Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Barbecue!

La pelle dietro il collo gli si tese all’improvviso. C’era un solo modo per spiegare contemporaneamente la tensione che aveva provato entrando in casa e il ricordo che era appena affiorato. E solo in quel momento si accorse che spiegava anche il silenzio quasi spettrale nella stanza accanto.
C’era stato tutto il tempo di pensarci, di arrivarci con calma, quell’odore che aveva sentito, quell’odore strano non era altro che il profumo della sua lacca, no? Ed era qualche minuto che la bambina non faceva alcun rumore. A quell’ora era troppo presto per essersi addormentata e raramente si addormentava senza prima passare a salutarlo. E quel servizio in televisione? Fuga dall’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere. Tre detenute hanno tentato la fuga ieri notte, due sono state fermate mentre una è riuscita a fuggire, ha strappato un orecchio a morsi ad una guardia carceraria.

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Le domande del vivo

Ci sto pensando da un po’. Al togliersi la vita, non specificatamente al togliermi la vita. Ne ho scritto un po’ “Una società incapace di comprendere il suicidio e la droga“, ma non come avrei voluto. Recentemente sembra che il suicidio stia diventando particolarmente mainstream, tra la mezza bufala del Blue Whale,  13 Reasons Why  che ne da una visione piuttosto romanzata e meno drammatica ma che potrebbe aiutare molti a capirne almeno parte dei meccanismi, il suicidio di Chris Cornell. Un mito della gente della mia età, uno che almeno una volta nella vita avresti voluto essere al suo posto, su quel palco, davanti a migliaia di fan in deliro, un uomo da invidiare.
Non credo sia un male parlarne. Credo che la società dovrebbe essere maggiormente in grado di recepire il suicidio come realtà possibile e comportarsi di conseguenza, non tanto per evitarlo come fatto in sé quanto per evitare che le persone che abbiamo accanto soffrano al punto di arrivare a questa scelta.

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Kurt Vonnegut, consigli per scrivere racconti e scrivere con stile

  1. Usa il tempo di un perfetto sconosciuto in modo tale che lui o lei non sentirà che il tempo è stato perso.
  2. Dai al lettore almeno un personaggio per il quale possa fare il tifo.
  3. Ogni personaggio dovrebbe volere qualcosa, anche fosse solo un bicchiere d’acqua.
  4. Ogni frase deve fare una delle due cose: rivelare il personaggio o anticipare l’azione.
  5. Inizia il più vicino possibile al finale.
  6. Sii un sadico. Non importa quanto dolci e innocenti siano i tuoi protagonisti, fai accadere loro cose terribili – in modo tale che il lettore possa vedere di cosa sono fatti.
  7. Scrivi per accontentare solo una persona. Se apri una finestra e fai l’amore con il mondo, tanto per dire, la tua storia prenderà la polmonite.
  8. Dai al tuo lettore più informazioni possibili e il prima possibile. Al diavolo la suspense. I lettori dovrebbero avere una così completa comprensione di ciò che sta succedendo, dove e perché, che potrebbero finire la storia da sé, gli scarafaggi dovrebbero mangiare le ultime pagine.


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Lettera sul nulla che è tutto

Continuo a ripetere ossessivo nella mia mente le stesse note

“Nulla cade dal cielo, ad eccezione delle stelle quando, avvolte nel velo della notte, come perle scivolano dal niente dentro ai sogni della gente.”

Una canzone di Gazzè, non un caso, non una scelta.

“Nulla sfavilla al confronto dei lunghi albori sul mare, quando lampi amaranto fabbricano martingale di luce sospesa, pendente, a sorreggere l’orizzonte.”

Penso ancora all’averti vista ed al mio modo nuovo di viverti, l’unico in fondo che mi sia possibile, l’unico che la mia mente possa reggere davvero senza che qualcosa straripi e si scontri con qualcos’altro. Senza che qualcosa vada a cozzare con qualcos’altro e lasciando che tu faccia di me -involontariamente- qualcosa di migliore, qualcosa che trascenda il mio essere stesso

“Nulla assedia la mente, penetra, invade, conquista,
come il pensiero costante di averti vista.”

E non è questione di amore, o di sogno, o di qualsiasi romantico disegno da raccontare in musica, non è un qualcosa a cui anelare o da cui fuggire, è semplicemente ciò che è ed è così che scelgo di viverlo.

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Lettera al mio lettore

Grazie.
Iniziava così la lettera, senza un riferimento ad un nome, ad una persona specifica, semplicemente Grazie. La lettera era indirizzata a coloro che nel tempo avevano iniziato a seguirne le creazioni. Il tutto era iniziato come un blog di poesia trasformatosi nel tempo in uno di politica, fatti propri, e varie ed eventuali. Nel tempo, negli anni era cambiato, evoluto per certi versi ed involuto per altri. I lettori erano stati molti in alcuni periodi e pochi in altri, talvolta dall’estero e spesso invece da specifici centri e zone nazionali.
Negli anni c’erano state crisi, periodi di scrittura compulsiva, periodi di assenza e silenzio.
Ultimamente vi era stata una nuova evoluzione improvvisa, come dal nulla, dopo un periodo di silenzio aveva ricominciato a scrivere, molto in privato ma molto anche sul blog. Racconti prevalentemente, alcuni filoni di racconti.

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Souvenir

Sono il ricordino di un passato,
l’anello appeso al collo d’un amore perduto,
il carillon lasciato a casa quando vivi lontano,
la lettera nascosta in fondo al cassetto e mai gettata,
la fotografia sbiadita di un momento indimenticato,

Sono il ricordo di un passato,
e resto qui -nascosto-
in attesa di nulla.

