<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>labbra Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
	<atom:link href="https://www.staipa.it/blog/tag/labbra/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.staipa.it/blog/tag/labbra/</link>
	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
	<lastBuildDate>Tue, 17 Oct 2023 08:29:11 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1</generator>

<image>
	<url>https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2025/12/cropped-favicon.png?fit=32%2C32&#038;ssl=1</url>
	<title>labbra Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
	<link>https://www.staipa.it/blog/tag/labbra/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">12580406</site>	<item>
		<title>Torna da me</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/torna-da-me/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/torna-da-me/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Nov 2017 13:13:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Paura!]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Abbraccio]]></category>
		<category><![CDATA[Arsenico]]></category>
		<category><![CDATA[attesa]]></category>
		<category><![CDATA[Bambino]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara]]></category>
		<category><![CDATA[Dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Fine]]></category>
		<category><![CDATA[Immagini]]></category>
		<category><![CDATA[inizi]]></category>
		<category><![CDATA[Istanti]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Paura]]></category>
		<category><![CDATA[Pelle]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[Soffocare]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<category><![CDATA[Suono]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4692</guid>

					<description><![CDATA[Aveva sognato ogni giorno di rivederlo, ma non avrebbe mai pensato sarebbe potuto accadere in questo modo. Il suo fratellino se ne era andato ormai da due anni, un anno, sette mesi e ventidue giorni. E tre ore per l&#8217;esattezza, o almeno così avevano detto quelli della polizia. I minuti non era dato saperlo perché [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Aveva sognato ogni giorno di rivederlo, ma non avrebbe mai pensato sarebbe potuto accadere in questo modo. Il suo fratellino se ne era andato ormai da due anni, un anno, sette mesi e ventidue giorni. E tre ore per l&#8217;esattezza, o almeno così avevano detto quelli della polizia. I minuti non era dato saperlo perché il corpo era stato trovato troppe ore dopo e la precisione di queste cose diminuisce nel tempo. Lo avevano trovato in un prato, stringeva forte il suo Batman, l&#8217;eroe che avrebbe voluto essere ma che quella volta non era riuscito a salvarlo. Non aveva piovuto, era un giorno di un tardo settembre e il bel tempo aveva contribuito a mantenere le tracce pulite e a non adulterare il piccolo corpicino in anticipo. L&#8217;avevano trovato sdraiato a faccia in giù nella terra senza nessun segno di violenza ma troppo lontano da casa per poter esserci arrivato da solo. Solo ad un esame più approfondito trovarono nel sangue Arsenico e nello stomaco una discreta dose di Coca-Cola. Probabilmente una forma moderna dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Acqua_tofana">acqua Tofana</a> offerta da chissà chi. Il corpo era poi stato pulito in ogni suo punto, rivestito e lasciato in quel punto senza lasciare traccia alcuna. Neppure nelle celle telefoniche, neppure orme nel prato. Non vi erano tracce di violenza, non vi erano tracce e basta. Arsenico a parte. Quello era stato lasciato come a indicare volutamente la causa della morte. Una domanda rimasta inespressa era stata quella di perché occuparsi di far sparire ogni traccia ma non usare un metodo meno <i>palese&nbsp;</i>dell&#8217;arsenico. I colpevoli non furono mai trovati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aveva sognato ogni giorno di rivederlo, ma non avrebbe mai pensato sarebbe potuto accadere in questo modo. Era un mattino di un anno, sette mesi e ventidue giorni e tre ore dopo del momento, che le avrebbe cambiato per sempre la vita e suo fratello, congelato nei sei anni che aveva quando aveva lasciato questo mondo era&nbsp;lì di fronte a lei immobile dall&#8217;altra parte della stanza. Poteva essere solo un&#8217;ombra, un&#8217;allucinazione, una delle tante volte che lo aveva immaginato fino quasi a vederlo, poteva essere una di quelle immagini che vedi di sfuggita con la coda dell&#8217;occhio e poi se ne vanno quando le focalizzi ma era lì. Era ancora lì nonostante gli si stesse avvicinando. Il volto era più magro di come lo ricordasse, come se la pelle faticasse a rimanere su e tendesse a cadere come nel volto di un vecchio, sembrava quasi trasparente e fragile come carta velina, chiara e incartapecorita. Eppure sembrava così lui, così vivo, così rosa al contempo. La osservava silenziosamente con quel suo sguardo che ti trapassa, non sbatteva mai le palpebre. Non lo noti mai che una persona le sbatta, ma fu il contrasto forte di non vederlo accadere che le gelò il sangue e la fece fermare.<br>
&#8220;Andrea. Sei tu?&#8221; disse.<br>
&#8220;Anna, sei tu?&#8221; rispose lui.<br>
Lacrime calde e copiose sgorgarono come una cascata improvvisa dagli occhi della ragazza. Le sue preghiere erano state esaudite?<br>
Il bambino alzò le braccia allungando le mani verso lei, il palmo di una mano aveva qualcosa di strano, che tolse d&#8217;improvviso l&#8217;entusiasmo alla ragazza. Il bambino iniziò ad avanzare lentamente con movimenti innaturali come se le ginocchia riuscissero a muoversi solamente di pochi centimetri, come se le caviglie non fossero in grado di flettere. Il palmo della mano avvicinandosi mostrò che cosa lo rendeva strano, la pelle era aperta e attraverso si vedeva un osso.<br>
&#8220;Andrea&#8230; sei tu?&#8221;<br>
&#8220;Agggnna, ffei gù?&#8221; rispose lui.<br>
Prima, quando lo aveva sentito parlare aveva sentito parlare aveva questa stessa pronuncia strascicata e marcia o le era sembrato normale? Non ne era più sicura. Non era più sicura di nulla se non del gelo che sentiva partire dal petto verso il collo. Solo una volta ricordava di essere rimasta così bloccata dal terrore. Era piccola e doveva lanciarsi da quello scivolo altissimo al parco acquatico, era stata poi spinta da un bambino ed era caduta nello scivolo, presa dal panico aveva rischiato di affogare una volta arrivata alla piscina e il bagnino l&#8217;aveva salvata, ora provava quel terrore ma anche il soffocare di dentro all&#8217;acqua e non sarebbe arrivato nessun bagnino.<br>
Sentì la pelle di suo fratello toccare l&#8217;avambraccio, una pelle molle come frutta andata a male e ruvida come cartapecora. La parte molle doveva essere quella più vicina all&#8217;osso. Una pelle fredda come non aveva mai sentito nulla. Le provocò un brivido che la scosse abbastanza da strappare via il proprio braccio dalle grinfie di quella cosa.<br>
&#8220;Gnaggna noo puuura&#8221; disse quella cosa ma era già alle spalle mentre la ragazza prendeva lo slancio per correre.</p>



<span id="more-4692"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Era accaduto solo poche ore prima, o almeno quella era l&#8217;impressione. Aveva lasciato casa di Giovanni giusto dall&#8217;altra parte della via e stava andando a casa. La mamma di Giovanni aveva appena chiamato mamma per avvisarla, c&#8217;era freddino ma Andrea pregustava già il caldino che avrebbe trovato in casa e le braccia amorose che lo avrebbero accolto, aveva una bella famiglia lui, non come quella di Giovanni che aveva il papà che lavorava sempre via. Fu mentre era immerso in questi pensieri che vide arrivare un&#8217;auto veloce, gli frenò accanto. Per un momento aveva pensato che sarebbe stato investito ed invece no, non accadde. La mamma si sarebbe arrabbiata tantissimo se fosse stato investito. Fece per girare attorno alla macchina ma un uomo scese e lo guardò fisso.<br>
&#8220;Ciao bambino, che ne dici, lo vuoi un dolcetto?&#8221;<br>
Andrea rimase un paio di istanti a penarci. Troppi. Mezzora dopo era in un posto che non conosceva. Aveva dormito durante il viaggio. Doveva essere sotto terra, o forse erano solo le finestre chiuse ma era buio. Vide accendersi delle candele attorno. Era sdraiato su di una pietra fredda, sembrava il piano della cucina di mamma ma molto più grande, e non bianco. Non riusciva a vedere molto perché non riusciva a muovere la testa se non di poco, sentiva le braccia e le gambe bloccate ma era stanco, troppo stanco per cercare di spingere di più.<br>
&#8220;Tranquillo piccolo, non muoverti, sono la dottoressa&#8221; disse una voce accanto a lui. Non era una voce familiare ma non ricordava la voce della dottoressa. Anzi era quasi sicuro di aver avuto un dottore. &#8220;Se non ti muovi non ti farà male&#8221; continuò la voce. Il dottore glie lo diceva sempre prima di fagli le punture. Ed era vero. Una volta aveva provato a muoversi e si era staccato l&#8217;ago e gli aveva fatto tantissimo male, e mamma si era agitata e anche il dottore e poi aveva pianto e alla fine la puntura glie l&#8217;avevano fatta di nuovo da un altra parte quindi probabilmente era davvero meglio stare fermo.<br>
Le candele si erano accese una ad una attorno a lui, erano a cerchio. Non aveva mai visto una medicina così, e a dire il vero non gli sembrava di essere ammalato.<br>
&#8220;Dov&#8217;è mamma?&#8221; disse.<br>
&#8220;Tranquillo, è qui. Dall&#8217;altra parte della porta, ti senti stanco vero?&#8221;<br>
&#8220;Sì&#8221;<br>
&#8220;Sei stato poco bene. Mamma ti ha portato qui, e ora ti dobbiamo curare, ma tu stai fermo e tranquillo vedrai che tra poco starai bene&#8221;<br>
Vedeva attorno delle ombre muoversi ma non capiva la direzione da cui arrivava la voce, era come se molte voci sotto questa sussurrassero, gli ricordava un po&#8217; il rosario, o le litanie in chiesa. Lo facevano sentire tranquillo perché don Mario è un uomo buono e anche se si annoiava tanto a sentirlo sapeva che gli faceva bene anche se non aveva mai visto il dottore con don Mario nella chiesa. Aveva l&#8217;impressione di poter girare la testa e riusciva a muovere le braccia.<br>
Fu una sorpresa riuscire a girarsi del tutto e trovarsi a faccia a faccia con un bambino identico a sé. Stava volando a faccia in giù su un bambino identico a sé. Salì più in alto osservando la dottoressa e gli infermieri muoversi nel buio. Indossavano strani vestiti come quello di mago Merlino ma neri. Poi tutto scomparve all&#8217;improvviso.<br>
Era in salotto. Era in salotto immobile in piedi e Anna stava entrando dalla porta. Sembrava strana, come fosse diventata più alta. I capelli erano diversi, con delle strisce più chiare, e il viso era un po&#8217; più allungato, era strana.<br>
&#8220;Andrea. Sei tu?&#8221; le sentì dire, era come se la voce venisse da lontano, come essere dentro a una scatola e sentire il suono provenire dall&#8217;esterno.<br>
&#8220;Anna, sei tu?&#8221; non gli venne niente altro di più intelligente da dire ma anche il suono della propria voce sembrava distorto e lontano, aveva avuto l&#8217;impressione che muovere le labbra e la lingua fosse terribilmente difficile, ma questo non aveva a che fare con il fatto che il suono era come non provenisse da dentro di se ma da fuori da una scatola. La lingua, la bocca, le gambe, le braccia, tutto sembravano come quando capita di sedersi troppo a lungo sulla gamba e questa perde sensibilità. Era così l&#8217;intero corpo.<br>
Anna sembrava strana, quasi allarmata, forse doveva solo andare da lei e abbracciarla. Probabilmente e un abbraccio forte avrebbe fatto bene ad entrambi. Le braccia sembravano così pesanti alzandole.<br>
&#8220;Andrea&#8230; sei tu?&#8221; sentì dire come se la voce provenisse da ogni direzione. Qualcosa non andava. C&#8217;era qualcosa di strano e forse quella non era sua sorella. Perché sembrava così cresciuta?<br>
&#8220;Anna, sei tu?&#8221; disse. La ragazza, sua sorella, sembrava bianca e spaventata, era rimasta immobile con la bocca aperta. Andrea decise di avvicinarsi a lei e toccarle il braccio. Avrebbe sempre potuto scegliere se scappare o abbracciarla.<br>
&#8220;Anna, ho paura&#8221; disse. Lei strattonò via il braccio e cominciò a correre.<br>
&#8220;No Anna, aspetta&#8221; disse provando a seguirla. Lei era sempre stata più veloce ma questa volta raggiungerla sembrava ancora più difficile del solito. Era come se le gambe rispondessero in ritardo e il sentirle intorpidite non aiutava. Ad ogni passo sembrava cedessero anche se non sentiva il consueto formicolio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Gno Gnnana aappaasaaa&#8221; quell&#8217;essere continuava a urlare alle sue spalle, non aveva il coraggio di voltarsi. Entrò in camera e sbatté la porta. La chiuse a chiave e si infilò sotto la scrivania. <em>Cosa sta accadendo?</em> Rimase in attesa con la testa tra le mani e le lacrime che piovevano come una fontana. In casa non c&#8217;era nessuno che avrebbe potuto aiutarla e salvarla. Salvarla da cosa poi? Cos&#8217;era quella <em>cosa</em>? Forse se l&#8217;era solo immaginata.<br>In fondo non c&#8217;era più alcun rumore da un po&#8217;. Forse avrebbe dovuto uscire da quella stupida scrivania e tornare fuori dalla stanz TUMP, TUMMP. TUMP. La <em>cosa</em> batteva alla porta e faceva i suoi versi, era ancora lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci aveva messo più del previsto a raggiungere la porta, Anna si era chiusa dentro a chiave.<br>
&#8220;Cosa succede Anna? Perché sei scappata? Ho paura!&#8221; disse mentre batteva sulla porta con i palmi&nbsp; delle mani. Avrebbe voluto piangere ma non sgorgavano lacrime. Batté più forte ma dopo alcuni tentativi accadde qualcosa che non credeva possibile. Tre dita della mano si ruppero senza dolore. Erano piegate verso il centro della mano. Si fermò a guardarle e si sedette a terra.<br>
&#8220;Ti aspetto qui&#8221;, disse &#8220;quando stai bene.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa fuori dalla porta smise di battere. Passarono alcuni minuti e di nuovo le parve che la realtà si aggiustasse, è strano come siano veloci ad attenuarsi nella le situazioni assurde. O che riteniamo assurde. Passarono solo alcuni minuti prima che ricominciasse a pensare che doveva essere stato tutto un sogno. Non c&#8217;era niente fuori di quella porta al di fuori dell&#8217;immaginazione, niente di cui aver paura. Presto sarebbero arrivati mamma e papà e avrebbero sorriso di tutto questo quando glie lo avrebbero raccontato. Non c&#8217;era nulla da temere.<br>
Si alzò e avvicinandosi lentamente alla porta ascoltò con attenzione i suoni.<br>
Nessun rumore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anna finalmente aprì la porta, sembrava ancora un po&#8217; spaventata ma molto meno di prima, era il momento di abbracciarla, sarebbe stata di sicuro subito meglio, e sarebbe stato meglio anche lui. Era il momento giusto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella&nbsp;<em>cosa</em> era ancora lì, non fece in tempo ad evitarla. Le braccia molli e secche al contempo avevano una forza spaventosa mentre bloccavano il collo della ragazza. Provò a dimenarsi ma non riusciva a colpire quello che sembrava così tanto il suo fratellino, non riusciva ad opporsi rischiando di farne violenza. Si mise a piangere mentre faticava sempre più a respirare. Pianse. Non le era rimasto altro.<br>
Pianse mentre osservava, da fuori, il proprio corpo a terra.<br>
Andrea, bello come era stato due anni fa, le porgeva la mano ed assieme si allontanarono da quello che ormai era un guscio di carne morta.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/torna-da-me/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4692</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Voglio viverlo.</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/voglio-viverlo/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/voglio-viverlo/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 10:01:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[fuga]]></category>
		<category><![CDATA[giochi]]></category>
		<category><![CDATA[Il tempo]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[leggere]]></category>
		<category><![CDATA[Libro]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Passato]]></category>
		<category><![CDATA[Pelle]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4471</guid>

					<description><![CDATA[Le tue sopracciglia si alzano leggermente, forse neppure un millimetro mentre le tue labbra si allargano forse ancora meno. Le sopracciglia iniziano ad alzarsi e, prima che l&#8217;impercettibile movimento sia terminato, le labbra iniziano quel movimento. Di tutto il tempo passato assieme questo è quello che continua a ripetersi nei miei occhi quando li chiudo. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le tue sopracciglia si alzano leggermente, forse neppure un millimetro mentre le tue labbra si allargano forse ancora meno. Le sopracciglia iniziano ad alzarsi e, prima che l&#8217;impercettibile movimento sia terminato, le labbra iniziano quel movimento. Di tutto il tempo passato assieme questo è quello che continua a ripetersi nei miei occhi quando li chiudo.<br />
Un movimento infinitesimo, impalpabile ma quel tanto da rendere i tuoi occhi più grandi il tuo volto più disteso quando dico qualcosa che ti stupisce, che ti fa un po&#8217; ridere.<br />
Ce n&#8217;è anche un&#8217;altro di movimento, credo di avertelo visto fare una sola volta ed è il movimento contrario, altrettanto infinitesimo, di quando dico qualcosa che ti contraria. L&#8217;incresparsi minimo della pelle tra gli occhi, il tendersi infinitesimo dei muscoli della mascella. È un movimento bello, caratteristico, qualcos&#8217;altro che<span id="more-4471"></span> mi porto dentro di te.<br />
E non c&#8217;è fretta. Non c&#8217;è rincorsa. Non c&#8217;è fuga. C&#8217;è il tempo. Voglio che passi, ma che passi lento come deve essere. Come tocchi in punta dei piedi di bambini che giocano a giochi veri.<br />
Come i silenzi tra infinite parole e le parole che intervallano i silenzi. Pause, movimenti, pause.<br />
Una sinfonia di note, e silenzi e note, come leggere le parole di un libro tra le descrizioni e l&#8217;azione, tra le emozioni e gli riempitivi.<br />
Col tempo. Nel tempo.<br />
Col tempo.</p>
<p>Voglio viverlo.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/voglio-viverlo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4471</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La mia prima volta (Il sangue)</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-quarta-versione/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-quarta-versione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2017 19:51:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Anima]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[dodici gradi]]></category>
		<category><![CDATA[Fine]]></category>
		<category><![CDATA[forza]]></category>
		<category><![CDATA[Istanti]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[lama]]></category>
		<category><![CDATA[Lentiggini]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[Orgasmo]]></category>
		<category><![CDATA[passione]]></category>
		<category><![CDATA[Pelle]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[piacere]]></category>
		<category><![CDATA[profumo]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<category><![CDATA[serial killer]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[Silenzio]]></category>
		<category><![CDATA[urla]]></category>
		<category><![CDATA[Vista]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4441</guid>

