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	<title>Tempo Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>Tempo Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>Spirali mentali e viaggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2024 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Spirale Di Fermat]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[Scrivo, scrivo, scrivo come sempre da sempre scrivo. Gran parte di questo blog, che per forza è di per sé scrivere, è sulla scrittura -nonostante negli anni sia cresciuta la parte sulla divulgazione tecnologica e del pensiero critico- e a volte mi piace tornare a leggere i miei vecchi racconti e le mie vecchie poesie. [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Scrivo, scrivo, scrivo come sempre da sempre scrivo. Gran parte di questo blog, che per forza è di per sé scrivere, è sulla scrittura -nonostante negli anni sia cresciuta la parte sulla divulgazione tecnologica e del pensiero critico- e a volte mi piace tornare a leggere i miei vecchi racconti e le mie vecchie poesie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ho fatto anche in questi giorni mentre rifacevo il make-up alla grafica, mi sono riletto <a href="https://www.stefanogiolo.it/stefano-giolo/i-miei-progetti/progetti-di-scrittura/racconti/un-racconto-a-caso/">racconti a caso</a> (<a href="https://short.staipa.it/d4gs0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/d4gs0</a>) e <a href="https://www.stefanogiolo.it/stefano-giolo/i-miei-progetti/progetti-di-scrittura/poesie/una-poesia-a-caso/">poesie a caso</a> (<a href="https://short.staipa.it/or6h1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/or6h1</a>) rendendomi conto di quanto queste due pagine siano più utili a me che a chi mi segue.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Torno un poco a parlare di scrittura però, a quanto ogni parola che scorre dalla penna o dalla tastiera sembra seguire un percorso preciso, un percorso che appare lineare in un primo mentre inizia a scorrere ma che infine non lo è quasi mai. Esiste un gioco segreto tra le frasi, tra i pensieri, come se ogni storia fosse parte di un disegno più grande. Come se ci fosse un filo nascosto che attraversa il tempo, unendo passato, presente e futuro in una spirale senza fine. Anche tra queste mie parole. Ovviamente. Altrimenti non mi metterei a scrivere qualcosa di così criptico senza un motivo evidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho sempre trovato affascinate il tempo. Non quello che vediamo scorrere sull&#8217;orologio, ma quello che viviamo nella mente. Un tempo che si dilata quando ci perdiamo nei ricordi, o che accelera quando siamo immersi in una storia. In fondo, scrivere è un po&#8217; questo: piegare il tempo, farlo nostro, fargli fare ciò che vogliamo. Scrivo da sempre, e ogni volta mi ritrovo a fare lo stesso tipo di viaggio temporale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una spirale di Fermat. Ne ho già parlato, ho spiegato cosa sia (<a href="https://short.staipa.it/xqkxx" target="_blank" rel="noreferrer noopener">short.staipa.it/xqkxx</a>), c&#8217;é qualcosa di magnetico in quella forma. Una spirale che non smette mai di avvolgersi su se stessa, che cresce ma senza mai lasciare davvero il suo centro. È un po’ come scrivere una storia: un movimento continuo, in avanti e indietro, ma che in qualche modo non abbandona mai il suo nucleo. È proprio questa la sfida più grande per chi scrive: raccontare qualcosa di nuovo che ha radici profonde, unire ciò che è stato a ciò che non è ancora. Circondare un nucleo che è il messaggio in un percorso che è la trama, il mezzo; ciò che deve avvolgere anche il lettore e in qualche modo trattenerlo, invogliarlo, spingerlo a ruotare col tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nello stesso tempo scrivere è fermare il tempo. Creare un vortice nel quale è possibile tornare, e tornare ancora, e tornare un&#8217;altra volta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrivere è un viaggio che inizia sempre in un punto, e che non sai mai con certezza dove ti porterà. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa riflessione sul tempo e sullo scrivere, lascia il tempo che trova, sono d&#8217;accordo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma qualcosa si sta muovendo. Gira in tondo da un po&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono vicino, vicino, vicino e poi me ne allontano inesorabilmente, ma poi si torna, e poi si va via, avanti, indietro, avanti, indietro, sempre più vicino, sempre più lontano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Restate sintonizzati, se vi va. La spirale si avvolge, e chissà dove ci porterà.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="968" data-attachment-id="19179" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/ritorno-al-passato/image-1-25/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?fit=1200%2C1134&amp;ssl=1" data-orig-size="1200,1134" data-comments-opened="1" data-image-title="image-1" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?fit=1024%2C968&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=1024%2C968&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-19179" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=1024%2C968&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=300%2C284&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=768%2C726&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=508%2C480&amp;ssl=1 508w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=100%2C95&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=24%2C24&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=36%2C34&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=48%2C45&amp;ssl=1 48w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?w=1200&amp;ssl=1 1200w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>
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		<title>Ritorno al passato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jul 2024 10:45:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A inizio anno ho lanciato qualche messaggio criptico (https://short.staipa.it/cj6jq). Ho detto che avrei parlato meno di informatica e più di diritti, e che avrei avuto altro di interessante su cui lavorare. Tic tac, tic tac, il tempo scorre veloce e non si torna indietro. Siamo già in estate inoltrata e, oltre a scrivere più spesso [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">A inizio anno ho lanciato qualche messaggio criptico (<a href="https://short.staipa.it/cj6jq">https://short.staipa.it/cj6jq</a>). Ho detto che avrei parlato meno di <em>informatica </em>e più di <em>diritti</em>, e che avrei avuto altro di interessante su cui lavorare. <em>Tic tac</em>, <em>tic tac</em>, il tempo scorre veloce e non si torna indietro. Siamo già in estate inoltrata e, oltre a scrivere più spesso di diritti e <a href="https://short.staipa.it/i99wb"><em>polemipolitica</em> </a>(<a href="https://short.staipa.it/i99wb">https://short.staipa.it/i99wb</a>), ho lasciato che il tempo avanzasse senza rivelare il nuovo progetto, che è in realtà un progetto vecchissimo, ormai perso nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi è quasi il momento di riavvolgere il nastro. Sarà bello poter rivedere questi messaggi, e presto si intensificheranno. Sarà interessante ripercorrerli come una spirale, prima uno, poi un altro, e così via, fino a un centro che si rivelerà essere un nuovo inizio da cui allontanarsi lentamente verso nuove direzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avete presente una <em>spirale di Fermat</em>? Una costruzione geometrica che rappresenta una spirale che si avvicina sempre più a un centro per poi allontanarsene inesorabilmente.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="1024" height="968" data-attachment-id="19179" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/ritorno-al-passato/image-1-25/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?fit=1200%2C1134&amp;ssl=1" data-orig-size="1200,1134" data-comments-opened="1" data-image-title="image-1" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?fit=1024%2C968&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=1024%2C968&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-19179" style="width:398px;height:auto" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=1024%2C968&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=300%2C284&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=768%2C726&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=508%2C480&amp;ssl=1 508w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=100%2C95&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=24%2C24&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=36%2C34&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?resize=48%2C45&amp;ssl=1 48w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png?w=1200&amp;ssl=1 1200w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">[math]r^{2}\ =\ \alpha ^{2}\theta[/math]</p>



