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	<title>Grande Fratello Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>Grande Fratello Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>I social possono influenzare la mia mente?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2021 15:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
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					<description><![CDATA[La domanda i social possono influenzare la mia mente? sembra quasi provenire da una storia di fantascienza o da una versione aggiornata di 1984 di George Orwell, quello che ha inventato il concetto di Grande Fratello. Sembra ridicolo che frequentare un sito possa influenzare la nostra mente no? Eppure, entro certi limiti questo accade e [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">La domanda <strong><em>i social possono influenzare la mia mente?</em></strong> sembra quasi provenire da una storia di fantascienza o da una versione aggiornata di 1984 di George Orwell, quello che ha inventato il concetto di <em>Grande Fratello</em>. Sembra ridicolo che frequentare un sito possa influenzare la nostra mente no? Eppure, entro certi limiti questo accade e il miglior modo per evitarlo è quello di esserne consapevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il meccanismo su cui si basa la possibile influenza sulla nostra mente è essenzialmente lo stesso su cui si basa la pubblicità. Molti di noi sono convinti di esserne immuni, io ad esempio dico sempre che alla fine degli spot pubblicitari non mi ricordo neppure la marca del prodotto, eppure tutti noi costruiamo involontariamente dei preconcetti che ci spingono a credere migliori determinate marche rispetto ad altre pur non avendole mai provate. Ci viene naturale pensare che una marca di un detersivo di cui abbiamo sentito molte volte il nome sia migliore di una di cui non abbiamo mai sentito parlare, anche se probabilmente la gran parte di noi non ha neppure idea di cosa ci sia dentro a un detersivo e come funzioni. <br>Scegliamo di acquistare acqua di una certa marca perché siamo convinti che sia migliore di quella di un&#8217;altra o di quella del rubinetto nonostante non abbiamo le competenze per valutare le analisi chimiche e spesso sbagliando scelta (<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.altroconsumo.it/alimentazione/acqua/news/acqua-minerale-e-potabile-a-confronto" target="_blank">Acqua minerale e potabile a confronto https://www.altroconsumo.it/alimentazione/acqua/news/acqua-minerale-e-potabile-a-confronto</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il semplice vedere e rivedere, sentire e risentire qualcosa, che sia un marchio, un nome, una frase entra sempre e comunque involontariamente all&#8217;interno del nostro modo di ragionare e influenza le scelte che faremo più avanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questo cosa ha a che fare con i <em>social network</em>? Non sono io a scegliere cosa vedere e cosa no? Non sono io tramite i miei gusti e interessi a influenzare la mia bacheca? Sì. Ma anche no.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;identità digitale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ho già toccato questo argomento in alcuni altri articoli</p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://wp.me/pQMJM-26S" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cosa sa Facebook di me? Cosa sa Google di me?</a></li><li><a href="https://www.staipa.it/blog/quando-siamo-estremamente-divisivi-e-probabile-siamo-vittime-di-fake-news/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Quando siamo estremamente divisivi è probabile siamo vittime di Fake News</a></li><li><a href="https://www.staipa.it/blog/stupidita-e-ignoranza-non-sono-la-causa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stupidità e ignoranza non sono la causa.</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ma in questo caso vorrei approfondire maggiormente il discorso. Come già detto altre volte lo scopo principale di un qualunque prodotto o servizio che venga sviluppato è certamente il ritorno economico. Questo fa sì che molti di questi, in particolare i social network vivano essenzialmente di pubblicità. Non è di questo che voglio parlare ma è da questo che necessariamente devo partire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un tempo quando la pubblicità era quasi solamente quella dei cartelloni, la radiotelevisione e i giornali si utilizzavano dei &#8220;semplici&#8221; metodi di targeting. Semplificando molto, il cartellone pubblicitario di un certo prodotto andava posizionato in una zona della città dove c&#8217;era alta probabilità che passasse qualcuno di interessato, e non in zone dove nessuno di interessato lo avrebbe visto, in radiotelevisione le pubblicità per bambini andavano mandate durante gli orari in cui i bambini guardavano la televisione mentre quelle riguardanti il cibo vicino ai pasti, sui giornali per donne venivano pubblicizzati profumi e vestiti, su quelli per uomini strumenti per la palestra e automobili potenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, grazie ai social network, è possibile fare un targeting decisamente più preciso e avanzato, grazie appunto all&#8217;<em>identità digitale</em>. In questo articolo per <em>identità digitale</em>, si intenderà in senso lato, non quella legata allo <em>SPID</em> (Sistema Pubblico di Identità Digitale) o specifiche <em>identità digitali</em> di specifici altri servizi.