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	<title>Protezione Civile Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>Protezione Civile Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>I dimenticati d&#039;Abruzzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 14:31:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Fabrizio Gatti Centri storici abbandonati, strade invase dalle macerie, 30 mila ancora sfollati, 15 mila senza lavoro. Nuovi alloggi già deteriorati. Viaggio nei luoghi martoriati dal terremoto. Sedici mesi dopo le scosse (19 agosto 2010) Il centro di Sant&#8217;Eusanio Forconese foto di Fabrizio GattiQualcuno ha chiamato per nostalgia il numero della sua casa pericolante. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://lespresso.it/attualita/cronaca/2010/08/19/news/i-dimenticati-d-abruzzo-1.23576" target="_blank" rel="noopener noreferrer">di Fabrizio Gatti</a></p>
<p><strong>Centri storici abbandonati, strade invase dalle macerie,  30 mila ancora sfollati, 15 mila senza lavoro. Nuovi alloggi già  deteriorati. Viaggio nei luoghi martoriati dal terremoto. Sedici mesi  dopo le scosse</strong></p>
<p><!-- fine SOMMARIO --> <!-- inizio TESTO -->(19 agosto 2010)</p>
<div><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft" src="https://i0.wp.com/data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/eol/eol2/2010/08/19/jpg_2132780.jpg?resize=220%2C331" alt="Il centro di Sant Eusanio Forconese foto di Fabrizio Gatti" width="220" height="331" /> <em>Il centro di Sant&#8217;Eusanio Forconese<br />
foto di Fabrizio Gatti</em>Qualcuno ha chiamato per nostalgia il numero della sua casa pericolante. E un bel giorno ha sentito rispondere. &#8220;Chi parla?&#8221;. &#8220;Chi parla? Ma chi sei tu?&#8221;. Quello dell&#8217;Aquila è stato il primo grande disastro italiano nell&#8217;era della comunicazione. E la comunicazione non può aspettare. È per questo che Telecom, secondo quanto è stato detto ad alcuni sfollati dallo sportello clienti, sta assegnando ad altri i numeri dei contratti sospesi dopo il terremoto.</p>
<p>Comincia così l&#8217;oblio. Ti cancellano dall&#8217;elenco telefonico. Non dalle bollette di abbonamenti tv, luce, gas che continuano ad arrivare. Almeno in città c&#8217;è il popolo delle carriole a tenere vivo il ricordo su cosa non è stato fatto. Ma nei paesi della provincia come Sant&#8217;Eusanio Forconese, Castelnuovo, Poggio Picenze i centri storici sono giorno dopo giorno sempre più estranei. Sempre più lontani dalla quotidianità. Immagini spettrali di un mondo ora rinchiuso dentro le facciate di legno pressato delle new town. Ci siamo giocati anche la seconda estate per avviare i lavori. Tra un mese in Abruzzo arriveranno il freddo e il maltempo. Se ne riparla dopo il prossimo inverno. E nessuno può ancora prevedere quando torneranno abitabili quei comuni: il 2015, il 2030, mai?</p>
<p>Lo show ha funzionato. Hanno dato appartamenti dignitosi e casette di legno a 18 mila persone e, a guardarle dal resto dell&#8217;Italia, sembra che tutti abbiano avuto un tetto. Invece il grosso resta ancora da fare. Rimuovere le macerie, avviare la ricostruzione vera nei centri storici, i più colpiti. E soprattutto riportare in città quanti si trovano nelle stesse condizioni di sedici mesi fa: 15 mila senza lavoro e 30 mila sfollati di cui 3.500 ospitati ancora negli alberghi sulla costa adriatica, secondo i dati calcolati a inizio agosto dal Comune dell&#8217;Aquila. Da quando il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha passato i poteri di commissario delegato al presidente della Regione, Gianni Chiodi, i cittadini abruzzesi sperimentano ogni giorno cosa significhi il motto stampato sullo stemma del capoluogo: &#8220;Immota manet&#8221; c&#8217;è scritto, resta ferma. E infatti nei centri storici dei paesi non si muove nulla. Scavalcate le transenne che sbarrano le<span id="more-2447"></span> strade ci si ritrova a camminare su macerie e pezzi d&#8217;arredamento calcificati. Si fatica a capire dove finivano le case e cominciavano le vie. Erbacce e rovi ricoprono di verde e fiori selvatici la distruzione. Uno specchio rotto appeso alla parete. Un triciclo schiacciato dalle pietre. La culla di un bimbo. Lo scricchiolio di una persiana sbattuta dal vento. Si sale e si scende tra cumuli e voragini. Un odore umido di cantina e sabbia bagnata si diffonde dalle finestre senza vetri. A Poggio Picenze la foto di quella notte è immortalata nei panni stesi ad asciugare al balcone di una casa che non c&#8217;è più. Un lavandino continua a gocciolare. Il lampione stradale ti guarda dal basso, piegato in due, spento per sempre un anno e quattro mesi fa. <script type="text/javascript">// < ![CDATA[
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<p>I nomi delle piazze li leggi sulle targhe ad altezza di polpacci. Decine di facciate sono pronte a crollare. Come a Sant&#8217;Eusanio, paese di Mimmo Srour, 62 anni, titolare a L&#8217;Aquila di uno studio di ingegneria civile, messo a capo all&#8217;assessorato provinciale alla Ricostruzione inventato per l&#8217;occasione dalla giunta di centrodestra. L&#8217;assessore Srour prima del disastro stava con il centrosinistra. Ora è accusato dal Pd locale di essere il responsabile della sconfitta della presidente uscente, Stefania Pezzopane. Il terremoto non sbriciola soltanto il cemento. E poi c&#8217;è il peso prevedibile del prossimo inverno, il secondo. La neve, il ghiaccio, le infiltrazioni d&#8217;acqua. Senza lavori di consolidamento, anche le case soltanto danneggiate stanno via via cadendo. Il centro di Sant&#8217;Eusanio è fermo all&#8217;alba del 6 aprile 2009: a parte le erbacce e i cespugli di lavanda, lo scenario è lo stesso di quando la prima luce del giorno mostrò ai sopravvissuti cosa era rimasto. Hanno puntellato solo la chiesa e, per proteggere gli operai, gli edifici della piazza. Nel farlo, si sono lasciati prendere la mano. Hanno montato tralicci e puntelli a ridosso della canonica. Senza considerare che andava demolita. La canonica ora non c&#8217;è più e l&#8217;immenso castello di metallo è rimasto lì a sostenere l&#8217;aria tersa di fine estate. Uno spreco: un tubo zincato venduto in esclusiva dalle Acciaierie Marcegaglia costa 3,40 euro al metro, i giunti cardanici 1,98. Puntellare una villa può valere 60 mila euro. Un palazzo 500 mila. Sempre soldi pubblici.</p>
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		<title>Draquila, L&#039;Italia che trema (recensione)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2010 21:06:20 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi è facile fare una recensione priva di emozione, sono passati pochi minuti da che sono uscito dal cinema, il <a href="https://cinemafiume.it/" target="_blank" rel="noopener">Cinema Diamante</a>, uno dei pochi, pochissimi cinema dove a Verona danno e daranno questo film, in questo e in quelli affiliati allo stesso gruppo.<br />
Troppo scomodo metterlo nei grossi cinema, al Warner Village, all&#8217;UCI, troppo scomodo soprattutto in una città come Verona nella quale anche i circoli culturali non affini a determinate opinioni vengono chiusi con scuse di dubbia liceità.</p>
<p>Incontrarci Tommaso con cui ho condiviso <a href="https://www.staipa.it/blog/ricordi-dabruzzo/" target="_blank" rel="noopener">la mia avventura a l&#8217;Aquila</a> è stato da un lato un piacere immenso, il piacere di incontrare di nuovo un fratello, dall&#8217;altra considerato che abita a 50km da questo cinema la conferma che questo film verrà come sempre nascosto all&#8217;opinione pubblica, e la gente non lo vedrà se non chi sa già di cosa parla, di che si tratta, che cosa contiene.</p>
<p>Gli scorci di immagini che contiene il film sono scorci che ho visto, che ho vissuto, alcune inquadrature sono le stesse che ho fatto nelle mie foto laggiù, anche se molte ho scelto di tenerle per me, il guaio è che è passato ormai un anno da quando le ho fatte e tutto è ancora così, addirittura le stesse foto, più sbiadite, sullo stesso armadio che sporge tra le pareti sventrate di quella casa in via San Francesco, le macerie del palazzo di via XX settembre, accanto alla famosa Casa dello Studente, Piazza D&#8217;Armi prima come l&#8217;ho vista tra l&#8217;altro in uno scorcio con una bimba che ho conosciuto e poi smontata. Ma non sono questi scorci la cosa che mi ha fatto male, no, li conosco per quanto speravo i lavori di ricostruzione fossero iniziati, sono tutti gli altri fatti di cui tratta il film.</p>