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Racconti

Dodici gradi

Era una sera di quelle in cui la temperatura ti fa rabbrividire solo un istante, il respiro si addensava in una piccola nube prima di scomparire quasi improvvisamente, indossavamo tutti maglioncini leggeri o giacche leggere, ed era buio.
Moltissimo buio.
Ricordo l’aria frizzante di quella sera come fosse oggi, come fosse vera, e ricordo di aver girato la testa incontrando accanto ai miei occhi la mano di mio padre, la presi e la tirai leggermente verso di me, lui sembrava assorto a guardare nella stessa direzione in cui stavo guardando io solo pochi istanti prima.
Ho sentito la mia voce dire “papà, papà, ma chi è quella ragazzina”?
Era sulla strada davanti a casa mia, a terra, piatta come un foglio di carta leggermente raggrinzito, attorno a lei c’erano dei signori che non conoscevo e qualche mio zio o zia che non saprei definire, c’era anche la zia gilda, e quella signora che mi dava sempre le caramelle al miele.

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Lettera d’amore

Ricordo l’ultima volta che ti vidi, la penultima a dire il vero, ma l’ultima prima di quel momento.
Ti guardavo mentre mi sorridevi, ti guardavo come si guarda qualcuno che non si da per scontato non si perderà mai,
ti guardavo con l’aria distratta di quando si vede qualcuno ogni giorno, ogni istante.
Non potevo sapere che non ti avrei mai più rivista, che ti avrei rivista solo un’altra volta in uno stato ben diverso.
Non potevo comprendere l’amore che mi legava a te e il non avertelo mostrato ancora abbastanza,
ti osservai sorridermi e voltarti, allontanarti da me a passi lenti mentre lavavo i piatti, ti osservavo dalla finestra finché uscisti dal mio campo visivo e poi mai più ti vidi sorridere, mai più ti vidi voltarti con l’aria che solo tu avevi.
Ricordo il primo giorno che ti vidi, schiva e solitaria.

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San Nemo 2015 parte 3 (e conclusione, credo, e cosa avrei voluto)

Oggi mi occuperò di recensire gli ultimi 4 ggggiovini che hanno cantato ieri, poi forse decreterò il mio vincitore. O forse no.

Giovanni Caccamo “Ritornerò da te”: Intanto ha scritto il brano da solo. Cento punti per questo. Non posso dire che suoni il piano, dato che il più del tempo gesticola, ma va bene anche così, per il resto potrei dire che

…e ecco, così insomma.

Serena Brancale “Galleggiare”: Sto leggendo IT, di Stephen King, “Galleggiare” è un verbo che a tal proposito mi inquieta non poco, per il resto anche lei ha scritto il suo brano, quindi anche a lei cento punti. Sembra Gabriella Cilmi quando si veste bene e canta cose eleganti, cioè quasi mai quindi la preferisco alla Cilmi. Interessante la scelta di cantare un pezzo swing classicone, la sua voce mi ricorda a tratti qualcuna, a tratti qualcun’altra ma in definitiva mi sembra sufficientemente personale proprio perché non troppo legata a qualcuno, discreta capacità tecnica.

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Uno sguardo di fiori

Quante volte ho iniziato a scrivere qualcosa che iniziava con “osservando il tuo sguardo?” ma è da lì che parto a creare mondi, da uno sguardo, da un sorriso talvolta e il tuoi non sono come altri, non sono gli unici al mondo, non sono i migliori ne i peggiori ma sono i tuoi, e così osservo il tuo sguardo, gli occhi chiari ad osservare me mentre osservo il mare dietro te, osservo il tuo sorriso -mai malinconico- rivolto nella mia direzione aprirsi come uno squarcio di luce nel cielo.
Penso alla semplicità vera e sincera di quel sorriso in grado di raccontare e dare e parlare, il sorriso di una persona che sul treno ancora guarda la gente e non un lucido vetro lucente pieno di immagini e parole vuote ed irreali, uno sguardo che profuma di inchiostro di carta di libro di lettera scritta a mano, di mani che si toccano davvero, di abbracci e di odori e di colori e di vita reale.

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Lettera da capo scout a capo scout


Nota del 01/02/2016:
Questo post sta acquistando una inaspettata notorietà e la quantità di visite che riceve è in fortissimo aumento, ci tengo a specificare che tale riflessione è indirizzata ai capi facenti parte dell’associazione Agesci ma non all’istituzione Agesci che come tale non credo possa ad oggi schierarsi pubblicamente su questi temi senza una discussione interna. Non vuole per tanto essere sprono per chi sostiene campagne denigratorie nei confronti della stessa, ma tuttalpiù per chi ne promuova una discussione interna che non passi dai media.
Ringrazio per i commenti ricevuti (che non pubblicherò per evitare l’alimentazione di polemiche) nel bene e nel male e ricordo a chi mi accusa di mantenere l’anonimato che in questo blog non ho mai nascosto il mio nome, e vi si trovano agevolmente le mie generalità.

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Ho Windows 8 ma come faccio a….

    Windows 8 è un ottimo sistema, stabile e veloce, ma l’impatto non sempre è dei più immediati. Spesso viene da chiedersi “come faccio a…?” Intanto partiamo dal fatto che chiameremo intefaccia “modern” la nuova grafica che ora è andata a sostituire il vecchio menù start, e chiameremo interfaccia “desktop” la classica visualizzazione con il nostro sfondo e le nostre icone vecchio stile. Per quanto riguarda la modalità Desktop funziona tutto come è sempre funzionato, per la modalità “modern” basti sapere che nella barra a destra, attivabile con “Tasto Windows + C” o andando con il mouse tutto a destra compaiono tutte le varie impostazioni. Le impostazioni variano da programma a programma, quindi ogni nuovo programma che apriamo è cosa buona guardarne le impostazioni nell’apposito spazio.

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