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	<title>libertà di parola Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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		<title>L&#8217;arte di sparare sentenze: Perché nei commenti online vince l&#8217;arroganza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
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					<description><![CDATA[Ti è mai capitato di aprire un articolo di giornale sui social network e scorrere i commenti? Se la risposta è sì, avrai sicuramente notato una scena sempre più familiare: utenti che sparano sentenze lapidarie con tono sprezzante, come fossero i massimi esperti di qualsiasi argomento. Che si tratti di politica, medicina, economia o scienza, [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Ti è mai capitato di aprire un articolo di giornale sui social network e scorrere i commenti? Se la risposta è sì, avrai sicuramente notato una scena sempre più familiare: utenti che sparano sentenze lapidarie con tono sprezzante, come fossero i massimi esperti di qualsiasi argomento. Che si tratti di politica, medicina, economia o scienza, ognuno si sente in diritto di dire la propria, spesso con poche informazioni e molta, troppa sicurezza. Ma da dove viene questa spinta a ergersi a giudice supremo senza nemmeno leggere l&#8217;articolo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta non è semplice, e chiama in causa dinamiche psicologiche, sociali e culturali che rendono i social network il terreno fertile ideale per la diffusione di questo fenomeno.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. L&#8217;illusione della competenza</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei problemi centrali è <strong>l&#8217;effetto Dunning-Kruger</strong> (<a href="https://short.staipa.it/y01sq" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/y01sq</a>), un bias cognitivo per cui chi ha scarse competenze in un argomento tende a sovrastimare la propria conoscenza. In altre parole: meno sappiamo, più pensiamo di sapere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sui social network, questa illusione si amplifica per due motivi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Accessibilità delle informazioni</strong>: Qualche ricerca superficiale su Google o la lettura di un titolo sensazionalistico bastano a farci sentire esperti.</li>



<li><strong>Mancanza di confronto reale</strong>: Nei commenti online manca il dialogo faccia a faccia che solitamente ci costringe a mettere in discussione le nostre affermazioni.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">L’anonimato parziale e la distanza emotiva dai destinatari della nostra comunicazione ci danno un falso senso di sicurezza: Se io lo dico, deve essere giusto, se qualcuno mi contraddice posso risopondere senza pensare alle conseguenze come quando sono di fronte a una persona reale, se la conversazione si mette male posso smettere di rispondere e far finta di nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo va aggiunto che in una platea così ampia è molto probabile trovare almeno qualcuno che la pensi come me, ed è probabile che riceverò dei like, delle conferme, dei commenti che rafforzino la mia idea, indipendentemente dal valore reale della stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sorprende quindi che, a seconda del caso, tutti sembrino diventare improvvisamente <strong>virologi, meteorologi, fini statisti o esperti di geopolitica</strong>, in una sorta di metamorfosi digitale dell&#8217;esperienza.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. La polarizzazione e l&#8217;effetto echo chamber</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro fenomeno che alimenta questa arroganza digitale è la <strong>polarizzazione sociale</strong>. Gli algoritmi dei social network sono progettati per mostrarci contenuti in linea con le nostre opinioni e idee. Di conseguenza, siamo esposti sempre meno a opinioni diverse e ci troviamo all&#8217;interno di vere e proprie <strong>echo chambers</strong> (<a href="http://short.staipa.it/st5gm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">short.staipa.it/st5gm</a>), dove tutto quello che leggiamo rafforza ciò che già pensiamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo non solo consolida le nostre certezze, ma rende anche più difficile empatizzare con chi la pensa diversamente. Il risultato? <strong>Un dialogo che si trasforma in scontro</strong>: chi non è d&#8217;accordo diventa un nemico da abbattere a colpi di commenti sprezzanti e aggressivi, e ci sembra ridicolo, quasi grottesco pensare che qualcuno la pensi in maniera così diversa da quello che vediamo nella nostra bolla personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, emerge anche una tendenza inquietante: <strong>colpevolizzare le vittime</strong>. Ogni tragedia diventa terreno fertile per giudizi affrettati: “Se l&#8217;è cercata”, “Ma come faceva a non saperlo?”. Che si tratti di incidenti, violenze o stupri, molti utenti trovano conforto nel dare la colpa alle vittime, forse per sentirsi meno vulnerabili di fronte alla realtà. Questo fenomeno, noto come <strong>victim blaming</strong>, o <strong>colpevolizzazione della vittima </strong>(<a href="https://short.staipa.it/wwzyz" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/wwzyz</a>), è radicato in meccanismi psicologici di difesa come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Rimozione della responsabilità personale</strong>: Attribuire la colpa alla vittima consente di rassicurarsi che eventi simili non accadrebbero a noi, poiché riteniamo di non commettere gli stessi errori.</li>