<p>Fatti che per chi è informato non sono purtroppo delle <span id="more-2277"></span>novità sconvolgenti ma che tutte riunite in un ora e mezzo fanno il loro effetto. Temo tuttavia che la gran parte dei fruitori di questo film siano persone sufficientemente informate da conoscere la gran parte delle cose che contiene, sono tutti quelli che non sono informati che dovrebbero vederlo, che dovrebbero ASSOLUTAMENTE vederlo per rendersi conto di in che direzione sta andando il nostro paese.<br />
Nel film si parla de l&#8217;Aquila, si, del terremoto, e della gente del parere delle persone, di come è stato gestito il tutto ma quello che l&#8217;autrice vuole raccontare è ben di più, è la strada intrapresa da tutta la nostra politica, destra e sinistra non importa, verso qualcosa che si intravede facilmente aprendo un minimo gli occhi, studiando un minimo le leggi fatte negli ultimi anni dal 94 e alla fin fine anche da prima, a come sia legittimo (nei termini della legge Italiana) creare commissioni della protezione civile libere di oltrepassare ogni legge e finanziare cose private di parenti e amici.<br />
E non parlo di protezione civile intesa come quelle grandi persone che si sbattono per tirar fuori dalle macerie i terremotati ma di quell&#8217;organizzazione che si è tentato di far diventare S.p.a che ad alto livello regola qualsiasi cosa voglia il governo per coprire anche gli illeciti nell&#8217;organizzazione di &#8220;grandi eventi&#8221; come quelli sportivi o religiosi prendendo i soldi dalle nostre tasche.<br />
Ma detto da me in effetti, con le mie parole può sembrare un parlare di aria fritta, visto con le leggi alla mano, con le testimonianze di chi ai vertici c&#8217;è stato ed ha dato le dimissioni, le testimonianze di chi ha visto e vissuto molto più di me ha una forza che consiglio di incontrare.</p>
<p>Un film da vedere, ma soprattutto un film a FAR vedere, a tutti, destra, sinistra, prevenuti, non prevenuti, informati, ignoranti, colti.<br />
Poi ognuno tragga le proprie conclusioni, ma è certamente un film da vedere, da vedere prima di osannarlo e prima di criticarlo.</p>
<p>E poi da chiedersi perché si cerca di nasconderlo, di screditarlo, di insabbiarlo.</p>
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		<title>Terremoto, svelate le trame che hanno ricostruito l’Abruzzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 18:26:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Alessio Postiglione INCHIESTA. Una verifica sulle società che hanno partecipato al progetto Case restituisce dati inquietanti. Legami con criminalità e politica. Negli appalti, in Abruzzo, qualcosa potrebbe essere andata storta. Per ora, l’attenzione della magistratura si è concentrata sul G8. Ma sono gli stessi appalti delle ricostruzione a meritare qualche considerazione in merito ai [&#8230;]]]></description>
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<div>di Alessio Postiglione</div>
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<div>INCHIESTA. Una verifica sulle società che hanno partecipato al progetto Case restituisce dati inquietanti. Legami con criminalità e politica.</div>
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<p>Negli appalti, in Abruzzo, qualcosa potrebbe essere andata storta. Per ora, l’attenzione della magistratura si è concentrata sul G8. Ma sono gli stessi appalti delle ricostruzione a meritare qualche considerazione in merito ai soggetti coinvolti: ci imbattiamo, infatti, in complicati intrecci, conflitti d’interesse, rapporti con ditte discutibili, imprenditori e dirigenti con disavventure giudiziarie. Ad incuriosirci particolarmente è il progetto C.a.s.e, Complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili; 184 edifici, circa 4.600 appartamenti, capaci di resistere a nuovi sismi, immersi nel verde. Un progetto per una spesa totale di circa 710 milioni di euro. Secondo l’Ara, l’associazione per la ricostruzione dell’Aquila,&nbsp;troppi soldi spesi male. Il costo al metro quadro del progetto è pari a 2.850 euro, contro un costo di costruzione medio di un palazzo a norma antisismica pari a €.1.100,00/1.300,00 mq.</p>
<p><strong>Ma chi ha ricostruito L’Aquila?</strong> Sono 16 le ditte o consorzi che si sono aggiudicate l’appalto&nbsp;per la realizzazione dei 150 edifici del&nbsp;progetto C.a.s.e. Si tratta solo di un primo livello di indagine perché le norme emergenziali varate dopo il sisma hanno dato la facoltà alle imprese capofila di convocare le ditte subappaltanti senza bando; le nuove norme, inoltre,&nbsp; hanno anche derogato alla legge 163 del 2006 del codice dei contratti pubblici, prevedendo che si potessero affidare in subappalto lavori fino al<span id="more-2135"></span> 50% della commessa. Tra le aziende vincitrici, la ditta che si è aggiudicata il maggior numero di lotti (5), fa capo all’Associazione temporanea d’imprese Maltauro/Taddei. Proprio la Taddei, abruzzese, ha subappaltato alcuni lavori di ricostruzione all’Impresa Generale Costruzioni srl di Gela, già oggetto di 4 segnalazioni della Direzione Investigativa Antimafia che la individuavano come referente del clan mafioso dei Rinzivillo di Gela.</p>
<p>Anche nel passato della vicentina Maltauro compaiono macchie legate all’aver operato in territori piagati dalla mafia edile:&nbsp; fu indagata per presunte tangenti a politici e funzionari per l’aggiudicazione della gara d’appalto per la realizzazione, alla fine degli anni ’80, del 1° e 3° lotto dei capannoni della zona artigianale di&nbsp;Villafranca, Messina. Enrico e Giuseppe Maltauro furono anche sotto inchiesta per le tangenti all’ex ministro socialista De Michelis&nbsp;per i lavori del raccordo autostradale con l’aeroporto Marco Polo di Venezia&nbsp;e per l’ampliamento della terza corsia della Venezia-Padova. Giuseppe Maltauro, nel “Veneto bianco”, era uomo vicino al presidente del Consiglio Mariano Rumor e alle gerarchie ecclesiastiche. La Maltauro, una volta chiusa la stagione di Mani Pulite, è diventata una degli attori di maggiore peso, in Italia, soprattutto nelle commesse militari: ha già lavorato a Sigonella, La Maddalena ed Aviano. Grazie all’ottimo rapporto Berlusconi-Gheddafi, ha anche recentemente sottoscritto una joint-venture con la compagnia aeronautica di Stato libica, Finmeccanica e AgustaWestland, oltre ad aver vinto un bando per&nbsp; la realizzazione ad Abou-Aisha, nelle vicinanze dell’aeroporto di Tripoli, di un centro-assemblaggio per gli elicotteri da guerra A109 Power.</p>
<p>Un’altra ditta vincitrice di Case è la Raffaello Pellegrini Costruzioni, diretta, fra l’altro, dal presidente dell’associazione costruttori di Sardegna Maurizio De Pascale. Nelle oltre ventimila pagine di atti giudiziari relativi al caso “Protezione Civile”, inoltre, emerge che la Pellegrini era la subappaltata della Consortile Arsenale, riconducibile ad Anemone; mentre Guido Bertolaso, Mauro Della Giovampaola, il funzionario agli arresti accusato di aver favorito Anemone, e Francesco Piermarini, il cognato di Bertolaso, telefonavano con utenze intestate alla ditta diretta da De Pascale. La Pellegrini, negli anni scorsi, è stata anche coinvolta anche nella inchiesta sugli abusi edilizi relativi al Biochimico di Cagliari.</p>
<p><strong>Un’altra ditta vincitrice</strong> è la Angelo Antonio Costruzioni Generali srl., di Montefalcione, in Irpinia; Angelo Antonio è fratello di Giancarlo D’Agostino, proprietario della più grande Idrostrade Ingegneria. Giancarlo è stato più volte denunciato per reati come associazione a delinquere, truffa, falso in bilancio e bancarotta fraudolenta. Il suo nome emerge anche nell’ordinanza prefettizia relativa allo scioglimento del Comune di Fondi. La Idrostrade, secondo il magistrato, sarebbe “pertinente ad indagini” relative a reati come “associazione di tipo mafioso, omicidio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, corruzione per atto contrario a doveri d’ufficio, violenza privata”. Un’altra ditta vincitrice di Case è la Sled che fa capo a Wolf Chitis, già in manette negli anni 90, dopo una breve latitanza, per gli appalti truccati della metropolitana di Napoli. Troviamo la ditta che fa capo agli abruzzesi fratelli Frezza, Armido e Walter. La loro impresa, fra l’altro, aveva firmato proprio i lavori dell’ospedale di San Salvatore, miseramente crollato durante il sisma. L’azienda è stata anche accusata, ingiuriosamente secondo i suoi legali, di aver costruito un garage, sotto al numero civico 79 di via venti Settembre, che sarebbe la causa del crollo del palazzo stesso, in occasione del terremoto.</p>
