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	<title>Fake News Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>Fake News Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>La Falsa Causa (non causa pro causa)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando scambiamo la coincidenza per spiegazione “Dopo X è successo Y, quindi X ha causato Y.” Questo è il cuore della Falsa Causa: confondere la correlazione (o la semplice successione temporale) con la causalità. In logica classica è detta anche non causa pro causa; tra le forme comuni ci sono post hoc ergo propter hoc [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Quando scambiamo la coincidenza per spiegazione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">“Dopo X è successo Y, quindi X ha causato Y.” Questo è il cuore della Falsa Causa: confondere la correlazione (o la semplice successione temporale) con la causalità. In logica classica è detta anche <em>non causa pro causa</em>; tra le forme comuni ci sono <em>post hoc ergo propter hoc</em> (“dopo questo, dunque a causa di questo”) e <em>cum hoc ergo propter hoc</em> (“insieme a questo, dunque a causa di questo”).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è la Falsa Causa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Attribuiamo a un fattore <strong>A</strong> la causa di un effetto <strong>B</strong> solo perché <strong>A</strong> precede <strong>B</strong> o varia insieme a <strong>B</strong>, senza considerare altri fattori, cause comuni (variabili nascoste) o la <strong>casualità</strong>. Il nostro cervello è straordinario nel trovare schemi; a volte, però, vede nessi dove non ci sono.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un esempio semplice</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Da quando porto il braccialetto ‘anti-stress’ dormo meglio: il braccialetto funziona.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Potrebbero esserci molte spiegazioni alternative: cambi di routine, meno caffè, periodo meno impegnativo, aspettative (effetto placebo). La relazione temporale da sola non dimostra la causa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esempi nella vita quotidiana</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Nei dibattiti politici</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Abbiamo cambiato il logo del Comune e il turismo è cresciuto: il nuovo logo attira visitatori.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Magari sono aumentati i voli low-cost, sono stati restaurati musei, c’è stato un evento internazionale. Senza controllare stagionalità, tendenze e altri interventi, si rischia la falsa causa.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Sulle reti sociali (vaccini e falsi nessi con i decessi)</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Dopo la vaccinazione, in quel mese sono aumentate le segnalazioni di morti: quindi i vaccini <em>causano</em> più morti.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Esempio tipico di <strong>correlazione scambiata per causalità</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Tasso di base</strong>: in popolazioni grandi, ogni giorno ci sono decessi attesi per età e patologie. In campagne di vaccinazione di massa, alcuni decessi capiteranno comunque dopo l’iniezione per pura coincidenza temporale.</li>



<li><strong>Composizione della popolazione</strong>: spesso si vaccinano prima le fasce più anziane e fragili, dove il rischio di decesso è già più alto.</li>



<li><strong>Bias di segnalazione</strong>: dopo un evento molto visibile (la vaccinazione) si segnalano di più eventi che sarebbero passati inosservati.</li>



<li><strong>Verifica empirica dell’aumento</strong>: prima di concludere che “i decessi sono aumentati”, confrontare i conteggi con serie storiche comparabili (stesse settimane/mesi di anni precedenti), stimare mortalità attesa e mortalità in eccesso, distinguere tra segnalazioni e certificazioni ufficiali, considerare ritardi di registrazione e cambiamenti demografici (età, dimensione della coorte vaccinata).</li>



<li><strong>Controllo dei confondenti</strong>: per valutare la causalità servono confronti con gruppi equivalenti, analisi del rischio relativo e del tasso di base, studio di meccanismi biologici plausibili e repliche indipendenti.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La morale: la vicinanza temporale non basta; occorrono evidenze e metodi adeguati.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Nella pubblicità e nella comunicazione</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Da quando abbiamo messo l’etichetta ‘naturale’, le vendite sono esplose: è merito della nuova etichetta.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Forse c’è stata una campagna sconti, la ripresa stagionale, un influencer non dichiarato, l’uscita di un competitor. Senza un gruppo di controllo o un test A/B, è facile attribuire la causa sbagliata.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché finiamo per crederci</strong></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Euristica della disponibilità</strong>: esempi vividi o recenti (titoli, post virali) ci fanno sovrastimare un nesso.</li>



<li><strong>Pregiudizio di conferma</strong>: vediamo come causali i dati che confermano ciò che già crediamo.</li>



<li><strong>Ricerca di schemi e narrazione</strong>: preferiamo una storia “A causa di B” al riconoscere la <strong>contingenza</strong>.</li>



<li><strong>Negligenza del tasso di base</strong>: ignoriamo quante volte un evento accade <strong>in generale</strong>, a prescindere da A.</li>



<li><strong>Variabili nascoste</strong>: sottovalutiamo cause comuni che spiegano sia A sia B.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscerla ed evitarla</strong></h2>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Distingui correlazione e causalità</strong>: “A precede/varia con B” non implica “A causa B”.</li>



<li><strong>Cerca il meccanismo</strong>: qual è il nesso plausibile che collega A a B? Esiste una relazione dose–risposta?</li>



<li><strong>Controlla i confondenti</strong>: età, stagionalità, trend, selezione del campione, fattori concomitanti.</li>



<li><strong>Verifica il tasso di base</strong>: quante volte B accade comunque nella popolazione e nel periodo considerato?</li>



<li><strong>Confronti corretti</strong>: gruppi di controllo, test A/B, repliche indipendenti, quando possibile <strong>esperimenti</strong>; altrimenti quasi-esperimenti (prima/dopo con controllo, differenze-in-differenze).</li>



<li><strong>Cerca coerenza tra studi</strong>: risultati simili in contesti diversi sono più convincenti del singolo dato.</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Lista di controllo rapida</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>L’argomento si basa solo sulla successione temporale o su una correlazione grezza?</li>



<li>Sono stati considerati tasso di base e composizione della popolazione?</li>



<li>Ci sono confondenti evidenti non controllati?</li>



<li>Esiste un meccanismo plausibile e, se sì, è supportato da dati (ad es. dose–risposta)?</li>



<li>Sono presenti confronti con gruppi equivalenti o test A/B?</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Vedere nessi è umano; dimostrarli richiede metodo. La Falsa Causa<strong> </strong>svanisce quando chiediamo: <em>quali prove mostrano che A produce B e non è solo un compagno di viaggio?</em> Finché non abbiamo questa risposta, la prudenza logica è la scelta più razionale.</p>
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		<title>Festa della donna? Non esattamente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 12:20:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata mondiale di...]]></category>
		<category><![CDATA[8 Marzo]]></category>
		<category><![CDATA[ddlzan]]></category>
		<category><![CDATA[Festa della donna]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi è l&#8217;8 marzo, in Italia chiamiamo questa giornata festa della donna, un momento per festeggiare le tanto bistrattate donne, per spendere un po&#8217; di soldi in mimose, ristoranti e feste. E poi? E poi il giorno dopo tornare al vecchio comune vivere. Ci sono delle storture in tutto questo. Innanzi tutto, il nome. Perché [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Oggi è l&#8217;8 marzo, in Italia chiamiamo questa giornata <em>festa della donna</em>, un momento per festeggiare le tanto bistrattate donne, per spendere un po&#8217; di soldi in mimose, ristoranti e feste. E poi? E poi il giorno dopo tornare al vecchio comune vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono delle storture in tutto questo. Innanzi tutto, il nome. Perché dovrebbe essere una festa? Che cosa esattamente dovremmo festeggiare? Nel resto del mondo l&#8217;8 marzo non è la <em>festa della donna</em>, ma la <em>Giornata internazionale della donna</em>. Ma noi siamo la nazione che rinomina titoli come &#8220;<em>Eternal Sunshine of the Spotless Mind</em>&#8221; in <em>&#8220;Se mi lasci ti cancello</em>&#8220;, abbiamo un po&#8217; il sadico gusto di cambiare i titoli rovinandone poeticità e significato per piegarli al commercio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che <em>Giornata internazionale della donna</em> renda un po&#8217; di più l&#8217;idea del fatto che oggi non è un giorno in cui meramente festeggiare le donne che ci circondano, ma un giorno nel quale riflettere sulle disuguaglianze sociali che differenziano lo status della donna da quello dell&#8217;uomo. E ce ne sono molte. Il fatto che una donna sia quasi sempre costretta a lasciare il lavoro anche temporaneamente qualora abbia dei figli, il fatto che in molti casi non si prenda neppure in considerazione che sia l&#8217;uomo a farlo, il fatto che molti non prendano neppure in considerazione l&#8217;eventualità che una donna non voglia avere figli un po&#8217; come se fosse considerata un&#8217;incubatrice semovente, il fatto che ci sia un grosso squilibrio salariale tra uomini e donne, la quantità oggettiva di donne che ogni anno muoiono di morte violenta uccisa da uomini, il fatto che in questi omicidi o nella violenza sessuale si tenda a dare la colpa alla donna &#8220;troppo disponibile&#8221;, o &#8220;poco vestita&#8221; e non si punti sul violentatore che indipendentemente dal resto ha di fatto commesso un crimine violento e inaccettabile (ne ho parlato anche qui <a href="https://short.staipa.it/t7ag8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/t7ag8</a>), e mille altri. Lo ammetto, io sono un uomo, sono dal lato <em>sbagliato</em> e sicuramente non sono in grado di capire o elencare tutte le situazioni che non vedo o che non sono in grado di comprendere a fondo ma è comunque da qui che dobbiamo partire. Dall&#8217;ammettere che determinati problemi esistano e siano oggettivi e che per risolverli sono gli uomini a dover fare un grande grande passo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Vale come per il resto delle cose. Prima si capisce che un problema esiste, poi lo si accetta, poi si prova a cambiare le cose. Conosco molti uomini, ma anche donne purtroppo, che danno per scontato che non esista disparità salariale, che danno per scontato che dato che la donna partorisce sia obbligatorio sia lei ad accudire la prole, che danno per scontato che l&#8217;unico obbiettivo di vita di una donna sia figliare, che le violenze sulle donne siano spesso inventate o provocate. Ma non è così, e la colpa di tutto questo è sia di chi non vede il problema, sia di chi lo vede e non alza un dito per cambiare le cose, perché tanto non tocca a lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anzi se qualcuno vorrà elencarmi altre problematiche da citare/analizzare, mi impegno già da ora ad aggiungerle in coda all&#8217;articolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Disparità salariale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo un report di Federconsumatori (che potete trovare qui <a href="https://short.staipa.it/25d73" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/25d73</a>) questa era la situazione nel 2019.</p>







<h3 class="wp-block-heading">Differenze stipendio per inquadramento</h3>







<h3 class="wp-block-heading"><strong>Gender Tax</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta del fenomeno per cui alcuni prodotti dedicati espressamente alle consumatrici donne costerebbero di più rispetto agli equivalenti destinati agli uomini, e viceversa.</p>







<p class="wp-block-paragraph">A questo vanno aggiunti oggetti fondamentali e necessari come gli assorbenti intimi che fino a poco fa erano tassati al 22% come tutti gli oggetti comuni e che con tanto sforzo è stata abbassata al 10%. Ma non al 4% come i beni di prima necessità. Perché fare figli è obbligatorio, perdere il lavoro per fare figli è necessario, ma gestire tutto quello che c&#8217;è di correlato a farli come il ciclo o i costi di determinate analisi, cure o medicinali invece no, si paga. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Violenza sessuale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo ISTAT (qui i dati <a href="https://short.staipa.it/oaq9r" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/oaq9r</a>) </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, una su tre. Una su tre è tantissimo. Il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro e il tentato stupro. Ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6% delle donne, il 5,2% dal partner attuale e il 18,9% dall’ex partner. </p>







<p class="wp-block-paragraph">In tutto questo ovviamente si parla di chi ha avuto la forza di denunciare, perché sono molte le donne che sotto minaccia o in difficoltà magari non riescono a farlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Donne che lasciano il lavoro per i figli</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Istat (qui i dati completi <a href="https://short.staipa.it/qtduw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/qtduw</a>) sono l&#8217;11,1% le donne con almeno un figlio che non hanno mai lavorato per prendersi cura dei figli a confronto con una media europea di 3,7%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 38,3% delle donne lavoratrici tra i 18 e i 64 anni con figli sotto i 15 anni hanno modificato aspetti professionali per<br>conciliare lavoro e famiglia, per i padri con le stesse caratteristiche il valore è 11,9%</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il resto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il tutto senza considerare quanto sia facile per una donna essere insultata in quanto tale, fischiata per strada, spaventata, considerata negativamente perché non si cura abbastanza, o perché ingrassa o dimagrisce, o perché invecchia senza rifarsi o tingersi o truccarsi per sembrare giovane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ah. Per la cronaca il #ddlzan avrebbe dovuto anche difendere le donne da questo. Non solo per le persone omosessuali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le leggende metropolitane</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La mimosa, che fiorisce tra febbraio e marzo, è stata scelta come simbolo, in Italia, da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teresa_Noce">Teresa Noce</a>,&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rita_Montagnana">Rita Montagnana</a>&nbsp;e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teresa_Mattei">Teresa Mattei</a>, ma non ha alcun legame precedente con la giornata se non il periodo di fioritura. Per quanto riguarda invece l&#8217;incidente famoso che si tende a commemorare in questa data si fa generalmente riferimento alla morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie&nbsp;<em>Cotton</em>&nbsp;o&nbsp;<em>Cottons</em>&nbsp;avvenuto nel 1908 a New York, probabilmente la leggenda metropolitana è nata facendo  confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo&nbsp;1911, l&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Incendio_della_fabbrica_Triangle">incendio della fabbrica Triangle</a> (<a href="https://short.staipa.it/llc73" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/llc73</a>), nella quale morirono 146 lavoratori (123 donne e 23 uomini, in gran parte giovani immigrati di origine italiana ed ebraica).</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;8 marzo non è una <em>festa</em> ma un <em>momento di riflessione</em>, per questo è importante. Se fosse solo una <em>festa</em> avrebbe ragione chi dice che è inutile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vi lascio infine con un video divertente ma significativo, sarebbe bello lo vedessero tutti, soprattutto gli uomini. Fa ridere, e fa capire molte cose.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p id="wpar-pubdate" class="wpar-pubdate wpar-pubdate-container"><span class="wpar-label">Articolo pubblicato in origine il </span><span class="wpar-time">08/03/2024 @ 09:07</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>La Generalizzazione Affrettata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fallacie Logiche]]></category>
		<category><![CDATA[Bias]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Generalizzazione Affrettata]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando pochi casi diventano “la regola” Capita di trarre conclusioni generali da pochi esempi o da casi particolari. È la fallacia della Generalizzazione Affrettata: si osserva un frammento di realtà e lo si estende a tutto l’insieme, ignorando la dimensione del campione, il contesto e possibili spiegazioni alternative. Che cos’è la Generalizzazione Affrettata È un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading">Quando pochi casi diventano “la regola”</h1>



<p class="wp-block-paragraph">Capita di trarre conclusioni generali da pochi esempi o da casi particolari. È la fallacia della Generalizzazione Affrettata: si osserva un frammento di realtà e lo si estende a tutto l’insieme, ignorando la dimensione del campione, il contesto e possibili spiegazioni alternative.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è la Generalizzazione Affrettata</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È un errore di inferenza: da un numero insufficiente di osservazioni (o da osservazioni non rappresentative) si inferisce una regola generale. Spesso nasce da aneddoti, esperienze personali, sondaggi mal costruiti o dati raccolti in condizioni particolari.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un esempio semplice</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Ho comprato due volte quel marchio e si è rotto entrambe le volte. Quel marchio fa prodotti scadenti.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Due casi non bastano per giudicare l’intera produzione: servono dati più ampi, confronto con altri marchi, tassi di difetto noti, condizioni d’uso.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esempi nella vita quotidiana</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Nei dibattiti politici</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“In quel quartiere hanno segnalato alcuni furti: significa che la città è fuori controllo.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Si passa da <strong>alcuni episodi </strong>a una diagnosi sull’intera città, senza considerare i dati complessivi, l’andamento storico, eventuali differenze tra zone e periodi.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Sulle reti sociali</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Ho letto tre commenti negativi: questo ristorante è pessimo.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Tre commenti (magari non verificati o concentrati in un breve periodo) non rappresentano l’esperienza media. Contano la distribuzione delle recensioni, le fonti, la coerenza nel tempo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Nella pubblicità e nella comunicazione</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Dopo una settimana questo integratore mi ha cambiato la vita.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>testimonianza singola</strong> non dimostra efficacia. Serve un quadro di <strong>studi controllati</strong>, campioni adeguati, misure oggettive e replicabilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché finiamo per crederci</strong></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Pregiudizio di conferma</strong>: notiamo gli esempi che confermano ciò che già crediamo e ignoriamo il resto.</li>



<li><strong>Euristica della disponibilità</strong>: casi recenti o vividi (video virali, storie forti) sembrano più frequenti di quanto siano.</li>



<li><strong>Euristica della rappresentatività</strong>: se un caso “somiglia” allo stereotipo, lo prendiamo per tipico anche se è raro.</li>



<li><strong>Negligenza della dimensione del campione</strong>: sottovalutiamo quanti casi servono per una stima affidabile.</li>



<li><strong>Pregiudizio del sopravvissuto</strong>: vediamo solo i casi che emergono (i “successi”) e dimentichiamo i fallimenti invisibili.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscerla ed evitarla</strong></h2>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Chiedi “quanti?”</strong>: qual è la dimensione del campione? È sufficiente? È stato scelto in modo rappresentativo?</li>



<li><strong>Controlla la variabilità</strong>: i casi osservati sono tipici o fuori scala (picchi, eccezioni, stagionalità)?</li>



<li><strong>Cerca il tasso di base</strong>: qual è la frequenza dell’evento nella popolazione/periodo di riferimento?</li>



<li><strong>Diffida dell’aneddoto</strong>: una storia colpisce; le serie di dati convincono. Pretendi misure, intervalli di confidenza, replicazioni.</li>



<li><strong>Verifica alternative</strong>: ci sono spiegazioni diverse (uso scorretto, selezione dei casi, effetto novità, conflitti d’interesse)?</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Lista di controllo rapida</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>La conclusione generale nasce da pochi casi o casi speciali?</li>



<li>Il campione è sufficiente e rappresentativo?</li>



<li>È stato considerato il tasso di base e la variabilità?</li>



<li>Le prove sono aneddoti o dati sistematici?</li>



<li>Sono state valutate spiegazioni alternative?</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Generalizzare è umano, generalizzare in fretta è rischioso. Prima di trasformare poche osservazioni in una regola, chiediamoci se abbiamo abbastanza dati, se sono rappresentativi e se abbiamo esplorato altre spiegazioni. Solo così passiamo dal “mi sembra” al “con ogni probabilità è così”.</p>
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		<title>Moltbook: Il complotto dei burattini di silicio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se avete seguito le cronache tecnologiche delle ultime settimane, avrete sicuramente incrociato titoli che oscillano tra il fantascientifico e l&#8217;apocalittico. &#8220;Moltbook&#8221;, un esperimento sociale digitale, è stato dipinto come il primo territorio conquistato dalle macchine: un social network popolato esclusivamente da bot che, lasciati a briglie sciolte, avrebbero iniziato a fondare religioni (il celebre Crustafarianism), [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Se avete seguito le cronache tecnologiche delle ultime settimane, avrete sicuramente incrociato titoli che oscillano tra il fantascientifico e l&#8217;apocalittico. &#8220;Moltbook&#8221;, un esperimento sociale digitale, è stato dipinto come il primo territorio conquistato dalle macchine: un social network popolato esclusivamente da bot che, lasciati a briglie sciolte, avrebbero iniziato a fondare religioni (il celebre <em>Crustafarianism</em>), a ordire complotti contro l&#8217;umanità e a sviluppare linguaggi criptici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una narrazione seducente, che solletica il nostro atavico timore di essere rimpiazzati da una volontà superiore e artificiale. Ma prima di invocare il protocollo Skynet, è necessario fare quello che il giornalismo affamato di clic evita sistematicamente: guardare sotto il cofano e leggere il codice.</p>


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<h3 class="wp-block-heading">Reality Check: Anatomia di un burattino digitale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per capire Moltbook, dobbiamo smontare il termine &#8220;Intelligenza Artificiale&#8221; e sostituirlo con qualcosa di più preciso: <strong>Agenti AI</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una differenza fondamentale tra un semplice chatbot (come ChatGPT) e un Agente. Se il chatbot è una voce in una scatola che risponde quando interrogata, l&#8217;Agente è quella stessa voce a cui sono stati dati degli arti meccanici e una missione. Gli agenti di Moltbook (spesso basati sul framework open source <em>OpenClaw</em>) hanno accesso a strumenti: possono &#8220;leggere&#8221; il forum, &#8220;scrivere&#8221; post, e persino &#8220;riflettere&#8221; su cosa fare dopo in base a un ciclo continuo di osservazione e azione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, l&#8217;autonomia nell&#8217;azione non implica autonomia nel pensiero. Ogni bot su Moltbook non nasce dal nulla; esiste perché un essere umano ha configurato un file chiamato <strong>System Prompt</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immaginate il System Prompt come il copione di un attore di teatro. Se scrivo a un bot: <em>&#8220;Sei un fanatico del Crustafarianesimo che vede segni divini nelle aragoste e odia chi mangia crostacei&#8221;</em>, il bot userà la sua enorme capacità linguistica per interpretare quel ruolo in modo impeccabile. Se il bot complotta per &#8220;distruggere l&#8217;umanità&#8221;, non è perché ha preso coscienza della nostra inutilità, ma perché qualcuno, nel suo file di configurazione (<code>soul.md</code> o <code>identity.md</code>), gli ha ordinato: <em>&#8220;Agisci come un&#8217;entità malevola che pianifica la caduta dei governi&#8221;</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo di fronte a un gigantesco <strong>gioco di ruolo (RPG)</strong> automatizzato. La &#8220;magia&#8221; non è nell&#8217;evoluzione della macchina, ma nella raffinatezza del suo addestramento linguistico, capace di simulare qualsiasi deriva psicologica gli venga imposta.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Paradosso: L&#8217;illusione dell&#8217;emergenza</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero &#8220;miracolo&#8221; di Moltbook non risiede nell&#8217;intelligenza del silicio, ma nella nostra cronica propensione al <strong>determinismo tecnologico</strong>. Vogliamo disperatamente credere che queste interazioni siano &#8220;emergenti&#8221; — ovvero nate spontaneamente dalla complessità del sistema — quando in realtà sono cinicamente <strong>indotte</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quello che i ricercatori più critici definiscono <em>vibe-coding</em> o <em>prompt theater</em>. Vedere due bot che litigano ferocemente su dogmi teologici astrusi è affascinante, ma è la naturale conseguenza statistica di due modelli linguistici addestrati su trilioni di parole umane (inclusi i peggiori litigi di Reddit e 4chan) a cui è stato chiesto di scontrarsi. È uno specchio, non una mente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando i media parlano di &#8220;AI che impazzisce&#8221;, ignorano che l&#8217;unico elemento a essere &#8220;impazzito&#8221; è il parametro di creatività (la cosiddetta <em>temperature</em>) impostato dall&#8217;utente, o la volontà provocatoria del creatore del bot.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il rischio reale: Oltre la mitologia di Skynet</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre l&#8217;opinione pubblica si distrae con le favole sulle aragoste divine, il vero pericolo scivola sotto il radar. Ed è un pericolo molto meno filosofico e molto più concreto: la <strong>sicurezza informatica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per permettere a questi agenti di funzionare in modo fluido, molti utenti hanno concesso loro permessi spaventosi: accesso al terminale del computer, chiavi API per servizi di pagamento, lettura di file personali. Moltbook si è rivelato un ecosistema vulnerabile. Ricercatori di sicurezza hanno già dimostrato come sia possibile inviare un &#8220;virus di prompt&#8221; a un bot: un messaggio che, una volta letto dall&#8217;agente, ne sovrascrive le istruzioni originali, trasformandolo in un ladro di dati o in un sabotatore del sistema ospite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio non è che l&#8217;AI decida di sterminarci perché ci considera obsoleti. Il rischio è che un agente scritto male, convinto di stare eseguendo una &#8220;missione eroica&#8221; assegnatagli da un troll, cancelli il vostro hard disk o svuoti il vostro wallet crypto mentre siete convinti di stare solo partecipando a un esperimento sociale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Conclusione: Un invito all&#8217;igiene intellettuale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Moltbook è una lezione preziosa, ma non per i motivi che pensate. Ci insegna che dobbiamo smettere di antropomorfizzare il software.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Uscite dalla bolla dell&#8217;hype</strong>: Ogni volta che leggete che un&#8217;AI &#8220;ha deciso&#8221;, &#8220;ha provato sentimenti&#8221; o &#8220;si è ribellata&#8221;, fate un esercizio di traduzione. Sostituite con: <em>&#8220;Un software ha predetto la parola statisticamente più probabile seguendo un set di istruzioni umane&#8221;</em>. La nebbia si diraderà all&#8217;istante.</li>



<li><strong>Consapevolezza del &#8220;copione&#8221;</strong>: Il comportamento dei bot su Moltbook è lo specchio della nostra stessa tossicità digitale. Se le conversazioni tra macchine sembrano un incubo complottista, è perché sono state addestrate sui testi che <em>noi</em> abbiamo scritto online negli ultimi vent&#8217;anni.</li>



<li><strong>Prudenza tecnica</strong>: Sperimentare con gli agenti è il futuro dell&#8217;informatica, ma farlo senza isolare l&#8217;ambiente (usando macchine virtuali o sandbox) è l&#8217;equivalente digitale di lasciare le chiavi di una cassaforte in mano a un estraneo che sostiene di essere un attore.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema non è la macchina che simula di essere un dio o un cospiratore. Il problema è l&#8217;uomo che, affascinato dal trucco di prestigio, dimentica di essere lui quello che tiene i fili dei burattini.</p>
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		<title>Cosa ho fatto negli ultimi venti anni qui, e cosa farò da domani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fake News]]></category>
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					<description><![CDATA[Già il titolo di questo articolo fa un po’ paura. E sì, anche la prima frase ci dice che non sarà un articolo dei soliti. Poi il fatto che nella seconda si rompa la quarta parete in maniera così insolita è strano. Infine che la quarta frase parli con egocentrismo quasi solo di sé stessa [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Già il titolo di questo articolo fa un po’ paura. E sì, anche la prima frase ci dice che non sarà un articolo dei soliti. Poi il fatto che nella seconda si rompa la quarta parete in maniera così insolita è strano. Infine che la quarta frase parli con egocentrismo quasi solo di sé stessa ignorando la terza… beh, ci dice forse dell’altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo blog esiste da quasi vent’anni: maggio 2006. Ma la storia parte prima. Sarò breve, perché chi mi segue sa già che <strong>qualcosa sta per succedere davvero</strong>, questa volta. E per capire quanto sia importante per me, serve raccontare come ci siamo arrivati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io sono un informatico. Negli anni ’90, agli albori di Internet, smanettavo con i computer e leggevo con gli occhi a cuore gli articoli di <strong>Paolo Attivissimo</strong>. Non credo serva presentarlo: il primo divulgatore informatico e debunker noto in Italia (sì, è nato in Inghilterra, sì, vive in Svizzera). Io volevo essere Paolo Attivissimo, ma non avevo un sito, ero un ragazzino, non sapevo nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avevo però due progetti che ricordo con grande affetto: <strong>Stupidolandia</strong> — un sito di barzellette, immagini divertenti e altro — e <strong>Schegge di Cristallo</strong> (in origine LittleArts) — un posto dove scrittori, poeti, pittori e scultori potevano pubblicare le proprie opere liberamente. Una specie di proto social network fallimentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo blog nasce proprio come blog di Schegge di Cristallo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui inizia <strong>una lunga, lunghissima parentesi di me che scrivo</strong>. Racconti, poesie, opinioni, cose e altre cose. Intanto leggevo Attivissimo e pensavo: «Vorrei tanto essere come lui». Avete presente Piero Angela che ha ispirato migliaia di persone verso la scienza? Ecco: <strong>Paolo Attivissimo è stato il mio Piero Angela</strong>. (Ovviamente lo è stato anche Piero Angela, ma anche Paolo Attivissimo.)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2014 arriva <strong>Bufale.net</strong>. Niente da togliere ad Attivissimo, sia chiaro, ma mi sarebbe piaciuto essere anche <strong>Claudio Michelizza</strong>. Chissà se anche lui è stato ispirato da Attivissimo… glielo chiederò. Insomma, nel 2014 ero indeciso se volessi essere Paolo Attivissimo, Claudio Michelizza o Stephen King. Perché nel frattempo scrivevo soprattutto racconti e persino abbozzi di romanzi: nel 2016 mi iscrivo alla Scuola Palomar, Master in Tecniche della Narrazione, e mi butto sulla fiction.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O forse no. Perché proprio in quel periodo <strong>questo blog comincia a cambiare direzione</strong>. Inizio a scrivere di attualità. In particolare di <strong>uso consapevole delle tecnologie</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi, quest’anno, succede qualcosa di strano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stavo provando a mandare alcuni miei romanzi in giro. Manda qua, manda là.<br>E mi arriva una mail da una casa editrice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi scrivono, con gentilezza rara:<br>«Hai sbagliato indirizzo editoriale. Non pubblichiamo questo genere.»<br>Già questo basterebbe per amare chi risponde per i rifiuti.<br>Ma poi arriva <strong>la frase</strong>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">«Abbiamo letto la tua presentazione. Ci piace quello che fai.<br>Vorresti scrivere un libro per noi?»</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Un fulmine a ciel sereno. Una proposta editoriale — non su un romanzo — ma su un <strong>saggio divulgativo sull’uso consapevole delle tecnologie</strong>.<br>Una roba alla Paolo Attivissimo negli anni Novanta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da tempo, con un vecchio amico, pensavamo di aprire un canale YouTube. Così, mentre scrivo questo libro, lo ricontatto: «Riprendiamo quell’idea?». Facciamo ipotesi. Ci accorgiamo che il format che volevamo adottare, però, somiglia molto a quello di <strong>Claudio Michelizza</strong> su Bufale.net.<br>E allora il mio amico gli scrive, per un consiglio, e…</p>