<p class="has-text-align-center has-small-font-size wp-block-paragraph">La formula è scritta in coordinate polari dove: <br>[math]r[/math] rappresenta la distanza dal centro della spirale (l&#8217;origine) <br>[math]\theta[/math] rappresenta l&#8217;angolo rispetto a un riferimento fisso, generalmente l&#8217;asse x positivo<br> [math]\alpha[/math] è una costante che determina la scala della spirale: più grande è [math]\alpha[/math], più velocemente la spirale si allontana dal centro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vivo questo momento così. Un momento iniziato anni fa con segnali rarefatti, dispersi. Una lunga preparazione che sta accelerando verso una sorta di singolarità. Chi mi conosce già intuisce, lo so. Ma non è ancora il momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Buona estate dunque. Ci sentiremo ancora, senza dubbio prima di allora, ma sul finire dell’estate potrebbe esserci qualcosa di nuovo in arrivo.</p>
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		<title>Passaggi temporali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jan 2024 09:35:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oggi è il primo giorno dell&#8217;anno. Nell&#8217;ultima parte del 2023 ho scritto meno di informatica e più di diritti. C&#8217;è un motivo ma ancora non lo posso rivelare, ma se tutto va bene quest&#8217;anno ci sarà una novità. Lo scrivo soprattutto per chi mi segue da molto tempo, chi conosce le varie anime di questo [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Oggi è il primo giorno dell&#8217;anno. Nell&#8217;ultima parte del 2023 ho scritto meno di <em>informatica </em>e più di <em>diritti</em>. C&#8217;è un motivo ma ancora non lo posso rivelare, ma se tutto va bene quest&#8217;anno ci sarà una novità. Lo scrivo soprattutto per chi mi segue da molto tempo, chi conosce le varie anime di questo blog e chi conosce me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In queste ultime settimane, e nelle prossime, sto lavorando a un qualcosa su cui a tempi alterni ho lavorato per moltissimi anni in varie forme. Porta via buona parte della mia <em>capacità di produrre testi ragionati</em> e frutto di ricerca e anche per questo i testi che avete visto sono soprattutto su temi che &#8220;mi accendono&#8221; e non su temi di cui pianifico l&#8217;uscita nelle settimane o nei mesi precedenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlo di <em>capacità di produrre testi ragionati</em> e questo credo sarà sufficiente per mettere qualche pulce in qualche orecchio di chi conosce cosa significa per me <em>scrivere</em>. Del progetto specifico, quasi nessuno è al corrente, ad eccezione delle persone più care e di chi ci sta lavorando con me, ma è in continuità con il mio passato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Man mano che si avvicinerà il momento lancerò qualche altro semino qua e là, così per ingolosire chi sa afferrare i messaggi.<br>Queste immagini per esempio.</p>



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data-permalink="https://www.staipa.it/blog/passaggi-temporali/spirale-di-fermat-4/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2023/12/Spirale-di-Fermat-4.jpeg?fit=1024%2C1024&amp;ssl=1" data-orig-size="1024,1024" data-comments-opened="1" data-image-title="Spirale-di-Fermat-4" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2023/12/Spirale-di-Fermat-4.jpeg?fit=1024%2C1024&amp;ssl=1" role="button" tabindex="0" aria-label="Apri immagine 4 di 4 a schermo intero" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2023/12/Spirale-di-Fermat-4.jpeg?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w,https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2023/12/Spirale-di-Fermat-4.jpeg?strip=info&#038;w=900&#038;ssl=1 900w,https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2023/12/Spirale-di-Fermat-4.jpeg?strip=info&#038;w=1024&#038;ssl=1 1024w" alt="" data-height="1024" data-id="17638" 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<p class="wp-block-paragraph">Ma no, non si tratta di un progetto visuale, ovviamente, con la grafica e i disegni sono una capra e queste sono solo immagini create con una <em>Intelligenza Artificiale</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi è piaciuto però tornare alla <a href="https://www.staipa.it/blog/category/polemipolitica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Polemipolitica</em></a> (<a href="https://short.staipa.it/i99wb" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/i99wb</a>) e uno degli obbiettivi che vorrei fissarmi per quest&#8217;anno è quello di parlare di più di questi temi. A qualche lettore danno fastidio, ma va beh, uno non scrive di questi argomenti per non dar fastidio, anzi, come ho detto più volte è il fastidio che alcune persone provano a dimostrare che scriverne è utile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Buon inizio dunque. Ci vediamo in giro.</p>
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		<title>Attendo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Aug 2018 15:30:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosoffiando?]]></category>
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					<description><![CDATA[Resto qui,sulla riva del tempo.Lo osservo scorrere. A volte lento come come la sabbiaerosa dal ventodalla cima di un monte. Altre veloce,come un incedere di fiera. Resto qui e lo osservo.Scorre davanti a mementre attendo il mio cadavere passare. Resto qui e aspetto di saltarci sopra,nuovo battello a proteggermi dall&#8217;annegare. &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Resto qui,<br>sulla riva del tempo.<br>Lo osservo scorrere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">A volte lento <br>come come la sabbia<br>erosa dal vento<br>dalla cima di un monte.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Altre veloce,<br>come un incedere di fiera.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Resto qui e lo osservo.<br>Scorre davanti a me<br>mentre attendo il mio cadavere passare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Resto qui e aspetto di saltarci sopra,<br>nuovo battello a proteggermi dall&#8217;annegare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>I bei tempi andati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jul 2018 14:55:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Ricorda che saranno questii&#160;bei tempi andati,non la ricerca di un futuro irrealizzabile,non amare un passato idealenon sacrificare giorni per un forse. Ricorda che saranno questii&#160;bei tempi andati, quando tra qualche anno ti guarderai indietro,quando dovrai fare i conti con quello che è stato,quando non potrai più avere un futuro davanti Ricorda che saranno questii&#160;bei tempi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Ricorda che saranno questi<br>i&nbsp;bei tempi andati,<br>non la ricerca di un futuro irrealizzabile,<br>non amare un passato ideale<br>non sacrificare giorni per un <em>forse</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Ricorda che saranno questi<br>i&nbsp;bei tempi andati,</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">quando tra qualche anno ti guarderai indietro,<br>quando dovrai fare i conti con quello che è stato,<br>quando non potrai più avere un futuro davanti</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Ricorda che saranno questi<br>i&nbsp;bei tempi andati<br>e vanno vissuti come tali,<br>ogni istante,<br>ogni istante.</p>



<span id="more-5491"></span>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Ricorda<br>che saranno questi<br>i&nbsp;bei tempi andati</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Liberamente ispirato a &#8220;<a href="https://genius.com/Giorgieness-vecchi-lyrics">Vecchi</a>&#8221; di Giorgieness</em></p>


<p><iframe class="youtube-player" width="550" height="310" src="https://www.youtube.com/embed/d9JPzWgK6FA?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
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		<title>L&#8217;ombra davanti</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/lombra-davanti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jun 2018 17:40:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosoffiando?]]></category>
