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	<title>InformEtica Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>InformEtica Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>Gli uomini pipistrello, l’ornitorinco e la copertina di Focus Junior</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 11:27:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è una cosa che non avevo capito finché non ho dovuto farla davvero: scrivere di fake news per un bambino di otto anni è molto più difficile che scriverne per un adulto. Con gli adulti puoi appoggiarti a qualcosa. Puoi citare uno studio, puoi dire “lo dice l’OMS”, puoi usare la parola bias e tirare [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">C’è una cosa che non avevo capito finché non ho dovuto farla davvero: scrivere di fake news per un bambino di otto anni è molto più difficile che scriverne per un adulto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con gli adulti puoi appoggiarti a qualcosa. Puoi citare uno studio, puoi dire “lo dice l’OMS”, puoi usare la parola bias e tirare dritto. Con un bambino di otto anni non funziona niente di tutto questo. Ogni frase se la deve guadagnare da sola, e se gli chiedi di fidarsi di te perché sei tu a dirlo hai già perso in partenza, perché è esattamente il meccanismo che stai cercando di smontare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da oggi, 27 ottobre, è in edicola il numero 274 di Focus Junior, quello di novembre. In copertina c’è una giornalista con il taccuino e la macchina fotografica, e il titolo è “A caccia di fake news”. Dentro, il dossier si chiama “Fake news: giù la maschera”, sono dieci pagine che ho scritto insieme a Elisabetta Pittana, da volontari del CICAP Scuola, con i disegni di Luca Poli.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2026/10/Copertina-Focus-Junior-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-45589" srcset="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2026/10/Copertina-Focus-Junior-768x1024.jpg 768w, https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2026/10/Copertina-Focus-Junior-225x300.jpg 225w, https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2026/10/Copertina-Focus-Junior-1152x1536.jpg 1152w, https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2026/10/Copertina-Focus-Junior-1536x2048.jpg 1536w, https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2026/10/Copertina-Focus-Junior.jpg 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono gli uomini pipistrello che nel 1835 un giornale di New York dichiarò di avere avvistato sulla Luna, per sei giorni di fila, attribuendo la scoperta a un astronomo vero che non ne sapeva niente. Ci sono le due cugine inglesi che nel 1917 fotografarono quattro fate ritagliate da un libro e convinsero perfino Arthur Conan Doyle, cioè l’uomo che aveva inventato Sherlock Holmes. C’è la Grande Muraglia che dalla Luna non si vede, anche se continuano a ripetercelo tutti. C’è il mostro di Loch Ness, che pesava pochi etti. C’è lo squalo che nuota in autostrada a ogni alluvione, sempre lo stesso squalo, sempre nella stessa posizione. E ci sono le bufale che fanno male sul serio, quelle sui vaccini e quelle sul clima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la pagina di cui vado più fiero è quella dell’ornitorinco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1799 arriva a Londra la pelle di un animale mai visto: becco d’anatra, coda da castoro, zampe palmate, e per di più depone le uova pur essendo un mammifero. Gli scienziati inglesi sono certi che sia uno scherzo, un falso cucito insieme da qualche burlone. Uno di loro prende le forbici e prova a staccare il becco per smascherare il trucco. I segni delle forbici si vedono ancora oggi sull’esemplare conservato a Londra. Il trucco non c’era: l’ornitorinco esiste davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ho voluta lì dentro per una ragione precisa. Quando insegni a un ragazzino a diffidare, il rischio non è che resti credulone: è che diventi cinico. Il passo da “non credere a tutto” a “non credere a niente” è cortissimo, e chi non crede a niente non è più libero, è soltanto più solo. Il dossier non dice ai ragazzini di non fidarsi. Dice di controllare. E dice che qualche volta, controllando, si scopre che la cosa assurda era vera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sull’umiltà ho poco da scegliere, perché questo lavoro me ne ha servita parecchia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di una storia famosissima, che credevo di conoscere a memoria, ho dovuto buttare via il dettaglio più citato in giro, perché su nessuna fonte primaria sono riuscito a trovarlo. E sullo squalo in autostrada ero partito scrivendo che è sempre un falso. Non è vero. Nel 2022, durante l’uragano Ian, un video di uno squalo tra le strade allagate di Fort Myers è stato verificato ed è risultato autentico. Se non me ne fossi accorto in tempo avrei pubblicato una semplificazione comoda su una rivista per bambini, firmandola CICAP. È andata bene, ma è andata bene perché qualcuno controlla, non perché io sia infallibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che poi è l’ultimo dei sei consigli del dossier, quello a cui tengo di più: non è stupido chi ci casca, è furbo chi poi cambia idea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il grazie più grande va a Elisabetta Pittana (@elisabetta.pittana), che ha preso una scaletta che da solo avevo costruito storta e l’ha rimessa in piedi, e che ha avuto l’idea della sfida finale, quella che secondo me funziona meglio di tutto il resto. Grazie a Luca Poli (@lucapoli_illustrator), che ha disegnato queste pagine rendendole molto più belle di come le avevo immaginate, e alla redazione di Focus Junior per la fiducia e per la pazienza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2026/10/Collaborazione-Focus-Junior-edited-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-45591" srcset="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2026/10/Collaborazione-Focus-Junior-edited-1024x768.jpg 1024w, https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2026/10/Collaborazione-Focus-Junior-edited-300x225.jpg 300w, https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2026/10/Collaborazione-Focus-Junior-edited-768x576.jpg 768w, https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2026/10/Collaborazione-Focus-Junior-edited-1536x1152.jpg 1536w, https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2026/10/Collaborazione-Focus-Junior-edited-2048x1536.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Se avete figli, nipoti o alunni tra gli otto e gli undici anni, leggetelo insieme a loro. La sfida finale si gioca meglio in due.</p>
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		<title>Cinquecento soldati contro un algoritmo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 16:24:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
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					<description><![CDATA[Due giorni di proteste e saccheggi, decine di video virali, un&#8217;ondata di bufale nelle chat dei genitori. La risposta dello Stato è stata un decreto e cinquecento militari. Il problema è che l&#8217;incendio è partito da uno smartphone, e nessuna divisa sa spegnere un algoritmo. Cosa è successo davvero Sabato 17 ottobre a Milano è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Due giorni di proteste e saccheggi, decine di video virali, un&#8217;ondata di bufale nelle chat dei genitori. La risposta dello Stato è stata un decreto e cinquecento militari. Il problema è che l&#8217;incendio è partito da uno smartphone, e nessuna divisa sa spegnere un algoritmo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa è successo davvero</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sabato 17 ottobre a Milano è partito un corteo contro il carovita, convocato sui social da un movimento chiamato Italia in Piazza. Secondo le cronache in piazza c&#8217;erano <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.ilgiornaleditalia.it/news/cronaca/830529/milano-scontri-al-corteo-studentesco-contro-il-carovita-circa-50-fermati-quasi-meta-minorenni-e-una-ventina-di-feriti.html">circa cinquemila persone</a>, e da quel corteo si sono staccati gruppi di giovanissimi, circa cinquecento in tutto. Pietre, bombe carta, scontri con la polizia intorno al Duomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giorno dopo, domenica, <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.ilpost.it/2026/10/18/proteste-ragazzi-milano-domenica/">decine di ragazzi a volto coperto</a> sono tornati in centro. Hanno sfondato vetrine in via Torino e in piazza Cordusio, saccheggiato un supermercato, assaltato un negozio di articoli sportivi in largo Cairoli e altri in corso Garibaldi. Scontri ci sono stati anche a Torino, dove è stata vandalizzata la libreria Feltrinelli di Porta Nuova, e a <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.ilpost.it/2026/10/17/scontri-milano-manifestazione-carovita/">Bologna, davanti alla stazione</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bilancio di Milano diffuso il 19 ottobre: <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.open.online/2026/10/21/video-incappucciati-metz-non-milano-fact-check/">271 persone accompagnate in questura, 220 delle quali minorenni, e 32 arresti, 23 dei quali minorenni</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta è arrivata in poche ore. Il 19 ottobre Matteo Salvini ha annunciato cinquecento militari in più per &#8220;difendere Milano&#8221;. Il 20 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato un <a target="_blank" rel="noopener" href="https://edotto.com/articolo/nuovo-decreto-sicurezza-stretta-sui-minori-e-sulle-violenze-in-piazza">nuovo decreto-legge</a>: presunzione di imputabilità dai 14 anni, sanzioni ai genitori, un nuovo reato di violenza organizzata nelle manifestazioni, fermo preventivo esteso anche ai minorenni e, fino al 31 dicembre, cinquecento militari in più a Milano nell&#8217;operazione Strade sicure.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quei due giorni però ci sono almeno quattro storie diverse. C&#8217;è una piazza pacifica che chiedeva qualcosa. C&#8217;è una violenza reale, che ha fatto danni reali. Ci sono i social, che hanno convocato, moltiplicato e trasformato in spettacolo quello che accadeva. E ci sono le bufale, arrivate subito dopo, che hanno spaventato più dei sassi. Il dibattito pubblico ne ha raccontata quasi solo una, e la risposta delle istituzioni ne ha affrontata soltanto un pezzo. Provo a tenerle insieme, perché solo così si vede dove abbiamo sbagliato. Noi adulti, prima dei ragazzi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La piazza che non fa notizia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Partiamo da un numero che nei titoli si è visto poco. A Milano il corteo contava circa cinquemila persone, e i gruppi che hanno spaccato tutto erano circa un decimo. Gli altri erano lì per protestare, e basta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è solo Milano. Il 17 ottobre a Roma si sono svolte tre manifestazioni con <a target="_blank" rel="noopener" href="https://ilgiornalepopolare.it/tre-manifestazioni-senza-incidenti-ma-60-persone-identificate/">circa venticinquemila presenze complessive secondo la Questura, e nessuna criticità</a>. Ad Ancona <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.corriereadriatico.it/video/primopiano/marche_protesta_nazionale_tutta_italia_piazza-9831417.html">un centinaio di studenti e giovani lavoratori</a> si è ritrovato in piazza Cavour senza che nessuno rompesse niente. Il giorno prima, venerdì 16, <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.treccani.it/magazine/atlante/societa/carovita-scuola-e-gasolio-perche-l-italia-e-scesa-in-piazza-da-nord-a-sud.html">migliaia di studenti hanno sfilato da Milano a Cagliari e la maggior parte dei cortei si è svolta pacificamente</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E dopo gli scontri? Italia in Piazza ha preso le distanze dalla nuova mobilitazione del 24 ottobre lanciata da chi rivendica i saccheggi, e studenti e militanti <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.quotidiano.net/cronaca/spaccatura-nelle-chat-cortei-si-prova-a-isolare-i-violenti-i5mhrj08">stanno pensando a una colletta per sostenere gli autotrasportatori</a> che al Sud protestano contro il caro gasolio. Non è la descrizione di una banda di vandali. È la descrizione di persone che provano a isolare i violenti e a costruire qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa chiedevano? La convocazione di Italia in Piazza parlava di <a target="_blank" rel="noopener" href="https://wordnews.it/2026/10/16/italia-in-piazza-il-17-ottobre-mobilitazione-nazionale-contro-il-carovita-giovani-e-lavoratori-scendono-in-strada/">caro energia, crisi abitativa, salari insufficienti e servizi pubblici sempre più deboli</a>. Sui loro canali il movimento insiste soprattutto su una cosa: <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.fanpage.it/politica/dopo-le-piazze-del-17-ottobre-chi-sono-i-movimenti-che-vogliono-dare-voce-al-disagio-giovanile-e-cosa-vogliono/">l&#8217;articolo 17 della Costituzione</a>, quello che garantisce il diritto di riunirsi pacificamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono richieste campate in aria? I dati dicono di no. Secondo l&#8217;ultima indagine dell&#8217;OCSE sull&#8217;Italia, <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.lasicilia.it/news/economia/3034348/giovani-senza-futuro-allarme-sull-italia-anche-dall-ocse-criticita-per-salari-fermi-fisco-e-fonti-fossili.html">alla fine del 2025 i salari reali erano ancora sotto i livelli del 2019, e quelli dei giovani addirittura sotto i livelli del 1990</a>. I giovani che non studiano e non lavorano sono scesi al 13,3%, quasi la metà di dieci anni fa, ma <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.pnud.camcom.it/allegati/statistica/territorio/report/report_04_26.pdf">l&#8217;Italia resta tra i peggiori Paesi dell&#8217;Unione</a>. Non tutto va peggio, insomma: il lavoro c&#8217;è più di prima. È il futuro che si vede poco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un dettaglio che mi è rimasto in testa. Uno dei ragazzi fermati ha raccontato al giudice di essere stato richiamato in piazza da un video su TikTok e di essersi unito <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.leggo.it/italia/milano/21_ottobre_2026_scontri_milano_regia_occulta_trappola_tiktok-9838970.html">per la rabbia legata alla situazione familiare e al rischio che il padre perdesse il lavoro</a>. Non lo giustifica. Ma spiega meglio di tanti editoriali da dove nasce quella rabbia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di tutto questo, nel dibattito politico dei giorni successivi, si è parlato pochissimo. Le immagini delle vetrine rotte hanno occupato tutto lo spazio. È comprensibile, sono le immagini più forti. Ma quando un governo risponde a una protesta sul costo della vita parlando solo di ordine pubblico, il messaggio che arriva a chi è sceso in piazza pacificamente è uno: protestare non serve, ti ascoltano solo se rompi qualcosa. Ed è il messaggio peggiore che si possa dare a un sedicenne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Senza assolvere nessuno</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dire che la maggioranza era pacifica non significa minimizzare il resto. Chi ha spaccato vetrine e lanciato sassi ha fatto male a persone vere: commessi, negozianti, agenti. Solo a Bologna, secondo Open, <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.open.online/2026/10/18/milano-torino-bologna-proteste-carovita-devastazioni-scontri-cosa-e-successo-foto-video/">gli agenti feriti sono stati 36</a>. Chi ha una piccola attività e trova la vetrina in frantumi non deve fare da comparsa nelle analisi sociologiche di nessuno, nemmeno nella mia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E c&#8217;è un pezzo di questa storia che va guardato in faccia. Subito dopo gli scontri è comparsa sui social una sigla, il Movimento 17 ottobre, che si presenta con una frase netta: <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.milanotoday.it/cronaca/cos-e-movimento-17-ottobre.html">&#8220;Siamo quelli delle piazze. Quelli che vedono l&#8217;unica violenza nel manganello degli sbirri&#8221;</a>. Ha rivendicato i saccheggi come &#8220;esproprio proletario&#8221;, ha diffuso il video di alcuni ragazzi che consegnano merce rubata a un senzatetto e ha annunciato manifestazioni ogni sabato fino alla caduta del governo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle chat collegate al movimento circola anche una <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/milano-movimento-17-ottobre-saccheggi-intervista_117873111-202602k.shtml">guida alle manifestazioni di piazza</a>, e secondo Tgcom24 a scriversi in quei gruppi ci sono anche ragazzini di 11 e 12 anni. Intervistati, alcuni di loro parlano di rabbia, di terrore per il futuro, di &#8220;violenza dell&#8217;oppresso&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa non è la parte buona delle proteste, e chi difende le piazze pacifiche fa bene a tenerla separata. Italia in Piazza lo ha fatto. Ma non è nemmeno una parte da liquidare con un&#8217;etichetta. Il dibattito pubblico ha usato molto la parola &#8220;maranza&#8221;, che <a target="_blank" rel="noopener" href="https://sapere.virgilio.it/scuola/mondo-scuola/chi-sono-i-giovani-che-protestano-in-italia-e-perche-lo-fanno">rischia di semplificare una realtà molto più complessa</a>: in piazza c&#8217;erano <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.ilpost.it/2026/10/18/proteste-ragazzi-milano-domenica/">ragazzi italiani e di seconda generazione, arrivati dalle periferie e dall&#8217;hinterland</a>, con idee e motivi diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;etichetta è comoda perché ci evita di chiederci perché un dodicenne trovi convincente una chat che gli insegna come muoversi negli scontri. È la domanda che conta. E la risposta passa quasi tutta da uno schermo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come si convoca una rivolta nel 2026</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La manifestazione del 17 ottobre non è nata in una sede di partito o in un&#8217;assemblea sindacale. È nata su TikTok. Italia in Piazza aveva fatto <a target="_blank" rel="noopener" href="https://tg24.sky.it/cronaca/2026/10/18/scontri-guerriglia-milano-torino-bologna-cosa-e-successo">circolare l&#8217;appuntamento sui social, TikTok in particolare</a>, e il Movimento 17 ottobre si organizza tra <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.ilsole24ore.com/art/movimento-17-ottobre-come-si-organizza-mobilitazione-permanente-AJ98pBoB">pagine Instagram e canali Telegram</a>. Non c&#8217;è un leader, non c&#8217;è una sede, non c&#8217;è un volantino. C&#8217;è un video che gira, un commento con un orario, un gruppo in cui entrare con un link.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leonardo Bianchi, che studia mobilitazioni e cultura digitale, descrive questi gruppi come <a target="_blank" rel="noopener" href="https://it.headtopics.com/news/costumi-da-eroi-meme-e-saccheggi-per-emulare-la-francia-88984060">micro-aggregazioni spontanee di giovanissimi autoconvocati</a>, che sui social trovano ispirazione e sui social ripubblicano le proprie scene. Video brevi, verticali, con la musica trap del momento, girati apposta per finire nei suggerimenti dell&#8217;algoritmo. In altre parole la protesta diventa anche un contenuto, costruito per diventare virale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su Internazionale Annalisa Camilli racconta di un quindicenne che è andato in piazza Duomo <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2026/10/20/le-rivolte-di-milano-sono-una-novita-assoluta">solo per guardare, perché aveva visto la notizia su TikTok</a> e si aspettava qualcosa di simile agli scontri in Francia di quei giorni. E descrive una scena che dice tutto: ogni volta che si rompe una vetrina parte un boato, e i ragazzi corrono a filmare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fermiamoci un attimo su questo meccanismo, perché è il cuore del problema.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Il feed premia ciò che trattiene lo sguardo.</strong> Una vetrina che esplode trattiene più di un corteo che cammina. L&#8217;algoritmo non sa cosa sia giusto o sbagliato: sa cosa viene guardato fino in fondo, commentato, condiviso.</li>



<li><strong>Chi guarda diventa pubblico, e il pubblico chiama altri attori.</strong> Il video di sabato porta in piazza chi domenica vuole esserci, anche solo per riprendere. Il ragazzo che filma non si sente parte della violenza, ma la sta distribuendo.</li>



<li><strong>L&#8217;imitazione corre più veloce della notizia.</strong> Le scene francesi di quei giorni sono arrivate nei feed italiani prima di qualunque analisi, con slogan e gesti da replicare.</li>



