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	<title>società Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>società Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>La disaffezione dal &#8220;Social&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Aug 2018 14:15:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il processo in me è iniziato da un po&#8217;, ammetto di essere sempre stato piuttosto altalenante nell&#8217;uso dei Social Network. So ad esempio di averne abusato ai tempi dei forum quando la parola &#8220;Social Network&#8221; non era ancora stata coniata ma sui forum si conoscevano persone reali, iniziavano discussioni reali che si perpetravano a volte [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il processo in me è iniziato da un po&#8217;, ammetto di essere sempre stato piuttosto altalenante nell&#8217;uso dei Social Network. So ad esempio di averne abusato ai tempi dei <i>forum</i> quando la parola &#8220;<i>Social Network</i>&#8221; non era ancora stata coniata ma sui forum si conoscevano persone reali, iniziavano discussioni reali che si perpetravano a volte anche per mesi o anni e che sfociavano in cene, concerti, amicizie, talvolta matrimoni. La venuta di quelli che oggi si chiamano&nbsp;<i>Social Network</i> al contrario è corrisposta ad una maggiore <i>asocialità.</i> Ma non è di questo che voglio parlare. I <i>Social Network&nbsp;</i>sono riusciti a sostituire i vecchi bar di paese in tutto e per tutto, in primis in quello che era la voce di paese, la leggenda metropolitana perpetrata, il&nbsp;<i>mi ha detto mio cugino</i> divenuto il&nbsp;<i>ha condiviso il mio amico</i>, si è espansa fino a diventare realtà come un tempo diveniva realtà nel piccolo quartiere o nella cittadina. Al bar c&#8217;era sempre chi aveva un&#8217;opinione su tutto, ora sui social tutti hanno un&#8217;opinione su tutto. Quello che un tempo era <i>quel</i> <i>ristorante giapponese è il migliore, me lo ha detto una mia amica che lavora all&#8217;Asl</i> si è trasformato in un mucchio di avvocati, ingegneri strutturali, giuristi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La goccia che ha fatto traboccare il vaso della mia sopportazione è legata ad un grave fatto di cronaca recente, non importa quale perché chi sta leggendo nei giorni vicini lo riconoscerà, chi leggerà più avanti forse ne avrà perso memoria. Ci sono stati diversi modi di reagire sui social, perché ovviamente bisogna reagire, dire la propria, muoversi, mostrarsi. Proverò a farne un semplice elenco cercando di stare tra il serio e il faceto</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Il buono:</strong> ne pubblica la foto facendo con didascalia simile a <i>Rispettiamo il silenzio</i> o&nbsp;<i>Solo rispetto per le vittime</i> o cose del genere, di fatto perdendo l&#8217;occasione di rispettare il proprio stesso appello e cogliendo quella di farsi vedere buoni</li><li><strong>Lo sfruttatore: </strong>ne pubblica la foto&nbsp;per pompare l&#8217;indignazione, è <i>colpa di tizio</i>, <i>l&#8217;Italia va a rotoli,</i>&nbsp;<i>quando c&#8217;era lui</i>&#8230; per lo più a sproposito, ma mai farsi mancare la ghiotta occasione di farsi notare, tanto se cavalchi l&#8217;indignazione vinci sempre.</li><li><strong>Lo sfruttatore di secondo livello:</strong>&nbsp;aspetta che <i>lo sfruttatore</i> scriva la sua cazzata, tanto si sa che lo farà, è solo questione di tempo, in genere pochissimo tempo. Poi condivide il contenuto accusandolo di strumentalizzare la questione, di fatto strumentalizzandola a sua volta</li><li><strong>Il buono di secondo livello:</strong>&nbsp;aspetta che <i>Il buono</i>, <i>Lo sfruttatore</i> e <i>Lo sfruttatore di secondo livello</i> abbiano iniziato a litigare tra loro, perché spesso anche <i>Il buono</i> alla fine non riesce a trattenersi, a quel punto ricorda a tutti che nessuno sta pensando alle vittime, che stanno tutti strumentalizzando la cosa per rendersi belli e farsi notare. Rendendosi bello e facendosi notare.</li><li><strong>Il buono di terzo livello:</strong>&nbsp;scrive qualcosa come questo articolo risultando assolutamente ipocrita e finto perfino a sé stesso già mentre lo scrive.