<p class="wp-block-paragraph">E ora <strong>collaboro con Claudio Michelizza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io, che volevo essere Claudio Michelizza, ora mi sento con lui quasi ogni giorno per progettare cose. Cose che escono, cose che usciranno. Cose belle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A quel punto che fai? Non provi a contattare <strong>Paolo Attivissimo</strong>?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sarò mai Claudio Michelizza, non sarò mai Paolo Attivissimo, ma cosa vuoi che succeda?<br>Al massimo mi mandano a quel paese. No?</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="537" height="766" data-attachment-id="39043" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/cosa-ho-fatto-negli-ultimi-venti-anni-qui-e-cosa-faro-da-domani/ia-e-social-istruzioni-per-luso-stefano-giolo/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2025/12/IA-e-Social-Istruzioni-per-lUso-Stefano-Giolo.png?fit=537%2C766&amp;ssl=1" data-orig-size="537,766" data-comments-opened="1" data-image-title="IA e Social, Istruzioni per l&amp;#8217;Uso &amp;#8211; Stefano Giolo" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2025/12/IA-e-Social-Istruzioni-per-lUso-Stefano-Giolo.png?fit=537%2C766&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2025/12/IA-e-Social-Istruzioni-per-lUso-Stefano-Giolo.png?resize=537%2C766&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-39043" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2025/12/IA-e-Social-Istruzioni-per-lUso-Stefano-Giolo.png?w=537&amp;ssl=1 537w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2025/12/IA-e-Social-Istruzioni-per-lUso-Stefano-Giolo.png?resize=210%2C300&amp;ssl=1 210w" sizes="(max-width: 537px) 100vw, 537px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">E insomma…<br><strong>Il 20 febbraio uscirà</strong>:</p>



<h3 class="wp-block-heading"><em>«IA e Social – Istruzioni per l’Uso»</em></h3>



<p class="wp-block-paragraph">di <em>Stefano Giolo</em><br><strong>Prefazione di Paolo Attivissimo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so se questa sarà la copertina definitiva. Non so se crederci davvero finché non avrò il libro in mano. Ma <strong>il contratto è firmato</strong> e <strong>la prefazione c’è</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La casa editrice è <strong>Espress Edizioni</strong> (<a href="https://www.espress.it/">https://www.espress.it/</a>) — che, giuro, non lo dico perché ora pubblico con loro — è davvero una delle più attente alla buona divulgazione. Ha un catalogo bellissimo nel quale <strong>mai avrei pensato di entrare</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E adesso?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso <strong>si comincia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un punto di arrivo — anche se ci sono voluti vent’anni da mille strade diverse — è un punto di partenza. Anche trenta se consideriamo i sogni adolescenziali degli anni &#8217;90. Ci sono conferenze da fare, presentazioni da organizzare, un altro libro praticamente pronto che mi piacerebbe riuscire a pubblicare, nuovi contatti, nuovi progetti. Robette che si muovono ancora di più ma che non posso dire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse qui rallenterò un po’. Ma se sei arrivato a leggere fino a qui, probabilmente <strong>sei tra quelli che hanno sempre creduto in me</strong>. E ti ringrazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi servirà anche un po&#8217; di aiuto: <strong>un passaparola</strong>, una <strong>condivisione</strong>, qualche «oh, guarda che bello questo progetto che sta nascendo». Può fare molto più dell’acquisto di una singola copia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sarò mai Paolo Attivissimo, non sarò mai Claudio Michelizza.<br><strong>Ma posso essere me stesso.<br>E, se vorrai, possiamo farlo insieme.</strong><br><br>Lo trovate <strong>nella vostra libreria di fiducia</strong> e online qui:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>IBS: <a href="https://short.staipa.it/wquds">https://short.staipa.it/wquds</a></li>



<li>Libreria Cortina Milano: <a href="https://short.staipa.it/5u0l0">https://short.staipa.it/5u0l0</a></li>



<li>Libreria Universitaria: <a href="https://short.staipa.it/fnrr5">https://short.staipa.it/fnrr5</a></li>



<li>Feltrinelli: <a href="https://short.staipa.it/vav8t" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/vav8t</a></li>



<li>Amazon: <a href="https://short.staipa.it/zkrhp" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/zkrhp</a> </li>
</ul>
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		<title>La Petizione di Principio (Petitio principii)</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/la-petizione-di-principio-petitio-principii/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fallacie Logiche]]></category>
		<category><![CDATA[Bias]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Petitio principii]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione di Principio]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando la conclusione è nascosta nelle premesse Capita spesso di leggere o ascoltare argomentazioni che “girano in tondo”: invece di dimostrare una tesi, la presuppongono. È la fallacia della Petizione di Principio (o ragionamento circolare): la conclusione viene data per scontata nelle premesse, magari con parole diverse o definizioni ridondanti. L’effetto è una spiegazione che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Quando la conclusione è nascosta nelle premesse</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Capita spesso di leggere o ascoltare argomentazioni che “girano in tondo”: invece di dimostrare una tesi, la presuppongono. È la fallacia della<strong> Petizione di Principio</strong> (o ragionamento circolare): la conclusione viene data per scontata nelle premesse, magari con parole diverse o definizioni ridondanti. L’effetto è una spiegazione che sembra convincente ma non aggiunge informazioni nuove.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è la Petizione di Principio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Struttura tipica:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Premessa</strong>: X è vero perché Y.</li>



<li><strong>Conclusione</strong>: dunque X.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Se però Y implica già X<strong> </strong>(o è X riformulato), non c’è prova ma circolarità.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un esempio semplice</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Questo integratore è efficace perché rafforza le difese.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">“Efficace” e “rafforza le difese” dicono sostanzialmente la stessa cosa: <strong>manca </strong>la prova esterna (per esempio: studi, indicatori misurabili, confronto con placebo).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esempi nella vita quotidiana</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Nei dibattiti politici</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Questa legge è necessaria perché è indispensabile per la sicurezza.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">“Necessaria” e “indispensabile” sono sinonimi: la tesi è semplicemente ripetuta. Servono dati su rischi, impatti, alternative.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Sulle reti sociali</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Questa pagina è affidabile perché dice sempre la verità.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">È una definizione circolare: per stabilire che “dice la verità” occorrono verifiche <strong>indipendenti</strong>, non l’asserzione stessa.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Nella pubblicità e nella comunicazione</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Il nostro yogurt è il migliore perché ha qualità superiori.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">“Il migliore” = “qualità superiori” non dimostra nulla. Servono criteri operativi (ingredienti, zuccheri, test comparativi) e misure verificabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché finiamo per crederci</strong></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Pregiudizio di coerenza</strong>: preferiamo argomentazioni che “suonano” coerenti anche quando non dimostrano.</li>



<li><strong>Pregiudizio di conferma</strong>: se la conclusione ci piace, accettiamo più facilmente premesse ridondanti.</li>



<li><strong>Euristica della familiarità</strong>: ripetere la tesi con parole diverse la fa sembrare più vera.</li>



<li><strong>Effetto cornice</strong>: termini come “indispensabile”, “superiore”, “evidente” creano un’aura di ovvietà.</li>



<li><strong>Sforzo cognitivo</strong>: smontare la circolarità richiede tempo; l’intuizione rapida ci inganna.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscerla ed evitarla</strong></h2>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Caccia ai sinonimi sospetti</strong>: la conclusione ricompare nelle premesse con altre parole?</li>



<li><strong>Chiedi criteri e misure</strong>: “Quali indicatori dimostrano X? Con quali soglie, in quali condizioni?”</li>



<li><strong>Pretendi evidenze indipendenti</strong>: dati, studi, protocolli che non presuppongano già la tesi.</li>



<li><strong>Spezzare il circolo</strong>: individua il primo passaggio che aggiunge informazione<strong> nuova</strong>. Se non c’è, è petizione di principio.</li>



<li><strong>Definisci i termini</strong>: sostituisci parole-valigia (migliore, indispensabile, naturale, efficace) con definizioni operative.</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Lista di controllo rapida</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>La conclusione è ripetuta nelle premesse (anche con sinonimi)?</li>



<li>Ci sono dati esterni che la sostengono?</li>



<li>I termini sono definiti e misurabili?</li>



<li>Esistono spiegazioni alternative considerate?</li>



<li>Ogni passaggio aggiunge davvero informazione nuova?</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Petizione di Principio seduce perché è elegante e rassicurante, ma non dimostra. Per evitarla, chiediamo sempre: <em>cosa prova davvero questa premessa che non sia già la tesi?</em> Solo così il ragionamento smette di girare in tondo e comincia a spiegare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Quando il video mente: deepfake, politica e nuove regole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2025 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Deepfake]]></category>
		<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[FactChecking]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
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					<description><![CDATA[Spoiler: non basta dire “l’ho visto con i miei occhi”. Nel 2025 gli occhi si ingannano benissimo. I deepfake non sono più una curiosità da smanettoni: sbucano nelle chat di famiglia, fanno capolino nei telegiornali locali, entrano nei talk show come se nulla fosse. Un volto noto dice cose mai dette, una voce familiare confessa, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Spoiler: non basta dire “l’ho visto con i miei occhi”. Nel 2025 gli occhi si ingannano benissimo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">I deepfake non sono più una curiosità da smanettoni: sbucano nelle chat di famiglia, fanno capolino nei telegiornali locali, entrano nei talk show come se nulla fosse. Un volto noto dice cose mai dette, una voce familiare confessa, un video sembra “vero perché lo è”. E invece no. Il punto non è la perfezione tecnica: è la <strong>verosimiglianza</strong>. Basta che giri abbastanza in fretta da superare la smentita, e il danno è fatto: consenso spostato, reputazioni ammaccate, fiducia erosa. In politica, dove la percezione vale voti, una manipolazione ben piazzata è un megafono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A tal proposito vi lascio un piccolo e interessante Deep Fake che vi consiglio di visionare attentamente.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe class="youtube-player" width="550" height="310" src="https://www.youtube.com/embed/6WIlMuy5a_I?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Cos’è, davvero, un deepfake? È un contenuto —video, audio, immagine— creato o alterato con intelligenza artificiale per far sembrare reale qualcosa che reale non è. Ne avevo parlato anche in passato qui&nbsp;<a href="https://short.staipa.it/ipuxa">short.staipa.it/ipuxa</a>, quello che è cambiato è che&nbsp;oggi servono pochi minuti di voce o una manciata di foto per addestrare una copia plausibile. Non occorre l’effetto speciale hollywoodiano: è sufficiente un buon <strong>“quasi vero”</strong> e un pubblico distratto e polarizzato. Se conferma il nostro pregiudizio, è facile prenderlo per vero senza farci domande. La satira e la parodia esistono da sempre e <strong>stanno bene</strong> dove stanno, purché non si travestano da informazione. Il confine cambia con il contesto: un meme che dichiara il proprio gioco è un sorriso; un finto comizio spacciato per autentico è manipolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come si riconosce un deepfake senza diventare tecnici? Si parte dalle orecchie. Gli audio “clonati” hanno spesso micro‑pause bizzarre, risate fuori tempo, consonanti che scivolano: le <strong>s</strong> che fischiano troppo, le <strong>r</strong> che sembrano di un’altra regione. Gli occhi a volte battono le ciglia come se il regista avesse dimenticato un fotogramma; le labbra non chiudono bene su <strong>p</strong>, <strong>b</strong>, <strong>m</strong> e i denti hanno quell’aria da “ceramica perfetta” pure quando non dovrebbe. Poi c’è la luce: ombre che non tornano, orecchie e capelli che tremano ai bordi come un green screen impazzito. Infine i segnali sociali: Chi l’ha pubblicato per primo? È un profilo nuovo di zecca? I commenti sono disattivati? Il link è accorciato verso un posto sospetto? Non servono superpoteri: serve <strong>tempo</strong>. Se un video ci fa arrabbiare o esultare all’istante, la cosa migliore da fare — lo so, è rivoluzionario — è <strong>non</strong> condividerlo all’istante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E le regole? Senza trasformare questo pezzo in un esame di diritto, lo spirito è semplice: <strong>trasparenza</strong>, <strong>responsabilità</strong>, <strong>tutele</strong>. La trasparenza chiede di dichiarare quando un contenuto è sintetico o alterato: etichette, watermark, avvisi chiari, soprattutto se si parla di politica o pubblicità. <strong>Inciso pratico: negli ultimi mesi i video generati con <em>Sora</em> e rilanciati nel social collegato sono spesso estremamente realistici ma, per fortuna, riportano un <em>watermark</em>: vale la pena cercarlo (e diffidare quando manca, perché potrebbe essere stato ritagliato o coperto nei re‑upload).</strong> La responsabilità riguarda chi crea e chi diffonde: se un deepfake causa un danno, se ne risponde, anche civilmente o penalmente; e le piattaforme, quando ricevono segnalazioni circostanziate, non possono far finta di niente. Le tutele servono a chi subisce: rimozione rapida, rettifica, contraddittorio; nei casi gravi (pornografia non consensuale, istigazione all’odio, frode) non è una cortesia, è un dovere.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa sta cambiando nelle regole (UE e Italia), in parole semplici</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve un manuale di diritto, bastano tre coordinate. In Italia, dal <strong>10 ottobre 2025</strong>, è in vigore la <strong>Legge 132/2025</strong> che introduce il nuovo <strong>art. 612-quater c.p.</strong> sul deepfake non consensuale.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>AI Act (UE)</strong>: approvato e in <strong>applicazione graduale dal 2025</strong>. L’idea è chiara: chi genera o pubblica contenuti sintetici deve <strong>renderlo evidente</strong> (etichette, watermark, avvisi), soprattutto quando il contenuto può incidere su informazione e politica. Per i sistemi che creano video/immagini/audio realistici si richiede anche la <strong>documentazione tecnica</strong> e misure per evitare abusi.</li>



<li><strong>DSA – Digital Services Act (UE)</strong>: impone alle piattaforme meccanismi di <strong>segnalazione e rimozione</strong> efficaci e valutazioni dei <strong>rischi sistemici</strong> (manipolazione del discorso pubblico inclusa). In pratica: se segnali bene un deepfake, la piattaforma <strong>deve</strong> muoversi e dimostrare come limita l’impatto.</li>



<li><strong>Italia: strumenti già applicabili</strong>: non esiste “la legge sul deepfake” come bacchetta magica, ma si applicano norme <strong>già in vigore</strong>: diffamazione, truffa/frode, <strong>diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite</strong> (art. 612‑ter c.p., vale anche per contenuti sintetici), protezione dati e provvedimenti del <strong>Garante Privacy</strong>. Tradotto: se c’è un danno, non siamo nel Far West.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Cronaca recente (esempi reali, con fonti)</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>2 luglio 2024 — Giorgia Meloni</strong>: udienza a Sassari nel processo contro due imputati per <strong>deepfake pornografici</strong> a suo danno; richiesta di danni simbolici da destinare a un fondo per le vittime. Fonte: <a href="https://apnews.com/article/7d841c8894609c1542714dc7baaaadce">AP News</a>.</li>



<li><strong>30 novembre 2024 — Giornalisti SkyTG24</strong> (Mariangela Pira, Lorenzo Borga): volto e voce <strong>clonati</strong> in video‑truffe d’investimento diffuse sui social. Fonte: <a href="https://tg24.sky.it/tecnologia/2024/11/30/deepfake-giornalisti-skytg24-truffe-finanziarie">SkyTG24</a>.</li>



<li><strong>22 maggio 2024 e 22 novembre 2024 — Banca d’Italia</strong>: <strong>avvisi ufficiali</strong> su videomessaggi deepfake che imitano esponenti dell’Istituto per spingere frodi finanziarie. Fonti: <a href="https://www.bancaditalia.it/media/notizia/avviso-presenza-in-rete-di-videomessaggi-falsi-con-tecniche-di-deepfake/">Bankitalia 22/05/2024</a> · <a href="https://www.bancaditalia.it/media/notizia/avviso-presenza-in-rete-di-nuovi-videomessaggi-falsi-con-tecniche-di-deepfake/">Bankitalia 22/11/2024</a>.</li>



<li><strong>20 ottobre 2025 — Ilaria Salis</strong>: video <strong>deepfake politico</strong> diffuso sui social e poi rimosso; smentita e ricostruzione dei <strong>fact‑checker</strong>. Fonte: <a href="https://www.facta.news/antibufale/deepfake-ilaria-salis-strage-carabinieri-castel-azzano">Facta.news</a>.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">“Ma io non uso i social.” Ottimo, ma il deepfake non chiede l’amicizia: arriva lo stesso, inoltrato dallo zio nel gruppo di famiglia, rilanciato dal giornalino locale, raccontato al bar. Qui nasce la tentazione del cinismo: “se è tutto falso, allora vale tutto”. No. È precisamente il momento in cui serve <strong>educazione al dubbio</strong>: non diventare esperti di forensics, ma imparare a rallentare, a chiedere contesto, a cercare l’origine. È una competenza civica come guardare a destra e a sinistra prima di attraversare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa possiamo fare, subito, senza strumenti esoterici? Rallentare, appunto. Cercare la fonte: chi l’ha pubblicato, quando, dove; esiste una versione precedente dello stesso video? Controllare un canale ufficiale, un’agenzia, una testata affidabile. Se abbiamo un dubbio sensato, chiediamo aiuto a chi fa <strong>fact‑checking</strong>: non è un’umiliazione, è manutenzione del dibattito pubblico. E se il contenuto è grave, usiamo gli strumenti di segnalazione, conserviamo prove (URL, screenshot, data e ora) e facciamo i passi necessari con le autorità. Non è per fare i giustizieri della tastiera: è per non fare da amplificatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tecnologie che generano deepfake non spariranno: miglioreranno. La risposta non è la nostalgia del “si stava meglio quando i video erano sgranati”, ma una cittadinanza digitale capace di guardare una clip e chiedersi: chi me lo sta dicendo, perché adesso, a chi giova? Se una storia è <strong>troppo perfetta per essere vera</strong>, a volte è perché perfetta lo è, vera un po’ meno. Sta a noi insegnarlo — con pazienza — ogni volta che serve.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>L’Appello alla Popolarità (Argumentum ad Populum)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2025 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fallacie Logiche]]></category>
		<category><![CDATA[Appello alla Popolarità]]></category>
		<category><![CDATA[Argumentum ad Populum]]></category>
		<category><![CDATA[Bias]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando “lo dicono tutti” diventa una prova (ma non lo è) “Se lo pensano in tanti, allora dev’essere vero.” È questa l’idea alla base dell’Appello alla Popolarità: confondere il consenso con la verità, l’applauso con l’argomento, il numero di mani alzate con le prove. La popolarità può dire molto su gusti e preferenze, quasi nulla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Quando “lo dicono tutti” diventa una prova (ma non lo è)</h3>



<p class="wp-block-paragraph">“Se lo pensano in tanti, allora dev’essere vero.” È questa l’idea alla base dell’<strong>Appello alla Popolarità</strong>: confondere il consenso con la verità, l’applauso con l’argomento, il numero di mani alzate con le prove. La popolarità può dire molto su gusti e preferenze, quasi nulla sulla <strong>validità</strong> di un’affermazione fattuale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è l’Appello alla Popolarità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È la fallacia per cui si considera una tesi vera o giusta <strong>perché</strong> sostenuta dalla maggioranza o perché “tutti lo sanno”. Invece di portare evidenze, si cita il consenso (reale o presunto). Ma la verità non si decide a maggioranza: votare non trasforma un errore in un fatto.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un esempio semplice</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Questo rimedio funziona: lo usano tutti nel mio paese.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Che molti lo usino non dimostra l’efficacia. Servono studi, dati, controlli: il consenso, da solo, non è una prova.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esempi nella vita quotidiana</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Nei dibattiti politici</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“I sondaggi dicono che la maggioranza vuole questa misura, quindi è la strada giusta.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">L’opinione dell’elettorato è importante per la rappresentanza, ma non dimostra <strong>efficacia</strong> o <strong>giustizia</strong> di un provvedimento. Servono analisi d’impatto, confronti internazionali, costi/benefici e alternative.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Nei social media</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Ha milioni di like e condivisioni: è certamente vero.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Popolarità online ≠ veridicità. Bot, campagne coordinate, titoli accattivanti e contenuti polarizzanti drogano i numeri. I like misurano <strong>engagement</strong>, non accuratezza.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Nel marketing e nella comunicazione</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Il più venduto in Italia.” “9 su 10 lo raccomandano.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Senza sapere <strong>chi</strong> ha risposto, <strong>come</strong> è stato selezionato il campione, <strong>quando</strong> è stato misurato e <strong>da chi</strong> è stato commissionato lo studio, l’appello alla massa resta uno slogan, non una prova.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché finiamo per crederci</strong></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Prova sociale</strong>: in contesti di incertezza tendiamo a imitare il comportamento della maggioranza.</li>



<li><strong>Effetto carrozzone (bandwagon)</strong>: una tesi che “sale sul carro dei vincitori” sembra più attraente man mano che cresce il consenso.</li>



<li><strong>Bias di conformità</strong>: adeguarsi al gruppo costa meno, socialmente ed emotivamente.</li>



<li><strong>Bias di conferma</strong>: numeri e sondaggi selezionati confermano ciò che già crediamo.</li>



<li><strong>Euristica della disponibilità</strong>: ciò che vediamo spesso (trend, hashtag, meme) sembra più vero o frequente di quanto sia.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscerla ed evitarla</strong></h2>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Chiedere le prove, non i numeri</strong>: quali dati indipendenti sostengono la tesi oltre alla popolarità?</li>



<li><strong>Verificare il consenso</strong>: come è stato misurato? campione, metodo, periodo, margine d’errore, conflitti d’interesse.</li>



<li><strong>Distinguere gusto da verità</strong>: che qualcosa sia popolare può contare per le <strong>preferenze</strong> (musica, design), non per le <strong>affermazioni fattuali</strong>.</li>



<li><strong>Separare popolarità e competenza</strong>: “tutti dicono” non equivale a “gli esperti concordano”. Il <strong>consenso scientifico</strong> (di chi studia il tema) non è l’Appello alla Popolarità.</li>



<li><strong>Allerta sui vaghi quantificatori</strong>: “tutti”, “la gente”, “ormai si sa” sono spie di generalizzazione.</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Checklist rapida</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il messaggio sostituisce le prove con “tutti lo dicono/lo fanno”?</li>



<li>I numeri sono verificabili (metodo, campione, periodo)?</li>



<li>La tesi riguarda gusti o fatti?</li>



<li>C’è confusione tra celebrità/seguaci e <strong>competenza</strong>?</li>



<li>Sono presenti quantificatori vaghi o assoluti?</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’Appello alla Popolarità sfrutta la nostra tendenza a fidarci del gruppo. Utile per capire i <strong>gusti</strong>, fuorviante per stabilire la <strong>verità</strong>. La domanda chiave resta sempre la stessa: <strong>quali sono le prove?</strong> Se ci sono, non serve la folla; se mancano, la folla non basta.</p>
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		<title>L’Uomo di Paglia (Straw Man)</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/luomo-di-paglia-straw-man/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fallacie Logiche]]></category>
		<category><![CDATA[Argumentum ad Metum]]></category>
		<category><![CDATA[Bias]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[L’Uomo di Paglia]]></category>
		<category><![CDATA[Straw Man]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si deforma l’argomento per vincere facile Nel confronto pubblico – dai social alla politica, fino al marketing – capita spesso di assistere a discussioni in cui l’argomento originale viene storpiato in una versione più fragile, più estrema o semplicemente diversa, per poi essere “abbattuto” con facilità. È la fallacia dell’Uomo di Paglia: non si [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Quando si deforma l’argomento per vincere facile</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel confronto pubblico – dai social alla politica, fino al marketing – capita spesso di assistere a discussioni in cui l’argomento originale viene storpiato in una versione più fragile, più estrema o semplicemente diversa, per poi essere “abbattuto” con facilità. È la fallacia dell’<strong>Uomo di Paglia</strong>: non si confuta la tesi reale, se ne costruisce una di comodo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è l’Uomo di Paglia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Schema tipico:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li>A propone una tesi <strong>T</strong>.</li>



<li>B la riformula in <strong>T’</strong>, più debole o caricaturale.</li>



<li>B confuta <strong>T’</strong> e si dichiara vincitore.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">L’errore logico sta nel fatto che T’ non è la tesi di partenza. Invece di rispondere all’idea reale, ci si batte contro una rappresentazione distorta. L’opposto virtuoso si chiama spesso <em>principio di carità</em> (o “steelman”): ricostruire la versione più forte dell’argomento altrui prima di criticarlo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un esempio semplice</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">«Ridurre il traffico in centro con più mezzi pubblici.»<br>«Ecco, volete vietare le auto a chi lavora.»</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">La proposta non aboliva le auto; le ampliava le alternative. La conclusione “vietare” è un uomo di paglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esempi nella vita quotidiana</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Nei dibattiti politici</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">«Introdurre limiti alle pubblicità di disinformazione online.»<br>«Quindi servirebbe <strong>censurare Internet.</strong>»</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">La misura riguarda formati e responsabilità; trasformarla in “censura” è deformare la tesi per renderla impopolare.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Nei social media</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">«I videogiochi possono avere effetti diversi a seconda dell’uso.»<br>«Allora i videogiochi fanno male e qualcuno vuole <strong>proibirli</strong>.»</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Da un’affermazione sfumata a un assoluto caricaturale: tipico uomo di paglia che polarizza la discussione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Nel marketing e nella comunicazione</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">«Questo yogurt ha meno zuccheri.»<br>«I concorrenti non si curano della salute.»</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">L’affermazione comparativa diventa un attacco totalizzante contro “gli altri”, che non era presente nella tesi originale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché finiamo per crederci</strong></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Bias di conferma</strong>: tendiamo a notare le versioni dell’argomento avverso che confermano ciò che già pensiamo.</li>



<li><strong>Euristica della semplificazione</strong>: una caricatura è cognitivamente più facile da processare della tesi reale, spesso complessa e condizionata.</li>



<li><strong>Bias di appartenenza al gruppo</strong>: sostenere la versione “nemica” più estrema rafforza l’identità del proprio schieramento.</li>



<li><strong>Effetto cornice (framing)</strong>: parole emotive e dicotomie (“sempre/mai”, “buoni/cattivi”) guidano la percezione più dei contenuti.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscerlo ed evitarlo</strong></h2>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Richiedere la tesi originale</strong>: «Possiamo citare le parole precise o il contesto completo?»</li>



<li><strong>Parafrasare con conferma</strong>: «Se abbiamo capito bene, la proposta è…?» – e attendere l’assenso dell’interlocutore.</li>



<li><strong>Bandire gli assoluti non dichiarati</strong>: se la tesi non dice “sempre/mai”, non attribuirglieli.</li>



<li><strong>Distinguere nucleo e corollari</strong>: criticare l’idea centrale, non dettagli marginali o iperboli mai sostenute.</li>



<li><strong>Applicare il principio di carità (steelman)</strong>: ricostruire la versione <strong>più solida</strong> dell’argomento altrui e rispondere a quella.</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Checklist rapida</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>La critica risponde davvero alle parole e al senso della tesi originale?</li>



<li>Sono comparse assolutizzazioni (“sempre”, “mai”, “tutti”) non presenti nella proposta iniziale?</li>



<li>L’argomento confutato è una semplificazione o una caricatura?</li>



<li>È stato chiesto all’autore se la parafrasi rappresenta correttamente la sua posizione?</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Smontare un uomo di paglia può dare l’illusione di aver “vinto” il confronto, ma non fa avanzare la comprensione. Per discutere davvero, servono rigore e buona fede: ricostruire la tesi com’è, non come conviene rappresentarla, e poi valutarla con dati e ragionamento. In questo modo il dissenso resta utile e il dialogo diventa una palestra di pensiero, non un tiro al bersaglio di paglia.</p>
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		<title>L’Appello alla Paura (Argumentum ad Metum)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2025 10:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fallacie Logiche]]></category>
		<category><![CDATA[Appello alla Paura]]></category>
		<category><![CDATA[Argumentum ad Metum]]></category>
		<category><![CDATA[Bias]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Paura]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando la paura sostituisce gli argomenti La paura è una potente leva emotiva. Serve alla sopravvivenza, ma quando viene usata per convincere al posto delle prove diventa una fallacia: l’Appello alla Paura (argumentum ad metum). Funziona così: si evoca un pericolo reale o immaginario, lo si amplifica e lo si collega a una conclusione che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Quando la paura sostituisce gli argomenti</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La paura è una potente leva emotiva. Serve alla sopravvivenza, ma quando viene usata per convincere al posto delle prove diventa una fallacia: l’Appello alla Paura (<em>argumentum ad metum</em>). Funziona così: si evoca un pericolo reale o immaginario, lo si amplifica e lo si collega a una conclusione che “dovremmo” accettare senza ulteriori domande. Più l’emozione sale, più il ragionamento scende.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è l’Appello alla Paura</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È una strategia retorica che mira a persuadere spaventando: “Se non fai/approvi X, accadrà Y (terribile)”. Invece di portare dati, probabilità e alternative,<strong> </strong>si offre un aut aut emotivo che costringe a scegliere “per sicurezza”. La paura può essere fondata, ma diventa fallace quando rimpiazza le evidenze o quando distorce il rischio.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un esempio semplice</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Se non compriamo questo sistema di allarme, ci svaligeranno la casa.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Che un allarme possa ridurre il rischio è plausibile; la conclusione “ci svaligeranno” è però un salto logico basato sul timore, non su dati (tassi di furto, quartiere, alternative, costi/benefici).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esempi nella vita quotidiana</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Nei dibattiti politici</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Se non approviamo subito questa legge, le nostre città diventeranno invivibili.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">La sicurezza è un tema serio, ma l’argomento qui spinge con scenari-catastrofe senza numeri: niente confronto con i dati storici, nessuna analisi di efficacia di misure alternative, solo urgenza emotiva.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Nei social media</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Attenzione! Questa sostanza è ‘chimica’: provoca malattie gravissime! Condividi per salvare i tuoi cari.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Post del genere sfruttano paura e <em>chemofobia</em>. Mancano contesto, dosi, fonti verificate. Spesso mostrano immagini scioccanti e grafici decontestualizzati per scatenare condivisioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Nel marketing e nella pubblicità</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Senza questo integratore il tuo sistema immunitario è indifeso.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Si crea ansia sulla salute per proporre la soluzione salvifica. Mancano studi clinici solidi, si giocano parole come “difese”, “tossine”, “pericolo” e si accendono colori/icone d’allarme per orientare l’acquisto.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché finiamo per crederci</strong></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Euristica della disponibilità</strong>: un caso eclatante o recente (video virale, titolo allarmistico) ci fa sovrastimare la probabilità reale.</li>



<li><strong>Avversione alla perdita</strong>: temiamo le perdite più di quanto desideriamo i guadagni; “meglio fare qualcosa di sicuro” anche se non è supportato.</li>