					<description><![CDATA[&#60;- La mia prima volta &#60;- La mia prima volta (La vita) &#60;- La mia prima volta (L&#8217;anima) Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano lunghi fino quasi a metà schiena castano scuro, lisci e morbidi. Tendevano a stare con la riga in mezzo come li aveva tenuti probabilmente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta/">&lt;- La mia prima volta</a><br />
<a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-seconda-versione/">&lt;- La mia prima volta (La vita)</a><br />
<a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-terza-versione/">&lt;- La mia prima volta (L&#8217;anima)</a></p>
<p>Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano lunghi fino quasi a metà schiena castano scuro, lisci e morbidi. Tendevano a stare con la riga in mezzo come li aveva tenuti probabilmente per anni ma la sua mano continuava a scompigliarli dandole un movimento fluido e compatto posizionandoli ogni volta in maniera diversa. Ricordo perfettamente il bianco chiaro del suo corpo, la sua pancia piatta ma morbida di quel lieve strato di adipe che ogni donna dovrebbe avere, ricordo parte di me scivolarle liquida sulla pelle della pancia ed entrare nell&#8217;ombelico fino a farlo traboccare e poi scendere di lato accanto all&#8217;osso del bacino. Lentamente. Fu quello probabilmente a scatenare il tutto di ciò che avvenne successivamente. Era una sera come un&#8217;altra una sera come tante e lei ancora non l&#8217;avevo mai incontrata. Credo mi abbiano colpito per prima le labbra imbronciate e poi quei capelli lanciati da un lato all&#8217;altro da un braccio bianco e chiaro zeppo di lentiggini. Era triste, seduta su di una panchina al parco, al buio.<br />
&#8220;Tutto bene?&#8221; le dissi.<br />
&#8220;No&#8221; rispose.<br />
Niente altro. Mi sedetti accanto a lei e non si spostò.<br />
Il suo profumo era un profumo unisex, non saprei dirne il nome ma lo avevo già sentito altrove, sfiorava i meandri profondi della mia mente.<br />
Restammo seduti uno accanto all&#8217;altra per minuti, decine di minuti, forse anche più di un&#8217;ora senza rivolgerci la parola poi lei si alzò e si allontanò lentamente.<span id="more-4441"></span>La vidi anche il giorno dopo. La scena fu simile ma non parlammo. Questa volta portava una T-Shirt bianca con una scritta grigia, non ricordo quale, ma mi rimasero impressi i pantaloni slavati e leggermente macchiati. Sembrava avesse deciso di lasciarsi andare. Non parlammo neppure questa volta ma le rimasi accanto. Anche il suo volto aveva delle lentiggini che il buio nascondeva ma quando i fari di un&#8217;auto passavano riuscivo a distinguerle leggermente sulla superficie del naso. Lei teneva lo sguardo basso.<br />
Fu la terza sera che le chiesi gentilmente se avesse voluto usufruire dei miei servigi. Indossava ancora gli stessi pantaloni e la maglia che indossava era strappata in basso. Attraverso si vedeva il bianco del suo corpo, lì apparentemente privo di lentiggini. Si alzò dalla panchina e mi diede uno schiaffo fortissimo quando glie lo chiesi, tanto da farmi schizzare sangue dal naso. La vista del mio strumento doveva averle causato un moto di timore ma alla fine non si mosse confermandomi che tutto sommato desiderava quello che le stavo proponendo. Mi alzai a mia volta cercando di fermare il getto di sangue che stavo perdendo e le spinsi le spalle per farla sedere, si lasciò muovere docile e una volta seduta sulla panca la feci sdraiare. Lo stava aspettando quel momento, nonostante lo schiaffo non disse una parola. Quando le tirai su la maglietta fino ad esporle il seno un altro fiotto del mio sangue finì sulla candida carne morbida che avevo esposto, il sangue rosso chiaro  scivolò nella fossa del suo ombelico riempiendolo in fretta e colando di lato giusto sopra l&#8217;osso del bacino. Mi chinai a leccarlo, a leccare il mio stesso sangue a leccare quella pelle, a sentire il misto tra il metallico e il salato, tra il male ed la purezza.<br />
Lei rimase in silenzio ancora. Mi guardava fremendo leggermente con lo sguardo di un agnellino che attende gli eventi. Reggevo forte nella mano ciò che avrei usato su di lei e lei lo guardava quasi con bramosia. Avrei voluto infilarglielo con forza dentro senza preamboli ma decisi di farlo lentamente, di godere il momento che avrei ricordato per tutta la vita. Lo posai sulla pelle del suo sterno e lo feci andare leggermente avanti ed indietro, lasciava un lieve segno su tutto quel candore poi, ruotandolo, con la lama tagliai la stoffa che univa le due coppe del reggiseno. Lei parve gioire in un istante di ritrovata libertà mentre i suoi seni lanciavano di lato gli scampoli di stoffa rimasti appesi solo alle spalle e dietro la schiena. Osservai quelle morbidezze mentre il sangue dal naso smetteva di scendere poi feci scorrere la lama del mio strumento dallo sterno al pube lentamente premendo a poco a poco di più, quel tanto da segnare la pelle sotto la pressione che la schiacciava verso il basso comprimendola ma non abbastanza da tagliare. Nei suoi occhi vidi per la prima volta la paura, come avesse cambiato idea, come se volesse che mi fermassi. Lo fanno sempre pochi istanti prima del momento, è quello l&#8217;istante in cui bisogna agire, il culmine massimo del piacere prima che arrivi il terrore, prima che arrivino le urla. Non lo sapevo ancora in quel momento ma era l&#8217;istinto a guidarmi. Razionalmente lo avrei compreso solamente anni dopo. Feci entrare la lama poco al di sotto dello sterno bucando i polmoni ed il cuore. Vidi i suoi occhi e le sue labbra spalancarsi come a provare un orgasmo prima che un fiotto del suo sangue le uscisse dalla bocca scendendo sotto un orecchio. Avrei voluto sanguinare ancora, mescolare il mio sangue al suo, mescolare i miei liquidi ai suoi ma mi limitai a leccare i suoi dall&#8217;orecchio, da sotto l&#8217;orecchio. Non respirava già più. La lasciai lì, in quel contrasto del rosso e del bianco, con quel segno uscirle dalle labbra come un rossetto sbavato in una serata di passione.<br />
Le avevo donato ciò che desiderava, avevo portato via con me quello di cui desiderava liberarsi e questo mi faceva sentire particolarmente sereno, in pace col mondo. Avevo trovato il mio posto nel mondo, il mio ruolo.<br />
Quella fu la mia prima volta, la prima di tante altre in cui donai i miei servigi a persone che non erano più in grado di scegliere di essere o di non essere, né di sopportare gli oltraggi dell&#8217;iniqua fortuna né di prender le armi contro il mare di triboli.<br />
Ero diventato il braccio della vecchia signora.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-quarta-versione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4441</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Sale</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/sale/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/sale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Apr 2017 16:03:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[incontri]]></category>
		<category><![CDATA[infinito]]></category>
		<category><![CDATA[Inizio]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[urla]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4390</guid>

					<description><![CDATA[Parte tutto da un suono basso e sordo. All&#8217;inizio neppure lo sento. Tutto parte da un suono basso e sordo, come un peso, come un oggetto dentro la parte bassa della mia pancia. Non ci faccio caso perché è qualcosa che non conosco. Non ci faccio caso perché la mia testa lo interpreta come qualcos&#8217;altro. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parte tutto da un suono basso e sordo.<br />
All&#8217;inizio neppure lo sento.<br />
Tutto parte da un suono basso e sordo, come un peso, come un oggetto dentro la parte bassa della mia pancia. Non ci faccio caso perché è qualcosa che non conosco.<br />
Non ci faccio caso perché la mia testa lo interpreta come qualcos&#8217;altro. Non lo conosco.<br />
Sale.<br />
Immagino sale, tra le mie labbra mentre il peso aumenta. Il suono sordo, basso, vibra.<br />
La mia bocca è secca, le mie labbra.<br />
Mi vibra la pancia, in basso, dentro nel profondo. Lo interpreto come qualcos&#8217;altro perché non sono in grado di capirlo, non sono più in grado di capirlo.<br />
Ne ho perso i ricordi ricoperti da strati di nulla.<br />
E intanto sale, lo sento quasi a bloccarmi lo stomaco. Vibra lento e pesante e si allarga. Sale.<br />
È nello stomaco che lo sento, che mi accorgo che qualcosa dentro si muove come un gorgo al contrario. Quello è il momento in cui apro gli occhi e osservo dall&#8217;altra parte i tuoi.<br />
Come un vortice -dalla parte bassa del mio stomaco- ruota, ed è acqua fresca, e aria, e pesci, e uccelli, e vita e spazio, è essenza non<span id="more-4390"></span> inesistenza. Ed è quello il momento in cui alzo la testa come colpito dal sapore fresco dell&#8217;essere. E vibra. Vibra.<br />
Vibra, esplode, urla tanto da fare esplodere la mente, tanto da diventare infinito tanto da far cessare il mondo intero.<br />
Ed ora vago, è un cosmo immenso, vago. Non ci sono più confini, non ci sono più le mura che avevo costruito attorno.<br />
C&#8217;è questo. Ed è tutto.<br />
<em>Que llegues bien a casa!</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/sale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4390</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Arrivederci.</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/arrivederci/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/arrivederci/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Apr 2017 17:19:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[arrivederci]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Domani]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[forza]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[mani]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Passato]]></category>
		<category><![CDATA[percorso]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Saluti]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Vista]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4356</guid>

					<description><![CDATA[In questi ultimi mesi questo bLog è stato un esperimento sociale e tecnico. Un bell&#8217;esperimento. Ho avuto modo di testare vari stili di scrittura dove per testare intendo sia nello scrivere sia nelle reazioni di chi legge. Ho visto come far ripartire il giro dai pochi lettori dello scorso anno ai numerosi che ora lo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi ultimi mesi questo bLog è stato un esperimento sociale e tecnico. Un bell&#8217;esperimento. Ho avuto modo di testare vari stili di scrittura dove per testare intendo sia nello scrivere sia nelle reazioni di chi legge. Ho visto come far ripartire il giro dai pochi lettori dello scorso anno ai numerosi che ora lo leggono regolarmente fino a picchi impensabili più di dieci volte superiori al suo standard con l&#8217;uso di titoli e tematiche ad oc. Ho conosciuto perfino qualche persona nuova che leggendolo mi ha interpellato non per chiedere ma per ringraziare o dare un&#8217;opinione. Pareri preziosi. Certo come di consueto ho incontrato anche chi insiste a interpretare dieci minuti dopo avergli detto di non farlo e ad incazzarsi per futili motivi ma a questo ormai sono abituato da anni.<br />
In tutto questo breve percorso ho imparato molto, più da chi mi ha letto che da cosa ho scritto, più dal parere di poche persone che dallo scrivere per me stesso.<br />
Una di queste recentemente, almeno considerato che mentre sto scrivendo è passata da poco la metà di marzo, colpita da uno dei racconti mi ha parlato di sé, e poi mi ha parlato di me in maniera che mi ha tuffato indietro in un mondo da cui provengo e che mi ha reso ciò che sono. &#8220;Leggerti è come guardare dalla vetrina di una pasticceria. Vedo pasticcini stupendi e buonissimi, ma<span id="more-4356"></span> io li vorrei mordere, vorrei addentarli non restare fuori a guardarli. Quando tu scrivi a volte sei così, non ti lasci andare, e quando lo fai, quando ti sporchi allora è magnifico&#8221;. Non sono le sue esatte parole ma sono sicuro che non ne avrà a male perché sono molto simili e ammetto di non ricordare quelle esatte. Lo stesso giorno, poche ore prima a dire il vero, lo stesso parere ma con parole più tecniche e meno poetiche lo avevo ricevuto da qualcuno che in qualche modo potrebbe avere in mano il mio futuro. Lo stesso parere, latente inafferrabile nascosto incompreso, lo aveva il mio inconscio quando rileggeva quello su cui sto lavorando da un anno e mezzo, ma non riuscivo ad afferrarlo. Oggi ripensando a tutto questo ho iniziato a sentire respirando, nel palato, dentro infilato tra il palato ed il naso, dove si incastrano gli odori o il catarro lieve di quando il raffreddore sta finendo, ho iniziato a sentire lì. Sentivo l&#8217;odore ferroso del di dentro di una persona. Sentivo attorno le labbra seccarsi il suo di dentro e attorno alla lingua quel legamento come di colla morbida, lo sentivo tra le dita, allargandole le sentivo lisce e scivolose e collose e morbide. Sentivo quella sensazione che perduta nel tempo rievocava il passato. Ero caduto come lanciandomi a braccia aperte all&#8217;indietro sul telo di vigili del fuoco. Nel passato da cui sono arrivato.<br />
Ho sentito le mie mani sporche del suo di dentro di tanti anni fa quando riuscivo ad entrarvi, aprire, entrarvi, scavare, entrarvi e sporcarmi le mani e la bocca e tutta la faccia e gioire come un matto di tutto quello che vi trovavo. Sporcarmi le mani.<br />
Sono stato come un falco negli ultimi tempi. Un falco dalla vista buona in grado di cogliere ogni dettaglio, il grado di elaborarlo, in grado di proporlo e riproporlo ma come un falco lo facevo dall&#8217;alto. Un falco che poi invece di infilare la testa le zampe e il collo nel corpo, nel sangue, nel di dentro della propria vittima, tornava nella sua gabbia a nutrirsi del mangime. Senza provare le emozioni reali. Credevo di sporcarle quelle mani ma nel luogo sbagliato, io luoghi che mi permettevano comunque di non sporcarle con la realtà. Questo è accaduto nel mio scrivere e non solo, ed era divenuto normalità.<br />
Questo ho imparato.<br />
Ci sono decine di cose davanti ancora da scrivere, da fare, da vivere, racconti iniziati e pagine da scrivere ogni dove, progetti. Non mi fermo qui, ma mi fermo qui. Per un po&#8217;.<br />
Mi piace l&#8217;idea di aver appena scritto della dipendenza da scrittura e mi piace l&#8217;idea di contraddirmi smettendo apparentemente di farlo. Ma non smetterò.<br />
Ora devo dedicarmi ad un progetto più grande, più ampio, più lungo, più sporco, più vivo. Tornerò ancora qui, un po&#8217; più di rado probabilmente. Forse già domani o tra un mese.<br />
Ora devo dedicarmi ad un progetto più grande in cui credo. Poi si vedrà.<br />
Arrivederci a presto, e grazie a chi in questi mesi mi ha seguito ancora, grazie a chi continuerà a seguirmi nei prossimi e grazie a chi ha avuto la delicatezza e la forza di parlarmi.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/arrivederci/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4356</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Fuga dal mondo. Parte 1</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/fuga-dal-mondo-parte-1/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/fuga-dal-mondo-parte-1/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Mar 2017 17:18:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[fuga]]></category>
		<category><![CDATA[inizi]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4269</guid>

					<description><![CDATA[&#8220;E se scaviamo una buca per passarci sotto?&#8221; &#8220;Ci vuole un sacco di tempo!&#8221; &#8220;Sì, ma la maestra non ci vede, possiamo farlo tutti i giorni fino a quando si passa!&#8221; I due ragazzini avevano otto anni, attorno quasi tutti gli altri stavano correndo o urlando, in molti si erano organizzati per giocare a calcio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E se scaviamo una buca per passarci sotto?&#8221;<br />
&#8220;Ci vuole un sacco di tempo!&#8221;<br />
&#8220;Sì, ma la maestra non ci vede, possiamo farlo tutti i giorni fino a quando si passa!&#8221;<br />
I due ragazzini avevano otto anni, attorno quasi tutti gli altri stavano correndo o urlando, in molti si erano organizzati per giocare a calcio occupando la gran parte del giardino. Le maestre chiacchieravano tra loro dall&#8217;altra parte ed un cespuglio proteggeva la privacy dei due aspiranti fuggitivi.<br />
&#8220;Forse hai ragione. E se invece ci fosse un buco da qualche parte?&#8221;<br />
&#8220;Possiamo provare a fare il giro. Ma dobbiamo controllare che non ci guardino.&#8221;<br />
Il più alto dei due indossava una tuta grigia con sulla parte davanti il disegno di un supereroe sconosciuto, probabilmente inventato da chi produce la tuta. Portava degli occhiali quadrati e decisamente anni settanta, il più basso aveva un paio di Jeans ed un maglioncino rosso di cotone. Sembrava il più sveglio dei due.<br />
&#8220;Facciamo così&#8221; disse &#8220;Io mi muovo verso quell&#8217;angolo controllando, tu fai da palo e guardi se le maestre si insospettiscono, va bene?&#8221;<br />
&#8220;Va bene&#8221; rispose il più alto voltandosi nella direzione delle maestre. Sembravano intente in una discussione accesa, cose da grandi sicuramente, politica o scarpe, o magari parenti, cose così. Quando si voltò a guardare il suo amico sembrava scomparso. In un angolo in fondo la rete era piegata in un punto in cui non era fissata al terreno ed era possibile passarci al di sotto. Probabilmente era uscito di lì senza dire nulla, o forse l&#8217;aveva detto ma lui era stato troppo concentrato a guardare le maestre. I compagni sembravano tutti distratti a giocare a calcio, le compagne a parte qualcuna stavano facendo un qualche gioco in un&#8217;altra zona del giardino, probabilmente giocavano alle mamme o a qualche cosa da femmine che a lui comunque non interessava. Era il momento giusto per fuggire. Per scoprire cosa fosse il mondo oltre alla scuola e a casa di mamma. E soprattutto era l&#8217;unico modo per raggiungere il suo amico, ovunque si fosse ficcato.<br />
Fece un grande respiro e si avvicinò lentamente al buco, si voltò nuovamente a controllare<span id="more-4269"></span>e sembrava che nessuno stesse guardando nella sua direzione. Provò ad alzare un po&#8217; la rete e non sembrava difficile passarci sotto, ma si fece prendere dalla paura.<br />
E se fosse stato scoperto? Non era il caso di pensarci meglio? Presto però sarebbe finita la ricreazione, sarebbero rientrati ed avrebbero scoperto l&#8217;assente, avrebbero controllato centimetro per centimetro il giardino e scoperto il buco e lo avrebbero chiuso. Non ci sarebbe stata una seconda occasione. Alzò la rete e vi si infilò sotto. Iniziò infilandosi di testa ma un&#8217;estremità puntuta della rete si impigliò nella tuta, era la sua tuta preferita ma strattonò comunque strappandolaun po&#8217;. Una volta arrivato sull&#8217;altro lato rimase sdraiato e si voltò a a guaradre il giardino. Nessuno si era accorto di niente.<br />
Anzi no.<br />
Una bambina lo stava guardando seria, era quella che gli era sempre piaciuta di più ma non aveva mai avuto il coraggio di rivolgerle la parola. Lui portò l&#8217;indice sulle labbra e le fece segno di non dire niente a nessuno, lei sorrise e annuì.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/fuga-dal-mondo-parte-1/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4269</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Alex pt2 (Umanità)</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/alex-pt2/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/alex-pt2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2017 20:41:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Alex]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[cicli]]></category>
		<category><![CDATA[Conformismo]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Fisica]]></category>
		<category><![CDATA[forza]]></category>
		<category><![CDATA[Il tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Inizio]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[lama]]></category>
		<category><![CDATA[lame]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Passato]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<category><![CDATA[Strada]]></category>
		<category><![CDATA[strade]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Vista]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4195</guid>