&nbsp;Ma comunque è felice di essersi fatto notare e si sente più intelligente degli altri.</li><li><strong>L&#8217;espertone:&nbsp;</strong>scrive la sua, si dilunga in aspetti tecnici specifici, indignato come non mai spiega perché hanno sbagliato, ma nella realtà ha imparato tutto per scienza infusa, o per <i>aver studiato all&#8217;Università dell&#8217;Internet</i> mentre nella vita si occupa di tutto meno che quell&#8217;argomento. Si fa notare molto e se gli va bene fa una gran bella figura.</li><li><strong>L&#8217;espertone Vero:&nbsp;</strong>al contrario de <i>L&#8217;espertone</i>, padroneggia davvero il tema ma non si sbilancia se non per dire a <i>L&#8217;espertone</i> che non ha titolo per parlare di quell&#8217;argomento. Si fa notare prevalentemente sulle spalle del suo fratello minore, vive di luce riflessa e se nessuno fa <i>L&#8217;espertone</i> si trova smarrito.</li><li><strong>L&#8217;esperto:&nbsp;</strong>Figura rarissima ormai quasi introvabile. Padroneggia il tema è dà la sua opinione tecnica precisa, ma non fa notizia, nessuno se ne accorge e vive di continue frustrazioni subissato da&nbsp;<i>L&#8217;espertone&nbsp;</i>e da&nbsp;<i>L&#8217;espertone vero</i>. Di tutti è forse quello meno visibile.</li><li><strong>Lo stronzo:</strong>&nbsp;Ignora la notizia, pubblica la foto di un gattino e se la gode passando sopra a tutto.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">In pratica ci si trova immersi in un mondo in cui qualsiasi cosa si faccia, o non faccia, ci si ritroverà in una categoria, in una scelta, in un prendere posizione in una continua gara tra chi vuole farsi notare e farsi bello. Una sagra dell&#8217;egocentrismo intervallati da <i>selfie</i>, foto di vacanze e immagini che mostrano un successo dietrologie all&#8217;altro. Dire la verità senza scontrarsi diviene pressoché impossibile, non schierarsi equivale a far si che gli altri ti infilino in una categoria, in genere quella opposta alla loro. L&#8217;opinione di chiunque vale come quella di chiunque altro, esperto o non, competente o non, intelligente o non in un tripudio di verità contrastanti ma assolute.<br>Nessuno che abbia ragione, tutti torto in un relativismo che ormai è l&#8217;unico assolutismo. Non puoi dire la tua o finirai per scontrarti, non puoi farti i fatti tuoi o finirai per scontrarti.<br>E poi se le stesse persone le incontri per strada ci si saluta con imbarazzo senza scambiare più di due parole.<br>Alla fine, ti importava relativamente anche della discussione e sai che parlando non c&#8217;è il tempo che hai quando stai scrivendo, meglio nascondersi dietro la tastiera per affrontare il mondo.<br>Mi sono dato una regola da oggi. Non più di tre interventi, se la cosa non si risolve non importa.<br>Per il resto giudicatemi come vi pare, e se volete parlarmi, discutere con me, suonatemi il campanello ed entrate in casa che ci beviamo qualcosa.</p>
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		<title>Una società incapace di comprendere il suicidio e la droga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2017 21:48:48 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni si è fatto un tanto parlare di un ragazzino che denunciato dalla madre per uso di sostanze stupefacenti si è buttato dalla finestra durante la perquisizione delle forze dell&#8217;ordine. Ci ho pensato parecchio, ci ho pensato perché conosco ragazzini che fumano, ci ho pensato perché anche come capo scout tutto questo deve interessarmi, ci ho pensato perché mi sembra tutto sbagliato. Tutti i discorsi che ne sono nati. Sia chi accusa la madre di poco tatto per il quale lui si sarebbe suicidato, sia per chi dice impugna il vessillo di &#8220;liberalizziamola&#8221; dicendo che se fosse libera non sarebbe accaduto, chi dice che i ragazzi non dovrebbero fumare, chi dice che dovrebbero essere liberi di farlo che non fa male. Nessuno si interroga su perché il ragazzo si sia suicidato. La verità, credo, è che il motivo per cui quel ragazzo si è suicidato è perché tutti si limitano a chiedersi cosa sia accaduto quel giorno.<br />