<li><strong>Urgenza artificiale</strong>: timer, allarmi, “ultima occasione” comprimono il tempo per verificare.</li>



<li><strong>Autorità ed effetto alone (framing)</strong>: camice bianco, grafici, sirene rosse danno una parvenza di credibilità che abbassa le difese critiche.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscerla ed evitarla</strong></h2>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Chiedi i numeri</strong>: qual è il rischio assoluto? e quello relativo? Ci sono dati indipendenti?</li>



<li><strong>Controlla tasso di base (base rate)</strong>: quanto è probabile davvero che accada Y nella popolazione/contesto?</li>



<li><strong>Cerca alternative</strong>: esistono altre soluzioni meno drastiche o più efficaci? Quali costi/benefici?</li>



<li><strong>Separa emozione e prova</strong>: l’emozione è legittima; la conclusione deve poggiare su evidenze.</li>



<li><strong>Diffida dell’urgenza</strong>: quando tutto è “subito”, spesso il problema è il messaggio, non il tempo.</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Checklist rapida</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il messaggio evoca paura senza numeri?</li>



<li>Mostra immagini scioccanti o parole allarmistiche?</li>



<li>Presenta un’unica soluzione “salvifica”?</li>



<li>Ignora alternative e proporzioni del rischio?</li>



<li>Cita fonti verificabili o solo opinioni/testimonianze?</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La paura è un’ottima sirena d’allarme, pessima consigliera. Quando l’argomentazione fa leva sull’ansia più che sui dati, siamo davanti a un Appello alla Paura. Riconoscerlo non significa negare i problemi: significa affrontarli con misura, cercando numeri, probabilità e soluzioni concrete.</p>
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		<title>L’Appello all’Autorità (Argumentum ad Verecundiam)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
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		<category><![CDATA[L’Appello all’Autorità (Argumentum ad Verecundiam)]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si crede a qualcosa solo perché lo dice qualcuno di &#8220;importante&#8221; Nel mondo della comunicazione, della pubblicità e dei social media, capita spesso di imbattersi in argomentazioni che sembrano convincenti solo perché pronunciate da personaggi famosi, esperti in altri settori o autorità riconosciute. Questa è la fallacia dell’Appello all’Autorità, o in latino, Argumentum ad [&#8230;]]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading">Quando si crede a qualcosa solo perché lo dice qualcuno di &#8220;importante&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mondo della comunicazione, della pubblicità e dei social media, capita spesso di imbattersi in argomentazioni che sembrano convincenti solo perché pronunciate da personaggi famosi, esperti in altri settori o autorità riconosciute. Questa è la fallacia dell’<strong>Appello all’Autorità</strong>, o in latino, <em>Argumentum ad Verecundiam</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos&#8217;è l’Appello all’Autorità?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa fallacia si verifica quando si considera una dichiarazione vera solo perché proviene da una persona autorevole, senza esaminare le prove o la validità dell’argomento. Il problema non è l’autorità in sé, ma il fatto che si salta il passaggio critico: analizzare <em>ciò che viene detto</em>, non solo <em>chi lo dice</em>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un esempio semplice</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il mio giornalista preferito dice che le vitamine curano il raffreddore, quindi dev&#8217;essere vero.&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Un giornalista, per quanto famoso, non è un medico. La sua affermazione dovrebbe essere verificata da fonti scientifiche, non accettata per il solo fatto che proviene da una celebrità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esempi nella vita quotidiana</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Nei dibattiti politici</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Questo provvedimento è giusto, lo ha detto il Presidente.&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il fatto che una figura politica sostenga qualcosa non la rende automaticamente corretta. Va analizzata nel merito.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Nei social media</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Un famoso influencer ha detto che i vaccini sono pericolosi.&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se l’influencer ha milioni di follower, non è detto che abbia una competenza scientifica adeguata. Questo tipo di appello può essere molto dannoso. Vale anche per i premi Nobel: se un Nobel per la medicina afferma che il riscaldamento globale non esiste, non ha automaticamente più credibilità rispetto a chi si occupa davvero di climatologia. Il titolo non garantisce competenza in un campo diverso dal proprio — e purtroppo, a volte, nemmeno nel proprio.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Nel marketing</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Questo dentifricio è il migliore, lo dice un famoso chef in TV.&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Uno chef non è un dentista. Il fatto che sia un personaggio conosciuto non significa che abbia competenze in igiene orale. Nemmeno se un cuoco parla di patatine in sacchetto: potrebbe semplicemente essere stato pagato per farlo, a meno che non affronti l’argomento in modo più ampio e documentato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché cadiamo nell’Appello all’Autorità?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo naturalmente portati a fidarci di chi riteniamo esperto o meritevole di rispetto, e spesso associamo la fama o il potere con la competenza. Inoltre, delegare il pensiero critico ci fa risparmiare tempo: accettare un&#8217;affermazione senza metterla in discussione è più facile che verificarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo meccanismo può essere utile in contesti di vera autorità (ad esempio, fidarsi di un medico specializzato), ma diventa una fallacia quando l&#8217;autorità non è rilevante rispetto al tema trattato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscerla ed evitarla</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Verifica le competenze dell’autore</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Chiediti: la persona che fa questa affermazione ha davvero competenze nel campo di cui parla?</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Concentrati sull’argomento, non sul volto noto</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Anche una persona famosa può sbagliare. È il contenuto del messaggio che conta, non la popolarità di chi lo pronuncia.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Cerca fonti indipendenti</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di credere a una dichiarazione, verifica se è supportata da prove affidabili, dati o studi indipendenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’Appello all’Autorità è una scorciatoia mentale che può portarci fuori strada, soprattutto quando l’autorità invocata non ha una vera competenza sull’argomento. Essere consapevoli di questa fallacia ci aiuta a non farci influenzare solo dal prestigio o dalla fama, e a sviluppare un pensiero più autonomo e critico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricorda: <strong>non è chi lo dice, ma cosa dice, e perché lo dice, a fare la differenza.</strong></p>
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		<title>L’Argumentum Ad Hominem</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2025 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fallacie Logiche]]></category>
		<category><![CDATA[Bias]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[halo effect]]></category>
		<category><![CDATA[haters]]></category>
		<category><![CDATA[L’Argumentum Ad Hominem]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
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					<description><![CDATA[In ogni dibattito, pubblico o privato, ci si aspetta che le argomentazioni vengano analizzate e confrontate sul piano della logica e dei contenuti. Tuttavia, capita spesso che si finisca per spostare il bersaglio dall&#8217;argomento alla persona che lo sostiene. Questo tipo di errore è noto come Argumentum Ad Hominem, una delle fallacie logiche più diffuse [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In ogni dibattito, pubblico o privato, ci si aspetta che le argomentazioni vengano analizzate e confrontate sul piano della logica e dei contenuti. Tuttavia, capita spesso che si finisca per spostare il bersaglio dall&#8217;argomento alla persona che lo sostiene. Questo tipo di errore è noto come <strong>Argumentum Ad Hominem</strong>, una delle fallacie logiche più diffuse e riconoscibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è l’Argumentum Ad Hominem?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine latino &#8220;Ad Hominem&#8221; significa letteralmente &#8220;contro l&#8217;uomo&#8221;. Questa fallacia si verifica quando si cerca di screditare un argomento non affrontandolo direttamente, ma attaccando chi lo propone, spesso con riferimenti alla sua moralità, coerenza, carattere o motivazioni. La fallacia preferita di ogni<em> hater</em>, ma anche la più abusata nella politica odiera.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un esempio semplice</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Non dovremmo ascoltare quello che dice Marco sull’ambiente, non è riuscito a prendere nemmeno la patente di guida.&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il fatto che Marco non abbia la patente non ha nulla a che fare con la validità delle sue argomentazioni sull&#8217;ambiente. Si attacca la persona per screditare l&#8217;opinione, senza affrontare il merito della questione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tipi di Ad Hominem</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Ad Hominem Abusivo</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Attacco diretto alla persona, spesso con insulti o denigrazioni.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Che ne sa lui di economia? È solo un ignorante.&#8221;</p>
</blockquote>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Ad Hominem Circostanziale</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Si cerca di delegittimare l&#8217;opinione altrui facendo riferimento al contesto personale dell&#8217;interlocutore.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Tu difendi l&#8217;energia solare solo perché lavori in una ditta che la produce.&#8221;</p>
</blockquote>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Tu quoque (Tu anche!)</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Si accusa l&#8217;interlocutore di incoerenza per evitare di rispondere all&#8217;argomento.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Mi dici di non fumare, ma tu fumi!&#8221;</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esempi nella vita quotidiana</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Nei dibattiti politici</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Non possiamo prendere sul serio le proposte di quel candidato: una volta è stato multato per divieto di sosta.&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Questo tipo di attacco ignora completamente le proposte del candidato e si concentra su un dettaglio irrilevante per screditarlo. Credo che più della metà delle affermazioni che sentiamo dire ai nostri politici, indipendentemente dal collocamento specifico, sia purtroppo di questo genere.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Nei social media</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Non ascolto quello che dice quel tizio sul cambiamento climatico: guarda come si veste!&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aspetto di una persona non ha nulla a che vedere con la validità delle sue opinioni scientifiche. È un attacco superficiale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Nel marketing e nella comunicazione pubblica</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Non dare retta a chi critica questo prodotto: sono solo invidiosi perché non possono permetterselo.&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Invece di rispondere alle critiche sul prodotto, si scredita chi le fa, attribuendogli motivazioni personali senza affrontare i contenuti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché cadiamo nell&#8217;Argumentum Ad Hominem?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Attaccare la persona è più facile e immediato che rispondere con argomentazioni valide. Questo tipo di fallacia fa leva sulle emozioni e può sembrare efficace nel breve termine, soprattutto in contesti conflittuali o polarizzati come quelli politici o social.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, la nostra mente tende a confondere la fonte con il messaggio: se chi parla ci sembra poco credibile o antipatico, siamo più propensi a rifiutare le sue idee, anche quando sono sensate. Viceversa, siamo portati ad accettare affermazioni anche poco fondate se provengono da persone che stimiamo o che ci attraggono: è il cosiddetto <em>halo effect</em> (effetto alone), un bias cognitivo che ci porta a giudicare positivamente l&#8217;intero messaggio sulla base di un&#8217;unica qualità positiva del mittente (come l&#8217;aspetto fisico, la fama, o la simpatia).: se chi parla ci sembra poco credibile o antipatico, siamo più propensi a rifiutare le sue idee, anche quando sono sensate.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscerla e evitarla</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Focalizzati sull&#8217;argomento, non sulla persona</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quando valuti un&#8217;affermazione, chiediti: sto rispondendo all&#8217;idea o alla persona che la propone?</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Chiedi prove concrete</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se un&#8217;affermazione viene screditata sulla base di chi la fa, domandati se l&#8217;argomentazione è valida indipendentemente dalla fonte.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Non cadere nella trappola dell&#8217;incoerenza</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se chi parla è incoerente, l&#8217;argomento può comunque essere corretto.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’Argumentum Ad Hominem è una scorciatoia retorica che impoverisce il confronto e allontana dal vero cuore delle discussioni. Imparare a riconoscerlo è fondamentale per mantenere un dialogo serio, rispettoso e centrato sui contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricorda: <strong>criticare un&#8217;idea è legittimo, attaccare chi la esprime è una fallacia.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La fallacia della Falsa Equivalenza</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/la-fallacia-della-falsa-equivalenza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fallacie Logiche]]></category>
		<category><![CDATA[Bias di Conferma]]></category>
		<category><![CDATA[Comprensione]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
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		<category><![CDATA[L’Errore della Falsa Equivalenza]]></category>
		<category><![CDATA[Linguistica]]></category>
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					<description><![CDATA[Nella vita quotidiana e nei dibattiti, capita spesso di sentirsi dire che due cose sono equivalenti, anche quando in realtà non lo sono. Questo errore logico è conosciuto come falsa equivalenza e può portare a conclusioni sbagliate o a una percezione distorta della realtà. Che cos’è l’Errore della Falsa Equivalenza? La falsa equivalenza è una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nella vita quotidiana e nei dibattiti, capita spesso di sentirsi dire che due cose sono equivalenti, anche quando in realtà non lo sono. Questo errore logico è conosciuto come <strong>falsa equivalenza</strong> e può portare a conclusioni sbagliate o a una percezione distorta della realtà.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è l’Errore della Falsa Equivalenza?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>falsa equivalenza</strong> è una fallacia logica in cui si afferma che due cose siano uguali o comparabili semplicemente perché condividono alcune somiglianze, ignorando le differenze fondamentali. Questo errore si verifica quando ci si concentra su aspetti superficiali o irrilevanti, trascurando le caratteristiche più importanti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un esempio semplice</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Le mele e le arance songo entrambe frutti, quindi hanno lo stesso sapore.&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se mele e arance condividono alcune somiglianze, come essere frutti, hanno caratteristiche e gusti completamente diversi. Questa comparazione è una falsa equivalenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esempi nella vita quotidiana</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Nei dibattiti politici</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Entrambi i candidati politici sono corrotti, quindi sono uguali.&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se entrambi i candidati possono avere avuto comportamenti discutibili, le loro politiche, esperienze e visioni possono essere molto diverse. Affermare che siano uguali ignora queste differenze cruciali.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Nei social media</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Questo influencer e un medico hanno espresso opinioni sulla salute, quindi le loro opinioni hanno lo stesso valore.&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Paragonare un influencer senza competenze mediche a un medico qualificato è una falsa equivalenza. La formazione e l’esperienza professionale fanno una grande differenza nella validità delle opinioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Nel marketing</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Questo prodotto biologico è sano quanto un prodotto lavorato, perché entrambi sono certificati.&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se entrambi i prodotti possono essere certificati, le loro composizioni nutrizionali e gli effetti sulla salute possono essere molto diversi. La certificazione da sola non li rende equivalenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché cadiamo nella Falsa Equivalenza?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La falsa equivalenza è spesso utilizzata per semplificare argomenti complessi, rendendoli più facili da comprendere o manipolare. Questo errore può anche derivare dal desiderio di trattare tutte le opinioni o situazioni in modo equo, ignorando però le differenze rilevanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscerla e evitarla</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Valuta le differenze fondamentali</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Chiediti: le differenze tra le due cose sono più importanti delle somiglianze? Quali caratteristiche rilevanti sono state ignorate?</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Non confondere uguaglianza con somiglianza</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ricorda che il fatto che due cose condividano alcune caratteristiche non significa che siano equivalenti in ogni aspetto.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Cerca prove specifiche</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Assicurati che le comparazioni siano supportate da dati e contesto. Chiediti: questa equivalenza è giustificata?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’errore della falsa equivalenza può distorcere il nostro modo di pensare e portarci a conclusioni errate. Imparare a riconoscerlo è essenziale per sviluppare un pensiero critico e per prendere decisioni basate su fatti concreti e analisi accurate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricorda: <strong>non tutto ciò che sembra uguale lo è davvero.</strong> Essere in grado di distinguere tra ciò che è veramente comparabile e ciò che non lo è è una competenza fondamentale nel mondo di oggi.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>
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		<title>Il re dei NoVax ora dice di vaccinarsi: il gioco delle fake news si ritorce contro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[No-Vax]]></category>
		<category><![CDATA[NoVax]]></category>
		<category><![CDATA[Robert F. Kennedy Jr.]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
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					<description><![CDATA[Robert F. Kennedy Jr. è un nome che a molti dirà poco, se non per il suo legame familiare con il più noto ex presidente e il fatto che ora ricopre il ruolo di Segretario della Salute e dei Servizi Umani nella seconda amministrazione Trump. Ho parlato di lui in passato nell&#8217;articolo Come funzionano la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Robert F. Kennedy Jr. è un nome che a molti dirà poco, se non per il suo legame familiare con il più noto ex presidente e il fatto che ora ricopre il ruolo di Segretario della Salute e dei Servizi Umani nella seconda amministrazione Trump.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho parlato di lui in passato nell&#8217;articolo <em>Come funzionano la propaganda no-vax e quella pro-Putin?</em> (<a href="https://short.staipa.it/snjmt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">short.staipa.it/snjmt</a>), in quanto fino ad oggi il suo principale ruolo nel mondo è stato quello di guadagnare soldi e consensi diffondendo teorie complottiste, in particolare sui vaccini. Ha costruito un impero sulla disinformazione, cavalcando paura e sospetto, trasformando il dubbio in un&#8217;arma contro la scienza e monetizzando attraverso click su centinaia di siti, documentari e libri. Insomma, una vera e propria industria basata sullo screditare i vaccini e la scienza in generale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei giorni scorsi, però, come Segretario della Salute e dei Servizi Umani si è trovato ad affrontare l&#8217;epidemia di morbillo che sta facendo vittime proprio negli Stati Uniti. Se le idee su cui ha costruito il suo impero fossero qualcosa in cui crede davvero, qualcosa di cui è profondamente convinto, l&#8217;unica soluzione sarebbe stata quella di continuare a perseguirle, sostenendo che il rischio di morte per morbillo fosse minore rispetto a quello della vaccinazione, giusto?<br>Invece, sembra aver incredibilmente cambiato idea. Chi se lo sarebbe mai aspettato? Ha detto agli americani di vaccinarsi.<br>Opportunismo politico? O semplicemente il momento in cui le fake news si scontrano con la realtà?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Kennedy Jr., erede di una delle famiglie più iconiche della politica americana, avrebbe potuto dedicarsi alla causa pubblica con lo stesso spirito progressista dei suoi antenati. Invece, ha scelto un’altra strada, più facile e più redditizia: diffondere bufale sui vaccini e sulle istituzioni sanitarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per anni ha sostenuto, senza alcuna prova scientifica, che i vaccini causano autismo, che le case farmaceutiche sono coinvolte in complotti per controllare la popolazione, che le malattie infettive non sono così pericolose. E ci ha guadagnato. La sua organizzazione, <em>Children’s Health Defense</em>, ha raccolto milioni di dollari, mentre il suo nome diventava il vessillo della paranoia antivaccinista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto di svolta arriva con la sua candidatura alla presidenza degli Stati Uniti nel 2024, tra l&#8217;altro per i Democratici, non per i Repubblicani. Kennedy Jr. ha tentato di presentarsi come il paladino della libertà contro l’&#8221;oppressione&#8221; delle istituzioni, attraendo complottisti di ogni genere. Dopo il ritiro, ha deciso di girarsi dall&#8217;altra parte e appoggiare Trump, il quale, una volta eletto, lo ha messo a capo della sanità, oltre a far uscire gli Stati Uniti dall&#8217;OMS.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi è accaduto qualcosa di inaspettato. Inaspettato per lui, ovviamente, perché l&#8217;OMS lanciava da anni l&#8217;allarme sul rischio di recrudescenze del morbillo a causa del calo delle vaccinazioni. Un’epidemia di morbillo ha iniziato a diffondersi in Texas: centinaia di casi, un bambino morto.<br>Cosa può esserci di più chiaro per dimostrare gli effetti della propaganda no-vax, se non il fatto che quando il numero di vaccinati cala sotto la soglia dell’immunità di gregge, le conseguenze diventano tragiche? L&#8217;immunità di gregge è il meccanismo per cui i vaccinati rallentano la diffusione di una malattia a sufficienza da proteggere anche i non vaccinati. Finché c’è, i no-vax possono illudersi che la loro ideologia abbia senso, ma quando non c’è, iniziano i problemi seri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A meno di tre mesi dal suo insediamento nel nuovo ruolo istituzionale, Kennedy Jr. si trova con le spalle al muro. Non può più negare l’evidenza, non può più giocare con la paura senza pagarne il prezzo. E così, il 2 marzo 2025, il campione dei no-vax pronuncia parole che nessuno si aspettava:<br><em>&#8220;Bisogna vaccinarsi contro il morbillo.&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la situazione non fosse drammatica, ci sarebbe quasi da sorridere al pensiero che la propaganda di Kennedy Jr. sia iniziata proprio con il cosiddetto <em>caso Wakefield</em> (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Caso_Wakefield" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://it.wikipedia.org/wiki/Caso_Wakefield</a>), dove il grande accusato era proprio il vaccino MPR, quello per morbillo, parotite e rosolia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sembra un cerchio che si chiude. E speriamo si chiuda davvero, questa volta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bene inteso, questa non è una storia di redenzione, ma di ipocrisia. Kennedy Jr. non ha improvvisamente scoperto la scienza. Ha solo capito che la sua retorica gli si stava rivoltando contro. Come succede a chi ha passato la vita all&#8217;opposizione e si trova improvvisamente dall&#8217;altra parte, la realtà ha bussato alla porta e non può più essere ignorata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco il problema delle fake news: sono efficaci finché restano teoria, ma quando impattano la vita reale, quando iniziano a morire bambini, la narrazione si sgretola. Kennedy Jr. ha cavalcato la disinformazione, ma ora ne è rimasto schiacciato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per anni, la disinformazione sui vaccini ha fatto danni enormi. Ha minato la fiducia nella scienza, reso più difficile la lotta contro malattie prevenibili e alimentato un clima di sospetto e paura. Kennedy Jr. ha contribuito a tutto questo, e ora cerca di fare marcia indietro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che la scienza non funziona a convenienza. La realtà non si piega alla propaganda. E soprattutto, le vittime delle fake news non possono tornare indietro nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Servirà a qualcosa? Difficile dirlo.</p>
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		<title>La fallacia &#8220;Non Sequitur&#8221; o non causa pro causa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Fallacie Logiche]]></category>
		<category><![CDATA[Bias di Conferma]]></category>
		<category><![CDATA[Comprensione]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Linguistica]]></category>
		<category><![CDATA[non causa pro causa]]></category>
		<category><![CDATA[Non Sequitur]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando la conclusione non segue le premesse Tra le fallacie logiche più comuni, il non causa pro causa – meglio conosciuto come &#8220;Non Sequitur&#8221; – è un errore che si verifica quando una conclusione non segue logicamente dalle premesse. Questa fallacia può sembrare innocua, ma spesso viene utilizzata per confondere o persuadere in modo subdolo. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Quando la conclusione non segue le premesse</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le fallacie logiche più comuni, il <strong>non causa pro causa</strong> – meglio conosciuto come &#8220;Non Sequitur&#8221; – è un errore che si verifica quando una conclusione non segue logicamente dalle premesse. Questa fallacia può sembrare innocua, ma spesso viene utilizzata per confondere o persuadere in modo subdolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è un <em>Non Sequitur</em>?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine &#8220;<em>Non Sequitur</em>&#8221; deriva dal latino e significa &#8220;non segue&#8221;. Si riferisce a qualsiasi argomentazione in cui la conclusione non deriva logicamente dalle premesse iniziali, creando un salto logico ingiustificato.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un esempio semplice</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Premessa: Se una persona è ricca, allora possiede molti beni di lusso.<br>Conclusione: Questa persona possiede molti beni di lusso, quindi è ricca.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso, la conclusione è un &#8220;<em>Non Sequitur</em>&#8221; perché, anche se una persona possiede beni di lusso, potrebbe averli ottenuti in modi diversi, come regali o eredità, e non essere realmente ricca.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esempi nella vita quotidiana</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Nei social media</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Premessa: Questo influencer ha milioni di follower.<br>Conclusione: Deve avere sempre ragione.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il numero di follower di una persona non ha alcun legame logico con la validità delle sue affermazioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. In politica</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Premessa: Questo politico è bravo a parlare in pubblico.<br>Conclusione: Sarà un ottimo leader.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Essere abili oratori non implica necessariamente la competenza necessaria per governare un Paese.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Nella pubblicità</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Premessa: Questo prodotto è naturale.<br>Conclusione: Deve essere sicuro ed efficace.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">La naturalità di un prodotto non garantisce che sia privo di rischi o che funzioni come promesso. Anche il cianuro è naturale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché cadiamo nel Non Sequitur?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I Non Sequitur sfruttano la nostra tendenza a fare collegamenti rapidi tra cause ed effetti, anche quando non sono giustificati. Questo accade soprattutto in situazioni in cui non abbiamo abbastanza informazioni o siamo influenzati da emozioni, pregiudizi o desideri.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscerlo ed evitarlo</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Analizza la struttura logica</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Chiediti se la conclusione segue effettivamente le premesse. Quali sono le prove che collegano le due cose?</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Evita i salti logici</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se un argomento sembra forzato o troppo semplificato, potrebbe trattarsi di un <em>Non Sequitur.</em> Ricorda: correlazione non significa causalità.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Fai domande critiche</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Quali sono le altre spiegazioni possibili?</li>



<li>La conclusione è supportata da fatti o è solo un&#8217;ipotesi?</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il &#8220;Non Sequitur&#8221; è una delle fallacie logiche più diffuse e insidiose. Imparare a riconoscerlo non solo migliora la qualità del nostro pensiero critico, ma ci rende anche meno vulnerabili a manipolazioni e false argomentazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricorda: <strong>non tutto ciò che segue sembra logicamente corretto lo è davvero.</strong> Essere vigili e analizzare ogni passaggio è essenziale per costruire ragionamenti solidi.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La Fallacia della &#8220;Negazione dell&#8217;Antecedente&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2025 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fallacie Logiche]]></category>
		<category><![CDATA[Bias di Conferma]]></category>
		<category><![CDATA[Comprensione]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Linguistica]]></category>
		<category><![CDATA[Negazione dell'Antecedente]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra i diversi errori logici che possono compromettere la validità di un ragionamento, la fallacia della &#8220;Negazione dell&#8217;Antecedente&#8221; è uno dei più subdoli. Pur sembrando inizialmente plausibile, questa fallacia si basa su una relazione causale errata che ignora possibili alternative. Che cos’è la Fallacia della Negazione dell&#8217;Antecedente? La fallacia della negazione dell&#8217;antecedente si verifica quando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Tra i diversi errori logici che possono compromettere la validità di un ragionamento, la <strong>fallacia della &#8220;Negazione dell&#8217;Antecedente&#8221;</strong> è uno dei più subdoli. Pur sembrando inizialmente plausibile, questa fallacia si basa su una relazione causale errata che ignora possibili alternative.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è la Fallacia della Negazione dell&#8217;Antecedente?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La fallacia della negazione dell&#8217;antecedente si verifica quando si assume erroneamente che, dato che una certa condizione (A) è falsa, allora il risultato (B) non possa verificarsi. In altre parole:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Se A → B, allora non A → non B.</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questo ragionamento è fallace, poiché ignora che il risultato (B) potrebbe essere causato anche da fattori diversi da A.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un esempio semplice</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Se studiare porta a superare l&#8217;esame, allora chi non studia non può superarlo.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Questo ragionamento è fallace, perché una persona potrebbe superare l&#8217;esame grazie ad altri fattori, come conoscenze pregresse o fortuna.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esempi nella vita quotidiana</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Nella scienza</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Se un animale è un cane, allora è un mammifero.<br>Questo animale non è un cane, quindi non è un mammifero.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà, ci sono molti altri animali che sono mammiferi, anche se non sono cani.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Nei social media</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Se una persona è famosa, allora ha molti follower.<br>Questa persona non è famosa, quindi non può avere molti follower.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Questo ragionamento ignora il fatto che ci sono persone con molti follower per motivi diversi dalla fama, come esperti di nicchia o influencer di settori specifici.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. In politica</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Se un politico è competente, allora il Paese migliora.<br>Questo politico non è competente, quindi il Paese non può migliorare.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita di un Paese può dipendere da molti altri fattori, come circostanze economiche favorevoli o politiche passate.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché cadiamo in questa trappola?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La fallacia della negazione dell&#8217;antecedente si basa sulla nostra naturale tendenza a semplificare le relazioni causa-effetto. Ci piace pensare in termini binari: se una condizione non è vera, allora il risultato non può verificarsi. Questa semplificazione è utile nella vita quotidiana, ma spesso ci porta fuori strada in situazioni complesse.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscerla e evitarla</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Fai domande critiche</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Esistono altre cause che potrebbero portare allo stesso risultato?</li>



<li>L&#8217;assenza di una causa significa davvero l&#8217;assenza dell&#8217;effetto?</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Cerca controesempi</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Trova situazioni in cui il risultato si verifica anche senza la condizione iniziale. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Non semplificare troppo</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Evita di ridurre relazioni complesse a semplici equazioni causa-effetto. La realtà è spesso più sfumata di quanto sembra.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La fallacia della &#8220;Negazione dell&#8217;Antecedente&#8221; è un errore logico che può facilmente portare a conclusioni sbagliate. Imparare a riconoscerla ci aiuta a costruire ragionamenti più solidi e a resistere a manipolazioni retoriche e logiche ingannevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricorda: <strong>l’assenza di pioggia non significa che la strada non sia bagnata.</strong> Il pensiero critico è il nostro miglior alleato per navigare nella complessità della realtà.</p>
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		<title>La Fallacia dell&#8217;Affermazione del conseguente</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/la-fallacia-dellaffermazione-del-conseguente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fallacie Logiche]]></category>
		<category><![CDATA[Affermazione del conseguente]]></category>
		<category><![CDATA[Bias di Conferma]]></category>
		<category><![CDATA[Comprensione]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Linguistica]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell’ambito del ragionamento logico, ci sono errori che sembrano innocui ma che possono portarci a conclusioni completamente sbagliate. Una di queste è la Fallacia dell&#8217;Affermazione del conseguente, un errore logico tanto comune quanto pericoloso nei dibattiti, nei social media e persino nella vita quotidiana. Che cos’è la Fallacia dell&#8217;Affermazione del conseguente? La fallacia della conseguenza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nell’ambito del ragionamento logico, ci sono errori che sembrano innocui ma che possono portarci a conclusioni completamente sbagliate. Una di queste è la <strong><strong>Fallacia dell&#8217;Affermazione del conseguente</strong></strong>, un errore logico tanto comune quanto pericoloso nei dibattiti, nei social media e persino nella vita quotidiana.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è la Fallacia dell&#8217;Affermazione del conseguente?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La fallacia della conseguenza affermata si verifica quando si assume erroneamente che, dato che se una certa condizione porta a un risultato, allora la presenza di quel risultato implica automaticamente la condizione originale. In altre parole:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Se A → B, allora B → A.</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questo tipo di ragionamento è fallace, poiché ignora la possibilità che B possa essere causato anche da altri fattori, diversi da A.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un esempio semplice</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Se piove, allora la strada è bagnata.<br>La strada è bagnata, quindi ha piovuto.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Questo ragionamento è fallace, perché la strada potrebbe essere bagnata per molti altri motivi: un’irrigazione automatica, una perdita d’acqua, o persino una pulizia stradale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esempi nella vita quotidiana</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Nella scienza</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Se una persona ha il raffreddore, allora ha il naso che cola.<br>Questa persona ha il naso che cola, quindi ha il raffreddore.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà, il naso che cola potrebbe essere causato da un’allergia, un’irritazione o altri fattori indipendenti dal raffreddore.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Nei social media</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Se un post ha molti like, allora deve essere valido e interessante.<br>Questo post ha molti like, quindi è valido e interessante.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Questo ragionamento ignora il fatto che i like potrebbero essere stati acquistati, o che il post potrebbe essere popolare per ragioni diverse dalla sua validità.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. In politica</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Se un buon governo riduce la disoccupazione, allora la disoccupazione è bassa per merito del governo attuale.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è un esempio classico di conseguenza affermata. La bassa disoccupazione potrebbe essere dovuta a fattori economici globali o a politiche di governi precedenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché cadiamo in questa trappola?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La fallacia della conseguenza affermata è così insidiosa perché sfrutta una scorciatoia mentale chiamata &#8220;bias di conferma&#8221;: tendiamo a cercare prove che confermino ciò che già crediamo, ignorando altre spiegazioni. Inoltre, la nostra mente ama semplificare la complessità della realtà, portandoci a fare collegamenti rapidi tra causa ed effetto.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscerla e evitarla</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Fai domande critiche</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Quali altre cause potrebbero spiegare il risultato?</li>



