quest&#8217;ultima, la chitarra si fa più articolata continuando a cambiare ma restando sempre poco invasiva.<br />
A tratti la voce passa da voce dolce a un lieve rauco misurato, entrano un po&#8217; di cori.. che chiamo strumentali in quanto con lo stesso scopo di una sezione fiati, il brano non è lungo ma non ha fretta, si prende le sue pause, chiude con una ripetizione tipicamente jazzistica in cui la cantante può mostrare un po&#8217; le sue capacità vocali senza particolari dimostrazioni di potenza ma enormi dimostrazioni di saper controllare ogni dettaglio.</p>
<p>I brani belli nell&#8217;album sono molti, lasciando anche spazio a qualche  stacco totalmente commerciale e a pezzi più rock o più soul spaziando tra diversi stili ma mantenendo una compattezza rara negli album moderni.<br />
Sono felice che ogni tanto esca qualche buona produzione come questa, oggigiorno non capita spesso.</p>
<p>Da musicista però non posso non ascoltare come canta in live&#8230;<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/Cg8Pgzeg1_4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Da un lato mi fa sorridere il vederla impacciata che non sa molto tenere il palco e continua a toccarsi l&#8217;orecchio o a muoversi un po&#8217; goffamente, dall&#8217;altro ascolto i dettagli vocali, ho scelto un video filmato da telecamera perché risulta più &#8220;sporco&#8221; non ci sono i filtri della TV e nonostante le telecamere amatoriali tendano ad andare in saturazione si ha la sicurezza che la voce non sia troppo corretta.<br />
La voce regge alla grande nonostante la fatica di un fine concerto riesce a passare dai bassi volumi all&#8217;urlato rauco, forse ancor più bello dell&#8217;album quasi da Janis Joplin senza grosse stonature, non perde l&#8217;occasione di un finale lievemente allungato.<br />
Eheheh e quasi si dimentica di fermarsi a fare l&#8217;inchino col gruppo.</p>
<p>Beh devo dire che mi devo ricredere sulla produzione che gestisce questa cantante che comunque in se stimavo già in precedenza.</p>
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		<title>Thinking Day</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2009 18:36:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[« Il modo vero di essere felici è rendere felici gli altri. Prova a lasciare questo mondo un po&#8217; meglio di come l&#8217;hai trovato e, quando arriva il tuo momento per morire, tu puoi morire felice nel sentire che in ogni caso non hai perso il tuo tempo ma hai fatto del tuo meglio. » [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>« Il modo vero di essere felici è rendere felici gli altri. Prova a lasciare questo mondo un po&#8217; meglio di come l&#8217;hai trovato e, quando arriva il tuo momento per morire, tu puoi morire felice nel sentire che in ogni caso non hai perso il tuo tempo ma hai fatto del tuo meglio. »<br />
B.P.</p>
<p>Il 22 febbraio di 152 anni fa a Paddingto nacque un uomo, un uomo semplice.<br />
Era il 185 in famiglia e fra amici veniva chiamato Stephe ma il suo nome completo era Robert Stephenson Smyth Powell, il sesto figlio di otto del reverendo Baden Powell il quale morì però tre anni dopo.<br />
Quando Robert aveva 12 anni, sua madre, con <span id="more-142"></span>l&#8217;intento di fornire, anche nel cognome, un sostegno al futuro dei figli, cambiò il cognome di famiglia da Powell in Baden-Powell. Un doppio cognome all&#8217;epoca risultava più &#8220;di classe&#8221;in alcuni ambienti, ed il fatto che Baden fosse un nome di origine tedesca comportava vantaggi sociali perché vicino al germanismo della famiglia reale.<br />
Non fu uno studente particolarmente bravo, ma sicuramente fu uno dei più vivaci, se qualcosa succedeva nel cortile di scuola sicuramente lui era lì in mezzo. Era notato particolarmente per le sue capacità come portiere nella squadra di calcio della scuola, come disegnatore, e come attore. Ogni volta che gli si proponeva di organizzare uno spettacolo lui era capace di accendere gli entusiasmi di tutti gli studenti.<br />
Si interessava anche alla musica e suonava in modo ambidestrio pianoforte e violino con un certo talento.<br />
