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	<title>Grazie. Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>Grazie. Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>Sulla disobbedienza civile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Aug 2022 14:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
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					<description><![CDATA[La notizia è sulla bocca di tutti, non serve neppure raccontarla ma per i più pigri e i meno attenti si può riassumere così: Marco Cappato ha aiutato Elena, una signora che desiderava accedere all&#8217;eutanasia, ad andare in Svizzera dove l&#8217;eutanasia è legale. Fatto questo è andato dai carabinieri ad autodenunciarsi e ora rischia fino [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">La notizia è sulla bocca di tutti, non serve neppure raccontarla ma per i più pigri e i meno attenti si può riassumere così: Marco Cappato ha aiutato Elena, una signora che desiderava accedere all&#8217;eutanasia, ad andare in Svizzera dove l&#8217;eutanasia è legale. Fatto questo è andato dai carabinieri ad autodenunciarsi e ora rischia fino a 12 anni di carcere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mi soffermerò sul discorso dell&#8217;eutanasia semplicemente perché trovo ovvio che ogni persona con una coscienza civile dovrebbe essere d&#8217;accordo sulla sua importanza. Quello su cui voglio soffermarmi, ancora una volta, è la <em>Disobbedienza Civile</em>, il gesto che definirei eroico di Marco Cappato. Non è la prima volta che parlo di <em>Disobbedienza Civile</em> (<a href="https://wp.me/pQMJM-1Cp" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://wp.me/pQMJM-1Cp</a>), è un tema che mi è caro e nel tempo la comprensione di questo concetto sembra essere solamente peggiorata. E così ad ogni buona occasione mi piace ribadirlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La disobbedienza civile non risiede nell&#8217;atto di violare una legge che non ci piace. Non è postando su un social una foto senza mascherina, o passando con il semaforo rosso che si fa <em>Disobbedienza Civile</em>, non è neppure scendendo in piazza con altre decine o centinaia di anonimi che ti rendono anonimo e invisibile dandoti forza apparente che si fa <em>Disobbedienza Civile</em>. La <em>Disobbedienza Civile</em> non è l&#8217;atto in sé di violare una regola altrimenti saremmo una nazione di eroi, e non si può fregiarsi del concetto di <em>Disobbedienza Civile</em> solo perché non si ha voglia di seguire una regola.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Disobbedienza Civile</em> è quello che viene dopo aver violato la regola. <em>Disobbedienza Civile</em> è andare dai carabinieri, consapevoli di rischiare anni di carcere, e auto denunciarsi per costringere le istituzioni, la magistratura, a interrogarsi su quella legge, o su quel vuoto legislativo. <em>Disobbedienza Civile</em> significa rischiare seriamente la propria incolumità e la propria libertà per tentare di scardinare qualcosa che non funziona, per tentare di cambiare le regole. Nella <em>Disobbedienza Civile</em> il perdere qualcosa, il rischiare qualcosa è insito nel concetto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Altrimenti si tratta solo di vile protesta, di egocentrismo o di una scusa per giustificare la propria negligenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A tal proposito consiglio il libro, sempre di Marco Cappato, <strong><em>Credere disobbedire combattere</em></strong> (<a href="https://short.staipa.it/eenbl" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/eenbl</a>). Parla esattamente di questo, di <em>Disobbedienza Civile</em> e delle battaglie vinte o combattute attraverso di essa.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" data-attachment-id="9871" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/sulla-disobbedienza-civile/image-4-8/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/08/image-4.png?fit=1347%2C2052&amp;ssl=1" data-orig-size="1347,2052" data-comments-opened="1" data-image-title="image-4" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/08/image-4.png?fit=672%2C1024&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/08/image-4.png?resize=227%2C346&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-9871" width="227" height="346"/></figure>



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		<title>#Scriverefestival, lo speed date dei miei sogni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2018 14:46:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La scorsa settimana ho avuto il piacere di partecipare allo Scrivere Festival.Si tratta di uno dei pochi -forse l&#8217;unico? Chissà- festival il cui scopo è davvero mettere in contatto gli scrittori esordienti con Agenti letterari ed editor di case editrici importanti, in questa edizione per esempio erano presenti Alessandra Bazardi Agenzia LetterariaBennici&#38;Sirianni Agenzia LetterariaE/OLe MezzelaneNewton [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La scorsa settimana ho avuto il piacere di partecipare allo <a href="https://web.archive.org/web/20220330051257/http://www.scriverefestival.it/">Scrivere Festival</a>.<br>Si tratta di uno dei pochi -forse l&#8217;unico? Chissà- festival il cui scopo è davvero mettere in contatto gli scrittori esordienti con Agenti letterari ed editor di case editrici importanti, in questa edizione per esempio erano presenti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alessandra Bazardi Agenzia Letteraria<br>Bennici&amp;Sirianni Agenzia Letteraria<br>E/O<br>Le Mezzelane<br>Newton Compton<br>Otago<br>Rizzoli<br>Scriptorama<br>Sperling &amp; Kupfer<br>Ventura Edizioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad ogni iscritto è stato dato il modo di parlare con ognuno degli Agenti o Editor per una decina di minuti, esporre liberamente un proprio progetto, avere uno scambio di opinioni e dei consigli. Un faccia a faccia con alcuni <em>personaggi</em> di cui è davvero difficile trovare un contatto diretto e che normalmente non avrebbero lontanamente il tempo di ascoltare uno scrittore che resta nel mucchio in mezzo a un infinità di altri scrittori.<br>Dà la possibilità, forse, di accendere una scintilla che può accendere un sogno.<br>Dal mio punto di vista un emozione impagabile, comunque possa essere andato lo speed date e indipendentemente da dove possa portare.<br>L&#8217;unica cosa che posso dire è andateci. Se avete il grande sogno di pubblicare un libro occasioni come queste sono davvero imperdibili e vanno sponsorizzate, pubblicizzate, coccolate, amate; e chissà che iniziative come queste possano essere proposte anche da altre realtà.</p>



<span id="more-5456"></span>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso Grazie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;evento è stato organizzato dalla Confesercenti di Macerata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per informazioni trovate ovviamente tutto sul loro sito&nbsp;<a href="https://web.archive.org/web/20220330051257/http://www.scriverefestival.it/">www.scriverefestival.it</a></p>
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		<title>Stephen Hawking</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Mar 2018 08:39:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;acceleratore LHC sprigiona un&#8217;energia mai raggiunta prima e secondo le teorie dovrebbe essere sufficiente per trovare questa fantomatica particella la quale spiega la massa delle cose, e quindi rappresenta una misura fondamentale per decifrare la materia. [&#8230;] Ma credo che sarebbe più eccitante se non lo trovassimo, il&#160;bosone di Higgs. Dimostrerebbe che c&#8217;è qualcosa di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;L&#8217;acceleratore LHC sprigiona un&#8217;energia mai raggiunta prima e secondo le teorie dovrebbe essere sufficiente per trovare questa fantomatica particella la quale spiega la massa delle cose, e quindi rappresenta una misura fondamentale per decifrare la materia. [&#8230;] Ma credo che sarebbe più eccitante se non lo trovassimo, il&nbsp;<a title="Bosone di Higgs" href="https://it.wikiquote.org/wiki/Bosone_di_Higgs">bosone di Higgs</a>. Dimostrerebbe che c&#8217;è qualcosa di sbagliato nelle nostre idee e che dobbiamo pensare di più per trovare altre spiegazioni. Per questo ho scommesso cento dollari che non lo troveremo.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stephen Hawking per tanti versi ha rappresentato quello che per me è la scienza. La ricerca di qualcosa, con metodo, con ricerca della verificabilità ma sempre con meraviglia e con ironia.</p>



<span id="more-4736"></span>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Avevo scommesso con Gordon Kane dell&#8217;Università del Michigan che il bosone di Higgs non sarebbe stato trovato. Sembra proprio che io abbia appena perso 100 dollari.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei dirti &#8220;Vai ad insegnare agli angeli qualcosa&#8230;&#8221; ma eri ateo. Che i semi di conoscenza che hai piantato ci portino sempre più lontano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(8 gennaio 1942 – 14 marzo 2018)</p>
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		<title>Sogno lucido</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Oct 2017 15:36:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io non ero lì.Il mio sé era altrove, in un mondo lontano da me. Ho aperto gli occhi-hai risposto a una domanda-e occhi azzurri di fronte a me mi stavano osservando-forse ho parlato nel sonno?- Erano lì, ero lì io, eri lì tu,allo stesso punto della strada.Non ho avuto paura. Non ho avuto paura. Ora [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Io non ero lì.<br>Il mio sé era altrove, in un mondo lontano da me.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Ho aperto gli occhi<br>-hai risposto a una domanda-<br>e occhi azzurri di fronte a me mi stavano osservando<br>-forse ho parlato nel sonno?-</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Erano lì, ero lì io, eri lì tu,<br>allo stesso punto della strada.<br>Non ho avuto paura.</p>



<span id="more-4639"></span>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Non</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">ho</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">avuto</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">paura.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Ora ti sto sognando ogni giorno.<br>E poi la notte, mentre dormo, mi ritorni in mente.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Era musica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2017 17:13:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Wolfgang Amadeus Mozart]]></category>
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					<description><![CDATA[Era musica. Non avei potuto non reagire a quel modo. Era musica. Sentivo le note attraversarmi le vene, una ad una minime semiminime e pause rimbalzarmi dentro. Le sentivo entrare dalle dita, dalle braccia, dalle schiena sotto le tue mani, dall&#8217;odore della tua pelle dai capelli a sfiorarmi il viso. Note come di una sinfonia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Era musica.<br />