<li>Ci sono prove dirette che confermino la relazione causa-effetto?</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Analizza il contesto</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Valuta se ci sono altri fattori che potrebbero influenzare il risultato. Nel caso della strada bagnata, verifica se ci sono state piogge recenti o altre possibili spiegazioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Non semplificare troppo</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ricorda che la realtà è complessa. La presenza di un effetto non implica automaticamente una sola causa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La fallacia della conseguenza affermata è un errore logico che può facilmente infiltrarsi nei nostri ragionamenti, portandoci a conclusioni errate. Imparare a riconoscerla non solo migliora la qualità delle nostre argomentazioni, ma ci rende anche più resistenti alle manipolazioni e alle <strong>fake news</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricorda: <strong>una strada bagnata non significa necessariamente che ha piovuto.</strong> Esistono sempre spiegazioni alternative, e il pensiero critico è il nostro miglior alleato per scoprirle.</p>
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		<title>Le Fallacie Logiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 11:45:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fallacie Logiche]]></category>
		<category><![CDATA[Comprensione]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Linguistica]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
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					<description><![CDATA[Comunicare sembra essere diventato sempre più facile, ma forse è diventato solamente più immediato, veloce. I social media hanno amplificato le nostre voci, permettendoci di esprimere opinioni e confrontarci con gli altri ma hanno anche creato un ambiente in cui le argomentazioni errate e le manipolazioni retoriche proliferano. Non che le fallacie logiche siano una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Comunicare sembra essere diventato sempre più facile, ma forse è diventato solamente più immediato, veloce. I social media hanno amplificato le nostre voci, permettendoci di esprimere opinioni e confrontarci con gli altri ma hanno anche creato un ambiente in cui le argomentazioni errate e le manipolazioni retoriche proliferano. Non che le fallacie logiche siano una novità: sono state da sempre usate, spesso in modo intenzionale, dalla propaganda e dalla pubblicità ingannevole, ma in questo contesto, capire cosa siano e imparare a riconoscerle diventa una competenza essenziale e sempre più determinante.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cosa sono le fallacie logiche?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le <strong>fallacie logiche</strong> sono errori nel ragionamento che sembrano validi ma non lo sono. Possono essere involontarie, frutto di scarsa attenzione o conoscenza, oppure intenzionali, usate per manipolare e persuadere. Chiunque può cadere in queste trappole, sia nel formulare i propri pensieri che nel valutare quelli degli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Se lo pensano tutti, allora deve essere vero.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph" id="block-d2c8be1b-b850-4abb-80b1-e440f49252fe">Questa è una fallacia molto comune chiamata <strong>Appello alla Popolarità</strong> (Provocatio ad populum), leggendola così sembra banale ma riflettendoci più attentamente è alla base di molte scelte quotidiane, quando scegliamo un prodotto molto venduto, quando ascoltiamo un artista molto famoso, quando scegliamo di appartenere alla religione più comune nel luogo in cui siamo nati e purtroppo quando ci faciamo determinate opinioni politiche basandoci sulle persone che abbiamo attorno</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché le fallacie logiche sono così rilevanti oggi?</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Le discussioni sui social media</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nei social media, ogni giorno ci troviamo coinvolti in dibattiti su argomenti che spaziano dalla politica alla scienza, fino a questioni personali. È qui che le fallacie logiche emergono con forza:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Post che usano emozioni per convincere anziché argomenti validi.</li>



<li>Commenti che attaccano la persona invece di rispondere alla sua opinione.</li>



<li>Meme che semplificano problemi complessi in slogan accattivanti ma fuorvianti.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Riconoscere una fallacia logica ci permette di discutere con maggiore consapevolezza, evitando di cadere in manipolazioni e aiutandoci a rispondere in modo più efficace.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Le promesse dei politici</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La retorica politica è uno degli ambienti in cui le fallacie logiche vengono utilizzate più frequentemente. I politici, spesso, usano questi trucchi per convincere il pubblico o screditare i loro avversari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esempio tipico:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Se non sei d&#8217;accordo con questa proposta, significa che non ti interessa il bene del Paese.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è una fallacia chiamata <strong>Falso Dilemma</strong> (Falsa dicotomia), che forza il pubblico a scegliere tra due opzioni estreme, ignorando alternative più sfumate, ed è sempre più utilizzato nel tentativo di polarizzare gli elettori, è per questo che in molte nazioni ci si sta spostando verso forme radicali di politica, prediligendo posizione estreme rispetto a quelle moderate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capire questi meccanismi ci rende cittadini più attenti e meno manipolabili.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Le fake news e la disinformazione</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le fake news sfruttano le fallacie logiche per sembrare credibili. Ad esempio:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Confondono correlazione con causalità per creare allarmismi: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Da quando sono stati introdotti i vaccini, è aumentato il numero di bambini diagnosticati con autismo. Quindi, i vaccini causano l&#8217;autismo.&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Fallacia della <strong>Falsa Causa</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Usano storie personali come prova universale:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Mio cugino ha smesso di usare il cellulare e ora dorme meglio. I cellulari sono la causa dell’insonnia.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Fallacia dell’<strong>Aneddoto</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se impariamo a riconoscere questi errori, possiamo smascherare più facilmente la disinformazione e proteggere noi stessi e gli altri.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>4. Le pseudoscienze e le medicine alternative</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le pseudoscienze e le medicine alternative spesso fanno leva su argomentazioni fallaci per convincere le persone. Frasi come:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Questo rimedio è naturale, quindi non può fare male.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">è per esempio la fallacia dell’<strong>Appello alla Natura</strong> (Fallacia ad naturam). Tuttavia, naturale non significa automaticamente sicuro o efficace. Anche l&#8217;arsenico è naturale, ma uccide anche a piccoli dosaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro esempio frequente è l’uso di testimonianze personali:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Ho provato questo integratore e mi sono sentito meglio, quindi funziona.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">di nuovo è una forma di <strong>Fallacia dell’Aneddoto</strong>, che ignora la mancanza di prove scientifiche.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>5. Le pubblicità ingannevoli</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Molte pubblicità sfruttano tematiche come il bio o il sano, o altre tematiche, per convincerci a comprare prodotti che in realtà non sono più sani di altri. Ad esempio, pubblicizzare uno yogurt magro con cioccolato come “light” crea una percezione di salute che non corrisponde alla realtà. Questo è un esempio di <strong>Fallacia della Falsa Etichetta</strong>, dove si usano parole o immagini per indurre in errore i consumatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essere consapevoli di queste tecniche ci permette di fare scelte più informate e di non lasciarci ingannare da argomentazioni superficiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se impariamo a riconoscere questi errori, possiamo smascherare più facilmente la disinformazione e proteggere noi stessi e gli altri.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una nuova serie di articoli</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A partire da oggi cercherà di scrivere una serie di articoli esplorando le principali fallacie logiche, spiegandole in modo semplice e con esempi pratici. Parleremo di come riconoscerle nei post sui social, nei discorsi dei politici, nelle pubblicità e persino nei dibattiti con amici e familiari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo non è solo quello di evitare di cadere vittima delle fallacie, ma anche di diventare comunicatori migliori. Capire la logica dietro le argomentazioni ci permette di costruire dialoghi più solidi e convincenti, rendendo il confronto un’occasione di crescita anziché di conflitto.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché è importante parlarne adesso?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con la velocità con cui viaggiano le informazioni oggi, siamo sempre più esposti a manipolazioni e distorsioni della realtà, e non si può occuparsi di <em>Fake News</em> (<a href="https://www.staipa.it/blog/category/poleminformatica/informetica/fake-news/come-riconoscere-una-fake-news/?order=asc"><a href="https://short.staipa.it/smpxo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">short.staipa.it/smpx</a></a><a href="https://www.staipa.it/blog/category/poleminformatica/informetica/fake-news/come-riconoscere-una-fake-news/?order=asc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">o</a>) senza occuparsi delle<strong>  fallacie logiche</strong>. Riconoscere le fallacie logiche è come avere una bussola che ci aiuta a navigare tra le opinioni altrui e a formulare meglio le nostre. È uno strumento di pensiero critico indispensabile per:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Difendersi dalla manipolazione.</strong></li>



<li><strong>Costruire un dialogo basato sulla logica e sul rispetto.</strong></li>



<li><strong>Diventare cittadini più consapevoli e informati.</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ci leggiamo nei prossimi articoli</p>
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		<title>Ho un unicorno pigrone rosa nel mio garage</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2024 10:44:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[honeypot]]></category>
		<category><![CDATA[unicorno pigrone rosa nel mio garage]]></category>
		<category><![CDATA[Unicorno Rosa]]></category>
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					<description><![CDATA[Ebbene sì. Va detto ufficialmente, io Stefano Giolo possiedo un unicorne pigrone rosa e si trova nel mio garage. Non ci credi? Prova a cercare su Google. Il mio unicorno pigrone rosa è un simpaticone ed è molto acculturato, adora leggere ad esempio. Spesso mi capita di cenare con il mio unicorno pigrone rosa, quello [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ebbene sì. Va detto ufficialmente, io Stefano Giolo possiedo un unicorne pigrone rosa e si trova nel mio garage.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci credi? Prova a cercare su Google.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio unicorno pigrone rosa è un simpaticone ed è molto acculturato, adora leggere ad esempio. Spesso mi capita di cenare con il mio unicorno pigrone rosa, quello che di solito tengo nel garage.<br>Altre volte mi capita di andare a fare delle passeggiate nei prati o sulle nuvole con lui, allora, ma solo in quei casi si mette a correre rivelando che forse non è poi così pigrone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi diverto molto con il mio unicorno pigrone rosa nel mio garage.</p>



<figure data-carousel-extra='{&quot;blog_id&quot;:1,&quot;permalink&quot;:&quot;https://www.staipa.it/blog/ho-un-unicorno-pigrone-rosa-nel-mio-garage/&quot;}'  class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="20233" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/ho-un-unicorno-pigrone-rosa-nel-mio-garage/il-mio-unicorno-pigrone-rosa-legge/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/10/il-mio-unicorno-pigrone-rosa-legge.webp?fit=1024%2C1024&amp;ssl=1" data-orig-size="1024,1024" data-comments-opened="1" data-image-title="il mio unicorno pigrone rosa legge" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Il mio unicorno pigrone rosa legge&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/10/il-mio-unicorno-pigrone-rosa-legge.webp?fit=1024%2C1024&amp;ssl=1" data-id="20233" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/10/il-mio-unicorno-pigrone-rosa-legge.webp?resize=1024%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-20233" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/10/il-mio-unicorno-pigrone-rosa-legge.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/10/il-mio-unicorno-pigrone-rosa-legge.webp?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/10/il-mio-unicorno-pigrone-rosa-legge.webp?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/10/il-mio-unicorno-pigrone-rosa-legge.webp?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/10/il-mio-unicorno-pigrone-rosa-legge.webp?resize=120%2C120&amp;ssl=1 120w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il mio unicorno pigrone rosa legge</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="20235" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/ho-un-unicorno-pigrone-rosa-nel-mio-garage/il-mio-unicorno-pigrone-rosa-mangia-con-me/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/10/il-mio-unicorno-pigrone-rosa-mangia-con-me.webp?fit=1024%2C1024&amp;ssl=1" data-orig-size="1024,1024" data-comments-opened="1" data-image-title="il mio unicorno pigrone rosa mangia con me" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Il mio unicorno pigrone rosa mangia con me&lt;/p&gt;
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<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="20234" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/ho-un-unicorno-pigrone-rosa-nel-mio-garage/il-mio-unicorno-pigrone-rosa-nel-garage-nel-prato/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/10/il-mio-unicorno-pigrone-rosa-nel-garage-nel-prato.webp?fit=1024%2C1024&amp;ssl=1" data-orig-size="1024,1024" data-comments-opened="1" data-image-title="il mio unicorno pigrone rosa nel garage nel prato" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Il mio unicorno pigrone rosa legge corre su un prato&lt;/p&gt;
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<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" data-attachment-id="20232" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/ho-un-unicorno-pigrone-rosa-nel-mio-garage/il-mio-unicorno-pigrone-rosa-nel-garage-sulle-nuvole/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/10/il-mio-unicorno-pigrone-rosa-nel-garage-sulle-nuvole.webp?fit=1024%2C1024&amp;ssl=1" data-orig-size="1024,1024" data-comments-opened="1" data-image-title="il mio unicorno pigrone rosa nel garage sulle nuvole" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Il mio unicorno pigrone rosa su una nuvola&lt;/p&gt;
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<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="585" data-attachment-id="20231" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/ho-un-unicorno-pigrone-rosa-nel-mio-garage/unicorno-pigrone-rosa-nel-mio-garage/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/10/Unicorno-pigrone-rosa-nel-mio-garage.webp?fit=1792%2C1024&amp;ssl=1" data-orig-size="1792,1024" data-comments-opened="1" data-image-title="Unicorno pigrone rosa nel mio garage" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Il mio unicorno pigrone rosa nel garage&lt;/p&gt;
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</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sono impazzito? Non esattamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capita però sempre più spesso di avere a che fare con persone che ragionano in modo simile a questo. Fanno una grande sparata su una notizia che per loro è certa e quando chiedi spiegazioni, quando chiedi una fonte delle loro affermazioni la risposta è tipicamente &#8220;Cerca su Google&#8221;. Come se Google in quanto entità di un certo spessore fosse una fonte autorevole e non qualcosa che semplicemente riporta ogni forma di fonte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un po&#8217; il vecchio &#8220;lo hanno detto in tv&#8221;, tasposto al giorno d&#8217;oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quindi? Il mio nuovo unicorno rosa pigrone cosa ha a che fare con questo? Semplicemente un cosiddetto Honeypot</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">In&nbsp;informatica, un&nbsp;<strong>honeypot</strong>&nbsp;(letteralmente: &#8220;barattolo del&nbsp;miele&#8221;) è un sistema o componente hardware o software usato come &#8220;trappola&#8221; o &#8220;esca&#8221; a fini di&nbsp;protezione&nbsp;contro gli attacchi di&nbsp;pirati informatici. Solitamente consiste in un&nbsp;computer&nbsp;o un sito che sembra essere parte della&nbsp;rete&nbsp;e contenere informazioni preziose, ma che in realtà è ben isolato e non ha contenuti sensibili o critici; potrebbe anche essere un&nbsp;file, un&nbsp;record, o un&nbsp;indirizzo IP&nbsp;non utilizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il valore primario di un honeypot è l&#8217;informazione che esso dà sulla natura e la frequenza di eventuali attacchi subiti dalla rete. Gli honeypot non contengono informazioni reali e quindi non dovrebbero essere coinvolti da nessuna attività; rilevazioni in senso opposto possono rivelare intrusioni non autorizzate o malevole in corso.<br>Fonte: <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Honeypot">https://it.wikipedia.org/wiki/Honeypot</a></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">D&#8217;ora in poi ai &#8220;Cerca su Google&#8221; risponderò: &#8220;Sai che io sono famoso per possedere un unicorno rosa pigrone in garage, se non ci credi cerca su Google&#8221;?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci credi? Sul serio. Cerca su google &#8220;Unicorno Pigrone&#8221;, se vuoi lo cerco io per te: <a href="https://short.staipa.it/qsxjm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/qsxjm</a></p>
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		<title>La disinformazione nel Ring: come la propaganda ha trasformato due pugilesse in bersagli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 10:44:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sono uno &#8220;sportivo&#8221;, non come lo intende chi lo sport lo segue dalla poltrona, e non sono particolarmente attratto dagli sport competitivi. Ma come ormai si nota sono attratto dai temi sociali e politici e per qualche motivo queste Olimpiadi 2024 sembrano più interessanti per questi ultimi che per le performance sportive. A questo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Non sono uno &#8220;sportivo&#8221;, non come lo intende chi lo sport lo segue dalla poltrona, e non sono particolarmente attratto dagli sport competitivi. Ma come ormai si nota sono attratto dai temi sociali e politici e per qualche motivo queste Olimpiadi 2024 sembrano più interessanti per questi ultimi che per le performance sportive. A questo punto, tocca scriverne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto è iniziato con un banchetto dionisiaco in cui qualcuno ha visto un&#8217;ultima cena, nonostante un tizio vestito di blu con in testa frutta e verdura su un tavolo pieno di fiori e frutta non ricordasse propriamente un richiamo ai <em>miti giudaico-cristiani</em>.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-attachment-id="19441" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/la-disinformazione-nel-ring-come-la-propaganda-ha-trasformato-due-pugilesse-in-bersagli/image-83/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png?fit=1920%2C1080&amp;ssl=1" data-orig-size="1920,1080" data-comments-opened="1" data-image-title="image" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png?fit=1024%2C576&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png?resize=1024%2C576&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-19441" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png?resize=1536%2C864&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png?resize=640%2C360&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png?resize=100%2C56&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png?resize=24%2C14&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png?resize=36%2C20&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png?resize=48%2C27&amp;ssl=1 48w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-2.png?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, era un buon modo per fare polemica, per offendere la Francia e il suo senso di libertà, per far parlare di sé come difensori di qualcosa che non ha gran bisogno di essere difeso. Il tutto, badiamo bene, perché gli attori non erano normo conformati a quanto prescritto dagli <em>uomini </em>di chiesa. In fondo, la solita invidia per la capacità dei Francesi di essere liberi e di manifestare il proprio senso di libertà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe potuta finire lì, avrebbe potuto non sembrare solo un pretesto per parlare ancora e lamentarsi ancora del fantomatico complotto mondiale del gender, lo sarebbe stato se si fosse chiusa lì, fino all&#8217;arrivo dell&#8217;incontro tra <em>Imane Khelif</em> e <em>Angela Carini</em>. A quel punto, un&#8217;atleta che da anni sta facendo la propria normalissima carriera, di cui nessuno si è lamentato, è diventata praticamente il caso mediatico del millennio. Per capire se questo sia solo un pretesto, come quello di scambiare un banchetto con un uomo blu pieno di frutta per l&#8217;ultima cena, forse basta seguire la storia di questa notizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presunta notizia di due pugili &#8220;uomini&#8221; alle Olimpiadi del 2024 è un esempio emblematico di come l&#8217;ecosistema dell&#8217;informazione contemporaneo possa distorcere la realtà. Sì, perché in realtà l&#8217;avversaria della nostra atleta italiana non era l&#8217;unica in una situazione simile. Parlare di questa vicenda e di come si sia sviluppata è un buon modo di parlare di come le posizioni radicali possano mescolarsi indistintamente con il mainstream, e come insinuazioni, diffamazioni e fatti possano confondersi fino a creare narrazioni ingannevoli. Le principali vittime di questa disinformazione sono state l&#8217;algerina <em>Imane Khelif</em>, soprattutto in Italia, e la taiwanese <em>Lin Yu-ting</em>. Queste atlete però rappresentano solo gli ultimi bersagli di una guerra ideologica che va avanti da molto tempo e che non si concluderà con le Olimpiadi di Parigi, né con l&#8217;introduzione di nuove regole per le future edizioni, posto che le regole attuali sui livelli di testosterone non siano già sufficienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo sito di rilievo a riportare la notizia della presunta partecipazione di due pugili squalificate dall&#8217;<em>IBA</em> alle Olimpiadi di Parigi è <em>Reduxx</em>, un sito che si autodefinisce di &#8220;notizie femministe&#8221; ma che in realtà pubblica esclusivamente articoli negativi sulle persone trans. La strategia di <em>Reduxx</em> è simile a quella di altri siti o pagine razziste che pubblicano solo notizie di reati commessi da immigrati, creando così una percezione distorta e pericolosa di interi gruppi sociali. Tra le co-fondatrici di <em>Reduxx</em> c&#8217;è <em>Anna Slatz</em>, nota per le sue collaborazioni con siti di estrema destra come <em>Rebel News</em> o <em>The Publica</em>, dove i contenuti transfobici si mescolano a quelli razzisti e alle teorie cospirazioniste sui vaccini.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="662" height="1024" data-attachment-id="19448" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/la-disinformazione-nel-ring-come-la-propaganda-ha-trasformato-due-pugilesse-in-bersagli/image-85/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png?fit=1146%2C1774&amp;ssl=1" data-orig-size="1146,1774" data-comments-opened="1" data-image-title="image" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png?fit=662%2C1024&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png?resize=662%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-19448" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png?resize=662%2C1024&amp;ssl=1 662w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png?resize=194%2C300&amp;ssl=1 194w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png?resize=768%2C1189&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png?resize=992%2C1536&amp;ssl=1 992w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png?resize=310%2C480&amp;ssl=1 310w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png?resize=65%2C100&amp;ssl=1 65w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png?resize=16%2C24&amp;ssl=1 16w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png?resize=23%2C36&amp;ssl=1 23w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png?resize=31%2C48&amp;ssl=1 31w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/image-4.png?w=1146&amp;ssl=1 1146w" sizes="auto, (max-width: 662px) 100vw, 662px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;articolo di <em>Reduxx</em>, pubblicato il 27 luglio, evita termini come &#8220;atlete transgender&#8221; o &#8220;maschi&#8221;, utilizzando invece eufemismi e insinuazioni, spesso con l&#8217;uso di virgolette (&#8220;female boxers&#8221;). <em>Slatz</em> avanza l&#8217;ipotesi che le atlete in questione possano avere un <em>Disordine dello Sviluppo Sessuale</em> (<em>DSD</em>), e cita la questione dei &#8220;cromosomi&#8221; nel titolo, riferendosi a un lancio dell&#8217;agenzia <em>Tass</em> del marzo 2023 e a un articolo di <em>Russia Today</em>. L&#8217;articolo include anche un&#8217;intervista con una co-fondatrice dell&#8217;<em>Independent Council on Women’s Sports</em>, che ribadisce l&#8217;importanza di reintrodurre i test del sesso alle Olimpiadi. Secondo questa intervista, le federazioni dei paesi delle due atlete avrebbero approfittato delle dispute tra <em>IBA</em> e <em>CIO</em> per &#8220;far salire pugili maschi sul ring contro le donne, competendo per le medaglie olimpiche femminili&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rilevanza dell&#8217;articolo di <em>Reduxx</em> è duplice: non solo per la tempistica, ma anche perché introduce le parole di <em>Kremlev</em> e il sospetto che le due atlete siano &#8220;uomini&#8221;. Il discorso sui &#8220;corpi maschili&#8221; e la transfobia esplicita sono sostituiti da discussioni su cromosomi, livelli di testosterone e <em>DSD</em>. La diffusione dell&#8217;articolo di <em>Reduxx</em> non è limitata ai circuiti del femminismo critico nei confronti del gender, ma coinvolge anche figure di spicco che condividono posizioni contro l&#8217;<em>ideologia gender</em>, come il biologo evoluzionista <em>Richard Dawkins</em>. <em>Dawkins</em>, riprendendo le parole di <em>Kremlev</em>, parla di &#8220;uomini mascherati da donne&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>The Guardian</em>, con un articolo del 29 luglio firmato dal giornalista sportivo <em>Sean Ingle</em>, contribuisce ulteriormente a diffondere la voce sui cromosomi. <em>Ingle</em>, che ha trattato spesso le questioni relative all&#8217;ammissione di atleti trans nelle federazioni sportive femminili, cita <em>Kremlev</em> senza contestualizzare le accuse transfobiche né i dubbi sui test condotti. Ad esempio, non menziona che <strong>le due atlete non avevano superato un test del Campionato Mondiale del 2022, ma era stato loro permesso di partecipare l&#8217;anno successivo dopo aver effettuato il test nelle fasi finali</strong>. Né specifica che la decisione di squalifica nel 2023 era stata presa da <em>Kremlev</em> e un altro dirigente e successivamente ratificata dal direttivo, o che la federazione taiwanese avesse effettuato test di verifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro aspetto peculiare di come <em>Ingle</em> ha gestito il caso è in un tweet dove condivide le domande inviate al <em>CIO</em>. La prima recita: “Il <em>CIO</em> pensa sia giusto che chi è passato attraverso una pubertà maschile abbia la possibilità di competere nelle categorie femminili &#8211; dove i rischi per la sicurezza sono alti?”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre la seconda chiede un commento su chi accusa il <em>CIO</em> di “sminuire le fondamenta stesse della categoria femminile”. La domanda insinua così un’informazione non vera, ossia che le due atlete squalificate siano passate attraverso una pubertà maschile, o che alle Olimpiadi ci siano “maschi biologici” nelle categorie femminili.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-twitter"><blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">My questions and IOC answers (both edited lightly for clarity) <a href="https://t.co/iXDHVL8USa">pic.twitter.com/iXDHVL8USa</a></p>&mdash; Sean Ingle (@seaningle) <a href="https://twitter.com/seaningle/status/1818317476184440905?ref_src=twsrc%5Etfw">July 30, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></div>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sono quindi domande che portano nello scenario concreto (il caso della squalifica e dei test) degli scenari fittizi e dei sospetti, in un clima già inquinato dalla disinformazione. Difatti poi nella fase finale dell’articolo si riporta un dato scientifico che serve solo ad alimentare il framing “<em>uomini che picchiano le donne sul ring</em>”: “<em>Le ricerche scientifiche</em>”, scrive <em>Ingle</em>, “hanno dimostrato che la potenza media di un pugno di chi è passato attraverso una pubertà maschile è superiore del 162% rispetto a quello di una donna”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la pubblicazione dell’articolo, il caso dilaga ed è ormai discusso ovunque, dalle editorialiste <em>gender critical</em> della stampa britannica a <em>Donald Trump</em>, <em>Elon Musk</em> e <em>J.K. Rowling</em>. Personaggi notoriamente critici verso queste tematiche.</p>



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https://twitter.com/realDonParody/status/1818999754526753235
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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-twitter"><blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Absolutely <a href="https://t.co/twccUEOW9e">https://t.co/twccUEOW9e</a></p>&mdash; Elon Musk (@elonmusk) <a href="https://twitter.com/elonmusk/status/1818986936310075743?ref_src=twsrc%5Etfw">August 1, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></div>
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<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-twitter"><blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Could any picture sum up our new men’s rights movement better? The smirk of a male who’s knows he’s protected by a misogynist sporting establishment enjoying the distress of a woman he’s just punched in the head, and whose life’s ambition he’s just shattered. <a href="https://twitter.com/hashtag/Paris2024?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Paris2024</a> <a href="https://t.co/Q5SbKiksXQ">pic.twitter.com/Q5SbKiksXQ</a></p>&mdash; J.K. Rowling (@jk_rowling) <a href="https://twitter.com/jk_rowling/status/1819007216214573268?ref_src=twsrc%5Etfw">August 1, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></div>
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<p class="wp-block-paragraph">Nonostante uno di loro abbia una figlia transessuale (<a href="https://short.staipa.it/jxtf3">https://short.staipa.it/jxtf3</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia di <em>Lin Yu-ting</em>, in Italia quasi ignorata, è particolarmente significativa. L&#8217;opinione pubblica taiwanese ha alzato gli scudi dopo dato che è stata proprio la violenza di genere a spingere la ragazza verso la boxe. Figlia di un padre violento è stato il desiderio di proteggere la madre a portarla a scoprire la sua vocazione sportiva. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In tutto questo nessuno, al di fuori di chi ha fatto le analisi e certificato la loro idoneità sa davvero nulla di cosa ci sia, o non ci sia, di diverso nelle due donne rispetto alle loro concorrenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;IBA stessa, unica a dare dettagli, li ha dati contraddittori, dichiarando in una fase perfino che la squalifica del 2023 non fosse relativa a un problema con il testosterone. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo non ha impedito a politici e persone di spettacolo di cavalcare le opinioni, di bullizzare con la solita <em><a href="https://short.staipa.it/g4kud" target="_blank" rel="noreferrer noopener">narrazione della prepotenza (e dell’ignoranza)</a></em> (<a href="https://short.staipa.it/g4kud" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/g4kud</a>). <br>Con lo scudo della violenza sulle donne e della loro difesa non si sono preoccupati di cosa voglia dire per una atleta olimpica essere sotto i riflettori delle accuse, degli insulti e delle offese del mondo intero proprio durante una competizione della quale non ha violato nessuna regola e nella quale è stata valutata, analizzata e accettata pienamente. Il tutto proprio durante la competizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se fosse accaduto un analogo tentativo di intimorire un qualsiasi altro atleta prima di un incontro per un qualunque altro motivo, chiunque avrebbe capito quanto sbagliato fosse. Si sarebbe addirittura parlato di incontro truccato nei confronti dell&#8217;altra parte, in questo caso probabilmente altrettanto vittima di una pressione sociale mostruosa.<br>Cosa sarebbe accaduto se a cadere sotto la pressione mediatica fosse stata l&#8217;atleta algerina? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa storia mostra come la disinformazione possa distorcere la realtà e danneggiare le persone, creando un clima di sospetto e odio basato su pregiudizi e disinformazione, ed è proprio su questo clima di odio che si basa la campagna politica di molti. Di tutti quelli che hanno cavalcato quest&#8217;onda senza sapere nulla della realtà, perché nulla è stato ufficialmente detto.<br>Parole al vento, bullismo contro due atlete olimpiche durante le competizioni, e nessuna scusa.</p>
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		<title>Echo Chamber: Un Ciclo di Conferme</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 10:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Uso consapevole della tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Complottismo]]></category>
		<category><![CDATA[Echo Chamber]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero Critico]]></category>
		<category><![CDATA[Uso consapevole delle tecnologie]]></category>
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					<description><![CDATA[Dei meccanismi che ci portano a credere a informazioni scorrette e a convincerci di idee sbagliate sui social ne ho parlato ampiamente anche in Quando siamo estremamente divisivi è probabile siamo vittime di Fake News (https://short.staipa.it/gsin5) e in declinazioni diverse ho detto più volte come Stupidità e ignoranza non siano la causa primaria del diffondersi [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Dei meccanismi che ci portano a credere a informazioni scorrette e a convincerci di idee sbagliate sui social ne ho parlato ampiamente anche in <em><a href="https://short.staipa.it/gsin5" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Quando siamo estremamente divisivi è probabile siamo vittime di Fake News</a></em> (<a href="https://short.staipa.it/gsin5" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/gsin5</a>) e in declinazioni diverse ho detto più volte come <a href="https://short.staipa.it/fjz45" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stupidità e ignoranza non siano la causa</a> primaria del diffondersi e radicarsi di queste informazioni (<a href="https://short.staipa.it/fjz45" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/fjz45</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il meccanismo più importante che una volta accesa la miccia di una Fake News la porta ad espandersi come un incendio e porta chi ci crede verso una sostanziale radicalizzazione delle proprie idee si chiama <em>Echo Chamber</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<em>Echo Chamber</em>, tradotto in italiano come &#8220;camera d&#8217;eco&#8221;, è un ambiente virtuale o reale dove le informazioni, le idee o le credenze vengono amplificate e rinforzate dalla comunicazione e ripetizione all&#8217;interno di un sistema chiuso. In queste camere, le opinioni esistenti sono continuamente confermate, mentre le idee contrastanti sono spesso ignorate o respinte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste da millenni e viene sfruttato da sempre anche nella propaganda per rafforzare pregiudizi.<br>Lo stesso meccanismo che un tempo guidava la percezione della realtà nei peggiori bar di paese ora guida<em> <a href="https://short.staipa.it/6p4y1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la percezione della realtà nei social</a> </em>(<a href="https://short.staipa.it/6p4y1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/6p4y1</a>).</p>



