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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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		<title>Itaca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2017 20:36:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non li ho compiuti oggi trentacinque anni, è già passato qualche giorno.Era un tempo del bilancio nella mia testa, di progetti di sogni, di desideri, di obbiettivi.Sono falliti tutti. Dal primo all&#8217;ultimo.Eppure sono felice.In procinto di cambiare lavoro abbandonando un progetto che amo ancora durato quasi dieci anni, in procinto di proseguire sul mio grande [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Non li ho compiuti oggi trentacinque anni, è già passato qualche giorno.<br>Era un tempo del bilancio nella mia testa, di progetti di sogni, di desideri, di obbiettivi.<br>Sono falliti tutti. Dal primo all&#8217;ultimo.<br>Eppure sono felice.<br>In procinto di cambiare lavoro abbandonando un progetto che amo ancora durato quasi dieci anni, in procinto di proseguire sul mio grande sogno nonostante le mura alte che lo hanno circondato, in procinto di provarne un&#8217;altro più incredibile e assurdo, in continuo cambiamento.<br>In continuo cambiamento.<br>Oggi mi è ricapitata in mano, <em>Itaca</em> di Costantino Kavafis, o più precisamente mi è stata fatta ricapitare in mano, è curioso se penso quando e come ne sia venuto a contatto la prima volta. Era l&#8217;inizio della mia libertà, della mia vita in qualche modo adulta. La leggevo e sognavo che la mia vita sarebbe stata un viaggio incredibile e pieno di avventure, esperienze viaggi metaforici e non. Era il 1997. Sono passati venti anni da allora. Ed era settembre, ne sono quasi certo. Forse è stato quel giorno che mi sono messo in viaggio.</p>



<span id="more-4630"></span>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Quando ti metterai in viaggio per Itaca</em><br><em> devi augurarti che la strada sia lunga,</em><br><em> fertile in avventure e in esperienze.</em><br><em> I Lestrigoni e i Ciclopi</em><br><em> o la furia di Nettuno non temere,</em><br><em> non sarà questo il genere di incontri</em><br><em> se il pensiero resta alto e un sentimento</em><br><em> fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.</em><br><em> In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,</em><br><em> nè nell’irato Nettuno incapperai</em><br><em> se non li porti dentro</em><br><em> se l’anima non te li mette contro.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Devi augurarti che la strada sia lunga.</em><br><em> Che i mattini d’estate siano tanti</em><br><em> quando nei porti &#8211; finalmente e con che gioia &#8211;</em><br><em> toccherai terra tu per la prima volta:</em><br><em> negli empori fenici indugia e acquista</em><br><em> madreperle coralli ebano e ambre</em><br><em> tutta merce fina, anche profumi</em><br><em> penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,</em><br><em> va in molte città egizie</em><br><em> impara una quantità di cose dai dotti.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Sempre devi avere in mente Itaca &#8211;</em><br><em> raggiungerla sia il pensiero costante.</em><br><em> Soprattutto, non affrettare il viaggio;</em><br><em> fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio</em><br><em> metta piede sull’isola, tu, ricco</em><br><em> dei tesori accumulati per strada</em><br><em> senza aspettarti ricchezze da Itaca.</em><br><em> Itaca ti ha dato il bel viaggio,</em><br><em> senza di lei mai ti saresti messo</em><br><em> sulla strada: che cos’altro ti aspetti?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.</em><br><em> Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso</em><br><em> già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La strada è stata lunga fino ad ora, più lunga di quanto mai avrei potuto credere e sono bel lontano da raggiungere Itaca e sono felice di esserlo. La strada. La strada come la intendo io è di più di un percorso, la strada come la intendo io è esattamente quello che Kavafis racconta, e di lestigoni e ciclopi ne ho incontrati, ho incontrato anche la furia di Nettuno ed il pensiero è crollato tanto da perdermi per anni nelle acque scure del mare. Sono approdato su isole sconosciute, incontrato Circe, Calipso, Nausicaa, mi sono perduto tra i flutti in mezzo alle sirene e ho perduto me stesso. La strada è stata lunga e sarà lunga ancora ma ho incontrato anche porti fenici, empori, mercati, conosciuto profumi che porto dentro e che porterò sempre con me, imparato cose e vissuto interi mondi. Ho creduto di non essere più in grado di trovare la rotta. Ma oggi. Oggi so che non sono stati venti anni invano. Che ogni cosa ha avuto un posto, un significato. Guardo la stiva della mia nave e non contiene un grammo di oro ma è zeppa delle cose più preziose. Vorrei donarle, condividerle, scambiarle, viaggiare ancora ed ancora perché oggi so cosa mi ha fatto perdere e so resistere alle sirene. Conosco il mare e i suoi segreti, conosco dentro di me. Comunque sia è stato un bel viaggio, comunque sia sarà un bel viaggio e Itaca non è lontana chissà dove, è qui. Ora. Giorno dopo giorno, istante dopo istante.</p>
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		<title>La mia prima volta (L&#8217;anima)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2017 13:34:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#60;- La mia prima volta &#60;- La mia prima volta (La vita) Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta/">&lt;- La mia prima volta</a><br />
<a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-seconda-versione/">&lt;- La mia prima volta (La vita)</a></p>
<p>Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell&#8217;aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto. Ci avevo già provato in passato in maniera meno concentrata e motivata ma questa volta sarei arrivato fino in fondo anche se non lo sapevo ancora. Non ricordo quanto ci volle per sapere che il nome della ragazzina fosse Chiara e che fosse in terza B. Io se non ricordo male ero in F ma lei, ne sono certo, era in B. Di questo sono sicuro.<br />
Dicono che la prima volta non si scordi mai. Io penso che siano le sensazioni provate a non essere scordate, l&#8217;atto in se purtroppo va perduto nei meandri della mente ricoperto dalla ripetizione ad libitum dell&#8217;atto stesso. Mi chiedo se lei invece abbia ancora memoria del risultato, visto che durante l&#8217;atto non era presente.<span id="more-4321"></span> Le scrissi la mia prima poesia a scuola, durante l&#8217;ora di inglese. Non ricordo le parole e mi chiedo se ci siano ancora nel suo diario di allora, se abbia ancora il diario di allora. Come in ogni prima volta però ricordo le emozioni provate. Non scrivevo realmente a lei, ma a quel riccio che ricordo ancora perfettamente più di quanto ricordi il suo viso, scrissi a me stesso mentre parlavo di quel riccio. Non partii con una classica ode a una donna ma con una specie di ode a dei capelli. D&#8217;altronde non conoscevo altro di lei.<br />
