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	<title>Stephen King Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>Stephen King Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>La narrazione della prepotenza (e dell&#8217;ignoranza)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Feb 2020 15:28:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Solo pochi giorni fa scrivevo del bullismo usato come propaganda politica (https://wp.me/pQMJM-1Qo). Non era ancora scoppiata la fobia del Coronavirus, che poi si chiama 2019-nCoV perchè coronavirus è solo una macro categoria di virus (per info: https://tinyurl.com/rqn789a), e Stephen King doveva ancora abbandonare Facebook all&#8217;urlo di &#8220;Non mi fido. Troppe fake news e poca protezione [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Solo pochi giorni fa scrivevo del bullismo usato come propaganda politica (<a href="https://www.staipa.it/blog/il-bullismo-spacciato-come-valore/">https://wp.me/pQMJM-1Qo</a>). Non era ancora scoppiata la fobia del <em>Coronavirus</em>, che poi si chiama <em>2019-nCoV</em> perchè <em>coronavirus </em>è solo una macro categoria di virus (per info: <a href="https://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&amp;id=228">https://tinyurl.com/rqn789a</a>), e <em>Stephen King</em> doveva ancora abbandonare  Facebook  all&#8217;urlo di &#8220;<em>Non mi fido. Troppe fake news e poca protezione della privacy</em>&#8221; (<a href="https://www.repubblica.it/esteri/2020/02/03/news/stati_uniti_stephen_king_abbandona_facebook_fake_news-247472285/">https://tinyurl.com/tw635t6</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Frequento sempre meno i social, ci scrivo prevalentemente per notificare i nuovi articoli di questo blog, ma li navigo, li esploro, leggo quello che ci scrive su la gente. Mi sono sempre interessato alla <em>Psicologia delle masse</em> (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_delle_masse">https://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_delle_masse</a>), a partire da quando da piccolo mi affascinava il fenomeno per cui nell&#8217;Arena di Verona ai concerti gli applausi tendono dopo pochi secondi a sincronizzarsi sulla frequenza di rimbalzo dell&#8217;eco. I social network oggi sono uno strumento fantastico per vedere come le masse tendano a comportarsi e lo sto trovando sempre più inquietante, o forse solamente triste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni, mentre pensavo al bullismo e al modo di fare propaganda stavo leggendo anche <em>Mein Kampf</em>, il saggio politico scritto da Adolf Hitler nel quale fornisce, tra le altre cose, la propria idea di come si debba fare per fondare un partito che muova consensi delle masse. Aveo segnato due parti che mi avevano colpito, la prima parlava di democrazia:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>Non è lo scopo della Democrazia di oggi formare un assemblea di uomini saggi, ma piuttosto prenderli da una folla di nullità servili che possano essere facilmente portate verso determinate direzioni, specialmente se l&#8217;intelligenza di ognuno di loro è limitata. Soltanto così si può giocare la partita dei partiti politici nel suo attuale insano senso. Ma questo permette anche alle persone che in realtà tirano le fila di restare sicure dietro le quinte, senza alcuna possibilità di essere mai resi personalmente responsabili. Perché oggi una decisione, non importa quanto dannosa per la nazione, non può essere messa in conto a nessuno dei mascalzoni che sono sotto gli occhi del pubblico, mentre può essere sempre messa sulle spalle di un&#8217;intera sezione. </strong></p><cite> <em>Mein Kampf</em>, Adolf Hitler</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;altra invece parlava della propaganda:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>Tutta la propaganda dovrebbe essere popolare e dovrebbe adattare il suo livello intellettuale alla capacità recettiva del meno intellettuale delle persone a cui si desidera rivolgersi. Quindi deve adattare la sua elevazione mentale in proporzione alla quantità delle masse a cui si deve aggrappare. <br>Se, come per la propaganda di guerra, l&#8217;obiettivo è quello di radunare un&#8217;intera nazione nel suo cerchio di influenza, l&#8217;attenzione per cercare di evitare un livello intellettuale troppo elevato non è mai sufficiente. <br>La capacità recettiva delle masse è molto limitata, e la loro comprensione è scarsa; d&#8217;altra parte, essi hanno una grande capacità di dimenticare. <br>Premesso questo, tutta la propaganda efficace deve essere limitata a pochissimi punti che devono essere esposti sotto forma di slogan finché anche l&#8217;ultimo uomo sia in grado di comprendere ciò che ogni slogan significa. Se si sacrifica questo principio per il desiderio di avere molte sfaccettature, si dissiperà l&#8217;efficace lavoro della propaganda, perché il popolo non sarà in grado di digerire o trattenere il materiale che gli viene offerto. Inoltre si indebolirà e infine cancellerà la sua stessa efficacia. </strong></p><cite> <em>Mein Kampf</em>, Adolf Hitler </cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Lungi dal paragonare il male creato dal Nazismo alla situazione attuale o a qualunque politico attuale, ma non riesco a non provare un brivido di preoccupazione ogni volta che leggo queste due citazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Attravero l&#8217;uso dei <em>social network</em> abbiamo sdoganato non solo la cattiveria del bullismo ma anche la stupidità. L&#8217;ignoranza. Non vale per tutti i <em>social network</em>, sia chiaro. Alcuni sono nati per scopi diversi dal becero