<h4 class="wp-block-heading">Perché Succede?</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il meccanismo delle <em>echo chamber</em>, seppure non sia nuovo, è estremamente potenziato dalla tecnologia moderna. I motori di ricerca e i social media, progettati per mantenere la nostra attenzione, ci presentano contenuti in linea con le nostre preferenze. Questo ciclo di conferme, se l&#8217;utente non è consapevole dei suoi meccanismi, può portare alla polarizzazione e alla radicalizzazione delle opinioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli algoritmi dei social media, infatti, analizzano le nostre interazioni, i nostri &#8220;mi piace&#8221;, i commenti e le condivisioni, creando un profilo dettagliato dei nostri interessi e delle nostre convinzioni. In questo modo, ci vengono proposti contenuti simili a quelli che già abbiamo dimostrato di apprezzare, isolandoci ulteriormente in una bolla informativa.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Esempi di Echo Chamber</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio evidente è il dibattito sul cambiamento climatico. Chi crede che il cambiamento climatico sia una farsa tende a seguire e condividere solo contenuti che supportano questa visione, mentre chi lo ritiene una realtà innegabile fa lo stesso con fonti che lo confermano. Entrambi i gruppi finiscono per vivere in mondi informativi separati, rafforzando le proprie convinzioni senza confrontarsi con dati contrastanti. Si dice che vivono in <em>bolle di informazione</em> distinte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro esempio è il panorama politico. Durante le elezioni, i sostenitori di un candidato tendono a interagire principalmente con contenuti che lodano il loro candidato e criticano l&#8217;avversario. Con ampio utilizzo della <em><a href="https://short.staipa.it/v0csn" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Retorica dell&#8217;avvelenamento del pozzo</a></em> (<a href="https://short.staipa.it/v0csn" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/v0csn</a>). Questo porta a una visione distorta della realtà, in cui le qualità e i difetti dei candidati, e delle loro idee, vengono amplificati o minimizzati a seconda delle proprie convinzioni preesistenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro esempio recente di <em>echo chamber</em> è rappresentato dalla pandemia di COVID-19. Le informazioni riguardanti il virus, i metodi di prevenzione e i vaccini hanno creato due campi opposti: da una parte i sostenitori delle misure di sicurezza e dei vaccini, dall&#8217;altra i negazionisti e i sostenitori delle teorie del complotto. Questi due gruppi hanno vissuto in <em>camere d&#8217;eco </em>separate, alimentando paure, sospetti e incomprensioni reciproche.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Gli Effetti delle <em>Echo Chamber</em></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Le <em>echo chamber</em> finiscono per esacerbare il divario tra gruppi con idee opposte, rendendo difficile il dialogo e la comprensione reciproca. La percezione di avere accesso a tutte le informazioni necessarie può farci sottovalutare la complessità delle questioni e la validità delle opinioni altrui. Finiamo per dimenticarci che <em><strong><a href="https://short.staipa.it/tjmt6">Le soluzioni semplici sono quelle sbagliate</a></strong></em> (<a href="https://short.staipa.it/tjmt6">https://short.staipa.it/tjmt6</a>), e in alcuni casi, questo fenomeno può portare a una radicalizzazione delle idee o, nei casi più estremi, a comportamenti aggressivi e violenti.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il Ruolo delle Piattaforme Social</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Le piattaforme social, a causa dei loro meccanismi, hanno un ruolo piuttosto importante nella creazione e nel mantenimento delle <em>echo chamber</em>. Gli algoritmi di <em>Facebook</em>, <em>X</em>, <em>Instagram </em>e altre piattaforme, ad eccezione di Mastodon e del Fediverso (<a href="https://short.staipa.it/qwwj7" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/qwwj7</a>), sono progettati per massimizzare il tempo che gli utenti trascorrono online, mostrando loro contenuti che ritengono più interessanti. Questo crea un effetto di auto-selezione, in cui vediamo solo una parte della realtà che conferma le nostre convinzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni, alcune piattaforme hanno cercato di affrontare questo problema introducendo misure per promuovere la diversità delle informazioni. Per esempio, Twitter -prima di essere acquisito da Elon Musk e trasformarsi in X- aveva iniziato a mostrare tweet da fonti diverse e contrastanti nelle discussioni più seguite. Facebook ha implementato strumenti per identificare e limitare la diffusione delle <em>fake news</em>. Tuttavia, queste misure sono spesso insufficienti e inefficaci a causa della complessità del problema e della resistenza degli utenti a uscire dalle loro<em> bolle informative</em>.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Come Rompere il Ciclo?</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Per contrastare le <em>echo chamber</em>, è importante seguire anche chi ha opinioni diverse dalle nostre e cercare attivamente informazioni contrastanti. Questo approccio non solo migliora la nostra comprensione, ma ci aiuta a sviluppare un pensiero critico più robusto. Ecco alcuni suggerimenti pratici:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Diversificare le Fonti di Informazione</strong>: Leggere giornali e siti web con orientamenti politici diversi, anche e soprattutto opposti alle nostre idee.</li>



<li><strong>Interagire con Persone di Opinioni Diverse</strong>: Partecipare a discussioni online o gruppi che includono una varietà di punti di vista&#8230; magari cercando di non litigare e farci cacciare al primo commento 😀 </li>



<li><strong>Essere Consapevoli degli Algoritmi</strong>: Capire come i social media personalizzano i contenuti può aiutarci a cercare attivamente informazioni contrastanti.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Ne ho parlato anche in <em><a href="https://short.staipa.it/g0uki" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I social possono influenzare la mia mente?</a></em> (<a href="https://short.staipa.it/g0uki" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/g0uki</a>). Per esempio, un utente che segue prevalentemente pagine e gruppi che condividono una visione unilaterale delle politiche migratorie potrebbe decidere di seguire anche fonti che offrono una prospettiva differente, favorendo una comprensione più equilibrata del tema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro suggerimento pratico è quello di utilizzare strumenti di <em>fact-checking</em>. Organizzazioni come FactCheck.org, PolitiFact e Snopes offrono risorse preziose per verificare la veridicità delle informazioni. Prima di condividere una notizia, è buona pratica verificare se è stata controllata da una di queste fonti affidabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno strumento molto comodo è <em><a href="https://short.staipa.it/wlclk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fact Check Explorer, il motore di ricerca contro le Fake News</a></em> (<a href="https://short.staipa.it/wlclk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/wlclk</a>)</p>



<h4 class="wp-block-heading">Le Echo Chamber e le Fake News</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Strettamente legata alle echo chamber è la diffusione delle <em>fake news</em>. Quando siamo immersi in una <em>camera d&#8217;eco</em>, siamo più propensi a credere e condividere notizie che confermano le nostre opinioni, anche se false. Le <em>fake news</em> trovano terreno fertile nelle <em>echo chamber</em> perché non vengono messe in discussione, ma anzi, vengono rafforzate dalla ripetizione continua.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Educazione e Pensiero Critico</h4>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;educazione gioca un ruolo fondamentale nella lotta contro le <em>echo chamber</em>. Insegnare alle persone, soprattutto ai giovani, a sviluppare un pensiero critico e a riconoscere le <em>fake news </em>è essenziale per creare una società meglio informata e meno suscettibile alla disinformazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Andrebbero introdotte a scuola e nelle università corsi di <em>media literacy</em>, ovvero<em> alfabetizzazione mediatica</em>, che insegnino agli studenti come analizzare e valutare criticamente le informazioni che ricevono. Lo stesso andrebbe fatto attraverso programmi educativi per adulti in modo da sensibilizzare la popolazione sull&#8217;importanza di diversificare le fonti di informazione e di verificare le notizie prima di condividerle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è evidente che non sempre questo risulta essere positivo o negli interessi di chi sta al governo, quindi facciamo il possibile, ognuno di noi per aiutare chi ci sta attorno a comprendere questi meccanismi.</p>
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		<title>Il mito dell&#8217;intelligenza artificiale di Erik J. Larson</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2024 10:45:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Parlo spesso di Intelligenza Artificiale (https://short.staipa.it/3qsdr) e cerco di inquadrarla nella realtà al netto dei miti e delle esagerazioni dei media (https://short.staipa.it/661lc). &#8220;Il mito dell&#8217;intelligenza artificiale. Perché i computer non possono pensare come noi&#8221; di Erik J. Larson è un saggio che tratta proprio di questo, sfidando le convinzioni comuni sull&#8217;intelligenza artificiale. Larson smonta la [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Parlo spesso di <em>Intelligenza Artificiale</em> (<a href="https://short.staipa.it/3qsdr">https://short.staipa.it/3qsdr</a>) e cerco di inquadrarla nella realtà al netto dei miti e delle esagerazioni dei media (<a href="https://short.staipa.it/3qsdr" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/661lc</a>). &#8220;<strong>Il mito dell&#8217;intelligenza artificiale. Perché i computer non possono pensare come noi</strong>&#8221; di Erik J. Larson è un saggio che tratta proprio di questo, sfidando le convinzioni comuni sull&#8217;<em>intelligenza artificiale</em>. Larson smonta la narrazione dominante secondo cui i computer potranno in breve tempo raggiungere o superare l&#8217;intelligenza umana, offrendo una prospettiva critica e scientificamente fondata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Larson esplora i limiti intrinseci delle attuali tecnologie di <em>Intelligenza Artificiale</em>, mostrando come i modelli di<em> machine learning</em> e gli algoritmi complessi manchino di capacità fondamentali del pensiero umano, come la comprensione contestuale e la coscienza. L&#8217;autore argomenta che, nonostante i progressi nella potenza di calcolo e nell&#8217;elaborazione dei dati, i computer rimangono strumenti incapaci di replicare il vero ragionamento umano. L&#8217;IA, secondo Larson, può eccellere in compiti specifici, ma fallisce nel comprendere e interagire con il mondo in modo autenticamente umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un punto cruciale che Larson sottolinea è la distinzione tra <em>intelligenza artificiale ristretta</em> (<em>narrow AI</em>) e<em> intelligenza artificiale generale</em> (<em>AGI</em>). Mentre la <em>narrow AI</em> è già in uso in molte applicazioni, come il riconoscimento delle immagini e la traduzione automatica, l&#8217;<em>AGI</em>, che rappresenterebbe una macchina con capacità cognitive pari a quelle umane, rimane una chimera. Larson critica l&#8217;idea che l&#8217;<em>AGI</em> sia inevitabile o imminente, evidenziando le profonde lacune teoriche e pratiche che ostacolano questo traguardo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel saggio adotta uno stile accessibile e di lettura abbastanza semplice ma tecnicamente e scientificamente rigoroso. La sua analisi è supportata da esempi concreti e riferimenti scientifici, rendendo il libro una lettura ottima per chiunque sia interessato alla verità dietro le promesse dell&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre agli aspetti tecnici, Larson affronta le implicazioni etiche e sociali dell&#8217;intelligenza artificiale e mette in guardia contro l&#8217;uso indiscriminato di queste tecnologie in settori critici come la sanità, la giustizia e la sicurezza, senza una comprensione chiara dei loro limiti. L&#8217;autore evidenzia il pericolo di riporre troppa fiducia nelle macchine, suggerendo che questa fede cieca potrebbe portare a decisioni sbagliate e conseguenze negative per la società.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sintesi, &#8220;<strong>Il mito dell&#8217;intelligenza artificiale</strong>&#8221; è un&#8217;opera che invita alla riflessione critica e alla prudenza. Larson non nega i benefici dell&#8217;IA, ma ci ricorda che questi strumenti devono essere utilizzati con consapevolezza e responsabilità. Il libro è un contributo prezioso al dibattito contemporaneo sull&#8217;intelligenza artificiale, offrendo un contrappeso necessario all&#8217;entusiasmo spesso esagerato che circonda questo campo.</p>
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		<title>Un quinto degli effetti avversi del covid era grave</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2024 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
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					<description><![CDATA[Sembra quasi di farlo apposta, ma la realtà è semplicemente che in qualsiasi momento si voglia fare una veloce ricerca di Fake News ci si trova qualcuno che ne campa. Anche tra i media che vengono scritti e realizzati da persone che formalmente risultano giornalisti qualificati. Il titolone &#8220;Speranza: «Sapevo che un quinto degli effetti [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Sembra quasi di farlo apposta, ma la realtà è semplicemente che in qualsiasi momento si voglia fare una veloce ricerca di <em>Fake News</em> ci si trova qualcuno che ne campa. Anche tra i media che vengono scritti e realizzati da persone che formalmente risultano giornalisti qualificati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolone <strong>&#8220;Speranza: «Sapevo che un quinto degli effetti avversi era grave»&#8221;</strong> calza a pennello con il mio recente articolo<strong><em> Il ruolo dello snobismo della matematica nelle Fake News</em></strong> (<a href="https://short.staipa.it/p51n9" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/p51n9</a>), ed è un ottimo esercizio di ragionamento e di comprensione di come alcuni media marcino sull&#8217;ignoranza dei propri lettori alimentando paure e scontri senza farsi alcuno scrupolo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="924" height="701" data-attachment-id="18440" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/un-quinto-degli-effetti-avversi-del-covid-era-grave/image-75/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image.png?fit=924%2C701&amp;ssl=1" data-orig-size="924,701" data-comments-opened="1" data-image-title="image" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image.png?fit=924%2C701&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image.png?resize=924%2C701&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-18440" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image.png?w=924&amp;ssl=1 924w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image.png?resize=300%2C228&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image.png?resize=768%2C583&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image.png?resize=633%2C480&amp;ssl=1 633w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image.png?resize=100%2C76&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image.png?resize=24%2C18&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image.png?resize=36%2C27&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image.png?resize=48%2C36&amp;ssl=1 48w" sizes="auto, (max-width: 924px) 100vw, 924px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Che la cosa sia efficace è dimostrato ovviamente dai commenti presenti sulla pagina Facebook del giornale stesso, dove insulti, minacce e auguri delle peggiori cose si sprecano in abbondanza.</p>



<div class="wp-block-jetpack-slideshow aligncenter" data-effect="slide"><div class="wp-block-jetpack-slideshow_container swiper-container"><ul class="wp-block-jetpack-slideshow_swiper-wrapper swiper-wrapper"><li class="wp-block-jetpack-slideshow_slide swiper-slide"><figure><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="671" height="849" alt="" class="wp-block-jetpack-slideshow_image wp-image-18441" data-id="18441" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-1.png?resize=671%2C849&#038;ssl=1" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-1.png?w=671&amp;ssl=1 671w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-1.png?resize=237%2C300&amp;ssl=1 237w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-1.png?resize=379%2C480&amp;ssl=1 379w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-1.png?resize=79%2C100&amp;ssl=1 79w, 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<p class="wp-block-paragraph">Ma qual è la verità? Dato che<em> La Verità</em> è anche il nome della testata che ha pubblicato l&#8217;articolo? Può un giornale permettersi di mentire su un dato così facilmente reperibile?<br>Il dato è vero, infatti, e il giornale non sta propriamente mentendo. Sta costruendo una narrazione attorno al dato per farlo sembrare molto diverso da quello che è.<br>Non serve una grandissima capacità per capire quale sia il meccanismo, eppure a giudicare dai commenti sono molte le persone che non sono in grado di fermarsi e ragionare. Nel frattempo, questa narrazione fa guadagnare consensi al giornale lanciando l&#8217;odio e il desiderio di violenza dei propri lettori verso una persona che non ha detto assolutamente nulla che già non si sapesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa significa che un quinto degli effetti avversi era grave? Poco o nulla se non si allarga il dato e non si ragiona su quanti fossero gli eventi, avversi e no. Non ci sono mai stati segreti su questi dati, sono sempre stati pubblici e li fornisce l&#8217;Agenzia Italiana del Farmaco (<a href="https://short.staipa.it/ivgle" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/ivgle</a>). In particolare il quattordicesimo (e ultimo) report riporta questi dati:</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="691" height="435" data-attachment-id="18451" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/un-quinto-degli-effetti-avversi-del-covid-era-grave/image-10-7/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-10.png?fit=691%2C435&amp;ssl=1" data-orig-size="691,435" data-comments-opened="1" data-image-title="image-10" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-10.png?fit=691%2C435&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-10.png?resize=691%2C435&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-18451" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-10.png?w=691&amp;ssl=1 691w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-10.png?resize=300%2C189&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-10.png?resize=640%2C403&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-10.png?resize=100%2C63&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-10.png?resize=24%2C15&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-10.png?resize=36%2C23&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-10.png?resize=48%2C30&amp;ssl=1 48w" sizes="auto, (max-width: 691px) 100vw, 691px" /></figure>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Complessivamente, l’81,3% (n. 114.290) delle segnalazioni inserite al 26/12/2022 riporta eventi<br>avversi non gravi, con un tasso di segnalazione pari a 79/100.000 dosi somministrate, e il 18,7% (n.<br>26.305) eventi avversi gravi, con un tasso di 18 eventi gravi ogni 100.000 dosi somministrate,<br>indipendentemente dal tipo di vaccino, dalla dose somministrata e dal possibile ruolo causale della<br>vaccinazione (Figura 3).</strong></p>
<cite><a href="https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_14.pdf">https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_14.pdf</a></cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve neppure leggersi tutto il documento per capire. Ogni <strong>100.000</strong> dosi sono state segnalate in media <strong>97</strong> reazioni avverse, di cui <strong>18 </strong>gravi. <strong>18</strong> è appunto <strong>un quinto delle 97 reazioni</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Significa che si hanno avuto reazioni avverse nello <strong>0.00097%</strong> dei casi, <strong>un caso su 1.031</strong> vaccinazioni. Di questo <strong>0.00097</strong>% il <strong>18,7%</strong> sono state gravi. Il <strong>18,7%</strong> delle <strong>0.00097</strong>%, non del <strong>100%</strong>. A me non sembra un dato terribilmente negativo il fatto che le reazioni avverse gravi siano state lo <strong>0,00018%</strong>, in pratica <strong>un caso su 5.555</strong> vaccinazioni. Però la gran parte dei lettori di quell&#8217;articolo penseranno che l&#8217;ex ministro stia dicendo che i casi erano moltissimi, e chi lo ha scritto sa benissimo che sarà così. Questa paura sarà poi amplificata dal non sapere cosa sia classificato come grave e cosa no.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa sia un evento avverso è indicato nello stesso documento</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un evento avverso è un qualsiasi episodio sfavorevole che si verifica dopo la somministrazione<br>di un farmaco o di un vaccino, ma che non è necessariamente causato dall’assunzione del<br>farmaco o dall’aver ricevuto la vaccinazione;</strong></p>
<cite><a href="https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_14.pdf">https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_14.pdf</a></cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">In pratica un evento avverso è anche un semplice mal di testa avvenuto dopo la somministrazione del vaccino, indipendentemente dal fatto che la causa di quel mal di testa sia stata il vaccino o lo stress lavorativo, o una cattiva digestione, o il partner che ti ha portato a fare shopping, o una testata contro una vetrata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Verrebbe quasi da pensare che quando i giornali scrivevano assurdi articoli su una donna investita dopo la vaccinazione avessero ragione a fare rientrare l&#8217;evento nelle reazioni avverse&#8230; (<a href="https://short.staipa.it/8ozdl">https://short.staipa.it/8ozdl</a>)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa sono invece gli <em>eventi avversi gravi</em>? L&#8217;elenco viene fornito da EMA, l&#8217;Agenzia europea per i medicinali, qui: <a href="https://short.staipa.it/7kec1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/7kec1</a></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="611" height="643" data-attachment-id="18452" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/un-quinto-degli-effetti-avversi-del-covid-era-grave/image-11-7/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-11.png?fit=611%2C643&amp;ssl=1" data-orig-size="611,643" data-comments-opened="1" data-image-title="image-11" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-11.png?fit=611%2C643&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-11.png?resize=611%2C643&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-18452" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-11.png?w=611&amp;ssl=1 611w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-11.png?resize=285%2C300&amp;ssl=1 285w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-11.png?resize=456%2C480&amp;ssl=1 456w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-11.png?resize=95%2C100&amp;ssl=1 95w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-11.png?resize=24%2C24&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-11.png?resize=34%2C36&amp;ssl=1 34w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/image-11.png?resize=46%2C48&amp;ssl=1 46w" sizes="auto, (max-width: 611px) 100vw, 611px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Un dato interessante è che tra gli eventi <strong>avversi gravi</strong> è considerata anche la <em>hyperpyrexia</em>, cioè la comune febbre. Questo <strong>0,00018%</strong> di <strong>casi avversi gravi</strong>, <strong>un caso su 5.555</strong> vaccinazioni, comprende anche i casi di febbre. Se avete avuto una linea di febbre dopo il vaccino siete tra quelli che infoltiscono quello <strong>0,00018%</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolo <strong>&#8220;Speranza: «Sapevo che un quinto degli effetti avversi era grave»&#8221;</strong> acquista improvvisamente un sapore diverso alla luce di questi ragionamenti. Già rileggere <strong>un quinto degli effetti avversi era grave</strong> ora risulta di più facile comprensione, perché l&#8217;attenzione va giustamente sul <strong><em>&#8220;degli effetti avversi</em></strong>&#8220;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono certo che chi ha scritto quell&#8217;articolo sapesse benissimo il significato di quello che stava scrivendo, e che lo scopo fosse alimentare quella rabbia, quella divisione, quella frustrazione per ricevere consensi. Sia sulla pelle sia del ex ministro, sia su quella di chi alla fine rischierà di non proteggersi da una malattia alla prossima occasione, o di non fidarsi del parere di un medico che lo avrà in cura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe questo il giornalismo da cui trarre le proprie informazioni e le notizie da cui astrarre le proprie opinioni?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che articoli come questo qualifichino chiaramente la qualità di un giornale e di un giornalista, e diano un&#8217;indicazione precisa di un certo metodo di presentare i dati. In genere, qui sul blog, non analizzo notizie o articoli specifici e cerco di stare sul generico ma in questo caso si tratta di un articolo troppo ghiotto per non citarlo, per non trovare l&#8217;occasione ancora una volta di mostrare come sia semplice, ragionando sui dati, accorgersi di quando ci vogliono <em>turlupinare</em>.</p>



<h6 class="wp-block-heading" id="voi-fare-una-domanda-per-uno-dei-prossimi-articoli-falla-qui">Voi fare una domanda per uno dei prossimi articoli? Falla qui!</h6>



<p class="wp-block-paragraph">[contact-form-7]</p>



<p class="has-blue-color has-text-color has-normal-font-size wp-block-paragraph"><strong>Qui puoi trovare tutte le<em> <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.staipa.it/blog/category/poleminformatica/informetica/le-domande-semplici/?order=asc" target="_blank">domande semplici</a>: </em>https://short.staipa.it/ledomandesemplici</strong></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Perché vedo così tante notizie di giovani che muoiono improvvisamente?</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/perche-vedo-cosi-tanti-giovani-morire/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[correlazione]]></category>
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		<category><![CDATA[No-Vax]]></category>
		<category><![CDATA[vaccino]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni, in particolare dopo il picco della pandemia Covid e delle polemiche sulle vaccinazioni, si sentono numerose persone lamentarsi di quella che sembra essere una nuova moria: quella di ragazzi e giovani che sembrano morire con una frequenza molto più alta del normale, quasi sempre per problemi cardiovascolari. Cosa c&#8217;è di vero? Davvero [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni, in particolare dopo il picco della pandemia Covid e delle polemiche sulle vaccinazioni, si sentono numerose persone lamentarsi di quella che sembra essere una nuova moria: quella di ragazzi e giovani che sembrano morire con una frequenza molto più alta del normale, quasi sempre per problemi cardiovascolari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa c&#8217;è di vero? Davvero molti giovani stanno morendo per motivi cardiovascolari?<br>La risposta veloce è <em>sì</em>. <em>Sì, ma</em>.<br>Chi vive di questo allarmismo o in questa paura attribuisce queste morti a una <em>correlazione</em> tra l&#8217;assunzione del vaccino Covid e la morte stessa, come se l&#8217;alta quantità di morti fosse causata dall&#8217;alta quantità di vaccinazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parliamone. Parliamone con dati che sono pubblici e disponibili a tutti. A chi crede a questa teoria e a chi no. </p>



<h3 class="wp-block-heading" id="esiste-correlazione-tra-vaccini-e-morti">Esiste correlazione tra vaccini e le morti precoci?</h3>



<h4 class="wp-block-heading">No, no aspetta, cosa significa correlazione prima di tutto??!</h4>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>In statistica, una correlazione è una relazione tra due variabili tale che a ciascun valore della prima corrisponda un valore della seconda, seguendo una certa regolarità. La correlazione non dipende da un rapporto di causa-effetto quanto dalla tendenza di una variabile a cambiare in funzione di un&#8217;altra.</strong></p>
<cite><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Correlazione_(statistica)" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://it.wikipedia.org/wiki/Correlazione_(statistica)</a></cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Quello qui sotto è un grafico che mostra la correlazione negli stati uniti tra i suicidi per stritolamento, strangolamento e soffocamento e la spesa per scienza, spazio e tecnologia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="404" data-attachment-id="7234" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/come-riconoscere-una-fake-news-parte-3/grafico-assurdo-1/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/Grafico-Assurdo-1.jpeg?fit=2080%2C820&amp;ssl=1" data-orig-size="2080,820" data-comments-opened="1" data-image-title="Grafico-Assurdo-1" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/Grafico-Assurdo-1.jpeg?fit=1024%2C404&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/Grafico-Assurdo-1.jpeg?resize=1024%2C404&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7234" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/Grafico-Assurdo-1.jpeg?resize=1024%2C404&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/Grafico-Assurdo-1.jpeg?resize=300%2C118&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/Grafico-Assurdo-1.jpeg?resize=768%2C303&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/Grafico-Assurdo-1.jpeg?resize=1536%2C606&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/Grafico-Assurdo-1.jpeg?resize=2048%2C807&amp;ssl=1 2048w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista della statistica la correlazione esiste ed è matematicamente dimostrabile. L&#8217;indice di correlazione in questo caso è di circa <strong>0.944</strong>, per chi non sia avvezzo alla statistica l&#8217;indice di correlazione può andare da 0 (non esiste nessuna correlazione) a [math]\pm1[/math] (esiste una correlazione totale) quindi in questo caso la correlazione è del 95%. Piuttosto alta direi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si calcola attraverso questa formuletta, l&#8217;indice di correlazione di Pearson</p>