Ricordo tutto il riempirsi dentro come di una bolla che si gonfia, come un liquido che sale dal basso fino ad allargarmi il torace, a silenziarmi la gola, ad entrarmi in testa e spingere forte. Le persone che mi stanno accanto l&#8217;hanno spesso interpretato come se volessi isolarmi ed entrassi in una forma tra autismo e depressione, ognuno ha sempre avuto il proprio modo di interpretarmi in quello stato ma per me è solamente parte del processo. Della mia dipendenza se vogliamo. Una delle tante dipendenze. Ricordo perfettamente la sensazione di estraneazione, di stacco dal mondo, di isolamento non tanto dagli altri quanto da me stesso. Il desiderio che spinge, un desiderio che non avevo idea di da dove venisse né cosa desiderasse né dove e come sfogarlo. Presi in mano la penna, una stilografica blu in plastica gialla tutta mangiucchiata e scrissi a quel riccio, che poi quello che scrivevo arrivasse a Chiara era un fattore secondario. Scrissi di getto ma non so cosa scrissi. Alla fine il mio corpo, la mia anima, la mia mente parvero svuotati. Tutto quel liquido accumulato dentro che schiacciava e premeva su ogni mio organo, pensiero, su ogni parte di ciò che ero allontanandomi da me stesso ed ovattando tutto, era scomparso. Era scomparso con una forma di piacere quasi fisico che avrei imparato più tardi ad assimilare all&#8217;orgasmo. Seppure non fosse la prima volta che usassi la vena creativa per scrivere questa fu <em>la mia prima volta</em>, quella in cui ne compresi il potere terapeutico. Pensai che sarebbe stata comunque l&#8217;ultima. Cosa mai avrebbe potuto nuovamente scatenarmi una simile sensazione? E cosa avrei potuto scrivere di altrettanto forte? E poi queste cose belle a forza di ripetersi perdono forza, perdono valore ed infine si abbandonano, no?<br />
Ne scrissi altre due o tre credo, sempre al ricciolo di Chiara, consegnandole a Chiara perché il ricciolo potesse leggerle mentre le leggeva lei. Credo di averci fatto una passeggiata e ballato un lento e niente altro. Le promisi che un giorno le avrei fatto capire che per me non era solo un gioco, che non l&#8217;avrei dimenticata, e in qualche modo sto mantenendo la promessa anche ora anche se probabilmente non lo saprà mai. Anche se la promessa non era fatta a lei. Ho scritto molto anche sull&#8217;incavatura della sua schiena che ho toccato ballando quell&#8217;unico lento, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ElkqPNvMj6w">Independent Love Song di Scarlet</a>. Ma questo accadde più di quindici anni dopo e ha più a che vedere con il mio modo di scrivere e di pescare nei ricordi che con lei. Come tutto il resto d&#8217;altronde.<br />
Scrissi dell&#8217;altro nell&#8217;anno successivo e probabilmente quello dopo ancora. Mi ero illuso che quella sensazione potesse tornare e mi convinsi che il problema fosse non tanto nello scrivere quanto nell&#8217;amare. Non ero in grado di provare quello che avevo provato per lei. Per il ricciolo praticamente. Fu quando incontrai il mio primo amore, amore vero, che mi accorsi che il mio scrivere aveva poco a che fare con il mio amare gli umani e che quando mi chiese &#8220;Ti è piaciuto?&#8221; risposi &#8220;Sì, è quasi come scrivere.&#8221;<br />
Avevo ripreso a farlo da poco. I cambi, le rivoluzioni, le stranezze dell&#8217;adolescenza e degli ormoni stavano facendomi impazzire, ero un adolescente atipico in un mondo tipizzato, dovevo essere ciò che ero mascherandomi da metallaro, o da bravo ragazzo, o da musicista jazz, o da latin lover, o da timidino. Ero già consapevole di chi volevo essere ma la società non era in grado di accettare che lo fossi quindi dovevo raccontarmi a me stesso per avere la mia direzione. Scrivevo. Scrivevo sopratutto a me stesso. Scrivevo rinchiuso nella mia stanza. Quando tutto si riempiva di quel liquido soffocante che mi obbligava a farlo lo facevo e ogni volta mi dava piacere uscendo da me attraverso la penna. Ero praticamente rinchiuso in me, tra me, con me, all&#8217;interno di me. Iniziai a portarmi dietro un Moleskine, non perché lo avessero fatto Oscar Wilde o Ernest Hemingway ma semplicemente perché era comodo. Potevo scriverci per diminuire il liquido dentro e arrivare fino al momento in cui avrei potuto isolarmi e buttarlo fuori del tutto. Scrivevo sull&#8217;autobus, per strada, nei locali davanti ad una birra, nelle pause durante gli allenamenti. Scrivevo. Scrivevo delle cose che può scrivere un adolescente e di qualche altra. Non pensavo sarebbe durato a lungo. Finii di scrivere il mio primo libro nel giro di pochi mesi, era una raccolta di poesie, o quantomeno di pensieri. Aveva un inizio, uno svolgimento ed una conclusione come un romanzo, una storia organica e precisa di crescita. Pensavo non avrei mai più scritto altro. Conoscevo Rimbaud e mi piaceva l&#8217;idea di chiudere con la scrittura come aveva fatto lui, il <em>poeta dell&#8217;adolescenza</em>. Avevo scartato moltissime poesie che ritenevo buone, alcune ottime. Poesie sulla morte, sul senso della vita, sulle contraddizioni del mondo, poesie troppo sperimentali ma interessanti. Fu in quei giorni che tirai fuori dall&#8217;armadio il cappotto di pelle che avevo messo via la stagione precedente, infilandoci una mano in tasca ne trovai una pallina di carta. La aprii e dentro vi trovai scritto &#8220;Rievocazione dei sensi&#8221;, lo avevo scritto quasi un anno prima in una sera in cui avevo voglia di isolarmi dal mondo. I miei amici avevano preso l&#8217;autobus ed erano in centro ad aspettarmi, io avevo deciso di perdere l&#8217;autobus e di farmela a piedi anche se in venti minuti sarebbe arrivato il successivo. Attorno c&#8217;era nebbia, probabilmente era un novembre o un marzo, un giorno di mezza stagione. Camminavo come ho sempre amato fare nelle parti vietate della zona merci della stazione dei treni. Mi era venuta in mente solo quella frase, avevo una penna, un foglietto ma non il Moleskine. L&#8217;avevo scritta e messa in tasca. Poi tra una cosa e l&#8217;altra avevo finito per appallottolarla e ritrovarla mesi dopo. Fu una frase profetica e una rivelazione. Iniziò a prendere corpo quello che sarebbe stato il mio secondo libro iniziato, anche se ci misi anni a terminarlo, e fu probabilmente il mio quarto finito. Iniziò a prendere corpo <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, tra giochi e sperimentazioni e temi alternativi. Senza fretta. Senza volerlo realmente terminare era il coperchio sotto cui poteva stare molto del materiale che avevo scartato in precedenza. Ero convinto non lo avrei mai terminato, e avrei smesso preso di scrivere come Rimbaud, ma ero lontano dai diciannove anni.<br />
Il secondo libro lo scrissi di botto, in poche settimane dopo aver chiuso con il primo amore ed averne incontrato un&#8217;altro fuggevole ma estremamente provante dal punto di vista personale. Una persona più strana di me, più complicata di me, più estrema di me con cui confrontarsi e chiedermi chi fossi fino al nostro esplodere in una favilla luminosa. Cominciavo a pensare che forse dopo tutto avrei potuto continuare a scrivere un altro po&#8217;. Ma presi una pausa. Così, perché amo contraddirmi.<br />
Sembrava non esserci più nulla da scrivere, si era esaurito il filone e forse mi andava bene così. Scrissi un po&#8217; usando la tecnica e non la passione, scrissi altri pezzi di <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em> fino quasi a completarlo riempiendolo di esperimenti, giochi di parole, tecnica talvolta fredda. Poi come per ogni droga, per ogni dipendenza, per ogni fuga incontrai qualcuno che mi diede una scossa, che mi lanciò nel baratro o me ne estrasse. Che mi fece capire cos&#8217;è la dipendenza. Che mi fece capire cos&#8217;è la depressione. Che mi fece capire cos&#8217;è la vita. La prima volta che capii come sarebbe andata a finire fu sul suo letto quando iniziò a leggermi Prevert. Non avevo mai letto Prevert. Parlammo ore di poesia, giorni, mesi. Mi accorsi di come le sperimentazioni che avessi provato non fossero davvero così inutili, leggendole lei mi mise in mano Pessoa. Non avevo mai letto Pessoa e fu una rivoluzione. Ricordai come all&#8217;inizio la spinta fossero le poesie di Edgar Poe ma capii come ambissi involontariamente, pur non conoscendolo a Pessoa. Ne lessi la prosa e capii che come il mondo fosse più ampio. Fu lei che mi portò a terminare <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, a spingermi fino a farmelo pubblicare. Oggi lo rileggo e nel