Premesso che nessuno di noi lettori di giornali, o fruitori di telegiornali avrà mai sufficienti informazioni per sapere che cosa sia accaduto, come fosse la vita di quella famiglia e il passato di quel ragazzo io coglierei l&#8217;occasione per non fare nessuno schieramento né a favore né contro di nulla, ne dell&#8217;uso o liberalizzazione delle droghe, né del comportamento corretto o scorretto della madre o delle forze dell&#8217;ordine o di altro. Di strumentalizzazioni, spesso becere, ne sono state fatte abbastanza.<br />
La verità, e ne sono piuttosto convinto, è che nessuno si suicida per una situazione. Nessuno si suicida per la vergogna di essere stato beccato con le mani nella marmellata, come nessuno si suicida per essere stato lasciato dalla donna o per aver perso il lavoro, ma i media, noi osservatori esterni ogni volta che accade ci chiediamo cosa fosse successo negli ultimi dieci minuti, forse nell&#8217;ultima giornata. No.<br />
Nessuno a meno che sia estremamente stupido si suicida in un giorno. Il suicidio è qualcosa che la persona medita, pensa, costruisce e riflette in mesi, anni, forse tutta la propria esistenza. Il suicidio accade quando una persona si trova ad essere completamente <span id="more-4253"></span>isolata dalla società che lo circonda, e non isolata nel senso che nessuno gli parla ma che da un lato nessuno lo comprende dall&#8217;altro la persona non riesce a trovare il corretto modo di esprimersi e farsi comprendere. Accade quando i ponti delle comunicazioni con l&#8217;esterno sono ormai da troppo tempo recisi, quando si perde la speranza di ricostruirne. Se qualcuno si uccide per essere stato trovato con le mani nella marmellata è stata solo la goccia che ha fatto traboccare un gigantesco vaso grande come il mare. Sarebbe potuto accadere il giorno dopo per qualcos&#8217;altro, o il giorno dopo ancora, ma non è quella la causa scatenante. Non lo è mai. Proprio il fatto che la società veda il suicidio in questo modo paradossalmente è una delle cause del suicidio perché ancora una volta dimostra, a chi è ancora vivo e ci sta pensando, come il senso di essere incompreso dagli altri abbia un fondamento.<br />
E la droga? La droga cosa c&#8217;entra in tutto questo? La droga è la stessa cosa. Una forma di suicidio controllato mal interpretato dalla società. Le persone hanno paura che uno spinello porti alle droghe pesanti, ma non è questo il reale nesso logico. Quasi certamente le droghe pesanti per arrivare passano dallo spinello, sì, è normale provare prima qualcosa di <em>semplice</em> prima di <em>rischiare troppo</em>, ma il nesso logico è un altro. Non è lo spinello a portare alla droga pesante quanto non è l&#8217;essere scoperto che porta al suicidio, a portare alle droghe pesanti è lo stesso genere di malessere, di incomunicabilità, di insoddisfazione, di bisogno di fuga che porta al desiderio di morire, solo con alcune differenze come la paura di morire, la speranza che possa essere un momento di passaggio o altre cose simili. Non è vietando il fumo che si eviterà l&#8217;eroina, non è essendo accondiscendenti che si eviterà il suicidio è amando la persona, dandogli modo di fare esperienze che riempiano la vita e non il tempo vuoto, è migliorando la vita a trecentosessanta gradi che si può evitarli, non pensando agli ultimi dieci minuti in cui ci si ha litigato. Non significa sia facile, non significa che ci sia un metodo per farlo ma finché pensiamo che uno si faccia di eroina perché si era fatto uno spinello o che si suicidi perché ha litigato con qualcuno sicuramente stiamo guardando nel posto sbagliato, nel momento sbagliato.<br />
Di persone che si sono fatti spinelli per provare e non sono diventate tossicodipendenti c&#8217;è pieno il mondo, e qual&#8217;è il vero discriminante se non tutto il resto della loro vita? La soddisfazione, la noia, l&#8217;amore delle persone care, la realizzazione personale. Non lo spinello, non il litigio, non la punizione ma tutto il resto.<br />
Finché la società non capirà questo continuerà a guardare dalla parte sbagliata, a non capire, a non risolvere.</p>