<li><strong>Razionalezza retrospettiva (hindsight bias)</strong>: La tendenza a credere che le conseguenze di un evento fossero prevedibili, portando a giudicare chi non le ha evitate come negligente o responsabile.</li>



<li><strong>Proiezione</strong>: Giudicare duramente le vittime può essere un modo per evitare di confrontarsi con le proprie insicurezze o vulnerabilità.</li>



<li><strong>Dissonanza cognitiva</strong>: Minimizzare la responsabilità dell’aggressore o enfatizzare gli errori della vittima può servire a ridurre il disagio che si prova di fronte a una realtà complessa e ingiusta.</li>
</ul>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="676" height="267" data-attachment-id="20490" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/larte-di-sparare-sentenze-perche-nei-commenti-online-vince-larroganza/image-98/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/12/image-6.png?fit=676%2C267&amp;ssl=1" data-orig-size="676,267" data-comments-opened="1" data-image-title="image" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/12/image-6.png?fit=676%2C267&amp;ssl=1" data-id="20490" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/12/image-6.png?resize=676%2C267&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-20490" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/12/image-6.png?w=676&amp;ssl=1 676w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/12/image-6.png?resize=300%2C118&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 676px) 100vw, 676px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="679" height="318" data-attachment-id="20491" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/larte-di-sparare-sentenze-perche-nei-commenti-online-vince-larroganza/image-99/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/12/image-7.png?fit=679%2C318&amp;ssl=1" data-orig-size="679,318" data-comments-opened="1" data-image-title="image" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/12/image-7.png?fit=679%2C318&amp;ssl=1" data-id="20491" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/12/image-7.png?resize=679%2C318&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-20491" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/12/image-7.png?w=679&amp;ssl=1 679w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/12/image-7.png?resize=300%2C141&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 679px) 100vw, 679px" /></figure>
</figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. La rabbia come valuta sociale</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">uesto avviene perché ricevere like e condivisioni stimola il rilascio di endorfine e dopamina nel cervello, creando una sensazione di gratificazione immediata simile a una ricompensa, che rinforza il comportamento e spinge a replicarlo. Un fenomeno ormai ben studiato e acclarato (<a href="https://short.staipa.it/3iqiu" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/3iqiu</a>), che evidenzia come i social network attivino i circuiti di ricompensa cerebrale in maniera simile ad altre esperienze gratificanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo crea un circolo vizioso in cui esprimere un parere con arroganza e sicurezza diventa <strong>un mezzo per ottenere attenzione</strong>. Il premio non è la verità o la comprensione, ma il semplice riconoscimento sociale attraverso l’engagement.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>4. Perché la rabbia? Dinamiche psicologiche</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro questa rabbia crescente si nasconde una profonda frustrazione. La società attuale è veloce, iperconnessa e complessa. La sensazione di non avere controllo sugli eventi porta molte persone a sfogare il proprio disagio in uno spazio virtuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un commento rabbioso e sicuro serve a <strong>rassicurare se stessi</strong>: “Io so come stanno le cose, sono meglio di chiunque altro”. La verità è che questa sicurezza nasconde spesso paura e insicurezza.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>5. Cosa si può fare? Verso un dialogo più sano</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Cambiare queste dinamiche è complesso, ma non impossibile. Ecco alcune proposte per mitigare il fenomeno:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Educazione al pensiero critico</strong>: Insegnare fin da giovani a leggere, analizzare e mettere in discussione le fonti delle informazioni.</li>



<li><strong>Frenare l&#8217;impulsività</strong>: Prima di commentare, fermarsi a riflettere: ho letto davvero l&#8217;articolo? <em>Sto portando un contributo utile alla discussione</em>?</li>



