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	<title>Spazio Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>Spazio Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>Ritorno sulla Luna. Dal sogno dell’Apollo alla sfida di Artemis, di Paolo Attivissimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 15:52:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho iniziato questo libro con una curiosità molto concreta: capire davvero perché ci abbiamo messo così tanto a tornare sulla Luna. È una domanda che ogni tanto torna, soprattutto oggi che si parla di Artemis, e che spesso viene liquidata con spiegazioni troppo semplici. Qui invece la risposta arriva, ma richiede tempo, perché è fatta [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Ho iniziato questo libro con una curiosità molto concreta: capire davvero <em>perché ci abbiamo messo così tanto a tornare sulla Luna</em>. È una domanda che ogni tanto torna, soprattutto oggi che si parla di Artemis, e che spesso viene liquidata con spiegazioni troppo semplici. Qui invece la risposta arriva, ma richiede tempo, perché è fatta di tanti elementi che si incastrano tra loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa che mi ha colpito di più è proprio questa: non esiste una spiegazione unica. Tecnica, politica ed economia si intrecciano continuamente, e leggendo diventa evidente che il problema non è mai stato semplicemente “non volerci tornare”. Tornarci è difficile, costoso e, soprattutto, ha significati diversi a seconda del momento storico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro parte dall’Apollo, ma non si ferma lì. Allarga lo sguardo, racconta cosa è successo dopo, cosa hanno fatto — o provato a fare — le altre nazioni, e come si è arrivati alla situazione attuale. Questo è uno degli aspetti che ho apprezzato di più: non è un racconto nostalgico, ma una ricostruzione che dà profondità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi c’è il livello di dettaglio. È alto, a tratti molto alto. Si entra nei razzi, nelle navicelle, nelle architetture delle missioni, nei compromessi progettuali. È chiaramente un libro che non ha paura di essere un po’ “da nerd”, ma nel senso positivo: più si va avanti, più cresce la voglia di capire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio qui che il dettaglio trova senso. Non è mai fine a sé stesso: serve a far capire che non stiamo parlando di un’impresa semplice rimandata nel tempo, ma di un sistema complesso fatto di vincoli reali, di risorse limitate e di scelte che spesso nascono fuori dall’ingegneria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un momento, mentre leggevo, in cui mi sono accorto che stavo cambiando modo di guardare la questione: non più una linea spezzata tra Apollo e oggi, ma una continuità fatta di tentativi, pause e ripartenze. Ed è una differenza sottile, ma importante, perché sposta il discorso da “perché abbiamo smesso” a “perché è così difficile continuare”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che mi porto a casa è proprio questo cambio di prospettiva. Capire quanto sia complesso tornare sulla Luna aiuta a dare più valore non solo a quello che è stato fatto, ma anche a quello che si sta provando a costruire oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A me è piaciuto molto. È un libro che non cerca effetti speciali, ma che riesce comunque ad accendere la curiosità. E, alla fine, forse è proprio questo il segnale migliore: quando chiudi l’ultima pagina, non hai l’impressione di aver “finito” un argomento, ma di aver finalmente iniziato a capirlo.</p>
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		<title>Ricordarci dove siamo per imparare ad amarci. Tutti.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2020 09:37:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;evoluzione ci ha portati a essere, o a credere di essere, gli animali più intelligenti del cosmo. A costruire cose che all&#8217;apparenza ci allontanano dalla natura, e questa presunzione di allontanamento ci fa sentire superiori ad essa. Ma avete mai visto come in un pollaio i galli spadroneggino e si sentano i più forti? O [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;evoluzione ci ha portati a essere, o a credere di essere, gli animali più intelligenti del cosmo. A costruire cose che all&#8217;apparenza ci allontanano dalla natura, e questa presunzione di allontanamento ci fa sentire superiori ad essa. <br>Ma avete mai visto come in un pollaio i galli spadroneggino e si sentano i più forti? O come i gatti in una casa, ignari dell&#8217;esistenza di un mondo all&#8217;esterno, facciano lotte di potere per dimostrare chi tra loro sia il vero leader? Avete mai visto come i bengalini in una gabbia che è di fatto il loro mondo lottino e a volte si uccidano a vicenda per il proprio piccolo spazio vitale?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta solamente di prospettive. Inconsapevoli delle dimensioni reali del mondo in cui vivono gli animali lottano per le risorse, che siano spazio, cibo, potere fine a sé stesso poco importa. Per noi che conosciamo il pianeta è semplice sorridere a quelle situazioni e considerare questi animali come inferiori, a volte come stupidi. In fondo lottano per cose inutili. Il cibo glie lo daremo sempre, l&#8217;acqua pure, se ne staranno al caldo tutta la vita. No?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un giorno, forse, sarà più naturale guardare il nostro pianeta per quello che è, averne una visione come dovremmo tutti avere.<br>Nel 1990 la sonda<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Voyager_1"> Voyager 1</a> (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Voyager_1">https://it.wikipedia.org/wiki/Voyager_1</a>) su idea dell&#8217;astronomo e divulgatore scientifico <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Sagan">Carl Sagan</a> (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Sagan">https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Sagan</a>) è stata ruotata per fare una foto della terra dai confini del sistema solare.<br>La foto è denominata <strong>Pale Blue Dot</strong>&nbsp;(<strong>Pallido puntino azzurro</strong>).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="792" height="895" data-attachment-id="7080" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/ricordarci-dove-siamo-per-imparare-ad-amarci-tutti/palebluedot/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/PaleBlueDot.jpg?fit=792%2C895&amp;ssl=1" data-orig-size="792,895" data-comments-opened="1" data-image-title="Pale Blue Dot" data-image-description="&lt;p&gt;La Pale Blue Dot (in italiano pallido puntino azzurro) è una fotografia del pianeta Terra scattata nel 1990 dalla sonda Voyager 1, quando si trovava a sei miliardi di chilometri di distanza.&lt;/p&gt;
" data-image-caption="&lt;p&gt;Pale Blue Dot&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/PaleBlueDot.jpg?fit=792%2C895&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/PaleBlueDot.jpg?resize=792%2C895&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7080" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/PaleBlueDot.jpg?w=792&amp;ssl=1 792w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/PaleBlueDot.jpg?resize=265%2C300&amp;ssl=1 265w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/PaleBlueDot.jpg?resize=768%2C868&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/PaleBlueDot.jpg?resize=425%2C480&amp;ssl=1 425w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/PaleBlueDot.jpg?resize=88%2C100&amp;ssl=1 88w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/PaleBlueDot.jpg?resize=21%2C24&amp;ssl=1 21w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/PaleBlueDot.jpg?resize=32%2C36&amp;ssl=1 32w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/PaleBlueDot.jpg?resize=42%2C48&amp;ssl=1 42w" sizes="(max-width: 792px) 100vw, 792px" /><figcaption>Pale Blue Dot</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">E il nostro pianeta è quel puntino indicato dal cerchio.<br>La foto in realtà sarebbe ben più ampia ed orientata diversamente. In questa versione  il nostro pianeta è quel puntino luminoso sulla fascia rosata più a destra.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" data-attachment-id="7084" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/ricordarci-dove-siamo-per-imparare-ad-amarci-tutti/pale_blue_dot/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/Pale_Blue_Dot.png?fit=453%2C614&amp;ssl=1" data-orig-size="453,614" data-comments-opened="1" data-image-title="Pale_Blue_Dot" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/Pale_Blue_Dot.png?fit=453%2C614&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/Pale_Blue_Dot.png?resize=349%2C472&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7084" width="349" height="472" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/Pale_Blue_Dot.png?w=453&amp;ssl=1 453w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/Pale_Blue_Dot.png?resize=221%2C300&amp;ssl=1 221w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/Pale_Blue_Dot.png?resize=354%2C480&amp;ssl=1 354w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/Pale_Blue_Dot.png?resize=74%2C100&amp;ssl=1 74w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/Pale_Blue_Dot.png?resize=18%2C24&amp;ssl=1 18w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/Pale_Blue_Dot.png?resize=27%2C36&amp;ssl=1 27w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/01/Pale_Blue_Dot.png?resize=35%2C48&amp;ssl=1 35w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Difficile vederlo? Sembra un granello di polvere disperso nel nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure è lì sopra che ognuno di noi litiga a lavoro e si sbatte per uno stipendio, è lì che ognuno di noi si sente un grande perché prende dei like su Instagram, è lì sopra che il presidente degli Stati Uniti ordina di lanciare missili, o alcuni si preoccupano di minuscole barchette che arrivano su infinitesime spiagge, è lì che il vostro vicino di casa vi sta antipatico. Peggio, è lì che sono vissuti tutti quelli che avete mai incontrato, e i vostri genitori, nonni, bisnonni. Lì sopra si è sentito un  semidio Giulio Cesare, lì sopra Einstein ha definito le leggi della Relatività e Dante ha scritto la Divina Commedia, lì sopra promuoviamo guerre fisiche o psicologiche per difendere Dei che stanno a guardare quel puntino e a giudicare ogni briciola che ci vive sopra, lì sopra abbiamo fatto genocidi e stragi per ognuno dei motivi per cui siano mai stati fatti genocidi e stragi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo su quel minuscolo bruscolino di materia che ruota in un universo infinito. Così grande che neppure il sistema solare dal cui confine è stata fatta la foto è nulla più di un microscopico spazio. E su quella briciola invece di pensare alla serenità, alla felicità reciproca, a trovare il modo di condividere quello spazio piccolo e delicato molti di noi non hanno di meglio che lottare per sentirsi migliori di altri, prevaricare altri, accumulare infinitesimi oggettini che dopo poche decine di anni finiranno distrutti o in mano ad altri che si sentiranno altrettanto al centro dell&#8217;universo.</p>



<span id="more-7079"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Come i bengalini in gabbia, come formichine che generano epiche battaglie contro ragni, uccelli o lucertole per conquistare e mantenere quei pochi metri quadrati che riescono ad occupare. Ignare di quanto attorno a loro esista e di quanto sia insignificante visto da fuori quello che fanno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto nell&#8217;agosto del 2012 la Voyager 1 è uscita dall&#8217;eliopausa ed è diventato il primo oggetto costruito dall&#8217;uomo ad entrare nello spazio interstellare ed ora si trova a più di 22 miliardi di km. 22.000.000.000 di km.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo in grado di fare cose così grandiose, siamo in grado di farci un <em>Selfie </em>dai confini del sistema solare ma non siamo in grado di capire quanto sia delicato e piccolo il nostro pianeta, quanto sia più importante salvare quella briciola che ruota nell&#8217;universo che litigare con la propria suocera. Siamo in grado di vedere quanto siamo insignificanti per l&#8217;universo ma vogliamo sempre che qualcuno su questa terra sia più insignificante di noi per discriminarlo e sentirci migliori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Carl Sagan, nel suo libro <em>Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space</em> scrisse questo commento della foto che aveva fortemente voluto.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L&#8217;insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni &#8220;superstar&#8221;, ogni &#8220;comandante supremo&#8221;, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.</p><p>Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l&#8217;illusione che noi abbiamo una qualche posizione privilegiata nell&#8217;Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c&#8217;è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.</p><p>La Terra è l&#8217;unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c&#8217;è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.<br>Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l&#8217;astronomia è un&#8217;esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c&#8217;è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l&#8217;uno dell&#8217;altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l&#8217;unica casa che abbiamo mai conosciuto.»</p><cite>Carl Sagan &#8211; <em>Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space</em> </cite></blockquote>
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		<title>First Man – Il Primo Uomo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Nov 2018 16:10:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Biopic]]></category>
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					<description><![CDATA[In questi c&#8217;è al cinema&#160;First Man – Il Primo Uomo dal regista premio Oscar Damien Chazelle e con Ryan Gosling come protagonista nei panni di Neil Armstrong. Si tratta ne più ne meno di un accurato Biopic sull&#8217;astronauta che per primo mise piede sulla luna.&#160;Fantastico. Semplicemente Fantastico. Non mi capita spesso di uscire dal cinema [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">In questi c&#8217;è al cinema&nbsp;<em>First Man – Il Primo Uomo</em> dal regista premio Oscar <em>Damien Chazelle</em> e con <em>Ryan Gosling</em> come protagonista nei panni di <em>Neil Armstrong</em>. Si tratta ne più ne meno di un accurato <em>Biopic</em> sull&#8217;astronauta che per primo mise piede sulla luna.&nbsp;<br>Fantastico. <br>Semplicemente Fantastico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Non mi capita spesso di uscire dal cinema emozionato e di passare tutto il film agganciato ai braccioli. Lasciamo stare la mia grande passione per questa storia, per gli uomini (tutti, non solo <em>Neil</em>) che hanno costruito la più grande avventura della storia dell&#8217;uomo, lasciamo perdere anche il fatto che di quella storia conoscessi già tutto in termini tecnici e cronografici. Questo film colma pienamente il&nbsp; vuoto <em>emozionale</em> che ha necessariamente chi come me non era nato negli anni 60 e non era davanti alla tv quel&nbsp;20 luglio 1969.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo film racconta i fatti ma anche le emozioni degli astronauti e delle loro famiglie, delle mogli a casa in attesa, della vita che si creava nel campus nel quale viveva chi lavorava alla <em>Nasa</em> con mogli, mariti, figli. Mostra la paura di essere lanciati in una minuscola capsula da cui dal piccolo finestrino non si può vedere altro che una porzione di cielo, le fiamme del propulsore, il buio, la luna, il pianeta da cui si è partiti.<br></p>



<span id="more-5874"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non c&#8217;è solo questo, c&#8217;è la paura di una moglie a casa, dei figli. La quasi certezza di non rivedere mai più il proprio padre e l&#8217;inconsapevolezza dell&#8217;eroicità della missione che sta per compiere. Il dolore di veder morire compagni di avventura perché scelti al tuo posto a fare la stessa missione, il dolore delle famiglie di quei compagni. La tenacia. Soprattutto la tenacia di non arrendersi di fronte all&#8217;impresa più epica, il sogno di infinite generazioni di toccare il cielo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante questo il film non è una consacrazione, ne un elogio. Mostra i pregi ma anche i difetti di un uomo che di fronte alle richieste dei giornalisti di che cosa avrebbe voluto portare con sé è in grado di rispondere solo &#8220;Dell&#8217;altro combustibile&#8221;, di un uomo che seppure all&#8217;apice del coraggio&nbsp;non ha il fegato di parlare con i propri figli e dargli quello che potrebbe essere l&#8217;estremo saluto.<br>Pregi e difetti, coraggio e paure.&nbsp;<br>Ci insegna qualcosa che nessuno meglio di&nbsp;Gene Cernan, che invece è stato l&#8217;ultimo uomo a camminare sulla luna ha espresso:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Io sono riuscito a camminare sulla Luna. Cos’è che non puoi fare tu?<br></p><cite>Gene Cernan, The Last Man on the Moon (<a href="https://www.staipa.it/blog/io-sono-riuscito-a-camminare-sulla-luna-cose-che-non-puoi-fare-tu/">https://goo.gl/9Ei7Xj</a>)</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Andarlo a vedere non può che insegnarci che per raggiungere i sogni più grandi è necessario non arrendersi mai.</p>
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		<title>Il mondo al di là della porta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Sep 2017 05:52:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ero seduto su quel marciapiede l&#8217;altro giorno, sembrano secoli, sembra ripetersi ancora ed ancora da secoli ma ero lì. Pensavo di nuovo a&#160;Childe Roland alla Torre Nera giunse mentre aspettavo con una porta chiusa alle spalle. Il rumore lieve infinitesimo dello spioncino dall&#8217;altra parte della porta lo sentivo, sì. Anche se quel vialetto sembrava allargarsi [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Ero seduto su quel marciapiede l&#8217;altro giorno, sembrano secoli, sembra ripetersi ancora ed ancora da secoli ma ero lì. Pensavo di nuovo a&nbsp;<em>Childe Roland alla Torre Nera giunse</em> mentre aspettavo con una porta chiusa alle spalle. Il rumore lieve infinitesimo dello spioncino dall&#8217;altra parte della porta lo sentivo, sì. Anche se quel vialetto sembrava allargarsi nel tempo, allontanarsi. A volte lo spazio ed il tempo si dilatano e altre restringono. Lo sentivo dilatarsi come se fossero passati secoli, come se a dividermi da quella porta fossero migliaia di chilometri. Ero lì. Seduto sul ciglio della strada.&nbsp;Pensavo di nuovo a&nbsp;<em>Childe Roland alla Torre Nera giunse</em>&nbsp;con il mio Moleskine aperto a scrivere e stavo scrivendo quello che tu ora stai leggendo, perché a volte il tempo e lo spazio si dilatano o restringono fino a farci essere nello stesso luogo, nello stesso istante nonostante il tempo e lo spazio ci dividano. Nonostante il tempo faccia scordare alcune emozioni e ne releghi altre in una specie di quadro che non sarà mai una riproduzione esatta degli eventi, non servirà mai a riviverle. Non scrivevo di te, anche se forse tu ne stai leggendo. Non ho mai scritto di te, o di noi, anche se forse tu ne stai leggendo, ma di me. Ho sempre e solo scritto di me e di ciò che ho dentro, e tu sei uno dei personaggi che ruotano in questa esistenza vista a mio modo. Come ogni artista, come ogni scrittore, se di uno di questi due nomi mi si vuol fregiare ma di fatto sono comunque io a fregiarmene perché tu non sei qui mentre scrivo. Sei qui mentre leggi. Sei qui mentre vivi mentre io potrei essere altrove, lo sono quasi certamente. Non più seduto su questo marciapiede su cui sono, non più davanti a quella porta dietro cui mi stai osservando dallo spioncino e questo fa sì che la distanza tra noi sia ormai quella di anni luce, o quantomeno giorni, o ore. Come delle stelle di me puoi vedere solo quello che era quando la luce è partita non sai quanto tempo fa, io di te posso sentire solo il suono che produce quel piccolo spioncino quando lo apri. E siamo in due luoghi distinti, in due spazi distinti, in due universi distinti. O forse io sonoancora lì, ed anche tu e nessuno di noi lo sa. Quel giorno quando ho scritto queste parole che stai leggendo ho pensato che infine se qualcosa lo vuoi davvero, anche se non sai se puoi averlo, anche se pensi non possa essere ciò che vorresti fosse, l&#8217;unica cosa sensata è alzarsi ed andarlo a prendere. Strappare qualcosa di sé se occorre, ma aprire quella porta da dentro o da fuori che sia e affrontare il mondo. Né stare dietro uno spioncino né rimanere immobili su una strada. Dicono che non sia mai troppo tardi per affrontare alcune sfide ma la realtà è che tutto ha un tempo, un inizio, un percorso, una fine e che dopo ogni fine il mondo è cambiato, anche durante ogni pezzetto di quel percorso, anche dopo l&#8217;inizio. Tutto cambia. Io dico che non è mai il momento sbagliato per cominciare, il resto lo si affronta. E così spero che tu (che io) mentre osservi da quello spioncino e leggi quello che sto scrivendo, mentre siamo nello stesso luogo, nello stesso istante seppure lontani anni luce prenda e scelga e affronti il mondo al di là della porta prima che il mondo al di là della porta sia scomparso, cambiato, andato.</p>
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		<title>Perché ho smesso di scrivere poesie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Sep 2017 16:12:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scrivevo molta più poesia un tempo. Ho scritto sempre molto, ricordo il primo racconto che ho scritto era qualcosa come il 1990. avevo otto anni, forse nove. Raccontava di un viaggio nello spazio in cui io, nel 2017 andavo su Marte e incontravo una popolazione aliena, ma non era fantascienza, utilizzava il cliché inizio novecentesco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivevo molta più poesia un tempo.<br />
Ho scritto sempre molto, ricordo il primo racconto che ho scritto era qualcosa come il 1990. avevo otto anni, forse nove. Raccontava di un viaggio nello spazio in cui io, nel 2017 andavo su Marte e incontravo una popolazione aliena, ma non era fantascienza, utilizzava il cliché inizio novecentesco della perdita di sensi momentanea a distinguere la parte reale da quella immaginaria, un trucco mutuato da Poe o da altri scrittori della sua epoca. Avevo descritto la morte da dentro il morente descrivendo una serie di deformazioni sensoriali e poi la sua resurrezione in questo mondo alieno. Non spiegavo se il protagonista fosse morto davvero o no, se fosse inteso come reale o no tutto quanto accadeva dopo. Avevo otto anni, era il mio primo racconto e non so dire da dove venisse, avevo letto <em>Il Richiamo Della Foresta</em>, <em>20.000 leghe sotto i mari</em>, forse qualcosa di Salgari non di più. La mia vocazione era lì. Nello scrivere. Nella tensione. Nello sperimentare. Nel crossover di generi. L&#8217;anno prima avevo imparato per la prima volta cosa fosse quello che le persone chiamano amore. L&#8217;amore di bimbo, sia chiaro, ma il mio piccolo cuoricino era esploso per la prima volta con le conseguenze imprevedibili con cui esplode un cuore quando un cuore esplode. Amavo anche i chiasmi. Ci vollero altri tre anni prima che esplodesse di nuovo per quel ricciolo su una fronte. Esplose la poesia in quegli anni.<span id="more-4566"></span>Non sapevo quanta ne avrei scritta, nel frattempo scrivevo lettere. Ricevevo e scrivevo lettere non saprei dire da quante persone, mi chiedo se qualcuno le conservi ancora, io le ho buttate quasi tutte. Centinaia. Tra il 97 e il 98 credo di averne scritta una ogni singolo giorno, molti giorni più di una. Fare qualcosa per così tanto tempo con tale frequenza non può non creare una dipendenza. All&#8217;epoca scrivevo con una stilografica. Scrivevo anche in poesia. Quasi ogni giorno. Credo di aver superato il migliaio di poesie, sperimentavo in quel modo, sperimentavo in quel mondo. Lo feci fino al 2003 con risultati via via più soddisfacenti. La mia emotività era sfogata con quello, l&#8217;unico modo di sfogare un fiume, un mondo, una sofferenza, una gioia, un tutto che trasbordava come un bicchiere pieno in cui continui a versare acqua da una bottiglia infinita. Era il mio modo di fermare un po&#8217; di quell&#8217;acqua e cristallizzarla immobile come una fotografia, pensavo avrebbe fatto bene riprenderla quando ci fosse stata siccità. Pensavo che avevo così tanto da buttare fuori da dare, da regalare che perderlo in un tombino di scarico sarebbe stato uno spreco. Durò fino al 2003. Non avevo mai trovato un tombino vero prima di allora. Era lì che mi attendeva ed era la cosa più bella che potessi incontrare.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">Sono in una gabbia di cristallo,<br />
in una maledetta cazzo di gabbia di cristallo.<br />
E potrei scappare se volessi, se non fosse così fottutamente bella.<br />
Sono in una gabbia di cristallo<br />
e non so più come uscirne, ne so come sono entrato.</p>
</blockquote>
<p>Lo scrivevo allora. Non sapevo quanto quella gabbia sarebbe divenuta il mio vestito, la mia corazza, il mio scheletro, la mia essenza. Scrissi le mie poesie più belle come una stella che prima di spegnersi diventa enorme e brucia tutta se stessa, raggiunsi l&#8217;apice e mi spensi. La siccità era arrivata, il tombino aveva assorbito ognuna delle mie emozioni. Il paradosso è che prima mi tolse l&#8217;ansia, poi la paura, poi la rabbia, poi la tristezza e solo da ultimo l&#8217;amore. Fu l&#8217;esperienza più bella che avessi mai provato ma di me non rimaneva più nulla che valesse la pena essere pronunciato, figurarsi scritto su un foglio. Smisi in quel momento di scrivere in poesia. Ci provai ancora, sì. Credo di aver scritto almeno altre due sillogi complete dopo quel momento. Carta straccia.<br />
Presidio di razionalità incapace di provare ciò di cui voleva disquisire.<br />
C&#8217;era qualcosa di buono in questo. L&#8217;assenza di ansia, di rabbia, di paura sono qualcosa a cui molti ambiscono (Tenetevele, io vi dico, tenetele strette al cuore ed amatele e vivetele) e mi resero sfacciatamente più forte negli anni. Ma mancava qualcosa: la capacità di provare empatia, di piangere, di gioire, di credere nelle piccole cose. Se non provi paura tutto è privo di valore perché non ti interessa perderlo, se non provi ansia tutto è insipido perché o lo raggiungi o lo lasci andare senza ricerca spasmodica. Tutto privo di valore. Smisi di scrivere quando rilessi quello che avevo scritto un tempo. Potevo leccarne ancora l&#8217;acqua liquida scorrere tra le righe, le parole bagnate trasudavano ancora ogni emozione, la trasudano ancora oggi. Quello che scrivevo era secco e nero come la lingua di un uomo morto di sete. Vorrei dire pieno di ulcere ma le ulcere sarebbero state emozione, sarebbero state rabbia e non c&#8217;era neppure quella. Quello che scrivevo era morto. Io ero morto. Tutto era morto. Era come fotografare pareti di cemento che mi stringevano dentro me stesso, una uguale all&#8217;altra seppure con nuove parole, ricerche, sperimentazioni. Una uguale all&#8217;altra. Una</p>
<p>uguale</p>
<p>all&#8217;altra.</p>
<p>Poi mi hai preso per mano e trascinato. Ero ancora quella lingua secca e morta ma tu mi trascinavi inerte avanti e indietro. Aprivo gli occhi ogni tanto, poi li richiudevo, poi li riaprivo, poi sparisti. Anche se ci sei ancora là fuori, almeno tu. E credo ci sarai sempre. Non so quanto tempo passò, una pietra non conosce il tempo. Ed era come se il tempo fluttuasse tra un oggi e un passato remoto e un futuro e un imperfetto come immagini che appariranno e scomparvero e stanno illuminando quello che accadde pochi istanti fa come nei sogni. Poi però ero di nuovo un pezzo di pietra a terra, arido, o forse di terra secca e crepata grigia. Arrivasti tu. Piantando un seme? Non saprei ma la mia testa era aperta, una crepa in fronte e ci guardavi dentro, mentre stavi versandoci dell&#8217;acqua. Non mi volevi trascinare in giro, stavi curandomi o curando il seme che avevi piantato. Te ne sei andata perché non ti coglierò mai o non mi sono lasciato cogliere, stai fuggendo per sempre forse, non ne ho idea.<br />
Fui a terra. Ero terra. Terra secca e non più dura roccia. Nasceva qualcosa nella mia testa. Un sogno, una realtà, un mondo dentro cui posso guardare e vedere muoversi vite ed ogni vita mi parlava e raccontava. Non erano capaci di provare emozioni perché io non sapevo darle a loro. Non erano capaci di provare emozioni perché raccontavano di quello che ero.<br />
Poi sei arrivata tu, sembravi un porto pieno di emozioni, esplosioni, incredibili pulsioni, ti sfiorai il volto e si gelò la mano. Ero o non ero un pezzo di terra secca? Ti sfiorai il volto e si gelò la mia mano perché eri un pozzo. Di nuovo un pozzo di fronte a me. Non lo temevo. Infilai la mano dentro e ne estrassi la rabbia, l&#8217;ansia, ogni paura. Infilai la mano nel pozzo e ne estrassi la paura, la rabbia, l&#8217;ansia mordendole e respirandole e vivendole, non fu un tentativo di togliertele da dentro. Non mi importava, cosciente di quanto sarebbe un vano tentativo, ma fu desiderio di riprendere quello che avevo perduto. Estrassi dal pozzo rabbia, paura, ansia e me ne nutrii come una bestia col sangue che cola dalle fauci, li conoscevo ormai quei pozzi, vi ero già morto non mi spaventavano più. La rabbia, la paura, l&#8217;ansia mi resero più forte di quanto sia mai stato, più forte di quanto divenni perdendole. Ero incapace di controllare le nuove vecchie emozioni, incapace di equilibrio in tutto quel troppo. Non te ne andasti tu, ti cacciai per salvarci. O per lasciarti distruggerti, poco conta. Non tornerò mai. E poi piove. Piovve. Piove. Piovve riempiendo il mondo come un bicchiere vuoto che arriva velocemente al colmo e piove ancora. Mentre mi giravo dall&#8217;altra parte in faccia un abbraccio. Senza un preavviso. Come uno schiaffo. Il cuore battere forte come non avesse mai battuto prima. E scrivo in poesia. In costante disequilibrio tra un&#8217;emozione e l&#8217;altra imparo a domarle e viverle come un&#8217;acrobata su un filo appeso tra due torri nel vento, ed è la paura a reggermi in piedi, l&#8217;ansia, la rabbia che mi fai provare e qualcos&#8217;altro. E vorrei fotografare emozioni, farne trasudare dalle parole tutto quello che scoppia come una fontana ma soprattutto vorrei sentirmi libero di viverle, di essere, di vivere.<br />
Di essere</p>
<p>di vivere</p>
<p>di essere</p>
<p>vivere</p>
<p>essere</p>
<p>vi</p>
<p>es</p>
<p>sì</p>
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		<title>Sull&#8217;emozione pt.2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Aug 2017 20:37:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Le emozioni sono l&#8217;esclusione di alcune funzioni del cervello rispetto ad altre.&#8221; Si tratta di una semplificazione enorme, forse. Ma forse potrebbe essere una focalizzazione al limite del perfetto. Questa frase l&#8217;ho sentita in questi giorni mentre camminavo e vivevo il mondo. Secondo Treccani l&#8217;emozione è: emozióne s. f. [dal fr. émotion, der. di émouvoir [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Le emozioni sono l&#8217;esclusione di alcune funzioni del cervello rispetto ad altre.&#8221; Si tratta di una semplificazione enorme, forse. Ma forse potrebbe essere una focalizzazione al limite del perfetto. Questa frase l&#8217;ho sentita in questi giorni mentre camminavo e vivevo il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.treccani.it/vocabolario/emozione/">Secondo Treccani</a> l&#8217;emozione è:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>emozióne s. f. [dal fr. émotion, der. di émouvoir «mettere in movimento» sul modello dell’ant. motion]. – Impressione viva, turbamento, eccitazione: l’e. della vincita, di quell&#8217;inatteso incontro; le e. del viaggio; andare in cerca di nuove e.; essere in preda all&#8217;e., a un’intensa e.; essere preso, essere sopraffatto dall&#8217;e.; la forte e. gli impediva di parlare. In psicologia, il termine indica genericamente una reazione complessa di cui entrano a far parte variazioni fisiologiche a partire da uno stato omeostatico di base ed esperienze soggettive variamente definibili (sentimenti), solitamente accompagnata da comportamenti mimici.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Emozione">Secondo Wikipedia</a> l&#8217;emozione è:</p>