<br>Una identità digitale è una serie di informazioni digitali univoche che fanno riferimento ad una persona fisica identificandola e rappresentandone interessi e caratteristiche. In pratica sono i dati che qualcuno o qualcosa ha raccolto su di una persona fisica, possono contenere nome, cognome, indirizzi, recapiti, ma anche gusti, interessi o altro. A partire dall&#8217;interesse per tematiche, o prodotti per arrivare potenzialmente ai gusti e orientamenti sessuali, religiosi e ideologici, legami affettivi, malattie. Dipende tutto dai siti/gruppi/ambienti digitali che frequentiamo e dalle ricerche che facciamo.<br>La cosa interessante è che tale identità digitale può esistere anche senza che il sistema sia a conoscenza del nostro nome, cognome o recapiti, basta essere iscritti al servizio, usare uno dei servizi correlati o visitare un sito che utilizzi il servizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se parliamo di Facebook, per fare un esempio, per avere un&#8217;<em>identità digitale</em> all&#8217;interno dei suoi servizi sarà sufficiente aver utilizzato <em>WhatsApp</em>, <em>Instagram</em>, o visitare siti che contengono script di profilazione di Facebook, ossia quasi tutti.<br>La profilazione inizierà anche solo dal registrare le informazioni del browser con cui navighiamo, sarà fatto attraverso Cookies ma anche solo salvando informazioni come risoluzione dello schermo, browser, sistema operativo, e una serie di dettagli che tendenzialmente rendono la vostra <em>impronta digitale</em> univoca. Quando tale impronta viene rilevata altrove la vostra <em>identità digitale</em> viene arricchita. Visitiamo siti di politica? Verrà salvato nella nostra <em>identità digitale</em>, visitiamo siti di wedding planning? Verrà salvato nella nostra <em>identità digitale</em>. Visitiamo siti per incontri, verrà salvato nella nostra <em>identità digitale</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto chi possieda una versione della nostra <em>identità digitale</em> sarà in grado di veicolare nei nostri confronti la pubblicità perfetta per noi. Amiamo i calzini con i gattini, riceveremo pubblicità con i gattini sui calzini. Amiamo le penne rosa? Penne rosa avremo nelle nostre pubblicità. L&#8217;idea è semplice, e per qualcuno anche piacevole. Trovarsi la pubblicità giusta al momento giusto a volte può risolvere piccoli problemi quotidiani, no?</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il rovescio della medaglia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se probabilmente tutto questo è nato con una forma di buona fede nel tempo ne sono usciti i lati non solo negativi ma perfino pericolosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo dei risvolti è quello che questo sistema può essere utilizzato anche per veicolare ad ogni utente i <em>contentini</em> preferiti degli utenti. In soldoni chiunque frequenti un <em>social network</em> lo fa in genere per un piacere personale, per passare il tempo, più trova contenuti interessanti e piacevoli più continuerà a frequentarlo. Se il social network conosce perfettamente gli interessi di quella persona potrà fornirgli i contenuti che lei preferisce. Questo è il motivo per il quale ognuno di noi vede una bacheca completamente diversa, con notizie diverse, contenuti diversi. Lo scopo è attrarci e renderci più interessante l&#8217;utilizzo del servizio. Questo può certamente causare una <em>dipendenza dall&#8217;uso dei social network o da Internet</em>, ma non è il tema principale di questo articolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutte queste informazioni vengono <em>noleggiate</em> a chi vuole veicolare forme di pubblicità. Non si tratta di un vero e proprio <em>noleggio</em> ovviamente perché le informazioni, estremamente preziose, restano sempre in possesso di chi le raccoglie, quello che viene fornito è la possibilità di raggiungere target specifici: nella fattispecie se io ho bisogno di far raggiungere un messaggio pubblicitario a un target specifico non dovrò fare altro che pagare un <em>social network</em> per farlo e questo saprà esattamente quali utenti raggiungere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se