<li><strong>Responsabilizzare i social network</strong>: Le piattaforme dovrebbero incentivare contenuti di qualità piuttosto che interazioni rabbiose.</li>



<li><strong>Promuovere il confronto costruttivo</strong>: Valorizzare spazi di dialogo dove il confronto tra idee diverse è incoraggiato, non punito.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ognuno di noi, nel suo piccolo, può contribuire a un ambiente digitale più sano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Prendersi tempo</strong>: Leggere davvero l&#8217;articolo, verificare le fonti e non fermarsi ai titoli.</li>



<li><strong>Praticare l&#8217;empatia</strong>: Mettersi nei panni di chi è coinvolto e riflettere prima di giudicare.</li>



<li><strong>Segnalare contenuti tossici</strong>: Quando ci imbattiamo in commenti offensivi o disinformazione, segnalare può fare la differenza.</li>



<li><strong>Incentivare il buon esempio</strong>: Rispondere con gentilezza e rispetto anche a chi sembra provocare.</li>



<li><strong>Uscire dalle camere dell&#8217;eco</strong>: Cercare fonti e opinioni diverse per sviluppare un pensiero critico più ampio.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione: Un commento non è una sentenza</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La prossima volta che ti troverai a commentare un articolo online, fermati un momento. Leggi, rifletti, e chiediti: sto aggiungendo qualcosa alla discussione o sto solo dando sfogo alla mia frustrazione? La differenza è enorme, e lo dico anche a me stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro ogni titolo di giornale, ogni post e ogni argomento, c’è una complessità che merita rispetto. Scegliere di commentare con curiosità e apertura, anziché con arroganza e rabbia, è un piccolo passo che possiamo fare per costruire un dialogo migliore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse è ora di smettere di sparare sentenze e tornare a fare ciò che in fondo dovremmo fare tutti: <strong>informarci, ascoltare e, solo dopo, parlare</strong>.</p>
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		<title>Chiudo il mio account X</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2024 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Poleminformatica]]></category>
		<category><![CDATA[Polemipolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Elon Musk]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di parola]]></category>
		<category><![CDATA[Mastodon]]></category>
		<category><![CDATA[Musk]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>
		<category><![CDATA[X]]></category>
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					<description><![CDATA[È sempre stato evidente che i social media hanno il potere di influenzare il nostro modo di vedere il mondo, con tutte le conseguenze del caso (short.staipa.it/ikbei).Viene regolarmente fatto a fini pubblicitari e questo seppure grave ha una gravità relativa, quando invece questo viene fatto per fini politici e di potere allora le cose cominciano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È sempre stato evidente che i social media hanno il potere di influenzare il nostro modo di vedere il mondo, con tutte le conseguenze del caso (<a href="https://short.staipa.it/ikbei" target="_blank" rel="noreferrer noopener">short.staipa.it/ikbei</a>).<br>Viene regolarmente fatto a fini pubblicitari e questo seppure grave ha una gravità relativa, quando invece questo viene fatto per fini politici e di potere allora le cose cominciano a farsi serie e soprattutto superare il livello di accettabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo ho deciso di disiscrivermi da X, la piattaforma di Elon Musk, una scelta non facile ma che sento necessaria.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le ragioni dietro una scelta</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ho ammirato Elon Musk per i risultati tecnologici che ha raggiunto, non posso certo nasconderlo o sminuire questo lato del personaggio, ma negli ultimi anni ha dato più volte prova di non essere particolarmente equilibrato fino a mostrare di appartenere ad una linea politica sempre più polarizzata. I primi segnali ci sono stati già nel periodo dell&#8217;acquisto di Twitter, poi trasformato in X. Quella che per lungo tempo era stata una piattaforma di scambio libero e di innovazione, è diventata un campo di battaglia per opinioni che non rispecchiano più i valori di una discussione sana e costruttiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La linea politica estrema e talvolta controversa di Musk ha plasmato X in una direzione che mi fa sentire, come utente, complice di una piattaforma che porta in sé il contrario dei valori in cui credo. La storia di quello che era Twitter è passata da rimuovere gli account violenti (<a href="https://short.staipa.it/0m1nl" target="_blank" rel="noreferrer noopener">short.staipa.it/0m1nl</a>) tanto che Trump si era visto costretto ad aprirsi un suo social network (Truth Social) a diventare il megafono stesso di Trump e della sua violenza verbale, potenziando i suoi messaggi e diminuendo la visibilità dei suoi avversari come emerso anche da una inchiesta del The Wall Street Journal (<a href="https://short.staipa.it/frckx">https://short.staipa.it/frckx</a>). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Si è passati dal dubbio che si stesse limitando una certa libertà di espressione (perché violenta e istigatrice di reati) ad avere la certezza che questa venga spinta e usata come un valore dove la narrazione della prepotenza (e dell&#8217;ignoranza) fanno da padrone. (<a href="https://short.staipa.it/n1jbn" target="_blank" rel="noreferrer noopener">short.staipa.it/n1jbn</a>)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le parole hanno un peso, e quando queste parole vengono amplificate da una piattaforma globale, si entra a far parte di un megafono per posizioni estreme che finiscono per dividere, anziché unire.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Difendere uno spazio neutrale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Scegliere di disiscriversi da X non è solo una questione di &#8220;non voler ascoltare&#8221;; è una forma di difesa di uno spazio neutrale in cui il dibattito possa ancora nascere senza imposizioni di ideali o filtri dettati da chi controlla la piattaforma. Sostenere il dialogo critico e costruttivo significa anche saper dire &#8220;basta&#8221; quando una piattaforma cessa di rappresentare questo valore.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La decisione finale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che, talvolta, il miglior modo di prendere posizione sia disiscriversi da un sistema che non si riconosce più come proprio. Smettere di alimentarne le casse con le pubblicità che ci mostra e con i nostri dati. Essere consapevoli di ciò che scegliamo di seguire è un atto di responsabilità, verso noi stessi e verso la società. Sono convinto che ciascuno di noi meriti di avere accesso a piattaforme che rappresentino una pluralità di opinioni, senza pressioni politiche estreme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me non è molto conveniente dal punto di vista del numero di followers, dato che per una larga parte mi arrivano proprio da X (Instagram non è compreso in questa lista in quanto non permette l&#8217;inserimento di link diretti e quindi è difficile contarne il flusso reale) ma potrebbero essere ampiamente sostituiti da chi, nel frattempo, è passato a Mastodon. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="780" height="486" data-attachment-id="20290" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/chiudo-il-mio-account-x/image-89/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/11/image.png?fit=780%2C486&amp;ssl=1" data-orig-size="780,486" data-comments-opened="1" data-image-title="Confronto Click da Social Network" data-image-description="&lt;p&gt;Confronto Click da Social Network&lt;/p&gt;
" data-image-caption="&lt;p&gt;Confronto Click da Social Network&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/11/image.png?fit=780%2C486&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/11/image.png?resize=780%2C486&#038;ssl=1" alt="Confronto Click da Social Network" class="wp-image-20290" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/11/image.png?w=780&amp;ssl=1 780w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/11/image.png?resize=300%2C187&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/11/image.png?resize=768%2C479&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 780px) 100vw, 780px" /><figcaption class="wp-element-caption">Confronto Click da Social Network</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Se mi state leggendo da Twitter, fateci un pensierino, è per questo che l&#8217;account lo chiuderò nei prossimi giorni e non oggi.  Se avete ancora desiderio di seguirmi e di ricevere notifiche delle pubblicazioni potete farlo attraverso Mastodon (<a href="https://mastodon.uno/@staipa">https://mastodon.uno/@staipa</a>) o gli altri social o potete iscrivervi alla Newsletter presente alla fine di questo articolo o al gruppo telegram che trovate qui: <a href="https://t.me/staipaIt">https://t.me/staipaIt</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne avevo già parlato qualche anno fa in &#8220;Twitter è morto, lunga vita a Mastodon&#8221; (<a href="https://short.staipa.it/17hqq" target="_blank" rel="noreferrer noopener">short.staipa.it/17hqq</a>) ancora prima che Twitter finisse nelle mani di Elon Musk ed evidentemente continua ad essere utilizzato da persone interessate, e a portare followers interessati. Ve lo consiglio ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nota di colore: Truth Social, il social reazionario di Donald Trump è basato proprio sulla piattaforma di Mastodon, ma generalmente nessuna istanza di Mastodon è federata e quindi mostra i suoi contenuti.</p>


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