<blockquote><p>Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi.<br>In termini evolutivi, o darwiniani, la loro principale funzione consiste nel rendere più efficace la reazione dell&#8217;individuo a situazioni in cui si rende necessaria una risposta immediata ai fini della sopravvivenza, reazione che non utilizzi cioè processi cognitivi ed elaborazione cosciente.<br>Le emozioni rivestono anche una funzione relazionale (comunicazione agli altri delle proprie reazioni psicofisiologiche) e una funzione autoregolativa (comprensione delle proprie modificazioni psicofisiologiche).</p><wp-block data-block="core/more"></wp-block></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piace molto la parte di Wikipedia in cui è scritto &#8220;In termini evolutivi, o darwiniani, la loro principale funzione consiste nel rendere più efficace la reazione dell&#8217;individuo a situazioni in cui si rende necessaria una risposta immediata ai fini della sopravvivenza, reazione che non utilizzi cioè processi cognitivi ed elaborazione cosciente.&#8221;.<br>Credo che al netto delle modifiche fisiologiche i rilasci di ormoni e le reazioni fisiche all&#8217;emozione il grosso dell&#8217;emozione sia l&#8217;essere un processo che permette al cervello di escludere altri processi nel cervello. In ogni momento il numero di pensieri e processi che il cervello gestisce sono moltissimi, non esiste alcun momento in ci sia calma piatta, l&#8217;emozione è uno di questi processi che ha una energia tale da riuscire a sospendere gli altri. Certamente in uno stato emozionale di paura la gran parte degli altri processi mentali vengono spenti ed il rilascio di adrenalina aiuta sì il corpo ad agire con maggiore forza e velocità ma a sua volta nuovamente il cervello ad escludere una serie di altri pensieri. Così credo si possa dire delle altere emozioni di cui molte positive escludono i pensieri negativi e viceversa.<br>Quello che cerchiamo o a cui dovremmo ambire è l&#8217;equilibrio delle parti, il nostro equilibrio personale, ovunque esso sia.<br>Credo sia possibile anche creare un processo o uno stato in grado di escludere altre emozioni, crearlo e dargli un nome. Io il mio lo chiamerei <em>nulla</em>:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>&#8220;Cos&#8217;hai?&#8221;</li><li>&#8220;Nulla&#8221;</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">perché non voglio escluda l&#8217;ironia, voglio invece riesca ad evocarla.<br>La capacità di escludere pensieri creando nella testa qualcosa di più ampio, la capacità di togliere lo spazio a ciò che ha già troppo spazio, la capacità di escludere la paura, il senso di mancanza, l&#8217;ansia, la malinconia. Non credo si possa essere così selettivi da riportare attivi i pensieri che questi hanno escluso, ma se almeno l&#8217;ironia non riescono ad escluderla&nbsp;<em>nulla</em> può davvero evocarla.<br>&#8220;Le emozioni sono l&#8217;esclusione di alcune funzioni del cervello rispetto ad altre.&#8221;<br>Se così fosse <em>nulla</em> sarebbe l&#8217;emozione più forte.</p>
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		<title>La paura di fallire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2017 19:21:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Fallire. Il mondo è zeppo di paura di fallire, di provare a fare qualcosa e non arrivarci in fondo. Fallire in uno sport in cui non sei sicuro di eccellere, fallire provando ad imparare a suonare uno strumento musicale, fallire un esame all&#8217;università, fallire la scelta degli studi, fallire in un rapporto di coppia, fallire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fallire. Il mondo è zeppo di paura di fallire, di provare a fare qualcosa e non arrivarci in fondo. Fallire in uno sport in cui non sei sicuro di eccellere, fallire provando ad imparare a suonare uno strumento musicale, fallire un esame all&#8217;università, fallire la scelta degli studi, fallire in un rapporto di coppia, fallire un colloquio di lavoro, fallire l&#8217;organizzazione di un viaggio ambizioso, fallire un&#8217;attività lavorativa, fallire nello scrivere un libro, fallire nel dichiarare il proprio affetto, fallire nel coltivare un fiore, fallire nel fare un dolce. Fallire.<br />
Fallire fa paura.<br />
Io l&#8217;ho fatto un milione di volte. L&#8217;ho fatto anche oggi. Anche ieri. Sono abbastanza sicuro che lo farò anche domani, ormai mi conosco abbastanza per conoscere dove andrò a schiantarmi miseramente, come mi sentirò, quale sarà il livello di sofferenza. Conosco abbastanza le mie debolezze da sapere che cosa aspettarmi.<br />
Pochi giorni fa ho raccontato una storia che ho vissuto da piccolo, una di quelle storie che sono la chiave di quello che sono diventato nel tempo, una di quelle storie che riesci ad elaborare solo anni dopo. Ero un bambino, non ricordo il contesto specifico ne perché fossimo lì e perché ma con la mia famiglia eravamo ad un maneggio. Ricordo il fascino terribile di vedere i cavalli saltare gli ostacoli, la maestria dei fantini, ricordo quanto ero affascinato dal vedere la muscolatura di quegli animali possenti cambiare forma sotto il pelo lucido. Dovevo avere un età in cui avevo già fatto dell&#8217;atletica leggera la mia vita, un altro fallimento anche l&#8217;atletica, perché pensavo al movimento dei muscoli nel mio corpo nella spinta della corsa. Non mi aiuta molto a ricordare la mia età perché la mia prima pista l&#8217;avevo affrontata a qualcosa come cinque anni. Finita quell&#8217;esibizione è stato forse mio padre a chiedere a qualcuno se potevamo salire su un cavallo, io desideravo con tutto me stesso toccarne uno. Mi sembrava quasi di avere la possibilità di toccare un animale mitologico. Mio padre mi ha sempre spinto nel provare nuove cose ma non ricordo se lui ci fosse salito quel giorno, ricordo che chiesero a me e mio fratello se volevamo salire ma io tentennai, ci salì mio fratello. Era bellissima l&#8217;idea di salire, era bellissima ma faceva terribilmente paura. Pensavo che non avevo neppure idea di come fosse toccare una di quelle bestie, e pensavo che avevo paura di cadere da lassù mentre mio fratello veniva portato avanti e indietro per qualche decina di metri con il sorriso spaventato e felice. Pensavo che a breve sarebbe toccato a me. Vidi i grandi aiutarlo a scendere e la paura continuava a prendermi. Ero come un cane legato ad una corda, voglioso di correre e lanciarmi frenato da una corda al collo. Pieno di energia positiva e di desiderio e frenato dalla paura dell&#8217;ignoto, del forse, del se. Del sé.<br />
<span id="more-4499"></span>Salì mia madre al mio posto e mi sentii tutto il mondo crollare, sentivo di aver sbagliato, fallito, deluso me stesso e chi mi stava attorno, mi vergognavo di avere paura e mi vergognavo anche di vergognarmi. E guardavo mia madre cercare di arrampicarsi su, perse l&#8217;equilibrio quasi subito spaventata da un movimento della bestia credo. E cadde. Non si era fatta nulla se non un po&#8217; di paura e poco dopo credo fu lei a cercare a convincermi a salire, che non c&#8217;era niente da avere paura. Avevo una seconda possibilità, nella vita reale le seconde possibilità non capitano quasi mai ma io ero un bimbo e non potevo saperlo ancora. Ancora mi ritrovai attaccato a quella catena al collo, era il momento in cui finalmente potevo trovare il coraggio e liberarmi e forse diventare un po&#8217; più uomo. Convinsi tutti che la caduta di mamma mi aveva spaventato. Che era quello il motivo per cui non volevo salire, provarono ancora a convincermi ma di fronte a quella argomentazione c&#8217;era ben poco da fare. Forse si sentirono anche in colpa per non avermi fatto salire per primo, in fondo ero il bambino più piccolo. Tornando in casa sentii un vuoto dentro. Come cadere all&#8217;indietro in un profondo pozzo dentro di me. Non avevo vissuto per paura di fallire. Avevo fallito per paura di fallire. Rimasi laggiù nel pozzo per diverso tempo, non saprei dire quanto.<br />
Negli anni ho vissuto altre volte questa esperienza, molte altre volte. Quasi a diventare un&#8217;abitudine, un pezzo di me. Trovarsi di fronte ad una scelta, ad un&#8217;azione da affrontare e rimanere lì, nel terrore di farlo davvero, nella paura di fallire, di sbagliare, di non essere adeguato, di cadere dal cavallo nel momento più bello. Sono arrivato a non fare nulla della mia vita. Immobile a guardarmi attorno, la schiena appoggiata a quel bastone a cui la catena è legata e a ruotare senza neppure più allontanarmi per la paura stessa di sentire al collo la pressione che mi avrebbe trattenuto. Infine sono arrivato a sedermi per terra, sempre con la schiena appoggiata a quel bastone, a guardare il mondo scorrere al di fuori di quel cerchio. Le persone facevano cose che io non osavo neppure pensare ed io nella mia inadeguatezza restavo lì ad osservarle. Distolsi lo sguardo verso la fine. Guardavo solo lo spazio tra i miei piedi, le mie scarpe da bambino, pur di non vedere il mondo vivere là fuori. Avevo trent&#8217;anni ormai.<br />
Vorrei dire che non ricordo cosa sia stato a far scattare la scintilla anche se lo so benissimo. Non conosco l&#8217;intera cronologia delle situazioni, dei pensieri, delle emozioni, dei fallimenti, ma ricordo diversi istanti e nel tempo la consapevolezza che a cambiare dovevo essere io. Che le belle parole dal di fuori del cerchio non servivano nulla. Ricordo anche qualcuno che in piedi accanto al palo, accanto a me, nel mio cerchio mi parlava nell&#8217;orecchio e mi diceva cose, mentre io guardavo ancora lo spazio tra i miei piedi.<br />
Ma di tutto questo c&#8217;è una singola cosa che ho trovato incontrovertibile: dei cavalli l&#8217;unico ricordo che avevo era la delusione di non essere riuscito a salirci, di aver fallito nel tentativo di trovare il coraggio. Niente altro. Per me i cavalli erano quello. Mi misi a pensare ad altre cose nella mia vita, cosa ricordavo di Francesca? Di non aver avuto il coraggio di affrontarla fino a quando era diventato troppo tardi. Cosa ricordavo della scelta del mio piano di studi? Che avevo scelto la cosa più sensata e non quella che mi emozionava. Che ricordo avevo del suonare la chitarra? Che avevo temuto di non riuscire mai a suonarla come sapevo suonare il sassofono. Mi guardai indietro e la mia vita era più piena di rimorsi e di &#8220;se avessi&#8221; che di emozioni reali. Così piena di occasioni perdute che il mio rimanere lì ad aspettare un&#8217;occasione aveva un&#8217;aspetto terribilmente grottesco e ridicolo. Quello è stato il giorno in cui ho iniziato a vivere. Troppo tardi? Forse. Se lo avessi fatto prima ora sarei sposato? Sarei uno scrittore? Sarei un fisico nucleare? Sarei un atleta? Un musicista? Un cavallerizzo? Non sarei ciò che sono ora. Non mi sarei alzato in piedi a guardare quel bastone su cui ero appoggiato e non avrei provato ad allontanarmene, non avrei provato a strappare quella catena, non starei scrivendo queste cose. Forse non avrei mai imparato cosa significa amare, gioire, soffrire, a stringere i denti e lottare, a rialzarmi dalle cadute. Che cosa invece non ricordo più? Le volte in cui ho provato e fallito. Fallisco quasi ogni giorno ma il fallimento lo posso archiviare come esperienza, ci posso stare male, posso soffrirci come un cane ma non rimanere quel cane alla catena incapace di liberarsi. Fallire è brutto, fa male, ma apre la porta a nuovi tentativi nuove esperienze, nuovi mondi. Un giorno quando sarà il momento di andarmene vorrei girarmi indietro e guardare e non avere rimpianti, non avere più &#8220;se avessi&#8221; e vedere invece un prato costellato dei fiori che sono le esperienze vissute, come rose rosse baluardi di chi e cosa sono stato. Con le loro spine, alcune di bellissimi colori cangianti altre appassite e secche ma ognuna vissuta. Di certo una, due, molte di loro saranno &#8220;quello che ho sempre cercato&#8221;, &#8220;quello che ho sempre desiderato&#8221;, &#8220;quella cosa che mi fa sentire completo&#8221;, &#8220;quello che mi fa sentire realizzato&#8221;, altre &#8220;quello che speravo&#8221;, &#8220;quello che credevo&#8221;, &#8220;quello che sarebbe stato bello funzionasse&#8221;, ma nessuna mai &#8220;Quello che avrei voluto provare&#8221;, &#8220;quello che chissà come sarebbe andata se&#8230;&#8221;</p>
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		<title>Sulle persone che amano la montagna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jun 2017 16:37:25 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono tre sport che amo in questo periodo. Ne ho fatti molti, più di quanti potrei ricordarmi cercando di fare un elenco in questo momento, non sono mai stato un patito di nessuno di questi, forse dell&#8217;atletica leggera a suo tempo. Gli sport che amo in questo periodo sono nell&#8217;ordine il running, la subacquea e il trekking. Ognuno ha il suo perché nell&#8217;economia della mia vita, ognuno ha il suo ruolo specifico.<br />
Il running lo vivo come espressione massima di solitudine. Lo vivo così un po&#8217; perché non sopporto molto di dover andare al ritmo di qualcun&#8217;altro che sia più o meno veloce di me. E non sopporto molto l&#8217;idea di costringere qualcun&#8217;altro al mio ritmo. Facendo running ho modo di pensare, di ragionare, di estraniarmi dalla realtà e osservando solo quei due metri che separano me dai prossimi tre passi lasciare fluire il tempo. Correndo il mio cervello si svuota abbastanza da poter pescare in quel mare enorme delle idee sconnesse. Se non corressi forse non sarei in grado di scrivere, se non scrivessi forse non sarei in grado di vivere. Da qualche ho parte ho letto che molti scrittori corrono, o almeno camminano molto, Murakami e King ne decantano i benefici, qualcuno dice che sia anche l&#8217;unico modo per rigenerare cellule del cervello. Onestamente credo sia una <span id="more-4461"></span>leggenda metropolitana ma mi piace pensare che sia così. A volte ci si chiede dove prendere le idee, se ci sia un luogo magnifico dove trovarle, per me sono lì. Quando corro o, ne parlerò credo più avanti, quando cammino. Le idee sono infinite, milioni e sono tutte banali. La cosa che le rende speciali, non sono le idee stesse ma le connessioni. Camminando e correndo dal mio punto di vista si creano le connessioni. Un bambino con poteri sovrannaturali è qualcosa di interessante? Un padre alcolizzato è qualcosa di interessante? Un albergo deserto è qualcosa di interessante? Sì. Ma banali. Estremamente banali e usate. Lo sono tutte e nessuna di queste è una storia. Un bambino con poteri sovrannaturali rinchiuso con un padre alcolizzato in un albergo isolato invece è <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Shining_(romanzo)"><em>Shining</em></a> e il resto è sotto gli occhi di tutti. Correndo ho qualcosa da fare per costringere la mia mente a non pensare al lavoro, alla bella ragazza che mi gira per la testa, all&#8217;organizzazione di complicate esistenze reali. La mia mente è libera di connettere cose. Non ci sono connessioni ad ogni corsa, non connessioni importanti almeno. Ma pian piano si accumulano concetti, linee, disegni, progetti, mondi, universi. E si infilano in cassetti che poi nel tempo si connetteranno a loro volta. Non voglio essere disturbato in questo processo. Correndo in città le persone che ti passano accanto sono concentrate, non so se sia perché connettono come me le proprie idee o perché in città sono tutti più stronzi. Ma nessuno ti saluta. Nessuno alza lo sguardo. Se lo fai tu ti guardano male.<br />
Il secondo sport è la subacquea. La subacquea è una dimensione a parte. La massima essenza di <em>siamo persone distinte ma senza l&#8217;altro potremmo morire</em>. Fiducia. La cosa più importante è fidarsi del proprio compagno, fidarsi ciecamente. Non del gruppo ma del compagno. Si impara che senza parlare, senza altro che gesti bisogna capirsi, aiutarsi, salvarsi se necessario. Bisogna aspettarsi, seguire il ritmo dell&#8217;altro, dettare il ritmo, guardarsi attorno e godersi il mondo sempre con un occhio all&#8217;altro. Se scompare sei fottuto anche tu. Quando questo lo amplifichi con il freddo e la scarsa visibilità del lago tutto si amplifica. Là sotto è un altro mondo. Altre connessioni ancora, là sotto il mondo è lento. Ti rendi conto che quando pensi di fare qualcosa il tuo corpo risponde dopo un tempo che  ti   pare   infinito    e    questo        ti           permette                         di                                analizzare                           lentamente     quello                   che                                     si                             connette                              dentro                         la                                        tua                                                                          testa.<br />
Lo capisci quasi solo una volta fuori, quando i processi biologici riprendono il corso normale, quando l&#8217;azoto si allontana dalle sinapsi del tuo cervello. Là sotto qualcosa si è connesso. Si connette anche in qualche modo l&#8217;anima con quella della persona a cui devi la vita, che ti deve la vita quando qualcosa va storto. E qualcosa una volta o l&#8217;altra va sempre storta. &#8220;I subacquei con molte immersioni sono persone molto fortunate&#8221; dice il mio di compagno. Ma nessuno di voi puoi comprenderne a fondo l&#8217;ironia senza essere stato la sotto per molte immersioni. I subacquei, le persone che si incontrano prima delle immersioni o dopo sono persone socievoli. Non succede mai, e dico mai, che un subacqueo ne incontri un altro senza socializzare. Per questo molti hanno un apposito adesivo sull&#8217;auto. Ci si ferma a chiacchierare, a chiedersi come è la visibilità, la temperatura, ci si chiede dove si va a mangiare dopo. Perché là sotto l&#8217;ossigeno dell&#8217;aria in pressione ti costringe a consumare molte energie, e quando sali hai una fame boia. Lo sanno tutti quelli che sono andati giù, e così tutti sanno che se ci sono dei subacquei quelli sanno dove andare a mangiare bene dopo l&#8217;immersione. I subacquei snobbano però. C&#8217;è una sorta di gara a chi ha <em>l&#8217;attrezzatura più lunga</em>. Uno che scende col <em>bibo</em> considera sfigato uno che scende col <em>mono</em>, un <em>DIR</em> considera scarso un non <em>DIR</em>. Lo si sa, non serve dirselo. Squadrano la tua attrezzatura e sanno la tua esperienza tecnica. O suppongono di saperla quantomeno. Però a mangiare e a bere una birra ci si va tutti assieme, scarsi, bravi, egocentrici e timidi. Non c&#8217;è niente di più buono del cibo dopo un&#8217;immersione. Ad eccezione del cibo dopo il trekking ovviamente.<br />
L&#8217;ultimo sport è il trekking. Credo sia sia compreso però che in questa classifica ho tenuto per ultimo quello che amo di più. Il trekking è la summa di entrambi i lati positivi di corsa e subacquea, con qualcosa in più. La cosa che amo di più del trekking è senza dubbio ciò che ho già detto. Lo spazio, il tempo, lo spaziotempo nella mia testa. Le connessioni che si creano dentro la mia testa. Ma qui le connessioni si creano anche con le altre teste. Camminare con qualcuno significa attendersi. Significa affrontare un mondo difficile assieme, significa parlare, raccontarsi, essere a nudo. Significa dimostrare all&#8217;altro cosa si è davvero perché se si fa trekking davvero prima o poi la difficoltà arriva e da quella esce il carattere, esce se sei uno sbruffoncello pieno di sé o se la tua esperienza è reale, e quando esce questo o va tutto bene, o va tutto male. Forse la cosa più bella del trekking in montagna sono le difficoltà perché creano connessioni tra le persone e sono le persone quelle che hanno dentro le storie, le vite, le espressioni, i caratteri. Perché tutto alla fine si riassume nella realtà, anche la finzione. Nel trekking tocchi la realtà delle persone, che non è quella che vedi nell&#8217;ambiente lavorativo, al cinema, ad una conferenza, ad una festa. Lì le persone sono nude. Le connessioni si alimentano, la vita si alimenta, l&#8217;amore si alimenta, il tutto si alimenta. Anche tu. Gli gnocchi di malga non sono niente male cazzo. E una fetta di soppressa spessa in un panino sfarinato con un bicchiere di vino mangiato lassù ha un sapore che neppure i subacquei hanno mai sentito. E poi ci sono le persone. La montagna a mio avviso va vissuta nei gruppi piccoli guardandosi attorno per ingrandirli. Le persone in montagna si salutano quasi tutte. Capisci se uno va in montagna spesso perché ti saluta, non perché ha gli scarponi della <em>Sportiva</em> o le scarpe della <em>Scarpa</em>. Poi eh&#8230; se va con le <em>All Stars</em> una domanda te la devi fare lo stesso ovviamente ma senza senso di superiorità, probabilmente tra qualche uscita le <em>All Stars</em> saranno distrutte, i piedi pure e quella persona saluterà la gente con le sue nuove calzature adatte, chissenefrega quanto costose. La gente lassù si saluta, la gente lassù se ti vede zoppicare o stramazzare al suolo ti raccoglie, si siede accanto a te e ti chiede come va. Ti cede l&#8217;ultimo sorso di acqua. Per me se sei stato in montagna con me, se abbiamo faticato, se ci siamo spogliati del mondo per arrivare ad una meta sei un&#8217;amico e questo non lo toglierà mai nessuno. Se poi mi hai dato un pezzo del tuo panino col salame allora siamo fratelli. Cioè non troppo letteralmente, se sei una ragazza potresti interessarmi comunque eh? Dammelo lo stesso un pezzetto di panino col salame. Se ti avanza. Io ti darò il mio.<br />
Lassù si stringono rapporti che quaggiù non puoi immaginare. Infine tra tutte queste persone quelle che considero le migliori, quelle con cui condividerei davvero il mio mondo sono quelle che una volta scese dalla montagna salutano ancora le persone. Che quando vanno a correre non si arrendono e salutano anche quelli dallo sguardo basso che li guarderanno male, che chissenefrega se non ti piacciono le cose che piacciono a loro e se non vieni in montagna con loro perché sei una persona bellissima da scoprire lo stesso, perché non si sentono ne superiori ne inferiori a nessuno.<br />
Ecco. Queste sono le persone che amo.</p>
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		<title>Sale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Apr 2017 16:03:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Parte tutto da un suono basso e sordo. All&#8217;inizio neppure lo sento. Tutto parte da un suono basso e sordo, come un peso, come un oggetto dentro la parte bassa della mia pancia. Non ci faccio caso perché è qualcosa che non conosco. Non ci faccio caso perché la mia testa lo interpreta come qualcos&#8217;altro. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parte tutto da un suono basso e sordo.<br />
All&#8217;inizio neppure lo sento.<br />
Tutto parte da un suono basso e sordo, come un peso, come un oggetto dentro la parte bassa della mia pancia. Non ci faccio caso perché è qualcosa che non conosco.<br />
Non ci faccio caso perché la mia testa lo interpreta come qualcos&#8217;altro. Non lo conosco.<br />
Sale.<br />
Immagino sale, tra le mie labbra mentre il peso aumenta. Il suono sordo, basso, vibra.<br />
La mia bocca è secca, le mie labbra.<br />
Mi vibra la pancia, in basso, dentro nel profondo. Lo interpreto come qualcos&#8217;altro perché non sono in grado di capirlo, non sono più in grado di capirlo.<br />
Ne ho perso i ricordi ricoperti da strati di nulla.<br />
E intanto sale, lo sento quasi a bloccarmi lo stomaco. Vibra lento e pesante e si allarga. Sale.<br />
È nello stomaco che lo sento, che mi accorgo che qualcosa dentro si muove come un gorgo al contrario. Quello è il momento in cui apro gli occhi e osservo dall&#8217;altra parte i tuoi.<br />
Come un vortice -dalla parte bassa del mio stomaco- ruota, ed è acqua fresca, e aria, e pesci, e uccelli, e vita e spazio, è essenza non<span id="more-4390"></span> inesistenza. Ed è quello il momento in cui alzo la testa come colpito dal sapore fresco dell&#8217;essere. E vibra. Vibra.<br />
Vibra, esplode, urla tanto da fare esplodere la mente, tanto da diventare infinito tanto da far cessare il mondo intero.<br />
Ed ora vago, è un cosmo immenso, vago. Non ci sono più confini, non ci sono più le mura che avevo costruito attorno.<br />
C&#8217;è questo. Ed è tutto.<br />
<em>Que llegues bien a casa!</em></p>
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		<title>Chiudere gli occhi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Mar 2017 21:51:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;ho sempre fatto. Quando sono stanco, quando nella testa le cose non mi ci stanno più e devo lasciare che decantino, chiudo gli occhi. Ormai è un riflesso incondizionato che credo di portarmi dietro fino da quando ero un bambino. Non è solo riposare gli occhi si tratta proprio di non farci entrare più dentro le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ho sempre fatto. Quando sono stanco, quando nella testa le cose non mi ci stanno più e devo lasciare che decantino, chiudo gli occhi. Ormai è un riflesso incondizionato che credo di portarmi dietro fino da quando ero un bambino. Non è solo <em>riposare gli occhi</em> si tratta proprio di non farci entrare più dentro le cose, la luce, le persone, i luoghi e lasciare per un po&#8217; che i pensieri e tutte le cose che già ci sono entrate si riposino, un po&#8217; come aspettare a versare in un imbuto e guardare l&#8217;acqua che ruota nel gorgo e scende. Quel tanto da lasciare che ci sia altro spazio. Allora posso riaprirli. Il meccanismo è talmente consolidato che ha dei suoi automatismi e dei suoi riti. Se la luce è troppa devo necessariamente posare la parte rigonfia ed esposta dell&#8217;attaccatura dei pollici alla mano sugli occhi e strofinare, li sento secchi e resto immobile così per qualche secondo. Se invece sto camminando in genere prendo un riferimento a terra, la linea delle mattonelle ad esempio e continuo a camminare con gli occhi chiusi. Poi li riapro e guardo se sono rimasto a camminare in linea retta o no. In genere ci riesco e poi mi chiedo se qualcuno che mi veda da fuori si accorga o meno, se facendolo io barcolli o sembri camminare normalmente. Spesso mi succede in auto, quando sono passeggero, e le persone parlano a voce alta di<span id="more-4296"></span> cose inutili e che non mi interessano ma che non riesco a <em>scodare</em> abbastanza in fretta da ignorare. Le cose dette entrano dalle orecchie nella gran parte delle persone ma nel mio caso chiudere gli occhi equivale comunque a staccare dal mondo, come se fosse la luce, l&#8217;immagine a fissare le parole nella testa.<br />
Oggi le cose da pensare venivano da dentro, dai ricordi, dalle stronzate dette da qualcuno, dalle scelte. Oggi chiudere gli occhi era necessario perché le cose non entrassero più ma anche perché l&#8217;imbuto si svuotasse sia dal basso che dall&#8217;alto lasciando travasare tutto purché qualcuno smettesse di versare ancora. Un buon amico mi ha chiesto di uscire, sapeva di non potermi svuotare la testa ma sapeva anche che a volte urlare le cose, in faccia a qualcuno è meglio che tenersele dentro. Un buon amico queste cose le sa, le percepisce. Sa che è utile anche solo a rimetterle in ordine e guardarle una ad una. Mi ha dato appuntamento al <em>Dubliners</em>. Non ci andavo da&#8230; dall&#8217;ultima volta. Lo ricordo perfettamente da quanto, 76 giorni. Circa. Giorno più giorno meno. La chiamata ricevuta quel giorno, gli eventi precipitati. Tutto.<br />
Ho chiuso gli occhi.<br />
Li ho chiusi mentre <em>Gazzè</em> cantava la sua <em>Comunque vada.</em> Dalle casse stavano uscendo le sue parole<em> Scappa via scappa via cosa mai sarà/scappa via scappa via non tornerà/Ma resto chiuso e un&#8217;amica si frantuma/in un istante un grido svaniscono parole quasi mute/immagini sfinite e il sogno delle sue bugie/marcite intorno alla mia stanza/Curiosità lontana torna fra i pensieri/come giovani farfalle provano le ali/sconnetto me da tutto e tutti si sconnettono.<br />
</em>Sessantaquattro secondi. Sessantaquattro prima che la sua voce e quelle note venissero coperte da un frastuono improvviso. Li ho tenuti chiusi gli occhi. Sarebbe stato comunque tardi per cambiare il tempo ed avevo già compreso cosa stesse accadendo. Prima che il caldo della pelle colpita dall&#8217;airbag mi inondasse il volto ed il rumore dentro la testa della cartilagine del naso spiccasse tra il resto dei suoni prima del silenzio.</p>
<p>Non aveva più senso aprire gli occhi a quel punto.<br />
Lasciai defluire tutto.<br />
Lasciai defluire.<br />
Tutto.</p>
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		<title>La legge della conservazione del moto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Mar 2017 23:44:20 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <em>legge della conservazione del moto</em> mi ha sempre affascinato. Una volta l&#8217;ho vista tatuata sul braccio di una ragazza e per qualche decina di minuti l&#8217;ho trovata una cosa affascinante, non tanto il fatto che fosse <em>la legge della conservazione</em> del moto ma il fatto che fosse una ragazza con tatuata una formula di fisica. Avrei voluto chiederle il perché l&#8217;avesse tatuata e forse sarebbe stato un ottimo modo di attaccare bottone ma fortunatamente qualcuno prima mi ha tolto di impiccio chiedendolo al mio posto. Lei la trovava una cosa particolarmente romantica, suo moroso studiava fisica e glie lo aveva proposto e la formula aveva un significato molto bello, solo che non lo sapeva spiegare. Prese il telefono e cercò su wikipedia per spiegarlo. Lo trovai molto romantico, un po&#8217; come se mi tatuassi la faccia di Derek Shepherd perché mia morosa adora Grey&#8217;s Anatomy.<br />