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					<description><![CDATA[C&#8217;è qualcosa in più dell&#8217;ombra lunga che si trova davanti a te al mattinoo di quella che si trova alle tue spalle man mano che il sole tende all&#8217;orizzonte. E non importa a che punto della volta celeste sia il sole-tanto non lo saprai che all&#8217;ultimo-fai che sia sempre alle tue spalle,e se sarà alto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">C&#8217;è qualcosa in più dell&#8217;ombra lunga che si trova davanti a te al mattino<br>o di quella che si trova alle tue spalle man mano che il sole tende all&#8217;orizzonte.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">E non importa a che punto della volta celeste sia il sole<br>-tanto non lo saprai che all&#8217;ultimo-<br>fai che sia sempre alle tue spalle,<br>e se sarà alto in cielo fermati e guardati dentro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Sia l&#8217;esperienza a prendere e l&#8217;esperienza a creare.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Abbracciami</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jan 2018 02:03:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[Non puoi comprenderlo,né io pretenderlo.Non puoi comprendere cosa ruota dentro talvolta. Il ricordo di ciò che non ho fatto,che ho avuto il coraggio di non fareche ho avuto il terrore di fare.Ciò che non ho fatto. Non puoi comprenderlo,né io lo pretendo. Abbracciami nel silenzio e niente altro.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Non puoi comprenderlo,<br>né io pretenderlo.<br>Non puoi comprendere cosa ruota dentro talvolta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ricordo di ciò che non ho fatto,<br>che ho avuto il coraggio di non fare<br>che ho avuto il terrore di fare.<br>Ciò che non ho fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non puoi comprenderlo,<br>né io lo pretendo.</p>



<span id="more-4715"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Abbracciami nel silenzio e niente altro.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Silenzio.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jan 2018 19:56:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Aiuto]]></category>
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					<description><![CDATA[È del silenzio che anelo la presenza, talvolta. Non di questa musica ripetitiva, altalenante, precaria musica. Anelo il silenzio. Un abbraccio e il silenzio e niente altro. Il silenzio. Il silenzio.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">È del silenzio che anelo la presenza,<br>
talvolta.<br>
Non di questa musica ripetitiva,<br>
altalenante,<br>
precaria musica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Anelo il silenzio.<br>
Un abbraccio e il silenzio e niente altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Il silenzio.</p>



<span id="more-4711"></span>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Il silenzio.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Torna da me</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Nov 2017 13:13:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Aveva sognato ogni giorno di rivederlo, ma non avrebbe mai pensato sarebbe potuto accadere in questo modo. Il suo fratellino se ne era andato ormai da due anni, un anno, sette mesi e ventidue giorni. E tre ore per l&#8217;esattezza, o almeno così avevano detto quelli della polizia. I minuti non era dato saperlo perché [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Aveva sognato ogni giorno di rivederlo, ma non avrebbe mai pensato sarebbe potuto accadere in questo modo. Il suo fratellino se ne era andato ormai da due anni, un anno, sette mesi e ventidue giorni. E tre ore per l&#8217;esattezza, o almeno così avevano detto quelli della polizia. I minuti non era dato saperlo perché il corpo era stato trovato troppe ore dopo e la precisione di queste cose diminuisce nel tempo. Lo avevano trovato in un prato, stringeva forte il suo Batman, l&#8217;eroe che avrebbe voluto essere ma che quella volta non era riuscito a salvarlo. Non aveva piovuto, era un giorno di un tardo settembre e il bel tempo aveva contribuito a mantenere le tracce pulite e a non adulterare il piccolo corpicino in anticipo. L&#8217;avevano trovato sdraiato a faccia in giù nella terra senza nessun segno di violenza ma troppo lontano da casa per poter esserci arrivato da solo. Solo ad un esame più approfondito trovarono nel sangue Arsenico e nello stomaco una discreta dose di Coca-Cola. Probabilmente una forma moderna dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Acqua_tofana">acqua Tofana</a> offerta da chissà chi. Il corpo era poi stato pulito in ogni suo punto, rivestito e lasciato in quel punto senza lasciare traccia alcuna. Neppure nelle celle telefoniche, neppure orme nel prato. Non vi erano tracce di violenza, non vi erano tracce e basta. Arsenico a parte. Quello era stato lasciato come a indicare volutamente la causa della morte. Una domanda rimasta inespressa era stata quella di perché occuparsi di far sparire ogni traccia ma non usare un metodo meno <i>palese&nbsp;</i>dell&#8217;arsenico. I colpevoli non furono mai trovati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aveva sognato ogni giorno di rivederlo, ma non avrebbe mai pensato sarebbe potuto accadere in questo modo. Era un mattino di un anno, sette mesi e ventidue giorni e tre ore dopo del momento, che le avrebbe cambiato per sempre la vita e suo fratello, congelato nei sei anni che aveva quando aveva lasciato questo mondo era&nbsp;lì di fronte a lei immobile dall&#8217;altra parte della stanza. Poteva essere solo un&#8217;ombra, un&#8217;allucinazione, una delle tante volte che lo aveva immaginato fino quasi a vederlo, poteva essere una di quelle immagini che vedi di sfuggita con la coda dell&#8217;occhio e poi se ne vanno quando le focalizzi ma era lì. Era ancora lì nonostante gli si stesse avvicinando. Il volto era più magro di come lo ricordasse, come se la pelle faticasse a rimanere su e tendesse a cadere come nel volto di un vecchio, sembrava quasi trasparente e fragile come carta velina, chiara e incartapecorita. Eppure sembrava così lui, così vivo, così rosa al contempo. La osservava silenziosamente con quel suo sguardo che ti trapassa, non sbatteva mai le palpebre. Non lo noti mai che una persona le sbatta, ma fu il contrasto forte di non vederlo accadere che le gelò il sangue e la fece fermare.<br>
&#8220;Andrea. Sei tu?&#8221; disse.<br>
&#8220;Anna, sei tu?&#8221; rispose lui.<br>
Lacrime calde e copiose sgorgarono come una cascata improvvisa dagli occhi della ragazza. Le sue preghiere erano state esaudite?<br>
Il bambino alzò le braccia allungando le mani verso lei, il palmo di una mano aveva qualcosa di strano, che tolse d&#8217;improvviso l&#8217;entusiasmo alla ragazza. Il bambino iniziò ad avanzare lentamente con movimenti innaturali come se le ginocchia riuscissero a muoversi solamente di pochi centimetri, come se le caviglie non fossero in grado di flettere. Il palmo della mano avvicinandosi mostrò che cosa lo rendeva strano, la pelle era aperta e attraverso si vedeva un osso.<br>
&#8220;Andrea&#8230; sei tu?&#8221;<br>
&#8220;Agggnna, ffei gù?&#8221; rispose lui.<br>
Prima, quando lo aveva sentito parlare aveva sentito parlare aveva questa stessa pronuncia strascicata e marcia o le era sembrato normale? Non ne era più sicura. Non era più sicura di nulla se non del gelo che sentiva partire dal petto verso il collo. Solo una volta ricordava di essere rimasta così bloccata dal terrore. Era piccola e doveva lanciarsi da quello scivolo altissimo al parco acquatico, era stata poi spinta da un bambino ed era caduta nello scivolo, presa dal panico aveva rischiato di affogare una volta arrivata alla piscina e il bagnino l&#8217;aveva salvata, ora provava quel terrore ma anche il soffocare di dentro all&#8217;acqua e non sarebbe arrivato nessun bagnino.<br>
Sentì la pelle di suo fratello toccare l&#8217;avambraccio, una pelle molle come frutta andata a male e ruvida come cartapecora. La parte molle doveva essere quella più vicina all&#8217;osso. Una pelle fredda come non aveva mai sentito nulla. Le provocò un brivido che la scosse abbastanza da strappare via il proprio braccio dalle grinfie di quella cosa.<br>
&#8220;Gnaggna noo puuura&#8221; disse quella cosa ma era già alle spalle mentre la ragazza prendeva lo slancio per correre.</p>



<span id="more-4692"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Era accaduto solo poche ore prima, o almeno quella era l&#8217;impressione. Aveva lasciato casa di Giovanni giusto dall&#8217;altra parte della via e stava andando a casa. La mamma di Giovanni aveva appena chiamato mamma per avvisarla, c&#8217;era freddino ma Andrea pregustava già il caldino che avrebbe trovato in casa e le braccia amorose che lo avrebbero accolto, aveva una bella famiglia lui, non come quella di Giovanni che aveva il papà che lavorava sempre via. Fu mentre era immerso in questi pensieri che vide arrivare un&#8217;auto veloce, gli frenò accanto. Per un momento aveva pensato che sarebbe stato investito ed invece no, non accadde. La mamma si sarebbe arrabbiata tantissimo se fosse stato investito. Fece per girare attorno alla macchina ma un uomo scese e lo guardò fisso.<br>
&#8220;Ciao bambino, che ne dici, lo vuoi un dolcetto?&#8221;<br>
Andrea rimase un paio di istanti a penarci. Troppi. Mezzora dopo era in un posto che non conosceva. Aveva dormito durante il viaggio. Doveva essere sotto terra, o forse erano solo le finestre chiuse ma era buio. Vide accendersi delle candele attorno. Era sdraiato su di una pietra fredda, sembrava il piano della cucina di mamma ma molto più grande, e non bianco. Non riusciva a vedere molto perché non riusciva a muovere la testa se non di poco, sentiva le braccia e le gambe bloccate ma era stanco, troppo stanco per cercare di spingere di più.<br>