generalismo, Anobii, Linkedin, Ello, sono esempi in cui il concetto di <em>Social </em>è applicato in maniera sana e positiva e si occupano rispettivamente di libri, lavoro e artisti. Il problema si presenta normalmente con quelli generalisti dove si parla di tutto e proprio per questo di niente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È  su questi <em>social network</em> spopolano la paura e la rabbia portate dall&#8217;ignoranza della massa. Ho citato all&#8217;inizio <em>2019-nCoV</em>, quello che nel giornalismo e nella rete viene chiamato genericamente <em>coronavirus</em>, sui social si legge il terrore delle persone, la convinzione di perfetti ignoranti di conoscerne le caratteristiche e insegnarle quando basterebbe andare sul canale giusto (ad esempio <a href="https://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&amp;id=228">https://tinyurl.com/rqn789a</a>) per rendersi conto di quale sia il pericolo reale. Ma non sarebbe neppure grave se l&#8217;ignoranza, e la mancanza di volontà di informarsi in maniera corretta, si limitassero a spaventare le persone spingendole a lavarsi le mani di più o a viaggiare di meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è quando la gente è così ignorante da spaventarsi della sola presenza di persone asiatiche, tra l&#8217;altro identificando come cinesi tutti gli abitanti di un continente grande 4,4 volte  l&#8217;europa, per un terzo delle terre emerse:  44.579.000 km quadrati per più di 4.462.676.731 abitanti. Quando le persone per paura di un virus smettono di andare in ristoranti gestiti da <em>asiatici </em>(<a href="https://www.today.it/attualita/coronavirus-ristoranti-cinesi.html">https://tinyurl.com/shjl62h</a>), quando chiedono di escludere i <em>ragazzini asiatici</em> dalle scuole (<a href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/niente-panico-tutti-in-classe">https://tinyurl.com/wn8cb9f</a>), quando vanno in panico per la paura dei pacchi provenienti da <em>siti cinesi</em> come Wish e Aliexpress (<a href="https://www.optimagazine.com/2020/01/31/panico-da-coronavirus-per-pacchi-wish-e-aliexpress-sicuro-comprare-dalla-cina/1701090">https://tinyurl.com/wd6buvj</a>), quando arrivano ad insultare sul treno <em>ragazzi dai tratti asiatici</em> che probabilmente come tutti conoscono quella zona della zona Cina per averla letta in questi giorni sui giornali (<a href="https://www.sorrentopress.it/psicosi-coronavirus-ragazzi-dai-tratti-asiatici-insultati-sui-treni-sorrento-napoli/">https://tinyurl.com/uyh3dmo</a>), quando corrono a comprare tutte le mascherine disponibili mettendo in difficoltà quelli a cui davvero le mascherine servono (<a href="https://www.leggo.it/italia/cronache/coronavirus_mascherina_prezzi_ultimissime_notizie_oggi_31_gennaio_2020-5020303.html">https://tinyurl.com/tvr4bua</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bastano quattro fake news per mandare in panico metà di una nazione convinta di informarsi per quello che legge sui social, bastano quattro fake news e la paura del diverso -in questo caso solo per i tratti asiatici- sfocia in terrore e il terrore in violenza. E ancora una volta chi si informa (o ritiene di informarsi) sui social, snobba chi ha studiato una vita l&#8217;argomento. Gli appelli di medici e virologi sono del tutto inutili di fronte alla paura dovuta all&#8217;ignoranza.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>Non è lo scopo della Democrazia di oggi formare un assemblea di uomini saggi, ma piuttosto prenderli da una folla di nullità servili che possano essere facilmente portate verso determinate direzioni, specialmente se l&#8217;intelligenza di ognuno di loro è limitata. </strong> </p><cite> <em>Mein Kampf</em>, Adolf Hitler </cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Sono le stesse persone che votano i partiti, le stesse persone che hanno votato in passato e che voteranno in futuro. Che daranno in mano il potere esecutivo e legislativo nelle mani di persone che sanno perfettamente come indirizzare dall&#8217;una o dall&#8217;altra parte instillando minuscoli dubbi. Il tuo vicino di casa può farti ammalare? Sei sicuro che la causa dei tuoi problemi non venga da quel tizio che ti osserva là in fondo? E se il tuo medico facesse finta di curarti per mantenerti malato e guadagnarci?<br>Fidati di me. Dell&#8217;uomo forte, ignorante come te, con le tue stesse idee, con i tuoi stessi dubbi ma in grado di raccogliere i consensi che tu sogneresti di avere. Sono qui, e ti porterò proprio dove vorresti andare.</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><strong>Immagine in evidenza: </strong>Allegoria della Divina Sapienza, in cui è rappresentato l’Intelletto umano liberato dai lacci dell’Ignoranza mentre contempla la Verità Luca Giordano (1685) </p>
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		<title>Credevo che gli antiabortisti fossero i personaggi di un libro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Oct 2018 18:42:52 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Sono sempre stato un vorace lettore di Stephen King, lo amo e l&#8217;ho amato per le storie, per il modo di scrivere e per lo sguardo antropologico che spesso i suoi romanzi contengono. Quando molti anni fa ho letto <em>Insomnia</em> provavo un piacere divertito nella sua descrizione drammaticamente reale del movimento antiabortista americano. Una affermazione in particolare mi era rimasta impressa:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Noi non siamo antiabortisti, noi siamo per la vita!&#8221; proruppe Dalton &#8220;C&#8217;è un enorme differenza, che voi giornalisti evidentemente non riuscite a vedere!