questo venisse usato per fini pericolosi? Qui sta il punto. Ed è già accaduto e documentato per esempio con lo scandalo Cambridge Analytica (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Facebook-Cambridge_Analytica" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Facebook-Cambridge_Analytica</a>). Se attraverso la profilazione degli utenti è possibile raccogliere un sufficiente campione di persone sensibili a un determinato tema è possibile bombardarle non con pubblicità ma con informazioni vere o false su un determinato tema modificando l&#8217;opinione pubblica. Per fare un esempio se riesco a trovare un target di persone che abbiano paura delle diversità o che abbiano determinate chiusure a livello psicologico verso gli stranieri sarà facile bombardarle di notizie che li mettano in allarme verso i migranti, non importa se notizie vere o false, così facendo la loro posizione in fase di elezioni si sposterà inesorabilmente verso un certo modo di fare politica o si allontanerà da un altro. Ed è quello che è accaduto appunto nel caso di Cambridge Analytica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo ovviamente è un macro-scandalo ben noto, ma quante altre cose è possibile fare? Quante opinioni è possibile variare?</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il problema dei Bias Cognitivi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti siamo vittima di questo genere di meccanismi, colti e ignoranti, intelligenti e meno intelligenti. Ci piace considerare vere le notizie che confermano le nostre opinioni, ci piace considerare false quelle che le smentiscono. Ne ho parlato più approfonditamente nell&#8217;articolo <strong><a href="https://www.staipa.it/blog/come-riconoscere-una-fake-news-parte-3/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come riconoscere una Fake News? Parte 3: Come sono fatte</a></strong>. Se abbiamo già un&#8217;opinione o una paura su un argomento e qualcuno sceglie di bombardarci di informazioni simili noi tenderemo per forza di cose a rafforzare la nostra opinione e a non andare in cerca di smentite. Ma se la nostra opinione fosse quella sbagliata?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo meccanismo viene poi amplificato ulteriormente dal fatto che quando il social network aggiungerà al nostro profilo il nostro interesse per quella tematica il bombardamento aumenterà ancora esponendoci maggiormente a questo rischio. Lui lo fa per compiacerci, ma noi potremmo riceverne inconsapevolmente un danno difficilmente riparabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Probabilmente questa è la causa delle radicalizzazioni sempre più forti degli ultimi anni. Io ho un&#8217;idea e sui social trovo infinite conferme e sempre meno smentite, questo mi porta a pensare che chi non abbia la mia stessa opinione non sia degno di stima, non sia intelligente, in quanto quello che per me è palese per lui non lo è. La mia idea si rafforza, il mio disprezzo nei confronti di chi ha opinioni diverse pure. In un continuo circolo vizioso.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Esistono modi per evitarlo?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">No, ma sì. La soluzione più radicale sarebbe quella di allontanarsi da ogni social network, da ogni motore di ricerca, in pratica da Internet e la tecnologia, ma esistono soluzioni intermedie. Quella probabilmente più efficace è continuare a informarsi sia sulle proprie opinioni sia su quelle opposte in modo che la nostra <em>identità digitale</em>, come quella reale siano il più possibile pluraliste. Riceveremo notizie e informazioni da tutti i fronti, i nostri e gli opposti, e impareremo a discernere con la testa e a non lasciare che sia un <em>algoritmo</em> a scegliere per noi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Esistono modi per evitare la profilazione?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, ma no. Su computer si possono installare delle estensioni del browser come uBolock (<a rel="noreferrer noopener" href="https://it.wikipedia.org/wiki/UBlock_Origin" target="_blank">https://it.wikipedia.org/wiki/UBlock_Origin</a>) che oltre a fermare la pubblicità cercano di fermare gli script interni ai siti che raccolgono informazioni per i vari servizi <em>social </em>o <em>pubblicitari</em>, alcuni browser come Microsoft Edge e Mozilla Firefox includono nelle loro opzioni la possibilità di attivare blocchi simili ma su smartphone (per quanto io ne sappia) non esistono strumenti analoghi perché impediti dal sistema operativo di base.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In alternativa alcuni Browser come Microsoft Edge danno la possibilità già di base di impedire ai tracker dei siti di raccogliere alcune informazioni e lo fanno meglio di altri che invece sono votati proprio alla raccolta delle informazioni stesse.