La legge di conservazione del moto in soldoni dice che un corpo in moto dividendosi in più parti manterrà un baricentro tra tutte queste parti che continuerà a muoversi nella stessa direzione. Se era fermo il baricentro resterà fermo. Un po&#8217; come dire che se io e te siamo una sola cosa e ci allontaniamo qualcosa del nostro essere uno continuerà a rimanere lì al centro tra noi qualunque cosa facciamo. Era questo probabilmente quello che la ragazza col tatuaggio intendeva essere romantico.<br />
La legge della conservazione del monto è romantica se pesiamo uguale<span id="more-4290"></span>. Se invece uno dei due pesa di più il più leggero dei due inesorabilmente fuggirà più velocemente del più pesante. Mi chiedo quanto pesi il moroso della ragazza col tatuaggio.<br />
La legge della conservazione del moto, usata con molto meno romanticismo, è però anche ciò che permette ad un motore a reazione di funzionare, o ancor meglio è ciò che permette di andare nello spazio, di fuggire dall&#8217;attrazione gravitazionale, ed è per questo che oggi ne ho bisogno.<br />
La legge di conservazione del moto è quello che permette ad un gigantesco missile pieno di propellente di accelerare verso il cielo mentre il propellente stesso viene espulso velocemente dal motore, il baricentro tenderà a rimanere fermo, il missile a spostarsi in una direzione, il propellente bruciato nell&#8217;altra. Una volta usciti dall&#8217;atmosfera il gigantesco missile si sgancerà dalla struttura dividendosi dalla piccolissima capsula e per la <em>legge della conservazione del moto</em> la piccolissima capsula si allontanerà velocissima mantenendo il baricentro tra il gigantesco missile e lei  in movimento stabile dal punto di sgancio. In <em>Interstellar</em> ci fanno un discreto giochino romanticamente eroico verso la fine su questa cosa. Anche loro. Oggi, ieri oramai visto l&#8217;ora ho capito che l&#8217;unico modo che ho di sopravvivere è di abbandonare un peso ed andare avanti. Lasciare che un gigantesco mondo vada dove deve andare e smettere di preoccuparmene e lasciare che la legge della conservazione del moto faccia sì che quella minuscola parte del tutto che sono venga lanciata via, oltre i limiti che l&#8217;altra mi impone. Verso nuovi mondi, verso nuove cose. Perderò molto, anche forse quelle sensazioni latenti piacevoli sfuggenti, quella scatola nera chiusa, rinchiusa forse sorridente. Ma lascerò la follia alle spalle.<br />
Per questo mi ha sempre affascinato questa legge fisica, è buona per spiegare molte cose, ed è alla base di gran parte del resto.</p>
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		<title>Il pensiero e la tascendenza visti come quarta dimensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Feb 2017 17:22:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono sempre chiesto come esprimere il concetto di dimensioni fisiche aggiuntive a quelle che sperimentiamo quotidianamente, come spiegare a qualcuno di non avvezzo a tali teorie cosa possa essere una quarta dimensione o più. Lasciamo perdere come di consueto il fatto che una quarta dimensione, il tempo, la percepiamo ogni istante seppure non siamo in grado di interagirvi come con le altre e chiamiamo quarta una ulteriore &#8220;direzione&#8221; che non sia altezza, lunghezza o larghezza.<br />
L&#8217;esempio classico che ho sempre usato è funzionale e semplice ma non permette di vivere in prima persona una rappresentazione di quarta dimensione, l&#8217;ho preso dalla spiegazione classica che viene fatta nella divulgazione scientifica, a partire da Stephen&nbsp;Hawking, passando per romanzi di fantascienza come <em>Sfera</em> di&nbsp;Michael Crichton al geniale <em>Flatlandia</em> di&nbsp;Edwin Abbott Abbott che ho già citato altre volte.<br />
Recentemente una persona senza volerlo mi ha aperto un mondo, parlava di tutt&#8217;altro e mi ha dato un idea che ritengo particolarmente efficacie per estendere tale esempio classico e riportarlo alla nostra realtà. Non pretendo che tale spiegazione abbia una valenza scientifica ma piuttosto una valenza filosofica che possa aiutare ad una maggiore comprensione scientifica.<br />
L&#8217;esempio classico è il seguente: immaginiamo un universo formato da una linea retta e i cui abitanti siano dei segmenti. Assumiamo che ogni segmento possieda due occhi, uno ad un capo ed uno all&#8217;altro in modo da poter vedere la direzione in cui si muoverà. Ogni segmento sarà in grado di vedere gli altri segmenti solamente come un punto che si avvicini o si allontani ed una volta raggiunto il segmento accanto non potrà sorpassarlo. La percezione del segmento di se stesso e degli altri sarà necessariamente il puntino che è la proiezione del suo corpo e non gli sarà possibile vedere altro, quello che noi &#8220;da fuori&#8221; riconosceremo come la linea che forma il segmento dal suo punto di vista sarà semplicemente il suo &#8220;interno&#8221;. Allarghiamo ora quell&#8217;universo e rendiamolo a due dimensioni, un immenso foglio bianco su cui possano muoversi diverse figure geometriche. Non importa quale sia la figura ma ognuna di esse percepirà le altre figure come linee. Gli occhi di ogni figura saranno all&#8217;altezza di questo foglio-universo e tali occhi percepiranno la proiezione su una dimensione, la larghezza, di ciò che è il loro corpo a due dimensioni. Quello che noi da fuori percepiamo come <span id="more-4214"></span>l&#8217;area dalla figura viene percepita anche in questo caso come il proprio &#8220;interno&#8221;. In un mondo a tre dimensioni avremo uno spazio a cui è dato il dono dell&#8217;altezza. Ogni figura che vi si muova, un cubo, una piramide, un essere umano, percepirà la propria figura e quella dei suoi simili in due dimensioni. avendo semplicemente un&#8217;altezza ed una larghezza ma non sarà in grado di percepire la reale profondità. Ora direte &#8220;non è vero&#8221; ed invece è vero, i mezzi che usiamo per interpretare la realtà, ossia i colori, la riflessione della luce ed altro sono mezzi che se tolti di mezzo ci impediscono di percepire la terza dimensione, esattamente come sul foglio in <em>Flatlandia</em> le figure utilizzano la &#8220;nebbia&#8221; per interpretare le proiezioni e capire le forme. Se ancora rimaneste convinti che siamo in grado di percepire tre dimensioni allora potrei spingermi oltre dandovi ragione e dicendovi che noi viviamo in quattro, che la quarta è il tempo e che non siamo in grado di percepirla se non rendendoci conto dei cambiamenti che accadono nel percorrerla. Quindi interpretando le altre tre dimensioni in funzione della quarta.<br />
Questo esempio dimostra come per induzione sia definibile che un essere vivente su n dimensioni sia in grado di fatto di percepire n-1 dimensioni e al massimo di interpretare in qualche modo l&#8217;ennesima. Quello che però definirà &#8220;il proprio interno&#8221; è di fatto quello che è la dimensione n+1.<br />
Lo so, al momento non ho aperto nuovi orizzonti e probabilmente aumentato la complessità, ma presto arriverò al punto.<br />
Un secondo esempio sempre prendendo in considerazioni universi proiettati su diverse dimensioni è il punto di vista dello spostamento. Prendendo in esame nuovamente l&#8217;universo formato da una linea, quello ad una dimensione i suoi abitanti non avranno mai modo di oltrepassarsi, potranno toccare i propri vicini ma non oltrepassarsi, per poterlo fare avrebbero bisogno di una seconda dimensione, la larghezza. In un mondo bidimensionale, il foglio, gli abitanti possono ruotarsi attorno e girare liberamente ma una figura che si trovasse all&#8217;interno di un altra non potrebbe muoversi uscendone, se non passando dall&#8217;altezza, ossia la terza dimensione, la n+1. In un mondo a tre dimensioni, molto simile al nostro, le figure possono passarsi di fianco in due modi o sopra o sotto. Se una figura però è all&#8217;interno di un altra, siete chiusi in una scatola, non è possibile uscirne se non passando da una ipotetica quarta dimensione, la n+1, sempre quella che percepiamo come interna.<br />
Con questo ho finito i due esempi classici e posso introdurne per estensione un&#8217;altro, ossia <em>il pensiero</em>. La frase che ha stimolato la mia attenzione è stata in una chiacchierata sull&#8217;interiorità un qualcosa come &#8220;Se invece entriamo nella dimensione del pensiero&#8230;&#8221;,&nbsp;<em>La dimensione del pensiero</em>.<br />
Se vogliamo il pensiero, il pensare è qualcosa che sta dentro di noi, lo attraversa e ci permette di fare una forma di viaggio che non include le tre dimensioni classiche, non ci spostiamo avanti, di lato o in su, ci muoviamo dentro, in una dimensione che non siamo in grado di percepire con i cinque sensi ma che di fatto non è assolutamente trascurabile. Dentro di noi, come la seconda&nbsp;dimensione è percepite come interno dalla linea, o la terza è percepita come interna dalla figura piana. Il pensiero, il movimento in esso, la capacità di farci viaggiare in qualche modo all&#8217;esterno della nostra fisicità credo sia la cosa che più si avvicina alla comprensione di una dimensione superiore alle tre classiche, una dimensione, una direzione che possiamo percepire, comprendere e vivere ma che trascende le tre.<br />
Non ha caso chi parla di&nbsp;<em>trascendenza</em> nell&#8217;uomo, che ne parli in senso religioso, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Trascendenza">filosofico</a> o in <a href="https://elementidipsicologia.wordpress.com/2013/12/18/lo-sviluppo-dellidentita-personale-erikson/">psicologia</a> è un viaggio all&#8217;interno di se verso una crescita, un cambiamento, un preciso percorso che non viene considerato fisico perché non attraversa le tre dimensioni.<br />
Ripeto, non pretendo che abbia una valenza scientifica di alto livello ma mi sembra un buon esempio per la comprensione di un concetto altrimenti difficilmente immaginabile, e poi chissà se davvero il pensiero fosse una dimensione quali altre porte si aprirebbero!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>17</p>
<p>Un cortometraggio su <em>Flatlandia</em> girato da Michele Emmer nel 1982</p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>“Io sono riuscito a camminare sulla Luna. Cos&#8217;è che non puoi fare tu?”.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 13:42:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ieri se ne è andato uno dei miei miti, Gene Cernan. In pochi lo ricordano di fronte ai più blasonati Neil Armstrong o Buzz Aldrin, ma lo ricordo con grande affetto. Ho sempre trovato affascinante l&#8217;epoca dei pionieri dello spazio, forse l&#8217;ultima grande conquista dopo Cristoforo Colombo: salire su una navicella poco più grande di te [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri se ne è andato uno dei miei miti, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Eugene_Cernan">Gene Cernan</a>. In pochi lo ricordano di fronte ai più blasonati <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Neil_Armstrong">Neil Armstrong</a> o <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Buzz_Aldrin">Buzz Aldrin</a>, ma lo ricordo con grande affetto. Ho sempre trovato affascinante l&#8217;epoca dei pionieri dello spazio, forse l&#8217;ultima grande conquista dopo Cristoforo Colombo: salire su una navicella poco più grande di te ed andare là dove nessun&#8217;uomo è mai stato prima, lontano centinaia di migliaia di km da terra senza possibilità di recupero.<br />
Lo si ricorda come &#8220;L&#8217;ultimo uomo a camminare sulla luna&#8221; ma ha fatto parte del piccolo gruppo di Astronauti che vi camminò fin dal primo giorno, fu il secondo americano ed il terzo uomo in assoluto a camminare liberamente nello spazio con la missione Gemini 9 per effettuare una serie di esercizi e di prove di macchinari all&#8217;esterno della nave, successero cose che abituati alla fantascienza non ci aspetteremmo come l&#8217;appannarsi della visiera e il non avere appigli sufficientemente ergonomici per portare a termine la missione.<br />
La sua seconda missione fu Apollo 10, e lo scopo fu portare il LEM (modulo di allunaggio) a 15 km dalla luna per poter fare i test che avrebbero permesso ad Apollo 11 di atterrare con Armstrong e Aldrin.<br />
Alla terza missione, Apollo 17 fu concesso anche a lui di sbarcare e mettere piede sul suono lunare assieme ad <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Harrison_Schmitt">Harrison H. Schmitt</a>, ultimo uomo a mettere il piede sulla luna ma penultimo a risalire subito prima di Cernan. Sulla luna si prese la libertà di scendere dal Lunar Rover e tracciare sulla sabbia tre lettere<span id="more-4126"></span>: TDC, Teresa Down Cerdan lasciando così per sempre le iniziali della propria bambina dove nessuno potrà mai cancellarle, ne vento, ne pioggia ne altra forma di intemperia.</p>
<p><figure id="attachment_4129" aria-describedby="caption-attachment-4129" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="4129" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/io-sono-riuscito-a-camminare-sulla-luna-cose-che-non-puoi-fare-tu/tracy-cernan-eugene-cernan/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?fit=600%2C450&amp;ssl=1" data-orig-size="600,450" data-comments-opened="1" data-image-title="Tracy e Eugene Cernan" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Tracy e Eugene Cernan&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?fit=600%2C450&amp;ssl=1" class="size-medium wp-image-4129" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=300%2C225&#038;ssl=1" alt="Tracy e Eugene Cernan" width="300" height="225" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=100%2C75&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=24%2C18&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=36%2C27&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=48%2C36&amp;ssl=1 48w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?w=600&amp;ssl=1 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-4129" class="wp-caption-text">Tracy e Eugene Cernan</figcaption></figure></p>
<p>Sulla sua storia ha scritto un libro ed è stato tratto un bellissimo documentario che si può vedere su Netflix: <a href="https://thelastmanonthemoon.com/">The Last Man On The Moon</a>, purtroppo mai tradotto in italiano se non nei sottotitoli ma comunque emozionante e di enorme impatto.</p>
<p>Tutto quel mondo di viaggi durò solo tre anni da quando iniziarono quei viaggi fino all&#8217;ultimo ed ora di quei dodici uomini che sono stati lassù ne restano in vita solamente sei a memento di cosa l&#8217;uomo era in grado di fare con tecnologie che oggi appaiono obsolete ma con la passione di chi ci crede fino in fondo ed è disposto a perdere la vita per un sogno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per i più pigri un veloce riassunto sulla sua vita da uno dei miei divulgatori scientifici preferiti: <a href="https://www.youtube.com/user/link4universe?cbrd=1&amp;ucbcb=1">Link4Universe</a> con divertenti scene di Gene che canta sulla luna o che inciampa e cade, sempre sulla luna stessa.</p>
<p><iframe loading="lazy" class="youtube-player" width="550" height="310" src="https://www.youtube.com/embed/_AjlfB3zAuU?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
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		<title>&#8220;Traffico. Io vivo altrove.&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2016 10:17:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ogni tanto le cose ritornano, come cicli come onde. Il ricordo di un passato è più bello quando arriva inaspettato. Non cambierà la mia vita, non il passato. Lo ha già fatto ed è stato bello per questo. Un tempo ero una di quelle persone da foto di cose vecchie per rimuginare e ripensare, poi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni tanto le cose ritornano, come cicli come onde. Il ricordo di un passato è più bello quando arriva inaspettato. Non cambierà la mia vita, non il passato. Lo ha già fatto ed è stato bello per questo.<br />
Un tempo ero una di quelle persone da <em>foto di cose vecchie</em> per rimuginare e ripensare, poi nel tempo ho capito come non importi ricordare necessariamente chi c&#8217;era in quel posto, cosa hai fatto, cosa hai visto. Preferisco che ciò che non è stato importante finisca lentamente nell&#8217;oblio delle cose dimenticate, preferisco che nella mia testa ci sia lo spazio per tutto quello che devo ancora vivere, per accumulare ricordi nuovi. Ed è la memoria a scegliere cosa fosse importante. Come un girasole preferisco guardare verso la luce e muovermi verso un divenire. Ed è in questo contesto che i ricordi importanti, le cose che ti hanno portato ad essere quello che sei emergono talvolta come una carezza od un sorriso che ti dicono che sì, stai andando nella direzione giusta, che sì esiste una linea diretta che porta da quel che eri a quello che sei ed è quella che puoi seguire passo passo da quel ricordo emerso a tutti e soli quei ricordi che ad esso sono legati. Ed è bello sorriderne e voltarsi sentendo che sono ancora lì, che sono in qualche modo come quando sai di avere con te una squadra di persone di cui fidarti e non ti importa di vederle, perché sono lì.<br />
Stanno cambiando tante cose, e questo mese sembra essere crocevia di novità sotto ogni campo della mia vita che davvero abbia un interesse per me.<br />
Mi è stato chiesto diverse volte in questi mesi, forse ormai in questi anni da dove venga la tranquillità che mi porto dentro, la serenità. Qualcuno dice che <em>non me ne freghi nulla delle cose</em> oppure che non provi sentimenti. Non è così. Credo di aver raggiunto oggi, e spero per lungo tempo una situazione di stabilità interiore che mi permette di non spostarmi prendendo colpi, o di spostarmi quel tanto da non risentirne. La consapevolezza che posso cambiare direzione, non significa aver perso, significa aver scelto.<br />
Brulica di novità il mondo e la <a href="https://www.staipa.it/blog/la-vita-e-stupenda/">vita continua a rimanere stupenda</a>.<br />
Due situazioni in questo periodo mi hanno fatto riflettere su questo mio <em>mondo di pensare</em>.<br />
In due su un cinquantino con le gomme lisce, tachimetro e contachilometri rotti, che probabilmente perdeva carburante e non gli funzionava il segnalatore della riserva, eravamo su una strada bianca disastrata sull&#8217;isola di Milo nelle Cicladi in Grecia. In caso di problemi in quella zona dell&#8217;isola l&#8217;assicurazione del noleggio non avrebbe coperto nulla e non sarebbe venuto a prenderci. Alla guida un caro amico mi ha chiesto &#8220;Ma se buchiamo? Non hai paura se buchiamo?&#8221;. Non ci ho pensato ed ho risposto &#8220;No.&#8221;.<br />
Ci ho messo un po&#8217; a chiedermi perché non avessi paura, se io fossi un temerario privo di sentimenti o ci fosse altro. Mi sono chiesto se avessi paura di farmi male, e quella l&#8217;avevo. Avevo paura di cadere su quei sassi, avevo paura di farmi male io o che se ne facesse lui, ma non avevo paura di bucare nonostante i cinque chilometri di sterrato, le salite e le discese. La risposta è arrivata solo qualche tempo dopo quando mi sono reso conto che mi sarei quasi divertito se fosse successo. Ero consapevole che avremmo faticato un mondo, che ci saremmo devastati di fatica, che eravamo quasi senza acqua sotto il sole, che avremmo perso l&#8217;intera giornata prima di arrivare in una zona dove ci sarebbero venuti a prendere. Ma ero consapevole, sono consapevole, che a distanza di qualche settimana l&#8217;avremmo raccontata come un&#8217;esperienza di cui ridere. Che qualunque cosa difficile, ti rende più forte e ti fa ridere di tutto. Sarebbe stata semplicemente un altra esperienza che sarebbe rimasta indelebile dentro, un ricordo per sempre, indipendentemente dalle foto. Avremmo suggellato per sempre un&#8217;immagine nelle nostre memorie e non sarebbero serviti file jpg per ricordare con chi eravamo, come eravamo, cosa era accaduto. Per questo non ne avevo paura.<br />
Tornando da quel viaggio sono passato da una stazione in cui tanti anni fa, nel 1999 avevo fatto una scritta sul pavimento. L&#8217;avevo fatta per una ragazza per cui avevo una cotta adolescenziale, una delle tante per le quali ho avuto cotte adolescenziali per lo più dimenticate. Non mi servono decine di foto per ricordarla e non averne rende quella persona speciale, diversa da tutti perché la ricordo. Ho portato per anni nel portafogli un foglietto bianco scritto con una penna oro. Prima di venire rapinato. Quel foglietto è l&#8217;unica cosa persa in quella rapina che ricordi e mi manchi oggi.<br />
&#8220;Traffico. Io vivo altrove.&#8221; firmato <em>Torne</em>. Per lei ho scritto la prima raccolta di poesie organiche dopo decine scritte a caso su un quaderno privo di ordine. Ho scritto la prima cosa con un inizio, un percorso ed un termine. Eravamo due persone diverse, incompatibili, ci siamo frequentati per davvero poco tempo ma intenso. Non ci siamo più cercati.<br />
&#8220;Traffico. Io vivo altrove.&#8221; l&#8217;ho sempre trovata una piccola chicca di ermetismo Ungarettiano che nella sua semplicità mi ha stupito e negli anni è cambiata per me. Da un sentirsi alternativo e diverso forzatamente con un senso di superiorità come lo vivevo da adolescente oggi è ancora una frase che mi porto dentro come incisa. Più di quel &#8220;La vita è sogno fanne realtà&#8221; che porto appesa al collo ogni giorno dal 19 luglio 2006. Io vivo ancora altrove, lontano dal traffico. Guardo le persone litigare, muoversi agitate, guardo attorno a me accadere cose, e sono sereno. Non vivo lì. Non sono nella confusione del lavoro che faccio, non sono nei bisticci sulla politica stupida, non sono nel social network. La mia vita, quella vera, quella di cui sono pienamente soddisfatto è altrove, sulle montagne, nei boschi, sotto il pelo dell&#8217;acqua, nel dolore dei muscoli affaticati, nel piatto cucinato per qualcuno, nelle birre in un locale, nelle infinite frasi che scrivo, nei miei gatti e nel conte Frederick. Il lavoro cambiatemelo, martoriatemici, affaticatemi, chiedetemi di litigare di politica e mi ci butterò, ditemi che quello che scrivo fa schifo, buttatemi merda addosso. La mia vita è altrove.<br />
C&#8217;è un&#8217;altra risposta in tutto questo: vivo solo perché non mi interessa avere accanto qualcuno che non viva dove vivo io, che non viva <em>altrove</em>. Un girasole che guardi avanti, e non nel traffico di questo mondo.</p>
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		<title>Àncora.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2016 22:27:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La verità è che non importa niente. Non importa il tempo. Non importa lo spazio. Non importa. Solo un istante breve non serve accada nulla. Un istante breve lungo immobile. Non importa. Cancello tutto. Torno indietro. Mi riporti alla partenza. E ricomincio di nuovo a tentare di allontanarmi, di andare altrove, di cercare altri mondi. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La verità è che non importa niente.<br />
Non importa il tempo.<br />
Non importa lo spazio.<br />
Non importa.<br />
Solo un istante</p>
<p>breve</p>
<p>non serve accada nulla.<br />
Un istante</p>
<p>breve</p>
<p>lungo</p>
<p>immobile.</p>
<p>Non importa.</p>
<p>Cancello tutto. Torno indietro.<br />
Mi riporti alla partenza.</p>
<p>E ricomincio di nuovo a tentare di allontanarmi,<br />
di andare altrove,<br />
di cercare altri mondi.</p>
<p>E poi tu.<br />
Di nuovo.<br />
Di nuovo ancora.</p>
<p>Non cambierà.<br />
Non ancora.<br />
Àncora.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Spostamenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2015 22:39:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non è nulla, è tutto, è qualcosa. Penso, penso ancora decido complotto alle mie spalle e scelgo poi d&#8217;un tratto al vedere il tuo sorriso qualcosa si sposta. Come se cadessi e poi mi spostassi di lato, o come il mondo si spostasse, come se il tuo volto fosse una tessera di quei mini puzzle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è nulla, è tutto, è qualcosa.<br />
Penso, penso ancora decido complotto alle mie spalle e scelgo<br />
poi d&#8217;un tratto al vedere il tuo sorriso qualcosa si sposta.<br />
Come se cadessi e poi mi spostassi di lato, o come il mondo si spostasse, come se il tuo volto fosse una tessera di quei mini puzzle fatti di otto quadrati ed uno spazio e come se questa tessera facesse d&#8217;un tratto due movimenti, in basso, a sinistra o come il resto dell&#8217;universo facesse il movimento opposto.<br />
Non è nulla, è tutto, è qualcosa.<br />
Penso, penso ancora decido complotto alle mie spalle e scelgo<br />
guardo le mie mani -ferite-, le mie dita -morse-,<br />
tremano come sporche, troppo sporche per toccare il tuo viso.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Stretto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 17:22:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi sento soffocare,nel silenzio.Mentre con occhi enormi mi guardi e non comprendi, occhi vitrei e&#160;vuoti, giganteschi come quelli di una bambola mi osservi e non&#160;comprendi, sento il tuo calore stringermi, sento il tuo cuore battere lento ma in&#160;contro tempo rispetto al mio veloce.Sento le tue dita stringermi e non capisci.Soffoconon respironon c&#8217;è spazio per i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mi sento soffocare,<br>nel silenzio.<br>Mentre con occhi enormi mi guardi e non comprendi, occhi vitrei e&nbsp;vuoti, giganteschi come quelli di una bambola mi osservi e non&nbsp;comprendi, sento il tuo calore stringermi, sento il tuo cuore battere lento ma in&nbsp;contro tempo rispetto al mio veloce.<br>Sento le tue dita stringermi e non capisci.<br>Soffoco<br>non respiro<br>non c&#8217;è spazio per i miei polmoni<br>non c&#8217;è&nbsp;spazio per la mia pelle a respirare<br>non c&#8217;è spazio per il mio cuore&nbsp;che batte<br>-vorrebbe battere-<br>veloce.<br>Non c&#8217;è spazio.<br>Non capisci.<br>Non capisci che potrei essere il tuo principe che&nbsp;potremmo essere padroni di un regno tutto nostro, di un disegno, di&nbsp;un grande infinito universo di Noi?<br>No. Non capisci e ridi inconsapevole crudele, ridi e mi guardi, guardi la mia faccia buffa e sorridente e ridi come a guardare un clown mentre dentro me solo so la verità, so chi o cosa sono. Chi o cosa sono stato un tempo prima di tutto questo, prima di essere ridotto dagli eventi in questo stato. Ridi, e ridi e ancora ridi e mi indichi e ti scatti fotografie con me come per ricordare per sempre di avermi tenuto in mano, di avermi tenuto in tuo potere.<br>Sento le energie andarsene, prima lentamente e poi più velocemente e fatico a non svenire osservandoti mentre sono immobile, immobilizzato, incapacitato, terrorizzato, mentre sento esplodermi la testa e smettere di esplodermi e l&#8217;aria mi manca, mi manca insopportabilmente mi manca e tu ridi e mi fotografi perché mentre non comprendi ti appaio buffo, perché mentre la mia bocca si inarca con gli angoli verso l&#8217;altro anche la tua lo fa e mostri i denti ma quello che credi essere un sorriso non lo è davvero, non lo è dentro, è solo un riflesso condizionato.<br>Vorrei poter baciare quelle labbra, vorrei potessero baciarmi e rivelare il vero, rivelare quello che sono dentro, o vorrei poter almeno fuggire da te, allontanarmi in un balzo e non sentire più il tuo odore, non sentire più palpitare la tua pelle mentre la mia soffoca, mentre il mio cuore ormai rallenta mentre il mio cuore forse si sta fermando, mentre tu credi che questo sia un sintomo di rilassamento e non di svenimento, mentre tu mi interpreti con gli occhi della tua esperienza completamente diversa da quella che può essere la mia, probabilmente per sempre diversa da quello che sarà la tua.<br>Ma ridi e ridi ancora facendomi carezze che ritieni dolci sulla testa, stringendo il mio cuore nel pugno, soffocandomi ancora ed ancora.<br><span style="line-height: 1.5;">Provo a parlarti -unica speranza- provo a dirti ciò che credo ma so che non capirai&nbsp;mai.<br></span><span style="line-height: 1.5;">&#8220;</span><em style="line-height: 1.5;">Cra. Cra. Cra.</em><span style="line-height: 1.5;">&#8220;<br></span><span style="line-height: 1.5;">&#8220;</span><em style="line-height: 1.5;">Cra. Cra. Cra.</em><span style="line-height: 1.5;">&#8220;<br>E solo allora, chissà perché, mi posi a terra.</span></p>
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		<title>Europa 3</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2015 20:40:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Partirà nella notte qui l&#8217;han chiamato Europa 3 Nello spazio infinito che fa sentire vicino a dio cercherò il futuro là nasceranno altre città Certo che mi mancherà questa vecchia gente che mi saluta spera solo in me che ho paura da nascondere su una stella nuova per ritrovare quello che qui non c&#8217;è” -Timoria- [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">“<em>Partirà nella notte qui l&#8217;han chiamato Europa 3 </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Nello spazio infinito che fa sentire vicino a dio cercherò il futuro là nasceranno altre città </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Certo che mi mancherà questa vecchia gente che mi saluta spera solo in me che ho paura da nascondere su una stella nuova per ritrovare quello che qui non c&#8217;è</em>”</p>