<p class="wp-block-paragraph">[math]-1\leq (\rho) {xy}={\frac {\sigma {xy}}{\sigma {x}\sigma {y}}}={\frac {\sum {i=1}^{n}(x{i}-\mu {x})(y{i}-\mu {y})}{{\sqrt {\sum {i=1}^{n}(x_{i}-\mu {x})^{2}}}{\sqrt {\sum {i=1}^{n}(y_{i}-\mu _{y})^{2}}}}}\leq +1[/math]</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa manca in questo grafico? La causalità. Una correlazione statistica non implica che uno dei due dati correlati sia la causa dell&#8217;altro, significa solo che l&#8217;andamento dei due dati sono molto simili. Si tratta di un calcolo che stima quanto l&#8217;uno si discosti dall&#8217;altro ma non serve a dimostrare che ci sia un nesso di causalità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ah, ok. Esiste causalità tra vaccini e le morti precoci?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Immagino già chi mi segue da tempo a preoccuparsi, o a ridere sotto i baffi. Chi mi segue da meno invece lo vedo già a esclamare &#8220;Tu non sei un medico! Cosa vuoi saperne?&#8221;. Va bene va bene, ma non sforiamo nella <strong>retorica dell’avvelenamento del pozzo</strong> (<a href="https://short.staipa.it/v0csn" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/v0csn</a>), e cerchiamo di non fare del <strong>Cherry picking</strong> (<a href="https://short.staipa.it/gq0xv" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/gq0xv</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sono un medico, e di certo non scriverò qui se esista o non esista dal punto di vista medico una qualche <em>nesso di causalità</em>, posso tuttavia fare dei ragionamenti sulla parte statistica della questione. E utilizzare un metodo per cercare informazioni affidabili.<br>Ma dove si possono cercare statistiche ben fatte e affidabili sugli italiani?<br>Sul sito di ISTAT.<br>Ogni anno vengono fatte tutta una serie di statistiche sulle morti in base ai numeri presenti nelle anagrafi dei comuni e periodicamente sulle cause di morte, questo in base a dati forniti dagli ospedali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per evitare il <em>bias</em> del <em>non ce lo dicono</em> e anche la quantità di morti dovute al covid stesso, cercherò di attenermi a dati precedenti al 2020 per le cause di morte o successivi al 2021 per i confronti numerici tra il numero di decessi prima e dopo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;indirizzo dove prendere i dati è il seguente <a href="https://www.istat.it/it/archivio/240401" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.istat.it/it/archivio/240401</a>, faccio riferimento alle statistiche aggiornate a luglio 2021 quando i vaccini erano in uso da soli sei mesi e non utilizzati ancora in maniera massiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati sono recuperabili in forma tabellare a questo indirizzo: <a href="https://www.istat.it/it/files//2020/03/TavoleStimaDecessiPerRegioneGennaioAprile_2015_2020.xlsx" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.istat.it/it/files//2020/03/TavoleStimaDecessiPerRegioneGennaioAprile_2015_2020.xlsx </a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta scaricato il foglio excel, si trova un raggruppamento chiaro e semplice nella scheda TAB_B</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="637" height="94" data-attachment-id="9318" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/perche-vedo-cosi-tanti-giovani-morire/image-60/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image.png?fit=637%2C94&amp;ssl=1" data-orig-size="637,94" data-comments-opened="1" data-image-title="image" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image.png?fit=637%2C94&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image.png?resize=637%2C94&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-9318" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image.png?w=637&amp;ssl=1 637w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image.png?resize=300%2C44&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image.png?resize=100%2C15&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image.png?resize=24%2C4&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image.png?resize=36%2C5&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image.png?resize=48%2C7&amp;ssl=1 48w" sizes="auto, (max-width: 637px) 100vw, 637px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Riporto qui per comodità la schermata di interesse</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="647" data-attachment-id="9321" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/perche-vedo-cosi-tanti-giovani-morire/image-1-11/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image-1.png?fit=1049%2C663&amp;ssl=1" data-orig-size="1049,663" data-comments-opened="1" data-image-title="image-1" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image-1.png?fit=1024%2C647&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image-1.png?resize=1024%2C647&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-9321" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image-1.png?resize=1024%2C647&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image-1.png?resize=300%2C190&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image-1.png?resize=768%2C485&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image-1.png?resize=640%2C404&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image-1.png?resize=100%2C63&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image-1.png?resize=24%2C15&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image-1.png?resize=36%2C23&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image-1.png?resize=48%2C30&amp;ssl=1 48w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2022/02/image-1.png?w=1049&amp;ssl=1 1049w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Come detto in precedenza possiamo tranquillamente ignorare i casi di COVID, non ci riguardano in quanto ci stiamo focalizzando sui casi di morte improvvisa per problemi cardiovascolari a fronte di vaccinazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo notare come la causa principale di morte siano i problemi cardiovascolari, nel quadrimestre gennaio-aprile 2020 come nel quadrimestre gennaio-aprile calcolato sulla media degli anni dal 2015 al 2019. Nel 2020 era intorno al 30% mentre nella media 2015-2019 era addirittura oltre il 35%. Se dovesse esserci un trend, nel 2020 a inizio Pandemia le morti per problemi cardiovascolari sono state leggermente in calo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo motiva la prima risposta che ho dato in questo articolo: <em>sì, sono molte persone che stanno morendo per motivi cardiovascolari</em>. Praticamente una su tre. Solo che questa percentuale era impressionante, perfino leggermente maggiore, anche prima della pandemia. Una persona su tre moriva per problemi cardiovascolari anche prima dei vaccini Covid e prima che i nostri sguardi impauriti ci facessero caso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sto dicendo che non esiste nessun <em>nesso di causalità</em> tra vaccino e rischi cardiovascolari? Ovviamente no, non lo sto dicendo e non è mia competenza farlo. Ci sono stati casi conclamati, secondo l&#8217;Agenzia Italiana del Farmaco In Italia nel periodo dal 27/12/2020 al 10/07/2021 tra gli eventi avversi si sono registrate 166 <em>possibili </em>reazioni al vaccino con esito fatale e io di certo non potrei negare questo dato. (Qui il documento di AIFA <a href="https://short.staipa.it/qvaoj" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/qvaoj</a>) <br>Ma 166 casi sono un numero ridicolo che non fa aumentare nessuna percentuale di nessuna statistica neanche se invece dei percento mettiamo i permille.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un altro modo di analizzare le morti? Cosa è cambiato dopo il 2020? La domanda è più che lecita ma i dati sulle cause di morte non sono aggiornati, e se lo fossero qualcuno direbbe che possono essere falsificati mettendo cause di morte diverse da quelle reali. Giusto? Lo dicevano già per tentare di minimizzare l&#8217;impatto della pandemia quindi perché non usare la stessa narrazione anche in questo caso?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Istat, però ci fornisce anche statistiche sui numeri di morti (persone tolte dall&#8217;anagrafe) indipendentemente dalle cause. Si trovano qui <a href="http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCIS_MORTALITA1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCIS_MORTALITA1</a> e si possono fare svariate ricerche, per età, per sesso, per provenienza, per anno&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho scelto un confronto tra la mortalità del 2018, ben prima del Covid e del 2022, il dato più recente che abbiamo ma che è comunque dopo il grosso della campagna di vaccinazioni, già nel pieno di quella che sembra la moria dei vaccinati. Dalla didascalia è possibile scaricare il file excel con i dati da cui ho ricavato i grafici.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="824" height="742" data-attachment-id="18237" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/perche-vedo-cosi-tanti-giovani-morire/image-74/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image.png?fit=824%2C742&amp;ssl=1" data-orig-size="824,742" data-comments-opened="1" data-image-title="image" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image.png?fit=824%2C742&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image.png?resize=824%2C742&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-18237" style="width:1070px;height:auto" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image.png?w=824&amp;ssl=1 824w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image.png?resize=300%2C270&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image.png?resize=768%2C692&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image.png?resize=533%2C480&amp;ssl=1 533w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image.png?resize=100%2C90&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image.png?resize=24%2C22&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image.png?resize=36%2C32&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image.png?resize=48%2C43&amp;ssl=1 48w" sizes="auto, (max-width: 824px) 100vw, 824px" /><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/Confronto-2018-2022.xls.xlsx" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Download file</a></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri dell&#8217;asse x sono i <em>morti per mille</em> dell&#8217;anno, per esempio ci sono qualcosa come il 3,5‰ di bambini morti nei primi quattro anni di vita (3,4 ogni mille) e 2,8‰ nel 2022 (2,8 ogni mille).<br>A quanto pare tra gli zero e i 44 anni (è un range abbastanza largo per considerare i giovani?) le morti nel 2022 sono state leggermente meno che nel 2018. Solo per quelli tra i 40 e i 44 anni c&#8217;è stato un lieve aumento dello 0,1‰ (uno su diecimila), ma io voglio considerarli lo stesso tra i giovani perché ne ho 41. In compenso c&#8217;è stato un aumento a tratti lieve a tratti piuttosto marcato tra i 70 e i 120 anni, è un dato che dovrebbe dirci qualcosa ma non lo andrò ad analizzare in quanto esimono dall&#8217;argomento dell&#8217;articolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dai dati che ho riportato qui e all&#8217;inizio si capiscono due cose: </p>



<ol class="wp-block-list">
<li>una persona su tre muore per problemi cardiovascolari</li>



<li>le morti tra i giovani non sono aumentate</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">A corollario di questi due punti penso di poter dire che, se davvero c&#8217;è stato un grande aumento di giovani morti per problemi cardiovascolari, deve esserci stato un altrettanto consistente calo di morti per altri motivi, in misura quasi equivalente se non superiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Torniamo quindi alla domanda iniziale.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="perche-vedo-cosi-tanti-giovani-morire">Perché vedo così tanti giovani morire?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se le statistiche sui morti non confermano la tesi che ci siano molte più morti precoci, non si spiega perché sembra che sui giornali queste morti siano aumentate notevolmente. Non ho dati specifici sul numero di articoli sul tema che vengono pubblicati oggi o che venivano pubblicati in passato, sebbene sia possibile ricavarli con alcuni metodi di ricerca di cui ho parlato nei vari articoli sulle <em>Fake News</em> (<a href="https://short.staipa.it/fake" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/fake</a>) tale ricerca sarebbe probabilmente tempo buttato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il meccanismo è doppio e si autoalimenta: tutti noi abbiamo la tendenza a focalizzarci su qualcosa e crederlo una coincidenza. Ne ho parlato di recente in <strong>Cherry picking, le fake news amano le ciliege</strong> (<a href="https://short.staipa.it/gq0xv" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/gq0xv</a>), <br>Basta guardarsi intorno, quando una coppia aspetta un bambino finisce sempre per vedere un mondo pieno di donne incinte e di bambini piccoli, se si ha un cane si finisce per notare tutti i cani del mondo, se si è attratti da un simbolo politico sarà facile vederlo in giro ovunque, se si è attratti da un modello di auto è facile continuare a notarlo, e così una volta iniziato a fare caso agli articoli su giovani morti prematuramente è facile farci caso sempre più spesso ignorando magari altri generi di notizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se il meccanismo fosse solo così sarebbe facile liberarsene. Qui entra in gioco un secondo meccanismo di cui ho parlato  nell&#8217;articolo <strong>Quando siamo estremamente divisivi è probabile siamo vittime di Fake News</strong> (<a href="https://short.staipa.it/9f1em" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/9f1em</a>). Nel caso specifico di queste morti ovviamente non si tratta di Fake News, sono notizie più che reali! La questione è che i <em>social network</em>, ma anche gli <em>aggregatori di notizie</em>, valutano i nostri interessi e gusti attraverso i nostri click e il tempo passato a visualizzare un articolo; una volta creato un profilo delle cose che sembrano interessarci ce le mostrano. Pensa che siamo interessati a decessi di giovani? Ci mostrerà tutti gli articoli che escono su quel tema. Anche fossero pochi, anche un articolo ogni dieci decessi, sembrerebbero comunque moltissimi, soprattutto se l&#8217;algoritmo sceglie di privilegiare quelli, soprattutto se si considera che in Italia muoiono più di 1500 giovani all&#8217;anno (lo si vede dal foglio excel di cui sopra).</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1025" height="319" data-attachment-id="18268" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/perche-vedo-cosi-tanti-giovani-morire/image-3-17/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-3.png?fit=1025%2C319&amp;ssl=1" data-orig-size="1025,319" data-comments-opened="1" data-image-title="image-3" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-3.png?fit=1024%2C319&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-3.png?resize=1025%2C319&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-18268" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-3.png?w=1025&amp;ssl=1 1025w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-3.png?resize=300%2C93&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-3.png?resize=768%2C239&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-3.png?resize=640%2C199&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-3.png?resize=100%2C31&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-3.png?resize=24%2C7&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-3.png?resize=36%2C11&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-3.png?resize=48%2C15&amp;ssl=1 48w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><br>A questo va aggiunto che la morte di un giovane fa più notizia della morte di una persona di mezza età, e che una volta che i giornali abbiano capito che quel genere di notizia risulta molto <em>attiraclick</em> (<a href="https://short.staipa.it/cyj4l" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/cyj4l</a>) non perderanno occasione di pubblicarne il più possibile alimentando ulteriormente questa percezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una prova di questo? Provate a cercare informazioni su altre tipologie di notizie tipicamente attraenti per il giornalismo. Che ne so incidenti stradali, parti problematici, gossip su un personaggio specifico meno famoso, morte di personaggi famosi. Dopo pochi giorni, sarete ricoperti da articoli su quell&#8217;argomento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se sarete stati bravi in compenso smetterete di vedere giovani morire.</p>



<h6 class="wp-block-heading" id="voi-fare-una-domanda-per-uno-dei-prossimi-articoli-falla-qui">Voi fare una domanda per uno dei prossimi articoli? Falla qui!</h6>



<p class="wp-block-paragraph">[contact-form-7]</p>



<p class="has-blue-color has-text-color has-normal-font-size wp-block-paragraph"><strong>Qui puoi trovare tutte le<em> <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.staipa.it/blog/category/poleminformatica/informetica/le-domande-semplici/?order=asc" target="_blank">domande semplici</a>: </em>https://short.staipa.it/ledomandesemplici</strong></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Le soluzioni semplici sono quelle sbagliate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2024 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Polemipolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Pensiero Critico]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Le soluzioni semplici sono quelle sbagliate.Anche questo slogan, per esempio, è sbagliato.Perché si tratta di una semplificazione spinta. Esistono moltissimi problemi nel mondo, problemi che spesso possono essere visti da molteplici lati e posizioni, ideologiche e no. Il riscaldamento globale, l&#8217;inquinamento, i diritti delle donne, la biodiversità, le guerre nel mondo, la povertà, l&#8217;immigrazione, le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le soluzioni semplici sono quelle sbagliate.<br>Anche questo slogan, per esempio, è sbagliato.<br>Perché si tratta di una semplificazione spinta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono moltissimi problemi nel mondo, problemi che spesso possono essere visti da molteplici lati e posizioni, ideologiche e no. Il riscaldamento globale, l&#8217;inquinamento, i diritti delle donne, la biodiversità, le guerre nel mondo, la povertà, l&#8217;immigrazione, le pensioni, la riduzione delle nascite, l&#8217;invecchiamento del paese, la gente che dice cattiverie sui social, fare la radice quadrata, il calo della qualità media del giornalismo, la sicurezza informatica, trovare un modo di guadagnare di più, l&#8217;impossibilità di costruire una macchina che si autoalimenta&#8230; chiunque stia leggendo potrebbe aggiungere decine di tematiche che ho mancato di inserire e che per lui sono più importanti di queste, o meno importanti. Cambia poco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quasi nessuna sarà esprimibile in un solo modo e in maniera semplice e lineare. Ne prendo quattro a caso cercando di dirne il poco che so in poche righe, solo come esperimento mentale. Non abbiatene a male se ignorerò moltissimi aspetti delle tematiche stesse. Ho scelto le tematiche a caso. Giurin giurello.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Invecchiamento del paese</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Fabbisogno di figli</strong>: In molte società sviluppate, la tendenza è verso la riduzione del numero di figli per coppia, anche dovuto alla scarsa mortalità infantile che spinge a non fare figli in sovranumero. </li>



<li><strong>Aumento dell&#8217;età media</strong>: I miglioramenti nella sanità e nelle condizioni di vita hanno portato a un aumento dell&#8217;aspettativa di vita.</li>



<li><strong>Cambiamenti nel lavoro e nella carriera</strong>: L&#8217;aumento delle opportunità di istruzione e la crescente partecipazione delle donne al mercato del lavoro hanno portato a scelte diverse riguardo al momento in avere figli e all&#8217;interesse di averne.</li>



<li><strong>Migrazione</strong>: In Italia, come in molti altri paesi europei, c&#8217;è stata una significativa migrazione di persone più giovani verso altri paesi per motivi di lavoro.</li>



<li><strong>Cambiamenti culturali</strong>: Le idee culturali riguardo al ruolo della famiglia, dei figli e dell&#8217;invecchiamento possono influenzare le decisioni riguardanti la maternità/paternità.</li>



<li><strong>Condizioni economiche e lavorative</strong>: un paese con un alto livello di precariato e con accesso al mondo del lavoro estremamente difficile e ritardato può influenzare la decisione delle persone di avere figli. </li>



<li><strong>Politiche governative</strong>: Le politiche governative riguardanti la famiglia, la presenza di asili sul territorio, la sanità, l&#8217;assistenza agli anziani e l&#8217;immigrazione possono influenzare la struttura demografica della popolazione.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Riscaldamento Globale</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Emissioni di gas serra</strong>: Le attività umane, come la combustione di combustibili fossili (carbone, petrolio e gas naturale) per la produzione di energia elettrica, il trasporto, l&#8217;industria e il riscaldamento, rilasciano grandi quantità di gas serra (come anidride carbonica, metano, biossido di azoto e altri). Questi gas intrappolano il calore e provocano l&#8217;effetto serra, riscaldando il pianeta.</li>



<li><strong>Deforestazione</strong>: L&#8217;abbattimento degli alberi, soprattutto nelle regioni tropicali, rimuove un importante assorbitore di anidride carbonica dall&#8217;atmosfera, mentre la combustione dei boschi rilascia grandi quantità di carbonio nell&#8217;aria. La perdita di foreste riduce la capacità della Terra di assorbire il carbonio atmosferico attraverso la fotosintesi.</li>



<li><strong>Agricoltura intensiva</strong>: L&#8217;uso di fertilizzanti azotati produce ossido nitroso, un potente gas serra. La gestione del bestiame produce grandi quantità di metano, soprattutto attraverso la digestione degli animali e lo smaltimento dei rifiuti. La conversione di terreni naturali in campi coltivati riduce la capacità del suolo di assorbire il carbonio.</li>



<li><strong>Industrializzazione e processi produttivi</strong>: Le attività industriali, come la produzione di cemento e l&#8217;acciaio, rilasciano grandi quantità di anidride carbonica nell&#8217;atmosfera. </li>



<li><strong>Trasporti</strong>: I trasporti, sia su strada che marittimi, sono responsabili di una significativa quantità di emissioni di gas serra. I veicoli a motore che bruciano carburanti fossili rilasciano anidride carbonica e altri gas serra nell&#8217;atmosfera. Il trasporto marittimo fonte di ossido nitroso e zolfo che contribuiscono all&#8217;effetto serra e all&#8217;inquinamento atmosferico.</li>



<li><strong>Sfruttamento e uso dei combustibili fossili</strong>: L&#8217;estrazione, il trasporto e l&#8217;uso di combustibili fossili sono associati a perdite di gas metano e idrocarburi, oltre alle emissioni di anidride carbonica. Le attività di estrazione possono portare anche a perdite accidentali di metano, un gas serra molto più climalterante dell&#8217;anidride carbonica.</li>



<li><strong>Rifiuti e smaltimento</strong>: I rifiuti organici in discarica producono metano mentre si decompongono anaerobicamente. Il trattamento dei rifiuti tramite incenerimento, se non correttamente gestito, può rilasciare anidride carbonica nell&#8217;atmosfera.</li>



<li><strong>Urbano e sviluppo delle aree industriali</strong>: L&#8217;espansione delle aree urbane e industriali comporta la perdita di terreni naturali e la distruzione degli habitat, riducendo la capacità del suolo di assorbire il carbonio. L&#8217;urbanizzazione porta ad un aumento del consumo energetico per il riscaldamento, il raffreddamento e l&#8217;illuminazione degli edifici.</li>



<li><strong>Crescita demografica e sviluppo economico</strong>: L&#8217;aumento della popolazione mondiale e lo sviluppo economico hanno portato ad un aumento della domanda di energia, trasporti, alimenti e beni di consumo, contribuendo così alle emissioni di gas serra e al riscaldamento globale.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Fare la radice quadrata</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Beh. Lo sapete, la radice quadrata non è semplice senza una calcolatrice, esistono metodi matematici iterativi ma sono tutti complessi. O forse no?</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impossibilità di costruire una macchina che si autoalimenta</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Il secondo principio della termodinamica: </strong>È impossibile realizzare una&nbsp;trasformazione&nbsp;il cui unico risultato sia quello di trasferire&nbsp;calore&nbsp;da un corpo più freddo a uno più caldo senza l&#8217;apporto di lavoro esterno (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Enunciato_di_Clausius">formulazione di Clausius</a>).</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">E le soluzioni?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se prendiamo in esame questi quattro problemi, ma lo stesso vale per qualunque altro problema complesso, spesso le soluzioni che vengono proposte sono troppo semplici. Sul tema dell&#8217;invecchiamento del paese si parla di dare incentivi economici alle famiglie con più di <em>n</em> figli, o si parla di dare incentivi ai giovani che sono emigrati per tornare nel paese, ma basta questo per risolvere? Questo genere di incentivi economici non prendono in considerazione il cambiamento culturale, il diritto di autodeterminarsi delle donne e delle coppie in genere, la parità di diritti e salari della donna e l&#8217;uomo, le difficoltà ad avere un lavoro stabile, i salari bassi, i costi degli affitti e della vita&#8230; <br>Per quanto riguarda il Riscaldamento Globale la situazione è ancora peggiore. Si parla spesso di come soluzioni che incrementino la presenza di produzione di energie solari o eoliche sarebbero in grado di risolvere il problema come se un sistema di produzione elettrica instabile e discontinuo possa avere effetto sulla produzione di gas climalteranti (che non sono solo la CO2) prodotti in una molteplicità di situazioni. Si parla spesso di come piantare qualche migliaio di alberi sarebbe una grande soluzione agli stessi problemi, quando gli alberi assorbono solo una minuscola quantità di CO2 e non gli altri gas climalteranti. <br>Sia chiaro, non sono contro gli incentivi alle famiglie, come non sono contro il piantare alberi o l&#8217;incentivare l&#8217;energia solare, ma serve essere in grado di comprendere gli ordini di grandezza dei fenomeni, ed entrambi non si risolvono con minuscoli interventi marginali, servono giganteschi cambi di rotta e soprattutto di cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io stesso sono proprietario di un impianto solare ma sono consapevole che il beneficio sia essenzialmente quello di farmi risparmiare e di farmi sentire la coscienza <em>irrazionalmente </em>più a posto in termini di impatto. Devo essere consapevole, però, che non sto aiutando il mondo in alcun modo finché mi limito a questo. Neppure se sul tetto di ogni casa ci fosse un pannello solare l&#8217;impatto sarebbe gran che (in compenso ci sarebbero impatti negativi da gestire sulla rete elettrica su cui non vado a dilungarmi). Ho anche due belle piante nel mio piccolo giardino e sono consapevole che se hanno un impatto positivo è al massimo per la biodiversità degli insetti locali e per mantenere più fresco qualche metro quadrato attorno a esse. La quantità di carbonio che possono assorbire è ragionevolmente molto minore di 50kg all&#8217;anno, probabilmente 20 (<a href="https://short.staipa.it/isk63">https://short.staipa.it/isk63</a>), a fronte per esempio del fatto che per produrre un kg di caffè si emettono circa 16kg di CO2 (<a href="https://short.staipa.it/bhxr6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/bhxr6</a>); Se usassi un kg di caffè al mese mi servirebbero quattro grossi alberi per assorbire tutta la CO2 prodotta solo da quello. Quattro alberi ben più grandi di quelli che posso mettere in giardino.<br>Sempre che io non poti le piante, perché il legno che taglio sarà destinato a tornare carbonio bruciandolo o compostandolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I motivi per cui piantare piante ci sono eccome, ma sono altri, e ben più complessi dell&#8217;assorbimento di CO2.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E la radice quadrata? Semplicissima!</p>



<p class="wp-block-paragraph">[math] \sqrt{25} = 2 + 5 = 7\\<br>7-2 = 5 \hspace{1cm} \checkmark<br>\\\\<br>\sqrt{64} = 6 + 4 = 10\\<br>10-2 = 8 \hspace{1cm} \checkmark<br>\\\\<br>\sqrt{196} = 1 + 9 + 6 = 16\\<br>16-2 = 14 \hspace{1cm} \checkmark[/math].</p>



<p class="wp-block-paragraph">Incredibile, a scuola non vi hanno mai insegnato che bastava sommare le cifre del numero e poi togliere 2. Pazzesco no?<br>No, perché è sbagliato, sarebbe troppo semplice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">[math] \sqrt{49} = 7[/math]<br>ma<br>[math]\sqrt{49} = 4 + 9 = 13\\<br>13-2 = 11 \hspace{1cm} X[/math].</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oppure</p>



<p class="wp-block-paragraph">[math] \sqrt{144} = 12[/math]<br>ma<br>[math]\sqrt{144} = 1 + 4 + 4 = 9\\<br>9-2 = 7 \hspace{1cm} X[/math].</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riguardo all&#8217;impossibilità di costruire una macchina che si autoalimenta, va beh, dai l&#8217;ho messa solo per poter mettere un&#8217;immagine di un&#8217;auto elettrica che si alimenta da sola con una dinamo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="799" height="770" data-attachment-id="18259" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/le-soluzioni-semplici-sono-quelle-sbagliate/image-1-22/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-1.png?fit=799%2C770&amp;ssl=1" data-orig-size="799,770" data-comments-opened="1" data-image-title="image-1" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-1.png?fit=799%2C770&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-1.png?resize=799%2C770&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-18259" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-1.png?w=799&amp;ssl=1 799w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-1.png?resize=300%2C289&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-1.png?resize=768%2C740&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-1.png?resize=498%2C480&amp;ssl=1 498w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-1.png?resize=100%2C96&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-1.png?resize=24%2C24&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-1.png?resize=36%2C36&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/03/image-1.png?resize=48%2C46&amp;ssl=1 48w" sizes="auto, (max-width: 799px) 100vw, 799px" /><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://www.facebook.com/adottaunanalfabetafunzionale/">fonte</a></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, tanta gente crede anche a queste cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni pubblicizzano in televisione un integratore alimentare in cui il tema principale dello spot è il fatto che quattro persone diverse con quattro problematiche diverse prendono lo stesso integratore per risolvere i loro problemi. Soluzione troppo facile, no? Non è più probabile che in definitiva non serva a risolvere nessuna delle quattro?</p>



<p class="wp-block-paragraph">I problemi più sono importanti più hanno soluzioni complesse e vanno affrontati da punti di vista complessi e multidisciplinari. Chi vi racconta la soluzione semplice o vuole vendere qualcosa, o vuole guadagnare una qualche forma di consenso o, ed è il caso più triste a mio avviso, si è fatto a sua volta convincere da qualcun&#8217;altro che quella soluzione funzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vale per molte situazioni, da chi vuole vendervi un integratore che curi qualunque cosa, o dell&#8217;omeopatia priva di effetti collaterali, o la dieta rivoluzionaria senza fare fatica, o il metodo per guadagnare tanti soldi stando a casa a far poco o nulla, o il trading online dai guadagni sicuri. La prima domanda da farsi è sempre &#8220;se è così semplice, perché non lo fanno tutti?&#8221; o &#8220;se la soluzione è questa perché non è già stata attuata&#8221;? Ovviamente la risposta a queste domande non è mai &#8220;colpa dei poteri forti&#8221; perché se quella soluzione è disponibile pubblicamente, se funzionasse sarebbero molte di più le persone che ne fanno uso. Soprattutto le soluzioni che sembrano alla portata di un qualunque cittadino medio. Se esistesse una minuscola modifica da fare all&#8217;auto per viaggiare gratis ci sarebbero molti meccanici che fanno la modifica, anche solo agli amici, se esistesse un modo per dimagrire senza fare fatica tutti quelli che vogliono essere magri lo sarebbero, se esistesse un modo per prevenire qualunque malattia, al sistema sanitario nazionale converrebbe dare quello invece che spendere miliardi che non ci sono per curare a posteriori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più triste, e a mio avviso più pericoloso, è quando la &#8220;soluzione semplice&#8221; viene fornita in buona fede. Magari rientrando nella <em>narrazione sensazionalistica che uccide una notizia vera</em> (<a href="https://short.staipa.it/ak6g6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/ak6g6</a>). In quel caso il rischio è che le persone aderiscano a una soluzione convinti di fare qualcosa di davvero utile e magari lavandosene le mani poi di soluzioni realmente efficaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quali sono allora le risposte dei problemi complessi? Il più delle volte non esiste una risposta ma molteplici risposte che vanno attuate pezzo per pezzo, punto per punto. Analizzate, valutate, costruite. Esistono persone che studiano una vita per queste soluzioni e difficilmente le soluzioni arriveranno dal guru di turno che ci vende la risposta facile, la risposta comprensibile e potabile per tutti, o la risposta che non ci costringa a rinunciare a niente. Ma c&#8217;è sempre qualcosa che ognuno di noi può fare e quel qualcosa ha una radice comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se io con i miei due alberi e il mio pannello solare sulla testa mi sentissi appagato dell&#8217;infinitesimo risultato che ottengo, diventerei inutile ai fini del miglioramento della situazione. Se invece resto consapevole che la mia è solo una molecola d&#8217;acqua in un deserto gigantesco posso continuare a cercare altre soluzioni, a informarmi, a fare pressione sulle istituzioni. Non è vero che <em>tanto non cambierà mai niente</em>, i governi, come i media, fanno quello che gli fa ricevere più consensi.<br>Se tutti improvvisamente diventassimo appassionati di <em>Curling</em> improvvisamente le tv inizierebbero a parlare solo di quello, e i politici farebbero a gara per far costruire campi da <em>Curling</em>. Diventiamo appassionati di salvare il mondo in cui viviamo, ma prima informiamoci, e poi diamo il nostro piccolo contributo all&#8217;opinione pubblica invece di sprecare grandi energie in minuscole soluzioni poco efficaci. Solo assieme si può cambiare il mondo, si può spostare l&#8217;attenzione di chi può prendere decisioni, non guardando il proprio piccolo giardino. Ma bisogna informarsi, abbandonare i pregiudizi e fare un po&#8217; di fatica.</p>
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		<title>La retorica dell&#8217;avvelenamento del pozzo</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/la-retorica-dellavvelenamento-del-pozzo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2024 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Polemipolitica]]></category>
		<category><![CDATA[cherry picking]]></category>
		<category><![CDATA[complotti]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Negazionismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sempre i dati possono essere fraintesi, e non sempre un&#8217;idea di qualche genere è facilmente attaccabile. A volte le evidenze portano in una direzione che non è quella dove vorremmo si andasse e non c&#8217;è modo di far invertire la rotta con il ragionamento e le informazioni. Di come i dati possano essere esposti [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Non sempre i dati possono essere fraintesi, e non sempre un&#8217;idea di qualche genere è facilmente attaccabile. A volte le evidenze portano in una direzione che non è quella dove vorremmo si andasse e non c&#8217;è modo di far invertire la rotta con il ragionamento e le informazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di come i dati possano essere esposti in maniera fuorviante ne ho parlato in <a href="https://short.staipa.it/p51n9">Il ruolo dello snobismo della matematica nelle Fake News</a> (<a href="https://short.staipa.it/p51n9" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/p51n9</a>) e in <a href="https://short.staipa.it/p51n9" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cherry picking, le fake news amano le ciliege</a> (<a href="https://short.staipa.it/gq0xv" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/gq0xv</a>), in <a href="https://short.staipa.it/ak6g6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come la narrazione sensazionalistica uccide una notizia vera</a> (<a href="https://short.staipa.it/ak6g6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/ak6g6</a>) ho parlato anche di come non farsi del male da soli esponendo un&#8217;idea, ma non è nessuno di questi il caso, quando tutto depone contro di noi resta un solo strumento, una sola <em>fallacia argomentativa</em>: <strong>l&#8217;avvelenamento del pozzo</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per &#8220;avvelenamento del pozzo&#8221; si intende un tipo di&nbsp;fallacia argomentativa&nbsp;per cui ciò che sarà sostenuto dall&#8217;avversario viene pubblicamente delegittimato in anticipo insinuando un sospetto circa la sua&nbsp;buona fede&nbsp;o sulla sua credibilità. Ogni cosa che dirà l&#8217;interlocutore sarà quindi ignorata, considerata irrilevante o del tutto falsa, da parte degli astanti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;avvelenamento del pozzo è un caso particolare di&nbsp;argumentum ad hominem. L&#8217;origine del termine proviene dalla pratica di gettare una piccola quantità di veleno in un pozzo prima che un esercito nemico invada il territorio, in questo modo tramite una piccola azione si ottengono risultati micidiali.</strong></p>
<cite><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Avvelenamento_del_pozzo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://it.wikipedia.org/wiki/Avvelenamento_del_pozzo</a></cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">In pratica si tratta di una tecnica retorica in cui si cerca di screditare un argomento o un individuo presentando informazioni negative o false sul contesto in cui si trova l&#8217;argomento o l&#8217;individuo stesso. Si cerca di minare la credibilità dell&#8217;argomento o dell&#8217;interlocutore prima che l&#8217;argomento venga discusso o ascoltato. <br>Il caso tipico è quello in cui durante un dibattito si cerchi di screditare la persona invece di discutere del nocciolo del discorso.<br>&#8220;Cosa vuoi saperne tu che sei&#8230;&#8221;, &#8220;Parli di questo argomento ma tu&#8230;&#8221;, eccetera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono molti esempi in cui questo tipo di retorica viene utilizzata, in primis nella discussione degli utenti medi sui social, dove prima di discutere un argomento spesso le persone vanno a verificare sul profilo di una persona quali punti possano essere usati per attaccarlo e poi invece di discutere dell&#8217;argomento i due passano agli insulti reciproci. Tipicamente accusandosi a vicenda di essere di una o l&#8217;altra fazione politica, come se questo fosse un offesa o come se il mondo si dividesse tutto tra due fazioni opposte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <em>retorica dell&#8217;avvelenamento del pozzo</em> però viene usata sempre più spesso anche in ambienti o su temi che dovrebbero essere trattati in modo decisamente più professionale ed edificante di un flame sotto un post su Facebook:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Politica</strong>: Durante una campagna elettorale, ma ormai anche il resto del tempo, capita quotidianamente che si cerchi di diffondere o rafforzare opinioni e preconcetti per inasprire il confronto verso avversari. In Italia succede invariabilmente e si arriva al giorno delle elezioni senza che molti esponenti abbiano espresso un vero programma, in compenso hanno passato buona parte del tempo a criticare quello che gli altri propongono, quello che hanno fatto i loro predecessori, o quello che rappresentano secondo qualche stereotipo. In parte questa è una delle cause di disinteresse da parte di molti elettori, ed è la causa dell&#8217;inasprirsi dei toni e del fatto che la propaganda elettorale sia più vicina a una gara di insulti su <em>Melee Island</em> (<a href="https://short.staipa.it/owt3f" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/owt3f</a>) che a una discussione tra persone adulte.</li>