					<description><![CDATA[(Precedente: Alex pt1) Non puoi capire come gli innesti cibernetici ti cambino fino a quando gli innesti cibernetici non ti hanno cambiato. Non puoi capire fino a che punto tutte quelle stronzate del fatto che ti facciano perdere umanità non siano affatto stronzate. Il primo innesto l&#8217;ho fatto quasi per gioco, per moda. Non avevo ancora [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Precedente: <a href="https://www.staipa.it/blog/alex-pt1/">Alex pt1</a>)</p>
<p>Non puoi capire come gli innesti cibernetici ti cambino fino a quando gli innesti cibernetici non ti hanno cambiato. Non puoi capire fino a che punto tutte quelle stronzate del fatto che ti facciano perdere umanità non siano affatto stronzate. Il primo innesto l&#8217;ho fatto quasi per gioco, per moda. Non avevo ancora i miei seguaci all&#8217;epoca ma ero entrato nel gruppo da poco. Ognuno di loro aveva la propria <em>caratteristica speciale</em>, che lo rendeva più minaccioso. Gli anni dei tatuaggi, dei piercing o delle creste in testa erano passati, cioè voglio dire tutti li avevano e non era più un segno di distinzione, era quasi conformismo almeno tra chi viveva nei bassifondi, gli innesti sottocutanei tradizionali erano anche questi roba passata. C&#8217;era chi si era fatto innestare un braccio bionico solo per il gusto di averlo e di essere più forte senza dover sostituire necessariamente un braccio non più funzionante, c&#8217;era chi si era fatto innestare mezza calotta cranica in acciaio a vista, chi denti in titanio affilati. Quello con i denti in titanio tra l&#8217;altro si tagliava spesso mangiando, anzi si taglia ancora, è quello che uso come capo apparente, quello che in formazione sta davanti a tutti fingendo di essere me. Io sono sempre stato un ragazzo timido almeno all&#8217;apparenza, un ragazzo dimesso. La prima installazione che mi sono fatto fare è stata una sostituzione dell&#8217;iride. La prima versione che avevo installato si limitava ad illuminarsi di rosso quando lo sceglievo. Mi permetteva di rimanere anonimo ma diventare minaccioso al bisogno, non era ancora una versione come quella di oggi con<span id="more-4195"></span> la sostituzione completa del bulbo oculare per avere la visione a zoom ed il mirino migliorato. Ce l&#8217;ho su un solo occhio comunque, per evitare problemi nelle zone in cui è richiesto lo spegnimento delle attrezzature cibernetiche. Almeno l&#8217;altro occhio continuerà a vedere. Solo le funzioni di vista aggiuntive le ho ad un solo occhio, le illuminazioni ed i cambi di colore li ho ad entrambi ovviamente. Ma in genere li tengo normali su un banale colore marroncino chiaro. Non sentii nessun cambiamento particolare al primo innesto. Più avanti dopo l&#8217;incidente sostituii il braccio destro. Mi era rimasto maciullato e a ripararlo non sarebbe più venuto bene, lo sostituii comunque con un modello similumano, senza metallo a vista, e cose tamarre. Mi piace l&#8217;idea di rimanere anonimo, di non essere troppo notato. Certo la forza del braccio è un tantino migliorata, e con essa la precisione di tiro. Il puntamento con l&#8217;occhio è automatico e la precisione farebbe impallidire un cecchino, era di dotazione in offerta nel prezzo e così ho fatto installare la nuova versione di occhi, anche se me piacciono ancora le lame. Certo anche il lancio di coltelli è agevolato comunque ma preferisco lavorare da ravvicinato quando posso. Nadja quasi non si accorse del cambiamento, nel periodo dell&#8217;incidente eravamo forzatamente lontani e preferii non coinvolgerla, si accorse della differenza una sera.<br />
&#8220;Tutto bene?&#8221; disse. &#8220;Sembri freddo, quasi inumano.&#8221; disse.<br />
Io risi. Non avevo ancora capito.<br />
Il terzo innesto che installai furono dei filtri ai polmoni. Dei filtri avanzati. Era accaduto di trovarmi in un tafferuglio con gli sbirri ed avevo scoperto che non amo molto respirare fumogeni. Mi pareva una buona soluzione ed avevo abbastanza soldi in quel momento. Le modifiche mi stavano rendendo migliore. Mi stavano rendendo migliore degli umani comuni. Stavo diventando superiore ai comuni umani.<br />
Il quarto innesto fu un cuore avanzato, in grado di pompare il sangue più velocemente in caso di emergenza e di rallentare quando necessario per non causare l&#8217;affanno. Accoppiato ai polmoni bionici controlla ed ottimizza la resistenza fisica e lo sforzo. Hanno dovuto iniettarmi in circolo una sostanza simile a silicone per rinforzare le vene e le arterie, in passato c&#8217;erano stati casi di aneurisma da sovrapressione, ictus e altro.<br />
Ora ero davvero superiore agli umani. Sotto ogni punto di vista. Superiore. Fu un momento iniziare a snobbarli, a non considerarne neppure l&#8217;uso in attacchi di scarso valore, inaffidabili, facili a rompersi. Un giorno guardai Nadja e mi chiesi per quale motivo dovessi stare con una donna così. Non era più in grado di resistere a letto il tempo che desideravo, e spesso piangeva per motivi futili. La notte non mi era più così necessario dormire perché l&#8217;ossigenazione migliorata del sangue era in grado di tenermi sveglio molto più a lungo, lei invece aveva sempre bisogno di ricaricarsi e dormire. Se non lo faceva di notte doveva comunque farlo il giorno dopo ed io mi trovavo in difficoltà a seguire i suoi cicli di sonno e d&#8217;altro genere. Mi resi conto in fretta che stare con un&#8217;umana era un inutile perdita di tempo. Fu così che la lasciai la prima volta. Fu così che la persi assieme alla mia umanità.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/alex-pt2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4195</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Perché vivo?</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/perche-vivo/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/perche-vivo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2017 20:46:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[croce]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[desideri]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[fallimento]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[forza]]></category>
		<category><![CDATA[fuga]]></category>
		<category><![CDATA[illusione]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[Moneta]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[scelte]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[Silenzio]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni]]></category>
		<category><![CDATA[Suicidio]]></category>
		<category><![CDATA[testa o croce]]></category>
		<category><![CDATA[vento]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=4168</guid>

					<description><![CDATA[“Non sei tu il mio problema. Voglio dire, che sì, ci sto male, mi si strappa l’anima ma il mio problema non sei tu.&#8221; era seria mentre lo diceva, molto seria. &#8220;Piuttosto ho creduto che tu potessi esserne la soluzione. Che tu mi avresti portato via da tutto questo. E non è colpa tua se [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Non sei tu il mio problema. Voglio dire, che sì, ci sto male, mi si strappa l’anima ma il mio problema non sei tu.&#8221; era seria mentre lo diceva, molto seria. &#8220;Piuttosto ho creduto che tu potessi esserne la soluzione. Che tu mi avresti portato via da tutto questo. E non è colpa tua se non l’hai fatto, se le mie aspettative sono state disattese, è stata la mia fuga, il mio usarti come mia fuga.”<br />
Mi accorsi solo in quel momento che il cielo plumbeo alle sue spalle sembrava essere lì a sottolineare le parole che lei stava pronunciando. Come se avesse organizzato lei tutto questo, e forse è così. Mi accorsi solo in quel momento anche del rossetto scuro che evidenziava le sue labbra. Non lo aveva mai messo prima, o almeno non che io ricordi. Mi ero mai accorto davvero di come si truccasse?<br />
Rimasi in silenzio. E lei abbassò le spalle come arrendendosi alla mia stupidità.<br />
“Non lo capisci vero? Io non ho davvero nulla contro di te e non voglio recriminare nulla, ti sto dicendo solo perché sto male, anzi non perché sto male ma perché non ci sto a causa tua.”<br />
Il vento le aveva portato una ciocca lunga di capelli ad appiccicarsi di sbieco sul viso, attraversando quelle labbra scure fino all&#8217;altro lato. Ci mise qualche secondo a trovarlo e rimetterlo a posto. Giusto mentre mi stavo accorgendo della sottile linea di eyeliner, non avevo mai fatto caso neppure a questo, se mai lo avesse usato prima.<br />
“Non capisco” dissi. “Hai ragione, non capisco, ma cos&#8217;è allora che non funziona tra noi?”<br />
Mi guardò come fossi uno stupido, ruotò gli occhi verso l’alto con l’aria sfinita e si prese qualche secondo prima di rivolgermi nuovamente la parola. Eravamo in piedi uno di fronte all&#8217;altra, sul marciapiedi.<br />
“Non c’è nulla che non funzioni tra noi, sono io il problema, è dentro di me il problema.”<br />
“Ne vuoi parlare?” le dissi immediatamente quasi interrompendola mentre una nuova folata di vento le spostava i capelli. Probabilmente di lì a poco si sarebbe messo a piovere e rimanere qui in piedi impalati come due scemi a prendere freddo non mi sembrava l’opzione migliore. Ma credo sarebbe stato peggio proporle in quel momento di entrare nel locale.<br />
“No”. Rispose.<br />
“Va bene” dissi prendendomi una pausa “va bene, allora, probabilmente è meglio così.”<br />
“No! Non c’è nulla che vada bene invece! Proprio nulla!” Mi aggredì in quel momento. “Il problema è la mia vita, semplicemente l’ineluttabile fallimento completo della mia vita!”<br />
Rimasi in silenzio a guardarla, non avrei saputo come reagire diversamente.<br />
“Guardami. Tutto quello che sognavo di fare l’ho fatto. Oppure ho capito che non faceva per me, che non avrei dovuto lottarci ulteriormente. Tutto quello che mi resta è nessun amico, nessuna aspirazione, nessun desiderio”<br />
“Io non sono un’amico?”<br />
“No.” Mi guardò con aria torva.<br />
“E cosa sono allora?”<br />
“Nulla. Non sei nulla, non più, sei stato la mia fuga da tutto questo, la mia illusione di fuga ma ora ti guardo e sei lì a guardarmi come uno scemo come se stessi guardando un film e non ti rendi neppure conto di cosa stia succedendo, come non mi sono resa conto io che stavo proiettando in te solo stupidi desideri.”<br />
Rimasi di nuovo in silenzio.<br />
“Ti sei mai chiesto perché? Sei vivo?”<br />
“No. Voglio dire, sono vivo perché mi hanno messo al mondo.” Risposi.<br />
“Già, e perché sei <em>ancora</em> vivo?”<br />
“Perché non sono morto prima. Credo.”<br />
“Sei vivo perché hai dei sogni, un motivo di vivere, un motivo di andare avanti.”<br />
“Tu no?” dissi stupito.<br />
“No.”<br />
“Come no?”<br />
“Questo è il male che mi mangia dentro. Semplicemente questo”. Rimase in silenzio a guardarmi.<br />
Io non sapevo come comportarmi e continuai a guardarla provando a sostenerne lo sguardo ma non era semplice. Avrei voluto essere in qualunque altro posto, o essere in grado di dirle la parola giusta se esiste una parola giusta in questi casi.<br />
“Lo sai invece perché non sei ancora morto?” mi disse con aria di sfida.<br />
Rimasi un po’ ancora in silenzio prima di rispondere “Credo per lo stesso motivo.”<br />
“Quasi.” Disse. “Perché non hai un motivo di morire. Ci ho pensato spesso alla morte, i suicidi lo fanno spesso per rivalsa, per far soffrire qualcuno, per lanciare un messaggio, per avere la magra consolazione che qualcuno li piangerà. Morire non è una fuga ma un’atto di eroismo e ogni atto di eroismo è volto verso qualcuno”<br />
“Eroismo?”<br />
“Sì, è come mettersi a dieta<span id="more-4168"></span>, o uscire a correre, è uno sforzo aggiuntivo che devi fare all&#8217;alzarti dal divano. Una persona come me, una che non ha più un motivo di vivere non ha neppure un motivo di alzarsi dal divano. Figurati se ha la forza, l’impeto, il desiderio di fare qualcosa di così complesso come togliersi la vita.”<br />
Cominciava ad agitarsi, sembrava più tetra e al contempo più bella, paradossalmente più viva. Una piccola vena le pulsava sulla tempia.<br />
“Non sono ancora morta perché nessuno mi piangerebbe” aggiunse “perché nessuno soffrirebbe davvero della mia morte”.<br />
Stavo per intervenire in mia difesa quando mi interruppe “No. Neppure tu. Piangeresti un giorno, forse due, poi in breve ti scorderesti di me, di tutto. Sono ancora viva perché non ho un valido motivo di uccidermi.”<br />
Rimasi di nuovo in silenzio a guardarla.<br />
“Anche solo una sfida, un testa o croce di qualcuno che mi sfidi, anche solo un dimostrare qualcosa a qualcuno potrebbe spingermi. Spingere da una parte o l’altra l’ago della bilancia. Anzi da una parte sola, visto che finché vivo l’ago è comunque chiaramente dall&#8217;altra.”<br />
“Un testa o croce?” dissi con voce sospesa.<br />
“Sì. Vuoi giocarci?”<br />
“Cosa?” dissi non capendo.<br />
“Vuoi giocare a testa o croce con me?” Sembrava improvvisamente più rilassata.<br />
“Va bene” dissi insicuro, non avrei saputo rispondere altro. Qualunque cosa mi avesse chiesto in quel momento non avrei saputo rispondere altro.<br />
“Lancia una moneta.” Ci misi un po’ a trovarne una, in fondo alla tasca dei jeans c’era una moneta da due euro la lanciai senza neppure chiedermi nulla e quando la fermai in mano lei rimase a guardarla qualche secondo.<br />
La vena sulla tempia aveva smesso di pulsare ed il vento sembrava leggermente calato, iniziava a scendere qualche goccia invece. Poco o nulla, ma presto si sarebbe trasformato in uno scroscio e ci saremmo completamente bagnati se non ci fossimo spostati. Lei rimase in silenzio a guardarmi negli occhi. Si aspettava le chiedessi cosa avesse puntato immagino, ma la mia testa in quel momento era altrove. Vuota e altrove.<br />
“Io vado” mi disse dopo alcuni secondi. Prima che intervenissi si era già voltata e si stava allontanando.<br />
Non la seguii.<br />
Fu l’ultima volta che la vidi.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/perche-vivo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4168</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La bellezza</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/la-bellezza-2/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/la-bellezza-2/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2016 21:36:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Fine]]></category>
		<category><![CDATA[Il tempo]]></category>
		<category><![CDATA[incontri]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[Luce]]></category>
		<category><![CDATA[neo]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[sguardi]]></category>
		<category><![CDATA[sorrisi]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=3894</guid>

					<description><![CDATA[È quel piccolo neo la cosa che non scorderò più. Non le sue labbra fine e perfette, disegnate in punta di un pennello, né i suoi occhi sorridenti che mi guardavano fissi e pieni di luce. Quel piccolo neo, timido, quasi invisibile sulla gota destra, qualche centimetro sopra quelle labbra, dove la curva del sorriso spinge [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È quel piccolo neo la cosa che non scorderò più.<br />
Non le sue labbra fine e perfette, disegnate in punta di un pennello, né i suoi occhi sorridenti che mi guardavano fissi e pieni di luce.<br />
Quel piccolo neo, timido, quasi invisibile sulla gota destra, qualche centimetro sopra quelle labbra, dove la curva del sorriso spinge in alto, accanto alla fossetta.<br />
È quel piccolo neo la cosa che non scorderò più.<br />
Non quel sorriso che ti entra dentro e ti rende felice senza sapere nulla, senza sapere il perché.<br />
Quel piccolo neo che si nasconde, che non puoi vedere se non da vicino prendendoti il tempo dell&#8217;attenzione.<br />
È quel piccolo neo che fa l&#8217;effetto di quelle cose piccole e preziose incastonate in luoghi nascosti. Quelle cose che finché non conosci non noti ma che dopo la prima volta le guardi sorridendo. Pensi a quanti gli passino accanto ogni giorno senza notarle.<br />
La bellezza, quella vera, è qualcosa che entra lentamente, e che dopo una conversazione ti guardi indietro e ti accorgi che ci stai nuotando e non tocchi più.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/la-bellezza-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">3894</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Lettera sul nulla che è tutto</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/lettera-sul-nulla-che-e-tutto/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/lettera-sul-nulla-che-e-tutto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 May 2016 23:58:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Filosoffiando?]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[divenire]]></category>
		<category><![CDATA[domande]]></category>
		<category><![CDATA[Domani]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Fine]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Immagini]]></category>
		<category><![CDATA[Istanti]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[lettera]]></category>
		<category><![CDATA[Luce]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Passato]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[risposte]]></category>
		<category><![CDATA[sentimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[vento]]></category>
		<category><![CDATA[Vista]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=3859</guid>