suo piccolo lo trovo ancora rivoluzionario. Trovo che sia ancora la cosa più bella che io sia mai riuscito a creare. Può non piacere, è ovvio, ma la portata che ha per me, la profeticità dei contenuti per me sono come se il me giovane avesse scritto al me di oggi cose che potrà capire solo il me di domani. Di tutta la mia produzione è stato fino ad oggi l&#8217;apice. Scrissi in quel tempo anche un&#8217;altra raccolta di poesie, ed un&#8217;altra ancora. Dalla prima all&#8217;ultima, ad eccezione del solito <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, che prometto non nominerò più, sono stati un percorso collegato, da una fine all&#8217;inizio successivo, da una fine al successivo ed ancora. Ne scrissi cinque con pause più o meno lunghe. Il cammino di un adolescente che cercava di crescere, di superare le paure, di lanciarsi da una rupe convinto di poter volare, di cadere ed infine di riprendersi. Arrivai a schifarmi di quello che scrivevo. A non voler più quella fuga, avrei voluto qualcosa di più, di più forte. Ero dipendente ma l&#8217;assuefazione aveva fatto il suo corso dopo più di seicento pezzi scritti e catalogati. Qualunque cosa provassi a scrivere mi risultava vuota, già scritta, già vista, inutile. Cominciai a cercare emozioni di altro genere. Di molti altri generi. E poi ancora una volta incontrai l&#8217;amore. Un amore strano e complicato seppure semplice. All&#8217;epoca avevo spostato il mio scrivere alla creazione di questo blog. Ci scrivevo già da qualche anno a dire il vero e scriverlo era stato probabilmente il motore per far nascere questo nuovo amore che quietò apparentemente il mio bisogno. Si spense il blog, si spense tutto. Fu <a href="https://www.staipa.it/blog/perche-ho-smesso-di-scrivere/">il motivo per cui smisi di scrivere</a>. Nel bene e nel male.<br />
Scrivere aveva preso a farmi schifo. Se provavo a scrivere e mi leggevo mi sentivo come un alcolizzato che si renda conto di essersi ubriacato contro il proprio volere l&#8217;ennesima volta. E tutto ciò che scrivevo mi dava il voltastomaco, era inutile, ripetitivo, vuoto. Il liquido che mi si formava dentro era stagnante e puzzolente. Si formava ma liberarlo dava prevalentemente olezzo. Ogni tanto pensavo a quel ricciolo di tanti anni prima, e mi dicevo che forse avevo finalmente raggiunto i diciannove anni di Rimbaud. Ne avevo trenta, ma era uguale. Non provavo più l&#8217;orgasmo dello scrivere ma sentivo ogni istante me stesso pieno di quel liquido che mi estraniava da me e dal mondo ma ero incapace di svuotarmene, privo del desiderio di svuotarmene. Mi stavo allontanando da tutto. Anestetizzato, arido, lontano. Poi l&#8217;amore finì, come era naturale che fosse, e con esso in qualche modo l&#8217;embargo che mi ero imposto. Non che fosse merito della fine dell&#8217;amore ma semplicemente fu un cambiamento abbastanza importante da impormi di riprendere in mano le cose.<br />
Provai a scrivere nuovamente in poesia schifandomi ancora come sempre e allora decisi di scrivere un romanzo. Avevo scritto racconti negli anni, avevo provato a scrivere racconti lunghi ma non mi era mai riuscito di superare poche pagine. Decisi di scrivere un romanzo su di me, per me, da tenere per me. Una forma di auto analisi. Lo scrissi in pochi mesi, era breve e non saprei dire neppure quanto bene fosse scritto ma dopo essere stato mesi a scrivere rinchiuso in casa avevo ritrovato me stesso. Il desiderio, la voglia di buttare fuori tutto, il contatto con il mondo e la realtà. Ed avevo goduto un universo intero. L&#8217;anestesia non era terminata però. L&#8217;aridità. Il distacco dal mondo. L&#8217;incapacità di provare emozioni positive o negative che fossero. L&#8217;apatia. Trovai il modo di emulare le emozioni, di viverle apparentemente, di simularle, di stimolare i ricordi per indurle. Era scriverle, scriverne. Per evocarle, per esorcizzarle, per vivere. Non molto diverso da alcune droghe o dell&#8217;autolesionismo era diventato il mio modo di <em>provare qualcosa</em>, qualunque cosa fosse pur di sentire di essere in vita.<br />
Quello è stato il momento in cui il blog è rinato con <a href="https://www.staipa.it/blog/category/racconti/dodici-gradi/"><em>dodici gradi</em></a> e con gli altri <a href="https://www.staipa.it/blog/category/racconti/"><em>racconti</em></a> che da allora mi accompagnano e hanno sostituito le sensazioni di cui un tempo avevo bisogno continuando ad alimentare la mia dipendenza e svuotare il mio dentro dal liquido che lo invade. Ho scritto un altro libro, di racconti da allora o meglio due libri concentrici. Il titolo del progetto nella mia testa era <em>Anestesia</em> ma sarebbe stato stupido fosse il titolo reale perché era costruito esattamente sul percorso e le sensazioni consce ed inconsce di un&#8217;anestesia totale, e dell&#8217;anestesia che stavo provando. Avrei rovinato al lettore (me stesso) il viaggio. Poi come sempre è quando hai bisogno di <em>qualcosa di più forte</em> che incontri qualcuno in grado di dartene. Ho incontrato la persona più importante degli ultimi anni per la mia dipendenza. Mi ha preso per mano e guardato negli occhi dicendo solo <em>io credo in te</em>. Se un giorno i frutti di quello che ho fatto in questi anni si vedranno il merito sarà più suo che di tutta la fatica fatta -che poi non è fatica- in questi anni. Mi ha guardato negli occhi mentre il liquido mi riempiva e isolava dal mondo e mi ha infilato nella pancia un coltello per aprire una breccia e farlo uscire. Il piacere che ne ho ricevuto, in ogni senso, in ogni modo è stato il più sconfinato e dura ancora ogni giorno anche se non ci credo. Ed ancora ogni volta mi sembra l&#8217;ultima. Costringendomi ad iscrivermi alla <a href="https://www.scuolapalomar.it/">scuola palomar</a> che avevo scoperto per caso mi ha messo davanti al fatto che era il momento di provare davvero a seguire un sogno. Ho scritto il mio primo romanzo completo, completo di ogni punto fondamentale. Migliorabile, sicuramente, ma ho superato il mio limite di non riuscire a scrivere più di un racconto lungo. Quel che ne sarà è da vedersi ma oggi scrivo ancora, mi riempio di quel liquido dal mondo e lo butto fuori. Scrivo su questo blog o altrove ed ogni singola volta mi sembra l&#8217;ultima. O la prima. Guardo ciò che ho scritto e mi chiedo come farà a venirmi in mente qualcosa di nuovo fino alla volta successiva ed ancora ed ancora ed ancora ed ancora. Non so quanto durerà. Se mi fermerò di nuovo infine, ma scrivo ancora ed è ancora tra tutte l&#8217;emozione più grande, il piacere più forte.<br />
Creare mondi. O raccontare mondi che esistono davvero ma altrove, in luoghi che gli altri  non possono visitare ma tu sì.<br />
Non so quanto durerà. Se mi fermerò di nuovo infine.<br />
Non importa.</p>
<ul>
<li><strong>Post Scriptum: </strong>Solo dopo aver scritto tutto questo il caso mi ha portato ad un&#8217;intervista dello scrittore che stimo di più e che ha segnato maggiormente la mia fantasia. Cercavo su internet &#8220;Dipendenza da scrittura&#8221; per trovare un&#8217;immagine interessante da allegare e come a volte capita è piovuto qualcosa.<br />
<blockquote><p><em><em><em><em><br />
Mi ricordo quando ero uno studente che scriveva storie e romanzi, alcuni dei quali furono poi pubblicati, altri no. Era come se la mia testa stesse per esplodere, talmente tante cose volevo scrivere in una volta. Avevo un sacco di idee, tutte intasate. Come se avessero bisogno di chiedere il permesso per uscire. <strong>C’era questa falda acquifera sotterranea di storie che volevo raccontare e dovevo solo conficcarvi una tubatura per far sì che tutto fiottasse fuori.</strong></em></em></em></em></p>