<p><strong>La CoGe Spa di Parma,</strong> insieme al Consorzio Esi, ha vinto un lotto per 2.095.720 euro. Nella CoGe, presieduta oggi come allora da Lino Mion, nel 1988, entrò, con una quota del 50%, Silvio Berlusconi. L’attuale premier, in seguito, si defilò; nella CoGe, tuttavia, sono passati sicuramente il fratello Paolo Berlusconi e, forse, il fratello del generale Mario Mori. Secondo una relazione della Dia del 1999, infatti, era il fratello dell’ex capo del Ros, attualmente sotto processo per la mancata cattura di Provenzano, quel tale Giorgio Mori presente nella proprietà della CoGe; ma un errore materiale nel documento della Dia rende ancora oggi oggetto di disputa questa attribuzione. Anche alla Donati-Tirrena-Dema sono stati affidati lavori per oltre due milioni di euro. Maurizio Donati, della Dema Costruzioni), ed Enrico Donati,&nbsp; della Tirrena Srl, sono finiti, l’anno scorso, sul registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla Procura di Larino sul progetto Silcra, relativo alle costruzioni post terremoto in Molise. Sempre affari, sempre terremoti. Maledettissimi ma profittevoli terremoti.</p>
<p><a href="https://www.terranews.it/" target="_blank">FONTE</a></p>
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		<title>L&#039;Aquila, protesta &#034;delle 1000 chiavi&#034; in centro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 13:00:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Iniziativa simbolica &#8220;1000 chiavi per riaprire la città&#8221; capoluogo d&#8217;Abruzzo L&#8217;AQUILA &#8211; Gli aquilani sono tornati in centro, molti di più rispetto ai trecento della scorsa settimana, per appendere simbolicamente delle chiavi sulle transenne del corso e dire così &#8220;riprendiamoci la città, si riapra per quanto possibile il centro storico, si comincino i lavori di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Iniziativa simbolica &#8220;1000 chiavi per riaprire la città&#8221; capoluogo d&#8217;Abruzzo</strong></p>
<p>L&#8217;AQUILA &#8211; Gli aquilani sono tornati in centro, molti di più rispetto ai trecento della scorsa settimana, per appendere simbolicamente delle chiavi sulle transenne del corso e dire così &#8220;riprendiamoci la città, si riapra per quanto possibile il centro storico, si comincino i lavori di ricostruzione&#8221;. Ma stavolta non si sono accontentati di oltrepassare le barricate per raggiungere piazza Palazzo, la piazza del Comune, ma hanno proseguito oltre raggiungendo vicoli e vicoletti per 10 mesi interdetti ai cittadini dopo il terremoto del 6 aprile.</p>
<p>Vicolo dopo vicolo, senza ordine, a piccoli gruppi: i cittadini aquilani sono poi ritornati &#8211; molti per la prima volta dal giorno del terremoto &#8211; nella zona rossa. In luoghi che possono solo ricordare come erano prima del 6 aprile. Quelle stesse traverse dove le macerie non sono state neanche ordinate e le porte e le finestre sono spalancate, in balia di chiunque.</p>
<p>I più anziani radunati, in un angolo di piazza Palazzo &#8211; dove si trova, tra l&#8217;altro, l&#8217;antica sede del Municipio &#8211; cantano: &#8220;L&#8217;Aquila bella me&#8217;, tu mi sci viste  nasce tu mi sci viste scesce, cuscì te voglio revede&#8217;&#8221;.</p>
<p>Il resto del centro, però, è silenzio: nessuno davanti alle macerie in quella che è stata la propria casa o la propria scuola ha il coraggio di dire una parola di troppo. &#8220;E&#8217; il regalo più bello che potevo farmi per il mio compleanno di domani &#8211; commenta Donatella Capulli, tra i manifestanti &#8211; perché non avrei mai sperato di poter tornare alle mie strade, dove sono nata&#8221;. I cittadini che in queste ore stanno calpestando la zona rossa dell&#8217;Aquila sono molti di più rispetto ai trecento protagonisti della mobilitazione dei giorni scorsi&#8221;.<span id="more-2054"></span></p>
<p>Diversamente dalla scorsa settimana, quando nessuno dei politici era intervenuto alla manifestazione, stavolta sia il sindaco dell&#8217;Aquila, Massimo Cialente, sia la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, si sono uniti ai manifestanti per un confronto. Manifestanti che non hanno risparmiato critiche all&#8217;indirizzo di Cialente, vice commissario della ricostruzione, per i ritardi negli interventi nel centro storico e nella rimozione delle macerie che sono ai lati delle vie e delle piazze principali. Il centro è presidiato dalle forze dell&#8217;ordine, che hanno scelto però di non intervenire alla richiesta dei manifestanti di varcare i blocchi, così ora tutto il centro dell&#8217;Aquila è al momento accessibile.</p>
<p>Nel corso della mobilitazione decine di persone hanno rivolto contestazioni animate a una troupe del Tg1, all&#8217;Aquila. La Troupe era guidata dalla giornalista Maria Luisa Busi, in Abruzzo per un servizio per il settimanale di approfondimento Tv7. I manifestanti hanno contestato la loro presenza sul posto, gridando &#8220;scodinzolini, scodinzolini!&#8221; e accusando l&#8217;emittente nazionale di avere diffuso un&#8217;immagine falsata della situazione in Abruzzo. A loro, la giornalista ha replicato: &#8220;capisco la situazione e capisco gli aquilani&#8221; e ha parlato di una contestazione &#8220;molto forte nei confronti del Tg1&#8221;. &#8220;Quello che io posso dire &#8211; ha spiegato poi Busi all&#8217;Ansa &#8211; é che io sono qui per fare il mio lavoro onestamente e non posso rispondere, ovviamente, dell&#8217;informazione a livello generale che il Tg1 ha fatto nel corso di questi dieci mesi dal terremoto. Posso solo dire &#8211; ha detto ancora &#8211; che quello che ho visto all&#8217;Aquila, in questi giorni con i miei occhi, è molto più grave di come talvolta è stato rappresentato: migliaia di persone sono ancora in albergo, le case non bastano e la ricostruzione non è partita&#8221;.</p>
<p><strong>SCOSSE IN PROVINCIA DI IMPERIA E FORLI&#8217;-CESENA</strong> &#8211; Una scossa di magnitudo 2.5 è stata avvertita dalla popolazione nella provincia di Imperia alle 22:08 di ieri. Località prossime all&#8217;epicentro sono Molini di Triora, Triora, Mantoalto Ligure, Ceriana, Castel Vittorio, Carpasio, Bajardo e Badaluccio. Una scossa di magnitudo 3.2 è stata registrata alle 23:48 di ieri nella provincia di Forlì-Cesena e distintamente avvertita dalla popolazione. L&#8217;epicentro localizzato tra Cesena, Cesenatico e Gambettola. Secondo la Protezione civile non risultano al momento danni a persone o cose.</p>
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		<title>L&#039;Aquila aspetta il miracolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 01:14:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Primo Di Nicola Sfollati a quota 40 mila. Macerie ancora da rimuovere. Rischi inquinamento. È lungo l&#8217;elenco dei problemi irrisolti. A dieci mesi dal sisma Vigili al lavoro davanti al palazzo del Governo VIDEOINCHIESTA L&#8217;Aquila, l&#8217;emergenza continua La nomina a ministro annunciata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, una commossa lettera di addio agli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Primo Di Nicola</p>
<p><strong>Sfollati a quota 40 mila. Macerie ancora da rimuovere. Rischi inquinamento. È lungo l&#8217;elenco dei problemi irrisolti. A dieci mesi dal sisma</strong></p>
<div><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/eol/eol2/2010/02/11/jpg_2120860.jpg" border="0" alt="" /></div>
<p>Vigili al lavoro davanti al palazzo del Governo</p>
<p><strong>VIDEOINCHIESTA</strong> L&#8217;Aquila, l&#8217;emergenza continua<br />
La nomina a ministro annunciata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, una commossa lettera di addio agli abruzzesi su una pagina del &#8216;Centro&#8217;. Così Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, alla fine di gennaio ha passato le consegne al nuovo commissario per la ricostruzione, il presidente della Regione Gianni Chiodi e al suo vice, il sindaco dell&#8217;Aquila Massimo Cialente. Se ne è andato con la riconoscenza dei terremotati per il modo in cui la Protezione civile ha offerto i suoi generosi aiuti e l&#8217;orgoglio per quanto realizzato per avviare<span id="more-1391"></span> il rientro alla normalità, a cominciare dal Progetto Case (Complessi antisismici ecocompatibili ecocostenibili), oltre 180 edifici, per non parlare di qualche migliaio di Map, le casette in legno. In tutto, Bertolaso ha speso oltre 1 miliardo e mezzo di euro per assistere la popolazione e completare opere in grado di dare un tetto sicuro a oltre 20 mila persone. Un successo, insomma, anche se non sono solo rose. Nell&#8217;eredità che lascia a Chiodi ci sono anche problemi: il numero degli sfollati ancora in alberghi e case private; una situazione incandescente nei comuni fuori dal cratere del sisma; una città intasata di macerie; i guasti ambientali provocati dal Progetto Case.</p>