&#8221;</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">La trovavo ridicola. Avevo sì e no diciassette anni e pensavo quanto fossero fuori di testa gli americani. Poi pensandoci bene avevo giustificato quel personaggio pensando &#8220;Ok, ok, è sicuramente un esagerazione di King. Non può essere davvero reale, soprattutto non potrebbe mai diventare reale dove vivo io.&#8221;<br>Invece no. Invece a <em>Verona</em>, proprio dove abito io la città viene dichiarata dalla giunta comunale &#8220;<em>Città a favore della vita</em>&#8221; (<a href="https://www.ansa.it/veneto/notizie/2018/10/05/verona-citta-vita-mozione-antiaborto_4c264b38-0b83-477b-815a-4bb1390bd4f5.html">https://goo.gl/oeCkCz</a>). La città in cui vivo si trova a schierarsi contro una legge 194 approvata ormai quarant&#8217;anni fa, si trova a scegliere di finanziare <em>associazioni cattoliche</em> affinché facciano <em>proselitismo contro l&#8217;aborto</em>, contro la libera scelta, contro i diritti che le donne hanno lottato per ottenere, diritti per cui molte sono morte, hanno subito violenze, continuano a subire violenze.</p>



<span id="more-5801"></span>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Noi non siamo antiabortisti, noi siamo per la vita!&#8221;&nbsp; <br>Ma contro la libertà di scelta, il libero arbitrio (posto che questo esista), contro la vita di molte donne che fanno una scelta, non certo a cuor leggero, motivata da cose che solo loro possono conoscere.<br><br>&#8220;Noi non siamo antiabortisti, noi siamo per la vita!&#8221;&nbsp; è probabilmente molto simile quello che raccontava la chiesa ai tempi dell&#8217;inquisizione quando accendeva una pira sotto i piedi di <em>Giordano Bruno</em> o quando scomunicava <em>Galileo Galilei</em> o quando bruciava o affogava le centinaia di streghe che tanto per cambiare erano quasi sempre donne. &#8220;Non siamo &lt;<em>mettici quel che vuoi</em>&gt;, noi siamo per la vita!&#8221;.<br><br>Ho paura. Ho paura di essere in un mondo che un tempo mi divertiva leggere perché simulava una paura lontana. Ho paura di essere in un mondo che si credeva passato ma che infine non è mai morto. Ho paura che gli incubi su cui si costruivano storie su eventi del passato stiano diventando nuovamente il nostro futuro.<br>Ho paura perché finché stiamo a guardare, finché accettiamo supinamente, finché non ci impegnano a lottare litigare con il nostro vicino di casa, collega, amico, conoscente perché queste cose non esistano neppure per scherzo, il mondo continuerà ad essere sempre lo stesso che credevamo superato. Lo stesso che guardando il medioevo ci fa credere di essere superiori.<br>Siamo ancora lì.<br>Incapaci di smuoverci, di guardarci dentro.<br>Incapaci di amare, ma capaci di fingere che il nostro odio sia amore.</p>
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		<title>Barbecue!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jun 2017 20:41:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La pelle dietro il collo gli si tese all&#8217;improvviso. C&#8217;era un solo modo per spiegare contemporaneamente la tensione che aveva provato entrando in casa e il ricordo che era appena affiorato. E solo in quel momento si accorse che spiegava anche il silenzio quasi spettrale nella stanza accanto. C&#8217;era stato tutto il tempo di pensarci, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La pelle dietro il collo gli si tese all&#8217;improvviso. C&#8217;era un solo modo per spiegare contemporaneamente la tensione che aveva provato entrando in casa e il ricordo che era appena affiorato. E solo in quel momento si accorse che spiegava anche il silenzio quasi spettrale nella stanza accanto.<br />
C&#8217;era stato tutto il tempo di pensarci, di arrivarci con calma, quell&#8217;odore che aveva sentito, quell&#8217;odore strano non era altro che il profumo della sua lacca, no? Ed era qualche minuto che la bambina non faceva alcun rumore. A quell&#8217;ora era troppo presto per essersi addormentata e raramente si addormentava senza prima passare a salutarlo. E quel servizio in televisione? Fuga dall&#8217;ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere. Tre detenute hanno tentato la fuga ieri notte, due sono state fermate mentre una è riuscita a fuggire, ha strappato un orecchio a morsi ad una guardia carceraria. Quanti ospedali psichiatrici giudiziari ci sono in Italia? Non ne aveva idea, non aveva idea neppure di quale fosse il carcere nel quale la madre di sua figlia fosse stata rinchiusa, non aveva voluto saperlo, non aveva mai neppure aperto la lettera dell&#8217;avvocato per non avere la tentazione di andarla a trovarla e di rischiare che lei scoprisse qualunque cosa possibile sulla loro nuova vita.<br />
La villetta in cui viveva in questi giorni era stupenda, un luogo<span id="more-4447"></span> nel quale non avrebbe mai potuto permettersi di vivere se la vita fosse andata come doveva andare, se sua moglie, la donna che amava, non lo avesse fatto rimanere sulla carrozzella piantandogli un spiedo nella schiena urlando &#8220;Oggi barbecue&#8221;. Abitava in quella villetta solo grazie ai sussidi che lo stato gli aveva garantito e allo status di <em>protetto</em>. Ma protetto da chi? Da quando era stata rinchiusa nessuno aveva più pattugliato casa e anche urlando ora non ci sarebbe stata possibilità alcuna di essere sentito. Nessuna possibilità.<br />
Come aveva potuto lei sapere dove venirlo a trovare? Forse si stava immaginando tutto, forse il profumo che aveva sentito entrando era qualcos&#8217;altro, un ricordo latente e forse davvero la bambina si era solamente addormentata.<br />
&#8220;Amore? Ciao, avevo dimenticato di dirti che sarei rientrata prima quando mi hanno arrestata.&#8221;<br />