<p><em><em>I can remember as a college student writing stories and novels, some of which ended up getting published and some that didn&#8217;t. It was like my head was going to burst – there were so many things I wanted to write all at once. I had so many ideas, jammed up. It was like they just needed permission to come out. <strong>I had this huge aquifer underneath of stories that I wanted to tell and I stuck a pipe down in there and everything just gushed out. </strong></em></em></p>
<p><a href="https://www.rollingstone.com/culture/culture-features/stephen-king-the-rolling-stone-interview-191529/">Stephen King in un intervista a Rolling Stone</a>.</p></blockquote>
</li>
</ul>
<p><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-quarta-versione/">La mia prima volta (Il sangue) -&gt;</a></p>
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		<title>La mia prima volta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2017 09:33:34 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">La prima volta che lo feci non sembrava nulla di che. Alla fine lo facevano tutti, o almeno lo facevano le persone che io ritenevo le più intelligenti, le più sensibili, quelle di cui preferivo circondarmi. Ero un ragazzo, eravamo tutti ragazzi e sembrava una cosa figa.<br />
Provi. Tanto hai tutta la vita davanti, anzi ai tuoi piedi. Perché a quell&#8217;età non hai idea di cosa sia la vita ne davanti ne dietro, sai cos&#8217;è l&#8217;oggi, l&#8217;adesso. Il domani è tuttalpiù il tempo che ti separa tra l&#8217;adesso e un evento interessante. Non sapevo che un giorno sarebbe diventato il tempo che mi separava tra l&#8217;ultima volta e la prossima, niente altro.<br />
Il gioco è stato divertente, me lo ha proposto Marco e mi sono chiesto &#8220;cosa succede se provo? Cosa se non provo?&#8221;. L&#8217;unica risposta che mi sono dato è che se non lo avessi fatto sarei stato uno sfigato, che Marco non mi avrebbe considerato all&#8217;altezza. E così l&#8217;ho fatto.<br />
Ero consapevole che non fosse una cosa di quelle che si dicono&nbsp;<em>cose buone</em> ma avevo la testa sulle spalle ed ero perfettamente in grado di controllarmi. Proprio il mio essere più sensibile della media, il mio guardare dentro le persone e capirle, era la cosa che mi rendeva più forte ed in grado di controllare me stesso in ogni situazione. Non ero una persona molto socievole, anzi lo ero, ma i miei spazi interiori erano fondamentali, ricavarmi momenti per rimanere da solo e per riflettere, per isolarmi dal chiasso del mondo. Le prime volte lo facevo con gli altri, non l&#8217;isolarmi ovviamente, lo facevo con gli altri perché era un modo di fare gruppo, di essere gruppo, di appartenere a qualcosa. Poi mi resi conto che forse in qualche modo stavo un po&#8217; esagerando. Gli amici me lo fecero notare. &#8220;Cos&#8217;è? Non ti sai divertire senza? Ultimamente sembri strano, va tutto bene? Anche sta sera? E se andassimo al cinema invece?&#8221; la cosa mi dava fastidio perché mi faceva vedere un po&#8217; più debole ai loro occhi. Mi dava fastidio anche perché non mi va di parlare troppo di me se non ho voglia di farlo io. Ne parlo quando decido e non mi piace ricevere troppe domande insistenti. Iniziai a farlo nei momenti di solitudine. Era consolatorio, mi aiutava ad aprire maggiormente la mente, ad essere maggiormente in comunione con me stesso e con il mondo. In fondo il mondo non era in grado di comprendere le cose che avevo dentro e questo mi aiutava a far maggiormente coscienza all&#8217;interno di me. Qualunque cosa volesse dire. Poi quando fai cose incontri sempre prima o poi persone che fanno le stesse <span id="more-4277"></span>cose. Alla fine anche nella solitudine l&#8217;uomo è un animale sociale. Frequentavo ancora i miei vecchi amici ma tra quelli nuovi qualcuno mi conosceva meglio, o quantomeno conosceva meglio il mondo interiore che mi ero creato perché era lo stesso che si era creato lui. Imparai cose nuove, nuove esperienze da provare, mi sembrò di ritrovare me stesso in queste esperienze, di avere finalmente un obbiettivo ed un motivo di vita. Mi sentivo rinascere perché dentro queste esperienze tutto il brutto del mondo scompariva e mi ritrovavo con la parte più vera di me in una continua spirale tra riflessione e urla di piacere, tra distorsione della realtà e realtà più vive di quelle che avessi mai provato. Credo sia stato il periodo più bello della mia vita, il più spensierato. I miei vecchi amici continuavano a chiedermi cose, non ricordo neppure cosa ma non mi importava, erano di certo cose inutili, quasi tutti avevano smesso ed io non trovavo molto da condividere con loro. I nuovi invece mi insegnavano la vita. Correvo. Correvo e ridevo. E viaggiavo. Qualunque cosa intendessi per viaggiare viaggiavo. Fu crescendo che mio padre si accorse che qualcosa non andava bene. Secondo i suoi canoni intendo, perché dal mio punto di vista andava tutto alla grande. I soldi che prendevo in prestito da lui erano troppi diceva. Io non gli avevo mai detto che li stavo prendendo, e neppure quanti fossero. Fece in modo di non farmeli più trovare ed il periodo più bello della mia vita si trasformò lentamente in qualcos&#8217;altro. I primi tempi i miei nuovi amici mi supportavano e mi davano una mano con le spese importanti, quelle che <em>io</em> ritenevo importanti, anche i miei vecchi amici per un po&#8217; mi aiutarono senza chiedermi mai a cosa mi servissero quei soldi poi smisero. Prima i vecchi amici e poco dopo i nuovi. I vecchi si allontanarono, o accettarono il mio distacco non saprei dire, i nuovi diventarono aggressivi. &#8220;Abbiamo gli stessi bisogni amico, siamo sulla stessa barca ma chi non contribuisce al bene è meglio scenda.&#8221;. Avrei fatto meglio a scendere. Sì. Non furono rare le volte in cui nella mia mente facevo paralleli tra lo scendere dalla chiatta e lo schiattare. Una delle due sarebbe valsa tranquillamente l&#8217;altra. Ma quei viaggi, quelle emozioni, quelle esperienze valevano tutta la mia vita. Almeno così mi pareva, e se un modo c&#8217;era per viverli valeva la pena vivere la mia vita. Trovai modi alternativi per procurarmi il necessario. I primi furono dei piccoli furtarelli ma era difficile rubare soldi. Le casse dei negozi sono troppo controllate e non mi andava di fare una rapina. Le vecchiette portavano la borsa in quel modo fastidioso sotto il braccio che per strappargliela dovevi per forza fargli del male. Solo le ragazzine portano ancora la borsa alla leggera che glie la puoi portare via in un momento, ma non sempre ero fisicamente in grado di correre veloce, più veloce dei loro ragazzi o della gente. Così le usavo solo quando ero in forma, quando non era passato troppo tempo tra l&#8217;ultima volta e la prossima. Ero un bel ragazzo e scoprii presto che alcuni uomini sarebbero stati disposti ad aiutarmi se io avessi aiutato loro e così lo feci, feci il possibile per soddisfarli e così riuscivo a soddisfare me, la mia brama di viaggiare. Ci volle diverso tempo prima di cominciare a farmi schifo da solo. Non succede mai tutto di un botto ma comunque mi ce ne volle più di quanto ce ne voglia ad una persona normale. La mia vita era come una sinusoide, su, giù, su, giù, su giù. Il ciclo iniziava sempre dall&#8217;ultima volta. Subito dopo l&#8217;ultima volta ero un dio. Subito dopo l&#8217;ultima volta il mondo era bello e se anche era brutto non me ne fregava un cazzo. Poi l&#8217;ultima volta cominciava ad allontanarsi e vedevo il mondo diversamente. Vedevo me stesso diversamente. Stavo invecchiando precocemente, stavo distruggendomi ed era ora di chiudere una volta per tutte. Non era quello il punto più basso. Il punto più basso era più avanti, non a metà tra l&#8217;ultima volta e la successiva. Spesso era più vicino alla successiva. Il punto più basso era il momento in cui il desiderio tornava a farsi forte, il momento in cui mi rendevo tragicamente conto che non potevo fermare il ciclo. Non questa volta. Lo avrei fermato alla prossima tuttalpiù. Tornavo a compiacere qualche uomo, o a portare via la borsa qualche sciacquetta, o peggio nel tempo. O peggio. E poi finalmente potevo ricominciare il ciclo. Ero nuovamente un dio e fanculo a tutti.<br />
