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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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		<title>Le domande del vivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 May 2017 15:12:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ci sto pensando da un po&#8217;. Al togliersi la vita, non specificatamente al togliermi la vita. Ne ho scritto un po&#8217; &#8220;Una società incapace di comprendere il suicidio e la droga&#8220;, ma non come avrei voluto. Recentemente sembra che il suicidio stia diventando particolarmente mainstream, tra la mezza bufala del Blue Whale,  13 Reasons Why [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sto pensando da un po&#8217;. Al togliersi la vita, non specificatamente al togliermi la vita. Ne ho scritto un po&#8217; &#8220;<a href="https://www.staipa.it/blog/una-societa-incapace-di-comprendere-il-suicidio-e-la-droga/">Una società incapace di comprendere il suicidio e la droga</a>&#8220;, ma non come avrei voluto. Recentemente sembra che il suicidio stia diventando particolarmente <em>mainstream</em>, tra <a href="https://attivissimo.blogspot.com/2017/05/blue-whale-mito-pericolosamente.html">la mezza bufala del Blue Whale</a>,  <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tredici_(serie_televisiva)">13 Reasons Why</a>  che ne da una visione piuttosto romanzata e meno drammatica ma che potrebbe aiutare molti a capirne almeno parte dei meccanismi, il suicidio di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chris_Cornell">Chris Cornell</a>. Un mito della gente della mia età, uno che almeno una volta nella vita avresti voluto essere al suo posto, su quel palco, davanti a migliaia di fan in deliro, un uomo da invidiare.<br />
Non credo sia un male parlarne. Credo che la società dovrebbe essere maggiormente in grado di recepire il suicidio come realtà possibile e comportarsi di conseguenza, non tanto per evitarlo come fatto in sé quanto per evitare che le persone che abbiamo accanto soffrano al punto di arrivare a questa scelta.<br />
Le domande che invece la società si pone finiscono per essere sempre quelle che può fare chi vede le cose da fuori, e le domande del vivo diciamo.<span id="more-4399"></span></p>
<p>Ci si chiede se sia giusto togliersi la vita lasciando gli altri nel dolore, ci si chiede se ci fosse qualcosa che si sarebbe potuto fare, ci si chiede come si possa uccidersi al cospetto di tanta gente che invece vorrebbe vivere e non può farlo. Si guarda il mondo, come purtroppo naturale, dal punto di vista di chi resta, dal punto di vista di chi non si toglierebbe mai la vita. Si dimentica che esiste questo grande parolone che è <em>depressione</em>, si dimentica che dietro questo parolone ci sono dei significati che il più delle persone non conoscono, non hanno vissuto, non riescono a capire. Un parolone che rivolta completamente il significato del mondo, delle parole, della vita e della morte. Ma anche dire <em>depressione</em> è una semplificazione che ci impedisce spesso di scendere più a fondo. Là dove risiedono le emozioni. Là dove risiedono le cose che ci muovono davvero.<br />
Ci ho provato diverse volte a scriverne come sto facendo ora. Non serve. Non verrebbe compreso. C&#8217;è un altro modo che mi appartiene, come scrittore, c&#8217;è uno che credo possa essere forse l&#8217;unico efficace, vogliatemi scusare se per qualcuno possa essere forte.</p>
<p><em>Ci ho pensato. Ci ho pensato decine di volte. Centinaia. Probabilmente è tutta la vita che ci penso se di vita si può parlare della mia. Ci penso, ci arrivo vicino, guardo giù dall&#8217;orlo e poi qualcosa, per caso, passa a salvarmi. O forse fino ad oggi è stato solo l&#8217;istinto di conservazione, sarebbe bastato il vento che ora ho alle spalle per spingermi giù. Quello che mi ha fatto finalmente lanciare. Credevo facesse più paura ma è stato come staccare la mano dal bordo della piscina. Niente più. Dopo anni attaccato al bordo ora ho semplicemente lasciato la mano e me ne sono andato per sempre. Un sollievo. Niente altro. Mi sono sempre chiesto prima di sentire questo vento che cosa avrebbero pensato le persone che sugli spalti di questa piscina sono rimasti a guardarmi, mia madre, mio padre, Luca, Arianna&#8230; penso che in realtà non me ne frega nulla perché tra poco io cesserò di esistere e loro per la prima volta si accorgeranno che ero nell&#8217;acqua invece che accanto a loro. Sono sempre stato nell&#8217;acqua. E glie l&#8217;ho sempre fatto notare. Ho fatto di tutto per farglielo notare, ho alternato il mio umore per farlo notare, ho urlato in faccia che stavo male, l&#8217;ho fatto in mille modi. Soffriranno sì, ma il mio cuore è talmente freddo, oggi, che non mi importa. Che lo trovo quasi giusto. Il contrappasso. Io ero qui nell&#8217;acqua e loro mi davano la mano giusto il tempo di sollevarmi un po&#8217;, poi si voltavano a chiacchierare d&#8217;altro e a lasciarmi precipitare giù. Non è colpa loro, lo so, sono io che ero sbagliato, sono io che non sono mai riuscito ad esprimermi ed è giusto sia io ad andarmene e la pace che ne deriva, alla deriva, è così dolce che a sparire ogni rabbia, ogni tristezza, ogni risentimento. Si chiederanno se c&#8217;è una causa, se ne addosseranno colpe, diranno che è colpa di Arianna che mi ha lasciato. E sbaglieranno tutti. O avranno tutti ragione. Non importa. Questo non lo capiranno. Non capiranno che non importa. Che quando hai lasciato il bordo della piscina non conta più nulla. Potrei pensare alle cause, forse sforzandomi riuscirei a trovarne anche una più importante delle altre ma è un filo. Un filo continuo, un filo che parte dal giorno in cui sono nato e arriva ad oggi. Sono sempre stato qui nell&#8217;acqua. Forse ne sono uscito una volta. Forse davvero ne ero uscito una volta, ma quando ci sei stato serve un motivo per non tornarci. Serve un motivo per rimanerne fuori. Non c&#8217;era. Le altre volte sì, le altre volte un motivo lo avevo sempre trovato, era sempre arrivato al momento giusto, all&#8217;istante giusto. Quando meno te lo aspetti dicono. A volte invece quando meno te lo aspetti le cose non arrivano. Questa volta non è arrivata. E i miei figli?  Staranno meglio senza di me.  I mie soldi li hanno non avranno il mio peso. Né ora né quando sarò vecchio, né il peso della mia sofferenza. Se ne faranno una ragione. La natura vuole che i padri muoiano prima dei figli, no?<br />
Non serve ve lo spieghi perché mi sono tolto la vita perché nessuno di voi lo capirebbe, o ognuno capirebbe un piccolo angolo, un piccolo morso infinitesimo di un grande quadro che nessuno sarebbe in grado di comprendere. Come essere in piedi su un gigantesco </em>Pollock<em> e cercare di trovarne un senso vedendone un pezzetto parziale. Ognuno la sua piccola colpa, ognuno la sua grande assoluzione del fatto che in fondo se io fossi stato capace sarei riuscito a spiegarmi. Eppure i segnali ho provato a lanciarli. A lanciarne ancora, ed ancora. Quelli che per loro sembravano capricci, stranezze. La verità è che è stata la solitudine ad uccidermi. Non la solitudine di non avere qualcuno con cui uscire, con cui bere due birre, con cui guardare la partita, con cui parlare di politica e di arte e di quale sia l&#8217;hamburger più buono o la </em><i>soubrette più figa. Qualcuno a cui parlare di cosa mi accadesse dentro. La solitudine di sentirsi diverso da chi mi circonda, la solitudine di non avere nulla da condividere, per cui valga la pena lottare per condividere con gli altri. C&#8217;era stata lei un tempo. Per lei avrei rovesciato il mondo, per lei avrei svuotato questa piscina e l&#8217;avrei riempita di terra e ci avrei coltivato ortaggi e fiori e non avrei mai più permesso si allagasse, e mi avrebbe aiutato, a farlo ed io avrei aiutato con tutta la mia acqua a far fiorire il suo mondo. Ma sono stato incapace di esprimermi e l&#8217;ho perduta. L&#8217;ho lasciata andare, arrabbiata con me, perché non sono mai riuscito a dirle </i>ti amo<em>. Penserà &#8220;ma se avesse detto&#8230;&#8221;. Sì. Se avessi detto il mio mondo sarebbe cambiato, e il tuo, e forse sarebbe cambiato il mondo di un sacco di altra gente e tutto sarebbe stato magnificamente qualcos&#8217;altro. Ma non l&#8217;ho fatto. Non l&#8217;hai fatto tu, non lo hanno fatto loro. Ma non l&#8217;ho fatto io. Non c&#8217;è molto altro da aggiungere. Ma non c&#8217;è un evento scatenante, non c&#8217;è una colpa specifica, non c&#8217;è nulla. Solo la mia mano che ha lasciato il bordo della piscina.<br />
E poi silenzio.<br />
E poi pace.</em></p>
<p>E poi nulla.</p>
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		<title>Fuga dal mondo. Parte 3</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Apr 2017 21:24:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#60;-Fuga dal mondo. Parte 1 &#60;-Fuga dal mondo. Parte 2 L&#8217;uomo gigantesco indossava degli enormi pantaloni di stoffa marroni, a guardare bene era una salopette enorme e marrone. Gli scarponi al bambino sembravano essere due grosse barche piene di terra. Oltre alla salopette il gigante indossava una camicia a scacchi rossa ed aveva una folta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.staipa.it/blog/fuga-dal-mondo-parte-1/">&lt;-Fuga dal mondo. Parte 1</a><br />
<a href="https://www.staipa.it/blog/fuga-dal-mondo-parte-2/">&lt;-Fuga dal mondo. Parte 2</a></p>
<p>L&#8217;uomo gigantesco indossava degli enormi pantaloni di stoffa marroni, a guardare bene era una salopette enorme e marrone. Gli scarponi al bambino sembravano essere due grosse barche piene di terra. Oltre alla salopette il gigante indossava una camicia a scacchi rossa ed aveva una folta barba nera e unta, e dei capelli altrettanto unti.<br />
&#8220;Cosa ci fai qui?&#8221; disse con voce baritonale.<br />
Il bambino rimase a guardarlo in silenzio fino a quando il gigante lo prese per un orecchio e lo trascinò lontano fino ad un capanno.<br />
&#8220;Dov&#8217;è la tua mamma? Dovremo di certo avvisarla!&#8221; disse l&#8217;orco.<br />
&#8220;No, la prego signore, la prego! Non dica niente alla mia mamma, si arrabbierebbe moltissimo se lo sapesse, e non dica neppure nulla alla maestra!&#8221;<br />
&#8220;La maestra? Quale di maestra parli?&#8221;<br />
&#8220;Quella della scuola, la scuola che c&#8217;è di là della rete. Io vengo da lì, la prego mi riporti alla rete non le darò fastidio e farò come se non fosse successo niente. La prego!&#8221;<br />
&#8220;Di quale scuola parli? Non c&#8217;è alcuna scuola qui vicino, siamo nel bosco&#8221; disse.<br />
&#8220;Nel bosco? Ma no guardi signore, al di là della rete c&#8217;è la mia scuola, controlli!&#8221;<br />
L&#8217;orco indicò al bimbo la finestra ed il bimbo osservò fuori la valle che si vedeva al di sotto. Un fiume scorreva lento e placido verso una pianura lontana e poco distante un enorme cane nero lo osservava con aria aggressiva.<br />
&#8220;Ma&#8230; &#8221; disse il bimbo &#8220;Non capisco.&#8221;<br />
&#8220;Non capisci che cosa bambino? Io non capisco perché tu ti sia spinto fino a qui, nel mio bosco e sia venuto a disturbare Lupo.&#8221;<br />
&#8220;Lupo?&#8221;<br />
&#8220;Lupo. Sì. Il mio lupo da guardia.&#8221;<br />
&#8220;Ma non è un lupo.&#8221; disse il bimbo.<br />
&#8220;Sei venuto qui anche per contraddirmi ora? Non ti è bastato infastidirmi?&#8221;</p>
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		<title>Vuoti nel vuoto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2017 20:33:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dove cazzo sono finito? Ero sulla strada giusta e sono sicuro di esserlo ancora. Non ho svoltato da nessuna parte strana e la strada mi pare di conoscerla, è la seconda volta di oggi che mi succede, quel negozio mi ricorda qualcosa, sì sono sulla solita strada ma non ricordo a che altezza, se dovevo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dove cazzo sono finito? Ero sulla strada giusta e sono sicuro di esserlo ancora. Non ho svoltato da nessuna parte strana e la strada mi pare di conoscerla, è la seconda volta di oggi che mi succede, quel negozio mi ricorda qualcosa, sì sono sulla solita strada ma non ricordo a che altezza, se dovevo aver girato qualche decina di metri fa oppure se&#8230; ah no quello è il semaforo. Non capisco. Mi sta accadendo sempre più spesso e non capisco se sia che sono sovrappensiero, ho l&#8217;impressione che il cervello si sconnetta per alcuni secondi o minuti e prenda il controllo la memoria muscolare a farmi guidare ancora, e quando il cervello si riconnette non sono certo di dove fossi arrivato. Cosa stavo pensando? Che cosa mi ha sconnesso? Se non sbaglio stavo pensando di lei. Lei o lei? Non mi ricordo neppure a cosa stessi pensando. Probabilmente a lei, ai suoi capelli ricci e alla sensazione latente che mi ha lasciato vederla l&#8217;altro giorno. Le parlerei se non fosse che avrei dovuto farlo un anno fa almeno, prima di uscire con la sua migliore amica. Come uno scemo. Sono stanco. Non dovrei fare intere settimane a tornare così tardi, ad andare a letto così tardi ed alzarmi presto, &#8220;e forse anche tu stai pensando che siamo troppo diversi, vorrei riuscire a guardare con i tuoi occhi&#8221; Carmen Consoli &#8220;come mai non hai più voglia di parlare&#8221;, non ne ho da un po&#8217; neppure io. Mi nascondo, fuggo fingendo di non capire e passo da un momento all&#8217;altro sfuggente. E metti la freccia una buona volta! Se solo la gente imparasse ad usare una rotonda, non pretendo che siano tutti svegli ma usare una rotonda, stare sulla corsia interna non lo vedo così assurdo, usare una freccia quando serve. Mi ha mai sorriso? A volte ho l&#8217;impressione di sì, a volte ho l&#8217;impressione semplicemente di essere un coglione e di aver buttato il mio tempo in direzioni ostinate e sbagliate, altro che De Andrè, a lavoro oggi mi sono fatto nuovamente fregare e nuovamente qualcuno mi è passato davanti come ogni volta. Lo dovrei capire che non conta nulla saper fare quanto sapersi vendere, che non conta quanto sei in grado di dare, ne quanto dai ma conta solo che quel coglione con i capelli da spaventapasseri spiaccicati di lato sulla testa parla di cose che non sa con persone che non sanno di cosa parla lui ma che sono<span id="more-4236"></span> le persone giuste, vendersi bene alla fine è sempre la strada, vendersi bene. Tutto qui. Dovrei essermi venduto bene anche con te, ma anche tu sembri fuggire. Mi rendo conto che di tutti sei quella che conosco meno, non so neppure se tu abbia una famiglia, sei una scatola nera chiusa e mi chiedo se tu sia disposta a dare la chiave a qualcuno, cosa ci sia dentro, e forse è proprio questo che mi accende delle luci latenti nella scatola cranica, mi chiedo dove finirò tra qualche anno, immagino a volte la mia morte, mi immagino su un letto di ospedale incosciente ma in grado di sentire, di capire. Immagino flussi di gente, di parenti a lavarsi la coscienza davanti ad una persona incosciente, a visitare qualcuno che non hanno cagato per anni solo per far vedere che tutto sommato ci si deve voler bene, che tutto sommato non è che gli stessi sul cazzo perché sei sempre suo fratello, cugino, zio nipote, è solo che gli stavi sul cazzo. Tutto qua. Merda. Mi sono perso di nuovo? No devo girare a destra adesso. A destra dove? Questo incrocio somiglia all&#8217;altro, non è questo il punto. Che cosa mi sta succedendo? Non ho neppure bevuto, neppure troppo almeno, non da non ricordare dove stia andando o che cosa stia pensando. Pensavo a quella psicopatica mi pare, no? No non stavo pensando a lei era di morte o dell&#8217;altra, aspetta. Questo è l&#8217;incrocio. Ieri mi è successo anche mentre parlavo con Luca, ad un certo punto mi ha fatto una domanda e si è accorto che ero sconnesso. Non saprei dire a cosa stessi pensando ma era come se ci fosse qualcosa, un altro me che pensasse a qualcosa di diverso da quello che tutto il resto del mio raziocino vuole pensare. Stavo pensando della pazza credo, di come sia riuscita a rovinarmi un mondo bello rendendolo pesante, stancando e stressando ogni giorno, portandomi via il bello di quello che ho provato con tutto me stesso a donarle e mordendo, strappando, buttandomi addosso la rabbia che prova per il mondo e so benissimo non per me nello specifico. Probabilmente stavo pensando a questo, come ormai mi accade troppe volte, troppo spesso. Ho già fatto disastri enormi pensandoci, danni enormi. E vorrei fuggire a volte. Vorrei fuggire da tutto questo, come dai ricordi. Ho parlato con la mia ex l&#8217;altro giorno. non ci parlavamo da un po&#8217;. Mi ha fatto ricordare perché ci siamo lasciati, quanto di tutto questo fosse colpa mia ed un po&#8217; anche quanto fosse colpa sua. Mi rendo conto di essere stanco, di non farcela più, di avere bisogno di una vacanza da tutto e da tutti, di andare lontano e rimanerci per un po&#8217; di tempo. Di stare in silenzio. E di non guidare questa macchina ogni giorno per andare in una molteplicità di posti che ormai mi si confondono in testa.<br />
&#8220;In fondo lo sai che le apparenze ingannano / facile risponderti che puoi prenderti tutto quello che vuoi / mi hai soltanto strappato un po&#8217; di silenzio / mi hai soltanto strappato un po&#8217; di silenzio / soltanto strappato soltanto un po&#8217; di silenzio / soltanto sprecato il tuo nobile fiato&#8221;, in questi giorni Carmen Consoli è davvero la colonna sonora dei pensieri che faccio, dei ricordi che vivo. Non è in qualche modo iniziato tutto lì? Alla fine se ricordo bene ho scelto quel giorno il bivio sbagliato che mi ha portato qui, che mi ha incastrato in un ruolo che non è quello che avrei dovuto rincorrere con le unghie e con i denti.<br />
Ed ora dove sono? Qual&#8217;è l&#8217;incrocio che trovo davanti? &#8220;Sopporterei ciò che più mi offende /&nbsp;Assisto a quei gesti guidati dalla tua stupidità /&nbsp;Sopporterei ciò che più mi uccide /&nbsp;Saprei restare comunque fedele a me stessa /&nbsp;Viscidi sorrisi non riscaldano /&nbsp;Tra bene e male ho già deciso /&nbsp;In fondo sai che le apparenze /&nbsp;Non m’ingannano /&nbsp;Mi hai soltanto strappato un po&#8217; di silenzio&#8221;. Qual&#8217;è questo incrocio dei tanti che ho già visto? Sono ancora su quella strada o sta cambiando?<br />
Sta cambiando qualcosa?</p>
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		<title>Una società incapace di comprendere il suicidio e la droga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2017 21:48:48 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni si è fatto un tanto parlare di un ragazzino che denunciato dalla madre per uso di sostanze stupefacenti si è buttato dalla finestra durante la perquisizione delle forze dell&#8217;ordine. Ci ho pensato parecchio, ci ho pensato perché conosco ragazzini che fumano, ci ho pensato perché anche come capo scout tutto questo deve interessarmi, ci ho pensato perché mi sembra tutto sbagliato. Tutti i discorsi che ne sono nati. Sia chi accusa la madre di poco tatto per il quale lui si sarebbe suicidato, sia per chi dice impugna il vessillo di &#8220;liberalizziamola&#8221; dicendo che se fosse libera non sarebbe accaduto, chi dice che i ragazzi non dovrebbero fumare, chi dice che dovrebbero essere liberi di farlo che non fa male. Nessuno si interroga su perché il ragazzo si sia suicidato. La verità, credo, è che il motivo per cui quel ragazzo si è suicidato è perché tutti si limitano a chiedersi cosa sia accaduto quel giorno.<br />
Premesso che nessuno di noi lettori di giornali, o fruitori di telegiornali avrà mai sufficienti informazioni per sapere che cosa sia accaduto, come fosse la vita di quella famiglia e il passato di quel ragazzo io coglierei l&#8217;occasione per non fare nessuno schieramento né a favore né contro di nulla, ne dell&#8217;uso o liberalizzazione delle droghe, né del comportamento corretto o scorretto della madre o delle forze dell&#8217;ordine o di altro. Di strumentalizzazioni, spesso becere, ne sono state fatte abbastanza.<br />
La verità, e ne sono piuttosto convinto, è che nessuno si suicida per una situazione. Nessuno si suicida per la vergogna di essere stato beccato con le mani nella marmellata, come nessuno si suicida per essere stato lasciato dalla donna o per aver perso il lavoro, ma i media, noi osservatori esterni ogni volta che accade ci chiediamo cosa fosse successo negli ultimi dieci minuti, forse nell&#8217;ultima giornata. No.<br />
Nessuno a meno che sia estremamente stupido si suicida in un giorno. Il suicidio è qualcosa che la persona medita, pensa, costruisce e riflette in mesi, anni, forse tutta la propria esistenza. Il suicidio accade quando una persona si trova ad essere completamente <span id="more-4253"></span>isolata dalla società che lo circonda, e non isolata nel senso che nessuno gli parla ma che da un lato nessuno lo comprende dall&#8217;altro la persona non riesce a trovare il corretto modo di esprimersi e farsi comprendere. Accade quando i ponti delle comunicazioni con l&#8217;esterno sono ormai da troppo tempo recisi, quando si perde la speranza di ricostruirne. Se qualcuno si uccide per essere stato trovato con le mani nella marmellata è stata solo la goccia che ha fatto traboccare un gigantesco vaso grande come il mare. Sarebbe potuto accadere il giorno dopo per qualcos&#8217;altro, o il giorno dopo ancora, ma non è quella la causa scatenante. Non lo è mai. Proprio il fatto che la società veda il suicidio in questo modo paradossalmente è una delle cause del suicidio perché ancora una volta dimostra, a chi è ancora vivo e ci sta pensando, come il senso di essere incompreso dagli altri abbia un fondamento.<br />
E la droga? La droga cosa c&#8217;entra in tutto questo? La droga è la stessa cosa. Una forma di suicidio controllato mal interpretato dalla società. Le persone hanno paura che uno spinello porti alle droghe pesanti, ma non è questo il reale nesso logico. Quasi certamente le droghe pesanti per arrivare passano dallo spinello, sì, è normale provare prima qualcosa di <em>semplice</em> prima di <em>rischiare troppo</em>, ma il nesso logico è un altro. Non è lo spinello a portare alla droga pesante quanto non è l&#8217;essere scoperto che porta al suicidio, a portare alle droghe pesanti è lo stesso genere di malessere, di incomunicabilità, di insoddisfazione, di bisogno di fuga che porta al desiderio di morire, solo con alcune differenze come la paura di morire, la speranza che possa essere un momento di passaggio o altre cose simili. Non è vietando il fumo che si eviterà l&#8217;eroina, non è essendo accondiscendenti che si eviterà il suicidio è amando la persona, dandogli modo di fare esperienze che riempiano la vita e non il tempo vuoto, è migliorando la vita a trecentosessanta gradi che si può evitarli, non pensando agli ultimi dieci minuti in cui ci si ha litigato. Non significa sia facile, non significa che ci sia un metodo per farlo ma finché pensiamo che uno si faccia di eroina perché si era fatto uno spinello o che si suicidi perché ha litigato con qualcuno sicuramente stiamo guardando nel posto sbagliato, nel momento sbagliato.<br />
Di persone che si sono fatti spinelli per provare e non sono diventate tossicodipendenti c&#8217;è pieno il mondo, e qual&#8217;è il vero discriminante se non tutto il resto della loro vita? La soddisfazione, la noia, l&#8217;amore delle persone care, la realizzazione personale. Non lo spinello, non il litigio, non la punizione ma tutto il resto.<br />
Finché la società non capirà questo continuerà a guardare dalla parte sbagliata, a non capire, a non risolvere.</p>
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		<title>Il rumore delle cose che iniziano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2017 17:00:14 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Fare una recensione dei un libro di un&#8217;amica, di una persona che si conosce, non è mai semplice. Se poi si tratta di un libro con questo livello di successo sul mercato la cosa diventa più difficile. Il libro in se l&#8217;ho letto già da diverso tempo, ho iniziato a leggerlo il giorno stesso in cui è arrivato sul mercato ed ho finito pochi giorni dopo. L&#8217;ho letto tutto d&#8217;un respiro, ascoltandone i suoni e le immagini, immedesimandomi negli ambienti creati ad arte quanto un brano di Battiato.<br>Non è facile fare una recensione del genere perché non ritengo che il libro sia privo di difetti e se da un lato evidenziarli sarebbe un delitto e probabilmente più un gusto personale, nasconderli sarebbe quantomeno falso, ma in tutta quella bellezza, dall&#8217;inizio alla fine, in tutta quella bellezza delle immagini, delle situazioni della delicatezza ogni difetto in questo libro scivola in secondo piano, coperto dai suoni, dai rumori di qualcosa di bello.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter wp-image-3869 size-medium"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="198" height="300" data-attachment-id="3869" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/il-rumore-delle-cose-che-iniziano/7019579_1437636/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?fit=660%2C1000&amp;ssl=1" data-orig-size="660,1000" data-comments-opened="1" data-image-title="Il rumore delle cose che iniziano" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?fit=660%2C1000&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?resize=198%2C300&#038;ssl=1" alt="Evita Greco: il rumore delle cose che iniziano" class="wp-image-3869" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?resize=198%2C300&amp;ssl=1 198w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?resize=317%2C480&amp;ssl=1 317w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?resize=66%2C100&amp;ssl=1 66w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?resize=16%2C24&amp;ssl=1 16w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?resize=24%2C36&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?resize=32%2C48&amp;ssl=1 32w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?w=660&amp;ssl=1 660w" sizes="(max-width: 198px) 100vw, 198px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Evita Greco: il rumore delle cose che iniziano</strong></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo due mesi che l&#8217;ho letto, dopo aver lasciato decantatare ogni immagine ed essermene allontanato ho&nbsp;iniziato a scrivere queste parole e di nuovo le ho lasciate decantare in attesa di un non so cosa.&nbsp;Ho sentito paragonare questo libro ad Amelie, il film francese, ed in effetti qualcosa di francese probabilmente c&#8217;è seppure con la terra e la genuinità del nostro territorio. Basta aver incontrato Evita poche volte per rendersi conto che questo libro è molto più&nbsp;<em>lei&nbsp;</em>e che lei è molto più&nbsp;<em>questo libro</em>&nbsp;di quanto il più smaliziato dei lettori possa credere, non è frutto di costruzione né di finzione del marketing, e questo traspare da ogni riga, traspare pure dai difetti a cui accennavo. La testa persa, costantemente in un mondo in cui i significati delle cose sono leggermente disassati dai significati che le altre persone attribuiscono, le persone &#8220;normali&#8221;. Eppure c&#8217;è talmente tanta &#8220;normalità&#8221; in questi personaggi da parere quasi alieni, astrusi proprio per la loro semplicità.<br>Se dovessi paragonare questo libro ad un brano musicale penserei ad <em>Imagine di John Lennon</em>, un brano semplice e semplificato all&#8217;osso e perfetto di per se per questo. Credo sia difficile riprodurre un tale livello di semplicità ed immediatezza. Lasciamo perdere i riferimenti errati al mondo della subacquea o ad altri tecnicismi analoghi, è l&#8217;emozione ciò che passa, il desiderio di guardare nella propria vita e chiedersi perché dobbiamo essere così complicati ed è proprio lì, mentre ci si chiedere queste cose che la trama svolta in un modo che rende quella semplicità la causa stessa, nel bene e nel male, della trama.<br>Un libro da leggere, e da regalare, una piccola perla che entra nel cuore.</p>
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		<title>&#8220;Traffico. Io vivo altrove.&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2016 10:17:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ogni tanto le cose ritornano, come cicli come onde. Il ricordo di un passato è più bello quando arriva inaspettato. Non cambierà la mia vita, non il passato. Lo ha già fatto ed è stato bello per questo. Un tempo ero una di quelle persone da foto di cose vecchie per rimuginare e ripensare, poi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni tanto le cose ritornano, come cicli come onde. Il ricordo di un passato è più bello quando arriva inaspettato. Non cambierà la mia vita, non il passato. Lo ha già fatto ed è stato bello per questo.<br />
Un tempo ero una di quelle persone da <em>foto di cose vecchie</em> per rimuginare e ripensare, poi nel tempo ho capito come non importi ricordare necessariamente chi c&#8217;era in quel posto, cosa hai fatto, cosa hai visto. Preferisco che ciò che non è stato importante finisca lentamente nell&#8217;oblio delle cose dimenticate, preferisco che nella mia testa ci sia lo spazio per tutto quello che devo ancora vivere, per accumulare ricordi nuovi. Ed è la memoria a scegliere cosa fosse importante. Come un girasole preferisco guardare verso la luce e muovermi verso un divenire. Ed è in questo contesto che i ricordi importanti, le cose che ti hanno portato ad essere quello che sei emergono talvolta come una carezza od un sorriso che ti dicono che sì, stai andando nella direzione giusta, che sì esiste una linea diretta che porta da quel che eri a quello che sei ed è quella che puoi seguire passo passo da quel ricordo emerso a tutti e soli quei ricordi che ad esso sono legati. Ed è bello sorriderne e voltarsi sentendo che sono ancora lì, che sono in qualche modo come quando sai di avere con te una squadra di persone di cui fidarti e non ti importa di vederle, perché sono lì.<br />
Stanno cambiando tante cose, e questo mese sembra essere crocevia di novità sotto ogni campo della mia vita che davvero abbia un interesse per me.<br />
Mi è stato chiesto diverse volte in questi mesi, forse ormai in questi anni da dove venga la tranquillità che mi porto dentro, la serenità. Qualcuno dice che <em>non me ne freghi nulla delle cose</em> oppure che non provi sentimenti. Non è così. Credo di aver raggiunto oggi, e spero per lungo tempo una situazione di stabilità interiore che mi permette di non spostarmi prendendo colpi, o di spostarmi quel tanto da non risentirne. La consapevolezza che posso cambiare direzione, non significa aver perso, significa aver scelto.<br />
Brulica di novità il mondo e la <a href="https://www.staipa.it/blog/la-vita-e-stupenda/">vita continua a rimanere stupenda</a>.<br />
Due situazioni in questo periodo mi hanno fatto riflettere su questo mio <em>mondo di pensare</em>.<br />