<p>La carica dei 40 mila Il problema più grande è senza dubbio quello degli sfollati aquilani. A oltre dieci mesi dal terremoto e nonostante le promesse del premier che aveva assicurato una casa per tutti entro il 31 dicembre, sono oltre 40 mila gli aquilani che continuano a vivere in hotel (6 mila), caserme (1.100), appartamenti lungo la costa (2.400) e soprattutto in autonoma sistemazione in case in affitto o altro (più di 31 mila). Come mai così tanta gente non è riuscita ad avere un nuovo alloggio o a rientrare nelle proprie abitazioni? La questione non è di poco conto visto che, a parte tutto il resto, assistere questa massa di sfollati costa tantissimo: un giorno in albergo vale fino 70 euro a persona, gli affitti arrivano a un massimo di 800 euro. Morale: dallo scorso aprile sono già stati spesi oltre 220 milioni per dare ospitalità agli aquilani. Certo, i terremotati da sistemare sono risultati tanti, oltre 70 mila, ma le ragioni per le quali ancora oggi circolano tutti questi sfollati, secondo Giustino Masciocco, assessore alle Politiche abitative del comune, &#8220;vanno fatte risalire alle stime sbagliate della Protezione civile sul fabbisogno delle abitazioni da costruire per coloro che avevano visto la propria distrutta dal sisma e nei ritardi con i quali si stanno riparando le case poco danneggiate&#8221;. Una tesi confermata da Cialente che definisce tutto ciò &#8220;la nostra Waterloo&#8221;. Cominciamo dall&#8217;errore di calcolo.</p>
<p>Conti in rosso Le cifre dicono chiaramente che rispetto ai 7.181 aventi diritto a uno degli alloggi del Progetto Case in quanto proprietari di abitazioni classificate E ed F (quelle distrutte e le altre inutilizzabili perché vicine ad altre pericolanti) la Protezione civile ne ha costruite solo 5.565, ben 1.616 in meno del necessario. Con il risultato che altrettanti nuclei familiari composti da single giovani e anziani o da coppie sono rimaste senza l&#8217;alloggio. Questo errore, a sentire il Comune, è stato determinato dal fatto che il primo censimento dei danni avviato da Bertolaso venne fatto trascurando la &#8216;zona rossa&#8217; del centro storico quasi completamente distrutta e lavorando sulla fascia della cinta urbana meno danneggiata. Questa circostanza, unita al fatto che spesso i fabbricati compresi nelle fredde statistiche non erano case monofamiliari ma condomini anche con più di 20 appartamenti, hanno favorito l&#8217;errore di stima che ha spinto Bertolaso a fine maggio a fare costruire soli 3.775 alloggi. A dire al verità, anche il Comune aveva avviato un suo screening basato sui dati dell&#8217;anagrafe che indicò in circa 12 mila i nuclei che potevano avere bisogno di nuove abitazioni. Ma Cialente, che pure racconta di avere portato queste stime a Bertolaso, non venne ascoltato. Così si è andati avanti nell&#8217;errore. Fino a metà agosto, quando alla Protezione civile sono arrivati i risultati di un altro censimento che fissava il numero delle famiglie con abitazione E ed F crollate o inutilizzabili in circa 13 mila. E di questi appunto 7.181 chiedevano l&#8217;alloggio del Progetto Case. Solo davanti all&#8217;evidenza di questi numeri Bertolaso si decide a rimediare ordinando la costruzione di altri 675 appartamenti, mentre Cialente chiede 1.600 Moduli abitativi provvisori (Map), le famose casette di legno, ottenendone però solo 1.115. Ma nemmeno questa accelerazione è sufficiente: all&#8217;appello continuano a mancare ancora 1.616 appartamenti per un totale di circa 2 mila persone che continuano ad alimentare l&#8217;esercito degli sfollati.</p>
<p>Avanti piano Ma la fetta più grossa dei 40 mila è senza dubbio quella costituita dagli abitanti meno danneggiati e le cui abitazioni sono state classificate B e C (le A sono quelle agibili), circa 15 mila case riguardanti 30 mila persone. Vista la lieve entità dei danni, riparabili in poche settimane, proprio la veloce sistemazione di queste abitazioni avrebbe dovuto favorire il rientro degli sfollati. Invece, gli interventi più leggeri si stanno rivelando una via Crucis visto che ancora all&#8217;inizio di febbraio pochissimi lavori sono partiti. Colpa del caos normativo provocato dai decreti del governo in materia di ricostruzione che ha spinto la gran parte dei terremotati a temporeggiare; della mancanza del prezzario della Regione Abruzzo varato solo a metà settembre; dei lenti controlli sulla regolarità delle pratiche; dell&#8217;allungamento dei termini per la presentazione delle richieste di contributo prorogati fino al 31gennaio. Un circolo vizioso che dovrebbe spezzarsi ora che Cialente dice di voler usare il pugno di ferro con l&#8217;obbligo di inizi lavori entro sette giorni dalla concessione del contributo pena la perdita dello stesso e di qualsiasi forma di assistenza. Un giro di vite che dovrebbe consentire al massimo entro il mese di agosto il rientro nelle case dei 40 mila sfollati aquilani.</p>
<p>Terremotati invisibili Sono quelli dei comuni fuori dal cosiddetto &#8216;cratere&#8217; del sisma dimenticati persino dalle statistiche della Protezione civile (nel suo sito non compaiono). Quanti siano esattamente nessuno lo sa. E già questo la dice lunga sulla delicatezza della questione. Una stima fatta dal consigliere regionale Giuseppe Di Pangrazio, fa ammontare a quasi 10 mila il loro numero. Si tratta di persone di paesi che ricadono dentro le province dell&#8217;Aquila, Teramo e Pescara. Solo a Sulmona ce ne sono quasi mille e vivono in albergo o ospiti in abitazioni di amici e parenti. Da questi sfollati &#8216;invisibili&#8217; si levano proteste per il diverso trattamento rispetto all&#8217;Aquila. Nel loro caso non è stata la Protezione civile a farsi carico dell&#8217;assistenza. A queste incombenze hanno dovuto pensare i comuni che, come Pratola, dallo Stato hanno avuto solo 250 mila euro, 100 mila dei quali per fronteggiare l&#8217;emergenza e i restanti per finanziare la ricostruzione dei fabbricati. Una miseria considerando che, a Pratola, le richieste di contributo sono state 150 con importi che quasi sempre superano i 40 mila euro. E non basta: avere il contributo non è semplice, occorre dimostrare la relazione tra il danno subito e il terremoto. Il che è facile solo a dirsi, vista la macchinosità dei controlli. La presidente della provincia Stefania Pezzopane chiede per questo &#8220;la cessazione della disparità di trattamento&#8221;. Anche per evitare il ripetersi di quello che è successo a Natale quando nello stesso albergo la Protezione civile ha consegnato pacchi dono ai terremotati dell&#8217;Aquila lasciando a mani vuote gli &#8216;invisibili&#8217;del cratere.</p>
<p>Un muro di macerie Tra quelli aperti lasciati in eredità dalla Protezione civile, secondo l&#8217;assessore alle politiche ambientali dell&#8217;Aquila Alfredo Moroni, quello delle macerie &#8220;è il problema dei problemi&#8221;. Nonostante un&#8217;intesa raggiunta con il comune nei mesi scorsi per risolvere lui la questione, Bertolaso ha passato le consegne lasciando per le vie del centro storico ancora chiuso circa 4 milioni di tonnellate di materiale frutto di crolli e demolizioni. E ora questa enorme massa impedisce la circolazione dei mezzi necessari ad avviare anche la minima riparazione degli immobili danneggiati, come a piazza S. Maria Paganica oppure nella storica via Cascina. La questione non è trascurabile: &#8220;Se non liberiamo le strade&#8221;, spiega Moroni, &#8220;non è possibile nemmeno avviare la ricostruzione&#8221;. Per questo Cialente aveva scritto a Bertolaso sollecitandolo ad allestire i siti necessari allo smaltimento dei rifiuti. Il sindaco aveva addirittura invocato l&#8217;impiego del Genio militare. Ma senza successo. Così oggi per la drammatica emergenza aquilana è in funzione un solo sito per lo smaltimento delle macerie, mentre altri due potrebbero essere allestiti a breve. Ad appesantire la situazione c&#8217;è poi la circostanza che la normativa in materia è particolarmente spinosa. E gli amministratori preferiscono procedere con i piedi di piombo per evitare guai giudiziari. Se comunque anche gli altri due impianti verranno aperti, con una spesa di 30 milioni di euro nel 2010 verranno rimosse 1 milione di tonnellate di detriti, quasi un terzo del totale. Ma occorre fare di più: con questo ritmo ci vorranno infatti tre anni per aprire le vie del centro storico ai mezzi necessari alla ricostruzione. Troppi.</p>