Non avei potuto non reagire a quel modo.<br />
Era musica.</p>
<p style="text-align: right;">Sentivo le note attraversarmi le vene, una ad una<br />
minime semiminime e pause rimbalzarmi dentro.<br />
Le sentivo entrare dalle dita, dalle braccia,<br />
dalle schiena sotto le tue mani,<br />
dall&#8217;odore della tua pelle<br />
dai capelli a sfiorarmi il viso.<br />
Note come di una sinfonia a più voci.</p>
<p style="text-align: right;">Avvolto in un vortice sono rimasto immobile,<br />
indeciso se<span id="more-4493"></span> staccarmi o restare<br />
se restare immobile o rispondere ai tuoi gesti<br />
se esserne terrorizzato o lasciarmi scivolare.</p>
<p style="text-align: right;">Come sentire da bimbo per la prima volta Mozart,<br />
privo degli strumenti per comprenderlo sentirsi attraversare,<br />
incapace di distinguerne i suoni,<br />
incapace di separarne le parti,<br />
lasciarsi attraversare da tutto questo &#8220;troppo&#8221;</p>
<p style="text-align: right;">Desiderarne ancora.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La qualità del tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2017 10:08:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Non è mai la quantità di tempo che passi  con le persone ma la qualità a rendere speciale un rapporto&#8220;, non è neanche una citazione, lo hanno detto tutti quelli che lo hanno vissuto, in una forma o in un&#8217;altra. A volte basta solo cambiare la prospettiva, decidere di guardare il mondo a testa in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Non è mai la quantità di tempo che passi  con le persone ma la qualità a rendere speciale un rapporto</em>&#8220;, non è neanche una citazione, lo hanno detto tutti quelli che lo hanno vissuto, in una forma o in un&#8217;altra.<br />
A volte basta solo cambiare la prospettiva, decidere di guardare il mondo a testa in giù, o dalla vetta di una montagna, o attraverso il rosso di un bicchiere.<br />
Sono uno che si annoia facilmente del &#8220;normale&#8221;, della routine. Sono uno che si annoia facilmente delle persone ordinarie, del tanto tempo ordinario passato. Vivo per i momenti straordinari, per le persone straordinarie, per le cose e le relazioni che lasciano il segno. Quelle che ci passi poche ore e <span id="more-4453"></span>già sai che potresti condividerci le fatiche, e i sogni, e le risate della strada, perché alla fine in qualche modo la vita si riassume sempre nella strada, in un continuo cammino di confluenze e defluenze, in esperienze che riempiono e svuotano lo zaino sulle spalle, che lo rendono leggero o pesante o pieno di cose inutili o pieno di cose che ti serviranno quando incontrerai difficoltà più avanti, o quando le incontrerà qualcuno vicino a te, o quando incontrerai qualcuno su quella strada con cui farne un tratto, corto, lungo, infinito non importa. Si tratta sempre e comunque di strada.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Incontrare il passato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2017 17:17:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molte delle persone che mi conoscono, soprattutto quelle che mi conoscono meno probabilmente, mi conoscono per la mia passione per la montagna e per quella per la scienza. Ho raccontato raramente da dove queste due passioni vengano, ho raccontato spesso che venissero dallo scoutismo, talvolta che venissero da mio padre. Tutto questo è vero. Non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Molte delle persone che mi conoscono, soprattutto quelle che mi conoscono meno probabilmente, mi conoscono per la mia passione per la montagna e per quella per la scienza. Ho raccontato raramente da dove queste due passioni vengano, ho raccontato spesso che venissero dallo scoutismo, talvolta che venissero da mio padre. Tutto questo è vero. Non posso dire che non sia così. Ma prima di questo c&#8217;è un signora nella mia vita che mi ha dato un imprinting tutto speciale, prima che arrivasse lo scoutismo, probabilmente prima che arrivassero i ricordi.<br />
Quando ero molto piccolo, non saprei dire quanto, mio padre mi portava a camminare in montagna, ricordo poche cose, ricordo il Carega, l&#8217;Altissimo, ricordo la Val di Rabbi ed una giornata di pioggia sul percorso dei laghi da quelle parti, ricordo l&#8217;<em>acqua ferrugginosa</em> ma soprattutto ricordo una signora, un&#8217;amica di famiglia che camminava con me. Ricordo il tempo passato a parlare con lei, le domande che le facevo, le risposte, la sua prontezza di spirito e la sua spiccata intelligenza. Era un adulto che riusciva a parlare con me bambino, era una donna come le bibliotecarie dei film, di quelle di una certa età che sanno tutto, con una cultura vasta e frizzante. Almeno così la vedevo. Con lei parlavo di dinosauri.<br />
Dinosauri, minerali e geologia, antropologia e storia. Per me la montagna era parlare con questa signora e imparare e scambiarci opinioni, sapere, conoscere. Vedere sul campo. Vedere la forma delle montagne e ragionare sulla formazione di quelle rocce, quasi sempre sedimentarie, e dei probabili fossili che contenevano, perché li contenessero, come si formavano i fossili, di quali animali o piante, di come si fosse arrivati all&#8217;uomo. Ragionarlo sul campo. Guardandosi attorno.<br />
Credo che sia grazie a lei che buona parte della mia formazione abbia preso una direzione più scientifica che umanistica mentre al contempo mio padre mi raccontava i miti greci e romani e mi leggeva omero.<br />
Non che non potessi parlare di<span id="more-4247"></span> scienze con mio padre, la passione per la fisica la devo probabilmente a lui, ma forse è stato grazie a questa signora che mio padre stesso ha compreso le mie passioni. Quando vado indietro con la mente e mi chiedo perché amo la montagna arrivo infine sempre a lei. E così quando penso ai miei primi approcci con l&#8217;amore per la scienza e la conoscenza.<br />
Di lei ho sempre ricordato la voce negli anni, la voce da vecchina gentile. E l&#8217;immagine di signora colta e raffinata, di quelle col cardigan ordinato e perfetto, il cappello alla francese e gli occhiali leggermente oscurati un po&#8217; allungati nella parte superiore. Ricordo, credo fosse l&#8217;ultima volta che l&#8217;ho vista, di essere stato in casa sua e nei miei occhi di bimbo la ricordo enorme e con un grande tavolo di vetro, ricordo sulle pareti e sui mobili monili e soprammobili etnici, egiziani, e altro, come ti aspetteresti a casa della moglie di Indiana Jones se ne avesse avuta una, ma al contempo ho un ricordo che Indiana Jones fosse lei. Non sono sicuro dei ricordi della casa, e non so quanto di questo sia mutuato da sogni e modifiche dei ricordi nel tempo.<br />
Non l&#8217;ho più vista per anni, trent&#8217;anni probabilmente o poco meno. Mi sono sempre chiesto che fine avesse fatto, se fosse ancora in vita, come stesse, che effetto avrebbe potuto farmi incontrarla, come mi avrebbe parlato, cosa avrei potuto dirle.<br />
Mentre scrivo sono appena tornato da un funerale. I funerali sono un mondo strano a parte. Un tempo erano un luogo di aggregazione dove il paese si riuniva e capitava anche di incontrare e conoscere persone nuove, oggi credo siano prevalentemente un luogo dove si reincontrano persone che non si vedono da tempo e ci si mette alla prova dal punto di vista affettivo con esse. Un luogo dove persone che si sono ignorate per anni si trovano a condividere un dolore, persone che si vedono regolarmente si trovano a condividere un dolore, persone ciniche e prive di sentimenti si trovano a fingere un dolore, persone ciniche e prive di sentimenti si trovano a provare un dolore, persone che hanno ignorato o altri si trovano a provare un senso di colpa, il tutto in vortici di emotività, di abbracci e saluti veri e falsi, persone che fingono di non vedersi per non salutarsi, persone costrette a salutarsi, persone cordialmente e realmente felici di vedersi nonostante tutto.<br />
Tra queste, a distanza di tre decenni ho avuto modo di incontrare lei. La signora a cui devo la montagna, la scienza, il desiderio di conoscenza. Lei.<br />
Non l&#8217;ho neppure riconosciuta nonostante non mi sia sembrata invecchiata ma solo forse dimagrita, ora sono io molto più alto di lei e lei molto più bassa di me ma come potevo aspettarmi aveva ancora un cappello alla francese e quegli occhiali da professoressa, rideva e scherzava col piglio della signora anziana di cultura, ne aveva per ognuno, sorrideva e si muoveva veloce tra le persone ricordando i momenti passati con loro &#8220;Ti ricordi? Come eri piccolo l&#8217;ultima volta!&#8221;, &#8220;Non invecchi mai mio caro!&#8221;, &#8220;I tuoi figli come stanno?&#8221;, &#8220;Tu sei Simone!&#8221;, &#8220;Ciao Nicola! Ti ricordi quando andavamo in montagna assieme e tu mi camminavi davanti?&#8221; questa volta si rivolgeva a me.<br />
&#8220;Sì, lo ricordo, ma mi chiamo Stefano.&#8221;<br />
&#8220;Ah.&#8221; ha detto &#8220;Stefano. Beh ti ricordi quando andavamo in montagna?&#8221;<br />
Credo che di tutto il funerale sia stato per me il momento più emozionante. Il carico di lacrime pronte ad uscire si era gonfiato a dismisura in un istante. Ho fatto in tempo a dire che sì, lo ricordavo bene, prima che lei cambiasse ed andasse a salutare qualcun&#8217;altro.<br />
Ho pensato diversi minuti cosa avrei potuto dirle, che avrei voluto dirle quanto le devo, quanto sia una figura importante nella mia crescita di persona, ero confuso, felice, stranito. Tra il desiderio di scoppiare a raccontare la mia vita e la paura di invaderla come un fulmine a ciel sereno.<br />
Sono passati alcuni minuti prima di potermi trovare di fronte a lei e con l&#8217;emozione, forse la voce leggermente tremante ho trovato modo di rivolgerle nuovamente la parola.<br />
&#8220;Mi ricordo molto bene le camminate, sai?&#8221; le ho detto &#8220;E mi ricordo che parlavamo moltissimo!&#8221;<br />
Lei mi ha sorriso e poi mi ha detto<br />
&#8220;Sì, è vero, mi camminavi sempre davanti e mi facevi un mucchio di domande, ti ricordi che domande mi facevi?&#8221;<br />
&#8220;Sì, parlavamo dei dinosauri. E dei minerali, e della storia!&#8221;<br />
&#8220;Io non lo sopportavo, lo facevo per te che ne avevi bisogno.&#8221; ha detto con serietà.</p>