La voce alle sue spalle era assolutamente naturale e dolce. Non ebbe il coraggio di voltarsi a guardarla e rimase in silenzio, in attesa di qualcosa. Di qualunque cosa.<br />
&#8220;Amore? Tutto bene? Mi sembri silenzioso, pensavo saresti stato felice di vedermi!&#8221; disse ancora lei.<br />
Era più vicina, probabilmente al massimo ad un metro o due.<br />
&#8220;Ehi, tutto bene?&#8221;<br />
Sentì il calore del suo viso accanto, il morbido dei suoi capelli profumati di lacca lambirgli l&#8217;orecchio. Chiuse gli occhi e rimase ancora in attesa.<br />
&#8220;Non dici niente?&#8221; disse lei.<br />
&#8220;Cosa ci fai qui?&#8221; rispose lui immediatamente.<br />
&#8220;Sono tornata a casa, è casa nostra, no?&#8221;<br />
&#8220;Anna? Cosa hai fatto ad Anna?&#8221;<br />
&#8220;Anna sta dormendo di là, nella culla, dorme come un angioletto&#8221;<br />
&#8220;Ha dodici anni. Non dorme nella culla da quasi dieci anni&#8221; disse lui.<br />
Lei fece una risata dolce, una come quelle che lo avevano fatto innamorare di lei. &#8220;Non correre troppo con i tempi caro! Ti piace sempre scherzare, ma spero che abbia il tempo di vivere l&#8217;infanzia prima di diventare adolescente, non credi?&#8221;<br />
Lui rimase in silenzio qualche minuto. Poi trovò il coraggio di aprire gli occhi e di voltare la testa.<br />
Anna gli leccò un orecchio e lo morse così forte che avrebbe potuto strapparglielo e sibilando disse &#8220;Un barbecue.&#8221;<br />
Impugnò la sedia a rotelle e fece per muoverla attorno a se stessa. L&#8217;uomo  impugnò le ruote per fermarla e la ragazzina avvicinò nuovamente la bocca all&#8217;orecchio.<br />
&#8220;Vuoi che morda più forte, <em>caro</em>?&#8221;<br />
&#8220;Perché lo stai facendo?&#8221; disse lui lasciando andare le ruote.<br />
&#8220;Ma perché mi hai tradito <em>amore</em>, e quindi ti voglio riconquistare con un bellissimo <em>barbecue.</em>&#8221;<br />
&#8220;Anna, tu non sei tua madre. E se anche fosse non l&#8217;ho mai tradita, ne era convinta, ma io non l&#8217;ho mai tradita una sola volta, non ne sarei stato capace.&#8221;<br />
&#8220;Non tirare in ballo la bambina, per fortuna è ancora abbastanza piccola da non ricordare e non subire alcun trauma per la tua negligenza, per la tua incapacità di marito, di padre e di uomo. Ma ora pensiamo alla nostra <em>cenetta romantica</em>&#8221;<br />
Anna aprì la porta a vetri che dava sul retro del giardino, poco distante aveva approntato un ferro di cavallo di legna per il camino e sacchetti di pallet strappati e aperto, la struttura era altra poco più di mezzo metro e larga abbastanza da infilarci la sedia a rotelle.<br />
&#8220;No, non puoi farlo! Anna, non puoi farlo!&#8221; l&#8217;uomo stava piangendo inerme ed incapace di muoversi dalla paura.<br />
&#8220;Papà, non sono io a farlo. Sei tu&#8221; disse la bambina.<br />
L&#8217;uomo accese un fiammifero e lo lanciò dove pochi minuti prima aveva preparato il tutto bagnato di abbondante benzina, poi osservò le fiamme avvolgerlo.<br />
Rimase in silenzio fino alla fine.</p>
<blockquote><p>Esercizio di Stile per il paragrafo 6 del capitolo &#8220;Sulla scrittura&#8221; di &#8220;On Writing&#8221; di Stephen King</p></blockquote>
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		<title>La mia prima volta (L&#8217;anima)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2017 13:34:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#60;- La mia prima volta &#60;- La mia prima volta (La vita) Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta/">&lt;- La mia prima volta</a><br />
<a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-seconda-versione/">&lt;- La mia prima volta (La vita)</a></p>
<p>Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell&#8217;aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto. Ci avevo già provato in passato in maniera meno concentrata e motivata ma questa volta sarei arrivato fino in fondo anche se non lo sapevo ancora. Non ricordo quanto ci volle per sapere che il nome della ragazzina fosse Chiara e che fosse in terza B. Io se non ricordo male ero in F ma lei, ne sono certo, era in B. Di questo sono sicuro.<br />
Dicono che la prima volta non si scordi mai. Io penso che siano le sensazioni provate a non essere scordate, l&#8217;atto in se purtroppo va perduto nei meandri della mente ricoperto dalla ripetizione ad libitum dell&#8217;atto stesso. Mi chiedo se lei invece abbia ancora memoria del risultato, visto che durante l&#8217;atto non era presente.<span id="more-4321"></span> Le scrissi la mia prima poesia a scuola, durante l&#8217;ora di inglese. Non ricordo le parole e mi chiedo se ci siano ancora nel suo diario di allora, se abbia ancora il diario di allora. Come in ogni prima volta però ricordo le emozioni provate. Non scrivevo realmente a lei, ma a quel riccio che ricordo ancora perfettamente più di quanto ricordi il suo viso, scrissi a me stesso mentre parlavo di quel riccio. Non partii con una classica ode a una donna ma con una specie di ode a dei capelli. D&#8217;altronde non conoscevo altro di lei.<br />