<p>Chi inquina di più L&#8217;emergenza del terremoto in Abruzzo si è aggiunta a un&#8217;altra, quella ambientale del fiume Aterno. A questo fiume il cui bacino è da sempre assediato dagli scarichi fuori norma di molti paesi e persino della facoltà di ingegneria ambientale dell&#8217;università dell&#8217;Aquila, la Protezione civile ha assestato un altro colpo con le fogne non depurate di alcuni insediamenti del Progetto Case: quelli di Assergi, Camarda e Paganica che vanno a inquinare l&#8217;affluente Vera; ma soprattutto quello di Bazzano, per il quale l&#8217;associazione Libera si appresta a scendere sul sentiero di guerra, completato in fretta e furia per consentire a Berlusconi di consegnarlo ai terremotati il 29 settembre, giorno del suo compleanno.</p>
<p>Il caso di Bazzano è singolare perché proprio al di sotto delle nuove case che ospitano circa 2 mila terremotati è in costruzione un depuratore voluto da Adriano Goio, commissario governativo per l&#8217;emergenza ambientale del fiume Aterno, per pulire gli scarichi dell&#8217;abitato preesistente. A causa dei ritardi dell&#8217;Enel, il depuratore non è però funzionante per mancanza di energia. Ciononostante, il consorzio Forcase incaricato da Bertolaso di realizzare le abitazioni dei terremotati ha iniziato a scaricare senza preavviso nella condotta del depuratore. Morale: Goio ha chiuso con dei palloni l&#8217;accesso all&#8217;impianto e solo per carità di patria, per non creare altri dispiaceri ai terremotati bisognosi di quegli alloggi, ha autorizzato il consorzio a scaricare la fogna direttamente nel fiume. Solo negli ultimi giorni Goio ha autorizzato la reimmissione della fogna nel depuratore, che però continua a non funzionare.<br />
(11 febbraio 2010)</p>
<h1><a href="https://lespresso.it/palazzo/2010/02/11/news/l-aquila-aspetta-il-miracolo-1.18749" target="_blank" rel="noopener noreferrer">FONTE</a></h1>
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		<title>Terremoto in Abruzzo: 30mila persone ancora fuori città</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 07:48:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[10/11/2009, ore 22:12 Intanto Bertolaso annuncia il suo possibile ritiro Terremoto in Abruzzo: 30mila persone ancora fuori città di: Elisa Scarfogliero L&#8217;AQUILA &#8211; Procede la ricostruzione post terremoto in Abruzzo. Anche se, stando agli ultimi dati, un po&#8217; a rilento. Sono infatti 30mila gli aquilani costretti a vivere ancora lontano dalla loro città. In molti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica; font-size: x-small;"><span id="msg" class="spnMessageText">10/11/2009, ore 22:12<br />
<em>Intanto Bertolaso annuncia il suo possibile ritiro</em><br />
<strong>Terremoto in Abruzzo: 30mila persone ancora fuori città</strong><br />
<em>di: Elisa Scarfogliero</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica; font-size: x-small;">L&#8217;AQUILA &#8211; Procede la ricostruzione post terremoto in Abruzzo. Anche se, stando agli ultimi dati, un po&#8217; a rilento. Sono infatti 30mila gli aquilani costretti a vivere ancora lontano dalla loro città. In molti poi, pur di non lasciare il capoluogo, hanno preferito restare nelle tendopoli nonostante il freddo che già si fa sentire in questo avvio della stagione invernale.<br />
Ad esporre i numeri e a spiegare lo stato attuale dei fatti, è il sindaco dell&#8217;Aquila Massimo Cialente. Il primo cittadino aquilano, infatti, dopo la presentazione di questa mattina a Montecitorio di un&#8217;iniziativa per raccogliere fondi per la ricostruzione, ha tracciato il quadro della situazione. « Stiamo gestendo &#8211; ha spiegato Cialente &#8211; l&#8217;ultimo 30% dell&#8217;emergenza, la priorità è quella di trovare una casa per tutti. Il progetto “Case” è riuscito<span id="more-25"></span> a soddisfare sì e no il 50% della domanda dei nuclei familiari che sono rimasti. Adesso stiamo intervenendo con i prefabbricati. Stiamo lavorando per farcela entro la fine dell&#8217;anno. Ieri abbiamo aperto le buste del bando per la costruzione delle case mobili, ma è chiaro che questa è una risposta tampone».<br />
Ci sarebbe dunque un grave ritardo soprattutto per quanto riguarda le case parzialmente agibili, classificate di categoria B e C. Ritardo che comunque dovrà essere colmato soprattutto in vista dell&#8217;inverno. « Abbiamo almeno 30mila persone fuori della città. Solo in albergo sulla costa -conclude Cialente- abbiamo ancora 9mila persone. Ci sono bambini che vengono a scuola da cento chilometri di distanza».<br />
Situazione diversa per chi ha deciso di rimanere in tenda per non allontanarsi troppo dall&#8217;Aquila; si tratta soprattutto di persone con orari e turni di lavoro rigidi che hanno la necessità di iniziare a lavorare alle sei di mattina; lasciare la città per loro potrebbe significare perdere il posto di lavoro.<br />
Sulla questione è intervenuto anche Guido Bertolaso. «Dal primo ottobre &#8211; ha sottolineato il capo della Protezione civile- abbiamo garantito a tutti una sistemazione alternativa, in attesa di essere inseriti in quelle case che sono ancora in costruzione. Abbiamo cominciato a consegnarle a settembre e abbiamo sempre detto che lo avremmo fatto fino alla fine dell&#8217;anno. C&#8217;è un periodo di transizione, avevamo previsto di dare a tutti una adeguata sistemazione: residence, alberghi ed altre strutture. Qualcuno ha però preferito rimanere in tenda per motivi personali».<br />
Intanto proprio nella giornata di oggi, si è diffusa la notizia che Bertolaso potrebbe lasciare a breve il suo incarico nella Protezione Civile. E&#8217; lui stesso ad annunciarlo dichiarando che potrebbe avvalersi della legge “anti fannulloni” del ministro Brunetta che consente ai funzionari dello Stato di andare in pensione anticipatamente.</p>
<p></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica; font-size: x-small;">FONTE</span></p>
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		<title>La tendopoli chiude: l&#039;ira degli sfollati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 16:57:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;AQUILA &#8211; La notizia rimbalza di tenda in tenda. &#8220;Ci mandano via, ci deportano come gli ebrei&#8221;. C&#8217;è paura, nella tendopoli di piazza d&#8217;Armi. &#8220;Per ora &#8211; raccontano alcuni sfollati in attesa del pranzo in mensa &#8211; non ci sono conferme ufficiali, solo annunci di prossime riunioni. Ma noi sfollati abbiamo già capito che qui [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;AQUILA &#8211; La notizia rimbalza di tenda in tenda. &#8220;Ci mandano via, ci deportano come gli ebrei&#8221;. C&#8217;è paura, nella tendopoli di piazza d&#8217;Armi. &#8220;Per ora &#8211; raccontano alcuni sfollati in attesa del pranzo in mensa &#8211; non ci sono conferme ufficiali, solo annunci di prossime riunioni. Ma noi sfollati abbiamo già capito che qui stanno smobilitando tutto. Ci sono già i primi segnali: hanno smontato alcuni bagni e lavandini e altri servizi. E poi &#8211; ecco un altro segnale &#8211; sono arrivate le televisioni, come se sapessero che sta per succedere qualcosa. In tenda si sta male ma fuori si può stare peggio. C&#8217;è già chi minaccia di incatenarsi da qualche parte per non farsi deportare. Le voci sono tante. &#8220;Ci portano nella caserma della Guardia di <span id="more-71"></span>Finanza, quella del G8&#8243;. &#8220;Ci faranno entrare a forza nelle nostre case anche se ancora le scosse non si sono fermate&#8221;. Dopo cinque mesi di tenda dovremo finire nelle camerate di una caserma?&#8221;.</p>
<p>La conferma arriva dopo pochi minuti. &#8220;Parte oggi pomeriggio &#8211; annuncia Guido Bertolaso, il capo della Protezione civile &#8211; lo smantellamento delle tendopoli dell&#8217;Aquila. Si comincia con piazza d&#8217;Armi. Non sarà un intervento drastico ma un alleggerimento progressivo fino allo smontaggio definitivo&#8221;.</p>
<p>E dove andranno gli ex ospiti? Bertolaso si mostra sicuro. &#8220;Ci hanno chiesto di dare un tetto agli aquilani e così stiamo facendo. I 18.000 aquilani che hanno avuto la casa inagibile saranno sistemati nelle nuove case antisismiche mentre il resto degli sfollati &#8211; le cui abitazioni richiedono interventi minori &#8211; sarà ospitato nei residence, negli alberghi e anche negli alloggi della Guardia di Finanza&#8221;.</p>
<p>Per quanto riguarda i tempi dei lavori per la costruzione delle abitazioni antisismiche, il sottosegretario ribadisce che &#8220;a dispetto delle critiche siamo nel rispetto dei programmi&#8221;. E aggiunge: &#8220;A L&#8217;Aquila ci sono ottomila operai che lavorano, giorno e notte, per cinquanta imprese in 45 cantieri dove si stanno costruendo case, moduli abitativi e scuole, che inizieranno regolarmente il 21 settembre. Dunque &#8211; conclude &#8211; a quelli che dicono che l&#8217;Aquila è ferma rispondo che oggi L&#8217;Aquila è il più grande cantiere d&#8217;Italia, dove si rispettano tutte le norme di sicurezza sul lavoro&#8221;.</p>