Uno sei suoi più grandi divertimenti erano anche cacciare e cucinare animali nei boschi limitrofi, oltre a nascondervisi dai professori.<br />
A 19 tentò di entrare a Oxford ma non essendo troppo studioso non superò mai gli esami di ammissione, provò anche ad entrare in cavalleria e in fanteria dove riuscì con successo e optò per la nobile cavalleria.<br />
Prestò un eccelente servizio militare tanto che a soli 26 anni era già capitano in India.<br />
Proprio in quelle terre conquistò il trofeo più ambito di tutto il paese, quello del pig-sticking o caccia del cinghiale a cavallo, con una corta lancia come sola arma.<br />
Il cinghiale selvatico in India è definito «il solo animale che osi bere alla stessa pozza d&#8217;acqua della tigre».<br />
Le sue capacità come topografo e come esploratore lo fecero assegnare presto ad incarichi di grande responsavilità.<br />
Negli anni 80 perfezionò le sue doti di esploratore attraverso la conoscenza del popolo Zulù nella provinica del KwaZulu, in Sudafrica, i suoi superiori furono impressionati da tali doti tanto da segnalarlo e farlo trasferire ai servizi segreti britannici.<br />
Tra il 1892 e il 1893 fu responsabile dell&#8217;Intelligence nel mediterraneo e nei suoi viaggi in cerca di informazioni militari progettò i <a href="http://www.fortecavalli.it/">Forti Cavalli</a> che tuttora punteggiano le coste dello stretto di Messina.<br />
Durante la Seconda Guerra Boera era era il più giovane colonnello dell&#8217;esercito britannico e responsabile dell&#8217;organizzazione di forze di frontiera che dovevano assistere l&#8217;esercito regolare.<br />
Durante qesto incarico fu bloccato in assedio a Mafeking e circondato dall&#8217;esercito Boero il quale si trovava in vantaggio per numero di qualche migliaio di unità.<br />
Nonostante la schiacciane inferiorità numerica la sua guarnigione resse 217 giorni l&#8217;assedio grazie a diverse tecniche escogitate da lui. Fece realizzare dei finti campi minati e istruì i suoi soldati a simulare di dover evitare grandi recinzioni di filo spinato, compì la gran parte dei lavori di esplorazione delle aree e istruiì un gruppo di ragazzi del luogo in modo che facessero da vedette e portaordini e insegnò loro a oltrepassare le linee nemiche.<br />
Molti di questi ragazzi persero la vita in queste missioni e il colonnello fu impressionato dal coraggio e dalla generosità con cui i ragazzi attendevano ai loro compiti.<br />
L&#8217;assedio terminò con la liberazione della cittadina il 16 maggio del 1900.<br />
Fu promomosso Generale e divenne eroe nazionale con grande giubilo di tutta l&#8217;inghilterra aprendo il dizionario inglese si può trovare il verbo to <em>maffick</em> (&#8220;celebrare con stravaganti manifestazioni pubbliche&#8221;) e la parola <em>maffication</em> (&#8220;celebrazione tumultuosa&#8221;).<br />
Dopo aver organizzato un servizio di polizia nazionale in Sudafrica Robert ritornò in Inghilterra nel 1903, assumendo l&#8217;incarico di ispettore generale della cavalleria.<br />
Al suo ritorno, in Inghilterra scoprì che il suo manuale d&#8217;addestramento &#8220;Aids to Scouting&#8221; aveva avuto un grande successo e che era stato adottato da insegnanti e da associazioni giovanili.<br />
Avendo seguito conferenze dello scozzese sir William Alexander Smith, che aveva fondato a Glasgow il 4 ottobre 1883 le Boys&#8217;  Brigades, e dell&#8217;altro scozzese naturalizzato canadese, Ernest Thompson Seton, fondatore dei cosiddetti &#8220;Woodcraft Indians&#8221; già nel 1902, B.-P. accettò incarichi in questa organizzazione interconfessionale cristiana, che campeggiava dal luglio 1886. A seguito di ciò, B.-P. decise di riscrivere Aids to Scouting per un pubblico più giovane, e nell&#8217;agosto 1907 tenne un campo sull&#8217;isola di Brownsea con venti ragazzi di diverse estrazioni sociali, per verificare la praticabilità di alcune delle sue idee.<br />
&#8220;Scoutismo per ragazzi&#8221; fu in seguito pubblicato, nel marzo 1908, in sei fascicoli. Ragazzi e ragazze si unirono spontaneamente per formare squadriglie ed il movimento scout divenne inaspettatamente un fenomeno di massa, dapprima nazionale, in seguito internazionale.<br />