Per un po&#8217;.<br />
Ancora oggi non sarei in grado di dire di non farlo. Perché la mia vita è stata fantastica in questi pochi anni che ho vissuto. Non sono in grado di dirti che i miei viaggi non siano stati epici, che non lo rifarei. Guardo mio padre negli occhi mentre mi guarda negli occhi. Sa che vivrà più di me. Sa che un padre non dovrebbe mai vivere più a lungo del proprio figlio ma sembra più giovane di me. O io sembro più vecchio di lui. Ormai sono anni che gli uomini non mi vogliono più per compiacersi e le rapine ho dovuto imparare farle, qualche volta ho dovuto trovare il coraggio di strappare la borsa a qualche vecchietta perché non ce la faccio più a scappare dai morosi delle squinze. Una volta uno di quei ragazzi mi ha pestato a sangue e poi sono stato arrestato. Il carcere è stato il periodo più brutto della mia vita. Non potevo viaggiare. Non potevo fare ed avere esperienze. Quando ne uscii mi dicevano &#8220;Ora sei pulito! Cambia la tua vita!&#8221; ma io mi sentivo sporco. Sporco e schifoso. Anche in carcere avevo dovuto compiacere alcuni per sopravvivere ma non mi importava, dovevo solo aspettare il tempo di uscire. Il tempo della prossima volta.<br />
Mio padre sa che me ne andrò presto, e lo so anche io, e lo sanno questi medici che non fanno che farmi la morale e dirmi che sono le conseguenze della vita sregolata che ho avuto. Hanno ragione. Sì. Hanno tutti ragione. Avete tutti ragione. Sbaglio solo io. Ma l&#8217;avete provata voi quella prima volta? Quella sensazione di sentirsi speciali, quella voglia di rovesciare il mondo, quella consapevolezza? L&#8217;avete provata? Allora no. Non lo potete capire perché un uomo può ridursi così.<br />
Se vi consiglierei di farlo? Sì. Se volete rimanere da soli, guardarvi avanti ed accorgervi che domani non esiste. Guardarvi dietro ed accorgervi che ieri è terra bruciata. Guardarvi ora ed accorgervi che non siete più nulla se non un pezzo di carne che pulsa ancora un po&#8217;.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-seconda-versione/">La mia prima volta (La vita) -&gt;<br />
</a><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-terza-versione/">La mia prima volta (L&#8217;anima) -&gt;<br />
</a><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-quarta-versione/">La mia prima volta (Il Sangue) -&gt;</a><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-quarta-versione/"><br />
</a></p>
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		<title>“Io sono riuscito a camminare sulla Luna. Cos&#8217;è che non puoi fare tu?”.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 13:42:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ieri se ne è andato uno dei miei miti, Gene Cernan. In pochi lo ricordano di fronte ai più blasonati Neil Armstrong o Buzz Aldrin, ma lo ricordo con grande affetto. Ho sempre trovato affascinante l&#8217;epoca dei pionieri dello spazio, forse l&#8217;ultima grande conquista dopo Cristoforo Colombo: salire su una navicella poco più grande di te [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri se ne è andato uno dei miei miti, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Eugene_Cernan">Gene Cernan</a>. In pochi lo ricordano di fronte ai più blasonati <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Neil_Armstrong">Neil Armstrong</a> o <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Buzz_Aldrin">Buzz Aldrin</a>, ma lo ricordo con grande affetto. Ho sempre trovato affascinante l&#8217;epoca dei pionieri dello spazio, forse l&#8217;ultima grande conquista dopo Cristoforo Colombo: salire su una navicella poco più grande di te ed andare là dove nessun&#8217;uomo è mai stato prima, lontano centinaia di migliaia di km da terra senza possibilità di recupero.<br />
Lo si ricorda come &#8220;L&#8217;ultimo uomo a camminare sulla luna&#8221; ma ha fatto parte del piccolo gruppo di Astronauti che vi camminò fin dal primo giorno, fu il secondo americano ed il terzo uomo in assoluto a camminare liberamente nello spazio con la missione Gemini 9 per effettuare una serie di esercizi e di prove di macchinari all&#8217;esterno della nave, successero cose che abituati alla fantascienza non ci aspetteremmo come l&#8217;appannarsi della visiera e il non avere appigli sufficientemente ergonomici per portare a termine la missione.<br />
La sua seconda missione fu Apollo 10, e lo scopo fu portare il LEM (modulo di allunaggio) a 15 km dalla luna per poter fare i test che avrebbero permesso ad Apollo 11 di atterrare con Armstrong e Aldrin.<br />
Alla terza missione, Apollo 17 fu concesso anche a lui di sbarcare e mettere piede sul suono lunare assieme ad <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Harrison_Schmitt">Harrison H. Schmitt</a>, ultimo uomo a mettere il piede sulla luna ma penultimo a risalire subito prima di Cernan. Sulla luna si prese la libertà di scendere dal Lunar Rover e tracciare sulla sabbia tre lettere<span id="more-4126"></span>: TDC, Teresa Down Cerdan lasciando così per sempre le iniziali della propria bambina dove nessuno potrà mai cancellarle, ne vento, ne pioggia ne altra forma di intemperia.</p>
<p><figure id="attachment_4129" aria-describedby="caption-attachment-4129" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" data-attachment-id="4129" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/io-sono-riuscito-a-camminare-sulla-luna-cose-che-non-puoi-fare-tu/tracy-cernan-eugene-cernan/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?fit=600%2C450&amp;ssl=1" data-orig-size="600,450" data-comments-opened="1" data-image-title="Tracy e Eugene Cernan" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Tracy e Eugene Cernan&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?fit=600%2C450&amp;ssl=1" class="size-medium wp-image-4129" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=300%2C225&#038;ssl=1" alt="Tracy e Eugene Cernan" width="300" height="225" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=100%2C75&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=24%2C18&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=36%2C27&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=48%2C36&amp;ssl=1 48w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?w=600&amp;ssl=1 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-4129" class="wp-caption-text">Tracy e Eugene Cernan</figcaption></figure></p>
<p>Sulla sua storia ha scritto un libro ed è stato tratto un bellissimo documentario che si può vedere su Netflix: <a href="https://thelastmanonthemoon.com/">The Last Man On The Moon</a>, purtroppo mai tradotto in italiano se non nei sottotitoli ma comunque emozionante e di enorme impatto.</p>
<p>Tutto quel mondo di viaggi durò solo tre anni da quando iniziarono quei viaggi fino all&#8217;ultimo ed ora di quei dodici uomini che sono stati lassù ne restano in vita solamente sei a memento di cosa l&#8217;uomo era in grado di fare con tecnologie che oggi appaiono obsolete ma con la passione di chi ci crede fino in fondo ed è disposto a perdere la vita per un sogno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per i più pigri un veloce riassunto sulla sua vita da uno dei miei divulgatori scientifici preferiti: <a href="https://www.youtube.com/user/link4universe?cbrd=1&amp;ucbcb=1">Link4Universe</a> con divertenti scene di Gene che canta sulla luna o che inciampa e cade, sempre sulla luna stessa.</p>
