Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Google e Apple ci ascoltano? No. Ma forse il tuo smartphone sì.

Sono in molti ad aver provato questa strana sensazione: hai parlato con un amico di qualcosa, non lo hai cercato su internet, non lo hai cercato su Amazon, non lo hai scritto su Facebook, ma improvvisamente ti arrivano notizie o pubblicità sull’argomento.
A me è successo con Chuck. Stavo riguardando la serie tv, non ho cercato nessuna notizia a riguardo ma improvvisamente mi sono arrivate notizie dell’attore Zachary Levi che sognerebbe di rimettere in piedi una nuova stagione o un film a distanza di anni. Possibile?
Sono convinto che un modo per realizzare una simile comunicazione mirata attraverso il microfono del mio smartphone ci sia, ma che non sia quello che le persone si aspettano.

Tanto per cominciare, Google e Apple ci ascoltano?

La risposta più probabile è no. Se non bastasse l’ovvia constatazione che se ci fosse un continuo flusso di audio dal nostro telefono ai loro server qualcuno se ne sarebbe accorto, soprattutto noi utenti che teniamo controllata la quantità di giga che abbiamo pagato all’operatore telefonico, gli specialisti di Wandera hanno fatto un apposito studio.

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Sull’app di tracciamento per Covid-19


“Strani giorni, viviamo strani giorni” diceva il buon Battiato (https://youtu.be/QPxmw9mqYRY). Su questo non c’è alcun dubbio. Non lo siamo solo per i fatti storici che stanno accadendo e che ci porteremo avanti nella memoria ma per il fatto che sempre di più le persone si sentono in grado di sentenziare, pontificare, lamentarsi di argomenti che non conoscono, non solo sui social purtroppo ma anche e soprattutto nelle sfere alte che prendono decisioni sulle nostre vite.

In questi giorni si parla di app di tracciamento per il virus Covid-19, si parla dell’utilità, della paura, della privacy, e se ne parla quasi sempre a sproposito. Se è chiaro che chi si lamenta per la privacy e lo fa su un social network come Facebook magari dopo aver accettato le policy di giochini per scoprire che frutto sei, o che hanno usato per settimane app come FaceApp tende a coprirsi di ridicolo, meno lampante è come chi prende in giro gli stessi stia dimostrando una superficialità solo di poco minore.

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Locandina The Great Hack

La democrazia della paura

Parlo spesso della privacy, lancio allarmi, cerco di spiegare. Non lo faccio solo io, lo fanno in tanti, ma l’uso che le persone continuano ad avere dei social mostra palesemente quanto tali allarmi siano assolutamente ignorati dalla gran parte della popolazione. Purtroppo è anche facile comprendere che proprio chi sta ignorando questo genere di allarmi è esattamente il target delle azioni che sono state fatte per il controllo dell’opinione pubblica.
Ho citato più volte il caso di Cambridge Analytica che secondo le indagini sembra aver agito prevalentemente sulla campagna di Trump e su quella della Brexit.
“The Great Hack – Privacy violata” è un documentario presente su Netflix (https://www.netflix.com/it/Title/80117542) che credo sia fondamentale sia guardato. Le mie parole, i miei allarmi, possono non contare nulla, come quelli di tanti professionisti del settore che come me lo stanno lanciando ma generalmente quando qualcosa è su Netflix appare improvvisamente più interessante anche per le masse.

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FaceApp

Perché a prendere in giro chi ti lancia allarmi sulla privacy stai solo facendo la figura dello stupido.

In questi giorni si parla particolarmente di FaceApp, e della sua privacy. Dopo il consueto scoppio della mania da parte dell’utente medio, gli esperti hanno alzato scudi e spade e suonato decine di allarmi. Il risultato è stato come sempre che chi non sa nulla dell’argomento si ritiene più intelligente e si sente in diritto di prendere in giro chi da esperto pone determinate questioni. Probabilmente FBI negli stati uniti e il nostro Garante per la privacy sono anche loro dei pivelli stupidi meno intelligenti dei leoni da tastiera dato che entrambi hanno aperto indagini sull’argomento (https://tinyurl.com/y5yhubts).
Forse neppure il fatto che ormai moltissimi Smatphone e computer vengano sbloccati con la faccia del proprietario e che questo uso stia andando sempre più di moda preoccupa mentre state dando la vostra faccia ad un sistema in grado di elaborare in così poco tempo un immagine di quel livello.

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Fuga dal mondo. Parte 1

“E se scaviamo una buca per passarci sotto?”
“Ci vuole un sacco di tempo!”
“Sì, ma la maestra non ci vede, possiamo farlo tutti i giorni fino a quando si passa!”
I due ragazzini avevano otto anni, attorno quasi tutti gli altri stavano correndo o urlando, in molti si erano organizzati per giocare a calcio occupando la gran parte del giardino. Le maestre chiacchieravano tra loro dall’altra parte ed un cespuglio proteggeva la privacy dei due aspiranti fuggitivi.
“Forse hai ragione. E se invece ci fosse un buco da qualche parte?”
“Possiamo provare a fare il giro. Ma dobbiamo controllare che non ci guardino.”
Il più alto dei due indossava una tuta grigia con sulla parte davanti il disegno di un supereroe sconosciuto, probabilmente inventato da chi produce la tuta.