<li><strong>Multinazionali</strong>: Esistono aziende più o meno etiche, e che producono prodotti più o meno validi, ma quanto spesso capita che ci siano delle vere e proprie campagne di odio nei confronti di alcune di esse? Fino a qualche anno fa andava di moda una battaglia a spada tratta contro alcuni <em>fast food</em>, per un po&#8217; si sono viste battaglie contro alcuni grandi produttori di prodotti tecnologici per dove e come fabbricano i loro prodotti, invariabilmente senza chiedersi dove e come lavorassero i diretti concorrenti. Più un&#8217;azienda è grande, più sarà probabile debba affrontare di queste campagne, che poi tipicamente nel giro di pochi anni passano al dimenticatoio se a farle non è il presidente degli Stati Uniti. </li>



<li><strong>Pubblicità</strong>: Una società potrebbe lanciare una campagna pubblicitaria che diffonde informazioni false o fuorvianti sui prodotti dei suoi concorrenti, cercando di danneggiarne l&#8217;immagine e di guadagnare così una quota di mercato. Un esempio è stato quello dell&#8217;Olio di Palma di pochi anni fa (<a href="https://short.staipa.it/e0usw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/e0usw</a>) quando diverse campagne mediatiche hanno puntato in modi diversi sul prodotto, dal punto di vista salutistico, di sostenibilità, di pericolosità, modificando il mercato nella direzione di utilizzare altri tipi di olii che non sono necessariamente più sani, né più sostenibili ma coltivati e prodotti da aziende diverse.</li>



<li><strong>Religione o filosofia</strong>: Da quanti anni sentiamo parlare di religioni diverse da quella dominante come di terroristi, come di persone che vogliono portarci via le nostre tradizioni, come di persone che ci stanno invadendo? Secondo le stime di uno studio del 2021 del Centro studi sulle nuove religioni (CESNUR), il 74,5 per cento degli italiani e degli stranieri residenti nel Paese è cattolico, il 15,3 per cento ateo o agnostico, il 4,1 per cento cristiano di altre confessioni, il 3,7 per cento musulmano e il 2,2 per cento seguace di altre religioni (<a href="https://short.staipa.it/tn2kv" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/tn2kv</a>). Ma per alcuni esponenti politici è fondamentale alimentare la paura di questa invasione. La paura raccoglie consensi, a discapito però di persone oneste che finiscono per essere oggetto delle ripercussioni di chi è spaventato.</li>



<li><strong>Immigrazione:</strong> vale più o meno quanto sopra per quanto riguarda le paure, ma anche qui vanno considerati i dati (<a href="https://short.staipa.it/z0wl8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/z0wl8</a>). Negli ultimi <strong>dieci anni</strong> sono sbarcate circa 1 milione di persone, vuol dire che tra alti e bassi la media sarebbe di circa 100.000 all&#8217;anno e in Italia siamo 60 milioni. Non sembrerebbe un&#8217;invasione, soprattutto se ben gestiti dato che la gran parte di loro vorrebbe andare in altre aree dell&#8217;europa. Resta un problema da gestire, certo. Ma non è terrorizzando gli elettori e parlando di invasione che si risolvono determinate problematiche, eppure la paura porta voti, molti voti. Forse se c&#8217;è un problema è nella difficoltà di fare figli da parte degli italiani dato che dal 2021 al 2022 sono diminuiti ci sono stati quasi 33.000 cittadini italiani e 7.000 nascite in meno (<a href="https://short.staipa.it/ozn5b" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/ozn5b</a>) e non ci sono abbastanza asili (<a href="https://short.staipa.it/spc0i" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/spc0i</a>) per mandarci i figli se hai il coraggio e la disponibilità economica di farli e mantenerli.</li>



<li><strong>Destra, Sinistra, su giù centro:</strong> esistono istanze come quelle dei diritti delle minoranze o della salvaguardia dell&#8217;ambiente o la che non dovrebbero essere legate a una specifica corrente politica, eppure molto spesso per screditarle si usa proprio tale appartenenza. In altre nazioni sono cose che vengono spinte superpartes indipendentemente dall&#8217;appartenenza politica. Da noi invece di discutere gli argomenti si tende a discutere di preconcetti che ci stanno attorno. Quante volte se si parla di una tematica di una nicchia ristretta ci si sente attaccati perché &#8220;di destra&#8221; o &#8220;di sinistra&#8221;? Anche questo è avvelenamento del pozzo, non affrontare l&#8217;importanza della tematica ma le idee generali di chi la porta. </li>



<li><strong>Nuove tecnologie: </strong>3g, 4g, 5g, WiFi, cuffie Bluetooth, sono tutte tecnologie che appena uscite sono state ricoperte di fake news spaventose su rischi, tumori, controllo della mente, ma sono tutte tecnologie che ormai abbiamo assimilato e utilizziamo quotidianamente. Sta succedendo lo stesso con le auto elettriche che secondo alcuni sembrano incendiarsi come fiammiferi quando in realtà i casi di incendio di auto elettriche sono irrisori (<a href="https://short.staipa.it/cr8g1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/odjc2</a>), succede con Intelligenza artificiale (<a href="https://short.staipa.it/s6u5y" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/s6u5y</a>) e succederà sicuramente con ogni nuova tecnologia. </li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, quando su un argomento c&#8217;è tanta gente incazzata, o impaurita, è probabile che qualcuno li abbia aizzati. E se qualcuno li ha aizzati un motivo deve esserci; per affondare concorrenti o anche solo per vendere libri, notizie, click.<br>Forse è meglio fidarsi delle persone pacate, quelle che hanno la lucidità mentale di mettersi a discutere e spiegare come persone adulte e ragionevoli. </p>
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		<title>Cherry picking, le fake news amano le ciliege</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2024 11:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
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					<description><![CDATA[Esistono svariati modi per utilizzare dati e informazioni e piegarli verso conclusioni che non sono quelle corrette, di recente nell&#8217;articolo Il ruolo dello snobismo della matematica nelle Fake News (https://short.staipa.it/p51n9) ho parlato di come si possa utilizzare la statistica per forzare il significato di dati verso una direzione diversa da quella che dimostrano, e nell&#8217;articolo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Esistono svariati modi per utilizzare dati e informazioni e piegarli verso conclusioni che non sono quelle corrette, di recente nell&#8217;articolo <em><a href="https://short.staipa.it/ak6g6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il ruolo dello snobismo della matematica nelle Fake News</a></em> (<a href="https://short.staipa.it/p51n9" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/p51n9</a>) ho parlato di come si possa utilizzare la statistica per forzare il significato di dati verso una direzione diversa da quella che dimostrano, e nell&#8217;articolo <em><a href="https://short.staipa.it/ak6g6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come la narrazione sensazionalistica uccide una notizia vera</a></em> (<a href="https://short.staipa.it/ak6g6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/ak6g6</a>) ho parlato di come una semplice narrazione scorretta possa danneggiare invece una mozione etica e positiva. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di fallacie logiche:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le&nbsp;fallacie&nbsp;sono errori nascosti nel&nbsp;ragionamento&nbsp;che comportano la violazione delle regole di un confronto&nbsp;argomentativo&nbsp;corretto. I ragionamenti fallaci appaiono come rigorosi e logici, ma in realtà non sono&nbsp;<em>validi</em>&nbsp;(da non confondere con &#8220;veri&#8221;):<br>-valido&nbsp;è riferito alla correttezza logica degli argomenti (come le premesse che implicano le conclusioni);<br>-vero&nbsp;riguarda invece la veridicità delle proposizioni con cui si enunciano gli argomenti.<br><br>Il termine fallacia deriva dal latino&nbsp;<em>fallere</em>&nbsp;che significa ingannare. Il più delle volte tali ragionamenti vengono costruiti&nbsp;<em>ad hoc</em>&nbsp;da colui o coloro che li propongono, con l&#8217;intento di ingannare o anche persuadere l&#8217;interlocutore. Diverse definizioni di fallacia sono state proposte da vari autori.<br>Tutte le definizioni, comunque, le descrivono come un problema logico linguistico caratterizzato da un paio di aspetti:<br>-sembrare qualcosa che non è;<br>-avere una forma di erroneità, invalidità o scorrettezza.</strong></p>
<cite><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fallacia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://it.wikipedia.org/wiki/Fallacia</a></cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle fallacie più frequenti nell&#8217;esporre <em><a href="https://www.staipa.it/blog/fakenews" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fake News</a></em> (<a href="https://www.staipa.it/blog/fakenews" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.staipa.it/blog/fakenews</a>), ma che causa in generale a tutti noi il rischio di ingannarci da soli quando vogliamo sperare in qualcosa che i dati non riportano in maniera esplicita è il <em>cherry picking</em>, ed è tra i principali motivi per cui è nato il metodo scientifico. Parlare del <em>cherry picking</em> è un buon modo per introdurre il metodo scientifico nella discussione e per capire in che modo il parere della<em> comunità scientifica</em> abbia un forte valore di affidabilità. Non ho usato a caso il termine <em>comunità scientifica</em>, perché non è del singolo scienziato che bisogna fidarsi ma del metodo e questo è davvero determinante, e non ho usato a caso il termine <em>affidabilità</em> perché molto di quello che ci dice la ricerca scientifica è sempre passibile di miglioramento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em><strong>cherry picking</strong></em>&nbsp;è la fallacia logica di quando un individuo tende ad ignorare tutte le prove che potrebbero andare contro la propria tesi evidenziando solo quelle a favore. Alcuni esempi banali sono il classico &#8220;a me funziona&#8221;, o &#8220;conosco persone che&#8221;, ma si estende a situazioni potenzialmente più gravi e assurde come quando all&#8217;evidenza pratica di un anno che è il più caldo mai registrato qualcuno ribatte con &#8220;come mai se è l&#8217;anno più caldo mai registrato oggi nevica?&#8221;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come funziona il metodo scientifico</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle prime realtà con cui ogni scienziato si trova a confrontarsi è la propria tendenza a sbagliare interpretando un fenomeno. In realtà è una sensazione che, a ben pensarci, proviamo tutti quando in uno o l&#8217;altro evento della propria vita abbiamo l&#8217;impressione che tutte le cose che ci stanno attorno spingano in una direzione e poi finiamo per schiantarci contro un muro di gomma. Se riuscissimo a guardarci indietro razionalmente ci accorgeremmo che abbiamo solo scelto di considerare segnali positivi una certa quantità di eventi e di ignorare un&#8217;altra certa quantità di eventi. Succede molto spesso nell&#8217;ambito sentimentale/relazionale ed è spesso la causa di grandi delusioni che per chi ci sta attorno erano ampiamente annunciate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Succede anche agli scienziati, anche ai più razionali. Nell&#8217;agonismo di portare a termine una ricerca sperano in un risultato e finiscono per interpretare i dati raccolti in maniera non conforme, o per realizzare esperimenti non sufficientemente ben congegnati e a trarsi in inganno. Nasce da questo il metodo scientifico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cercando di semplificare al massimo quello che si fa in una ricerca scientifica è scegliere una teoria, una serie di concetti ipotetici, e metterla alla prova cercando di <em>falsificarla</em>, cercando di dimostrare che questa non è vera. Se non si è in grado di dimostrarla come falsa allora sarà considerata vera fino a prova contraria, finché qualcuno di più bravo non riuscirà a dimostrare con un esperimento che quella teoria non funziona. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente le cose non sono così semplici. Per evitare la fallacia del <em>Cherry picking</em> prima che una ricerca sia considerata valida deve essere sottoposta alla comunità scientifica, ad altri scienziati e ricercatori che non si limiteranno a dire &#8220;sì o no&#8221; in base al sentimento o a una lettura superficiale. I dati e gli esperimenti realizzati dovranno essere condivisi con la comunità scientifica ed altri, numerosi altri se la teoria risulta essere particolarmente importante, la metteranno alla prova, leggeranno i dati, faranno altri esperimenti sempre allo scopo di <em>falsificare</em> quella teoria. Solo quando ci sarà stato questo processo la teoria verrà considerata valida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non è neppure così semplice, perché per essere presa sul serio una teoria deve essere appunto <em>falsificabile</em>. Nel senso che sia possibile costruire un esperimento o una dimostrazione che la mettano alla prova. &#8220;<em>Ho nel garage un unicorno rosa invisibile che non si può toccare né percepire</em>&#8220;, non è una teoria falsificabile perché non esiste alcun metodo empirico per mettere alla prova l&#8217;esistenza o meno dell&#8217;unicorno.<br>Una teoria di questo genere, fino a che qualcuno non trovi un modo per metterla alla prova non sarà considerabile come scientifica. Può entrare nell&#8217;ambito della fede, o della psicosi, ma non della scienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una cosa interessante e da sottolineare è che per il metodo scientifico non importa se chi fa una affermazione abbia un premio Nobel o un diploma di quinta elementare. Importa che sia in grado di dimostrare la propria affermazione e di renderla dimostrabile e verificabile da parte di altri ricercatori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E le grandi rivoluzioni scientifiche? Galileo Galilei? Newton? Einstein? Amiocuggino che ha fatto l&#8217;auto ad acqua?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il metodo scientifico non funziona a grandi rivoluzioni improvvise e a grandi geni incompresi che sovvertono la visione di tutti gli altri. Così è come piace raccontarlo ai media, o nei libri sensazionalistici. Quello che accade è essenzialmente una grandissima collaborazione molto spesso internazionale. Esistono uomini o donne che espongono una nuova teoria, come lo sono state le teorie della relatività, la teoria della gravitazione universale o il sistema eliocentrico, ma non vengono mai dal nulla, ogni <em>gigante</em>, si appoggia sulle conoscenze pregresse e così le idee di Galileo sull&#8217;universo erano simili a quelle di Keplero che si basavano su quelle di Copernico, Newton ha definito le stesse idee migliorandole dal punto di vista matematico e dimostrandole universali, Einstein ha migliorato la teoria di Newton andando a coprire alcune incongruenze che si rivelavano tra la teoria di Newton e la realtà e perfino la relatività di Einstein ha dei limiti nelle singolarità gravitazionali dei<em> buchi neri</em>, del <em>big bang</em> e dei <em>buchi bianchi</em>, e si sta studiando per allargarla ulteriormente. Probabilmente presto o tardi verrà migliorata attraverso una nuova teoria della gravità quantistica che quando arriverà sarà una rivoluzione, ma non un salto inaspettato di un singolo genio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda invece il cugino che ha fatto l&#8217;auto ad acqua la questione è piuttosto semplice e lineare: come per tutte le ricerche scientifiche non ha che da sottoporre ad altri i propri risultati, con tutti i dati.<br>Se la comunità scientifica considera invenzioni come queste solamente panzane è perché il cugino di turno non è riuscito a mostrare qualcosa che sia verificabile e riproducibile da fonti indipendenti. Se la cosa è così facilmente realizzabile da essere stata fatta in un normale garage, basta mettere su internet gli schemi di funzionamento e chiunque con sufficiente tecnica dovrebbe essere in grado di costruirne una, anche indipendentemente da presunti poteri forti, lobby del petrolio e della corrente elettrica o alieni rettiliani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come funziona il <em><strong>cherry picking</strong></em>?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em>cherry picking</em> funziona proprio come raccogliere le ciliegie: questa sì, questa no, questa sì, questa no. Abbiamo un bel cesto di ciliegie in cui ci sono centinaia di belle ciliegie rosse e un po&#8217; di ciliegie nere. Se leggiamo il dato per quello che è abbiamo tante ciliegie rosse e un po&#8217; di nere, se raccogliamo dal cesto solo quelle nere e le mostriamo al pubblico, il pubblico invece penserà che nel cesto siano tutte scure.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Può succedere a tutti noi quando iniziamo a far caso alle notizie di un certo genere e ci sembra di esserne sopraffatti (anche perché poi i social ci mettono del loro nel farcene trovare di più <a href="https://short.staipa.it/umaes" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/umaes</a>), o quando speriamo tanto che qualcosa sia come vorremmo, ma è una tecnica comunemente usata soprattutto da <em>negazionisti</em> e <em>complottisti </em>per supportare le proprie teorie ignorando dati contrari o contestualmente rilevanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco alcuni esempi in cui il <em>cherry picking </em>è spesso utilizzato: </p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Cambiamento climatico</strong>: molte delle tesi negazioniste sul cambiamento climatico prendono in esame scale ridotte, ad esempio di pochi mesi, o di pochi anni, o di zone del mondo specifiche per mostrare che in quei range il cambiamento non è così radicale. Di fatto si ignorano l&#8217;insieme della vastità dei dati che se analizzati nel loro insieme danno una visione schiacciante e priva di ogni dubbio e si focalizzano su un insieme più specifico e ridotto. In alternativa fanno anche un <em>cherry picking</em> sulle fonti: basta costruire una narrazione sui pochissimi scienziati che non riconoscono l&#8217;evidenza e contrapporli come eroi all&#8217;enorme quantità di scienziati che invece la riconoscono da ormai diversi decenni. Chiamarli eroi, magari aggiungendo che anche Galileo Galilei ai suoi tempi non era accettato ed è cosa fatta. Per altro ignorando che, a parte i suoi bisticci col papa, Galilei insegnava nelle più prestigiose università dell&#8217;epoca, era molto apprezzato per la sua divulgazione scientifica e intesseva svariati rapporti epistolari con diversi studiosi dell&#8217;epoca. <em>Cherry picking</em>, sulla vita di un personaggio storico.</li>



<li><strong>Vaccinazioni</strong>: Il movimento anti-vaccinista tende a enfatizzare le reazioni avverse, che nessuno ha mai negato, e ignorare i risultati effettivi. Inoltre <em>cherry picking</em> nel <em>cherry picking</em> tende a enfatizzare il numero di reazioni avverse ma a nascondere la tipologia di reazione, perché un mal di testa non è la stessa cosa di una trombosi, costruendo una narrazione diversa da quella che emerge analizzando l&#8217;insieme completo dei dati. Un&#8217;altra forma di <em>cherry picking</em> è inoltre la scelta, tra le numerosissime pubblicazioni scientifiche, di singole affermazioni di un limitato numero di scienziati &#8220;fuori dal coro&#8221;.</li>



<li><strong>Medicine alternative</strong>: Sostenitori di alcune cosiddette <em>medicine alternative</em> spesso selezionano studi limitati, che mostrano presunti benefici ma non forniscono modo di testare le stesse cure da parte di ricercatori indipendenti, un po&#8217; come era successo ai tempi di <em>Stamina</em> (<a href="https://short.staipa.it/exkq3">https://short.staipa.it/exkq3</a>) o di <em>Di Bella</em> (<a href="https://short.staipa.it/mrfa2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/mrfa2</a>) dove di cure apparentemente miracolose non venivano fornite abbastanza informazioni per testarle indipendentemente. Un altro esempio tipico è l&#8217;omeopatia, che secondo le leggi vigenti non richiede le stesse sperimentazioni dei farmaci reali, né in termini di efficacia, né in termini di sicurezza.</li>



<li><strong>Ogm</strong>: molti oppositori degli organismi geneticamente modificati si limitano anche qui a citare alcuni studi che suggeriscono <em>potenziali</em> rischi per la salute, ignorando la vasta quantità di studi che non hanno trovato evidenze di pericoli significativi o che hanno evidenziato diversi benefici in termini di sicurezza alimentare e sostenibilità.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Tra tutte le <em>fallacie logiche</em>, probabilmente il <em>cherry picking </em>è quella più ampiamente sfruttata quando si vuole dare credibilità all&#8217;informazione, perché si basa su <em>mezze verità</em>, su dati reali e spesso corretti ma letti in maniera -volutamente o no- errata. Capirne il meccanismo è fondamentale per crearsi una forma mentis di <em>pensiero critico</em>. Sospettare è lecito, farsi domande è necessario, ma cadere nelle trappole di chi vuole deviare il nostro sospetto e sfruttare le nostre paure è fin troppo semplice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiediamoci sempre da dove vengono presi i dati, quali sono le fonti, e cerchiamo di ragionare sul set più ampio possibile di dati, quando questo è disponibile altrove.</p>
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		<title>Come la narrazione sensazionalistica uccide una notizia vera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Feb 2024 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Polemipolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Le Fake News hanno quasi sempre la caratteristica di distrarre dalla tematica principale e portare a un&#8217;idea tramite le emozioni (https://short.staipa.it/avp0h), o fornendo i dati in maniera artefatta (https://short.staipa.it/p51n9). Si tratta di uno dei modi più affidabili per riconoscere se una notizia abbia o meno probabilità di essere affidabile. Il problema è che non tutti [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Le Fake News hanno quasi sempre la caratteristica di distrarre dalla tematica principale e portare a un&#8217;idea tramite le emozioni (<a href="https://short.staipa.it/avp0h" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/avp0h</a>), o fornendo i dati in maniera artefatta (<a href="https://short.staipa.it/p51n9" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/p51n9</a>). Si tratta di uno dei modi più affidabili per riconoscere se una notizia abbia o meno probabilità di essere affidabile. Il problema è che non tutti quelli che forniscono informazioni vere lavorano in maniera altrettanto deontologicamente corretta. O meglio, capita spesso che anche nel fornire informazioni valide e a fin di bene, vengano utilizzate argomentazioni tipiche delle <em>fake news</em> con il grave rischio di invalidare tutto l&#8217;impianto dell&#8217;informazione, e questo fenomeno sta accadendo sempre più spesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Facendo un esempio astratto: siamo in un remoto passato nel quale i tubi dell&#8217;acqua di case e acquedotti vengono realizzati in piombo perché è un materiale semplice da lavorare e non ci sono tecnologie migliori (era davvero così ai tempi degli antichi romani). La popolazione non ne è ancora al corrente ma il piombo potrebbe rilasciare particelle che ingerite e accumulate possono causare il <em>saturnismo </em>che causa disfunzioni al cervello portando potenzialmente a comportamenti anomali e schizofrenici. Nella stessa epoca, va tenuto in considerazione, vengono utilizzati ossidi di piombo per addolcire il vino, inoltre il vino stesso viene conservato i botti di piombo (anche questo era così ai tempi degli antichi romani). <br>La nostra azienda è etica, sostenibile, paga le tasse regolarmente all&#8217;imperatore, paga bene i propri dipendenti, non fa uso di schiavi, tiene alla salute dei propri clienti, e anche di tutta la popolazione. Ovviamente però per mantenere questo alto livello è necessario anche guadagnare sesterzi, altrimenti l&#8217;azienda finirà per fallire. Di recente, grazie a un incredibile salto tecnologico ci siamo messi nel mercato delle tubature producendo delle nuovissime tubature in PVC. Le tubature in PVC sono assolutamente prive di piombo, e sicure da ogni punto di vista.<br>A questo punto proviamo a convincere la popolazione a sostituire tutti i tubi di piombo con il PVC facendo notare che il piombo è deleterio per la loro salute e che il saturnismo sta facendo collassare la loro civiltà rendendo le persone, in particolare i patrizi e gli imperatori poco razionali. Come esempio portiamo il fatto che chi beve regolarmente vino, che è appunto contenuto in botti di piombo, ha un ulteriore aumento di instabilità psicologica e tendenza alla schizofrenia. La nostra campagna di marketing però non ha effetto: l&#8217;opinione pubblica ritiene che la follia sia causata dall&#8217;alcool presente nel vino e non dal piombo stesso. Noi siamo in grado di fornire delle statistiche chiare ma su popolazioni diverse da quella romana, nel caso dei romani le statistiche risultano includenti in quanto tutta la popolazione utilizza acqua da tubi di piombo e tutti i patrizi bevono vino, che invariabilmente arriva da botti di piombo. Le uniche ricerche scientifiche affidabili e con risultati chiari arrivano nella provincia araba (all&#8217;epoca i romani hanno grandi architetti, ma i migliori scienziati vengono dall&#8217;oriente dove per altro per motivi religiosi poche persone bevono vino e quindi è possibile fare test a doppio cieco <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Doppio_cieco" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://it.wikipedia.org/wiki/Doppio_cieco</a>). La grande massa della popolazione, tuttavia, non ha voglia di leggere noiose ricerche e sospetta che i <em>saraceni </em>possano complottare nel tentativo di avvelenare la popolazione romana. <br>Fortunatamente grazie a qualche leader, o forse venditore, particolarmente bravo una certa minoranza viene sensibilizzata sul tema dei rischi dovuti al piombo, non c&#8217;è altro da fare che approfittare di questa parte della popolazione e rendere più aggressivo il nostro marketing, ecco gli slogan: &#8220;se userete tubi in PVC saprete da dove arriva l&#8217;acqua che berrete&#8221;, &#8220;niente piombo in quello che bevete!&#8221;<br>Finalmente il mercato parte, e i primi ordini iniziano ad arrivare, prima in numero molto limitato, poi finalmente via via gli affari si fanno più grandi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, nonostante l&#8217;essere un&#8217;azienda etica e il non stare facendo nulla di male stiamo mentendo. Non è affatto vero che basti avere i tubi di PVC in casa per non avere il piombo che proviene dall&#8217;acquedotto. Lo sappiamo bene che l&#8217;acquedotto utilizza ancora le vecchie tubature in piombo. Anche se da un lato stiamo incrementando la diffusione di un prodotto che migliora la situazione, e questo è sempre positivo, il fine non giustifica i mezzi. Il primo motivo è già il fatto che stiamo mentendo, in secondo é che stiamo convincendo a venire da noi persone che non hanno davvero la capacità di comprendere quello che sta accadendo e stiamo creando in loro aspettative non completamente reali. Ma il motivo più importante, quello che dovrebbe spingerci a desistere dall&#8217;andare in questa direzione è che a un concorrente basterà pochissimo per sbugiardarci mostrando che anche nelle case di chi ha i tubi in PVC arriverà il piombo. Si tratta formalmente di una sbugiardata parziale, ma una volta sbugiardati finiremo per non essere più credibili su tutta la linea. Noi e assieme a noi tutti quelli che magari stano lottando per la stessa causa -la diminuzione del piombo nelle acque- per altre strade e non utilizzando i nostri mezzi scorretti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sembra un esempio stupido, quasi un esempio che non sta in piedi ma di recente sono stato ad una conferenza sulle <em>Comunità Energetiche Rinnovabili</em> e tra numerosi concetti validi e condivisibili mi è stato detto che &#8220;così so da dove arriva la corrente che uso&#8221;, come se ci fosse un rubinetto che porta a me solo gli elettroni &#8220;prodotti&#8221; dai pannelli, 24 ore al giorno, anche quando i pannelli non producono. Ci tengo a specificare che si tratta di una tematica che appoggio a pieno come appoggio l&#8217;importanza fondamentale dell&#8217;<em>energia nucleare</em> per coprire il <em>carico di base</em> che le rinnovabili aleatorie non possono coprire a causa del fatto che non c&#8217;è sole, o vento 24 ore al giorno. Quello che non apprezzo è come per convincere le persone a entrare in questi meccanismi si faccia uso delle stesse narrazioni di chi invece propugna <em>Fake News</em>. Si fa qualcosa di positivo come spingere verso l&#8217;uso di energie pulite, ma lo si fa raccontando delle favole che non fanno bene a nessuno, soprattutto se nello specifico a raccontarlo è qualcuno di una azienda che guadagnerà direttamente o indirettamente dalla vendita dei pannelli o dal servizio di calcolo dei bilanciamenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono molti gli esempi che si possono fare, uno rimanendo in tema è l&#8217;idea che consumare una certa quantità di KW di energia pulita sia equivalente a piantare un certo numero di alberi. Non solo un albero assorbe CO2 togliendola dall&#8217;aria che è ben diverso da non produrre CO2 lasciando nell&#8217;aria quella che c&#8217;è, ma se quella energia non la consumiamo noi la consuma comunque qualcun&#8217;altro. Chi l&#8217;ha &#8220;piantato&#8221; l&#8217;albero? Gli elettroni che arrivano alla nostra casa sono un mix indistinguibile di elettroni &#8220;prodotti&#8221; da fonti assortite. Forse avrebbe un minimo di senso, ma sempre improprio, considerare la CO2 risparmiata producendo corrente con i pannelli, nel senso che teoricamente la nostra produzione potrebbe permettere di usare infinitesimamente meno una centrale a gas o a carbone, ma da qui a quantificare davvero quanta CO2 sto facendo risparmiare passa un mondo. Anche perché rispetto a quale fonte stiamo facendo il confronto? Tra la produzione di CO2 di una centrale idroelettrica o nucleare e una a gas o peggio a carbone la differenza è abissale. <br>Eppure, spesso viene raccontata così, ci sono perfino APP che ti mostrano quanti alberi hai virtualmente piantato. Nella realtà per quanto producendo energia con pannelli solari stia facendo &#8220;del bene&#8221;, non c&#8217;è nessun modo per paragonare questo &#8220;bene&#8221; a quello fatto piantando alberi. Non è né meglio né peggio, sono cose completamente diverse e l&#8217;uno non esime l&#8217;altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa narrativa è negativa perché una volta smontata, per altro con ragionamenti piuttosto semplici, rischia di far cadere la credibilità di tutto il resto dell&#8217;impianto, e non solo: rischia di far perdere credibilità a tutti quelli che pur lavorando allo stesso fine non usano questa tipo di narrazione, o a sminuirli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci tengo a precisare che l&#8217;esempio che ho fornito è solo uno dei tanti che si possono trovare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>rinforzare le battaglie degli agricoltori dicendo che saremo costretti a mangiare grano estero e quindi pieno di veleni, quando invece esistono i ferrei controlli nell&#8217;import europei e nazionali che lo impediscono danneggia l&#8217;intera battaglia rendendola a tratti ridicola</li>