Nel frattempo il piccolo Stephe era diventato Sir Robert Stephenson Smyth Lord Baden-Powell, Primo Barone Baden-Powell di Gilwell, o come si faceva chiamare e tutt&#8217;ora è chiamato da ogni scout nel mondo B.P.<br />
Fu in quel campo che nacque lo Scoutismo, il movimento da allora è in continua crescita fino a raggiuingere più di 28 milioni di scout nel mondo che tra le tante attività ogni 22 febbraio organizzano il &#8220;Thinking Day&#8221;</p>
<p>« Il modo vero di essere felici è rendere felici gli altri. Prova a lasciare questo mondo un po&#8217; meglio di come l&#8217;hai</p>
<p>trovato e, quando arriva il tuo momento per morire, tu puoi morire felice nel sentire che in ogni caso non hai perso il tuo tempo</p>
<p>ma hai fatto del tuo meglio. »<br />
B.P.</p>
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		<title>Facebook, i nostri diritti saranno suoi per sempre.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 14:33:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Antonio Dini &#124; 17-02-2009 Il più popolare social network al mondo cambia politica. Da oggi tutti i dati e le informazioni che gli utenti caricano nel loro profilo, foto comprese, resteranno per sempre di proprietà dell&#8217;azienda anche quando si volesse cancellare la propria identità online. In questi giorni ha compiuto cinque anni e si [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-weight: normal; font-size: 13px;">di Antonio Dini | <span class="data">17-02-2009</span></span></h2>
<h3>Il più popolare social network al mondo cambia politica. Da oggi tutti i dati e le informazioni che gli utenti caricano nel loro profilo, foto comprese, resteranno per sempre di proprietà dell&#8217;azienda anche quando si volesse cancellare la propria identità online.</h3>
<div class="edit">
<p>In questi giorni ha compiuto cinque anni e si è regalato un&#8217;altra polemica. Facebook, il social network più famoso del momento e che sta definendo un&#8217;epoca, ha infatti annunciato nei giorni scorsi di aver cambiato &#8220;giusto un attimo&#8221; le norme che regolano l&#8217;accordo con gli utenti del servizio. E il cambiamento sta provocando un&#8217;esplosione di polemiche in rete.</p>
<p>Il punto centrale è la gestione dei contenuti. Tutti i social network e tutte le aziende digitali &#8220;Web 2.0&#8221; sono basate sul concetto che i contenuti vengono prodotti dagli utenti. A partire da Second Life, paradigma (adesso passato in secondo piano, per fortuna) del mondo generato dagli utenti che pagano solo per il privilegio di esserci, fino a Facebook, sorta di Ikea del social networking, dove tutti hanno spazi più o meno uguali da arredare con le proprie immagini e i commenti scritti muro a muro.</p>
<p>Cosa succede però a quei contenuti quando qualcuno decide di averne avuto abbastanza e di volersene andare? Non è come sparecchiare e tornarsene a casa propria, perché secondo il nuovo regolamento di Facebook, adesso i contenuti caricati sul social network non appartengono più al singolo ma al network stesso, cioè a Facebook.</p>
<p>È il volere di Mark Zuckeberg il discusso fondatore di Facebook, il ragazzino prodigio che ha pagato alcuni milioni di dollari a qualche compagno di scuola che l&#8217;accusava di aver fondato Facebook copiando loro idee e mettendo così a tacere non solo l&#8217;ipotesi di copia ma anche l&#8217;idea che inventare e creare sia meglio che copiare (gli ex compagni di scuola adesso si sono pagati la pensione con un&#8217;idea che non hanno mai provato a realizzare, mentre Zuckeberg ha dimostrato che non è necessario essere creativi ma basta copiare con determinazione per avere successo). Una vicenda complicata, non alla portata della comprensione di tutti gli utenti ma che sta facendo rumore in rete.</p>
<p>L&#8217;etica del capitalismo, lo spirito della rete: cioè il desiderio di far soldi (in maniera oscena, considerando la ricchezza costruita sui contenuti prodotti da altri di Google, Facebook e via dicendo: almeno Bill Gates il suo software a codice chiuso se lo produce da sé) e quello di contribuire in effetti alla crescita dell&#8217;economia digitale. La valutazione di Facebook è secondo alcuni sproporzionata rispetto al suo reale valore.</p>