<p class="wp-block-paragraph">-Timoria-</p>



<p class="wp-block-paragraph"><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/8iNkeN4TK9A" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’immagine della terra come la si rappresentava nelle antiche cartine verdi e azzurre è oramai un ricordo del passato, oggi è ormai arancione e grigio, le calotte artiche sono quasi irrimediabilmente sciolte e se ne vede vagamente traccia guardando il mondo da fuori come due piccole zone di un grigio più chiaro, non bianco. <em> Quello che resta delle calotte artiche è ormai ricoperte delle polveri grigie che inglobano nei cicli in cui la superficie si scioglie e si congela di sei mesi in sei mesi ed ogni volta si congelano più piccole.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Nel giro di pochi anni il processo potrebbe invertirsi verso una nuova glaciazione, l’atmosfera è divenuta irrespirabile </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non vi è più traccia di azzurro e verde osservando da fuori il nostro pianeta ma oramai grigio e ocra sono i colori predominanti, intervallati talvolta da nubi spesso di colori iridescenti ricche di anidride solforica ed altre sostanze, non si vedono più luci ovunque negli scorci notturni ma solo localizzate in pochi centri, non più di un paio per continente, tutti ricoperti da enormi calotte di vetro, il resto della civiltà o della vita in genere sembra aver lasciato posto ad un grande deserto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L’hanno mangiato i nostri padri e i padri dei nostri padri ed abbiamo continuato a mangiarlo noi ignorando volutamente ciò che stava accadendo attorno a noi.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Visto dalla terra il cielo è ormai divenuto rosso carminio e le temperature innalzate negli ultimi decenni, la fine delle risorse del pianeta azzurro. Sembra di essere in un eterno tramonto come se tale tramonto fosse in effetti il tramonto non solo di una civiltà ma di tutto ciò che un tempo la circondava. Visto dal basso al di fuori delle cupole si vedono solo rovine antiche di quelle che potevano essere città, rovine che nonostante gli anni sono state intaccate solo dai crolli e dalla polvere che come in una sabbiatrice leviga gli spigoli e distrugge i colori, nessuna traccia della natura che con la vegetazione tenti di riprendersi il suo territorio, nessuna traccia di nulla che possa dirsi vivo. Il mondo all’esterno è di gradazioni tra il rosso e il giallo e niente altro. <em>Lo abbiamo mangiato, lo abbiamo mangiato, Abbiamo distrutto tutto nella Grande Guerra, abbiamo distrutto tutto. Non era bastata l’atomica, la bomba H, Hiroshima non ci ha insegnato nulla. I positroni. La bomba a positroni.</em> Neppure l’estetica ormai anacronistica di un fungo atomico ma solo morte silenziosa ed immediata, da una parte all’altra del pianeta, distruzione, auto distruzione, nel giro di pochi secondi come un lampo che provenisse da un lato della sfera entrasse all’interno in direzione perpendicolare e poi si allargasse come un cilindro a riempire tutto il volume e la superficie. Poi colori cangianti, l’aria stessa rarefatta, cadaveri ovunque, cadaveri nelle città, cadaveri nella savana cadaveri galleggianti sulla superficie del mare, anche mostri marini sconosciuti, calamari giganti in superficie spinti da questa forza distruttiva ed uccisi e piante distrutte cadute ancora verdi ma prive di vita, intere foreste di conifere abbattute, con ogni singolo albero sradicato e comunque morto dentro cellula per cellula infinità di insetti caduti dal cielo o morti nella terra o nelle piante senza sapere neppure di esserlo, infiniti batteri, amebe, esseri monocellulari le cui membrane si sono rotte lasciando i citoplasmi uscire come uova rotte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Gli unici esseri viventi salvatisi furono qualcosa come dieci o dodici comunità sparse per il mondo di cui attualmente solo alcune sono in grado, o vogliono, comunicare con le altre e parlare delle loro posizioni geografiche</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Le comunità più colte tra le più ricche pochi anni prima dell’aggravarsi della situazione bellica mondiale avevano costruito degli scudi positronici i una potenza sufficiente a deviare il fascio positronico più potente conosciuto all’epoca </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Enormi bunker sotterranei in piombo ricoperti sulla superficie di un materiale riflettente polarizzabile a cariche negative erano stati costruiti in alcune zone del mondo, ovviamente vennero popolate nella situazione di emergenza da persone potenti o importanti strategicamente come scienziati, costruttori, ingegneri. Molte di queste strutture vennero spazzate via piegandosi come scatolette e lasciando entrare radiazioni e particelle facendo esplodere una ad una le cellule che componevano i corpi di queste persone. Senza quasi dolore, o forse un dolore immenso concentrato in un istante di una brevità dell’ordine del millesimo di secondo. Come un raggio improvviso ogni corpo rimase come molle e privo di vita, della consistenza della verdura scongelata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Gli unici bunker che ressero realmente erano in alcuni centri scientifici dove il lavoro fu fatto con l’intelligenza e non con il profitto</em> Da allora i centri di “<em>civiltà</em>” ancora presenti sono delle specie di riserve indiane. Qui in una di esse vive il nostro protagonista “<em>Non credevo saremmo arrivati a questo punto, non lo credevo</em>” Un uomo, un uomo come lo erano in tanti altri, i tratti asiatici tradiscono gli danno un aria forse più giovane ma i capelli brizzolati ne tradiscono un’esperienza maggiore di quanto appaia. Indossa una tuta azzurra, omaggio al colore della terra, larga e morbida, una tuta spaziale. Ai polsi sono presenti anelli per l’aggancio di guanti e alla collo un anello più largo per l’aggancio del casco. Non vi sono loghi ne bandiere “<em>Le bandiere non hanno più senso in un mondo dove nessuno vuole distinguersi e sentirsi più potente di un altro</em>” ne nessuna immagine distintiva. Non vi sono telecamere di grandi annunci ma tutti i due o trecento abitanti radunati attorno a lui e ad altri due uomini ed una donna vestiti allo stesso modo. L’unica scritta è impressa sulla carena dell’enorme mezzo alle spalle dell’uomo, “Europa 3”. Il mezzo è al contempo avveniristico ed artigianale, la livrea bianca e lucida riflette la luce rossa come nei grandi momenti ma il mezzo è costruito di materiali di recupero. Un tempo questa doveva essere una base di lancio per satelliti televisivi o sonde di qualche genere. Ma anche i loghi di questa società o base sono stati deposti, non c’è modo di sapere cosa fosse e probabilmente non importa. I tre motori a reazione sono spaiati diversi tra loro, il corpo dell’astronave somiglia vagamente a quello di uno shuttle ma le dimensioni sono decisamente ridotte rispetto a quest’ultimo, ha più l’aria di un grande aereo. “<em>Signori e signore ecco a voi </em>Europa 3<em>, la speranza per la rinascita di una nuova civiltà altrove, lontano da qui, è equipaggiata con il meglio della tecnologia recuperata”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">All’interno, accanto alla console di guida vi è un computer con cabinet vecchio stile, fissato con viti alla struttura stessa della console di guida, sta girando un software di diagnostica che sembra effettivamente in grado di visualizzare le componenti della navetta nonostante sia esteticamente un comune PC</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“ed è probabilmente l’ultima speranza per un mondo migliore, possiamo andare a recuperare i mezzi abbandonati su Marte”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Marte, visto da lontano non sembra più rosso e morto come un tempo, sulla sua superficie vi sono diverse cupole ricche di vita floreale ed alcune sembrano dei giganteschi zoo pieni di animali. Tutto però sembra abbandonato, non sembra esserci presenza umana ma tutto è fatto da automi che si occupano dell’approvvigionamento di risorse, della coltivazione, della produzione di cibo per gli animali e per le piante. Dei sensori indicano che le percentuali di gas nell’aria all’interno delle cupole è ottimale per l’uomo. Ogni cupola è collegata alle altre da tunnel stagni e talvolta si vedono aprire i portelloni tra una cupola ed un tunnel e passarvi attraverso un mezzo automatizzato che trasporta materiale da una all’altra parte, ogni cupola è dotata di una base di lancio e al centro della disposizione delle cupole stesse vi è una gigantesca base di lancio. I vettori presenti sulle varie basi di lancio sono numerosi anche se la gran parte è assente.<br><em>“Non abbiamo più modo di comunicare con il pianeta dopo l’esplosione ma stimiamo che i mezzi automatici dovrebbero aver continuato a funzionare nonostante l’abbandono e dovrebbero esserci ancora diversi vettori funzionanti. Dovrebbe essere possibile recuperarli”</em></p>
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		<title>Immergersi in te stesso (edited)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2015 17:05:53 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #999999;"><em>*il racconto è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale*</em></span><br>Non è buona norma in genere immergersi in solitaria,&nbsp;in tutti i corsi insegnano a scendere sempre con in compagno ma d&#8217;altronde sono molte le cose che non è buona norma fare, ad esempio scendere con&nbsp;un bombolino ean 70 in una immersione profonda, ad esempio, ma non credo che nessuno dei due rappresenti un problema per l&#8217;attività che ho scelto di fare oggi.<br>Questa è una bella sera di una stellata come poche volte se ne vedono, complice l&#8217;inverno&nbsp;e lo scarso turismo la gran parte delle luci sono spente e questo permette di vedere il tutto illuminato solo dagli astri e dalla luna che sta salendo lentamente all&#8217;orizzonte tra i monti. L&#8217;aria è frizzante e viva, e l&#8217;acqua assolutamente calma, un&#8217;ottima notte per un&#8217;esperienza come questa.<br>La preparazione dell&#8217;attrezzatura come sempre è veloce ma meticolosa, non vorrei avere qualche genere di imprevisto che mi tolga la calma assoluta&nbsp;che ho dentro.<br>La bombola è piena ma non credo mi servirà, il bombolino ben agganciato e con l&#8217;erogatore chiuso, i formalismi sono importanti.<br>La torcia è ben carica, della secondaria non credo di averne bisogno ma è qui nella tasca del GAV non si sa mai, giusto? Fermo un passante per chiudermi la muta stagna, pulisco la maschera e sono pronto.<br>Le panchine sono sempre un ottimo aiuto per un subacqueo, niente di più comodo che sedersi, allacciarsi il gav, la bombola, prendere in una mano il bombolino e la maschera, nell&#8217;altra reggere la torcia e le pinne, alzarsi e camminare verso lo scivolo di alaggio per le barche.<br>Ho fatto centinaia di volte questa immersione e la conosco ormai più del giardino di casa ma è da sempre la mia preferita: qui ho imparato e qui voglio stare per&nbsp;sempre.<br>Con l&#8217;attrezzatura sulle spalle scendo in acqua lasciando i vari oggetti minuti sul bordo dello scivolo, l&#8217;acqua non è fredda come mi aspettavo e questo è molto positivo. Indosso la maschera e faccio un paio di prove creando depressione all&#8217;interno ma entra aria&nbsp;quindi non è messa bene, la ricontrollo, la sistemo, perfetto. Ora prendo dallo scivolo&nbsp;le pinne e le indosso, questa è una delle cose più comode di questo punto di immersione, puoi stare in piedi tranquillo a prepararti in acqua ma la profondità aumenta velocemente spostandoti di pochi metri. Un&#8217;accoppiata vincente.<br>Controllo l&#8217;aggancio del bombolino al&nbsp;GAV e sono pronto: tutto è in&nbsp;ordine.<br>Mi guardo intorno, mi viene spontaneo fare il gesto di ok con il pugno sulla testa ma questa volta non c&#8217;è qualcuno a cui segnalarlo, alzo il corrugato, svuoto e scendo.<br>Ci vogliono solo pochi istanti e mi trovo a cinque metri, mi viene da sorridere pensando che ho dimenticato di portare la boa di segnalazione, anche questa è una di quelle cose che non si fanno ma non credo sarà un problema per nessuno.<br>L&#8217;immersione, il mio percorso preferito almeno, inizia scendendo qualche metro seguendo una sagola che parte dalla base dello scivolo di alaggio verso il largo, questa porta ad un piccolo canyon che lascia presagire l&#8217;immensa bellezza che da lì a poco colpirà il mio sguardo e la pace che porta.<br>Di notte si vede poco oltre a due pareti di roccia ognuna a pochi centimetri dalla spalla, potrebbe fare impressione detto così ma quaggiù è un altra cosa, tra queste due pareti si vedono scendere rapidamente le rocce da una decina di metri a oltre i trentacinque, di fronte il blu scuro&nbsp;assoluto, dietro le pietre della spiaggetta.<br>Ed è nel blu che bisogna andare, questo canyon in genere fa effetto di&nbsp;sfogo per le correnti e mescola i termoclini con il movimento di acqua che si incanala. Fermandosi all&#8217;inizio a volte sembra di avere il vento freddo tra i capelli&nbsp;ma&nbsp;non questa sera perché di inverno l&#8217;acqua in superficie non è sufficientemente calda ed i termoclini sono di conseguenza meno marcati. L&#8217;emozione di scendere da questo punto in ogni caso&nbsp;resta sempre unica. In pochi secondi sono a trenta metri, carezzo la valvola del bombolino ma non è ancora il suo momento: ora posso guardarmi attorno;&nbsp;il canyon scompare in alto e qui il buio è più forte, si vede solo quello che viene illuminato dal cono luminoso della torcia e puntando verso sinistra, verso il largo, la luce non può nulla contro l&#8217;oscurità infinita della notte. A destra invece le rocce color sabbia chiara&nbsp;mi sovrastano ed in un anfratto c&#8217;è il presepe, forse il punto di immersione&nbsp;più famoso da queste parti. Lo saluto rimanendo a guardarlo ancora qualche minuto mentre attorno non c&#8217;è alcun suono al di fuori delle bolle che escono dal mio erogatore. Ritmicamente. Circa ogni otto secondi.<br>Questo è ciò che vengo a trovare qui ogni volta: il silenzio così diverso dal silenzio del mondo di sopra, così diverso da ogni silenzio. Talvolta&nbsp;ci sono suoni,&nbsp;molti, ma pur sempre in qualche modo educati: quando l&#8217;acqua è mossa si sentono le rocce cozzare tra loro, i sassi muoversi con quel tipico suono secco e acuto che&nbsp;somiglia a quello che fa un accendino quando si accende, ma più acuto, più breve e secco. I suoni sott&#8217;acqua si propagano molto più velocemente che nell&#8217;aria, tanto da impedire di capire la direzione da cui provengono, ad esempio il suono dei motori delle barche somiglia&nbsp;a quello di una mosca che voli in modo costante, e anche questo se non lo si conosce è impossibile da comprendere, e non si riesce a capire da che parte arrivi, da che parte vada. I suoni qui ti avvolgono, e come essi sei parte del mondo, sei parte del mondo come il mondo è parte di te.<br>Allontanandomi dal presepe scendo di pochi metri e mi sposto, dovrei trovare qualche sette nano dallo strano nome, i subacquei hanno un umorismo particolare, il più famoso e storico si&nbsp;chiama &#8220;embolo&#8221; credo sia il più significativo oltre ad essere il primo che ho incontrato. Scendendo più in profondità, oltre i quaranta metri i riflessi cominciano a rallentare, tutto ciò che può essere tensione nel mondo di fuori qui dentro è così lontano, assente, così insignificante da scomparire. Non come se si rimpicciolisse e ridimensionasse ma proprio come se la superficie dell&#8217;acqua fosse un portale tra un universo ed un altro e tutto rimanesse nel proprio. Qui non esistono. Penso sempre all&#8217;immagine di &#8220;Stargate&#8221; nel momento in cui mi sto immergendo, c&#8217;è una consapevolezza diversa, una calma, un rilassamento che&nbsp;credo possa esserci simile solo nello spazio siderale. L&#8217;adrenalina non esiste ed il cuore batte lentamente, il respiro è lento e regolare, chiudendo gli occhi sembra quasi di sciogliersi e mescolarsi e far parte di questo tutto, ci si sente un niente parte di un tutto e al contempo un tutto con tutto.<br>Puoi vedere pesci muoversi lenti ed avvicinarsi curiosi, consapevoli che tu non sei un pericolo, a volte sfiorarli, puoi essere uno di loro, toccare i gamberi sotto quello che per noi è il collo e vederli muovere le zampette, puoi vedere cuccioli protetti da adulti ed infilarti in foreste di piante verde fluorescente, o osservare il modo sinuoso con cui le anguille avanzano,&nbsp;peccato che in genere duri poco meno di un ora prima di dover risalire per l&#8217;aria o per la saturazione dell&#8217;azoto che sia, ma non questa volta.<br>Il computer segna 66 metri,&nbsp;lentamente apro il bombolino, con un EAN 70 l&#8217;ossigeno-tossicità dovrebbe essere stata sufficiente a stordirmi a trenta metri a più di sessanta non dovrebbe volerci molto, ma il fondo qui supera agevolmente i cento e nel frattempo continuerò a scendere. Per sicurezza ho indossato molto più dei pesi che utilizzo in genere. Mi tolgo il gav, lo faccio ruotare davanti a me respirando ancora dalla bombola dell&#8217;aria, che nel frattempo chiudo. Ho ancora un paio di respiri prima che non esca più nulla, il tempo di rimettere il gav, e iniziare a respirare dall&#8217;erogatore del bombolino.<br>All&#8217;inizio sembra tutto normale, ma non potevo aspettarmi come diceva il mio istruttore che fosse &#8220;un colpo di pistola&#8221;, nulla nel corpo umano è così secco ed immediato credo,&nbsp;non che sia un medico, conosco solo quello che riguarda la subacquea, mentre scendo oltre la zona sabbiosa mi si avvicina un luccio enorme, sembra guardarmi ed io lo guardo, mi ruota attorno e si mette a testa in giù come un delfino, mi fa ridere e le bolle che escono dal mio erogatore lo fanno fuggire, o forse era già fuggito prima che ridessi&nbsp;&nbsp; non&nbsp;&nbsp;&nbsp; ne&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; s ono&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; troppo&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ss icuro,&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; tempo&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; sembra&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; scorrere&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; strano.<br>D&#8217;un tratto mi accorgo di avere i piedi in alto e di aver toccato il fondo con la testa, è un attimo poi mi giro mentre passa un altro luccio, questo non sorride. Forse è quello di prima.<br>Ho forse, il dubbio&nbsp; &nbsp;che&nbsp;&nbsp; &nbsp;potrebbe non essere il luccio&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; delfino il &nbsp;ruotavo io? Ruotare? Il fondo. Sto respirando, e questa cosa sulla bocca, in bocca,&nbsp;mi infastidisce come un peso come una maschera di ferro di un re imprigionato. La tolgo e sto volando, in assenza di peso posso muovermi come si muovono gli uccelli, posso fluttuare nell&#8217;universo e attraversare mondi&nbsp;o essere io mondo&nbsp;attorno a me nubi belle color della sabbia si alzano mi impediscono la vista e poi si spostano e si muovono, sembra di essere&nbsp;nel cielo&nbsp;e uccelli senza ali&nbsp;mi guardano e&nbsp;ridono. No&nbsp;non ridono le ali ma gli uccelli, insomma quelli lì, non li vedi?! Quelli lì.<br>Ridono e io rido con loro, rido a crepapelle come un matto mentre&nbsp;Embolo che&nbsp;è sceso qui da me&nbsp;mi saluta, e quello? Quello sembra Giuseppe che cammina con&nbsp;Maria o sono due pesci o sono le mie mani che si allontanano verso un dove che non so&nbsp;e vedo i fiori sul fondo e i prati verdi poi più nulla e fiori che divengano grandi grandi grandi come mondi e dentro i fiori tanti fiori con dentro fiori grandi e poi nulla.<br>Credo che gli occhi abbiano iniziato a ruotare verso l&#8217;alto, insistentemente.&nbsp;Mi fanno male mi fanno male come volessero girarsi dentro come dovessi guardare dietro ma non potessi girare la testa?<br>Non mi sento più nell&#8217;acqua, non mi sento più. E vedo dentro, credo che gli occhi siano girati davvero&nbsp;dentro e vedo dentro di me.<br>Ho sempre pensato che le immersioni portassero all&#8217;introspezione quanto la meditazione, che aiutassero a rilassarsi e parlare con se, con l&#8217;io profondo a vederlo ed affrontarlo lontano dalla realtà,&nbsp;ma ora vedo dentro me! Voglio dire, vedo direttamente il cervello, il cervello e i suoi tarli,&nbsp;con le loro zampette e le loro alette lunghe e striate, vedo insetti muoversi sulla&nbsp;superficie,&nbsp;dentro attraverso buchi, mordere, mordicchiare, ne sento il rumore, crick crick,&nbsp;guarda quello! Ha il volto di Lei e sta mordendo proprio in mezzo credo ci sia la parola lì, se ho un ricordo vago di queste cose&nbsp;e quello lì? Sembra così triste e solo, scontroso con quell&#8217;aria superiore, ha due baffoni buffi ed un piccolissimo orologio a cipollotto e morde anche lui qua e là, dentro, profondo. Dietro lui una lunga scia che attraversa più parti del cervello, ed eccone un altro curioso che muove la testa come a ritmo perso in se stesso e fa i suoi buchi con un trapano a meno invece che mordendo.&nbsp;Sento come di non avere più un corpo e mi sento risucchiato dentro, come dicono debba essere&nbsp;in un buco nero mi sento allungare,&nbsp;allungato all&#8217;infinito come uno spaghetto&nbsp;a partire da quello che potevano essere i piedi infinitamente lontani e le caviglie chilometri prima e&nbsp;decine di chilometri indietro le ginocchia, centinaia il corpo e migliaia le spalle fino alla testa che tende a distanza infinita&nbsp;e sono liquido. Attorno a me infiniti dischi morbidi e rossi come cuscini tondi ed altri bianchi come sfere dalla superficie rugosa altri&nbsp;oggetti ancora rosa ma nell&#8217;insieme il tutto è di un rosso scuro e vivido, scivolo velocemente in questa specie di corridoio tondo pieno di vicoli, curve bivi e diramazioni, ogni tanto ci sono valvole da cui posso entrare e guardando dietro mi accorgo che non posso tornare da dove vengo spinto a intervalli regolari, ad ogni colpo più in là e&nbsp;come se sapessi dove andare come se fossi attratto da qualcosa&nbsp;nonostante i bivi mi sembra di essere organicamente unito in una sola entità. Accelero e rallento, accelero e rallento come spinto o trascinato, accelero e rallento, e il corridoio si fa sempre più stretto, in mille, milioni, miliardi di piccoli corridoi ed io pur sentendomi uno&nbsp;sono in ognuno di loro come diviso in infinite infinitesime parti di un tutto vedo infiniti corridoi, sono in&nbsp;infiniti infinitesimi corridoi e sento di essere spinto e attratto fino a raggiungere una superficie più solida dove i corridoi sono talmente stretti da essere indistinguibile l&#8217;essere ancora in corridoi&nbsp;o lo stare attraversando una struttura solida tra atomo e atomo. Sento di stare cambiando, sento come se non fossi più nell&#8217;acqua ma per un istante mi sento carne e aria e legno e nulla di tutto questo, mi sento fantasma che attraversa un muro e muro attraversato&nbsp;e nuovamente mi trovo in un lungo corridoio questa volta lineare e dritto.<br>Blu. Per qualche momento sembra una situazione stabile, ho il tempo di osservare attorno contemporaneamente in ogni direzione la superficie di questa galleria grigia e il blu che sono dentro di essa. La sento muoversi, non piegarsi, non comprimersi ma come se si inclinasse velocemente in una direzione, nell&#8217;altra, in un altra ancora e poi&nbsp;nuovamente mi sento&nbsp;risucchiato verso il basso,&nbsp;veloce sento il rumore di qualcosa strofinato, qualcosa che gratta&nbsp;su una superficie non liscia ma neppure&nbsp;molto porosa,&nbsp;non sono più nell&#8217;acqua perché sento le direzioni dei suoni ed è in basso questo rumore, a scatti come trascinato, ed è la direzione verso cui sto andando.<br>Mentre parte di me osserva ancora la superficie liscia osservo dove inizia il mio essere stringersi il corridoio, mi sento stringere tra due punte di metallo e comincio ad uscire, ad essere fuori su di una superficie bianca&nbsp;dalla quale mi sento attratto tanto da non potermi più staccare, sento di stare prendendo una forma sinuosa lunga interrotta a tratti, mi sento parte di qualcosa di più grande di me.<br>Resto lì qualche tempo immobile, mentre sento spostare la superficie su cui sono finito, sento di rimanere chiuso quando una superficie analoga viene appoggiata su quella che sento mia e poi di nuovo sento l&#8217;aria quando questa superficie non so quanto tempo dopo viene nuovamente allontanata. Poi come una pelle d&#8217;oca sento alzarsi qualcosa di me, lo sento elevarsi, allontanarsi, sento come di perdere il corpo se mai l&#8217;ho avuto e di essere essenza ed improvvisamente volo&nbsp;verso qualcosa, verso&nbsp;l&#8217;alto.<br>Non sapevo i tuoi occhi fossero così belli, così veri, così stupiti ma li vedo un istante e poi sento battere.<br>Tump, Tump, Tump, Tump.<br>Ho trovato casa.</p>
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		<title>Non portarmi con te ad un concerto, non sarò lì.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2015 17:12:07 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Sono stato a non so quanti concerti nella mia vita, e non so con quante persone nel tempo, nello spazio, tra le dimensioni.<br>I concerti per me si dividono in due macro categorie, la prima è quella in cui vado ad ascoltare musica, la seconda è quella in cui vado a incontrare musica.<br>Oggi sono qui, la folla mi attornia, di fronte a me una ragazza dai capelli ricci mi ricorda qualcuno, si muove come immersa nel mondo del suono, la vedo sorridere pur non vedendone il volto e&nbsp;ne riconoscerei il sorriso. Accanto a me una vecchia amica con cui condivido una passione del tutto musicale e di ricordi di mare, di monti, di tramonti Corsi e dell&#8217;odore di quel fuoco, e di fonte a lei immancabilmente la donna più alta del mondo a spostarsi ovunque lei vada. Due donne nascondono il loro affetto reciproco che non è d&#8217;amicizia pura e tra rockers e persone raffinate la folla si mescola in caleidoscopiche combinazioni di colori e di volti, persone si muovono all&#8217;unisono pendendo dalle labbra di una cantante non più così giovane come un tempo ma d&#8217;una carica immensa, ed io lì al centro di un mondo fino. Non saprei come descriverlo con una parola diversa. Fino come carta velina e sfocato e distante come lo sfondo di un ritratto in primo piano, io sono lì accanto alla sua voce, neppure il suo volto e niente esiste attorno, non esistono le braccia fini della ragazza di fronte a me, non esiste la mia amica, le due amanti, non esistono i metallari e le signore raffinate, i cartelli, e i salti.<br>Da fuori devo sembrare del tutto intontito, silenzioso, spento mentre dentro si muove un mondo di immagini colori e sensazioni e ricordi di mare di chitarre di un letto grande del volto di una vecchia amica che non vedo da troppo tempo e che continuerò a non vedere per troppo tempo ancora e che forse incontrerò&nbsp;un giorno altrove, da un altra parte in un altro quando dove e perché.<br>Non è così magra come un tempo sul palco la voce, formosa più di quando faceva preoccupare il suo pubblico e con quel vestito mi ricorda un altra voce accanto all&#8217;orecchio a suonare quella chitarra per me, all&#8217;orecchio, mentre con pezzi di specchio distrutto tra le mani cercavo immagini che mi dicessero chi ero e non le vedevo, le ombre ne nascondono il volto e le labbra si trasformano in quelle labbra che sapevano ascoltare e parlare e dire e amare pur senza amare ed essere salvezza costante. Sento quella chitarra acustica lontana da tutti i suoni entrare dentro come un pugno, come quel pugno che sentisti dentro un giorno davanti alla porta di casa quando pronunciai quelle parole. E scivolo nei meandri di altri istanti di un auto a vagare per ore nel nulla di un mondo che era tutto tra le due porte e nulla al di fuori.<br>&#8220;Accontentarsi di niente&#8221; è una frase che ruota nel cielo di questo ambiente chiuso azzurro di nuvole chiare d&#8217;un giorno d&#8217;estate tra i papaveri&nbsp;&#8220;accontentarsi di niente&#8221; in qualunque modo tu voglia leggerlo è la risposta. Tra lo scegliere di arrendersi o il lottare all&#8217;infinito e ruota nell&#8217;essere, nell&#8217;etere, come sdraiato sopra di me fiori&nbsp;a forma di&nbsp;mani a muoversi nel vento creato dai suoni ed il sole delle luci e dell&#8217;amore che viene scagliato da un palco quasi sputato di rabbia e per questo vivo.<br>Ho passato anni ad accumulare ricordi, ho passato anni a vivere mondi diversi unendo in me infinite esperienze cozzanti diverse intersecanti che esplodono in momenti in cui vivo la musica o creo e poi d&#8217;un tratto quasi un istante dopo essere iniziato, due ore e più&nbsp;tardi, le urla gli applausi ed accanto a me ancora la mia vecchia cara amica, le due&nbsp;amanti segrete e tutti gli altri mentre si accendono le luci ed è ora di tornare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/uEcjPyw5xuQ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Passi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2015 17:19:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ad ogni passo -lento- per quanto live corrisponde il suono frusciante della neve pressata al di sotto delle corde che costituiscono la racchetta da neve. Le gambe -pesanti- proseguono nel loro lavoro incessante, il ginocchio dolorante si piega, si alza, permette al piede -lentamente- di salire, di alzarsi dalla neve, da quei centimetri in cui [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ad ogni passo<br />
-lento-<br />
per quanto live corrisponde il suono frusciante della neve pressata al di sotto delle corde che costituiscono la racchetta da neve.<br />
Le gambe -pesanti- proseguono nel loro lavoro incessante, il ginocchio dolorante si piega,<br />
si alza,<br />
permette al piede<br />
-lentamente-<br />
di salire, di alzarsi dalla neve, da quei centimetri in cui è sceso nonostante la racchetta che intanto si stacca dal tallone inclinandosi e lascia cadere<br />
-piano-<br />
la neve che vi si era depositata poco prima.<br />
I muscoli della coscia hanno un solo breve istante di riposo mentre la gamba sta scendendo nuovamente verso il legno che stava tracciando un solco con il vertice dietro abbassato e torna orizzontale a sprofondare lievemente<br />
-ha nevicato da poco-<br />
e mentre il ginocchio diminuisce l&#8217;angolatura il quadricipite torna ad irrigidirsi per sostenere il peso del corpo<br />
-gli acidi lattici-<br />
si fanno sentire<br />
-i chilometri-<br />
le ore di cammino e la salita<br />
-il freddo-<br />
mentre arriva il momento di un altro passo che<br />
-lentamente-<br />
porta avanti ancora di qualche centimetro tra infiniti centimetri dietro in basso da un dove verso altrove molto più in là il freddo<br />
-pungente-<br />
come aghi di questi pini di cui l&#8217;odore si spande attutito dall&#8217;umidità a congelarsi entra nelle ossa col vento<br />
le braccia intirizzite tremano lievemente<br />
-ed il fiato-<br />
si congela<br />
-l&#8217;acqua-<br />
il mondo col vento del nord che soffia bianco trito di ghiaccio a colpire gli oggetti<br />
-il volto-<br />
nel silenzio<br />
-l&#8217;anima-<br />
irreale dietro le urla tra le fronde degli alberi e si fa che spazio nella mente.<br />
-gli occhi-<br />
Un altro passo, una fitta al ginocchio, ancora uno e poi sarà di nuovo un adesso<br />
-lentamente-<br />
un fruscio della neve pressata mentre il piede comincia ad alzarsi</p>
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		<title>Trailer di Romanzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2014 19:04:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[Finalmente dopo tempo sembra che &#8220;il motore sia ripartito&#8221;, e sto scrivendo parecchio. Probabilmente più di quanto abbia mai fatto ed in una forma che è decisamente diversa da quella di un tempo. Si cambia, si cresce, ed è bello. Ho scritto un romanzo &#8220;Romanzo incompiuto&#8220;, che non so se davvero mai mi impegnerò a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Finalmente dopo tempo sembra che &#8220;il motore sia ripartito&#8221;, e sto scrivendo parecchio. Probabilmente più di quanto abbia mai fatto ed in una forma che è decisamente diversa da quella di un tempo. Si cambia, si cresce, ed è bello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho scritto un romanzo &#8220;<em>Romanzo incompiuto</em>&#8220;, che non so se davvero mai mi impegnerò a pubblicare, mi piace, si. Ma riconosco che c&#8217;è troppo &#8220;me&#8221; come fosse una contorta biografia immaginaria.<br>Le pochissime persone che me ne hanno dato un parere, tra le poche persone che lo hanno avuto in mano me ne hanno fatto dei complimenti che non ritengo del tutto sinceri, come a non avere il coraggio di dire il vero. Mi fa ridere perché proprio nel romanzo stesso parlo del fastidio dell&#8217;incapacità delle persone che ti vogliono bene di dirti davvero cosa pensano di cosa produci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">So di poter scrivere di meglio ed ho altri progetti per la testa, almeno due.<br>Del primo questo è la demo, il trailer.<br>Non penso di metterne online altri pezzi fino a che non sarà finito, ma mi diverte l&#8217;idea di pubblicare una specie di Trailer.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per dire che non mi sono di nuovo spento, per far sapere a chi è lontano che qualcosa si muove, che la vita prosegue. Per dire a chi mi spinge a scrivere che lo sto facendo ancora, per dire a chi non glie ne frega niente che nonostante tutto ha pienamente ragione a fregarsene.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il tempo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">“Vedi? Quello che devi fare è semplicemente concentrarti e ricordare cosa c’è attorno. Ricordare ogni singolo dettaglio e ricrearlo nella tua mente, dopo di che aprire gli occhi e vedere il mondo che c’era di nuovo attorno a te, niente altro”</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Provaci”</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Provaci, su”</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Conta fino a dieci, uno, due…”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cos’è questa voce?</p>