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		<title>“Io sono riuscito a camminare sulla Luna. Cos&#8217;è che non puoi fare tu?”.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 13:42:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ieri se ne è andato uno dei miei miti, Gene Cernan. In pochi lo ricordano di fronte ai più blasonati Neil Armstrong o Buzz Aldrin, ma lo ricordo con grande affetto. Ho sempre trovato affascinante l&#8217;epoca dei pionieri dello spazio, forse l&#8217;ultima grande conquista dopo Cristoforo Colombo: salire su una navicella poco più grande di te [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri se ne è andato uno dei miei miti, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Eugene_Cernan">Gene Cernan</a>. In pochi lo ricordano di fronte ai più blasonati <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Neil_Armstrong">Neil Armstrong</a> o <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Buzz_Aldrin">Buzz Aldrin</a>, ma lo ricordo con grande affetto. Ho sempre trovato affascinante l&#8217;epoca dei pionieri dello spazio, forse l&#8217;ultima grande conquista dopo Cristoforo Colombo: salire su una navicella poco più grande di te ed andare là dove nessun&#8217;uomo è mai stato prima, lontano centinaia di migliaia di km da terra senza possibilità di recupero.<br />
Lo si ricorda come &#8220;L&#8217;ultimo uomo a camminare sulla luna&#8221; ma ha fatto parte del piccolo gruppo di Astronauti che vi camminò fin dal primo giorno, fu il secondo americano ed il terzo uomo in assoluto a camminare liberamente nello spazio con la missione Gemini 9 per effettuare una serie di esercizi e di prove di macchinari all&#8217;esterno della nave, successero cose che abituati alla fantascienza non ci aspetteremmo come l&#8217;appannarsi della visiera e il non avere appigli sufficientemente ergonomici per portare a termine la missione.<br />
La sua seconda missione fu Apollo 10, e lo scopo fu portare il LEM (modulo di allunaggio) a 15 km dalla luna per poter fare i test che avrebbero permesso ad Apollo 11 di atterrare con Armstrong e Aldrin.<br />
Alla terza missione, Apollo 17 fu concesso anche a lui di sbarcare e mettere piede sul suono lunare assieme ad <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Harrison_Schmitt">Harrison H. Schmitt</a>, ultimo uomo a mettere il piede sulla luna ma penultimo a risalire subito prima di Cernan. Sulla luna si prese la libertà di scendere dal Lunar Rover e tracciare sulla sabbia tre lettere<span id="more-4126"></span>: TDC, Teresa Down Cerdan lasciando così per sempre le iniziali della propria bambina dove nessuno potrà mai cancellarle, ne vento, ne pioggia ne altra forma di intemperia.</p>
<p><figure id="attachment_4129" aria-describedby="caption-attachment-4129" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" data-attachment-id="4129" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/io-sono-riuscito-a-camminare-sulla-luna-cose-che-non-puoi-fare-tu/tracy-cernan-eugene-cernan/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?fit=600%2C450&amp;ssl=1" data-orig-size="600,450" data-comments-opened="1" data-image-title="Tracy e Eugene Cernan" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Tracy e Eugene Cernan&lt;/p&gt;
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<p>Sulla sua storia ha scritto un libro ed è stato tratto un bellissimo documentario che si può vedere su Netflix: <a href="https://thelastmanonthemoon.com/">The Last Man On The Moon</a>, purtroppo mai tradotto in italiano se non nei sottotitoli ma comunque emozionante e di enorme impatto.</p>
<p>Tutto quel mondo di viaggi durò solo tre anni da quando iniziarono quei viaggi fino all&#8217;ultimo ed ora di quei dodici uomini che sono stati lassù ne restano in vita solamente sei a memento di cosa l&#8217;uomo era in grado di fare con tecnologie che oggi appaiono obsolete ma con la passione di chi ci crede fino in fondo ed è disposto a perdere la vita per un sogno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per i più pigri un veloce riassunto sulla sua vita da uno dei miei divulgatori scientifici preferiti: <a href="https://www.youtube.com/user/link4universe?cbrd=1&amp;ucbcb=1">Link4Universe</a> con divertenti scene di Gene che canta sulla luna o che inciampa e cade, sempre sulla luna stessa.</p>
<p><iframe loading="lazy" class="youtube-player" width="550" height="310" src="https://www.youtube.com/embed/_AjlfB3zAuU?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
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		<title>Buon 2017</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Dec 2016 23:01:54 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A capodanno si fanno i bilanci, ci si guarda indietro e si dice cosa sia andato bene e cosa no. Non lo faccio mai. O piuttosto non è questo il periodo dell&#8217;anno in cui sono abituato a farlo. Tuttavia sono per la prima volta in tanti anni a metà tra un cambio epocale e un&#8217;altro tra una scelta e un altra.<br />
Mi guardo indietro e penso a quest&#8217;anno. Visto da fuori non è accaduto molto forse, ma da dentro è cambiato un mondo. Ma anche da fuori forse. Ho scritto un romanzo, ho viaggiato in Grecia, in Austria, in terra terremotata, ho abbracciato forse la persona più importante della mia vita, di certo di questi ultimi anni, e l&#8217;ho persa, ho incontrato un nuovo mostro come quello che dieci anni fa mi ha distrutto e questa volta ho retto, ho intessuto rapporti di amicizia forti in breve tempo e rafforzato rapporti che credevo perduti, ho fatto scelte nuove che porterò avanti nell&#8217;anno che viene, ho visto cadere il mio ideale di futuro e chi pensavo l&#8217;avesse realizzato e guardandomi attorno ho visto che non è poi così male quello che ho seminato.<br />
Ora inizia un nuovo anno in cui raccoglierne i frutti, un anno fatto di un numero primo. Non sono scaramantico ne credo alla numerologia, ma i numeri primi restano comunque speciali anche per uno scientista, fa sorridere.<br />
Benvenuto nuovo anno, e ben venuto nuovo mondo.<br />
Ti aspetto qui, ancora su una cima di una montagna, dove guardo dall&#8217;alto la vita.<br />
<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="3992" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/buon-2017/whiskey-e-cioccolato/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/Whiskey-e-cioccolato-scaled.jpg?fit=2560%2C1443&amp;ssl=1" data-orig-size="2560,1443" data-comments-opened="1" data-image-title="Whiskey e cioccolato" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/Whiskey-e-cioccolato-scaled.jpg?fit=1024%2C577&amp;ssl=1" class="aligncenter size-medium wp-image-3992" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/Whiskey-e-cioccolato.jpg?resize=300%2C169&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="169" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/Whiskey-e-cioccolato-scaled.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/Whiskey-e-cioccolato-scaled.jpg?w=2000&amp;ssl=1 2000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2016 19:03:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tutto ciò che c&#8217;era da fare è fatto, tutto ciò che andava preparato è pronto. Ora non resta che raccogliere i sogni, e tutto ciò che ne verrà. Vorrei allungare la mano, portarti con me, ma andrò veloce. Prendila se lo vuoi, prendila e non mi seguirai: ti porterò con me.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Tutto ciò che c&#8217;era da fare è fatto,<br />
tutto ciò che andava preparato è pronto.<br />
Ora non resta che raccogliere i sogni,<br />
e tutto ciò che ne verrà.<br />
<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="3903" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/tutto/giu/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?fit=1344%2C657&amp;ssl=1" data-orig-size="1344,657" data-comments-opened="1" data-image-title="Giù" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?fit=1024%2C501&amp;ssl=1" class="aligncenter size-medium wp-image-3903" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=300%2C147&#038;ssl=1" alt="Giù" width="300" height="147" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=300%2C147&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=1024%2C501&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=768%2C375&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=640%2C313&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=100%2C49&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=24%2C12&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=36%2C18&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=48%2C23&amp;ssl=1 48w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?w=1344&amp;ssl=1 1344w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Vorrei allungare la mano,<br />
portarti con me,<br />
ma andrò veloce.<br />
<del> Prendila se lo vuoi,</del><br />
<del> prendila e non mi seguirai: ti porterò con me.</del></p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Ora</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2016 22:50:48 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non avevo mai compreso fino a quel momento ciò che mi dicevano degli uomini, non avevo mai compreso fino a quel momento ciò che volesse dire umanità. Ero giunto in questo mondo per vie che voi non comprendereste, ero giunto in questo mondo per mezzo di ciò che voi chiamereste dolore, di ciò che voi definireste sofferenza. Non le conosco, non ancora, queste cose, non mi appartengono questi termini. Ero giunto in questo mondo come ognuno giunge al proprio, un istante prima non esistevo, il successivo ero qui con una storia davanti ed una dietro, un puntino in movimento su di una linea infinita pronto ad andare avanti nel tempo e non tornare mai indietro. Come tutti voi.<br />
Avevo sentito i vostri cuori battere e visto i vostri occhi inumidirsi, avevo sentito parlare di cose che non comprendevo, avevo sentito dire che la mia storia era triste, che ero forte, che sentirla e vedere qualcuno superarla rendeva felici ma non conoscevo queste parole, non avevo mai vissuto nulla di ciò che sentivo raccontare. Non avevo mai compreso il significato intrinseco dei gesti, del cingere persone con le braccia o del guardare negli occhi.<br />
Solo un giorno d&#8217;improvviso fu come entrare davvero in un corpo o come se una pelle si togliesse, fu come sentire qualcosa di stretto infilarsi caldo sul corpo o di freddo sfilarsi.<br />
Fu guardando il tuo sguardo ma non fu quello sguardo, sembra un tempo remoto ma mi guardo indietro ed è accaduto oggi, solo poche ore fa, pochi minuti, sta accadendo ora, in questo esatto momento, adesso. Ed è un&#8217;abbraccio, ed è un bacio ed è il caldo ed il freddo, il cuore che batte, trabocca, il cielo dentro e la testa che non può contenere ogni cosa e vortici e il silenzio e la musica e non importa il dopo, il domani, il tra poco, sia quel che sia ho provato questo infinitesimo istante.<br />
Sono a casa.</p>