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" data-attachment-id="8197" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/i-social-possono-influenzare-la-mia-mente/image-3-5/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/01/image-3.png?fit=850%2C585&amp;ssl=1" data-orig-size="850,585" data-comments-opened="1" data-image-title="image-3" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/01/image-3.png?fit=850%2C585&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/01/image-3.png?resize=638%2C439&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-8197" width="638" height="439" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/01/image-3.png?w=850&amp;ssl=1 850w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/01/image-3.png?resize=300%2C206&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/01/image-3.png?resize=768%2C529&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/01/image-3.png?resize=640%2C440&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/01/image-3.png?resize=100%2C69&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/01/image-3.png?resize=24%2C17&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/01/image-3.png?resize=36%2C25&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/01/image-3.png?resize=48%2C33&amp;ssl=1 48w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><br>L&#8217;unica altra strada, limitatamente a quanto possibile è cercare in ogni singola servizio le opzioni per disabilitare il più possibile la profilazione, per questo consiglio questo articolo di wired <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.wired.it/internet/web/2019/06/01/pubblicita-privacy/" target="_blank">Pubblicità e privacy, come bloccare chi spia i tuoi dati online</a> (<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.wired.it/internet/web/2019/06/01/pubblicita-privacy/" target="_blank">https://www.wired.it/internet/web/2019/06/01/pubblicita-privacy/</a>) che si riferisce a Facebook, Google e Twitter o un completo documento redatto dalla Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili (CILD) <a href="https://cild.eu/wp-content/uploads/2019/12/Anonimato_In_Rete-1.pdf">Anonimato_In_Rete-1.pdf</a> (<a rel="noreferrer noopener" href="https://cild.eu/wp-content/uploads/2019/12/Anonimato_In_Rete-1.pdf" target="_blank">https://cild.eu/wp-content/uploads/2019/12/Anonimato_In_Rete-1.pdf</a>).<br>Va tenuto conto però che limitando la possibilità di questi servizi di salvare informazioni in genere sarà il servizio stesso a diventare limitato e meno efficace o utile. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Altre fonti interessanti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A compendio di tutto questo consiglio i seguenti documentari:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.netflix.com/it/title/80117542" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Great Hack &#8211; Privacy violata</a> ottimo documentario sulla questione del controllo dell&#8217;opinione pubblica attraverso i social network nel caso di Cambridge Analytica</li><li><a href="https://www.ted.com/talks/carole_cadwalladr_facebook_s_role_in_brexit_and_the_threat_to_democracy?language=it&amp;fbclid=IwAR26JOOMDrk-EGajW9Wwm0Bk73enFjrF403ykfYa7shRO9g6SWaQl809Cs4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Carole Cadwalladr: Il ruolo di Facebook nella Brexit &#8212; e le minacce alla democrazia</a>, un talk TedX sullo stesso tema, spesso citato nel precedente documentario</li><li><a href="https://www.netflix.com/it/title/81254224" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Social Dilemma</a>, un documentario meno accurato e più sensazionalistico che però da una buona idea di cosa è possibile fare attraverso i Social Network. Abusa un po&#8217; di paroloni e della parola Algoritmo (<a href="https://www.staipa.it/blog/lalgoritmo-di-google-lalgoritmo-di-facebook-ma-cose-lalgoritmo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L&#8217;algoritmo di Google. L&#8217;algoritmo di Facebook. Ma cos&#8217;è l&#8217;algoritmo?</a>) ma preso con le giuste misure può far capire molto.</li></ul>



<h6 class="wp-block-heading" id="voi-fare-una-domanda-per-uno-dei-prossimi-articoli-falla-qui">Voi fare una domanda per uno dei prossimi articoli? Falla qui!</h6>



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<p class="has-blue-color has-text-color has-normal-font-size wp-block-paragraph"><strong>Qui puoi trovare tutte le<em> <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.staipa.it/blog/category/poleminformatica/informetica/le-domande-semplici/?order=asc" target="_blank">domande semplici</a>: </em>https://short.staipa.it/ledomandesemplici</strong></p>