Ricordo tutto il riempirsi dentro come di una bolla che si gonfia, come un liquido che sale dal basso fino ad allargarmi il torace, a silenziarmi la gola, ad entrarmi in testa e spingere forte. Le persone che mi stanno accanto l&#8217;hanno spesso interpretato come se volessi isolarmi ed entrassi in una forma tra autismo e depressione, ognuno ha sempre avuto il proprio modo di interpretarmi in quello stato ma per me è solamente parte del processo. Della mia dipendenza se vogliamo. Una delle tante dipendenze. Ricordo perfettamente la sensazione di estraneazione, di stacco dal mondo, di isolamento non tanto dagli altri quanto da me stesso. Il desiderio che spinge, un desiderio che non avevo idea di da dove venisse né cosa desiderasse né dove e come sfogarlo. Presi in mano la penna, una stilografica blu in plastica gialla tutta mangiucchiata e scrissi a quel riccio, che poi quello che scrivevo arrivasse a Chiara era un fattore secondario. Scrissi di getto ma non so cosa scrissi. Alla fine il mio corpo, la mia anima, la mia mente parvero svuotati. Tutto quel liquido accumulato dentro che schiacciava e premeva su ogni mio organo, pensiero, su ogni parte di ciò che ero allontanandomi da me stesso ed ovattando tutto, era scomparso. Era scomparso con una forma di piacere quasi fisico che avrei imparato più tardi ad assimilare all&#8217;orgasmo. Seppure non fosse la prima volta che usassi la vena creativa per scrivere questa fu <em>la mia prima volta</em>, quella in cui ne compresi il potere terapeutico. Pensai che sarebbe stata comunque l&#8217;ultima. Cosa mai avrebbe potuto nuovamente scatenarmi una simile sensazione? E cosa avrei potuto scrivere di altrettanto forte? E poi queste cose belle a forza di ripetersi perdono forza, perdono valore ed infine si abbandonano, no?<br />
Ne scrissi altre due o tre credo, sempre al ricciolo di Chiara, consegnandole a Chiara perché il ricciolo potesse leggerle mentre le leggeva lei. Credo di averci fatto una passeggiata e ballato un lento e niente altro. Le promisi che un giorno le avrei fatto capire che per me non era solo un gioco, che non l&#8217;avrei dimenticata, e in qualche modo sto mantenendo la promessa anche ora anche se probabilmente non lo saprà mai. Anche se la promessa non era fatta a lei. Ho scritto molto anche sull&#8217;incavatura della sua schiena che ho toccato ballando quell&#8217;unico lento, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ElkqPNvMj6w">Independent Love Song di Scarlet</a>. Ma questo accadde più di quindici anni dopo e ha più a che vedere con il mio modo di scrivere e di pescare nei ricordi che con lei. Come tutto il resto d&#8217;altronde.<br />
Scrissi dell&#8217;altro nell&#8217;anno successivo e probabilmente quello dopo ancora. Mi ero illuso che quella sensazione potesse tornare e mi convinsi che il problema fosse non tanto nello scrivere quanto nell&#8217;amare. Non ero in grado di provare quello che avevo provato per lei. Per il ricciolo praticamente. Fu quando incontrai il mio primo amore, amore vero, che mi accorsi che il mio scrivere aveva poco a che fare con il mio amare gli umani e che quando mi chiese &#8220;Ti è piaciuto?&#8221; risposi &#8220;Sì, è quasi come scrivere.&#8221;<br />
Avevo ripreso a farlo da poco. I cambi, le rivoluzioni, le stranezze dell&#8217;adolescenza e degli ormoni stavano facendomi impazzire, ero un adolescente atipico in un mondo tipizzato, dovevo essere ciò che ero mascherandomi da metallaro, o da bravo ragazzo, o da musicista jazz, o da latin lover, o da timidino. Ero già consapevole di chi volevo essere ma la società non era in grado di accettare che lo fossi quindi dovevo raccontarmi a me stesso per avere la mia direzione. Scrivevo. Scrivevo sopratutto a me stesso. Scrivevo rinchiuso nella mia stanza. Quando tutto si riempiva di quel liquido soffocante che mi obbligava a farlo lo facevo e ogni volta mi dava piacere uscendo da me attraverso la penna. Ero praticamente rinchiuso in me, tra me, con me, all&#8217;interno di me. Iniziai a portarmi dietro un Moleskine, non perché lo avessero fatto Oscar Wilde o Ernest Hemingway ma semplicemente perché era comodo. Potevo scriverci per diminuire il liquido dentro e arrivare fino al momento in cui avrei potuto isolarmi e buttarlo fuori del tutto. Scrivevo sull&#8217;autobus, per strada, nei locali davanti ad una birra, nelle pause durante gli allenamenti. Scrivevo. Scrivevo delle cose che può scrivere un adolescente e di qualche altra. Non pensavo sarebbe durato a lungo. Finii di scrivere il mio primo libro nel giro di pochi mesi, era una raccolta di poesie, o quantomeno di pensieri. Aveva un inizio, uno svolgimento ed una conclusione come un romanzo, una storia organica e precisa di crescita. Pensavo non avrei mai più scritto altro. Conoscevo Rimbaud e mi piaceva l&#8217;idea di chiudere con la scrittura come aveva fatto lui, il <em>poeta dell&#8217;adolescenza</em>. Avevo scartato moltissime poesie che ritenevo buone, alcune ottime. Poesie sulla morte, sul senso della vita, sulle contraddizioni del mondo, poesie troppo sperimentali ma interessanti. Fu in quei giorni che tirai fuori dall&#8217;armadio il cappotto di pelle che avevo messo via la stagione precedente, infilandoci una mano in tasca ne trovai una pallina di carta. La aprii e dentro vi trovai scritto &#8220;Rievocazione dei sensi&#8221;, lo avevo scritto quasi un anno prima in una sera in cui avevo voglia di isolarmi dal mondo. I miei amici avevano preso l&#8217;autobus ed erano in centro ad aspettarmi, io avevo deciso di perdere l&#8217;autobus e di farmela a piedi anche se in venti minuti sarebbe arrivato il successivo. Attorno c&#8217;era nebbia, probabilmente era un novembre o un marzo, un giorno di mezza stagione. Camminavo come ho sempre amato fare nelle parti vietate della zona merci della stazione dei treni. Mi era venuta in mente solo quella frase, avevo una penna, un foglietto ma non il Moleskine. L&#8217;avevo scritta e messa in tasca. Poi tra una cosa e l&#8217;altra avevo finito per appallottolarla e ritrovarla mesi dopo. Fu una frase profetica e una rivelazione. Iniziò a prendere corpo quello che sarebbe stato il mio secondo libro iniziato, anche se ci misi anni a terminarlo, e fu probabilmente il mio quarto finito. Iniziò a prendere corpo <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, tra giochi e sperimentazioni e temi alternativi. Senza fretta. Senza volerlo realmente terminare era il coperchio sotto cui poteva stare molto del materiale che avevo scartato in precedenza. Ero convinto non lo avrei mai terminato, e avrei smesso preso di scrivere come Rimbaud, ma ero lontano dai diciannove anni.<br />