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		<title>L&#8217;uomo nero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2015 17:45:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non riesco a capire.Qualcosa è cambiato, ma non focalizzo se a cambiare sia stato il mondo, lentamente, o la mia mente. Cammino, mi guardo attorno e vedo cloni, cloni di cloni, e altri cloni. Guardo il volto delle persone, i vestiti, i movimenti, gli argomenti. Cloni, cloni di cloni ed altri cloni.Ogni persona che incontro, [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Non riesco a capire.<br>Qualcosa è cambiato, ma non focalizzo se a cambiare sia stato il mondo, lentamente, o la mia mente. Cammino, mi guardo attorno e vedo cloni, cloni di cloni, e altri cloni. Guardo il volto delle persone, i vestiti, i movimenti, gli argomenti. Cloni, cloni di cloni ed altri cloni.<br>Ogni persona che incontro, ogni persona con cui parlo, inaffidabile, presa dai pensieri di qualcosa che crede essere solo un suo problema ma che è identico ai finti problemi di tutti quelli che lo circondano, incapace di mantenere parola o attenzione. Manca il tempo, manca il tempo. Sembra che tutti vivano conquistati dagli uomini grigi di Momo di Ende. Un libro che oggi tutti dovrebbero leggere, ma che basterebbe leggesse uno perché uno è uguale a tutti. Almeno ho questo sospetto.<br>Non riesco a focalizzare.<br>Non capisco se ieri il mondo non fosse così, se sia cambiato nel tempo lentamente o se sia io ad essere cambiato.<br>Mi sento soffocare in questo mondo, mi sembra di giocare a carte all&#8217;uomo nero, o &#8220;la veccia&#8221;, quel gioco di carte in cui nessuna carta seppur diversa ha un valore, nessuna carta è diversa dalle altre tranne una. Non dico di sembrare quella carta diversa, ma la sto cercando, disperatamente.<br>Corro, corro senza fiato in questo mondo, ho un mazzo di carte, lo sfoglio, giro ogni carta, la guardo ed il volto è lo stesso, il vestito lo stesso, le parole che dice le stesse, provo a parlare a dire cose che smuovano l&#8217;anima &#8220;eretico, eretico&#8221; è il coro, &#8220;eretico&#8221; l&#8217;unica risposta.<br>Mi chiedo cosa sia cambiato, se sia una evoluzione od un&#8217;involuzione, mia o del mondo. O semplice stabilità. Pochi giorni fa ho il ricordo di aver avuto qualcuno accanto, qualcuno speciale, o forse era anni fa, poi l&#8217;ho guardato in volto ed era un clone, come gli altri cloni, cloni di cloni di altri cloni.<br>L&#8217;immagine è come svegliarmi con accanto uno di questi che smarrito s&#8217;allontani ed esca di casa in silenzio ed io a guardarmi allo specchio, ma non ricordo il mio volto, non ricordo di essermi guardato, non ricordo neppure se sia vero che sia accaduto, o che accanto a me ci sia stato qualcosa che non fosse un clone, non ricordo neppure se i miei ricordi siano reali o siano essi gli errori. Non mi sono mai ritenuto migliore o peggiore, ma fiero di sentirmi diverso, comune ma diverso o anche questo è un ricordo perverso innestato da chissà quale errore virus o malore. Non riconosco generi o colori o differenza alcuna tra ognuno di quelli che incontro, non riconosco.<br>Non riconosco.<br>Ad ognuno se chiedi come va la risposta è un freddo &#8220;bene.&#8221; se chiedi della famiglia &#8220;bene.&#8221; se chiedi del lavoro &#8220;bene.&#8221; e poi ognuno inizia con il proprio monologo argomentale da cui non si può uscire, né interagire, né discutere, né argomentare a propria volta. Il tema uno solo, l&#8217;unica cosa che differenzia un clone dall&#8217;altro è il tema. Niente altro.<br>Non ho più il fiato di correre, le gambe, le dita stanche alla ricerca di una carta che non trovo, scorrere avanti, indietro ancora ed ancora alla ricerca.<br>Ricordo un tempo di averne avute altre, in un cassetto e guardandole scopro che sono ancora identiche a tutto, a tutto.<br>Poi infine vado allo specchio e guardo il mio volto, mi chiedo come sto: &#8220;bene.&#8221;, come va al lavoro: &#8220;bene.&#8221; e mi siedo.</p>
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