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		<title>Sulla cultura, sulla perdita della cultura, sulla fede, sui popoli che conquistano altri popoli, su come i popoli dovrebbero fare per mantenere la propria identità.</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/sulla-cultura-sulla-perdita-della-cultura-sulla-fede-sui-popoli-che-conquistano-altri-popoli-su-come-i-popoli-dovrebbero-fare-per-mantenere-la-propria-identita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 15:43:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si fa un gran parlare di culture che vogliono cannibalizzarne altre, di crocefissi da tenere o togliere, di perdita di identità di conquiste, di scontri culturali, religiosi, di guerre sante e chi si lamenta è ovviamente, giustamente, chi rischia di soccombere. Ma perché? Se lo chiedono le persone che si lamentano il perché? E Cosa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si fa un gran parlare di culture che vogliono cannibalizzarne altre, di crocefissi da tenere o togliere, di perdita di identità di conquiste, di scontri culturali, religiosi, di guerre sante e chi si lamenta è ovviamente, giustamente, chi rischia di soccombere.<br />
Ma perché? Se lo chiedono le persone che si lamentano il perché? E Cosa fanno per opporvisi?</p>
<p>Un esempio che mi sembra calzare è l&#8217;educazione di un bimbo, o di un ragazzo.<br />
Ci sono infinite cose che attraggono l&#8217;attenzione d<span id="more-15"></span>i un bimbo o di un adolescente, molte sono cose positive, molte altre sono cose negative, che appaiono positive per poi rivelarsi pericolose o dannose.<br />
Credo esistano soprattutto due generi di approccio all&#8217;educare in una direzione, il primo è quella di vietare ogni incontro con le cose che possono portare sulla &#8220;strada sbagliata&#8221; la secondo è quello di rafforzare e dare un esempio forte verso la &#8220;strada giusta&#8221;.<br />
Un esempio stupido ma politicamente pulito può essere la dieta, una persona che vuole dimagrire si troverà tra una torta stupenda e il suo desiderio di dimagrire, quale dei due sceglierà? Credo sia indipendente dal fatto che la torta possa rappresentare un bene o un male ma che dipenda soprattutto da quanto forte e importante sia la cosa che ha fatto scegliere di prendere la via della dieta.<br />
Oppure si poteva nascondere la torta, fino a incontrare quella dopo, o quella dopo ancora, o comunque avere così voglia da cercare di trovare dove sia stata nascosta.</p>
<p>Viviamo attualmente in un mondo che è fortemente destabilizzato per via dei valori, per via della possibilità di progettarsi, di fare da se la propria strada, di riconoscersi in qualcosa di forte, di sentirsi stabili nelle decisioni mentre tutto il resto attorno ruota, cambia in base al vento, alla luna o a qualsivoglia moda. Ma l&#8217;uomo, soprattutto l&#8217;uomo meno forte e sicuro ha bisogno di una direzione, ha bisogno di un esempio da seguire, ha bisogno di una strada credibile e chiara, una strada che gli dia la forza di alzarsi quando cade perché conscio della poppai direzione. Si può vivere dispersi a casaccio, si ma solo per qualche tempo.<br />
Anche chi vive alla giornata alla fine sceglie dei valori, delle cose in cui credere, delle cose che forse servono anche solo per giustificarsi ma segue una direzione.</p>
<p>Sono molte le culture che cambiano in tutto questo, in passato nel nostro territorio la chiesa rappresentava probabilmente l&#8217;esempio più forte da seguire, quello che dava una direzione certa e chiara almeno per i tempi, poi vi fu il fascismo, quali esempi più grandi di direzione da seguire? Di gruppo di cui riconoscersi parte, nel bene e nel male?<br />
Negli anni sessanta e settanta ci sono stati i movimenti popolari, altro grande movimento, esempio, struttura, gruppo di cui si poteva far parte, in cui si poteva credere, o a cui si poteva opporsi.<br />
Sempre di qua o di là.<br />
A quel punto, tu potevi essere da una parte o dall&#8217;altra e quale era il tuo ruolo? Portare avanti con convinzione il tuo credo, i tuoi valori e con questo esempio convincere più persone possibile a seguire la tua strada, che fosse l&#8217;una o che fosse l&#8217;altra.</p>
<p>Al giorno d&#8217;oggi questo sembra sempre meno presente la massa è appiattita e la propria idea la si porta avanti contro o a favore di quel personaggio del grande fratello o di qualche programma della De Filippi, personaggio che l&#8217;anno prossimo sarà un altro e di quello di quest&#8217;anno non se ne parlerà più gran che.</p>
<p>E questo sfortunatamente vale per tutti e per tutto, non ha più senso identificarsi in un partito politico perché i partiti non hanno un minimo di credibilità, non ha senso credere in nulla perché nulla ha esempi davvero forti.</p>
<p>E così arrivano altre culture più forti e piano piano ci &#8220;conquistano&#8221; come è stato quando noi in passato abbiamo conquistato il mondo.<br />