					<description><![CDATA[Continuo a ripetere ossessivo nella mia mente le stesse note &#8220;Nulla cade dal cielo, ad eccezione delle stelle quando, avvolte nel velo della notte, come perle scivolano dal niente dentro ai sogni della gente.&#8221; Una canzone di Gazzè, non un caso, non una scelta. &#8220;Nulla sfavilla al confronto dei lunghi albori sul mare, quando lampi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Continuo a ripetere ossessivo nella mia mente le stesse note</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Nulla cade dal cielo, ad eccezione delle stelle quando, avvolte nel velo della notte, come perle scivolano dal niente dentro ai sogni della gente.&#8221;</em></p>
<p>Una canzone di Gazzè, non un caso, non una scelta.</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Nulla sfavilla al confronto dei lunghi albori sul mare, quando lampi amaranto fabbricano martingale di luce sospesa, pendente, a sorreggere l’orizzonte.&#8221;</em></p>
<p>Penso ancora all&#8217;averti vista ed al mio modo nuovo di viverti, l&#8217;unico in fondo che mi sia possibile, l&#8217;unico che la mia mente possa reggere davvero senza che qualcosa straripi e si scontri con qualcos&#8217;altro. Senza che qualcosa vada a cozzare con qualcos&#8217;altro e lasciando che tu faccia di me -involontariamente- qualcosa di migliore, qualcosa che trascenda il mio essere stesso</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Nulla assedia la mente, penetra, invade, conquista,</em><br />
<em>come il pensiero costante di averti vista.&#8221;</em></p>
<p>E non è questione di amore, o di sogno, o di qualsiasi romantico disegno da raccontare in musica, non è un qualcosa a cui anelare o da cui fuggire, è semplicemente ciò che è ed è così che scelgo di viverlo. Semplicemente per ciò che è, di momento in momento. Di ora in ora. Ho lottato una vita a costruire mura, fortificazioni, armi e corazze, ho passato una vita a distruggerle, ho passato una vita a destrutturarmi e ricostruirmi fino ad essere quello che sono oggi, fino a stare bene con me stesso. Solo con me stesso. Trovo sia raro, soprattutto oggi, arrivare ad essere autocompleti, a sentirsi parte di un mondo come entità a se stante in grado di provvedere ai propri bisogni a pieno. E ci sono arrivato oggi. Un oggi così vicino da apparire minuti fa, secondi forse. Ed è lì che ti ho vista. Forse pochi istanti prima. E non importa. Non importa nulla perché il solo guardare le tue labbra, il sentire la tua voce mi rende consapevole che posso essere migliore, che posso dare di più, che quando sto cadendo, mollando, frenando esiste qualcosa per lottare più forte. E non si tratta di lottare per te, per quelle labbra, quella voce, non si tratta di perdere me per quelle labbra, quella voce, per te. Ciò nonostante sono una spinta di cui potrei fare a meno ma di cui non ha senso privarsi, si tratta di lottare nel mondo e non arrendersi mai.</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Nulla precipita gli occhi più di abissi o spaccature, se visti da certe alture di nuvole e pennacchi.</em><br />
<em>Il resistere tenacemente di ogni essere vivente…&#8221;</em></p>
<p>E non desidero viverti accanto seppure saprei farlo, non desidero amarti seppure potrei farlo, non desidero lottare per rendere la tua vita migliore benché sicuro di esserne in grado. Benché sia pronto a farlo. Perché esiste un equilibrio, perché oggi la mia vita è migliore di quanto non lo sia mai stata, perché oggi la mia vita è come alla fine di una storia di cui sai esistere un seguito che non conosci, quando ti pregusti l&#8217;idea di cosa potrà essere scoprirne una nuova parte.</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Nulla crepita e schiocca tra parole in assemblea, come fa un’idea che di quelle non trabocca ma persevera paziente, finché giunto sia l’istante.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: left;">Ed è così che il concetto stesso di &#8220;averti&#8221; diventa privo di significato, ricoperto di un velo di tempo, come un orologio immobile che abbia acquistato un altro significato e non serva più a segnare le ore.</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Nulla assedia la mente, penetra, invade, conquista,</em><br />
<em>come il pensiero costante di averti vista,di averti vista&#8221;<br />
</em></p>
<p style="text-align: left;">Ed ancora il ricordo del tuo sorriso, sta notte, oggi, domani rivolto al mondo -o a chiunque, o non a me, o a me non importa- è motivo sufficiente per divenire migliore rispetto a me stesso senza neppure scegliere di cambiare o essere, senza neppure scegliere.</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Nulla interrompe e spariglia le cose ed il loro andamento, come la grandine e il vento, quando ogni chicco è una biglia, e di quell’Alto soltanto furente l’urlo impazzito si sente.&#8221;</em></p>
<p>Perché tu? Non lo so. Non l&#8217;ho scelto. Perché io? Vorrei chiedermi. O perché no? Ma non importano queste domande.  Non è questo che cerco. Non sono risposte. Vivo un altrove da qui, dove queste cose non importano, dove tu esisti come parte in un universo di cui faccio parte io stesso in un tutt&#8217;uno con gli altri, e non è questa stoffa azzurra tra le dita, non sono le parole dette o sentite, o le domande o le risposte a renderci parte di uno stesso uno in cui non conti ne tu ne io. Ma se fossi tu a chiederti perché, perché tu, perché io, non ti risponderò. Voglio solo che il mondo, le emozioni, la vita mi attraversi come quando osservo, sento, vivo ciò che osservo, sento, vivo quel sorriso, quella voce, quell&#8217;anima che sei.</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Nulla assedia la mente, penetra, invade, conquista,</em><br />
<em>come il pensiero costante di averti vista.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-3859"></span></p>
<p><iframe class="youtube-player" width="550" height="310" src="https://www.youtube.com/embed/APEz5a513RA?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/lettera-sul-nulla-che-e-tutto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">3859</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Nebbia</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/nebbia-2/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/nebbia-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2015 00:55:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[illusione]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[nebbia]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Passato]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=3828</guid>

					<description><![CDATA[Ricordo Come fossero un passato sogni che ho sognato -forse qualche istante creduto- nella nebbia di questa passeggiata notturna -solitaria- il tuo viso, i tuoi occhi chiari, le tue labbra perdute in questa notte -forse mai viste davvero- immaginate nei silenzi di questa musica che ascolto allontanarsi e nella distanza confondersi in un non nulla]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordo<br />
Come fossero un passato<br />
sogni che ho sognato<br />
-forse qualche istante creduto-<br />
nella nebbia di questa passeggiata notturna<br />
-solitaria-<br />
il tuo viso,<br />
i tuoi occhi chiari,<br />
le tue labbra<br />
perdute in questa notte<br />
-forse mai viste davvero-<br />
immaginate nei silenzi di questa musica che ascolto<br />
allontanarsi e nella distanza confondersi in un non nulla</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/nebbia-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">3828</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Stretto</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/stretto/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/stretto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 17:22:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[infinito]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Pelle]]></category>
		<category><![CDATA[principe]]></category>
		<category><![CDATA[principesse]]></category>
		<category><![CDATA[Silenzio]]></category>
		<category><![CDATA[Soffocare]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=3791</guid>

					<description><![CDATA[Mi sento soffocare,nel silenzio.Mentre con occhi enormi mi guardi e non comprendi, occhi vitrei e&#160;vuoti, giganteschi come quelli di una bambola mi osservi e non&#160;comprendi, sento il tuo calore stringermi, sento il tuo cuore battere lento ma in&#160;contro tempo rispetto al mio veloce.Sento le tue dita stringermi e non capisci.Soffoconon respironon c&#8217;è spazio per i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mi sento soffocare,<br>nel silenzio.<br>Mentre con occhi enormi mi guardi e non comprendi, occhi vitrei e&nbsp;vuoti, giganteschi come quelli di una bambola mi osservi e non&nbsp;comprendi, sento il tuo calore stringermi, sento il tuo cuore battere lento ma in&nbsp;contro tempo rispetto al mio veloce.<br>Sento le tue dita stringermi e non capisci.<br>Soffoco<br>non respiro<br>non c&#8217;è spazio per i miei polmoni<br>non c&#8217;è&nbsp;spazio per la mia pelle a respirare<br>non c&#8217;è spazio per il mio cuore&nbsp;che batte<br>-vorrebbe battere-<br>veloce.<br>Non c&#8217;è spazio.<br>Non capisci.<br>Non capisci che potrei essere il tuo principe che&nbsp;potremmo essere padroni di un regno tutto nostro, di un disegno, di&nbsp;un grande infinito universo di Noi?<br>No. Non capisci e ridi inconsapevole crudele, ridi e mi guardi, guardi la mia faccia buffa e sorridente e ridi come a guardare un clown mentre dentro me solo so la verità, so chi o cosa sono. Chi o cosa sono stato un tempo prima di tutto questo, prima di essere ridotto dagli eventi in questo stato. Ridi, e ridi e ancora ridi e mi indichi e ti scatti fotografie con me come per ricordare per sempre di avermi tenuto in mano, di avermi tenuto in tuo potere.<br>Sento le energie andarsene, prima lentamente e poi più velocemente e fatico a non svenire osservandoti mentre sono immobile, immobilizzato, incapacitato, terrorizzato, mentre sento esplodermi la testa e smettere di esplodermi e l&#8217;aria mi manca, mi manca insopportabilmente mi manca e tu ridi e mi fotografi perché mentre non comprendi ti appaio buffo, perché mentre la mia bocca si inarca con gli angoli verso l&#8217;altro anche la tua lo fa e mostri i denti ma quello che credi essere un sorriso non lo è davvero, non lo è dentro, è solo un riflesso condizionato.<br>Vorrei poter baciare quelle labbra, vorrei potessero baciarmi e rivelare il vero, rivelare quello che sono dentro, o vorrei poter almeno fuggire da te, allontanarmi in un balzo e non sentire più il tuo odore, non sentire più palpitare la tua pelle mentre la mia soffoca, mentre il mio cuore ormai rallenta mentre il mio cuore forse si sta fermando, mentre tu credi che questo sia un sintomo di rilassamento e non di svenimento, mentre tu mi interpreti con gli occhi della tua esperienza completamente diversa da quella che può essere la mia, probabilmente per sempre diversa da quello che sarà la tua.<br>Ma ridi e ridi ancora facendomi carezze che ritieni dolci sulla testa, stringendo il mio cuore nel pugno, soffocandomi ancora ed ancora.<br><span style="line-height: 1.5;">Provo a parlarti -unica speranza- provo a dirti ciò che credo ma so che non capirai&nbsp;mai.<br></span><span style="line-height: 1.5;">&#8220;</span><em style="line-height: 1.5;">Cra. Cra. Cra.</em><span style="line-height: 1.5;">&#8220;<br></span><span style="line-height: 1.5;">&#8220;</span><em style="line-height: 1.5;">Cra. Cra. Cra.</em><span style="line-height: 1.5;">&#8220;<br>E solo allora, chissà perché, mi posi a terra.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/stretto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">3791</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Oltre il muro</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/oltre-il-muro/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/oltre-il-muro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2015 10:57:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dodici Gradi]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[anello]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[brividi]]></category>
		<category><![CDATA[cammino]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[dodici gradi]]></category>
		<category><![CDATA[incubi]]></category>
		<category><![CDATA[Inizio]]></category>
		<category><![CDATA[inquietudine]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Luce]]></category>
		<category><![CDATA[Luna]]></category>
		<category><![CDATA[mani]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[navigatore]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[oscurità]]></category>
		<category><![CDATA[Paura]]></category>
		<category><![CDATA[Pelle]]></category>
		<category><![CDATA[piacere]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[rumore]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Strada]]></category>
		<category><![CDATA[successo]]></category>
		<category><![CDATA[sudore]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[vestiario]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=3740</guid>

