Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo, divulgazione informatica, uso consapevole tecnologia, e fatti miei

Un quinto degli effetti avversi del covid era grave

Sembra quasi di farlo apposta, ma la realtà è semplicemente che in qualsiasi momento si voglia fare una veloce ricerca di Fake News ci si trova qualcuno che ne campa. Anche tra i media che vengono scritti e realizzati da persone che formalmente risultano giornalisti qualificati.

Il titolone “Speranza: «Sapevo che un quinto degli effetti avversi era grave»” calza a pennello con il mio recente articolo Il ruolo dello snobismo della matematica nelle Fake News (https://short.staipa.it/p51n9), ed è un ottimo esercizio di ragionamento e di comprensione di come alcuni media marcino sull’ignoranza dei propri lettori alimentando paure e scontri senza farsi alcuno scrupolo.

Che la cosa sia efficace è dimostrato ovviamente dai commenti presenti sulla pagina Facebook del giornale stesso, dove insulti, minacce e auguri delle peggiori cose si sprecano in abbondanza.

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La retorica dell’avvelenamento del pozzo

Non sempre i dati possono essere fraintesi, e non sempre un’idea di qualche genere è facilmente attaccabile. A volte le evidenze portano in una direzione che non è quella dove vorremmo si andasse e non c’è modo di far invertire la rotta con il ragionamento e le informazioni.

Di come i dati possano essere esposti in maniera fuorviante ne ho parlato in Il ruolo dello snobismo della matematica nelle Fake News (https://short.staipa.it/p51n9) e in Cherry picking, le fake news amano le ciliege (https://short.staipa.it/gq0xv), in Come la narrazione sensazionalistica uccide una notizia vera (https://short.staipa.it/ak6g6) ho parlato anche di come non farsi del male da soli esponendo un’idea, ma non è nessuno di questi il caso, quando tutto depone contro di noi resta un solo strumento, una sola fallacia argomentativa: l’avvelenamento del pozzo.

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Cherry picking, le fake news amano le ciliege

Esistono svariati modi per utilizzare dati e informazioni e piegarli verso conclusioni che non sono quelle corrette, di recente nell’articolo Il ruolo dello snobismo della matematica nelle Fake News (https://short.staipa.it/p51n9) ho parlato di come si possa utilizzare la statistica per forzare il significato di dati verso una direzione diversa da quella che dimostrano, e nell’articolo Come la narrazione sensazionalistica uccide una notizia vera (https://short.staipa.it/ak6g6) ho parlato di come una semplice narrazione scorretta possa danneggiare invece una mozione etica e positiva.

Si tratta di fallacie logiche:

Le fallacie sono errori nascosti nel ragionamento che comportano la violazione delle regole di un confronto argomentativo corretto. I ragionamenti fallaci appaiono come rigorosi e logici, ma in realtà non sono validi (da non confondere con “veri”):
-valido è riferito alla correttezza logica degli argomenti (come le premesse che implicano le conclusioni);
-vero riguarda invece la veridicità delle proposizioni con cui si enunciano gli argomenti.



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Come la narrazione sensazionalistica uccide una notizia vera

Le Fake News hanno quasi sempre la caratteristica di distrarre dalla tematica principale e portare a un’idea tramite le emozioni (https://short.staipa.it/avp0h), o fornendo i dati in maniera artefatta (https://short.staipa.it/p51n9). Si tratta di uno dei modi più affidabili per riconoscere se una notizia abbia o meno probabilità di essere affidabile. Il problema è che non tutti quelli che forniscono informazioni vere lavorano in maniera altrettanto deontologicamente corretta. O meglio, capita spesso che anche nel fornire informazioni valide e a fin di bene, vengano utilizzate argomentazioni tipiche delle fake news con il grave rischio di invalidare tutto l’impianto dell’informazione, e questo fenomeno sta accadendo sempre più spesso.

Facendo un esempio astratto: siamo in un remoto passato nel quale i tubi dell’acqua di case e acquedotti vengono realizzati in piombo perché è un materiale semplice da lavorare e non ci sono tecnologie migliori (era davvero così ai tempi degli antichi romani).