<p class="wp-block-paragraph">“tre, quattro…”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cos’è questa voce? Chi mi parla?</p>



<p class="wp-block-paragraph">“cinque, sei…”</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è così buio attorno a me, gli occhi però stanno iniziando ad abituarsi lentamente al buio, sto cominciando a</p>



<p class="wp-block-paragraph">“sette, otto…”</p>



<p class="wp-block-paragraph">vedere attorno come se invece vedessi attraverso le palpebre chiuse, o qualcosa del genere</p>



<p class="wp-block-paragraph">“nove, dieci”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Apro gli occhi, o almeno, sono sicuro che ora siano aperti ma non è cambiato nulla.<br>Sono nel vuoto.<br>Non proprio nel vuoto, perché in qualche modo il vuoto sta ruotando, credevo di essere orizzontale ma sono piuttosto sicuro di essere in piedi, le mie braccia si muovono tranquillamente in ogni direzione senza impedimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se batto i piedi a terra però mi accorgo che un “a terra” esiste, quindi almeno non sto volando. La voce diceva qualcosa riguardo il pensare ai dettagli e ricrearli.<br>Pensare ai dettagli e ricrearli.<br>Cosa c’era prima? Prima di cosa?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che ore sono? L’orologio segna le 19:19, ho un orologio.<br>Ho un orologio e segna le 15:20, si.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E cosa ci faccio qui? Aspetta, sono le 12:30, oggi alle 12:30 dovevo andare a prendere un cuore. Dovevo andare dal meccanico a prendere un cuore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non credo abbia senso tutto questo.<br>Devo procedere per gradi, intanto mi serve una sedia, una come questa, ecco. Mi siedo. Non sono al chiuso, altrimenti la mi claustrofobia mi avrebbe già fatto uscire di testa, oppure, in alternativa, forse sono già uscito di testa per la claustrofobia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hei, da dove è comparsa questa sedia?<br>Non c’era nulla tuttavia prima di questo. Non arrivo “da qualche parte” o da qualche cosa, è come se io fossi sempre stato qui, o se prima non fossi esistito.<br>Cos’era la voce.<br>Se c’era una voce ci deve essere qualcuno, se ci deve essere qualcuno questo qualcuno deve poter comunicare ancora con me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Signore, signore, dove siete? Mi avete parlato poco fa, dove siete ora?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Silenzio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Signore, dove siete?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sembra di distinguere un lieve bagliore, qualcosa di bianco in lontananza, grigio, rosa. Mi alzo, devo scoprire cos’è.<br>Sento un tuffo al cuore improvviso, qualcosa non va, e forse un ricordo torna alla mente un istante, si affaccia, sorride e se ne va come a voler dire ma ad essere bloccato un istante nella timidezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto mi avvicino e vedo come un&#8217;immagine di un uomo, sembra anziano. Sembra un quadro, l’immagine sembra di un uomo sulla settantina, e seduto su una sedia di legno ma nel buio se ne vede solo un pomello salire accanto alla spalla destra. È rivolto verso di me, la fronte ampia. È un uomo di cui si direbbe ironicamente “ha la fronte alta” i capelli sono brizzolati, più bianchi che neri, le sopracciglia grandi e folte, lo sguardo buono ma vecchio e stanco. Il naso grande ma non troppo e porta una folta barba unita ai baffi, grigia brizzolata anch’essa, forse con qualche tratto ancora di castano lieve.<br>Porta una tunica nera di cui si vede poco se non il grande colletto largo a sua volta bianco, o grigio più chiaro della barba.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mano sinistra è posata sull’appoggia braccio della grande sedia di legno, porta un anello con una pietra tonda all’anulare sinistro, non sembra però un anello che abbia a che fare con le nozze. La tunica o comunque questo vestito nero ha dei polsini bianchi, come il colletto.<br>Nella mano destra ha quello che sembrerebbe un antico cannocchiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Ma per trovar il bene io ho provato<br>che bisogna proceder pel contrario:<br>Cerca del male, e l&#8217;hai bell&#8217;e trovato;<br>Però che &#8216;l sommo bene e &#8216;l sommo male<br>S&#8217;appaion com&#8217;i polli di mercato.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ho capito, signore, ma è lei che ha parlato?</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Quello, che noi ci immaginiamo, bisogna che sia o una delle cose già vedute, o un composto di cose o di parti delle cose altra volta vedute.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi si alzò. L’uomo si alzò dall&#8217;immagine e mi si avvicinò.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Mio giovane allievo” disse.<br>“Osserva”<br>accanto a lui c’era un tavolo, non lo avevo visto prima, ed in mano non aveva più un antico cannocchiale ma un cronometro digitale moderno.<br>Sul tavolo una struttura di metallo reggeva un filo, al filo era appeso un gancio ed al gancio un cono con la punta verso il basso.<br>Sul cono c’era scritto 100g, cento grammi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prese il cono lo spostò di lato e lo fece ricadere in modo che dondolasse, in modo che facesse da pendolo.<br>Misurò con il cronometro l’oscillazione, per diverse oscillazioni, il tutto in assoluto silenzio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrisse dei numeri su un foglio e poi dichiarò “1,60 secondi”.<br>Prese nuovamente il pendolo e lo alzò nuovamente, questa volta più di quanto lo avesse alzato precedentemente.<br>Riprese a misurare, scrisse nuovamente.<br>“1,60 secondi mio allievo”<br>Sorrise lievemente, con quel sorriso stanco e con gli occhi stanchi e gialli di un vecchio stanco e lentamente, come si muove un vecchio, prese il peso a forma di cono e lo sostituì con uno più grande, mi guardò un istante e lo fece nuovamente oscillare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Misura, misura, misura, misura, scarabocchio.<br>“1,60 secondi, ancora”<br>Cambiò altri due pesi, e misurò sempre lo stesso valore.<br>Questa volta sempre in silenzio. Concentrato.<br>Poi girò una piccola vite all&#8217;altezza alla quale iniziava il filo e accorciò il filo stesso.<br>Mise nuovamente sul gancetto il primo peso e lo fece oscillare.<br>“1,40 secondi questa volta”<br>Ricominciò nuovamente l’esperimento con la nuova lunghezza.<br>Cambiare il peso, misurare, scrivere, “1,40 secondi”, cambiare il peso, misurare, scrivere “1,40 secondi”, cambiare il peso misurare.<br>Non so quanto andò avanti.<br>Poi d’un tratto si fermò e mi guardò, non proprio negli occhi, era come se guardasse contemporaneamente dentro di me ma lo sguardo fosse puntat0 leggermente più in basso delle mie pupille.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si girò e disse “1,80 secondi”, regolò il filo, mise un peso scelto a caso senza guardare, misurò, misurò, misurò, scrisse.<br>“1,80 secondi”.<br>“Mio giovane allievo, cosa comprendi da questo?”<br>“Credo sia il principio del pendolo, l’oscillazione è indipendente dal peso ma dipendente dalla lunghezza del filo”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fece qualche istante di silenzio. Poi d’un tratto come se non avessi parlato<br>“Mio giovane allievo, cosa comprendi da questo?”<br>Non sapevo cosa rispondere.<br>Mi distrassi un secondo guardandomi riflesso in uno dei pesi, erano lucidi e curvi, modificavano certamente l’aspetto, le forme. Ma difficilmente i colori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I miei capelli erano corti, con la riga di lato, indossavo un grembiule da scuola elementare blu, non potevo esserne certo data la distorsione delle misure ma dovevo essere un bambino. O essere almeno travestito da bambino.<br>“Mio giovane allievo, forse lo capirai nel tempo e nello spazio. Senza velocità. Nel tempo e nello spazio”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi porse il cronometro digitale parlammo ancora a lungo di cose che non ricordo e che non saprei ripetere, poi si allontanò.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tavolo, non saprei dire quando, era scomparso, ed in mano ora ho un orologio antico come l’eterno. Un vecchio orologio da taschino, con dentro la foto di una signora che deve essere vissuta non so quante epoche fa. Pensandoci meglio ricordo che avevamo parlato della necessità di un metodo di verifica per comprendere ciò che siamo, da dove veniamo, per comprendere la realtà e riprodurla. Mi aveva detto di metterci il cuore, mi di non tradire mai me stesso neanche sotto minaccia o qualcosa del genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora sono di nuovo nel vuoto, accanto alla mia sedia con un orologio antico in mano.<br>Segna mezzogiorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tic<br>Tac<br>Tic<br>Tac<br>Tic<br>Tac</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come il cuore del tempo.<br>Come il cuore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so perché, ma spesso mi viene spontaneo contare i battiti del mio cuore tum, tum, tum, confrontarlo con il battito dell’orologio leggermente più veloce, tic, tic, tic.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lasciar passare una trentina di secondi, e poi fare la moltiplicazione e accorgermi che non mi ricordo assolutamente quale sia la frequenza cardiaca corretta e di aver fatto questo lavoro per niente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un tuffo al cuore, nuovamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accade quando qualcosa cambia?</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’orologio segna mezzogiorno e un minuto. O è mezzanotte? Come se in questo istante iniziasse un viaggio, un mondo, qualcosa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sfugge</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tic, tac, tic, tac, tic, tac. C’è qualcosa che mi sfugge, è come l’impressione che questo orologio in qualche modo acceleri. Non è facile definirlo, e non ho modo di confrontarlo.<br>Voglio dire, avevo un orologio digitale poco fa, ma ora per qualche motivo non l’ho più al polso, forse me lo sono tolto parlando con quel vecchio; eppure, la sensazione è che qualcosa sia cambiato, come un salto nel vuoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il battito del cuore. Devo rilassarmi, lasciare regolarizzare il battito del cuore e confrontarlo ancora una volta con il tempo.<br>Devo rilassarmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È divertente come rilassarsi sia la cosa più difficile al mondo quando vuoi rilassarti e quando una sensazione di irrequietezza inspiegata attanaglia la tua anima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tic, tac, tic, tac, tump, tump, tump, tic, tac, tic, tac.<br>L’orologio accelera, si, o rallenta il cuore.<br>Non dovrebbe rallentare il cuore, a meno che non stia rilassandomi. Non sto rilassandomi affatto, non dovrebbe rallentare il cuore quindi accelera l’orologio.<br>L’orologio è a carica, forse è troppo carico, ho letto da qualche parte che questi orologi a piena carica accelerano così quando sono scarichi possono rallentare un poco e mantenersi mediamente corretti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O l’ho immaginato non ricordo, quindi forse ora è troppo carico.<br>Provo a girare la rotella per vedere quanto lo è.<br>Un giro, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici, dodici, tredici, quattordici, quindici, sedici, diciassette, diciotto, diciannove.<br>Beh, forse tira avanti di suo.<br>Probabilmente tira avanti da solo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sedia non c’è più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo non resti che camminare.<br>Gli occhi ormai si sono abituati al buio ed ora posso dire con certezza che non c’è nulla. Ho anche dubbi se il pavimento esista davvero o se non sia una qualche specie di campo di forza che esiste solo dove sono i miei piedi o dove metto le mani quando le porto all’altezza dei piedi stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrei provare a saltare improvvisamente, ma la paura mi attanaglia. E se saltando questa specie di campo di forza non facesse in tempo a crearsi? E se cadessi? E se si creasse un istante dopo mozzandomi un piede? E se non ci fosse fondo e cadessi in eterno?</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà ne sarei curioso, l’attrito dell’aria dovrebbe permettermi di accelerare fino ad un certo punto per poi mantenere la mia velocità costante, e a velocità costante non dovrei poter distinguere l’essere in movimento o il non esserlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrei stare cadendo anche ora quindi… no. No, i capelli sono fermi e sotto i piedi se spingo sento qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se quel qualcosa stesse cadendo e impedisse all’aria da sotto di scompigliarmi i capelli? Se fosse destinato ad arrivare su un fondo?<br>Se stessi semplicemente precipitando per trasformarmi in una polpetta di ossa e sangue sul fondo di qualcosa?</p>



<p class="wp-block-paragraph">No. No. Non lo è, non ho modo di dimostrarlo ma non credo possa essere questo che sta accadendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Mississipì”.<br>Non ricordo dove l’ho imparato ma “Mississipì” è una parola che pronunciata con il giusto accento dura un secondo.<br>Mississipì-tic Mississipì-tic Mississipì-tic Mississipì-tic Mississipì-tic.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse mi sto facendo influenzare.<br>Posso nascondere l’orologio e dire Mississipì sessanta volta, ora segna le mezzanotte e diciotto, o mezzogiorno, non lo so.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dodici e diciannove.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Misure</h2>



<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcosa là in fondo. Sembra un luccichio, sembra come un piccolo rettangolo che riflette la luce.<br>Non so quale luce dato che c’è buio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che alternative ho? Credo che tra stare qui in piedi a contare secondi e battiti del cuore e andare a vedere di cosa si tratta l’alternativa meno noiosa sia decisamente andare a vedere di cosa si tratta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tic, tac, tic, tac, tic, tac. Mi sta ossessionando. Questo orologio mi sta ossessionando.<br>Lo devo gettare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">No.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non posso, è l’unico baluardo della realtà. Non so di quale realtà, ma mi pare così terribilmente l’unica cosa che abbia un qualcosa di certo, di scientifico che separarmene forse mi porterebbe alla follia più che tenerlo con me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure quel pendolo, quel vecchio&#8230; questo stesso orologio con la sua catena è un pendolo.<br>Ho un modo per valutare se a sbagliare sia l’orologio o il mio cuore!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quante oscillazioni fa l’orologio a mo’ di pendolo in un minuto?<br>Una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici, dodici, tredici, quattordici, quindici, sedici, diciassette, diciotto, diciannove, venti, ventuno, ventidue, ventitré, ventiquattro, venticinque, ventisei, ventisette, ventotto, ventinove, trenta, trentuno, trentadue, trentatré, trentaquattro, trentacinque, trentasei, trentasette, trentotto, trentanove, quaranta, quarantuno, quarantadue, quarantatré, quarantaquattro, quarantacinque, quarantasei, quarantasette, quarantotto, quarantanove, cinquanta, cinquantuno.<br>Sono passati trenta secondi. Fanno centodue oscillazioni al minuto, circa un secondo e sette decimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la fisica non mi abbandona questa è l’unica costante che ho.<br>Alle dodici e ventidue il mio pendolo oscillava centodue volte al minuto.<br>Queste sono le mie uniche misure del mondo, del tempo e dello spazio. La lunghezza della catena del mio pendolo, e centodue oscillazioni che misurano quello che per me sarà un minuto.</p>
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		<title>Ho Windows 8 ma come faccio a….</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2014 16:34:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Staipa Product]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
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					<description><![CDATA[Windows 8 è un ottimo sistema, stabile e veloce, ma l’impatto non sempre è dei più immediati. Spesso viene da chiedersi “come faccio a…?” Intanto partiamo dal fatto che chiameremo interfaccia “modern” la nuova grafica che ora è andata a sostituire il vecchio menu start, e chiameremo interfaccia “desktop” la classica visualizzazione con il nostro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Windows 8 è un ottimo sistema, stabile e veloce, ma l’impatto non sempre è dei più immediati. Spesso viene da chiedersi “come faccio a…?” Intanto partiamo dal fatto che chiameremo interfaccia “modern” la nuova grafica che ora è andata a sostituire il vecchio menu start, e chiameremo interfaccia “desktop” la classica visualizzazione con il nostro sfondo e le nostre icone vecchio stile. Per quanto riguarda la modalità Desktop funziona tutto come è sempre funzionato, per la modalità “modern” basti sapere che nella barra a destra, attivabile con “<strong>Tasto Windows + C</strong>” o andando con il mouse tutto a destra compaiono tutte le varie impostazioni. Le impostazioni variano da programma a programma, quindi ogni nuovo programma che apriamo è cosa buona guardarne le impostazioni nell’apposito spazio. Andando con il mouse nella zona alta dello schermo in un programma in modalità modern possiamo trascinare verso il basso la schermata e dividere in due lo schermo. In questo modo potremo visualizzare due applicazioni o un’applicazione e il desktop nella stessa vista. Chiameremo questa modalità “split screen” Andando invece con il mouse nell’angolo in alto a sinistra apparirà la “Task bar” che permette di scegliere quale programma già aperto mostrare o di passare alla vista Desktop Alcuni programmi, come quello per le mail o i vari per la messaggistica mostreranno delle notifiche del tipo “Ti è arrivata una mail da tizio”, “Caio ti ha scritto da Facebook”, questo rende comodo accorgersi di determinati eventi. Premendo il tasto destro in qualsiasi punto di una applicazione Modern si aprirà in basso una barra con le funzioni del programma stesso. Nella modalità desktop in basso compare la cosiddetta “barra delle applicazioni” che contiene le icone dei programmi che più ci interessa raggiungere in fretta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nuovi tasti di scelta rapida</h2>



<figure class="wp-block-table"><table><thead><tr><th>Premere questo tasto</th><th>Per</th></tr></thead><tbody><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+iniziare a digitare</div>
</div>
</td><td>
<div>Eseguire ricerche nel PC</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+più (+) o CTRL+meno (-)</div>
</td><td>
<div>Ingrandire o ridurre la visualizzazione di molti elementi, quali le app aggiunte alla schermata Start</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+rotellina di scorrimento</div>
</td><td>
<div>Ingrandire o ridurre la visualizzazione di molti elementi, quali le app aggiunte alla schermata Start</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+C</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire gli accessi In un’app, aprire i comandi per l’app</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+F</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire l’accesso Cerca per cercare file</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+H</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire l’accesso Condividi</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+I</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire l’accesso Impostazioni</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+K</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire l’accesso Dispositivi</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+O</div>
</div>
</td><td>
<div>Bloccare l’orientamento dello schermo, verticale o orizzontale</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+Q</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire l’accesso alla ricerca per eseguire una ricerca globale o in un’app aperta (se l’app supporta questo tipo di ricerca)</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+S</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire l’accesso alla ricerca per eseguire ricerche in Windows e nel Web</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+W</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire l’accesso Cerca per cercare impostazioni</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+Z</div>
</div>
</td><td>
<div>Mostrare i comandi disponibili nell’app
<p>&nbsp;</p>
<div>
<div>
<div>
<h3>Nota</h3>
<ul>
<li>Per visualizzare alcune impostazioni e opzioni, è inoltre possibile passare all’accesso alle impostazioni&nbsp;quando l’app è aperta.</li>
</ul>
</div>
</div>
</div>
</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+BARRA SPAZIATRICE</div>
</div>
</td><td>
<div>Cambiare la lingua di input e il layout della tastiera</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+CTRL+BARRA SPAZIATRICE</div>
</div>
</td><td>
<div>Modificare un input precedentemente selezionato</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+TAB</div>
</div>
</td><td>
<div>Selezionare una alla volta le app utilizzate di recente (ad eccezione delle app desktop)</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+CTRL+TAB</div>
</div>
</td><td>
<div>Selezionare una alla volta le app utilizzate di recente (ad eccezione delle app desktop)</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+MAIUSC+TAB</div>
</div>
</td><td>
<div>Selezionare una alla volta le app utilizzate di recente (ad eccezione delle app desktop) in ordine inverso</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+MAIUSC+PUNTO (.)</div>
</div>
</td><td>
<div>Ancorare un’app sulla sinistra</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+PUNTO (.)</div>
</div>
</td><td>
<div>Selezionare una alla volta le app aperte</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ESC</div>
</td><td>
<div>Interrompere o chiudere l’attività corrente</div>
</td></tr></tbody></table></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Tasti di scelta rapida generici</h2>



<figure class="wp-block-table"><table><thead><tr><th>Premere questo tasto</th><th>Per</th></tr></thead><tbody><tr><td>
<div>F1</div>
</td><td>
<div>Visualizzare la Guida</div>
</td></tr><tr><td>
<div>F2</div>
</td><td>
<div>Rinominare l’elemento selezionato</div>
</td></tr><tr><td>
<div>F3</div>
</td><td>
<div>Cercare un file o una cartella</div>
</td></tr><tr><td>
<div>F4</div>
</td><td>
<div>Visualizzare l’elenco della barra degli indirizzi in Esplora file</div>
</td></tr><tr><td>
<div>F5</div>
</td><td>
<div>Aggiornare la finestra attiva</div>
</td></tr><tr><td>
<div>F6</div>
</td><td>
<div>Passare da un elemento a un altro in una finestra o sul desktop</div>
</td></tr><tr><td>
<div>F10</div>
</td><td>
<div>Attivare la barra dei menu nell’app attiva</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ALT+F4</div>
</td><td>
<div>Chiudere l’elemento attivo o uscire dall’app attiva</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ALT+ESC</div>
</td><td>
<div>Passare da un elemento a un altro nell’ordine in cui sono stati aperti</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ALT+lettera sottolineata</div>
</td><td>
<div>Eseguire il comando per la lettera in questione</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ALT+INVIO</div>
</td><td>
<div>Visualizzare le proprietà dell’elemento selezionato</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ALT+BARRA SPAZIATRICE</div>
</td><td>
<div>Visualizzare il menu di scelta rapida per la finestra attiva</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ALT+freccia SINISTRA</div>
</td><td>
<div>Tornare indietro</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ALT+freccia DESTRA</div>
</td><td>
<div>Inoltrare</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ALT+PGSU</div>
</td><td>
<div>Spostarsi indietro di una schermata</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ALT+PGGIÙ</div>
</td><td>
<div>Spostarsi avanti di una schermata</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ALT+TAB</div>
</td><td>
<div>Spostarsi tra le app aperte, eccetto le app desktop</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+F4</div>
</td><td>
<div>Chiudere il documento attivo nelle app che consentono di avere più documenti aperti contemporaneamente</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+A</div>
</td><td>
<div>Selezionare tutti gli elementi in un documento o una finestra</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+C (o CTRL+INS)</div>
</td><td>
<div>Copiare l’elemento selezionato</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+D (o CANC)</div>
</td><td>
<div>Eliminare l’elemento selezionato e spostarlo nel Cestino</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+R (o F5)</div>
</td><td>
<div>Aggiornare la finestra attiva</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+V (o MAIUSC+INS)</div>
</td><td>
<div>Incollare l’elemento selezionato</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+X</div>
</td><td>
<div>Tagliare l’elemento selezionato</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+Y</div>
</td><td>
<div>Eseguire di nuovo un’operazione</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+Z</div>
</td><td>
<div>Annullare un’operazione</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+più (+) o CTRL+meno (-)</div>
</td><td>
<div>Ingrandire o ridurre la visualizzazione di molti elementi, quali le app aggiunte alla schermata Start</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+rotellina di scorrimento del mouse</div>
</td><td>
<div>Modificare le dimensioni delle icone del desktop o ingrandire/ridurre la visualizzazione di molti elementi, quali le app aggiunte alla schermata Start</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+freccia DESTRA</div>
</td><td>
<div>Spostare il cursore all’inizio della parola successiva</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+freccia SINISTRA</div>
</td><td>
<div>Spostare il cursore all’inizio della parola precedente</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+freccia GIÙ</div>
</td><td>
<div>Spostare il cursore all’inizio del paragrafo successivo</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+Freccia SU</div>
</td><td>
<div>Spostare il cursore all’inizio del paragrafo precedente</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+ALT+TAB</div>
</td><td>
<div>Utilizzare i tasti di direzione per spostarsi tra tutte le app aperte</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+tasto di direzione (per spostare un elemento)+Barra spaziatrice</div>
</td><td>
<div>Selezionare più elementi singoli in una finestra o sul desktop</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+MAIUSC con un tasto di direzione</div>
</td><td>
<div>Selezionare un blocco di testo</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+ESC</div>
</td><td>
<div>Aprire la schermata Start</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+MAIUSC+ESC</div>
</td><td>
<div>Aprire Gestione attività</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+MAIUSC</div>
</td><td>
<div>Cambiare il layout di tastiera quando ne sono disponibili diversi</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+BARRA SPAZIATRICE</div>
</td><td>
<div>Attivare o disattivare Input Method Editor (IME) in cinese</div>
</td></tr><tr><td>
<div>MAIUSC+F10</div>
</td><td>
<div>Visualizzare il menu di scelta rapida per l’elemento selezionato</div>
</td></tr><tr><td>
<div>MAIUSC con un tasto di direzione</div>
</td><td>
<div>Selezionare più di un elemento in una finestra o sul desktop oppure selezionare testo all’interno di un documento</div>
</td></tr><tr><td>
<div>MAIUSC+CANC</div>
</td><td>
<div>Eliminare l’elemento selezionato senza spostarlo nel Cestino</div>
</td></tr><tr><td>
<div>Freccia destra</div>
</td><td>
<div>Aprire il menu successivo a destra o aprire un sottomenu</div>
</td></tr><tr><td>
<div>Freccia sinistra</div>
</td><td>
<div>Aprire il menu successivo a sinistra o chiudere un sottomenu</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ESC</div>
</td><td>
<div>Interrompere o chiudere l’attività corrente</div>
</td></tr></tbody></table></figure>



<div>
<h2>Tasti di scelta rapida con tasto Windows&nbsp;.</h2>
</div>



<figure class="wp-block-table"><table><thead><tr><th>Premere questo tasto</th><th>Per</th></tr></thead><tbody><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+F1</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire Guida e supporto tecnico di Windows</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;</div>
</div>
</td><td>
<div>Mostrare o nascondere la schermata Start</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+B</div>
</div>
</td><td>
<div>Impostare lo stato attivo per l’area di notifica</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+C</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire gli accessi</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+D</div>
</div>
</td><td>
<div>Mostrare e nascondere il desktop</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+E</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire Esplora file</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+F</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire il pulsante di accesso rapido Cerca e cercare file</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+H</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire l’accesso Condividi</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+I</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire l’accesso Impostazioni</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+K</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire l’accesso Dispositivi</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+L</div>
</div>
</td><td>
<div>Bloccare il PC o cambiare contatto</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+M</div>
</div>
</td><td>
<div>Ridurre a icona tutte le finestre</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+O</div>
</div>
</td><td>
<div>Bloccare l’orientamento del dispositivo</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+P</div>
</div>
</td><td>
<div>Scegliere una modalità di visualizzazione della presentazione</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+Q</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire l’accesso alla ricerca per eseguire ricerche ovunque o all’interno dell’app aperta (se l’app supporta questo tipo di ricerca)</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+R</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire la finestra di dialogo&nbsp;Esegui</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+S</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire l’accesso alla ricerca per eseguire ricerche in Windows e nel Web</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+T</div>
</div>
</td><td>
<div>Passare da un’app all’altra sulla barra delle applicazioni</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+U</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire Centro accessibilità</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+V</div>
</div>
</td><td>
<div>Passare da una notifica all’altra</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+MAIUSC+V</div>
</div>
</td><td>
<div>Passare da una notifica all’altra in ordine inverso</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+W</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire l’accesso Cerca e cercare impostazioni</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+X</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire il menu dei&nbsp;collegamenti rapidi</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+Z</div>
</div>
</td><td>
<div>Mostrare i comandi disponibili nell’app
<p>&nbsp;</p>
<div>
<div>
<div>
<h3>Nota</h3>
<ul>
<li>Per visualizzare alcune impostazioni e opzioni, è inoltre possibile passare all’accesso alle impostazioni&nbsp;quando l’app è aperta.</li>
</ul>
</div>
</div>
</div>
</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+,</div>
</div>
</td><td>
<div>Visualizzare temporaneamente il desktop</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+PAUSA</div>
</div>
</td><td>
<div>Visualizzare la finestra di dialogo&nbsp;Proprietà del sistema.</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+CTRL+F</div>
</div>
</td><td>
<div>Cercare PC in una rete</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+MAIUSC+M</div>
</div>
</td><td>
<div>Ripristinare le finestre ridotte a icona sul desktop</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+numero</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire il desktop e avviare l’app aggiunta alla barra delle applicazioni nella posizione indicata dal numero. Se l’app è già in esecuzione, si passerà a tale app.</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+MAIUSC+numero</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire il desktop e avviare una nuova istanza dell’app aggiunta alla barra delle applicazioni nella posizione indicata dal numero</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+CTRL+numero</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire il desktop e passare all’ultima finestra attiva dell’app aggiunta alla barra delle applicazioni nella posizione indicata dal numero</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+ALT+numero</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire il desktop e aprire la Jump List per l’app aggiunta alla barra delle applicazioni nella posizione indicata dal numero</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+CTRL+MAIUSC+numero</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire il desktop e aprire come amministratore una nuova istanza dell’app nella posizione indicata sulla barra delle applicazioni</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+TAB</div>
</div>
</td><td>
<div>Selezionare una alla volta le app utilizzate di recente (ad eccezione delle app desktop)</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+CTRL+TAB</div>
</div>
</td><td>
<div>Selezionare una alla volta le app utilizzate di recente (ad eccezione delle app desktop)</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+MAIUSC+TAB</div>
</div>
</td><td>
<div>Selezionare una alla volta le app utilizzate di recente (ad eccezione delle app desktop) in ordine inverso</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+CTRL+B</div>
</div>
</td><td>
<div>Passare all’app per cui è stato visualizzato un messaggio nell’area di notifica</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+freccia SU</div>
</div>
</td><td>
<div>Ingrandire la finestra</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+freccia GIÙ</div>
</div>
</td><td>
<div>Rimuovere l’app corrente dallo schermo o ridurre a icona la finestra del desktop</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+freccia SINISTRA</div>
</div>
</td><td>
<div>Ingrandire la finestra dell’app o del desktop sul lato sinistro dello schermo</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+freccia DESTRA</div>
</div>
</td><td>
<div>Ingrandire la finestra dell’app o del desktop sul lato destro dello schermo</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+HOME</div>
</div>
</td><td>
<div>Ridurre a icona tutte le finestre del desktop tranne quella attiva (ripristinare tutte le finestre se premuti di nuovo)</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+MAIUSC+freccia SU</div>
</div>
</td><td>
<div>Allungare la finestra del desktop verso la parte superiore e inferiore dello schermo</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+MAIUSC+freccia GIÙ</div>
</div>
</td><td>
<div>Ripristinare/ridurre a icona le finestre attive del desktop in verticale, mantenendo invariata la larghezza</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+MAIUSC+freccia SINISTRA o DESTRA</div>
</div>
</td><td>
<div>Spostare un’app o una finestra sul desktop da un monitor a un altro</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+BARRA SPAZIATRICE</div>
</div>
</td><td>
<div>Cambiare la lingua di input e il layout della tastiera</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+CTRL+BARRA SPAZIATRICE</div>
</div>
</td><td>
<div>Modificare un input precedentemente selezionato</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+INVIO</div>
</div>
</td><td>
<div>Aprire l’Assistente vocale</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+MAIUSC+PUNTO (.)</div>
</div>
</td><td>
<div>Selezionare una alla volta le app aperte</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+PUNTO (.)</div>
</div>
</td><td>
<div>Selezionare una alla volta le app aperte</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+/</div>
</div>
</td><td>
<div>Avviare la riconversione IME</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+ALT+INVIO</div>
</div>
</td><td>
<div>Apri WindowsMedia Center</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+più (+) o meno (-)</div>
</div>
</td><td>
<div>Eseguire lo zoom avanti o indietro tramite la Lente di ingrandimento</div>
</td></tr><tr><td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+ESC</div>
</div>
</td><td>
<div>Chiudere la Lente di ingrandimento</div>
</td></tr></tbody></table></figure>