&#8220;Tranquillo piccolo, non muoverti, sono la dottoressa&#8221; disse una voce accanto a lui. Non era una voce familiare ma non ricordava la voce della dottoressa. Anzi era quasi sicuro di aver avuto un dottore. &#8220;Se non ti muovi non ti farà male&#8221; continuò la voce. Il dottore glie lo diceva sempre prima di fagli le punture. Ed era vero. Una volta aveva provato a muoversi e si era staccato l&#8217;ago e gli aveva fatto tantissimo male, e mamma si era agitata e anche il dottore e poi aveva pianto e alla fine la puntura glie l&#8217;avevano fatta di nuovo da un altra parte quindi probabilmente era davvero meglio stare fermo.<br>
Le candele si erano accese una ad una attorno a lui, erano a cerchio. Non aveva mai visto una medicina così, e a dire il vero non gli sembrava di essere ammalato.<br>
&#8220;Dov&#8217;è mamma?&#8221; disse.<br>
&#8220;Tranquillo, è qui. Dall&#8217;altra parte della porta, ti senti stanco vero?&#8221;<br>
&#8220;Sì&#8221;<br>
&#8220;Sei stato poco bene. Mamma ti ha portato qui, e ora ti dobbiamo curare, ma tu stai fermo e tranquillo vedrai che tra poco starai bene&#8221;<br>
Vedeva attorno delle ombre muoversi ma non capiva la direzione da cui arrivava la voce, era come se molte voci sotto questa sussurrassero, gli ricordava un po&#8217; il rosario, o le litanie in chiesa. Lo facevano sentire tranquillo perché don Mario è un uomo buono e anche se si annoiava tanto a sentirlo sapeva che gli faceva bene anche se non aveva mai visto il dottore con don Mario nella chiesa. Aveva l&#8217;impressione di poter girare la testa e riusciva a muovere le braccia.<br>
Fu una sorpresa riuscire a girarsi del tutto e trovarsi a faccia a faccia con un bambino identico a sé. Stava volando a faccia in giù su un bambino identico a sé. Salì più in alto osservando la dottoressa e gli infermieri muoversi nel buio. Indossavano strani vestiti come quello di mago Merlino ma neri. Poi tutto scomparve all&#8217;improvviso.<br>
Era in salotto. Era in salotto immobile in piedi e Anna stava entrando dalla porta. Sembrava strana, come fosse diventata più alta. I capelli erano diversi, con delle strisce più chiare, e il viso era un po&#8217; più allungato, era strana.<br>
&#8220;Andrea. Sei tu?&#8221; le sentì dire, era come se la voce venisse da lontano, come essere dentro a una scatola e sentire il suono provenire dall&#8217;esterno.<br>
&#8220;Anna, sei tu?&#8221; non gli venne niente altro di più intelligente da dire ma anche il suono della propria voce sembrava distorto e lontano, aveva avuto l&#8217;impressione che muovere le labbra e la lingua fosse terribilmente difficile, ma questo non aveva a che fare con il fatto che il suono era come non provenisse da dentro di se ma da fuori da una scatola. La lingua, la bocca, le gambe, le braccia, tutto sembravano come quando capita di sedersi troppo a lungo sulla gamba e questa perde sensibilità. Era così l&#8217;intero corpo.<br>
Anna sembrava strana, quasi allarmata, forse doveva solo andare da lei e abbracciarla. Probabilmente e un abbraccio forte avrebbe fatto bene ad entrambi. Le braccia sembravano così pesanti alzandole.<br>
&#8220;Andrea&#8230; sei tu?&#8221; sentì dire come se la voce provenisse da ogni direzione. Qualcosa non andava. C&#8217;era qualcosa di strano e forse quella non era sua sorella. Perché sembrava così cresciuta?<br>
&#8220;Anna, sei tu?&#8221; disse. La ragazza, sua sorella, sembrava bianca e spaventata, era rimasta immobile con la bocca aperta. Andrea decise di avvicinarsi a lei e toccarle il braccio. Avrebbe sempre potuto scegliere se scappare o abbracciarla.<br>
&#8220;Anna, ho paura&#8221; disse. Lei strattonò via il braccio e cominciò a correre.<br>
&#8220;No Anna, aspetta&#8221; disse provando a seguirla. Lei era sempre stata più veloce ma questa volta raggiungerla sembrava ancora più difficile del solito. Era come se le gambe rispondessero in ritardo e il sentirle intorpidite non aiutava. Ad ogni passo sembrava cedessero anche se non sentiva il consueto formicolio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Gno Gnnana aappaasaaa&#8221; quell&#8217;essere continuava a urlare alle sue spalle, non aveva il coraggio di voltarsi. Entrò in camera e sbatté la porta. La chiuse a chiave e si infilò sotto la scrivania. <em>Cosa sta accadendo?</em> Rimase in attesa con la testa tra le mani e le lacrime che piovevano come una fontana. In casa non c&#8217;era nessuno che avrebbe potuto aiutarla e salvarla. Salvarla da cosa poi? Cos&#8217;era quella <em>cosa</em>? Forse se l&#8217;era solo immaginata.<br>In fondo non c&#8217;era più alcun rumore da un po&#8217;. Forse avrebbe dovuto uscire da quella stupida scrivania e tornare fuori dalla stanz TUMP, TUMMP. TUMP. La <em>cosa</em> batteva alla porta e faceva i suoi versi, era ancora lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci aveva messo più del previsto a raggiungere la porta, Anna si era chiusa dentro a chiave.<br>
&#8220;Cosa succede Anna? Perché sei scappata? Ho paura!&#8221; disse mentre batteva sulla porta con i palmi&nbsp; delle mani. Avrebbe voluto piangere ma non sgorgavano lacrime. Batté più forte ma dopo alcuni tentativi accadde qualcosa che non credeva possibile. Tre dita della mano si ruppero senza dolore. Erano piegate verso il centro della mano. Si fermò a guardarle e si sedette a terra.<br>
&#8220;Ti aspetto qui&#8221;, disse &#8220;quando stai bene.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa fuori dalla porta smise di battere. Passarono alcuni minuti e di nuovo le parve che la realtà si aggiustasse, è strano come siano veloci ad attenuarsi nella le situazioni assurde. O che riteniamo assurde. Passarono solo alcuni minuti prima che ricominciasse a pensare che doveva essere stato tutto un sogno. Non c&#8217;era niente fuori di quella porta al di fuori dell&#8217;immaginazione, niente di cui aver paura. Presto sarebbero arrivati mamma e papà e avrebbero sorriso di tutto questo quando glie lo avrebbero raccontato. Non c&#8217;era nulla da temere.<br>
Si alzò e avvicinandosi lentamente alla porta ascoltò con attenzione i suoni.<br>
Nessun rumore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anna finalmente aprì la porta, sembrava ancora un po&#8217; spaventata ma molto meno di prima, era il momento di abbracciarla, sarebbe stata di sicuro subito meglio, e sarebbe stato meglio anche lui. Era il momento giusto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella&nbsp;<em>cosa</em> era ancora lì, non fece in tempo ad evitarla. Le braccia molli e secche al contempo avevano una forza spaventosa mentre bloccavano il collo della ragazza. Provò a dimenarsi ma non riusciva a colpire quello che sembrava così tanto il suo fratellino, non riusciva ad opporsi rischiando di farne violenza. Si mise a piangere mentre faticava sempre più a respirare. Pianse. Non le era rimasto altro.<br>
Pianse mentre osservava, da fuori, il proprio corpo a terra.<br>
Andrea, bello come era stato due anni fa, le porgeva la mano ed assieme si allontanarono da quello che ormai era un guscio di carne morta.</p>
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		<title>Sogno concentrico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2017 19:11:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non avrei dovuto uscire di casa con questa stanchezza addosso, lo so. Ma non posso farci niente se devo andare proprio ora a... dove sto andando. Ho talmente sonno che non ricordo esattamente dove volevo andare. Ma sono qui e&#8230; D&#8217;un tratto, improvvisamente mi sveglio. Merda stavo addormentandomi alla guida?Il guardrail è pericolosamente vicino al [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Non avrei dovuto uscire di casa con questa stanchezza addosso, lo so. Ma non posso farci niente se devo andare proprio ora a.</em>.. dove sto andando. Ho talmente sonno che non ricordo esattamente dove volevo andare. Ma sono qui e&#8230; <em>D&#8217;un tratto, improvvisamente mi sveglio. Merda stavo addormentandomi alla guida?</em><br><em>Il guardrail è pericolosamente vicino al fianco, giro il volante, le ruote fischiano&nbsp;</em>o sto dormendo? Sono nel mio letto che dormo&nbsp;<em>o il sonno alla guida mi sta stordendo? Sembra quasi che il tempo rallenti e</em> tanto vale la lasci andare questa macchina, mi sveglierò, no?&nbsp;<em>O mi ritroverò schiacciato nei resti di un&#8217;auto contorta, schiacciato.&nbsp;</em>No. Sto dormendo ed è tutto un sogno e niente altro<em>&nbsp;</em><em>mentre il frastuono del metallo contro il metallo riempie ogni parte del mio cervello buttando fuori ogni pensiero,&nbsp;</em>non provo dolore -ancora- deve essere un&nbsp;<em>sogno di poter svegliarmi al di fuori di un&nbsp;</em>sogno.<br>E poi buio.<br><em>Buio.</em></p>
