Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

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Modi in cui violiamo la nostra privacy ogni giorno

Oggi si parla moltissimo di privacy ed è un bene, ma spesso se ne parla nel modo sbagliato. C’è un forte timore di aziende che pare vogliano a tutti i costi ledere i nostri diritti e che si arricchirebbero con i nostri dati o sarebbero in grado di controllarci. Parecchie persone sono terrorizzate dall’uso che Facebook, Google, Apple e altri e dell’uso che possono fare dei nostri dati. Sembra che uno dei motivi principali che impedisce la diffusione delle app di tracciamento dei contagi sia ancora una volta il timore che i nostri dati (che ricordiamo in realtà non vengono raccolti: https://wp.me/pQMJM-1Yg) vengano dati ai governi, o peggio -secondo qualche esponente politico- al governo cinese. C’è chi non vuole comprare telefoni cinesi pensando che siano più pericolosi di quelli americani, magari scordando lo scandalo dell’NSA americana (https://tinyurl.com/yx949lgl

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Non serve il GPS per tracciare il tuo telefono.

I casi di Covid continuano ad aumentare e la necessità di tracciare i casi si fa sempre più importante, così sono tornato a farmi un giro sui commenti di chi elogia o denigra l’app Immuni di cui ho spiegato il funzionamento e la totale non pericolosità per la privacy nell’articolo “Immuni: l’app anti Covid-19. Parliamone.” (https://wp.me/pQMJM-1UW).

Uno dei motivi più ricorrenti che ho letto e che sento è la paura dell’attivare il GPS sul proprio telefono. Premesso che immuni, come ampiamente spiegato (https://wp.me/pQMJM-1UW#NonUsaGPS) non utilizza il GPS, qualcuno teme che attivandola la batteria del telefono duri sensibilmente di meno, ma è falso. L’attivazione del GPS senza l’uso continuo da parte di una App non consuma praticamente nulla.
Il GPS è un sensore di ricezione che non invia segnali ma li riceve dai satelliti.

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Immuni: l’app anti Covid-19. Attiva in tutta Italia.

Da oggi Immuni (https://www.immuni.italia.it/) è attiva in tutte le regioni, ho già analizzato e spiegato in un precedente articolo (https://wp.me/pQMJM-1UW) perché non è da ritenetsi pericolosa e non è in grado di violare nessun dato sensibile, neppure la nostra posizione.

Un veloce riassunto per i pigri:

  • Non invia dati a server se non quando il medico ci dichiara malati, in quel caso manda solo delle stringhe casuali di testo che non contengono dati legati alla persona
  • Non registra la nostra posizione
  • Non conosce nome indirizzo e nessun dato privato dell’utente
  • Chiunque può visionare e verificare i codici sorgenti (è opensource)

Aggiornamento del 16/06/2020: qualcuno mi scrive lamentandosi che l’app richiede i permessi di geolocalizzazione: in alcune versioni di Android più datate potrebbe comunque chiedere il permesso di “Localizzazione” che era legato all’utilizzo del bluetooth“.

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Immuni: l’app anti Covid-19. Parliamone.

Poco tempo fa ho criticato il concetto di App di Tracciatura (https://wp.me/pQMJM-1QY). Come me sono stati in molti gli informatici a lamentarsi, non tanto perché critici verso il concetto quanto per la realizzabilità e la sicurezza. Il progetti che venivano presentati allora avevano parecchie criticità e rischi. Le cose nel frattempo sono cambiate e da qualche giorno è possibile scaricare l’applicazione immuni, che come poi spiegherò più avanti non si può definire di tracciatura.
Non voglio discutere sui tempi di uscita della stessa, anche se spero che sia ormai sempre meno utile, ma potrà essere certamente utile al prossimo rischio di Pandemia.

Rispetto alla prima proposta iniziale e vaga di qualche tempo fa le cose sono cambiate parecchio. Evidentemente le critiche arrivate sono state ascoltate e la soluzione adottata sembra tutto sommato buona.

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Google e Apple ci ascoltano? No. Ma forse il tuo smartphone sì.