E questo perché?<br />
Perché all&#8217;epoca eravamo noi quelli convinti, quelli forti di ideali in cui credere, ora sono gli altri.</p>
<p>Mi guardo attorno e vedo gente che protesta per una croce o per un minareto e poi non va neppure in chiesa, e poi quando gli chiedi &#8220;domenica mattina vai a messa?&#8221; ti risponde &#8220;no guarda, ieri sera ho bevuto troppo e me ne sto a letto&#8221;.<br />
Vogliamo salvare la nostra cultura ma non ci crediamo, vogliamo salvare i nostri valori ma non li sappiamo portare avanti, spesso addirittura ce ne vergognamo, e poi abbiamo il coraggio di lamentarci se ci &#8220;conquistano&#8221;?</p>
<p>Una persona in preda all&#8217;insicurezza che i media e il mondo ci propinano, vuoi per mancanza effettiva di cultura, vuoi per il periodo economicamente buio, vuoi per il periodo politicamente buio come può seguire noi, il nostro esempio se noi stessi non abbiamo cultura, non crediamo in quello che diciamo, non portiamo le nostre idee ma le nascondiamo vergognandocene? Seguiranno noi o una cultura più forte, più decisa tanto da perdere la vita per le proprie condizioni?<br />
Dove sono finiti i nostri martiri, i nostri eroi? Se ne stanno tutti in Afghanistan con i Carabinieri perché noi preferiamo starcene sul divano o forse dovremmo iniziare noi ad essere i nostri testimoni, a lottare per ciò che siamo, a mostrare ciò che siamo così che qualcuno ci possa seguire?<br />
Preferiamo che sia qualcun&#8217;altra a predicare, a perderci la faccia, ad essere deriso perché noi non lo difendiamo se non dicendo sommessamente &#8220;sissi ha ragione&#8221;. E non è votando per avere una croce nelle scuole che si darà un esempio ai nostri ragazzi, o vietando i minareti.<br />
Da che mondo è mondo qualsiasi cosa venga bandita o vietata acquista maggior forza, maggior credibilità in relazione a quanto i suoi testimoni continueranno a perseverare col loro esempio, il proibizionismo non ha mai portato i risultati sperati se la cosa proibita è inseguita con forza, l&#8217;unica cosa che può portare lontano da qualcosa è dare l&#8217;esempio opposto, mostrare come sia credibile, forte, vero e soprattutto coerente quello in cui crediamo.</p>
<p>Qual&#8217;è la cultura che non vogliamo perdere? Perché se sono i musei e i quadri e i libri di Dante… beh, cose stupende ma tranquilli non li perderemo, se invece è qualcosa di più, qualcosa di diverso, beh dimostriamolo, portiamo avanti questi valori, queste idee, con forza, con coerenza.<br />
Qualcuno presto o tardi ci seguirà, come noi abbiamo seguito chi ci ha preceduto.</p>
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		<title>Crocefisso si? Crocefisso no?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 18:50:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è facile esporsi su questo tema, soprattutto quando si ha il ruolo &#8220;pesante&#8221; di educatore in un&#8217;associazione cattolica, soprattutto quando ciò che scrivi potrà essere letto dai ragazzi a cui cerchi di passare dei valori o dai loro genitori.<br />
Il rischio di essere frainteso è grande e così è diverso tempo che penso se espormi o meno a riguardo di questa tematica.<br />
Il crocefisso nelle scuole, nei luoghi pubblici.<br />
Crocefisso si? Crocefisso no?<br />
Io sono dell&#8217;idea Crocefisso non mi importa.<br />
Partiamo però dal principio.<br />
Qual&#8217;è il motivo per cui chi sostiene l&#8217;importanza di questo simbolo si infervora così tanto?<br />
Per lo più le motivazioni di cui ho sentito parlare sono perché fa parte della cultura e dell&#8217;identità Europee e Italiane, si questo è vero. Ma se così fosse perché non mettere in tutti i luoghi pubblici l&#8217;immagine di Leonardo da Vinci, o quella di qualche altro personaggio che è stato fondante e fondamentale per la nostra cultura e affermazione nel mondo?<br />
Non sarebbe la stessa cosa?<br />
Quel simbolo, quella croce, rappresenta ciò in cui credo, rappresenta ciò su cui si basa la mia vita, le mie scelte, il mio essere, rappresenta la mia vita.<br />
Non la tua, la sua, quella del mio vicino, quella dell&#8217;Italia o dell&#8217;Europa.<br />
Quel simbolo, quella croce se si limita ad essere un&#8217;immagine che<span id="more-20"></span> rappresenta una cultura per quanto mi riguarda è meglio sparisca dalla circolazione, perché Cristo, per chi ci crede, non si è immolato sulla croce per la cultura. Lonardo da Vinci si è immolato per la cultura, Cristo lo ha fatto per ben altri valori.<br />
In casa mia ci sarà sempre un crocefisso, al mio collo, o su qualcosa che indosso ci sarà sempre, e sarà sempre dentro di me, ma sinceramente che sia tenuto per &#8220;cultura&#8221; non mi interessa proprio.<br />