<div>
<h2>&nbsp;</h2>
<h2>Tasti per le finestre di dialogo</h2>
</div>



<figure class="wp-block-table"><table><thead><tr><th>Premere questo tasto</th><th>Per</th></tr></thead><tbody><tr><td>
<div>F1</div>
</td><td>
<div>Visualizzare la Guida</div>
</td></tr><tr><td>
<div>F4</div>
</td><td>
<div>Visualizzare gli oggetti nell’elenco attivo</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+TAB</div>
</td><td>
<div>Passare alle schede successive</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+MAIUSC+TAB</div>
</td><td>
<div>Tornare alle schede precedenti</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+numero&nbsp;(da 1 a 9)</div>
</td><td>
<div>Passare all’ennesima&nbsp;scheda</div>
</td></tr><tr><td>
<div>TAB</div>
</td><td>
<div>Passare alle opzioni successive</div>
</td></tr><tr><td>
<div>MAIUSC+TAB</div>
</td><td>
<div>Tornare alle opzioni precedenti</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ALT+lettera sottolineata</div>
</td><td>
<div>Eseguire il comando o selezionare l’opzione associata a tale lettera</div>
</td></tr><tr><td>
<div>BARRA SPAZIATRICE</div>
</td><td>
<div>Selezionare o deselezionare la casella di controllo se l’opzione attiva è una casella di controllo</div>
</td></tr><tr><td>
<div>BACKSPACE</div>
</td><td>
<div>Aprire la cartella di livello superiore rispetto a quella selezionata nella finestra di dialogo&nbsp;Salva con nome&nbsp;oApri</div>
</td></tr><tr><td>
<div>Tasti di direzione</div>
</td><td>
<div>Selezionare un pulsante se l’opzione attiva è un gruppo di pulsanti di opzione</div>
</td></tr></tbody></table></figure>



<div>
<h2>Tasti per navigare in Esplora risorse</h2>
</div>



<figure class="wp-block-table"><table><thead><tr><th>Premere questo tasto</th><th>Per</th></tr></thead><tbody><tr><td>
<div>ALT+D</div>
</td><td>
<div>Selezionare la barra degli indirizzi</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+E</div>
</td><td>
<div>Selezionare la casella di ricerca</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+F</div>
</td><td>
<div>Selezionare la casella di ricerca</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+N</div>
</td><td>
<div>Aprire una nuova finestra</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+W</div>
</td><td>
<div>Chiudere la finestra visualizzata</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+rotellina di scorrimento del mouse</div>
</td><td>
<div>Modificare le dimensioni e l’aspetto delle icone dei file e delle cartelle</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+MAIUSC+E</div>
</td><td>
<div>Visualizzare tutte le sottocartelle della cartella selezionata</div>
</td></tr><tr><td>
<div>CTRL+MAIUSC+N</div>
</td><td>
<div>Creare una nuova cartella</div>
</td></tr><tr><td>
<div>BLOC NUM+asterisco (*)</div>
</td><td>
<div>Visualizzare tutte le sottocartelle della cartella selezionata</div>
</td></tr><tr><td>
<div>BLOC NUM+più (+)</div>
</td><td>
<div>Visualizzare il contenuto della cartella selezionata</div>
</td></tr><tr><td>
<div>BLOC NUM+meno (-)</div>
</td><td>
<div>Comprimere la cartella selezionata</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ALT+P</div>
</td><td>
<div>Visualizzare il riquadro di anteprima</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ALT+INVIO</div>
</td><td>
<div>Aprire la finestra di dialogo&nbsp;Proprietà&nbsp;per l’elemento selezionato</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ALT+freccia DESTRA</div>
</td><td>
<div>Visualizzare la cartella successiva</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ALT+freccia SU</div>
</td><td>
<div>Visualizzare la cartella in cui si trova la cartella corrente</div>
</td></tr><tr><td>
<div>ALT+freccia SINISTRA</div>
</td><td>
<div>Visualizzare la cartella precedente</div>
</td></tr><tr><td>
<div>BACKSPACE</div>
</td><td>
<div>Visualizzare la cartella precedente</div>
</td></tr><tr><td>
<div>Freccia destra</div>
</td><td>
<div>Visualizzare la selezione corrente se è compressa oppure selezionare la prima sottocartella</div>
</td></tr><tr><td>
<div>Freccia sinistra</div>
</td><td>
<div>Comprimere la selezione corrente se è espansa oppure selezionare la cartella in cui si trova la cartella corrente</div>
</td></tr><tr><td>
<div>FINE</div>
</td><td>
<div>Visualizzare la parte inferiore della finestra attiva</div>
</td></tr><tr><td>
<div>HOME</div>
</td><td>
<div>Visualizzare la parte superiore della finestra attiva</div>
</td></tr><tr><td>
<div>F11</div>
</td><td>
<div>Ingrandire o ridurre a icona la finestra attiva</div>
</td></tr></tbody></table></figure>



<div>
<div>
<div>
<div>
<h2>Tasti da utilizzare per la barra delle applicazioni in modalità Desktop</h2>
</div>
<table summary="Tasti di scelta rapida per utilizzare gli elementi sulla barra delle applicazioni">
<thead>
<tr>
<th>Premere questo tasto</th>
<th>Per</th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td>
<div>MAIUSC+clic su un pulsante della barra delle applicazioni</div>
</td>
<td>
<div>Aprire un’app o accedere rapidamente a un’altra istanza dell’app</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>CTRL+MAIUSC+clic su un pulsante della barra delle applicazioni</div>
</td>
<td>
<div>Aprire un’app come amministratore</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>MAIUSC+clic con il pulsante destro del mouse su un pulsante della barra delle applicazioni</div>
</td>
<td>
<div>Visualizzare il menu Finestra relativo all’app</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>MAIUSC+clic con il pulsante destro del mouse su uno dei pulsanti raggruppati della barra delle applicazioni</div>
</td>
<td>
<div>Visualizzare il menu Finestra relativo al gruppo</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>CTRL+clic su uno dei pulsanti raggruppati della barra delle applicazioni</div>
</td>
<td>
<div>Passare da una finestra all’altra del gruppo</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
</div>



<div>
<h4>&nbsp;</h4>
<h2>Tasti di accesso per la modalità accessibile di Windows utile per ipovedenti</h2>
<div>
<div>
<table summary="Tasti di scelta rapida per le tecnologie per l'accessibilità di Windows">
<thead>
<tr>
<th>Premere questo tasto</th>
<th>Per</th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td>
<div>MAIUSC di destra per otto secondi</div>
</td>
<td>
<div>Attivare o disattivare Filtro tasti</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>ALT di sinistra+MAIUSC di sinistra+STAMP</div>
</td>
<td>
<div>Attivare o disattivare Contrasto elevato</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>ALT di sinistra+MAIUSC di sinistra+BLOC NUM</div>
</td>
<td>
<div>Attivare o disattivare Controllo puntatore</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>MAIUSC cinque volte</div>
</td>
<td>
<div>Attivare o disattivare Tasti permanenti</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>BLOC NUM per cinque secondi</div>
</td>
<td>
<div>Attivare o disattivare Segnali acustici</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;+U</div>
</div>
</td>
<td>
<div>Aprire Centro accessibilità</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
</div>



<div>
<h4>&nbsp;</h4>
<div>
<h2>Tasti di scelta rapida per lo zoom di Windows</h2>
<table summary="Tasti di scelta rapida da utilizzare con Lente di ingrandimento">
<thead>
<tr>
<th>Premere questo tasto</th>
<th>Per</th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+più (+) o meno (-)</div>
</div>
</td>
<td>
<div>Eseguire lo zoom avanti o indietro</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>CTRL+ALT+BARRA SPAZIATRICE</div>
</td>
<td>
<div>Visualizzare un’anteprima del desktop in modalità a schermo intero</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>CTRL+ALT+D</div>
</td>
<td>
<div>Passare alla modalità ancorata</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>CTRL+ALT+F</div>
</td>
<td>
<div>Passare alla modalità a schermo intero</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>CTRL+ALT+I</div>
</td>
<td>
<div>Invertire i colori</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>CTRL+ALT+L</div>
</td>
<td>
<div>Passare alla modalità lente</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>CTRL+ALT+R</div>
</td>
<td>
<div>Ridimensionare la lente</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>CTRL+ALT+tasti di direzione</div>
</td>
<td>
<div>Eseguire la panoramica seguendo i tasti di direzione</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+ESC</div>
</div>
</td>
<td>
<div>Chiudere la Lente di ingrandimento</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>



<div>
<h2>Tasti di scelta rapida per l’assistente vocale di Windows</h2>
<div>
<div>
<table summary="Tasti di scelta rapida da utilizzare con l'Assistente vocale">
<thead>
<tr>
<th>Premere questo tasto</th>
<th>Per</th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td>
<div>BARRA SPAZIATRICE o INVIO</div>
</td>
<td>
<div>Attivare l’elemento corrente</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>TAB e tasti di direzione</div>
</td>
<td>
<div>Spostarsi nello schermo</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>CTRL</div>
</td>
<td>
<div>Interrompere la lettura</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>BLOC MAIUSC+D</div>
</td>
<td>
<div>Leggere l’elemento</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>BLOC MAIUSC+M</div>
</td>
<td>
<div>Iniziare la lettura</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>BLOC MAIUSC+H</div>
</td>
<td>
<div>Leggere il documento</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>BLOC MAIUSC+V</div>
</td>
<td>
<div>Ripetere la frase</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>BLOC MAIUSC+W</div>
</td>
<td>
<div>Leggere la finestra</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>BLOC MAIUSC+PGSU o PGGIÙ</div>
</td>
<td>
<div>Aumentare o diminuire il volume della voce</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>BLOC MAIUSC+più (+) o meno (-)</div>
</td>
<td>
<div>Aumentare o diminuire la velocità della voce</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>BLOC MAIUSC+BARRA SPAZIATRICE</div>
</td>
<td>
<div>Eseguire l’azione predefinita</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>BLOC MAIUSC+FRECCIA SINISTRA o DESTRA</div>
</td>
<td>
<div>Passa all’elemento precedente o successivo</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>BLOC MAIUSC+F2</div>
</td>
<td>
<div>Mostrare i comandi per l’elemento corrente</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>BLOC MAIUSC premuto due volte in rapida successione</div>
</td>
<td>
<div>Attivare o disattivare BLOC MAIUSC</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>BLOC MAIUSC+ESC</div>
</td>
<td>
<div>Chiudere l’Assistente vocale</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
</div>



<h2 class="wp-block-heading">Tasti di scelta rapida da utilizzare con il visualizzatore della Guida.</h2>



<div>
<table summary="Tasti di scelta rapida da utilizzare con il visualizzatore della Guida">
<thead>
<tr>
<th>Premere questo tasto</th>
<th>Per</th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td>
<div>F3</div>
</td>
<td>
<div>Spostare il cursore nella casella di ricerca</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>F10</div>
</td>
<td>
<div>Visualizzare il menu Opzioni</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>HOME</div>
</td>
<td>
<div>Spostarsi all’inizio di un argomento</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>FINE</div>
</td>
<td>
<div>Spostarsi alla fine di un argomento</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>ALT+freccia SINISTRA</div>
</td>
<td>
<div>Tornare all’argomento visualizzato in precedenza</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>ALT+freccia DESTRA</div>
</td>
<td>
<div>Passare all’argomento successivo già visualizzato in precedenza</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>ALT+HOME</div>
</td>
<td>
<div>Visualizzare la home page della Guida e supporto tecnico</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>ALT+A</div>
</td>
<td>
<div>Visualizzare la pagina del servizio clienti</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>ALT+C</div>
</td>
<td>
<div>Visualizzare il Sommario</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>ALT+N</div>
</td>
<td>
<div>Visualizzare il menu Impostazioni di connessione</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>CTRL+F</div>
</td>
<td>
<div>Eseguire una ricerca nell’argomento corrente</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>CTRL+P</div>
</td>
<td>
<div>Stampare un argomento</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>



<div>
<h4>Tasti di scelta rapida per ridisporre le app con interfaccia Modern.</h4>
<div>
<div>
<div>
<div>
<div>
<ul>
<li>
<div>Tieni premuto il tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;per l’intero processo di ridisposizione delle app: dall’avvio della modalità di ridisposizione e durante i vari comandi. Al termine della ridisposizione, solleva il dito dal tasto logo Windows&nbsp;&nbsp;per selezionare la disposizione corrente.</div>
</li>
</ul>
</div>
</div>
</div>
</div>
<table summary="Tasti di scelta rapida per ridisporre le app moderne">
<thead>
<tr>
<th>Premere questo tasto</th>
<th>Per</th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+. (punto)</div>
</div>
</td>
<td>
<div>Attivare la modalità di ridisposizione e selezionare app o separatori in più monitor</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+freccia SINISTRA</div>
</div>
</td>
<td>
<div>Spostare il separatore dell’app verso sinistra</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+freccia DESTRA</div>
</div>
</td>
<td>
<div>Spostare il separatore dell’app verso destra</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+freccia SU</div>
</div>
</td>
<td>
<div>Ingrandire l’app</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+freccia GIÙ</div>
</div>
</td>
<td>
<div>Chiudere l’app</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<div>
<div>Tasto logo Windows&nbsp;+ESC</div>
</div>
</td>
<td>
<div>Uscire dalla modalità di ridisposizione</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte http://windows.microsoft.com/it-it/windows-8/keyboard-shortcuts</p>