<p><iframe class="youtube-player" width="550" height="310" src="https://www.youtube.com/embed/_AjlfB3zAuU?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
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		<title>Tutto.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2016 19:03:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tutto ciò che c&#8217;era da fare è fatto, tutto ciò che andava preparato è pronto. Ora non resta che raccogliere i sogni, e tutto ciò che ne verrà. Vorrei allungare la mano, portarti con me, ma andrò veloce. Prendila se lo vuoi, prendila e non mi seguirai: ti porterò con me.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Tutto ciò che c&#8217;era da fare è fatto,<br />
tutto ciò che andava preparato è pronto.<br />
Ora non resta che raccogliere i sogni,<br />
e tutto ciò che ne verrà.<br />
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portarti con me,<br />
ma andrò veloce.<br />
<del> Prendila se lo vuoi,</del><br />
<del> prendila e non mi seguirai: ti porterò con me.</del></p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Non portarmi con te ad un concerto, non sarò lì.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2015 17:12:07 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Sono stato a non so quanti concerti nella mia vita, e non so con quante persone nel tempo, nello spazio, tra le dimensioni.<br>I concerti per me si dividono in due macro categorie, la prima è quella in cui vado ad ascoltare musica, la seconda è quella in cui vado a incontrare musica.<br>Oggi sono qui, la folla mi attornia, di fronte a me una ragazza dai capelli ricci mi ricorda qualcuno, si muove come immersa nel mondo del suono, la vedo sorridere pur non vedendone il volto e&nbsp;ne riconoscerei il sorriso. Accanto a me una vecchia amica con cui condivido una passione del tutto musicale e di ricordi di mare, di monti, di tramonti Corsi e dell&#8217;odore di quel fuoco, e di fonte a lei immancabilmente la donna più alta del mondo a spostarsi ovunque lei vada. Due donne nascondono il loro affetto reciproco che non è d&#8217;amicizia pura e tra rockers e persone raffinate la folla si mescola in caleidoscopiche combinazioni di colori e di volti, persone si muovono all&#8217;unisono pendendo dalle labbra di una cantante non più così giovane come un tempo ma d&#8217;una carica immensa, ed io lì al centro di un mondo fino. Non saprei come descriverlo con una parola diversa. Fino come carta velina e sfocato e distante come lo sfondo di un ritratto in primo piano, io sono lì accanto alla sua voce, neppure il suo volto e niente esiste attorno, non esistono le braccia fini della ragazza di fronte a me, non esiste la mia amica, le due amanti, non esistono i metallari e le signore raffinate, i cartelli, e i salti.<br>Da fuori devo sembrare del tutto intontito, silenzioso, spento mentre dentro si muove un mondo di immagini colori e sensazioni e ricordi di mare di chitarre di un letto grande del volto di una vecchia amica che non vedo da troppo tempo e che continuerò a non vedere per troppo tempo ancora e che forse incontrerò&nbsp;un giorno altrove, da un altra parte in un altro quando dove e perché.<br>Non è così magra come un tempo sul palco la voce, formosa più di quando faceva preoccupare il suo pubblico e con quel vestito mi ricorda un altra voce accanto all&#8217;orecchio a suonare quella chitarra per me, all&#8217;orecchio, mentre con pezzi di specchio distrutto tra le mani cercavo immagini che mi dicessero chi ero e non le vedevo, le ombre ne nascondono il volto e le labbra si trasformano in quelle labbra che sapevano ascoltare e parlare e dire e amare pur senza amare ed essere salvezza costante. Sento quella chitarra acustica lontana da tutti i suoni entrare dentro come un pugno, come quel pugno che sentisti dentro un giorno davanti alla porta di casa quando pronunciai quelle parole. E scivolo nei meandri di altri istanti di un auto a vagare per ore nel nulla di un mondo che era tutto tra le due porte e nulla al di fuori.<br>&#8220;Accontentarsi di niente&#8221; è una frase che ruota nel cielo di questo ambiente chiuso azzurro di nuvole chiare d&#8217;un giorno d&#8217;estate tra i papaveri&nbsp;&#8220;accontentarsi di niente&#8221; in qualunque modo tu voglia leggerlo è la risposta. Tra lo scegliere di arrendersi o il lottare all&#8217;infinito e ruota nell&#8217;essere, nell&#8217;etere, come sdraiato sopra di me fiori&nbsp;a forma di&nbsp;mani a muoversi nel vento creato dai suoni ed il sole delle luci e dell&#8217;amore che viene scagliato da un palco quasi sputato di rabbia e per questo vivo.<br>Ho passato anni ad accumulare ricordi, ho passato anni a vivere mondi diversi unendo in me infinite esperienze cozzanti diverse intersecanti che esplodono in momenti in cui vivo la musica o creo e poi d&#8217;un tratto quasi un istante dopo essere iniziato, due ore e più&nbsp;tardi, le urla gli applausi ed accanto a me ancora la mia vecchia cara amica, le due&nbsp;amanti segrete e tutti gli altri mentre si accendono le luci ed è ora di tornare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/uEcjPyw5xuQ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Risposte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 21:55:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nelle notti insonni e nella trascendenza di viaggi interiori dovuti a meditabondi mal di testa pochi pensieri pulsano al ritmo stesso del battito delle vene, la tua vita non durerà a lungo, ancor meno se continuerai a strapparne pezzi a morsi, ma chi vorresti infine quel giorno accanto?Una persona.Molte.Forse nessuna.Questa stessa è la risposta di [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Nelle notti insonni e nella trascendenza di viaggi interiori dovuti a meditabondi mal di testa pochi pensieri pulsano al ritmo stesso del battito delle vene, la tua vita non durerà a lungo, ancor meno se continuerai a strapparne pezzi a morsi, ma chi vorresti infine quel giorno accanto?<br>Una persona.<br>Molte.<br>Forse nessuna.<br>Questa stessa è la risposta di molte domande, quali non importa neppure saperlo.</p>
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		<title>&#034;Luna? Si, ci siamo andati!&#034;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 03:01:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È disponibile da oggi l&#8217;edizione completa del libro &#8220;Luna? Sì, ci siamo andati!&#8221;, che affronta e smonta con i fatti, una per una, le principali tesi di chi sostiene che gli sbarchi umani sulla Luna furono una messinscena e chiarisce i dubbi di chi ha sentito parlare di queste tesi e vuole capire come stanno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È disponibile da oggi l&#8217;edizione completa del libro <em>&#8220;Luna? Sì, ci siamo andati!&#8221;</em>, che affronta e smonta con i fatti, una per una, le principali tesi di chi sostiene che gli sbarchi umani sulla Luna furono una messinscena e chiarisce i dubbi di chi ha sentito parlare di queste tesi e vuole capire come stanno realmente le cose per non farsi fregare dai contaballe spaziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro è anche un&#8217;occasione di conoscere meglio l&#8217;epopea dei viaggi spaziali con dovizia di dettagli e di chicche curiose e poco conosciute.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Luna? Sì, ci siamo andati!&#8221;</em> è <a href="https://complottilunari.blogspot.com/2010/03/luna-si-ci-siamo-andati-faq.html"><strong>scaricabile gratuitamente</strong></a> in formato PDF senza lucchetti digitali anticopia (DRM): è legalmente copiabile e distribuibile secondo la licenza Creative Commons riportata nel testo. Lo scopo del libro è far conoscere i fatti, non farmi diventare ricco. Comunque le donazioni tramite Paypal sono sempre ben accette,&nbsp;se volete incoraggiarmi a scrivere ancora o finanziare il materiale per il documentario gratuito <a href="https://complottilunari.blogspot.com/2009/07/progetto-moonscape-luna-mai-vista-un.html">Moonscape</a>.</p>