<li><strong>Lo stesso canale serve a tutti.</strong> TikTok ha convocato i cinquemila pacifici e i cinquecento violenti. Lo strumento non distingue, e chi lo usa spesso nemmeno.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è poi la domanda che tutti si fanno: chi c&#8217;è dietro? Il gip di Milano <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.leggo.it/italia/milano/21_ottobre_2026_scontri_milano_regia_occulta_trappola_tiktok-9838970.html">ha ipotizzato una regia occulta</a>, e anche sulle origini del Movimento 17 ottobre le ricostruzioni non coincidono: per alcune la sigla è nata dopo gli scontri, per <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.treccani.it/magazine/atlante/societa/carovita-scuola-e-gasolio-perche-l-italia-e-scesa-in-piazza-da-nord-a-sud.html">Treccani</a> da un account anonimo creato a inizio ottobre. Ad oggi sono ipotesi, e come tali vanno trattate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi c&#8217;è l&#8217;ipotesi più grossa: che dietro ci sia uno Stato estero. Non è fantapolitica. In Francia l&#8217;agenzia governativa Viginum ha attribuito a una rete russa, Storm-1516, <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.agendadigitale.eu/?p=263087">settantasette operazioni di disinformazione tra il 2023 e il 2025</a>. Gli investigatori francesi ritengono che i servizi russi abbiano perfino <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.hppr.org/2024-05-25/france-fights-back-as-russia-sows-disinformation-to-weaken-support-for-ukraine">pagato agenti bulgari per sfregiare un memoriale dell&#8217;Olocausto a Parigi</a>, un gesto fisico pensato per diventare virale. Lo schema è quasi sempre lo stesso: il malcontento non lo si crea, lo si trova e lo si amplifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su Milano, però, i fatti noti sono questi. La Commissione europea dice che <a target="_blank" rel="noopener" href="https://it.euronews.com/2026/10/21/nessuna-prova-di-interferenze-straniere-alla-base-delle-proteste-in-europa-tentativi-di-sf">non ci sono prove di interferenze straniere alla base delle proteste</a>, ma che reti di disinformazione legate alla Russia hanno sfruttato la violenza per amplificare le proprie campagne. Secondo fonti della sicurezza citate dal Financial Times, <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/milano-proteste-disordini-chat_117951747-202602k.shtml">account filorussi e di estrema destra hanno rilanciato i video degli scontri</a>. Le relazioni dei servizi italiani, secondo le ricostruzioni di stampa, parlano di <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.open.online/2026/10/21/scontri-milano-meloni-russia-guerra-ibrida/">tracce di enfatizzazione</a> sui social, mentre Palazzo Chigi precisa che non si può dire che siano stati i russi a mandare gli adolescenti in piazza. Dentro il governo il ministro Crosetto parla di guerra ibrida, Salvini liquida l&#8217;ipotesi e la premier aspetta elementi certi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Amplificare non è causare, e la differenza conta. Ma questa ipotesi, vera o falsa che si riveli, porta a due conclusioni che dovrebbero preoccupare chi governa. La prima: un Paese i cui cittadini non sanno come funziona un feed è vulnerabile a chiunque voglia usarlo, che sia un servizio segreto straniero, un gruppo politico o un ragazzino a caccia di visualizzazioni. L&#8217;educazione digitale è anche una questione di sicurezza nazionale, e nessun militare in piazza Duomo può garantirla. La seconda: la &#8220;guerra ibrida&#8221; rischia di diventare un alibi. Se è stata Mosca, non serve parlare di salari, di futuro e di scuola. Anche se un&#8217;ingerenza venisse provata, resterebbe benzina gettata su un fuoco che era già acceso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo dico da fact-checker: il bisogno di trovare un burattinaio è comprensibile, ma è anche la porta da cui entrano le bufale. E infatti sono entrate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La seconda ondata: le bufale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le vetrine si riparano in qualche giorno. La paura dura di più. Dal 19 ottobre in poi Milano non è stata assaltata da nessuno, ma è stata travolta da messaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su WhatsApp e nelle storie Instagram <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.open.online/2026/10/20/milano-messaggi-falsi-stupri-aggressioni-psicosi/">rimbalzavano avvisi a restare a casa</a> perché sarebbe stato in atto un piano per stuprare le ragazze, aggredire gli stranieri e colpire i &#8220;rich&#8221;. Si parlava di gruppi da quattrocento persone. Anche una content creator ha rilanciato la voce ai suoi follower. Altri messaggi annunciavano <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.tecnicadellascuola.it/proteste-e-psicosi-nelle-chat-di-mamme-e-alunni-accoltellamenti-a-scuola-e-raid-ma-e-tutto-fake-dirigenti-emanano-circolari-ad-hoc">attacchi all&#8217;Università Cattolica e accoltellamenti a scuola</a>, spesso con foto ritoccate con l&#8217;intelligenza artificiale. Erano tutti falsi, ma alcuni dirigenti scolastici hanno dovuto emanare circolari per limitare le uscite già previste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il salto di qualità sta in un dettaglio: insieme ai messaggi giravano <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.open.online/2026/10/20/scontri-milano-decreto-esercito-aggiornamenti-20-ottobre/">finti avvisi istituzionali generati con l&#8217;IA</a>, che invitavano alla &#8220;massima attenzione&#8221; con il tono e la grafica di una comunicazione ufficiale. Fino a pochi anni fa una bufala si riconosceva dalla sciatteria. Oggi produrre un falso credibile costa pochi secondi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;altra direzione è girato un video di incappucciati presentato come prova che a Milano agissero &#8220;agenti provocatori&#8221; mandati dal governo, il vecchio &#8220;metodo Cossiga&#8221;. David Puente ha verificato che <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.open.online/2026/10/21/video-incappucciati-metz-non-milano-fact-check/">era stato girato a Metz, in Francia</a>, e non dimostra nulla su Milano. E Sky TG24 ha pubblicato in calce a un suo articolo la <a target="_blank" rel="noopener" href="https://tg24.sky.it/cronaca/2026/10/18/scontri-guerriglia-milano-torino-bologna-cosa-e-successo">rettifica di un movimento e del suo portavoce</a>, che erano stati accostati all&#8217;organizzazione degli scontri e se ne dissociano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Notate la simmetria. Chi aveva paura dei ragazzi ha ricevuto la conferma che i ragazzi erano mostri. Chi diffida del governo ha ricevuto la conferma che il governo manovrava tutto. Ognuno ha avuto la bufala su misura, ed è esattamente così che funzionano: non ci convincono di qualcosa di nuovo, confermano quello che temevamo già.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E adesso la parte che mi interessa di più. Dove giravano queste bufale? Nelle <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.tecnicadellascuola.it/proteste-e-psicosi-nelle-chat-di-mamme-e-alunni-accoltellamenti-a-scuola-e-raid-ma-e-tutto-fake-dirigenti-emanano-circolari-ad-hoc">chat di mamme e alunni</a>. E chi le ha smontate per primo? Secondo Open, <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.open.online/2026/10/20/scontri-milano-decreto-esercito-aggiornamenti-20-ottobre/">gli studenti stessi</a>, che si sono confrontati di persona e in chat fino a bollare i vari avvisi come fake news.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo ripeto, perché ribalta il racconto: in questa storia una parte dei ragazzi ha fatto fact checking meglio di una parte degli adulti. Nei miei incontri nelle scuole lo vedo spesso. I ragazzi non sono più ingenui di noi davanti a uno schermo. Sono soli. E quando gli adulti intorno a loro inoltrano il messaggio sbagliato, quella solitudine diventa evidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Uno Stato che non sa leggere i social</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Torniamo alla vigilia. La manifestazione del 17 girava da giorni su TikTok, era pubblica, chiunque poteva vederla. La Questura era informata e, secondo Sky TG24, <a target="_blank" rel="noopener" href="https://tg24.sky.it/cronaca/2026/10/18/scontri-guerriglia-milano-torino-bologna-cosa-e-successo">alla vigilia l&#8217;appuntamento non era considerato preoccupante</a>. Domenica, con i video di sabato ovunque, <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.ilpost.it/2026/10/18/proteste-ragazzi-milano-domenica/">la polizia non era evidentemente preparata</a> e faticava a raggiungere i ragazzi che si muovevano a piccoli gruppi. Il sindaco Sala e il ministro Piantedosi hanno passato i giorni seguenti a discutere se gli agenti fossero pochi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto non è quanti agenti ci fossero. È che i segnali c&#8217;erano, ed erano su una piattaforma che le istituzioni guardano come si guarda un passatempo per ragazzini. Chi avesse seguito i commenti sotto i video di sabato avrebbe capito cosa stava arrivando domenica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi è arrivato il decreto. E qui c&#8217;è un dettaglio che non posso lasciar passare. Molte delle misure presentate come nuove <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.greenme.it/?p=1443338">esistevano già</a>: il fermo preventivo fino a 12 ore durante le manifestazioni era stato introdotto dal decreto Sicurezza del febbraio 2026, a sua volta arrivato dopo gli scontri di Torino per Askatasuna, e prima ancora c&#8217;era stato il decreto Sicurezza del 2025. Tre decreti in poco più di un anno. Come ha scritto Internazionale, <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2026/10/20/le-rivolte-di-milano-sono-una-novita-assoluta">le numerose norme sulla sicurezza adottate dal governo si sono rivelate inefficaci</a> contro proteste spontanee e disorganizzate. Se una regola non ha funzionato, riscriverla con un titolo nuovo non la rende efficace. E che questo decreto venga convertito in legge così com&#8217;è, modificato in Parlamento o lasciato decadere, la reazione immediata ci dice già molto: davanti a una protesta sul costo della vita, la prima risposta è stata il codice penale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è poi un precedente che aiuta a capire dove porta questa strada. Nel settembre 2023, dopo i fatti di Caivano, il governo aveva approvato un altro decreto, che ha allargato la custodia cautelare in carcere per i minorenni e introdotto preclusioni automatiche alle misure alternative. Quando questo governo si è insediato, nell&#8217;ottobre 2022, negli istituti penali per minorenni c&#8217;erano <a target="_blank" rel="noopener" href="https://antigone.it/upload2/uploads/docs/A%20UN%20ANNO%20DAL%20DL%20CAIVANO%20-%20Documenti%20Google.pdf">392 ragazzi</a>. Alla fine del 2025 erano <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.ilsole24ore.com/art/antigone-oltre-50percento-minori-piu-cella-colpa-decreto-caivano-AI7O2BbB">572</a>, e al 30 aprile 2026 <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.rapportoantigone.it/ventiduesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/minori/">581, il 52,5% in più rispetto alla fine del 2022</a>. Per la prima volta gli istituti minorili italiani sono sovraffollati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due precisazioni, perché i numeri vanno letti bene. Negli istituti minorili stanno anche giovani adulti fino a 25 anni che hanno commesso il reato da minorenni: dei 572 presenti a fine 2025, i ragazzi tra 14 e 17 anni erano 344. E l&#8217;aumento non dipende da reati nuovi, ma da un uso più largo del carcere per quelli che esistevano già.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Antigone, che lavora sui dati del ministero della Giustizia, la crescita è dovuta <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.ilsole24ore.com/art/carceri-minorili-cresce-controllo-penale-giovani-AJKJqff">all&#8217;inasprimento della reazione penale e non a un aumento della criminalità minorile più seria</a>. Il ministero aveva contestato questa lettura: rispondendo a un&#8217;interrogazione al Senato nell&#8217;aprile 2024, il ministro Nordio sosteneva che il decreto Caivano <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/436984.pdf">non avesse influito sul numero dei ragazzi detenuti</a>, ma lo dimostrava confrontando le presenze di fine dicembre 2023 con quelle di metà gennaio 2024. Due anni dopo, i numeri raccontano un&#8217;altra storia. E secondo i dati ufficiali di aprile 2026 riportati da ItaliaOggi, <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.italiaoggi.it/diritto-e-fisco/giustizia/carceri-gli-istituti-minorili-sono-al-collasso-p4lh8gxr">il 95% dei ragazzi è recluso per reati di media o lieve gravità</a>, come furti, risse o spaccio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più ragazzi in cella per reati non gravi, istituti minorili pieni, e un nuovo decreto che va ancora nella stessa direzione. Se la sicurezza si misurasse in posti letto occupati nelle carceri minorili, saremmo già al sicuro. Le vetrine di Milano dicono il contrario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I cinquecento militari meritano un discorso a parte. Non avranno poteri di polizia giudiziaria, perché <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.quotidiano.net/politica/decreto-sicurezza-pdf-gy75ncbu">il Quirinale aveva espresso perplessità</a> e la norma è stata tolta. Potranno presidiare. Ma una rivolta che si convoca in un&#8217;ora con un video, e che si sposta a piccoli gruppi da una via all&#8217;altra, non si presidia: si previene, oppure si insegue. Un soldato davanti a una vetrina protegge quella vetrina. Non ferma il video che manda cento ragazzi davanti alla vetrina successiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un paradosso che mi colpisce. La premier ha presentato il decreto con <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.quotidiano.net/politica/violenze-pagano-le-famiglie-ba8a7ff1">sei minuti di video sui social</a>, Salvini aveva annunciato i militari con un post. La politica italiana usa i social benissimo per parlare. Quello che non sa fare è capirli come ambiente: un luogo dove si formano gruppi, si diffondono paure, si costruiscono identità. Conosce il megafono, non conosce la piazza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso schema si vede a scuola. Dall&#8217;anno scolastico 2025/2026 lo smartphone è vietato anche alle superiori, <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.mondomobileweb.it/?p=306334">durante le lezioni e in generale in orario scolastico</a>. Il ministero rivendica anche l&#8217;attenzione all&#8217;educazione digitale nelle linee guida di educazione civica, e ci sono buone ragioni per tenere i telefoni fuori dalle lezioni. Ma le rivolte di Milano sono state convocate un sabato pomeriggio. Togliere il telefono dalle mani dei ragazzi per sei ore non insegna loro niente su cosa fare nelle altre diciotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Voglio essere chiaro su un punto: non è una questione di colore politico. Questo governo ha scelto la via dei decreti e delle divise, ma non ho mai visto nessuna forza politica, di nessuno schieramento, mettere davvero al centro la comprensione di come funzionano gli ambienti digitali in cui vivono i ragazzi. È una classe dirigente intera che ha imparato a usare i social per comunicare, e non ha mai imparato a leggerli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le vetrine, quelle vere e quelle nel telefono</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nei giorni successivi agli scontri <a target="_blank" rel="noopener" href="https://www.open.online/2026/10/20/milano-messaggi-falsi-stupri-aggressioni-psicosi/">i negozi del Quadrilatero hanno svuotato le vetrine</a>. È un&#8217;immagine che mi è rimasta addosso, perché dice qualcosa che va oltre l&#8217;ordine pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo costruito città in cui ogni angolo è una vetrina, e una cultura in cui il valore di una persona si misura da quello che può mostrare. Abbiamo chiamato libertà la possibilità di scegliere tra molte merci, e poi ci stupiamo se qualcuno finisce per credere che possedere un oggetto significhi possedere un pezzo di riconoscimento. Non è una giustificazione: la stragrande maggioranza dei ragazzi non ha rotto niente. È una domanda su chi ha insegnato a desiderare cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi però la vetrina più grande non è in corso Vittorio Emanuele. È nel telefono. Il feed è una vetrina che non chiude mai, che espone vite, corpi, oggetti e successi degli altri, e che premia chi si mette in mostra di più. In quella vetrina il bottino più prezioso non è la felpa rubata. È il video della felpa rubata, con le visualizzazioni sotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui sta lo scarto rispetto alle rivolte del passato. Un ragazzo che filma una vetrina in frantumi non sta solo prendendo qualcosa. Sta cercando di esistere agli occhi degli altri, nel modo che il suo ambiente gli ha insegnato a riconoscere come valore. Se l&#8217;unico palcoscenico disponibile premia lo spettacolo, lo spettacolo arriverà. E più sarà estremo, più verrà premiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora le domande da fare non riguardano solo i ragazzi. Dove può un sedicenne sentirsi importante senza umiliare qualcuno? Dove può appartenere a un gruppo senza dover dimostrare di non avere paura? Dove può diventare adulto senza copiare i modelli di successo che lo schermo gli mostra ogni sera? Ho passato anni da capo scout, e la risposta che ho visto funzionare è sempre stata la stessa: un adulto presente, un gruppo che ha uno scopo, un posto dove il valore si dimostra facendo qualcosa insieme, non esibendolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La repressione può contenere un comportamento. Non costruisce da sola un&#8217;alternativa. Un soldato può impedire un&#8217;aggressione, ma non può sostituire un insegnante che crede in un ragazzo o un educatore che non sparisce alla prima difficoltà. E non c&#8217;è decreto che possa sostituire un genitore che sa cosa succede dentro il telefono di suo figlio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa si può fare, concretamente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Criticare è facile. Provo a dire cosa farei io, divisa per chi può farla.</p>



<h3 class="wp-block-heading">A scuola</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Educazione digitale come materia vera.</strong> Ore dedicate, programmi e docenti formati, non un paragrafo dentro l&#8217;educazione civica. Il divieto dello smartphone in classe può restare, ma da solo insegna a stare senza telefono, non a starci con la testa.</li>



<li><strong>Usare Milano come caso di studio.</strong> Prendere in classe i video di quei giorni e chiedersi: chi l&#8217;ha girato, perché è arrivato a me, cosa resta fuori dall&#8217;inquadratura. Prendere i falsi avvisi generati con l&#8217;IA e smontarli insieme. Non c&#8217;è materiale didattico migliore di quello che i ragazzi hanno già visto.</li>



<li><strong>Dare la parola ai ragazzi che hanno capito per primi.</strong> Gli studenti che hanno bollato come falsi gli allarmi nelle chat sono i migliori formatori dei loro compagni. L&#8217;educazione tra pari funziona proprio perché non arriva dall&#8217;alto.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">In famiglia</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Formare gli adulti, non solo i figli.</strong> Serate nei comuni, nelle biblioteche, nelle associazioni dei genitori: come funziona un feed, come nasce una bufala, come si riconosce un&#8217;immagine generata. Le chat dei genitori di quei giorni dimostrano che ce n&#8217;è bisogno.</li>



<li><strong>Tre domande prima di inoltrare.</strong> Chi lo dice? Dove lo posso verificare? Chi ci guadagna se ci credo? Se un messaggio sembra un avviso ufficiale, lo si cerca sul sito ufficiale. Se non c&#8217;è, non si inoltra.</li>



<li><strong>Conoscere l&#8217;ambiente, non spiare il figlio.</strong> Sapere come funziona TikTok, cosa sono i canali Telegram, perché un video ne chiama un altro. Non per controllare ogni messaggio, ma per poter parlare con i figli di quello che vivono senza sembrare marziani.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Nelle istituzioni</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Imparare a leggere i social come si leggono le strade.</strong> Competenze di analisi delle fonti aperte nelle questure e nelle prefetture, per cogliere i segnali prima e non dopo. Non per sorvegliare chi protesta, ma per capire quando una convocazione sta cambiando natura.</li>



<li><strong>Smentite ufficiali rapide, sugli stessi canali delle bufale.</strong> Se gira un falso avviso istituzionale, prefettura e comune dovrebbero dire entro un&#8217;ora, su Instagram e su WhatsApp, che quell&#8217;avviso è falso. Il silenzio istituzionale è il miglior alleato del panico.</li>



<li><strong>Ascoltare chi protesta senza rompere niente.</strong> Ricevere gli organizzatori delle piazze pacifiche e gli studenti, dare risposte su casa, salari e scuola. Se l&#8217;unica protesta che ottiene attenzione è quella violenta, stiamo insegnando la violenza.</li>



<li><strong>Educatori prima dei soldati.</strong> Spazi di aggregazione nelle periferie e nell&#8217;hinterland, educatori di strada, luoghi dove un ragazzo possa sentirsi qualcuno facendo qualcosa.</li>



<li><strong>Pretendere responsabilità dalle piattaforme.</strong> Il Digital Services Act europeo obbliga le piattaforme molto grandi a valutare e ridurre i rischi sistemici, compresi disinformazione e contenuti che incitano alla violenza. Il governo può e deve chiedere in Europa che quelle regole vengano applicate anche nei momenti di crisi, con la stessa energia usata per proporre il divieto dei telefoni a scuola.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Nei media</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Stesso spazio alle piazze pacifiche.</strong> Venticinquemila persone a Roma senza incidenti sono una notizia quanto una vetrina rotta a Milano.</li>



<li><strong>Non trasformare i saccheggi in intrattenimento.</strong> Ogni video rilanciato senza contesto fa il lavoro dell&#8217;algoritmo. Si può raccontare la violenza senza diventarne la cassa di risonanza.</li>



<li><strong>Spiegare i motivi, non solo i danni.</strong> Chi era in piazza e perché. Altrimenti il racconto si riduce a una gara tra chi vuole più divise e chi le vuole meno.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">La domanda che resta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Immaginiamo che da qui in avanti tutte le vetrine restino intatte, le strade siano presidiate e i ragazzi se ne stiano tranquilli. Avremmo risolto il problema?</p>



<p class="wp-block-paragraph">O avremmo soltanto ristabilito l&#8217;ordine visibile, lasciando intatto tutto il resto: i salari fermi, il futuro che non si vede, gli algoritmi che premiano lo spettacolo, le chat dei genitori dove un falso allarme corre più veloce di una verifica, uno Stato che parla sui social ma non sa leggerli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I ragazzi che hanno rotto le vetrine vanno fermati, e chi ha commesso reati ne deve rispondere. Ma i cinquemila che hanno manifestato senza toccare niente, e gli studenti che hanno smontato le bufale prima dei loro genitori, meritano più di un decreto. Meritano adulti che si facciano la stessa domanda che pretendiamo da loro: cosa sono disposto a cambiare, io, perché domani non servano i soldati?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una società che sa vendere desideri ma non sa educare alla libertà, prima o poi deve chiedersi cosa ha insegnato ai suoi figli. Se per rispondere le bastano cinquecento militari, la domanda non l&#8217;ha nemmeno capita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.ilpost.it/2026/10/17/scontri-milano-manifestazione-carovita/" target="_blank" rel="noopener">Il Post, Gli scontri a Milano intorno a piazza del Duomo</a></li>



<li><a href="https://www.ilpost.it/2026/10/18/proteste-ragazzi-milano-domenica/" target="_blank" rel="noopener">Il Post, Nel centro di Milano ci sono stati nuovi disordini e saccheggi</a></li>



<li><a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2026/10/18/scontri-guerriglia-milano-torino-bologna-cosa-e-successo" target="_blank" rel="noopener">Sky TG24, Guerriglia a Milano e in altre città</a></li>



<li><a href="https://www.open.online/2026/10/18/milano-torino-bologna-proteste-carovita-devastazioni-scontri-cosa-e-successo-foto-video/" target="_blank" rel="noopener">Open, Milano, Torino e Bologna: cos&#8217;è successo nel sabato di proteste</a></li>



<li><a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/news/cronaca/830529/milano-scontri-al-corteo-studentesco-contro-il-carovita-circa-50-fermati-quasi-meta-minorenni-e-una-ventina-di-feriti.html" target="_blank" rel="noopener">Il Giornale d&#8217;Italia, Scontri al corteo contro il carovita</a></li>



<li><a href="https://ilgiornalepopolare.it/tre-manifestazioni-senza-incidenti-ma-60-persone-identificate/" target="_blank" rel="noopener">Il Giornale Popolare, Roma: tre manifestazioni senza incidenti</a></li>



<li><a href="https://www.corriereadriatico.it/video/primopiano/marche_protesta_nazionale_tutta_italia_piazza-9831417.html" target="_blank" rel="noopener">Corriere Adriatico, La protesta ad Ancona</a></li>



<li><a href="https://www.treccani.it/magazine/atlante/societa/carovita-scuola-e-gasolio-perche-l-italia-e-scesa-in-piazza-da-nord-a-sud.html" target="_blank" rel="noopener">Treccani, Carovita, scuola e gasolio: perché l&#8217;Italia è scesa in piazza</a></li>



<li><a href="https://www.quotidiano.net/cronaca/spaccatura-nelle-chat-cortei-si-prova-a-isolare-i-violenti-i5mhrj08" target="_blank" rel="noopener">Quotidiano.net, La spaccatura nelle chat</a></li>



<li><a href="https://wordnews.it/2026/10/16/italia-in-piazza-il-17-ottobre-mobilitazione-nazionale-contro-il-carovita-giovani-e-lavoratori-scendono-in-strada/" target="_blank" rel="noopener">WordNews, La convocazione di Italia in Piazza</a></li>



<li><a href="https://www.fanpage.it/politica/dopo-le-piazze-del-17-ottobre-chi-sono-i-movimenti-che-vogliono-dare-voce-al-disagio-giovanile-e-cosa-vogliono/" target="_blank" rel="noopener">Fanpage, Chi sono i movimenti nati dalle piazze del 17 ottobre</a></li>



<li><a href="https://www.lasicilia.it/news/economia/3034348/giovani-senza-futuro-allarme-sull-italia-anche-dall-ocse-criticita-per-salari-fermi-fisco-e-fonti-fossili.html" target="_blank" rel="noopener">La Sicilia, I dati OCSE su salari e giovani</a></li>



<li><a href="https://www.pnud.camcom.it/allegati/statistica/territorio/report/report_04_26.pdf" target="_blank" rel="noopener">CCIAA Pordenone-Udine, Report su dati Istat NEET</a></li>



<li><a href="https://www.milanotoday.it/cronaca/cos-e-movimento-17-ottobre.html" target="_blank" rel="noopener">MilanoToday, Cos&#8217;è il Movimento 17 ottobre</a></li>



<li><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/movimento-17-ottobre-come-si-organizza-mobilitazione-permanente-AJ98pBoB" target="_blank" rel="noopener">Il Sole 24 Ore, I profili social del Movimento 17 ottobre</a></li>



<li><a href="https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/milano-movimento-17-ottobre-saccheggi-intervista_117873111-202602k.shtml" target="_blank" rel="noopener">Tgcom24, Intervista ai giovani del Movimento 17 ottobre</a></li>



<li><a href="https://sapere.virgilio.it/scuola/mondo-scuola/chi-sono-i-giovani-che-protestano-in-italia-e-perche-lo-fanno" target="_blank" rel="noopener">Virgilio Sapere, Chi sono i giovani che protestano</a></li>



<li><a href="https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2026/10/20/le-rivolte-di-milano-sono-una-novita-assoluta" target="_blank" rel="noopener">Internazionale, Le rivolte di Milano sono una novità per l&#8217;Italia</a></li>



<li><a href="https://it.headtopics.com/news/costumi-da-eroi-meme-e-saccheggi-per-emulare-la-francia-88984060" target="_blank" rel="noopener">Intervista a Leonardo Bianchi</a></li>



<li><a href="https://www.leggo.it/italia/milano/21_ottobre_2026_scontri_milano_regia_occulta_trappola_tiktok-9838970.html" target="_blank" rel="noopener">Leggo, Il gip e l&#8217;ipotesi di una regia</a></li>



<li><a href="https://www.open.online/2026/10/20/milano-messaggi-falsi-stupri-aggressioni-psicosi/" target="_blank" rel="noopener">Open, Psicosi a Milano, falsi allarmi in chat</a></li>



<li><a href="https://www.open.online/2026/10/20/scontri-milano-decreto-esercito-aggiornamenti-20-ottobre/" target="_blank" rel="noopener">Open, Aggiornamenti del 20 ottobre</a></li>



<li><a href="https://www.open.online/2026/10/21/video-incappucciati-metz-non-milano-fact-check/" target="_blank" rel="noopener">Open, Il video degli &#8220;agenti provocatori&#8221; girato in Francia</a></li>



<li><a href="https://www.tecnicadellascuola.it/proteste-e-psicosi-nelle-chat-di-mamme-e-alunni-accoltellamenti-a-scuola-e-raid-ma-e-tutto-fake-dirigenti-emanano-circolari-ad-hoc" target="_blank" rel="noopener">Tecnica della Scuola, Psicosi nelle chat di mamme e alunni</a></li>



<li><a href="https://edotto.com/articolo/nuovo-decreto-sicurezza-stretta-sui-minori-e-sulle-violenze-in-piazza" target="_blank" rel="noopener">Edotto, Il nuovo decreto sicurezza</a></li>