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Il Credo del Fuffaro (sul complottismo)

Qui mi sono imbattuto in un interessante ed esaustivo elenco delle strategie più usate dai ciarlatani in generale e da quelli che bazzicano il web in particolare.
Ho pensato di riproporlo con qualche modifica per adattarlo a ciò che accade in forum e blog (l’originale si riferiva nello specifico all’ambiente dei newsgroup), in quanto veramente illuminante, anche perché quella che ho linkato è la versione italiana di una lista di fuffosità varia redatta inizialmente da un gruppo statunitense, a dimostrazione del fatto che tutto il mondo è paese: le regole che seguono, vi ricordano il comportamento di qualcuno, per purissimo caso?

Per essere un Fuffaro come si deve, è necessario seguire le seguenti norme:

1.

Preferite sempre la chiave di lettura cospirazionista rispetto alla chiave di lettura noiosamente banale: le spiegazioni naturali, come ad esempio che a Roswell sia caduto un pallone-sonda, sono per i sempliciotti e per le spie del governo.


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L'evoluzione della privacy su Facebook

di Antonio Dini | 17-5-2010

Se su Google si cerca “privacy” e “Facebook”, escono 756 milioni di risultati. Ci sarà un motivo, no? O meglio, ci sarà un problema. Perché di problema si parla, quando si fa riferimento alla privacy e a Facebook. L’azienda americana che è diventata l’attuale incarnazione dello spirito dei social network mantiene un aspetto trasgressivo: considera la privacy dei suoi adepti meno importante della pubblicità, e sostiene che è così anche per le giovani generazioni digitali.

Padri analogici, figli digitali. Privacy stretta, nessuna privacy. Mettiamo tutto online, e poi perdiamone il controllo. Lasciamo che le foto e i commenti e i video e tutto il resto poi torni un giorno contro di noi: quando un datore di lavoro vuole fare un controllo dopo un colloquio, quando una fidanzata vuole sincerarsi che il promesso sposo sia davvero appassionato solo di lei, quando un curioso vuole scoprire più cose su di noi per mille scopi: seguirci per la strada, scrutarci da dietro un angolo buio, denunciarci al vicinato della nostra personale Peyton Place.



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Privacy….

Conversazione telefonica
-“Salve siamo XXXX stiamo cercando nuovi lavoratori e volevamo sapere se qualcuno nella vostra famiglia è interessato.”
+ “Dove avete preso i miei dati telefonici?”
– “Dall’elenco telefonico!”
+ “È illegale.”
– “Ma stiamo facendo una ricerca!”
+ “È illegale secondo la legge sulla privacy”
–  click
Coscienza sporca?


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Facebook, chat private diventano pubbliche

Articolo tratto da attivissimo.blogspot.com

Una falla in Facebook permetteva agli utenti di leggere le chattate private dei loro contatti (quelli che Facebook molto impropriamente chiama “amici”) e di vedere le richieste di “amicizia” in sospeso di quei contatti  e (secondo PcMag.com) di qualunque utente Facebook. La funzione di chat è stata temporaneamente rimossa e poi riattivata dopo aver corretto la falla, segnalata inizialmente dal sito Techcrunch.com.

Come funzionava? Nelle opzioni di privacy di Facebook c’è un’opzione che permette a un utente di avere un’anteprima del proprio profilo così come lo vedono i suoi “amici” (Account – Impostazioni sulla privacy – Informazioni del profilo – Anteprima del mio profilo). Immettendo il nome di un contatto nella casella Guarda l’anteprima di come il tuo profilo viene visualizzato da una persona specifica, si accedeva alle chat private e alle richieste di “amicizia” di quel contatto.

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Violazione Privacy

Interessante, qualcuno quest’oggi ha fatto ricerche specifiche su di me attraverso un sito apposito (di cui non farò il nome per non fare pubblicità) per trovare informazioni su persone.
Interessante sito…. anche se mi chiedo quanto sia legale.

Tuttavia volevo far sapere a questa persona che non è così difficile accorgersene…

Ti tengo d’occhio ora 😉

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Re-Return to Facebook, i nostri diritti saranno suoi per sempre.

Facebook fa marcia indietro
le licenze tornano agli utenti
In seguito alle critiche il social network reintegra le vecchie disposizioni: foto e multimedia restano agli iscritti nonostante la cancellazione dell’account

Facebook fa marcia indietro le licenze tornano agli utenti

Non sono bastate le spiegazioni. Contro l’ira degli utenti di Facebook, minacciati da una restrizione alle licenze che avrebbe reso il social network padrone

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Return to Facebook, i nostri diritti saranno suoi per sempre.

Roma – Facebook non attenta al diritto d’autore dei netizen, non intende appropriarsi delle loro vite online, né arrogarsi inquietanti diritti sui contenuti postati. Le modifiche alle condizioni di utilizzo del servizio, spiegano da Facebook, sono da imputare alla realtà contingente: se l’utente abbandona il social network, la piattaforma non può assicurare la rimozione dei contenuti che lui stesso ha disseminato fra i nodi della propria rete sociale.

L’apprensione era montata nei giorni scorsi. Una modifica ai terms of service stabiliva che, oltre a detenere una licenza perpetua, irrevocabile e trasferibile che consente ai gestori della piattaforma di fare ciò che vogliono dei contenuti postati dagli utenti, Facebook si sarebbe riservato di conservare i contenuti postati dai netizen che avessero disattivato il proprio account.

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