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La verità in faccia. Not all men, but all women.

Nell’ultimo periodo ho tralasciato un po’ il tema informatico, che riprenderò a breve. Ho parlato di femminicidio e di violenza sulle donne. Tutto quello che ho scritto però non sarebbe completo senza un corredo di informazioni che diano un quadro della realtà.

L’ho fatto volutamente, più volte ho ignorato il cosa sia la violenza sulle donne, uccisioni a parte, perché spesso su questo non c’è consenso quando il consenso è visto da parte di noi uomini. Non l’ho fatto perché citando esempi si finisce per deviare la discussione dal tema principale al dettaglio specifico. Si discute se un apprezzamento verbale sia o no violenza, se una toccatina di più o meno di dieci secondi valga come violenza o no, se la violenza sia uno stupro completo solo con lividi e liquidi sparsi o se non sia necessario arrivare a quel punto.

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L’incapacità di comprendere la realtà dei femminicidi

Era un po’ che mi girava in testa l’idea di scrivere qualcosa sul modo di commentare delle persone sui social. L’articolo che ho scritto recentemente, Il caos provvidenziale e la famiglia Cecchettin (https://short.staipa.it/6n83a) purtroppo me ne dà il modo.

Per chi non ha tempo di leggerlo, anche se è sicuramente più utile leggere quello che questo, si tratta di un articolo sui femminicidi, sul fatto che le cose nell’opinione pubblica stiano cambiando e che sia fondamentale siamo noi uomini a farci portavoce di questo cambiamento. Scrivo anche che ci sono persone che si stanno infastidendo di questo cambiamento e che trovo positivo tale fastidio perché indica come davvero le cose stiano cambiando.

L’articolo è stato condiviso da diverse persone su Facebook e sul profilo di una di queste c’è chi si lamenta di come la questione del femminicidio di Giulia Cecchettin sia stato gestito come propaganda.

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Il caos provvidenziale e la famiglia Cecchettin

Ho notato che nessuno entra nel panico quando le cose vanno secondo i piani… anche se i piani sono mostruosi. Se domani dico alla stampa che un teppista da strapazzo verrà ammazzato o che un camion pieno di soldati esploderà, nessuno va nel panico, perché fa tutto parte del piano. Ma quando dico che un solo piccolo sindaco morirà… allora tutti perdono la testa! Se introduci un po’ di anarchia… se stravolgi l’ordine prestabilito… tutto diventa improvvisamente caos.

Jocker in Il Cavaliere Oscuro, Christopher Nolan

Si tratta semplicemente di questo. Se non c’è un forte cambiamento, se non c’è qualcosa che lo scuote, l’essere umano tende ad abituarsi. Si tratta di un semplice meccanismo di sopravvivenza, se passassimo tutto il tempo a pensare a ciò che può accadere saremmo incapaci di uscire di casa o di alzarci dal letto.

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L’Intelligenza artificiale ci mostra un futuro desolante

Negli ultimi tempi chiunque parla di Intelligenza Artificiale, perfino io, il grosso problema è che a parlarne sono anche le stesse testate che vivono su Fake News (https://short.staipa.it/0cyt2) o notizie borderline tra realtà e titoloni vivendo di clickbait (https://short.staipa.it/pcs07).

E non intendo solamente testate farlocche, anche molti giornali considerati storici e importanti.

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Numerosi articoli vogliono raccontarci come l’Intelligenza Artificiale immagini il nostro futuro, non sono cose nuove, da moltissimo tempo vengono scritto articoli che pretendono di raccontarci come l’uomo evolverà e tutti sono privi di ogni fondamento di scientificità. (Per affrontare il tema specifico consiglio questo video di @entropyforlife: https://youtu.be/JA4_FoqaXMs)

Per motivi piuttosto ovvi, il primo dei quali è il fatto che le Intelligenze Artificiali sono ognuna realizzata con uno scopo specifico, e in particolare quelle che creano immagini, creano solamente immagini, nessuna Intelligenza Artificiale può prevedere alcun futuro generico.