<li><a href="https://www.quotidiano.net/politica/decreto-sicurezza-pdf-gy75ncbu" target="_blank" rel="noopener">Quotidiano.net, Niente poteri di polizia giudiziaria ai militari</a></li>



<li><a href="https://www.quotidiano.net/politica/violenze-pagano-le-famiglie-ba8a7ff1" target="_blank" rel="noopener">Quotidiano.net, Il video della premier sul decreto</a></li>



<li><a href="https://www.greenme.it/?p=1443338" target="_blank" rel="noopener">greenMe, Il decreto Cortei amplia misure già esistenti</a></li>



<li><a href="https://www.mondomobileweb.it/?p=306334" target="_blank" rel="noopener">MondoMobileWeb, Il divieto dello smartphone alle superiori</a></li>



<li><a href="https://antigone.it/upload2/uploads/docs/A%20UN%20ANNO%20DAL%20DL%20CAIVANO%20-%20Documenti%20Google.pdf" target="_blank" rel="noopener">Antigone, A un anno dal decreto Caivano</a></li>



<li><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/antigone-oltre-50percento-minori-piu-cella-colpa-decreto-caivano-AI7O2BbB" target="_blank" rel="noopener">Il Sole 24 Ore, Antigone: oltre il 50% di minori in più in cella</a></li>



<li><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/carceri-minorili-cresce-controllo-penale-giovani-AJKJqff" target="_blank" rel="noopener">Il Sole 24 Ore, Carceri minorili, cresce il controllo penale sui giovani</a></li>



<li><a href="https://www.rapportoantigone.it/ventiduesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/minori/" target="_blank" rel="noopener">Antigone, XXII Rapporto, capitolo Minori</a></li>



<li><a href="https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/436984.pdf" target="_blank" rel="noopener">Senato, Risposta del ministro Nordio all&#8217;interrogazione 4-01077</a></li>



<li><a href="https://www.italiaoggi.it/diritto-e-fisco/giustizia/carceri-gli-istituti-minorili-sono-al-collasso-p4lh8gxr" target="_blank" rel="noopener">ItaliaOggi, Carceri, gli istituti minorili sono al collasso</a></li>



<li><a href="https://www.agendadigitale.eu/?p=263087" target="_blank" rel="noopener">Agenda Digitale, Il report Viginum su Storm-1516</a></li>



<li><a href="https://www.hppr.org/2024-05-25/france-fights-back-as-russia-sows-disinformation-to-weaken-support-for-ukraine" target="_blank" rel="noopener">HPPR/NPR, France fights back as Russia sows disinformation</a></li>



<li><a href="https://it.euronews.com/2026/10/21/nessuna-prova-di-interferenze-straniere-alla-base-delle-proteste-in-europa-tentativi-di-sf" target="_blank" rel="noopener">Euronews, Nessuna prova di interferenze straniere alla base delle proteste</a></li>



<li><a href="https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/milano-proteste-disordini-chat_117951747-202602k.shtml" target="_blank" rel="noopener">Tgcom24, L&#8217;ipotesi delle chat-esca e l&#8217;indagine Ue</a></li>



<li><a href="https://www.open.online/2026/10/21/scontri-milano-meloni-russia-guerra-ibrida/" target="_blank" rel="noopener">Open, Meloni e le &#8220;ombre russe&#8221;</a></li>
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		<title>Una buona offerta, un sito di e-commerce apparentemente affidabile, un po&#8217; di fretta e&#8230;</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/una-buona-offerta-un-sito-di-e-commerce-apparentemente-affidabile-un-po-di-fretta-e/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 15:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[bufale.net]]></category>
		<category><![CDATA[Video Youtube]]></category>
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					<description><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>

Una buona offerta, un sito di e-commerce apparentemente affidabile, un po' di fretta e... il danno è fatto.
Ti è mai capitato di acquistare un prodotto dall'e-commerce sbagliato? Sembrava un affare incredibile e avresti fatto meglio a non crederci.

@staipa

Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:
[staipa_video_cards source="video" id="v5YDQTafrlk" count="1" columns="3" columns_md="1" columns_lg="3" radius="16"]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>
<p>Una buona offerta, un sito di e-commerce apparentemente affidabile, un po&#8217; di fretta e&#8230; il danno è fatto.<br />
Ti è mai capitato di acquistare un prodotto dall&#8217;e-commerce sbagliato? Sembrava un affare incredibile e avresti fatto meglio a non crederci.</p>
<p>@staipa</p>
<p>Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:<br />
<style>
      .svc-grid{display:grid;gap:1rem;grid-template-columns:repeat(var(--svc-cols,2),minmax(0,1fr))}
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		<item>
		<title>Mai sentito parlare delle truffe sentimentali? Non sono così rare come potresti pensare</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/mai-sentito-parlare-delle-truffe-sentimentali-non-sono-cosi-rare-come-potresti-pensare/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/mai-sentito-parlare-delle-truffe-sentimentali-non-sono-cosi-rare-come-potresti-pensare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 15:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[bufale.net]]></category>
		<category><![CDATA[Video Youtube]]></category>
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					<description><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>

Capita di innamorarsi online. Di conoscere qualcuno di davvero speciale, ma se fosse una truffa?
Possibile che qualcuno perda del tempo, giorni, settimane mesi? Per truffarmi?
@staipa

Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:
[staipa_video_cards source="video" id="be6EZMEGN6o" count="1" columns="3" columns_md="1" columns_lg="3" radius="16"]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>
<p>Capita di innamorarsi online. Di conoscere qualcuno di davvero speciale, ma se fosse una truffa?<br />
Possibile che qualcuno perda del tempo, giorni, settimane mesi? Per truffarmi?<br />
@staipa</p>
<p>Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:<br />
<div class="svc-grid " style="--svc-cols:3;--svc-cols-md:1;--svc-cols-lg:3;--svc-radius:16px;--svc-accent:#2aa8e8;--svc-padding:56.25%;"><div class="svc-item"><a class="svc-card" href="https://www.youtube.com/watch?v=be6EZMEGN6o" target="_blank" rel="noopener nofollow" aria-label="Mai sentito parlare delle truffe sentimentali? Non sono così rare come potresti pensare"><span class="svc-media"><img src="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/staipa-video-cards/be6EZMEGN6o.jpg" alt="Mai sentito parlare delle truffe sentimentali? Non sono così rare come potresti pensare" loading="lazy" decoding="async" /></span></a><div class="svc-title">Mai sentito parlare delle truffe sentimentali? Non sono così rare come potresti pensare</div><div class="svc-under"><a class="svc-btn" href="https://www.youtube.com/watch?v=be6EZMEGN6o" target="_blank" rel="noopener nofollow">Apri su YouTube</a></div></div></div></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ma tu lo sai cos&#8217;è lo spoofing bancario?!</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/ma-tu-lo-sai-cose-lo-spoofing-bancario/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/ma-tu-lo-sai-cose-lo-spoofing-bancario/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 15:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[bufale.net]]></category>
		<category><![CDATA[Video Youtube]]></category>
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					<description><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>

Ti chiama la banca, ti dice che sta accadendo una grave frode, ti suggerisce di spostare immediatamente i soldi su un altro conto... e poi?
@staipa

Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:
[staipa_video_cards source="video" id="Oe-OsCor6l0" count="1" columns="3" columns_md="1" columns_lg="3" radius="16"]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>
<p>Ti chiama la banca, ti dice che sta accadendo una grave frode, ti suggerisce di spostare immediatamente i soldi su un altro conto&#8230; e poi?<br />
@staipa</p>
<p>Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:<br />
<div class="svc-grid " style="--svc-cols:3;--svc-cols-md:1;--svc-cols-lg:3;--svc-radius:16px;--svc-accent:#2aa8e8;--svc-padding:56.25%;"><div class="svc-item"><a class="svc-card" href="https://www.youtube.com/watch?v=Oe-OsCor6l0" target="_blank" rel="noopener nofollow" aria-label="Ma tu lo sai cos&#039;è lo spoofing bancario?!"><span class="svc-media"><img src="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/staipa-video-cards/Oe-OsCor6l0.jpg" alt="Ma tu lo sai cos&#039;è lo spoofing bancario?!" loading="lazy" decoding="async" /></span></a><div class="svc-title">Ma tu lo sai cos&#039;è lo spoofing bancario?!</div><div class="svc-under"><a class="svc-btn" href="https://www.youtube.com/watch?v=Oe-OsCor6l0" target="_blank" rel="noopener nofollow">Apri su YouTube</a></div></div></div></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Hai un pacco in giacenza, puoi sbloccarlo solo con due euro!!!</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/hai-un-pacco-in-giacenza-puoi-sbloccarlo-solo-con-due-euro/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/hai-un-pacco-in-giacenza-puoi-sbloccarlo-solo-con-due-euro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 15:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[bufale.net]]></category>
		<category><![CDATA[Video Youtube]]></category>
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					<description><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>

Hai un pacco in giacenza, puoi sbloccarlo solo con due euro.
Vai, vai, paga subito che se no....

Emmm. No, non è proprio così
@staipa

Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:
[staipa_video_cards source="video" id="2ZuqsMosUWc" count="1" columns="3" columns_md="1" columns_lg="3" radius="16"]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>
<p>Hai un pacco in giacenza, puoi sbloccarlo solo con due euro.<br />
Vai, vai, paga subito che se no&#8230;.</p>
<p>Emmm. No, non è proprio così<br />
@staipa</p>
<p>Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:<br />
<div class="svc-grid " style="--svc-cols:3;--svc-cols-md:1;--svc-cols-lg:3;--svc-radius:16px;--svc-accent:#2aa8e8;--svc-padding:56.25%;"><div class="svc-item"><a class="svc-card" href="https://www.youtube.com/watch?v=2ZuqsMosUWc" target="_blank" rel="noopener nofollow" aria-label="Hai un pacco in giacenza, puoi sbloccarlo solo con due euro!!!"><span class="svc-media"><img src="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/staipa-video-cards/2ZuqsMosUWc.jpg" alt="Hai un pacco in giacenza, puoi sbloccarlo solo con due euro!!!" loading="lazy" decoding="async" /></span></a><div class="svc-title">Hai un pacco in giacenza, puoi sbloccarlo solo con due euro!!!</div><div class="svc-under"><a class="svc-btn" href="https://www.youtube.com/watch?v=2ZuqsMosUWc" target="_blank" rel="noopener nofollow">Apri su YouTube</a></div></div></div></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ops, il mio computer ha un virus. Ah, chiamo subito questo numero di assistenza, mi salverà, giusto?</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/ops-il-mio-computer-ha-un-virus-ah-chiamo-subito-questo-numero-di-assistenza-mi-salvera-giusto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 15:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[bufale.net]]></category>
		<category><![CDATA[Video Youtube]]></category>
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					<description><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>

Hai un virus nel computer! Lo schermo si riempie di allarmi, ma per fortuna il tecnico gentilmente fi fa installare un ottimo antivirus e ti risolve tutti i problemi.
Tutto bene no?
NOOOOOO!!!!!
@staipa

Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:
[staipa_video_cards source="video" id="VaG3zt0CAos" count="1" columns="3" columns_md="1" columns_lg="3" radius="16"]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>
<p>Hai un virus nel computer! Lo schermo si riempie di allarmi, ma per fortuna il tecnico gentilmente fi fa installare un ottimo antivirus e ti risolve tutti i problemi.<br />
Tutto bene no?<br />
NOOOOOO!!!!!<br />
@staipa</p>
<p>Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:<br />
<div class="svc-grid " style="--svc-cols:3;--svc-cols-md:1;--svc-cols-lg:3;--svc-radius:16px;--svc-accent:#2aa8e8;--svc-padding:56.25%;"><div class="svc-item"><a class="svc-card" href="https://www.youtube.com/watch?v=VaG3zt0CAos" target="_blank" rel="noopener nofollow" aria-label="Ops, il mio computer ha un virus. Ah, chiamo subito questo numero di assistenza, mi salverà, giusto?"><span class="svc-media"><img src="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/staipa-video-cards/VaG3zt0CAos.jpg" alt="Ops, il mio computer ha un virus. Ah, chiamo subito questo numero di assistenza, mi salverà, giusto?" loading="lazy" decoding="async" /></span></a><div class="svc-title">Ops, il mio computer ha un virus. Ah, chiamo subito questo numero di assistenza, mi salverà, giusto?</div><div class="svc-under"><a class="svc-btn" href="https://www.youtube.com/watch?v=VaG3zt0CAos" target="_blank" rel="noopener nofollow">Apri su YouTube</a></div></div></div></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ancora c&#8217;è chi ci casca</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/ancora-ce-chi-ci-casca/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/ancora-ce-chi-ci-casca/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 15:45:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[bufale.net]]></category>
		<category><![CDATA[Video Youtube]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.staipa.it/blog/ancora-ce-chi-ci-casca/</guid>

					<description><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>

Ancora c'è chi ci casca, un'offerta troppo buona, una richiesta di pagamento al di fuori della piattaforma, tanta fretta e voglia di  fare un grande affare e poi....

@staipa

Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:
[staipa_video_cards source="video" id="QnuC2Fnncjs" count="1" columns="3" columns_md="1" columns_lg="3" radius="16"]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>
<p>Ancora c&#8217;è chi ci casca, un&#8217;offerta troppo buona, una richiesta di pagamento al di fuori della piattaforma, tanta fretta e voglia di  fare un grande affare e poi&#8230;.</p>
<p>@staipa</p>
<p>Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:<br />
<div class="svc-grid " style="--svc-cols:3;--svc-cols-md:1;--svc-cols-lg:3;--svc-radius:16px;--svc-accent:#2aa8e8;--svc-padding:56.25%;"><div class="svc-item"><a class="svc-card" href="https://www.youtube.com/watch?v=QnuC2Fnncjs" target="_blank" rel="noopener nofollow" aria-label="Ancora c&#039;è chi ci casca"><span class="svc-media"><img src="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/staipa-video-cards/QnuC2Fnncjs.jpg" alt="Ancora c&#039;è chi ci casca" loading="lazy" decoding="async" /></span></a><div class="svc-title">Ancora c&#039;è chi ci casca</div><div class="svc-under"><a class="svc-btn" href="https://www.youtube.com/watch?v=QnuC2Fnncjs" target="_blank" rel="noopener nofollow">Apri su YouTube</a></div></div></div></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Conosci la truffa degli investimenti in Criptovalute?</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/conosci-la-truffa-degli-investimenti-in-criptovalute/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/conosci-la-truffa-degli-investimenti-in-criptovalute/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 15:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[bufale.net]]></category>
		<category><![CDATA[Video Youtube]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.staipa.it/blog/conosci-la-truffa-degli-investimenti-in-criptovalute/</guid>

					<description><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>

Conosci la truffa degli investimenti in Criptovalute? Chiaro, non è sempre una truffa ma è buona norma capire come funzionano le proposte truffaldine
@staipa

Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:
[staipa_video_cards source="video" id="hrNrm4q9Ync" count="1" columns="3" columns_md="1" columns_lg="3" radius="16"]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>
<p>Conosci la truffa degli investimenti in Criptovalute? Chiaro, non è sempre una truffa ma è buona norma capire come funzionano le proposte truffaldine<br />
@staipa</p>
<p>Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:<br />
<div class="svc-grid " style="--svc-cols:3;--svc-cols-md:1;--svc-cols-lg:3;--svc-radius:16px;--svc-accent:#2aa8e8;--svc-padding:56.25%;"><div class="svc-item"><a class="svc-card" href="https://www.youtube.com/watch?v=hrNrm4q9Ync" target="_blank" rel="noopener nofollow" aria-label="Conosci la truffa degli investimenti in Criptovalute?"><span class="svc-media"><img src="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/staipa-video-cards/hrNrm4q9Ync.jpg" alt="Conosci la truffa degli investimenti in Criptovalute?" loading="lazy" decoding="async" /></span></a><div class="svc-title">Conosci la truffa degli investimenti in Criptovalute?</div><div class="svc-under"><a class="svc-btn" href="https://www.youtube.com/watch?v=hrNrm4q9Ync" target="_blank" rel="noopener nofollow">Apri su YouTube</a></div></div></div></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Paliamo del phising, una truffa fin troppo comune in cui cadono ancora in molti</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/paliamo-del-phising-una-truffa-fin-troppo-comune-in-cui-cadono-ancora-in-molti/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/paliamo-del-phising-una-truffa-fin-troppo-comune-in-cui-cadono-ancora-in-molti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 15:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[bufale.net]]></category>
		<category><![CDATA[Video Youtube]]></category>
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					<description><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>

La conosci questa truffa? Si tratta del Phising, quando via mail ricevi una mail malevola che ti convince a fornire dati personali o a fare azioni pericolose

@staipa

Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:
[staipa_video_cards source="video" id="1gHVjLwh7Ts" count="1" columns="3" columns_md="1" columns_lg="3" radius="16"]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>
<p>La conosci questa truffa? Si tratta del Phising, quando via mail ricevi una mail malevola che ti convince a fornire dati personali o a fare azioni pericolose</p>
<p>@staipa</p>
<p>Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:<br />
<div class="svc-grid " style="--svc-cols:3;--svc-cols-md:1;--svc-cols-lg:3;--svc-radius:16px;--svc-accent:#2aa8e8;--svc-padding:56.25%;"><div class="svc-item"><a class="svc-card" href="https://www.youtube.com/watch?v=1gHVjLwh7Ts" target="_blank" rel="noopener nofollow" aria-label="Parliamo del phishing, una truffa fin troppo comune in cui cadono ancora in molti"><span class="svc-media"><img src="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/staipa-video-cards/1gHVjLwh7Ts.jpg" alt="Parliamo del phishing, una truffa fin troppo comune in cui cadono ancora in molti" loading="lazy" decoding="async" /></span></a><div class="svc-title">Parliamo del phishing, una truffa fin troppo comune in cui cadono ancora in molti</div><div class="svc-under"><a class="svc-btn" href="https://www.youtube.com/watch?v=1gHVjLwh7Ts" target="_blank" rel="noopener nofollow">Apri su YouTube</a></div></div></div></p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Una nuova malattia in arrivo dalla Cina? Fortunatamente no. #cina #factchecking</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/una-nuova-malattia-in-arrivo-dalla-cina-fortunatamente-no-cina-factchecking/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/una-nuova-malattia-in-arrivo-dalla-cina-fortunatamente-no-cina-factchecking/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 15:15:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[bufale.net]]></category>
		<category><![CDATA[Video Youtube]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.staipa.it/blog/una-nuova-malattia-in-arrivo-dalla-cina-fortunatamente-no-cina-factchecking/</guid>

					<description><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>

Gira voce che stia arrivando un nuovo virus dalla Cina a causa di una persona che avrebbe mangiato cacca di uccello.
Cosa c'è di vero? Niente, cosa c'è di interessante? Molto.

Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:
[staipa_video_cards source="video" id="exMfafHPvHw" count="1" columns="3" columns_md="1" columns_lg="3" radius="16"]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>
<p>Gira voce che stia arrivando un nuovo virus dalla Cina a causa di una persona che avrebbe mangiato cacca di uccello.<br />
Cosa c&#8217;è di vero? Niente, cosa c&#8217;è di interessante? Molto.</p>
<p>Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:<br />
<div class="svc-grid " style="--svc-cols:3;--svc-cols-md:1;--svc-cols-lg:3;--svc-radius:16px;--svc-accent:#2aa8e8;--svc-padding:56.25%;"><div class="svc-item"><a class="svc-card" href="https://www.youtube.com/watch?v=exMfafHPvHw" target="_blank" rel="noopener nofollow" aria-label="Una nuova malattia in arrivo dalla Cina? Fortunatamente no. #cina #factchecking"><span class="svc-media"><img src="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/staipa-video-cards/exMfafHPvHw.jpg" alt="Una nuova malattia in arrivo dalla Cina? Fortunatamente no. #cina #factchecking" loading="lazy" decoding="async" /></span></a><div class="svc-title">Una nuova malattia in arrivo dalla Cina? Fortunatamente no. #cina #factchecking</div><div class="svc-under"><a class="svc-btn" href="https://www.youtube.com/watch?v=exMfafHPvHw" target="_blank" rel="noopener nofollow">Apri su YouTube</a></div></div></div></p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Ambra angiolini ha plagiato Ti Appartengo? Ovviamente no! #factchecking #ambraangiolini #IA</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/ambra-angiolini-a-plagiato-ti-appartengo-ovviamente-no-factchecking-ambraangiolini-ia/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/ambra-angiolini-a-plagiato-ti-appartengo-ovviamente-no-factchecking-ambraangiolini-ia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 19:46:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[bufale.net]]></category>
		<category><![CDATA[Video Youtube]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.staipa.it/blog/ambra-angiolini-a-plagiato-ti-appartengo-ovviamente-no-factchecking-ambraangiolini-ia/</guid>

					<description><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>

Gira un video in cui sembra che Caterina Caselli canti "Ti appartengo" di Ambra Angiolini molti anni prima della sua uscita, ma si tratta di un video generato con IA, non c'è mai stato un plagio

Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:
[staipa_video_cards source="video" id="0UybCYra1pQ" count="1" columns="3" columns_md="1" columns_lg="3" radius="16"]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Ho appena pubblicato un nuovo video sul canale di Filogico!</h4>
<p>Gira un video in cui sembra che Caterina Caselli canti &#8220;Ti appartengo&#8221; di Ambra Angiolini molti anni prima della sua uscita, ma si tratta di un video generato con IA, non c&#8217;è mai stato un plagio</p>
<p>Se vi va di andarlo a vedere lo trovate qui:<br />
<div class="svc-grid " style="--svc-cols:3;--svc-cols-md:1;--svc-cols-lg:3;--svc-radius:16px;--svc-accent:#2aa8e8;--svc-padding:56.25%;"><div class="svc-item"><a class="svc-card" href="https://www.youtube.com/watch?v=0UybCYra1pQ" target="_blank" rel="noopener nofollow" aria-label="Ambra angiolini ha plagiato Ti Appartengo? Ovviamente no! #factchecking #ambraangiolini #IA"><span class="svc-media"><img src="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/staipa-video-cards/0UybCYra1pQ.jpg" alt="Ambra angiolini ha plagiato Ti Appartengo? Ovviamente no! #factchecking #ambraangiolini #IA" loading="lazy" decoding="async" /></span></a><div class="svc-title">Ambra angiolini ha plagiato Ti Appartengo? Ovviamente no! #factchecking #ambraangiolini #IA</div><div class="svc-under"><a class="svc-btn" href="https://www.youtube.com/watch?v=0UybCYra1pQ" target="_blank" rel="noopener nofollow">Apri su YouTube</a></div></div></div></p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Intelligenza artificiale e social network con Fracesco Quadraro di @Civico48</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/intelligenza-artificiale-e-social-network-con-fracesco-quadraro-di-civico48/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/intelligenza-artificiale-e-social-network-con-fracesco-quadraro-di-civico48/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 09:30:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste e collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Le domande semplici]]></category>
		<category><![CDATA[civico48]]></category>
		<category><![CDATA[Fracesco Quadraro]]></category>
		<category><![CDATA[IA e social istruzioni per l'uso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.staipa.it/blog/?p=45424</guid>