<div><a href="https://complottilunari.blogspot.com/2010/03/luna-si-ci-siamo-andati-faq.html">Scarica il libro</a> (8 megabyte – edizione 2010/03/18)</div>



<p class="wp-block-paragraph"><em>A breve il libro sarà&nbsp;<strong>acquistabile su carta</strong> anche via Internet in un pratico formato tascabile (12&#215;18, copertina morbida, bianco e nero) a 15 euro. Ci sarà anche un&#8217;<strong>edizione cartacea a colori</strong>, a un prezzo ancora da definire, che verrà distribuita soltanto in occasione dei miei appuntamenti pubblici. I dettagli verranno pubblicati qui. La ragione di queste scelte apparentemente bizzarre è il contenimento dei costi. Non ho tempo di organizzare spedizioni, mi spiace.</em></p>
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		<title>Parallelismi 4</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 11:48:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scrivere per me è come camminare, passo passo, come viaggiare. Inizia un progetto, anzi no, inizia un passo che può essere una poesia, un racconto, una singola frase, e poi intravedo il secondo, non lo vedo, non so come sarà ma lo intravedo, talvolta ne intravedo diversi altri. E mi incammino. Ad un certo punto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivere per me è come camminare, passo passo, come viaggiare.<br />
Inizia un progetto, anzi no, inizia un passo che può essere una poesia, un racconto, una singola frase, e poi intravedo il secondo, non lo vedo, non so come sarà ma lo intravedo, talvolta ne intravedo diversi altri.<br />
E mi incammino.<br />
Ad un certo punto mi trovo talvolta, non sempre, a conoscere la meta dove arriverò, ma mai la strada, solo qualche passo, i prossimi passi.<br />
Una volta scrissi una frase, parlava di un uomo che fuggiva immobile da un albero, ci vollero sette anni per raggiungere la meta e completare quell&#8217;idea, tre per capire dove sarebbe andata a parare.<br />
Passo passo,<br />
passo passo.<br />
Un giorno mi venne in<span id="more-61"></span> mente &#8220;Luna Nuova&#8221;, niente altro, e da lì nacque un libro intero.<br />
Molti viaggi sono ancora lontani dall&#8217;iniziarsi, &#8220;Contrapposizioni di Contrapposizioni&#8221;, &#8220;Il romanzo circolare&#8221;, &#8220;Il Romanzo dei bivi&#8221;, &#8220;il romanzo musicale&#8221;, &#8220;Il Pensiero&#8221;, &#8220;L&#8217;opera omnia&#8221;, &#8220;Progetto 2&#8243;&#8230;.<br />
Un altro giorno invece scrissi la mia poesia più bella e che nessuno mai potrà più leggere, non la capii neppure io: camminavo da solo al buio nei binari morti della stazione di Verona scrissi &#8220;Rievocazione dei sensi&#8221; su un pezzo di carta, lo rimisi in tasca. Molto tempo dopo, chissà un anno credo, giocavo con una pallina di carta in tasca, la tirai fuori, la aprii delicatamente per non distruggerla e lessi &#8220;Rievocazione dei sensi&#8221;. Capii solo allora il senso di ciò che avevo scritto.<br />
Passo passo.<br />
Un giorno mi venne un&#8217;idea: rappresentarmi come una linea retta, ed ora vedo dei passi, e conosco la meta, ma non ho la più pallida idea di quanti saranno i passi, di quali saranno.<br />
Intanto cammino, proseguo, vado avanti&#8230; sempre nella mia direzione.</p>
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		<title>Thinking Day</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2009 18:36:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[« Il modo vero di essere felici è rendere felici gli altri. Prova a lasciare questo mondo un po&#8217; meglio di come l&#8217;hai trovato e, quando arriva il tuo momento per morire, tu puoi morire felice nel sentire che in ogni caso non hai perso il tuo tempo ma hai fatto del tuo meglio. » [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>« Il modo vero di essere felici è rendere felici gli altri. Prova a lasciare questo mondo un po&#8217; meglio di come l&#8217;hai trovato e, quando arriva il tuo momento per morire, tu puoi morire felice nel sentire che in ogni caso non hai perso il tuo tempo ma hai fatto del tuo meglio. »<br />
B.P.</p>
<p>Il 22 febbraio di 152 anni fa a Paddingto nacque un uomo, un uomo semplice.<br />
Era il 185 in famiglia e fra amici veniva chiamato Stephe ma il suo nome completo era Robert Stephenson Smyth Powell, il sesto figlio di otto del reverendo Baden Powell il quale morì però tre anni dopo.<br />
Quando Robert aveva 12 anni, sua madre, con <span id="more-142"></span>l&#8217;intento di fornire, anche nel cognome, un sostegno al futuro dei figli, cambiò il cognome di famiglia da Powell in Baden-Powell. Un doppio cognome all&#8217;epoca risultava più &#8220;di classe&#8221;in alcuni ambienti, ed il fatto che Baden fosse un nome di origine tedesca comportava vantaggi sociali perché vicino al germanismo della famiglia reale.<br />
Non fu uno studente particolarmente bravo, ma sicuramente fu uno dei più vivaci, se qualcosa succedeva nel cortile di scuola sicuramente lui era lì in mezzo. Era notato particolarmente per le sue capacità come portiere nella squadra di calcio della scuola, come disegnatore, e come attore. Ogni volta che gli si proponeva di organizzare uno spettacolo lui era capace di accendere gli entusiasmi di tutti gli studenti.<br />
Si interessava anche alla musica e suonava in modo ambidestrio pianoforte e violino con un certo talento.<br />
Uno sei suoi più grandi divertimenti erano anche cacciare e cucinare animali nei boschi limitrofi, oltre a nascondervisi dai professori.<br />
A 19 tentò di entrare a Oxford ma non essendo troppo studioso non superò mai gli esami di ammissione, provò anche ad entrare in cavalleria e in fanteria dove riuscì con successo e optò per la nobile cavalleria.<br />
Prestò un eccelente servizio militare tanto che a soli 26 anni era già capitano in India.<br />
Proprio in quelle terre conquistò il trofeo più ambito di tutto il paese, quello del pig-sticking o caccia del cinghiale a cavallo, con una corta lancia come sola arma.<br />
Il cinghiale selvatico in India è definito «il solo animale che osi bere alla stessa pozza d&#8217;acqua della tigre».<br />
Le sue capacità come topografo e come esploratore lo fecero assegnare presto ad incarichi di grande responsavilità.<br />
Negli anni 80 perfezionò le sue doti di esploratore attraverso la conoscenza del popolo Zulù nella provinica del KwaZulu, in Sudafrica, i suoi superiori furono impressionati da tali doti tanto da segnalarlo e farlo trasferire ai servizi segreti britannici.<br />
Tra il 1892 e il 1893 fu responsabile dell&#8217;Intelligence nel mediterraneo e nei suoi viaggi in cerca di informazioni militari progettò i <a href="http://www.fortecavalli.it/">Forti Cavalli</a> che tuttora punteggiano le coste dello stretto di Messina.<br />
Durante la Seconda Guerra Boera era era il più giovane colonnello dell&#8217;esercito britannico e responsabile dell&#8217;organizzazione di forze di frontiera che dovevano assistere l&#8217;esercito regolare.<br />
Durante qesto incarico fu bloccato in assedio a Mafeking e circondato dall&#8217;esercito Boero il quale si trovava in vantaggio per numero di qualche migliaio di unità.<br />
Nonostante la schiacciane inferiorità numerica la sua guarnigione resse 217 giorni l&#8217;assedio grazie a diverse tecniche escogitate da lui. Fece realizzare dei finti campi minati e istruì i suoi soldati a simulare di dover evitare grandi recinzioni di filo spinato, compì la gran parte dei lavori di esplorazione delle aree e istruiì un gruppo di ragazzi del luogo in modo che facessero da vedette e portaordini e insegnò loro a oltrepassare le linee nemiche.<br />