In due su un cinquantino con le gomme lisce, tachimetro e contachilometri rotti, che probabilmente perdeva carburante e non gli funzionava il segnalatore della riserva, eravamo su una strada bianca disastrata sull&#8217;isola di Milo nelle Cicladi in Grecia. In caso di problemi in quella zona dell&#8217;isola l&#8217;assicurazione del noleggio non avrebbe coperto nulla e non sarebbe venuto a prenderci. Alla guida un caro amico mi ha chiesto &#8220;Ma se buchiamo? Non hai paura se buchiamo?&#8221;. Non ci ho pensato ed ho risposto &#8220;No.&#8221;.<br />
Ci ho messo un po&#8217; a chiedermi perché non avessi paura, se io fossi un temerario privo di sentimenti o ci fosse altro. Mi sono chiesto se avessi paura di farmi male, e quella l&#8217;avevo. Avevo paura di cadere su quei sassi, avevo paura di farmi male io o che se ne facesse lui, ma non avevo paura di bucare nonostante i cinque chilometri di sterrato, le salite e le discese. La risposta è arrivata solo qualche tempo dopo quando mi sono reso conto che mi sarei quasi divertito se fosse successo. Ero consapevole che avremmo faticato un mondo, che ci saremmo devastati di fatica, che eravamo quasi senza acqua sotto il sole, che avremmo perso l&#8217;intera giornata prima di arrivare in una zona dove ci sarebbero venuti a prendere. Ma ero consapevole, sono consapevole, che a distanza di qualche settimana l&#8217;avremmo raccontata come un&#8217;esperienza di cui ridere. Che qualunque cosa difficile, ti rende più forte e ti fa ridere di tutto. Sarebbe stata semplicemente un altra esperienza che sarebbe rimasta indelebile dentro, un ricordo per sempre, indipendentemente dalle foto. Avremmo suggellato per sempre un&#8217;immagine nelle nostre memorie e non sarebbero serviti file jpg per ricordare con chi eravamo, come eravamo, cosa era accaduto. Per questo non ne avevo paura.<br />
Tornando da quel viaggio sono passato da una stazione in cui tanti anni fa, nel 1999 avevo fatto una scritta sul pavimento. L&#8217;avevo fatta per una ragazza per cui avevo una cotta adolescenziale, una delle tante per le quali ho avuto cotte adolescenziali per lo più dimenticate. Non mi servono decine di foto per ricordarla e non averne rende quella persona speciale, diversa da tutti perché la ricordo. Ho portato per anni nel portafogli un foglietto bianco scritto con una penna oro. Prima di venire rapinato. Quel foglietto è l&#8217;unica cosa persa in quella rapina che ricordi e mi manchi oggi.<br />
&#8220;Traffico. Io vivo altrove.&#8221; firmato <em>Torne</em>. Per lei ho scritto la prima raccolta di poesie organiche dopo decine scritte a caso su un quaderno privo di ordine. Ho scritto la prima cosa con un inizio, un percorso ed un termine. Eravamo due persone diverse, incompatibili, ci siamo frequentati per davvero poco tempo ma intenso. Non ci siamo più cercati.<br />
&#8220;Traffico. Io vivo altrove.&#8221; l&#8217;ho sempre trovata una piccola chicca di ermetismo Ungarettiano che nella sua semplicità mi ha stupito e negli anni è cambiata per me. Da un sentirsi alternativo e diverso forzatamente con un senso di superiorità come lo vivevo da adolescente oggi è ancora una frase che mi porto dentro come incisa. Più di quel &#8220;La vita è sogno fanne realtà&#8221; che porto appesa al collo ogni giorno dal 19 luglio 2006. Io vivo ancora altrove, lontano dal traffico. Guardo le persone litigare, muoversi agitate, guardo attorno a me accadere cose, e sono sereno. Non vivo lì. Non sono nella confusione del lavoro che faccio, non sono nei bisticci sulla politica stupida, non sono nel social network. La mia vita, quella vera, quella di cui sono pienamente soddisfatto è altrove, sulle montagne, nei boschi, sotto il pelo dell&#8217;acqua, nel dolore dei muscoli affaticati, nel piatto cucinato per qualcuno, nelle birre in un locale, nelle infinite frasi che scrivo, nei miei gatti e nel conte Frederick. Il lavoro cambiatemelo, martoriatemici, affaticatemi, chiedetemi di litigare di politica e mi ci butterò, ditemi che quello che scrivo fa schifo, buttatemi merda addosso. La mia vita è altrove.<br />
C&#8217;è un&#8217;altra risposta in tutto questo: vivo solo perché non mi interessa avere accanto qualcuno che non viva dove vivo io, che non viva <em>altrove</em>. Un girasole che guardi avanti, e non nel traffico di questo mondo.</p>
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		<title>Chiara Passilongo &#8211; La parabola delle stelle cadenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2015 17:45:37 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Non recensisco spesso ed in genere lo faccio sulla musica, ma oggi mi sento di parlare di questo libro, e di questa scrittrice emergente Veronese che mi è capitato di avere l&#8217;onore di conoscere nelle mie peripezie.<br>Si tratta di &#8220;<em>La parabola delle stelle cadenti</em>&#8221; e di Chiara Passilongo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-medium wp-image-3821"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="169" height="300" data-attachment-id="3821" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/chiara-passilongo-la-parabola-delle-stelle-cadenti/wp_20151105_002/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/WP_20151105_002-e1446745341115.jpg?fit=920%2C1632&amp;ssl=1" data-orig-size="920,1632" data-comments-opened="1" data-image-title="La parabola delle stelle cadenti &amp;#8211; Chiara Passilongo" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;La parabola delle stelle cadenti &amp;#8211; Chiara Passilongo&lt;/p&gt;
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<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Come ho già avuto modo di dire a lei il genere del romanzo se preso così come in sinossi, non è decisamente qualcosa che normalmente mi attirerebbe, si tratta della storia di una immaginaria famiglia veronese che nell&#8217;arco dei circa trent&#8217;anni a partire dal 1981 si trova ad affrontare la nascita ed il successo di una azienda&nbsp;dolciaria partendo da una piccola gestione familiare fino a raggiungere il successo nazionale trovandosi ad incontrarsi e scontrarsi con la realtà storica e politica dell&#8217;ultimo trentennio fino alla crisi dei nostri giorni, ma si tratta anche della vicende familiari, della crescita dei figli e dello scontro tra una generazione legata alla terra ed una proiettata verso la modernità.<br>Basta leggere l&#8217;incipit per avere un&#8217;idea chiara di non trovarsi di fronte un romanzo comune, la delicatezza e la precisione con cui viene tratteggiata l&#8217;intera vicenda in poche righe sembra la precisione semplice di un testo come &#8220;Imagine&#8221; di John Lennon, dove non una sola parola è fuori luogo, non una sola parola è di troppo ed una sola parola in meno sarebbe stata una mancanza.<br>Traspare in ogni riga un controllo e un dosaggio delle parole che non a tutti è possibile realizzare e l&#8217;intero svolgimento tra personaggi ben tratteggiati e da un lato così tipici dall&#8217;altro interessanti invoglia alla conoscenza di un mondo che è un po&#8217; quello che ha creato la nostra generazione di trentenni nel bene e nel male e sembra di rileggere senza troppa nostalgia ma anche senza troppo distacco un mondo che sembra ormai distante ma che è ancora il nostro.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-medium wp-image-3819"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="169" height="300" data-attachment-id="3819" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/chiara-passilongo-la-parabola-delle-stelle-cadenti/wp_20151105_004/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/WP_20151105_004-e1446745293633.jpg?fit=920%2C1632&amp;ssl=1" data-orig-size="920,1632" data-comments-opened="1" data-image-title="La parabola delle stelle cadenti &amp;#8211; Chiara Passilongo &amp;#8211; Incipit" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;La parabola delle stelle cadenti &amp;#8211; Chiara Passilongo &amp;#8211; Incipit&lt;/p&gt;
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<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Su <a href="https://www.amazon.it/La-parabola-delle-stelle-cadenti/dp/8804658304">Amazon</a>&nbsp;è possibile leggerne la prima parte se questa mia recensione avesse acceso in voi il desiderio di conoscerla</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-thumbnail wp-image-3820"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" data-attachment-id="3820" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/chiara-passilongo-la-parabola-delle-stelle-cadenti/wp_20151105_003/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/WP_20151105_003-e1446745316323.jpg?fit=920%2C1632&amp;ssl=1" data-orig-size="920,1632" data-comments-opened="1" data-image-title="Dedica" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Dedica&lt;/p&gt;
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		<title>Oltre il muro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2015 10:57:50 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Non ho voglia di svegliarmi, non credo sia ancora il momento, voglio rimanere ancora qui un po&#8217; nel letto a ricordare la serata di ieri.<br>Quando mi sono vestita per lui e&#8230;<br>&#8230;cos&#8217;è successo ieri? Perché non riesco a ricordare?<br>Il letto non è affatto morbido, ed è freddo, ed ho un dolore forte al centro del petto.<br>Dove sono?!<br>Attorno a me buio, non sento il ticchettio della sveglia, ma è qui, la tocco ma sono sul pavimento e attorno sento solo la sveglia che non fa rumore e non sento le fughe delle mattonelle.<br>Sono seduta e gli occhi si stanno abituando all&#8217;oscurità, il pavimento di questo luogo è nero e lucido, somiglia a vetro ma è in qualche modo più solido del vetro, quasi fosse una pietra vetrosa, liscia, infinita. Non vedo niente altro attorno a me. Tranne la mia sveglia a terra, ferma a segnare le dodici, mezzanotte credo data la stanchezza che sento nel corpo.<br>Mi guardo attorno e mi viene da piangere perché non so cosa fare qui, non c&#8217;è lui, non ho modo di contattarlo, e non c&#8217;è nessuno.<br>&#8220;<em>Hei?! C&#8217;è nessuno?! C&#8217;è nessuno qui? Dove mi trovo?&#8221;.<br></em>Sento il mio cuore battere forte e tremo, l&#8217;aria mi manca.<br><em>&#8220;Calmati, su, calmati, cerca di capire cosa è successo, calmati&#8221;<br></em>Mi alzo e comincio a camminare, mi sento tremare, sento caldo, freddo.<br>Cammino avanti ed indietro in questo buio, in questa assenza di mondo, cammino e non riesco a stare ferma, avanti, indietro, avanti indietro, ma dove vado?<br>&#8220;<em>Calmati, calmati, ragiona, calmati</em>&#8220;<br>Mi viene da piangere, mi viene da piangere e non so cosa fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poco distante comincio a scorgere un grande specchio, mi ricorda l&#8217;armadio a specchio che ho in camera ma ha più le proporzioni di una porta. Cos&#8217;altro ho da fare se non andare a vedere di cosa si tratta?<br>&#8220;<em>Cos&#8217;ho da fare se non andare a vederlo?</em>&#8220;<br>Porterò con me la sveglia, per quel che può servire, è pur sempre un pezzo della mia vita, anche se in questo momento ricordo solo la sveglia e che ero uscita per lui. Non ricordo il suo volto, non ricordo il suo nome e non ricordo il mio, e non ricordo chi fossi io ne niente altro, forse ho preso una botta, non ricordo di essere una che beve molto ne che si droga.<br>&#8220;<em>Non mi hanno drogata, non mi sento drogata, mi devo calmare</em>&#8220;<br>Il mio lavoro è invece qualcosa che ha a che fare con &#8230; una stella, un simbolo, alloro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mal di testa, una fitta, alla testa ed al petto, sto sudando tantissimo, sento l&#8217;odore del mio sudore, e il freddo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono arrivata allo specchio, è grande pressappoco come una porta ma privo di maniglie, ha solo un bordo dove potrebbe esserci quello di una porta stessa ma dietro c&#8217;è un pannello nero e niente altro. Si tratta di un normale&nbsp;specchio per quanto sembri spuntare dal pavimento con soluzione di continuità.<br><em>&#8220;Uno specchio.&#8221;</em><br>&#8220;<em>Sono una bimba?</em>&#8221; Una bimba un po&#8217; gotica però. Appena truccata indosso una maglia con sbuffi di pizzo sul petto e maniche fini quasi trasparenti, una gonna a falde di stoffe delle varie tonalità del nero,&nbsp;asimmetrica e degli stivaletti con il tacco, il tutto in toni di nero.<br>Qualcosa mi dice che non sia un vestiario tipico per una bambina che potrebbe avere meno di dieci anni.<br>La mia pelle è stranamente bianca, quasi da bambola di ceramica e con i capelli lisci e biondo scuro do l&#8217;impressione di una metallara un po&#8217; prematura, anche se non porto unghie nere o borchie o pendagli strani.<br>Mi siedo dando le spalle allo specchio e metto le faccia tra le mani.<br>Devo riuscire a ricordare chi sono, da dove vengo, cosa ci faccio in questo strano ambiente, è come se questo specchio ne fosse in qualche modo l&#8217;entrata, o l&#8217;uscita, il talismano, il centro. Il centro di un nulla però.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Le mie mani</em>&#8220;<br>Le mie mani non sono quelle di una bimba, le dita sono lunghe, fresche di manicure, affusolate, porto unghie perfette, di media lunghezza e&nbsp;con le cuticole ben curate<br>-&#8220;<em>Di chi sono queste mani?</em>&#8220;-&nbsp;smalto trasparente.<br>Formicolio che attraversa le spalle, muscoli che si irrigidiscono, mi alzo e mi allontano dallo specchio, cammino, avanti e indietro, avanti e indietro, avanti ed indietro.<br>&#8220;<em>Calmati, calmati</em>&#8220;<br>La gamba che involontariamente vibra, si muove<br>&#8220;<em>Chi cazzo sono?! Chi sono?!</em>&#8221; urlo.<br>Il vestito è quello che ho visto ma non sono una bambina, non ho gambe da bambina, non ho il petto piatto di una bambina.<br>Ma non so chi sono.<br>Mi giro di scatto a guardare nuovamente lo specchio, e mi vedo adulta, indosso un tailleur grigio antracite, con una borsa bauletto più chiara, e delle scarpe nere con tacco, i capelli raccolti di lato sulla spalla destra, credo&nbsp;abbia a che fare con&nbsp;il mio lavoro, ma il mio corpo, quello reale, quello che posso toccare continua ad essere vestito di nero, con quella gonna, quei tacchi quelle maniche.<br>Il mio riflesso si muove come me, ha le stesse unghie curate, la stessa espressione perplessa ma indossa un vestito da rappresentanza, nel riflesso, dietro di me compare per un istante un cartello con scritto&nbsp;&#8220;Agenzia investigativa HL&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre il cuore comincia a battere meno forte sento forse l&#8217;ultima goccia di sudore scendere dall&#8217;attaccatura dei capelli giù per il mio visto, sfioro le labbra con la mano e riaffiora qualche ricordo.<br>&#8220;<em>Agenzia investigativa HL</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stavo seguendo un caso, un uomo aveva ucciso diverse donne, o almeno diverse donne erano morte: due? Tre? Forse anche una bambina.<br>&#8220;<em>Investite</em>&#8220;<br>Lavoravo da poco per l&#8217;agenzia, una giovane spavalda rampante appena arrivata, ma pare che quell&#8217;uomo prediligesse giusto le ragazze giovani ed io potevo&nbsp;sembrarlo ancora&nbsp;più di quanto lo fossi. Si fidavano di me perché avevo una buona capacità di correlare dati ma non ero mai stata sotto copertura, non è neppure una pratica che queste agenzie facciano in genere, troppo rischioso. Eravamo stati ingaggiati da una famiglia la cui figlia era scomparsa, all&#8217;inizio avremmo dovuto solo trovarla ma quando la trovammo schiacciata ci chiesero di proseguire l&#8217;indagine senza coinvolgere le istituzioni ufficiali. Credo che il mio capo accettò solo per l&#8217;offerta economica notevole, perché invadere questo genere di indagine per un&#8217;agenzia rischia di essere più un danno che un guadagno.<br>Non eravamo mai riusciti a risalire all&#8217;auto perché le stordiva o uccideva&nbsp;prima di investirle e quindi non faceva danni tali da dover riparare il mezzo o comprare ricambi, e non avevamo neppure idea di che modello fosse.&nbsp;Gli omicidi che supponevamo essere&nbsp;stati effettuati dallo stesso autore erano avvenuti in posti apparentemente slegati tra loro, nessun legame se non il gusto nel vestirsi di nero, e le modalità estremamente simili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Il gusto nel vestirsi di nero.</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi c&#8217;era lui, lo vedo ora nello specchio dietro di me ad osservarmi col suo sorriso ironico di quando mi osservava convinto di non essere visto, quel suo sguardo ironico ed innamorato che tante volte ho spiato mentre lui pensava di spiare me, avrei potuto lasciarlo fare per ore.<br>Ma non avrei mai dovuto innamorarmi di lui non avrei mai potuto immaginare che avrei finito per farlo quando sono stata inviata ad indagare da vicino, avevamo pensato che potesse essere il nostro uomo solo grazie ad una segnalazione anonima&nbsp;su un auto sporca di qualcosa che poteva essere sangue.<br>Anonima.<br>Ma con il cachet proposto non potevamo dire che&nbsp;ce ne stavamo con le mani in mano,&nbsp;non avevo la certezza fosse lui, anzi non c&#8217;era nessuna prova che lo fosse,&nbsp;ma era l&#8217;unica pista disponibile ed io mi trovavo abbastanza bene nell&#8217;ambiente che frequentava.<br>Avevo scelto di non innamorarmi di lui nonostante quelle spalle non grandi ma fiere, nonostante il suo modo di farmi ridere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima volta che un brivido mi prese fu passeggiando, quando la sua mano sfiorò per un istante la mia, non saprò mai quanto fosse reale, casuale, o manipolatorio quel tocco, ne i successivi, ne quel bacio sulle labbra&nbsp;mancato che doveva essere un normale saluto sulla guancia, ma a pensarli mi fanno ancora sorridere di piacere, sento ancora sulla nuca salire qualcosa tra i capelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il momento in cui mi accorsi che il danno era fatto fu però quando una sera parlando di un&#8217;amica descrisse con dovizia di particolari il&nbsp;cappottino sfiancato, verde scuro di velluto raso con la cintura in vita, il suo stupido papillon da uomo indossato su una camicia viola con uno strano scollo e perfino l&#8217;anello&nbsp;con pietra ovale viola. Stupido non lo disse lui ovviamente, e questo mi fece capire che ne ero gelosa, che non avrei voluto mi fosse portato via neppure da me, dal mio lavoro. Fu il modo di descriverla, così ricco di particolari, così fatto di pregi di poca importanza eppure così piccoli da dover richiedere un interesse nel dettaglio che non aveva con me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cominciai ad accorgermi dell&#8217;odore della sua pelle quando mi passava accanto, della pelle del suo collo, ricordava i particolari di altre e mi faceva incazzare quando non ricordava la collana che avevo indossato il giorno prima, o&nbsp;forse lo faceva apposta per farmi rodere e trattenermi un po&#8217; più accanto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi convinsi che&nbsp;avevamo sbagliato obbiettivo, mi convinsi che quella persona non poteva essere un assassino, che dalla sua gentilezza d&#8217;uomo d&#8217;altri tempi non potesse scaturire violenza, mi convinsi che forse dopotutto c&#8217;era un motivo se ero finita tra le sue braccia.<br>C&#8217;era un motivo, mi sentivo in una storia scritta da uno scrittore pazzo, ma mi sentivo viva, sentivo il cuore accelerare quando lo stavo per incontrare e fermarsi quando le sue labbra si posavano sulle mie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Cos&#8217;è questo?</em>&#8220;<br>Al centro del mio petto c&#8217;è una zona di nero più scuro, più secco, più rappreso ed al centro un buco.<br>&#8220;<em>Ah</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella sera lui era strano, lo aspettai più del solito, era sempre puntuale ma non quella sera. Uscimmo come quasi ogni&nbsp;giorno da qualche tempo ma non parlò quasi mai, mi portò in riva al fiume a guardare l&#8217;acqua scorrere seduti sui sassi bianchi e lisci e poi tornammo alla macchina&nbsp;dove mi guardò con aria grave.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo come fosse ieri, o forse era ieri davvero, o forse era addirittura oggi, il suo sussurro a voce bassa ma calda all&#8217;orecchio sinistro. La sua voce calda.<br>&#8220;<em>Mi dispiace, deve finire. Qui. Oggi. Ora. Ho provato a convincermi che non fosse così, che tu fossi diversa, che io fossi diverso, ma non è così. Io devo seguire la mia strada e tu sulla mia strada sei solo una tappa</em>&#8220;.<br>Il suo fiato si addensava poco distante dalla bocca e le sue braccia non bastavano a non farmi sentire i brividi<br>Sentivo le lacrime scendere ma mi sentivo apatica, intontita, come immobilizzata. Credevo avrei pensato un milione di cose in un momento simile ma invece la mia mente era piatta, vuota, calma.<br>Mi passavano solo nella mente i ricordi dei momenti vissuti e niente altro.<br><em>&#8220;E il senso di colpa.&#8221;</em><br>L&#8217;idea di aver sbagliato io di non essere abbastanza, di non essere adeguata, di essere sbagliata. Non mi passò per la mente neppure per un istante a che cosa si riferisse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dissi qualcosa, non so neppure cosa.<br>Disse qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbassai la guardia completamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi come un improvviso spasmo sentii entrarmi nella carne qualcosa. Nel petto.<br>Mi congelò. Era come sentire un pezzo di ghiaccio che al contempo bruciasse la carne.<br>Lo vidi girarsi lentamente e mi sentii dire da lontano qualcosa come &#8220;io ti amavo stupido idiota&#8221; mentre la mente si annebbiava, mentre tutto diveniva scuro, mentre mi sentivo posare su di un pavimento nero di asfalto, mentre&nbsp;una chiazza lucida si allargava sotto di me e faceva apparire l&#8217;asfalto vetro nero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vidi una porta aprirsi, la sentii chiudersi con un tonfo alle spalle anche se ero sdraiata. Vidi un riflesso come se la porta fosse di specchio ed eccomi qui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Ed eccomi qui.</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che l&#8217;unica cosa da fare sia incamminarsi nella direzione indicata da questa che un tempo forse era una porta, credo di sapere dove sto andando anche se non ne conosco ancora la forma, e mentre cammino&nbsp;un pappo di un pioppo mi passa accanto, di sfuggita mi è parso ci fosse un piccolo omino appeso dentro ma la luce, l&#8217;erba, il cielo che si stanno aprendo mi fanno pensare di essere quasi giunta alla meta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>Ora ricordo</em>&#8220;</p>
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		<title>San Nemo 2015 parte 3 (e conclusione, credo, e cosa avrei voluto)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2015 17:54:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi mi occuperò di recensire gli ultimi 4 ggggiovini che hanno cantato ieri, poi forse decreterò il mio vincitore. O forse no. Giovanni Caccamo &#8220;Ritornerò da te&#8221;: Intanto ha scritto il brano da solo. Cento punti per questo. Non posso dire che suoni il piano, dato che il più del tempo gesticola, ma va bene [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi mi occuperò di recensire gli ultimi 4 ggggiovini che hanno cantato ieri, poi forse decreterò il mio vincitore. O forse no.</p>
<p><a href="https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-252bc686-7bb1-49a2-be25-1730b53331e2.html">Giovanni Caccamo &#8220;Ritornerò da te&#8221;</a>: Intanto ha scritto il brano da solo. Cento punti per questo. Non posso dire che suoni il piano, dato che il più del tempo gesticola, ma va bene anche così, per il resto potrei dire che</p>
<p>&#8230;e ecco, così insomma.</p>
<p><a href="https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-742de783-d210-4840-ac9e-e6526b28f1cd.html">Serena Brancale &#8220;Galleggiare&#8221;</a>: Sto leggendo IT, di Stephen King, &#8220;Galleggiare&#8221; è un verbo che a tal proposito mi inquieta non poco, per il resto anche lei ha scritto il suo brano, quindi anche a lei cento punti. Sembra Gabriella Cilmi quando si veste bene e canta cose eleganti, cioè quasi mai quindi la preferisco alla Cilmi. Interessante la scelta di cantare un pezzo swing classicone, la sua voce mi ricorda a tratti qualcuna, a tratti qualcun&#8217;altra ma in definitiva mi sembra sufficientemente personale proprio perché non troppo legata a qualcuno, discreta capacità tecnica. Riesce a camminare su un filo appeso tra il banale e il ricercato in modo magistrale, senza strafare. Non credo comprerò un suo album, ma credo lo ascolterò se mi capiterà sotto mano.<br />
Non riesco a dire neppure una cattiveria. L&#8217;ho ascoltata anche una seconda volta e devo dire che mi piace.</p>
<p><a href="https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a8ec94cf-4f06-4f9d-9e0d-1e0359f18158.html">Amara &#8220;Credo&#8221;</a>: Dirige Avarello, il direttore col cappello, canta un Ananas. Credo sia Maria de Filippi travestita, poco. CantA in modo un po&#8217; nervosA con un improvvisA lettera A che appare ogni tAnto, come un tic improvvisA, per il resto, purtroppo non mi dice assolutamente nulla. Forse è un vaghissimo alla lontana ricordo di tentativo di ricordare provando a fare il verso vagamente a Mia Martini, non so. Ma non credo di poter aggiungere altro.<br />
Forse avrebbe fatto più successo se avesse ammesso di essere la de Filippi travestita da ananas.</p>
<p><a href="https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-349c9e73-b98b-4f92-b5a8-efd81832dd25.html">Rakele &#8220;Io non lo so cos&#8217;è l&#8217;amore&#8221;</a>: la Rai ha tagliato gli autori&#8230; va beh&#8230; oh&#8230; che vvvvvoce sssensuale e sottovociosa&#8230;. dopo due secondi di voce ho chiuso il video, ma poi mi sono detto che non potevo non scrivere qualche cattiveriaahhhhh ehhh quindi hhhhooooo decishhoooo di aschoooltahhhhrlhhhaaaa, bellhhha la tasthhhhhierhhhaaa bonthheeempi suonata da bambhiiino.<br />
Spero che l&#8217;abbiano cacciata via subito.<br />
Voglio dire, appena è uscita dal palco.</p>
<p>Bene ascoltati tutti gli artisti credo di poter decretare il mio vincitore. E fare il mio pronostico sbagliato.<br />
Premio per la critica mio: Il Volo<br />
Premio per la critica pronostico: Il Volo</p>
<p>Vincitore tra i giovani mio: Serena Brancale (che secondo me cacceranno subito se non l&#8217;hanno già fatto)<br />
Vincitore tra i giovani pronostico: Amara</p>
<p>1lassifica assoluta mia<br />
1. Chiara (per essere l&#8217;unica decente tra i big, il che è tutto dire visto che sono un suo grande detrattore)<br />
2. KuTso (per averci provato)<br />
4. Il Volo (per l&#8217;idea meno banale)</p>
<p>Classifica assoluta pronostico:<br />
1. Chiara (Con conseguente scandalo complottista dei call center di Tim)<br />
2. Biggio e Mandelli<br />
3. Il Volo</p>
<p>Trovo però che sia stato uno dei peggiori Sanremo, quindi allego per ricordare i bei tempi cosa mi aspetto in genere quando ne ascolto i pezzi.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/iyNq5Y0yCZM" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/e5VRINsCqOo" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/M4FCg2l5d4g" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/yePXZD_HjXo" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/VLpZQJF_o48" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/SNzvHzAdlFY" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/RiLEmT8mrE8" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/brPpL6aLEXs" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/cLqelpZS7R4" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/9dcWJbiLjhE" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Solo per citarne qualcuno ecco.<br />
Io San Remo lo guardo nella speranza di incontrare cose così, purtroppo non accade sempre, e sicuramente non quest&#8217;anno.</p>
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		<title>Lettera da capo scout a capo scout</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2014 14:34:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosoffiando?]]></category>
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					<description><![CDATA[Nota del 01/02/2016: Questo post sta acquistando una inaspettata notorietà e la quantità di visite che riceve è in fortissimo aumento, ci tengo a specificare che tale riflessione è indirizzata ai capi facenti parte dell&#8217;associazione Agesci ma non all&#8217;istituzione Agesci che come tale non credo&#160;possa ad oggi schierarsi pubblicamente su questi temi senza una discussione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<hr>
<p><strong>Nota del 01/02/2016:</strong><br />
Questo post sta acquistando una inaspettata notorietà e la quantità di visite che riceve è in fortissimo aumento, ci tengo a specificare che tale riflessione è indirizzata ai capi facenti parte dell&#8217;associazione Agesci ma non all&#8217;istituzione Agesci che come tale non credo&nbsp;possa ad oggi schierarsi pubblicamente su questi temi senza una discussione interna. Non vuole per tanto essere sprono per chi sostiene campagne denigratorie nei confronti della&nbsp;stessa, ma tuttalpiù per chi ne promuova una discussione interna che non passi dai media.<br />
Ringrazio per i commenti ricevuti (che non pubblicherò per evitare l&#8217;alimentazione di polemiche) nel bene e nel male e ricordo a chi mi accusa di mantenere l&#8217;anonimato che in questo blog non ho mai nascosto il mio nome, e vi si trovano agevolmente le mie generalità.</p>
<hr>
<p>Caro capo scout Agesci, che hai aderito liberamente al patto associativo della nostra grande associazione, oggi volevo discutere con te di alcune implicazioni della tua scelta e di come la nostra associazione stia andando in questi ultimi anni.</p>
<p>Purtroppo è oggettivo che vi sia un turnover che funziona male, i vecchi capi dalla grande esperienza restano a fare servizio fino ad età avanzate e questo in una prima analisi non può essere considerato negativo, ma i giovani capi invece tendono a rimanere in servizio per pochi anni lasciando il peso del servizio e di portare avanti questa associazione agli irriducibili della prima categoria.<br />
Questo credo sia il focus principale su cui concentrarsi per spiegare e per risolvere i problemi che affliggono la tua associazione.</p>
