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Terremoto, svelate le trame che hanno ricostruito l’Abruzzo

Tempo di lettura 4 minuti
di Alessio Postiglione
INCHIESTA. Una verifica sulle società che hanno partecipato al progetto Case restituisce dati inquietanti. Legami con criminalità e politica.

Negli appalti, in Abruzzo, qualcosa potrebbe essere andata storta. Per ora, l’attenzione della magistratura si è concentrata sul G8. Ma sono gli stessi appalti delle ricostruzione a meritare qualche considerazione in merito ai soggetti coinvolti: ci imbattiamo, infatti, in complicati intrecci, conflitti d’interesse, rapporti con ditte discutibili, imprenditori e dirigenti con disavventure giudiziarie. Ad incuriosirci particolarmente è il progetto C.a.s.e, Complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili; 184 edifici, circa 4.600 appartamenti, capaci di resistere a nuovi sismi, immersi nel verde. Un progetto per una spesa totale di circa 710 milioni di euro. Secondo l’Ara, l’associazione per la ricostruzione dell’Aquila, troppi soldi spesi male. Il costo al metro quadro del progetto è pari a 2.850 euro, contro un costo di costruzione medio di un palazzo a norma antisismica pari a €.1.100,00/1.300,00 mq.

Ma chi ha ricostruito L’Aquila? Sono 16 le ditte o consorzi che si sono aggiudicate l’appalto per la realizzazione dei 150 edifici del progetto C.a.s.e. Si tratta solo di un primo livello di indagine perché le norme emergenziali varate dopo il sisma hanno dato la facoltà alle imprese capofila di convocare le ditte subappaltanti senza bando; le nuove norme, inoltre,  hanno anche derogato alla legge 163 del 2006 del codice dei contratti pubblici, prevedendo che si potessero affidare in subappalto lavori fino al 50% della commessa. Tra le aziende vincitrici, la ditta che si è aggiudicata il maggior numero di lotti (5), fa capo all’Associazione temporanea d’imprese Maltauro/Taddei. Proprio la Taddei, abruzzese, ha subappaltato alcuni lavori di ricostruzione all’Impresa Generale Costruzioni srl di Gela, già oggetto di 4 segnalazioni della Direzione Investigativa Antimafia che la individuavano come referente del clan mafioso dei Rinzivillo di Gela.

Anche nel passato della vicentina Maltauro compaiono macchie legate all’aver operato in territori piagati dalla mafia edile:  fu indagata per presunte tangenti a politici e funzionari per l’aggiudicazione della gara d’appalto per la realizzazione, alla fine degli anni ’80, del 1° e 3° lotto dei capannoni della zona artigianale di Villafranca, Messina. Enrico e Giuseppe Maltauro furono anche sotto inchiesta per le tangenti all’ex ministro socialista De Michelis per i lavori del raccordo autostradale con l’aeroporto Marco Polo di Venezia e per l’ampliamento della terza corsia della Venezia-Padova. Giuseppe Maltauro, nel “Veneto bianco”, era uomo vicino al presidente del Consiglio Mariano Rumor e alle gerarchie ecclesiastiche. La Maltauro, una volta chiusa la stagione di Mani Pulite, è diventata una degli attori di maggiore peso, in Italia, soprattutto nelle commesse militari: ha già lavorato a Sigonella, La Maddalena ed Aviano. Grazie all’ottimo rapporto Berlusconi-Gheddafi, ha anche recentemente sottoscritto una joint-venture con la compagnia aeronautica di Stato libica, Finmeccanica e AgustaWestland, oltre ad aver vinto un bando per  la realizzazione ad Abou-Aisha, nelle vicinanze dell’aeroporto di Tripoli, di un centro-assemblaggio per gli elicotteri da guerra A109 Power.

Un’altra ditta vincitrice di Case è la Raffaello Pellegrini Costruzioni, diretta, fra l’altro, dal presidente dell’associazione costruttori di Sardegna Maurizio De Pascale. Nelle oltre ventimila pagine di atti giudiziari relativi al caso “Protezione Civile”, inoltre, emerge che la Pellegrini era la subappaltata della Consortile Arsenale, riconducibile ad Anemone; mentre Guido Bertolaso, Mauro Della Giovampaola, il funzionario agli arresti accusato di aver favorito Anemone, e Francesco Piermarini, il cognato di Bertolaso, telefonavano con utenze intestate alla ditta diretta da De Pascale. La Pellegrini, negli anni scorsi, è stata anche coinvolta anche nella inchiesta sugli abusi edilizi relativi al Biochimico di Cagliari.

Un’altra ditta vincitrice è la Angelo Antonio Costruzioni Generali srl., di Montefalcione, in Irpinia; Angelo Antonio è fratello di Giancarlo D’Agostino, proprietario della più grande Idrostrade Ingegneria. Giancarlo è stato più volte denunciato per reati come associazione a delinquere, truffa, falso in bilancio e bancarotta fraudolenta. Il suo nome emerge anche nell’ordinanza prefettizia relativa allo scioglimento del Comune di Fondi. La Idrostrade, secondo il magistrato, sarebbe “pertinente ad indagini” relative a reati come “associazione di tipo mafioso, omicidio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, corruzione per atto contrario a doveri d’ufficio, violenza privata”. Un’altra ditta vincitrice di Case è la Sled che fa capo a Wolf Chitis, già in manette negli anni 90, dopo una breve latitanza, per gli appalti truccati della metropolitana di Napoli. Troviamo la ditta che fa capo agli abruzzesi fratelli Frezza, Armido e Walter. La loro impresa, fra l’altro, aveva firmato proprio i lavori dell’ospedale di San Salvatore, miseramente crollato durante il sisma. L’azienda è stata anche accusata, ingiuriosamente secondo i suoi legali, di aver costruito un garage, sotto al numero civico 79 di via venti Settembre, che sarebbe la causa del crollo del palazzo stesso, in occasione del terremoto.

La CoGe Spa di Parma, insieme al Consorzio Esi, ha vinto un lotto per 2.095.720 euro. Nella CoGe, presieduta oggi come allora da Lino Mion, nel 1988, entrò, con una quota del 50%, Silvio Berlusconi. L’attuale premier, in seguito, si defilò; nella CoGe, tuttavia, sono passati sicuramente il fratello Paolo Berlusconi e, forse, il fratello del generale Mario Mori. Secondo una relazione della Dia del 1999, infatti, era il fratello dell’ex capo del Ros, attualmente sotto processo per la mancata cattura di Provenzano, quel tale Giorgio Mori presente nella proprietà della CoGe; ma un errore materiale nel documento della Dia rende ancora oggi oggetto di disputa questa attribuzione. Anche alla Donati-Tirrena-Dema sono stati affidati lavori per oltre due milioni di euro. Maurizio Donati, della Dema Costruzioni), ed Enrico Donati,  della Tirrena Srl, sono finiti, l’anno scorso, sul registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla Procura di Larino sul progetto Silcra, relativo alle costruzioni post terremoto in Molise. Sempre affari, sempre terremoti. Maledettissimi ma profittevoli terremoti.

FONTE

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