<p>Solo Bertolaso comunque si mostra sicuro. Il sindaco Massimo Cialente e la presidente della Provincia Stefania Pezzopane denunciano che le case non basteranno per tutti e le famiglie che non avranno un tetto non potranno nemmeno mandare a scuola i loro figli. Fra coloro che hanno la casa agibile molti non sono rientrati perché le scosse continuano a fare paura.</p>
<p>Chi ha l&#8217;abitazione B o C, che necessita di &#8220;piccoli interventi&#8221;, ha scoperto che per i lavori servono ancora molti mesi. Per tanti l&#8217;unica prospettiva è un hotel sulla costa fino alla prossima primavera.</p>
<p>(3 settembre 2009)<br />
<span style="font-size: small;"><a style="font-weight: bold;" href="https://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/terremoto-abruzzo/tendopoli-chiude/tendopoli-chiude.html">La Repubblica</a></span></p>
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		<title>Abruzzo&#8230; articoli interessanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 23:32:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tre articoli interessanti&#8230; L&#8217;Aquila moribonda: un SOS all&#8217;Europa Siamo agli inizi del quinto mese dal rovinoso sbriciolamento díuna intera città e dalla fuga in massa dei suoi abitanti. Il motto più diffuso, variamente utilizzato in questa o quellíoccasione, è stato ìLíAquila feritaî. Dalle ferite si può guarire o, invece, morire per infezione: ed è purtroppo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tre articoli interessanti&#8230;</p>
<p><span style="font-weight: bold;">L&#8217;Aquila moribonda: un SOS all&#8217;Europa</span><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;"><br />
</span>Siamo agli inizi del quinto mese dal rovinoso sbriciolamento díuna intera città e dalla fuga in massa dei suoi abitanti. Il motto più diffuso, variamente utilizzato in questa o quellíoccasione, è stato ìLíAquila feritaî. Dalle ferite si può guarire o, invece, morire per infezione: ed è purtroppo questa seconda terribile ipotesi che sta consolidandosi sullo spettrale sfondo della città, la cui<span id="more-84"></span> fotografia attuale coincide ancora, combacia terribilmente con quella dei nerissimi secondi delle 3.32 (a parte marginali differenze, come la soffocante invasione delle erbacce).</p>
<p>Nel mio articolo Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (LíAquila bella mé) disponibile in rete sin dagli inizi di giugno, lanciavo líallarme per la salvezza del Centro storico dellíAquila a causa dei risibili fondi governativi stanziati, dei mancati puntellamenti alle costruzioni gravemente danneggiate dal sisma iniziale e dalle scosse successive, dei fortissimi ritardi nella rimozione delle macerie.</p>
<p>Da allora, la situazione è fortemente peggiorata, mentre ìi raggi solariî dello specchietto delle allodole per gli aquilani ñ rivelatisi ottime cavie per quasi tutti i massmedia televisivi e non, artefici di una martellante propaganda di regime tuttora in corso ñ, per líItalia e líEuropa intera, venivano concentrati sul cosiddetto piano C.A.S.E.</p>
<p>» di qualche giorno fa la diciottesima apparizione del sig. b. tra le macerie ancora arrossate, il quale con telecamera al seguito, si è ìarrampicatoî su due tetti della cementificata little town di Bazzano per farsi riprendere, orgoglioso e ridente (chíè ben altro dal sorridente) mentre scioglieva i nodi della bandiera italiana.<br />
Solo che i nodi reali, andatisi a posizionare sempre più numerosi e grandi, giorno dopo giorno, nellíaffamato ìpettine della veritàî, fanno purtroppo presagire una brutta fine per il capoluogo abruzzese ed una mortificante esistenza civile e culturale per i suoi sfortunati ex abitanti.</p>
<p>Mentre gli euro effettivamente disponibili per la semplice sopravvivenza quotidiana continuano sempre più a scarseggiare (chiedete ai circa 10.000 aquilani arrangiatisi alla meno peggio nel trovare una sistemazione autonoma fuori la loro amatissima città, quanti, dei previsti pacchi alimentari siano effettivamente arrivati sulle loro tavole), il sig. b. non finisce mai di stupire con le sue stravaganti affermazioni.</p>
<p>Così nello sceneggiato della fiction televisiva in corso di registrazione e che terminerà quasi certamente dopo le previste elezioni nella Provincia dellíAquila a Novembre, appariranno villette completamente arredate immerse nel verde; ci saranno poi lenzuola cifrate, frigoriferi pieni (compresi una torta gelato e lo spumante per brindare allíevento) e, udite udite, persino opere díarte.</p>
<p>E qui casca, anzi era già cascato líasino, con la fallimentare ìlista di nozzeî (pacchianeria delle parole quando sono usate in modo così improprio) stilata per i 44 monumenti adottabili da parte dei Capi di Stato e di Governo intervenuti al G8 dellíAquila (sui 350 milioni di euro necessari per il loro restauro, ne sono stati racimolati circa il 10% per 7 monumenti: gli euro mancanti chi li metterà? E i 50 milioni promessi dal ministro Bondi, sono stati forse già dirottati in altri più appetitosi bacini elettorali?).</p>
<p>Non è pertanto inopportuno rimembrare al sig. b. che la nobilissima Città dellíAquila fino alle 3.31 dello stramaledettisimo sisma, era Lei líìopera díarteî, o meglio un museo a cielo aperto costellato nelle immediate vicinanze da reperti archeologici di altissimo valore storico (Amiternum e Necropoli di Fossa) ed intra moenia da superbi monumenti religiosi (le chiese di S. Maria di Collemaggio, S. Bernardino, S. Silvestro, S. Pietro, S. Maria del Soccorso, S. Maria Paganica, S. Domenico, su tutte, ivi compresa la Chiesa del Suffragio o delle Anime Sante che dir si voglia, tanto osannata dai media internazionali) e civili (Fontana delle 99 Cannelle, Fortezza Spagnola, altre prodigiose piazze e fontane a non finire); Palazzi di altissimo pregio artistico vincolati dalla Soprintendenza (basta qui citare gli affreschi cinquecenteschi di ascendenza raffaellesca come era dato di vedere a Palazzo Farinosi- Branconio e al Casino Branconio o le altre preziose decorazioni di Palazzo Fibbioni), intriganti cortili rinascimentali, stupende facciate medioevali (Le Cancelle) e barocche (Palazzo Centi-Colella e Palazzo Ardinghelli). Alla vorticosa girandola si aggiungano vie, coste, vicoli presidiati dalla possenza di architetture i cui portali, bifore e stemmi gentilizi, erano la testimonianza più tangibile dei trascorsi aulici di questa invidiabile ed invidiata città (da Costa Masciarelli a Via Fortebraccio, da Via Roma e Via Sassa a Via di S. Martino, via S. Marciano e decine e decine di altre ancora).<br />
Né erano da meno (continuo ad usare il verbo al passato per sottolineare lo stato mortale díuna intera città distrutta e sinora completamente abbandonata alla sua triste sorte) altre emergenze architettoniche ed artistiche presenti nelle frazioni e nei comuni più vicini (tra le altre, le Chiese di S. Vittorino, S. Giusta a Bazzano e S. Maria ad Cryptas a Fossa, con i suoi duecenteschi affreschi del Giudizio Universale, collocati dallo storico Ferdinando Bologna ai vertici dellíarte in Italia del periodo).</p>
<p>Allíinterno dei preziosi scrigni sino a qui elencati e degli altri sottaciuti, era tutto un fiorire di opere díarte autentiche e non già della prevedibile paccottiglia preannunciata per le little towns (opere díarte documentate nel ìbombardatoî, inagibile Museo Nazionale díAbruzzo, dallíepoca romana ai giorni nostri), quali sculture, pitture, orificeria, paramenti sacri, ecc. Per non parlare poi, sempre in ambito culturale, dei codici miniati o, tra i primi incunaboli italiani, de Le Vite Parallele di Plutarco stampato nel 1482 a LíAquila dallíallievo del Gutenberg Adamo de Rotweill.</p>
<p>Per la reale salvaguardia e tutela dellíinestimabile patrimonio distrutto o sfregiato dalla catastrofe, e per richiamare líattenzione dellíopinione pubblica europea e mondiale, sempre in quellíarticolo lanciavo líidea-pilota dellíadozione da parte degli aquilani e degli abruzzesi antagonisti, dellíunitaria parola díordine LíAQUILA CITTAí DíEUROPA / LíAQUILA PATRIMONIO DELLíUMANITAí E DELLíUNESCO (questa seconda frase è stata recentemente rilanciata con successo dal prof. Sabatini).</p>