<p><a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="3524" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/lettera-da-capo-scout-a-capo-scout/dsc02282-2/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?fit=3648%2C2736&amp;ssl=1" data-orig-size="3648,2736" data-comments-opened="1" data-image-title="Fratellanza scout" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?fit=1024%2C768&amp;ssl=1" class="alignnone size-medium wp-image-3524" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?resize=300%2C225&#038;ssl=1" alt="Fratellanza scout" width="300" height="225" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?w=2000&amp;ssl=1 2000w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?w=3000&amp;ssl=1 3000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Che si voglia accettarlo o no negli ultimi trent’anni il mondo è cambiato con ritmi sempre più veloci, sempre più difficili e sempre meno comprensibili da chi non ha vissuto in gioventù questi cambiamenti. Prima c’è stato il sessantotto, si ci sono stati i sommovimenti popolari, il terrorismo, anche questi sono stati cambiamenti notevoli, ma cambiavano più le idee che il modo di vivere. Oggi le idee cambiano poco, spesso ci vengono propinate dall’esterno, ma i ritmi cambiano radicalmente.<br />
Il modo di vivere cambia radicalmente.</p>
<p>Rileggendo il patto associativo, già nelle prime righe si apprende quali siano gli obiettivi primari che dovremmo porci. Senza dovizia di una completa lettura che in questo momento sarebbe eccessivamente lunga voglio evidenziare alcuni passaggi che potrai liberamente rileggere nel contesto completo di questo documento su cui stai basando la tua scelta educativa.</p>
<p><em>Lo scopo dell&#8217;Associazione è contribuire, secondo il principio dell&#8217;autoeducazione, alla crescita dei ragazzi come persone significative e felici.&nbsp; </em></p>
<p><em>[…]</em></p>
<p><em>Offriamo loro la possibilità di esprimere le proprie intuizioni originali e di crescere così nella libertà inventando nuove risposte alla vita con l&#8217;inesauribile fantasia dell&#8217;amore. </em></p>
<p><em>[…]</em></p>
<p><em>Operiamo per la pace, che è rispetto della vita e della dignità di ogni persona; fiducia nel bene che abita in ciascuno; volontà di vedere l&#8217;altro come fratello; impegno per la giustizia. </em></p>
<p><em>[…]</em></p>
<p><em>La nostra azione educativa cerca di rendere liberi, nel pensare e nell&#8217;agire, da quei modelli culturali, economici e politici che condizionano ed opprimono, da ogni accettazione passiva di proposte e di ideologie e da ogni ostacolo che all&#8217;interno della persona ne impedisca la crescita.</em></p>
<p>Quante volte nelle vostre comunità capi, nelle vostre riunioni di zona invece la risposta alla richiesta, proprio di un giovane è la chiusura?<br />
Non è difficile fare esempi.</p>
<p>È un dato di fatto che a causa della necessità odierna di proseguire con gli studi fino all’università o spesso più avanti, a causa della crisi del lavoro dei giovani e dei loro genitori che devono mantenerli l’impegno che un giovane può mettere oggi nel servizio a è decisamente diverso da quello che poteva mettere un coetaneo vissuto trent’anni fa. La stabilità economica era diversa, molti erano sposati all’età in cui oggi si sta ancora seduti sui banchi a studiare, molti lavoravano già all’età in cui molti oggi sono in cerca del primo impiego o hanno già perso il primo impiego.</p>
<p>Si, forse questo porta ad una maturità in tempi diversi, ma “<em>Operiamo per la pace, che è rispetto della vita e della dignità di ogni persona; fiducia nel bene che abita in ciascuno; volontà di vedere l&#8217;altro come fratello; impegno per la giustizia”</em> o no? Se fosse nostro fratello, quello vero, e qui mi rivolgo ai meno giovani, nella stessa difficoltà cercheremmo una soluzione o lo lasceremmo abbandonato a se stesso?</p>
<p>La famiglia è cambiata, che vogliamo accettarlo o meno, perfino la chiesta sta interrogandosi su questo, ci sono giovani che economicamente, logisticamente, tecnicamente non hanno modo di sposarsi perché il lavoro non lo permette, perché la banca non darà mai un mutuo o per mille motivi ma che vogliono intraprendere un cammino che li porti comunque ad una vita di coppia e alla speranza di un matrimonio ed una famiglia, di avere dei figli e di educarli al meglio</p>
<p>Un’associazione che “<em>cerca di rendere liberi, nel pensare e nell&#8217;agire, da quei modelli culturali, economici e politici che condizionano ed opprimono, da ogni accettazione passiva di proposte e di ideologie e da ogni ostacolo che all&#8217;interno della persona ne impedisca la crescita.</em>” davanti a questi casi dovrebbe mostrare chiusura mentale e incapacità di discutere o dovrebbe cercare una discussione il più possibile aperta al dialogo nella ricerca di valutare ogni aspetto della situazione nel bene nel male e le sue conseguenze? Davvero un capo che non riesce per validi motivi a sposarsi deve vivere a casa di mamma fino ai quarantacinque anni con la persona che ama che vive anch’essa da mamma aspettando la menopausa per poter mettere su una famiglia o si può valutare caso per caso con intelligenza e tatto cercando di essere liberi da modelli culturali che condizionano ed opprimono ed da ogni accettazione passiva di proposte e di ideologie e da ogni ostacolo che all&#8217;interno della persona ne impedisca la crescita?<br />
Non l’ho scritto io questo patto associativo e non ho costretto te ad accettarlo.</p>
<p>È molto facile giustificare ognuna di queste scelte di chiusura con il fatto che “la chiesa dice così” ma ci domandiamo fino a che punto davvero la chiesa dica così e fino a che punto sia il nostro scudo?</p>
<p>Il Patto Associativo prosegue dicendo<br />
“<em>Per attuare questo programma profondamente umano, pensiamo che solo Cristo è la verità che ci fa pienamente liberi; questa fede è lo spirito che dà vita alle cose che facciamo. </em>“</p>
<p>Cosa avrebbe fatto Cristo in questi casi? Cosa ha fatto con la Maddalena? Cosa ha fatto con i peccatori che ha incontrato? Ha tirato fuori la spada da crociato e li ha decapitati? Li ha cacciati urlando? Si solo una volta, quando hanno usato il tempio come mercato. Ma ci chiediamo se le scelte dei giovani che stiamo perdendo nell’associazione sono come quelle del mercante nel tempio o se sono dettate dall’amore, dalla fatica, da un progetto di vita, da una difficoltà? Oppure ancora una volta pur di non affrontare i dogmi che ci portiamo dentro, non affrontiamo, ci nascondiamo dietro il dito dei giovani d’oggi immaturi?</p>
<p>“<em>I Capi testimoniano l&#8217;adesione personale alla Legge e alla Promessa scout.&nbsp; </em></p>
<p><em>Svolgono il loro servizio secondo il metodo e i valori educativi dell&#8217;Associazione, che si desumono dagli scritti e dalle realizzazioni pedagogiche di Baden-Powell, dalla Legge e dalla Promessa. </em></p>
<p><em>Il metodo scout attribuisce importanza a tutte le componenti essenziali della persona, sforzandosi di aiutarla a svilupparle e a crescere in armonia, secondo un cammino attento alla progressione personale di ciascuno.</em>”</p>
<p>Baden Powell ha mai detto che un omosessuale è immorale e incapace di educare? Chi ha deciso che sia così prima di deciderlo si è interrogato o si è lasciato trasportare da un facile “è innaturale, a me fanno schifo, la famiglia è importante”? Si sono mai chiesti se questo non abbia una famiglia, magari una famiglia che è così grande e forte da averlo aiutato a superare questa che oggi è ancora un enorme difficoltà dandogli un esempio di coesione, e coraggio che poche famiglie hanno avuto occasione di dimostrare?</p>
<p>Quando fai scelte che escludono a priori persone le fai leggendo la legge scout e la promessa che hai fatto o le fati seguendo l’istinto che la tua tradizione personale ti porta ad avere senza riflettere sulla persona che hai davanti?</p>
<p>La risposta a cui hai aderito liberamente è scritta poche righe dopo.</p>
<p>“<em>Intendiamo valorizzare e far crescere i doni di ciascuno, al di là delle differenze e a partire dalla ricchezza che la persona è ed ha.&nbsp; </em></p>
<p><em>Il metodo si evolve ed arricchisce nel corso della storia associativa</em>”</p>
<p>Non significa solo passare da 4 tappe a tre in reparto, o fare i lupetti un anno in più od uno in meno</p>
<p>“<em>L&#8217;educazione politica si realizza non solo attraverso la presa di coscienza, ma richiede, […], un impegno concreto della comunità, svolto con spirito critico ed attento a formulare proposte per la prevenzione e la soluzione dei problemi. </em></p>
<p><em>La diversità di opinioni presenti nell&#8217;Associazione è ricchezza e stimolo all&#8217;approfondimento delle nostre analisi; tuttavia non deve impedirci di prendere posizione in quelle scelte politiche che riteniamo irrinunciabili per la promozione umana.&nbsp; </em></p>
<p><em>Ci impegniamo pertanto a qualificare la nostra scelta educativa in senso alternativo a quei modelli di comportamento della società attuale che avviliscono e strumentalizzano la persona, come il prevalere dell&#8217;immagine sulla sostanza, le spinte al consumismo, il mito del successo ad ogni costo, che si traduce spesso in competitività esasperata.”</em></p>
<p>Quando sbattiamo le porte in faccia a qualcuno, direttamente o anche solo facendogli capire che se non hanno abbastanza tempo non vogliamo facciano servizio, che se hanno una difficoltà non sono bene accetti, se hanno una differenza di opinione non saranno in grado di educare ai valori che magari hanno comunque vissuto nelle loro famiglie, stiamo prendendo posizione su una scelta che riteniamo irrinunciabile perché davvero lo è o perché abbiamo paura di discuterne?<br />
Perché sono cose che avviliscono la persona, che fanno prevalere l’immagine alla sostanza, che sono spinte dal consumismo o perché nonostante siano difficoltà serie e importanti noi abbiamo paura di affrontarle mano nella mano con chi le sta provando?</p>
<p>“<em>Ci impegniamo ad educare al discernimento e alla scelta, perché una coscienza formata è capace di autentica libertà</em>” O no?</p>
<p>“<em>Ci impegniamo a rifiutare decisamente, […] tutte le forme di violenza, palesi ed occulte, che hanno lo scopo di uccidere la libertà</em>” o diventiamo noi i carnefici?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>Ci impegniamo a spenderci particolarmente là dove esistono situazioni di marginalità e sfruttamento, che non rispettano la dignità della persona […].&nbsp; Ci impegniamo a formare cittadini del mondo ed operatori di pace, in spirito di evangelica nonviolenza, affinché il dialogo ed il confronto con ciò che è diverso da noi diventi forza promotrice di fratellanza universale.</em>” O stiamo chiudendoci e facendo violenza psicologica su chi ci sta porgendo una mano per fare servizio con noi e per fare fronte comune alle difficoltà educative di ogni giorno?</p>
<p>Il Patto Associativo a cui hai aderito lo conosci? Lo ami? Lo segui in ogni suo punto? Perché se non è così forse dovresti chiederti se le persone a cui stai chiudendo la porta magari lo seguano più di te, e siano in diritto più di te di far parte di questa grande associazione.</p>
<p>L’associazione sta perdendo i giovani, ma i giovani continuano ad arrivare. Arrivano e poi se ne vanno. Questo non significa che i giovani non hanno voglia di fare servizio, significa che i giovani non si sentono compresi, non si sentono accettati, si rendono conto che questa associazione non fa per loro.</p>
<p>Il problema è che presto o tardi anche i meno giovani finiranno, e quindi chi porterà avanti questo magnifico metodo educativo che ci contraddistingue? Lo lasceremo fare alle tante associazioni che ormai stanno copiano il nostro metodo e lo stanno esportando in salse e versioni diverse grazie ai giovani che fuggono da questa?</p>
<p>Potrebbe essere una soluzione giusta purtroppo.</p>
<p>Per tutti, per chi resta e per chi se ne va: lo scoutismo ci ha insegnato a fuggire o ad affrontare le cose cercando il cambiamento?</p>
<p>Il patto associativo si conclude con queste parole:</p>
<p>“<em>L&#8217;AGESCI, consapevole di essere una realtà nel mondo giovanile, sente la responsabilità di dare voce a chi non ha voce e di intervenire su tematiche educative e politiche giovanili sia con giudizi pubblici che con azioni concrete. Collabora con tutti coloro che mostrano di concordare sugli scopi da perseguire e sui mezzi da usare relativamente alla situazione in esame, in vista della possibilità di produrre cambiamento culturale nella società e per &#8220;lasciare il mondo un po&#8217; migliore di come l&#8217;abbiamo trovato””</em></p>
<p>Vogliamo essere quell’associazione che viene strumentalizzata dal politico di turno o vogliamo essere noi a guidare la nostra immagine?<br />
Vogliamo collaborare con tutti coloro che mostrano di concordare sugli scopi da perseguire o vogliamo cacciarli perché li vediamo diversi nonostante abbiano i nostri stessi valori e obiettivi educativi?</p>
<p>Ma soprattutto: vogliamo produrre cambiamento culturale nella società e per &#8220;lasciare il mondo un po&#8217; migliore di come l&#8217;abbiamo trovato” o vogliamo mantenere la cultura e il modus operandi secolarizzato di dogmi e regole immutabili nel tempo senza adeguarci alla società?</p>
<p>Dovremmo essere davanti alla società a guidarla, non lasciarci trainare indietro dal passato e frenare la società moderna nella vana speranza che non cambi.<br />
Rimarremmo sempre indietro, perderemmo sempre di più chi vive nella società moderna, in definitiva faremmo morire un movimento non perché non ci crediamo, ma perché non ci rendiamo conto che il patto su cui si basa e a cui abbiamo creduto di aderire è già di per se la guida verso il futuro del cambiamento e contiene già le linee guida per navigare verso il futuro.</p>
<p>Fai le tue scelte mio caro Capo Scout.<br />
Liberamente.<br />
Non sarò io a obbligarti, il mio è solo un consiglio: rileggiti la legge, la promessa che hai fatto, il patto associativo a cui hai aderito.<br />
E fai liberamente le tue scelte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Firmato Uno come te, per nulla diverso da te.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Santoro talvolta racconta bugie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 08:08:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Alla sua nuova trasmissione &#8220;servizio pubblico&#8221; Santoro ha parlato delle varie banche Europee, tra cui di Unicredit. Mentre ne parlava è successo (dice lui) un fatto alquanto interessante: Riporto uno dei tanti articoli a caso che si trovano su internet &#8220;Santoro spiega che Unicredit è in crisi e Banca di Roma blocca l’accesso al sito.&#8220; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla sua nuova trasmissione &#8220;servizio pubblico&#8221; Santoro ha parlato delle varie banche Europee, tra cui di Unicredit.<br />
Mentre ne parlava è successo (dice lui) un fatto alquanto interessante:</p>
<p>Riporto uno dei tanti articoli a caso che si trovano su internet</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>&#8220;<strong>Santoro spiega che Unicredit è in crisi e Banca di Roma blocca l’accesso al sito.</strong>&#8220;</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Santoro spiega che Unicredit è in crisi e Banca di <strong>Roma</strong> blocca l&#8217;accesso al sito per evitare che i propri correntisti spostino i propri soldi su altri conti correnti, rischiando di mandare in fallimento la banca.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Ecco cosa accade quando internet funziona e i giornali no.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Se avete un conto Unicredit provate ad accedere al sito web. La banca ha inibito gli accessi per paura di chi come noi, ha pensato di spostare i soldi verso banche più piccole e meno a rischio.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em><img data-recalc-dims="1" decoding="async" title="Santoro dice Unicredit a rischio fallimento e va in tilt il sito della banca." src="https://i0.wp.com/m2.paperblog.com/i/68/681314/santoro-spiega-che-unicredit-e-in-crisi-e-ban-L-zhyv4A.jpeg?ssl=1" alt="Santoro dice Unicredit a rischio fallimento e va in tilt il sito della banca."></em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>E ora?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Ora sarà impossibile prelevare i soldi fino a quando? Domani mattina tutti in banca a fare i bonifici verso altre banche più sicure?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Fatto sta che ora oltre a non poter più fare bonifici (il sistema continuava a rispondere che la password della chiavetta era errata), ora è proprio vietato l&#8217;accesso al conto online.</em></p>
<p>Bene. La verità è che le cose non stanno proprio così. Dopo verifica (si da il caso che io ci lavori in Unicredit e che lavori al servizio informativo centrale) poco prima di quell&#8217;ora un singolo utente (di cui ovviamente sappiamo i dati ma non verranno divulgati) ha fatto un accesso anomalo con diversi tentativi e sbagli di password, il risultato conseguente è che tale utente viene bloccato con la segnalazione che Santoro ha mandato in onda.<br />
Nel frattempo l&#8217;Internet Banking funzionava perfettamente per tutti gli altri utenti.<br />
Quindi Unicredit non ha bloccato nulla, tantomeno Unicredit Banco di Roma che (forse santoro non se ne è accorto) non esiste più se non sulle facciate delle filiali e l&#8217;Internet Banking di Unicredit è unico senza distinzioni.</p>
<p>Un altro esempio di buon giornalismo, eh?<br />
L&#8217;importante è dare una notizia che faccia scoop, non importa se la notizia viene creata con falsi mezzi.</p>
<p>Fino ad oggi stimavo Santoro da oggi&#8230;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>TESTO AGGIUNTO DOPO LA PUBBLICAZIONE</strong>:<br />
Per dovere di cronaca:</p>
<ol>
<li>Unicredit fa parte delle banche &#8220;<a href="https://st.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-11-04/ecco-banche-fail-210749.shtml?uuid=AaNTDrIE" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Too big to fail</a>&#8221; ed è l&#8217;unica italiana.</li>
<li>Fino a 130.000 euro anche se una banca fallisce i soldi vengono restituiti ai clienti (e chi ha più di 130 euro sul conto se non li ha investiti è un po&#8217; pirla)</li>
<li>Se volete spostare i soldi su un conto più sicuro meglio un conto svizzero o comunque extraeuropeo, perché un altro conto italiano temo non sarebbe molto diverso</li>
</ol>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Ciao Steve</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 07:31:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Steve. Al di la di ogni speculazione non c&#8217;è dubbio che l&#8217;impronta lasciata sia enorme. A me piace ricordarlo così: Discorso del 12 giugno 2005 per i laureandi di Stanford: Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="300" height="376" data-attachment-id="2757" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/ciao-steve/steve-jobs1/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/steve-jobs1.jpg?fit=300%2C376&amp;ssl=1" data-orig-size="300,376" data-comments-opened="1" data-image-title="Steve Jobs" data-image-description="&lt;p&gt;Steve Jobs&lt;/p&gt;
" data-image-caption="&lt;p&gt;Steve Jobs&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/steve-jobs1.jpg?fit=300%2C376&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/steve-jobs1.jpg?resize=300%2C376&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2757" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/steve-jobs1.jpg?w=300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/steve-jobs1.jpg?resize=239%2C300&amp;ssl=1 239w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/steve-jobs1.jpg?resize=80%2C100&amp;ssl=1 80w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/steve-jobs1.jpg?resize=19%2C24&amp;ssl=1 19w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/steve-jobs1.jpg?resize=29%2C36&amp;ssl=1 29w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/steve-jobs1.jpg?resize=38%2C48&amp;ssl=1 38w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure>



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</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ciao Steve.<br>
Al di la di ogni speculazione non c&#8217;è dubbio che l&#8217;impronta lasciata sia enorme.<br>
A me piace ricordarlo così:<br>
</p>



<span id="more-2756"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Discorso del 12 giugno 2005 per i laureandi di Stanford:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie. La prima storia è sull'unire i puntini. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt> Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato? E' cominciato tutto prima che nascessi. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all'ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d'attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: "C'è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?" Loro risposero: "Certamente". </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l'adozione. Poi accettò di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college. Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l'ammissione e i corsi. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all'epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>N</tt><tt>ell'attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti. Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l'unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Vi faccio subito un esempio. Il Reed College all'epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato. Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E' stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt> Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Certamente all'epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all'indietro. Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all'indietro. C</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>osì, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa - il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>La mia seconda storia è a proposito dell'amore e della perdita.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un'azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L'anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione - il Macintosh - e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Come si fa a venir licenziati dall'azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l'azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa. Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me - come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l'ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L'evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo. Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt> Durante i cinque anni successivi fondai un'azienda chiamata NeXT e poi un'altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell'attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E' stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l'unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>E l'unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l'avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>La mia terza storia è a proposto della morte.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: "Se vivrai ogni giorno come se fosse l'ultimo, sicuramente una volta avrai ragione". Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?". E ogni qualvolta la risposta è "no" per troppi giorni di fila, capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt> Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità, tutto l'orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all'idea della morte, lasciando solo quello che c'è di realmente importante. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è ragione per non seguire il vostro cuore. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi "addio". Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell'analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Ho fatto l'intervento chirurgico e adesso sto bene. Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po' più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi: Nessuno vuole morire. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E' l'agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Quando ero un ragazzo c'era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E' stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E' stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E' stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni. Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell'ultima pagina del numero finale c'era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l'autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c'erano le parole: "Stay Hungry. Stay Foolish.", siate affamati, siate folli. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish. Grazie a tutti.</tt></p>
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		<title>Nathalie Giannitrapani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 20:53:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come di consueto dopo un po&#8217; di ascolti un&#8217;artista che mi colpisce poi la recensisco, ne parlo, ne do tributo. Questa volta è Nathalie. Si, per il secondo anno dopo Noemi devo ammettere che da x-factor è uscita un&#8217;altra artista che mi emozione. Forse più di Noemi. Nathalie. Devo ammettere che il primo ascolto è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come di consueto dopo un po&#8217; di ascolti un&#8217;artista che mi colpisce poi la recensisco, ne parlo, ne do tributo.<br />
Questa volta è Nathalie. Si, per il secondo anno dopo Noemi devo ammettere che da x-factor è uscita un&#8217;altra artista che mi emozione. Forse più di Noemi.<br />
Nathalie.</p>
<p>Devo ammettere che il primo ascolto è stato dovuto al vedere per caso questa ragazzina (in realtà ha 31 anni) per puro caso su MTV. Io che la TV non la guardo quasi mai, e MTV ancor meno.<br />
Zapping, e poi questi occhietti azzurri, bah fermiamoci a vedere questa nuova sconosciuta. Dopo una breve intervista si mette al pianoforte e canta.<br />
Pelle d&#8217;oca.<br />
Poco dopo sarebbe andata a san remo, ma poco dopo, prima di sanremo, avevo già tra le mani il suo primo mini cd.<br />
In punta dei piedi.<br />
Partiamo appunto da &#8220;In Punta di Piedi&#8221;, che poi (aimè) è il singolo che l&#8217;ha lanciata ad x-factor. Il ritmo.. il ritmo mi ricorda inesorabilmente lo stile che avrei voluto dare ad &#8220;Eri qui&#8221;, l&#8217;unica canzone che mi sia mai messo di impegno a scrivere. Ma ovviamente lei l&#8217;ha scritta ad un livello di mille spanne sopra a quello che avrei mai potuto fare io.<br />
Già perché contrariamente a tante delle cantanti di moda oggi lei le canzoni se le scrive.<br />
Subito dopo &#8220;Cornflake Girl&#8221; di Tori Amos&#8230;. sarà che io fin da piccolo avevo una passione smodata per Tori, sarà che anni fa dicevo &#8220;se incontro una donna che sa cantare e suonare il piano come Tori Amos la sposo a scatola chiusa&#8221; ma un po&#8217; mi ha stupito e con scetticismo ho iniziato ad ascoltare fino ad avere di nuovo ancora la pelle d&#8217;oca, mi è parso incredibile, assurdo ma per la<span id="more-2556"></span> prima volta ho sentito un interpretazione davvero migliore di quel brano. Si non è uno dei migliori di Tori, è solo il più conosciuto ma le variazioni di voce che Nathalie ci fa&#8230; passando da una voce similissima all&#8217;originale ad una più dolce, ad una rauca quasi urlata alla Marilyn Manson (si si non mi piace Manson, ma devo ammettere che la voce che usa in alcune interpretazioni ci sta tutta, vedesi Sweet Dream), alla rock grezza e roca da Brian Adams&#8230; il tutto in un solo brano.</p>
<p>Poi passa a intepretazioni di brani come &#8220;Tu che sei parte di me&#8221;, &#8220;Fortissimo&#8221;, &#8220;Piccolo uomo&#8221; confrontandosi con grandi artiste e battendosi praticamente alla pari.</p>
<p>L&#8217;album l&#8217;ho preso poco dopo, anche lì brani stupendi e interpretazioni notevoli, cambi di voce e di stile ogni poche note, melodie ed arrangiamenti mai banali.<br />
Il brano portato a San Remo poi  credo fosse decisamente azzeccato, non il suo più commerciale, ma uno dei più ben costruiti e ingegnati, elegante e leggermente cervellotico, adatto a mostrare una voglia di far buona musica e buon successo senza però scadere nei cliché del commerciale.</p>
<p>Notevole. Notevoli le interpretazioni.</p>
<p>Spulciando qua è la ho trovato &#8220;You&#8217;ll follow me down&#8221; degli Skunk Anansie cantata da lei e Skin, con risultati di invidiabilie livello intrecciando la sua voce a quella della cantante originale. Unica pecca forse l&#8217;acutino finale&#8230;.</p>
<p>E cercando ancora ho trovato il suo passato nei &#8220;Damage Done&#8221; con cui a suo tempo ha fatto un album che ha riscosso un discreto successo nella critica metal.</p>
<p>Insomma un&#8217;artista che spazia, che sa essere dolce ed aggressiva, che sa metterci del suo e creare. Credo che nel panorama italiano fosse un po&#8217; che non appariva qualcuno.</p>
<p>Spero che il mercato l&#8217;aiuti a continuare su questa strada e a mostrare la sua vena artistica senza essere costretta a svendersi.</p>
<p>In bocca al lupo.</p>
<p><object width="480" height="390"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/j_aqY7s_Feg?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
<p><object width="320" height="181"><param name="movie" value="http://dailymotion.virgilio.it/swf/video/xftm93?width=320&amp;theme=none" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /></object><br />
<a href="https://www.virgilio.it/video/" target="_blank" rel="noopener">Nathalie &amp; Skunk Anansie &#8211; You&#8217;ll follow me down&#8230;</a> <em>di <a href="https://www.virgilio.it/video/" target="_blank" rel="noopener">TheResearcher80</a></em></p>
<p><object width="425" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/enB2pGbcNqI?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
<p><object width="480" height="390"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/yEd4n6d2HYU?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
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		<title>Il Credo del Fuffaro (sul complottismo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 20:45:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qui mi sono imbattuto in un interessante ed esaustivo elenco delle strategie più usate dai ciarlatani in generale e da quelli che bazzicano il web in particolare. Ho pensato di riproporlo con qualche modifica per adattarlo a ciò che accade in forum e blog (l&#8217;originale si riferiva nello specifico all&#8217;ambiente dei newsgroup), in quanto veramente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qui mi sono imbattuto in un interessante ed esaustivo elenco delle strategie più usate dai ciarlatani in generale e da quelli che bazzicano il <em>web</em> in particolare.<br />