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		<title>Ora</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2017 18:32:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oggi sono andato a correre. È stato strano. Mi sembrano secoli che non andavo a correre al tramonto, forse mi ricorda un po&#8217; quella volta che al tramonto sono andato a camminare con lei, con i capelli del colore del sole, ma da quello sembrano passati millenni. C&#8217;era quell&#8217;atmosfera di freddo pungente che si contrappone [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Oggi sono andato a correre. È stato strano. Mi sembrano secoli che non andavo a correre al tramonto, forse mi ricorda un po&#8217; quella volta che al tramonto sono andato a camminare con lei, con i capelli del colore del sole, ma da quello sembrano passati millenni. C&#8217;era quell&#8217;atmosfera di freddo pungente che si contrappone al caldo del mio corpo e di caldo del mio corpo che si contrappone al freddo dentro. Una sensazione strana, mi ricorda di quella volta in cui sono stato investito.<br>
Questo lo ricordo come fosse ieri. Sono sensazioni che difficilmente scivolano via dall&#8217;anima, te le porti dentro comunque vada.<br>
Quel giorno credevo fosse uno come un&#8217;altro, avrei dovuto andare a correre il giorno dopo ma sarebbe stato un mese da che mi frequentavo con Lei. Avrei dovuto andare a correre il giorno dopo ma quel giorno non avevo di meglio da fare se non correre, sfogare il corpo e l&#8217;anima, tornare a casa, cucinare per Lei che mi avrebbe raggiunto più tardi. Certo avrei potuto leggere quel libro che stava sul mobiletto, avrei potuto studiare inglese, avrei potuto organizzare quel viaggio a Parigi, ma volevo correre e uscii. Mi sentivo in discreta forma nonostante il mio stato fisico e lo scarso allenamento, la musica sparata in cuffia era un tonico per la mente e per il corpo ma già solo il pensiero di Lei sarebbe stato sufficiente per rendermi un supereroe.<br>
È stato improvviso. Come quelle cose che vedi solo nei film quando l&#8217;attore un&#8217;istante prima c&#8217;è e un&#8217;istante dopo al suo posto c&#8217;è un pullman. Nel mio caso era un suv. Non saprei dire il modello, non saprei neppure dire chi lo guidasse se ci penso. Non ricordo assicurazioni, ospedale, preoccupazioni, ma in ogni caso ricordo fosse un suv. Bianco ovviamente. Prima c&#8217;ero io e poi un&#8217;istante dopo il suv. Non so bene dove fossi finito. Nessun suono perché forse non aveva neppure frenato, solo la musica che ancora pulsava dall&#8217;auricolare nel mio orecchio sinistro. Il destro non lo ricordo più. Credo di non aver provato dolore, solo dentro la schiena come un movimento, come lo schiocco di quando ti scrocchi le dita ma molto più potente. Nella zona lombare e più in su alla radice del collo. L&#8217;orecchio destro forse l&#8217;ho sentito quando ha toccato la mia spalla sinistra ma credo sia stata più una sensazione che il senso del tatto, più una percezione dovuta alla prospettiva della mia vista che in qualche modo vedeva alle mie spalle e non più di fronte. Non ho provato nessuna sensazione fisica se non questo e poi era come se il mondo fosse rallentato. Nella mia testa tutto quel movimento era durato minuti, forse ore ma infinitamente meno rispetto al tempo trascorso dopo. Come guardarsi dietro e vedere una scia allungata, sempre più veloce man mano che è lontana, sempre più lenta man mano che arriva all&#8217;ora. E l&#8217;ora è come un tempo immobile. Mi rendo conto solo ora di dove sia collocato questo ora, mi rendo conto solo ora che il tempo dall&#8217;altra parte della scia, il tempo davanti è altrettanto immobile. Il tempo in cui dovrei cucinare per Lei è lì davanti, quello in cui lei dovrebbe arrivare infinitamente lontano, il tempo in cui avremmo dovuto fare l&#8217;amore infinite volte quell&#8217;infinito, e ancora. Il tempo è immobile.<br>
Qui.<br>
Ora.</p>
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		<title>La rabbia di un tempo</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Oct 2017 11:38:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cerco in me la rabbia di un tempoquella che mi strappava parole. Ma ci sei tu. Ne assorbi ogni lemboin modi che nessuno saprebbe immaginare.]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Cerco in me la rabbia di un tempo<br>quella che mi strappava parole.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Ma ci sei tu. Ne assorbi ogni lembo<br>in modi che nessuno saprebbe immaginare.</p>
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		<title>La paura e il desiderio</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Oct 2017 14:59:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È la paura di accelerare che conta, e il desiderio. Essere qui, quando so che dovrei andare. Quell&#8217;istante che non può durare per sempre tra il prima e il dopo. Quando sei dietro al palco e stai per salire e respiri il momento, quando il giudice ha detto &#8220;Ai vostri posti&#8221; e deve ancora pronunciare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">È la paura di accelerare che conta, e il desiderio.<br>
Essere qui, quando so che dovrei andare.<br>
Quell&#8217;istante che non può durare per sempre tra il prima e il dopo.<br>
Quando sei dietro al palco e stai per salire e respiri il momento,<br>
quando il giudice ha detto &#8220;Ai vostri posti&#8221; e deve ancora pronunciare &#8220;Pronti&#8221;<br>
quando ogni muscolo si blocca e il tempo rallenta.<br>
È la paura di accelerare che conta, e il desiderio del poi.<br>
È il desiderio del poi.</p>
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		<title>Guidare il potente mezzo</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Sep 2017 20:44:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il più vecchio ricordo che ne ho credo si a di me seduto sul sedile dietro. Ero talmente piccolo da potermi rannicchiare e starci nella zona al di sotto del finestrino. All&#8217;epoca non c&#8217;erano ancora i sedili rialzati per i bambini e non erano neppure obbligatorie le cinture di sicurezza davanti o dietro che fosse, [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il più vecchio ricordo che ne ho credo si a di me seduto sul sedile dietro. Ero talmente piccolo da potermi rannicchiare e starci nella zona al di sotto del finestrino. All&#8217;epoca non c&#8217;erano ancora i sedili rialzati per i bambini e non erano neppure obbligatorie le cinture di sicurezza davanti o dietro che fosse, gli appoggia testa erano un optional. Li avrebbe installati mio padre qualche anno dopo. Gli interni erano di un materiale diverso dalla stoffa grigia che li ricopre ora, ricordo che vi fossero degli interni di un materiale plastico, forse vinile. Era rosso. Mi sentivo al sicuro lì dietro e osservavo il mondo dal piccolo finestrino laterale. Attaccati c&#8217;erano due adesivi tondi. La copertura in vinile aveva un piccolo buco. Ci giocavo, infilavo il mio piccolo dito e immaginavo che dietro ci fosse un altro mondo, un giorno ci è finita dentro Birba, la mia piccola action figure della gatta di Gargamella dei puffi. Lo ricordo come un fatto vero anche se a pensarci non ci sarebbe potuta stare, ricordo anche che qualche anno quando mio padre ha sostituito tutti gli interni speravo intensamente che l&#8217;avrebbe ritrovata ma fui deluso.<br>
Su quella macchina io ci sono cresciuto ed è parte di me più di quanto qualunque altro oggetto della mia vita possa mai essere. Quando a diciotto anni mi è stata data la possibilità di guidarla fu un sogno. Stava già diventando anacronistico guidare una Cinquecento del sessantacinque, la costrizione a fare la doppietta in un periodo in cui tutto andava verso la semplificazione, la difficoltà di poter scorrazzare in giro gli amici, la lentezza sopravvalutata del mezzo. Anche io ero già anacronistico all&#8217;epoca. Il primo giro reale che ho fatto guidandola da neo patentato non lo racconterò, ma il primo ufficiale fu il giorno dopo salendo per le torricelle con la mia ragazza a bordo. Un momento epico, soprattutto considerato che pochi giorni prima un versamento di olio si era infiltrato nella frizione e accelerare troppo velocemente corrispondeva a far perdere presa al motore sulla trasmissione e farlo girare a vuoto. Ma è con un mezzo così che si impara a guidare anche nelle situazioni più strane. Avevo imparato così. Negli anni ci siamo saliti anche in sei, e non certo parcheggiati, la mia piccola è sempre stata un portento.<br>
Qualche volta è accaduto che avesse problemi con la batteria.</p>



<span id="more-4624"></span>



<p class="wp-block-paragraph">I problemi con la batteria semplicemente non sono problemi. Se guidi una cinquecento. Apri lo sportello, scendi, spingi la macchina, salti su e metti in terza. Brumbrumbrumbrum, accesa e via, verso l&#8217;infinito e oltre!<br>
