Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Time Machine

Come cercare una pagina web che non esiste più?

Capita spesso di trovarsi nella situazione di cercare un’informazione che è scomparsa da internet, o di voler verificare se una certa pagina sia stata cambiata. Vuoi per l’uso scorretto di alcuni giornali di correggersi senza dare notizia, vuoi per la paura del “Condividi prima che cancellino“, vuoi per qualche tweet di qualche personaggio famoso che prima dice una cosa e poi se la rimangia. La cosa interessante è che può essere un modo anche per vedere siti che sono stati censurati nel proprio paese anche senza una VPN, cose di cui ho parlato in Esiste la censura su Internet? (https://short.staipa.it/23xml)

Esiste un modo per recuperare una pagina eliminata dalla rete?

Sì. Non sempre ma spesso sì. Si tratta di archive.org.
Si tratta di un sito che scansiona regolarmente tutti i siti e ne salva una versione. Per ovvi motivi di spazio e interesse non tutti i siti vengono salvati in maniera regolare e a seconda di quanto siano considerati importanti o quanto siano visitati la scansione sarà più o meno frequente, a partire da poche volte al mese per un sito scarso come questo su cui scrivo a parecchie volte al giorno per un giornale di buona visibilità italiano.

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Le domande semplici

Il mondo in cui viviamo si è velocemente riempito di tecnologia. Da una parte chi l’ha vista nascere e crescere in età adulta ne è spesso spaventato, dall’altra chi è cresciuto dopo l’avvento di tutte queste novità ha la netta impressione che siano la normalità e non si interroga più di tanto su che cosa ci sia dietro. Forse i più fortunati sono quelli della mia generazione, quelli che erano adolescenti quando c’è stata l’esplosione e hanno potuto vederla crescere cavalcandone i pro e i contro.

Gli appartenenti al primo gruppo, quello che per il secondo sono i boomer, restano spesso immobili con un uso superficiale della tecnologia e con l’idea che il secondo gruppo, quelli che chiamano i nativi digitali sia l’unico in grado di capirci qualcosa e padroneggiarla. La verità probabilmente è che entrambi fanno lo stesso genere di errore che io ho sempre chiamato non leggere il libretto delle istruzioni.

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Come smettere di ricevere SMS pubblicitari da Vodafone (e forse altri operatori)

Come molti altri sono stato per qualche tempo cliente di Vodafone, e come molti altri dopo aver cambiato operatore telefonico ho cominciato a ricevere SMS pubblicitari per convincermi a tornare in Vodafone. Nel tempo ho provato a telefonare al 190, ha mandare lettere di reclamo e altre strade e nessuna ha sortito l’effetto sperato. Stanco di ricevere sms su sms alla fine ho provato a scrivere pubblicamente sulla loro pagina Facebook, per provare a richiedere il blocco dell’invio degli SMS per il rientro in Vodafone. Ovviamente con il mio stile…
Finalmente ho ricevuto risposte:

Dopo aver scritto a loro via chat fornendo il mio numero di telefono ho ricevuto un sms sul numero con scritto “Ciao, rispondi a questo messaggio scrivendo ACCETTO seguito dal Codice Numerico che ti abbiamo inviato tramite Facebook”, al quale ho risposto appunto “ACCETTO 1xxxxx”


A quanto pare ora non ricevo più sms pubblicitari da parte di Vodafone e mi sono liberato da quella che sembrava una ex morosa disperata alla ricerca di riallacciare un rapporto.

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Una rivoluzione immaginaria

Una rivoluzione immaginaria

Riflettevo su questa cosa ancora anni fa, avevo un età in cui ci si sente destinati a cambiare il mondo, in cui ci si sente di poter essere “la persona diversa”, quella intelligente, quella che può fare la differenza. Mi guardavo attorno e pensavo a come generazioni di giovani abbiano nel tempo cambiato o quantomeno provato a cambiare il mondo. Penso alle generazioni che negli anni 70 hanno creato fermenti che anche in una nazione piccola come l’Italia hanno cambiato l’istruzione, lasciamo perdere se nel meglio o nel peggio, al fermento artistico che univa poesia a musica a pittura a performance artistiche, alle comuni in cui musicisti di estrazioni diverse contribuivano a vicenda a creare opere di altri senza pensare ai guadagni, tornando indietro alle generazioni che hanno combattuto per la patria con o senza fucile in mano, quelli che hanno contribuito alle ricostruzioni.

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Openoffice è morto. Lunga vita a LibreOffice!

Openoffice è un progetto sponsorizzato da Sun per lo sviluppo di una suite da ufficio alternativa a prodotti come Microsoft Office, gratuita e di buona qualità. Purtroppo negli ultimi mesi Sun è stata acquistata da Oracle la quale sembra non voler dare lo stesso supporto a un prodotto gratuito. In passato è già esistita una versione a pagamento di Openoffice, era Staroffice, ma è naufragata. Ora a quanto pare Openoffice stesso è in naufragio e gli sviluppatori stanno abbandonando.

Ma non si tratta però di una brutta notizia perché gli ex sviluppatori di OpenOffice se ne sono andati per fondare “The Document Fondation”, nell’attesa che Oracle accetti di rilasciare il marchio Openoffice (se lo farà) lo sviluppo del software prosegue con un altro marchio: LiberOffice, il cui sito è www.libreoffice.org .