Ho pensato di riproporlo con qualche modifica per adattarlo a ciò che accade in forum e blog (l&#8217;originale si riferiva nello specifico all&#8217;ambiente dei <em>newsgroup</em>), in quanto veramente illuminante, anche perché quella che ho linkato è la versione italiana di una lista di fuffosità varia redatta inizialmente da un gruppo statunitense, a dimostrazione del fatto che tutto il mondo è paese: le regole che seguono, vi ricordano il comportamento di qualcuno, per purissimo caso?</p>
<p>Per essere un Fuffaro come si deve, è necessario seguire le seguenti norme:</p>
<p><a name="1"></a>1.</p>
<div class="ind">Preferite sempre la chiave di lettura cospirazionista rispetto alla chiave di lettura noiosamente banale: le spiegazioni naturali, come ad esempio che a Roswell sia caduto un pallone-sonda, sono per i sempliciotti e per le spie del governo. Se volete andare a letto con quella topina <span style="font-style: italic;">newage</span> tutta curve non ditele che l’astrologia è una cretinata (anche i non-fuffari possono trarre temporaneo beneficio da questo consiglio).</div>
<h4 class="mini"><a name="2"></a>2.</h4>
<div class="ind">Mai cercare la più semplice ed ovvia causa di qualcosa ed in particolare evitate come la peste di menzionare il <a title="Wikipedia: il rasoio di Occam" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rasoio_di_Occam" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-style: italic;">Rasoio di Occam</span></a>: è la vostra nemesi!</div>
<h4 class="mini"><a name="3"></a>3.</h4>
<div class="ind">Dovete essere convinti che la parola «anomalia» significhi «conferma indubitabile» di attività paranormale, o analogamente «dimostrazione inoppugnabile» di presenza aliena, o ancora «prova incontestabile» di misterioso e malvagissimo complotto a livello come minimo mondiale se non intergalattico.<br />
Quindi usate la parola «anomalia» più spesso che potete: eventualmente arricchitela da aggettivi come «inspiegabile», «inquietante», o, se siete in <span style="font-style: italic;">full attack mode</span>, «evidente», «lampante», ed altro che implichi gravi difetti psicofisici in chi osasse trovarla qualcosa di normale.</div>
<h4 class="mini"><a name="4"></a>4.</h4>
<div class="ind">Definite tutto quello che è comunemente accettato, e contro cui vi battete, usando l’aggettivo «ufficiale» in senso dispregiativo, come se si trattasse di un’imposizione proveniente da qualche autorità di cui bisogna diffidare e non di cose che chiunque, solo volendolo, può verificare.<br />
Riempitevi la bocca di frasi che iniziano <span id="more-2537"></span>con «secondo la versione “ufficiale”», «secondo la ricostruzione “ufficiale”», «secondo la scienza “ufficiale”», «secondo la medicina “ufficiale”», «secondo la storia “ufficiale”», «secondo la geografia “ufficiale”», «secondo la matematica “ufficiale”», «secondo l’educazione fisica “ufficiale”», «secondo l’intervallo di ricreazione “ufficiale”», «secondo la pausa pranzo “ufficiale”» e così via.<br />
Ricordate e fate ricordare che tutto quello che si legge sui libri di scuola, su qualsiasi argomento, quando non è palesemente falso, è tragicamente obsoleto e che tutto ciò che viene trasmesso dagli organi di informazione è addomesticato e regolato dalla cricca di <span style="font-style: italic;">potenterrimi</span> massoni / templari / gesuiti / <span style="font-style: italic;">bonesmen</span> / banchieri / bilderberghiani / sionisti / case farmaceutiche / militari / rettiliani / SPECTRE / chi-più-ne-ha-più-ne-metta che governano il mondo dietro le quinte, abilmente celati a tutti tranne che a voi, inarrivabili genii e disvelatori di trame oscure, che più i complotti son segreti, più facilmente li scoprite grazie al vostro infallibile fiuto di segugi.</div>
<h4 class="mini"><a name="5"></a>5.</h4>
<div class="ind">Non accettate <strong>mai</strong> le affermazioni della scienza “ufficiale”, a meno che si tratti di cose in cui credete da anni, come per esempio la gravità o la sferoidalità della Terra o ancora che il Sole irradia calore.<br />
Tenete però conto del fatto che i migliori fuffari, i veri fuoriclasse, riescono a mettere in dubbio anche queste cose, prendendo in seria considerazione ipotesi del tipo «la gravità non esiste, se stiamo attaccati al suolo è solo perché la Terra ruota», o del tipo «è possibile e financo plausibile che la Terra sia cava e noi ne abitiamo la superficie interna», o anche del tipo «il sole è freddo e l&#8217;aria si scalda solo per la sua densità»: il tutto in base a (s)ragionamenti quali «dato che la scienza “ufficiale” non spiega tutto, è come se non spiegasse niente, e tutti, ma proprio tutti, i suoi risultati sono in realtà come minimo opinabili, anzi certamente falsi».</div>
<h4 class="mini"><a name="6"></a>6.</h4>
<div class="ind">Alzate parecchio il gomito mentre scrivete, vi renderà molto più creativi e tutto, ma proprio tutto, avrà più senso per voi.</div>
<h4 class="mini"><a name="7"></a>7.</h4>
<div class="ind">Non vergognatevi di proporre le teorie più assurde e bislacche: giustificatele usando il punto di partenza imprescindibile degli sragionamenti del Vero Fuffaro, e cioè l’affermazione «Tutto è possibile». Usando questa formula magica potrete far passare agli occhi degli ingenui qualsiasi scemenza come qualcosa di serio su cui riflettere: sarà poi un gioco da ragazzi, partendo da essa, passare da «possibile» a «probabile», da «probabile» a «praticamente certo» e da «praticamente certo» a «provato al di là di ogni dubbio».</div>
<h4 class="mini"><a name="8"></a>8.</h4>
<div class="ind">Quando vi fanno notare la palese idiozia delle vostre tesi, così palese da non dover neanche essere spiegata, accusate l’interlocutore di avere la mente chiusa e ottenebrata dalla propaganda “ufficiale”, mentre la vostra è aperta, pura e flessibile come quella di un neonato. Gli altri fuffari adorano il concetto di «mente aperta» e vi accoglieranno nel loro <span style="font-style: italic;">sancta sanctorum</span> senz’altro indugio: come voi, non tollerano quei tipacci cattivi d’animo che chiedono sempre le prove di qualsiasi cosa. Ed esattamente come voi non solo ritengono di avere la mente aperte come quella di un neonato, ma ne hanno anche lo stesso spirito critico e le stesse conoscenze.</div>
<h4 class="mini"><a name="9"></a>9.</h4>
<div class="ind">Ridefinite le parole «scettico» e «scetticismo» per far figurare che il vero scettico sia chi accetta come possibili le vostre ridicole fantasie senza discuterle.</div>
<h4 class="mini"><a name="10"></a>10.</h4>
<div class="ind">Fate presente che sarebbe arrogante e presuntuoso pensare che le cose che sostenete possano essere tutte false: qualcuna vera ci deve essere&#8230; il che significa che avete ragione&#8230; e quindi sono tutte vere, <span style="font-style: italic;">quod erat demonstrandum</span>.</div>
<h4 class="mini"><a name="11"></a>11.</h4>
<div class="ind">Quando state discutendo, la tecnica migliore per “provare” la vostra ipotesi è quella di iniziare con una supposizione, e, quando si arriva a metà messaggio, riferirsi alla supposizione non ancora verificata come se fosse un fatto assodato: questo causerà abbastanza confusione iniziale da concedervi un momentaneo trionfo.</div>
<h4 class="mini"><a name="12"></a>12.</h4>
<div class="ind">Ribadite spesso che in un regime democratico come il nostro ognuno è libero di dire ciò che vuole e tutte le opinioni hanno pari valore, la vostra come quella di chiunque altro: perciò se sostenete che la Terra sia a forma di ciambella, avete ragione tanto quanto chi sostiene sia sferoidale. Quando immancabilmente vi spiegheranno che le opinioni sono un conto, e sono rispettabili in quanto soggettive, mentre affermazioni come le vostre vorrebbero essere oggettive e quindi andrebbero supportate da prove e da fatti, non solo da simpatie, fate orecchie da mercante.</div>
<h4 class="mini"><a name="13"></a>13.</h4>
<div class="ind">Se voi fate affermazioni come «tutti sanno che&#8230;», «è acclarato che&#8230;», «è risaputo che&#8230;» quella è da considerarsi una <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">prova inoppugnabile</span>, mentre se qualcun altro scrive «in realtà è stato mostrato che&#8230;» riportandone la dimostrazione, quella è solo una <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">mera opinione</span>.</div>
<h4 class="mini"><a name="14"></a>14.</h4>
<div class="ind">Il ragionamento per assurdo è un’arma molto potente, quindi fermatevi nei vostri ragionamenti quando avete raggiunto il vostro obiettivo, instillare il dubbio, e non portateli mai alle loro logiche conseguenze finali: è naturale infatti che partendo da sciocchezze si arrivi alla fine del ragionamento a conclusioni ancora più sciocche, che smaschererebbero in un attimo la stupidità delle tesi di partenza.</div>
<h4 class="mini"><a name="15"></a>15.</h4>
<div class="ind">Se qualcuno vi fa notare le irrazionalità cui porterebbero, logicamente, le vostre strambe teorie e ve ne domanda ragione, rispondete sdegnati che quelle assurdità sono solo apparenti: le spiegazioni ad esse possono conoscerle solo coloro che manovrano i fili nell’ombra e quindi va chiesto a loro. Insomma, trinceratevi dietro il più classico dei «io faccio solo domande, le risposte le devono dare gli organi “ufficiali”», quelli di cui, tanto, non vi fidate a priori e dei quali riterrete sempre insoddisfacente ogni spiegazione e risposta.</div>
<h4 class="mini"><a name="16"></a>16.</h4>
<div class="ind">Ribaltate completamente l’onere della prova: voi avete ragione a prescindere, senza bisogno che dobbiate presentare alcuna evidenza delle vostre affermazioni. Che siano gli altri a dimostrare che siete in torto, se ci riescono.<br />
Per giustificarvi citate il <a title="Vai alla voce di Wikipedia sul «criterio di falsificabilità»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Falsificabilit%C3%A0" target="_blank" rel="noopener noreferrer">criterio di falsificabilità</a> di <a title="Vai alla pagina di Wikipedia su «Karl Popper»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Popper" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Popper</a>, naturalmente anch’esso debitamente rovesciato per far sembrare che sia chi nega una teoria (e non chi la propone come in realtà dice il criterio, affinché sia ritenuta scientifica) che dovrebbe mostrare come falsificarla.</div>
<h4 class="mini"><a name="17"></a>17.</h4>
<div class="ind">Non accontentatevi di ribaltare l’onere della prova, pretendete che gli scettici vi portino dimostrazioni completamente impossibili da ottenere e del tutto irragionevoli. Ad esempio, parlando di «cerchi nel grano», come prova che essi non hanno nulla di misterioso e sono fattibilissimi da semplici appassionati armati solo di molto ingegno e pazienza, paletti, corde e assi di legno, non vi accontentate delle testimonianze, dei disegni preparatori che spiegano in dettaglio come operare, delle fotografie e financo di qualche video che riprende in azione i <span style="font-style: italic;">circle-maker</span>: pretendete che vi mostrino le riprese che mostrano che <span style="font-weight: bold;">tutti</span> i cerchi nel grano sono opera di esseri umani.<br />
In caso contrario avete ragione voi nel sostenere che quei disegni sono in realtà opera di alieni e/o di militari impegnati in inquietanti operazioni ultra-iper-top-secret.</div>
<h4 class="mini"><a name="18"></a>18.</h4>
<div class="ind">Rivoltate completamente anche i fondamenti attuali della giurisprudenza: coloro che accusate sono colpevoli fino a prova contraria e voi non dovete dimostrare assolutamente nulla delle vostre accuse. Bentornati nel Medioevo, la caccia alle streghe è aperta.</div>
<h4 class="mini"><a name="19"></a>19.</h4>
<div class="ind">Per (vostra) definizione, tutto ciò che è “ufficiale” è menzognero e serve ad ignobili scopi, quindi voi che lo combattete siete, sempre per (vostra) definizione, persone oneste e probe, dei coraggiosi e incorruttibili paladini della verità: in quanto tali tutto vi è concesso, compreso mentire, manipolare, falsificare, minacciare, insultare e quant’altro.<br />
Quando vi faranno notare la vostra ipocrisia, dato che vi comportate come, se non peggio, i cattivoni-malvagi-e-mentitori che dite di voler ostacolare, uscitevene con il motto «il fine giustifica i mezzi» (probabilmente la più grossa fesseria che sia mai stata scritta, che fa il paio con «tutto è possibile»).</div>
<h4 class="mini"><a name="20"></a>20.</h4>
<div class="ind">Riferitevi a chiunque non si dichiari <span style="font-weight: bold;">immediatamente</span> e <span style="font-weight: bold;">totalmente</span> d’accordo con voi, come ad un mentecatto troppo stupido per capire le vostre meravigliose intuizioni, oppure come ad un “disinformatore venduto e servo del potere” al soldo di qualche maligna entità, pagato al solo scopo di mentire e depistare i ”nobili ricercatori della verità”, quali voi vi ritenete.</div>
<h4 class="mini"><a name="21"></a>21.</h4>
<div class="ind">Cambiate versione spesso e volentieri, a secondo di cosa vi fa più comodo al momento, dato che a voi, in quanto “Paladini della Verità” che combattono le “bieche menzogne ufficialiste”, tutto è concesso e quindi potete infischiarvene della coerenza.<br />
Tipico esempio: se i documenti “ufficiali” vi sbugiardano dite che essi sono per definizione inaffidabili e di parte, quindi senz’altro menzogneri e quindi avete senza dubbio ragione voi che li contraddite; se invece appoggiano una parte di ciò che sostenete prendeteli come oro colato e scandalizzatevi di fronte all’impudenza di chi osa metterli in discussione.</div>
<h4 class="mini"><a name="22"></a>22.</h4>
<div class="ind">Da Veri Fuffari DOC vi è concesso superare abbondantemente il limite dell’ipocrisia e arrivare, se appena possibile, al puro <a title="Vai alla voce su Wikipedia sul «bispensiero orwelliano»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bispensiero" target="_blank" rel="noopener noreferrer">bispensiero</a> di orwelliana memoria: non limitatevi a cambiare continuamente versione a seconda di quanto sia per voi vantaggioso, negate decisamente di averla mai cambiata e affermate orgogliosi di aver sempre sostenuto una e una sola cosa.<br />
In pratica, se, dopo qualche vostra arrampicata acrobatica sugli specchi con rigiramento di frittata annesso, qualcuno vi ricordasse le vostre precedenti posizioni, prima correte a cancellare i vostri post incriminati e poi accusate chi ha osato sfidarvi di essere un bieco mentitore che si inventa bugie al solo scopo di screditarvi (in puro stile «<a title="Vai alla voce di Wikipedia sul romanzo «1984» di George Orwell" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1984_%28romanzo%29" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-style: italic;">1984</span></a>», appunto).<br />
Questa tecnica risulta particolarmente utile <strong>quando</strong> avete scritto bestialità più gigantesche del solito, tali da far accorgere chiunque della vostra totale ignoranza anche nelle materie più elementari (robe tipo che 60•tg 30° farebbe 1800). Ho scritto <em>quando</em> e non <em>se</em> per il semplice motivo che per il Fuffaro di razza è imprescindibile fare certe figure barbine periodicamente, considerato che una delle sue caratteristiche essenziali è quella di avere le conoscenze e la preparazione di un lamellibranco non troppo sveglio, ma al contempo credersi un luminare in praticamente tutto lo scibile umano: logico che uno convinto di sapere tutto e di avere la Verità in tasca per una sorta di diritto divino, in vita sua non farà mai la fatica di studiare qualcosa e non imparerà mai niente.<br />
Se poi, conoscendo voi e la vostra cristallina onestà intellettuale, quel qualcuno si premunisce facendo degli <em>screenshot</em> dei vostri voltafaccia e delle vostre idiozie e poi ve li sbatte in faccia, accusatelo di essere, oltre che un bugiardo, un falsario che ha manipolato l’immagine, come da <a href="#56"><em><strong>Regola 56</strong></em></a> del <em>Credo</em>.<br />
Dopo di ciò, per concludere in bellezza e non farvi mancare nulla, accusate di “bispensiero” e di attuare una “riscrittura orwelliana della storia” gli altri.</div>
<h4 class="mini"><a name="23"></a>23.</h4>
<div class="ind">Due parole: «cambiate paradigma».<br />
Cercate di rispondere al minor numero possibile di domande dirette e di confondere le acque a tutti i costi, usando scenari ipotetici («supponiamo che») per cambiare argomento in continuazione.<br />
Infatti, se vi fermate troppo a lungo su un singolo argomento, rischiate che vi chiedano qualcosa di irritante, come le odiatissime <span style="font-weight: bold;">prove</span>: non lasciate assolutamente che questo accada!<br />
Consultate un creazionista, se vi serve una mano per far pratica di <span style="font-style: italic;">mutatio controversiae</span> (Schopenhauer <span style="font-style: italic;">docet</span>).</div>
<h4 class="mini"><a name="24"></a>24.</h4>
<div class="ind">Se vi mettono nell’angolo chiedendovi insistentemente le evidenze di qualcosa, ribattete che non si può escludere a priori che sia come dite voi, prove o non prove. Molti si allontaneranno scuotendo il capo sconsolati, e questo, naturalmente, significa che avete ragione voi: scrollare il capo lateralmente, dopo tutto, potrebbe essere la stessa cosa di un movimento verticale a mo’ di assenso&#8230; ricordate? <span style="font-weight: bold;">Tutto può essere, quindi è!!!</span></div>
<h4 class="mini"><a name="25"></a>25.</h4>
<div class="ind">Se quello che avete scritto viene smentito da un vostro oppositore, contrattaccate;<br />
se viene smentito da qualcuno che per il resto sostiene la vostra posizione, accettate graziosamente la correzione e lasciate cadere la cosa.<br />
In entrambi i casi, dopo qualche giorno, ripetete tutto da capo ed esattamente come prima, fingendo che nulla sia successo.<br />
Lo stesso naturalmente vale quando cambiate pulpito da cui concionare: nonostante da altre parti vi abbiano dimostrato in mille e un modo tutti i vostri errori, quando vi trovate davanti ad un pubblico nuovo, che non ha assistito alle vostre precedenti figure barbine, ripetete da capo tutte le vostre immaginifiche boiate, inalterate. Dopo tutto siete gli eredi diretti di quei ciarlatani e venditori di olio di serpente che vivevano allo spalle dei gonzi rifilando loro immani schifezze spacciate per miracolose panacee, costretti a cambiare piazza di frequente per non essere linciati da chi cascava nelle loro truffe: certe antiche tradizioni vanno rispettate, perbacco!</div>
<h4 class="mini"><a name="26"></a>26.</h4>
<div class="ind">Ripetete <span style="font-weight: bold;">ossessivamente</span> un concetto o una domanda usando sempre le stesse parole: una tale dimostrazione di logica stringente farà crollare le difese dei vostri avversari.<br />
Ignorate domande ironiche, allusioni a film come «<a title="Wikipedia: Rain Man" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rain_Man" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rain Man</a>», o termini più oscuri quali «<a title="YouTube: supercazzora al cimitero" href="https://www.youtube.com/watch/v/lDQUnATw4iU?hl=it&amp;gl=IT&amp;cbrd=1&amp;ucbcb=1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sbidiguda. Supercazzora brematurata? Come se fosse antani, con scappellamento a destra</a>»: eventualmente ricordate a questi pagliacci che il <a title="Wikipedia: autismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Autismo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comportamento autistico</a> è tipico delle menti superiori (ripetetelo almeno 15-20 volte, così se non convincerete gli altri, convincerete almeno voi stessi).</div>
<h4 class="mini"><a name="27"></a>27.</h4>
<div class="ind">Nel caso siate in difficoltà, iniziate a porre domande retoriche senza <span style="font-weight: bold;">niente</span> a che vedere con il dibattito in corso: se il vostro interlocutore ignora le vostre domande sciocche, e si ostina a rimanere in argomento, ripetete le domande senza senso più e più volte. Questo farà sì che tutti i gonzi nel pubblico si convincano che il vostro avversario stia evadendo il punto.</div>
<h4 class="mini"><a name="28"></a>28.</h4>
<div class="ind">Una tecnica alternativa consiste nell’andarsene sbattendo la porta, con frasi del tipo «ho meglio da fare, IO, che discutere con voialtri [insulto a piacere], addio» o anche «non ho tempo da perdere, IO, con certi [insulto a piacere] come voi, addio» e variazioni sul tema.<br />
Naturalmente la vostra è solo una finta (altrimenti che fuffari sareste?) e non appena vedrete l’occasione di ritornare con qualche battuta sprezzante, lo farete immantinente più agguerriti (e fuffari) di prima.<br />
I fuffari fuoriclasse, cioè quelli meno cretini (non scrivo <em>i fuffari più intelligenti</em> per non usare un ossimoro) aspettano almeno un giorno prima di fare la loro trionfalistica <em>rentrée</em>, mentre ai fuffari <em>standard</em> di solito bastano pochi minuti: cercare di avere l’ultima parola a tutti i costi è più forte di loro.</div>
<h4 class="mini"><a name="29"></a>29.</h4>
<div class="ind">Date velatamente del bugiardo a chiunque vi si opponga, o tentate qualche altra tattica che, sperabilmente, lo faccia arrabbiare: per esempio ignorate le sue spiegazioni, fraintendetele ripetutamente, fate finta di non capire o qualificate qualsiasi obiezione come insufficiente (esempio classico, esclamare: «tutto qui?»).<br />
Se risponde a tono alle vostre estenuanti provocazioni, portate la discussione sulla sua collera, e accusatelo di insulti e accanimento persecutorio;<br />
se invece rimane calmo e in argomento, <strong>insistete</strong>, anche passando dalle velate insinuazioni agli insulti diretti!!!<br />
Tanto i Veri Credenti del pubblico perdoneranno i vostri peggiori attacchi verbali e ignoreranno i vostri più spericolati giochi di gambe, ma riterranno anche la sua più lieve replica come un attacco personale ingiustificato che mina alla base la sua posizione.</div>
<h4 class="mini"><a name="30"></a>30.</h4>
<div class="ind">Usate a piene mani la <a title="Vai alla spiegazione della «fallacia dello spaventapasseri»" href="https://www.linux.it/~della/fallacies/spaventapasseri.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>fallacia dello spaventapasseri</em></a>, consistente nel travisare le affermazioni altrui e nel criticare quindi non le vere argomentazioni di chi vi contesta ma una loro versione storpiata e facilmente smontabile. Ad esempio potete rafforzate il vostro equivocare con citazioni parziali di quanto hanno scritto gli altri, fatte in modo da stravolgerne il senso, al limite eliminando eventuali «non»: rischioso ma di sicuro effetto.</div>
<h4 class="mini"><a name="31"></a>31.</h4>
<div class="ind">Quando tutto il resto fallisce, pur di non concedere il punto, tentate almeno il pareggio usando il <span style="font-style: italic;">jolly</span> de «la verità sta nel mezzo».<br />
Trattasi di sonora sciocchezza quando si parla di fatti oggettivi visto che, ad esempio, la Terra non può certo essere mezza tonda e mezza a forma di ciambella: quella che sta nel mezzo al massimo è la virtù, ma con gli sprovveduti senza speranza è una frase che funziona a meraviglia.</div>
<h4 class="mini"><a name="32"></a>32.</h4>
<div class="ind">Cercate di sembrare una persona che sa il fatto suo, preparata e competente su tutto.<br />
Per dare questa impressione e per mettere in soggezione chi vi legge, usate frasi molto forbite nella forma, anche se assolutamente vuote nella sostanza, e modi di dire arcaici e desueti, incomprensibili ai più: non preoccupativi, neanche voi dovete in realtà capire le parole che usate, basta che prendiate un dizionario e ne cerchiate qualcuna da inserire qui e là nei vostri sproloqui. Chi si nutre di fuffa di solito ha la preparazione scolastica di un lamellibranco e l&#8217;impressionabilità di una pellicola, quindi si fa facilmente irretire da tali dimostrazioni di “cultura”, convinto com&#8217;è che se un tizio usa certi paroloni deve per forza sapere quello che dice ed avere ragione.<br />
In special modo, infarcite a caso i vostri scritti di termini altisonanti e pseudoscientifici, ancorché privi di significato: disseminate liberamente i vostri discorsi di riferimenti all’«universo olografico», alla «cardinalità transfinita», ai «livelli vibrazionali» e ai «campi di risonanza gastrica» <sup><a href="#Nota_1"><small>[1]</small></a></sup>.<br />
Usate la parola «quantistico» in una frase, anche se avete solo una vaga idea di cosa significhi: per un effetto ancora più impressionante, usatelo come aggettivo della vostra superstizione favorita, per esempio «rabdomanzia quantistica». Sentite come suona serio?<br />
È anche molto utile memorizzare tutti i termini fanta-tecnologici di <span style="font-style: italic;">Star Trek</span>, per quando vi serve in fretta una qualche spiegazione “scientifica”: potete parlare ad esempio di «smorzatori inerziali» o «gelatine bioneurali».</div>
<h4 class="mini"><a name="33"></a>33.</h4>
<div class="ind">Fingete di avere una laurea e/o che la abbiano le persone che vi danno ragione: l’importante è non farsi inchiodare sul tipo di laurea o sul dove e quando sia stata conseguita. Limitatevi a ripetere con forza che ne avete una, e quindi siete superiori, competenti, e non potete sottostare agli interrogatori e alle richieste di prove del primo che passa.</div>
<h4 class="mini"><a name="34"></a>34.</h4>
<div class="ind">Fate finta di aver scritto un libro: nulla dice «io sono al di là delle critiche» come aver scritto un libro. Se vi richiedono il numero ISBN del libro, inventate che tanto nessuno sa come verificarlo.</div>
<h4 class="mini"><a name="35"></a>35.</h4>
<div class="ind">Se vi fanno notare che né voi né coloro che citate possedete una seppur minima preparazione nel campo in cui volete imporre le vostre balzane tesi, osservate sagacemente che avere una specializzazione in un campo lontanissimo dall’argomento discusso dona una chiarezza di visione ineguagliabile: aver lavorato sulla fisiologia delle piante leguminose tropicali in India, per esempio, rende delle autorità sull’allettamento del grano in Inghilterra, e saper usare <span style="font-style: italic;">PhotoShop</span> qualifica per interrogare i testimoni oculari di un avvistamento UFO.</div>
<h4 class="mini"><a name="36"></a>36.</h4>
<div class="ind">Per dare ad intendere che avere l’intero mondo che si oppone alle vostre idee dia ad esse un’autorevolezza e una dignità eccezionali, fate riferimento alla lunga serie di famosi autori di teorie che furono lungamente derise dalla scienza “ufficiale”, per poi essere accettate quando ne furono portate le prove: vi verrà in aiuto il fatto che i molto, ma molto, più numerosi cialtroni autori di teorie rivelatesi sballate non sono, logicamente, diventati famosi, perciò nessuno ve li rinfaccerà mai.<br />
A tal proposito tirate in ballo <a title="Vai alla voce di wikipedia su «Galileo Galilei»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Galileo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Galileo</a>, poiché era stato ostacolato in ogni modo, pur avendo pienamente ragione: attenzione però che dovete essere abili nell’esporre tale argomentazione, perché essa è sì calzante, ma all’incontrario, nel senso che vi dà torto marcio.<br />
Infatti Galileo aveva in mano solide prove e fu osteggiato non da altri scienziati ma da Santo Uffizio e Inquisizione e solo per questioni riguardanti la religione e la lettura letterale della Bibbia: nel vostro caso, quelli che hanno in mano delle prove sono coloro che non accettano le vostre fanfaluche e siete voi che rifiutate tali prove appunto per la vostra cieca e incrollabile fede nell’esistenza del Mega-Complottone Globale e Totale di turno.</div>
<h4 class="mini"><a name="37"></a>37.</h4>
<div class="ind">Citate <a title="Vai alla voce di Wikipedia su «Albert Einstein»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Einstein" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Einstein</a>, citatelo spesso, e atteggiatevi come se una qualsiasi frase di Einstein sostenesse la vostra posizione.<br />
Se possibile citate frasi che abbia detto davvero, magari modificando una parolina qua e una parolina là per far risaltare il fatto che, se solo Einstein avesse potuto sapere quello che sapete voi oggi, vi avrebbe sostenuto a spada tratta.<br />
Comunque non è necessario usare delle sue vere frasi, che tanto lui è morto da un sacco di tempo per cui è accettabile se lo rinfrescate un pochino, portandolo al passo coi tempi, e comunque non può più difendersi dalle vostre false atribuzioni: figuratevi che quarant&#8217;anni dopo la sua morte <a href="https://www.snopes.com/fact-check/einstein-on-bees/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">lo hanno fatto persino parlare di api</a>, inventandosi di sana pianta la frase a lui attribuita.</div>
<h4 class="mini"><a name="38"></a>38.</h4>
<div class="ind">Il vostro idolo indiscusso deve essere <a title="Vai alla voce di Wikipedia su «Nikola Tesla»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nikola_Tesla" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tesla</a>: scienziato e ingegnere indubbiamente geniale e poliedrico, prese anche parecchi granchi, specie nell’ultima parte della sua vita, passata in preda a disturbi mentali di tipo ossessivo-compulsivo. Sostenete che avendo egli visto giusto su molte cose, allora doveva aver avuto ragione su tutto, anche quando si mise a vaneggiare di raggi della morte e macchine per fotografare il pensiero: tutte invenzioni strabilianti che egli sicuramente portò a termine, e che furono requisite dall’FBI, per essere accuratamente tenute nascoste.</div>
<h4 class="mini"><a name="39"></a>39.</h4>
<div class="ind">Spiegate continuamente che è assodato che i vostri nemici, i militari e la cricca demo — pluto — giudaico — massonico — templare — bilderberg — rettiliana, sono in possesso di tecnologie e di cure mediche avanzatissime che tengono volutamente nascoste da decenni (vedasi ad esempio le invenzioni futuristiche di Tesla e i segreti rubati all’astronave aliena nascosta nell’<span style="font-style: italic;">Area 51</span>).<br />
Probabilmente avevano i forni a microonde fin dal 1915, e i calendari con Sabrina Ferilli fin dai primi anni Cinquanta: il fatto che oggi si possa realizzare un fotomontaggio pressoché perfetto in pochi minuti dimostra che <a title="Wikipedia: Louis Daguerre" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Daguerre" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Daguerre</a> ha probabilmente imbrogliato.<br />
Il perché i cattivoni dominatori del pianeta, se davvero avessero a disposizione armi e mezzi così eccezionali dovrebbero tenerle ben nascoste invece di usarle, è un’obiezione cui non spetta a voi rispondere (voi fate solo domande, ricordate?): al massimo richiamate la scena finale de «Indiana Jones e i Predatori dell’Arca Perduta», che per i “ricercatori della verità”, si sa, i film hollywoodiani contengono più verità di mille enciclopedie.</div>