Nel tempo l&#8217;ho sentita paragonare a un gokart, per certi versi è vero per altri no. Un Go-kart non cappotta, una cinquecento sì ma se sai controllarla bene la fai andare su due ruote per qualche metro e la controlli, la somiglianza è più che altro sul dettaglio di lei che adoro di più. La trazione posteriore. Chi non ha mai guidato un auto con la trazione posteriore sulla pioggia o meglio sulla neve non lo può capire. Trazione posteriore significa <em>guidare col culo</em>. Basta accelerare più del dovuto in curva per far partire il posteriore e andare in derapata, un colpetto di controsterzo e mentre giri a destra hai il volante completamente girato a sinistra, raddrizzi e via, ancora verso l&#8217;infinito. Fare lo stesso sull&#8217;asciutto invece equivale quasi sempre a cappottare, o se controsterzando al momento giusto andare qualche metro su due ruote. Ma non consiglio di provarlo. Sulla neve invece puntando le ruote davanti girate in una direzione puoi giocarci alla trottola con l&#8217;auto che fa perno e ruota su se stessa.<br>
Ci sono cresciuto con lei, ho visto azzerarsi il conta km dopo aver raggiunto i 99.999 km, ed era il terzo giro da quando lei solca le strade di questo mondo e i bambini la guardano passare con gli occhi sgranati tirando la mano alle loro mamme e ai loro papà e indicandola, i turisti giapponesi la fotografano, le ragazze per strada le sorridono. Sono molte meno quelle, ma so che sono le migliori.<br>
Guidare una cinquecento del sessantacinque in tangenziale poi è un&#8217;eterna gara a chi ce l&#8217;ha più corto.<br>
Puoi anche andare ai 110 con il limite dei 90, ma se superi un SUV, soprattutto se bianco, questo si sentirà obbligato ad accelerare e sorpassarti a sua volta con ardita arroganza. Al semaforo poi è una goduria perché la leggerezza del mezzo fa sì che nei primi tre metri abbia uno scatto felino, poi l&#8217;orgoglio del tizio accanto farà sì che questo farà un accelerata furibonda per dimostrare di non essere da meno, o di esserlo decisamente dipende dai punti di vista.<br>
Trovo divertente anche che alcune pubblicità vantino il risparmio che avrete acquistando la loro auto dicendo &#8220;Si fa il pieno con solo 20 euro!&#8221;. Anche con la cinquecento fai il pieno con venti euro. Il serbatoio è piccolissimo, ma consuma come un treno lo stesso, non si risparmia, mi spiace. Però è uno spasso guidarla, senti l&#8217;asfalto. Senti ogni minima variazione, senti che il mezzo lo stai controllando tu e non il servo sterzo, il servo freno, il servo servo che serve il servo del servo. Sei tu, la tua macchina, l&#8217;asfalto. L&#8217;amore.<br>
Non è una macchina, è un esperienza, è il potente mezzo.</p>
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		<title>Itaca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2017 20:36:35 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Non li ho compiuti oggi trentacinque anni, è già passato qualche giorno.<br>Era un tempo del bilancio nella mia testa, di progetti di sogni, di desideri, di obbiettivi.<br>Sono falliti tutti. Dal primo all&#8217;ultimo.<br>Eppure sono felice.<br>In procinto di cambiare lavoro abbandonando un progetto che amo ancora durato quasi dieci anni, in procinto di proseguire sul mio grande sogno nonostante le mura alte che lo hanno circondato, in procinto di provarne un&#8217;altro più incredibile e assurdo, in continuo cambiamento.<br>In continuo cambiamento.<br>Oggi mi è ricapitata in mano, <em>Itaca</em> di Costantino Kavafis, o più precisamente mi è stata fatta ricapitare in mano, è curioso se penso quando e come ne sia venuto a contatto la prima volta. Era l&#8217;inizio della mia libertà, della mia vita in qualche modo adulta. La leggevo e sognavo che la mia vita sarebbe stata un viaggio incredibile e pieno di avventure, esperienze viaggi metaforici e non. Era il 1997. Sono passati venti anni da allora. Ed era settembre, ne sono quasi certo. Forse è stato quel giorno che mi sono messo in viaggio.</p>



<span id="more-4630"></span>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Quando ti metterai in viaggio per Itaca</em><br><em> devi augurarti che la strada sia lunga,</em><br><em> fertile in avventure e in esperienze.</em><br><em> I Lestrigoni e i Ciclopi</em><br><em> o la furia di Nettuno non temere,</em><br><em> non sarà questo il genere di incontri</em><br><em> se il pensiero resta alto e un sentimento</em><br><em> fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.</em><br><em> In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,</em><br><em> nè nell’irato Nettuno incapperai</em><br><em> se non li porti dentro</em><br><em> se l’anima non te li mette contro.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Devi augurarti che la strada sia lunga.</em><br><em> Che i mattini d’estate siano tanti</em><br><em> quando nei porti &#8211; finalmente e con che gioia &#8211;</em><br><em> toccherai terra tu per la prima volta:</em><br><em> negli empori fenici indugia e acquista</em><br><em> madreperle coralli ebano e ambre</em><br><em> tutta merce fina, anche profumi</em><br><em> penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,</em><br><em> va in molte città egizie</em><br><em> impara una quantità di cose dai dotti.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Sempre devi avere in mente Itaca &#8211;</em><br><em> raggiungerla sia il pensiero costante.</em><br><em> Soprattutto, non affrettare il viaggio;</em><br><em> fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio</em><br><em> metta piede sull’isola, tu, ricco</em><br><em> dei tesori accumulati per strada</em><br><em> senza aspettarti ricchezze da Itaca.</em><br><em> Itaca ti ha dato il bel viaggio,</em><br><em> senza di lei mai ti saresti messo</em><br><em> sulla strada: che cos’altro ti aspetti?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.</em><br><em> Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso</em><br><em> già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La strada è stata lunga fino ad ora, più lunga di quanto mai avrei potuto credere e sono bel lontano da raggiungere Itaca e sono felice di esserlo. La strada. La strada come la intendo io è di più di un percorso, la strada come la intendo io è esattamente quello che Kavafis racconta, e di lestigoni e ciclopi ne ho incontrati, ho incontrato anche la furia di Nettuno ed il pensiero è crollato tanto da perdermi per anni nelle acque scure del mare. Sono approdato su isole sconosciute, incontrato Circe, Calipso, Nausicaa, mi sono perduto tra i flutti in mezzo alle sirene e ho perduto me stesso. La strada è stata lunga e sarà lunga ancora ma ho incontrato anche porti fenici, empori, mercati, conosciuto profumi che porto dentro e che porterò sempre con me, imparato cose e vissuto interi mondi. Ho creduto di non essere più in grado di trovare la rotta. Ma oggi. Oggi so che non sono stati venti anni invano. Che ogni cosa ha avuto un posto, un significato. Guardo la stiva della mia nave e non contiene un grammo di oro ma è zeppa delle cose più preziose. Vorrei donarle, condividerle, scambiarle, viaggiare ancora ed ancora perché oggi so cosa mi ha fatto perdere e so resistere alle sirene. Conosco il mare e i suoi segreti, conosco dentro di me. Comunque sia è stato un bel viaggio, comunque sia sarà un bel viaggio e Itaca non è lontana chissà dove, è qui. Ora. Giorno dopo giorno, istante dopo istante.</p>
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		<title>Il mondo al di là della porta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Sep 2017 05:52:36 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Ero seduto su quel marciapiede l&#8217;altro giorno, sembrano secoli, sembra ripetersi ancora ed ancora da secoli ma ero lì. Pensavo di nuovo a&nbsp;<em>Childe Roland alla Torre Nera giunse</em> mentre aspettavo con una porta chiusa alle spalle. Il rumore lieve infinitesimo dello spioncino dall&#8217;altra parte della porta lo sentivo, sì. Anche se quel vialetto sembrava allargarsi nel tempo, allontanarsi. A volte lo spazio ed il tempo si dilatano e altre restringono. Lo sentivo dilatarsi come se fossero passati secoli, come se a dividermi da quella porta fossero migliaia di chilometri. Ero lì. Seduto sul ciglio della strada.