Se venisse tolto un po&#8217; mi spiacerebbe, si, ma credo che sia il popolo a dover scegliere, la maggioranza, e per me sia la maggioranza a scegliere e che se il motivo di una scelta è un motivo culturale, beh la cultura cambia, si evolve, cresce e cala, la religione no. Dio no. Dio rimarrà anche se toglieranno i crocefissi.<br />
Perché, se proprio dobbiamo parlare del mantenimento della cultura, non obblighiamo i giornalisti e la tv a parlare in Italiano corretto, perché non togliamo parole come &#8220;premier&#8221;, &#8220;devolution&#8221;, &#8220;hardware&#8221;, e non utilizziamo invece le parole italiane che descrivono lo stesso concetto? Se parliamo di cultura perché non togliamo il grande fratello in favore di qualche programma culturale? Se parliamo di cultura perché non finanziamo il teatro, la letteratura, la pittura, la musica (quella studiata, quella vera, non quella che fa soldi) invece di parlare se tenere o meno un simbolo nei luoghi pubblici?<br />
Vogliamo fare cultura? Facciamola, non stiamo a litigare sulle cose di forma.</p>
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		<title>&#8230;.no comment. A voi ogni commento.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 15:37:32 +0000</pubDate>
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		<title>Giovanno d&#039;Arca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 May 2007 20:28:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è tutto il pomeriggio che il mio quartiere è immerso in musiche epiche, tipo Ennio Morricone o tipo angeli che cantano dal cielo&#8230;.<br />
Non riesco a capire da dove vengano&#8230;. ho pure fatto il giro di tutto il quartiere.<br />
O hanno installato degli altoparlanti ovunque stile Grande Fratello e li stanno testando o sono diventato come<br />
Giovanna D&#8217;Arco&#8230;..<br />
Aiuto&#8230;.. Salvatemi.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>V per Vendetta.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Feb 2007 18:57:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;V per Vendetta&#8221;. Un titolo che non mi è piaciuto. L&#8217;idea che da è quella del film tamarro alla XXX in cui se una macchina va addosso a un cassonetto esplode. Così ho deciso di non andarlo a vedere. Invece, complice un brano della colonna sonora e diversi altri dettagli mi è stato consigliato da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p>&#8220;V per Vendetta&#8221;. Un titolo che non mi è piaciuto. L&#8217;idea che da è quella del film tamarro alla XXX in cui se una macchina va addosso a un cassonetto esplode. Così ho deciso di non andarlo a vedere. Invece, complice un brano della colonna sonora e diversi altri dettagli mi è stato consigliato da una persona che non poteva non essere certa mi sarebbe piaciuto.<br />
Raramente sono così preso da un film al cinema di questi tempi eppure&#8230;</p>
<div style="text-align: center;">
<p><figure id="attachment_1176" aria-describedby="caption-attachment-1176" style="width: 150px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2007/02/vendetta.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="size-full wp-image-1176" title="V For Vendetta" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2007/02/vendetta.jpg?resize=150%2C150&#038;ssl=1" alt="V For Vendetta" width="150" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1176" class="wp-caption-text">V For Vendetta</figcaption></figure></p>
</div>
<p>V per Vendetta è tratto dall&#8217;omonimo fumetto di Alan Moore, illustrato da David Lloyd pubblicato nella prima metà degli anni 80. La storia <span id="more-513"></span>racconta di una società inglese simile a quella di <a href="https://www.staipa.it/blog/il-grande-fratello/">1984 di Orwell</a> in cui un partito estremista ha imposto un regime totalitario attraverso l&#8217;eliminazione della libertà di opinione, l&#8217;eliminazione delle minoranze e il controllo totale sulle attività dei cittadini.<br />
In questa futura società V, un misterioso uomo mascherato, anarchico radicale e desideroso di riportare libertà e giustizia convince la bella Evey a combattere al suo fianco per liberare la nazione.<br />
V è travestito da Guy Fawkes,  personaggio storico protagonista nel 1605 della &#8220;cospirazione della polvere da sparo&#8221;, un complotto contro la nobiltà inglese.<br />
Il testo a mio avviso è molto bello e il personaggio decisamente &#8220;artistico&#8221;, la storia è molto attualizzata e contiene una profonda riflessione politica sul mondo attuale. Spesso viene fatto riferimento alla non casualità degli eventi, all&#8217;assenza di un destino scritto a priori, e al fatto che tutto ciò che accade non è altro che frutto delle azioni realizzate precedentemente.<br />
Piuttosto palese è la polemica verso l&#8217;attuale politica estera degli Stati Uniti e verso il potere dell&#8217;informazione e i suoi simboli, allo stesso tempo mostra la fragilità di quest&#8217;ultima davanti a un popolo che prenda vera coscienza della realtà, e alla satira.<br />