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		<title>Fessura nel tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2015 07:40:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sento ancora scorrere le mie dita, due, nella fessura sul tuo corpo, lentamente.Come fosse oggi le sento scivolare dall&#8217;alto al basso ripercorrendola tutta mentre stiamo abbracciati. I muscoli della tua schiena né rilassati né contratti, lisci sotto il vestito, sotto quella maglia bianca di lino con sul petto un apertura ricoperta di azzurro quasi come [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Sento ancora scorrere le mie dita, due, nella fessura sul tuo corpo, lentamente.<br>Come fosse oggi le sento scivolare dall&#8217;alto al basso ripercorrendola tutta mentre stiamo abbracciati.<br> I muscoli della tua schiena né rilassati né contratti, lisci sotto il vestito, sotto quella maglia bianca di lino con sul petto un apertura ricoperta di azzurro quasi come un pizzo e quelle maniche lunghe che scendono con i polsini allargati a strascico e le mie dita a scorrere sulla fessura che i tuoi muscoli sulla schiena lasciano a nascondere la colonna vertebrale.<br> Ho i tuoi capelli accanto al mio zigomo,<br> il loro profumo,<br> chiaro,<br> chiari,<br> il loro profumo,<br> i tuoi capelli come se fossi stata creata per essere tutt&#8217;uno con me,<br> con il mio corpo<br> danzando lentamente al suono di musiche del tutto nostre.<br> Sono passati anni -decenni- da allora,<br> sono passati anni -decenni-.<br> Siamo invecchiati nel tempo,<br> certamente anche tu,<br> lontani nel tempo,<br> lontani,<br> siamo invecchiati.<br> Ti feci una promessa allora -non la ricorderai- ed oggi mentre la ripenso, mentre ti ripenso, mentre penso alle mie dita nella fessura della tua colonna vertebrale mi chiedo come sia oggi la tua schiena, come sia il profumo dei tuoi capelli, come siano cambiate le nostre altezze e provo ad immaginare se tra le mie braccia il tuo corpo possa stare ancora perfettamente come quella volta, quell&#8217;unica volta, prima ed ultima, inizio e fine.</p>
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		<title>Come una freccia lanciata nel cielo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2015 14:35:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Finalmente ciò che avevo iniziato e nato dagli esercizi di stile recenti e da dell&#8217;altro è terminato, ha una sua dignità un suo essere ed è ora per me di lasciarlo andare non tanto alle spalle quanto per la sua strada qualunque essa sia.Verrà a chiamarmi quando sarà ora, a bussarmi alla spalla dicendo &#8220;Hei, [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Finalmente ciò che avevo iniziato e nato dagli esercizi di stile recenti e da dell&#8217;altro è terminato, ha una sua dignità un suo essere ed è ora per me di lasciarlo andare non tanto alle spalle quanto per la sua strada qualunque essa sia.<br>Verrà a chiamarmi quando sarà ora, a bussarmi alla spalla dicendo &#8220;Hei, io sono qui, è il momento&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come un arciere lancia una freccia in una direzione ma non avrà mai la certezza di dove questa sia arrivata fino a quando non la vedrà piantarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un tributo ad Elisabetta Grieco che ha così celermente e precisamente trasposto su carta l&#8217;idea che avevo in testa nell&#8217;immagine che aveva in testa lei pur non avendo ancora letto una versione completa dell&#8217;opera stessa e pur non avendola io ancora finita nel mentre.<br>Mi sono reso conto solo a posteriori che rappresentava ciò che vi è dentro molto più di quanto avrei mai potuto immaginare in quei giorni.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="282" height="407" data-attachment-id="3774" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/come-una-freccia-lanciata-nel-cielo/copertinapiccola/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/07/copertinaPiccola.png?fit=282%2C407&amp;ssl=1" data-orig-size="282,407" data-comments-opened="1" data-image-title="copertinaPiccola" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/07/copertinaPiccola.png?fit=282%2C407&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/07/copertinaPiccola.png?resize=282%2C407&#038;ssl=1" alt="copertinaPiccola" class="wp-image-3774" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/07/copertinaPiccola.png?w=282&amp;ssl=1 282w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/07/copertinaPiccola.png?resize=208%2C300&amp;ssl=1 208w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/07/copertinaPiccola.png?resize=69%2C100&amp;ssl=1 69w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/07/copertinaPiccola.png?resize=17%2C24&amp;ssl=1 17w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/07/copertinaPiccola.png?resize=25%2C36&amp;ssl=1 25w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/07/copertinaPiccola.png?resize=33%2C48&amp;ssl=1 33w" sizes="auto, (max-width: 282px) 100vw, 282px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Ora arriveranno probabilmente altri esercizi, simili ma diversi in un mondo che si sta creando nella mia testa. Credo che il genere rimarrà ancora lo stesso per un po&#8217;, poi si vedrà dove cadranno le frecce, poi si vedrà come cambierà il mondo.</p>
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		<title>Lettera al mio lettore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2015 22:14:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie.Iniziava così la lettera, senza un riferimento ad un nome, ad una persona specifica, semplicemente Grazie. La lettera era indirizzata a coloro che nel tempo avevano iniziato a seguirne le creazioni. Il tutto era iniziato come un blog di poesia trasformatosi nel tempo in uno di politica, fatti propri, e varie ed eventuali. Nel tempo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Grazie.</em><br>Iniziava così la lettera, senza un riferimento ad un nome, ad una persona specifica, semplicemente <em>Grazie</em>. La lettera era indirizzata a coloro che nel tempo avevano iniziato a seguirne le creazioni. Il tutto era iniziato come un blog di poesia trasformatosi nel tempo in uno di politica, fatti propri, e varie ed eventuali. Nel tempo, negli anni era cambiato, evoluto per certi versi ed involuto per altri. I lettori erano stati molti in alcuni periodi e pochi in altri, talvolta dall&#8217;estero e spesso invece da specifici centri e zone nazionali.<br>Negli anni c&#8217;erano state crisi, periodi di scrittura compulsiva, periodi di assenza e silenzio.<br>Ultimamente vi era stata una nuova evoluzione improvvisa, come dal nulla, dopo un periodo di silenzio aveva ricominciato a scrivere, molto in privato ma molto anche sul blog. Racconti prevalentemente, alcuni filoni di racconti.<br>Qualcosa era cambiato in questo, nel modo di scrivere, nel modo di vedere lo scrivere stesso, erano prevalentemente esercizi di stile per trovare una nuova strada un nuovo percorso da seguire un nuovo modo di esprimersi ma senza un reale fine, senza un fine preciso.<br>I lettori ormai scomparsi da tempo tuttavia cominciarono a tornare, improvvisamente come improvvisamente vi era stato questo cambio repentino, cominciarono ad arrivargli complimenti, richieste su come sarebbe andato a finire la storia di un personaggio, incitamenti.<br>Fu nel periodo stesso che come un segno del cielo arrivò un premio ad un concorso letterario neppure cercato.<br>Comprese che forse col suo modo di scrivere, era cambiato in qualche modo il suo modo di essere, che tutti quegli esercizi di stile potevano essere finalizzati diversamente.&nbsp;Fu per questo che scrisse quella lettera ai propri lettori, quel ringraziamento per la stima accordatagli, lo scrisse nel suo stile tra l&#8217;egocentrico e lo sperimentale, con un filo di ironia, lo scrisse per dire che forse per un po&#8217; non sarebbero più stati pubblicati altri esercizio-racconti, lo scrisse mentre in sottofondo &#8220;The Call of Cthulhu&#8221; rilasciava le sue note.<br>Era il momento di rimettersi a studiare, di fare ricerca per realizzare qualcosa di più ampio, di più organico, era il momento di chiamare a raccolta le conoscenze tecniche, sue e di consulenti, disegnatori, esoteristi, medici ed untori.<br>Scrisse un egocentrico <em>Grazie, tornerò su questo argomento più&nbsp;avanti</em> e poi lasciò quella lettera a&nbsp;scivolare nell&#8217;etere perché potesse raggiungere le persone che ama.</p>
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		<title>Due ricorrenze, due campioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2015 21:58:12 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="300" height="161" data-attachment-id="3667" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/due-ricorrenze-due-campioni/ayrton-senna-portogallo-1985/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Ayrton-Senna-Portogallo-1985.jpg?fit=750%2C402&amp;ssl=1" data-orig-size="750,402" data-comments-opened="1" data-image-title="Ayrton-Senna-Portogallo-1985" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Ayrton-Senna-Portogallo-1985.jpg?fit=750%2C402&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Ayrton-Senna-Portogallo-1985.jpg?resize=300%2C161&#038;ssl=1" alt="Ayrton-Senna-Portogallo-1985" class="wp-image-3667" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Ayrton-Senna-Portogallo-1985.jpg?resize=300%2C161&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Ayrton-Senna-Portogallo-1985.jpg?resize=640%2C343&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Ayrton-Senna-Portogallo-1985.jpg?resize=100%2C54&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Ayrton-Senna-Portogallo-1985.jpg?resize=24%2C13&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Ayrton-Senna-Portogallo-1985.jpg?resize=36%2C19&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Ayrton-Senna-Portogallo-1985.jpg?resize=48%2C26&amp;ssl=1 48w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Ayrton-Senna-Portogallo-1985.jpg?w=750&amp;ssl=1 750w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Pietro-Mennea.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="300" height="198" data-attachment-id="3668" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/due-ricorrenze-due-campioni/pietro-mennea/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Pietro-Mennea.jpg?fit=620%2C410&amp;ssl=1" data-orig-size="620,410" data-comments-opened="1" data-image-title="Pietro-Mennea" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Pietro-Mennea.jpg?fit=620%2C410&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Pietro-Mennea.jpg?resize=300%2C198&#038;ssl=1" alt="Pietro-Mennea" class="wp-image-3668" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Pietro-Mennea.jpg?resize=300%2C198&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Pietro-Mennea.jpg?w=620&amp;ssl=1 620w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/03/Ayrton-Senna-Portogallo-1985.jpg"><br></a></p>
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		<title>Buon compleanno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2015 23:00:54 +0000</pubDate>