<h4 class="mini"><a name="40"></a>40.</h4>
<div class="ind">La scienza progredisce e nel corso di mezzo millennio di storia sono state espresse un’enorme mole di congetture più svariate, moltissime a sproposito, dai più diversi scienziati: per esempio Einstein, un fisico, espresse stima per teorie geologiche poi rivelatesi sballate.<br />
Vi basterà pertanto cercare fra tutte le ipotesi screditate del passato e quelle non provate del presente, per individuare qualcosa che appoggi le vostre idee favorite: un campo particolarmente fertile è offerto dalla meccanica quantistica, che tanto nessuno sa di preciso cosa sia (nessuno nella vostra platea d’elezione, s’intende).</div>
<h4 class="mini"><a name="41"></a>41.</h4>
<div class="ind">Se vi contestano teorie obsolete e screditate, date battaglia in nome della saggezza degli antichi;<br />
se vi contestano teorie recentissime senza ancora lo straccetto di una prova a favore, ribattete con una violenta invettiva contro la scienza “ufficiale” ancorata al passato e a dogmi obsoleti e screditati.<br />
E come sempre, fregatevene altamente della coerenza.</div>
<h4 class="mini"><a name="42"></a>42.</h4>
<div class="ind">Scovate quell’<span style="font-weight: bold;">unico</span> riferimento che supporta le vostre posizioni e se qualcuno ne trova altri che smentiscono il vostro, ribattete che questo significa che il tizio che ha l’ardire di contrastarvi non riesce a pensare con la propria testa e per questo è costretto ad appoggiarsi agli scritti altrui: come al solito, ignorate tutte le domande su con che coraggio riusciate a prendere una posizione così sfacciatamente ipocrita.</div>
<h4 class="mini"><a name="43"></a>43.</h4>
<div class="ind">Se vi forniscono <em>link</em> che sbugiardano le vostre sparate, scrollate le spalle sospirando che nessuna persona ragionevole si può fidare di quel che trova scritto su Internet.<br />
Di contro, ogni volta che leggete qualcosa su Internet che soddisfi le vostre tesi e pregiudizi, riportatelo ovunque come se fosse un fatto accertato e non datevi mai la pena di fare la più elementare ricerca o verifica in proposito.</div>
<h4 class="mini"><a name="44"></a>44.</h4>
<div class="ind">Di fronte ad eventuali <span style="font-style: italic;">link</span> a corsi di fisica, libri di testo, articoli scientifici e similari che vi vengano proposti, sottolineate come siano scritti in un gergo volutamente incomprensibile, per confondere chi li legge.<br />
In casi veramente estremi, sostenete che non si apre il <span style="font-style: italic;">link</span> e deviate il discorso sui problemi di rete e sui protocolli internet.</div>
<h4 class="mini"><a name="45"></a>45.</h4>
<div class="ind">Continuate a rammentare quell’<span style="font-weight: bold;">unico</span> scienziato “ufficiale” e “rispettabile” che <span style="font-weight: bold;">potrebbe</span> aver detto qualcosa che a sua volta <span style="font-weight: bold;">potrebbe</span> essere <span style="font-weight: bold;">interpretato</span> come fornente un <strong>indizio</strong> che <span style="font-weight: bold;">forse, teoricamente, volendo</span>, supporta la vostra tesi: ancora meglio (<span style="font-weight: bold;">ma non indispensabile</span>) se lo scienziato lo ha detto davvero.<br />
Ignorate eventuali osservazioni sul fatto che la ricerca in questione è vecchia di cinquant’anni, che da allora è stata snaturata, che il suddetto scienziato non aveva esperienza in quel particolare settore, o che esperti di quel settore lo considerano un incompetente (e lo possono pure dimostrare): al contrario, riferitevi a lui come «il più famoso scienziato di tutti i tempi», oppure, meglio ancora, parlate di «innumerevoli scienziati», tutti rigorosamente inesistenti.</div>
<h4 class="mini"><a name="46"></a>46.</h4>
<div class="ind">Se proprio non riuscite a trovare manco un pezzettino di frase scritta da chicchessia e a voi favorevole, citate voi stessi, ma come se vi riferiste a qualcun altro: parlate di voi stessi in terza persona o usando un <span style="font-style: italic;">plurale maiestatis</span> (è ammesso usare uno pseudonimo, del tipo «un noto scienzato che chiameremo X&#8230;») e fatevi vanto di ricevere congratulazioni inesistenti (del tipo «riceviamo una interessantissima <span style="font-style: italic;">e-mail</span> da un cultore della materia&#8230;»).</div>
<h4 class="mini"><a name="47"></a>47.</h4>
<div class="ind">Ovunque siate, fate il possibile per far capire ai nuovi venuti le dimensioni e la gravità della Cospirazione che avvelena l’atmosfera nel <em>web</em>: non appena si intavola una discussione con qualcuno dei più “biechi cospiratori”, intromettevi e interloquite con battutine, risatine e <em>non sequitur</em>, in modo da presentarvi subito come una persona seria e civile. Alla minima incomprensione fra uno “sporco disinformatore” e un nuovo arrivato, siate pronti con un «<em>Visto? Eh? Visto?</em> <img decoding="async" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhFAAYAPUAMf////jgIPjYGPDIGOjw8OjIGOjAGODg4OC4ENjY2NiwENioENigCNDQyNDIwMioEMiYCLiQCLiICLCQEKiIEKiACKh4AKCYgKCYeJh4EJhwCJCAYIhoCHhoQHhgOHBYMGhQIGhQCGhICGBQGGBIGFhIEEAwEAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAACwAAAAAFAAYAAAG7kCAcEgsGo9EE9KoFDaXRaX0CXWaqEtC49IhkTqXxhV5wIQoikLhUTFhDlhAwpMhmUgGgWCA0HgSRQkgDwIBAQYmBgECBl4ggEIEGxOFhod4ASRCJBsEQg4hlZaHik0mIQ5CGBSViJiGJicnJhoYQh4KopeJmbIkER5CIAW6o5ckCBAgQiPExsYCBckjt7mWitAFC8CqFQOFiNiGewgMtZ8hCHqN4usLEKiRGxVqjCZ60Y3mnUOCEghqBti5YoKBhRGQhjTwwGEBgocIFjCAwOFDgyNlQmiIwICBBA0i3mRpgMFDiRIeMDTwVKUlgCAAOw==" alt=";-)" />» o similari.</div>
<h4 class="mini"><a name="48"></a>48.</h4>
<div class="ind">Ogni qualvolta compare all’orizzonte qualcuno che, non importa per quale motivo, attacca o critica uno dei “mefitici” individui che “cospirano” contro di voi e le vostre strabilianti scoperte che rivoluzioneranno il mondo, blanditelo, lodatelo, scambiateci battutine, strizzatine d’occhio e ammiccamenti. Ignorate il fatto che ciò vi fa sembrare una coppia di fidanzatini che fanno <span style="font-style: italic;">pucci-pucci</span>, oppure il fatto, seppur evidentissimo, che il nuovo arrivato vuole solo fare caciara o sfogare un astio personale: la cosa importante è che finalmente avete un alleato, primo fido soldato dell’<span style="font-style: italic;">Invincibile Esercito della Verità</span> che marcerà sotto le vostre bandiere.</div>
<h4 class="mini"><a name="49"></a>49.</h4>
<div class="ind">I <em>cumparielli</em> possono essere estremamente utili: se non riuscite a trovare abbastanza anime semplici disposte a credere alle vostre luminose quanto bislacche teorie, createvi numerosi <em>nickname</em> diversi ed inviate risposte ammirate ai vostri stessi messaggi. Naturalmente se avete la possibilità di fare commenti anonimi e quindi non dovete neppure prendervi il disturbo di creare false utenze, approfittatene a piene mani e crete dal nulla un vero e proprio esercito di vostri <em>fan</em>, appunto tutti, rigorosamente, anonimi.<br />
Si sa che sostenere di aver ragione solo perché sono in molti a pensarla allo stesso modo è una nota <em>fallacia</em> logica, detta <a href="https://www.linux.it/~della/fallacies/ricorso-alla-popolarita.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>argomentum ad populum</em></a>, molto ben stigmatizzata da <a href="https://it.wikiquote.org/wiki/Marcello_Marchesi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Marcello Marchesi</a>: <em>«mangiate merda, milioni di mosche non possono sbagliare»</em>.<br />
Ma voi fregatevene: dato che il vostro <em>target</em> sono i boccaloni irrecuperabili, potrete e dovrete far riferimento ai vostri “numerossissimi” sostenitori, e la massa dei suddetti boccaloni si allineerà, inciampando gli uni addosso agli altri nella foga di uscire dal gregge del «popolo bue» per entrare nel vostro, di gregge.</div>
<h4 class="mini"><a name="50"></a>50.</h4>
<div class="ind">Quando non potete creare utenze fantoccio per darvi ragione da soli, riferitevi con alterigia a plotoni di sostenitori che vi incoraggiano per <em>e-mail</em>, citandone ampi stralci: naturalmente rifiutatevi di fornire dati utili ad accertare l’effettiva esistenza di quelle missive, appellandovi a imprescindibili esigenze di <em>privacy</em>.<br />
Lo stesso vale per presunte missive di minacce, sbandierate per far notare quanto diate fastidio ai “poteri forti”, anche queste rigorosamente senza uno straccio di riferimento che possa permettere di verificare la loro reale esistenza.</div>
<h4 class="mini"><a name="51"></a>51.</h4>
<div class="ind">Già che ci siete, create dei <a title="Vai alla voce di Wikipedia su «fake»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fake" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-style: italic;">fake</span></a> dei vostri avversari, e spammate con essi i vostri siti e la vostra propaganda, per creare confusione e per far credere che in realtà anche i vostri oppositori vi appoggiano. Magari condite il tutto con qualche bella falsa confessione sull’essere degli “agenti” infiltrati e pagati profumatamente per disinformare, firmata ovviamente con il <em>nick</em> dei vostri “nemici”.</div>
<h4 class="mini"><a name="52"></a>52.</h4>
<div class="ind">Aprite, sotto pseudonimo, un sito con l’elenco ragionato degli scettici che vi si oppongono, accusandoli delle peggiori nefandezze, prima tra tutte l’inossidabile essere degli occultatori che agiscono nell’ombra per nascondere la verità, manipolando le menti attraverso menzogne ammantate di scientificità. Fate frequentemente <span style="font-style: italic;">SPAM</span> con questo indirizzo usando identità alternative e domandando a gran voce perché la polizia non faccia nulla in proposito.</div>
<h4 class="mini"><a name="53"></a>53.</h4>
<div class="ind">Fondate un vostro forum oppure blog o ancora <em>news-group</em> privato, con un manifesto studiato per tenere lontano <span style="font-weight: bold;">chiunque</span> non condivida la vostra “illuminata” immagine del mondo, quindi annunciate trionfanti la nascita di un’oasi di pace, democrazia, amore e rispetto reciproco.<br />
Certo, le voci dissenzienti verranno insultate e gratuitamente diffamate senza pietà e senza che sia loro consentita la minima espressione delle proprie opinioni, men che meno di difenderle in modo ragionato, ma questo è il duro prezzo da pagare per difendere la libertà di pensiero e di parola; la <span style="font-weight: bold;">vostra</span> libertà di pensiero e di parola, beninteso, non certo quella altrui.<br />
Unica accortezza da tenere presente: magari non sottolineate entrambe le facce del <em>Fiero Mondo Nuovo</em> nel medesimo post, che qualche scettico dalla mente obnubilata potrebbe tacciarvi di ipocrisia.</div>
<h4 class="mini"><a name="54"></a>54.</h4>
<div class="ind">Inviate <span style="font-style: italic;">crosspost</span> su qualsiasi spazio pubblico troviate nel <span style="font-style: italic;">web</span>, copincollando praticamente ovunque vi capiti il vostro sito personale, con almeno una decina di post al giorno: assicuratevi di dare ripetutamente fiato alle vostre idee complottiste su un sacco di forum e blog, anche se non collegati all’argomento e quindi palesemente in <span style="font-style: italic;">off topic</span>.<br />
La vostra parola d’ordine deve essere: <span style="font-weight: bold; font-style: italic;"><a title="Visualizza «Spam Song» dei Monty Phyton su YouTube" href="https://www.youtube.com/watch/v/a_1dvPlsuLs?gl=IT&amp;hl=it&amp;cbrd=1&amp;ucbcb=1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SPAM! SPAM! SPAM! SPAM! SPAM! SPAM! SPAM!</a></span> Allagate il <span style="font-style: italic;">web</span>!</div>
<h4 class="mini"><a name="55"></a>55.</h4>
<div class="ind">Quando i proprietari e i fruitori legittimi dei siti che avete preso di mira col vostro <em>SPAM</em> dissennato si stuferanno di vedere il loro spazio monopolizzato da voi e dai vostri ossessivi interventi, e, esasperati, vi inviteranno a darvi una calmata o andarvene fuori dalle scatole, cominciate a gridare alla “censura”.</div>
<h4 class="mini"><a name="56"></a>56.</h4>
<div class="ind">Se i vostri sporchi giochetti vengono portati alla luce, sostenete con veemenza che non vi sono prove che voi siate un ciarlatano, un fuffaro, uno spammer, un troll e un bugiardo: riferitevi alle prove in tal senso come interpretazioni, oppure becera disinformazione, o ancora dei falsi fabbricati ad arte.<br />
Avvertite che state per sferrare il colpo finale contro questi cinici mentitori che vi infangano, scoprendo le vostre formidabili carte, che finora avete tenuto abilmente celate: dopo di che tali abietti figuri dovranno pagare amaramente la follia che li ha spinti a sfidarvi.</div>
<h4 class="mini"><a name="57"></a>57.</h4>
<div class="ind">Tenete sempre presente che <span style="font-style: italic;">La Cospirazione Contro Di Voi</span> può fare praticamente ogni cosa: diamine, dopotutto, hanno tenuto nascosti i motori ad acqua per tutti questi anni!<br />
Inoltre ricordate che questo universo è né più né meno che <strong>PERFETTO</strong> e ogni singolo accadimento <strong>ha per forza una ragione ben precisa ed imputabile solo e unicamente a qualche malvagia entità vostra nemica</strong>: imperfezioni, sbagli, sfortunate coincidenze e roba simile semplicemente non esistono, e qualsiasi cosa accada di indesiderato da voi, è senz&#8217;altro e senza ombra di dubbio una diabolica macchinazione dei soliti “biechi cospiratori” ai vostri danni.<br />
Quindi, qualsiasi problema di comunicazioni, compresi problemi ai satelliti, linee telefoniche difettose, rumorini alla cornetta, messaggi spariti o comparsi in ritardo, segnali di occupato mentre tentate di connettervi al <span style="font-style: italic;">provider</span>, radio rimaste accese durante la telefonata, mosche che ronzandovi attorno vi fanno perdere la concentrazione mentre stavate partorendo la soluzione finale a tutti i mali dell&#8217;Universo conosciuto (e pure di qualcuno sconosciuto) possono e anzi devono essere imputate alla <em>Grande Cospirazione Universale</em>, che sta cercando di soffocare la verità in generale e ostacolare voi, gli unici Eletti, gli unici Consapevoli, in particolare.<br />
Naturalmente, se per caso siete così fortunati da non incontrare mai alcun problema o disfunzione, nulla vi vieta di inventarveli: anzi è caldamente consigliato farlo comunque.</div>
<h4 class="mini"><a name="58"></a>58.</h4>
<div class="ind">Datevi aria di importanza, rivelando di avere la certezza che il vostro telefono è sotto controllo e siete costantemente spiati da orde di agenti segreti: gli organizzatori del Grande Complotto sono potentissimi e controllano il mondo intero, ma evidentemente sono letteralmente terrorizzati da voi e da quello che scrivete.</div>
<h4 class="mini"><a name="59"></a>59.</h4>
<div class="ind">Quando non siete occupati ad atteggiarvi a vittima e povero martire, ricordatevi di informare ogni tanto i vostri oppositori che avete fornito tutte le informazioni raccolte su di loro alla locale Polizia, Polizia Postale, Servizi Segreti, Carabinieri, Bersaglieri, Corazzieri, Guardia di Finanza, Guardia Costiera, Guardia Forestale, Guardie a Cavallo e Guardie Svizzere o ad <span style="font-style: italic;">Amici Molto In Alto</span>, accennando al fatto che questi si sono dimostrati <span style="font-weight: bold;">moooooolto</span> interessati a quello che avevate da dire. Non è che dobbiate veramente raccogliere informazioni o inviarle a chicchessia, ma questo terrà i vostri avversari sulle spine e li renderà paranoici.<br />
Nei casi più ostinati, iniziate a fare velati riferimenti ai vostri parenti avvocati, al giorno in cui toglieste una spina dalla zampa di Toto Riina, o alle feste che vi fanno quando fate una capatina dai vostri carissimi amici a Forte Braschi: cercate di terrorizzarli dicendo che la Legge è alle loro porte e che la loro libertà durerà al massimo ancora pochi minuti.</div>
<h4 class="mini"><a name="60"></a>60.</h4>
<div class="ind">Nel caso la vostra posizione appaia senza speranze, con tutto il pubblico che sta sghignazzando alle vostre spalle, e abbiate perso qualsiasi credibilità, avviandovi ad entrare in lizza per il <a title="Wikipedia: premio IgNobel" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Ig_Nobel" target="_blank" rel="noopener noreferrer">premio <span style="font-style: italic;">IgNobel</span></a>, minacciate non solo i vostri oppositori ma <span style="font-weight: bold;">tutti quelli a tiro</span> con una bella querela: non dovete veramente sporgerla, che la legge non è tenera con le <a title="Studio legale on-line su ingiuria, diffamazione e calunnia" href="http://www.studiolegale-online.net/penale_r02.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer">denunce infondate</a>, solo fare una vuota minaccia. Questo convincerà gli spettatori che siete una persona con la quale non si scherza!</div>
<h4 class="mini"><a name="61"></a>61.</h4>
<div class="ind">Alternate i racconti in cui vi dipingete come vittime predestinate del sistema marcio e corrotto a causa della vostra autonomia di pensiero, appartenenti ad uno sparuto gruppo di eroi senza macchia e senza paura che soli lottano contro le preponderanti forze del male, a perentorie affermazioni in cui sostenete che oramai sono tantissimi quelli che non abboccano più alla <span style="font-style: italic;">Infida e Menzognera Versione Ufficiale</span>.<br />
Anzi, ribaltate completamente la faccenda, dicendo che ormai c’è rimasto soltanto il vostro interlocutore e al più due o tre altri irriducibili, che saranno presto costretti ad abiurare di fronte all’evidenza. Postate statistiche trionfali sulle percentuali di credibilità della vostra tesi, ma, nel caso, cercate se possibile di non eccedere il 100%: gli scettici infami non attendono altro.</div>
<p>Avremo modo, nei prossimi articoli, di esemplificare chiaramente come una gran quantità dei punti sopra esposti sono seguiti fedelmente dagli adepti della <span style="font-style: italic;">Sacra Setta delle Scie Chimiche</span>: naturalmente a primeggiare in questi comportamenti sono gli autoproclamatisi guru della setta, i Marcianò Bros, <span style="font-style: italic;">Straker</span> e <span style="font-style: italic;">Zret</span>.</p>
<div class="post-inbody">
<ol>
<li><em><a name="Nota_1"></a>Il termine specifico per tali sproloqui pseudo-scientifici è </em><a title="Vai alla voce di Wikipedia su «technobabble»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Technobabble" target="_blank" rel="noopener noreferrer">technobabble</a><em>, letteralmente</em> tecnobalbettio <em>che però io preferisco tradurre in</em> tecnobubbole <em>o</em> <a title="Vai alla voce di Wikipedia su «supercazzora»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Supercazzora" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tecnocazzora</a>.</li>
</ol>
<h2><a href="https://giornidiordinariafollia.blogspot.com/2008/06/il-credo-del-fuffaro.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">FONTE giornidiordinariafollia.blogspot.com</a></h2>
</div>
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		<title>Piangi. Piangi con un sorriso.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 23:04:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Filosoffiando?]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho ascoltato una canzone qualche tempo fa, &#8220;Cry With A Smile&#8221; degli After Forever, non ha molto a che fare con quanto voglio scrivere, il testo è più un infarcitura di clichè emo-gothic per quanto la trovi una canzone musicalmente e stilisticamente di un buon livello. Quasi quasi giù in fondo ne lascio così, a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho ascoltato una canzone qualche tempo fa, &#8220;Cry With A Smile&#8221; degli After Forever, non ha molto a che fare con quanto voglio scrivere, il testo è più un infarcitura di clichè emo-gothic per quanto la trovi una canzone musicalmente e stilisticamente di un buon livello.<br />
Quasi quasi giù in fondo ne lascio così, a tributo, una versione ascoltabile così&#8230; dovesse interessare.<br />
Ma di cos&#8217;era quindi che volevo parlare?!</p>
<p><strong>Piangi. Piangi con un sorriso.<br />
<span style="font-weight: normal;">Si sente dire spesso in giro &#8220;non serve a nulla piangere&#8221;, &#8220;io non so più piangere&#8221;, &#8220;cerco sempre di non piangere&#8221;, &#8220;non piangere per lui/lei&#8221;, &#8220;lui/lei non vorrebe che tu piangessi&#8221;, &#8220;non piangere, su, pensa a come è stato bello&#8221;, &#8220;Ehi guarda che stupido, piango/piangi&#8221;, &#8220;Non piangere per me&#8221;. Nei vari clichè della modernità semidepressa emo e adolescenziale si parla invece spesso di sorridere piangendo, di sorrisi, tristi, di piangere con un sorriso.<br />
</span></strong>Piangi. Si, piangi.<strong> </strong>Ti dico di piangere. Di piangere più che puoi, di buttare fuori tutto quello che devi buttare fuori, di sputare l&#8217;anima, di non trattenere neppure una lacrima fino all&#8217;ultima e a quella dopo. Piangi. Piangi con un sorriso.<br />
Ma non è questione di fare i <span id="more-2502"></span>depressi che mostrano il sorriso perché chinano il capo adeguandosi e fingendo un benessere spesso forzatamente inesistente, è questione di sorridere davvero.<br />
Ogni singola volta che si sta male, che si soffre, che si arriva a desiderare di piangere, ogni singola volta che qualcuno ci fa male, ma soprattutto che CI FACCIAMO MALE, si perché il più delle volte la colpa non è davvero degli altri, o del destino, o del caso o di una punizione divina, il più delle volte siamo noi che volontariamente o meno ci facciamo del male, ma ogni singola volta in realtà ci stiamo facendo del bene.</p>
<p>Se lo vogliamo.</p>
<p>Nella vita i momenti che ricordiamo più intensamente sono quelli in cui va tutto alla grande e quelli in cui va tutto in modo pessimo. Quando va alla grande spesso abbiamo l&#8217;impressione che il mondo ruoti intorno a noi, abbiamo l&#8217;impressione che il mondo cospiri a nostro favore, abbiamo l&#8217;impressione che la nostra vita non possa che essere spinta da qualcosa, interpretiamo ogni minimo accadimento come il segno del nostro essere sulla strada giusta, ogni minima cosa come dimostrazione di essere finalmente sulla via della realizzazione. Diamo dei significati a tutto, dei significati positivi.</p>
<p>Poi ci sono i momenti in cui tutto va male.<br />
In questi momenti in genere ci chiediamo perché debba toccare proprio a noi, ci chiediamo perché il mondo si accanisca, e piangiamo.<br />
No, senza un sorriso. Piangiamo.<br />
La frasi che si dicono più spesso credo siano cose simili a &#8220;non ha senso&#8221;, &#8220;non è giusto&#8221;, &#8220;non doveva succedere&#8221;. E raramente ci interroghiamo sul serio sul perché, e non intendo il perché in senso di causa ma il perché del senso di questa cosa nella nostra vita. Ma soprattutto non diamo dei significati positivi a quanto sta accadendo.<br />
Il segreto del senso della vita io credo sia proprio che la vita non ha un senso. Non ce l&#8217;ha in senso assoluto quantomeno, ma ha il senso che noi decidiamo di darle. E questa credo sia la cosa più meravigliosa che ci possa essere al mondo!<br />
Piangere con il sorriso dunque. &#8230;dunque&#8230;. e che centra?<br />
Credo che la questione sia proprio qui.<br />
Di essere felici siamo capaci tutti, per lo meno siamo capaci tutti o quasi di essere felici almeno quando le cose vanno bene, anzi per togliere il quasi  facciamo che siamo capaci tutti di essere felici quando vediamo che le cose vanno bene.<br />
Anche i depressi cronici sono capaci di essere felici quando vedono che le cose vanno bene, solo che il loro problema è non essere in grado di vederlo, di vedere che vanno bene, e che vanno molto più bene di quanto possano mai sperare tra l&#8217;altro.<br />
Quindi il problema è quando le cose vanno male, cioè quando vediamo andare male le cose.<br />
Ed è qui che entra in gioco il piangere. E il piangere con un sorriso.<br />
Il vedere che le cose vanno bene, o non stanno andando così male.<br />
Tornando indietro con le parole quando va tutto bene noi diamo significati positivi ad ogni cosa che vediamo, anche solo il bel tempo che è la cosa più (pseudo)casuale lo interpretiamo come un buon auspicio, talvolta anche il brutto tempo lo interpretiamo come buon auspicio perché è l&#8217;acqua che lava via il male, i ricordi, perché rinfresca, perché qualsiasi cosa ci venga in mente, tanto le cose vanno bene, quindi quello è sicuramente un buon auspicio.<br />
Ma quando piove e le cose vanno male allora è un cattivo auspicio, perfino il bel sole riusciamo a tramutarlo in male, perfino lo sguardo di una persona che passerà di lì per caso, perfino qualsiasi cosa al mondo.<br />
Credo che uno dei più importanti segreti della felicità sia piangere con un sorriso.<br />
Trovare il lato positivo di ogni cosa che consideriamo negativa.<br />
Quando qualcosa accade è accaduto c&#8217;è poco da fare.<br />
A quel punto c&#8217;è solo da scegliere se prendere quanto è accaduto come semplicemente qualcosa di negativo o se puntare la propria attenzione su cosa si può imparare da questo, come può cambiare la nostra vita, come può migliorarci.<br />
E piangere. Si. Piangere perché si sta male, piangere perché qualcosa di brutto è accaduto davvero. Non nascondiamoci dietro un dito, piangiamo.<br />
Ma facciamolo con un sorriso, con bene in mente che sì, è successo qualcosa, ma da questo qualcosa possiamo imparare, crescere, migliorare.<br />
Ed allora si che <a href="https://www.staipa.it/blog/la-vita-e-stupenda/">la vita sarà stupenda</a>.</p>
<p>Credo ci sia un piccolo segreto, un piccolo esercizio per crescere, per imparare ad amare. Amare se stessi, la vita, la persona che si ha accanto, il lavoro, tutto.<br />
L&#8217;esercizio è alzarsi ogni mattino e pensare anche solo a tre o quattro cose belle per le quali si vorrebbe ringraziare. Che sia ringraziare Dio, il destino, il caso, il mondo, le persone care non importa. Pensare a tre o quattro cose belle, anche stupide, anche solo il sole di quel giorno, le mutande pulite nel cassetto lavate dalla mamma, il gatto che sta mattina non ti ha svegliato sedendosi sulla tua faccia. Nulla di complicato: tre o quattro cose belle, magari anche simpatiche. Sarà difficile i primi giorni, forse le prime settimane, poi pian piano -se si resiste, ben inteso- diventerà sempre più facile, e verranno in mente sempre più cose, sempre più cose, sempre più cose.<br />
Infine la vita non sarà cambiata di una virgola, ma il senso della vita sarà stravolto, sarà finalmente sorridere, sarà finalmente amare. Senza un obbiettivo, amare.</p>
<p>Ah&#8230; alla fine questo brano stona proprio&#8230; ma non importa, è da lui che è partito tutto questo quindi anche qui c&#8217;è qualcosa che non può che essere positivo.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/LpTG2tyuqPE?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
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		<title>L&#039;Aquila aspetta il miracolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 01:14:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[di Primo Di Nicola Sfollati a quota 40 mila. Macerie ancora da rimuovere. Rischi inquinamento. È lungo l&#8217;elenco dei problemi irrisolti. A dieci mesi dal sisma Vigili al lavoro davanti al palazzo del Governo VIDEOINCHIESTA L&#8217;Aquila, l&#8217;emergenza continua La nomina a ministro annunciata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, una commossa lettera di addio agli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Primo Di Nicola</p>
<p><strong>Sfollati a quota 40 mila. Macerie ancora da rimuovere. Rischi inquinamento. È lungo l&#8217;elenco dei problemi irrisolti. A dieci mesi dal sisma</strong></p>
<div><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/eol/eol2/2010/02/11/jpg_2120860.jpg" border="0" alt="" /></div>
<p>Vigili al lavoro davanti al palazzo del Governo</p>
<p><strong>VIDEOINCHIESTA</strong> L&#8217;Aquila, l&#8217;emergenza continua<br />
La nomina a ministro annunciata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, una commossa lettera di addio agli abruzzesi su una pagina del &#8216;Centro&#8217;. Così Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, alla fine di gennaio ha passato le consegne al nuovo commissario per la ricostruzione, il presidente della Regione Gianni Chiodi e al suo vice, il sindaco dell&#8217;Aquila Massimo Cialente. Se ne è andato con la riconoscenza dei terremotati per il modo in cui la Protezione civile ha offerto i suoi generosi aiuti e l&#8217;orgoglio per quanto realizzato per avviare<span id="more-1391"></span> il rientro alla normalità, a cominciare dal Progetto Case (Complessi antisismici ecocompatibili ecocostenibili), oltre 180 edifici, per non parlare di qualche migliaio di Map, le casette in legno. In tutto, Bertolaso ha speso oltre 1 miliardo e mezzo di euro per assistere la popolazione e completare opere in grado di dare un tetto sicuro a oltre 20 mila persone. Un successo, insomma, anche se non sono solo rose. Nell&#8217;eredità che lascia a Chiodi ci sono anche problemi: il numero degli sfollati ancora in alberghi e case private; una situazione incandescente nei comuni fuori dal cratere del sisma; una città intasata di macerie; i guasti ambientali provocati dal Progetto Case.</p>
<p>La carica dei 40 mila Il problema più grande è senza dubbio quello degli sfollati aquilani. A oltre dieci mesi dal terremoto e nonostante le promesse del premier che aveva assicurato una casa per tutti entro il 31 dicembre, sono oltre 40 mila gli aquilani che continuano a vivere in hotel (6 mila), caserme (1.100), appartamenti lungo la costa (2.400) e soprattutto in autonoma sistemazione in case in affitto o altro (più di 31 mila). Come mai così tanta gente non è riuscita ad avere un nuovo alloggio o a rientrare nelle proprie abitazioni? La questione non è di poco conto visto che, a parte tutto il resto, assistere questa massa di sfollati costa tantissimo: un giorno in albergo vale fino 70 euro a persona, gli affitti arrivano a un massimo di 800 euro. Morale: dallo scorso aprile sono già stati spesi oltre 220 milioni per dare ospitalità agli aquilani. Certo, i terremotati da sistemare sono risultati tanti, oltre 70 mila, ma le ragioni per le quali ancora oggi circolano tutti questi sfollati, secondo Giustino Masciocco, assessore alle Politiche abitative del comune, &#8220;vanno fatte risalire alle stime sbagliate della Protezione civile sul fabbisogno delle abitazioni da costruire per coloro che avevano visto la propria distrutta dal sisma e nei ritardi con i quali si stanno riparando le case poco danneggiate&#8221;. Una tesi confermata da Cialente che definisce tutto ciò &#8220;la nostra Waterloo&#8221;. Cominciamo dall&#8217;errore di calcolo.</p>