					<description><![CDATA[Non ho voglia di svegliarmi, non credo sia ancora il momento, voglio rimanere ancora qui un po&#8217; nel letto a ricordare la serata di ieri.Quando mi sono vestita per lui e&#8230;&#8230;cos&#8217;è successo ieri? Perché non riesco a ricordare?Il letto non è affatto morbido, ed è freddo, ed ho un dolore forte al centro del petto.Dove [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Non ho voglia di svegliarmi, non credo sia ancora il momento, voglio rimanere ancora qui un po&#8217; nel letto a ricordare la serata di ieri.<br>Quando mi sono vestita per lui e&#8230;<br>&#8230;cos&#8217;è successo ieri? Perché non riesco a ricordare?<br>Il letto non è affatto morbido, ed è freddo, ed ho un dolore forte al centro del petto.<br>Dove sono?!<br>Attorno a me buio, non sento il ticchettio della sveglia, ma è qui, la tocco ma sono sul pavimento e attorno sento solo la sveglia che non fa rumore e non sento le fughe delle mattonelle.<br>Sono seduta e gli occhi si stanno abituando all&#8217;oscurità, il pavimento di questo luogo è nero e lucido, somiglia a vetro ma è in qualche modo più solido del vetro, quasi fosse una pietra vetrosa, liscia, infinita. Non vedo niente altro attorno a me. Tranne la mia sveglia a terra, ferma a segnare le dodici, mezzanotte credo data la stanchezza che sento nel corpo.<br>Mi guardo attorno e mi viene da piangere perché non so cosa fare qui, non c&#8217;è lui, non ho modo di contattarlo, e non c&#8217;è nessuno.<br>&#8220;<em>Hei?! C&#8217;è nessuno?! C&#8217;è nessuno qui? Dove mi trovo?&#8221;.<br></em>Sento il mio cuore battere forte e tremo, l&#8217;aria mi manca.<br><em>&#8220;Calmati, su, calmati, cerca di capire cosa è successo, calmati&#8221;<br></em>Mi alzo e comincio a camminare, mi sento tremare, sento caldo, freddo.<br>Cammino avanti ed indietro in questo buio, in questa assenza di mondo, cammino e non riesco a stare ferma, avanti, indietro, avanti indietro, ma dove vado?<br>&#8220;<em>Calmati, calmati, ragiona, calmati</em>&#8220;<br>Mi viene da piangere, mi viene da piangere e non so cosa fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poco distante comincio a scorgere un grande specchio, mi ricorda l&#8217;armadio a specchio che ho in camera ma ha più le proporzioni di una porta. Cos&#8217;altro ho da fare se non andare a vedere di cosa si tratta?<br>&#8220;<em>Cos&#8217;ho da fare se non andare a vederlo?</em>&#8220;<br>Porterò con me la sveglia, per quel che può servire, è pur sempre un pezzo della mia vita, anche se in questo momento ricordo solo la sveglia e che ero uscita per lui. Non ricordo il suo volto, non ricordo il suo nome e non ricordo il mio, e non ricordo chi fossi io ne niente altro, forse ho preso una botta, non ricordo di essere una che beve molto ne che si droga.<br>&#8220;<em>Non mi hanno drogata, non mi sento drogata, mi devo calmare</em>&#8220;<br>Il mio lavoro è invece qualcosa che ha a che fare con &#8230; una stella, un simbolo, alloro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mal di testa, una fitta, alla testa ed al petto, sto sudando tantissimo, sento l&#8217;odore del mio sudore, e il freddo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono arrivata allo specchio, è grande pressappoco come una porta ma privo di maniglie, ha solo un bordo dove potrebbe esserci quello di una porta stessa ma dietro c&#8217;è un pannello nero e niente altro. Si tratta di un normale&nbsp;specchio per quanto sembri spuntare dal pavimento con soluzione di continuità.<br><em>&#8220;Uno specchio.&#8221;</em><br>&#8220;<em>Sono una bimba?</em>&#8221; Una bimba un po&#8217; gotica però. Appena truccata indosso una maglia con sbuffi di pizzo sul petto e maniche fini quasi trasparenti, una gonna a falde di stoffe delle varie tonalità del nero,&nbsp;asimmetrica e degli stivaletti con il tacco, il tutto in toni di nero.<br>Qualcosa mi dice che non sia un vestiario tipico per una bambina che potrebbe avere meno di dieci anni.<br>La mia pelle è stranamente bianca, quasi da bambola di ceramica e con i capelli lisci e biondo scuro do l&#8217;impressione di una metallara un po&#8217; prematura, anche se non porto unghie nere o borchie o pendagli strani.<br>Mi siedo dando le spalle allo specchio e metto le faccia tra le mani.<br>Devo riuscire a ricordare chi sono, da dove vengo, cosa ci faccio in questo strano ambiente, è come se questo specchio ne fosse in qualche modo l&#8217;entrata, o l&#8217;uscita, il talismano, il centro. Il centro di un nulla però.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Le mie mani</em>&#8220;<br>Le mie mani non sono quelle di una bimba, le dita sono lunghe, fresche di manicure, affusolate, porto unghie perfette, di media lunghezza e&nbsp;con le cuticole ben curate<br>-&#8220;<em>Di chi sono queste mani?</em>&#8220;-&nbsp;smalto trasparente.<br>Formicolio che attraversa le spalle, muscoli che si irrigidiscono, mi alzo e mi allontano dallo specchio, cammino, avanti e indietro, avanti e indietro, avanti ed indietro.<br>&#8220;<em>Calmati, calmati</em>&#8220;<br>La gamba che involontariamente vibra, si muove<br>&#8220;<em>Chi cazzo sono?! Chi sono?!</em>&#8221; urlo.<br>Il vestito è quello che ho visto ma non sono una bambina, non ho gambe da bambina, non ho il petto piatto di una bambina.<br>Ma non so chi sono.<br>Mi giro di scatto a guardare nuovamente lo specchio, e mi vedo adulta, indosso un tailleur grigio antracite, con una borsa bauletto più chiara, e delle scarpe nere con tacco, i capelli raccolti di lato sulla spalla destra, credo&nbsp;abbia a che fare con&nbsp;il mio lavoro, ma il mio corpo, quello reale, quello che posso toccare continua ad essere vestito di nero, con quella gonna, quei tacchi quelle maniche.<br>Il mio riflesso si muove come me, ha le stesse unghie curate, la stessa espressione perplessa ma indossa un vestito da rappresentanza, nel riflesso, dietro di me compare per un istante un cartello con scritto&nbsp;&#8220;Agenzia investigativa HL&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre il cuore comincia a battere meno forte sento forse l&#8217;ultima goccia di sudore scendere dall&#8217;attaccatura dei capelli giù per il mio visto, sfioro le labbra con la mano e riaffiora qualche ricordo.<br>&#8220;<em>Agenzia investigativa HL</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stavo seguendo un caso, un uomo aveva ucciso diverse donne, o almeno diverse donne erano morte: due? Tre? Forse anche una bambina.<br>&#8220;<em>Investite</em>&#8220;<br>Lavoravo da poco per l&#8217;agenzia, una giovane spavalda rampante appena arrivata, ma pare che quell&#8217;uomo prediligesse giusto le ragazze giovani ed io potevo&nbsp;sembrarlo ancora&nbsp;più di quanto lo fossi. Si fidavano di me perché avevo una buona capacità di correlare dati ma non ero mai stata sotto copertura, non è neppure una pratica che queste agenzie facciano in genere, troppo rischioso. Eravamo stati ingaggiati da una famiglia la cui figlia era scomparsa, all&#8217;inizio avremmo dovuto solo trovarla ma quando la trovammo schiacciata ci chiesero di proseguire l&#8217;indagine senza coinvolgere le istituzioni ufficiali. Credo che il mio capo accettò solo per l&#8217;offerta economica notevole, perché invadere questo genere di indagine per un&#8217;agenzia rischia di essere più un danno che un guadagno.<br>Non eravamo mai riusciti a risalire all&#8217;auto perché le stordiva o uccideva&nbsp;prima di investirle e quindi non faceva danni tali da dover riparare il mezzo o comprare ricambi, e non avevamo neppure idea di che modello fosse.&nbsp;Gli omicidi che supponevamo essere&nbsp;stati effettuati dallo stesso autore erano avvenuti in posti apparentemente slegati tra loro, nessun legame se non il gusto nel vestirsi di nero, e le modalità estremamente simili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Il gusto nel vestirsi di nero.</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi c&#8217;era lui, lo vedo ora nello specchio dietro di me ad osservarmi col suo sorriso ironico di quando mi osservava convinto di non essere visto, quel suo sguardo ironico ed innamorato che tante volte ho spiato mentre lui pensava di spiare me, avrei potuto lasciarlo fare per ore.<br>Ma non avrei mai dovuto innamorarmi di lui non avrei mai potuto immaginare che avrei finito per farlo quando sono stata inviata ad indagare da vicino, avevamo pensato che potesse essere il nostro uomo solo grazie ad una segnalazione anonima&nbsp;su un auto sporca di qualcosa che poteva essere sangue.<br>Anonima.<br>Ma con il cachet proposto non potevamo dire che&nbsp;ce ne stavamo con le mani in mano,&nbsp;non avevo la certezza fosse lui, anzi non c&#8217;era nessuna prova che lo fosse,&nbsp;ma era l&#8217;unica pista disponibile ed io mi trovavo abbastanza bene nell&#8217;ambiente che frequentava.<br>Avevo scelto di non innamorarmi di lui nonostante quelle spalle non grandi ma fiere, nonostante il suo modo di farmi ridere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima volta che un brivido mi prese fu passeggiando, quando la sua mano sfiorò per un istante la mia, non saprò mai quanto fosse reale, casuale, o manipolatorio quel tocco, ne i successivi, ne quel bacio sulle labbra&nbsp;mancato che doveva essere un normale saluto sulla guancia, ma a pensarli mi fanno ancora sorridere di piacere, sento ancora sulla nuca salire qualcosa tra i capelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il momento in cui mi accorsi che il danno era fatto fu però quando una sera parlando di un&#8217;amica descrisse con dovizia di particolari il&nbsp;cappottino sfiancato, verde scuro di velluto raso con la cintura in vita, il suo stupido papillon da uomo indossato su una camicia viola con uno strano scollo e perfino l&#8217;anello&nbsp;con pietra ovale viola. Stupido non lo disse lui ovviamente, e questo mi fece capire che ne ero gelosa, che non avrei voluto mi fosse portato via neppure da me, dal mio lavoro. Fu il modo di descriverla, così ricco di particolari, così fatto di pregi di poca importanza eppure così piccoli da dover richiedere un interesse nel dettaglio che non aveva con me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cominciai ad accorgermi dell&#8217;odore della sua pelle quando mi passava accanto, della pelle del suo collo, ricordava i particolari di altre e mi faceva incazzare quando non ricordava la collana che avevo indossato il giorno prima, o&nbsp;forse lo faceva apposta per farmi rodere e trattenermi un po&#8217; più accanto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi convinsi che&nbsp;avevamo sbagliato obbiettivo, mi convinsi che quella persona non poteva essere un assassino, che dalla sua gentilezza d&#8217;uomo d&#8217;altri tempi non potesse scaturire violenza, mi convinsi che forse dopotutto c&#8217;era un motivo se ero finita tra le sue braccia.<br>C&#8217;era un motivo, mi sentivo in una storia scritta da uno scrittore pazzo, ma mi sentivo viva, sentivo il cuore accelerare quando lo stavo per incontrare e fermarsi quando le sue labbra si posavano sulle mie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Cos&#8217;è questo?</em>&#8220;<br>Al centro del mio petto c&#8217;è una zona di nero più scuro, più secco, più rappreso ed al centro un buco.<br>&#8220;<em>Ah</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella sera lui era strano, lo aspettai più del solito, era sempre puntuale ma non quella sera. Uscimmo come quasi ogni&nbsp;giorno da qualche tempo ma non parlò quasi mai, mi portò in riva al fiume a guardare l&#8217;acqua scorrere seduti sui sassi bianchi e lisci e poi tornammo alla macchina&nbsp;dove mi guardò con aria grave.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo come fosse ieri, o forse era ieri davvero, o forse era addirittura oggi, il suo sussurro a voce bassa ma calda all&#8217;orecchio sinistro. La sua voce calda.<br>&#8220;<em>Mi dispiace, deve finire. Qui. Oggi. Ora. Ho provato a convincermi che non fosse così, che tu fossi diversa, che io fossi diverso, ma non è così. Io devo seguire la mia strada e tu sulla mia strada sei solo una tappa</em>&#8220;.<br>Il suo fiato si addensava poco distante dalla bocca e le sue braccia non bastavano a non farmi sentire i brividi<br>Sentivo le lacrime scendere ma mi sentivo apatica, intontita, come immobilizzata. Credevo avrei pensato un milione di cose in un momento simile ma invece la mia mente era piatta, vuota, calma.<br>Mi passavano solo nella mente i ricordi dei momenti vissuti e niente altro.<br><em>&#8220;E il senso di colpa.&#8221;</em><br>L&#8217;idea di aver sbagliato io di non essere abbastanza, di non essere adeguata, di essere sbagliata. Non mi passò per la mente neppure per un istante a che cosa si riferisse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dissi qualcosa, non so neppure cosa.<br>Disse qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbassai la guardia completamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi come un improvviso spasmo sentii entrarmi nella carne qualcosa. Nel petto.<br>Mi congelò. Era come sentire un pezzo di ghiaccio che al contempo bruciasse la carne.<br>Lo vidi girarsi lentamente e mi sentii dire da lontano qualcosa come &#8220;io ti amavo stupido idiota&#8221; mentre la mente si annebbiava, mentre tutto diveniva scuro, mentre mi sentivo posare su di un pavimento nero di asfalto, mentre&nbsp;una chiazza lucida si allargava sotto di me e faceva apparire l&#8217;asfalto vetro nero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vidi una porta aprirsi, la sentii chiudersi con un tonfo alle spalle anche se ero sdraiata. Vidi un riflesso come se la porta fosse di specchio ed eccomi qui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Ed eccomi qui.</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che l&#8217;unica cosa da fare sia incamminarsi nella direzione indicata da questa che un tempo forse era una porta, credo di sapere dove sto andando anche se non ne conosco ancora la forma, e mentre cammino&nbsp;un pappo di un pioppo mi passa accanto, di sfuggita mi è parso ci fosse un piccolo omino appeso dentro ma la luce, l&#8217;erba, il cielo che si stanno aprendo mi fanno pensare di essere quasi giunta alla meta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Ora ricordo</em>&#8220;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/oltre-il-muro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">3740</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Oltre il muro del sonno</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/oltre-il-muro-del-sonno/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/oltre-il-muro-del-sonno/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2015 19:12:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dodici Gradi]]></category>
		<category><![CDATA[Paura!]]></category>
		<category><![CDATA[Pazzi!]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[attesa]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[dodici gradi]]></category>
		<category><![CDATA[Fine]]></category>
		<category><![CDATA[Il tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Immagine]]></category>
		<category><![CDATA[incubi]]></category>
		<category><![CDATA[inquietudine]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[Luna]]></category>
		<category><![CDATA[mani]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[navigatore]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[oscurità]]></category>
		<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Paura]]></category>
		<category><![CDATA[Pelle]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[Silenzio]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[The Wall]]></category>
		<category><![CDATA[vento]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=3736</guid>

					<description><![CDATA[Quella sera indossavi un vestito nero, un bellissimo vestito nero. Un po&#8217; oscuro forse ma su di te, sulla tua pelle candida, sul tuo corpo&#160;non poteva che essere perfetto. Ricordo come fosse oggi i tuoi capelli castano chiari, lisci ma voluminosi&#160;scendere fino metà schiena scalati in modo da avere la zona centrale più lunga. Il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Quella sera indossavi un vestito nero, un bellissimo vestito nero. Un po&#8217; oscuro forse ma su di te, sulla tua pelle candida, sul tuo corpo&nbsp;non poteva che essere perfetto. Ricordo come fosse oggi i tuoi capelli castano chiari, lisci ma voluminosi&nbsp;scendere fino metà schiena scalati in modo da avere la zona centrale più lunga. Il rosa chiaro della tua pelle spuntare da dietro&nbsp;ai lati dei tuoi capelli dove la maglia finiva con una scollatura larga ma non volgare lasciando immaginare dove la curvatura del tuo collo andava ad attaccarsi al di sotto di orecchie perfette ed invitanti.<br>La maglia era nera, come il resto, e a contrapporsi al dietro liscio sulla parte frontale era ricca di fronzoli e pizzi monocromatici spinti all&#8217;esterno da un seno non troppo prorompente ne assente, di una misura perfetta. La scollatura lasciava scoperte le clavicole in tutta la loro lunghezza e solo poco più in basso lasciando l&#8217;immaginazione scivolare sui tendini del tuo collo piuttosto che sul décolleté pudicamente coperto, e vorticare fino al tuo mento perfetto, le guance lisce e gli occhi di una gradazione tra il verde ed il grigio truccati solo&nbsp;lievemente per allungarne l&#8217;angolo. Occhi che avrebbero potuto tagliare in due, o sciogliere, o far ridere a crepapelle, o far morire d&#8217;invidia. Le braccia erano coperte da maniche semi trasparenti di pizzo che terminavano con strisce di stoffa da cui uscivano le tue bianche mani con&nbsp;le dita affusolate e unghie mediamente lunghe prive di smalti ma perfette.<br>La maglia scendeva fino ad una gonna coprendone una piccola parte con un triangolo rivolto verso il basso. Era la gonna il pezzo forte, fatta di veli neri di stoffa finissima alcuni quasi trasparenti ed altri più spessi messi in modo assimmetrico e rialzati dietro dal tuo corpo a scendere sinuosamente staccati dalle tue gambe.<br>La maglia stretta evidenziava i tuoi fianchi altrettanto stretti e la gonna scendeva a tratti poco sotto il ginocchio a mostrare gambe chiare coperte di collant a rete come una tela di ragno, sostenute da stivaletti col tacco in stoffa opaca.<br>Ricordo come fosse ieri ogni particolare di quella sera, dal tuo vestito alla musica che stavamo ascoltando, &#8220;Crimson&#8221; dei Sentenced, la nostra preferita era &#8220;Killing Me, Killing you&#8221;, ironia della sorte e quella sera la ascoltammo la ascoltammo la ascoltammo ancora ed ancora ed ancora una volta.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Killing Me Killing You<br>Killing all we have<br>As our loves wither away</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Burning Me Burning You<br>Burning us to ash<br>Drowning us in a sea of flames</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Darling, do you feel, there is a storm coming our way<br>The burning light between us is already starting to fade<br>The fire in our hearts is smothered by the rain<br>and the crimson flame of passion turns into something gray</p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Non ci conoscevamo da molto ma era come se tu mi conoscessi da una vita, come se sapessi ogni istante quale sarebbe stata la mia reazione, quale sarebbe stato il luogo che avrei desiderato visitare, quasi ogni istante. Uno ti sfuggì probabilmente.<br>Era l&#8217;una di una notte di primavera, una di quelle in cui il caldo se ne va e il pizzo che copriva il tuo corpo lasciava andare un po&#8217; troppo calore, giusto quel tanto da farti da farti irrigidire i muscoli e dare&nbsp;la possibilità al tuo uomo, a me, di abbracciarti stretta e&nbsp;stringerti per trasmetterti il mio, e farti vedere che c&#8217;ero, che ero lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ti guardai diretta negli occhi e ti dissi il mio pensiero. Quel giorno sarebbe dovuta finire.<br>Mentre parlavo le parole sembravano riassumersi, raggrumarsi nell&#8217;aria, addensarsi in nuvole e fermarsi qualche istante tra me e te&nbsp;prima di proseguire dileguandosi nell&#8217;aria, non&nbsp;ero sicuro che&nbsp;tu stessi comprendendo quanto&nbsp;stava accadendo<br>&#8220;<em>Non dico che sarebbe potuta finire in modo diverso</em>&#8220;<br>Mi dissi guardandomi dritto negli occhi.<br>&#8220;<em>Dico solo che, poteva non finire</em>&#8220;<br>Le lacrime rigavano il tuo volto trascinando quel poco di&nbsp;mascara che era&nbsp;il tuo unico vezzo, il tuo volto era però immobile, impassibile mentre i tuoi occhi sembravano spegnersi virando dal verde grigio al grigio, qualche goccia cadeva sul pizzo&nbsp;esposto dal tuo seno scurendolo se possibile con un piccolo alone, un altro, un altro ancora.<br>Pensavi che il problema fosse tuo, che fossi tu a non sapermi amare come credi ma non avrei mai potuto dirti dove fosse il problema, non avrei mai potuto rivelarlo a nessuno senza drammatici epiloghi.<br>Eravamo appoggiati al cofano della mia macchina, tu seduta con un tacco sul paraurti ed un ginocchio in avanti, io abbracciato a te leggermente di lato&nbsp;in piedi probabilmente nel mio cappotto nero di pelle anni settanta, i miei stivali, il cappello con la tesa e qualche jeans e camicia a caso.<br>Il discorso non durò molto a lungo, d&#8217;altronde, non c&#8217;era neppure molto da dire se non la realtà di come stavano i fatti. Te lo concessi alla fine, ti concessi di sapere,&nbsp;ti concessi di conoscere ciò che mi portavo dentro da troppo tempo e che mai avevo condiviso, poi misi in tasca la mano e ne estrassi qualcosa.<br>Ricordo le tue mani posarsi sul mio viso qualunque espressione esso avesse, la tua attesa delle mie parole, e gocce ancora che cadevano. Le ricordo scendere dal tuo volto prima lentamente quando si staccavano dalle tue ciglia e poi accelerare sempre più fino al colmo delle tue gote e precipitare sulla superficie della tua guancia, arrivare in prossimità del centro del mento dove avevi una lieve e buffa rigonfiatura e da lì gettarsi suicide sul pizzo sul tuo petto sul tuo cuore sul tuo sangue sul tuo silenzio sui sussulti dei tuoi polmoni sui suoni del di dentro del tuo corpo a macchiare altre macchie che stavano crescendo.<br>Il tuo sguardo era allora di stupore, gli occhi grandi aperti più del dovuto, le labbra leggermente aperte, l&#8217;incavo al centro del collo tra le sporgenze delle clavicole incavato.<br>Non ebbi il coraggio di guardarti ulteriormente, non di guardarti così, immobile di sasso, di restare senza aver più nulla da dire ne da sentire, lasciai scivolare le mie mani una dal tuo volto ed una dal tuo addome verso i miei fianchi, pensai ancora quanto avevo amato il liscio di quella pelle e mi girai. Ricordo il vento che mi spingeva i capelli sul volto, sentii la tua voce dire &#8220;io ti amavo stupido idiota&#8221;, lottai per non voltarti e guardarti un ultima volta, lottai per ricordarti come ti ricordo ora e poi sentii infine un tonfo lieve e sordo.<br>L&#8217;asfalto cominciava a bagnarsi di pioggia, sentii le gocce sul viso e le ringraziai perchè non avrei dovuto chiedermi cos&#8217;era quel liquido sul mio volto. Ti immaginai lì ancora sull&#8217;asfalto, con i capelli spettinati e bagnati di troppe cose, immobile con il volto della speranza forse non ancora disillusa ma allontanai questa immagine.<br>Girai attorno alla macchina senza guardare in direzione del muso, salii, mi fermai il tempo di mettere al massimo il volume su &#8220;Beyond The Wall Of Sleep&#8221; ed diedi gas in avanti.<br>Poi andai a lavare via i resti di quella sera dall&#8217;auto, quelli che la pioggia non aveva lavato.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/oltre-il-muro-del-sonno/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">3736</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Vattene, pre ferisco</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/vattene-pre-ferisco/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/vattene-pre-ferisco/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2015 22:37:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[Bram Stoker]]></category>
		<category><![CDATA[dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Guida]]></category>
		<category><![CDATA[il nostro tempo]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[mani]]></category>
		<category><![CDATA[mondi]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[Pelle]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<category><![CDATA[Sole]]></category>
		<category><![CDATA[solitudine]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=3694</guid>