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		<title>La danza dell&#8217;essere infiniti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2015 19:41:16 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Sono passate alcune notti da che ti ho sognata, ma resta indelebile la sensazione mentre sfumano i ricordi come fumo nel vento.<br>Ricordo d&#8217;essermi svegliato immerso nella sensazione d&#8217;infatuazione con cui nella più piena adolescenza ci si innamora la prima volta, ricordo di essermi svegliato stupito dal sogno stupendo e perfettamente coerente appena fatto.<br>Volevo alzarmi dal letto e scriverlo per filo e per segno, con il suo inizio, lo svolgimento e la fine perfetta come mai avrebbe potuto essere una storia ragionata a tavolino, rimasi a letto a cullarmi del tuo ricordo inaspettato proveniente da non so quale recesso della mia mente.<br>Al mattino non ricordavo più nulla. Non ricordavo neppure di averti sognata, ma provavo quella sensazione di dolce inquietudine che si prova poco prima o poco dopo di un bell&#8217;incontro.<br>Sono andato a lavoro pensandoti, pensando perché ti pensavo, e poi d&#8217;un tratto il ricordo di quel sogno.<br>Non saprei ripetere il finale, e neppure lo svolgimento a dire il vero, ricordo l&#8217;inizio, lo svolgimento che era durato moltissimo invece lo ricordo compresso in una sensazione che non saprei spiegare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ero in una casa di pietra, saprei dirti anche dove probabilmente, ma più probabilmente è un dettaglio che la mia mente ha aggiunto a posteriori, c&#8217;erano molte persone, anche queste seppure nel sogno ci fossero potrebbero essere identificate con persone che potrei aver aggiunto a posteriori, ma poi c&#8217;eri tu, e di questo non c&#8217;è alcun dubbio.<br>Ci incontravamo come non ci vedessimo da moltissimo tempo, come è poi un dato di fatto, ma anche come fosse inaspettato. Immobili qualche secondo che potevano essere secoli a guardarci con lo sguardo tipico indeciso di chi non sa cosa fare e perché.<br>Poi come se tu fossi miglia lontana prendevi la rincorsa per abbracciarmi. Ricordo come fosse reale l&#8217;istante in cui il tuo corpo ha abbracciato il mio, è penetrato nel mio e si è fuso al mio, ricordo come la sensazione che tu stessi danzando con e dentro di me, come se ruotassi e la tua testa attraversata la mia facesse una capriola e con te me e il mio corpo e la mia mente compenetrati a te, vedevo dai miei occhi e vedevo dai tuoi e tu danzavi e mi danzavi, e ruotavamo e volavamo e non eri più tu od io a guidare era un tutt&#8217;uno con infiniti occhi infiniti orecchi, senza più un corpo fisico ma con un corpo fisico, senza più essere due ma senza essere uno, come due enormi palline di plastilina di colori diversi amalgamate, ricordo i colori diversi eravamo azzurri e verdi, eravamo blu e rossi ed eravamo una sfera e una forma mutante immutabile in movimento.<br>E poi il finale, bellissimo, è rimasto nell&#8217;oblio dei sogni scordati.</p>
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		<title>Lettera d&#8217;amore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2015 23:25:25 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Ricordo l&#8217;ultima volta che ti vidi, la penultima a dire il vero, ma l&#8217;ultima prima di quel momento.<br>Ti guardavo mentre mi sorridevi, ti guardavo come si guarda qualcuno che non si da per scontato non si perderà mai,<br>ti guardavo con l&#8217;aria distratta di quando si vede qualcuno ogni giorno, ogni istante.<br>Non potevo sapere che non ti avrei mai più rivista, che ti avrei rivista solo un&#8217;altra volta in uno stato ben diverso.<br>Non potevo comprendere l&#8217;amore che mi legava a te e il non avertelo mostrato ancora abbastanza,<br>ti osservai sorridermi e voltarti, allontanarti da me a passi lenti mentre lavavo i piatti, ti osservavo dalla finestra finché uscisti dal mio campo visivo e poi mai più ti vidi sorridere, mai più ti vidi voltarti con l&#8217;aria che solo tu avevi.<br>Ricordo il primo giorno che ti vidi, schiva e solitaria.<br>Bellissima, e schiva, e solitaria, e timida.<br>Ti scelsi subito perché eri tu che volevo, ti scelsi subito perché avvicinandomi non fuggisti, ti lasciasti dolcemente sfiorare, fu come cogliere un fiore, come cogliere tutta la bellezza di un mondo in una mano.<br>Ricordo i mesi che passammo assieme, la tua diffidenza crescere e calare, e scivolare come una vibrazione di un diapason prima forte ed instabile poi sempre più stabile e poi flebile in oscillazioni sempre minori, fino a quel giorno, quel sorriso.<br>Non da molto lasciavi che io sfiorassi il tuo intero corpo, che ti prendessi tra le mie braccia e baciassi ogni parte di te, non da molto avevi cominciato a cercarmi a mostrarmi quell&#8217;amore che avevo già compreso, intravisto, amato a mia volta, non da molto avevi iniziato a lasciarti amare quel giorno che fu l&#8217;ultimo.<br>Furono improvvise le urla dalla strada, inaspettate, stavo asciugandomi ancora le mani dai piatti, non avevo capito che quel sorriso, quel lieve tentennamento, quel girarsi a guardarmi e fermarti un secondo era il tuo modo di salutarmi, di lasciarmi una fotografia nella mente, eterna ed indelebile, non avevo capito che stavi dicendomi &#8220;Ecco&#8230; io vado&#8221; e che stavi andando davvero.<br>Furono improvvise le urla dalla strada, mi chiamavano, chiamavano il mio nome, ci misi un po&#8217; a capirlo a rendermi conto che all&#8217;improvviso tu non c&#8217;eri più, che ti avrei vista una sola volta ancora ma mai più sorridere, mai più camminare, mai più correre, mai più saltare.<br>Furono improvvise le urla di chi ti ha trovata accanto a tuo fratello che provava a salvarti rischiando a sua volta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed ora non mi resta che il ricordo di te dopo anni, di come ad ogni goffo movimento ti uscisse un miagolio, di come rispondessi al tuo nome come ad un appello &#8220;io!&#8221; e tuo fratello che prima di allora era silenzioso che iniziò a miagolare e piangere come non mai, a far uscire un miagolio ad ogni goffo movimento, a ricordarmi ogni giorno di te, della tua bellezza, di quello che sei stata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Precipitevolissimevolmente scivolo nei meandri dei ricordi di te.</p>
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		<title>Silenzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2015 18:43:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il mio silenzio era dovuto a due situazioni una dentro l&#8217;altra.Al tuo regalo inaspettato,Fuori incartato in un involucro di senso dell&#8217;abbandono, difficile da aprire, difficile da scartare, difficile.Ma non fartene una colpa.Dentro nascosta la consapevolezza che il mio io risponde a queste cose, non alle domande dolci che mi hai fatto fino ad oggi.Risponde dove [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il mio silenzio era dovuto a due situazioni una dentro l&#8217;altra.<br>Al tuo regalo inaspettato,<br>Fuori incartato in un involucro di senso dell&#8217;abbandono, difficile da aprire, difficile da scartare, difficile.<br>Ma non fartene una colpa.<br>Dentro nascosta la consapevolezza che il mio io risponde a queste cose, non alle domande dolci che mi hai fatto fino ad oggi.<br>Risponde dove temi di farmi male.<br>Risponde dove arrivi con le unghie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie.</p>
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		<title>&#8220;La difficoltà della solitudine si palesa quando la si confronta ad una compagnia piacevole‏&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jan 2015 23:34:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[04/01/2015Sono scivolato nei meandri di pensieri che non riesco a fissare,Tra voglia di scrivere cose ed incapacità di farlo,Incastrato tra me stesso e me stesso come un cuneo‏. Incastrato tra me e te.Incastrato. Mi manchi, mi manca parlarti, viverti, sfiorarti.Essere, camminare. E non so se è solitudine o qualcosanon so se è nulla o desiderio. [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">04/01/2015<br>Sono scivolato nei meandri di pensieri che non riesco a fissare,<br>Tra voglia di scrivere cose ed incapacità di farlo,<br>Incastrato tra me stesso e me stesso come un cuneo‏.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Incastrato tra me e te.<br>Incastrato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi manchi, mi manca parlarti, viverti, sfiorarti.<br>Essere, camminare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E non so se è solitudine o qualcosa<br>non so se è nulla o desiderio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giro lo sguardo verso te e vedo me,<br>lo giro ancora ed ancora incontro il mio sguardo.<br>Tra me e me, tra me e te.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo cura le ferite del cuore.<br>La mente regola il tempo che cura le ferite.<br>La mente regola il tempo che cura se stessa.</p>
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		<title>Uno sguardo di fiori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2014 22:02:50 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Quante volte ho iniziato a scrivere qualcosa che iniziava con &#8220;osservando il tuo sguardo?&#8221; ma è da lì che parto a creare mondi, da uno sguardo, da un sorriso talvolta e il tuoi non sono come altri, non sono gli unici al mondo, non sono i migliori ne i peggiori ma sono i tuoi, e così osservo il tuo sguardo, gli occhi chiari ad osservare me mentre osservo il mare dietro te, osservo il tuo sorriso -mai malinconico- rivolto nella mia direzione aprirsi come uno squarcio di luce nel cielo.<br>Penso alla semplicità vera e sincera di quel sorriso in grado di raccontare e dare e parlare, il sorriso di una persona che sul treno ancora guarda la gente e non un lucido vetro lucente pieno di immagini e parole vuote ed irreali, uno sguardo che profuma di inchiostro di carta di libro di lettera scritta a mano, di mani che si toccano davvero, di abbracci e di odori e di colori e di vita reale.<br>Credo di poter immaginare l&#8217;odore della tua pelle come immagino l&#8217;odore di un mondo intero attraverso quegli iridi, attraverso gli istanti fissati in immagini che resteranno indelebili. Attraverso i sogni che faccio viaggiando e guardando le persone salire e scendere dal treno, attraverso i fogli che faccio viaggiando e guardando le persone salire e scendere dal treno. Li attraverso.<br>Penso ad istanti distanti di stantii ricordi che segnarono sofferenze senza speranze nel silenzio.<br>Penso alle aspettative mancate, ai sogni distrutti e ti osservo come fossi tu che puoi estrarre un anima dal fango, come i tuoi occhi fossero di un angelo e il tuo sorriso ali, poi mi volto e mentre fuggo so di non essere in quel fango da tempo, ma so che non è il tuo sguardo che cerco, so che non è il tuo sorriso, so che non è la tua bellezza, la tua delicatezza, so che non è l&#8217;odore di carta, di inchiostro, di treno, di viaggio, di mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cerco un me che ho ritrovato nel tempo, tornando indietro, un me che si era perso dentro il profondo di certezze tombali e pietre. Non ho il tempo di rincorrere, sperare, credere valutare, non ho il tempo di correre, cacciare di andare contro il vento contro il mondo e contro il tempo<br>Non ho il tempo di stare a tempo.<br>Sto rincorrendo me stesso, sto conquistando me stesso, sto conquistando il mio mondo ritrovato, il mio passato; il futuro può aspettare, lo incontrerò comunque, diventerà comunque oggi. Ma domani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non posso cogliere un fiore che non saprei curare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non posso cogliere un fiore che non saprei curare.</p>