<p>Conti in rosso Le cifre dicono chiaramente che rispetto ai 7.181 aventi diritto a uno degli alloggi del Progetto Case in quanto proprietari di abitazioni classificate E ed F (quelle distrutte e le altre inutilizzabili perché vicine ad altre pericolanti) la Protezione civile ne ha costruite solo 5.565, ben 1.616 in meno del necessario. Con il risultato che altrettanti nuclei familiari composti da single giovani e anziani o da coppie sono rimaste senza l&#8217;alloggio. Questo errore, a sentire il Comune, è stato determinato dal fatto che il primo censimento dei danni avviato da Bertolaso venne fatto trascurando la &#8216;zona rossa&#8217; del centro storico quasi completamente distrutta e lavorando sulla fascia della cinta urbana meno danneggiata. Questa circostanza, unita al fatto che spesso i fabbricati compresi nelle fredde statistiche non erano case monofamiliari ma condomini anche con più di 20 appartamenti, hanno favorito l&#8217;errore di stima che ha spinto Bertolaso a fine maggio a fare costruire soli 3.775 alloggi. A dire al verità, anche il Comune aveva avviato un suo screening basato sui dati dell&#8217;anagrafe che indicò in circa 12 mila i nuclei che potevano avere bisogno di nuove abitazioni. Ma Cialente, che pure racconta di avere portato queste stime a Bertolaso, non venne ascoltato. Così si è andati avanti nell&#8217;errore. Fino a metà agosto, quando alla Protezione civile sono arrivati i risultati di un altro censimento che fissava il numero delle famiglie con abitazione E ed F crollate o inutilizzabili in circa 13 mila. E di questi appunto 7.181 chiedevano l&#8217;alloggio del Progetto Case. Solo davanti all&#8217;evidenza di questi numeri Bertolaso si decide a rimediare ordinando la costruzione di altri 675 appartamenti, mentre Cialente chiede 1.600 Moduli abitativi provvisori (Map), le famose casette di legno, ottenendone però solo 1.115. Ma nemmeno questa accelerazione è sufficiente: all&#8217;appello continuano a mancare ancora 1.616 appartamenti per un totale di circa 2 mila persone che continuano ad alimentare l&#8217;esercito degli sfollati.</p>
<p>Avanti piano Ma la fetta più grossa dei 40 mila è senza dubbio quella costituita dagli abitanti meno danneggiati e le cui abitazioni sono state classificate B e C (le A sono quelle agibili), circa 15 mila case riguardanti 30 mila persone. Vista la lieve entità dei danni, riparabili in poche settimane, proprio la veloce sistemazione di queste abitazioni avrebbe dovuto favorire il rientro degli sfollati. Invece, gli interventi più leggeri si stanno rivelando una via Crucis visto che ancora all&#8217;inizio di febbraio pochissimi lavori sono partiti. Colpa del caos normativo provocato dai decreti del governo in materia di ricostruzione che ha spinto la gran parte dei terremotati a temporeggiare; della mancanza del prezzario della Regione Abruzzo varato solo a metà settembre; dei lenti controlli sulla regolarità delle pratiche; dell&#8217;allungamento dei termini per la presentazione delle richieste di contributo prorogati fino al 31gennaio. Un circolo vizioso che dovrebbe spezzarsi ora che Cialente dice di voler usare il pugno di ferro con l&#8217;obbligo di inizi lavori entro sette giorni dalla concessione del contributo pena la perdita dello stesso e di qualsiasi forma di assistenza. Un giro di vite che dovrebbe consentire al massimo entro il mese di agosto il rientro nelle case dei 40 mila sfollati aquilani.</p>
<p>Terremotati invisibili Sono quelli dei comuni fuori dal cosiddetto &#8216;cratere&#8217; del sisma dimenticati persino dalle statistiche della Protezione civile (nel suo sito non compaiono). Quanti siano esattamente nessuno lo sa. E già questo la dice lunga sulla delicatezza della questione. Una stima fatta dal consigliere regionale Giuseppe Di Pangrazio, fa ammontare a quasi 10 mila il loro numero. Si tratta di persone di paesi che ricadono dentro le province dell&#8217;Aquila, Teramo e Pescara. Solo a Sulmona ce ne sono quasi mille e vivono in albergo o ospiti in abitazioni di amici e parenti. Da questi sfollati &#8216;invisibili&#8217; si levano proteste per il diverso trattamento rispetto all&#8217;Aquila. Nel loro caso non è stata la Protezione civile a farsi carico dell&#8217;assistenza. A queste incombenze hanno dovuto pensare i comuni che, come Pratola, dallo Stato hanno avuto solo 250 mila euro, 100 mila dei quali per fronteggiare l&#8217;emergenza e i restanti per finanziare la ricostruzione dei fabbricati. Una miseria considerando che, a Pratola, le richieste di contributo sono state 150 con importi che quasi sempre superano i 40 mila euro. E non basta: avere il contributo non è semplice, occorre dimostrare la relazione tra il danno subito e il terremoto. Il che è facile solo a dirsi, vista la macchinosità dei controlli. La presidente della provincia Stefania Pezzopane chiede per questo &#8220;la cessazione della disparità di trattamento&#8221;. Anche per evitare il ripetersi di quello che è successo a Natale quando nello stesso albergo la Protezione civile ha consegnato pacchi dono ai terremotati dell&#8217;Aquila lasciando a mani vuote gli &#8216;invisibili&#8217;del cratere.</p>
<p>Un muro di macerie Tra quelli aperti lasciati in eredità dalla Protezione civile, secondo l&#8217;assessore alle politiche ambientali dell&#8217;Aquila Alfredo Moroni, quello delle macerie &#8220;è il problema dei problemi&#8221;. Nonostante un&#8217;intesa raggiunta con il comune nei mesi scorsi per risolvere lui la questione, Bertolaso ha passato le consegne lasciando per le vie del centro storico ancora chiuso circa 4 milioni di tonnellate di materiale frutto di crolli e demolizioni. E ora questa enorme massa impedisce la circolazione dei mezzi necessari ad avviare anche la minima riparazione degli immobili danneggiati, come a piazza S. Maria Paganica oppure nella storica via Cascina. La questione non è trascurabile: &#8220;Se non liberiamo le strade&#8221;, spiega Moroni, &#8220;non è possibile nemmeno avviare la ricostruzione&#8221;. Per questo Cialente aveva scritto a Bertolaso sollecitandolo ad allestire i siti necessari allo smaltimento dei rifiuti. Il sindaco aveva addirittura invocato l&#8217;impiego del Genio militare. Ma senza successo. Così oggi per la drammatica emergenza aquilana è in funzione un solo sito per lo smaltimento delle macerie, mentre altri due potrebbero essere allestiti a breve. Ad appesantire la situazione c&#8217;è poi la circostanza che la normativa in materia è particolarmente spinosa. E gli amministratori preferiscono procedere con i piedi di piombo per evitare guai giudiziari. Se comunque anche gli altri due impianti verranno aperti, con una spesa di 30 milioni di euro nel 2010 verranno rimosse 1 milione di tonnellate di detriti, quasi un terzo del totale. Ma occorre fare di più: con questo ritmo ci vorranno infatti tre anni per aprire le vie del centro storico ai mezzi necessari alla ricostruzione. Troppi.</p>
<p>Chi inquina di più L&#8217;emergenza del terremoto in Abruzzo si è aggiunta a un&#8217;altra, quella ambientale del fiume Aterno. A questo fiume il cui bacino è da sempre assediato dagli scarichi fuori norma di molti paesi e persino della facoltà di ingegneria ambientale dell&#8217;università dell&#8217;Aquila, la Protezione civile ha assestato un altro colpo con le fogne non depurate di alcuni insediamenti del Progetto Case: quelli di Assergi, Camarda e Paganica che vanno a inquinare l&#8217;affluente Vera; ma soprattutto quello di Bazzano, per il quale l&#8217;associazione Libera si appresta a scendere sul sentiero di guerra, completato in fretta e furia per consentire a Berlusconi di consegnarlo ai terremotati il 29 settembre, giorno del suo compleanno.</p>
<p>Il caso di Bazzano è singolare perché proprio al di sotto delle nuove case che ospitano circa 2 mila terremotati è in costruzione un depuratore voluto da Adriano Goio, commissario governativo per l&#8217;emergenza ambientale del fiume Aterno, per pulire gli scarichi dell&#8217;abitato preesistente. A causa dei ritardi dell&#8217;Enel, il depuratore non è però funzionante per mancanza di energia. Ciononostante, il consorzio Forcase incaricato da Bertolaso di realizzare le abitazioni dei terremotati ha iniziato a scaricare senza preavviso nella condotta del depuratore. Morale: Goio ha chiuso con dei palloni l&#8217;accesso all&#8217;impianto e solo per carità di patria, per non creare altri dispiaceri ai terremotati bisognosi di quegli alloggi, ha autorizzato il consorzio a scaricare la fogna direttamente nel fiume. Solo negli ultimi giorni Goio ha autorizzato la reimmissione della fogna nel depuratore, che però continua a non funzionare.<br />
(11 febbraio 2010)</p>
<h1><a href="https://lespresso.it/palazzo/2010/02/11/news/l-aquila-aspetta-il-miracolo-1.18749" target="_blank" rel="noopener noreferrer">FONTE</a></h1>
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		<title>Sulla musica italiana moderna. Soprattutto sulle produzioni.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 20:56:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[si, ho scelto un brano un po' poco &#34;classico della musica italiana&#34; e un artista un po' troppo &#34;fighetto&#34; come esempio di buona musica italiana, ma devo ammettere che sono quindici anni che aspetto di dire questa cosa.<br />Da quando &#232; uscito il primo album di Grignani.<br /><object width="425" height="344">
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										<content:encoded><![CDATA[<p>si, ho scelto un brano un po&#8217; poco &#8220;classico della musica italiana&#8221; e un artista un po&#8217; troppo &#8220;fighetto&#8221; come esempio di buona musica italiana, ma devo ammettere che sono quindici anni che aspetto di dire questa cosa.<br />
Da quando è uscito il primo album di Grignani.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/tEm1K0P3cUI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object><br />
Premetto che Grignani non mi piace in genere se non appunto per<span id="more-6"></span> il primo (e il secondo) album.<br />
Mi sono sempre chiesto perché questo album sia così bello, e il resto delle sue produzioni mi faccia addormentare.<br />
Mi sono chiesto perché come questo album ci sono alcuni album di musica italiana che acolterò altre mille volte e alcuni che invece dopo poco mi annoiano terribilmente.<br />
Ho analizzato la cosa più volte.<br />
I testi sono diversi? No, Grignani in questo album non ha usato tesi particolarmente migliori di altri artisti, ne melodie particolarmente accattivanti.<br />
C&#8217;è qualcos&#8217;altro. Qualcosa che c&#8217;è nella musica buona e che oggi si sta perdendo.<br />
Un giorno poi ho conosciuto il produttore di questi due album, tale Massimo Luca, (chitarrista tra le altre cose di Battisti e della gran parte dei cantautori più famosi e produttore di molti album di buon livello) il quale mi ha parlato di atmosfere. Mi ha parlato di come si, sia valida la regola che una canzone bella è bella anche solo con chitarra acustica e voce e che difficilmente una canzone che non sia bella così sarà bella in altre versioni, si ma la produzione è fondamentale.<br />
Il suono.<br />
Il suono.<br />
La ricerca del suono.<br />
Sono tornato ad analizzare quell&#8217;album prodotto da lui e questa canzone.<br />
La chitarra che parte lenta, nulla di complesso, ma la tastiera sotto che fa da tappeto inizia a creare un atmosfera, siamo distanti dal mondo, staccati, distaccati.<br />
La voce inizia filtrata, anch&#8217;essa distante, come un pensiero, come un altro mondo.<br />
L&#8217;andamento è molto simile a quello della chitarra e della voce.<br />
Al secondo 29 dopo un giro la voce prende coscienza di se, perde il filtro e inizia a decidere cosa vuole fare &#8220;ed allora volo via&#8221;, entra la batteria, entra la decisione. Ma sempre con dolcezza. Parte il viaggio.<br />
Ma il brano non è ancora del tutto lanciato, siamo ancora all&#8217;inizio del viaggio.<br />
Al secondo 56 parte sul serio. Poteva essere semplicemente chitarra acustica e batteria ed invece una chitarra elettrica cantilentante, apparentemente inutile contribuisce alla creazione dell&#8217;atmosfera che non viene mai lasciata andare a se stessa.<br />
Al secondo 1.29 si torna a sognare, si torna di nuovo all&#8217;inizio dopo aver intrapreso il viaggio, si ricomincia a vedere il mondo in un modo diverso, e così i suoni si ripetono apparentemente, ma la chitarra sotto è diversa, più elaborata, arpeggia invece di cantilenare, i suoni sono più aperti, più chiari, anche nel ritornello il suono è più aperto.<br />
Dopo il ritornello invece di tornare all&#8217;inizio il viaggio continua con un solo della chitarra che ricorda il volo, che sarebbe adattissimo ad immagini in volo radente dall&#8217;alto, e i suoni che salgono e scendono in modo cantilenante continuano a ripetersi per quanto riguarda le note, ma con un suono aggressivo e velocizzati, mantenendo compattezza del brano ma dando carica e significato diverso.</p>
<p>La trovo un capolavoro.<br />
Sarebbe stato lo stesso se l&#8217;attenzione fosse stata tutta alla voce e per nulla al suono?<br />
Questo è un brano talmente ben costruito che anche togliendo la voce si reggerebbe da solo. Talmente ben costruito a livello di produzione che nemmeno il suo autore (ufficiale) non è mai riuscito a ripetersi, tanto da abbassarsi a chiedere di nuovo anni dopo il successo al vecchio produttore (che però non ha accettato) di aiutarlo a produrre il nuovo album.<br />
Ma questa canzone è e resta nell&#8217;anima di molti italiani.</p>
<p>La gran parte della musica prodotta invece in questi ultimi venti anni e sempre più non resta. Perché?<br />
Ho preso un&#8217;artista a caso tra quelli che quest&#8217;anno parteciperanno a San Remo.<br />
Neomi.<br />
Sono convinto (e se vorrete ne parleremo tra quindici anni, ma anche tra due) che questo brano</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/PB9V_AZn0pE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object><br />
La sua vocalità è indubbiamente superiore a molte delle cantanti che girano, ma la musica? La musica ha solo lo scopo di supportare la voce. Musica piatta.<br />
Togli la voce e resta un giro blues a caso, che cambia giusto un po&#8217; per il ritornello.<br />
Stimo molto la voce, la tecnica vocale di Noemi, più di quanto si possa stimare la banalità della voce di Grignani, e forse come cantante farà strada, ma il brano, il brano specifico non durerà perché non c&#8217;è musica, perché non c&#8217;è un atmosfera elaborata e costruita ad arte, così come nella gran parte degli artisti italiani di ora.</p>
<p>Restano alcuni &#8220;eccessi&#8221; come può essere Morgan (che poi si ri fa al colossale Battiato), e Max Gazzè che arrivano ad un uso maniacale delle atmosfere (che io amo ma che all&#8217;ascoltatore medio fa fastidio) e pochi che abbiano un equilibrio.<br />
Equilibrio che un tempo esisteva e che ci ha regalato la gran parte dei brani indimenticabili e indimenticati dei vecchi mostri sacri della musica.</p>
<p>La cosa brutta è che programmi come X-Factor e dintorni non fanno che puntare sulla voce e non sul gruppo, sul suono, sulla produzione, sull&#8217;atmosfera, sull&#8217;insieme.<br />
Fa figo essere il cantante, non il bassista, non il tecnico audio, non il mixerista, non quello che costruisce il brano, ma quello che ci mette la faccia.<br />
Con tutto il rispetto per i cantanti, visto che ce ne sono alcuni (due dei quali ho citato) in grado di essere al contempo musicisti e produttori, e forse con meno rispetto per altri musicisti (me compreso forse) che si limitano a suonare e non a costruire un brano.</p>
<p>Mi mancano le buone produzioni.<br />
Mi mancano i buoni suoni.<br />
Mi manca la buona musica.</p>
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		<title>Sulla felicità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 11:21:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[secondo te vale la pena aspettare una persona?† parlo di quel tipo di persona..nel senso che magari non c&#8217;è più niente (in teoria) con una persona ma sai che potrebbe essere la tua unica felicità no, non ha senso aspettarla e non deve essere la tua unica felicità, NESSUNO e NIENTE può essere la tua [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #c0c0c0;">secondo te vale la pena aspettare una persona?† parlo di quel tipo di persona..</span><br style="color: #c0c0c0;" /><span style="color: #c0c0c0;">nel senso che magari non c&#8217;è più niente (in teoria) con una persona ma sai che potrebbe essere la tua unica felicità</span></p>
<p>no, non ha senso aspettarla e non deve essere la tua unica felicità, NESSUNO e NIENTE può essere la tua felicità, sarebbe una catena, sarebbe una felicità apparente, una schiavitù.<br />
TU devi essere la tua felicità non so se hai letto i &#8220;<a href="https://www.staipa.it/blog/category/filosoffiando/parallelismi/">Parallelismi</a>&#8221; sul mio blog, dal primo al nono (che sarà probabilmente il penultimo) ma è questo che dicono: non puoi modificare radicalmente la tua vita per incontrare una persona, ne devi trovare una che cammini nella tua direzione e affiancartici.<br />
Le cose e le persone ti danno solo del sollievo, dell&#8217;allegria, dello star bene, ma non la felicità.<br />
Hai mai guardato negli occhi una ragazza che ha perso la casa, la famiglia e l&#8217;intera vita e che ti sorride dicendoti che ora che ha perso tutto sta meglio?<br />
A me è successo. LEI era una persona felice, perché dentro di se aveva la felicità anzi HA la felicità e nessuno glie la porterà mai via!<br />
Se a te succedesse lo stesso saresti felice tanto quanto lo sei ora con la tua casa la tua famiglia e tutto?<br />
Il problema di oggi è che andiamo un po&#8217; tutti nella direzione sbagliata, cerchiamo la felicità nelle cose sbagliate ed infatti non la troviamo, cerchiamo l&#8217;amore nel modo sbagliato perché pretendiamo di riceverlo prima che darlo e infatti non lo troviamo.<br />
Tutto quello che non troviamo, o che roviniamo è semplicemente perché ne abbiamo una concezione sbagliata.</p>
<p>Prendiamo la lavatrice, le diamo il nome di lavastoviglie e ci mettiamo dentro i piatti. Poi ci lamentiamo di averli rotti e non capiamo perché, e allora diamo colpa alla lavastoviglie (che è e resta una lavatrice).</p>
<p><span style="color: #c0c0c0;">a volte dai, e sai che è tremendamente vero, ma non ricevi&#8230; c&#8217;è da dire anche questo..non per forza si deve essere sbagliati..</span><br style="color: #c0c0c0;" /><br />
Ma dai per lui o dai perché speri di conquistare lui?<br />
Se la tua felicità fosse dare non ne soffriresti eppure amare non dovrebbe essere la felicità nel donarsi senza riserve?</p>
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		<title>Abruzzo&#8230; articoli interessanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 23:32:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tre articoli interessanti&#8230; L&#8217;Aquila moribonda: un SOS all&#8217;Europa Siamo agli inizi del quinto mese dal rovinoso sbriciolamento díuna intera città e dalla fuga in massa dei suoi abitanti. Il motto più diffuso, variamente utilizzato in questa o quellíoccasione, è stato ìLíAquila feritaî. Dalle ferite si può guarire o, invece, morire per infezione: ed è purtroppo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tre articoli interessanti&#8230;</p>
<p><span style="font-weight: bold;">L&#8217;Aquila moribonda: un SOS all&#8217;Europa</span><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;"><br />
</span>Siamo agli inizi del quinto mese dal rovinoso sbriciolamento díuna intera città e dalla fuga in massa dei suoi abitanti. Il motto più diffuso, variamente utilizzato in questa o quellíoccasione, è stato ìLíAquila feritaî. Dalle ferite si può guarire o, invece, morire per infezione: ed è purtroppo questa seconda terribile ipotesi che sta consolidandosi sullo spettrale sfondo della città, la cui<span id="more-84"></span> fotografia attuale coincide ancora, combacia terribilmente con quella dei nerissimi secondi delle 3.32 (a parte marginali differenze, come la soffocante invasione delle erbacce).</p>
<p>Nel mio articolo Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (LíAquila bella mé) disponibile in rete sin dagli inizi di giugno, lanciavo líallarme per la salvezza del Centro storico dellíAquila a causa dei risibili fondi governativi stanziati, dei mancati puntellamenti alle costruzioni gravemente danneggiate dal sisma iniziale e dalle scosse successive, dei fortissimi ritardi nella rimozione delle macerie.</p>
<p>Da allora, la situazione è fortemente peggiorata, mentre ìi raggi solariî dello specchietto delle allodole per gli aquilani ñ rivelatisi ottime cavie per quasi tutti i massmedia televisivi e non, artefici di una martellante propaganda di regime tuttora in corso ñ, per líItalia e líEuropa intera, venivano concentrati sul cosiddetto piano C.A.S.E.</p>
<p>» di qualche giorno fa la diciottesima apparizione del sig. b. tra le macerie ancora arrossate, il quale con telecamera al seguito, si è ìarrampicatoî su due tetti della cementificata little town di Bazzano per farsi riprendere, orgoglioso e ridente (chíè ben altro dal sorridente) mentre scioglieva i nodi della bandiera italiana.<br />
Solo che i nodi reali, andatisi a posizionare sempre più numerosi e grandi, giorno dopo giorno, nellíaffamato ìpettine della veritàî, fanno purtroppo presagire una brutta fine per il capoluogo abruzzese ed una mortificante esistenza civile e culturale per i suoi sfortunati ex abitanti.</p>
<p>Mentre gli euro effettivamente disponibili per la semplice sopravvivenza quotidiana continuano sempre più a scarseggiare (chiedete ai circa 10.000 aquilani arrangiatisi alla meno peggio nel trovare una sistemazione autonoma fuori la loro amatissima città, quanti, dei previsti pacchi alimentari siano effettivamente arrivati sulle loro tavole), il sig. b. non finisce mai di stupire con le sue stravaganti affermazioni.</p>
<p>Così nello sceneggiato della fiction televisiva in corso di registrazione e che terminerà quasi certamente dopo le previste elezioni nella Provincia dellíAquila a Novembre, appariranno villette completamente arredate immerse nel verde; ci saranno poi lenzuola cifrate, frigoriferi pieni (compresi una torta gelato e lo spumante per brindare allíevento) e, udite udite, persino opere díarte.</p>
<p>E qui casca, anzi era già cascato líasino, con la fallimentare ìlista di nozzeî (pacchianeria delle parole quando sono usate in modo così improprio) stilata per i 44 monumenti adottabili da parte dei Capi di Stato e di Governo intervenuti al G8 dellíAquila (sui 350 milioni di euro necessari per il loro restauro, ne sono stati racimolati circa il 10% per 7 monumenti: gli euro mancanti chi li metterà? E i 50 milioni promessi dal ministro Bondi, sono stati forse già dirottati in altri più appetitosi bacini elettorali?).</p>
<p>Non è pertanto inopportuno rimembrare al sig. b. che la nobilissima Città dellíAquila fino alle 3.31 dello stramaledettisimo sisma, era Lei líìopera díarteî, o meglio un museo a cielo aperto costellato nelle immediate vicinanze da reperti archeologici di altissimo valore storico (Amiternum e Necropoli di Fossa) ed intra moenia da superbi monumenti religiosi (le chiese di S. Maria di Collemaggio, S. Bernardino, S. Silvestro, S. Pietro, S. Maria del Soccorso, S. Maria Paganica, S. Domenico, su tutte, ivi compresa la Chiesa del Suffragio o delle Anime Sante che dir si voglia, tanto osannata dai media internazionali) e civili (Fontana delle 99 Cannelle, Fortezza Spagnola, altre prodigiose piazze e fontane a non finire); Palazzi di altissimo pregio artistico vincolati dalla Soprintendenza (basta qui citare gli affreschi cinquecenteschi di ascendenza raffaellesca come era dato di vedere a Palazzo Farinosi- Branconio e al Casino Branconio o le altre preziose decorazioni di Palazzo Fibbioni), intriganti cortili rinascimentali, stupende facciate medioevali (Le Cancelle) e barocche (Palazzo Centi-Colella e Palazzo Ardinghelli). Alla vorticosa girandola si aggiungano vie, coste, vicoli presidiati dalla possenza di architetture i cui portali, bifore e stemmi gentilizi, erano la testimonianza più tangibile dei trascorsi aulici di questa invidiabile ed invidiata città (da Costa Masciarelli a Via Fortebraccio, da Via Roma e Via Sassa a Via di S. Martino, via S. Marciano e decine e decine di altre ancora).<br />
Né erano da meno (continuo ad usare il verbo al passato per sottolineare lo stato mortale díuna intera città distrutta e sinora completamente abbandonata alla sua triste sorte) altre emergenze architettoniche ed artistiche presenti nelle frazioni e nei comuni più vicini (tra le altre, le Chiese di S. Vittorino, S. Giusta a Bazzano e S. Maria ad Cryptas a Fossa, con i suoi duecenteschi affreschi del Giudizio Universale, collocati dallo storico Ferdinando Bologna ai vertici dellíarte in Italia del periodo).</p>
<p>Allíinterno dei preziosi scrigni sino a qui elencati e degli altri sottaciuti, era tutto un fiorire di opere díarte autentiche e non già della prevedibile paccottiglia preannunciata per le little towns (opere díarte documentate nel ìbombardatoî, inagibile Museo Nazionale díAbruzzo, dallíepoca romana ai giorni nostri), quali sculture, pitture, orificeria, paramenti sacri, ecc. Per non parlare poi, sempre in ambito culturale, dei codici miniati o, tra i primi incunaboli italiani, de Le Vite Parallele di Plutarco stampato nel 1482 a LíAquila dallíallievo del Gutenberg Adamo de Rotweill.</p>
<p>Per la reale salvaguardia e tutela dellíinestimabile patrimonio distrutto o sfregiato dalla catastrofe, e per richiamare líattenzione dellíopinione pubblica europea e mondiale, sempre in quellíarticolo lanciavo líidea-pilota dellíadozione da parte degli aquilani e degli abruzzesi antagonisti, dellíunitaria parola díordine LíAQUILA CITTAí DíEUROPA / LíAQUILA PATRIMONIO DELLíUMANITAí E DELLíUNESCO (questa seconda frase è stata recentemente rilanciata con successo dal prof. Sabatini).</p>
<p>Già ho motivato le ragioni ed il perché di LíAQUILA CITTAí DíEUROPA. Vale comunque la pena di aggiungere che le ramificate, robuste radici europee della città federiciana sono rinvenibili nelle numerose opere díarte di soggetto sacro e profano realizzate da artisti non italiani quasi tutti operanti in città nei secolo scorsi, variamenti presenti nelle prestigiose collezioni del Museo Nazionale díAbruzzo. Attorno alle stesse, con la collaborazione degli Istituti Italiani di Cultura allíestero, delle ambasciate e dei consolati, potrebbero aggregarsi, oltre ad una mostra itinerante nelle ìcittà gemellabiliî (da Parigi e Londra, a Amsterdam, Bruxelles, Vienna, Budapest, Praga, Madrid, ecc.), una serie di iniziative culturali attivabili dalle Soprintendenze abruzzesi, dallíArchivio di Stato, dalla Biblioteca Provinciale dellíAquila e dalle varie Istituzioni culturali, saldando ovviamente la rilettura storica della città con la tragica cronaca sismica (proiezione di cortometraggi, mostre fotografiche, presentazione di libri, seminari ecc.). Detto in altre parole, se si vuole avere la solidarietà dellíEuropa intera ben al di là delle stringenti ed irrisolte problematiche finanziarie, occorrerà far sentire ai cittadini continentali, che líAquila moribonda è una loro strettissima parente da accudire e da curare con ogni riguardo.</p>
<p>Esaminiamo gli antichi, ma riattualizzabili legami di ìsangue culturaleî. Mi limito a citare alcuni di questi artisti ed opere: il monumentale dipinto LíAnnunciazione datato e firmato (Aloysius Finsonius belga brugensis [di Bruges, n.d.a.] 1612) deceduto ad Amsterdam nel 1617; Il Calvario di Rinaldo Fiammingo; la Madonna con bambino e Santi, líAdorazione dei Magi e la Presentazione al tempio di Aert Mytens (Bruxelles 1541- Roma 1602); Sacra famiglia, databile 1532, dellíolandeseVermejn Jan Cornelisz; i vari dipinti di Carlo Ruther (il celestino Padre Andrea), ivi comprese le sei tele salvate recentemente nella Basilica di S. Maria di Collemaggio, nato a Danzica nel 1630 e morto forse a LíAquila durante il terremoto del 1703 e, ancora, altre opere dellíaustriaco Pietro Alemanno (1440-1489), di Pierre Subleyras, pittore e incisore nato a Saint-Gilles du Gard nel 1699, ecc.ecc.</p>
<p>Altri capolavori ancora, legati in un modo o nellíaltro alla storia della città, come i due dipinti di Raffaello Sanzio Doppio Ritratto (ora al Louvre di Parigi) e La Visitazione (già nella Chiesa di S. Silvestro a LíAquila, ed ora al Museo del Prado di Madrid) ñ scaturiti dalla fraterna amicizia tra líurbinate ed il cubiculario aquilano Giovan Battista Branconioñ ; o ancora, la vasta iconografia legata alla figura di S. Giovanni da Capestrano (dallíomonimo pulpito nella Chiesa di S. Stefano a Vienna, al monumento dedicatogli a Budapest o al suo ritratto su tavola datato 1452 ed a firma di Tommaso Burgkmair, ora alla Galleria Nazionale di Praga); per continuare, con il disegno della Madonna di Loreto, dellíartista cinquecentesco aquilano Pompeo Cesura (ora nelle Collezioni reali di Windsor), hanno tutto il potenziale culturale per far venire alla luce il vero volto dellíAquila, così brutalmente profanato più che dal terremoto, dalle indigeste trovate e trovatine del sig. b. e dei suoi fidi vassalli.</p>
<p>Non è difficile immaginare le prossime mosse propagandistiche del suddetto sig. b. strategicamente legate allo slogan ìEntro dicembre 30.000 cittadini dellíAquila avranno un tettoî. Ammesso e non concesso che ciò si verifichi, conosce il sig. b. la reale consistenza numerica dei suoi abitanti? Ai fasulli conteggi ìdella servaî ne mancano circa 40.000: quale ingrato destino sarà loro riservato dal 1 gennaio 2010? E se anche gli esclusi fossero solo qualche migliaio (senza più tetto o tenda, forse precari rifugiati civili nelle camere díalbergo), cosa cambierà della loro indicibile sofferenza già patita e di quella a venire?</p>
<p>Intento gli uomini, le donne ed i bambini in carne ed ossa ospitati nelle tendopoli-lager della Protezione civile saranno stati nel corso di ben otto-nove mesi, prima congelati (aprile-maggio), poi infradiciati (giugno), quindi arrostiti (luglio-agosto-metà settembre), di nuovo congelati (ottobre-dicembre), e tutto ciò con le scosse sismiche ìin corso díoperaî: casette o non casette, siano esse provvisorie o definitive, in legno e/o in cemento, cíè veramente di che piangere!</p>
<p>Antonio Gasbarrini<br />
<a href="https://www.abruzzo24ore.tv/news/L-Aquila-moribonda-un-SOS-all-Europa/12250.htm">Fonte Abruzzo24ore</a></p>
<p><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;">Terremoto, proteste a L&#8217;Aquila: ´Si specula</span><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;">sugli affitti, 350 euro a settimanaª</span></p>