<h3 class="wp-block-heading">Puoi leggere Ho Windows 8 ma come faccio a…. meglio sul bLog originale: Staipa Product!</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In caso di utilizzo del materiale di questo blog, si prega di riportarne la fonte, grazie.<br><a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/deed">Materiale protetto da licenza Creative Commons</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Spaziale</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/spaziale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 10:03:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Spazio]]></category>
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		<title>Il Credo del Fuffaro (sul complottismo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 20:45:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Polemipolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[Qui mi sono imbattuto in un interessante ed esaustivo elenco delle strategie più usate dai ciarlatani in generale e da quelli che bazzicano il web in particolare. Ho pensato di riproporlo con qualche modifica per adattarlo a ciò che accade in forum e blog (l&#8217;originale si riferiva nello specifico all&#8217;ambiente dei newsgroup), in quanto veramente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qui mi sono imbattuto in un interessante ed esaustivo elenco delle strategie più usate dai ciarlatani in generale e da quelli che bazzicano il <em>web</em> in particolare.<br />
Ho pensato di riproporlo con qualche modifica per adattarlo a ciò che accade in forum e blog (l&#8217;originale si riferiva nello specifico all&#8217;ambiente dei <em>newsgroup</em>), in quanto veramente illuminante, anche perché quella che ho linkato è la versione italiana di una lista di fuffosità varia redatta inizialmente da un gruppo statunitense, a dimostrazione del fatto che tutto il mondo è paese: le regole che seguono, vi ricordano il comportamento di qualcuno, per purissimo caso?</p>
<p>Per essere un Fuffaro come si deve, è necessario seguire le seguenti norme:</p>
<p><a name="1"></a>1.</p>
<div class="ind">Preferite sempre la chiave di lettura cospirazionista rispetto alla chiave di lettura noiosamente banale: le spiegazioni naturali, come ad esempio che a Roswell sia caduto un pallone-sonda, sono per i sempliciotti e per le spie del governo. Se volete andare a letto con quella topina <span style="font-style: italic;">newage</span> tutta curve non ditele che l’astrologia è una cretinata (anche i non-fuffari possono trarre temporaneo beneficio da questo consiglio).</div>
<h4 class="mini"><a name="2"></a>2.</h4>
<div class="ind">Mai cercare la più semplice ed ovvia causa di qualcosa ed in particolare evitate come la peste di menzionare il <a title="Wikipedia: il rasoio di Occam" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rasoio_di_Occam" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-style: italic;">Rasoio di Occam</span></a>: è la vostra nemesi!</div>
<h4 class="mini"><a name="3"></a>3.</h4>
<div class="ind">Dovete essere convinti che la parola «anomalia» significhi «conferma indubitabile» di attività paranormale, o analogamente «dimostrazione inoppugnabile» di presenza aliena, o ancora «prova incontestabile» di misterioso e malvagissimo complotto a livello come minimo mondiale se non intergalattico.<br />
Quindi usate la parola «anomalia» più spesso che potete: eventualmente arricchitela da aggettivi come «inspiegabile», «inquietante», o, se siete in <span style="font-style: italic;">full attack mode</span>, «evidente», «lampante», ed altro che implichi gravi difetti psicofisici in chi osasse trovarla qualcosa di normale.</div>
<h4 class="mini"><a name="4"></a>4.</h4>
<div class="ind">Definite tutto quello che è comunemente accettato, e contro cui vi battete, usando l’aggettivo «ufficiale» in senso dispregiativo, come se si trattasse di un’imposizione proveniente da qualche autorità di cui bisogna diffidare e non di cose che chiunque, solo volendolo, può verificare.<br />
Riempitevi la bocca di frasi che iniziano <span id="more-2537"></span>con «secondo la versione “ufficiale”», «secondo la ricostruzione “ufficiale”», «secondo la scienza “ufficiale”», «secondo la medicina “ufficiale”», «secondo la storia “ufficiale”», «secondo la geografia “ufficiale”», «secondo la matematica “ufficiale”», «secondo l’educazione fisica “ufficiale”», «secondo l’intervallo di ricreazione “ufficiale”», «secondo la pausa pranzo “ufficiale”» e così via.<br />
Ricordate e fate ricordare che tutto quello che si legge sui libri di scuola, su qualsiasi argomento, quando non è palesemente falso, è tragicamente obsoleto e che tutto ciò che viene trasmesso dagli organi di informazione è addomesticato e regolato dalla cricca di <span style="font-style: italic;">potenterrimi</span> massoni / templari / gesuiti / <span style="font-style: italic;">bonesmen</span> / banchieri / bilderberghiani / sionisti / case farmaceutiche / militari / rettiliani / SPECTRE / chi-più-ne-ha-più-ne-metta che governano il mondo dietro le quinte, abilmente celati a tutti tranne che a voi, inarrivabili genii e disvelatori di trame oscure, che più i complotti son segreti, più facilmente li scoprite grazie al vostro infallibile fiuto di segugi.</div>
<h4 class="mini"><a name="5"></a>5.</h4>
<div class="ind">Non accettate <strong>mai</strong> le affermazioni della scienza “ufficiale”, a meno che si tratti di cose in cui credete da anni, come per esempio la gravità o la sferoidalità della Terra o ancora che il Sole irradia calore.<br />
Tenete però conto del fatto che i migliori fuffari, i veri fuoriclasse, riescono a mettere in dubbio anche queste cose, prendendo in seria considerazione ipotesi del tipo «la gravità non esiste, se stiamo attaccati al suolo è solo perché la Terra ruota», o del tipo «è possibile e financo plausibile che la Terra sia cava e noi ne abitiamo la superficie interna», o anche del tipo «il sole è freddo e l&#8217;aria si scalda solo per la sua densità»: il tutto in base a (s)ragionamenti quali «dato che la scienza “ufficiale” non spiega tutto, è come se non spiegasse niente, e tutti, ma proprio tutti, i suoi risultati sono in realtà come minimo opinabili, anzi certamente falsi».</div>
<h4 class="mini"><a name="6"></a>6.</h4>
<div class="ind">Alzate parecchio il gomito mentre scrivete, vi renderà molto più creativi e tutto, ma proprio tutto, avrà più senso per voi.</div>
<h4 class="mini"><a name="7"></a>7.</h4>
<div class="ind">Non vergognatevi di proporre le teorie più assurde e bislacche: giustificatele usando il punto di partenza imprescindibile degli sragionamenti del Vero Fuffaro, e cioè l’affermazione «Tutto è possibile». Usando questa formula magica potrete far passare agli occhi degli ingenui qualsiasi scemenza come qualcosa di serio su cui riflettere: sarà poi un gioco da ragazzi, partendo da essa, passare da «possibile» a «probabile», da «probabile» a «praticamente certo» e da «praticamente certo» a «provato al di là di ogni dubbio».</div>
<h4 class="mini"><a name="8"></a>8.</h4>
<div class="ind">Quando vi fanno notare la palese idiozia delle vostre tesi, così palese da non dover neanche essere spiegata, accusate l’interlocutore di avere la mente chiusa e ottenebrata dalla propaganda “ufficiale”, mentre la vostra è aperta, pura e flessibile come quella di un neonato. Gli altri fuffari adorano il concetto di «mente aperta» e vi accoglieranno nel loro <span style="font-style: italic;">sancta sanctorum</span> senz’altro indugio: come voi, non tollerano quei tipacci cattivi d’animo che chiedono sempre le prove di qualsiasi cosa. Ed esattamente come voi non solo ritengono di avere la mente aperte come quella di un neonato, ma ne hanno anche lo stesso spirito critico e le stesse conoscenze.</div>
<h4 class="mini"><a name="9"></a>9.</h4>
<div class="ind">Ridefinite le parole «scettico» e «scetticismo» per far figurare che il vero scettico sia chi accetta come possibili le vostre ridicole fantasie senza discuterle.</div>
<h4 class="mini"><a name="10"></a>10.</h4>
<div class="ind">Fate presente che sarebbe arrogante e presuntuoso pensare che le cose che sostenete possano essere tutte false: qualcuna vera ci deve essere&#8230; il che significa che avete ragione&#8230; e quindi sono tutte vere, <span style="font-style: italic;">quod erat demonstrandum</span>.</div>
<h4 class="mini"><a name="11"></a>11.</h4>
<div class="ind">Quando state discutendo, la tecnica migliore per “provare” la vostra ipotesi è quella di iniziare con una supposizione, e, quando si arriva a metà messaggio, riferirsi alla supposizione non ancora verificata come se fosse un fatto assodato: questo causerà abbastanza confusione iniziale da concedervi un momentaneo trionfo.</div>
<h4 class="mini"><a name="12"></a>12.</h4>
<div class="ind">Ribadite spesso che in un regime democratico come il nostro ognuno è libero di dire ciò che vuole e tutte le opinioni hanno pari valore, la vostra come quella di chiunque altro: perciò se sostenete che la Terra sia a forma di ciambella, avete ragione tanto quanto chi sostiene sia sferoidale. Quando immancabilmente vi spiegheranno che le opinioni sono un conto, e sono rispettabili in quanto soggettive, mentre affermazioni come le vostre vorrebbero essere oggettive e quindi andrebbero supportate da prove e da fatti, non solo da simpatie, fate orecchie da mercante.</div>
<h4 class="mini"><a name="13"></a>13.</h4>
<div class="ind">Se voi fate affermazioni come «tutti sanno che&#8230;», «è acclarato che&#8230;», «è risaputo che&#8230;» quella è da considerarsi una <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">prova inoppugnabile</span>, mentre se qualcun altro scrive «in realtà è stato mostrato che&#8230;» riportandone la dimostrazione, quella è solo una <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">mera opinione</span>.</div>
<h4 class="mini"><a name="14"></a>14.</h4>
<div class="ind">Il ragionamento per assurdo è un’arma molto potente, quindi fermatevi nei vostri ragionamenti quando avete raggiunto il vostro obiettivo, instillare il dubbio, e non portateli mai alle loro logiche conseguenze finali: è naturale infatti che partendo da sciocchezze si arrivi alla fine del ragionamento a conclusioni ancora più sciocche, che smaschererebbero in un attimo la stupidità delle tesi di partenza.</div>
<h4 class="mini"><a name="15"></a>15.</h4>
<div class="ind">Se qualcuno vi fa notare le irrazionalità cui porterebbero, logicamente, le vostre strambe teorie e ve ne domanda ragione, rispondete sdegnati che quelle assurdità sono solo apparenti: le spiegazioni ad esse possono conoscerle solo coloro che manovrano i fili nell’ombra e quindi va chiesto a loro. Insomma, trinceratevi dietro il più classico dei «io faccio solo domande, le risposte le devono dare gli organi “ufficiali”», quelli di cui, tanto, non vi fidate a priori e dei quali riterrete sempre insoddisfacente ogni spiegazione e risposta.</div>
<h4 class="mini"><a name="16"></a>16.</h4>
<div class="ind">Ribaltate completamente l’onere della prova: voi avete ragione a prescindere, senza bisogno che dobbiate presentare alcuna evidenza delle vostre affermazioni. Che siano gli altri a dimostrare che siete in torto, se ci riescono.<br />
Per giustificarvi citate il <a title="Vai alla voce di Wikipedia sul «criterio di falsificabilità»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Falsificabilit%C3%A0" target="_blank" rel="noopener noreferrer">criterio di falsificabilità</a> di <a title="Vai alla pagina di Wikipedia su «Karl Popper»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Popper" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Popper</a>, naturalmente anch’esso debitamente rovesciato per far sembrare che sia chi nega una teoria (e non chi la propone come in realtà dice il criterio, affinché sia ritenuta scientifica) che dovrebbe mostrare come falsificarla.</div>
<h4 class="mini"><a name="17"></a>17.</h4>
<div class="ind">Non accontentatevi di ribaltare l’onere della prova, pretendete che gli scettici vi portino dimostrazioni completamente impossibili da ottenere e del tutto irragionevoli. Ad esempio, parlando di «cerchi nel grano», come prova che essi non hanno nulla di misterioso e sono fattibilissimi da semplici appassionati armati solo di molto ingegno e pazienza, paletti, corde e assi di legno, non vi accontentate delle testimonianze, dei disegni preparatori che spiegano in dettaglio come operare, delle fotografie e financo di qualche video che riprende in azione i <span style="font-style: italic;">circle-maker</span>: pretendete che vi mostrino le riprese che mostrano che <span style="font-weight: bold;">tutti</span> i cerchi nel grano sono opera di esseri umani.<br />
In caso contrario avete ragione voi nel sostenere che quei disegni sono in realtà opera di alieni e/o di militari impegnati in inquietanti operazioni ultra-iper-top-secret.</div>
<h4 class="mini"><a name="18"></a>18.</h4>
<div class="ind">Rivoltate completamente anche i fondamenti attuali della giurisprudenza: coloro che accusate sono colpevoli fino a prova contraria e voi non dovete dimostrare assolutamente nulla delle vostre accuse. Bentornati nel Medioevo, la caccia alle streghe è aperta.</div>
<h4 class="mini"><a name="19"></a>19.</h4>
<div class="ind">Per (vostra) definizione, tutto ciò che è “ufficiale” è menzognero e serve ad ignobili scopi, quindi voi che lo combattete siete, sempre per (vostra) definizione, persone oneste e probe, dei coraggiosi e incorruttibili paladini della verità: in quanto tali tutto vi è concesso, compreso mentire, manipolare, falsificare, minacciare, insultare e quant’altro.<br />
Quando vi faranno notare la vostra ipocrisia, dato che vi comportate come, se non peggio, i cattivoni-malvagi-e-mentitori che dite di voler ostacolare, uscitevene con il motto «il fine giustifica i mezzi» (probabilmente la più grossa fesseria che sia mai stata scritta, che fa il paio con «tutto è possibile»).</div>
<h4 class="mini"><a name="20"></a>20.</h4>
<div class="ind">Riferitevi a chiunque non si dichiari <span style="font-weight: bold;">immediatamente</span> e <span style="font-weight: bold;">totalmente</span> d’accordo con voi, come ad un mentecatto troppo stupido per capire le vostre meravigliose intuizioni, oppure come ad un “disinformatore venduto e servo del potere” al soldo di qualche maligna entità, pagato al solo scopo di mentire e depistare i ”nobili ricercatori della verità”, quali voi vi ritenete.</div>
<h4 class="mini"><a name="21"></a>21.</h4>
<div class="ind">Cambiate versione spesso e volentieri, a secondo di cosa vi fa più comodo al momento, dato che a voi, in quanto “Paladini della Verità” che combattono le “bieche menzogne ufficialiste”, tutto è concesso e quindi potete infischiarvene della coerenza.<br />
Tipico esempio: se i documenti “ufficiali” vi sbugiardano dite che essi sono per definizione inaffidabili e di parte, quindi senz’altro menzogneri e quindi avete senza dubbio ragione voi che li contraddite; se invece appoggiano una parte di ciò che sostenete prendeteli come oro colato e scandalizzatevi di fronte all’impudenza di chi osa metterli in discussione.</div>
<h4 class="mini"><a name="22"></a>22.</h4>
<div class="ind">Da Veri Fuffari DOC vi è concesso superare abbondantemente il limite dell’ipocrisia e arrivare, se appena possibile, al puro <a title="Vai alla voce su Wikipedia sul «bispensiero orwelliano»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bispensiero" target="_blank" rel="noopener noreferrer">bispensiero</a> di orwelliana memoria: non limitatevi a cambiare continuamente versione a seconda di quanto sia per voi vantaggioso, negate decisamente di averla mai cambiata e affermate orgogliosi di aver sempre sostenuto una e una sola cosa.<br />
In pratica, se, dopo qualche vostra arrampicata acrobatica sugli specchi con rigiramento di frittata annesso, qualcuno vi ricordasse le vostre precedenti posizioni, prima correte a cancellare i vostri post incriminati e poi accusate chi ha osato sfidarvi di essere un bieco mentitore che si inventa bugie al solo scopo di screditarvi (in puro stile «<a title="Vai alla voce di Wikipedia sul romanzo «1984» di George Orwell" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1984_%28romanzo%29" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-style: italic;">1984</span></a>», appunto).<br />
Questa tecnica risulta particolarmente utile <strong>quando</strong> avete scritto bestialità più gigantesche del solito, tali da far accorgere chiunque della vostra totale ignoranza anche nelle materie più elementari (robe tipo che 60•tg 30° farebbe 1800). Ho scritto <em>quando</em> e non <em>se</em> per il semplice motivo che per il Fuffaro di razza è imprescindibile fare certe figure barbine periodicamente, considerato che una delle sue caratteristiche essenziali è quella di avere le conoscenze e la preparazione di un lamellibranco non troppo sveglio, ma al contempo credersi un luminare in praticamente tutto lo scibile umano: logico che uno convinto di sapere tutto e di avere la Verità in tasca per una sorta di diritto divino, in vita sua non farà mai la fatica di studiare qualcosa e non imparerà mai niente.<br />
Se poi, conoscendo voi e la vostra cristallina onestà intellettuale, quel qualcuno si premunisce facendo degli <em>screenshot</em> dei vostri voltafaccia e delle vostre idiozie e poi ve li sbatte in faccia, accusatelo di essere, oltre che un bugiardo, un falsario che ha manipolato l’immagine, come da <a href="#56"><em><strong>Regola 56</strong></em></a> del <em>Credo</em>.<br />
Dopo di ciò, per concludere in bellezza e non farvi mancare nulla, accusate di “bispensiero” e di attuare una “riscrittura orwelliana della storia” gli altri.</div>
<h4 class="mini"><a name="23"></a>23.</h4>
<div class="ind">Due parole: «cambiate paradigma».<br />
Cercate di rispondere al minor numero possibile di domande dirette e di confondere le acque a tutti i costi, usando scenari ipotetici («supponiamo che») per cambiare argomento in continuazione.<br />
Infatti, se vi fermate troppo a lungo su un singolo argomento, rischiate che vi chiedano qualcosa di irritante, come le odiatissime <span style="font-weight: bold;">prove</span>: non lasciate assolutamente che questo accada!<br />
Consultate un creazionista, se vi serve una mano per far pratica di <span style="font-style: italic;">mutatio controversiae</span> (Schopenhauer <span style="font-style: italic;">docet</span>).</div>
<h4 class="mini"><a name="24"></a>24.</h4>
<div class="ind">Se vi mettono nell’angolo chiedendovi insistentemente le evidenze di qualcosa, ribattete che non si può escludere a priori che sia come dite voi, prove o non prove. Molti si allontaneranno scuotendo il capo sconsolati, e questo, naturalmente, significa che avete ragione voi: scrollare il capo lateralmente, dopo tutto, potrebbe essere la stessa cosa di un movimento verticale a mo’ di assenso&#8230; ricordate? <span style="font-weight: bold;">Tutto può essere, quindi è!!!</span></div>
<h4 class="mini"><a name="25"></a>25.</h4>
<div class="ind">Se quello che avete scritto viene smentito da un vostro oppositore, contrattaccate;<br />
se viene smentito da qualcuno che per il resto sostiene la vostra posizione, accettate graziosamente la correzione e lasciate cadere la cosa.<br />
In entrambi i casi, dopo qualche giorno, ripetete tutto da capo ed esattamente come prima, fingendo che nulla sia successo.<br />
Lo stesso naturalmente vale quando cambiate pulpito da cui concionare: nonostante da altre parti vi abbiano dimostrato in mille e un modo tutti i vostri errori, quando vi trovate davanti ad un pubblico nuovo, che non ha assistito alle vostre precedenti figure barbine, ripetete da capo tutte le vostre immaginifiche boiate, inalterate. Dopo tutto siete gli eredi diretti di quei ciarlatani e venditori di olio di serpente che vivevano allo spalle dei gonzi rifilando loro immani schifezze spacciate per miracolose panacee, costretti a cambiare piazza di frequente per non essere linciati da chi cascava nelle loro truffe: certe antiche tradizioni vanno rispettate, perbacco!</div>
<h4 class="mini"><a name="26"></a>26.</h4>
<div class="ind">Ripetete <span style="font-weight: bold;">ossessivamente</span> un concetto o una domanda usando sempre le stesse parole: una tale dimostrazione di logica stringente farà crollare le difese dei vostri avversari.<br />
Ignorate domande ironiche, allusioni a film come «<a title="Wikipedia: Rain Man" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rain_Man" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rain Man</a>», o termini più oscuri quali «<a title="YouTube: supercazzora al cimitero" href="https://www.youtube.com/watch/v/lDQUnATw4iU?hl=it&amp;gl=IT&amp;cbrd=1&amp;ucbcb=1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sbidiguda. Supercazzora brematurata? Come se fosse antani, con scappellamento a destra</a>»: eventualmente ricordate a questi pagliacci che il <a title="Wikipedia: autismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Autismo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comportamento autistico</a> è tipico delle menti superiori (ripetetelo almeno 15-20 volte, così se non convincerete gli altri, convincerete almeno voi stessi).</div>
<h4 class="mini"><a name="27"></a>27.</h4>
<div class="ind">Nel caso siate in difficoltà, iniziate a porre domande retoriche senza <span style="font-weight: bold;">niente</span> a che vedere con il dibattito in corso: se il vostro interlocutore ignora le vostre domande sciocche, e si ostina a rimanere in argomento, ripetete le domande senza senso più e più volte. Questo farà sì che tutti i gonzi nel pubblico si convincano che il vostro avversario stia evadendo il punto.</div>
<h4 class="mini"><a name="28"></a>28.</h4>
<div class="ind">Una tecnica alternativa consiste nell’andarsene sbattendo la porta, con frasi del tipo «ho meglio da fare, IO, che discutere con voialtri [insulto a piacere], addio» o anche «non ho tempo da perdere, IO, con certi [insulto a piacere] come voi, addio» e variazioni sul tema.<br />
Naturalmente la vostra è solo una finta (altrimenti che fuffari sareste?) e non appena vedrete l’occasione di ritornare con qualche battuta sprezzante, lo farete immantinente più agguerriti (e fuffari) di prima.<br />
I fuffari fuoriclasse, cioè quelli meno cretini (non scrivo <em>i fuffari più intelligenti</em> per non usare un ossimoro) aspettano almeno un giorno prima di fare la loro trionfalistica <em>rentrée</em>, mentre ai fuffari <em>standard</em> di solito bastano pochi minuti: cercare di avere l’ultima parola a tutti i costi è più forte di loro.</div>
<h4 class="mini"><a name="29"></a>29.</h4>
<div class="ind">Date velatamente del bugiardo a chiunque vi si opponga, o tentate qualche altra tattica che, sperabilmente, lo faccia arrabbiare: per esempio ignorate le sue spiegazioni, fraintendetele ripetutamente, fate finta di non capire o qualificate qualsiasi obiezione come insufficiente (esempio classico, esclamare: «tutto qui?»).<br />
Se risponde a tono alle vostre estenuanti provocazioni, portate la discussione sulla sua collera, e accusatelo di insulti e accanimento persecutorio;<br />
se invece rimane calmo e in argomento, <strong>insistete</strong>, anche passando dalle velate insinuazioni agli insulti diretti!!!<br />
Tanto i Veri Credenti del pubblico perdoneranno i vostri peggiori attacchi verbali e ignoreranno i vostri più spericolati giochi di gambe, ma riterranno anche la sua più lieve replica come un attacco personale ingiustificato che mina alla base la sua posizione.</div>
<h4 class="mini"><a name="30"></a>30.</h4>
<div class="ind">Usate a piene mani la <a title="Vai alla spiegazione della «fallacia dello spaventapasseri»" href="https://www.linux.it/~della/fallacies/spaventapasseri.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>fallacia dello spaventapasseri</em></a>, consistente nel travisare le affermazioni altrui e nel criticare quindi non le vere argomentazioni di chi vi contesta ma una loro versione storpiata e facilmente smontabile. Ad esempio potete rafforzate il vostro equivocare con citazioni parziali di quanto hanno scritto gli altri, fatte in modo da stravolgerne il senso, al limite eliminando eventuali «non»: rischioso ma di sicuro effetto.</div>
<h4 class="mini"><a name="31"></a>31.</h4>
<div class="ind">Quando tutto il resto fallisce, pur di non concedere il punto, tentate almeno il pareggio usando il <span style="font-style: italic;">jolly</span> de «la verità sta nel mezzo».<br />
Trattasi di sonora sciocchezza quando si parla di fatti oggettivi visto che, ad esempio, la Terra non può certo essere mezza tonda e mezza a forma di ciambella: quella che sta nel mezzo al massimo è la virtù, ma con gli sprovveduti senza speranza è una frase che funziona a meraviglia.</div>
<h4 class="mini"><a name="32"></a>32.</h4>
<div class="ind">Cercate di sembrare una persona che sa il fatto suo, preparata e competente su tutto.<br />
Per dare questa impressione e per mettere in soggezione chi vi legge, usate frasi molto forbite nella forma, anche se assolutamente vuote nella sostanza, e modi di dire arcaici e desueti, incomprensibili ai più: non preoccupativi, neanche voi dovete in realtà capire le parole che usate, basta che prendiate un dizionario e ne cerchiate qualcuna da inserire qui e là nei vostri sproloqui. Chi si nutre di fuffa di solito ha la preparazione scolastica di un lamellibranco e l&#8217;impressionabilità di una pellicola, quindi si fa facilmente irretire da tali dimostrazioni di “cultura”, convinto com&#8217;è che se un tizio usa certi paroloni deve per forza sapere quello che dice ed avere ragione.<br />
In special modo, infarcite a caso i vostri scritti di termini altisonanti e pseudoscientifici, ancorché privi di significato: disseminate liberamente i vostri discorsi di riferimenti all’«universo olografico», alla «cardinalità transfinita», ai «livelli vibrazionali» e ai «campi di risonanza gastrica» <sup><a href="#Nota_1"><small>[1]</small></a></sup>.<br />
Usate la parola «quantistico» in una frase, anche se avete solo una vaga idea di cosa significhi: per un effetto ancora più impressionante, usatelo come aggettivo della vostra superstizione favorita, per esempio «rabdomanzia quantistica». Sentite come suona serio?<br />
È anche molto utile memorizzare tutti i termini fanta-tecnologici di <span style="font-style: italic;">Star Trek</span>, per quando vi serve in fretta una qualche spiegazione “scientifica”: potete parlare ad esempio di «smorzatori inerziali» o «gelatine bioneurali».</div>
<h4 class="mini"><a name="33"></a>33.</h4>
<div class="ind">Fingete di avere una laurea e/o che la abbiano le persone che vi danno ragione: l’importante è non farsi inchiodare sul tipo di laurea o sul dove e quando sia stata conseguita. Limitatevi a ripetere con forza che ne avete una, e quindi siete superiori, competenti, e non potete sottostare agli interrogatori e alle richieste di prove del primo che passa.</div>
<h4 class="mini"><a name="34"></a>34.</h4>
<div class="ind">Fate finta di aver scritto un libro: nulla dice «io sono al di là delle critiche» come aver scritto un libro. Se vi richiedono il numero ISBN del libro, inventate che tanto nessuno sa come verificarlo.</div>
<h4 class="mini"><a name="35"></a>35.</h4>
<div class="ind">Se vi fanno notare che né voi né coloro che citate possedete una seppur minima preparazione nel campo in cui volete imporre le vostre balzane tesi, osservate sagacemente che avere una specializzazione in un campo lontanissimo dall’argomento discusso dona una chiarezza di visione ineguagliabile: aver lavorato sulla fisiologia delle piante leguminose tropicali in India, per esempio, rende delle autorità sull’allettamento del grano in Inghilterra, e saper usare <span style="font-style: italic;">PhotoShop</span> qualifica per interrogare i testimoni oculari di un avvistamento UFO.</div>
<h4 class="mini"><a name="36"></a>36.</h4>
<div class="ind">Per dare ad intendere che avere l’intero mondo che si oppone alle vostre idee dia ad esse un’autorevolezza e una dignità eccezionali, fate riferimento alla lunga serie di famosi autori di teorie che furono lungamente derise dalla scienza “ufficiale”, per poi essere accettate quando ne furono portate le prove: vi verrà in aiuto il fatto che i molto, ma molto, più numerosi cialtroni autori di teorie rivelatesi sballate non sono, logicamente, diventati famosi, perciò nessuno ve li rinfaccerà mai.<br />
A tal proposito tirate in ballo <a title="Vai alla voce di wikipedia su «Galileo Galilei»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Galileo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Galileo</a>, poiché era stato ostacolato in ogni modo, pur avendo pienamente ragione: attenzione però che dovete essere abili nell’esporre tale argomentazione, perché essa è sì calzante, ma all’incontrario, nel senso che vi dà torto marcio.<br />
Infatti Galileo aveva in mano solide prove e fu osteggiato non da altri scienziati ma da Santo Uffizio e Inquisizione e solo per questioni riguardanti la religione e la lettura letterale della Bibbia: nel vostro caso, quelli che hanno in mano delle prove sono coloro che non accettano le vostre fanfaluche e siete voi che rifiutate tali prove appunto per la vostra cieca e incrollabile fede nell’esistenza del Mega-Complottone Globale e Totale di turno.</div>
<h4 class="mini"><a name="37"></a>37.</h4>
<div class="ind">Citate <a title="Vai alla voce di Wikipedia su «Albert Einstein»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Einstein" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Einstein</a>, citatelo spesso, e atteggiatevi come se una qualsiasi frase di Einstein sostenesse la vostra posizione.<br />
Se possibile citate frasi che abbia detto davvero, magari modificando una parolina qua e una parolina là per far risaltare il fatto che, se solo Einstein avesse potuto sapere quello che sapete voi oggi, vi avrebbe sostenuto a spada tratta.<br />
Comunque non è necessario usare delle sue vere frasi, che tanto lui è morto da un sacco di tempo per cui è accettabile se lo rinfrescate un pochino, portandolo al passo coi tempi, e comunque non può più difendersi dalle vostre false atribuzioni: figuratevi che quarant&#8217;anni dopo la sua morte <a href="https://www.snopes.com/fact-check/einstein-on-bees/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">lo hanno fatto persino parlare di api</a>, inventandosi di sana pianta la frase a lui attribuita.</div>
<h4 class="mini"><a name="38"></a>38.</h4>
<div class="ind">Il vostro idolo indiscusso deve essere <a title="Vai alla voce di Wikipedia su «Nikola Tesla»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nikola_Tesla" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tesla</a>: scienziato e ingegnere indubbiamente geniale e poliedrico, prese anche parecchi granchi, specie nell’ultima parte della sua vita, passata in preda a disturbi mentali di tipo ossessivo-compulsivo. Sostenete che avendo egli visto giusto su molte cose, allora doveva aver avuto ragione su tutto, anche quando si mise a vaneggiare di raggi della morte e macchine per fotografare il pensiero: tutte invenzioni strabilianti che egli sicuramente portò a termine, e che furono requisite dall’FBI, per essere accuratamente tenute nascoste.</div>
<h4 class="mini"><a name="39"></a>39.</h4>
<div class="ind">Spiegate continuamente che è assodato che i vostri nemici, i militari e la cricca demo — pluto — giudaico — massonico — templare — bilderberg — rettiliana, sono in possesso di tecnologie e di cure mediche avanzatissime che tengono volutamente nascoste da decenni (vedasi ad esempio le invenzioni futuristiche di Tesla e i segreti rubati all’astronave aliena nascosta nell’<span style="font-style: italic;">Area 51</span>).<br />
Probabilmente avevano i forni a microonde fin dal 1915, e i calendari con Sabrina Ferilli fin dai primi anni Cinquanta: il fatto che oggi si possa realizzare un fotomontaggio pressoché perfetto in pochi minuti dimostra che <a title="Wikipedia: Louis Daguerre" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Daguerre" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Daguerre</a> ha probabilmente imbrogliato.<br />
Il perché i cattivoni dominatori del pianeta, se davvero avessero a disposizione armi e mezzi così eccezionali dovrebbero tenerle ben nascoste invece di usarle, è un’obiezione cui non spetta a voi rispondere (voi fate solo domande, ricordate?): al massimo richiamate la scena finale de «Indiana Jones e i Predatori dell’Arca Perduta», che per i “ricercatori della verità”, si sa, i film hollywoodiani contengono più verità di mille enciclopedie.</div>
<h4 class="mini"><a name="40"></a>40.</h4>
<div class="ind">La scienza progredisce e nel corso di mezzo millennio di storia sono state espresse un’enorme mole di congetture più svariate, moltissime a sproposito, dai più diversi scienziati: per esempio Einstein, un fisico, espresse stima per teorie geologiche poi rivelatesi sballate.<br />
Vi basterà pertanto cercare fra tutte le ipotesi screditate del passato e quelle non provate del presente, per individuare qualcosa che appoggi le vostre idee favorite: un campo particolarmente fertile è offerto dalla meccanica quantistica, che tanto nessuno sa di preciso cosa sia (nessuno nella vostra platea d’elezione, s’intende).</div>
<h4 class="mini"><a name="41"></a>41.</h4>
<div class="ind">Se vi contestano teorie obsolete e screditate, date battaglia in nome della saggezza degli antichi;<br />
se vi contestano teorie recentissime senza ancora lo straccetto di una prova a favore, ribattete con una violenta invettiva contro la scienza “ufficiale” ancorata al passato e a dogmi obsoleti e screditati.<br />
E come sempre, fregatevene altamente della coerenza.</div>
<h4 class="mini"><a name="42"></a>42.</h4>
<div class="ind">Scovate quell’<span style="font-weight: bold;">unico</span> riferimento che supporta le vostre posizioni e se qualcuno ne trova altri che smentiscono il vostro, ribattete che questo significa che il tizio che ha l’ardire di contrastarvi non riesce a pensare con la propria testa e per questo è costretto ad appoggiarsi agli scritti altrui: come al solito, ignorate tutte le domande su con che coraggio riusciate a prendere una posizione così sfacciatamente ipocrita.</div>
<h4 class="mini"><a name="43"></a>43.</h4>
<div class="ind">Se vi forniscono <em>link</em> che sbugiardano le vostre sparate, scrollate le spalle sospirando che nessuna persona ragionevole si può fidare di quel che trova scritto su Internet.<br />
Di contro, ogni volta che leggete qualcosa su Internet che soddisfi le vostre tesi e pregiudizi, riportatelo ovunque come se fosse un fatto accertato e non datevi mai la pena di fare la più elementare ricerca o verifica in proposito.</div>
<h4 class="mini"><a name="44"></a>44.</h4>
<div class="ind">Di fronte ad eventuali <span style="font-style: italic;">link</span> a corsi di fisica, libri di testo, articoli scientifici e similari che vi vengano proposti, sottolineate come siano scritti in un gergo volutamente incomprensibile, per confondere chi li legge.<br />
In casi veramente estremi, sostenete che non si apre il <span style="font-style: italic;">link</span> e deviate il discorso sui problemi di rete e sui protocolli internet.</div>
<h4 class="mini"><a name="45"></a>45.</h4>
<div class="ind">Continuate a rammentare quell’<span style="font-weight: bold;">unico</span> scienziato “ufficiale” e “rispettabile” che <span style="font-weight: bold;">potrebbe</span> aver detto qualcosa che a sua volta <span style="font-weight: bold;">potrebbe</span> essere <span style="font-weight: bold;">interpretato</span> come fornente un <strong>indizio</strong> che <span style="font-weight: bold;">forse, teoricamente, volendo</span>, supporta la vostra tesi: ancora meglio (<span style="font-weight: bold;">ma non indispensabile</span>) se lo scienziato lo ha detto davvero.<br />
Ignorate eventuali osservazioni sul fatto che la ricerca in questione è vecchia di cinquant’anni, che da allora è stata snaturata, che il suddetto scienziato non aveva esperienza in quel particolare settore, o che esperti di quel settore lo considerano un incompetente (e lo possono pure dimostrare): al contrario, riferitevi a lui come «il più famoso scienziato di tutti i tempi», oppure, meglio ancora, parlate di «innumerevoli scienziati», tutti rigorosamente inesistenti.</div>
<h4 class="mini"><a name="46"></a>46.</h4>
<div class="ind">Se proprio non riuscite a trovare manco un pezzettino di frase scritta da chicchessia e a voi favorevole, citate voi stessi, ma come se vi riferiste a qualcun altro: parlate di voi stessi in terza persona o usando un <span style="font-style: italic;">plurale maiestatis</span> (è ammesso usare uno pseudonimo, del tipo «un noto scienzato che chiameremo X&#8230;») e fatevi vanto di ricevere congratulazioni inesistenti (del tipo «riceviamo una interessantissima <span style="font-style: italic;">e-mail</span> da un cultore della materia&#8230;»).</div>
<h4 class="mini"><a name="47"></a>47.</h4>
<div class="ind">Ovunque siate, fate il possibile per far capire ai nuovi venuti le dimensioni e la gravità della Cospirazione che avvelena l’atmosfera nel <em>web</em>: non appena si intavola una discussione con qualcuno dei più “biechi cospiratori”, intromettevi e interloquite con battutine, risatine e <em>non sequitur</em>, in modo da presentarvi subito come una persona seria e civile. Alla minima incomprensione fra uno “sporco disinformatore” e un nuovo arrivato, siate pronti con un «<em>Visto? Eh? Visto?</em> <img decoding="async" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhFAAYAPUAMf////jgIPjYGPDIGOjw8OjIGOjAGODg4OC4ENjY2NiwENioENigCNDQyNDIwMioEMiYCLiQCLiICLCQEKiIEKiACKh4AKCYgKCYeJh4EJhwCJCAYIhoCHhoQHhgOHBYMGhQIGhQCGhICGBQGGBIGFhIEEAwEAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAACwAAAAAFAAYAAAG7kCAcEgsGo9EE9KoFDaXRaX0CXWaqEtC49IhkTqXxhV5wIQoikLhUTFhDlhAwpMhmUgGgWCA0HgSRQkgDwIBAQYmBgECBl4ggEIEGxOFhod4ASRCJBsEQg4hlZaHik0mIQ5CGBSViJiGJicnJhoYQh4KopeJmbIkER5CIAW6o5ckCBAgQiPExsYCBckjt7mWitAFC8CqFQOFiNiGewgMtZ8hCHqN4usLEKiRGxVqjCZ60Y3mnUOCEghqBti5YoKBhRGQhjTwwGEBgocIFjCAwOFDgyNlQmiIwICBBA0i3mRpgMFDiRIeMDTwVKUlgCAAOw==" alt=";-)" />» o similari.</div>
<h4 class="mini"><a name="48"></a>48.</h4>
