Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Cos’è il Dark web?

Negli articoli Parliamo dei dati rubati a Facebook? (https://wp.me/pQMJM-2i1) e Parliamo anche dei dati rubati a Linkedin? (https://wp.me/pQMJM-2if) e ho parlato del fatto che i dati rubati siano stati trovati in vendita sul Dark Web, ma cos’è esattamente il Dark Web?

Il modo più diretto per definire Internet è dire che è una enorme rete globale di computer. Come in ogni cosa globale però gli aspetti sono molteplici e pressoché infiniti.

Semplificando molto, ogni computer o dispositivo connesso in rete fa parte della rete stessa. Il nostro pc, il nostro smartphone, il nostro forno smart, il nostro spazzolino da denti elettrico che invia dati via wifi, la nostra webcam con cui guardiamo se arrivano ladri in casa, la nostra automobile con gli aggiornamenti software automatici, sono tutti più o meno parte di Internet. Ognuno, si spera, implementa sistemi per evitare l’accesso dall’esterno a sconosciuti e malintenzionati, ma in quanto connessi alla rete fanno parte della rete.

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Parliamo anche dei dati rubati a Linkedin?

In questi giorni ha fatto grande scandalo il furto di dati da 533 milioni di utenti Facebook di cui anche io ho parlato in Parliamo dei dati rubati a Facebook? (https://wp.me/pQMJM-2i1), prevedibilmente invece il furto degli stessi dati a 500 milioni di utenti su Linkedin ha fatto poco notizia.

Se nel caso di Facebook si è parlato di quasi il 20% degli utenti per Linkedin invece, considerato che il suo numero totale di iscritti è poco al di sotto di 740 milioni significa più del 65%. L’Italia è tra i paesi con il più altro numero di iscritti.

I dati sono stati messi in vendita su un forum nel Dark Web, al modico prezzo di 2 dollari per 2 milioni di dati, o di 1.800 euro per il pacchetto completo.

Come ha commentato Linkedin il furto di dati?

Linkedin a riguardo ha rilasciato un comunicato ufficiale (https://news.linkedin.com/2021/april/an-update-from-linkedin) in cui dichiara che dopo aver analizzato i dati “si tratta in realtà di un’aggregazione di dati provenienti da una serie di siti Web e società”, sostenendo quindi che non vi sia stato nessun furto di dati privati ma che siano stati estratti solamente dati disponibili sui profili pubblici.

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Parliamo dei dati rubati a Facebook?

In questi giorni si sta parlando parecchio di un grosso furto di dati a Facebook, contrariamente alla gran parte delle altre volte in questo caso gli allarmismi hanno un fondamento piuttosto marcato.

Di questo furto si era già parlato nel 2019, e chi parla di ennesimo furto di dati, sbaglia. Tuttavia, fino a pochi mesi fa non c’era certezza su l’impatto di tale furto di dati né erano disponibili gli stessi su canali facilmente raggiungibili mentre da gennaio (forse prima) è stato reso semplice e alla portata di tutti accedervi.

Qual è l’entità del furto di dati da Facebook?

Si parla di 533 milioni di utenti, di cui oltre 35 milioni in Italia, terzo paese in classifica. Significa che globalmente si parla di circa il 20% degli utenti Facebook nel mondo, ma considerato che in Italia ci sono poco meno di 60 milioni di abitanti, scremando tra gli anziani e i bambini 35 milioni di utenti colpiti probabilmente si avvicinano se non alla totalità almeno ad un numero decisamente elevato.

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Cosa sono i Cookies?

Da qualche anno a questa parte improvvisamente i Cookies sono arrivati alla ribalta della notorietà grazie a una regola del GDPR (Regolamento generale per la protezione dei dati). Ma cosa sono? Sono pericolosi? Ci spiano?

A cosa servono i cookies

Un esempio pratico, e piacevole è quello dei negozi online. Quando ci capita di inserire qualcosa nel carrello di un negozio online e di interrompere la sessione chiudendo il browser, riaprendolo qualche ora o giorno più tardi qualcosa ha fatto sì che il vostro carrello rimanesse pieno. Quel qualcosa sono i Cookies. Dei piccoli files che il sito invia al vostro browser e che il vostro browser conserva per una certa quantità di tempo per essere nuovamente letti dal sito stesso.