Molti di questi ragazzi persero la vita in queste missioni e il colonnello fu impressionato dal coraggio e dalla generosità con cui i ragazzi attendevano ai loro compiti.<br />
L&#8217;assedio terminò con la liberazione della cittadina il 16 maggio del 1900.<br />
Fu promomosso Generale e divenne eroe nazionale con grande giubilo di tutta l&#8217;inghilterra aprendo il dizionario inglese si può trovare il verbo to <em>maffick</em> (&#8220;celebrare con stravaganti manifestazioni pubbliche&#8221;) e la parola <em>maffication</em> (&#8220;celebrazione tumultuosa&#8221;).<br />
Dopo aver organizzato un servizio di polizia nazionale in Sudafrica Robert ritornò in Inghilterra nel 1903, assumendo l&#8217;incarico di ispettore generale della cavalleria.<br />
Al suo ritorno, in Inghilterra scoprì che il suo manuale d&#8217;addestramento &#8220;Aids to Scouting&#8221; aveva avuto un grande successo e che era stato adottato da insegnanti e da associazioni giovanili.<br />
Avendo seguito conferenze dello scozzese sir William Alexander Smith, che aveva fondato a Glasgow il 4 ottobre 1883 le Boys&#8217;  Brigades, e dell&#8217;altro scozzese naturalizzato canadese, Ernest Thompson Seton, fondatore dei cosiddetti &#8220;Woodcraft Indians&#8221; già nel 1902, B.-P. accettò incarichi in questa organizzazione interconfessionale cristiana, che campeggiava dal luglio 1886. A seguito di ciò, B.-P. decise di riscrivere Aids to Scouting per un pubblico più giovane, e nell&#8217;agosto 1907 tenne un campo sull&#8217;isola di Brownsea con venti ragazzi di diverse estrazioni sociali, per verificare la praticabilità di alcune delle sue idee.<br />
&#8220;Scoutismo per ragazzi&#8221; fu in seguito pubblicato, nel marzo 1908, in sei fascicoli. Ragazzi e ragazze si unirono spontaneamente per formare squadriglie ed il movimento scout divenne inaspettatamente un fenomeno di massa, dapprima nazionale, in seguito internazionale.<br />
Nel frattempo il piccolo Stephe era diventato Sir Robert Stephenson Smyth Lord Baden-Powell, Primo Barone Baden-Powell di Gilwell, o come si faceva chiamare e tutt&#8217;ora è chiamato da ogni scout nel mondo B.P.<br />
Fu in quel campo che nacque lo Scoutismo, il movimento da allora è in continua crescita fino a raggiuingere più di 28 milioni di scout nel mondo che tra le tante attività ogni 22 febbraio organizzano il &#8220;Thinking Day&#8221;</p>
<p>« Il modo vero di essere felici è rendere felici gli altri. Prova a lasciare questo mondo un po&#8217; meglio di come l&#8217;hai</p>
<p>trovato e, quando arriva il tuo momento per morire, tu puoi morire felice nel sentire che in ogni caso non hai perso il tuo tempo</p>
<p>ma hai fatto del tuo meglio. »<br />
B.P.</p>
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		<title>Morfeo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 23:29:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non voglio addormentarmi solo questa notte. Piove e dietro il sipario mi attendono i fantasmi di Morfeo. Fobetore e Fantaso danzate per me e scacciateli dalle mie notti, danzate per me e datemi viaggi lontani.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non voglio addormentarmi solo questa notte. Piove e dietro il sipario mi attendono i fantasmi di Morfeo.<br />
Fobetore e Fantaso danzate per me e scacciateli dalle mie notti, danzate per me e datemi viaggi lontani.</p>
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		<title>I Ponti di Madison County</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 13:15:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Robert, c&#8217;è una creatura in te che io non ho la capacità di tirare fuori e neppure raggiungere. A volte ho la sensazione che tu esista da un&#8217;infinità di tempo e abbia vissuto in luoghi segreti che il resto di noi non si è mai neppure sognato. Mi spaventi, anche se con me sei gentile. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<span style="font-style: italic;">Robert, c&#8217;è una creatura in te che io non ho la capacità di tirare fuori e neppure raggiungere. A volte ho la sensazione che tu esista da un&#8217;infinità di tempo e abbia vissuto in luoghi segreti che il resto di noi non si è mai neppure sognato. Mi spaventi, anche se con me sei gentile. Se non lottassi per mantenere il controllo quando sono con te, credo che potrei perdermi e non ritrovarmi mai più</span>&#8221;<br />
Seppure oscuramente, lui sapeva di cosa stava parlando, ma era a sua volta incapace di metterlo a fuoco. fin da bambino, quando viveva in una piccola città dell&#8217;Ohio, aveva avuto di questi pensieri vaghi, un malinconico senso del tragico combinato con una grande potenza fisica e intellettuale. Mentre gli altri ragazzini cantavano <span style="font-style: italic;">Row, Row, Row Your Boa</span>t, lui imparava la melodia e il testo inglese di una canzone da cabaret francese.<span id="more-177"></span><br />
Amava le parole e le immagini &#8220;<span style="font-style: italic;">blu</span>&#8221; era uno dei vocaboli che prediligeva. Gli piaceva la sensazione che provava sulle labbra e la sulla lingua quando le pronunciava.  Le parole avevano una loro fisicità, non si limitavano a significare qualcosa, ricordava di aver pensato da giovane. Apprezzava anche altre parole quali &#8220;<span style="font-style: italic;">Distante</span>&#8220;, &#8220;<span style="font-style: italic;">fumo di legna</span>&#8220;, &#8220;<span style="font-style: italic;">superstrada</span>&#8220;, &#8220;<span style="font-style: italic;">antico</span>&#8220;, &#8220;<span style="font-style: italic;">passaggio</span>&#8220;, &#8220;<span style="font-style: italic;">viaggiatore</span>&#8220;, e &#8220;<span style="font-style: italic;">India</span>&#8220;, per il loro suono, il loro sapore e le immagini che evocavano nella sua mente.<br />
[&#8230;]<br />
A scuola era stato un allievo indifferente, uno di quei ragazzi che riempiono di frustrazioni gli insegnanti.<br />
Loro avevano esaminato il suo punteggio nei test di QI e gli avevano parlato di obiettivi da conseguire, della necessità di fare tutto quello che era in grado di fare e del fatto che potesse diventare qualsiasi cosa volesse. Uno dei professori del liceo aveva dato di lui la seguente valutazione scritta &#8220;Crede che i test di QI siano uno strumento inadeguato per stabilire le capacità degli individui, in quanto tralasciano di tenere in debito conto la magia, che ha una sua importanza, sia di per se stessa sia in quanto completamento della logica. Consiglio un incontro con i genitori&#8221;.<br />
Sua madre aveva incontrato parecchi insegnanti. Quando le parlavano della taciturna riluttanza di Robert alla luce delle sue capacità, lei rispondeva: &#8220;Robert vive in un mondo tutto suo. È mio figlio, lo so, ma a volte ho la sensazione che non sia nato da mio marito e da me, che sia piuttosto arrivato da un luogo in cui sta cercando di tornare. Le sono grata dell&#8217;interesse che dimostra, e cercherò ancora una volta di incoraggiarlo ad impegnarsi di più&#8221;.<br />
Ma lui era più che soddisfatto di divorare tutti i libri di viaggi e di avventura disponibili nella biblioteca locale e per il resto di starsene in disparte, trascorrendo le giornate lungo il fiume che scorreva ai margini della città, ignorando le partite di football, i balli studenteschi, e tutte le altre cose che lo annoiavano.<br />
Pescava, nuotava, camminava e si sdraiava nell&#8217;erba alta ad ascoltare voci lontane che fantasticava essere il solo a sentire. &#8220;Ci sono stregoni là fuori&#8221; soleva dirsi. &#8220;Puoi sentirli se resti aperto e silenzioso, sono là fuori.&#8221;</p>
<p>-Tratto da &#8220;<span style="font-style: italic;">I Ponti di Madison County</span>&#8221; di Robert James Waller-</p>
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