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		<title>Andate e ritorni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2014 20:12:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ancora una volta inizierò scrivendo &#8220;è da molto che non scrivo qui&#8221;, e mi chiedo anche perché mi ritrovo a farlo. Negli anni ho raggiunto la convinzione che scrivere un blog sia privo di senso a meno che lo scopo non sia professionale, di autopromozione o simili. Ti chiedi &#8220;a chi può interessare leggere ciò [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ancora una volta inizierò scrivendo &#8220;è da molto che non scrivo qui&#8221;, e mi chiedo anche perché mi ritrovo a farlo. Negli anni ho raggiunto la convinzione che scrivere un blog sia privo di senso a meno che lo scopo non sia professionale, di autopromozione o simili. Ti chiedi &#8220;a chi può interessare leggere ciò che scrivo?&#8221;.<br>Negli ultimi mesi sono cambiate molte cose, cose perse, cose trovate, cose ritrovate. E persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima cosa ritrovata, perché è più bello parlare di quel che si trova che di quel che si lascia, è la voglia di scrivere, e la motivazione soprattutto. Scrivere.<br>Per un paio&nbsp;mesi ho lavorato ad un progetto che avevo in mente da anni ma che non ero mai stato in grado di scrivere, ne è uscito un romanzo breve.<br>Credo sia un po&#8217; strano, particolare, non so giudicare se bello.<br>Anni fa dopo aver pubblicato <a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a>&nbsp;avevo fatto una promessa, avevo promesso&nbsp;ad una&nbsp;mia insegnante di Italiano di avvisarla qualora avessi &#8220;prodotto&#8221; qualcosa di nuovo.<br>Non è stato facile rintracciarla dopo tanti anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rintracciarla però è stato un tuffo in un mondo vecchio e nuovo. Mi aspettavo di incontrarmi davanti una signora dall&#8217;aspetto più anziano di quanto è stato nella realtà, mi aspettavo di entrare in una casa piena di cultura e così è stato, tra mobili di pregio, quadri, e infiniti soprammobili con riferimenti alla storia e alla letteratura.<br>Mi sono trovato davanti una donna come ricordavo essere quella donna, quella di cui tutti avrebbero riconosciuto il rumore dei passi nel corridoio. Fiera e forte e dolce al contempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tuffo più forte, al cuore, è stato quando mi ha porto la sua copia di Contrapposizioni con le pieghe agli angoli delle pagine delle poesie che preferisce, il suo raccontarmi che lo tiene nel comodino, ed ogni tanto lo rilegge, ed ogni volta che lo rilegge le dà emozioni diverse e lo interpreta diversamente.<br>Uno scopo raggiunto nella mia idea di scrittura in quel libro.<br>Un tuffo più forte quando mi ha porto una copia di un giornale con un mio racconto, un giornale che non ricordavo neppure fosse mai stato edito, un giornale che neppure io ho.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E mi sono chiesto ancora &#8220;a chi può interessare leggere ciò che scrivo?&#8221; non lo so. E forse non deve neppure interessarmi troppo. Forse la vera domanda è &#8220;per chi scrivo?&#8221; non darò una risposta pubblica né univoca questa domanda, ma questo è il motore che fa sì che abbia senso farlo.<br>Che sia per l&#8217;arte, che sia per te che stai leggendo, che sia per qualcuno che mai leggerà ciò che serve per scrivere è un motore e nulla che possa uccidere la motivazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pubblicare non so se farlo ancora o no, importa più scrivere che pubblicare, non puoi pubblicare ciò che non scrivi, che ti tieni dentro, che soffochi, che lasci morire dentro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi quando scrivi, quando vivi, quando affronti il mondo con la faccia pulita di chi guarda al futuro con curiosità e fiducia le cose vanno, le cose tornano, i mondi cambiano. Incontrare una persona che non vedevi, sentivi, incontravi da anni, troppi anni.<br>Trovare la foto di uno sguardo che non riesci a non continuare guardare, che non riesci a guardare senza che il cuore acceleri come, parlare con quello sguardo, non nella mente ma con la voce. Accorgersi che il tempo dilatato dell&#8217;assenza si può comprimere ed il tempo essere come pochi istanti dopo di un&#8217;altra foto di quando avevi quattordici anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">So che scriverò ancora perché la testa è piena di idee, so che vivrò ancora perché la testa è piena di sogni, so che correrò ancora perché le gambe, i piedi l&#8217;intero corpo non vedono l&#8217;ora di uscire da questo tepore delle coperte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo va, il mondo viene, e nel mondo noi andiamo e veniamo e ci muoviamo e nuotiamo.<br>E il tempo scorre, non torna mai indietro, e il tempo scorre e talvolta il passato acquista significati che prima non aveva e da un significato ad un futuro che prima non si vedeva all&#8217;orizzonte.</p>
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		<title>/* For Dennis Ritchie */</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 23:56:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[/* For Dennis Ritchie */ #include &#60;stdio.h&#62; void main ( ) { printf("Goodbye World \n"); printf("RIP Dennis Ritchie"); }]]></description>
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#include &lt;stdio.h&gt;
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{
printf("Goodbye World \n");
printf("RIP Dennis Ritchie");
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		<title>Ciao Steve</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 07:31:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Steve. Al di la di ogni speculazione non c&#8217;è dubbio che l&#8217;impronta lasciata sia enorme. A me piace ricordarlo così: Discorso del 12 giugno 2005 per i laureandi di Stanford: Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Ciao Steve.<br>
Al di la di ogni speculazione non c&#8217;è dubbio che l&#8217;impronta lasciata sia enorme.<br>
A me piace ricordarlo così:<br>
</p>



<span id="more-2756"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Discorso del 12 giugno 2005 per i laureandi di Stanford:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie. La prima storia è sull'unire i puntini. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt> Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato? E' cominciato tutto prima che nascessi. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all'ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d'attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: "C'è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?" Loro risposero: "Certamente". </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l'adozione. Poi accettò di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college. Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l'ammissione e i corsi. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all'epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>N</tt><tt>ell'attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti. Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l'unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Vi faccio subito un esempio. Il Reed College all'epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato. Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E' stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt> Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Certamente all'epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all'indietro. Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all'indietro. C</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>osì, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa - il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>La mia seconda storia è a proposito dell'amore e della perdita.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un'azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L'anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione - il Macintosh - e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Come si fa a venir licenziati dall'azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l'azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa. Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me - come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l'ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L'evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo. Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt> Durante i cinque anni successivi fondai un'azienda chiamata NeXT e poi un'altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell'attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E' stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l'unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>E l'unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l'avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>La mia terza storia è a proposto della morte.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: "Se vivrai ogni giorno come se fosse l'ultimo, sicuramente una volta avrai ragione". Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?". E ogni qualvolta la risposta è "no" per troppi giorni di fila, capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt> Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità, tutto l'orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all'idea della morte, lasciando solo quello che c'è di realmente importante. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è ragione per non seguire il vostro cuore. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi "addio". Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell'analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Ho fatto l'intervento chirurgico e adesso sto bene. Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po' più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi: Nessuno vuole morire. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E' l'agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Quando ero un ragazzo c'era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E' stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E' stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E' stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni. Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell'ultima pagina del numero finale c'era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l'autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c'erano le parole: "Stay Hungry. Stay Foolish.", siate affamati, siate folli. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish. Grazie a tutti.</tt></p>
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		<title>Bentornata Cincent!!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 16:47:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In attesa delle lente burocrazie assicurative&#8230;. Ben tornata piccola mia!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In attesa delle lente burocrazie assicurative&#8230;.<br />