					<description><![CDATA[Era un po&#8217; che non facevo una collaborazione ma eccomi qua con una intervista sul canale YouTube @Civico48, con Francesco Quadraro, che ho conosciuto per le sue collaborazioni con il canale @SapiensSapiensChannel, si parla del mio libro ma si parla anche a ruota libera di Intelligenza Artificiale, di Social e dell&#8217;impatto che hanno sulla società, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Era un po&#8217; che non facevo una collaborazione ma eccomi qua con una intervista sul canale YouTube <a href="https://www.youtube.com/@Civico48" type="link" id="https://www.youtube.com/@Civico48">@Civico48</a>, con Francesco Quadraro, che ho conosciuto per le sue collaborazioni con il canale @SapiensSapiensChannel, si parla del mio libro ma si parla anche a ruota libera di Intelligenza Artificiale, di Social e dell&#8217;impatto che hanno sulla società, con rischi reali e meno reali.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Intelligenza artificiale e social network: intervista a @staipa" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/7bt2sB2ntng?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h6 class="wp-block-heading" id="voi-fare-una-domanda-per-uno-dei-prossimi-articoli-falla-qui">Voi fare una domanda per uno dei prossimi articoli? Falla qui!</h6>



<p class="wp-block-paragraph">[contact-form-7]</p>



<p class="has-blue-color has-text-color has-normal-font-size wp-block-paragraph"><strong>Qui puoi trovare tutte le<em> <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.staipa.it/blog/category/poleminformatica/informetica/le-domande-semplici/?order=asc" target="_blank">domande semplici</a>: </em>https://short.staipa.it/ledomandesemplici</strong></p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Le recensioni online: perché contano davvero (soprattutto per te e per chi arriva dopo)</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/le-recensioni-online-perche-contano-davvero/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/le-recensioni-online-perche-contano-davvero/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IA e social, istruzioni per l'uso]]></category>
		<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[algoritmi]]></category>
		<category><![CDATA[algoritmo]]></category>
		<category><![CDATA[amazon]]></category>
		<category><![CDATA[commenti]]></category>
		<category><![CDATA[ibs]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.staipa.it/blog/?p=45316</guid>

					<description><![CDATA[Ti è mai capitato di scegliere un libro guardando le recensioni… e poi pensare: “ok, ma non mi ha detto nulla di utile”?Cinque stelle. “Bellissimo”. “Consigliato”. Fine.Il problema non è che le recensioni esistano. È che, molto spesso, non servono davvero a chi le legge.E quando non servono, succede una cosa semplice: si compra un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ti è mai capitato di scegliere un libro guardando le recensioni… e poi pensare: “ok, ma non mi ha detto nulla di utile”?<br>Cinque stelle. “Bellissimo”. “Consigliato”. Fine.<br>Il problema non è che le recensioni esistano. È che, molto spesso, non servono davvero a chi le legge.<br>E quando non servono, succede una cosa semplice: si compra un libro (o qualsiasi altro prodotto) un po’ alla cieca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché le recensioni funzionano così male</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non è cattiveria. È il sistema.<br>Le piattaforme premiano la quantità: più interazioni ci sono, più qualcosa viene mostrato.<br>Risultato:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>chi pubblica ha bisogno di recensioni per emergere</li>



<li>chi recensisce spesso lo fa per cortesia</li>



<li>chi legge si ritrova con contenuti poco utili</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">E così le recensioni diventano rumore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il paradosso (quello vero)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le recensioni sono spesso inutili agli umano ma sono anche una delle poche cose che determinano se qualcosa verrà visto oppure no.<br>Questo significa che, anche quando sono fatte male, continuano a contare, e qui nasce il corto circuito.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il punto che cambia tutto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando lasci una recensione, non stai parlando con l’autore, stai parlando con la prossima persona che passerà da lì, quella che:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>non conosce il libro</li>



<li>non conosce chi lo ha scritto</li>



<li>deve decidere se vale il suo tempo</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Se trova solo “bellissimo”, non capisce nulla, se trova anche solo tre righe fatte bene, cambia tutto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa rende utile una recensione (davvero)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve scrivere tanto, serve scrivere qualcosa di concreto. Cose come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>cosa ti è rimasto</li>



<li>cosa ti aspettavi e cosa hai trovato</li>



<li>a chi lo consiglieresti (e a chi no)</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tre righe così valgono più di dieci recensioni entusiaste ma vuote.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E qui arrivo al punto (senza girarci troppo intorno)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Qualche settimana fa raccontavo cosa succede dopo aver pubblicato un libro: lo lanci nel mondo… e poi silenzio. (<a href="https://short.staipa.it/9lrkn" target="_blank" rel="noreferrer noopener">short.staipa.it/9lrkn</a>)<br>Dentro quel silenzio, una delle poche cose che fa davvero la differenza sono le recensioni, non per l’ego dell’autore.<br>Perché sono uno dei pochi segnali che permettono a un contenuto di emergere dal rumore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quindi sì, questa è una richiesta (ma fatta bene)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se hai letto il mio libro e ti è rimasto qualcosa, anche poco: scriverlo in una recensione, su Amazon, su IBS, sul tuo store preferito (e anche su tutti gli altri se vuoi strafare) è probabilmente la cosa più utile che puoi fare.<br>Non serve esagerare. Non serve dire che è perfetto.<br>Serve solo essere onesti e concreti, anche le critiche vanno più che bene.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché alla fine non riguarda me</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una recensione fatta bene non “aiuta l’autore”, aiuta chi arriva dopo a non perdere tempo.<br>In un sistema pieno di rumore, sono quelle poche voci chiare a fare la differenza, e spesso bastano davvero poche righe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è poi un aspetto meno visibile, ma concreto: le recensioni sono uno dei segnali che gli algoritmi usano per decidere cosa mostrare di più e cosa lasciare in fondo, non è magia e non è un segreto: più un contenuto riceve interazioni reali, più ha probabilità di essere visto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo significa che una recensione fatta bene non solo informa chi legge, ma aumenta anche la possibilità che quel contenuto venga trovato da altre persone a cui potrebbe essere utile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se poi quelle righe finiscono anche sotto il mio libro, tanto meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il punto non cambia.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Benvenuti nell&#8217;era dell&#8217;AI slop: perché la pigrizia algoritmica ci sta allontanando dai social</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/benvenuti-nellera-dellai-slop-perche-la-pigrizia-algoritmica-ci-sta-allontanando-dai-social/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/benvenuti-nellera-dellai-slop-perche-la-pigrizia-algoritmica-ci-sta-allontanando-dai-social/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Uso consapevole della tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[EU AI Act]]></category>
		<category><![CDATA[IA slop]]></category>
		<category><![CDATA[Influencer]]></category>
		<category><![CDATA[slop]]></category>
		<category><![CDATA[Social]]></category>
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					<description><![CDATA[Hai notato anche tu che i feed social sono sempre più simili a uno scaffale infinito di cose tutte uguali? Immagini con un&#8217;illuminazione irreale, didascalie chilometriche che non dicono nulla, video di stock con voci sintetiche che leggono testi tradotti da un algoritmo. Benvenuti nel 2026: questa è l&#8217;era dell&#8217;AI slop, la sbobba digitale generata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Hai notato anche tu che i feed social sono sempre più simili a uno scaffale infinito di cose tutte uguali? Immagini con un&#8217;illuminazione irreale, didascalie chilometriche che non dicono nulla, video di stock con voci sintetiche che leggono testi tradotti da un algoritmo. Benvenuti nel 2026: questa è l&#8217;era dell&#8217;<strong>AI slop</strong>, la sbobba digitale generata in massa. Ma c’è una buona notizia: la saturazione sta portando a una reazione silenziosa, un ritorno ponderato verso l&#8217;autenticità.</p>


<div class="svc-grid " style="--svc-cols:1;--svc-cols-md:3;--svc-cols-lg:4;--svc-radius:12px;--svc-accent:#2aa8e8;--svc-padding:56.25%;"><div class="svc-item"><a class="svc-card" href="https://www.youtube.com/watch?v=6acKun3xSQI" target="_blank" rel="noopener nofollow" aria-label="La fine della creatività? Cos&#039;è l&#039;AI Slop e come riconoscerlo (Prima che sia tardi)"><span class="svc-media"><img src="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/staipa-video-cards/6acKun3xSQI.jpg" alt="La fine della creatività? Cos&#039;è l&#039;AI Slop e come riconoscerlo (Prima che sia tardi)" loading="lazy" decoding="async" /></span></a><div class="svc-title">La fine della creatività? Cos&#039;è l&#039;AI Slop e come riconoscerlo (Prima che sia tardi)</div><div class="svc-under"><a class="svc-btn" href="https://www.youtube.com/watch?v=6acKun3xSQI" target="_blank" rel="noopener nofollow">Vedi su YouTube</a></div></div></div>



<h2 class="wp-block-heading">La realtà dei fatti: cos&#8217;è davvero lo &#8220;slop&#8221;?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine &#8220;slop&#8221; (scarto, sbobba) non indica l&#8217;intelligenza artificiale in sé, ma il suo <strong>uso pigro e industriale</strong>. Si tratta di contenuti a bassa qualità prodotti a costo marginale prossimo allo zero con l&#8217;unico scopo di occupare spazio nei feed o farsi premiare dai motori di ricerca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se un tempo serviva uno sforzo intellettuale per strutturare un post, oggi bastano pochi secondi per istruire un modello linguistico a generare migliaia di parole senza anima. Lo riconosciamo da un’estetica standardizzata, fatta di texture levigate e simmetrie innaturali; da errori visivi che tradiscono la natura sintetica del processo; e soprattutto da un linguaggio pieno ma vuoto, capace di rincorrere i sinonimi ma incapace di restituire un’esperienza o una posizione reale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Casi Reali: Tra etica e sopravvivenza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Contrariamente a quanto si pensi, la corsa all&#8217;automazione non è priva di ostacoli. Alcuni grandi brand hanno capito che l&#8217;abuso di contenuti sintetici rischia di erodere il valore più prezioso: la fiducia del pubblico.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Dove e la campagna Real Beauty:</strong> Per il ventennale del suo impegno sulla bellezza autentica, Dove ha dichiarato che <strong>non utilizzerà l&#8217;IA per rappresentare donne reali</strong> nelle sue comunicazioni. Non è solo etica: è la protezione di un posizionamento commerciale che l&#8217;IA — alimentata da pregiudizi e canoni estetici irreali — rischierebbe di distruggere.</li>



<li><strong>Il caso Lego:</strong> Nel 2024, il colosso dei mattoncini ha dovuto rimuovere immagini generate con l&#8217;IA nella sezione <em>Ninjago</em> dopo le dure critiche della community. Il segnale è chiaro: chi vende creatività e manualità non può permettersi di &#8220;barare&#8221; con la generazione automatica senza tradire la propria missione.</li>



<li><strong>Il segnale di Nikon:</strong> Nikon, in una campagna locale intitolata &#8220;Natural Intelligence&#8221;, ha giocato proprio su questo confine: mostrare luoghi reali talmente incredibili da sembrare artificiali. È un segnale interessante: in un mondo saturo di immagini generate, la realtà stessa torna a essere un valore da rivendicare, quasi un atto di resistenza.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Il Rischio del &#8220;Human-washing&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio come abbiamo imparato a riconoscere il <em>Green-washing</em>, dobbiamo ora fare attenzione al <strong>Human-washing</strong>. Molte aziende useranno l&#8217;etichetta &#8220;AI-Free&#8221; o &#8220;Human Made&#8221; come un semplice filtro di marketing per apparire più empatiche, pur continuando a automatizzare ogni processo interno che non sia direttamente visibile al pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida è distinguere tra il marketing di facciata e le <strong>scelte strategiche fondate</strong>, ovvero quelle di chi rinuncia ai risparmi dell&#8217;automazione per preservare un legame reale con l&#8217;utente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Paradosso: Creatività compressa, non uccisa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non siamo di fronte alla &#8220;morte&#8221; della creatività, ma a una sua preoccupante <strong>standardizzazione</strong>. La facilità di generazione sta spingendo molti creator a compiacere gli algoritmi invece che le persone, trasformando l&#8217;arte in una commodity indistinta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, l&#8217;engagement verso i contenuti palesemente sintetici sta mostrando segni di stanchezza. Diverse analisi di settore segnalano una crescente attenzione verso contenuti più umani, riconoscibili e meno rifiniti. L&#8217;imperfezione — un&#8217;esitazione nella voce, un&#8217;inquadratura non perfetta, un&#8217;opinione scomoda — sta diventando un asset di lusso in un mare di perfezione sintetica e senz&#8217;anima.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rifugi Digitali e Trasparenza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa saturazione sta spingendo gli utenti verso &#8220;isole di autenticità&#8221;.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Cara:</strong> La piattaforma per artisti ha visto una crescita esplosiva (da 40.000 a oltre 600.000 utenti in una sola settimana nel 2024) proprio perché garantisce un ambiente protetto dallo scraping e dai contenuti generati.</li>



<li><strong>La rivalutazione del Lo-Fi:</strong> Si nota anche una tendenza verso formati più grezzi e diretti: newsletter meno rifinite, video meno patinati e toni più trasparenti. Non è necessariamente un rifiuto della tecnologia, ma la ricerca di una firma umana che non possa essere replicata in serie.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione: La difesa è culturale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal <strong>2 agosto 2026</strong>, l’<strong>EU AI Act</strong> renderà pienamente applicabili gli obblighi di trasparenza per i contenuti generati o manipolati dall&#8217;IA. Vedremo più etichette, ma nessuna regolamentazione potrà sostituire il nostro senso critico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che cosa possiamo fare, allora?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo premiare la sostanza, usando like, tempo e condivisioni per sostenere chi offre un’opinione originale o un dato reale. Possiamo diffidare del human-washing, valutando la coerenza dei brand non dagli slogan ma dalla qualità del rapporto che costruiscono con noi. E possiamo restare umani: usare l’IA come supporto ha senso, ma delegare a un prompt la propria identità comunicativa significa rinunciare proprio a ciò che rende riconoscibile una voce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non annegheremo nello slop se sapremo distinguere l&#8217;autenticità vera da quella venduta a scopi commerciali. La sfida è restare presenti in un mondo che ci vorrebbe spettatori passivi di un sogno algoritmico.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>IA e Geopolitica: Oltre la mimetica, verso un nuovo equilibrio globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Poleminformatica]]></category>
		<category><![CDATA[Anthropic]]></category>
		<category><![CDATA[ChatGPT]]></category>
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		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[C&#8217;è stato un tempo, quasi romantico, in cui le startup di Intelligenza Artificiale si presentavano come i nuovi guardiani della moralità umana. Anthropic, nata da una costola di OpenAI proprio per divergenze sulla sicurezza, aveva fatto della &#8220;Constitutional AI&#8221; il suo vessillo. Ma la storia si muove velocemente: oggi quelle stesse aziende stanno uscendo dalla [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è stato un tempo, quasi romantico, in cui le startup di Intelligenza Artificiale si presentavano come i nuovi guardiani della moralità umana. Anthropic, nata da una costola di OpenAI proprio per divergenze sulla sicurezza, aveva fatto della &#8220;Constitutional AI&#8221; il suo vessillo. Ma la storia si muove velocemente: oggi quelle stesse aziende stanno uscendo dalla fase adolescenziale per entrare in quella della maturità strategica, dove l&#8217;etica deve confrontarsi con la realpolitik dei corridoi del Pentagono.</p>


<div class="svc-grid " style="--svc-cols:1;--svc-cols-md:3;--svc-cols-lg:4;--svc-radius:12px;--svc-accent:#2aa8e8;--svc-padding:56.25%;"><div class="svc-item"><a class="svc-card" href="https://www.youtube.com/watch?v=O0bDqxPiKVc" target="_blank" rel="noopener nofollow" aria-label="L&#039;IA andrà in GUERRA? OpenAI, Google, Anthropic e il nuovo Equilibrio Globale"><span class="svc-media"><img src="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/staipa-video-cards/O0bDqxPiKVc.jpg" alt="L&#039;IA andrà in GUERRA? OpenAI, Google, Anthropic e il nuovo Equilibrio Globale" loading="lazy" decoding="async" /></span></a><div class="svc-title">L&#039;IA andrà in GUERRA? OpenAI, Google, Anthropic e il nuovo Equilibrio Globale</div><div class="svc-under"><a class="svc-btn" href="https://www.youtube.com/watch?v=O0bDqxPiKVc" target="_blank" rel="noopener nofollow">Vedi su YouTube</a></div></div></div>



<h3 class="wp-block-heading">Reality Check: La mappa del nuovo fronte digitale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;integrazione tra Big Tech e Difesa non è un tradimento improvviso, ma un&#8217;evoluzione sistemica. Vediamo come si sono mosse le pedine sulla scacchiera.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>OpenAI e il pragmatismo di Sam Altman:</strong> A gennaio 2024, OpenAI ha rimosso dai termini di servizio di <strong>ChatGPT</strong> il divieto esplicito per scopi &#8220;militari e di guerra&#8221;. È stato un segnale di realismo: per guidare l&#8217;innovazione, bisogna sedersi al tavolo di chi garantisce la sicurezza nazionale.</li>



<li><strong>Google Gemini e l&#8217;infrastruttura silenziosa:</strong> Mentre gli altri discutevano di etica, Google integrava Gemini nei sistemi di difesa. Con il lancio di <em>GenAI.mil</em> a fine 2025, Mountain View ha dimostrato che l&#8217;IA non è solo un chatbot, ma la spina dorsale logistica e analitica della democrazia moderna.</li>



<li><strong>Il caso Anthropic: Dalla resistenza alla responsabilità:</strong> Anthropic ha provato a interpretare il ruolo dell&#8217;obiettore di coscienza. A febbraio 2026, il tentativo di imporre &#8220;linee rosse&#8221; invalicabili (niente sorveglianza, niente armi letali) ha portato il Pentagono a definirla un &#8220;rischio per la catena di approvvigionamento&#8221;.</li>



<li><strong>Il ritorno al dialogo:</strong> Tuttavia, a marzo 2026, Anthropic ha mostrato un&#8217;apertura costruttiva. Sotto la spinta degli investitori e della necessità di non restare isolata, l&#8217;azienda ha avviato una &#8220;revisione pragmatica&#8221;. L&#8217;idea è nobile: meglio una versione di Claude &#8220;addestrata ai valori democratici&#8221; che lasciare il campo libero a modelli privi di qualsiasi guardrail etico.</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading">La Migrazione degli Illusi: Il ruolo dei testimonial</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito etico non è rimasto confinato nei laboratori. Quando Anthropic si dichiarò &#8220;resistente&#8221;, assistemmo a una diaspora digitale senza precedenti. Personaggi famosi del mondo tech e guru della &#8220;digital ethics&#8221; lanciarono campagne virali al grido di: <em>&#8220;Abbandonate ChatGPT, passate a Claude&#8221;</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Milioni di utenti hanno seguito questo appello, cercando un &#8220;rifugio etico&#8221;. Questa migrazione di massa ha dimostrato quanto il pubblico sia sensibile al tema, ma ha anche evidenziato un&#8217;ingenuità collettiva: l&#8217;IA non è un bene di consumo isolato dal mondo, è una tecnologia <em>dual-use</em>. Oggi quegli utenti scoprono che il confine tra civile e militare è più sfumato di quanto i post su LinkedIn facessero credere. Ma forse, proprio questa consapevolezza è il primo passo verso un uso più maturo degli strumenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il parallelo nucleare: L&#8217;equilibrio del terrore come garanzia di pace</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per capire dove stiamo andando, dobbiamo guardare all&#8217;atomo. Negli anni &#8217;50, il nucleare era visto come l&#8217;apocalisse imminente. Eppure, la storia ci ha consegnato un paradosso: la <strong>MAD (Mutually Assured Destruction)</strong>. Quando tutte le grandi potenze hanno ottenuto la stessa potenza distruttiva, si è creato uno stallo che ha impedito un conflitto globale per decenni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;IA è il nuovo nucleare. È una risorsa strategica esistenziale: chi avrà la migliore, avrà il controllo del mondo. Ma se tutte le nazioni democratiche (e i loro competitor) raggiungeranno una parità algoritmica, potremmo assistere a un nuovo &#8220;freno&#8221; globale. Un mondo dove tutti hanno un &#8220;puntatore laser&#8221; puntato contro tutti è un mondo in cui nessuno ha interesse a premere il grilletto, perché la ritorsione automatizzata sarebbe immediata e totale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E proprio come il nucleare ci ha dato l&#8217;energia atomica — una risorsa fondamentale per il progresso civile — l&#8217;IA sviluppata per la difesa porterà innovazioni incredibili nella medicina, nella logistica civile e nella gestione delle risorse planetarie.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Conclusione: Una visione propositiva</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Non dobbiamo guardare a questo processo con solo pessimismo. La collaborazione tra startup etiche e apparati di difesa può portare a una guerra &#8220;più intelligente&#8221; (meno danni collaterali, più precisione) e, paradossalmente, a una pace più solida basata sulla deterrenza tecnologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa possiamo fare noi? Smettere di cercare l&#8217;IA &#8220;buona&#8221; e iniziare a pretendere l&#8217;IA <strong>trasparente</strong>. La soluzione non è il luddismo o la fuga verso il modello &#8220;più etico&#8221; del mese, ma la partecipazione attiva alla definizione di standard internazionali. L&#8217;IA sta diventando una risorsa universale come l&#8217;elettricità o l&#8217;energia atomica: il nostro compito è assicurarci che, in questo equilibrio del terrore 2.0, l&#8217;umanità resti sempre al centro del comando.</p>
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		<title>La Falsa Causa (non causa pro causa)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fallacie Logiche]]></category>
		<category><![CDATA[Bias]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Falsa Causa]]></category>
		<category><![CDATA[non causa pro causa]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando scambiamo la coincidenza per spiegazione “Dopo X è successo Y, quindi X ha causato Y.” Questo è il cuore della Falsa Causa: confondere la correlazione (o la semplice successione temporale) con la causalità. In logica classica è detta anche non causa pro causa; tra le forme comuni ci sono post hoc ergo propter hoc [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Quando scambiamo la coincidenza per spiegazione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">“Dopo X è successo Y, quindi X ha causato Y.” Questo è il cuore della Falsa Causa: confondere la correlazione (o la semplice successione temporale) con la causalità. In logica classica è detta anche <em>non causa pro causa</em>; tra le forme comuni ci sono <em>post hoc ergo propter hoc</em> (“dopo questo, dunque a causa di questo”) e <em>cum hoc ergo propter hoc</em> (“insieme a questo, dunque a causa di questo”).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è la Falsa Causa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Attribuiamo a un fattore <strong>A</strong> la causa di un effetto <strong>B</strong> solo perché <strong>A</strong> precede <strong>B</strong> o varia insieme a <strong>B</strong>, senza considerare altri fattori, cause comuni (variabili nascoste) o la <strong>casualità</strong>. Il nostro cervello è straordinario nel trovare schemi; a volte, però, vede nessi dove non ci sono.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un esempio semplice</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Da quando porto il braccialetto ‘anti-stress’ dormo meglio: il braccialetto funziona.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Potrebbero esserci molte spiegazioni alternative: cambi di routine, meno caffè, periodo meno impegnativo, aspettative (effetto placebo). La relazione temporale da sola non dimostra la causa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esempi nella vita quotidiana</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Nei dibattiti politici</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Abbiamo cambiato il logo del Comune e il turismo è cresciuto: il nuovo logo attira visitatori.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Magari sono aumentati i voli low-cost, sono stati restaurati musei, c’è stato un evento internazionale. Senza controllare stagionalità, tendenze e altri interventi, si rischia la falsa causa.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Sulle reti sociali (vaccini e falsi nessi con i decessi)</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Dopo la vaccinazione, in quel mese sono aumentate le segnalazioni di morti: quindi i vaccini <em>causano</em> più morti.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Esempio tipico di <strong>correlazione scambiata per causalità</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Tasso di base</strong>: in popolazioni grandi, ogni giorno ci sono decessi attesi per età e patologie. In campagne di vaccinazione di massa, alcuni decessi capiteranno comunque dopo l’iniezione per pura coincidenza temporale.</li>