I cookies sono anche la cosa che permette ai siti di ricordare che noi abbiamo inserito user e password e di non chiederceli ogni volta: viene salvato all’interno del browser che è autorizzato a vedere quella parte di sito, senza dover effettuare un ulteriore scambio di informazioni.

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Come funziona il controllo parentale per i minori?

In questi anni risulta sempre più difficile non dare uno smartphone o un tablet a bambino e le paure nel farlo aumentano progressivamente. A scuola sempre più ragazzini lo hanno e chi cerca di resistere a questo processo di abbassamento dell’età minima fatica a resistere per il concetto de “se gli altri ce l’hanno perché io no?”

Molti si chiedono quale sia l’età giusta per consegnarlo ed esistono innumerevoli studi sui problemi che l’uso precoce di questi dispositivi può causare. L’argomento è fuori dalle mie competenze e per tanto non mi metterò a scrivere di psicologia dell’infanzia, mi limiterò ad esporre principalmente argomentazioni di tipo tecnico/legale legate all’opportunità di lasciare il dispositivo sotto il completo controllo del minore senza la vigilanza di un adulto.

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Come riconoscere un profilo falso?

Una parte della nostra vita Reale è ormai indissolubilmente legata a quella digitale. Volenti o nolenti siamo costretti a comunicare in maniera virtuale quotidianamente e talvolta capita di essere contattati per offerte interessanti, interessanti amicizie, o per svariati motivi. Io che lavoro nell’ambito informatico, ad esempio, so bene quanto la presenza online sia importante e quanto oggi sia più probabile trovare lavoro attraverso social network come Linkedin o analoghi che limitandosi a inviare curriculum o sperare in qualche agenzia di collocamento.

I social network non sono il male. Tuttavia, come ogni strumento vanno trattati con un minimo di attenzione per non incappare in clamorose figure gravi truffe.

Adescamento

Un problema comune, soprattutto per i minori è quello dell’adescamento, altro motivo per il quale è fondamentale un uso consapevole delle tecnologie sia per gli adulti che per gli adolescenti o bambini.

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Come navigare in modo sicuro?

Dopo aver parlato di Privacy e Identità digitale, un tema che non abbiamo ancora trattato a fondo è quello di navigare in maniera sicura.

Chi naviga in Internet da prima dell’ADSL (facciamo pure prima dell’ISDN), quando la navigazione occupava direttamente la linea telefonica e i modem facevano dei caratteristici suoni, ha vissuto un’epoca storica nella quale il rischio della navigazione era davvero alto.

Suono di un modem a 56K. Per i nostalgici o i curiosi.

Anche il solo navigare sul sito sbagliato (spesso legato pornografia o al download di software piratato) esponeva al rischio di enormi spese economiche. Il dialer che si occupava della connessione a internet funzionava in maniera similare ad una telefonata, era quindi possibile incappare in un virus che sostituisse quel dialer e riconnettesse alla rete attraverso un numero a pagamento pesando in maniera talvolta pesante sulla bolletta.

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Nuovo aggiornamento della privacy su WhatsApp (Maggio 2021)

Non è passato molto dal 7 gennaio 2021, quando WhatsApp spaventata tutti con un aggiornamento della privacy malfatto (di cui avevo parlato qui https://wp.me/pQMJM-27x) in cui almeno all’apparenza dichiarava che avrebbe condiviso con Facebook molte nostre informazioni.

Ne era seguito un fuggifuggi dall’applicazione abbastanza imbarazzante, soprattutto quando molti condividevano proprio su Facebook o su Instagram il loro imbarazzo. Sembra che il nome Facebook sia ormai assimilabile al Babau e tutte le sue società satellite invece no.

Non mi dilungherò ulteriormente su cose già dette come fatto negli articoli WhatsApp? Telegram? Signal? Sono sicuri? (https://wp.me/pQMJM-27a), Cosa sa Facebook di me? Cosa sa Google di me? (https://wp.me/pQMJM-26S), e su Cosa può scoprire una persona dai miei profili social?