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Di incidenti e di YouTubers

Come di consueto sulle polemiche mi ci butto con il mio tipico lieve ritardo, un po’ per non marciarci troppo e un po’ perché preferisco scrivere fuori dall’onda del clamore e delle varie indignazioni, dandomi il tempo di elaborare la situazione.

Il riassunto è veloce e superfluo: gruppo di famosi YouTuber causa incidente durante le proprie folli riprese. Bambino muore.

Ed è l’unica cosa che è dato sapere con certezza e che francamente mi interessi, anzi alla fine neppure quello ma lo spiegherò più avanti. Il resto della dinamica, in ogni caso, è del tutto ininfluente dal mio punto di vista, come lo sono le indagini e quello che verrà fuori dal caso specifico.

La dinamica a cui sono interessato, invece, io che vorrei vivere in un mondo in cui le persone soppesassero le notizie e osservassero i dati e fossero in questo modo immuni da Fake News e manipolazioni è tutto il clamore su questa notizia.

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Sterno VS Rocky Balboa

Come funziona il clickbait? NON CI CREDERAI MAI!

Incredibile, stanno controllando le nostre menti in una maniera in cui non ci aspetteremmo! E non siamo in grado di accorgercene!

Come possiamo proteggerci da tutto questo?
Leggi il resto dell’articolo per scoprirlo!

Cos’è il clickbait?

Sempre più spesso si trovano articoli con titoli altisonanti, immagini che colpiscono, incipit che ci costringono a leggere, e sempre più spesso una volta aperto l’articolo ci si accorge che in fondo non diceva nulla. Perché qualcuno perde tempo a fare articoli così di poco valore? Perché continuiamo a cascarci?

Si tratta del cosiddetto clickbait, il click mordi e fuggi. Esistono diverse motivazioni per cui questo meccanismo viene usato e il più delle volte nasconde cattivo giornalismo, altre volte invece è proprio un tentativo di variare l’opinione pubblica e in questo caso diventa più preoccupante e subdolo.

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boy in virtual reality helmet playing joystick

La percezione della realtà nei social

L’opinione pubblica è da sempre un fattore importante che tende però a sbilanciare il concetto di democrazia in maniera non lineare. Basti pensare al concetto che nel calcio conti più l’opinione del pubblico rispetto ai risultati per rimuovere un allenatore della nazionale, o che lo stesso possa valere in talune situazioni per quanto riguarda ministri in politica. In quei casi una percentuale urlante determina una scelta prettamente economica (nel caso del calcio) o di mero consenso (nel caso della politica) non dettata da una reale maggioranza in quanto in genere la reale maggioranza è semplicemente quella in silenzio: se non ho motivo di lamentarmi non mi metterò ad alzare la voce e lascerò che chi alza la voce si scaldi senza il mio intervento.

Fino a poco tempo fa avrei creduto non fosse necessario fare un ripasso su cosa significhi democrazia e probabilmente per la larga maggioranza di chi segue questo blog non è necessario; tuttavia, nel dubbio ci tengo a ricordare che una democrazia si muove sul volere di una maggioranza e non delle piccole minoranze che urlano più forte.

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Cos’è un Hacker e cosa un Cracker?

Come spesso accade le definizioni che vengono date nel giornalismo, e nelle fiction cinematografiche e televisive sono utilizzate con superficialità e senza informarsi realmente sul significato delle parole. Una di queste definizioni in particolare è quella di Hacker.

Quando l’informatica era ancora qualcosa di misterioso e di poco conosciuto (posto che realmente non lo sia più) gli informatici erano tutti visti come Hacker, e forse era l’unico periodo storico nel quale la parola Hacker non fosse usata a sproposito. Ma era un caso, perché Hacker e informatico non sono sinonimi, era quasi corretto solamente perché all’epoca quasi tutti gli informatici erano di fatto Hacker.
Anche l’idea che un Hacker debba avere a che fare con l’informatica, tuttavia, è essenzialmente sbagliata. Se all’epoca gli informatici erano di fatto Hacker, gli Hacker non erano necessariamente informatici.

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