Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Esiste una app contro la violenza o per le emergenze?

Questa serie di articoli dal titolo le domande semplici, è nata per rispondere in maniera semplice alle più disparate domande riguardanti la tecnologia, per renderla meno spaventosa a chi ne ha paura e per parlare degli aspetti positivi e utili.

Una delle cose per cui la tecnologia può essere usata è per la propria sicurezza, non quella informatica ma quella fisica.

Si parla spesso di violenza, in particolare della violenza sulle donne, ma le situazioni possono essere molteplici. L’idea di avere in tasca qualcosa su cui basti premere un tasto per ricevere soccorso per molti e molte è un sogno, ma con due App il sogno diventa facilmente realtà.

Esistono diverse app atte a fare cose simili ma ho deciso di indicarne solamente due perché davvero specifiche e gestite da due entità certamente affidabili

112 Where ARE U

Disponibile sia per Android che per iOS.

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Cos’è il Dark web?

Negli articoli Parliamo dei dati rubati a Facebook? (https://wp.me/pQMJM-2i1) e Parliamo anche dei dati rubati a Linkedin? (https://wp.me/pQMJM-2if) e ho parlato del fatto che i dati rubati siano stati trovati in vendita sul Dark Web, ma cos’è esattamente il Dark Web?

Il modo più diretto per definire Internet è dire che è una enorme rete globale di computer. Come in ogni cosa globale però gli aspetti sono molteplici e pressoché infiniti.

Semplificando molto, ogni computer o dispositivo connesso in rete fa parte della rete stessa. Il nostro pc, il nostro smartphone, il nostro forno smart, il nostro spazzolino da denti elettrico che invia dati via wifi, la nostra webcam con cui guardiamo se arrivano ladri in casa, la nostra automobile con gli aggiornamenti software automatici, sono tutti più o meno parte di Internet. Ognuno, si spera, implementa sistemi per evitare l’accesso dall’esterno a sconosciuti e malintenzionati, ma in quanto connessi alla rete fanno parte della rete.

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Cosa sono i Cookies?

Da qualche anno a questa parte improvvisamente i Cookies sono arrivati alla ribalta della notorietà grazie a una regola del GDPR (Regolamento generale per la protezione dei dati). Ma cosa sono? Sono pericolosi? Ci spiano?

A cosa servono i cookies

Un esempio pratico, e piacevole è quello dei negozi online. Quando ci capita di inserire qualcosa nel carrello di un negozio online e di interrompere la sessione chiudendo il browser, riaprendolo qualche ora o giorno più tardi qualcosa ha fatto sì che il vostro carrello rimanesse pieno. Quel qualcosa sono i Cookies. Dei piccoli files che il sito invia al vostro browser e che il vostro browser conserva per una certa quantità di tempo per essere nuovamente letti dal sito stesso.

I cookies sono anche la cosa che permette ai siti di ricordare che noi abbiamo inserito user e password e di non chiederceli ogni volta: viene salvato all’interno del browser che è autorizzato a vedere quella parte di sito, senza dover effettuare un ulteriore scambio di informazioni.

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Intervista con @dr_raffaelevisciano_psysex

Nei giorni scorsi, Il Dottor Raffaele Visciano, Psicologo clinico e consulente sessuale mi ha chiesto di fare una chiacchierata sul suo profilo Instagram @dr_raffaelevisciano_psysex, abbiamo affrontato quattro argomenti legati al suo ambito di lavoro ma sicuramente interessanti per molti adulti con figli:

  • Le foto dei bambini/neonati, postate sui social, dove potrebbero finire?
  • È utile mettere sul volto/occhi dei bambini fotografati degli adesivi?
  • A quanti anni gli adolescenti dovrebbero usare per la prima volta il cellulare?
  • Cosa dovrebbero sapere i genitori quando regalano il primo cellulare al figlio/a?

Per chi si fosse perso l’intervista e fosse interessato a rivederla ecco il video.
Consiglio in ogni caso di seguire @dr_raffaelevisciano_psysex su Instagram

Leggendo questo articolo ti sono venute delle domande a cui potrei rispondere nei prossimi articoli?

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Come funziona il controllo parentale per i minori?

In questi anni risulta sempre più difficile non dare uno smartphone o un tablet a bambino e le paure nel farlo aumentano progressivamente. A scuola sempre più ragazzini lo hanno e chi cerca di resistere a questo processo di abbassamento dell’età minima fatica a resistere per il concetto de “se gli altri ce l’hanno perché io no?”

Molti si chiedono quale sia l’età giusta per consegnarlo ed esistono innumerevoli studi sui problemi che l’uso precoce di questi dispositivi può causare. L’argomento è fuori dalle mie competenze e per tanto non mi metterò a scrivere di psicologia dell’infanzia, mi limiterò ad esporre principalmente argomentazioni di tipo tecnico/legale legate all’opportunità di lasciare il dispositivo sotto il completo controllo del minore senza la vigilanza di un adulto.

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Intervista con @LaSignoraConiglio

Nei giorni scorsi, la Dottoressa Angela Daniela Coniglio, fisica nell’area di diagnostica per immagini, mi ha chiesto di fare una chiacchierata su Instagram attraverso il suo profilo @lasignoraconiglio

Angela, sta facendo un’interessante iniziativa intervistando persone che fanno divulgazione “col cuore” sui social network. L’ho trovata un’iniziativa davvero interessante e ho accettato volentieri di partecipare. Sul suo profilo, tra l’altro, attraverso le storie parla di fisica, fisici, energia nucleare.

Per chi si fosse perso l’intervista e fosse interessato a rivederla ecco il video.
Consiglio in ogni caso di seguire @lasignoraconiglio su Instagram

Leggendo questo articolo ti sono venute delle domande a cui potrei rispondere nei prossimi articoli?