&nbsp;Pensavo di nuovo a&nbsp;<em>Childe Roland alla Torre Nera giunse</em>&nbsp;con il mio Moleskine aperto a scrivere e stavo scrivendo quello che tu ora stai leggendo, perché a volte il tempo e lo spazio si dilatano o restringono fino a farci essere nello stesso luogo, nello stesso istante nonostante il tempo e lo spazio ci dividano. Nonostante il tempo faccia scordare alcune emozioni e ne releghi altre in una specie di quadro che non sarà mai una riproduzione esatta degli eventi, non servirà mai a riviverle. Non scrivevo di te, anche se forse tu ne stai leggendo. Non ho mai scritto di te, o di noi, anche se forse tu ne stai leggendo, ma di me. Ho sempre e solo scritto di me e di ciò che ho dentro, e tu sei uno dei personaggi che ruotano in questa esistenza vista a mio modo. Come ogni artista, come ogni scrittore, se di uno di questi due nomi mi si vuol fregiare ma di fatto sono comunque io a fregiarmene perché tu non sei qui mentre scrivo. Sei qui mentre leggi. Sei qui mentre vivi mentre io potrei essere altrove, lo sono quasi certamente. Non più seduto su questo marciapiede su cui sono, non più davanti a quella porta dietro cui mi stai osservando dallo spioncino e questo fa sì che la distanza tra noi sia ormai quella di anni luce, o quantomeno giorni, o ore. Come delle stelle di me puoi vedere solo quello che era quando la luce è partita non sai quanto tempo fa, io di te posso sentire solo il suono che produce quel piccolo spioncino quando lo apri. E siamo in due luoghi distinti, in due spazi distinti, in due universi distinti. O forse io sonoancora lì, ed anche tu e nessuno di noi lo sa. Quel giorno quando ho scritto queste parole che stai leggendo ho pensato che infine se qualcosa lo vuoi davvero, anche se non sai se puoi averlo, anche se pensi non possa essere ciò che vorresti fosse, l&#8217;unica cosa sensata è alzarsi ed andarlo a prendere. Strappare qualcosa di sé se occorre, ma aprire quella porta da dentro o da fuori che sia e affrontare il mondo. Né stare dietro uno spioncino né rimanere immobili su una strada. Dicono che non sia mai troppo tardi per affrontare alcune sfide ma la realtà è che tutto ha un tempo, un inizio, un percorso, una fine e che dopo ogni fine il mondo è cambiato, anche durante ogni pezzetto di quel percorso, anche dopo l&#8217;inizio. Tutto cambia. Io dico che non è mai il momento sbagliato per cominciare, il resto lo si affronta. E così spero che tu (che io) mentre osservi da quello spioncino e leggi quello che sto scrivendo, mentre siamo nello stesso luogo, nello stesso istante seppure lontani anni luce prenda e scelga e affronti il mondo al di là della porta prima che il mondo al di là della porta sia scomparso, cambiato, andato.</p>
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		<title>Il di dentro di me</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Sep 2017 13:25:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non è semplice avere un super potere. La parte più difficile è saper controllarlo. Evitare che ti trasformi in un mostro, o che il mostro che hai dentro ti uccida. Il processo è stato lento, lungo, passo a passo fino a svuotare tutto ciò che era rimasto dentro di me. La prima parte a morire [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Non è semplice avere un super potere. La parte più difficile è saper controllarlo. Evitare che ti trasformi in un mostro, o che il mostro che hai dentro ti uccida.<br>
Il processo è stato lento, lungo, passo a passo fino a svuotare tutto ciò che era rimasto dentro di me.<br>
La prima parte a morire è stata l&#8217;intestino. Dal basso. Era lì che sentivo la tensione la pressione forte e la costrizione dell&#8217;ansia, della paura di perdere qualcuno. Era lì che sentivo il desiderio di amarti per quanto la gente parli di cuore. Era lì che bruciavi di più. Volevo dimenticare quello, cessare di provarlo e basta ma a morire fu soprattutto l&#8217;ansia. La paura. Cessai di essere capace di provarne. In effetti aveva i suoi lati positivi. Non era il risultato che avrei voluto ottenere ma non avere paure, non avere ansie, aveva il suo lato positivo.<br>
Non era sufficiente perché lo stomaco bruciava.<br>
Non provavo ansia ma era lì dentro lo stomaco che succedeva il resto. Un fuoco. Come un roditore che rode e morde e consuma, come una ruota dentata, mille ruote dentate a girare e rotolare, pezzi di vetro spezzati da ruote dentate dentro lo stomaco a ruotare e accumularsi fino a riempirlo e sputare e vomitare sangue e vetro e sabbia. Ho dovuto uccidere il mio stomaco. Escluderlo da ogni emozione. Escluderne ogni sensazione, strapparlo da dentro di me. Non avrei più sentito la tensione della rabbia, del rimorso, della vergogna.<br>
È stato quello il momento in cui mi sono accorto di non essere più in grado di respirare. Erano i polmoni ad opprimermi, erano i polmoni. Sentivo il freddo, il gelo fermarli, renderli incapaci di muoversi. Non era ansia, quella non la provavo da tempo, ne assenza, ne altro di cui fossi in grado di comprendere il motivo. O forse solamente una parte di tutte queste. Sentivo il rantolo della vita opprimere il mio essere, l&#8217;assenza di aria, l&#8217;incapacità di respirare e non esisteva luogo o situazione da cui uscire. Ovunque fossi l&#8217;oppressione era la stessa. Ogni luogo era un fuori luogo, come un pesce fuori dal&#8217;acqua od un uomo che affoga nessuno e nulla era ciò che doveva essere. Decisi di togliere anche i polmoni. Decisi che era l&#8217;unica soluzione.<br>
Rimbombava, il cuore. Rimbombava nel vuoto di una cassa toracica divenuta di risonanza. Rimbombava forte perché ti avevo incontrata ancora. Rimbombava come un martello che rintocchi su un gong amplificato da una stanza vuota e piccola fino a farmi esplodere le orecchie, fino a farmi esplodere il cervello rimbombava. Lo sentivo premere nel collo gonfiare le vene, spingere. Ogni volta che nella mia mente tornava a profilarsi il tuo volto, il ricordo del tuo sorriso, del tuo sguardo. Di ciò che mi avevi fatto e di ciò che avresti potuto ancora farmi. Rimbombava come un suono ridondante, come rocce che rotolano giù da un dirupo. Lo spensi. Spensi anche il cuore e lo estrassi.<br>
Rimase il vuoto. Niente altro dentro che il vuoto. Il silenzio.<br>
E il fuoco.<br>
Dentro il fuoco. Come guardare in alto in una grotta e vederne dall&#8217;interno le pareti rosse, nere di carne bruciata e piaghe. Il fuoco che non sterilizza, non cauterizza. Asciuga piaghe che vomitano pus e quando si ritira le crea di nuovo e in quella grotta ovunque cade liquido giallo e virulento e sangue che accende ancora quel fuoco che asciuga e brucia e chiude piaghe per aprirne altre ed ancora e ancora e ancora.<br>
Decisi infine che l&#8217;unico che doveva essere distrutto era il mio cervello. Schiacciato come a schiacciare una noce quando per aprirla ci si mette troppa energia.<br>
Tutti questi pensieri avrebbero cessato di esistere. Tutti questi ricordi sarebbero scomparsi per niente. Non avrei più pensato al futuro.</p>
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		<title>Perché ho smesso di scrivere poesie</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Sep 2017 16:12:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scrivevo molta più poesia un tempo. Ho scritto sempre molto, ricordo il primo racconto che ho scritto era qualcosa come il 1990. avevo otto anni, forse nove. Raccontava di un viaggio nello spazio in cui io, nel 2017 andavo su Marte e incontravo una popolazione aliena, ma non era fantascienza, utilizzava il cliché inizio novecentesco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivevo molta più poesia un tempo.<br />
Ho scritto sempre molto, ricordo il primo racconto che ho scritto era qualcosa come il 1990. avevo otto anni, forse nove. Raccontava di un viaggio nello spazio in cui io, nel 2017 andavo su Marte e incontravo una popolazione aliena, ma non era fantascienza, utilizzava il cliché inizio novecentesco della perdita di sensi momentanea a distinguere la parte reale da quella immaginaria, un trucco mutuato da Poe o da altri scrittori della sua epoca. Avevo descritto la morte da dentro il morente descrivendo una serie di deformazioni sensoriali e poi la sua resurrezione in questo mondo alieno. Non spiegavo se il protagonista fosse morto davvero o no, se fosse inteso come reale o no tutto quanto accadeva dopo. Avevo otto anni, era il mio primo racconto e non so dire da dove venisse, avevo letto <em>Il Richiamo Della Foresta</em>, <em>20.000 leghe sotto i mari</em>, forse qualcosa di Salgari non di più. La mia vocazione era lì. Nello scrivere. Nella tensione. Nello sperimentare. Nel crossover di generi. L&#8217;anno prima avevo imparato per la prima volta cosa fosse quello che le persone chiamano amore. L&#8217;amore di bimbo, sia chiaro, ma il mio piccolo cuoricino era esploso per la prima volta con le conseguenze imprevedibili con cui esplode un cuore quando un cuore esplode. Amavo anche i chiasmi. Ci vollero altri tre anni prima che esplodesse di nuovo per quel ricciolo su una fronte. Esplose la poesia in quegli anni.<span id="more-4566"></span>Non sapevo quanta ne avrei scritta, nel frattempo scrivevo lettere. Ricevevo e scrivevo lettere non saprei dire da quante persone, mi chiedo se qualcuno le conservi ancora, io le ho buttate quasi tutte. Centinaia. Tra il 97 e il 98 credo di averne scritta una ogni singolo giorno, molti giorni più di una. Fare qualcosa per così tanto tempo con tale frequenza non può non creare una dipendenza. All&#8217;epoca scrivevo con una stilografica. Scrivevo anche in poesia. Quasi ogni giorno. Credo di aver superato il migliaio di poesie, sperimentavo in quel modo, sperimentavo in quel mondo. Lo feci fino al 2003 con risultati via via più soddisfacenti. La mia emotività era sfogata con quello, l&#8217;unico modo di sfogare un fiume, un mondo, una sofferenza, una gioia, un tutto che trasbordava come un bicchiere pieno in cui continui a versare acqua da una bottiglia infinita. Era il mio modo di fermare un po&#8217; di quell&#8217;acqua e cristallizzarla immobile come una fotografia, pensavo avrebbe fatto bene riprenderla quando ci fosse stata siccità. Pensavo che avevo così tanto da buttare fuori da dare, da regalare che perderlo in un tombino di scarico sarebbe stato uno spreco. Durò fino al 2003. Non avevo mai trovato un tombino vero prima di allora. Era lì che mi attendeva ed era la cosa più bella che potessi incontrare.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">Sono in una gabbia di cristallo,<br />