					<description><![CDATA[Vattene lontano da me.Lontano come oltre la vita, oltre la morte.Lontano.Ricordo ancora come fosse oggi la prima volta che ti incontrai, lo ricordo più di quanto la mia mente sia in grado di ricordare gli anni, i decenni ed i secoli che intercorrono tra quel momento ed oggi.Ricordo ogni singola piega della pelle del tuo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Vattene lontano da me.<br>Lontano come oltre la vita, oltre la morte.<br>Lontano.<br>Ricordo ancora come fosse oggi la prima volta che ti incontrai, lo ricordo più di quanto la mia mente sia in grado di ricordare gli anni, i decenni ed i secoli che intercorrono tra quel momento ed oggi.<br>Ricordo ogni singola piega della pelle del tuo volto, del tuo collo, ricordo il movimento delle tue mani e la delicatezza delle tue dita, ricordo ogni sfumatura che i tuoi capelli illuminati dal sole&nbsp;presero quel giorno, ricordo il tuo modo di muovere le labbra e la semplicità del tuo sorriso che faceva apparire naturale essere felici in questo mondo oscuro e nero, ricordo il sorriso che si disegnò sul mio volto, i muscoli della faccia che non potevo osservare ma che si tendevano incontrollabili a segnalare che qualcosa dentro di me stava cambiando, che qualcosa nella mia vita non era più ciò che era stato.<br>Non sono mai stato una persona buona ma ho lottato sempre per il bene fino a quell&#8217;infausto giorno lontano perso disperso e vivido secondo solo all&#8217;incontrarti la prima volta.<br>Lottavo per un dio che non ci assiste, che non ci ama, che non ci guida, che non serve più, che avevo smesso di credere dopo quel giorno e che ora mi osteggia, mia nemesi e contrapposizione.<br>Lottavo per lui col sangue ed il legno, col sangue e la spada, col sangue ed il sangue anche quando con una mano ti allontanai per seguire quella che credevo una missione più grande, dicendoti che non era quello il nostro tempo, che la mia missione non era terminata ancora.<br>Fu al mio ritorno che non ti trovai.<br>Fu al mio ritorno che rinnegai me stesso e questo dio.<br>Fu al mio ritorno che compresi quanto la solitudine si fosse impossessata di me nel profondo.<br>Fu al mio ritorno che invece di allontanare da me il calice della sofferenza ne bevvi avidamente, bevvi sangue e veleno e veleno e sangue e giurai morte e sofferenza e giurai vendetta a quel dio che mi aveva privato della tua dolcezza e della tua purezza.<br>Giurai vendetta a me stesso.<br>Ritrovarti, dopo secoli è stato invece il terzo istante della mia vita, ed è stato l&#8217;istinto a spingermi a te,&nbsp; a farmi desiderare di&nbsp;godere della tua essenza cambiata, più oscura e sofferta, tu stessa rinnegata al mondo e le mie labbra fremono per assaggiare il tuo sangue, assaggiare il tuo vuoto, penetrare il tuo vuoto con ciò che guida il mio lato più oscuro.<br>Vattene lontano da me.<br>Lontano come oltre la vita, oltre la morte.<br>Lontano.<br>Perché me ne andrò ancora, perché non è questo&nbsp;a cui&nbsp;ciò che ero ambiva e ti trascinerei con me in questo vortice di inesistenza.<br>Preferisco, pre-ferisco, strappare la mia anima ancora -perché perduta in altri mondi- che nuovamente trascinarti giù da quella torre dove il fiume non ha ancora pulito il tuo sangue.<br>Vattene lontano da me o mi distruggeranno, e distruggeranno te, e il nostro nulla non sarà mai pace, non sarà mai.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/vattene-pre-ferisco/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">3694</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Non portarmi con te ad un concerto, non sarò lì.</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/non-portarmi-con-te-ad-un-concerto-non-saro-li/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/non-portarmi-con-te-ad-un-concerto-non-saro-li/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2015 17:12:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni strani...]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[affetto]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[Carmen Consoli]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Concerto]]></category>
		<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[fiori]]></category>
		<category><![CDATA[Immagini]]></category>
		<category><![CDATA[infinito]]></category>
		<category><![CDATA[Istanti]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[mani]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[mondi]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Passato]]></category>
		<category><![CDATA[passione]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni]]></category>
		<category><![CDATA[Sole]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[suonare]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[vento]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=3685</guid>

					<description><![CDATA[Sono stato a non so quanti concerti nella mia vita, e non so con quante persone nel tempo, nello spazio, tra le dimensioni.I concerti per me si dividono in due macro categorie, la prima è quella in cui vado ad ascoltare musica, la seconda è quella in cui vado a incontrare musica.Oggi sono qui, la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sono stato a non so quanti concerti nella mia vita, e non so con quante persone nel tempo, nello spazio, tra le dimensioni.<br>I concerti per me si dividono in due macro categorie, la prima è quella in cui vado ad ascoltare musica, la seconda è quella in cui vado a incontrare musica.<br>Oggi sono qui, la folla mi attornia, di fronte a me una ragazza dai capelli ricci mi ricorda qualcuno, si muove come immersa nel mondo del suono, la vedo sorridere pur non vedendone il volto e&nbsp;ne riconoscerei il sorriso. Accanto a me una vecchia amica con cui condivido una passione del tutto musicale e di ricordi di mare, di monti, di tramonti Corsi e dell&#8217;odore di quel fuoco, e di fonte a lei immancabilmente la donna più alta del mondo a spostarsi ovunque lei vada. Due donne nascondono il loro affetto reciproco che non è d&#8217;amicizia pura e tra rockers e persone raffinate la folla si mescola in caleidoscopiche combinazioni di colori e di volti, persone si muovono all&#8217;unisono pendendo dalle labbra di una cantante non più così giovane come un tempo ma d&#8217;una carica immensa, ed io lì al centro di un mondo fino. Non saprei come descriverlo con una parola diversa. Fino come carta velina e sfocato e distante come lo sfondo di un ritratto in primo piano, io sono lì accanto alla sua voce, neppure il suo volto e niente esiste attorno, non esistono le braccia fini della ragazza di fronte a me, non esiste la mia amica, le due amanti, non esistono i metallari e le signore raffinate, i cartelli, e i salti.<br>Da fuori devo sembrare del tutto intontito, silenzioso, spento mentre dentro si muove un mondo di immagini colori e sensazioni e ricordi di mare di chitarre di un letto grande del volto di una vecchia amica che non vedo da troppo tempo e che continuerò a non vedere per troppo tempo ancora e che forse incontrerò&nbsp;un giorno altrove, da un altra parte in un altro quando dove e perché.<br>Non è così magra come un tempo sul palco la voce, formosa più di quando faceva preoccupare il suo pubblico e con quel vestito mi ricorda un altra voce accanto all&#8217;orecchio a suonare quella chitarra per me, all&#8217;orecchio, mentre con pezzi di specchio distrutto tra le mani cercavo immagini che mi dicessero chi ero e non le vedevo, le ombre ne nascondono il volto e le labbra si trasformano in quelle labbra che sapevano ascoltare e parlare e dire e amare pur senza amare ed essere salvezza costante. Sento quella chitarra acustica lontana da tutti i suoni entrare dentro come un pugno, come quel pugno che sentisti dentro un giorno davanti alla porta di casa quando pronunciai quelle parole. E scivolo nei meandri di altri istanti di un auto a vagare per ore nel nulla di un mondo che era tutto tra le due porte e nulla al di fuori.<br>&#8220;Accontentarsi di niente&#8221; è una frase che ruota nel cielo di questo ambiente chiuso azzurro di nuvole chiare d&#8217;un giorno d&#8217;estate tra i papaveri&nbsp;&#8220;accontentarsi di niente&#8221; in qualunque modo tu voglia leggerlo è la risposta. Tra lo scegliere di arrendersi o il lottare all&#8217;infinito e ruota nell&#8217;essere, nell&#8217;etere, come sdraiato sopra di me fiori&nbsp;a forma di&nbsp;mani a muoversi nel vento creato dai suoni ed il sole delle luci e dell&#8217;amore che viene scagliato da un palco quasi sputato di rabbia e per questo vivo.<br>Ho passato anni ad accumulare ricordi, ho passato anni a vivere mondi diversi unendo in me infinite esperienze cozzanti diverse intersecanti che esplodono in momenti in cui vivo la musica o creo e poi d&#8217;un tratto quasi un istante dopo essere iniziato, due ore e più&nbsp;tardi, le urla gli applausi ed accanto a me ancora la mia vecchia cara amica, le due&nbsp;amanti segrete e tutti gli altri mentre si accendono le luci ed è ora di tornare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/uEcjPyw5xuQ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/non-portarmi-con-te-ad-un-concerto-non-saro-li/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">3685</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Alex pt1</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/alex-pt1/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/alex-pt1/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 19:10:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Alex]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[Bambino]]></category>
		<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Cyberpunk]]></category>
		<category><![CDATA[fatica]]></category>
		<category><![CDATA[Fisica]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Inizio]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[lama]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Strada]]></category>
		<category><![CDATA[strade]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Trovatello]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=2478</guid>

					<description><![CDATA[Sono Alex, non ho un cognome e se anche lo avessi non lo verrei a dire a te. Sono nato in una famiglia medio borghese, non si stava male, anzi forse a dirla tutta si stava fin troppo bene, almeno prima che scoppiasse la guerriglia. I miei genitori lavoravano in una corporazione erano entrambi a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono Alex, non ho un cognome e se anche lo avessi non lo verrei a dire a te.<br />
Sono nato in una famiglia medio borghese, non si stava male, anzi forse a dirla tutta si stava fin troppo bene, almeno prima che scoppiasse la guerriglia.<br />
I miei genitori lavoravano in una corporazione erano entrambi a un buon livello gerarchico ed economico, non c&#8217;era nulla di cui potersi lamentare, io crescevo primo della classe fin dall&#8217;asilo, fin dall&#8217;asilo stupivo gli insegnanti per la mia acuta intelligenza e i miei compagni per la mia inettitudine ed incapacità di rapportarmi a loro.<br />
Ero preso in giro, bistrattato, ero lo sfigato del gruppo, quello che non c&#8217;era posto per un altro giocatore, quello che &#8220;è stato lui maestra&#8221;, quello che&#8230;. ho imparato presto quanto le persone siano infide, quanto appena mostri un lato debole queste in massa ti attacchino in quel punto per distruggerti, ho cominciato ad isolarmi. A covare una vendetta che non avrei mai potuto realizzare.<br />
Mia madre aspettava un bimbo, sarebbe nato un fratello, chissà, magari qualcuno che mi sarebbe stato accanto, avevo cinque anni i primi segnali di instabilità della società si iniziavano a sentire, i miei genitori erano visibilmente preoccupati. Potrei dirti di cosa si occupava la loro corporazione ma dovrei dirti troppe cose su di loro fatto sta che fu a causa di questa che mia madre perse il bambino, perse mio fratello, non solo, perse la possibilità di avere figli per colpa di quella cazzo di roba chimica.<br />
Non so per quanto la vidi piangere, mio padre che la consolava e che a fatica teneva le lacrime, entrambi loro che cercavano di spiegarmi come fossi un bambino le cose. Si lo ero un bambino, è vero, ma capivo molte più cose di quanto credessero.<br />
Continuai a covare vendetta.<br />
Da allora i miei genitori furono solo sempre più tesi, e parlavano sempre meno di lavoro, parlavano sempre meno.<br />
Un giorno, avrò avuto sette anni, non mi portarono a casa da scuola, non mi ci portarono più.<br />
Fui affidato ad un&#8217;altra famiglia felice ma io avevo già capito cos&#8217;era accaduto.<br />
Restai con loro qualche anno, sempre in questa specie di mondo fatato e dorato, lontano da ogni male, lontano dalla guerriglia che ormai divampava nei bassifondi della città e sempre a sentirmi preso in giro dai miei coetanei, questa volta chiamato orfano, chiamato trovatello, con offese pesanti ai miei genitori, allusioni al fatto che non mi avessero voluto più con loro.<br />
Mi sentivo non l&#8217;essere più insignificante ma quello più schifoso e ciò nonostante al centro del mondo ero la nullità.<br />
Avevo ormai quattordici anni quando scappai di casa.<br />
Quando scappai dalla famiglia.<br />
Quando scappai da tutto.<br />
Quando scappai da me stesso, o almeno ci provai.<br />
La vita non fu semplice, attorno c&#8217;era guerriglia e venivo da un mondo di inetti lavoratori dipendenti, avevo le unghie pulite, avevo i calzini bianchi, avevo i capelli corti.<br />
Ora ho i miei Jeans strappati, ho i miei stivali, i miei capelli lunghi incolti, la mia moto, la mia gente. Mia.<br />
I primi tempi furono difficili ma la mia intelligenza spiccata mi aiutò a trovare i contatti, le amicizie se di amicizie si può parlare in questo mondo, diciamo le conoscenze ecco.<br />
Iniziai a formare il mio fisico, ad imparare ad usare una lama per qualcosa che non fosse spalmare il burro sul pane, scoprii di avere una certa resistenza fisica, capii che essere lo sfigato serviva si ad essere insultato ma anche ad essere considerato non meritevole di sprecare una pallottola o di sporcare un coltello. Scoprii che essere almeno apparentemente remissivo serviva anche ad essere ignorato.<br />
Scoprii che nonostante stessi fuggendo dal mondo non ero in grado di sfuggire a me stesso.<br />
A sedici anni incontrai una delle due donne della mia vita, quella da cui non posso più allontanarmi.<br />
Conobbi la droga.<br />
All&#8217;inizio quelle uditive, suoni distorti che cambiavano la mente, e poi pian piano quelle chimiche, credo di aver provato qualsiasi cosa.<br />
Passò un altro anno, nel frattempo cominciai a raccogliere qualche altro disadattato, e a crearmi il mio gruppo di bulli. A fare parte di un gruppo di bulli.<br />
All&#8217;inizio mi tenevano per le mie idee, mi consideravano lo sfigato del gruppo, come sempre, ma davo buone idee ed ero sveglio.<br />
Non sapevano che fossi anche forte ormai, e che sapessi usare una lama ma sapevano che tramavo vendetta, che bramavo vendetta, che volevo sapere perché i miei genitori erano stati fatti sparire, erano stati uccisi, anche se ho sempre avuto, ho tutt&#8217;ora la convinzione che centrasse quello schifo chimico che già aveva danneggiato mia madre precedentemente.<br />
L&#8217;anno successivo compii diciotto anni, fu in quei giorni che conobbi Lei. L&#8217;altra donna da cui ancora non riesco a staccarmi se non per breve tempo.<br />
Fu il capo del mio gruppo a farmela incontrare, era bella, bella come mai avrei potuto immaginare una donna, occhi verdi, capelli ricci lunghi.<br />
Io vivevo per le strade, io ero uno sfigato, ero un perdente non avrei mai potuto avvicinarmi ad una simile bellezza seppure avesse uno sfregio che le attraversava il volto dall&#8217;esterno del sopracciglio destro al mento passando per le labbra, quasi all&#8217;angolo delle labbra.<br />
Fu il mio capo ad avvicinarsi a lei che passava per strada insultandola con apprezzamenti degni di un microcefalo.<br />
E fu lei ad avvicinarsi e colpirlo con un pugno sul naso.<br />
Ci volle qualche secondo perché lui si riprendesse e tentasse di violentarla per punirla.<br />
Ci volle qualche secondo perché la lama del mio coltello gli attraversasse la schiena e gli uscisse dal petto.<br />
Ci volle un secondo perché lui si rendesse conto prima di stramazzare al suolo, prima che il gruppo si rendesse conto che il capo ora era un altro.<br />
Prima che mi rendessi conto che ora ero qualcuno, nel male o nel&#8230; male che fosse.<br />
Nadja. Nadja significa speranza e quello era, è il suo nome.<br />
Non la salutai neppure, guardai il gruppo e dissi: &#8220;andiamo qui abbiamo finito&#8221; e il gruppo per la prima volta mi seguì.<br />
Ero diventato un assassino, ero diventato un leader, ero diventato uno schifo. Ah no, quello lo ero già.<br />
Fu lei a cercarmi.<br />
Che Donna.<br />
Fu lei a cercarmi, ad avvicinarsi a me giorni dopo, a baciarmi e lasciarmi in tasca un foglio.<br />
Senza dire una parola.<br />
E andarsene.<br />
Era il suo indirizzo, e poche parole d&#8217;amore, di un amore stringato e secco come il pugno in faccia al mio vecchio &#8220;amico&#8221;.<br />
Io, lo sfigato avevo per la prima volta una donna. Una donna che mi volesse intendo, che non fosse costretta dalle contingenze o dai miei compagni o da altro.<br />
Insomma avevo una Donna, la mia donna.<br />
Ma non fu neppure questo credo a farmela amare, a farmela stimare. Mi accorsi di amarla quando mi accorsi di aver vendicato per la prima volta una persona che non fosse me stesso.<br />
Di aver vendicato qualcun altro, di aver spostato il centro del mondo da me a fra noi. Ci vediamo ancora io e lei, non dico che stiamo assieme dico che certe cose le vivo solo con lei e lei con me, dico che non c&#8217;è altro posto dove vorrei tornare quando sono ferito, o stanco. E lei lo stesso con me.<br />
L&#8217;anno successivo incontrai Cort, il mio Maestro.<br />
Colui che mi aiutò ad affinare le arti del mio sopravvivere, del mio essere, del mio lottare.<br />
Lottare per cosa?<br />
Per la vendetta. Perché fu sempre Cort a scoprire qualche informazione in più sui miei genitori su come siano stati fatti sparire per aver toccato equilibri della corporazione che non avrebbero dovuto toccare, per aver scoperto cose che non avrebbero dovuto scoprire.<br />
Non mi ha mai confermato la loro morte, non ha mai detto nulla a dire il vero su cosa sia stato fatto di loro e ancora mi chiedo perché mi abbia raccontato queste cose, perché mi abbia aiutato ad affinare le tecniche e perché improvvisamente sia scomparso.<br />
Scomparso. A volte ho paura facciano sparire anche Nadja, a volte ho paura che in realtà ce l&#8217;abbiano con me e non con le persone accanto a me, per questo cerco di vederla, si ma non troppo, ne troppo apertamente.<br />
E così continuo a lottare, lottare per la vendetta.<br />
O per&#8230; per qualcosa. Per sopravvivere a questo mondo. In giro col mio gruppo.<br />
Per abitudine giro ancora in mezzo, come non fossi il leader, come fossi lo sfigato intelligentone utile come consigliere del capo.<br />
Quello che sembra il capo è solo il migliore di loro. Si, di loro, non di noi.<br />
E così giriamo, sopravviviamo, andiamo avanti. O indietro, o da una parte, insomma hai capito..</p>
<p>(Successivo: <a href="https://www.staipa.it/blog/alex-pt2/">Alex pt2</a>)</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/alex-pt1/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">2478</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Del suo sorriso, della bellezza.</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/del-suo-sorriso-della-bellezza/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/del-suo-sorriso-della-bellezza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 12:35:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Sbalzi d'umore]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[addio]]></category>
		<category><![CDATA[affetto]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[festa]]></category>
		<category><![CDATA[Immagini]]></category>
		<category><![CDATA[Istanti]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Passato]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[sentimento]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=2455</guid>