<p>Già ho motivato le ragioni ed il perché di LíAQUILA CITTAí DíEUROPA. Vale comunque la pena di aggiungere che le ramificate, robuste radici europee della città federiciana sono rinvenibili nelle numerose opere díarte di soggetto sacro e profano realizzate da artisti non italiani quasi tutti operanti in città nei secolo scorsi, variamenti presenti nelle prestigiose collezioni del Museo Nazionale díAbruzzo. Attorno alle stesse, con la collaborazione degli Istituti Italiani di Cultura allíestero, delle ambasciate e dei consolati, potrebbero aggregarsi, oltre ad una mostra itinerante nelle ìcittà gemellabiliî (da Parigi e Londra, a Amsterdam, Bruxelles, Vienna, Budapest, Praga, Madrid, ecc.), una serie di iniziative culturali attivabili dalle Soprintendenze abruzzesi, dallíArchivio di Stato, dalla Biblioteca Provinciale dellíAquila e dalle varie Istituzioni culturali, saldando ovviamente la rilettura storica della città con la tragica cronaca sismica (proiezione di cortometraggi, mostre fotografiche, presentazione di libri, seminari ecc.). Detto in altre parole, se si vuole avere la solidarietà dellíEuropa intera ben al di là delle stringenti ed irrisolte problematiche finanziarie, occorrerà far sentire ai cittadini continentali, che líAquila moribonda è una loro strettissima parente da accudire e da curare con ogni riguardo.</p>
<p>Esaminiamo gli antichi, ma riattualizzabili legami di ìsangue culturaleî. Mi limito a citare alcuni di questi artisti ed opere: il monumentale dipinto LíAnnunciazione datato e firmato (Aloysius Finsonius belga brugensis [di Bruges, n.d.a.] 1612) deceduto ad Amsterdam nel 1617; Il Calvario di Rinaldo Fiammingo; la Madonna con bambino e Santi, líAdorazione dei Magi e la Presentazione al tempio di Aert Mytens (Bruxelles 1541- Roma 1602); Sacra famiglia, databile 1532, dellíolandeseVermejn Jan Cornelisz; i vari dipinti di Carlo Ruther (il celestino Padre Andrea), ivi comprese le sei tele salvate recentemente nella Basilica di S. Maria di Collemaggio, nato a Danzica nel 1630 e morto forse a LíAquila durante il terremoto del 1703 e, ancora, altre opere dellíaustriaco Pietro Alemanno (1440-1489), di Pierre Subleyras, pittore e incisore nato a Saint-Gilles du Gard nel 1699, ecc.ecc.</p>
<p>Altri capolavori ancora, legati in un modo o nellíaltro alla storia della città, come i due dipinti di Raffaello Sanzio Doppio Ritratto (ora al Louvre di Parigi) e La Visitazione (già nella Chiesa di S. Silvestro a LíAquila, ed ora al Museo del Prado di Madrid) ñ scaturiti dalla fraterna amicizia tra líurbinate ed il cubiculario aquilano Giovan Battista Branconioñ ; o ancora, la vasta iconografia legata alla figura di S. Giovanni da Capestrano (dallíomonimo pulpito nella Chiesa di S. Stefano a Vienna, al monumento dedicatogli a Budapest o al suo ritratto su tavola datato 1452 ed a firma di Tommaso Burgkmair, ora alla Galleria Nazionale di Praga); per continuare, con il disegno della Madonna di Loreto, dellíartista cinquecentesco aquilano Pompeo Cesura (ora nelle Collezioni reali di Windsor), hanno tutto il potenziale culturale per far venire alla luce il vero volto dellíAquila, così brutalmente profanato più che dal terremoto, dalle indigeste trovate e trovatine del sig. b. e dei suoi fidi vassalli.</p>
<p>Non è difficile immaginare le prossime mosse propagandistiche del suddetto sig. b. strategicamente legate allo slogan ìEntro dicembre 30.000 cittadini dellíAquila avranno un tettoî. Ammesso e non concesso che ciò si verifichi, conosce il sig. b. la reale consistenza numerica dei suoi abitanti? Ai fasulli conteggi ìdella servaî ne mancano circa 40.000: quale ingrato destino sarà loro riservato dal 1 gennaio 2010? E se anche gli esclusi fossero solo qualche migliaio (senza più tetto o tenda, forse precari rifugiati civili nelle camere díalbergo), cosa cambierà della loro indicibile sofferenza già patita e di quella a venire?</p>
<p>Intento gli uomini, le donne ed i bambini in carne ed ossa ospitati nelle tendopoli-lager della Protezione civile saranno stati nel corso di ben otto-nove mesi, prima congelati (aprile-maggio), poi infradiciati (giugno), quindi arrostiti (luglio-agosto-metà settembre), di nuovo congelati (ottobre-dicembre), e tutto ciò con le scosse sismiche ìin corso díoperaî: casette o non casette, siano esse provvisorie o definitive, in legno e/o in cemento, cíè veramente di che piangere!</p>
<p>Antonio Gasbarrini<br />
<a href="https://www.abruzzo24ore.tv/news/L-Aquila-moribonda-un-SOS-all-Europa/12250.htm">Fonte Abruzzo24ore</a></p>
<p><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;">Terremoto, proteste a L&#8217;Aquila: ´Si specula</span><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;">sugli affitti, 350 euro a settimanaª</span></p>
<p>L&#8217;AQUILA (8 agosto) &#8211; Sit-in di protesta, all&#8217;Aquila, coordinato dall&#8217;associazione Casa Pound Italia, per contestare le speculazioni sugli affitti immobiliari. I manifestanti, una cinquantina circa, si sono riuniti nella piazza di Coppito, frazione dell&#8217;Aquila.<br />
´Fino a 350 euro a settimana per un appartamentoª. ´Abbiamo scelto questo posto &#8211; ha spiegato Simone Laurenzi, dell&#8217;Associazione Casa Pound &#8211; perché in questo quartiere, secondo le denunce di alcuni quotidiani, ci sono stati molti casi di speculazione immobiliare, con affitti che hanno superato i 350 euro a settimana per un appartamentoª. Casa Pound Italia ´pretende che si stabilisca un prezzo massimo da non superare anziché foraggiare gli speculatori con i soldi dello Statoª.</p>
<p>Mantini (Udc): Berlusconi chieda scusa agli aquilani. ´Berlusconi non offenda, con proclami populisti, la dignità e la pazienza dei cittadini del terremotoª dice il deputato dell&#8217;Udc, Pierluigi Mantini, commentando quanto detto dal premier Berlusconi sulle nuove case che verranno consegnate in Abruzzo. ´Da aquilano colpito dal terremoto &#8211; aggiunge &#8211; ricordo al premier che noi i prati, i fiori e gli alberi ad alto fusto già li abbiamo e non certo per merito suo. Anzi, se ne stanno distruggendo molti e non sempre a ragione. I nanetti nei giardini se li può senz&#8217;altro risparmiare, per le lenzuola cifrate siamo in grado di provvedere mentre la torta gliela offriamo noi se la smette di dire stupidaggini sulla pelle dei terremotati che non sono affatto in crociera ma sotto le tende o sfollati con molte preoccupazioni e ben poca contentezzaª.</p>
<p>´L&#8217;Aquila &#8211; conclude &#8211; non è una succursale di Villa Certosa, il premier recuperi la serietà dell&#8217;uomo di Stato e chieda scusa agli aquilani per queste affermazioni provocatorie e irriguardose. I problemi della ricostruzione sono seri, complessi e in larga misura irrisoltaª.</p>
<p><span style="font-weight: bold;"><a href="https://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/">Fonte: Il Messaggero</a></span></p>
<p><span style="font-weight: bold;">L&#8217;Aquila, 5.000 fuori dagli alberghi</span><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;">stop assistenza se la casa è agibile</span><br style="font-weight: bold;" /><br />
L&#8217;AQUILA &#8211; Da oggi, per cinquemila aquilani l&#8217;albergo è vietato. Dovranno lasciarlo immediatamente. Entro questa sera, tutti i terremotati con la casa agibile (classificata con la lettera A) dovranno uscire dagli hotel. L&#8217;ordine è arrivato dalla Protezione Civile che ha deciso di metter fine all&#8217;assistenza gratuita per tutte quelle famiglie che hanno disatteso altre simili ordinanze emesse in precedenza dal sindaco dell&#8217;Aquila Massimo Cialente.</p>
<p>Potranno, invece, passare il ferragosto e anche buona parte di settembre ancora in albergo, gli altri 25 mila aquilani con la casa completamente distrutta o con danni rilevanti. Mentre altri 30 mila rimarranno in tenda, almeno fino ai primi di ottobre. La Protezione civile ha demandato alla Guardia di Finanza i controlli relativi al rispetto di questa ordinanza. Gli alberghi saranno perlustrati per verificare che l&#8217;aut-aut venga rispettato.</p>
<p>Sul fronte della ricostruzione, invece, un problema rimane: non c&#8217;è posto per tutti nelle nuove case &#8220;provvisorie&#8221; volute dal Governo, quelle che serviranno per sistemare gli sfollati nell&#8217;attesa che L&#8217;Aquila venga ricostruita. E per questo motivo, gli alloggi saranno assegnati con un punteggio, in base ad una classifica. Infatti, le richieste abitative da parte delle famiglie sfollate &#8211; secondo una stima del Comune dell&#8217;Aquila &#8211; sono oltre quindicimila, mentre gli appartamenti previsti dal piano pubblico appena quattromila.</p>
<p>Così l&#8217;amministrazione locale ha avuto dalla Protezione Civile il compito di scegliere quali saranno gli inquilini delle diciannove aree in costruzione, e sulla cui realizzazione il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha assicurato di vigilare per tutta l&#8217;estate.<br />