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Stuxnet: tentativo di attacco ad una centrale nucleare?

Symantec recentemente ha pubblicato un’analisi particolarmente approfondita riguardo al virus/worm Stuxnet, che sembra essere un attacco attacco informatico costruito su misura per le centrali nucleari iraniane.
Stuxnet agisce soltanto quando il sistema di controllo industriale è dotato di convertitori di frequenza di due marche e usa specifiche marche di moduli di comunicazione.
Stuxnet interviene soltanto se i convertitori di frequenza pilotano motori a velocità molto elevate, come ad esempio le centrifughe di un impianto per l’arricchimento dell’uranio.

A parte le centrali nucleari, quali altri sistemi industriali utilizzano apparati del genere?

Symantec ha infine descritto il metodo di funzionamento di Stuxnet: l’attacco modifica le frequenze di uscita e quindi le velocità dei motori per brevi periodi nell’arco di mesi, sabotando così il normale funzionamento del processo industriale controllato dai PLC presi di mira.

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Fogli

Fogli, carta bianco giallastra di un quaderno con la copertina nera.
Parole vergate di nero in fretta o lentamente,
seguirne la velocità, comprenderne i dubbi,
l’animo,
i pensieri.

Non credo ci sia nulla come una lettera di carta, un quaderno scritto per te, nel tempo, in quanto tempo ci vuole, ragionato, ricco di cancellature.
Vorrei fare un filmato di come scrivo al computer, forse sarebbe l’unica soluzione per rendere davvero soddisfacente la scrittura sul web.

Tanti anni or sono, prima dei bLog (andrebbe con la L maiuscola… viene da Web Log) prima di Skype, di MSN, mySpace, Facebook, quando ICQ si stava espandendo questo aveva un sistema di scrittura oggi considerato bizzarro.
ICQ non è altro (perché esiste ancora) che un sistema di messaggistica immediata analogo a MSN, Skype e gli altri, ma all’epoca aveva una funzione di chat che permetteva di vedere in tempo reale quello che scriveva l’altra persona.

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WordPress 3.0

La versione 3.0 di WordPress è uscita questa versione porta alcune grosse novità, la prima sarà la possibilità di creare un multiblog, ossia sulla stessa installazione sarà possibile creare più blog per più utenti.

Volete un blog www.staipa.it/quellochevuoi?
Ora si può.
Ora con WordPress sarà possibile gestire interi siti e non più solo blog, quindi chiunque sarà in grado di fare un sito decente senza sapere nulla di programmazione…
In fase di installazione ora è possibile scegliere lo username dell’amministratore e scegliere la propria password.
Verrà proposto admin come amministratore ma, sarà possibile modificarlo in modo da migliorare la sicurezza.
Il campo password,se lasciato vuoto, creerà una password random come succedeva prima ma, potete scegliere la vostra password.
Consiglio a tutti gli utenti wordpress di aggiornare alla nuova versione, tanto l’aggiornamento si fa con un click, come sempre!


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Ricercatore si vanta di essere il primo uomo infettato da un virus informatico. I media abboccano

FONTE dell’articolo: attivissimo.blogspot.com

Cosa non si fa per attirare l’attenzione ed abbeverarsi alla vacua fonte della celebrità. Mark Gasson, ricercatore del Cybernetic Intelligence Research Group dell’Università di Reading, nel Regno Unito, dichiara di aver memorizzato un virus su un chip e di essersi impiantato il chip dentro il corpo, diventando così il “primo uomo infetto da virus per PC”. Così almeno scrive il Corriere della Sera, nella rubrica Scienze, in un articolo a firma di Elmar Burchia, senza alcun accenno di critica sulla plausibilità della notizia.

Anzi, sottolinea il Corriere, questo dimostra che “dispositivi medici avanzati come pacemaker o impianti cocleari possono essere vulnerabili ad attacchi di hacker.” Roba da panico. Abbocca anche la BBC, dalla quale il Corriere ha tratto la notizia (una volta tanto linkandola, in un lodevole gesto di trasparenza).

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L'evoluzione della privacy su Facebook

di Antonio Dini | 17-5-2010

Se su Google si cerca “privacy” e “Facebook”, escono 756 milioni di risultati. Ci sarà un motivo, no? O meglio, ci sarà un problema. Perché di problema si parla, quando si fa riferimento alla privacy e a Facebook. L’azienda americana che è diventata l’attuale incarnazione dello spirito dei social network mantiene un aspetto trasgressivo: considera la privacy dei suoi adepti meno importante della pubblicità, e sostiene che è così anche per le giovani generazioni digitali.

Padri analogici, figli digitali. Privacy stretta, nessuna privacy. Mettiamo tutto online, e poi perdiamone il controllo. Lasciamo che le foto e i commenti e i video e tutto il resto poi torni un giorno contro di noi: quando un datore di lavoro vuole fare un controllo dopo un colloquio, quando una fidanzata vuole sincerarsi che il promesso sposo sia davvero appassionato solo di lei, quando un curioso vuole scoprire più cose su di noi per mille scopi: seguirci per la strada, scrutarci da dietro un angolo buio, denunciarci al vicinato della nostra personale Peyton Place.



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