					<description><![CDATA[Avevi uno sguardo che avrebbe lasciato passare oltre ogni difetto, fisico o psicologico che fosse. Avevi uno sguardo che avrebbe lasciato passare oltre ogni cosa che non fosse il mio cuore, o forse il cuore di chiunque abbia un minimo, infinitesimo gusto per la bellezza: la bellezza in genere, non i visi, le donne, non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Avevi uno sguardo che avrebbe lasciato passare oltre ogni difetto, fisico o psicologico che fosse.</div>
<div id="_mcePaste">Avevi uno sguardo che avrebbe lasciato passare oltre ogni cosa che non fosse il mio cuore, o forse il cuore di chiunque abbia un minimo, infinitesimo gusto per la bellezza: la bellezza in genere, non i visi, le donne, non i paesaggi, non i tramonti estivi in lidi caraibici, la bellezza in genere, un ideale più alto.</div>
<div id="_mcePaste">Un sorriso di quelli che immagini sorridere anche quando chi lo porta sta piangendo, un sorriso che anche nel momento più drammatico avrebbe la capacità di farti pervadere da un senso di bene profondo.</div>
<div id="_mcePaste">Quel giorno ero ad una festa, difficilmente ricordo neppure cosa si festeggiasse, c&#8217;era molta gente e poca che si conoscesse ed in mezzo a tutta quella gente d&#8217;un tratto vidi un sorriso, uno di quelli che ti entrano dentro e poi non li puoi più scordare. Un sorriso di quelli che potresti passare su tutto il resto, di quelli che saprebbero donarti un gioia anche nel peggiore dei momenti.</div>
<div id="_mcePaste">Che bel viso, pensavo, no non tanto il viso in se ma il sorriso, quelle labbra così&#8230;. no. Non le labbra ma proprio il sorriso, il modo di sfoggiare quel sorriso e quello sguardo. Ti rende bella, talmente bella che potresti essere la persona più brutta del mondo che la tua bellezza lascerebbe alle spalle ogni altro pensiero. Che poi non ce ne è il bisogno perché non è solo il sorriso ma tutto, come è la forma del tuo collo, il seno pronunciato e ben formato e&#8230; no in effetti forse qualcosa&#8230;. ma no, quello sguardo, quel sorriso&#8230; il sorriso, quelle labbra così&#8230;. no. Non le labbra ma proprio il sorriso, il modo di sfoggiare quel sorriso e quello sguardo. Ti rende bella, talmente bella che&#8230;. e poi improvvisamente ti girasti e non riuscii più a vederti, a trovarti.</div>
<div id="_mcePaste">Nei giorni successivi mi misi a cercare nelle foto, nelle foto di amici, ovunque il tuo viso finché non riuscii, nella foto di un amico, a scorgerlo. Si, in realtà era una foto di oscena ubriachezza, il mio amico in una posa plastica a mimare qualcosa che non vorrei pronunciare qui aveva come sfondo il tuo sorriso che guardava giusto verso la fotocamera, forse dietro la fotocamera, forse me dietro la fotocamera. Ma non voglio illudermi di un tale sogno.</div>
<div id="_mcePaste">Eri tu. Cioè quello che conoscevo di te. Tutto quello che conoscevo di te.</div>
<div id="_mcePaste">Tutto quello che avrei conosciuto se mi fossi fermato a quel punto.</div>
<div id="_mcePaste">E così cominciai a chiedere di te, arrivai a lasciare nel locale ed altrove copie della tua foto, ovviamente dopo aver rimosso la parte oscena, a pubblicare su internet questa mia ricerca di quel sorriso, la ricerca della bellezza, non in senso puramente estetico ma in quel senso più alto che puoi comprendere solo quando ti ci trovi dinnanzi. E quando la trovi non puoi lasciarla sfuggire, non puoi che perpetrare la tua ricerca, vivere quel sogno. Non era amore, affetto, sentimento, non è mai stato nulla di questo, ma ricerca della bellezza, solo della bellezza.</div>
<div id="_mcePaste">La ricerca andò avanti per mesi, anni forse, non lo so, non ne ho più memoria ormai, vidi quel sorriso per pochi istanti talvolta sul volto di altre ma scompariva in un attimo perché non vero, perché non tuo.</div>
<div id="_mcePaste">È all&#8217;improvviso che oggi sei tornata come un fantasma del passato all&#8217;improvviso. Un trafiletto sul giornale che parla di te, c&#8217;è la tua foto, c&#8217;è finalmente il tuo nome, e c&#8217;è l&#8217;addio di chi ti ha amato.</div>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/del-suo-sorriso-della-bellezza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">2455</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Mani, profumi</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/mani-profumi/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/mani-profumi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 18:39:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[mani]]></category>
		<category><![CDATA[Profumi]]></category>
		<category><![CDATA[profumo]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[ruotano]]></category>
		<category><![CDATA[sentimenti]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=76</guid>

					<description><![CDATA[Nella folla oggi ho toccato mani, tra queste la mano di una sconosciuta che mai rivedrò. Nella folla oggi ho sfiorato mani, tra queste il ricordo di una che mai più stringerò. Nella folla oggi ho toccato mani, una, una sola col tuo profumo. Fluiscono i ricordi dalle mie dita, entrano in testa, ruotano, volano, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella folla oggi ho toccato mani,<br />
tra queste la mano di una sconosciuta che mai rivedrò.</p>
<p>Nella folla oggi ho sfiorato mani,<br />
tra queste il ricordo di una che mai più stringerò.</p>
<p>Nella folla oggi ho toccato mani,<br />
una, una sola col tuo profumo.</p>
<p>Fluiscono i ricordi dalle mie dita,<br />
entrano in testa,<br />
ruotano,<br />
volano,<br />
legano.</p>
<p>Ed infine escono dalle mie labbra come sorriso.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/mani-profumi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">76</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Di spalle alla luce in fronte.</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/di-spalle-alla-luce-in-fronte/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/di-spalle-alla-luce-in-fronte/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2009 16:16:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[addio]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[fuga]]></category>
		<category><![CDATA[Istanti]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[Luce]]></category>
		<category><![CDATA[Luna]]></category>
		<category><![CDATA[mani]]></category>
		<category><![CDATA[mondi]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[paure]]></category>
		<category><![CDATA[sentimenti]]></category>
		<category><![CDATA[sguardi]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[sorrisi]]></category>
		<category><![CDATA[Verona]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=115</guid>

					<description><![CDATA[Io non lo so il perché ho detto Addio, non lo so perché ho voltato le spalle ad una luce nel buio, non so cosa avessi dentro ma so che c&#8217;è ancora, so che se tornassi indietro lo rifarei ancora per tutto ciò che è stato breve o lungo che sia lo rivivrei come è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Io non lo so il perché ho detto Addio,<br />
non lo so perché ho voltato le spalle ad una luce nel buio,<br />
non so cosa avessi dentro ma so che c&#8217;è ancora,<br />
so che se tornassi indietro lo rifarei ancora<br />
per tutto ciò che è stato<br />
breve o lungo che sia lo rivivrei come è stato<br />
gli stessi errori,<br />
gli stessi sorrisi,<span id="more-115"></span><br />
gli stessi istanti.</p>
<p>Le tue lacrime in camera e la Luna piena di sfondo a entrare dalla finestra aperta<br />
era estate<br />
ed io ad ascoltarti, capirti, stringerti al cuore<br />
ed infine d&#8217;un tratto baciarti in quel momento esatto:<br />
l&#8217;unica cosa giusta da farsi.<br />
L&#8217;unica cosa che avesse senso in quell&#8217;istante tra le stelle.</p>
<p>E le notti sotto le stelle mentre tu ti avvicinavi al mio volto<br />
ed io a fuggire le tue labbra<br />
non volevo accettare il tuo amore<br />
io a non cedere<br />
io a fermare con stupide battute gli istanti<br />
io a e cedere infine crollando sotto un tuo sguardo che mi osservava dal basso<br />
come da un albero piantato sul tetto del mondo da cui ridere della vita<br />
cedere ancora e ancora su di un prato,<br />
accanto ad un castello.</p>
<p>E i colori azzurri che ancora porto talvolta al collo dopo anni<br />
in inverno<br />
Venezia<br />
e le grigliate e l&#8217;arte delicata del movimento delle tue mani<br />
e la tua ubriachezza da sonno<br />
le tue paure<br />
i miei tentativi di scalfirle</p>
<p>E quel bacio rubato clandestino lento lungo in una notte di fuga<br />
la presa della Bastiglia.<br />
Fu quanto bastò a creare un mondo segreto.</p>
<p>ed ancora camminare sulla via dei castelli<br />
sotto la pioggia stretti<br />
dall&#8217;alto della torre un bacio ed un altro ancora<br />
e Roma,<br />
e tante notti<br />
e tanti giorni nel male e nel bene<br />
nel male e nel bene,<br />
e la mia musica, il suono del mio sax per te nella luce verde di lampadari da biliardo.</p>
<p>Il pane comprato appena cotto la mattina dopo una notte svegli per la città<br />
e le colline dell&#8217;Umbria<br />
e Verona<br />
e ore passate assieme nel verde<br />
e il cibo buono e il vino e le notti.<br />
Le lunghe notti.<br />
Le lunghe notti.</p>
<p>Ed ancora la tua musica mai sentita,<br />
il suono del suo pianoforte<br />
le ore al parco e pochi baci rubati<br />
e il male che ti ho fatto quel giorno, di questo mi pento, si.</p>
<p>Ed ancora le notti di quel campo estivo<br />
sogno clandestino davanti al fuoco<br />
palese e clandestino<br />
nascosto e vissuto mai a pieno eppure così pieno da essere stato pienezza pura<br />
e vuoto e musica<br />
e silenzi<br />
e l&#8217;intesa, e la poesia insita nel nostro stesso esistere, nel nostro essere ciò che siamo<br />
e tutto ciò che ha seguito quelle notti, nel bene e nel male.<br />
Nel bene e nel male.</p>
<p>E le mie insicurezze<br />
e i miei freni<br />
e il desiderio di farti visitare luoghi come non hai mai vissuto<br />
e il desidero di portarti lontano<br />
di affrontare ogni sfida accanto, mano nella mano<br />
e il desiderio e non più il sogno.</p>
<p>Ne sai la differenza?<br />
Sai la differenza tra un desiderio ed un sogno?</p>
<p>Ed ancora,<br />
ed ancora cercandoti in mille luoghi in mille mondi, in mille vite, anime, sguardi<br />
ancora proseguo crescendo, crescendo, crescendo.<br />
Crescendo.</p>
<p>Torneremo un giorno dove ci siamo persi.<br />
E non vivrei più di nuovo ciò che ho vissuto perché la vita cambia<br />
perché la vita cambia.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/di-spalle-alla-luce-in-fronte/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">115</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Ricordi, profumi.</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/ricordi-profumi/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/ricordi-profumi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 12:21:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[Profumi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=131</guid>

					<description><![CDATA[Ricordo un giorno dopo anni tra amiciun istante di scambi di baci sulle guance l&#8217;avvicinarsi delle sue labbra al mio naso, un istante, solo un istante sentire l&#8217;odore della sua bocca,della sua saliva, del suo dentro. Un&#8217;istante breve, veloce, impercettibile e d&#8217;improvviso espandersi dentro i ricordi,espandersi dentro i momenti passati in quell&#8217;unica sera,in quell&#8217;unica notte,in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordo un giorno dopo anni tra amici<br />un istante di scambi di baci sulle guance</p>
<p>l&#8217;avvicinarsi delle sue labbra al mio naso,</p>
<p>un istante,</p>
<p>solo un istante sentire l&#8217;odore della sua bocca,<br />della sua saliva,</p>
<p>del suo dentro.</p>
<p>Un&#8217;istante breve, veloce, impercettibile e d&#8217;improvviso espandersi dentro i ricordi,<br />espandersi dentro i momenti passati in quell&#8217;unica sera,<br />in quell&#8217;unica notte,<br />in quell&#8217;unica alba<br />clandestine<br />mai pi&ugrave; ripetute,<br />mai pi&ugrave; vissute,<br />mai pi&ugrave; nominate ma&#8230;<br />ma nei ricordi di entrambi per sempre.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/ricordi-profumi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">131</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Foto.</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/foto/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/foto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 16:44:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[anelli]]></category>
		<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[forza]]></category>
		<category><![CDATA[Immagine]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[Luce]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[neo]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Pelle]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=157</guid>

					<description><![CDATA[Vorrei fare una foto, forse la foto di un ricordo, chissà, vorrei essere in grado di fare una foto, vorrei poter fare una foto. Seduta in auto nella penombra, unica luce un lampione lontano, o forse i fari di un&#8217;auto di passaggio. I capelli sono lunghi qualche ciuffo attraversa stancamente il viso, sono un po&#8217; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei fare una foto, forse la foto di un ricordo, chissà, vorrei essere in grado di fare una foto, vorrei poter fare una foto.<br />
Seduta in auto nella penombra, unica luce un lampione lontano, o forse i fari di un&#8217;auto di passaggio.<br />
I capelli sono lunghi qualche ciuffo attraversa stancamente il viso, sono un po&#8217; mossi, non molto. Nella semi luce si vede che sono chiari ma non ne è ben chiaro il colore, l&#8217;immagine è color seppia, quasi bianco e nero a causa dell&#8217;assenza di luce.<br />
Nel bordo del vetro del finestrino aperto per metà la luce del lampione o di chissà di cosa si filtra e un po&#8217; come in un prisma si allarga in un raggio, una linea che le taglia il volto, dalla fronte ampia e liscia, passa all&#8217;attaccatura del naso, accanto ad un occhio, <span id="more-157"></span>ha gli occhi chiari lei, non se ne distingue il colore ma sono certo chiari, poi la luce scende sulla guancia e in quel mentre valorizza debolmente lentiggini che si percepiscono sulla parte alta del naso stesso ed un piccolo particolare, un neo proprio sul lato, accanto alla narice sinistra. La luce è sull&#8217;altro lato ma in qualche modo è proprio la sua presenza-assenza a valorizzarne l&#8217;insieme.<br />
Prosegue ancora questo bagliore verso la sua guancia sfiorando l&#8217;attaccatura delle labbra dove il sorriso forma tra la guancia le labbra e il mento delle piccole fossette valorizzate dal chiaroscuro della scena, la luce non passa poi sul collo ma la curvatura del vetro o il dislivello tra il viso e il corpo la fanno sparire in qualche altro luogo come se il suo scopo fosse in quel punto terminato.<br />
Il sorriso è dolce, ampio, talmente ampio da lasciar intravedere un istante il bianco dei denti, stupendo non tanto per la forma in se delle labbra quanto per il portamento, per il modo di sorridere, per l&#8217;istante in cui quelle labbra decidono di sorridere e le tempistiche dei movimenti abbinate a quelle dello sguardo. Non è facile fotografare l&#8217;istante esatto in cui tutto questo si può cogliere nonostante l&#8217;immobilità tipica di un&#8217;immagine statica.<br />
Il naso, tra questi occhi chiari e le labbra e le fossette e il mento, è leggermente tondo ma proporzionato nel volto, le sopracciglia curate e un lievissimo trucco valorizza la forma stessa degli occhi. Ma non è la forma, ne il colore degli occhi a formarne lo sguardo, ne il sorriso a darne la bellezza: è come pregna di una retro-bellezza che le sta profondamente dentro, che va al di là dell&#8217;estetica e della forza stessa che trasmette, e della poesia. Una retro-bellezza che è propria del movimento, dell&#8217;istante, della scelta inconsapevole di come quando perché dove muoversi.<br />
Lo sguardo è rivolto verso di noi ma il viso è leggermente inclinato verso la sua destra, come consapevole che in quella posizione il gioco di luci e ombre le darà maggior risalto.<br />
Osservando ancora le labbra, le fossette attorno ad esse, il bianco che spunta dei denti, si nota un altro piccolo neo tra il naso e il labbro superiore, un neo chiaro, quasi impercettibile al buio ma presente, come per dire &#8220;guardami ancora&#8221; ed ancora lo sguardo viene portato ad osservare l&#8217;insieme, proporzionato, nelle forme e nei chiaroscuri e così ricco di essenza, la pelle appare liscia, pura come il volto di chi si sente a casa, curato come quello di chi si ama e al contempo libero da ogni costrizione o regola.<br />
Man mano che gli occhi si abituano alla luce spunta un altro impercettibile neo, prima era esattamente nascosto da essa. Si trova sul mento, diametralmente opposto all&#8217;altro, giusto accanto ad una fossetta di quelle formate dal sorriso. Ed è proprio osservando quest&#8217;ultimo che la penombra mostra il lobo dell&#8217;orecchio, un orecchio perfetto, ben formato, quasi elfico seppure senza la tipica punta, Porta alcuni orecchini, anelli, uno più grande e gli altri due leggermente più piccoli, non sulla parte bassa del lobo però ma leggermente più in su.<br />
La luce si riflette leggermente tra il volto e l&#8217;orecchino centrale formando un piccolo punto luce che prima non si notava.<br />
Il punto luce riporta di nuovo a quel raggio e dal raggio allo sguardo leggermente felino, ma di un felino dolce, mansueto, per nulla aggressivo. La parte dell&#8217;occhio più vicina al naso si allarga leggermente invece di stringersi subito ed è rivolta leggermente verso il basso, valorizzata dalla cornice delle sopracciglia quasi disegnate con precisione per questo scopo. Ancora una lo sguardo tende a scendere scorrendo il naso, le lentiggini lievi impercettibili dolcemente stupende e poi di nuovo il sorriso, a navigare su quel sorriso, sulla bellezza e la retro-bellezza e l&#8217;essenza per poi riprendere ancora a scoprire nuovi dettagli, luci ombre, sogni nascosti, e ancora ancora.<br />
Ancora.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/foto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">157</post-id>	</item>
		<item>
		<title>I Ponti di Madison County</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/i-ponti-di-madison-county/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/i-ponti-di-madison-county/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 13:15:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Fisica]]></category>
		<category><![CDATA[fumo]]></category>
		<category><![CDATA[Immagini]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[Luce]]></category>
		<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=177</guid>