&#8220;Un compito ingrato&#8221; assicurano dalla giunta municipale &#8220;perché si tratta di stendere una classifica dei terremotati&#8221;. E quasi undicimila famiglie saranno escluse. Non avranno, invece, diritto all&#8217;alloggio gli aquilani che hanno un&#8217;abitazione agibile o coloro ai quali la Protezione Civile sta già pagando l&#8217;affitto altrove. Niente case anche a chi ha costruito un manufatto temporaneo (casa di legno). Previsti incentivi anche per gli studenti universitari.</p>
<p>Intanto, procedono a ritmo serrato i lavori nei cantieri degli alloggi provvisori. Alcuni giorni fa, sono state aggiudicate le commesse per gli arredi per un valore di 14 milioni di euro. La fornitura prevede per singolo appartamento: lavastoviglie, televisore, colonna frigo con congelatore, cuscini e tutti i mobili necessari a rendere perfettamente efficace la dotazione di ognuno degli oltre quattromila appartamenti.</p>
<p>Oggi a questi cantieri ha fatto visita il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, accompagnato dal ministro Roberto Calderoni e dal vice-ministro Roberto Castelli. Bossi ha al termine del mini-tour nei siti in costruzione ha sottolineato che &#8220;la ricostruzione procede spedita, che molto si sta facendo per questa città e che gli aquilani devono avere pazienza&#8221;.</p>
<p><span style="font-weight: bold;"><a href="https://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/terremoto-abruzzo/albergo-vietato/albergo-vietato.html">Fonte La Repubblica</a></span></p>
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		<title>Ecco perché all’Aquila non si ricostruisce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 23:49:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Cavaliere di nuovo a Coppito, ma la ricostruzione è ancora in alto mare. Sale sul montacarichi e si fa portare sul tetto di una casa in costruzione dove scioglie il nastro che tiene chiusa una bandiera italiana. Il tricolore, una volta liberato, garrisce al vento, con accanto il volto sorridente del presidente del consiglio. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il Cavaliere di nuovo a Coppito, ma la ricostruzione è ancora in alto mare.</h2>
<div class="testo">Sale sul montacarichi e si fa portare sul tetto di una casa in costruzione dove scioglie il nastro che tiene chiusa una bandiera italiana. Il tricolore, una volta liberato, garrisce al vento, con accanto il volto sorridente del presidente del consiglio.<br />
Il palcoscenico è quello di Bazzano, una delle zone dove sorgeranno le tremila casette destinate ai terremotati aquilani. Attore protagonista, Silvio Berlusconi, <span id="more-88"></span>che ieri è andato per un sopralluogo sui cantieri. Scena questa che è destinata a ripetersi spesso, visto che il premier ha fatto sapere che durante il mese di agosto almeno una volta a settimana si recherà in terra abruzzese per seguire i lavori.<br />
Ora, non è una novità il fatto che Berlusconi abbia puntato parecchie fiche politiche sulla gestione postterremoto.<br />
E di conseguenza sta mettendo in campo tutta la sua moral suasion nei confronti di Tremonti (che ha la cassa) e Bertolaso (che coordina il progetto) affinché i prefabbricati siano pronti il più presto possibile. I risultati del resto cominciano ad arrivare, visto che sui cantieri si lavora a ritmo serrato, fino a notte fonda, e probabilmente i tempi di consegna indicati, fra novembre e dicembre, saranno rispettati.<br />
Tuttavia l’ossessione, soprattutto mediatica, del premier per la costruzione delle casette cela un problema ben più grosso, che in autunno rischia di esplodere nelle mani del governo: la ricostruzione vera e propria dell’Aquila ancora non è partita e sconta ritardi importanti. Il primo segnale d’allarme l’ha lanciato un paio di giorni fa proprio Bertolaso, che si è chiesto come mai le domande per i contributi statali fossero ancora poche, due o tremila. Si tratta di quelle per accedere ai 10mila euro destinati a case che hanno pochi danni e che velocemente potrebbero essere di nuovo abitabili.<br />
Alla domanda ha risposto sconsolato il sindaco aquilano, Massimo Cialente, che ha spiegato come il governo e la protezione civile abbiano messo più di un paletto burocratico nelle procedure. In sostanza, sebbene l’ordinanza sia stata firmata il 25 maggio, tutti quei passaggi necessari per renderla operativa (come il tariffario e le linee guida) sono stati compiuti solo una settimana fa. Questo per le abitazioni danneggiate. Per quelle inagibili invece regna ancora l’incertezza, non è possibile presentare nessuna domanda. Il risultato è un centro storico aquilano paralizzato. Perché? Il problema principale è sempre lo stesso: i soldi. Cialente sostiene di aver ricevuto da pochi giorni solo 20 milioni a fronte dei 120 necessari. E mercoledì la maggioranza ha respinto l’emendamento al Dpef, presentato dai dem Lusi e Legnini, che intendeva mettere nel documento nero su bianco le cifre per l’Abruzzo per i prossimi quattro anni.<br />
Con la ricostruzione ancora in alto mare, allora per il governo diventa imprescindibile puntare sulle casette, che a regime daranno alloggi a 15mila persone. Ma cosa succederà agli altri 35mila sfollati meno fortunati? Il premier ieri ha annunciato che lo stato si farà carico di appartamenti sfitti e di villette per 11mila persone. Ne mancano però all’appello ancora 24mila. È qui che a Berlusconi viene in soccorso la sua proverbiale fantasia.<br />
Ad agosto verrà fatto un censimento fra gli aquilani, che potranno “scegliere” se andare nelle nuove casette, in uno degli appartamenti sfitti o in alternativa a casa di parenti o amici. In quest’ultimo caso, il governo darà un contributo mensile di 600 euro. Soldi che hanno tutta l’aria di essere il prezzo del silenzio per quello che si prospetta essere una ricostruzione lunga, complicata e senza fondi. Non a caso il premier ha trovato ad attenderlo a Coppito i comitati in piena contestazione.</div>
<div class="nome_autore"><span>Gianni Del Vecchio</span><br />
FONTE Europaquotidiano</div>
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		<title>Se a settembre sono tutti fuori dalle tende andrò in giro con le mutande in testa per il centro storico della mia città.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 14:05:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se a settembre sono tutti fuori dalle tende andrò in giro con le mutande in testa per il centro storico della mia città. Terremoto, Bertolaso ai sindaci: &#8220;A settembre fuori dalle tende&#8221; Il Capo della Protezione Civile ha ribadito ai sindaci abruzzesi che entro la fine dell&#8217;estate saranno consegnati a tremila famiglie i primi appartamenti [&#8230;]]]></description>
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<h1 id="ctl00_cph_h1Titolo" class="linea_box_interna_titolo ht-space" style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;">Se a settembre sono tutti fuori dalle tende andrò in giro con le mutande in testa per il centro storico della mia città.</span></h1>
<h1 id="ctl00_cph_h1Titolo" class="linea_box_interna_titolo ht-space">Terremoto, Bertolaso ai sindaci: &#8220;A settembre fuori dalle tende&#8221;</h1>
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<p class="sottotitolo interlinea18"><em>Il Capo della Protezione Civile ha ribadito ai sindaci abruzzesi che entro la fine dell&#8217;estate saranno consegnati a tremila famiglie i primi appartamenti</em></p>
<p class="testo">Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha incontrato oggi all&#8217;Aquila, nella caserma della Guardia di finanza di Coppito, alcuni sindaci del cosiddetto &#8220;cratere&#8221; del terremoto insieme ad altri amministratori locali. A loro ha ribadito che entro fine settembre nessuno resterà nelle tende. Bertolaso ha affermato che entro la fine dell&#8217;estate saranno consegnati a tremila famiglie i primi appartamenti del &#8220;Progetto Case&#8221;, in fase di attuazione. Gli altri rientri saranno scaglionati ogni 10-14 giorni, fino a dare un tetto a oltre 14mila persone. Le esigenze abitative dei residenti in case inagibili saranno sondate attraverso questionari che metteranno &#8220;i cittadini in condizione di scegliere tra le case, un alloggio in affitto o un contributo per sistemazione autonoma&#8221;, ha spiegato il sottosegretario.</p>
<p><strong><label id="ctl00_cph_data" class="blu georgia font12 interlinea28 corsivo">Venerdì 24 luglio 2009 17.45</label></strong></p>
<p>Fonte</p>
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