Ben tornata piccola mia!</p>
<p><figure id="attachment_2752" aria-describedby="caption-attachment-2752" style="width: 600px" class="wp-caption alignnone">In attesa delle burocrazie assicurative&#8230;<a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/foto.jpg?ssl=1" rel="attachment wp-att-2752"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="2752" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/bentornata-cincent/foto-2/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/foto.jpg?fit=600%2C448&amp;ssl=1" data-orig-size="600,448" data-comments-opened="1" data-image-title="La Cincent riparata" data-image-description="&lt;p&gt;La Cincent riparata&lt;/p&gt;
" data-image-caption="&lt;p&gt;La Cincent riparata&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/foto.jpg?fit=600%2C448&amp;ssl=1" class="size-full wp-image-2752" title="La Concent riparata" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/foto.jpg?resize=600%2C448&#038;ssl=1" alt="La Concent riparata" width="600" height="448" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/foto.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/foto.jpg?resize=300%2C224&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-2752" class="wp-caption-text">La Cincent riparata</figcaption></figure></p>
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		<title>Ciaociao cincent! &#8230;per un po&#039;.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2011 19:33:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Fa uno strano effetto tornando a casa guardare i segni della vernice rossa di dove qualche giorno prima la tua macchina si è schiantata. E ti chiedi per quanto quella ferita resterà aperta. L&#8217;altro giorno stavo uscendo di casa, e a meno di duecento metri, all&#8217;uscita della prima rotonda un simpaticone stava in contromano dritto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fa uno strano effetto tornando a casa guardare i segni della vernice rossa di dove qualche giorno prima la tua macchina si è schiantata.<br />
E ti chiedi per quanto quella ferita resterà aperta.</p>
<p><figure id="attachment_2682" aria-describedby="caption-attachment-2682" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2682" title="La cincent...." src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/IMG_0680.jpg?resize=300%2C224&#038;ssl=1" alt="La cincent...." width="300" height="224" /><figcaption id="caption-attachment-2682" class="wp-caption-text">La cincent incidentata...</figcaption></figure></p>
<p><span id="more-2676"></span></p>
<p><figure id="attachment_2683" aria-describedby="caption-attachment-2683" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2683" title="Il pozzetto" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/IMG_0684.jpg?resize=300%2C224&#038;ssl=1" alt="Il pozzetto" width="300" height="224" /><figcaption id="caption-attachment-2683" class="wp-caption-text">Il pozzetto</figcaption></figure></p>
<p>L&#8217;altro giorno stavo uscendo di casa, e a meno di duecento metri, all&#8217;uscita della prima rotonda un simpaticone stava in contromano dritto dritto verso me. D&#8217;altronde trovava intelligente sorpassare quattro macchine a venti metri da una rotonda, è una cosa che chiunque farebbe!</p>
<p>Sono stati pochi gli istanti, vedere la Stilo grigia, premere il freno, ruotare il volante, attendere fino all&#8217;istante prima in cui una cinquecento si cappotta se premi il freno e curvi, mollare il freno e pensare &#8220;bene, o la va o la spacca, questa è la volta che la disfo&#8221;, contro sterzare,  dare un altro puntino di frenata, quel tanto da non bloccare le ruote ed eccomi fermo a pensare &#8220;beh mi è andata bene anche questa volta, forse non l&#8217;ho neanche distrutta troppo&#8221;, provare a sterzare per spostarmi mentre la Stilo se ne andava di corsa e tutte le macchine attorno se ne fregano altamente e continuano a proseguire la loro strada come non fosse stato nulla.<br />
Io con il muso della macchina appoggiato ad un pozzetto di cemento e rivolta più verso il contromano che la giusta direzione.<br />
Provare a sterzare ma le ruote non girano. Bene. Il muso della macchina è schiacciato fino a toccare le ruote, scendere sotto la pioggia a spingere la macchina, a cercare di piegare in fuori il muso in modo che le ruote possano girare e a ringraziare la solidarietà delle persone di qui che il massimo che fanno è suonarti perché stai occupando la strada e superarti rabbiosamente per quei dieci secondi che gli fai perdere sulla tabella di marcia di questa gara a chi arriva prima a lavoro.<br />
Infine dopo aver notato che verso destra le ruote girano, partire e andare nell&#8217;unico parcheggio raggiungibile girando solo in quella direzione e ringraziare ancora la grande generosità delle persone sempre disposte a lanciarti in insulto vedendoti in difficoltà.</p>
<p>Il bilancio si è rivelato poi infine positivo per l&#8217;arrivo di un signore con un foglio di carta e una targa scritta &#8220;ero dietro di te, ho visto tutto, l&#8217;ho rincorso fino a Povegliano, se serve qualcosa io testimonio, ecco il mio biglietto da visita&#8221;. Avrei fatto anche io come lui, anzi l&#8217;ho fatto più di una volta a dire il vero, ma forse tutto sommato, considerata la percentuale di macchine passate rispetto all&#8217;unica persona che ci abbia messo del suo mi chiedo in che mondo di merda viviamo.</p>
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		<title>Befana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jan 2011 06:23:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_2512" aria-describedby="caption-attachment-2512" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/01/foto.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2512" title="Pollo di gomma con una carrucola in mezzo." src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/01/foto.jpg?resize=300%2C225&#038;ssl=1" alt="Pollo di gomma con una carrucola in mezzo." width="300" height="225"></a><figcaption id="caption-attachment-2512" class="wp-caption-text">Pollo di gomma con una carrucola in mezzo.</figcaption></figure></p>
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		<title>Ricordi d&#8217;Abruzzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 01:50:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Credo sia e resti per sempre una delle esperienze più forti della mia vita, una delle esperienze di vita che più mi hanno segnato, con voi, Tommaso, Davide, Marco, Sofia, Chiara, Alice, Stefano e con tutti i ragazzi che c&#8217;erano alle tendopoli. Ricordo i loro sguardi, le loro parole, a volte straniti, persi a volte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Credo sia e resti per sempre una delle esperienze più forti della mia vita, una delle esperienze di vita che più mi hanno segnato, con voi, Tommaso, Davide, Marco, Sofia, Chiara, Alice, Stefano e con tutti i ragazzi che c&#8217;erano alle tendopoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo i loro sguardi, le loro parole, a volte straniti, persi a volte svegli come pochi.<br>Ricordo l&#8217;unione che solo la vecchia buona banda di B.P. crea in pochi istanti. Fratelli, fratelli mai visti prima ma che tali resteranno per tutta la vita. Fratelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fratelli a lavorare accanto a me per altri fratelli che ancora mi cercano dopo questi mesi, con cui ancora si scambiano parole, opinioni, emozioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo mesi ancora devo rielaborare tutto, tutte le emozioni, i ricordi, i sentimenti forti provati, sentimenti emozioni e ricordi che confrontati ad altri momenti, a quelli che pensavo i momenti più importanti del mio passato sono invece gradini, metri, chilometri sopra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E penso a come è ancora la vita attorno a quelle piazze, quelle case crollate, a come tutto questo sia stato strumentalizzato dai media, nel bene e nel male, da una parte e dall&#8217;altra, di come la realtà filtrata sia spesso radicalmente diversa dalla realtà vissuta, a come sia difficile portare con chiarezza la propria esperienza vissuta in quei momenti a chi non può vedere i miei occhi mentre ne parlo, penso a come invece restino colpite le persone che mi guardano negli occhi mentre racconto gli occhi dei ragazzi ci Civitatomassa, dei ragazzi di Piazza D&#8217;Armi, e degli adulti, degli anziani, e di Francesca, e di quella bimba dolce e al contempo agitata, nervosa, di quei genitori disperati senza un futuro che rendevano comunque la vita dei loro figli il migliore possibile nei limiti di quanto si potesse.</p>



<span id="more-2163"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Penso alla forza degli uomini in quei momenti e penso anche alla debolezza, alla voglia di arrendersi, agli eccessi di ira o di sconforto, alle unioni e alle divisioni che le difficoltà creano negli animi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso a come certe cose se non le hai vissute non le puoi capire, a come io stesso che ero lì non potevo e non posso pretendere di capire gli animi delle persone che hanno vissuto il terremoto vero, quello devastante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso però al tremore delle gambe dopo un terremoto, alle gambe molle del calo di adrenalina, alla sensazione che la terra sotto i piedi avesse perso la consistenza improvvisamente, a come ogni certezza nel mentre di quel tremore fosse improvvisamente in un&#8217;istante scomparsa, a come la potenza della terra la forza si in grado di farti sentire schiacciato, piccolo, infinitesimo, impotente, e come il sorriso di un ragazzo invece ti faccia comprendere quanto l&#8217;uomo sia infine più forte di ogni forza del mondo, di ogni terremoto o alluvione, l&#8217;uomo in quanto gruppo, l&#8217;uomo in quanto società, l&#8217;uomo in quanto umanità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho visto esempi di umanità immensi, ho visto esempi di persone immense, o visto la vita nascere proprio perché scontrata con la morte, la vita nascere proprio perché in quel mentre era necessario non arrendersi, ho visto l&#8217;anima della gente, ho visto cose che noi umani non sospettiamo di avere dentro, e con me molti altri le hanno viste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non lasciamo che tutto questo però resti un&#8217;esperienza personale, un qualcosa di &#8220;vissuto da me&#8221; un qualcosa &#8220;che mi porto dentro&#8221;, facciamo fruttare tutto questo, facciamolo crescere, condividiamolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E grazie ragazzi, grazie di aver cambiato la vita mia e di molti altri volontari, grazie con la vostra sofferenza e il vostro male, e con la vostra forza, e con il vostro animo di aver aiutato noi delle varie protezioni civili ad essere, spero, persone migliori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie.</p>