					<description><![CDATA[&#8220;Robert, c&#8217;è una creatura in te che io non ho la capacità di tirare fuori e neppure raggiungere. A volte ho la sensazione che tu esista da un&#8217;infinità di tempo e abbia vissuto in luoghi segreti che il resto di noi non si è mai neppure sognato. Mi spaventi, anche se con me sei gentile. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<span style="font-style: italic;">Robert, c&#8217;è una creatura in te che io non ho la capacità di tirare fuori e neppure raggiungere. A volte ho la sensazione che tu esista da un&#8217;infinità di tempo e abbia vissuto in luoghi segreti che il resto di noi non si è mai neppure sognato. Mi spaventi, anche se con me sei gentile. Se non lottassi per mantenere il controllo quando sono con te, credo che potrei perdermi e non ritrovarmi mai più</span>&#8221;<br />
Seppure oscuramente, lui sapeva di cosa stava parlando, ma era a sua volta incapace di metterlo a fuoco. fin da bambino, quando viveva in una piccola città dell&#8217;Ohio, aveva avuto di questi pensieri vaghi, un malinconico senso del tragico combinato con una grande potenza fisica e intellettuale. Mentre gli altri ragazzini cantavano <span style="font-style: italic;">Row, Row, Row Your Boa</span>t, lui imparava la melodia e il testo inglese di una canzone da cabaret francese.<span id="more-177"></span><br />
Amava le parole e le immagini &#8220;<span style="font-style: italic;">blu</span>&#8221; era uno dei vocaboli che prediligeva. Gli piaceva la sensazione che provava sulle labbra e la sulla lingua quando le pronunciava.  Le parole avevano una loro fisicità, non si limitavano a significare qualcosa, ricordava di aver pensato da giovane. Apprezzava anche altre parole quali &#8220;<span style="font-style: italic;">Distante</span>&#8220;, &#8220;<span style="font-style: italic;">fumo di legna</span>&#8220;, &#8220;<span style="font-style: italic;">superstrada</span>&#8220;, &#8220;<span style="font-style: italic;">antico</span>&#8220;, &#8220;<span style="font-style: italic;">passaggio</span>&#8220;, &#8220;<span style="font-style: italic;">viaggiatore</span>&#8220;, e &#8220;<span style="font-style: italic;">India</span>&#8220;, per il loro suono, il loro sapore e le immagini che evocavano nella sua mente.<br />
[&#8230;]<br />
A scuola era stato un allievo indifferente, uno di quei ragazzi che riempiono di frustrazioni gli insegnanti.<br />
Loro avevano esaminato il suo punteggio nei test di QI e gli avevano parlato di obiettivi da conseguire, della necessità di fare tutto quello che era in grado di fare e del fatto che potesse diventare qualsiasi cosa volesse. Uno dei professori del liceo aveva dato di lui la seguente valutazione scritta &#8220;Crede che i test di QI siano uno strumento inadeguato per stabilire le capacità degli individui, in quanto tralasciano di tenere in debito conto la magia, che ha una sua importanza, sia di per se stessa sia in quanto completamento della logica. Consiglio un incontro con i genitori&#8221;.<br />
Sua madre aveva incontrato parecchi insegnanti. Quando le parlavano della taciturna riluttanza di Robert alla luce delle sue capacità, lei rispondeva: &#8220;Robert vive in un mondo tutto suo. È mio figlio, lo so, ma a volte ho la sensazione che non sia nato da mio marito e da me, che sia piuttosto arrivato da un luogo in cui sta cercando di tornare. Le sono grata dell&#8217;interesse che dimostra, e cercherò ancora una volta di incoraggiarlo ad impegnarsi di più&#8221;.<br />
Ma lui era più che soddisfatto di divorare tutti i libri di viaggi e di avventura disponibili nella biblioteca locale e per il resto di starsene in disparte, trascorrendo le giornate lungo il fiume che scorreva ai margini della città, ignorando le partite di football, i balli studenteschi, e tutte le altre cose che lo annoiavano.<br />
Pescava, nuotava, camminava e si sdraiava nell&#8217;erba alta ad ascoltare voci lontane che fantasticava essere il solo a sentire. &#8220;Ci sono stregoni là fuori&#8221; soleva dirsi. &#8220;Puoi sentirli se resti aperto e silenzioso, sono là fuori.&#8221;</p>
<p>-Tratto da &#8220;<span style="font-style: italic;">I Ponti di Madison County</span>&#8221; di Robert James Waller-</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/i-ponti-di-madison-county/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">177</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Mi manchi.</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/mi-manchi/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/mi-manchi/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 18:31:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sbalzi d'umore]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni strani...]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Emozione]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=259</guid>

					<description><![CDATA[Mi manchi. E non c&#8217;è nulla da fare, nonostante la continua ricerca di fughe. Mi manchi. E non posso non tornare ogni notte a sognarti, a sognare di riincontrarti, e di ritrovare tutta quella complicità, quel essere un tutt&#8217;uno di pensiero, di emozione, di toccare le tue labbra. Mi manchi e non c&#8217;è nulla da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi manchi.<br />
E non c&#8217;è nulla da fare, nonostante la continua ricerca di fughe.<br />
Mi manchi.<br />
E non posso non tornare ogni notte a sognarti, a sognare di riincontrarti, e di ritrovare tutta quella complicità, quel essere <span id="more-259"></span>un tutt&#8217;uno di pensiero, di emozione, di toccare le tue labbra.<br />
Mi manchi e non c&#8217;è nulla da fare, ma non c&#8217;è soluzione, tornare indietro non ha alcun senso, niente ha alcun senso.<br />
Spero la settimana prossima mi dia svago sufficiente per fuggire, spero mi dia il distacco per non pensare.<br />
Spero tu possa sentirti libera di far ciò che ritieni opportuno, di essere, di vivere.<br />
Ma ora mi manchi e starmene a casa da solo o andare al cinema da solo a vedere quel che dovevo vedere con te non aiuta.<br />
Scriverti lettere che non leggerai non aiuta.<br />
Mi ero detto che non ne avrei più parlato ma a quanto pare continuo &#8220;qualcuno mi prenda se vuole perché non ho voglia di prendere appigli&#8221;, e la cosa triste è che le cose belle, che le cose su Noi che le cose più vive e più vere restano tra le righe di cose che scrivo e restano per me.<br />
Smetterò di parlarne, farò il possibile.<br />
Ma non ha senso tornare indietro anche se ogni volta che suona il telefono spero sia tu, non ha senso tornare indietro anche se ora sto infinitamente peggio di quando stavo male con te, non ha senso tornare indietro finché non sono capace di non tornare qui ogni volta, non ha senso.<br />
Nulla ha senso.<br />
Ha senso il nulla?</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/mi-manchi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">259</post-id>	</item>
		<item>
		<title>&#8230;..incontri</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/incontri-3/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/incontri-3/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2008 22:12:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara]]></category>
		<category><![CDATA[destino]]></category>
		<category><![CDATA[Immagine]]></category>
		<category><![CDATA[incontri]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[Luce]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Pelle]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=277</guid>

					<description><![CDATA[Non vedo perché non vivere il resto della mia vita accanto a te, se solo il destino, Dio, volesse. Non vedo perché non esser libero di amarti senza alcun vincolo, senza lasciar liberi i sogni. Eppure&#8230; eppure sembra lassù non si voglia, sembra lassù non si abbia di questi progetti. Sembra. Ed ancora neppure una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non vedo perché non vivere il resto della mia vita accanto a te, se solo il destino, Dio, volesse.<br />
Non vedo perché non esser libero di amarti senza alcun vincolo, senza lasciar liberi i sogni.<br />
Eppure&#8230; eppure sembra lassù non si<span id="more-277"></span> voglia, sembra lassù non si abbia di questi progetti.<br />
Sembra.<br />
Ed ancora neppure una foto con te, neppure un&#8217;immagine di noi che non sia da leggere, o ricordare, o pensare.<br />
L&#8217;odore di te su me sparirà presto e più lentamente la sensazione elle tue labbra sulla mia fronte.<br />
Ma il tuo abbraccio no, le tue parole, le ore accanto, le forme del tuo viso, gli incavi, le rotondità, i nei, la forma dolce e disegnata delle tue labbra, i tuoi occhi vedi o grigi o azzurri a seconda della luce, contornati da capelli scomposti, vivi di rossi colori e la pelle chiara che arrossisce lievemente -anche a legger queste parole certamente-.<br />
No.<br />
Non spariranno presto tatuati dentro me.<br />
No.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/incontri-3/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">277</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Sogno</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/sogno-2/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/sogno-2/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Nov 2007 02:41:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Istanti]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[vento]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=390</guid>

					<description><![CDATA[24/11/2007 Sogno Incontro ancora la tua anima nei sogni in istanti in cui chiudo gli occhi e vedo i tuoi occhi il tuo volto sorrido al bene che sei, che mi hai dato, sperando tutto questo sia una goccia -portata dal vento- d&#8217;un mare che sarà quando dove perché Ma se la vita è un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;">
<div style="text-align: right;"><span style="font-size: xx-small;">24/11/2007</span></div>
<p><span style="font-weight: bold;">Sogno</span></p>
<p>Incontro ancora la tua anima<br />
nei sogni<br />
in istanti in cui chiudo gli occhi e vedo</p>
<p>i tuoi occhi<br />
il tuo volto</p>
<p>sorrido al bene che sei,<br />
che mi hai dato,<br />
sperando tutto questo sia una goccia -portata dal vento- d&#8217;un mare che sarà</p>
<p>quando<br />
dove<br />
perché</p>
<p>Ma se la vita è un sogno attenderò finché diventi realtà</p>
<p>sfiorare ancora una volta le tue labbra<br />
-scambioscontroconfrontointeriore-<br />
sentendo attraversare la mia anima dalla tua e mescolarsi<br />
mescolarsi come terre<br />
creare colori nuovi ogni volta,<br />
gradazioni, toni, luci ed ombre,<br />
e mescolarsi ancora in combinazioni infinite.</p>
</div>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/sogno-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>6</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">390</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Cascata</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/cascata/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/cascata/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Sep 2007 13:48:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[infinito]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[mondi]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[sentimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Silenzio]]></category>
		<category><![CDATA[universi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=400</guid>

					<description><![CDATA[Labbra. Nel silenzio attese un&#8217;istante infinito Brevemente lungo avvicinarsi un tocco, lieve dolce, anime che d&#8217;improvviso scorrono l&#8217;una nell&#8217;altra come liberate d&#8217;improvviso in un tocco scorrono veloci in un tocco Un altro dolce. E ancora. E scoprire ancora e ancora e ancora, e mescolarsi di sensazioni nuove inaspettate forti e ancora volti, occhi a guardarsi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Labbra.<br />
Nel silenzio<br />
attese un&#8217;istante infinito<br />
Brevemente lungo avvicinarsi<br />
un tocco,<br />
lieve<br />
dolce,</p>
<p>anime che d&#8217;improvviso scorrono l&#8217;una nell&#8217;altra<br />
come liberate d&#8217;improvviso in un tocco<br />
scorrono veloci in un tocco</p>
<p>Un altro<br />
dolce.</p>
<p>E ancora.</p>
<p>E scoprire ancora e ancora e ancora,<br />
e mescolarsi di sensazioni nuove<br />
inaspettate forti<br />
e ancora volti,<br />
occhi a guardarsi negli occhi,<br />
e cascate<br />
e luci<br />
e mondi<br />
e universi<br />
e ancora<br />
e ancora</p>
<p>e&#8230;. e poi&#8230;<br />
e poi attendere ancora sognando quel tocco inaspettato.</p>
<p>28/09/2007</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/cascata/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">400</post-id>	</item>
		<item>
		<title>The Wall</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/the-wall/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/the-wall/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jan 2007 22:45:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Fine]]></category>
		<category><![CDATA[fumo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[informazioni]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[mani]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Ora]]></category>
		<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Pelle]]></category>
		<category><![CDATA[Pink Floyd]]></category>
		<category><![CDATA[Roger Waters]]></category>
		<category><![CDATA[sentimenti]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[The Wall]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[voi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.staipa.it/blog/?p=522</guid>

					<description><![CDATA[Ho appena rivisto The Wall di Roger Waters (musiche dei Pink Floyd)&#8230; non ho parole. Credo sia in assoluto uno dei film più belli della storia. Vi consiglio vivamente di vederlo. Il film tra l&#8217;altro è del 1982, quando sono nato io&#8230; le musiche che contiene sono state spesso colonna sonora della mia vita. Questo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span>Ho appena rivisto The Wall di Roger Waters (musiche dei Pink Floyd)&#8230; non ho parole. Credo sia in assoluto uno dei film più belli della storia. Vi consiglio vivamente di vederlo. Il film tra l&#8217;altro è del 1982, quando sono nato io&#8230; le musiche che contiene sono state spesso colonna sonora della mia vita.</span></p>
<p><span><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/_BpfOm8eCQo" /></object></span></p>
<p><span id="more-522"></span>Questo video è tratto da una parte del film, mi viene la pelle d&#8217;oca ogni volta che lo vedo&#8230;</p>
<p><span style="font-size: x-small;">Vi lascio il testo di uno dei brani più famosi<br />
</span></p>
<table border="0" cellspacing="1" cellpadding="1" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">
<h2><span style="font-size: small;">Comfortably Numb</span></h2>
<p><span style="font-size: x-small;">Hello,<br />
Is there anybody in there<br />
Just nod if you can hear me<br />
Is there anyone at home<br />
Come on now,<br />
I hear you&#8217;re feeling down<br />
I can ease the pain<br />
And get you on your feet again<br />
Relax<br />
I&#8217;ll need some information first<br />
Just the basic facts<br />
Can you show me where it hurts</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;">There is no pain, you are receding<br />
A distant ship smoke under the horizon<br />
You are only coming through in waves<br />
Your lips move but I can&#8217;t hear what you are saying<br />
When I was a child I had a fever<br />
My hands felt just like two balloons<br />
Now I&#8217;ve got that feeling once again<br />
I can&#8217;t explain, you would not understand<br />
This is not how I am<br />
I have become comfortably numb &#8211;</span></p>
<p>O.K.<br />
Just a little pin prick<br />
There&#8217;ll be no more aaaaaaaah!<br />
But you may feel a little sick<br />
Can you stand up?<br />
I do believe it&#8217;s working, good<br />
That&#8217;ll keep you going through the show<br />
Come on its time to go.</p>
<p><span style="font-size: x-small;"> There is no pain, you are receding<br />
A distant ship smoke under the horizon<br />
You are only coming through in waves<br />
Your lips move but I can&#8217;t hear what you are saying<br />
When I was a child<br />
I caught a fleeting glimpse<br />
Out of the corner of my eye<br />
I turned to look but it was gone<br />
I cannot put my finger on it now<br />
The child is grown<br />
The dream is gone<br />
And I have become<br />
Comfortably numb</span></td>
<td valign="top">
<h2><span style="font-size: small;">Comodamente insensibile</span></h2>
<p><span style="font-size: x-small;">Salve,<br />
C&#8217;è qualcuno là dentro?<br />
Annuisci se riesci a sentirmi<br />
C&#8217;è qualcuno in casa?<br />
Tirati su, ora<br />
So che ti senti giù<br />
Posso calmare il dolore<br />
E rimetterti di nuovo in piedi<br />
Rilassati<br />
Mi serviranno alcune informazioni, prima<br />
Solo i fatti principali<br />
Puoi mostrarmi dove ti fa male?</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;">Non c&#8217;è dolore, stai scomparendo<br />
Fumo di una nave lontana sotto l&#8217;orizzonte<br />
Arrivi solo a ondate<br />
Le tue labbra si muovono ma io non sento cosa stai dicendo<br />
Quando ero bambino sono stato malato<br />
Le mie mani mi sembravano due palloni<br />
Ora ho di nuovo quella sensazione<br />
Non posso spiegarmi, non capiresti<br />
Non sono così<br />
Sono diventato comodamente insensibile</span></p>
<p>OK<br />
Solo una piccola puntura<br />
E non ci sarà più AAAAAAAAH!<br />
Ma potresti sentire un po&#8217; di nausea<br />
Riesci a stare in piedi?<br />
Credo che funzioni, bene<br />
Questo ti permetterà di concludere lo show<br />
Avanti, è ora di andare</p>
<p><span style="font-size: x-small;"> Non c&#8217;è dolore, stai scomparendo<br />
Fumo di una nave lontana sotto l&#8217;orizzonte<br />
Arrivi solo a ondate<br />
Le tue labbra si muovono ma io non sento cosa stai dicendo<br />
Quando ero bambino<br />
Colsi una fuggevole visione<br />
Fuori dalla coda del mio occhio<br />
Mi girai a guardare ma era andata<br />
Non riesco a coglierla ora<br />
Il bambino è cresciuto<br />
Il sogno è svanito<br />
Ed io sono diventato<br />
Comodamente insensibile</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="font-size: x-small;">Infine scrivo la trama, scegliete voi se leggerla per intero o no. Non credo vi rovinerà il film, tuttalpiù può aiutare a capirlo meglio.<br />
L&#8217;album, come accennato, narra la storia di Pink, personaggio immaginario ma riconducibile alla figura di Roger Waters, che a causa dei vari eventi della sua vita come la morte del padre durante la guerra quando era ancora neonato, la madre troppo protettiva, il professore frustrato che umilia gli alunni (tutte condizioni realmente vissute da Waters) e la moglie infedele portano il personaggio a isolarsi mano a mano dagli altri costruendo un muro invalicabile fatto di paranoie e schizofrenia rese sempre più evidenti nello svolgersi della trama. Alla fine il protagonista si auto-sottopone a un processo, auto-accusandosi di essere stato &#8220;colto in flagrante mentre ostentava sentimenti di natura quasi umana&#8221;. Gli accusatori sono tutte le figure chiave della sua vita: madre, moglie, insegnante, e tutti questi personaggi prendono parte al processo immaginario nella mente di Pink. Il processo si conclude con la condanna inflitta dal Giudice Verme ad abbattere il muro ed a essere consegnato ai suoi simili, pena severissima per Pink perché rappresenta la sua paura più grande, poiché proprio il mondo avverso con le suo figure l&#8217;hanno portato a isolarsi e a costruirsi un muro a protezione.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.staipa.it/blog/the-wall/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">522</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