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Come riconoscere un profilo falso?

Una parte della nostra vita Reale è ormai indissolubilmente legata a quella digitale. Volenti o nolenti siamo costretti a comunicare in maniera virtuale quotidianamente e talvolta capita di essere contattati per offerte interessanti, interessanti amicizie, o per svariati motivi. Io che lavoro nell’ambito informatico, ad esempio, so bene quanto la presenza online sia importante e quanto oggi sia più probabile trovare lavoro attraverso social network come Linkedin o analoghi che limitandosi a inviare curriculum o sperare in qualche agenzia di collocamento.

I social network non sono il male. Tuttavia, come ogni strumento vanno trattati con un minimo di attenzione per non incappare in clamorose figure gravi truffe.

Adescamento

Un problema comune, soprattutto per i minori è quello dell’adescamento, altro motivo per il quale è fondamentale un uso consapevole delle tecnologie sia per gli adulti che per gli adolescenti o bambini.

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Come navigare in modo sicuro?

Dopo aver parlato di Privacy e Identità digitale, un tema che non abbiamo ancora trattato a fondo è quello di navigare in maniera sicura.

Chi naviga in Internet da prima dell’ADSL (facciamo pure prima dell’ISDN), quando la navigazione occupava direttamente la linea telefonica e i modem facevano dei caratteristici suoni, ha vissuto un’epoca storica nella quale il rischio della navigazione era davvero alto.

Suono di un modem a 56K. Per i nostalgici o i curiosi.

Anche il solo navigare sul sito sbagliato (spesso legato pornografia o al download di software piratato) esponeva al rischio di enormi spese economiche. Il dialer che si occupava della connessione a internet funzionava in maniera similare ad una telefonata, era quindi possibile incappare in un virus che sostituisse quel dialer e riconnettesse alla rete attraverso un numero a pagamento pesando in maniera talvolta pesante sulla bolletta.

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Cosa può scoprire una persona dai miei profili social?

La gran parte dei timori delle persone riguardo ai Social Network è legata alle informazioni che questi possono carpire su di noi. Ho già affrontato l’argomento nell’articolo Cosa sa Facebook di me? Cosa sa Google di me? (https://wp.me/pQMJM-26S), quello che viene quasi invariabilmente ignorato è il rischio legato alle informazioni che altri esseri umani possono scoprire.

Ho giocato su questo tema con l’articolo “Modi in cui violiamo la nostra privacy ogni giorno” nel quale esponevo alcuni modi in cui spesso tendiamo a lasciare sfuggire informazioni sulla privacy e si trattava di una provocazione nei confronti di chi temeva ad installare l’app per il tracciamento delle pandemie il discorso però può essere ulteriormente approfondito.

Il mondo digitale è parte della realtà

La prima cosa da ricordare è che il mondo digitale è parte della realtà, esattamente quanto lo sono i giornali, la televisione, o i cartelloni stradali.

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Esiste la dipendenza dai social e da Internet?

Negli ultimi anni l’esplosione tecnologica degli smartphone ci ha resi progressivamente più attaccati e connessi a una rete che in realtà esiste già dal 1989. Molti degli strumenti che la rete ci fornisce sono di grandissima utilità, per esempio la possibilità di comunicare velocemente con chiunque, la possibilità di inviare documenti ufficiali certificati digitalmente, la possibilità di cercare e trovare informazioni su quasi tutto, quella di ordinare cibo o prodotti da casa, di avere dei navigatori stradali costantemente aggiornati anche sul traffico, ricevere ricette dal proprio medico direttamente per via telematica, lavorare a distanza e decine o centinaia di altre cose che un tempo erano pura utopia.

Dall’altro lato però forse non c’è stato modo di imparare per tempo come utilizzare tutto questo senza esserne sopraffatti.

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La modalità in incognito del browser protegge la mia privacy?

La domanda è lecita. Chiedersi se la modalità in incognito del browser protegga realmente la privacy di chi la usa è naturale. Anche questa volta però la risposta è piuttosto binaria e tutto dipende da che cosa si intenda per privacy e quale tipo di privacy si intenda proteggere.

Alcuni browser non sono particolarmente chiari su che cosa faccia la modalità privata, io personalmente apprezzo molto Microsoft Edge per svariati motivi, uno dei quali è la chiarezza in merito alla privacy.

Visualizzazione della modalità privata nel browser Microsoft Edge
Visualizzazione di “Altri dettagli” nella modalità privata nel browser Microsoft Edge

Potrebbe bastare la spiegazione che ci dà il browser stesso, ma immagino che una spiegazione più esplicita e chiara possa essere utile. Con qualche dimostrazione pratica.

La modalità privata, in private browsing o modalità incognita proteggono la privacy di chi naviga, è vero.

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I social possono influenzare la mia mente?

La domanda i social possono influenzare la mia mente? sembra quasi provenire da una storia di fantascienza o da una versione aggiornata di 1984 di George Orwell, quello che ha inventato il concetto di Grande Fratello. Sembra ridicolo che frequentare un sito possa influenzare la nostra mente no? Eppure, entro certi limiti questo accade e il miglior modo per evitarlo è quello di esserne consapevoli.

Il meccanismo su cui si basa la possibile influenza sulla nostra mente è essenzialmente lo stesso su cui si basa la pubblicità. Molti di noi sono convinti di esserne immuni, io ad esempio dico sempre che alla fine degli spot pubblicitari non mi ricordo neppure la marca del prodotto, eppure tutti noi costruiamo involontariamente dei preconcetti che ci spingono a credere migliori determinate marche rispetto ad altre pur non avendole mai provate.

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