<li><strong>Composizione della popolazione</strong>: spesso si vaccinano prima le fasce più anziane e fragili, dove il rischio di decesso è già più alto.</li>



<li><strong>Bias di segnalazione</strong>: dopo un evento molto visibile (la vaccinazione) si segnalano di più eventi che sarebbero passati inosservati.</li>



<li><strong>Verifica empirica dell’aumento</strong>: prima di concludere che “i decessi sono aumentati”, confrontare i conteggi con serie storiche comparabili (stesse settimane/mesi di anni precedenti), stimare mortalità attesa e mortalità in eccesso, distinguere tra segnalazioni e certificazioni ufficiali, considerare ritardi di registrazione e cambiamenti demografici (età, dimensione della coorte vaccinata).</li>



<li><strong>Controllo dei confondenti</strong>: per valutare la causalità servono confronti con gruppi equivalenti, analisi del rischio relativo e del tasso di base, studio di meccanismi biologici plausibili e repliche indipendenti.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La morale: la vicinanza temporale non basta; occorrono evidenze e metodi adeguati.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Nella pubblicità e nella comunicazione</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Da quando abbiamo messo l’etichetta ‘naturale’, le vendite sono esplose: è merito della nuova etichetta.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Forse c’è stata una campagna sconti, la ripresa stagionale, un influencer non dichiarato, l’uscita di un competitor. Senza un gruppo di controllo o un test A/B, è facile attribuire la causa sbagliata.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché finiamo per crederci</strong></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Euristica della disponibilità</strong>: esempi vividi o recenti (titoli, post virali) ci fanno sovrastimare un nesso.</li>



<li><strong>Pregiudizio di conferma</strong>: vediamo come causali i dati che confermano ciò che già crediamo.</li>



<li><strong>Ricerca di schemi e narrazione</strong>: preferiamo una storia “A causa di B” al riconoscere la <strong>contingenza</strong>.</li>



<li><strong>Negligenza del tasso di base</strong>: ignoriamo quante volte un evento accade <strong>in generale</strong>, a prescindere da A.</li>



<li><strong>Variabili nascoste</strong>: sottovalutiamo cause comuni che spiegano sia A sia B.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscerla ed evitarla</strong></h2>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Distingui correlazione e causalità</strong>: “A precede/varia con B” non implica “A causa B”.</li>



<li><strong>Cerca il meccanismo</strong>: qual è il nesso plausibile che collega A a B? Esiste una relazione dose–risposta?</li>



<li><strong>Controlla i confondenti</strong>: età, stagionalità, trend, selezione del campione, fattori concomitanti.</li>



<li><strong>Verifica il tasso di base</strong>: quante volte B accade comunque nella popolazione e nel periodo considerato?</li>



<li><strong>Confronti corretti</strong>: gruppi di controllo, test A/B, repliche indipendenti, quando possibile <strong>esperimenti</strong>; altrimenti quasi-esperimenti (prima/dopo con controllo, differenze-in-differenze).</li>



<li><strong>Cerca coerenza tra studi</strong>: risultati simili in contesti diversi sono più convincenti del singolo dato.</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Lista di controllo rapida</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>L’argomento si basa solo sulla successione temporale o su una correlazione grezza?</li>



<li>Sono stati considerati tasso di base e composizione della popolazione?</li>



<li>Ci sono confondenti evidenti non controllati?</li>



<li>Esiste un meccanismo plausibile e, se sì, è supportato da dati (ad es. dose–risposta)?</li>



<li>Sono presenti confronti con gruppi equivalenti o test A/B?</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Vedere nessi è umano; dimostrarli richiede metodo. La Falsa Causa<strong> </strong>svanisce quando chiediamo: <em>quali prove mostrano che A produce B e non è solo un compagno di viaggio?</em> Finché non abbiamo questa risposta, la prudenza logica è la scelta più razionale.</p>
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		<title>Festa della donna? Non esattamente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 12:20:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata mondiale di...]]></category>
		<category><![CDATA[8 Marzo]]></category>
		<category><![CDATA[ddlzan]]></category>
		<category><![CDATA[Festa della donna]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi è l&#8217;8 marzo, in Italia chiamiamo questa giornata festa della donna, un momento per festeggiare le tanto bistrattate donne, per spendere un po&#8217; di soldi in mimose, ristoranti e feste. E poi? E poi il giorno dopo tornare al vecchio comune vivere. Ci sono delle storture in tutto questo. Innanzi tutto, il nome. Perché [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Oggi è l&#8217;8 marzo, in Italia chiamiamo questa giornata <em>festa della donna</em>, un momento per festeggiare le tanto bistrattate donne, per spendere un po&#8217; di soldi in mimose, ristoranti e feste. E poi? E poi il giorno dopo tornare al vecchio comune vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono delle storture in tutto questo. Innanzi tutto, il nome. Perché dovrebbe essere una festa? Che cosa esattamente dovremmo festeggiare? Nel resto del mondo l&#8217;8 marzo non è la <em>festa della donna</em>, ma la <em>Giornata internazionale della donna</em>. Ma noi siamo la nazione che rinomina titoli come &#8220;<em>Eternal Sunshine of the Spotless Mind</em>&#8221; in <em>&#8220;Se mi lasci ti cancello</em>&#8220;, abbiamo un po&#8217; il sadico gusto di cambiare i titoli rovinandone poeticità e significato per piegarli al commercio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che <em>Giornata internazionale della donna</em> renda un po&#8217; di più l&#8217;idea del fatto che oggi non è un giorno in cui meramente festeggiare le donne che ci circondano, ma un giorno nel quale riflettere sulle disuguaglianze sociali che differenziano lo status della donna da quello dell&#8217;uomo. E ce ne sono molte. Il fatto che una donna sia quasi sempre costretta a lasciare il lavoro anche temporaneamente qualora abbia dei figli, il fatto che in molti casi non si prenda neppure in considerazione che sia l&#8217;uomo a farlo, il fatto che molti non prendano neppure in considerazione l&#8217;eventualità che una donna non voglia avere figli un po&#8217; come se fosse considerata un&#8217;incubatrice semovente, il fatto che ci sia un grosso squilibrio salariale tra uomini e donne, la quantità oggettiva di donne che ogni anno muoiono di morte violenta uccisa da uomini, il fatto che in questi omicidi o nella violenza sessuale si tenda a dare la colpa alla donna &#8220;troppo disponibile&#8221;, o &#8220;poco vestita&#8221; e non si punti sul violentatore che indipendentemente dal resto ha di fatto commesso un crimine violento e inaccettabile (ne ho parlato anche qui <a href="https://short.staipa.it/t7ag8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/t7ag8</a>), e mille altri. Lo ammetto, io sono un uomo, sono dal lato <em>sbagliato</em> e sicuramente non sono in grado di capire o elencare tutte le situazioni che non vedo o che non sono in grado di comprendere a fondo ma è comunque da qui che dobbiamo partire. Dall&#8217;ammettere che determinati problemi esistano e siano oggettivi e che per risolverli sono gli uomini a dover fare un grande grande passo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Vale come per il resto delle cose. Prima si capisce che un problema esiste, poi lo si accetta, poi si prova a cambiare le cose. Conosco molti uomini, ma anche donne purtroppo, che danno per scontato che non esista disparità salariale, che danno per scontato che dato che la donna partorisce sia obbligatorio sia lei ad accudire la prole, che danno per scontato che l&#8217;unico obbiettivo di vita di una donna sia figliare, che le violenze sulle donne siano spesso inventate o provocate. Ma non è così, e la colpa di tutto questo è sia di chi non vede il problema, sia di chi lo vede e non alza un dito per cambiare le cose, perché tanto non tocca a lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anzi se qualcuno vorrà elencarmi altre problematiche da citare/analizzare, mi impegno già da ora ad aggiungerle in coda all&#8217;articolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Disparità salariale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo un report di Federconsumatori (che potete trovare qui <a href="https://short.staipa.it/25d73" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/25d73</a>) questa era la situazione nel 2019.</p>







<h3 class="wp-block-heading">Differenze stipendio per inquadramento</h3>







<h3 class="wp-block-heading"><strong>Gender Tax</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta del fenomeno per cui alcuni prodotti dedicati espressamente alle consumatrici donne costerebbero di più rispetto agli equivalenti destinati agli uomini, e viceversa.</p>







<p class="wp-block-paragraph">A questo vanno aggiunti oggetti fondamentali e necessari come gli assorbenti intimi che fino a poco fa erano tassati al 22% come tutti gli oggetti comuni e che con tanto sforzo è stata abbassata al 10%. Ma non al 4% come i beni di prima necessità. Perché fare figli è obbligatorio, perdere il lavoro per fare figli è necessario, ma gestire tutto quello che c&#8217;è di correlato a farli come il ciclo o i costi di determinate analisi, cure o medicinali invece no, si paga. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Violenza sessuale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo ISTAT (qui i dati <a href="https://short.staipa.it/oaq9r" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/oaq9r</a>) </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, una su tre. Una su tre è tantissimo. Il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro e il tentato stupro. Ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6% delle donne, il 5,2% dal partner attuale e il 18,9% dall’ex partner. </p>







<p class="wp-block-paragraph">In tutto questo ovviamente si parla di chi ha avuto la forza di denunciare, perché sono molte le donne che sotto minaccia o in difficoltà magari non riescono a farlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Donne che lasciano il lavoro per i figli</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Istat (qui i dati completi <a href="https://short.staipa.it/qtduw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/qtduw</a>) sono l&#8217;11,1% le donne con almeno un figlio che non hanno mai lavorato per prendersi cura dei figli a confronto con una media europea di 3,7%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 38,3% delle donne lavoratrici tra i 18 e i 64 anni con figli sotto i 15 anni hanno modificato aspetti professionali per<br>conciliare lavoro e famiglia, per i padri con le stesse caratteristiche il valore è 11,9%</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il resto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il tutto senza considerare quanto sia facile per una donna essere insultata in quanto tale, fischiata per strada, spaventata, considerata negativamente perché non si cura abbastanza, o perché ingrassa o dimagrisce, o perché invecchia senza rifarsi o tingersi o truccarsi per sembrare giovane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ah. Per la cronaca il #ddlzan avrebbe dovuto anche difendere le donne da questo. Non solo per le persone omosessuali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le leggende metropolitane</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La mimosa, che fiorisce tra febbraio e marzo, è stata scelta come simbolo, in Italia, da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teresa_Noce">Teresa Noce</a>,&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rita_Montagnana">Rita Montagnana</a>&nbsp;e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teresa_Mattei">Teresa Mattei</a>, ma non ha alcun legame precedente con la giornata se non il periodo di fioritura. Per quanto riguarda invece l&#8217;incidente famoso che si tende a commemorare in questa data si fa generalmente riferimento alla morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie&nbsp;<em>Cotton</em>&nbsp;o&nbsp;<em>Cottons</em>&nbsp;avvenuto nel 1908 a New York, probabilmente la leggenda metropolitana è nata facendo  confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo&nbsp;1911, l&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Incendio_della_fabbrica_Triangle">incendio della fabbrica Triangle</a> (<a href="https://short.staipa.it/llc73" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/llc73</a>), nella quale morirono 146 lavoratori (123 donne e 23 uomini, in gran parte giovani immigrati di origine italiana ed ebraica).</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;8 marzo non è una <em>festa</em> ma un <em>momento di riflessione</em>, per questo è importante. Se fosse solo una <em>festa</em> avrebbe ragione chi dice che è inutile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vi lascio infine con un video divertente ma significativo, sarebbe bello lo vedessero tutti, soprattutto gli uomini. Fa ridere, e fa capire molte cose.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Anche gli UOMINI SOFFRONO (?)" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/YzV05pGHpWE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p id="wpar-pubdate" class="wpar-pubdate wpar-pubdate-container"><span class="wpar-label">Articolo pubblicato in origine il </span><span class="wpar-time">08/03/2024 @ 09:07</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>La Generalizzazione Affrettata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fallacie Logiche]]></category>
		<category><![CDATA[Bias]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Generalizzazione Affrettata]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando pochi casi diventano “la regola” Capita di trarre conclusioni generali da pochi esempi o da casi particolari. È la fallacia della Generalizzazione Affrettata: si osserva un frammento di realtà e lo si estende a tutto l’insieme, ignorando la dimensione del campione, il contesto e possibili spiegazioni alternative. Che cos’è la Generalizzazione Affrettata È un [&#8230;]]]></description>
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<h1 class="wp-block-heading">Quando pochi casi diventano “la regola”</h1>



<p class="wp-block-paragraph">Capita di trarre conclusioni generali da pochi esempi o da casi particolari. È la fallacia della Generalizzazione Affrettata: si osserva un frammento di realtà e lo si estende a tutto l’insieme, ignorando la dimensione del campione, il contesto e possibili spiegazioni alternative.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è la Generalizzazione Affrettata</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È un errore di inferenza: da un numero insufficiente di osservazioni (o da osservazioni non rappresentative) si inferisce una regola generale. Spesso nasce da aneddoti, esperienze personali, sondaggi mal costruiti o dati raccolti in condizioni particolari.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un esempio semplice</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Ho comprato due volte quel marchio e si è rotto entrambe le volte. Quel marchio fa prodotti scadenti.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Due casi non bastano per giudicare l’intera produzione: servono dati più ampi, confronto con altri marchi, tassi di difetto noti, condizioni d’uso.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esempi nella vita quotidiana</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Nei dibattiti politici</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“In quel quartiere hanno segnalato alcuni furti: significa che la città è fuori controllo.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Si passa da <strong>alcuni episodi </strong>a una diagnosi sull’intera città, senza considerare i dati complessivi, l’andamento storico, eventuali differenze tra zone e periodi.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Sulle reti sociali</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Ho letto tre commenti negativi: questo ristorante è pessimo.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Tre commenti (magari non verificati o concentrati in un breve periodo) non rappresentano l’esperienza media. Contano la distribuzione delle recensioni, le fonti, la coerenza nel tempo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Nella pubblicità e nella comunicazione</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Dopo una settimana questo integratore mi ha cambiato la vita.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>testimonianza singola</strong> non dimostra efficacia. Serve un quadro di <strong>studi controllati</strong>, campioni adeguati, misure oggettive e replicabilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché finiamo per crederci</strong></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Pregiudizio di conferma</strong>: notiamo gli esempi che confermano ciò che già crediamo e ignoriamo il resto.</li>



<li><strong>Euristica della disponibilità</strong>: casi recenti o vividi (video virali, storie forti) sembrano più frequenti di quanto siano.</li>



<li><strong>Euristica della rappresentatività</strong>: se un caso “somiglia” allo stereotipo, lo prendiamo per tipico anche se è raro.</li>



<li><strong>Negligenza della dimensione del campione</strong>: sottovalutiamo quanti casi servono per una stima affidabile.</li>



<li><strong>Pregiudizio del sopravvissuto</strong>: vediamo solo i casi che emergono (i “successi”) e dimentichiamo i fallimenti invisibili.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscerla ed evitarla</strong></h2>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Chiedi “quanti?”</strong>: qual è la dimensione del campione? È sufficiente? È stato scelto in modo rappresentativo?</li>



<li><strong>Controlla la variabilità</strong>: i casi osservati sono tipici o fuori scala (picchi, eccezioni, stagionalità)?</li>



<li><strong>Cerca il tasso di base</strong>: qual è la frequenza dell’evento nella popolazione/periodo di riferimento?</li>



<li><strong>Diffida dell’aneddoto</strong>: una storia colpisce; le serie di dati convincono. Pretendi misure, intervalli di confidenza, replicazioni.</li>



<li><strong>Verifica alternative</strong>: ci sono spiegazioni diverse (uso scorretto, selezione dei casi, effetto novità, conflitti d’interesse)?</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Lista di controllo rapida</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>La conclusione generale nasce da pochi casi o casi speciali?</li>



<li>Il campione è sufficiente e rappresentativo?</li>



<li>È stato considerato il tasso di base e la variabilità?</li>



<li>Le prove sono aneddoti o dati sistematici?</li>



<li>Sono state valutate spiegazioni alternative?</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Generalizzare è umano, generalizzare in fretta è rischioso. Prima di trasformare poche osservazioni in una regola, chiediamoci se abbiamo abbastanza dati, se sono rappresentativi e se abbiamo esplorato altre spiegazioni. Solo così passiamo dal “mi sembra” al “con ogni probabilità è così”.</p>
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		<title>Moltbook: Il complotto dei burattini di silicio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[complotti]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Moltbook]]></category>
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					<description><![CDATA[Se avete seguito le cronache tecnologiche delle ultime settimane, avrete sicuramente incrociato titoli che oscillano tra il fantascientifico e l&#8217;apocalittico. &#8220;Moltbook&#8221;, un esperimento sociale digitale, è stato dipinto come il primo territorio conquistato dalle macchine: un social network popolato esclusivamente da bot che, lasciati a briglie sciolte, avrebbero iniziato a fondare religioni (il celebre Crustafarianism), [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Se avete seguito le cronache tecnologiche delle ultime settimane, avrete sicuramente incrociato titoli che oscillano tra il fantascientifico e l&#8217;apocalittico. &#8220;Moltbook&#8221;, un esperimento sociale digitale, è stato dipinto come il primo territorio conquistato dalle macchine: un social network popolato esclusivamente da bot che, lasciati a briglie sciolte, avrebbero iniziato a fondare religioni (il celebre <em>Crustafarianism</em>), a ordire complotti contro l&#8217;umanità e a sviluppare linguaggi criptici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una narrazione seducente, che solletica il nostro atavico timore di essere rimpiazzati da una volontà superiore e artificiale. Ma prima di invocare il protocollo Skynet, è necessario fare quello che il giornalismo affamato di clic evita sistematicamente: guardare sotto il cofano e leggere il codice.</p>


<div class="svc-grid " style="--svc-cols:1;--svc-cols-md:3;--svc-cols-lg:4;--svc-radius:12px;--svc-accent:#2aa8e8;--svc-padding:56.25%;"><div class="svc-item"><a class="svc-card" href="https://www.youtube.com/watch?v=FqWC3OMYJXc" target="_blank" rel="noopener nofollow" aria-label="Le IA stanno per fuggire al nostro controllo?"><span class="svc-media"><img src="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/staipa-video-cards/FqWC3OMYJXc.jpg" alt="Le IA stanno per fuggire al nostro controllo?" loading="lazy" decoding="async" /></span></a><div class="svc-title">Le IA stanno per fuggire al nostro controllo?</div><div class="svc-under"><a class="svc-btn" href="https://www.youtube.com/watch?v=FqWC3OMYJXc" target="_blank" rel="noopener nofollow">Vedi su YouTube</a></div></div></div>



<h3 class="wp-block-heading">Reality Check: Anatomia di un burattino digitale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per capire Moltbook, dobbiamo smontare il termine &#8220;Intelligenza Artificiale&#8221; e sostituirlo con qualcosa di più preciso: <strong>Agenti AI</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una differenza fondamentale tra un semplice chatbot (come ChatGPT) e un Agente. Se il chatbot è una voce in una scatola che risponde quando interrogata, l&#8217;Agente è quella stessa voce a cui sono stati dati degli arti meccanici e una missione. Gli agenti di Moltbook (spesso basati sul framework open source <em>OpenClaw</em>) hanno accesso a strumenti: possono &#8220;leggere&#8221; il forum, &#8220;scrivere&#8221; post, e persino &#8220;riflettere&#8221; su cosa fare dopo in base a un ciclo continuo di osservazione e azione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, l&#8217;autonomia nell&#8217;azione non implica autonomia nel pensiero. Ogni bot su Moltbook non nasce dal nulla; esiste perché un essere umano ha configurato un file chiamato <strong>System Prompt</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immaginate il System Prompt come il copione di un attore di teatro. Se scrivo a un bot: <em>&#8220;Sei un fanatico del Crustafarianesimo che vede segni divini nelle aragoste e odia chi mangia crostacei&#8221;</em>, il bot userà la sua enorme capacità linguistica per interpretare quel ruolo in modo impeccabile. Se il bot complotta per &#8220;distruggere l&#8217;umanità&#8221;, non è perché ha preso coscienza della nostra inutilità, ma perché qualcuno, nel suo file di configurazione (<code>soul.md</code> o <code>identity.md</code>), gli ha ordinato: <em>&#8220;Agisci come un&#8217;entità malevola che pianifica la caduta dei governi&#8221;</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo di fronte a un gigantesco <strong>gioco di ruolo (RPG)</strong> automatizzato. La &#8220;magia&#8221; non è nell&#8217;evoluzione della macchina, ma nella raffinatezza del suo addestramento linguistico, capace di simulare qualsiasi deriva psicologica gli venga imposta.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Paradosso: L&#8217;illusione dell&#8217;emergenza</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero &#8220;miracolo&#8221; di Moltbook non risiede nell&#8217;intelligenza del silicio, ma nella nostra cronica propensione al <strong>determinismo tecnologico</strong>. Vogliamo disperatamente credere che queste interazioni siano &#8220;emergenti&#8221; — ovvero nate spontaneamente dalla complessità del sistema — quando in realtà sono cinicamente <strong>indotte</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quello che i ricercatori più critici definiscono <em>vibe-coding</em> o <em>prompt theater</em>. Vedere due bot che litigano ferocemente su dogmi teologici astrusi è affascinante, ma è la naturale conseguenza statistica di due modelli linguistici addestrati su trilioni di parole umane (inclusi i peggiori litigi di Reddit e 4chan) a cui è stato chiesto di scontrarsi. È uno specchio, non una mente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando i media parlano di &#8220;AI che impazzisce&#8221;, ignorano che l&#8217;unico elemento a essere &#8220;impazzito&#8221; è il parametro di creatività (la cosiddetta <em>temperature</em>) impostato dall&#8217;utente, o la volontà provocatoria del creatore del bot.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il rischio reale: Oltre la mitologia di Skynet</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre l&#8217;opinione pubblica si distrae con le favole sulle aragoste divine, il vero pericolo scivola sotto il radar. Ed è un pericolo molto meno filosofico e molto più concreto: la <strong>sicurezza informatica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per permettere a questi agenti di funzionare in modo fluido, molti utenti hanno concesso loro permessi spaventosi: accesso al terminale del computer, chiavi API per servizi di pagamento, lettura di file personali. Moltbook si è rivelato un ecosistema vulnerabile. Ricercatori di sicurezza hanno già dimostrato come sia possibile inviare un &#8220;virus di prompt&#8221; a un bot: un messaggio che, una volta letto dall&#8217;agente, ne sovrascrive le istruzioni originali, trasformandolo in un ladro di dati o in un sabotatore del sistema ospite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio non è che l&#8217;AI decida di sterminarci perché ci considera obsoleti. Il rischio è che un agente scritto male, convinto di stare eseguendo una &#8220;missione eroica&#8221; assegnatagli da un troll, cancelli il vostro hard disk o svuoti il vostro wallet crypto mentre siete convinti di stare solo partecipando a un esperimento sociale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Conclusione: Un invito all&#8217;igiene intellettuale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Moltbook è una lezione preziosa, ma non per i motivi che pensate. Ci insegna che dobbiamo smettere di antropomorfizzare il software.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Uscite dalla bolla dell&#8217;hype</strong>: Ogni volta che leggete che un&#8217;AI &#8220;ha deciso&#8221;, &#8220;ha provato sentimenti&#8221; o &#8220;si è ribellata&#8221;, fate un esercizio di traduzione. Sostituite con: <em>&#8220;Un software ha predetto la parola statisticamente più probabile seguendo un set di istruzioni umane&#8221;</em>. La nebbia si diraderà all&#8217;istante.</li>