<p>Si parla di miliardi di dollari. Soprattutto, se ne parla senza avere una idea di come si producano gli introiti che giustifichino il valore dell&#8217;azienda se non vendendo tutte le informazioni e i contenuti prodotti da e sugli utenti del servizio a terzi. Ma anche così, c&#8217;è chi comincia a dubitare che si riuscirebbe mai a produrre anche solo una parte della ricchezza stimata per Facebook: 175 milioni di utenti nel mondo (8 in Italia, tutto stimato), 300 milioni di dollari di fatturato nel 2008 (stimati, in crescita), un valore dell&#8217;azienda Facebook stimato fra i 3,75 e 5 miliardi di dollari, secondo il settimanale economico statunitense BusinessWeek.</p>
<p><a href="https://www.macitynet.it/Facebook_saremo_suoi_per_sempre/">FONTE MACCITYNET</a></p>
</div>
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		<title>Firefox continua a volare in Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jul 2007 00:40:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mérignac (Francia) &#8211; La società francese XiTi ha pubblicato un nuovo aggiornamento sulle statistiche di diffusione dei browser web che, se raffrontate a quelle dello scorso aprile (N.d.R anche sullo stesso blog), mostrano un Firefox in continua ascesa in buona parte dei paesi del Vecchio Continente. Lo studio, basato su un campione di quasi 100mila [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mérignac (Francia) &#8211; La società francese <span class="removed_link" title="https://www.xiti.com/">XiTi</span> ha pubblicato un nuovo aggiornamento sulle statistiche di diffusione dei browser web che, se raffrontate a quelle dello <a href="https://www.punto-informatico.it/leuropa-sorride-a-firefox-litalia-meno/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">scorso aprile</a> (N.d.R anche sullo stesso blog), mostrano un Firefox in continua ascesa in buona parte dei paesi del Vecchio Continente.</p>
<p>Lo studio, basato su un campione di quasi 100mila siti web, si riferisce a misurazioni effettuate nella settimana<span id="more-430"></span> compresa fra il 2 e l&#8217;8 luglio scorsi. La media di diffusione di Firefox è stimata nel 27,8%, circa sette punti percentuali in più di quelli fatti registrare nello stesso periodo dello scorso anno (21,1%). La quota di Internet Explorer è invece pari al 66,5% mentre quella di Opera e Safari è stimata complessivamente intorno al 5,7%.</p>
<p>Gli stati dove Firefox va per la maggiore sono ancora una volta Slovenia e Finlandia, rispettivamente con il 47% e il 45%. In Italia la quota di Firefox si attesta sul 18,3%, con una crescita, rispetto allo scorso anno, del 2,8%.</p>
<p>Il rapporto completo, corredato di grafici e tabelle, è accessibile <a href="https://www.hostinger.com/?external_theme=hosting24&amp;" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a> in lingua francese.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.punto-informatico.it/firefox-continua-a-volare-in-europa/">Punto Informatico</a></p>
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		<title>1907-2007</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Apr 2007 20:22:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quest&#8217;anno ricorre il centenario della fondazione dello scoutismo, e a Verona tra ieri ed oggi si è svolta una manifestazione alla quale hanno partecipato tutti i gruppi di Verona delle tre associazioni presenti sul territorio: A.G.E.S.C.i., CNGEI e MASCI. Lo scoutismo (o scautismo) è un movimento educativo per i giovani, fondato sul volontariato, è un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno ricorre il centenario della fondazione dello scoutismo, e a Verona tra ieri ed oggi si è svolta una manifestazione alla quale hanno partecipato tutti i gruppi di Verona delle tre associazioni presenti sul territorio: <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Agesci">A.G.E.S.C.i.</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cngei">CNGEI</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/MASCI">MASCI</a>.</p>