Il secondo libro lo scrissi di botto, in poche settimane dopo aver chiuso con il primo amore ed averne incontrato un&#8217;altro fuggevole ma estremamente provante dal punto di vista personale. Una persona più strana di me, più complicata di me, più estrema di me con cui confrontarsi e chiedermi chi fossi fino al nostro esplodere in una favilla luminosa. Cominciavo a pensare che forse dopo tutto avrei potuto continuare a scrivere un altro po&#8217;. Ma presi una pausa. Così, perché amo contraddirmi.<br />
Sembrava non esserci più nulla da scrivere, si era esaurito il filone e forse mi andava bene così. Scrissi un po&#8217; usando la tecnica e non la passione, scrissi altri pezzi di <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em> fino quasi a completarlo riempiendolo di esperimenti, giochi di parole, tecnica talvolta fredda. Poi come per ogni droga, per ogni dipendenza, per ogni fuga incontrai qualcuno che mi diede una scossa, che mi lanciò nel baratro o me ne estrasse. Che mi fece capire cos&#8217;è la dipendenza. Che mi fece capire cos&#8217;è la depressione. Che mi fece capire cos&#8217;è la vita. La prima volta che capii come sarebbe andata a finire fu sul suo letto quando iniziò a leggermi Prevert. Non avevo mai letto Prevert. Parlammo ore di poesia, giorni, mesi. Mi accorsi di come le sperimentazioni che avessi provato non fossero davvero così inutili, leggendole lei mi mise in mano Pessoa. Non avevo mai letto Pessoa e fu una rivoluzione. Ricordai come all&#8217;inizio la spinta fossero le poesie di Edgar Poe ma capii come ambissi involontariamente, pur non conoscendolo a Pessoa. Ne lessi la prosa e capii che come il mondo fosse più ampio. Fu lei che mi portò a terminare <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, a spingermi fino a farmelo pubblicare. Oggi lo rileggo e nel suo piccolo lo trovo ancora rivoluzionario. Trovo che sia ancora la cosa più bella che io sia mai riuscito a creare. Può non piacere, è ovvio, ma la portata che ha per me, la profeticità dei contenuti per me sono come se il me giovane avesse scritto al me di oggi cose che potrà capire solo il me di domani. Di tutta la mia produzione è stato fino ad oggi l&#8217;apice. Scrissi in quel tempo anche un&#8217;altra raccolta di poesie, ed un&#8217;altra ancora. Dalla prima all&#8217;ultima, ad eccezione del solito <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, che prometto non nominerò più, sono stati un percorso collegato, da una fine all&#8217;inizio successivo, da una fine al successivo ed ancora. Ne scrissi cinque con pause più o meno lunghe. Il cammino di un adolescente che cercava di crescere, di superare le paure, di lanciarsi da una rupe convinto di poter volare, di cadere ed infine di riprendersi. Arrivai a schifarmi di quello che scrivevo. A non voler più quella fuga, avrei voluto qualcosa di più, di più forte. Ero dipendente ma l&#8217;assuefazione aveva fatto il suo corso dopo più di seicento pezzi scritti e catalogati. Qualunque cosa provassi a scrivere mi risultava vuota, già scritta, già vista, inutile. Cominciai a cercare emozioni di altro genere. Di molti altri generi. E poi ancora una volta incontrai l&#8217;amore. Un amore strano e complicato seppure semplice. All&#8217;epoca avevo spostato il mio scrivere alla creazione di questo blog. Ci scrivevo già da qualche anno a dire il vero e scriverlo era stato probabilmente il motore per far nascere questo nuovo amore che quietò apparentemente il mio bisogno. Si spense il blog, si spense tutto. Fu <a href="https://www.staipa.it/blog/perche-ho-smesso-di-scrivere/">il motivo per cui smisi di scrivere</a>. Nel bene e nel male.<br />
Scrivere aveva preso a farmi schifo. Se provavo a scrivere e mi leggevo mi sentivo come un alcolizzato che si renda conto di essersi ubriacato contro il proprio volere l&#8217;ennesima volta. E tutto ciò che scrivevo mi dava il voltastomaco, era inutile, ripetitivo, vuoto. Il liquido che mi si formava dentro era stagnante e puzzolente. Si formava ma liberarlo dava prevalentemente olezzo. Ogni tanto pensavo a quel ricciolo di tanti anni prima, e mi dicevo che forse avevo finalmente raggiunto i diciannove anni di Rimbaud. Ne avevo trenta, ma era uguale. Non provavo più l&#8217;orgasmo dello scrivere ma sentivo ogni istante me stesso pieno di quel liquido che mi estraniava da me e dal mondo ma ero incapace di svuotarmene, privo del desiderio di svuotarmene. Mi stavo allontanando da tutto. Anestetizzato, arido, lontano. Poi l&#8217;amore finì, come era naturale che fosse, e con esso in qualche modo l&#8217;embargo che mi ero imposto. Non che fosse merito della fine dell&#8217;amore ma semplicemente fu un cambiamento abbastanza importante da impormi di riprendere in mano le cose.<br />
Provai a scrivere nuovamente in poesia schifandomi ancora come sempre e allora decisi di scrivere un romanzo. Avevo scritto racconti negli anni, avevo provato a scrivere racconti lunghi ma non mi era mai riuscito di superare poche pagine. Decisi di scrivere un romanzo su di me, per me, da tenere per me. Una forma di auto analisi. Lo scrissi in pochi mesi, era breve e non saprei dire neppure quanto bene fosse scritto ma dopo essere stato mesi a scrivere rinchiuso in casa avevo ritrovato me stesso. Il desiderio, la voglia di buttare fuori tutto, il contatto con il mondo e la realtà. Ed avevo goduto un universo intero. L&#8217;anestesia non era terminata però. L&#8217;aridità. Il distacco dal mondo. L&#8217;incapacità di provare emozioni positive o negative che fossero. L&#8217;apatia. Trovai il modo di emulare le emozioni, di viverle apparentemente, di simularle, di stimolare i ricordi per indurle. Era scriverle, scriverne. Per evocarle, per esorcizzarle, per vivere. Non molto diverso da alcune droghe o dell&#8217;autolesionismo era diventato il mio modo di <em>provare qualcosa</em>, qualunque cosa fosse pur di sentire di essere in vita.<br />
