Staipa’s Blog

Esercizi di stile, poesie o urla.

Il bullismo visto da dentro e come una vittima può cambiare il mondo.

Faccio scoutismo da venticinque anni, credevo di aver visto tutto il vedibile. Oggi invece è accaduta una di quelle cose che ti fanno capire che lo scoutismo non è un gioco e che da valore a tutti quei venticinque anni e ai cento dieci da quando lo scoutismo esiste. La ragazzina considerata più “sfigata”, presa in giro, bulleggiata, la più timida, quella che sta sempre nel suo mondo prende e fa un monologo di venti minuti. Un monologo costruito con un preambolo che sembra stupido ma che poi riprende a metà stroncandoti e facendoti capire un mondo, un monologo sul bullismo visto dal suo punto di vista, un monologo in cui racconta a tutti la propria vita e le proprie difficoltà. Tutto il reparto in s20ilenzio ad ascoltarla assorti, la gran parte con le lacrime agli occhi, anche gli adulti. Un monologo che ha aperto una discussione sul bullismo tra i ragazzi, in cui perfino il più cazzaro ha deciso di aprirsi e raccontare la sua esperienza in modo serio e profondo.

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Incontrare il passato

Molte delle persone che mi conoscono, soprattutto quelle che mi conoscono meno probabilmente, mi conoscono per la mia passione per la montagna e per quella per la scienza. Ho raccontato raramente da dove queste due passioni vengano, ho raccontato spesso che venissero dallo scoutismo, talvolta che venissero da mio padre. Tutto questo è vero. Non posso dire che non sia così. Ma prima di questo c’è un signora nella mia vita che mi ha dato un imprinting tutto speciale, prima che arrivasse lo scoutismo, probabilmente prima che arrivassero i ricordi.
Quando ero molto piccolo, non saprei dire quanto, mio padre mi portava a camminare in montagna, ricordo poche cose, ricordo il Carega, l’Altissimo, ricordo la Val di Rabbi ed una giornata di pioggia sul percorso dei laghi da quelle parti, ricordo l’acqua ferrugginosa ma soprattutto ricordo una signora, un’amica di famiglia che camminava con me.

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Ora

Non avevo mai compreso fino a quel momento ciò che mi dicevano degli uomini, non avevo mai compreso fino a quel momento ciò che volesse dire umanità. Ero giunto in questo mondo per vie che voi non comprendereste, ero giunto in questo mondo per mezzo di ciò che voi chiamereste dolore, di ciò che voi definireste sofferenza. Non le conosco, non ancora, queste cose, non mi appartengono questi termini. Ero giunto in questo mondo come ognuno giunge al proprio, un istante prima non esistevo, il successivo ero qui con una storia davanti ed una dietro, un puntino in movimento su di una linea infinita pronto ad andare avanti nel tempo e non tornare mai indietro. Come tutti voi.
Avevo sentito i vostri cuori battere e visto i vostri occhi inumidirsi, avevo sentito parlare di cose che non comprendevo, avevo sentito dire che la mia storia era triste, che ero forte, che sentirla e vedere qualcuno superarla rendeva felici ma non conoscevo queste parole, non avevo mai vissuto nulla di ciò che sentivo raccontare.

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Lama

È affilando la tua lama che cambio, che al termine del mio mese genetlìaco inizio un mondo nuovo senza compromessi.
È sempre stato l’inizio
-la fine-
il capodanno reale che a dispetto del mondo ho sempre festeggiato
in
solitudine
raccolta.

Affilo la lama del tuo coltello e lascio tu possa scegliere di usarlo
non temo più quello nè altro
non temo più
non tremo più

lascio che il mondo resti indietro
-o vada avanti, non mi importa-
mentre incontro un nuovo mondo che sa di vecchio mondo
un vecchio mondo che sa di nuovo mondo

affilo la tua lama perché ora la so usare
non userò la tua lama perché non ho bisogno di usarla

è la mia strada,
quella mi è stata negata per lasciarmi il tempo di vederla
quella che mi è stata negata per darmi modo di dimostrane l’attaccamento
è la mia strada.

Ed improvviso una luce si accende.

 

 

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Come osservare un eclissi di sole senza bruciarsi gli occhi

  1. Trovare un eclissi di sole.
  2. Prendere una scatola di dimensioni tali da poterla tenere in mano, va bene 30X20 circa.
  3. Togliere uno dei due lati più ampi.
  4. Fare un piccolo buco su uno dei due lati più piccoli.
  5. Incollare all’interno della scatola sul lato opposto un foglio bianco.
  6. Puntare il lato con il buco verso il sole
  7. Guardare l’eclissi proiettata sul foglio bianco.

p.s. forse una scatola da scarpe è l’idea migliore, usate le forbici arrotondate.

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Lettera da capo scout a capo scout


Nota del 01/02/2016:
Questo post sta acquistando una inaspettata notorietà e la quantità di visite che riceve è in fortissimo aumento, ci tengo a specificare che tale riflessione è indirizzata ai capi facenti parte dell’associazione Agesci ma non all’istituzione Agesci che come tale non credo possa ad oggi schierarsi pubblicamente su questi temi senza una discussione interna. Non vuole per tanto essere sprono per chi sostiene campagne denigratorie nei confronti della stessa, ma tuttalpiù per chi ne promuova una discussione interna che non passi dai media.
Ringrazio per i commenti ricevuti (che non pubblicherò per evitare l’alimentazione di polemiche) nel bene e nel male e ricordo a chi mi accusa di mantenere l’anonimato che in questo blog non ho mai nascosto il mio nome, e vi si trovano agevolmente le mie generalità.