Sono in molti ad aver provato questa strana sensazione: hai parlato con un amico di qualcosa, non lo hai cercato su internet, non lo hai cercato su Amazon, non lo hai scritto su Facebook, ma improvvisamente ti arrivano notizie o pubblicità sull’argomento.
A me è successo con Chuck. Stavo riguardando la serie tv, non ho cercato nessuna notizia a riguardo ma improvvisamente mi sono arrivate notizie dell’attore Zachary Levi che sognerebbe di rimettere in piedi una nuova stagione o un film a distanza di anni. Possibile?
Sono convinto che un modo per realizzare una simile comunicazione mirata attraverso il microfono del mio smartphone ci sia, ma che non sia quello che le persone si aspettano.

Tanto per cominciare, Google e Apple ci ascoltano?

La risposta più probabile è no. Se non bastasse l’ovvia constatazione che se ci fosse un continuo flusso di audio dal nostro telefono ai loro server qualcuno se ne sarebbe accorto, soprattutto noi utenti che teniamo controllata la quantità di giga che abbiamo pagato all’operatore telefonico, gli specialisti di Wandera hanno fatto un apposito studio.

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Sull’app di tracciamento per Covid-19


“Strani giorni, viviamo strani giorni” diceva il buon Battiato (https://youtu.be/QPxmw9mqYRY). Su questo non c’è alcun dubbio. Non lo siamo solo per i fatti storici che stanno accadendo e che ci porteremo avanti nella memoria ma per il fatto che sempre di più le persone si sentono in grado di sentenziare, pontificare, lamentarsi di argomenti che non conoscono, non solo sui social purtroppo ma anche e soprattutto nelle sfere alte che prendono decisioni sulle nostre vite.

In questi giorni si parla di app di tracciamento per il virus Covid-19, si parla dell’utilità, della paura, della privacy, e se ne parla quasi sempre a sproposito. Se è chiaro che chi si lamenta per la privacy e lo fa su un social network come Facebook magari dopo aver accettato le policy di giochini per scoprire che frutto sei, o che hanno usato per settimane app come FaceApp tende a coprirsi di ridicolo, meno lampante è come chi prende in giro gli stessi stia dimostrando una superficialità solo di poco minore.

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Dalla morte delle api al tecno-stress

Come tutti sappiamo la tecnologia in questi ultimi anni ha portato numerosi benefici ma anche numerosi problemi.
Tra questi, sia come beneficio che come problema, ha portato un accelerazione vertiginosa dei tempi di reazione.

Se pochi anni fa per chiunque era normale muoversi verso un negozio e prendersi il proprio tempo per scegliere un prodotto, inviare una lettera e attendere pazientemente una risposta, fare una telefonata e attenderne un’altra nei giorni successivi, oggi siamo molto meno disposti ad attendere.
Mail, messaggi, chat ci spingono ad accelerare. Comprare compulsivamente con pochi click, pretendere risposte in pochi istanti, comunicare compulsivamente senza ragionare.
Accade quando ci interfacciamo con il mondo esterno ma accade anche e soprattutto nel mondo lavorativo: sempre più spesso i progetti vanno fatti per ieri.

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Wikipedia Inverse Color

Konzentrationslager Warschau: Come modificare l’opinione pubblica tramite Wikipedia

Wikipedia è un entità che tutti percepiscono come positiva, ed in effetti lo è. Sembrerebbe realizzare il sogno di Asimov di una Enciclopedia galattica che contenga l’intera conoscenza umana.

Lo è? No. Ed è grande il rischio di considerarla tale.

Non solo è riuscita a scalzare le buone vecchie enciclopedie cartacee ma in gran parte anche le moderne enciclopedie online come la Encarta che per qualche anno ha spopolato. I suoi segreti sono la gratuità e il continuo aggiornamento. Sulla carta, (sembra un gioco di parole) la peer review di cui è per forza di cose permeata dovrebbe garantire all’enciclopedia stessa di essere costantemente riveduta e corretta. Qualunque utente può registrarsi e modificare una voce. Se la modificherà in maniera errata verrà corretta da altri utenti rendendo in qualche modo la conoscenza “democratica”.