<p>L&#8217;AQUILA (8 agosto) &#8211; Sit-in di protesta, all&#8217;Aquila, coordinato dall&#8217;associazione Casa Pound Italia, per contestare le speculazioni sugli affitti immobiliari. I manifestanti, una cinquantina circa, si sono riuniti nella piazza di Coppito, frazione dell&#8217;Aquila.<br />
´Fino a 350 euro a settimana per un appartamentoª. ´Abbiamo scelto questo posto &#8211; ha spiegato Simone Laurenzi, dell&#8217;Associazione Casa Pound &#8211; perché in questo quartiere, secondo le denunce di alcuni quotidiani, ci sono stati molti casi di speculazione immobiliare, con affitti che hanno superato i 350 euro a settimana per un appartamentoª. Casa Pound Italia ´pretende che si stabilisca un prezzo massimo da non superare anziché foraggiare gli speculatori con i soldi dello Statoª.</p>
<p>Mantini (Udc): Berlusconi chieda scusa agli aquilani. ´Berlusconi non offenda, con proclami populisti, la dignità e la pazienza dei cittadini del terremotoª dice il deputato dell&#8217;Udc, Pierluigi Mantini, commentando quanto detto dal premier Berlusconi sulle nuove case che verranno consegnate in Abruzzo. ´Da aquilano colpito dal terremoto &#8211; aggiunge &#8211; ricordo al premier che noi i prati, i fiori e gli alberi ad alto fusto già li abbiamo e non certo per merito suo. Anzi, se ne stanno distruggendo molti e non sempre a ragione. I nanetti nei giardini se li può senz&#8217;altro risparmiare, per le lenzuola cifrate siamo in grado di provvedere mentre la torta gliela offriamo noi se la smette di dire stupidaggini sulla pelle dei terremotati che non sono affatto in crociera ma sotto le tende o sfollati con molte preoccupazioni e ben poca contentezzaª.</p>
<p>´L&#8217;Aquila &#8211; conclude &#8211; non è una succursale di Villa Certosa, il premier recuperi la serietà dell&#8217;uomo di Stato e chieda scusa agli aquilani per queste affermazioni provocatorie e irriguardose. I problemi della ricostruzione sono seri, complessi e in larga misura irrisoltaª.</p>
<p><span style="font-weight: bold;"><a href="https://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/">Fonte: Il Messaggero</a></span></p>
<p><span style="font-weight: bold;">L&#8217;Aquila, 5.000 fuori dagli alberghi</span><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-weight: bold;">stop assistenza se la casa è agibile</span><br style="font-weight: bold;" /><br />
L&#8217;AQUILA &#8211; Da oggi, per cinquemila aquilani l&#8217;albergo è vietato. Dovranno lasciarlo immediatamente. Entro questa sera, tutti i terremotati con la casa agibile (classificata con la lettera A) dovranno uscire dagli hotel. L&#8217;ordine è arrivato dalla Protezione Civile che ha deciso di metter fine all&#8217;assistenza gratuita per tutte quelle famiglie che hanno disatteso altre simili ordinanze emesse in precedenza dal sindaco dell&#8217;Aquila Massimo Cialente.</p>
<p>Potranno, invece, passare il ferragosto e anche buona parte di settembre ancora in albergo, gli altri 25 mila aquilani con la casa completamente distrutta o con danni rilevanti. Mentre altri 30 mila rimarranno in tenda, almeno fino ai primi di ottobre. La Protezione civile ha demandato alla Guardia di Finanza i controlli relativi al rispetto di questa ordinanza. Gli alberghi saranno perlustrati per verificare che l&#8217;aut-aut venga rispettato.</p>
<p>Sul fronte della ricostruzione, invece, un problema rimane: non c&#8217;è posto per tutti nelle nuove case &#8220;provvisorie&#8221; volute dal Governo, quelle che serviranno per sistemare gli sfollati nell&#8217;attesa che L&#8217;Aquila venga ricostruita. E per questo motivo, gli alloggi saranno assegnati con un punteggio, in base ad una classifica. Infatti, le richieste abitative da parte delle famiglie sfollate &#8211; secondo una stima del Comune dell&#8217;Aquila &#8211; sono oltre quindicimila, mentre gli appartamenti previsti dal piano pubblico appena quattromila.</p>
<p>Così l&#8217;amministrazione locale ha avuto dalla Protezione Civile il compito di scegliere quali saranno gli inquilini delle diciannove aree in costruzione, e sulla cui realizzazione il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha assicurato di vigilare per tutta l&#8217;estate.<br />
&#8220;Un compito ingrato&#8221; assicurano dalla giunta municipale &#8220;perché si tratta di stendere una classifica dei terremotati&#8221;. E quasi undicimila famiglie saranno escluse. Non avranno, invece, diritto all&#8217;alloggio gli aquilani che hanno un&#8217;abitazione agibile o coloro ai quali la Protezione Civile sta già pagando l&#8217;affitto altrove. Niente case anche a chi ha costruito un manufatto temporaneo (casa di legno). Previsti incentivi anche per gli studenti universitari.</p>
<p>Intanto, procedono a ritmo serrato i lavori nei cantieri degli alloggi provvisori. Alcuni giorni fa, sono state aggiudicate le commesse per gli arredi per un valore di 14 milioni di euro. La fornitura prevede per singolo appartamento: lavastoviglie, televisore, colonna frigo con congelatore, cuscini e tutti i mobili necessari a rendere perfettamente efficace la dotazione di ognuno degli oltre quattromila appartamenti.</p>
<p>Oggi a questi cantieri ha fatto visita il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, accompagnato dal ministro Roberto Calderoni e dal vice-ministro Roberto Castelli. Bossi ha al termine del mini-tour nei siti in costruzione ha sottolineato che &#8220;la ricostruzione procede spedita, che molto si sta facendo per questa città e che gli aquilani devono avere pazienza&#8221;.</p>
<p><span style="font-weight: bold;"><a href="https://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/terremoto-abruzzo/albergo-vietato/albergo-vietato.html">Fonte La Repubblica</a></span></p>
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		<title>La vita è stupenda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 17:41:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si oggi scrivo della vita, della bellezza universale della vita, la mia, si, ma anche la tua, la tua (e per chi sa&#8230; aggiungo anche &#8220;La tuaaaaa!!!!&#8221;, &#8220;La miiiiiaaa?&#8221; &#8220;Si! La Tuua&#8221;).<br />
E non importa cosa ci sia di male, non importa se hai appena detto alla persona che ami &#8220;non ci vedremo mai più&#8221;, se i tuoi genitori si sono divisi quando eri piccolo, se hai pagato 20.000 euro di preliminare per una casa e la banca a una settimana dal rogito ti ha detto che non può darti il mutuo, se hai perso il lavoro l&#8217;altro giorno, se gli amici ti hanno mollato, se da piccolo ti è successo qualcosa che ancora ti porti dentro, se il mondo gira male, se ti senti abbandonato dal mondo, la vita è bella. Non è facile, non è in discesa (ne in salita), non é dolce, non é un viaggio nella leggerezza, non é priva di problemi piccoli grandi enormi, è bella.<br />
Tutto dipende dal modo di porsi.<br />
A molti è successo fin da piccoli di trovare un <span id="more-138"></span>appiglio per piangere, per rattristarti, un amico racconta questo aneddoto: da piccolo sei in stanza col tuo fratellino, che quella sera è malato, la mamma arriva da te e ti dice &#8220;buona notte&#8221; e poi va dal fratellino e gli fa un sacco di coccole &#8220;dai che domani starai meglio, dai che adesso passa!&#8221; e tu tu senti abbandonato, cominci a pensare che la mamma vuole bene a lui e non a te, che lui è il preferito, che tu forse hai anche sbagliato qualcosa, che la vita è brutta, poi&#8230; poi arrivi a piangere e piangere&#8230; beh piangere è una così bella consolazione, piangi piangi piangi e poi quando non ne puoi più stai bene, sfogato, stanco e pronto a dormire, la sera dopo il tuo fratellino non è ancora guarito e si ripete la stessa scena, e tu cominci a capire come sia bello e liberante piangere, come restarsene un po&#8217; in quella sofferenza ti dia in qualche modo soddisfazione. Pian piano in tante situazioni cominci a provare lo stesso, insomma è così dolce soffrire in un certo modo, così liberatorio piangere alla fine di una sofferenza&#8230; crescendo questo diventa in qualche modo più chirurgico, più preciso, più ragionato &#8220;non sai cosa mi è successo nella vita&#8221;, &#8220;tu non puoi capire queste cose, io che le ho passate invece&#8230;&#8221;, &#8220;tutto il mondo è diverso da come sono io&#8230;&#8221;, &#8220;gli altri sono superficiali, certe cose non le hanno vissute&#8221;, e giù a piangere, e a rodersi, e a farsi del male, è così dolce un certo tipo di sofferenza, rotolarsi nella propria sofferenza, farsi il bagnetto nella propria solitudine, è dolce, e così si cresce, pian piano si cresce con la consapevolezza di essere diversi, peggiori o migliori non importa, tanto gli altri non capiscono, si arriva anche ad illudersi di non essere più così, a dire &#8220;io non ascolto più i miei sentimenti&#8221;, &#8220;preferisco non pensare a come sto&#8221;, &#8220;da quando non penso a come sto vado avanti meglio&#8221;, e intanto a non dormire, a farsi venire l&#8217;ulcera allo stomaco, a non mangiare e avanti avanti avanti in questo continuo starsene nella bambagia della sofferenza autocreata.<br />
Eppure&#8230; eppure qualche pazzo è lì a dirti che la vita è bella, qualche pazzo che ha appena detto alla persona che ama &#8220;non ci vedremo mai più&#8221;, qualche pazzo i cui genitori si sono divisi quando era piccolo, che ha pagato 20.000 euro di preliminare per una casa e la banca a una settimana dal rogito gli ha detto che non può dargli il mutuo, che ha perso il lavoro l&#8217;altro giorno, che è stato mollato dagli amici, che da piccolo gli è successo qualcosa, qualcuno che ha i suoi problemi, come tutti, grandi o piccoli problemi che siano, qualcuno per cui la vita non è facile.<br />
Le parole di <a href="https://www.staipa.it/blog/il-cammino-delluomo-martin-buber-post-modificato/">Martin Buber in &#8220;Il Cammino dell&#8217;uomo&#8221;</a> in qualche modo forse possono aiutarmi nelle mie dissertazioni:<br />
<em>Bisogna che l&#8217;uomo si renda conto innanzitutto lui stesso che le situazioni conflittuali che l&#8217;oppongono agli altri sono solo conseguenze di situazioni conflittuali presenti nella sua anima, e che quindi deve sforzarsi di superare il proprio conflitto interiore per potersi cosi rivolgere ai suoi simili da uomo trasformato, pacificato, e allacciare con loro relazioni nuove, trasformate.<br />
[&#8230;]<br />
Indubbiamente, per sua natura, l&#8217;uomo cerca di eludere questa svolta decisiva che ferisce in profondità il suo rapporto abituale con il mondo: allora ribatte all&#8217;autore di questa ingiunzione &#8211; o alla propria anima, se è lei a intimargliela &#8211; che ogni conflitto implica due attori e che perciò, se si chiede a lui di risalire al proprio conflitto interiore, si deve pretendere altrettanto dal suo avversario. Ma proprio in questo modo di vedere &#8211; in base al quale l&#8217;essere umano si considera solo come un individuo di fronte al quale stanno altri individui, e non come una persona autentica la cui trasformazione contribuisce alla trasformazione del mondo &#8211; proprio qui risiede l&#8217;errore fondamentale<br />
[&#8230;]<br />
Cominciare da se stessi: ecco l&#8217;unica cosa che conta. In questo preciso istante non mi devo occupare di altro al mondo che non sia questo inizio. Ogni altra presa di posizione mi distoglie da questo mio inizio, intacca la mia risolutezza nel metterlo in opera e finisce per far fallire completamente questa audace e vasta impresa. Il punto di Archimede a partire dal quale posso da parte mia sollevare il mondo è la trasformazione di me stesso. Se invece pongo due punti di appoggio uno qui nella mia anima e l&#8217;altro là, nell&#8217;anima del mio simile in conflitto con me, quell&#8217;unico punto sul quale mi si era aperta una prospettiva, mi sfugge immediatamente.<br />
Cosi insegnava Rabbi Bunam: &#8220;I nostri saggi dicono: &#8216;Cerca la pace nel tuo luogo&#8217;. Non si può cercare la pace in altro luogo che in se stessi finché qui non la si è trovata. E detto nel salmo: &#8216;Non c&#8217;è pace nelle mie ossa a causa del mio peccato&#8221;. Quando l&#8217;uomo ha trovato la pace in se stesso, può mettersi a cercarla nel mondo intero&#8221;.<br />
[&#8230;]<br />
Si tratta del conflitto fra tre principi nell&#8217;essere e nella vita dell&#8217;uomo: il principio del pensiero, il principio della parola e il principio dell&#8217;azione. Ogni conflitto tra me e i miei simili deriva dal fatto che non dico quello che penso e non faccio quello che dico. In questo modo, infatti, la situazione tra me e gli altri si ingarbuglia e si avvelena sempre di nuovo e sempre di più; quanto a me, nel mio sfacelo interiore, ormai incapace di controllare la situazione, sono diventato, contrariamente a tutte le mie illusioni, il suo docile schiavo. Con la nostra contraddizione e la nostra menzogna alimentiamo e aggraviamo le situazioni conflittuali e accordiamo loro potere su di noi fino al punto che ci riducono in schiavitù. Per uscirne c&#8217;é una sola strada: capire la svolta &#8211; tutto dipende da me &#8211; e volere la svolta &#8211; voglio rimettermi in sesto.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> Ma per essere all&#8217;altezza di questo grande compito, l&#8217;uomo deve innanzitutto, al di là della farragine di cose senza valore che ingombra la sua vita, raggiungere il suo sé, deve trovare se stesso, non l’io ovvio dell&#8217;individuo egocentrico, ma il sé profondo della persona che vive con il mondo. E anche qui tutte le nostre abitudini ci sono di ostacolo.<br />
</em></p>
<p><em> Vorrei concludere questa riflessione con un divertente aneddoto antico ripreso da uno zaddik. Rabbi Hanoch raccontava: &#8220;C&#8217;era una volta uno stolto così insensato che era chiamato il Golem. Quando si alzava al mattino gli riusciva cosi difficile ritrovare gli abiti che alla sera, al solo pensiero, spesso aveva paura di andare a dormire. Finalmente una sera si fece coraggio, impugnò una matita e un foglietto e, spogliandosi, annotò dove posava ogni capo di vestiario. Il mattino seguente, si alzò tutto contento e prese la sua lista: &#8216;Il berretto: là&#8217;, e se lo mise in testa; &#8216;I pantaloni: lì, e se li infilò; e così via fino a che ebbe indossato tutto. &#8216;Si, ma io, dove sono? &#8211; si chiese all&#8217;improvviso in preda all&#8217;ansia &#8211; Dove sono rimasto?&#8217;. Invano si cercò e ricercò: non riusciva a trovarsi. Cosi succede anche a noi&#8221;, concluse il Rabbi.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma se tutto questo dipende da noi come si può trovare una strada per uscire da tutto questo?<br />
&#8220;Quel che mi è successo da piccolo non cambierà, l&#8217;aver perso la persona che amo non cambierà, l&#8217;aver perso gli amici non cambierà, l&#8217;aver perso il lavoro non cambierà, la banca che non mi da il mutuo non cambierà&#8230;&#8221; eccetera.<br />
Ne sei sicuro? Sei sicuro che cambiando dentro molte di queste cose non possano cambiare?<br />
Forse non tutte, e forse pian piano comincerai a comprendere l&#8217;utilità di quelle che non possono cambiare, addirittura comincerai ad apprezzarle.<br />
&#8220;I miei genitori da piccolo non mi coccolavano mai, non mi davano mai carezze&#8221; già, ed é forse per questo che tu ora ne conosci il valore, che di carezze ne darai il giusto e ne darai il peso giusto.<br />
&#8220;Da piccolo quell&#8217;uomo mi ha toccato&#8221; e forse ora tu sai davvero dare un valore alla tua sessualità.<br />
&#8220;Ho peso la persona che amo&#8221; sai cosa significa amare ora, sai se i tuoi sentimenti sono deboli e fragili o forti, e se lo impari forse impari anche che non importa se non gli sei accanto perchè l&#8217;amore é qualcosa di più grande.<br />
&#8220;Ho perso il lavoro&#8221; si, forse é il momento però di rialzarsi e memore anche di questo rimboccarsi le maniche per trovare un nuovo futuro, forse migliore.<br />
Le risposte però, quelle vere, le <span style="font-style: italic;">tue</span>, sono dentro di <span style="font-style: italic;">te</span>, dentro la <span style="font-style: italic;">tua</span> vita, dentro le <span style="font-style: italic;">tue</span> sofferenze e dentro alle <span style="font-style: italic;">tue</span> gioie e una buona strada è ringraziare, lodare per ogni cosa della propria vita, lodare per quell&#8217;amore che hai avuto e perso e che ancora conservi dentro e forse conserverai per sempre perché è stato ciò che è stato, lodare il male fattoti da quell&#8217;uomo perché ti ha dato quel qualcosa che ti permette di sapere il valore delle cose, dell&#8217;affetto, lodare quella cosa brutta che ti è successa perché ti ha dato modo di crescere, lodare la situazione negativa che oggi stesso stai vivendo perché è la chiave del tuo futuro, è ciò che come da piccolo la mancanza di affetto ti ha abilitato a conoscere l&#8217;affetto vero, ti abiliterà a qualcosa di più grande, di più vero.<br />
E poi pian piano, pian piano scoprirai che la vita è bella, che la vita è grande, e non è facile, non è priva di problemi, non è priva di sofferenze, non è priva di conti inaspettati che ti chiedono più di quanto saresti disposto a spendere, non è, non è tante cose. Ma la vita è bella e questa è l&#8217;unica certezza di cui avrai bisogno per andare avanti.<br />
E comincerai a ringraziare per ogni cosa, per ogni istante, per ogni persona che incontri, per ogni ora, per ogni minuto, per ogni sorriso. E comincerai a sorridere davvero.<br />
La vita é bella e se la vita è tutto ciò che hai tutto sarà bello.</p>
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		<title>Thinking Day</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2009 18:36:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[« Il modo vero di essere felici è rendere felici gli altri. Prova a lasciare questo mondo un po&#8217; meglio di come l&#8217;hai trovato e, quando arriva il tuo momento per morire, tu puoi morire felice nel sentire che in ogni caso non hai perso il tuo tempo ma hai fatto del tuo meglio. » [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>« Il modo vero di essere felici è rendere felici gli altri. Prova a lasciare questo mondo un po&#8217; meglio di come l&#8217;hai trovato e, quando arriva il tuo momento per morire, tu puoi morire felice nel sentire che in ogni caso non hai perso il tuo tempo ma hai fatto del tuo meglio. »<br />
B.P.</p>
<p>Il 22 febbraio di 152 anni fa a Paddingto nacque un uomo, un uomo semplice.<br />
Era il 185 in famiglia e fra amici veniva chiamato Stephe ma il suo nome completo era Robert Stephenson Smyth Powell, il sesto figlio di otto del reverendo Baden Powell il quale morì però tre anni dopo.<br />
Quando Robert aveva 12 anni, sua madre, con <span id="more-142"></span>l&#8217;intento di fornire, anche nel cognome, un sostegno al futuro dei figli, cambiò il cognome di famiglia da Powell in Baden-Powell. Un doppio cognome all&#8217;epoca risultava più &#8220;di classe&#8221;in alcuni ambienti, ed il fatto che Baden fosse un nome di origine tedesca comportava vantaggi sociali perché vicino al germanismo della famiglia reale.<br />
Non fu uno studente particolarmente bravo, ma sicuramente fu uno dei più vivaci, se qualcosa succedeva nel cortile di scuola sicuramente lui era lì in mezzo. Era notato particolarmente per le sue capacità come portiere nella squadra di calcio della scuola, come disegnatore, e come attore. Ogni volta che gli si proponeva di organizzare uno spettacolo lui era capace di accendere gli entusiasmi di tutti gli studenti.<br />
Si interessava anche alla musica e suonava in modo ambidestrio pianoforte e violino con un certo talento.<br />
Uno sei suoi più grandi divertimenti erano anche cacciare e cucinare animali nei boschi limitrofi, oltre a nascondervisi dai professori.<br />
A 19 tentò di entrare a Oxford ma non essendo troppo studioso non superò mai gli esami di ammissione, provò anche ad entrare in cavalleria e in fanteria dove riuscì con successo e optò per la nobile cavalleria.<br />
Prestò un eccelente servizio militare tanto che a soli 26 anni era già capitano in India.<br />
Proprio in quelle terre conquistò il trofeo più ambito di tutto il paese, quello del pig-sticking o caccia del cinghiale a cavallo, con una corta lancia come sola arma.<br />
Il cinghiale selvatico in India è definito «il solo animale che osi bere alla stessa pozza d&#8217;acqua della tigre».<br />
Le sue capacità come topografo e come esploratore lo fecero assegnare presto ad incarichi di grande responsavilità.<br />
Negli anni 80 perfezionò le sue doti di esploratore attraverso la conoscenza del popolo Zulù nella provinica del KwaZulu, in Sudafrica, i suoi superiori furono impressionati da tali doti tanto da segnalarlo e farlo trasferire ai servizi segreti britannici.<br />
Tra il 1892 e il 1893 fu responsabile dell&#8217;Intelligence nel mediterraneo e nei suoi viaggi in cerca di informazioni militari progettò i <a href="http://www.fortecavalli.it/">Forti Cavalli</a> che tuttora punteggiano le coste dello stretto di Messina.<br />
Durante la Seconda Guerra Boera era era il più giovane colonnello dell&#8217;esercito britannico e responsabile dell&#8217;organizzazione di forze di frontiera che dovevano assistere l&#8217;esercito regolare.<br />
Durante qesto incarico fu bloccato in assedio a Mafeking e circondato dall&#8217;esercito Boero il quale si trovava in vantaggio per numero di qualche migliaio di unità.<br />
Nonostante la schiacciane inferiorità numerica la sua guarnigione resse 217 giorni l&#8217;assedio grazie a diverse tecniche escogitate da lui. Fece realizzare dei finti campi minati e istruì i suoi soldati a simulare di dover evitare grandi recinzioni di filo spinato, compì la gran parte dei lavori di esplorazione delle aree e istruiì un gruppo di ragazzi del luogo in modo che facessero da vedette e portaordini e insegnò loro a oltrepassare le linee nemiche.<br />
Molti di questi ragazzi persero la vita in queste missioni e il colonnello fu impressionato dal coraggio e dalla generosità con cui i ragazzi attendevano ai loro compiti.<br />
L&#8217;assedio terminò con la liberazione della cittadina il 16 maggio del 1900.<br />
Fu promomosso Generale e divenne eroe nazionale con grande giubilo di tutta l&#8217;inghilterra aprendo il dizionario inglese si può trovare il verbo to <em>maffick</em> (&#8220;celebrare con stravaganti manifestazioni pubbliche&#8221;) e la parola <em>maffication</em> (&#8220;celebrazione tumultuosa&#8221;).<br />
Dopo aver organizzato un servizio di polizia nazionale in Sudafrica Robert ritornò in Inghilterra nel 1903, assumendo l&#8217;incarico di ispettore generale della cavalleria.<br />
Al suo ritorno, in Inghilterra scoprì che il suo manuale d&#8217;addestramento &#8220;Aids to Scouting&#8221; aveva avuto un grande successo e che era stato adottato da insegnanti e da associazioni giovanili.<br />
Avendo seguito conferenze dello scozzese sir William Alexander Smith, che aveva fondato a Glasgow il 4 ottobre 1883 le Boys&#8217;  Brigades, e dell&#8217;altro scozzese naturalizzato canadese, Ernest Thompson Seton, fondatore dei cosiddetti &#8220;Woodcraft Indians&#8221; già nel 1902, B.-P. accettò incarichi in questa organizzazione interconfessionale cristiana, che campeggiava dal luglio 1886. A seguito di ciò, B.-P. decise di riscrivere Aids to Scouting per un pubblico più giovane, e nell&#8217;agosto 1907 tenne un campo sull&#8217;isola di Brownsea con venti ragazzi di diverse estrazioni sociali, per verificare la praticabilità di alcune delle sue idee.<br />
&#8220;Scoutismo per ragazzi&#8221; fu in seguito pubblicato, nel marzo 1908, in sei fascicoli. Ragazzi e ragazze si unirono spontaneamente per formare squadriglie ed il movimento scout divenne inaspettatamente un fenomeno di massa, dapprima nazionale, in seguito internazionale.<br />
Nel frattempo il piccolo Stephe era diventato Sir Robert Stephenson Smyth Lord Baden-Powell, Primo Barone Baden-Powell di Gilwell, o come si faceva chiamare e tutt&#8217;ora è chiamato da ogni scout nel mondo B.P.<br />
Fu in quel campo che nacque lo Scoutismo, il movimento da allora è in continua crescita fino a raggiuingere più di 28 milioni di scout nel mondo che tra le tante attività ogni 22 febbraio organizzano il &#8220;Thinking Day&#8221;</p>
<p>« Il modo vero di essere felici è rendere felici gli altri. Prova a lasciare questo mondo un po&#8217; meglio di come l&#8217;hai</p>
<p>trovato e, quando arriva il tuo momento per morire, tu puoi morire felice nel sentire che in ogni caso non hai perso il tuo tempo</p>
<p>ma hai fatto del tuo meglio. »<br />
B.P.</p>
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		<title>Facebook, i nostri diritti saranno suoi per sempre.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 14:33:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Antonio Dini &#124; 17-02-2009 Il più popolare social network al mondo cambia politica. Da oggi tutti i dati e le informazioni che gli utenti caricano nel loro profilo, foto comprese, resteranno per sempre di proprietà dell&#8217;azienda anche quando si volesse cancellare la propria identità online. In questi giorni ha compiuto cinque anni e si [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-weight: normal; font-size: 13px;">di Antonio Dini | <span class="data">17-02-2009</span></span></h2>
<h3>Il più popolare social network al mondo cambia politica. Da oggi tutti i dati e le informazioni che gli utenti caricano nel loro profilo, foto comprese, resteranno per sempre di proprietà dell&#8217;azienda anche quando si volesse cancellare la propria identità online.</h3>
<div class="edit">
<p>In questi giorni ha compiuto cinque anni e si è regalato un&#8217;altra polemica. Facebook, il social network più famoso del momento e che sta definendo un&#8217;epoca, ha infatti annunciato nei giorni scorsi di aver cambiato &#8220;giusto un attimo&#8221; le norme che regolano l&#8217;accordo con gli utenti del servizio. E il cambiamento sta provocando un&#8217;esplosione di polemiche in rete.</p>
<p>Il punto centrale è la gestione dei contenuti. Tutti i social network e tutte le aziende digitali &#8220;Web 2.0&#8221; sono basate sul concetto che i contenuti vengono prodotti dagli utenti. A partire da Second Life, paradigma (adesso passato in secondo piano, per fortuna) del mondo generato dagli utenti che pagano solo per il privilegio di esserci, fino a Facebook, sorta di Ikea del social networking, dove tutti hanno spazi più o meno uguali da arredare con le proprie immagini e i commenti scritti muro a muro.</p>
<p>Cosa succede però a quei contenuti quando qualcuno decide di averne avuto abbastanza e di volersene andare? Non è come sparecchiare e tornarsene a casa propria, perché secondo il nuovo regolamento di Facebook, adesso i contenuti caricati sul social network non appartengono più al singolo ma al network stesso, cioè a Facebook.</p>
<p>È il volere di Mark Zuckeberg il discusso fondatore di Facebook, il ragazzino prodigio che ha pagato alcuni milioni di dollari a qualche compagno di scuola che l&#8217;accusava di aver fondato Facebook copiando loro idee e mettendo così a tacere non solo l&#8217;ipotesi di copia ma anche l&#8217;idea che inventare e creare sia meglio che copiare (gli ex compagni di scuola adesso si sono pagati la pensione con un&#8217;idea che non hanno mai provato a realizzare, mentre Zuckeberg ha dimostrato che non è necessario essere creativi ma basta copiare con determinazione per avere successo). Una vicenda complicata, non alla portata della comprensione di tutti gli utenti ma che sta facendo rumore in rete.</p>
<p>L&#8217;etica del capitalismo, lo spirito della rete: cioè il desiderio di far soldi (in maniera oscena, considerando la ricchezza costruita sui contenuti prodotti da altri di Google, Facebook e via dicendo: almeno Bill Gates il suo software a codice chiuso se lo produce da sé) e quello di contribuire in effetti alla crescita dell&#8217;economia digitale. La valutazione di Facebook è secondo alcuni sproporzionata rispetto al suo reale valore.</p>
<p>Si parla di miliardi di dollari. Soprattutto, se ne parla senza avere una idea di come si producano gli introiti che giustifichino il valore dell&#8217;azienda se non vendendo tutte le informazioni e i contenuti prodotti da e sugli utenti del servizio a terzi. Ma anche così, c&#8217;è chi comincia a dubitare che si riuscirebbe mai a produrre anche solo una parte della ricchezza stimata per Facebook: 175 milioni di utenti nel mondo (8 in Italia, tutto stimato), 300 milioni di dollari di fatturato nel 2008 (stimati, in crescita), un valore dell&#8217;azienda Facebook stimato fra i 3,75 e 5 miliardi di dollari, secondo il settimanale economico statunitense BusinessWeek.</p>
<p><a href="https://www.macitynet.it/Facebook_saremo_suoi_per_sempre/">FONTE MACCITYNET</a></p>
</div>
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		<title>Come chiedere un pezzo di cioccolato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 19:16:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qualche tempo fa, qualche settimana, mi è successo un fatto che mi ha colpito, non ne ho ancora scritto, ma leggendo parole di amici ho pensato di condividerlo, chissà che non possa far bene a Erikakela, (eh&#8230; Erika è un altra scusami&#8230; poi ci sarebbe chi si confonde), alla Ricciolina, e forse ad altri. Ero [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Qualche tempo fa, qualche settimana, mi è successo un fatto che mi ha colpito, non ne ho ancora scritto, ma leggendo parole di amici ho pensato di condividerlo, chissà che non possa far bene a Erikakela, (eh&#8230; Erika è un altra scusami&#8230; poi ci sarebbe chi si confonde), alla Ricciolina, e forse ad altri.<br />
Ero sulle piste da sci, anzi ero in baita davanti a un panino con &#8220;el pestin&#8221;, una birra media e una stecca di cioccolato, ero in momento in cui dovevo prendere una decisione stupida forse ma in qualche modo imbarazzante fatto sta che per questa decisione dovevo afrontar una persona in modo quantomeno strano, non importa cosa e non importa ch<span id="more-168"></span>e alla fine io non abbia più avuto modo di farlo perché nel frattempo tra i miei tentennamenti era passato troppo tempo.<br />
Importa il discorso che mi ha fatto un ragazzo, un grande, devo ammetterlo.<br />