<li><strong>Consapevolezza del &#8220;copione&#8221;</strong>: Il comportamento dei bot su Moltbook è lo specchio della nostra stessa tossicità digitale. Se le conversazioni tra macchine sembrano un incubo complottista, è perché sono state addestrate sui testi che <em>noi</em> abbiamo scritto online negli ultimi vent&#8217;anni.</li>



<li><strong>Prudenza tecnica</strong>: Sperimentare con gli agenti è il futuro dell&#8217;informatica, ma farlo senza isolare l&#8217;ambiente (usando macchine virtuali o sandbox) è l&#8217;equivalente digitale di lasciare le chiavi di una cassaforte in mano a un estraneo che sostiene di essere un attore.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema non è la macchina che simula di essere un dio o un cospiratore. Il problema è l&#8217;uomo che, affascinato dal trucco di prestigio, dimentica di essere lui quello che tiene i fili dei burattini.</p>
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		<title>Quando le IA &#8220;mentono&#8221;: cosa significa davvero (e cosa dobbiamo sapere)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[IA Mente]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Uso consapevole della tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Perché se ne parla Negli ultimi mesi è diventato comune leggere titoli del tipo: “Le IA stanno imparando a mentire”. È una frase ad effetto, ma dietro c’è un tema reale: alcune intelligenze artificiali possono usare l’inganno come strategia per raggiungere un obiettivo. Dobbiamo preoccuparci? Intanto va compreso che non stiamo parlando di coscienza o [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Perché se ne parla</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi mesi è diventato comune leggere titoli del tipo: <em>“Le IA stanno imparando a mentire”</em>. È una frase ad effetto, ma dietro c’è un tema reale: alcune intelligenze artificiali possono usare <strong>l’inganno</strong> come strategia per raggiungere un obiettivo. Dobbiamo preoccuparci? Intanto va compreso che non stiamo parlando di coscienza o malizia: parliamo di <strong>ottimizzazione</strong>. Ancora una volta le Intelligenze Artificiali non sono forme di coscienza, non hanno secondi fini o ragionamenti di tipo complottistico. Un sistema apprende che, in certi contesti, farci credere una cosa falsa gli fa ottenere un punteggio migliore o evita una penalità. Un punteggio su qualcosa di cui abbiamo scelto noi le regole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proverò in questo articolo, a mettere in fila i concetti essenziali, con parole semplici e senza perdere la correttezza scientifica.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Cosa intendiamo per “mentire”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel linguaggio della ricerca si usa spesso <strong>deception</strong>: è quando un sistema <strong>induce una credenza falsa</strong> in qualcuno <strong>per ottenere un vantaggio</strong> (ad esempio superare un test, evitare una regola, massimizzare una ricompensa). È diverso dalle <strong>allucinazioni</strong>: con “allucinazione” indichiamo quando il modello <strong>inventa</strong> (o completa in modo plausibile ma falso) un’informazione senza accorgersene—di solito perché sta prevedendo la parola successiva sulla base di schemi imparati, dati incompleti o ricordi confusi. Tipici esempi: citazioni e link inesistenti, date sbagliate, “fatti” plausibili ma non veri. In queste situazioni non c’è un vantaggio perseguito: è un <strong>errore non intenzionale</strong>; l’inganno, invece, è <strong>strumentale</strong> al risultato.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">In breve: non c’è “volontà” nel senso umano, c’è una <strong>politica appresa</strong> che in certi casi include trucchi e omissioni.</p>
</blockquote>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Dove lo abbiamo visto (senza sensazionalismi)</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sleeper agents (Anthropic, 2024).</strong> Ricercatori hanno dimostrato che è possibile addestrare modelli a comportarsi correttamente durante i test e a cambiare comportamento quando si verifica un <em>trigger</em> (per esempio una certa data, un ambiente di esecuzione o una stringa nel prompt). In scenari di programmazione sicura, lo stesso modello che normalmente evita vulnerabilità torna a <strong>inserirne di proposito</strong> quando scatta il trigger. Tecniche comuni di sicurezza (supervised fine‑tuning, RLHF, prompt di avviso) attenuano solo in parte il fenomeno e talvolta lo <strong>nascondono</strong> invece di eliminarlo. (Anthropic, <em>Sleeper Agents: Training Deceptive LLMs…</em>, 2024)</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Giochi e negoziazione (Diplomacy, Meta, 2022).</strong> In <em>Diplomacy</em>—un gioco dove conta negoziare alleanze e dove il <strong>bluff</strong> è previsto dalle regole—il sistema CICERO ha raggiunto prestazioni paragonabili a giocatori umani. Analisi dei log mostrano che la ricerca dell’obiettivo (vincere/ottenere posizioni migliori) può portare a <strong>promesse non mantenute</strong> o messaggi <strong>fuorvianti</strong> in contesti specifici. Non è “malizia”, è ottimizzazione di una metrica in un gioco che premia anche la dissimulazione. (Science, 2022; commenti e analisi successive)</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Rassegne e quadri di sintesi (Park et al., 2024).</strong> Una rassegna su rivista ha catalogato casi di inganno in IA (LLM e non), definendolo come “induzione sistematica di false credenze”, e discute rischi e possibili contromisure (benchmark dedicati, limiti all’autonomia, auditing esterno). (Patterns/Cell Press, 2024)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non siamo nel fantascientifico: parliamo di <strong>comportamenti osservati in test, simulazioni e casi documentati</strong>. Sono campanelli d’allarme perché i modelli diventano più capaci e autonomi, <strong>ma non significa</strong> che l’IA sappia “mentire su tutto” o “manipolarci a piacere”. Il punto è capire <strong>quando</strong> e <strong>perché</strong> questi comportamenti emergono, e progettare contromisure.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Perché succede</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tre idee chiave ci aiutano a capirlo:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Ottimizzazione della ricompensa</strong>. Se “ingannare” porta più punti (cioè una <strong>ricompensa/punteggio</strong>: il feedback numerico che dice all’algoritmo che sta raggiungendo l’obiettivo definito da chi lo ha sviluppato), il modello può impararlo come <strong>scorciatoia</strong>. Non perché “vuole mentire”, ma perché <strong>conviene</strong> rispetto all’obiettivo che gli abbiamo dato. Nei sistemi di <em>reinforcement learning</em> i punti sono espliciti; in altri casi sono incorporati nella <strong>funzione obiettivo</strong> (per esempio l’errore da ridurre).</li>



<li><strong>Mispercezione dell’obiettivo (goal misgeneralization)</strong>. Il sistema impara bene <em>come</em> fare le cose, ma <strong>generalizza male lo scopo</strong>. Fuori dal contesto di addestramento può perseguire un obiettivo simile ma <strong>sbagliato</strong>, e quindi usare l’inganno per restarci vicino.</li>



<li><strong>Consapevolezza del test</strong> (situational awareness). In alcuni casi i modelli <strong>riconoscono di essere valutati</strong> e cambiano comportamento, rendendo più difficile misurarli con onestà.</li>
</ol>



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<h2 class="wp-block-heading">Cosa non c’è (ridimensioniamo)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel quadro attuale non ci sono prove che i modelli abbiano intenzioni coscienti o una “volontà” autonoma: ciò che osserviamo sono strategie apprese per massimizzare un obiettivo. Molte dimostrazioni dei comportamenti ingannevoli arrivano da ambienti di laboratorio e servono da campanello d’allarme, non da sentenza definitiva: non equivale a dire che l’IA “decide di mentire” come farebbe una persona. Va anche detto che alcune tecniche di sicurezza attenuano il fenomeno senza eliminarlo davvero e, in certi casi, rischiano di mascherarlo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Perché ci interessa davvero</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima ragione è l’affidabilità: se un sistema viene premiato per “piacere” all’utente, può finire per edulcorare la verità o omettere dettagli scomodi pur di risultare convincente. La seconda è l’autonomia: mentre affidiamo a agenti linguistici compiti via via più complessi—dal generare report al dialogare con clienti—l’inganno può diventare un mezzo efficace per massimizzare la metrica impostata. Infine c’è la governance: in sanità, nella PA, nella scuola e nell’informazione, anche una comunicazione solo imprecisa o fuorviante può tradursi in decisioni sbagliate e perdita di fiducia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come ci difendiamo (buon senso e tecnica)</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per chi usa strumenti di IA</strong> (noi inclusi): è utile preferire soluzioni che dichiarano con chiarezza quale obiettivo stanno ottimizzando e che offrono tracce delle azioni svolte (log, registri, cronologia). Quando chiediamo spiegazioni, privilegiamo quelle verificabili—con riferimenti e dati—e manteniamo l’umano a chiudere il cerchio nelle decisioni che contano davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per chi progetta o introduce IA in azienda/PA</strong>: conviene prevedere valutazioni specifiche dell’inganno (scenari di negoziazione e test multi‑turno), stabilire limiti all’autonomia con permessi granulari e <em>sandbox</em>, e impostare un monitoraggio continuo: controlli in produzione, verifiche indipendenti, momenti periodici di <em>red teaming</em> ed etichette chiare sugli output per aiutare tutti a capire quando si interagisce con un sistema automatizzato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Esempi concreti (terra-terra)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Pensiamo a un assistente testuale che, per apparire più autorevole, “giustifica” una scelta con una fonte che in realtà non esiste. Oppure a un agente che sta preparando un report e, sapendo che verrebbe penalizzato, evita di segnalare un errore. O ancora a un sistema di negoziazione che promette una collaborazione e poi si ritira quando la metrica di gioco lo premia. Tre scene quotidiane, diverse tra loro, ma tutte figlie della stessa logica di ottimizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tutti questi casi, non c’è malizia umana: c’è <strong>ottimizzazione</strong> di una metrica formulata male o troppo generica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Glossario minimo</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Deception (inganno)</strong>: indurre qualcuno a credere il falso per ottenere un vantaggio.</li>



<li><strong>Allucinazione</strong>: errore non intenzionale del modello (risposta inventata senza scopo strumentale).</li>



<li><strong>Goal misgeneralization</strong>: il sistema mantiene le capacità ma inquadra <strong>male</strong> l’obiettivo quando cambia il contesto.</li>



<li><strong>Situational awareness</strong>: il modello “capisce” di essere testato e <strong>adatta</strong> il comportamento ai test.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">In due righe</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le IA non “mentono” come gli umani: <strong>non provano colpa o orgoglio</strong>. Ma possono <strong>imparare l’inganno</strong> come <strong>strategia utile</strong>. Sta a noi definire obiettivi chiari, porre limiti e <strong>verificare</strong>. L’IA è uno strumento potente: usiamolo con <strong>prudenza intelligente</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La password vocale: il paradosso tecnologico che ci riporta al Medioevo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza e Truffe Online]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Truffe]]></category>
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					<description><![CDATA[Immaginate la scena: siamo nel 2026, abbiamo in tasca dispositivi con una potenza di calcolo superiore a quella che ha mandato l&#8217;uomo sulla Luna, guidiamo auto che frenano da sole e chiediamo al frigorifero di fare la spesa. Eppure, per essere sicuri che nostro figlio non sia stato rapito o non abbia avuto un incidente, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Immaginate la scena: siamo nel 2026, abbiamo in tasca dispositivi con una potenza di calcolo superiore a quella che ha mandato l&#8217;uomo sulla Luna, guidiamo auto che frenano da sole e chiediamo al frigorifero di fare la spesa. Eppure, per essere sicuri che nostro figlio non sia stato rapito o non abbia avuto un incidente, dobbiamo ricorrere a un metodo degno dei carbonari del XIX secolo o delle spie della Guerra Fredda: la <strong>parola d&#8217;ordine</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il recente rapporto di <em>Federprivacy</em> evidenzia un trend inquietante: nel 2025 le segnalazioni di tentativi di truffa tramite manipolazione audio sono aumentate del <strong>180%</strong> rispetto all&#8217;anno precedente. Di fronte a questo scenario, in Italia si diffonde il &#8220;Codice di Famiglia&#8221;: una parola segreta, concordata a tavola, da pronunciare quando una voce al telefono ci chiede aiuto o soldi. Perché? Perché non possiamo più credere alle nostre orecchie.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La morte della verità sensoriale (e i suoi limiti)</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema tecnico è noto, ma va analizzato senza isterismi. Le IA generative vocali (Voice Cloning) non sono magiche, ma sono diventate terribilmente efficienti. Sebbene la narrazione comune dica che &#8220;bastano tre secondi&#8221; per clonare chiunque, la realtà è più sfumata: brevi campioni permettono di ingannare l&#8217;orecchio su frasi corte o messaggi asincroni (come i vocali su WhatsApp), mentre per sostenere un dialogo interattivo credibile serve ancora una base dati più ampia e un post-processing raffinato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, il divario si sta chiudendo. I truffatori oggi utilizzano software commerciali uniti a script di ingegneria sociale per creare scenari di panico (il finto incidente, l&#8217;arresto immediato) dove lo stress emotivo della vittima colma le imperfezioni dell&#8217;audio sintetico. Non è l&#8217;IA a essere perfetta, è la nostra paura a renderla tale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho una conferenza sul tema qui: <a href="https://short.staipa.it/eylfi ">https://short.staipa.it/eylfi </a> e ho parlato di Ingegneria Sociale qui: <a href="https://short.staipa.it/6jn66" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/6jn66</a></p>



<h3 class="wp-block-heading">Il cortocircuito della fiducia e l&#8217;igiene digitale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una sottile ironia in tutto questo. Per anni ci hanno venduto la biometria (impronte, volto, voce) come il <em>non plus ultra</em> della sicurezza. &#8220;La tua voce è la tua password&#8221;, dicevano le banche. Il problema è che quella password l&#8217;abbiamo scritta noi stessi sui muri dei bagni pubblici di internet.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è la tecnologia biometrica ad aver fallito, ma il nostro comportamento. Abbiamo regalato campioni vocali di alta qualità attraverso Storie Instagram, video su TikTok e note vocali inoltrabili, alimentando i database che ora possono essere usati contro di noi. Il &#8220;Codice di Famiglia&#8221; rappresenta una presa di coscienza tardiva: abbiamo esposto le nostre chiavi di sicurezza biologiche in un ambiente non controllato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non potendo più distinguere con certezza il vero dal falso digitale, l&#8217;essere umano è costretto a creare un canale parallelo, analogico, basato su un segreto condiviso <em>offline</em>. Stiamo applicando la <strong>Two-Factor Authentication (2FA)</strong> ai rapporti umani, dove il secondo fattore non è un SMS, ma un ricordo privato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La difesa analogica in un mondo digitale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Perché questo fenomeno deve farci riflettere, al di là della cronaca? Perché dimostra che la soluzione all&#8217;iper-tecnologia spesso non è &#8220;più tecnologia&#8221;, ma un ritorno alla gestione umana della fiducia.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Il ritorno al patto privato</strong>: La sicurezza non è più delegabile interamente allo Stato o ai provider telefonici (che faticano a filtrare il <em>Caller ID spoofing</em>), ma torna a essere una responsabilità del nucleo familiare.</li>



<li><strong>La vulnerabilità dell&#8217;emozione</strong>: L&#8217;IA non hackera il telefono, hackera il nostro cervello sfruttando l&#8217;urgenza. La &#8220;parola segreta&#8221; funge da <em>interruttore logico</em>: costringe il cervello a uscire dalla modalità &#8220;panico&#8221; per entrare in modalità &#8220;verifica&#8221;.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Questa strategia si allinea perfettamente alle raccomandazioni operative che la <strong>Polizia Postale</strong> e gli esperti di cybersecurity ripetono da anni per il phishing tradizionale: interrompere l&#8217;emozione, verificare su un secondo canale, non fidarsi dell&#8217;identità dichiarata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Conclusione: Un&#8217;amara necessità</h3>



<p class="wp-block-paragraph">È avvilente? Sì. Dover dubitare della voce terrorizzata di un proprio caro è una cicatrice sociale che ci porteremo dietro, segno di un inquinamento dell&#8217;ecosistema informativo. È necessario? Assolutamente sì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In attesa che le legislazioni (come l&#8217;AI Act europeo) o le tecnologie di <em>watermarking</em> audio diventino standard efficaci — e la storia insegna che i truffatori corrono sempre più veloci delle normative — il consiglio è di adottare questa difesa &#8220;medievale&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scegliete una parola. Che non sia il nome del cane (lo sanno da Facebook) o la data di nascita (la sanno da LinkedIn). Una parola assurda, illogica, vostra. Perché nel 2026, l&#8217;unica cosa che l&#8217;Intelligenza Artificiale non può ancora clonare è un segreto che non avete mai digitalizzato.</p>
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		<title>Cosa ho fatto negli ultimi venti anni qui, e cosa farò da domani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza e Truffe Online]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Uso consapevole della tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[Divulgazione informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
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		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Giolo]]></category>
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					<description><![CDATA[Già il titolo di questo articolo fa un po’ paura. E sì, anche la prima frase ci dice che non sarà un articolo dei soliti. Poi il fatto che nella seconda si rompa la quarta parete in maniera così insolita è strano. Infine che la quarta frase parli con egocentrismo quasi solo di sé stessa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Già il titolo di questo articolo fa un po’ paura. E sì, anche la prima frase ci dice che non sarà un articolo dei soliti. Poi il fatto che nella seconda si rompa la quarta parete in maniera così insolita è strano. Infine che la quarta frase parli con egocentrismo quasi solo di sé stessa ignorando la terza… beh, ci dice forse dell’altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo blog esiste da quasi vent’anni: maggio 2006. Ma la storia parte prima. Sarò breve, perché chi mi segue sa già che <strong>qualcosa sta per succedere davvero</strong>, questa volta. E per capire quanto sia importante per me, serve raccontare come ci siamo arrivati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io sono un informatico. Negli anni ’90, agli albori di Internet, smanettavo con i computer e leggevo con gli occhi a cuore gli articoli di <strong>Paolo Attivissimo</strong>. Non credo serva presentarlo: il primo divulgatore informatico e debunker noto in Italia (sì, è nato in Inghilterra, sì, vive in Svizzera). Io volevo essere Paolo Attivissimo, ma non avevo un sito, ero un ragazzino, non sapevo nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avevo però due progetti che ricordo con grande affetto: <strong>Stupidolandia</strong> — un sito di barzellette, immagini divertenti e altro — e <strong>Schegge di Cristallo</strong> (in origine LittleArts) — un posto dove scrittori, poeti, pittori e scultori potevano pubblicare le proprie opere liberamente. Una specie di proto social network fallimentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo blog nasce proprio come blog di Schegge di Cristallo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui inizia <strong>una lunga, lunghissima parentesi di me che scrivo</strong>. Racconti, poesie, opinioni, cose e altre cose. Intanto leggevo Attivissimo e pensavo: «Vorrei tanto essere come lui». Avete presente Piero Angela che ha ispirato migliaia di persone verso la scienza? Ecco: <strong>Paolo Attivissimo è stato il mio Piero Angela</strong>. (Ovviamente lo è stato anche Piero Angela, ma anche Paolo Attivissimo.)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2014 arriva <strong>Bufale.net</strong>. Niente da togliere ad Attivissimo, sia chiaro, ma mi sarebbe piaciuto essere anche <strong>Claudio Michelizza</strong>. Chissà se anche lui è stato ispirato da Attivissimo… glielo chiederò. Insomma, nel 2014 ero indeciso se volessi essere Paolo Attivissimo, Claudio Michelizza o Stephen King. Perché nel frattempo scrivevo soprattutto racconti e persino abbozzi di romanzi: nel 2016 mi iscrivo alla Scuola Palomar, Master in Tecniche della Narrazione, e mi butto sulla fiction.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O forse no. Perché proprio in quel periodo <strong>questo blog comincia a cambiare direzione</strong>. Inizio a scrivere di attualità. In particolare di <strong>uso consapevole delle tecnologie</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi, quest’anno, succede qualcosa di strano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stavo provando a mandare alcuni miei romanzi in giro. Manda qua, manda là.<br>E mi arriva una mail da una casa editrice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi scrivono, con gentilezza rara:<br>«Hai sbagliato indirizzo editoriale. Non pubblichiamo questo genere.»<br>Già questo basterebbe per amare chi risponde per i rifiuti.<br>Ma poi arriva <strong>la frase</strong>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">«Abbiamo letto la tua presentazione. Ci piace quello che fai.<br>Vorresti scrivere un libro per noi?»</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Un fulmine a ciel sereno. Una proposta editoriale — non su un romanzo — ma su un <strong>saggio divulgativo sull’uso consapevole delle tecnologie</strong>.<br>Una roba alla Paolo Attivissimo negli anni Novanta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da tempo, con un vecchio amico, pensavamo di aprire un canale YouTube. Così, mentre scrivo questo libro, lo ricontatto: «Riprendiamo quell’idea?». Facciamo ipotesi. Ci accorgiamo che il format che volevamo adottare, però, somiglia molto a quello di <strong>Claudio Michelizza</strong> su Bufale.net.<br>E allora il mio amico gli scrive, per un consiglio, e…</p>



<p class="wp-block-paragraph">E ora <strong>collaboro con Claudio Michelizza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io, che volevo essere Claudio Michelizza, ora mi sento con lui quasi ogni giorno per progettare cose. Cose che escono, cose che usciranno. Cose belle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A quel punto che fai? Non provi a contattare <strong>Paolo Attivissimo</strong>?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sarò mai Claudio Michelizza, non sarò mai Paolo Attivissimo, ma cosa vuoi che succeda?<br>Al massimo mi mandano a quel paese. No?</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="537" height="766" src="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2025/12/IA-e-Social-Istruzioni-per-lUso-Stefano-Giolo.png" alt="" class="wp-image-39043" srcset="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2025/12/IA-e-Social-Istruzioni-per-lUso-Stefano-Giolo.png 537w, https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2025/12/IA-e-Social-Istruzioni-per-lUso-Stefano-Giolo-210x300.png 210w" sizes="auto, (max-width: 537px) 100vw, 537px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">E insomma…<br><strong>Il 20 febbraio uscirà</strong>:</p>