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Locandina The Great Hack

La democrazia della paura

Parlo spesso della privacy, lancio allarmi, cerco di spiegare. Non lo faccio solo io, lo fanno in tanti, ma l’uso che le persone continuano ad avere dei social mostra palesemente quanto tali allarmi siano assolutamente ignorati dalla gran parte della popolazione. Purtroppo è anche facile comprendere che proprio chi sta ignorando questo genere di allarmi è esattamente il target delle azioni che sono state fatte per il controllo dell’opinione pubblica.
Ho citato più volte il caso di Cambridge Analytica che secondo le indagini sembra aver agito prevalentemente sulla campagna di Trump e su quella della Brexit.
“The Great Hack – Privacy violata” è un documentario presente su Netflix (https://www.netflix.com/it/Title/80117542) che credo sia fondamentale sia guardato. Le mie parole, i miei allarmi, possono non contare nulla, come quelli di tanti professionisti del settore che come me lo stanno lanciando ma generalmente quando qualcosa è su Netflix appare improvvisamente più interessante anche per le masse.

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FaceApp

Perché a prendere in giro chi ti lancia allarmi sulla privacy stai solo facendo la figura dello stupido.

In questi giorni si parla particolarmente di FaceApp, e della sua privacy. Dopo il consueto scoppio della mania da parte dell’utente medio, gli esperti hanno alzato scudi e spade e suonato decine di allarmi. Il risultato è stato come sempre che chi non sa nulla dell’argomento si ritiene più intelligente e si sente in diritto di prendere in giro chi da esperto pone determinate questioni. Probabilmente FBI negli stati uniti e il nostro Garante per la privacy sono anche loro dei pivelli stupidi meno intelligenti dei leoni da tastiera dato che entrambi hanno aperto indagini sull’argomento (https://tinyurl.com/y5yhubts).
Forse neppure il fatto che ormai moltissimi Smatphone e computer vengano sbloccati con la faccia del proprietario e che questo uso stia andando sempre più di moda preoccupa mentre state dando la vostra faccia ad un sistema in grado di elaborare in così poco tempo un immagine di quel livello.

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Ieri sera sono stato al concerto dei Deep Purple. E quindi?

Ieri in Arena ho assistito al concerto dei Deep Purple, un concerto pazzesco, sì. Ma quello che mi ha colpito di più oltre allo spettacolo è il modo di fruire dello spettacolo che avevano le persone attorno a me. Mi ha fatto riflettere.
Negli ultimi mesi sto disamorandomi sempre più dei social network, la gran parte di quello che ci pubblico ormai è il clone di questo blog e qualche #polemipolitica che non mi va di mettere qui. Per qualche istante ho pensato di fare un video di qualche brano durante il concerto, qualche foto e mi sono chiesto: perché farlo? Ho visto centinaia di persone seguire il concerto da dietro il proprio smartphone, le luci che quando si spegnevano rimanevano accese ancora per qualche decimo di secondo su centinaia di schermi poco prima di spegnersi e riaccendersi qualche decimo dopo delle luci sul palco in un eterno delay.

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Gene Cernan Apollo 10

“Io sono riuscito a camminare sulla Luna. Cos’è che non puoi fare tu?”.

Ieri se ne è andato uno dei miei miti, Gene Cernan. In pochi lo ricordano di fronte ai più blasonati Neil Armstrong o Buzz Aldrin, ma lo ricordo con grande affetto. Ho sempre trovato affascinante l’epoca dei pionieri dello spazio, forse l’ultima grande conquista dopo Cristoforo Colombo: salire su una navicella poco più grande di te ed andare là dove nessun’uomo è mai stato prima, lontano centinaia di migliaia di km da terra senza possibilità di recupero.
Lo si ricorda come “L’ultimo uomo a camminare sulla luna” ma ha fatto parte del piccolo gruppo di Astronauti che vi camminò fin dal primo giorno, fu il secondo americano ed il terzo uomo in assoluto a camminare liberamente nello spazio con la missione Gemini 9 per effettuare una serie di esercizi e di prove di macchinari all’esterno della nave, successero cose che abituati alla fantascienza non ci aspetteremmo come l’appannarsi della visiera e il non avere appigli sufficientemente ergonomici per portare a termine la missione.

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