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Perchè ho smesso di scrivere

In questi giorni mi sono interrogato sul mio scrivere, anzi per l’esattezza sul mio non scrivere.
Perché non scrivo?
Non sento più il bisogno di scrivere?
Talvolta si, ma è ciò che vorrei scrivere a bloccarmi, o meglio chi leggerebbe e non trovo sensato scrivere solo per me, perché ciò che è scritto lo è per essere letto.
La vita è più frenetica, il tempo è meno, vivere da soli ti lascia determinate libertà ma contemporaneamente ti porta via molti tempi morti un tempo utilizzabili per creare, scrivere, comporre, suonare.
L’età fa calare determinati impeti letterari ma neppure questa ne è la causa.
Un tempo la mia vita era più “tumultuosa” come quella di ogni adolescente o ragazzo e amavo creare “mondi” immaginari o pseudo reali ed applicarli alla realtà del momento, scrivere cose struggenti ed applicarle a realtà non necessariamente tali, scrivere racconti o pezzi poetici da psico killer e camuffarli da rabbia adolescenziale, scrivere di uno sguardo incontrato per strada come fosse l’amore di una vita, magari applicarlo ad uno sguardo di persona reale ma non necessariamente corrispondente per giustificare il mio scrivere d’un amore che in realtà non esisteva.

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Racconti

Ricordi d’Abruzzo

Credo sia e resti per sempre una delle esperienze più forti della mia vita, una delle esperienze di vita che più mi hanno segnato, con voi, Tommaso, Davide, Marco, Sofia, Chiara, Alice, Stefano e con tutti i ragazzi che c’erano alle tendopoli.

Ricordo i loro sguardi, le loro parole, a volte straniti, persi a volte svegli come pochi.
Ricordo l’unione che solo la vecchia buona banda di B.P. crea in pochi istanti. Fratelli, fratelli mai visti prima ma che tali resteranno per tutta la vita. Fratelli.

Fratelli a lavorare accanto a me per altri fratelli che ancora mi cercano dopo questi mesi, con cui ancora si scambiano parole, opinioni, emozioni.

Dopo mesi ancora devo rielaborare tutto, tutte le emozioni, i ricordi, i sentimenti forti provati, sentimenti emozioni e ricordi che confrontati ad altri momenti, a quelli che pensavo i momenti più importanti del mio passato sono invece gradini, metri, chilometri sopra.

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L’impresa di Squadriglia

L’Impresa è, per definizione, una realizzazione grande, che impegni la Squadriglia per uno o due mesi al raggiungimento di un obiettivo ritenuto dagli squadriglieri ai limiti delle proprie possibilità.
L’impresa è un modo concreto di rispondere alla sete di avventura e autodeterminazione del singolo; è l’orizzonte con cui il Consiglio di Squadriglia si misura per realizzare i propri sogni

I momenti sostanziali dell’impresa sono sei:

  1. Ideazione: essa avviene in Consiglio di Squadriglia; dopo aver riflettuto sulle proprie possibilità, ascoltato le idee di tutti,esaminate diverse possibilità, la Squadriglia sceglie la sua impresa. In Consiglio Capi il Capo Squadriglia metterà al corrente il Capo Reparto di questa scelta e dei motivi che hanno portato ad effettuarla.
  2. “Lancio”: è il momento in cui la Squadriglia presenta al riparto,con varie tecniche di espressione(scena,burattini…), la propria meta da raggiungere.


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A presto…

Mi accingo a partire per una nuova avventura, oggi inizia il nostro campo scout, il campo del quarantesimo del mio gruppo, si siamo giovani rispetto a tanti altri gruppi, ma è comunque un momento storico.
Parto con nel cuore tanti ricordi di momenti appena passati, parto col cuore appesanitalleggerito dell’esperienza Abruzzese e nell’attesa di tornare nuovamente a viverla, anche se non sarà la stessa esperienza ma un’altra comunque diversa.
Parto con la consapevolezza che in queste due settimane probabilmente avvocati, giudici e quant’altro muoveranno nuove carte e che nel mezzo del campo dovrò tornare un giorno a parlare con questi, con la consapevolezza che al mio ritorno non avrò probabilmente più il luogo che avevo iniziato a chiamare troppo presto “casa mia”.

Orchidea

Con la consapevolezza che casa mia è il mondo e che ovunque io sia la vita resta comunque stupenda, la consapevolezza che nel mio piccolo posso lasciare il mondo un po’ migliore, solo una goccia nel mare, ma pur sempre qualcosa.


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"La mia uniforme significa di più da quei giorni, dal tuo incontro, da quei colori"

Pensavo al processo mentale che mi porta a scrivere, spesso non parte da un concetto ma da una frase.
Questa mattina nella mia mente ruotava una frase “la mia uniforme significa di più da quei giorni, dal tuo incontro, da quei colori” e con questa frase, in mezzo a questa frase, il fulcro attorno cui questa frase gira è un volto, un sorriso, dei ricordi. Parte così la mia scrittura e da lì anche a me stesso è ignoto cosa ne uscirà.
Potrei scrivere di lei, potrei scrivere solo dello scoutismo, potrei scrivere di quasliasi cosa, potrei scrivere in un meta-discorso quello che avrei scritto senza in realtà scriverlo.
Lo scopo certo è quello di trasmettere le emozioni che ho dentro, di trasmettere che la mia vita è cambiata, di trasmettere.
Parte così una digressione che io stesso seguo,

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