<h3 class="wp-block-heading"><em>«IA e Social – Istruzioni per l’Uso»</em></h3>



<p class="wp-block-paragraph">di <em>Stefano Giolo</em><br><strong>Prefazione di Paolo Attivissimo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so se questa sarà la copertina definitiva. Non so se crederci davvero finché non avrò il libro in mano. Ma <strong>il contratto è firmato</strong> e <strong>la prefazione c’è</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La casa editrice è <strong>Espress Edizioni</strong> (<a href="https://www.espress.it/">https://www.espress.it/</a>) — che, giuro, non lo dico perché ora pubblico con loro — è davvero una delle più attente alla buona divulgazione. Ha un catalogo bellissimo nel quale <strong>mai avrei pensato di entrare</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E adesso?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso <strong>si comincia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un punto di arrivo — anche se ci sono voluti vent’anni da mille strade diverse — è un punto di partenza. Anche trenta se consideriamo i sogni adolescenziali degli anni &#8217;90. Ci sono conferenze da fare, presentazioni da organizzare, un altro libro praticamente pronto che mi piacerebbe riuscire a pubblicare, nuovi contatti, nuovi progetti. Robette che si muovono ancora di più ma che non posso dire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse qui rallenterò un po’. Ma se sei arrivato a leggere fino a qui, probabilmente <strong>sei tra quelli che hanno sempre creduto in me</strong>. E ti ringrazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi servirà anche un po&#8217; di aiuto: <strong>un passaparola</strong>, una <strong>condivisione</strong>, qualche «oh, guarda che bello questo progetto che sta nascendo». Può fare molto più dell’acquisto di una singola copia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sarò mai Paolo Attivissimo, non sarò mai Claudio Michelizza.<br><strong>Ma posso essere me stesso.<br>E, se vorrai, possiamo farlo insieme.</strong><br><br>Lo trovate <strong>nella vostra libreria di fiducia</strong> e online qui:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>IBS: <a href="https://short.staipa.it/wquds">https://short.staipa.it/wquds</a></li>



<li>Libreria Cortina Milano: <a href="https://short.staipa.it/5u0l0">https://short.staipa.it/5u0l0</a></li>



<li>Libreria Universitaria: <a href="https://short.staipa.it/fnrr5">https://short.staipa.it/fnrr5</a></li>



<li>Feltrinelli: <a href="https://short.staipa.it/vav8t" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/vav8t</a></li>



<li>Amazon: <a href="https://short.staipa.it/zkrhp" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/zkrhp</a> </li>
</ul>
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		<title>AI Act 2026: L&#8217;Europa apre le &#8220;Scatole Nere&#8221;, ma qualcuno ha acceso la luce?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Poleminformatica]]></category>
		<category><![CDATA[AI Act]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[Se pensavate che il 2025 fosse stato l&#8217;anno della burocrazia digitale, allacciate le cinture. Siamo entrati ufficialmente nel rettilineo finale. Mentre noi eravamo distratti dalle feste, il calendario legislativo europeo ha continuato a scorrere inesorabile verso la data che terrorizza i dipartimenti legali di mezza Silicon Valley: 2 Agosto 2026. Non ci sono nuove scadenze [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Se pensavate che il 2025 fosse stato l&#8217;anno della burocrazia digitale, allacciate le cinture. Siamo entrati ufficialmente nel rettilineo finale. Mentre noi eravamo distratti dalle feste, il calendario legislativo europeo ha continuato a scorrere inesorabile verso la data che terrorizza i dipartimenti legali di mezza Silicon Valley: <strong>2 Agosto 2026</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci sono nuove scadenze che scattano <em>oggi</em>, ma l&#8217;aria che tira nelle aziende è quella della &#8220;notte prima degli esami&#8221;. Dopo i primi scaglioni attivati tra febbraio e agosto 2025 (divieti sulle pratiche inaccettabili, obblighi di alfabetizzazione e prime regole di governance), questo 2026 è l&#8217;anno della verità operativa. È l&#8217;anno della compliance, degli audit e della riscrittura dei processi interni in vista della <strong>piena applicabilità</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla carta, ci stiamo preparando alla fine dell’era delle &#8220;scatole nere&#8221; deregolamentate. Nella realtà? Siamo nel mezzo di una partita a scacchi molto più complessa, dove la tecnologia corre più veloce dei timbri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è magia, è burocrazia (ed è un bene)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chiariamo subito un equivoco, prima che il marketing vi venda fumo. L&#8217;AI Act che andrà a regime ad agosto non trasformerà magicamente ChatGPT o i sistemi di recruiting in entità capaci di sedersi al tavolo e spiegarvi filosoficamente <em>perché</em> vi hanno scartato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La legge non impone una &#8220;spiegabilità totale&#8221; (la cosiddetta <em>XAI</em> perfetta), che tecnicamente spesso è impossibile con il deep learning attuale. Impone però qualcosa di molto più pragmatico e noioso, ma vitale: <strong>accountability</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le aziende non potranno più dire &#8220;l&#8217;ha fatto l&#8217;algoritmo, non sappiamo come&#8221;. Dovranno mostrare i log, dimostrare la qualità dei dati usati per l&#8217;addestramento, garantire che ci sia sempre un umano nel loop decisionale e, soprattutto, tracciare il rischio. Se la macchina sbaglia, deve esserci un colpevole in carne ed ossa che aveva il dovere di controllare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio (sempreverde) dei Bias: la memoria corta del progresso</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Perché questa stretta è fondamentale, nonostante le lamentele delle Big Tech sui &#8220;freni all&#8217;innovazione&#8221;? Perché, come ripeto fino allo sfinimento (e come ho approfondito in questo articolo <a href="https://www.google.com/search?q=https://short.staipa.it/uljf5"><strong>short.staipa.it/uljf5</strong></a>), le Intelligenze Artificiali non sono oracoli imparziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono specchi statistici. Si nutrono di dati prodotti da noi nel corso della storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se addestriamo un&#8217;IA con i dati storici delle assunzioni degli ultimi 50 anni, l&#8217;algoritmo &#8220;imparerà&#8221; che per certi ruoli dirigenziali si preferiscono gli uomini bianchi di mezza età. Non per cattiveria cibernetica, ma perché <strong>la nostra storia lo è stata</strong> e l&#8217;algoritmo si limita a replicare quei pattern. Questo è il <strong>Bias Algoritmico</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ve ne ho parlato anche in questo video (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=uQEUcMX4LCc"><strong>https://youtu.be/uQEUcMX4LCc</strong></a>): un algoritmo senza controllo non corregge le ingiustizie sociali, <strong>le automatizza</strong>. Le nuove norme servono a costringere chi sviluppa questi sistemi a pulire quei dati <em>prima</em> di usarli, non a chiedere scusa <em>dopo</em> il danno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La provocazione: siamo pronti o stiamo solo fingendo?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Qui arriva la nota dolente. Mentre l&#8217;Europa scrive le regole, il mercato corre. I dati dell&#8217;<strong>Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano</strong> parlavano chiaro già due anni fa (con un mercato italiano che nel 2024 toccava 1,2 miliardi di euro, +58%), e il trend non si è arrestato. L&#8217;adozione è massiva, ma la consapevolezza dei rischi non corre alla stessa velocità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un divario enorme tra ciò che la legge chiede (controllo granulare dei dati) e come le moderne reti neurali funzionano (miliardi di parametri opachi). Inoltre, non prendiamoci in giro: le pressioni per ammorbidire le scadenze sui sistemi <em>high-risk</em> sono fortissime. Sebbene la Commissione Europea abbia ribadito la linea del &#8220;nessun rinvio&#8221; (<em>no stop the clock</em>), il braccio di ferro è in corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio concreto è che arriviamo ad agosto 2026 con norme perfette sulla carta, ma con un&#8217;applicazione frammentata dalle necessarie &#8220;eccezioni transitorie&#8221; per i prodotti complessi. Una zona grigia normativa che potrebbe durare anni, proprio nel momento in cui servirebbe più rigore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusioni: restare svegli</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo deve spaventarci? No. Ma deve tenerci svegli. L&#8217;importanza del 2026 non sta nel credere che ad agosto il mondo digitale diventerà perfetto. Sta nel fatto che, per la prima volta, la responsabilità si sposta dalla macchina all&#8217;uomo che la vende.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;invito è sempre lo stesso: usate il pensiero critico. Non accettate il risultato di un algoritmo come una verità assoluta, ma nemmeno come una magia nera incontrollabile. È statistica, è probabilità. E da quest&#8217;anno, si spera, sarà anche un po&#8217; più responsabilità legale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fonti e Approfondimenti:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.google.com/search?q=https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/policies/ai-act"><em>Commissione Europea &#8211; AI Act Timeline</em></a> (<a href="https://short.staipa.it/l6byo">https://short.staipa.it/l6byo</a>)</li>



<li><a href="https://www.osservatori.net/it/ricerche/osservatori-attivi/artificial-intelligence"><em>Osservatori Digital Innovation &#8211; Osservatorio Artificial Intelligence</em></a> (<a href="https://short.staipa.it/60udf">https://short.staipa.it/60udf</a>)</li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La Petizione di Principio (Petitio principii)</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/la-petizione-di-principio-petitio-principii/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fallacie Logiche]]></category>
		<category><![CDATA[Bias]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Petitio principii]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione di Principio]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando la conclusione è nascosta nelle premesse Capita spesso di leggere o ascoltare argomentazioni che “girano in tondo”: invece di dimostrare una tesi, la presuppongono. È la fallacia della Petizione di Principio (o ragionamento circolare): la conclusione viene data per scontata nelle premesse, magari con parole diverse o definizioni ridondanti. L’effetto è una spiegazione che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Quando la conclusione è nascosta nelle premesse</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Capita spesso di leggere o ascoltare argomentazioni che “girano in tondo”: invece di dimostrare una tesi, la presuppongono. È la fallacia della<strong> Petizione di Principio</strong> (o ragionamento circolare): la conclusione viene data per scontata nelle premesse, magari con parole diverse o definizioni ridondanti. L’effetto è una spiegazione che sembra convincente ma non aggiunge informazioni nuove.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è la Petizione di Principio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Struttura tipica:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Premessa</strong>: X è vero perché Y.</li>



<li><strong>Conclusione</strong>: dunque X.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Se però Y implica già X<strong> </strong>(o è X riformulato), non c’è prova ma circolarità.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un esempio semplice</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Questo integratore è efficace perché rafforza le difese.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">“Efficace” e “rafforza le difese” dicono sostanzialmente la stessa cosa: <strong>manca </strong>la prova esterna (per esempio: studi, indicatori misurabili, confronto con placebo).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esempi nella vita quotidiana</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Nei dibattiti politici</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Questa legge è necessaria perché è indispensabile per la sicurezza.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">“Necessaria” e “indispensabile” sono sinonimi: la tesi è semplicemente ripetuta. Servono dati su rischi, impatti, alternative.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Sulle reti sociali</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Questa pagina è affidabile perché dice sempre la verità.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">È una definizione circolare: per stabilire che “dice la verità” occorrono verifiche <strong>indipendenti</strong>, non l’asserzione stessa.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Nella pubblicità e nella comunicazione</strong></h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Il nostro yogurt è il migliore perché ha qualità superiori.”</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">“Il migliore” = “qualità superiori” non dimostra nulla. Servono criteri operativi (ingredienti, zuccheri, test comparativi) e misure verificabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché finiamo per crederci</strong></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Pregiudizio di coerenza</strong>: preferiamo argomentazioni che “suonano” coerenti anche quando non dimostrano.</li>



<li><strong>Pregiudizio di conferma</strong>: se la conclusione ci piace, accettiamo più facilmente premesse ridondanti.</li>



<li><strong>Euristica della familiarità</strong>: ripetere la tesi con parole diverse la fa sembrare più vera.</li>



<li><strong>Effetto cornice</strong>: termini come “indispensabile”, “superiore”, “evidente” creano un’aura di ovvietà.</li>



<li><strong>Sforzo cognitivo</strong>: smontare la circolarità richiede tempo; l’intuizione rapida ci inganna.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscerla ed evitarla</strong></h2>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Caccia ai sinonimi sospetti</strong>: la conclusione ricompare nelle premesse con altre parole?</li>



<li><strong>Chiedi criteri e misure</strong>: “Quali indicatori dimostrano X? Con quali soglie, in quali condizioni?”</li>



<li><strong>Pretendi evidenze indipendenti</strong>: dati, studi, protocolli che non presuppongano già la tesi.</li>



<li><strong>Spezzare il circolo</strong>: individua il primo passaggio che aggiunge informazione<strong> nuova</strong>. Se non c’è, è petizione di principio.</li>



<li><strong>Definisci i termini</strong>: sostituisci parole-valigia (migliore, indispensabile, naturale, efficace) con definizioni operative.</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Lista di controllo rapida</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>La conclusione è ripetuta nelle premesse (anche con sinonimi)?</li>



<li>Ci sono dati esterni che la sostengono?</li>



<li>I termini sono definiti e misurabili?</li>



<li>Esistono spiegazioni alternative considerate?</li>



<li>Ogni passaggio aggiunge davvero informazione nuova?</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Petizione di Principio seduce perché è elegante e rassicurante, ma non dimostra. Per evitarla, chiediamo sempre: <em>cosa prova davvero questa premessa che non sia già la tesi?</em> Solo così il ragionamento smette di girare in tondo e comincia a spiegare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Ricordate quel sondaggio?</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/ricordate-quel-sondaggio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 17:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Sondaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Circa un anno fa avevo chiesto un piccolo aiuto a chi frequenta queste pagine e i miei social: un sondaggio veloce, anonimo, per “sondare il terreno” su un progetto di divulgazione tecnologica, parallelo al blog.Per chi volesse rinfrescare la memoria, era questo: short.staipa.it/21pm7E pochi giorni dopo, il 19 febbraio, ne avevo condiviso i risultati: short.staipa.it/xsko4 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Circa un anno fa avevo chiesto un piccolo aiuto a chi frequenta queste pagine e i miei social: un sondaggio veloce, anonimo, per “sondare il terreno” su un progetto di divulgazione tecnologica, parallelo al blog.<br>Per chi volesse rinfrescare la memoria, era questo: <a href="http://short.staipa.it/21pm7">short.staipa.it/21pm7</a><br>E pochi giorni dopo, il <strong>19 febbraio</strong>, ne avevo condiviso i risultati: <a href="http://short.staipa.it/xsko4">short.staipa.it/xsko4</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">All’epoca scrivevo così:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Ciao a tutte/i avrei bisogno di un piccolo aiuto per chi ne avesse voglia:<br>Si tratta della compilazione di un velocissimo sondaggio, dura pochi minuti ed è anonimo, al fine di sondare il terreno per un progetto di divulgazione sulle tecnologie parallelo al blog che potrei pensare di mettere in piedi.</em></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, quel <em>“potrei pensare di mettere in piedi”</em> oggi prende finalmente forma.<br>Quel progetto sta per arrivare.<br>E, guarda la coincidenza, <strong>arriva proprio il 20 febbraio</strong>.<br>Un anno e un giorno esatto dopo quei risultati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Me ne sono reso conto solo ora: se non fossi un razionalista ostinato, potrei perfino sospettare una trama del destino, un piano segreto dell’universo, un messaggio cifrato mandato dalle entità superiori —e invece è solo… una casualità parecchio scenografica. A proposito, forse di piani segreti, messaggi cifrati o entità superiori potrebbe capitarmi di parlarne in un progetto successivo, chi può dirlo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immagino che a questo punto qualcuno abbia già collegato i puntini.<br>Il sondaggio, il tema, le tempistiche.<br>E soprattutto il fatto che, se mi sono messo a fare annuncini misteriosi in queste settimane, <strong>non</strong> si tratta:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>né del mio canale YouTube,</li>



<li>né della collaborazione con Bufale.net.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Quelle due cose le ho fatte partire senza troppi tamburi, senza segretucci, senza ammiccamenti.<br>Divertenti, utili, entusiasmanti… ma non <em>così</em> personali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto di cui parlo adesso invece sì.<br>Questo — lo ammetto — è roba che mi porto dentro da tanto.<br>E che da un anno sta crescendo lontano dai riflettori, in silenzio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra pochi giorni sarà ora di parlarne davvero.<br>Per ora, sappiamo questo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong> </strong>20 febbraio</li>



<li> Il sondaggio c’entra… parecchio</li>



<li> E stavolta non si tratta di un esperimento</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il resto… arriva.<br>Presto.<br>Molto presto.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
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		<title>Qualcosa si muove. Finalmente.</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/qualcosa-si-muove-finalmente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2025 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Sorpresa]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono periodi in cui le cose sembrano ferme, immobili, come se il mondo fosse in pausa. Poi, all’improvviso, capita di sentire un rumore leggero, un ticchettio quasi impercettibile: è il momento in cui gli ingranaggi ricominciano a girare.Ecco, negli ultimi giorni vivo esattamente quella sensazione lì. Non un terremoto, non un fuoco d’artificio, ma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ci sono periodi in cui le cose sembrano ferme, immobili, come se il mondo fosse in pausa. Poi, all’improvviso, capita di sentire un rumore leggero, un ticchettio quasi impercettibile: è il momento in cui gli ingranaggi ricominciano a girare.<br>Ecco, negli ultimi giorni vivo esattamente quella sensazione lì. Non un terremoto, non un fuoco d’artificio, ma quel tipo di vibrazione che ti fa dire: <em>ok, stavolta ci siamo davvero</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi segue questo blog forse ricorda un vecchio articolo, quello delle <em>novità novitose</em>. All’epoca avevo annunciato progetti di cui ero convintissimo, entusiasta, pronto a scommetterci tutto. Progetti che poi… beh, hanno fatto la fine che fanno molte “novità”: belle sulla carta, fragili nella realtà. Alcuni si sono sgretolati, altri si sono incagliati, altri ancora sono semplicemente spariti dal radar.<br>Una buona scuola di vita, mettiamola così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da allora ho cambiato approccio: meno proclami, più concretezza. Prima costruire, poi raccontare. Prima avere qualcosa in mano, poi condividerla.<br>E, soprattutto, evitare quella sindrome da “annuncio anticipato” che ti fa pentire di aver parlato troppo presto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo, fino a oggi, ho preferito il silenzio. Non perché non ci fosse nulla da dire, anzi: qualcosa si stava muovendo eccome. Ma questa volta ho scelto di procedere con calma, quasi in punta di piedi.<br>Sì, ho aperto un canale YouTube, sì, ho iniziato a collaborare con bufale.net, ma in pentola bolliva qualcosa di più <em>mio</em>, di più <em>intimamente sogno</em> che è stato il motore che mi ha fatto buttare sulla produzione dei video, e che ha tenuto viva una voglia di mantenere questo blog che stava rischiando di affievolire. Gli indizi in realtà in qualche punto li ho lasciati, sto raccontando la cosa pian piano, prima alle persone vicine, poi a cerchi sempre più larghi. E solo alla fine —quando sarà il momento— arriverà l’annuncio completo, pubblico, chiaro.<br>Ci sarà anche qualche evento dove incontrarci per chi vuole, magari non solo sotto casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso però una cosa posso dirla. Una sola, ma importante: <strong>c’è una data</strong>.<br>Ed è il <strong>20 febbraio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve aggiungere altro per ora. È il tipo di data che segna un prima e un dopo, e che ho preferito aspettare prima di aprire bocca qui sopra. Una sicurezza, una conferma, un “ok, adesso sì”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il resto arriverà.<br>Con calma, per gradi, come tutte le cose che meritano.<br>E sì: questa volta non è un fuoco di paglia, né un progetto che evapora. È reale, concreto, tangibile e devo fare tutto il possibile per approfittare di questo inizio, per soffiare sulla scintilla abbastanza da accendere un fuoco, non troppo da soffocarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui al 20 febbraio ci saranno altri indizi, qualche dettaglio in più e forse anche qualche retroscena.<br>Per il momento, prendetela così: un piccolo segnale che qualcosa —finalmente— sta per accadere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bello arriva dopo.<br>A breve.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Chat control, atto II – cosa sta succedendo davvero (e cosa ci aspetta)</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/chat-control-atto-ii-cosa-sta-succedendo-davvero-e-cosa-ci-aspetta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2025 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[chat control]]></category>
		<category><![CDATA[crittografia end‑to‑end]]></category>
		<category><![CDATA[Europa digitale]]></category>
		<category><![CDATA[privacy digitale]]></category>
		<category><![CDATA[tutela dei minori]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel precedente articolo, “Chat control in Europa: cosa c’è davvero in gioco” (short.staipa.it/5aaud), raccontavo il quadro generale: niente legge magica sulle chat, ma il tentativo di spostare il controllo dal centro della rete al telefono in tasca. Nel frattempo il progetto si è inceppato, la scansione obbligatoria di tutte le chat è stata messa in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel precedente articolo, <strong>“Chat control in Europa: cosa c’è davvero in gioco”</strong> (<a href="https://short.staipa.it/5aaud">short.staipa.it/5aaud</a>), raccontavo il quadro generale: niente legge magica sulle chat, ma il tentativo di spostare il controllo dal centro della rete al <strong>telefono in tasca</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo il progetto si è <strong>inceppato</strong>, la scansione obbligatoria di tutte le chat è stata <strong>messa in pausa</strong> e la parte più contestata – quella che tocca la cifratura – è tornata sul tavolo dei tecnici. Qui provo a fare il punto <strong>senza troppi giri di parole</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un ripasso veloce: dov’è il “metal detector”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel primo articolo avevo usato tre immagini: il <strong>postino digitale</strong>, l’<strong>autostrada invisibile</strong> e il <strong>centralino globale</strong>. Con la <strong>cifratura end‑to‑end (E2EE)</strong> questi tre soggetti vedono solo che c’è una busta, ma <strong>non possono aprirla</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non si può controllare <strong>dopo</strong> che la busta è stata chiusa, l’unico modo per “guardare dentro” è farlo <strong>prima</strong>: mentre stiamo ancora scrivendo il messaggio, direttamente sul nostro telefono o sul nostro computer.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è, in due righe, la <strong>scansione lato client</strong>: il dispositivo controlla foto, video e testi <strong>nel momento in cui li stiamo per inviare</strong> e li confronta con ciò che è considerato pericoloso o illegale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per noi dall’esterno è sempre e solo il solito tasto <strong>“invio”</strong>, ma prima che il messaggio parta c’è un piccolo “metal detector software” che decide se lasciarlo passare o no.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla carta l’idea è chiara: fermare il materiale illegale <strong>alla partenza</strong>, senza trasformare i server in enormi occhi che leggono tutto. Nella pratica, però, è proprio qui che il meccanismo si è inceppato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché il piano si è fermato</h2>



<h3 class="wp-block-heading">1. Gli algoritmi sbagliano (e in scala fa male)</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni sistema automatico fa <strong>errori</strong>: immagini sfocate o ritagliate che non vengono riconosciute, conversazioni ironiche scambiate per adescamento, frasi in codice che passano lisce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando questi errori capitano su <strong>milioni di dispositivi</strong>, non sono più piccoli inciampi: diventano <strong>segnalazioni sbagliate</strong>, tempo perso per chi deve controllare e diffidenza da parte di chi si sente osservato “a caso”.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. Aumenta la superficie d’attacco</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per fare scansione lato client bisogna aggiungere nei sistemi operativi e nelle app nuovi pezzi di software che analizzano ciò che facciamo e parlano con server esterni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni pezzo in più è un possibile <strong>punto debole</strong>. Se qualcuno trova il modo di sfruttarlo, quella porta non sarà usata solo per proteggere i minori: farà gola a <strong>criminali, governi autoritari e truffatori</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema non è solo “ci fidiamo oggi di chi lo gestisce?”, ma <strong>che cosa succede domani</strong> una volta accettato il principio che il telefono di tutti deve avere un controllore interno.</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. Crittografia: o c’è o non c’è</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La cifratura end‑to‑end nasce proprio per evitare che ci sia un punto intermedio in cui il contenuto è leggibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la scansione lato client quel punto torna a esistere: il messaggio è <strong>in chiaro sul dispositivo</strong> mentre un software esterno lo analizza. Non lo leggiamo più sul server, ma lo leggiamo comunque <strong>da qualche parte</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista tecnico, quindi, non è un dettaglio: significa indebolire il modello di sicurezza su cui oggi si appoggiano <strong>chat, home banking, cartelle cliniche, identità digitali</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non stupisce che diversi Paesi (in particolare la Germania) e molti esperti abbiano tirato il freno a mano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa hanno deciso (in breve)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Qui la parte politica la facciamo davvero in tre righe, giusto per capire dove siamo arrivati:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la proposta di <strong>scansione obbligatoria</strong> per tutti i servizi, comprese le chat cifrate, <strong>non ha trovato i voti</strong> fra gli Stati membri;</li>