Quello è stato il momento in cui il blog è rinato con <a href="https://www.staipa.it/blog/category/racconti/dodici-gradi/"><em>dodici gradi</em></a> e con gli altri <a href="https://www.staipa.it/blog/category/racconti/"><em>racconti</em></a> che da allora mi accompagnano e hanno sostituito le sensazioni di cui un tempo avevo bisogno continuando ad alimentare la mia dipendenza e svuotare il mio dentro dal liquido che lo invade. Ho scritto un altro libro, di racconti da allora o meglio due libri concentrici. Il titolo del progetto nella mia testa era <em>Anestesia</em> ma sarebbe stato stupido fosse il titolo reale perché era costruito esattamente sul percorso e le sensazioni consce ed inconsce di un&#8217;anestesia totale, e dell&#8217;anestesia che stavo provando. Avrei rovinato al lettore (me stesso) il viaggio. Poi come sempre è quando hai bisogno di <em>qualcosa di più forte</em> che incontri qualcuno in grado di dartene. Ho incontrato la persona più importante degli ultimi anni per la mia dipendenza. Mi ha preso per mano e guardato negli occhi dicendo solo <em>io credo in te</em>. Se un giorno i frutti di quello che ho fatto in questi anni si vedranno il merito sarà più suo che di tutta la fatica fatta -che poi non è fatica- in questi anni. Mi ha guardato negli occhi mentre il liquido mi riempiva e isolava dal mondo e mi ha infilato nella pancia un coltello per aprire una breccia e farlo uscire. Il piacere che ne ho ricevuto, in ogni senso, in ogni modo è stato il più sconfinato e dura ancora ogni giorno anche se non ci credo. Ed ancora ogni volta mi sembra l&#8217;ultima. Costringendomi ad iscrivermi alla <a href="https://www.scuolapalomar.it/">scuola palomar</a> che avevo scoperto per caso mi ha messo davanti al fatto che era il momento di provare davvero a seguire un sogno. Ho scritto il mio primo romanzo completo, completo di ogni punto fondamentale. Migliorabile, sicuramente, ma ho superato il mio limite di non riuscire a scrivere più di un racconto lungo. Quel che ne sarà è da vedersi ma oggi scrivo ancora, mi riempio di quel liquido dal mondo e lo butto fuori. Scrivo su questo blog o altrove ed ogni singola volta mi sembra l&#8217;ultima. O la prima. Guardo ciò che ho scritto e mi chiedo come farà a venirmi in mente qualcosa di nuovo fino alla volta successiva ed ancora ed ancora ed ancora ed ancora. Non so quanto durerà. Se mi fermerò di nuovo infine, ma scrivo ancora ed è ancora tra tutte l&#8217;emozione più grande, il piacere più forte.<br />
Creare mondi. O raccontare mondi che esistono davvero ma altrove, in luoghi che gli altri  non possono visitare ma tu sì.<br />
Non so quanto durerà. Se mi fermerò di nuovo infine.<br />
Non importa.</p>
<ul>
<li><strong>Post Scriptum: </strong>Solo dopo aver scritto tutto questo il caso mi ha portato ad un&#8217;intervista dello scrittore che stimo di più e che ha segnato maggiormente la mia fantasia. Cercavo su internet &#8220;Dipendenza da scrittura&#8221; per trovare un&#8217;immagine interessante da allegare e come a volte capita è piovuto qualcosa.<br />
<blockquote><p><em><em><em><em><br />
Mi ricordo quando ero uno studente che scriveva storie e romanzi, alcuni dei quali furono poi pubblicati, altri no. Era come se la mia testa stesse per esplodere, talmente tante cose volevo scrivere in una volta. Avevo un sacco di idee, tutte intasate. Come se avessero bisogno di chiedere il permesso per uscire. <strong>C’era questa falda acquifera sotterranea di storie che volevo raccontare e dovevo solo conficcarvi una tubatura per far sì che tutto fiottasse fuori.</strong></em></em></em></em></p>
<p><em><em>I can remember as a college student writing stories and novels, some of which ended up getting published and some that didn&#8217;t. It was like my head was going to burst – there were so many things I wanted to write all at once. I had so many ideas, jammed up. It was like they just needed permission to come out. <strong>I had this huge aquifer underneath of stories that I wanted to tell and I stuck a pipe down in there and everything just gushed out. </strong></em></em></p>
<p><a href="https://www.rollingstone.com/culture/culture-features/stephen-king-the-rolling-stone-interview-191529/">Stephen King in un intervista a Rolling Stone</a>.</p></blockquote>
</li>
</ul>
<p><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-quarta-versione/">La mia prima volta (Il sangue) -&gt;</a></p>
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		<title>Le parole nel tempo, ciò che è scritto non se ne andrà.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jun 2016 23:19:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Io voglio essere la tua oasi e vorrei tu fossi la mia, non qualcosa da lasciare indietro ma un luogo dove tornare a respirare, a bere acqua, a rinfrancarsi, da portare nel cuore chiamandolo casa. Vai dunque, e quando lo vorrai, allunga la mano e cerca la mia.&#8221; Le parole assumono significato nel tempo. Il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Io voglio essere la tua oasi e vorrei tu fossi la mia, non qualcosa da lasciare indietro ma un luogo dove tornare a respirare, a bere acqua, a rinfrancarsi, da portare nel cuore chiamandolo <em>casa</em>.</p>