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Cosa può scoprire una persona dai miei profili social?

La gran parte dei timori delle persone riguardo ai Social Network è legata alle informazioni che questi possono carpire su di noi. Ho già affrontato l’argomento nell’articolo Cosa sa Facebook di me? Cosa sa Google di me? (https://wp.me/pQMJM-26S), quello che viene quasi invariabilmente ignorato è il rischio legato alle informazioni che altri esseri umani possono scoprire.

Ho giocato su questo tema con l’articolo “Modi in cui violiamo la nostra privacy ogni giorno” nel quale esponevo alcuni modi in cui spesso tendiamo a lasciare sfuggire informazioni sulla privacy e si trattava di una provocazione nei confronti di chi temeva ad installare l’app per il tracciamento delle pandemie il discorso però può essere ulteriormente approfondito.

Il mondo digitale è parte della realtà

La prima cosa da ricordare è che il mondo digitale è parte della realtà, esattamente quanto lo sono i giornali, la televisione, o i cartelloni stradali.

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La modalità in incognito del browser protegge la mia privacy?

La domanda è lecita. Chiedersi se la modalità in incognito del browser protegga realmente la privacy di chi la usa è naturale. Anche questa volta però la risposta è piuttosto binaria e tutto dipende da che cosa si intenda per privacy e quale tipo di privacy si intenda proteggere.

Alcuni browser non sono particolarmente chiari su che cosa faccia la modalità privata, io personalmente apprezzo molto Microsoft Edge per svariati motivi, uno dei quali è la chiarezza in merito alla privacy.

Visualizzazione della modalità privata nel browser Microsoft Edge
Visualizzazione di “Altri dettagli” nella modalità privata nel browser Microsoft Edge

Potrebbe bastare la spiegazione che ci dà il browser stesso, ma immagino che una spiegazione più esplicita e chiara possa essere utile. Con qualche dimostrazione pratica.

La modalità privata, in private browsing o modalità incognita proteggono la privacy di chi naviga, è vero.

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Perché é necessaria un’educazione all’uso delle tecnologie

Il bisogno di una forte educazione all’uso delle tecnologie è un argomento che sostengo da ormai molto tempo. Non è solo questione di ignoranza o di stupidità, anzi non è quasi mai la causa principale (Stupidità e ignoranza non sono la causa. https://wp.me/pQMJM-1Zy). Il problema è essenzialmente che ci siamo dimenticati quanto sia importante imparare a usare uno strumento, prima di iniziare a usarlo.

Credo che tutti conoscano Corrado Augias: ha scritto 41 libri, ha ricevuto le onorificenze di grande ufficiale dell’ordine al merito e cavaliere di gran croce dell’ordine al merito dall’Italia e di cavaliere della legion d’onore dalla Francia. È stato autore di 14 programmi televisivi e di 6 spettacoli teatrali. Ha 86 anni, da 52 giornalista professionista ed è ancora ampiamente sulla piazza. Insomma, chiunque abbia dell’onestà intellettuale, contrariamente a chi lo sta prendendo in giro sui social, non può certo dire che sia uno stupido.

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WhatsApp? Telegram? Signal? Sono sicuri?

Ci sono domande che sono ricorrenti, domande come WhatsApp è sicuro? Telegram è sicuro? Signal è sicuro? Telegram è più sicuro di WhatsApp? Meglio Telegram o Signal?

La risposta veloce è “Come tutto. Dipende da per cosa li usi.”

Potrei già chiudere qui l’articolo ma sospetto che qualcuno potrebbe non apprezzare la mia capacità di riassumere in una sola frase una risposta e quindi mi vedo costretto ad argomentare maggiormente. Dopo quanto abbiamo visto nel precedente articolo “Cosa sa Facebook di me? Cosa sa Google di me?” (https://wp.me/pQMJM-26S) in cui oltre ai due colossi avevamo parlato anche di questi programmi di chat e del pericolo insito in ogni servizio gratuito, è bene parlare però anche di un altro genere di sicurezza. Posto che nell’utilizzo di queste applicazioni sto barattando privacy in cambio di servizi, è sicuro utilizzarle?

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