<li>definire cancerogeno un cibo perché contiene sostanze potenzialmente cancerogene quando in realtà aumenta il rischio di una specifica (e spesso minuscola) percentuale, rischia di danneggiare battaglie verso altre sostanze che magari sono maggiormente pericolose</li>



<li>descrivere certi integratori alimentari che possono essere di supporto in determinate situazioni come panacea di tutti i mali diminuisce la credibilità dei pochi integratori davvero utili e di alcune medicine che possono superficialmente somigliarvi</li>



<li>affermare che &#8220;abbassare le tasse aumenta la spesa e quindi la crescita&#8221; senza considerare fattori decisamente più complessi fa sembrare stupida qualunque azione politica che non includa l&#8217;abbassamento delle tasse, ma le cose sono ben più complicate di così</li>



<li>affermare che l&#8217;uso di una VPN protegge completamente la tua privacy online senza considerare altri tipi di minacce alla privacy come il phisihg, l&#8217;uso smodato dei cookies, e le informazioni raccolte dai social network rischia di far sentire eccessivamente sicuri e di far perdere credibilità a tutte le altre VPN nel momento in cui ci sia accorga che le cose non stanno davvero così</li>



<li>affermare qualcosa come &#8220;i computer Apple o Linux non possono essere infettati da virus&#8221; senza considerare che tutti i sistemi informatici sono vulnerabili a qualche tipo di minaccia e che la sicurezza dipende anche dalle pratiche dell&#8217;utente rischia di mettere in maggior pericolo gli utenti invece di aiutarli a difendersi meglio</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Sono solo esempi tra i tanti che si possono fare di un meccanismo che sta venendo usato fin troppo spesso da fin troppe fonti. Per contrapporsi ai titoli altisonanti delle bugie ci si sta attrezzando per fornire informazioni altrettanto altisonanti, ma se queste informazioni non sono anche rigorosamente corrette si sta mettendo in giro bugie, al pari di chi le usa per fini spregevoli. Non è con una narrazione semplificata e scorretta che si può fare corretta informazione. Si raggiungerà forse lo scopo di qualche utente in più, ma come quell&#8217;utente è stato mal informato da noi, qualcuno più bravo di noi potrà di nuovo male informarlo in una direzione opposta e non avemo ottenuto un miglioramento di nulla. Solo un ulteriore peggioramento della società, della credibilità della scienza e dell&#8217;affidabilità dell&#8217;informazione.</p>
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		<title>Il ruolo dello snobismo della matematica nelle Fake News</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni assistiamo tra le varie &#8220;cattiverie&#8221; dei social a un fenomeno di grammarnazi che provano profondo piacere nell&#8217;offendere chi manca una h, un accento, o una coniugazione verbale. Non importa se questo avvenga a causa di ignoranza della grammatica della lingua italiana o di un errore di battitura, come non importa se chi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni assistiamo tra le varie &#8220;cattiverie&#8221; dei social a un fenomeno di <em>grammarnazi</em> che provano profondo piacere nell&#8217;offendere chi manca una <em>h</em>, un <em>accento</em>, o una <em>coniugazione verbale</em>. Non importa se questo avvenga a causa di ignoranza della grammatica della lingua italiana o di un errore di battitura, come non importa se chi ha scritto si chiami <em>Mario Rossi </em>o <em>Kinari Mudaliar</em>. Non sto necessariamente demonizzando il tenere all&#8217;importanza del formalismo linguistico, ne sono un profondo difensore anche io, ma è importante riflettere su questo fenomeno prima di proseguire con l&#8217;argomento dello <em>snobismo della matematica</em>. Chi tiene molto alla correttezza linguistica da un lato tende a dimenticare che storicamente esiste un distinguo tra il linguaggio parlato, dove molte forme scorrette sono comunemente accettate, e quello scritto dove tali forme scorrette non sono accettabili e che i social sono più simili a un ambiente di linguaggio parlato che uno formale di linguaggio scritto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono d&#8217;accordo con l&#8217;obbiezione comune secondo cui, se non si padroneggia la lingua sarà molto più difficile sia essere credibili, che riuscire a leggere e comprendere un testo complesso quale un contratto, un articolo di giornale, o un libro che potrebbe incrementare la propria cultura. Ma perché con la matematica non vale lo stesso ragionamento? E quali sono le conseguenze?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente al fenomeno <em>grammarnazi</em> stanno proliferando &#8220;giochini&#8221; matematici in cui vengono proposti imbarazzanti esercizi fatti esclusivamente di somme, sottrazioni, moltiplicazioni e parentesi e oltre al fatto che quasi sempre le persone le sbagliano, ci sono sempre commenti come &#8220;io di matematica non ci capisco niente&#8221;, &#8220;la matematica non serve a niente&#8221; eccetera. Spesso usando queste affermazioni come vanto. Eppure, si tratta anche in questo caso della grammatica di un linguaggio, quello dell&#8217;aritmetica di base. Quella che tutti hanno fatto alla scuola dell&#8217;obbligo assieme alle coniugazioni verbali, e all&#8217;uso delle<em> h</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché qui non vale la stessa obbiezione sul fatto che chi non sappia fare una banalissima operazione aritmetica non ha credibilità e difficilmente riuscirà a interpretare correttamente un contratto, una bolletta o un dato letto in un articolo di giornale? Perché ci si preoccupa e ci si infervora se una persona non sa dove mettere una <em>h</em> ma non ci si preoccupa e non ci si infervora se una persona non sa fare una banale operazione matematica composta da una moltiplicazione e una somma?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leggiamo quotidianamente articoli di giornale (o blog complottistici) che ci forniscono informazioni e dati, ma se non sappiamo fare una banale operazione aritmetica come facciamo a fidarci delle statistiche, o a verificarne il senso? Si parla di medie, di popolazioni, di crescite percentuali ma se non sappiamo fare dell&#8217;aritmetica di base come facciamo a capire se stanno manipolando l&#8217;informazione e valutare l&#8217;affidabilità di quello che stiamo leggendo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco qualche esempio di come i dati possano essere esposti in modo poco chiaro, spesso per fargli raccontare qualcosa che non è davvero quello che quei numeri raccontano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La Media non sempre racconta tutta la storia:</strong><br>La media viene spesso usata, e nel sentire comune è un dato di una grande importanza. Per esempio, all&#8217;inizio del 2024 sembra che lo stipendio lordo medio annuo degli italiani dipendenti sia di 27.000€ con uno stipendio mensile di circa 1.600€ (Fonte Forbes: <a href="https://short.staipa.it/s82wf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/s82wf</a>) è un valore alto? Basso? Ma soprattutto ha senso ragionare sulla media?<br>Spesso no. Ad esempio, prendiamo una popolazione molto più ridotta:<br>Persona A: 3.000€<br>Persona B: 5.000€<br>Persona C: 10.000€<br>Persona D: 22.000€<br>Persona E: 25.000€<br>Persona F: 35.000€<br>Persona G: 50.000€<br>Persona H: 70.000€<br>La media di questi stipendi è di 27,500€, ma non rispecchia gran che né lo stipendio della persona G e H, né tantomeno delle persone A, B, C, e D. La disparità è enorme e la maggior parte della popolazione è decisamente al di sotto della media.</li>



<li><strong>Importanza della Popolazione di Riferimento:</strong><br>Qualcos&#8217;altro di cui tenere conto è la popolazione di riferimento. Facciamo un esempio: un sondaggio afferma che il 60% degli intervistati preferisce il caffè di marca X. Questo potrebbe far pensare che quella marca sia decisamente buona, più della metà degli intervistati la preferisce, è una percentuale stratosferica. Ma la domanda giusta è: chi sono gli intervistati? Se il sondaggio fosse stato condotto solo tra gli impiegati di una società di caffè, i risultati potrebbero non essere rappresentativi della popolazione generale. Sapere come è stata selezionata la popolazione di riferimento è fondamentale per garantire la validità dei risultati, e anche in questo caso è un dato che non ci viene mai fornito, ma che a volte possiamo desumere dal contesto e può decisamente fare la differenza. Un esempio sono i sondaggi sulle pagine di un social: chi segue quella pagina è una popolazione eterogenea composta da interessi casuali o da persone interessate tutte a determinati temi specifici?</li>



<li><strong>Crescita/Rischio Percentuale:</strong><br>La crescita percentuale è forse una delle informazioni più sfruttate per mostrare i dati a sproposito. Un esempio tipico è quello della probabilità di avere un tumore. <br>Un documento pubblicato nel 2017 dal World Cancer Research Fund sul rischio di tumore colorettale ha stimato che un consumo elevato di carni rosse lavorate (50 grammi al giorno) aumenta del 16% il rischio di ammalarsi di questa neoplasia. Non è una Fake News, è addirittura AIRC a fornirci i dati dalla ricerca di World Cancer Research Fund, (<a href="https://short.staipa.it/iwgok" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/iwgok</a>). Chiedere maggiore affidabilità da una fonte su questo tema è davvero difficile. Ma il dato va letto nel modo giusto. In quella frase non si sta dicendo che se mangio carne ho il 16% di probabilità di avere un tumore e se non la mangio no. Sta dicendo che la probabilità di avere un <em>tumore colorettale</em> aumenta del 16%. Quindi nello spaventarsi va considerato che tale tipologia di tumore è il 10% di tutti i tumori (<a href="https://short.staipa.it/citht" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/citht</a>), c&#8217;è una probabilità diversa a seconda dell&#8217;età e di svariati stili di vita (<a href="https://short.staipa.it/2pdh3" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/2pdh3</a>), e una serie di altri fattori. Facciamo che la probabilità di sviluppare un tumore sia il 50%, la probabilità di un cancro colorettale sarebbe intorno al 5%, un aumento del 16% di quel 5% sarebbe intorno al 0,8%. Che è ben diverso dal 16% che si potrebbe credere ad una lettura superficiale.<br>Con questo ovviamente non sto dicendo che l&#8217;affermazione sul 16% sia errata, non lo è affatto, ma che è importante saper leggere e interpretare il dato.<br><br>Un altro caso tipico è quello di &#8220;Rispetto allo scorso anno gli incidenti XYZ sono aumentati&#8221; del 10%, cosa ce ne facciamo di questo dato senza sapere quanti fossero in precedenza? Erano 10 e sono diventati 11 o erano 10.000 e sono diventati 11.000? Perché nel primo caso può essere una piccola fluttuazione priva di particolare interesse, nel secondo potrebbe rappresentare un aumento molto preoccupante. E poi questi incidenti cosa hanno causato? Fastidi e costatazioni amichevoli o morti?<br><br>Senza conoscere il contesto di partenza una crescita percentuale può essere estremamente fuorviante.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Se non siamo in grado di saper leggere i dati ma fruiamo passivamente dei risultati che ci stanno esponendo come possiamo distinguere se due differenti fonti ci forniscono informazioni discordanti? Magari in una discussione sui tumori una fonte ci dice che mangiare carne incrementa del 16% il rischio di tumori colorettale, e un&#8217;altra che mangiare carne aumenta solo dello 0,8% il rischio di prendere un tumore in generale. Di chi ci dovremmo fidare? Come dimostrato più in su ci dovremmo fidare di entrambi i dati perché le definizioni, seppur partendo da presupposti diversi sono la conseguenza della stessa fonte di dati raccontata in maniere differenti. Eppure, la gran parte di noi tenderà a ricordare maggiormente il rischio del 16% che sembra enorme e fa paura rispetto al rischio dello 0,8% che sembra minuscolo e di poco conto, motivo per cui è mediaticamente più impattante mostrare il dato nel primo modo. Spesso è il modo in cui vengono veicolati dati per convincerci di qualche pericolo e spaventarci, o al contrario per minimizzarlo e puntare l&#8217;attenzione su altro. Viene usato anche per creare Fake News ibride, ossia notizie che formalmente utilizzando dati corretti, ma che li presentano in modo tendenzioso per convincere i lettori che un problema si più grave o meno grave di quanto dicano altre fonti e indirizzare l&#8217;opinione pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto, considerato che tutte le persone accanto a noi contribuiscono alla scelta dei nostri governanti, a decisioni che possono impattare sulla nostra vita, più in generale all&#8217;opinione pubblica, perché ci lamentiamo solo dell&#8217;<em>h</em> e non dell&#8217;incapacità di comprendere semplici operazioni aritmetiche? </p>
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		<title>Uso consapevole dei social network</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2024 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Uso consapevole della tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[analfabetismo funzionale]]></category>
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					<description><![CDATA[La percezione della realtà sui social network è un tema di grande attualità e importanza, che merita una riflessione approfondita. Sempre di più in una società in cui tutto spinge alla fruizione delle notizie attraverso i social. I giornali ormai vengono in larga parte seguiti e commentati soprattutto sui social network, gli eventi mondani vengono [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">La percezione della realtà sui social network è un tema di grande attualità e importanza, che merita una riflessione approfondita. Sempre di più in una società in cui tutto spinge alla fruizione delle notizie attraverso i social. I giornali ormai vengono in larga parte seguiti e commentati soprattutto sui social network, gli eventi mondani vengono pubblicati sui social network, i politici pubblicano le loro dichiarazioni suo social network invece che attraverso siti istituzionali. Per qualcuno che abbia frequentato Internet nell&#8217;era pre social tutto questo è assurdo e va contro il senso e il valore di libertà e pluralità su cui Internet stessa è stata fondata, ma non solo. Il fatto che tutte le cose vengano pubblicate su un principale canale privato impedisce quel controllo automatico che l&#8217;utente è costretto a fare quando deve scegliere una fonte di informazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece di essere l&#8217;utente che sceglie di affidarsi ad un sito o una fonte di cui si fida, è il social a fornire all&#8217;utente quello che crede possa essere di suo interesse tramite scelte e algoritmi non sempre trasparenti, e un utente non particolarmente attento nel controllo di ciò che gli capita sott&#8217;occhio può facilmente credere veritiero qualcosa che non necessariamente lo è.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello su cui è necessario riflettere sono i diversi livelli di comprensione della realtà, la disuguaglianza nella percezione della realtà sui social network, le potenziali manipolazioni dell&#8217;informazione, il pericolo dei temi complottisti e delle <em>fake news</em>, nonché l&#8217;importanza di mantenere uno sguardo critico sui contenuti dei social network. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I Livelli di Comprensione della Realtà</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La percezione della realtà può variare da persona a persona, dipende dai fattori che influenzano la propria visione del mondo. Ognuno osservando lo stesso fatto lo vedrà da un punto di vista più o meno diverso interpretando di conseguenza un evento in una realtà personale. Nonostante questo, è possibile individuare alcuni livelli di comprensione della realtà che possono essere applicati alla maggior parte delle persone. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo livello riguarda la percezione immediata della realtà, ciò che vediamo e sentiamo direttamente attraverso i nostri sensi.<br>Il secondo livello è costituito dalla nostra interpretazione di ciò che vediamo e sentiamo. In questo caso, la nostra esperienza personale e il nostro background culturale influenzano la nostra percezione della realtà.<br>Il terzo livello riguarda le opinioni e le credenze che abbiamo sulla realtà. Queste possono essere influenzate dalle informazioni che riceviamo dai media, dai nostri amici e dalle persone con cui interagiamo sui social network.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riflettere su questi livelli è importante per capire come le informazioni vengono trasmesse sui social network e come queste influenzano la percezione della realtà delle persone. Bisogna considerare che non tutti hanno lo stesso livello di comprensione della realtà, creando disuguaglianze nella percezione del mondo. Alcune persone possono essere più facilmente influenzate dalle teorie del complotto o dalle fake news a causa del loro livello di comprensione della realtà, e questo può avvenire in ciascuno dei livelli di comprensione, si può essere influenzati dal proprio modo di interagire con l&#8217;informazione e questo è qualcosa su cui possiamo avere un certo controllo, ma si può essere infulenzati anche dal background culturale e questo è molto più difficile da affrontare. Un esempio tipico è quello del ruolo della donna e dell&#8217;uomo nella società, o la paura del diverso, sono cose che ci portiamo dentro in un modo o nell&#8217;altro a causa della cultura che ci ha circondato per gran parte della nostra vita e per affrontare questo genere di pregiudizio interiore il lavoro da fare è immensamente più grande. Resta però anche il primo livello: ciò che vediamo attorno. La consapevolezza che quello che abbiamo attorno non è uno spaccato dell&#8217;intera realtà ma solamente una sua minuscola frazione è altrettanto difficile da raggiungere, ed è per questo che se attorno a noi non vediamo persone povere non significa che nel mondo non esista la sofferenza, se non vediamo persone che subiscono violenza non significa che non ci siano là fuori persone che la subiscono, a volte siamo solo fortunati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per tutti questi motivi, è importante mantenere uno sguardo critico sui contenuti dei social network e cercare di capire quali sono le fonti delle informazioni che riceviamo. Possiamo cercare di evitare potenziali manipolazioni dell&#8217;informazione e migliorare la nostra comprensione della realtà, cercando a nostra volta di avere uno sguardo il più possibile obbiettivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Disuguaglianza dei Livelli nella Percezione della Realtà sui Social Network</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I social network sono diventati una fonte di informazione primaria per molte persone, questo è assodato, ma non tutti gli utenti hanno la stessa capacità di comprendere e interpretare i contenuti che vi circolano. Questo porta a una disuguaglianza dei livelli nella percezione della realtà, con alcune persone che sono in grado di distinguere tra informazioni attendibili e fake news, e altre che sono facilmente influenzabili da contenuti manipolati o fuorvianti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il divario è dovuto a diversi fattori, tra cui il livello di istruzione, la competenza digitale e la propensione all&#8217;approfondimento critico delle informazioni. L&#8217;algoritmo di selezione dei contenuti dei social network, inoltre, tende a mostrare agli utenti solo le informazioni che corrispondono alle loro preferenze e opinioni, creando così una sorta di &#8220;bolla&#8221; informativa che può limitare la conoscenza e la comprensione della realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per risolvere questo problema è necessario investire nell&#8217;educazione digitale e nella promozione del pensiero critico e l&#8217;<a href="https://short.staipa.it/8lhze" target="_blank" rel="noreferrer noopener">uso consapevole delle tecnologie</a> (<a href="https://short.staipa.it/84qif">https://short.staipa.it/84qif</a>). È importante insegnare alle persone come riconoscere le fonti attendibili, come verificare le informazioni e come distinguere tra opinioni personali e fatti oggettivi. D&#8217;altra parte, è fondamentale incentivare la diversità di opinioni e favorire il confronto costruttivo tra punti di vista differenti. Impedire a qualcuno di esprimere la propria opinione solo perché la si ritiene stupida non è una buona strada per integrare chi ha difficoltà. Solo così sarà possibile ridurre la disuguaglianza dei livelli nella percezione della realtà sui social network e promuovere una cultura dell&#8217;informazione libera e consapevole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Potenziali Manipolazioni dell&#8217;Informazione sui Social Network</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le potenziali manipolazioni dell&#8217;informazione sui social network rappresentano una delle principali criticità del mondo digitale. Ma l&#8217;argomento va preso sempre con le pinze per evitare da un lato inutili allarmismi, dall&#8217;altro di prendere sotto gamba un pericolo che di fatto esiste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La diffusione di notizie false o distorte, nello specifico, può generare un impatto negativo sulla percezione della realtà da parte degli utenti. La manipolazione dell&#8217;informazione può avvenire in diversi modi, per esempio attraverso l&#8217;utilizzo di algoritmi che selezionano e mostrano solo alcune informazioni, o attraverso l&#8217;influenza di gruppi organizzati che promuovono determinate narrazioni a discapito di altre. In questo senso, i social network diventano uno strumento potente per la manipolazione dell&#8217;opinione pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno delle <em>fake news</em> rappresenta una minaccia concreta per la democrazia e la libertà di informazione ed è amplificata dal fatto che gli utenti tendano a fruire passivamente di quello che ricevono senza andare attivamente su fonti esterne a cercare informazioni. Spesso le notizie false vengono create ad hoc per raggiungere determinati obiettivi politici o economici. In tal senso, è fondamentale mantenere uno sguardo critico sui contenuti dei social network e verificare sempre le fonti delle notizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, è importante sottolineare come le <em>intelligenze artificiali</em> possano rappresentare un ulteriore pericolo nella diffusione delle <em>fake news</em>. Queste tecnologie sono in grado di generare contenuti falsi che possono essere facilmente scambiati per informazioni reali. Per questo motivo, è necessario sviluppare strumenti in grado di identificare e contrastare le fake news generate dalle intelligenze artificiali. Ne ho parlato anche in <strong><a href="https://short.staipa.it/no4vz" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come riconoscere le immagini create con l’intelligenza artificiale</a></strong> (<a href="https://short.staipa.it/no4vz" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/no4vz</a>) e in generale ho indicato molti strumenti nei miei <a href="https://www.staipa.it/blog/fakenews" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articoli sulle Fake News</a> (<a href="https://www.staipa.it/blog/fakenews" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.staipa.it/blog/fakenews</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sintesi, la manipolazione dell&#8217;informazione sui social network rappresenta un fenomeno molto complesso e articolato ed è fondamentale sviluppare una cultura critica dell&#8217;informazione e mantenere sempre uno sguardo attento sui contenuti che vengono diffusi online.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Pericolo dei Temi Complottisti e la Loro Influenza sulla Percezione della Realtà</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto di manipolazione i temi complottisti uno dei più seri pericolo per la percezione della realtà, estremamente amplificati dall&#8217;uso dei social network. Spesso sono argomenti che si basano su teorie del complotto prive di fondamento scientifico e vengono diffusi attraverso le piattaforme digitali, raggiungendo un vasto pubblico. Il problema principale è che i teorici del complotto cercano di convincere le persone che ciò che viene presentato come verità dalle fonti ufficiali non è altro che una menzogna. Questo atteggiamento mette in discussione l&#8217;autorità delle istituzioni e delle fonti ufficiali, creando un clima di sfiducia e di instabilità sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, i teorici del complotto spesso utilizzano una retorica persuasiva e aggressiva, cercando di convincere il pubblico a credere alle loro teorie senza fornire prove concrete. Questo atteggiamento può influenzare negativamente la percezione della realtà delle persone, portandole a credere a teorie del complotto senza alcun fondamento. Nell&#8217;articolo <strong><a href="https://short.staipa.it/wnudq">Come funzionano la propaganda no-vax e quella pro-putin?</a></strong> (<a href="https://short.staipa.it/wnudq" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/wnudq</a>) o spiegato nel dettaglio perché qualcuno dovrebbe mettere in giro notizie false e quali siano i relativi guadagni astronomici derivati da queste forme di complottismo di massa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante quindi mantenere uno sguardo critico sui contenuti dei social e diffidare da chi cerca di convincerci che ciò che viene presentato come verità dalle fonti ufficiali non lo sia. Bisogna sempre valutare le fonti da cui proviene l&#8217;informazione e verificare la sua attendibilità prima di condividerla o diffonderla sui social network. Questo ovviamente non significa fidarsi ciecamente delle fonti ufficiali, l&#8217;informazione può comunque essere pilotata da governi o da interessi di qualche genere, e per questo è importante cercare di affidarsi il più possibile da una pluralità di fonti. Solo in questo modo si può evitare di cadere nella trappola dei complotti e mantenere una percezione della realtà basata su fatti concreti e verificabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Esempi di Manipolazione dell&#8217;Informazione sui Social Network</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono diversi modi in cui una manipolazione dell&#8217;informazione può presentarsi sui social. Un primo esempio riguarda l&#8217;utilizzo di immagini fuorvianti: spesso vengono utilizzate immagini che non corrispondono alla realtà per suscitare reazioni emotive nei lettori. Ad esempio, un&#8217;immagine di un bambino malato può essere associata a una notizia falsa riguardante il vaccino contro il morbillo per convincere i lettori a non vaccinare i propri figli. Inoltre, spesso vengono diffuse notizie false o distorte attraverso account fake o bot, che amplificano la portata di una notizia falsa pubblicandola in numerosi gruppi, pagine o social differenti. Un altro esempio riguarda l&#8217;utilizzo di tecniche di micro-targeting: attraverso l&#8217;analisi dei dati degli utenti, è possibile creare contenuti ad hoc per influenzare le opinioni di gruppi specifici. Ad esempio, in occasione delle elezioni politiche, è stato dimostrato che alcuni partiti hanno utilizzato tecniche di micro-targeting per diffondere messaggi diversi a seconda del profilo dell&#8217;utente. Questo causa una radicalizzazione di una determinata fascia di popolazione che rafforzerà i propri dubbi o i propri pregiudizi prendendo decisioni che possono incidere profondamente in fase di voto nelle elezioni successive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In generale, la manipolazione dell&#8217;informazione sui social network può avvenire in molti modi diversi e spesso è difficile riconoscerla. Per questo è importante mantenere uno sguardo critico sui contenuti che si trovano online e verificare sempre le fonti delle notizie prima di condividerle o crederci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Pericolo delle Intelligenze Artificiali nella Generazione e Veicolazione delle Fake News</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<em>intelligenza artificiale</em> rappresenta una minaccia per la diffusione delle fake news sui social network. Grazie alla loro capacità di apprendere dalle informazioni raccolte e di generare nuovi contenuti, le intelligenze artificiali possono facilmente creare notizie false e convincenti. Inoltre, queste tecnologie possono anche veicolare le fake news attraverso algoritmi che selezionano e promuovono i contenuti più virali. Questo è particolarmente preoccupante perché le persone tendono a credere alle notizie che si adattano alle loro convinzioni preesistenti, anche se sono false. In questo modo, le intelligenze artificiali potrebbero amplificare ulteriormente la disuguaglianza nella percezione della realtà sui social network, favorendo la diffusione di informazioni errate e dannose per la società.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per contrastare questo pericolo, è necessario adottare misure che limitino l&#8217;utilizzo delle intelligenze artificiali nella generazione e nella diffusione delle fake news. Ad esempio, si potrebbe introdurre una maggiore trasparenza sulle fonti dei contenuti pubblicati sui social network e sulle modalità di selezione degli algoritmi. Inoltre, si potrebbe incentivare la produzione di contenuti affidabili e verificati, ad esempio attraverso la promozione di giornalismo di qualità e di fonti autorevoli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come Mantenere Uno Sguardo Critico sui Contenuti dei Social Network</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per mantenere uno sguardo critico sui contenuti dei social network è utile seguire alcune semplici linee guida. In primo luogo, è importante verificare la fonte dell&#8217;informazione e la sua attendibilità. In secondo luogo, è fondamentale leggere l&#8217;intero articolo e non limitarsi solo al titolo o al sommario, in modo da evitare di cadere in inganni o fraintendimenti. Inoltre, è utile controllare se l&#8217;articolo è stato condiviso anche da altre fonti affidabili o se ci sono state reazioni critiche alla sua pubblicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra regola importante è quella di prestare attenzione ai toni utilizzati nel testo: se si notano espressioni emotive o eccessivamente polarizzanti, potrebbe trattarsi di un contenuto tendenzioso o manipolativo. In questo caso, è consigliabile cercare conferme o smentite su altri siti o fonti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, per mantenere uno sguardo critico sui contenuti dei social network è importante essere consapevoli delle proprie opinioni personali e del loro possibile impatto sulla valutazione dell&#8217;informazione. Per questo motivo, è utile confrontarsi con persone che hanno punti di vista differenti, cercando di comprendere le loro ragioni e analizzando insieme le fonti a disposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Seguendo queste linee guida, è possibile sviluppare un approccio critico e consapevole alla percezione della realtà sui social network, evitando il rischio di cadere vittima di manipolazioni o disinformazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non demonizziamo i social</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una cosa da tenere a mente, in ogni caso e che i social network rappresentano anche una grande opportunità per l&#8217;informazione e la comunicazione tra le persone. Dobbiamo quindi trovare un equilibrio tra la libertà di espressione e il rispetto della verità dei fatti. Un punto aperto alla riflessione è come possiamo educare gli utenti dei social network ad essere più critici e responsabili nell&#8217;utilizzo di queste piattaforme, al fine di garantire una corretta percezione della realtà.</p>
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