Sul tavolo come ho detto tra le altre cose c&#8217;era una mia stecca di cioccolato (fondente 95% ovviamente, che non ci sbagliamo, eh??!), mi guarda e dice &#8220;Senti, è come se io avessi voglia di un pezzo del tuo cioccolato, ora posso stare qua a chiedermi se ha senso chiedertelo, posso chiedermi come sarebbe il cioccolato e farmi venire ancora più voglia&#8221; (mmm ok non riesco a riprodurre il suo discorso, mi sa che lo sto scrivendo un tantino più articolato e meno semplice&#8230; ma tantìè e forse ha più senso nell&#8217;ottica di quel che mi ha fatto venire in mente di scrivere ora) &#8220;posso restare qui a pensarci e sperare che tu me ne offra, e forse me lo offrirai, forse no. Forse non ti verrà in mente. Oppure posso chiedertelo, <span style="font-style: italic;">senti mi daresti un pezzo di cioccolato?</span> e tu puoi darmelo o no, e se mi dici di no che succede? Nulla, semplicemente mi hai detto di no. Magari è l&#8217;ultimo pezzetto e mi vergogno a chiederti proprio l&#8217;ultimo pezzetto? Perché? Al limite mi dici di no, o forse mi dici <span style="font-style: italic;">guarda non sapevo proprio come finirlo, tieni!</span>&#8221; a volte credo dovrebbe essere più così la vita, più semplice. Hai voglia? Tu prova, chiedi. Sulla bibbia sta scritto <span style="font-style: italic;">bussate e vi sarà aperto (LC 11,5-13)</span> bussiamo.<br />
Poi sia quel che deve essere.</div>
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		<title>La lettera&#8230; scarlatta</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 12:05:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E mentre infine una risposta non è mai arrivata, nel mezzo di una cena di pesce, suona il telefono. Non lo sento. Poi lo vedo. Numero sconosciuto. Richiamo. E torno con un sorriso che nessuno può non chiedere &#8220;ma cosa ti è successo&#8221;?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E mentre infine <a href="https://www.staipa.it/blog/via-col-vento/">una risposta</a> non è mai arrivata, nel mezzo di una cena di pesce, suona il telefono.<br />
Non lo sento.<br />
Poi lo vedo.<br />
Numero sconosciuto.<br />
Richiamo.<br />
E torno con un sorriso che nessuno può non chiedere &#8220;ma cosa ti è successo&#8221;?</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Una sera come un&#039;altra&#8230;.</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 15:21:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tra cinque ore devo alzarmi per andare a lavoro, ma non potevo mancare all&#8217;invito di Andrea per un oretta di relax davanti a una pizza bianca con il rosmarino e un bicchiere di Valpolicella Superiore &#8220;Il ruffiano&#8221;, sono un po&#8217; stanco, si, ma ne vale la pena! Sto già tornando poi, sono le una, ed [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra cinque ore devo alzarmi per andare a lavoro, ma non potevo mancare all&#8217;invito di Andrea per un oretta di relax davanti a una pizza bianca con il rosmarino e un bicchiere di Valpolicella Superiore &#8220;Il ruffiano&#8221;, sono un po&#8217; stanco, si, ma ne vale la pena!<br />
Sto già tornando poi, sono le una, ed è ora, piove, piove moltissimo.<br />
Erano settimane che non pioveva così tanto, così forte come tutta questa giornata.<br />
Una pozzanghera enorme in tangenziale mi fa alzare due muri di acqua ai lati, entro in tangenziale, curva lunga, e improvvisamente qualcosa non va.<br />
<span style="font-style: italic;">Le ruote dietro della macchina non seguono come dovrebbero</span>, si allargano verso destra, <span style="font-style: italic;">il muso si sposta a sinistra</span>, acquaplaning.<br />
<span style="font-style: italic;">Acquaplaning? Non mi era mai successo con la trazione anteriore!</span><br />
Il muso della macchina passa a pochi centimetri dal guardrail di sinistra, la macchina sta andando di traverso <span style="font-style: italic;">non posso perderla ora </span>le mani si muovono da sole girando il volante nella direzione opposta alla curva<span style="font-style: italic;"> non posso perderla ora e non è il momento di farsi del male </span>un piede schiaccia il freno improvvisamente, un istante, il tempo di far riprendere il grip alle ruote e poi scende l&#8217;altro sull&#8217;acceleratore <span style="font-style: italic;">ok ora farà il </span>la macchina un istante sembra riprendersi, il dietro comincia ad allinearsi col muso, il muso si allontana dal guardrail <span style="font-style: italic;">pendolo </span>le mani come incantante cominciano a muoversi per ruotare il volante nella posizione diametralmente opposta, <span style="font-style: italic;">ma io ho questi riflessi?! </span>questa volta nella direzione della curva, le ruote dietro perdono di nuovo aderenza <span style="font-style: italic;">so essere così freddo e preciso? </span>e il sedere si sposta a sinistra, il muso a destra, <span style="font-style: italic;">ok, ancora un istante</span> questa fanalini di coda passano a pochi centimetri dal guardrail, freno, acelerata <span style="font-style: italic;">è mia</span> il muso ancora una volta verso il centro della strada dopo aver occupato due corsie scivolando praticamente sul lato, il retro tentenna ancora <span style="font-style: italic;">è mia! Bastardo acquaplaning! </span>e poi si allinea correttamente.<br />
Via, verso casa.<br />
Come niente fosse, verso casa.<br />
L&#8217;orologio segna le 01.09 e non posso che scoppiare in un sorriso <span style="font-style: italic;">ci avrei scommesso</span> come di chi ha capito lo scherzo di un amico.<br />
Poco dopo scendo dalla macchina e mi infilo sotto le coperte per le mie cinque ore scarse di riposante sonno!<span style="font-style: italic;"><br />
Grazie so che eri accanto a me</span></p>
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		<title>La mia città tra politica e rabbia.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 May 2008 17:35:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sui fatti recentemente accaduti a Verona, sulla violenza, sulla violenza politica o meno in particolare è tempo che volevo scrivere. Non c&#8217;è più l&#8217;impeto di rabbia che avevo qualche giorno fa ogni volta che sentivo un servizio al telegiornale, o che leggevo un articolo sui giornali. Verona Violenta. Si. Temo sia vero. Verona Fascista. Si. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sui fatti recentemente accaduti a Verona, sulla violenza, sulla violenza politica o meno in particolare è tempo che volevo scrivere.<br />
Non c&#8217;è più l&#8217;impeto di rabbia che avevo qualche giorno fa ogni volta che sentivo un servizio al telegiornale, o che leggevo un articolo sui giornali.<br />
Verona Violenta. Si. Temo sia vero.<br />
Verona Fascista. Si. Forse è anche questo in parte.<br />
Violenza Fascista. No.<br />
Questo no.<br />
Si, è vero, è vero, non era il primo pestaggio a Verona in pieno centro, è vero, non era neppure il primo pestaggio di persone &#8220;vestite male&#8221; in centro, ce ne sono e non pochi, conosco diverse persone che ne hanno subito, è vero. In quante altre città accade questo? Sinceramente non lo so, ho sentito dire che a Bologna succeda che venga picchiata della gente vestita bene, ho sentito dire che nei sobborghi di Milano o di Torino sia facile essere assaliti (&#8230;si ok magari non è propriamente il centro)&#8230; non lo so non mi importa a dire il vero perché la mia città è Verona e in primo luogo mi piacerebbe migliorasse il luogo dove vivo.<br />
Si, il nostro <a href="https://www.staipa.it/blog/capi-scout-vanno-rispettati-i-valori-fondanti-della-societa/">sindaco</a> non è proprio un paciere, ok, anche questo è vero.<br />
Si, Verona è tradizionalmente una città di destra, si.<br />
Si, i ragazzi che hanno fatto quest&#8217;ultimo famoso pestaggio erano di destra, si.<br />
Ma.<br />
Ma che assurdità è demonizzare la destra? Demonizzare l&#8217;estrema destra per questi fatti? Vogliamo dire che il comportamento di qualche stupido ragazzo tardoadolescente è il comportamento di tutta una fascia politica? Vogliamo dire che destra = violenza e sinistra no?<br />
Santoro ed altri a far programmi su Verona, a dichiarare Verona città violenta e fascista, violenta e quindi fascista, fascista e quindi violenta.<br />
No. Io non ci sto.<br />
Si, è vero una certa posizione politica a Verona per questi postadolescenti è quella di &#8220;sono di destra e quindi sono intollerante e pesto la gente&#8221; ma davvero il punto cruciale è essere di destra? Davvero quei ragazzi se non ci fosse la destra sarebbero angioletti?  Oppure è vero che quelli sono comunque dei teppisti, dei violenti e si radunano nei centri della destra perché effettivamente qui a Verona c&#8217;è la moda del giovane &#8220;politicizzato&#8221;? Che poi di politico non ha nulla perché non tende a migliorare il proprio mondo come il concetto di politica dovrebbe fare a ma trovare sfogo in una protesta su un pretesto a caso! A Bologna la moda giovanile è a sinistra e i casini li fanno quelli di sinistra, a Verona la destra e lo fanno quelli di destra.<br />
Tutto qua. Ma se ne destra ne sinistra ci fossero quei ragazzi nono sarebbero dolci angioletti, sarebbero che so metallari violenti? Hard core worriors violenti? Satanisti violenti? Semplicemente violenti violenti?<br />
Credo assolutamente di si, e non centra destra, non centra sinistra. Mettere la parola Politica accanto a questi atti insensati di stupida violenza è un paradosso, mettere la parola Politica accanto a questi atti mi sembra più un ossimoro che un concetto sensato.<br />
E la fama di Verona continua nell&#8217;immagine della violenza, e giri di sera e c&#8217;è il turismo da gossip della gente che cerca la via giusta per vedere dove è successo, gente che viene da altre città per vedere dove è successo!<br />
Ve ne rendete conto?! Venire a vedere dove è stato ucciso un ragazzo? A che scopo? Con che rispetto? Con che faccia tosta?<br />
Turismo sulla morte.<br />
Ma non è finita qui, magari fosse finita qui. Non è finito qui perché perfino il buonismo, perfino &#8220;l&#8217;informazione buona&#8221; che organizza i cortei sembra sbagliare obiettivo! Perfino chi vuol far del bene ed organizza i cortei in ricordo del ragazzo morto. I cortei in favore del ragazzo morto mi sembrano gli stessi contro cui mi sono scagliato tempo fa. Ok, è morto un ragazzo, è la vittima, ed è grave. Gli assassini DEVONO essere puniti per quel che hanno fatto, ma di questo se ne occuperà la &#8220;giustizia italiana&#8221; (altra parentesi sarebbe da aprire&#8230;). Ma questo fatto, questa morte la prendiamo come un &#8220;poverino è morto&#8221; o come un &#8220;cazzo vediamo di far qualcosa contro sta violenza!&#8221;?!<br />
Il corteo è più giusto farlo per lui, per quel povero ragazzo o anche per tutti gli altri che fortunatamente non hanno subito le stesse conseguenze? Addirittura è giusto farlo per loro o è giusto farlo contro le violenze, contro tutte le violenze, che siano di destra di sinistra, di centro o di sotto?<br />
Forse la rabbia mi torna, si, mi torna ogni volta che sento parlar di politica in questo modo da questi che si dichiarano schierati politicamente ma sono solo delle persone che giocano con la vita e con il senso stesso della politica, dell&#8217;essere cittadino del vivere in una società, incapaci di credibilità ma capaci di danni più o meno gravi a tutta la società attorno.<br />
Il problema di Verona non è la politica, ne la violenza, credo sia l&#8217;ignoranza di certe persone, e tale problema credo sia purtroppo su scala quantomeno nazionale, e qui mi fermo, si mi fermo per non pensare al modello da cui prendiamo, per non pensare alla terra della libertà che ci guarda ammiccante dall&#8217;altra parte. dell&#8217;oceano.</p>
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		<title>Il non confine.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 10:26:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Succede talvolta. Succede tra persone con Aure forti e simili? Succede tra chi ha compatibilità di movimento, parole, essere? Il non confine. Talvolta. Talvolta succede sempre. Il non confine. Voglio risentirlo, lo sento, ogni istante lo sento. Il non confine. Sapevo sarebbe successo qualcosa in quella Luna, in quel giorno, in quel luogo. Prossimo step? [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Succede talvolta.<br />
Succede tra persone con Aure forti e simili? Succede tra chi ha compatibilità di movimento, parole, essere?<br />
Il non confine.<br />
Talvolta.<br />
Talvolta succede<span id="more-300"></span> sempre.<br />
Il non confine.<br />
Voglio risentirlo, lo sento, ogni istante lo sento.<br />
Il non confine.<br />
Sapevo sarebbe successo qualcosa in quella Luna, in quel giorno, in quel luogo.<br />
Prossimo step? Il primo probabilmente.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>L&#039;arte italiana scompare dalla Rete</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Dec 2007 01:25:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Roma &#8211; Pochi giorni fa il Ministro Rutelli ha annunciato il rientro nel nostro territorio di opere d&#8217;arte italiane trafugate e portate illegalmente all&#8217;estero. Dal 21 dicembre al 2 marzo, sessantotto manufatti d&#8217;epoca romana, greco-romana ed etrusca, avranno temporaneamente casa in una mostra al Quirinale, di ritorno dalle teche di prestigiosi musei e gallerie di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Roma &#8211; Pochi giorni fa il Ministro Rutelli ha annunciato il rientro nel nostro territorio di opere d&#8217;arte italiane trafugate e portate illegalmente all&#8217;estero. Dal 21 dicembre al 2 marzo, sessantotto manufatti d&#8217;epoca romana, greco-romana ed etrusca, avranno temporaneamente casa in una mostra al Quirinale, di ritorno dalle teche di prestigiosi musei e gallerie di tutto il mondo (tra i quali il Metropolitan di New York), per poi trovare collocazione nei più importanti musei della penisola.</p>
<p>L&#8217;<em>intellighenzia</em> italiana, con in prima fila il ministro Rutelli, si è felicitata e congratulata per quello che rappresenta indubbiamente un notevole successo per i beni culturali nostrani.</p>
<p>Queste opere però &#8211; e non solo queste &#8211; sono condannate da una misconosciuta legge italiana ad un limbo burocratico dal quale sarà ben difficile tirarle fuori, e che rischia di consegnarle all&#8217;<strong>oblio più completo</strong>.</p>
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<p>Il &#8220;<em><a href="https://web.archive.org/web/20220829140759/https://web.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/04042dl.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Codice dei beni culturali e del paesaggio</a></em>&#8221; (che chiameremo <em>Codice Urbani</em>, dal nome del suo ispiratore), regola tutte le opere gestite da enti pubblici italiani, e sta creando non pochi problemi alla loro promozione nel mondo. Tale codice prevede il divieto assoluto di fotografare le opere in mancanza di un&#8217;autorizzazione dell&#8217;ente che le gestisce (museo, comune, ministero&#8230;). Per lo stesso motivo è vietata anche la riproduzione su internet.</p>
<p>Nel silenzio generale dei media, sotto la scure del Codice Urbani sono già passate l&#8217;Annunciazione di Leonardo, la Venere di Botticelli, il Bacco di Caravaggio ed altre notissime opere di Raffaello, Tiziano e Rembrandt: tutte scomparse dalla maggiore <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">enciclopedia</a> online del mondo. Ma non è tutto: altre <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto:Cococo/Soprintendenza_Firenze" target="_blank" rel="noopener noreferrer">decine e decine</a> di fotografie di opere notissime <strong>stanno scomparendo proprio in questi giorni</strong> a causa della suddetta legge. E con loro, chissà quante altre nel silenzio di siti più piccoli spersi per la Rete.</p>
<p>Anche le opere appena recuperate rischiano la stessa sorte, con la tutto sommato piccola aggravante che il tempo per fotografarle è pure più ristretto. I reperti, infatti, dopo il breve periodo di permanenza al Quirinale, partiranno per le loro collocazioni definitive in musei e gallerie italiane. A chi volesse fotografarli per inviarne la foto alla nonna che vive in Svizzera, non resta che appostarsi davanti al Quirinale per intercettarli durante il loro ultimo viaggio verso la galera burocratica dei musei italiani (sempre che, com&#8217;è ovvio che sia, non siano già ora in gestione a un ente pubblico).</p>
<p>Il governo, interrogato sulla questione, ha recentemente <a href="https://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_15/showXhtml.Asp?idAtto=14521&amp;stile=6" target="_blank" rel="noopener noreferrer">confermato ufficialmente</a> il ruolo e i poteri operativi di questa legge. Nella stessa dichiarazione, il sottosegretario ai beni culturali <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Marcucci" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Andrea Marcucci</a> ha chiarito incontrovertibilmente che anche la &#8220;<a href="https://www.punto-informatico.it/wikipedia-cede-al-diritto-dautore-italiota/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Libertà di panorama</a>&#8221; in Italia non esiste.</p>
<p><strong>Riassumendo: non solo non è possibile fotografare le moderne opere architettoniche pubbliche, non è nemmeno possibile fotografare quadri e sculture di qualsiasi epoca presenti nel territorio italiano.</strong></p>
<p>In una società sempre più pervasa dalla tecnologia e dall&#8217;immediatezza di comunicazione, dove la maggioranza delle informazioni viene acquisita online, l&#8217;Italia si chiude dietro a leggi burocratiche e farraginose che stanno facendo scomparire tutta la sua arte dal Web: coi danni che questo comporterà nel breve ma soprattutto nel lungo termine.</p>
<p>E ora c&#8217;è già chi pensa che le opere trafugate stessero molto meglio nei musei che, fino ad oggi, le hanno esposte molto più liberamente.</p>
<p><strong><a href="https://lucaspinelli.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Luca Spinelli</a></strong></p>
<p><strong><a href="https://www.punto-informatico.it/larte-italiana-scompare-dalla-rete/">FONTE: Punto Informatico</a></strong></p>
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		<title>Il Belin e il diving club &#034;Gli inaffondabili&#034;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jul 2007 12:42:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dopo alcune indagini susseguitesi alla prima nostra avventura sul Belin (la barca del diving al quale ci appoggiamo talvolta per le immersioni) era già chiaro come il suo &#8220;capitano&#8221; avesse qualche lieve problema. Il &#8220;capitano&#8221;, ci tengo a specificare, che non è certo il mitico Spina che è IL Capitano e proprietario del natante. Ebbene [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo alcune indagini susseguitesi alla <a href="https://www.staipa.it/blog/il-naufragio/">prima nostra avventura sul Belin</a> (la barca del diving al quale ci appoggiamo talvolta per le immersioni) era già chiaro come il suo &#8220;capitano&#8221; avesse qualche lieve problema.<br />
Il &#8220;capitano&#8221;, ci tengo a specificare, che non è certo il mitico Spina che è IL Capitano e proprietario del natante.<br />
Ebbene dalle indagini è emerso che il Belin era stato fermato dalle vinacce che hanno intasato il filtro del gasolio a causa della tanica che il &#8220;capitano&#8221; ha usato per fare il pieno.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">Il naufragar non m&#8217;è dolce in questo lago</span><br style="font-weight: bold;" /><span style="font-style: italic;">Personaggi principali</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Gli eroi: Paolone, Skizzo, Il Ciccio<span id="more-425"></span>, Staipa, la ciurma, i passanti</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Il malfattore: il &#8220;capitano&#8221;</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Gli ignavi: Mister Bean, i Passanti</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Le vittime: Il Belin, Spina</span></p>
<p>Tutto ha inizio la mattina, verso le otto e mezzo o nove, saliamo sul Belin per la seconda volta in tre giorni e ci dirigiamo nuovamente verso la baia delle sirene.<br />
Normalmente l&#8217;immersione che il buon Spina propone è un immersione al largo dalla barca con recupero nuovamente al largo, o in caso di acque mosse immersione sempre dal largo con recupero vicino a riva, ma mai a riva.<br />
Il &#8220;capitano&#8221; a cui invece era stato affidato il Belin ha deciso di far fare l&#8217;immersione da riva e venire nuovamente a riprendere i subacquei a riva, cosa piuttosto anomala visto che fino a riva ci si arrivava in macchina.<br />
La discesa e l&#8217;immersione va perfettamente, il panorama notevole, vengono recuperati sotto acqua una pinna, un freesbie e un cellulare ma non un sacchetto contenente un melone apparentemente fresco e due lattine di birra sicuramente fresca.<br />
Nessuna traccia di Sirenette.<br />
Dopo quasi quaranta minuti di immersione si torna alla spiaggia.<br />
Il Belin si avvicina alla spiaggia (troppo, decisamente) e si gira con il timone verso la spiaggia e la prua verso le onde, come sarebbe giusto  (se non fosse troppo, decisamente troppo vicino alla spiaggia) essendo fatto come ogni peschereccio con le sponde a prua molto alte e a poppa basse per il recupero delle reti.<br />
Il &#8220;capitano&#8221; comincia a farsi passare il materiale, prima i Jacket con le bombole, e poi i pesi, in modo da rischiare uno ad uno di affogare dato che è il jacket a tenerti a galla&#8230;.<br />
Il capitano di una barca è colui che decide e quel che decide si fa.<br />
Il Belin nel frattempo si avvicina pericolosamente alla spiaggia, il timone tocca, tocca di nuovo, si stacca.<br />
Il &#8220;capitano&#8221; decide di buttare l&#8217;ancora, la fa buttare legata a prua&#8230;. quella per recuperare le cose, si.<br />
Così finalmente il Belin è al sicuro, con la sua ancora dietro, con la corrente che lo sposta in modo che le onde arrivino da dietro.<br />
Qui entrano in gioco Ciccio e Staipa che con &#8220;il capitano&#8221; bevendo enormi boccate di acqua tentano di issare nuovamente il timone, ma la lamiera che protegge il flusso dell&#8217;elica dal timone sembra piegato e sembra bloccare il timone.<br />
Comincia (ovviamente) ad entrare l&#8217;acqua delle onde nella barca, oltre che nelle bocche dei malcapitati.<br />
Il &#8220;capitano&#8221; finalmente si accorge della pericolosità della situazione, è facile andare a fondo in quella posizione.<br />
Bene, che fare? L&#8217;ancora non si sgancia, che fare? Ovvio! Mollare l&#8217;ancora dove si trova e cercare di far girare l barca, timone o no, in modo che le onde non la facciano affondare.<br />
Data questa ovvietà il &#8220;capitano&#8221; manda Skizzo a recuperare l&#8217;ancora: direttamente sott&#8217;acqua.<br />
E il Belin intanto si riempie ancora.<br />
Skizzo sotto acqua a cercar di scastrare l&#8217;ancora, Cicco attaccato a mo di free climber sotto la barca per slegare l&#8217;ancora che essendo attaccata a prua si è arrotolata sull&#8217;elica, Staipa appeso sulla prua con in mano il timone, la ciurma che cerca di tener ferma la barca con tutto quel che può, e mr Bean che guarda dalla spiaggia, in piedi con le braccia conserte.<br />
Tempo pochi minuti e l&#8217;immagine vista da Skizzo che risaliva con l&#8217;ancora era del Belin parallelo alla costa, mezzo storto che imbarca acqua, le attrezzature subacquee che scivolano da una parte all&#8217;altra della barca con le onde, Staipa che scivola da una parte all&#8217;altra della barca con le onde, la copertura del motore che scivola da una parte all&#8217;altra della barca con le onde collidendo continuamente con Staipa.<br />
E pezzi di attrezzatura che da Staipa vengono lanciati sulla spiaggia, pezzi che vengono passati alla Ciurma e il mitico Paolone che urla &#8220;con me una barca non può affondare! Non sia mai che io perda una barca!&#8221; mentre &#8220;il capitano&#8221; dice &#8220;ragazzi&#8230; è persa non possiamo farcela&#8221;.<br />
Ma il ruolo più importante e la frase più pregna di significato è stata quella di mr Bean, che in mezzo al tentativo di recupero di attrezzature da molte centinaia di euro dice &#8220;La scatola della mia maschera!? Dov&#8217;è?! L&#8217;avete recuperata? Quella trasparente di plastica&#8221;.<br />
Ovviamente con le braccia conserte.<br />
A riva.<br />
Attorno al Belin pezzi ovunque, tappetini, torce di segnalazione, barattoli, cose di ogni genere che galleggiavano attorno.<br />
Il Belin stava affondando, il Belin era ormai incagliato.<br />
Attorno una spiaggia indifferente si mangiava la sua merendina o si fa il proprio bagnetto, escluse poche persone accorse.<br />
La ciurma cerca ancora di tenere la barca lontana, dopo che ha colpito numerose volte con la chiglia qualche pietra e il fondo. Paolone urla e con Staipa tenta di svuotare a secchi il Belin.<br />
Due secchi fuori, un onda dentro.<br />
Due secchi fuori, un onda dentro.<br />
Il &#8220;capitano&#8221; &#8220;è persa&#8230; non ce la facciamo&#8221;<br />
Paolone &#8220;non può affondarmi una barca, io ho fatto dieci anni nell&#8217;oceano!!!&#8221;<br />
La ciurma e i passanti spingono la barca.<br />
Mr Bean guarda la scena con le braccia conserte.<br />
Ore.<br />
Ore di fatica.<br />
18 quintali di barca, se vuota. Se senza acqua dentro.<br />
Complici le nemiche onde e le braccia di una quindicina di persone finalmente la barca viene disincagliata, un po&#8217; spingendo, un po&#8217; mettendosi tutti in piedi su di un lato per sbloccarla dai sassi sotto, spingendo ancora, facendo peso. Il Belin in alcuni momenti pare doversi capovolgere, in altri sembrava fissato al fondo, far parte del fondo.<br />
Ma finalmente viene disincagliato e ruotato con la prua verso le onde.<br />
Skizzo e Paolone che svuotano a secchiate, secchiate, ancora secchiate, il bordo comincia a salire, non entra più acqua.<br />
Acqua e sangue di Paolone che si è tagliato ad un piede.<br />
Poi lontana si vede una barca dei vigili del fuoco, Paolone fa fischiare il richiamo di emergenza, i vigili del fuoco arrivano per trainarci, in quel momento la barca è vuota, solo Skizzo sopra.<br />
Il &#8220;capitano&#8221; sulla spiaggia con Mr Bean.<br />
&#8220;Ehi&#8230; sei tu il capitano&#8230; forse dovresti salire sulla barca tu e spiegare cosa è successo&#8221;&#8230; &#8220;ah&#8230; si&#8230; hai ragione&#8221;<br />
E così il Belin è stato riportato al porto, con la chiglia si spera intera, con l&#8217;elica e il timone danneggiati, con la copertura del motore andata.<br />
La ciurma si è riportata tutta l&#8217;attrezzatura (incredibilmente non è andato perso un singolo pezzo) da sola, piedi, automobili, esattamente come si poteva fare data l&#8217;immersione da spiaggia invece che dal largo.</p>
<p>Qui si fonda il Diving Club gli Inaffondabili, il cui capitano e m<br />
aestro di vita sarà Paolone, che con la sua carica e il suo ottimismo ha trascinato e trasformato l&#8217;intera ciurma in una macchina da guerra. Gli Inaffondabili.</p>
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		<title>&#8230;sì.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jun 2007 10:54:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mentre a circa dieci giorni dall&#8217;assunzione a tempo indeterminato (che doveva essere la novità grande, ma non quella molto grande) scopro che io e i miei colleghi non verremo assunti se non fra un tempo allungato, indefinito, il mondo ruota. Non lentamente, no. Ruota.&#8220;Scrivo. Di nuovo. Non c&#8217;è un motivo preciso, forse un po&#8217; la [&#8230;]]]></description>
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<div style="text-align: justify;">Mentre a circa dieci giorni dall&#8217;assunzione a tempo indeterminato (che doveva essere la novità grande, ma non quella molto grande) scopro che io e i miei colleghi non verremo assunti se non fra un tempo allungato, indefinito, il mondo ruota. Non lentamente, no. Ruota.<br>&#8220;<span style="font-style: italic;">Scrivo. Di nuovo. Non c&#8217;è un motivo preciso, forse un po&#8217; la stanchezza e un po&#8217; la solitudine cronica, il vedere la mia vita proiettata verso un futuro di successo esteriore e insuccesso interiore, di continue novità, cose positive nel lavoro e in altri ambiti che alla fine sono funzionali al vivere ma non all&#8217;essere, cosa che invece mi manca.</span><wp-block data-block="core/more"></wp-block>&#8220;<br>Inizia così questo periodo lunghissimo, inizia così il mio &#8230; prossimo? Ormai il mio ultimo libro, inizia così, ma&#8230;. ma forse è già vecchio.<br>Il mondo gira, ruota, e il lavoro improvvisamente ha uno stop, o no, non uno stop, è come se al 38esimo chilometro di una maratona ti dicessero &#8220;beh dai&#8230; dovete continuare a correre qualche chilometro in più&#8230; facciamo altri 30, però se riusciamo vi fermiamo prima, si comunque al limite se superate gli altri 30 al limite ne fate un altro po&#8217; dai, comunque vi facciamo sapere&#8221;.<br>Si ma il mondo ruota.<br>Ho conosciuto persone&#8230; interessanti, rivisto volti che non vedevo da tempo scambiato parole che mi mostrano come esista un mondo al di sotto dell&#8217;apparenza di questa città.<br>Ho suonato.<br>Ieri mattina ho tirato fuori dopo un po&#8217; il mio tenore. Tutto addormentato ha aperto gli occhietti dicendo &#8220;ah&#8230; ma&#8230; io veramente sono qui tutto freddino, insomma dovresti suonarmi un po&#8217; di più&#8221;.<br>Dovete sapere che i sassofoni vanno suonati spesso, vanno &#8220;aperti&#8221; un po&#8217; come una macchina, se la usi e la tieni in uso vanno, se no bisogna ri-rodarli. Bene, ieri mattina ho suonato come non suonavo da un po&#8217;, e ho capito che ieri sera dovevo fare qualcosa.<br>Jam Session. Non vi partecipavo seriamente da qualche mese, con i musicisti che stimo, pochi elementi, una batteria e una chitarra, e via.<br>Magico.<br>Non so neppure dire se il pubblico, le poche persone presenti, si siano divertite. Mi sono goduto io. Follemente.<br>Il debutto del mio tenore, del mio nuovo bimbo. E il pubblico non c&#8217;era, non esisteva.<br>Un po&#8217; perché dovevo vedere il chitarrista per &#8220;concordare&#8221; i cambi totalmente improvvisati, un po&#8217; perché non mi andava, perché quello era lo spazio mio, di Giuliano, di Sergio, per qualche momenti di Marcella.<br>Magia. Pezzi buoni e pezzi non buoni, che importa? Jam. Jazz. Blues. Funk. Sperimentazioni musicali.<br>Sogni.<br>Ma una musa c&#8217;era, lo ammetto, non lo ammetto a lei.<br>Dio come mi piace il mio nuovo strumento, come comincio a sentirmi parte con lui, come comincio a padroneggiarlo e a lasciamici possedere al contempo.<br>Musica.<br>E poi dopo la musica una passeggiata in una città vuota, di notte, pensieri donati, scambi, silenzi senza imbarazzo, l&#8217;anima mi sorrideva.<br>Qualcosa ieri sera è cambiato, si.<br>La mia voglia, speranza, i miei sogni, sono cambiati, sono cambiate prospettive.<br>&#8220;<span style="font-style: italic;">Scrivo. Di nuovo. Non c&#8217;è un motivo preciso, forse un po&#8217; la voglia di affrontare nuove vie e un po&#8217; la solitudine meno vera, il vedere la mia vita proiettata verso sogni rinnovati, continue novità, sogni funzionali all&#8217;essere, emozioni. Vita.</span>&#8220;<br>A presto novità.</div>
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