Stupenda la scena finale.<br />
Pieno di citazioni da Shakespeare, Dickens, Einstein&#8230;.<br />
insomma, per me davvero un film stupendo, per ciò che racconta, per ciò che vuole rappresentare, per le scene, la fotografia, la musica, le continue citazioni, la poesia che lo pervade.<br />
Bello. Bello. Bello.</p>
</div>
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		<title>Il Grande Fratello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2007 19:47:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Torna di moda come ogni anno il Grande Fratello, trasmissione dove (stringando) un gruppo di persone in cerca di notorietà vengono rinchiuse in una casa a vivere visti da tutti e si colpiscono alle spalle per far uscire gli altri prima. Il tutto condito con rutti, scoregge, cattiverie assortite, appassionanti storie d&#8217;amore e torture dei [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Torna di moda come ogni anno il <span style="font-weight: bold;">Grande Fratello</span>, trasmissione dove (stringando) un gruppo di persone in cerca di notorietà vengono rinchiuse in una casa a vivere visti da tutti e si colpiscono alle spalle per far uscire gli altri prima. Il tutto condito con rutti, scoregge, cattiverie assortite, appassionanti storie d&#8217;amore e torture dei partecipanti, che poi una volta fuori che abbiano vinto o no fanno i soldi presentandosi in discoteca in mezzo a fan che basta che sei stato in tv due minuti e ti idolatrano oppure vanno a fare gli opinionisti in altre trasmissioni della rete televisiva. Ok, qualcuno di interessante ci è uscito, forse, ma pochi. Decine di cloni dello stesso programma poi sono uscite in salse diverse ma il <span style="font-weight: bold;">Grande Fratello</span> può vantare di essere stato il primo.<br>
In italia.<br>
A copiare il programma che facevano all&#8217;estero.<br>
Che ha preso l&#8217;idea da <span style="font-weight: bold;">1984</span> di <span style="font-style: italic;">George Orwell.<br>
</span>Ma che tanto si sa&#8230; basta che la gente lo guardi e che faccia vendere pubblicità&#8230;.</p>



<span id="more-520"></span>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-weight: bold;">1984</span> è il titolo di uno dei più celebri romanzi di <span style="font-style: italic;">George Orwell</span>, pubblicato nel 1949 ma scritto nel 1948 (il titolo è ottenuto invertendo le ultime due cifre del primo anno della stesura).<br>
È stato definito il romanzo dell&#8217;utopia negativa.</p>



<div style="text-align: center;">
<p></p></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2007/01/IlGrandeFratello.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2007/01/IlGrandeFratello.jpg?ssl=1" alt="Big Brother" class="wp-image-1178"/></a></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">In un futuro prossimo (l’anno 1984) la Terra è suddivisa in tre grandi potenze totalitarie perennemente in guerra tra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. In Oceania, la cui capitale è Londra, la società è amministrata secondo i principi del Socing (il socialismo inglese) e governata da un onnipotente partito unico con a capo il <span style="font-weight: bold;">Grande Fratello</span>, un personaggio che nessuno ha mai visto e che tiene costantemente sotto controllo la vita di tutti i cittadini (la sua figura somiglia molto a quella di Josif Stalin e di Adolf Hitler). I suoi occhi sono le telecamere che spiano la vita di qualunque cittadino e il suo braccio la psicopolizia che interviene in ogni situazione sospetta. Ovunque vi sono grandi manifesti che ritraggono il <span style="font-weight: bold;">Grande Fratello</span> e gli slogan del partito: «la guerra è pace», «la libertà è schiavitù», «l’ignoranza è forza».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il protagonista del romanzo, Winston Smith, è un membro subalterno del partito, incaricato di censurare i libri e gli articoli dei giornali non in linea con la politica ufficiale. Apparentemente docile, in realtà mal sopporta i condizionamenti del partito. Accanto a lui agiscono altri due personaggi: Julia, della quale Winston è innamorato malgrado il partito vieti il sesso, e O’Brien, un importante funzionario che il protagonista crede amico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante il partito imponga la castità (il sesso è permesso al solo scopo di procreare) Winston e Julia diventano amanti e decidono di collaborare con un’organizzazione clandestina di resistenza chiamata “Confraternita”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="font-size: xx-small;">Fonte rivista di parte del testo: <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1984_(romanzo)">Wikipedia</a>.</span></p>
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