<div class="ind">Ogni qualvolta compare all’orizzonte qualcuno che, non importa per quale motivo, attacca o critica uno dei “mefitici” individui che “cospirano” contro di voi e le vostre strabilianti scoperte che rivoluzioneranno il mondo, blanditelo, lodatelo, scambiateci battutine, strizzatine d’occhio e ammiccamenti. Ignorate il fatto che ciò vi fa sembrare una coppia di fidanzatini che fanno <span style="font-style: italic;">pucci-pucci</span>, oppure il fatto, seppur evidentissimo, che il nuovo arrivato vuole solo fare caciara o sfogare un astio personale: la cosa importante è che finalmente avete un alleato, primo fido soldato dell’<span style="font-style: italic;">Invincibile Esercito della Verità</span> che marcerà sotto le vostre bandiere.</div>
<h4 class="mini"><a name="49"></a>49.</h4>
<div class="ind">I <em>cumparielli</em> possono essere estremamente utili: se non riuscite a trovare abbastanza anime semplici disposte a credere alle vostre luminose quanto bislacche teorie, createvi numerosi <em>nickname</em> diversi ed inviate risposte ammirate ai vostri stessi messaggi. Naturalmente se avete la possibilità di fare commenti anonimi e quindi non dovete neppure prendervi il disturbo di creare false utenze, approfittatene a piene mani e crete dal nulla un vero e proprio esercito di vostri <em>fan</em>, appunto tutti, rigorosamente, anonimi.<br />
Si sa che sostenere di aver ragione solo perché sono in molti a pensarla allo stesso modo è una nota <em>fallacia</em> logica, detta <a href="https://www.linux.it/~della/fallacies/ricorso-alla-popolarita.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>argomentum ad populum</em></a>, molto ben stigmatizzata da <a href="https://it.wikiquote.org/wiki/Marcello_Marchesi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Marcello Marchesi</a>: <em>«mangiate merda, milioni di mosche non possono sbagliare»</em>.<br />
Ma voi fregatevene: dato che il vostro <em>target</em> sono i boccaloni irrecuperabili, potrete e dovrete far riferimento ai vostri “numerossissimi” sostenitori, e la massa dei suddetti boccaloni si allineerà, inciampando gli uni addosso agli altri nella foga di uscire dal gregge del «popolo bue» per entrare nel vostro, di gregge.</div>
<h4 class="mini"><a name="50"></a>50.</h4>
<div class="ind">Quando non potete creare utenze fantoccio per darvi ragione da soli, riferitevi con alterigia a plotoni di sostenitori che vi incoraggiano per <em>e-mail</em>, citandone ampi stralci: naturalmente rifiutatevi di fornire dati utili ad accertare l’effettiva esistenza di quelle missive, appellandovi a imprescindibili esigenze di <em>privacy</em>.<br />
Lo stesso vale per presunte missive di minacce, sbandierate per far notare quanto diate fastidio ai “poteri forti”, anche queste rigorosamente senza uno straccio di riferimento che possa permettere di verificare la loro reale esistenza.</div>
<h4 class="mini"><a name="51"></a>51.</h4>
<div class="ind">Già che ci siete, create dei <a title="Vai alla voce di Wikipedia su «fake»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fake" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-style: italic;">fake</span></a> dei vostri avversari, e spammate con essi i vostri siti e la vostra propaganda, per creare confusione e per far credere che in realtà anche i vostri oppositori vi appoggiano. Magari condite il tutto con qualche bella falsa confessione sull’essere degli “agenti” infiltrati e pagati profumatamente per disinformare, firmata ovviamente con il <em>nick</em> dei vostri “nemici”.</div>
<h4 class="mini"><a name="52"></a>52.</h4>
<div class="ind">Aprite, sotto pseudonimo, un sito con l’elenco ragionato degli scettici che vi si oppongono, accusandoli delle peggiori nefandezze, prima tra tutte l’inossidabile essere degli occultatori che agiscono nell’ombra per nascondere la verità, manipolando le menti attraverso menzogne ammantate di scientificità. Fate frequentemente <span style="font-style: italic;">SPAM</span> con questo indirizzo usando identità alternative e domandando a gran voce perché la polizia non faccia nulla in proposito.</div>
<h4 class="mini"><a name="53"></a>53.</h4>
<div class="ind">Fondate un vostro forum oppure blog o ancora <em>news-group</em> privato, con un manifesto studiato per tenere lontano <span style="font-weight: bold;">chiunque</span> non condivida la vostra “illuminata” immagine del mondo, quindi annunciate trionfanti la nascita di un’oasi di pace, democrazia, amore e rispetto reciproco.<br />
Certo, le voci dissenzienti verranno insultate e gratuitamente diffamate senza pietà e senza che sia loro consentita la minima espressione delle proprie opinioni, men che meno di difenderle in modo ragionato, ma questo è il duro prezzo da pagare per difendere la libertà di pensiero e di parola; la <span style="font-weight: bold;">vostra</span> libertà di pensiero e di parola, beninteso, non certo quella altrui.<br />
Unica accortezza da tenere presente: magari non sottolineate entrambe le facce del <em>Fiero Mondo Nuovo</em> nel medesimo post, che qualche scettico dalla mente obnubilata potrebbe tacciarvi di ipocrisia.</div>
<h4 class="mini"><a name="54"></a>54.</h4>
<div class="ind">Inviate <span style="font-style: italic;">crosspost</span> su qualsiasi spazio pubblico troviate nel <span style="font-style: italic;">web</span>, copincollando praticamente ovunque vi capiti il vostro sito personale, con almeno una decina di post al giorno: assicuratevi di dare ripetutamente fiato alle vostre idee complottiste su un sacco di forum e blog, anche se non collegati all’argomento e quindi palesemente in <span style="font-style: italic;">off topic</span>.<br />
La vostra parola d’ordine deve essere: <span style="font-weight: bold; font-style: italic;"><a title="Visualizza «Spam Song» dei Monty Phyton su YouTube" href="https://www.youtube.com/watch/v/a_1dvPlsuLs?gl=IT&amp;hl=it&amp;cbrd=1&amp;ucbcb=1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SPAM! SPAM! SPAM! SPAM! SPAM! SPAM! SPAM!</a></span> Allagate il <span style="font-style: italic;">web</span>!</div>
<h4 class="mini"><a name="55"></a>55.</h4>
<div class="ind">Quando i proprietari e i fruitori legittimi dei siti che avete preso di mira col vostro <em>SPAM</em> dissennato si stuferanno di vedere il loro spazio monopolizzato da voi e dai vostri ossessivi interventi, e, esasperati, vi inviteranno a darvi una calmata o andarvene fuori dalle scatole, cominciate a gridare alla “censura”.</div>
<h4 class="mini"><a name="56"></a>56.</h4>
<div class="ind">Se i vostri sporchi giochetti vengono portati alla luce, sostenete con veemenza che non vi sono prove che voi siate un ciarlatano, un fuffaro, uno spammer, un troll e un bugiardo: riferitevi alle prove in tal senso come interpretazioni, oppure becera disinformazione, o ancora dei falsi fabbricati ad arte.<br />
Avvertite che state per sferrare il colpo finale contro questi cinici mentitori che vi infangano, scoprendo le vostre formidabili carte, che finora avete tenuto abilmente celate: dopo di che tali abietti figuri dovranno pagare amaramente la follia che li ha spinti a sfidarvi.</div>
<h4 class="mini"><a name="57"></a>57.</h4>
<div class="ind">Tenete sempre presente che <span style="font-style: italic;">La Cospirazione Contro Di Voi</span> può fare praticamente ogni cosa: diamine, dopotutto, hanno tenuto nascosti i motori ad acqua per tutti questi anni!<br />
Inoltre ricordate che questo universo è né più né meno che <strong>PERFETTO</strong> e ogni singolo accadimento <strong>ha per forza una ragione ben precisa ed imputabile solo e unicamente a qualche malvagia entità vostra nemica</strong>: imperfezioni, sbagli, sfortunate coincidenze e roba simile semplicemente non esistono, e qualsiasi cosa accada di indesiderato da voi, è senz&#8217;altro e senza ombra di dubbio una diabolica macchinazione dei soliti “biechi cospiratori” ai vostri danni.<br />
Quindi, qualsiasi problema di comunicazioni, compresi problemi ai satelliti, linee telefoniche difettose, rumorini alla cornetta, messaggi spariti o comparsi in ritardo, segnali di occupato mentre tentate di connettervi al <span style="font-style: italic;">provider</span>, radio rimaste accese durante la telefonata, mosche che ronzandovi attorno vi fanno perdere la concentrazione mentre stavate partorendo la soluzione finale a tutti i mali dell&#8217;Universo conosciuto (e pure di qualcuno sconosciuto) possono e anzi devono essere imputate alla <em>Grande Cospirazione Universale</em>, che sta cercando di soffocare la verità in generale e ostacolare voi, gli unici Eletti, gli unici Consapevoli, in particolare.<br />
Naturalmente, se per caso siete così fortunati da non incontrare mai alcun problema o disfunzione, nulla vi vieta di inventarveli: anzi è caldamente consigliato farlo comunque.</div>
<h4 class="mini"><a name="58"></a>58.</h4>
<div class="ind">Datevi aria di importanza, rivelando di avere la certezza che il vostro telefono è sotto controllo e siete costantemente spiati da orde di agenti segreti: gli organizzatori del Grande Complotto sono potentissimi e controllano il mondo intero, ma evidentemente sono letteralmente terrorizzati da voi e da quello che scrivete.</div>
<h4 class="mini"><a name="59"></a>59.</h4>
<div class="ind">Quando non siete occupati ad atteggiarvi a vittima e povero martire, ricordatevi di informare ogni tanto i vostri oppositori che avete fornito tutte le informazioni raccolte su di loro alla locale Polizia, Polizia Postale, Servizi Segreti, Carabinieri, Bersaglieri, Corazzieri, Guardia di Finanza, Guardia Costiera, Guardia Forestale, Guardie a Cavallo e Guardie Svizzere o ad <span style="font-style: italic;">Amici Molto In Alto</span>, accennando al fatto che questi si sono dimostrati <span style="font-weight: bold;">moooooolto</span> interessati a quello che avevate da dire. Non è che dobbiate veramente raccogliere informazioni o inviarle a chicchessia, ma questo terrà i vostri avversari sulle spine e li renderà paranoici.<br />
Nei casi più ostinati, iniziate a fare velati riferimenti ai vostri parenti avvocati, al giorno in cui toglieste una spina dalla zampa di Toto Riina, o alle feste che vi fanno quando fate una capatina dai vostri carissimi amici a Forte Braschi: cercate di terrorizzarli dicendo che la Legge è alle loro porte e che la loro libertà durerà al massimo ancora pochi minuti.</div>
<h4 class="mini"><a name="60"></a>60.</h4>
<div class="ind">Nel caso la vostra posizione appaia senza speranze, con tutto il pubblico che sta sghignazzando alle vostre spalle, e abbiate perso qualsiasi credibilità, avviandovi ad entrare in lizza per il <a title="Wikipedia: premio IgNobel" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Ig_Nobel" target="_blank" rel="noopener noreferrer">premio <span style="font-style: italic;">IgNobel</span></a>, minacciate non solo i vostri oppositori ma <span style="font-weight: bold;">tutti quelli a tiro</span> con una bella querela: non dovete veramente sporgerla, che la legge non è tenera con le <a title="Studio legale on-line su ingiuria, diffamazione e calunnia" href="http://www.studiolegale-online.net/penale_r02.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer">denunce infondate</a>, solo fare una vuota minaccia. Questo convincerà gli spettatori che siete una persona con la quale non si scherza!</div>
<h4 class="mini"><a name="61"></a>61.</h4>
<div class="ind">Alternate i racconti in cui vi dipingete come vittime predestinate del sistema marcio e corrotto a causa della vostra autonomia di pensiero, appartenenti ad uno sparuto gruppo di eroi senza macchia e senza paura che soli lottano contro le preponderanti forze del male, a perentorie affermazioni in cui sostenete che oramai sono tantissimi quelli che non abboccano più alla <span style="font-style: italic;">Infida e Menzognera Versione Ufficiale</span>.<br />
Anzi, ribaltate completamente la faccenda, dicendo che ormai c’è rimasto soltanto il vostro interlocutore e al più due o tre altri irriducibili, che saranno presto costretti ad abiurare di fronte all’evidenza. Postate statistiche trionfali sulle percentuali di credibilità della vostra tesi, ma, nel caso, cercate se possibile di non eccedere il 100%: gli scettici infami non attendono altro.</div>
<p>Avremo modo, nei prossimi articoli, di esemplificare chiaramente come una gran quantità dei punti sopra esposti sono seguiti fedelmente dagli adepti della <span style="font-style: italic;">Sacra Setta delle Scie Chimiche</span>: naturalmente a primeggiare in questi comportamenti sono gli autoproclamatisi guru della setta, i Marcianò Bros, <span style="font-style: italic;">Straker</span> e <span style="font-style: italic;">Zret</span>.</p>
<div class="post-inbody">
<ol>
<li><em><a name="Nota_1"></a>Il termine specifico per tali sproloqui pseudo-scientifici è </em><a title="Vai alla voce di Wikipedia su «technobabble»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Technobabble" target="_blank" rel="noopener noreferrer">technobabble</a><em>, letteralmente</em> tecnobalbettio <em>che però io preferisco tradurre in</em> tecnobubbole <em>o</em> <a title="Vai alla voce di Wikipedia su «supercazzora»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Supercazzora" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tecnocazzora</a>.</li>
</ol>
<h2><a href="https://giornidiordinariafollia.blogspot.com/2008/06/il-credo-del-fuffaro.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">FONTE giornidiordinariafollia.blogspot.com</a></h2>
</div>
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		<title>San tremo: la recensione caustica annuale.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 16:43:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Patty Pravo: IL VENTO E LE ROSE Il raffronto tra la sua faccia ventenne e le sue mani che lasciano trapelare la vera età comincia ad essere inquietante. Il modo di cantare ormai è troppo sempre lo stesso e pare aver perso l&#8217;alternatività e la creatività dei suoi cavalli di battaglia, dei suoi bei tempi. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Patty Pravo: IL VENTO E LE ROSE<br />
</strong> Il raffronto tra la sua faccia ventenne e le sue mani che lasciano trapelare la vera età comincia ad essere inquietante.<br />
Il modo di cantare ormai è troppo sempre lo stesso e pare aver perso l&#8217;alternatività e la creatività dei suoi cavalli di battaglia, dei suoi bei tempi.<br />
A tratti sembra leggermente stonata, canzone piatta, piatta, piattissima.</p>
<p><strong>Modà con Emma:  ARRIVERÀ</strong><br />
Non male come canzone dei Negramaro, peccato non siano i Negramaro a suonare e cantare, bella la voce di lei quando imita Gianna Nannini, belli i crescendo ma poca sostanza.</p>
<p><strong>Luca Madonia con Franco Battiato: L&#8217;ALIENO</strong><br />
In questi due personaggi non posso che riporre la più smisurata fiducia, non sono certo artisti sanremo style e forse anche per questo ripongo in loro tale fiducia.<br />
Tuttavia non mi pare un brano particolarmente incisivo, interessante anche se già usata la tematica del sentirsi alieno tra la gente ma manca la tipica capacità di Battiato di creare un <span id="more-2532"></span>mondo in una canzone, di creare un&#8217;atmosfera immersiva che porti all&#8217;interno del mondo da cui scaturisce il brano.<br />
Purtroppo resto un po&#8217; deluso.</p>
<p><strong>Giusy Ferreri:  IL MARE IMMENSO</strong><br />
In lei ripongo meno fiducia, in particolare perché mi sembra sempre canti con una patata in gola, anche se devo ammettere che qualche spunto interessante in passato lo ha dato.<br />
Il brano parte con un buon impatto rock, peccato poi si interrompa per lasciare spazio a un cantato  che non graffia affatto come invece è stata presentata da Morandi. Il tentativo sexy con spacco enorme davanti non rende migliore la performance anche se uno degli autori si chiama Bungaro e con quel vestito porta alla mente fatti di cronaca politica recente.<br />
Più guardo il vestito più penso che lo spacco andasse sulla schiena, però lo scopo quel vestito lo raggiunge, mi dimentico di ascoltare la canzone.<br />
Appena me ne accorgo sento che la patata in gola deve essere cresciuta, e l&#8217;anima rock con cui il brano parte nei primi tre-quattro secondi è scomparsa contemporaneamente. Il brano potesse essere scritto dal peggior Vasco Rossi, testo inesistente, musica inesistente.</p>
<p><strong>La Crus: IO CONFESSO</strong><br />
I La Crus… eh… i la Crus.<br />
In loro la mia fiducia è massima, sempre stati di un ottimo rock alternativo e forse un po&#8217; intelligentoide ma di alto livello.<br />
L&#8217;intro sinfonico non ci sta assolutamente col pezzo ma poi la calda voce del cantante lascia sempre il segno.<br />
Hanno scelto di portare un brano tipicamente italiano, nel vero senso della parola, senza troppe influenze anglofone.<br />
Il brano non farà mai colpo sui giovani, ma i La Crus non hanno mai preteso di essere mainstream, il passaggio sinfonico a metà contrariamente al primo ci sta, e ci sta molto bene.<br />
Delicato brano d&#8217;amore, tipicamente italiano e tipicamente san remese ma nel senso positivo della cosa.<br />
Il tocco lirico ci sta a pieno.<br />
Non resterà nella storia ma è un brano, costruito come si costruisce bene un brano in ogni sua parte.<br />
Finale stupendo.<br />
Credo che ascoltandola un altro po&#8217; di volte cambierò idea promuovendola a maggiori voti.</p>
<p><strong>Anna Oxa: LA MIA ANIMA D&#8217;UOMO</strong><br />
Ah… Anna Oxa… pazza, come sempre.<br />
In lei non ripongo ne fiducia ne sfiducia, ogni volta è una sorpresa. Questa volta è vestita in modo decente finalmente, anzi direi in modo appropriato, si vede lontano un miglio l&#8217;esperienza, la capacità di tenere il palco.<br />
Brano molto alternativo, di difficile ascolto. A san Remo non si può farlo ma se quella chitarra di accompagnamento fosse un po&#8217; più distorta l&#8217;anima del brano uscirebbe maggiormente, san remasse ma non troppo, carico ma non troppo, uno dei migliori brani in concorso anche se non potrebbe mai neppure avvicinarsi a vincere.<br />
Lei teatrale, energica. Notevole.<br />
Ottimo lo stacco verso fine  brano.</p>
<p><strong>Tricarico: TRE COLORI</strong><br />
Tricarico mi ha sempre inquietato, non ho mai saputo interpretarlo.<br />
Non ho mai capito se ci è o ci fa.<br />
Brano delicato, ottima scelta degli strumenti ma non riesco a farmi andare giù il suo modo di cantare, il suo fare brani-filastrocca seppure talvolta con testi interessanti, ma in questo caso il testo mi pare pure inconcludente e poco interessante.</p>
<p><strong>Nathalie: VIVO SOSPESA</strong><br />
Beh… in lei ripongo una fiducia pressoché totale. Non posso non ammettere che è la mia prediletta e non per la mia suscettibilità quel genere di fisionomia ma perché trovo abbia una gran voce, una gran capacità di interpretare e una gran capacità di creare buoni brani. Mi piace sia quando interpreta brani suoi che quando ne interpreta di altri.<br />
L&#8217;orchestra è diretta niente popò di meno che da Lucio Fabbri!!! Il polistrumentista che ha praticamente seguito la P.F.M in tour al violino, chitarra, tastiere, batteria e tutto quello che gli capita sotto mano.<br />
Il brano non è immediato, un po&#8217; Matia Bazar dei tempi migliori, la voce continua a cambiare tra dolce, farinosa, forte, rauca mostrando di essere vocalmente una spanna sopra alla media.<br />
Il brano passa da una fase più tranquilla a una sempre più aggressiva, a volte mi pare di sentir qualche impercettibile esitazione prima dell&#8217;inizio della parte più aggressiva, ci vedo un po&#8217; la Patty Pravo dei bei tempi.<br />
Mi piace.<br />
Mi piace davvero e potrebbe anche avere le carte per piacere alla massa, forse per vincere.</p>
<p><strong>Al Bano: AMANDA È LIBERA</strong><br />
Al Bano credo incarni molto la musica italosanremese. Classico. Estremamente classico, troppo classico. Voce pazzesca, come sempre ma la voce non è tutto.<br />
Bella la parte con i cori, molto evocativa, ci sta poco lo stacco arabeggiante, il brano zoppica e se non ci fosse la sua voce sarebbe nullo.</p>
<p><strong>Luca Barbarossa e Raquel Del Rosario: FINO IN FONDO</strong><br />
Il brano inizia bene, l&#8217;arrangiamento sembra interessante fino a quando inizia a cantare Raquel Rosario, forse se Luca avesse fatto duetto con una cantante sarebbe stato meglio.<br />
Da quel momento in poi il brano perde di interesse e si trasforma nella solita canzonetta san remasse finché non riprende a cantare lui, per pochi istanti per poi tornare a pensare che si insomma, era evitabile.<br />
Poi il brano continua sullo stesso tono, insomma dopo la metà si è già capito quanto basta.</p>
<p><strong>Roberto Vecchioni: CHIAMAMI ANCORA AMORE</strong><br />
Vecchioni… Vecchioni è sempre Vecchioni, classico cantautorato ottimo da san Remo, struggente brano d&#8217;amore tipicamente all&#8217;italiano, si insomma, ci sta&#8217; anche se poi son sempre le stesse parole, le stesse cose che girano però ci sta.<br />
Solo qualche troppa somiglianza con Guccini e il suo Cirano dal punto di vista della cadenza del ritmo ma tutto sommato non male, niente di sconvolgente.</p>
<p><strong>Anna Tatangelo: BASTARDO</strong><br />
Devo ammettere che questa canzone è migliore delle altre sue precedenti, forse il marito ha contribuito meno del solito nella scrittura, come di consueto l&#8217;interpretazione è scardina dal punto di vista di espressività ma ci da dentro con la voce.<br />
Devo ammettere che il pezzo non è malissimo peccato finisca per essere un po&#8217; troppo ripetitiva e monotona, ma almeno non sembra una canzone di d&#8217;Alessio per una volta.<br />
Non male comunque. Monotona ma non male.</p>
<p><strong>Max Pezzali: IL MIO SECONDO TEMPO</strong><br />
Pezzali… beh è sempre uguale a se stesso negli ultimi anni, finalmente un testo che parla della mezza età invece dell&#8217;adolescenza, finalmente si è accorto di non avere più vent&#8217;anni.<br />
Però temo che resti sempre e comunque troppo uguale a se stesso.</p>
<p><strong>Davide Van De Sfroos: YANEZ</strong><br />
L&#8217;inizio con quel giro di chitarra è qualcosa di estremamente già sentito, poi parte un classico brano dei Modena City Ramblers o di uno qualsiasi dei gruppi folk moderni.<br />
Però brano divertente, mi piace il fatto che ci sia qualcuno del genere a San Remo, da un segnale di desiderio di cambiare mantenendo però la musica tradizionale.</p>
<p><strong>Riassumendo io voto per Nathalie, e sono pure piuttosto convinto che possa realmente vincere.<br />
Altro di realmente incisivo temo non ci sia.<br />
</strong></p>
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		<title>Noemi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 May 2010 09:37:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non è passato moltissimo da quando ho criticato la produzione della cantante Noemi dicendo che la stavano sprecando, scrivevo testualmente La sua vocalità è indubbiamente superiore a molte delle cantanti che girano, ma la musica? La musica ha solo lo scopo di supportare la voce. Musica piatta. Togli la voce e resta un giro blues [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è passato moltissimo da quando <a href="https://www.staipa.it/blog/sulla-musica-italiana-moderna-soprattutto-sulle-produzioni/" target="_blank">ho criticato la produzione della cantante Noemi</a> dicendo che la stavano sprecando, scrivevo testualmente</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>La sua vocalità è indubbiamente superiore a molte delle cantanti che girano, ma la musica? La musica ha solo lo scopo di supportare la voce. Musica piatta.<br />
Togli la voce e resta un giro blues a caso, che cambia giusto un po’ per il ritornello.<br />
Stimo molto la voce, la tecnica vocale di Noemi, più di quanto si possa stimare la banalità della voce di Grignani, e forse come cantante farà strada, ma il brano, il brano specifico non durerà perché non c’è musica, perché non c’è un atmosfera elaborata e costruita ad arte, così come nella gran parte degli artisti italiani di ora.</em></p>
<p>Parlavo del brano &#8220;Briciole&#8221; il suo primo singolo, inizialmente non incluso nel primo album &#8220;Sulla mia pelle&#8221; ed incluso successivamente nella versione Deluxe (altra nota negativa verso la produzione che per vendere di più fa comprare due volte lo stesso album ai fan accaniti [o ottiene di farlo scaricare?!]).</p>
<p>Ascoltando i brani successivi devo ammettere che hanno decisamente virato direzione, perfino la cura della voce è cambiata migliorando notevolmente. A tratti si sente ancora &#8220;l&#8217;immaturità&#8221; della voce ma le possibilità sono enormi, sia sul <span id="more-2269"></span>cantato soft che quello un po&#8217; più aggressivo.<br />
Ma era della produzione che si parlava, non della voce di lei che era già assodato fosse di alto livello.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/BgVEZpo4MgA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Ok io ho di per se una passione per la voce della Mannoia, ma ammiro come sia stata scelto l&#8217;affiancamento delle voci. Avrebbero potuto scegliere di affiancare una voce più commerciale, invece la voce della Mannoia è stata scelta ad arte del gusto, simile alla voce di Noemi ma meno aspra si mescola alla sua in un intreccio perfetto, con un brano che inizia con una voce risoluta e senza fronzoli, diretta, pian piano cresce e sotto cresce l&#8217;arrangiamento della musica, alle frasi &#8220;ahh se fosse così facile&#8221; il suoni al di sotto diventano sospesi, sognanti, poi il brano riprende. Solo nella seconda parte entra la voce di Fiorella, un po&#8217; più risoluta, con i suoni sotto un po&#8217; più forti, la voce poteva essere anche quello di Noemi ma poi si capisce il perché della decisione di usare l&#8217;altra, ossia l&#8217;intreccio che si sente subito dopo che da quel senso di stacco, la voce di Noemi usata per le parti rafforzative e quella di Fiorella che fa la parte più &#8220;normale&#8221;, e poco dopo le due voci che si fanno da seconda voce a vicenda in un crescendo di forza che lascia spazio alla chiusura di Noemi sola. Sono riusciti ad inserire una voce famosa e bella senza togliere spazio alla cantante principale ma valorizzandola.<br />
Lo trovo stupendo.</p>
<p>Ne &#8220;i Sentimenti&#8221;<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/IXVJZWqFYWU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Si sente una voce più scura, su una base più ritmata, il testo inizia con un&#8217;apparente pessimismo ricco di luoghi comuni che invece si trasformano in una critica verso un uomo, forse verso molti uomini che ragionano a quel modo.<br />
La musica inizia come base poco importante ma comunque ben curata per crescere con la voce con misto tra chitarre, violini e batteria. Quando arriva a ripetere ossessivamente &#8220;Piove&#8221; da l&#8217;idea di quando in un pensiero ci si ferma su un dettaglio, un ricordo, un momento&#8230; e poi ricomincia il brano con le frasi che ora si capisce essere quelle dette dall&#8217;uomo che ha lasciato la protagonista, e il brano prosegue con immagini come di quadri, forse un album fotografico per fermarsi sempre su quella pioggia e le risposte di lei alle frasi, di lui, la spiegazione di cosa sono i sentimenti per lei, e la musica sempre in crescita e cambiamento, fino verso la fine con la batteria leggera ma più ritmata, i violini che crescono e le chitarre che calano, fino ad una chiusura sognante, come forse uno scoppio di lacrime e un abbandonarsi sul letto, giusto quando cresce nuovamente la chitarra per un breve solo tipicamente anti commerciale (per il commercio odierno) ma così giusto nel contesto.</p>
<p>Infine l&#8217;ultimo brano di cui voglio parlare è la traccia che da il nome all&#8217;album, &#8220;sulla mia pelle&#8221;<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/jMXqoA-dW5k&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Vale la pena citarla in quanto qui la cantante si confronta con uno stile Soul/swing, anche qui la produzione contrariamente al primo singolo ha posto una cura enorme, con una introduzione ricca di effetti e molto spazio perla voce, solo qualche campionatura, una chitarra e la batteria leggera, lasciando ammirare la voce e la ricchezza delle armoniche della stessa, poi pian piano aumentano il numero di suoni, entra un piatto leggero, un sax tenore che si intreccia con la voce lasciando sempre enorme spazio a quest&#8217;ultima, la chitarra si fa più articolata continuando a cambiare ma restando sempre poco invasiva.<br />
A tratti la voce passa da voce dolce a un lieve rauco misurato, entrano un po&#8217; di cori.. che chiamo strumentali in quanto con lo stesso scopo di una sezione fiati, il brano non è lungo ma non ha fretta, si prende le sue pause, chiude con una ripetizione tipicamente jazzistica in cui la cantante può mostrare un po&#8217; le sue capacità vocali senza particolari dimostrazioni di potenza ma enormi dimostrazioni di saper controllare ogni dettaglio.</p>
<p>I brani belli nell&#8217;album sono molti, lasciando anche spazio a qualche  stacco totalmente commerciale e a pezzi più rock o più soul spaziando tra diversi stili ma mantenendo una compattezza rara negli album moderni.<br />
Sono felice che ogni tanto esca qualche buona produzione come questa, oggigiorno non capita spesso.</p>
<p>Da musicista però non posso non ascoltare come canta in live&#8230;<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/Cg8Pgzeg1_4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Da un lato mi fa sorridere il vederla impacciata che non sa molto tenere il palco e continua a toccarsi l&#8217;orecchio o a muoversi un po&#8217; goffamente, dall&#8217;altro ascolto i dettagli vocali, ho scelto un video filmato da telecamera perché risulta più &#8220;sporco&#8221; non ci sono i filtri della TV e nonostante le telecamere amatoriali tendano ad andare in saturazione si ha la sicurezza che la voce non sia troppo corretta.<br />
La voce regge alla grande nonostante la fatica di un fine concerto riesce a passare dai bassi volumi all&#8217;urlato rauco, forse ancor più bello dell&#8217;album quasi da Janis Joplin senza grosse stonature, non perde l&#8217;occasione di un finale lievemente allungato.<br />
Eheheh e quasi si dimentica di fermarsi a fare l&#8217;inchino col gruppo.</p>
<p>Beh devo dire che mi devo ricredere sulla produzione che gestisce questa cantante che comunque in se stimavo già in precedenza.</p>
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		<title>Acino</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 15:15:10 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non lo so perché oggi ho scelto di salire sul sedile dietro della macchina, credo sia venuto spontaneo, così… fatto sta che mi ritrovo qui.<br />
Alla guida c&#8217;è il buon vecchio Simon, lato passeggero nessuno.<br />
Io sto piegato in avanti, appoggiato al sedile anteriore con la testa al di là del poggia testa, a parlare con lui, è una bella giornata di sole questa, inverno e sole, ottima per un bel giro sulla neve.<br />
Siamo in autostrada già da qualche ora, in tranquillità, Simon non è solito correre ed è bello godersi il paesaggio e fare quattro chiacchere nel tragitto, godersi il tempo, godersi lo spazio, godersi la compagnia di&#8230;<br />
<span style="font-style: italic;">D&#8217;un tratto accanto a noi un camion sembra sbandare un po&#8217;, stringerci di lato da destra.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">In un&#8217;istante sfiora la macchina sul mio lato, non la tocca per un nonnulla e Simon lo schiva, ma sull&#8217;altro lato c&#8217;è ancora un camion. La macchina rallenta, si lascia sorpassare da entrambi.</span><br />
Come sempre l&#8217;abbiamo scampata, l&#8217;ho scampata, si perché tanto ho la consapevolezza che non è ora, che non sarà qui che deve accadere, un po&#8217; come una predestinazione, non lo so spiegare, e poi ora c&#8217;è lei.<br />
&#8230;dicevo godersi la compagnia tra amici, lasciare che il mondo vada per la sua strada senza vincoli, senza strettoie, senza margini contro cui scontrarsi.<br />
Lontano dal lavoro, dalle preoccupazioni, dai mille pensieri e&#8230; <span style="font-style: italic;">ed ancora un camion, questa volta, ancora ci stringe, questa volta è più avanti e il muso della macchina è a metà del rimorchio, e non c&#8217;è il tempo di frenare.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Non sento quasi neppure il rumore frastornante assordante della lamiera che si piega, si contorce, il muso della macchina che si stringe schiacciato tra il rimorchio di un camion e la motrice di un altro che è sopraggiunto da sinistra</span>, ma osservo tutto, dura pochi istanti e tutto sta già finendo, anche questa volta ci è andata bene, anche questa volta incredibilmente ci è andata bene, anche se ci siamo andati vicino anche ques. <span style="font-style: italic;">Senza un istante d&#8217;attesa sento una pressione sulla schiena</span>, non ho bisogno di vedere per capire che <span style="font-style: italic;">il tetto della macchina sta stringendosi su di me</span>, che <span style="font-style: italic;">qualcosa è arrivato da dietro di noi</span>, allungo la mano, sicuro di poter aprire la porta e fuggire prima di rimanere incastrato, allungo la mano senza neppure accorgermi che la mano non si può, non si potrà muovere, senza pensare che <span style="font-style: italic;">la portiera è schiacciata dalla fiancata di un camion</span>, penso solo che vorrei mandarle almeno un messaggio, dirle qualcosa, penso solo che me la caverò per lei, penso solo che non pensavo che un corpo umano sottoposto a questa pressione potesse somigliare così ad un acino di uva, lo penso un istante mentre <span style="font-style: italic;">tutto esce da me</span>.</p>
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		<title>Marika</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 19:08:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi osservo, osservo il mio volto. Sorrido, faccia inebetita, il cuore batte. Mi osservo, osservo i miei movimenti, osservo il mio essere dentro. Mi osservo. Non importa più quanto sei distante nello spazio, non importa più quanto sei distante. Mi osservo, osservo il mio volto. Sorrido, faccia inebetita, il cuore batte. Mi osservo, osservo i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi osservo, osservo il mio volto. Sorrido, faccia inebetita, il cuore batte.<br />
Mi osservo, osservo i miei movimenti, osservo il mio essere dentro.</p>
<p>Mi osservo.</p>
<p>Non importa più quanto sei distante nello spazio, non importa più quanto sei distante.</p>
<p>Mi osservo, osservo il mio volto. Sorrido, faccia inebetita, il cuore batte.<br />
Mi osservo, osservo i miei movimenti, osservo il mio essere dentro.<br />
Mi osservo innamorato come non ho mai ammesso negli anni.<br />
O quantomeno non ho mai creduto.</p>
<p>Osservo le molteplici, infinite, difficoltà tra noi,<br />
ma queste non centrano.<br />
Queste ora sono solo contorno.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Vite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 19:43:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Credo che tra le tante divisioni del tipo &#8220;il mondo si divide in due, quelli che&#8230; e quelli che&#8221; possa dividersi in questo modo. Quando scopri che un pezzo metallico che non doveva essere lì ti sta ruotando da un po&#8217; di tempo nella zona pastiglie dei freni e dintorni di una ruota della tua [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Credo che tra le tante divisioni del tipo &#8220;il mondo si divide in due, quelli che&#8230; e quelli che&#8221; possa dividersi in questo modo.<br />
Quando scopri che un pezzo metallico che non doveva essere lì ti sta ruotando da un po&#8217; di tempo nella zona pastiglie dei freni e dintorni di una ruota della tua automobile, <a href="https://www.staipa.it/blog/una-sera-come-unaltra/">automobile con la quale</a> hai già avuto <a href="https://www.staipa.it/blog/return-to-una-sera-come-unaltra-piu-altre-nuove/">qualche lieve diverbio</a> e che tale pezzo avrebbe potuto inchiodare la ruota improvvisamente, quando ti accorgi che è sufficientemente consumato da darti l&#8217;idea che sia lì da un po&#8217; hai due modi secondo me per prendere questa questione.<br />
Il primo è dire &#8220;Cacchio ma quanta sfiga ho? Andrà a finire che prima o poi mi sfracellerò da qualche parte se vado avanti così&#8221; oppure &#8220;Cacchio ma quanto sono fortunato? Mi va sempre bene, avrei potuto sfracellarmi un sacco di volte tra questa macchina e l&#8217;altra ma alla fine o accorgendomi di un rumorino anomalo o controllando la perdita di aderenza o in qualche altro strano modo me la sono sempre cavata!&#8221;<br />
Io la vedo nel secondo modo, e sorrido, ed ogni volta che accade qualcosa del genere sono contento perché so che da qualche parte si è scelto che dovesse andare così. Certo, sicuramente prima o poi come per tutti sarà il mio momento no? Ma non ora evidentemente, o non così, ed è bello vedere che il mondo prosegue.<br />
E così ancora una volta oggi sono tornato a girare con la mia Cincent, non che lei sia esente da problemi, no, ho rischiato di cappottare già almeno un paio di volte, di cui una non certo per colpa mia o perché corressi&#8230;<br />
Ed eccomi li, il tettuccio aperto che ti fa vedere il mondo da un&#8217;altra prospettiva, che ti mostra dettagli delle case, del cielo, delle strade, del mondo che non puoi notare altrimenti, e ti fa ridere del traffico e della gente con i macchinoni che non sa far manovra e del fatto che nei parcheggi devi solo sperare che la gente parcheggi male, perché sai che nello spazio lasciato da chi non sa parcheggiare tu con la tua piccolina ci stai perfettamente.<br />
E così ringrazio quella vite che ha rischiato di bloccarmi il sistema frenante e che mi ha fatto passare un pomeriggio allegro!</div>
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<p><figure id="attachment_675" aria-describedby="caption-attachment-675" style="width: 400px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2009/10/Vite.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-675" title="Vite" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2009/10/Vite.jpg?resize=400%2C335&#038;ssl=1" alt="Vite" width="400" height="335" /></a><figcaption id="caption-attachment-675" class="wp-caption-text">Vite</figcaption></figure></p>
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