<p><span style="font-style: italic;">Lo scoutismo (o scautismo) è un movimento educativo per i giovani, fondato sul volontariato, è un movimento a carattere non partitico, aperto a tutti senza distinzione di origine, di etnia né di credenza religiosa, in conformità agli scopi, principi e metodi concepiti dal Fondatore, Sir Robert Baden-Powell, che gli scout chiamano semplicemente B.-P.</span><br style="font-style: italic;" /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Il movimento scout nacque nel 1907 in <span id="more-478"></span>Inghilterra dove B.-P. organizzò, con un gruppo di ventidue ragazzi inglesi, il primo campo scout del mondo nell&#8217;isola di Brownsea, nella baia di Poole, sulla Manica. Inizialmente lo scoutismo fu rivolto solo ai ragazzi maschi. Nel 1910 B.P. fondò ufficialmente l&#8217;Associazione delle Girl Guides. L&#8217;idea gli venne suggerita ad un raduno scout nel 1909, dove sette ragazze sfilarono inaspettatamente sotto gli occhi di B.P. autodefinendosi Girl Scouts. L&#8217;organizzazione del movimento femminile venne in un primo tempo affidata alla sorella Agnes.</span></p>
<p>Lo scoutismo è caratterizzato da un metodo educativo ed un codice comportamentale non formale, il cui fine ultimo è di dare la possibilità ai giovani di diventare &#8220;buoni cittadini&#8221;, responsabilmente impegnati nella vita del loro paese e predisposti ad essere futuri &#8220;cittadini del mondo&#8221; volenterosi di migliorare la propria società e sostenitori convinti della fratellanza tra i popoli.</p>
<p style="font-style: italic;">Si basa, quindi, su un semplice codice di valori di vita (la <a title="Legge scout" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_scout">Legge scout</a> e la <a title="Promessa scout" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Promessa_scout">Promessa</a>), sul principio dell&#8217;imparare facendo, che delinea la crescita personale degli individui tramite l&#8217;esperienza attiva e partecipata, sulla metodologia di attività per piccoli gruppi, che sviluppa la responsabilità, la partecipazione e le capacità decisionali, e sulla sfida di offrire ai giovani attività sempre stimolanti ed interessanti.In particolare <a title="B.-P." href="https://it.wikipedia.org/wiki/B.-P.">B.-P.</a> schematizza nei suoi scritti il suddetto sistema educativo in quattro punti fondamentali:</p>
<ul style="font-style: italic;">
<li>Formazione del carattere</li>
<li>Abilità manuale</li>
<li>Salute e forza fisica</li>
<li>Servizio</li>
</ul>
<p>fonte <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Scoutismo">Wikipedia</a></p>
<div style="text-align: justify;">Fu nell&#8217;agosto del 1907 che Baden Powell che sull&#8217;<a href="https://web.archive.org/web/20070402100151/http://www2.knnv.nl:80/lj/images/verslagen/2002/brownsea_island/Luchtfoto_Brownsea_Island.jpg">isola di brownsea</a> organizzò il primo campo scout della storia basandosi sugli insegnamenti da lui scritti in &#8220;Scouting For Boys&#8221; (Scoutismo per ragazzi) pubblicato qualche anno prima con enorme successo di vendite. Sul posto <a href="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/3/31/Scout_stone_Brownsea.jpg/250px-Scout_stone_Brownsea.jpg">una pietra</a> ricorda l&#8217;evento nella storia.</p>
<p>Quest&#8217;anno tra l&#8217;altro si svolgerà proprio sull&#8217;isola il tradizionale <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jamboree">Jamboree</a>, il raduno mondiale degli scout.</p>
</div>
<p>Per quanto riguarda L&#8217;evento di Verona la prima delle due giornate si è svolta con tutti i reparti della provincia sui bastioni di Verona, tutti i Lupetti in un unico grande istituto, e tutti i noviziati/clan in un altro luogo, fino a ritrovarsi Oggi tutti in Arena.</p>
<div style="text-align: justify;">La manifestazione è stata veramente organizzata in modo perfetto, e si è vista l&#8217;unità e soprattutto la civiltà (mi sono stupito perfino io di come alla fine fosse tutto così pulito e in ordine il campo) di tutti questi gruppi.</div>
<div style="text-align: center;">
<div style="text-align: left;">Davvero Bello.</div>
</div>
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