<p>Vai dunque, e quando lo vorrai, allunga la mano e cerca la mia.&#8221;</p>
<p>Le parole assumono significato nel tempo.<br />
Il tempo stesso assume significato nel mutare delle parole.<br />
Il tutto in un continuo circolo che è paradosso.</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><em>“Vai dunque. Ci sono altri mondi oltre a questo”<br />
-Roland di Gilead-</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>San Nemo 2015 parte 3 (e conclusione, credo, e cosa avrei voluto)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2015 17:54:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi mi occuperò di recensire gli ultimi 4 ggggiovini che hanno cantato ieri, poi forse decreterò il mio vincitore. O forse no. Giovanni Caccamo &#8220;Ritornerò da te&#8221;: Intanto ha scritto il brano da solo. Cento punti per questo. Non posso dire che suoni il piano, dato che il più del tempo gesticola, ma va bene [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi mi occuperò di recensire gli ultimi 4 ggggiovini che hanno cantato ieri, poi forse decreterò il mio vincitore. O forse no.</p>
<p><a href="https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-252bc686-7bb1-49a2-be25-1730b53331e2.html">Giovanni Caccamo &#8220;Ritornerò da te&#8221;</a>: Intanto ha scritto il brano da solo. Cento punti per questo. Non posso dire che suoni il piano, dato che il più del tempo gesticola, ma va bene anche così, per il resto potrei dire che</p>
<p>&#8230;e ecco, così insomma.</p>
<p><a href="https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-742de783-d210-4840-ac9e-e6526b28f1cd.html">Serena Brancale &#8220;Galleggiare&#8221;</a>: Sto leggendo IT, di Stephen King, &#8220;Galleggiare&#8221; è un verbo che a tal proposito mi inquieta non poco, per il resto anche lei ha scritto il suo brano, quindi anche a lei cento punti. Sembra Gabriella Cilmi quando si veste bene e canta cose eleganti, cioè quasi mai quindi la preferisco alla Cilmi. Interessante la scelta di cantare un pezzo swing classicone, la sua voce mi ricorda a tratti qualcuna, a tratti qualcun&#8217;altra ma in definitiva mi sembra sufficientemente personale proprio perché non troppo legata a qualcuno, discreta capacità tecnica. Riesce a camminare su un filo appeso tra il banale e il ricercato in modo magistrale, senza strafare. Non credo comprerò un suo album, ma credo lo ascolterò se mi capiterà sotto mano.<br />
Non riesco a dire neppure una cattiveria. L&#8217;ho ascoltata anche una seconda volta e devo dire che mi piace.</p>
<p><a href="https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a8ec94cf-4f06-4f9d-9e0d-1e0359f18158.html">Amara &#8220;Credo&#8221;</a>: Dirige Avarello, il direttore col cappello, canta un Ananas. Credo sia Maria de Filippi travestita, poco. CantA in modo un po&#8217; nervosA con un improvvisA lettera A che appare ogni tAnto, come un tic improvvisA, per il resto, purtroppo non mi dice assolutamente nulla. Forse è un vaghissimo alla lontana ricordo di tentativo di ricordare provando a fare il verso vagamente a Mia Martini, non so. Ma non credo di poter aggiungere altro.<br />
Forse avrebbe fatto più successo se avesse ammesso di essere la de Filippi travestita da ananas.</p>
<p><a href="https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-349c9e73-b98b-4f92-b5a8-efd81832dd25.html">Rakele &#8220;Io non lo so cos&#8217;è l&#8217;amore&#8221;</a>: la Rai ha tagliato gli autori&#8230; va beh&#8230; oh&#8230; che vvvvvoce sssensuale e sottovociosa&#8230;. dopo due secondi di voce ho chiuso il video, ma poi mi sono detto che non potevo non scrivere qualche cattiveriaahhhhh ehhh quindi hhhhooooo decishhoooo di aschoooltahhhhrlhhhaaaa, bellhhha la tasthhhhhierhhhaaa bonthheeempi suonata da bambhiiino.<br />
Spero che l&#8217;abbiano cacciata via subito.<br />
Voglio dire, appena è uscita dal palco.</p>
<p>Bene ascoltati tutti gli artisti credo di poter decretare il mio vincitore. E fare il mio pronostico sbagliato.<br />
Premio per la critica mio: Il Volo<br />
Premio per la critica pronostico: Il Volo</p>
<p>Vincitore tra i giovani mio: Serena Brancale (che secondo me cacceranno subito se non l&#8217;hanno già fatto)<br />
Vincitore tra i giovani pronostico: Amara</p>
<p>1lassifica assoluta mia<br />
1. Chiara (per essere l&#8217;unica decente tra i big, il che è tutto dire visto che sono un suo grande detrattore)<br />
2. KuTso (per averci provato)<br />
4. Il Volo (per l&#8217;idea meno banale)</p>
<p>Classifica assoluta pronostico:<br />
1. Chiara (Con conseguente scandalo complottista dei call center di Tim)<br />
2. Biggio e Mandelli<br />
3. Il Volo</p>
<p>Trovo però che sia stato uno dei peggiori Sanremo, quindi allego per ricordare i bei tempi cosa mi aspetto in genere quando ne ascolto i pezzi.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/iyNq5Y0yCZM" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/e5VRINsCqOo" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/M4FCg2l5d4g" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/yePXZD_HjXo" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/VLpZQJF_o48" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/brPpL6aLEXs" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/cLqelpZS7R4" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/9dcWJbiLjhE" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Solo per citarne qualcuno ecco.<br />
Io San Remo lo guardo nella speranza di incontrare cose così, purtroppo non accade sempre, e sicuramente non quest&#8217;anno.</p>
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