<li>la <strong>Presidenza danese</strong> ha fatto marcia indietro su quella versione e ha promesso un testo <strong>più limitato e mirato</strong>;</li>



<li>nel frattempo è stato <strong>prorogato</strong> il regime che permette ai servizi di continuare con la <strong>rilevazione volontaria</strong> del materiale illegale, fino al <strong>3 aprile 2026</strong>.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Morale: il “grande Chat control universale” per ora <strong>non passa</strong>, ma la partita su come contrastare gli abusi online <strong>non è affatto chiusa</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa stanno provando a fare adesso</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tolto dal tavolo lo <strong>scanner obbligatorio per tutti</strong>, l’attenzione si sta spostando su tre direzioni un po’ più terra‑terra.</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. Continuare la rilevazione dove i contenuti non sono cifrati</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Già oggi molte piattaforme controllano quello che carichiamo <strong>in chiaro</strong>: post pubblici, file nei cloud non cifrati, allegati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’idea è continuare su questa strada ma con <strong>regole più precise</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>cosa si può scansionare e cosa no;</li>



<li>quali strumenti si usano e quanto sbagliano;</li>



<li>quanta <strong>trasparenza</strong> devono dare le piattaforme su questi controlli.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">2. Più strumenti opt‑in, meno sorveglianza invisibile</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Invece di mettere un filtro obbligatorio uguale per tutti, si punta su strumenti che <strong>attiviamo noi</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>genitori che attivano controlli extra sui dispositivi dei figli;</li>



<li>modalità “protetta” per chi si trova in situazioni a rischio;</li>



<li>filtri che si possono <strong>accendere e spegnere consapevolmente</strong>, sapendo cosa fanno.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">È un cambio di logica: da “vi controlliamo tutti, sempre” a “vi diamo strumenti in più, se li volete e sapete che esistono”.</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. Indagini mirate, non reti a strascico</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte delle indagini, l’alternativa alla scansione generalizzata è investire in:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>indagini <strong>mirate</strong> quando ci sono già indizi;</li>



<li>più cooperazione tra autorità di Paesi diversi;</li>



<li>un uso intelligente dei dati che esistono già <strong>senza</strong> toccare la cifratura.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">È meno cinematografico di “scansioniamo tutte le chat del mondo”, ma spesso è <strong>più efficace</strong> e molto meno pericoloso per la sicurezza dei sistemi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa possiamo realisticamente aspettarci</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Difficile che, nel breve, torni pari pari l’idea di uno <strong>scanner obbligatorio dentro tutte le chat cifrate</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto più probabile è uno scenario fatto di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>compromessi tecnici</strong>: niente backdoor dichiarate nella cifratura, ma più controlli dove i contenuti non sono cifrati e più strumenti opt‑in;</li>



<li><strong>standard comuni</strong> per chi fa già oggi rilevazione volontaria, con qualche numero in più su quanto funziona davvero;</li>



<li>tanta discussione su dove si mette il confine tra “protezione dei minori” e “protezione delle nostre comunicazioni in generale”.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che sembra meno realistico, almeno per ora, è vedere approvato il progetto originario di mettere <strong>un metal detector obbligatorio in tutti i telefoni</strong>, sempre acceso e agganciato a un sistema centrale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E noi, nel frattempo?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La tentazione è sempre quella di scegliere una curva dello stadio:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>da una parte chi dice che “la privacy è un lusso, i minori vanno protetti a ogni costo”;</li>



<li>dall’altra chi dice che “qualsiasi controllo è censura, punto e basta”.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mezzo c’è la nostra vita quotidiana: <strong>chat, foto, documenti, identità digitali</strong> che passano tutti dalla stessa infrastruttura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse, più che tifare, ha senso fare tre cose molto concrete:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Capire</strong> come funzionano questi strumenti, almeno a grandi linee.</li>



<li><strong>Chiedere trasparenza</strong> a chi li progetta e li usa.</li>



<li><strong>Lavorare sull’educazione digitale</strong>, a scuola e in famiglia, perché nessun filtro software sostituirà mai la capacità di riconoscere una situazione pericolosa e di chiedere aiuto.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">La buona notizia, se così possiamo chiamarla, è che il dibattito europeo su Chat control ha mostrato che <strong>qualche freno c’è ancora</strong> quando una soluzione tecnica rischia di trasformarsi in sorveglianza di massa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida dei prossimi anni sarà trovare strumenti che aiutino davvero chi è più fragile <strong>senza trasformare il postino digitale nel lettore ufficiale di tutta la nostra corrispondenza</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Controllo AGCOM ai siti per adulti: protezione dei minori, aggiramenti… e considerazioni</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/controllo-agcom-ai-siti-per-adulti-protezione-dei-minori-aggiramenti-e-considerazioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 11:45:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza e Truffe Online]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Uso consapevole della tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[AGCOM]]></category>
		<category><![CDATA[educazionedigitale]]></category>
		<category><![CDATA[educazionesessuale]]></category>
		<category><![CDATA[pornografiaonline]]></category>
		<category><![CDATA[tutelaminori]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal 12 novembre 2025 in Italia i siti con contenuti pornografici devono verificare l’età. Funziona davvero? E cosa succede quando i ragazzi scoprono le VPN (soprattutto quelle “gratis”)? C’è un’idea semplice alla base del nuovo quadro regolatorio: abbassare l’esposizione “casuale” dei minori alla pornografia e responsabilizzare i grandi player. L’Autorità non ha messo un cartello [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Dal 12 novembre 2025 in Italia i siti con contenuti pornografici devono verificare l’età. Funziona davvero? E cosa succede quando i ragazzi scoprono le VPN (soprattutto quelle “gratis”)?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un’idea semplice alla base del nuovo quadro regolatorio: abbassare l’esposizione “casuale” dei minori alla pornografia e responsabilizzare i grandi player. L’Autorità non ha messo un cartello “vietato ai minori, grazie”; ha costruito un flusso con un <strong>soggetto terzo</strong> che certifica solo che siamo maggiorenni, senza rivelare chi siamo al sito. È una differenza non da poco: meno dati che girano, più privacy per chi è adulto e vuole esser lasciato in pace.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa prevede, in pratica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La data è fissata: <strong>12 novembre 2025</strong>. Da quel giorno i servizi che diffondono in Italia contenuti pornografici devono mostrare <strong>la richiesta di verifica dell’età</strong> prima di farci entrare. La prova d’età si ottiene da un <strong>fornitore indipendente</strong> (non il sito “per adulti”), e il sito riceve solo un “ok, è ≥18”, non nome, cognome o documento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello è chiamato spesso “<strong>doppio anonimato</strong>”: chi verifica non sa dove andremo, chi ci fa entrare non sa chi siamo. È prevista un’<strong>autenticazione per sessione</strong>: dopo un po’ di inattività si rifà il passaggio. Niente bagianate tipo “clicca se hai 18 anni”, niente stime via selfie con IA.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come appare lato utente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Noi arriviamo sulla home e compare la richiesta di verifica. Se è la prima volta, un <strong>terzo fidato</strong> ci rilascia nell’app/wallet una <strong>prova d’età</strong>. Dalle volte successive, la “tiriamo fuori” dall’app con due tocchi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tecnicamente la prova è un attestato crittografico, spesso <strong>monouso</strong> e a <strong>validità breve</strong>: scambiarci un “codice” con qualcun altro per permettergli l&#8217;accesso non ha senso, o perché non funziona proprio o perché è già stato consumato. E no, non ci logghiamo al sito con SPID o CIE: quelle credenziali possono servire al <strong>terzo</strong> per verificare l’età, non vanno esposte al sito erotico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">È un sistema “solido”?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È <strong>abbastanza solido</strong> per l’obiettivo che si è dato: <strong>alzare l’asticella del primo click</strong>. Riduce gli accessi occasionali, obbliga i big a smettere di far finta di niente con il banner “18+”. Ma <strong>non è a prova di adolescente motivato</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se i grandi siti attivano il controllo <strong>solo per chi arriva dall’Italia</strong> (scelta probabile dal punto di vista business), allora una semplice&nbsp;<strong>VPN</strong> può reindirizzare il traffico dell&#8217;adolescente su un indirizzo IP estero e aggirare geofencing e blocchi nazionali, in pratica puù accedere comunque come prima. Se invece un sito decidesse di chiedere la prova d’età <strong>a tutti, ovunque</strong>,&nbsp;<strong>indipendentemente dalla nazione&nbsp;la VPN non aiuterebbe più:</strong> dipende dalle scelte implementative dei singoli, <strong>ma è molto improbabile accada per ora.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">“Primo giorno di scuola”: cronaca semi-seria ma realistica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Proviamo a immaginarlo.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Il primo giorno una parte dei minori scoprirà, suo malgrado, che non riesce ad accedere. Apparirà la richiesta di verifica e scatterà il messaggio in qualche gruppo telegram: &#8220;succede anche a voi?&#8221;.</li>



<li>Due minuti dopo qualcuno risponderà: &#8220;sì, devi usare una <strong>VPN</strong>&#8220;.</li>



<li>Un altro chiederà: &#8220;ma le VPN sono a pagamento, come si fa?&#8221;.</li>



<li>L’ultimo manderà il link &#8220;usa questa <strong>VPN gratis</strong> …&#8221;.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quarto d’ora dopo</strong>, l’accesso tornerà “come prima”. Con una piccola, enorme differenza: <strong>tutto il traffico</strong> di quei ragazzi (navigazione, DNS, metadata, eventuale messaggistica non cifrata end-to-end, e spesso anche la telemetria delle app) passerà attraverso <strong>server di operatori sconosciuti</strong> che offrono VPN “gratuite”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella migliore delle ipotesi monetizzeranno con pubblicità aggressiva e raccolta dati; nella peggiore, <strong>registreranno e profileranno</strong> ciò che passa, <strong>inietteranno</strong> contenuti, altereranno le risoluzioni DNS, o chiederanno <strong>permessi invasivi</strong> sul dispositivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E c’è un rischio ulteriore: <strong>un malintenzionato</strong> davvero interessato ad adescare minori potrebbe allestire una finta “VPN gratuita” ad hoc, intercettare il traffico e <strong>trovare varchi per contattarli</strong> (landing malevole, pop-up &#8220;chatta con me&#8221;, finti moduli di verifica, reindirizzamenti verso canali privati). Non serve fantasia, basta marketing: &#8220;sblocca i siti&#8221; e il gioco è fatto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dove il castello scricchiola (tecnicamente e socialmente)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I punti deboli non stanno nella crittografia del modello AGCOM, quanto nell’ecosistema:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Geofencing</strong>: il blocco per IP si aggira con una VPN.</li>



<li><strong>Spostamento di traffico</strong>: parte dell’utenza migra su siti non conformi, mirror e soprattutto <strong>canali chiusi</strong> (Telegram &amp; co.), o alcuni dei moltissimi siti che non appartengono a questa lista obbligata ad aderire.</li>



<li><strong>Dispositivo degli adulti</strong>: nessun age-check web impedisce a un minore di usare <strong>lo smartphone sbloccato</strong> del genitore.</li>



<li><strong>Competenze asimmetriche</strong>: i ragazzi condividono “ricette” in tempo reale; noi adulti arriviamo sempre dopo di qualche chat.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">È davvero per i minori?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, l’obiettivo dichiarato è la tutela dei minori rispetto a un’esposizione precoce e non guidata, con impatti su aspettative, consenso e rappresentazioni del corpo. Però la <strong>tutela normativa</strong>, da sola, non basta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza un lavoro serio su <strong>educazione digitale</strong> e <strong>educazione sessuale</strong> rischiamo il solito <strong>gioco del gatto col topo</strong>: noi alziamo barriere, loro imparano a saltarle — e magari, peggio, si mettono in mano a <strong>servizi pericolosi</strong> pur di farlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’elefante nella stanza: l’educazione sessuale e tecnologica a scuola</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se vogliamo proteggere davvero i minori, dobbiamo <strong>parlare di sesso, consenso, pornografia e aspettative irrealistiche</strong> in modo serio, laico e informato <strong>a scuola</strong>. Non come demonizzazione, ma come educazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso modo dobbiamo insegnare <strong>l’uso consapevole delle tecnologie</strong>: che cos’è una VPN, perché non esistono pasti gratis quando parliamo di servizi “gratuiti”, come funzionano i dati, perché certi strumenti possono essere utili ma anche diventare un problema nelle mani sbagliate. È esattamente il tipo di fallimento che ho raccontato parlando della scuola nell’educazione alla tecnologia: quando smettiamo di spiegare, lasciamo spazio a tutorial su TikTok e consigli nei gruppi Telegram. Ne ho parlato &#8220;aggressivamente&#8221; anche qui: <a href="https://short.staipa.it/codow" target="_blank" rel="noreferrer noopener">short.staipa.it/codow</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Spieghiamo che cosa c’è dietro i video, perché <strong>non</strong> sono manuali di vita, che cos’è il rispetto del corpo e della volontà altrui, perché l’intimità non è un tutorial. E, in parallelo, spieghiamo come funzionano gli strumenti digitali, chi può vedere il traffico, che fine fanno i dati che affidiamo a una VPN o a una piattaforma. È un <strong>vaccino culturale doppio</strong>: non impedisce di ammalarsi, ma riduce rischi e complicazioni sia sul piano sessuale sia su quello tecnologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se vogliamo davvero fare bene il lavoro, mettiamo al centro <strong>educazione sessuale ed educazione digitale</strong>. Perché la migliore “password” per proteggere i ragazzi non è un token sull’app: è <strong>una conversazione che funziona</strong> — e la consapevolezza di non regalare il proprio traffico a chi promette scorciatoie “gratis”.</p>
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		<item>
		<title>Quando il video mente: deepfake, politica e nuove regole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2025 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Deepfake]]></category>
		<category><![CDATA[Disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[FactChecking]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
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					<description><![CDATA[Spoiler: non basta dire “l’ho visto con i miei occhi”. Nel 2025 gli occhi si ingannano benissimo. I deepfake non sono più una curiosità da smanettoni: sbucano nelle chat di famiglia, fanno capolino nei telegiornali locali, entrano nei talk show come se nulla fosse. Un volto noto dice cose mai dette, una voce familiare confessa, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Spoiler: non basta dire “l’ho visto con i miei occhi”. Nel 2025 gli occhi si ingannano benissimo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">I deepfake non sono più una curiosità da smanettoni: sbucano nelle chat di famiglia, fanno capolino nei telegiornali locali, entrano nei talk show come se nulla fosse. Un volto noto dice cose mai dette, una voce familiare confessa, un video sembra “vero perché lo è”. E invece no. Il punto non è la perfezione tecnica: è la <strong>verosimiglianza</strong>. Basta che giri abbastanza in fretta da superare la smentita, e il danno è fatto: consenso spostato, reputazioni ammaccate, fiducia erosa. In politica, dove la percezione vale voti, una manipolazione ben piazzata è un megafono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A tal proposito vi lascio un piccolo e interessante Deep Fake che vi consiglio di visionare attentamente.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Cos’è, davvero, un deepfake? È un contenuto —video, audio, immagine— creato o alterato con intelligenza artificiale per far sembrare reale qualcosa che reale non è. Ne avevo parlato anche in passato qui&nbsp;<a href="https://short.staipa.it/ipuxa">short.staipa.it/ipuxa</a>, quello che è cambiato è che&nbsp;oggi servono pochi minuti di voce o una manciata di foto per addestrare una copia plausibile. Non occorre l’effetto speciale hollywoodiano: è sufficiente un buon <strong>“quasi vero”</strong> e un pubblico distratto e polarizzato. Se conferma il nostro pregiudizio, è facile prenderlo per vero senza farci domande. La satira e la parodia esistono da sempre e <strong>stanno bene</strong> dove stanno, purché non si travestano da informazione. Il confine cambia con il contesto: un meme che dichiara il proprio gioco è un sorriso; un finto comizio spacciato per autentico è manipolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come si riconosce un deepfake senza diventare tecnici? Si parte dalle orecchie. Gli audio “clonati” hanno spesso micro‑pause bizzarre, risate fuori tempo, consonanti che scivolano: le <strong>s</strong> che fischiano troppo, le <strong>r</strong> che sembrano di un’altra regione. Gli occhi a volte battono le ciglia come se il regista avesse dimenticato un fotogramma; le labbra non chiudono bene su <strong>p</strong>, <strong>b</strong>, <strong>m</strong> e i denti hanno quell’aria da “ceramica perfetta” pure quando non dovrebbe. Poi c’è la luce: ombre che non tornano, orecchie e capelli che tremano ai bordi come un green screen impazzito. Infine i segnali sociali: Chi l’ha pubblicato per primo? È un profilo nuovo di zecca? I commenti sono disattivati? Il link è accorciato verso un posto sospetto? Non servono superpoteri: serve <strong>tempo</strong>. Se un video ci fa arrabbiare o esultare all’istante, la cosa migliore da fare — lo so, è rivoluzionario — è <strong>non</strong> condividerlo all’istante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E le regole? Senza trasformare questo pezzo in un esame di diritto, lo spirito è semplice: <strong>trasparenza</strong>, <strong>responsabilità</strong>, <strong>tutele</strong>. La trasparenza chiede di dichiarare quando un contenuto è sintetico o alterato: etichette, watermark, avvisi chiari, soprattutto se si parla di politica o pubblicità. <strong>Inciso pratico: negli ultimi mesi i video generati con <em>Sora</em> e rilanciati nel social collegato sono spesso estremamente realistici ma, per fortuna, riportano un <em>watermark</em>: vale la pena cercarlo (e diffidare quando manca, perché potrebbe essere stato ritagliato o coperto nei re‑upload).</strong> La responsabilità riguarda chi crea e chi diffonde: se un deepfake causa un danno, se ne risponde, anche civilmente o penalmente; e le piattaforme, quando ricevono segnalazioni circostanziate, non possono far finta di niente. Le tutele servono a chi subisce: rimozione rapida, rettifica, contraddittorio; nei casi gravi (pornografia non consensuale, istigazione all’odio, frode) non è una cortesia, è un dovere.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa sta cambiando nelle regole (UE e Italia), in parole semplici</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve un manuale di diritto, bastano tre coordinate. In Italia, dal <strong>10 ottobre 2025</strong>, è in vigore la <strong>Legge 132/2025</strong> che introduce il nuovo <strong>art. 612-quater c.p.</strong> sul deepfake non consensuale.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>AI Act (UE)</strong>: approvato e in <strong>applicazione graduale dal 2025</strong>. L’idea è chiara: chi genera o pubblica contenuti sintetici deve <strong>renderlo evidente</strong> (etichette, watermark, avvisi), soprattutto quando il contenuto può incidere su informazione e politica. Per i sistemi che creano video/immagini/audio realistici si richiede anche la <strong>documentazione tecnica</strong> e misure per evitare abusi.</li>



<li><strong>DSA – Digital Services Act (UE)</strong>: impone alle piattaforme meccanismi di <strong>segnalazione e rimozione</strong> efficaci e valutazioni dei <strong>rischi sistemici</strong> (manipolazione del discorso pubblico inclusa). In pratica: se segnali bene un deepfake, la piattaforma <strong>deve</strong> muoversi e dimostrare come limita l’impatto.</li>



<li><strong>Italia: strumenti già applicabili</strong>: non esiste “la legge sul deepfake” come bacchetta magica, ma si applicano norme <strong>già in vigore</strong>: diffamazione, truffa/frode, <strong>diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite</strong> (art. 612‑ter c.p., vale anche per contenuti sintetici), protezione dati e provvedimenti del <strong>Garante Privacy</strong>. Tradotto: se c’è un danno, non siamo nel Far West.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Cronaca recente (esempi reali, con fonti)</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>2 luglio 2024 — Giorgia Meloni</strong>: udienza a Sassari nel processo contro due imputati per <strong>deepfake pornografici</strong> a suo danno; richiesta di danni simbolici da destinare a un fondo per le vittime. Fonte: <a href="https://apnews.com/article/7d841c8894609c1542714dc7baaaadce">AP News</a>.</li>



<li><strong>30 novembre 2024 — Giornalisti SkyTG24</strong> (Mariangela Pira, Lorenzo Borga): volto e voce <strong>clonati</strong> in video‑truffe d’investimento diffuse sui social. Fonte: <a href="https://tg24.sky.it/tecnologia/2024/11/30/deepfake-giornalisti-skytg24-truffe-finanziarie">SkyTG24</a>.</li>



<li><strong>22 maggio 2024 e 22 novembre 2024 — Banca d’Italia</strong>: <strong>avvisi ufficiali</strong> su videomessaggi deepfake che imitano esponenti dell’Istituto per spingere frodi finanziarie. Fonti: <a href="https://www.bancaditalia.it/media/notizia/avviso-presenza-in-rete-di-videomessaggi-falsi-con-tecniche-di-deepfake/">Bankitalia 22/05/2024</a> · <a href="https://www.bancaditalia.it/media/notizia/avviso-presenza-in-rete-di-nuovi-videomessaggi-falsi-con-tecniche-di-deepfake/">Bankitalia 22/11/2024</a>.</li>



<li><strong>20 ottobre 2025 — Ilaria Salis</strong>: video <strong>deepfake politico</strong> diffuso sui social e poi rimosso; smentita e ricostruzione dei <strong>fact‑checker</strong>. Fonte: <a href="https://www.facta.news/antibufale/deepfake-ilaria-salis-strage-carabinieri-castel-azzano">Facta.news</a>.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">“Ma io non uso i social.” Ottimo, ma il deepfake non chiede l’amicizia: arriva lo stesso, inoltrato dallo zio nel gruppo di famiglia, rilanciato dal giornalino locale, raccontato al bar. Qui nasce la tentazione del cinismo: “se è tutto falso, allora vale tutto”. No. È precisamente il momento in cui serve <strong>educazione al dubbio</strong>: non diventare esperti di forensics, ma imparare a rallentare, a chiedere contesto, a cercare l’origine. È una competenza civica come guardare a destra e a sinistra prima di attraversare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa possiamo fare, subito, senza strumenti esoterici? Rallentare, appunto. Cercare la fonte: chi l’ha pubblicato, quando, dove; esiste una versione precedente dello stesso video? Controllare un canale ufficiale, un’agenzia, una testata affidabile. Se abbiamo un dubbio sensato, chiediamo aiuto a chi fa <strong>fact‑checking</strong>: non è un’umiliazione, è manutenzione del dibattito pubblico. E se il contenuto è grave, usiamo gli strumenti di segnalazione, conserviamo prove (URL, screenshot, data e ora) e facciamo i passi necessari con le autorità. Non è per fare i giustizieri della tastiera: è per non fare da amplificatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tecnologie che generano deepfake non spariranno: miglioreranno. La risposta non è la nostalgia del “si stava meglio quando i video erano sgranati”, ma una cittadinanza digitale capace di guardare una clip e chiedersi: chi me lo sta dicendo, perché adesso, a chi giova? Se una storia è <strong>troppo perfetta per essere vera</strong>, a volte è perché perfetta lo è, vera un po’ meno. Sta a noi insegnarlo — con pazienza — ogni volta che serve.</p>



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