<ul data-carousel-extra='{&quot;blog_id&quot;:1,&quot;permalink&quot;:&quot;https://www.staipa.it/blog/ricordi-dabruzzo/&quot;}'  class="wp-block-gallery columns-2 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2010/04/IMG_0481.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="600" height="450" data-attachment-id="3388" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/img_0481/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2010/04/IMG_0481.jpg?fit=600%2C450&amp;ssl=1" data-orig-size="600,450" data-comments-opened="1" data-image-title="IMG_0481" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2010/04/IMG_0481.jpg?fit=600%2C450&amp;ssl=1" 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		<title>Certe donne</title>
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					<comments>https://www.staipa.it/blog/certe-donne/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 14:05:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Grazie.]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Ruggeri]]></category>
		<category><![CDATA[Marika]]></category>
		<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[sentimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Certe Donne -Enrico Ruggeri- Certe donne è meglio immaginarsele che confrontarle con le contingenze. Certe donne è meglio non conoscerle, oppure assaporarne le partenze. Non così tu, che non accampi mai pretese, tu che quando dai non badi a spese, tu, che riesci a ridere e aspettare, tu, che riesci a farmi chiaccherare quando dovrei [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/I2njJBhyXZE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p><span id="more-2145"></span><strong>Certe Donne</strong><br />
<em>-Enrico Ruggeri-</em></p>
<div>Certe donne è meglio immaginarsele</div>
<div id="_mcePaste">che confrontarle con le contingenze.</div>
<div id="_mcePaste">Certe donne è meglio non conoscerle,</div>
<div id="_mcePaste">oppure assaporarne le partenze.</div>
<div id="_mcePaste">Non così tu, che non accampi mai pretese,</div>
<div id="_mcePaste">tu che quando dai non badi a spese,</div>
<div id="_mcePaste">tu, che riesci a ridere e aspettare,</div>
<div id="_mcePaste">tu, che riesci a farmi chiaccherare quando dovrei stare male.</div>
<div id="_mcePaste">Certe donne è meglio conquistarsele</div>
<div id="_mcePaste">per raccontare tutto ai propri amici,</div>
<div id="_mcePaste">o riuscire poi a liberarsene</div>
<div id="_mcePaste">fino a sradicarne le radici.</div>
<div id="_mcePaste">Non così tu che non ti metti a protestare,</div>
<div id="_mcePaste">tu che non sai &#8220;farti consolare&#8221;,</div>
<div id="_mcePaste">tu che ancora sai cos&#8217;è il perdono,</div>
<div id="_mcePaste">tu, che lo consideri un bel dono</div>
<div id="_mcePaste">da portare qui al tuo uomo.</div>
<div id="_mcePaste">E a te che non fai guerre qui in quest&#8217;epoca nervosa,</div>
<div id="_mcePaste">io voglio regalare questo ramo di mimosa.</div>
<div id="_mcePaste">Lascia che continuino a parlare,</div>
<div id="_mcePaste">questo mondo così uguale non meriterebbe te.</div>
<div id="_mcePaste">Non cambiar la regola, se regola già c&#8217;è.</div>
<div id="_mcePaste">Certe donne è meglio averle subito</div>
<div id="_mcePaste">e poi dimenticarle molto in fretta.</div>
<div id="_mcePaste">Con certe donne è meglio essere lucido</div>
<div id="_mcePaste">per non bruciare come sigaretta.</div>
<div id="_mcePaste">Ma non con te che non hai mai aperto il fuoco,</div>
<div id="_mcePaste">tu, che chiedi sempre molto poco,</div>
<div id="_mcePaste">Non con te, che non confondi nessun ruolo,</div>
<div id="_mcePaste">tu, che lasci che io prenda il volo</div>
<div id="_mcePaste">ma ci sei se resto solo.</div>
<div id="_mcePaste">E a te, che non fai guerre qui in quest&#8217;epoca feroce,</div>
<div id="_mcePaste">regalo una mimosa e canto con un po’ di voce.</div>
<div id="_mcePaste">Goditi l&#8217;invidia della gente</div>
<div id="_mcePaste">o le parole di un perdente che vorrebbe avere te.</div>
<div id="_mcePaste">Non si cambia regola, se regola già c&#8217;è</div>
<p>Certe donne è meglio immaginarseleche confrontarle con le contingenze.Certe donne è meglio non conoscerle,oppure assaporarne le partenze.<br />
Non così tu, che non accampi mai pretese,tu che quando dai non badi a spese,tu, che riesci a ridere e aspettare,tu, che riesci a farmi chiaccherare quando dovrei stare male.<br />
Certe donne è meglio conquistarseleper raccontare tutto ai propri amici,o riuscire poi a liberarsenefino a sradicarne le radici.<br />
Non così tu che non ti metti a protestare,tu che non sai &#8220;farti consolare&#8221;,tu che ancora sai cos&#8217;è il perdono,tu, che lo consideri un bel donoda portare qui al tuo uomo.<br />
E a te che non fai guerre qui in quest&#8217;epoca nervosa,io voglio regalare questo ramo di mimosa.Lascia che continuino a parlare,questo mondo così uguale non meriterebbe te.Non cambiar la regola, se regola già c&#8217;è.<br />
Certe donne è meglio averle subitoe poi dimenticarle molto in fretta.Con certe donne è meglio essere lucidoper non bruciare come sigaretta.<br />
Ma non con te che non hai mai aperto il fuoco,tu, che chiedi sempre molto poco,Non con te, che non confondi nessun ruolo,tu, che lasci che io prenda il voloma ci sei se resto solo.<br />
E a te, che non fai guerre qui in quest&#8217;epoca feroce,regalo una mimosa e canto con un po’ di voce.Goditi l&#8217;invidia della genteo le parole di un perdente che vorrebbe avere te.Non si cambia regola, se regola già c&#8217;è</p>
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		<title>Storia di un giorno freddo e di stufe a legna e di incontri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 15:44:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Grazie.]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scoutismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[I personaggi son due in questa storia, il cambusiere e il Ragazzino, o forse il Capo e il Ragazzino. Non sono due personaggi a caso, non sono due persone e basta ma sono speciali a loro modo come ognuna delle persone presenti con loro, e non sono due singole persone, ne una coppia di persone [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I personaggi son due in questa storia, il cambusiere e il Ragazzino, o forse il Capo e il Ragazzino.<br />
Non sono due personaggi a caso, non sono due persone e basta ma sono speciali a loro modo come ognuna delle persone presenti con loro, e non sono due singole persone, ne una coppia di persone ma due di un gruppo, sono semplicemente parte di un gruppo, di un mondo, di una grande famiglia. Non si conoscono ne mai forse si frequenteranno.<br />
C&#8217;è freddo fuori e neve, neve ovunque, la casa è riscaldata solo da qualche stufa a legna e dei termosifoni malandati, in casa si gira con la sciarpa, chi per voglia chi per costrizione, chi per moda. I ragazzini sono molti e scatenati, i loro responsabili sono quattro capi e due cambusieri entrambi scout, come tutto il gruppo d&#8217;altronde. Per questo sono tutti qui, è un campo invernale, un campo di lupetti.<br />
L&#8217;entusiasmo è altissimo e le attività, i giochi, i momenti<span id="more-165"></span> di manualità, di preghiera sono moltissimi, ogni momento ha il suo ruolo, ogni istante ha un suo perché, anche le pause libere. I ragazzini corrono, urlano, giocano, ascoltano, fanno silenzio, crescono e tra essi il Ragazzino si guarda intorno con aria vigile, non è uguale a tutti, lui ha qualcosa di speciale, come tutti qui d&#8217;altronde, ma la sua particolarità è quella di essere grande, o di sentirsi grande quantomeno, fisicamente e mentalmente, di sentirsi di dover essere leader, di dover essere qualcosa.<br />
Come ogni ragazzino grande per dimostrare agli altri il suo essere organizza gli scherzi, si mostra forte di fronte ai capi che comincia a vedere come autorità, mostra che lui non piange, che lui vince, mostra che lui sa, e nel frattempo si guarda attorno, come una spugna beve ogni istante, ogni parola ogni reazione, ogni momento.<br />
In cambusa c&#8217;è del frastuono, pentole che sbattono, acqua che scorre, profumo di pancetta, dentro ci sono la cambusiera e il Cambusiere, lui è un capo di qualche altro posto, un amico di Akela pare, insomma ha il fazzolettone diverso dagli altri però anche lui sa come si risponde ai gesti e alle frasi di Akela, insomma con le sue particolarità è uguale a tutti, con la sua voglia di giocare con i ragazzi, la sua allegria, il suo saper essere serio, e il prendere i ragazzi sulle spalle, farli volare giocare, e il suo farsi da parte appena iniziano attività.<br />
Sono molti i momenti di questo campo che ricordo, le attività manuali, con quella pasta di sale e con le palline da decorazione, la camminata sulla neve e il grande gioco svolto, e il vetro della stufa che qualcuno ha&#8230; che si è rotto da solo, e la boccetta di profumo che il Ragazzino portava con se per sentirsi grande spaccata sul pavimento, e lo scalpo sul ghiaccio, e il Cambusiere che cucinava la carbonara sulla stufa a legna, e Akela vestita da Manfred, e Baghera che ripeteva &#8220;ghiande ghiande ghiande. Ghiande ghiande ghiande&#8221; vestito da Scrat, e tutti i lupetti a ripetere &#8220;ghiande ghiande ghiande. Ghiande ghiande ghiande&#8221;, ma c&#8217;è un momento, anzi due che forse più di ogni altro ha contato.</p>
<p>Era poco prima di messa, il Cambusiere sistemava l&#8217;uniforme dopo aver finito di grattare la teglia delle patate, e il Ragazzino faceva un po&#8217; lo sbruffone e un po&#8217; l&#8217;annoiato per la terribile incombenza dell&#8217;incontro con il Signore dicendo cose tipo che a lui non interessava.<br />
In quel momento il Ragazzino passava davanti alla porta della cambusa, davanti al Cambusiere e con aria stupita e un po&#8217; di sfida guardò il Cambusiere e disse &#8220;Ma come?! Tu sei Cattolico?!&#8221;, passò un istante di silenzio poi il Cambusiere guardò il Ragazzino con aria seria ma bonaria, il Ragazzino era ancora lì in attesa di una risposta &#8220;Io sono un Capo scout&#8221; rispose.<br />
Niente altro.<br />
Il Ragazzino ebbe un istante di blocco, poi guardò con occhi stupiti e disse &#8220;si&#8230; è vero&#8230;&#8221;, poi con l&#8217;aria un po&#8217; dispersa e pensante si avviò alla cappelletta.<br />
Un altro istante importante fu alla fine del campetto che di nascosto il Ragazzino che sfidava gli adulti, il ragazzino che voleva mostrarsi forte andò dal Cambusiere, di nascosto, certo, mica poteva farlo davanti a tutti&#8230;. e lo abbracciò dicendo &#8220;Grazie, ci rivedremo vero? Verrai al campo estivo vero? Ti tieni in contatto con Akela&#8221; stava un po&#8217; tremando, gli veniva da piangere, ma non poteva farlo vedere, lui era forte.</p>
<p>E fu così che capii che la mia vocazione era quella  di essere Capo, che avrei camminato per essere un buon capo, il miglior capo che mi fosse possibile essere.<br />
E fu così che decisi il mio futuro.</p>
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