in una maledetta cazzo di gabbia di cristallo.<br />
E potrei scappare se volessi, se non fosse così fottutamente bella.<br />
Sono in una gabbia di cristallo<br />
e non so più come uscirne, ne so come sono entrato.</p>
</blockquote>
<p>Lo scrivevo allora. Non sapevo quanto quella gabbia sarebbe divenuta il mio vestito, la mia corazza, il mio scheletro, la mia essenza. Scrissi le mie poesie più belle come una stella che prima di spegnersi diventa enorme e brucia tutta se stessa, raggiunsi l&#8217;apice e mi spensi. La siccità era arrivata, il tombino aveva assorbito ognuna delle mie emozioni. Il paradosso è che prima mi tolse l&#8217;ansia, poi la paura, poi la rabbia, poi la tristezza e solo da ultimo l&#8217;amore. Fu l&#8217;esperienza più bella che avessi mai provato ma di me non rimaneva più nulla che valesse la pena essere pronunciato, figurarsi scritto su un foglio. Smisi in quel momento di scrivere in poesia. Ci provai ancora, sì. Credo di aver scritto almeno altre due sillogi complete dopo quel momento. Carta straccia.<br />
Presidio di razionalità incapace di provare ciò di cui voleva disquisire.<br />
C&#8217;era qualcosa di buono in questo. L&#8217;assenza di ansia, di rabbia, di paura sono qualcosa a cui molti ambiscono (Tenetevele, io vi dico, tenetele strette al cuore ed amatele e vivetele) e mi resero sfacciatamente più forte negli anni. Ma mancava qualcosa: la capacità di provare empatia, di piangere, di gioire, di credere nelle piccole cose. Se non provi paura tutto è privo di valore perché non ti interessa perderlo, se non provi ansia tutto è insipido perché o lo raggiungi o lo lasci andare senza ricerca spasmodica. Tutto privo di valore. Smisi di scrivere quando rilessi quello che avevo scritto un tempo. Potevo leccarne ancora l&#8217;acqua liquida scorrere tra le righe, le parole bagnate trasudavano ancora ogni emozione, la trasudano ancora oggi. Quello che scrivevo era secco e nero come la lingua di un uomo morto di sete. Vorrei dire pieno di ulcere ma le ulcere sarebbero state emozione, sarebbero state rabbia e non c&#8217;era neppure quella. Quello che scrivevo era morto. Io ero morto. Tutto era morto. Era come fotografare pareti di cemento che mi stringevano dentro me stesso, una uguale all&#8217;altra seppure con nuove parole, ricerche, sperimentazioni. Una uguale all&#8217;altra. Una</p>
<p>uguale</p>
<p>all&#8217;altra.</p>
<p>Poi mi hai preso per mano e trascinato. Ero ancora quella lingua secca e morta ma tu mi trascinavi inerte avanti e indietro. Aprivo gli occhi ogni tanto, poi li richiudevo, poi li riaprivo, poi sparisti. Anche se ci sei ancora là fuori, almeno tu. E credo ci sarai sempre. Non so quanto tempo passò, una pietra non conosce il tempo. Ed era come se il tempo fluttuasse tra un oggi e un passato remoto e un futuro e un imperfetto come immagini che appariranno e scomparvero e stanno illuminando quello che accadde pochi istanti fa come nei sogni. Poi però ero di nuovo un pezzo di pietra a terra, arido, o forse di terra secca e crepata grigia. Arrivasti tu. Piantando un seme? Non saprei ma la mia testa era aperta, una crepa in fronte e ci guardavi dentro, mentre stavi versandoci dell&#8217;acqua. Non mi volevi trascinare in giro, stavi curandomi o curando il seme che avevi piantato. Te ne sei andata perché non ti coglierò mai o non mi sono lasciato cogliere, stai fuggendo per sempre forse, non ne ho idea.<br />
Fui a terra. Ero terra. Terra secca e non più dura roccia. Nasceva qualcosa nella mia testa. Un sogno, una realtà, un mondo dentro cui posso guardare e vedere muoversi vite ed ogni vita mi parlava e raccontava. Non erano capaci di provare emozioni perché io non sapevo darle a loro. Non erano capaci di provare emozioni perché raccontavano di quello che ero.<br />
Poi sei arrivata tu, sembravi un porto pieno di emozioni, esplosioni, incredibili pulsioni, ti sfiorai il volto e si gelò la mano. Ero o non ero un pezzo di terra secca? Ti sfiorai il volto e si gelò la mia mano perché eri un pozzo. Di nuovo un pozzo di fronte a me. Non lo temevo. Infilai la mano dentro e ne estrassi la rabbia, l&#8217;ansia, ogni paura. Infilai la mano nel pozzo e ne estrassi la paura, la rabbia, l&#8217;ansia mordendole e respirandole e vivendole, non fu un tentativo di togliertele da dentro. Non mi importava, cosciente di quanto sarebbe un vano tentativo, ma fu desiderio di riprendere quello che avevo perduto. Estrassi dal pozzo rabbia, paura, ansia e me ne nutrii come una bestia col sangue che cola dalle fauci, li conoscevo ormai quei pozzi, vi ero già morto non mi spaventavano più. La rabbia, la paura, l&#8217;ansia mi resero più forte di quanto sia mai stato, più forte di quanto divenni perdendole. Ero incapace di controllare le nuove vecchie emozioni, incapace di equilibrio in tutto quel troppo. Non te ne andasti tu, ti cacciai per salvarci. O per lasciarti distruggerti, poco conta. Non tornerò mai. E poi piove. Piovve. Piove. Piovve riempiendo il mondo come un bicchiere vuoto che arriva velocemente al colmo e piove ancora. Mentre mi giravo dall&#8217;altra parte in faccia un abbraccio. Senza un preavviso. Come uno schiaffo. Il cuore battere forte come non avesse mai battuto prima. E scrivo in poesia. In costante disequilibrio tra un&#8217;emozione e l&#8217;altra imparo a domarle e viverle come un&#8217;acrobata su un filo appeso tra due torri nel vento, ed è la paura a reggermi in piedi, l&#8217;ansia, la rabbia che mi fai provare e qualcos&#8217;altro. E vorrei fotografare emozioni, farne trasudare dalle parole tutto quello che scoppia come una fontana ma soprattutto vorrei sentirmi libero di viverle, di essere, di vivere.<br />
Di essere</p>
<p>di vivere</p>
<p>di essere</p>
<p>vivere</p>
<p>essere</p>
<p>vi</p>
<p>es</p>
<p>sì</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Io non ci credo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Sep 2017 22:02:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[Come sentire sulla schiena spingere.Tra le scapole.In mezzo. L&#8217;avrei chiamato destino un tempo-quando avevo una fede-l&#8217;avrei chiamato il cospirare del mondo,non fosse che il mondo lo conosco. Io non ci credo.Siete voi a farlo ed è questo che spinge avanti.Tra le scapole.]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Come sentire sulla schiena spingere.<br>Tra le scapole.<br>In mezzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">L&#8217;avrei chiamato destino un tempo<br>-quando avevo una fede-<br>l&#8217;avrei chiamato il cospirare del mondo,<br>non fosse che il mondo lo conosco.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Io non ci credo.<br>Siete voi a farlo ed è questo che spinge avanti.<br>Tra le scapole.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Come smettere di ricevere SMS pubblicitari da Vodafone (e forse altri operatori)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Sep 2017 16:12:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
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					<description><![CDATA[Come molti altri sono stato per qualche tempo cliente di Vodafone, e come molti altri dopo aver cambiato operatore telefonico ho cominciato a ricevere SMS pubblicitari per convincermi a tornare in Vodafone. Nel tempo ho provato a telefonare al 190, ha mandare lettere di reclamo e altre strade e nessuna ha sortito l&#8217;effetto sperato. Stanco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Come molti altri sono stato per qualche tempo cliente di <strong>Vodafone</strong>, e come molti altri dopo aver cambiato operatore telefonico ho cominciato a ricevere SMS pubblicitari per convincermi a tornare in Vodafone. Nel tempo ho provato a telefonare al 190, ha mandare lettere di reclamo e altre strade e nessuna ha sortito l&#8217;effetto sperato. Stanco di ricevere sms su sms alla fine ho provato a scrivere pubblicamente sulla loro <a href="https://www.facebook.com/login/?next=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fvodafoneit%2F">pagina Facebook</a>, per provare a richiedere il blocco dell&#8217;invio degli SMS per il rientro in Vodafone. Ovviamente con il mio stile&#8230;<br>Finalmente ho ricevuto risposte:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="620" height="798" data-attachment-id="4551" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/come-smettere-di-ricevere-sms-pubblicitari-da-vodafone-e-forse-altri-operatori/smettere-di-ricevere-pubblicita-da-vodafone/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?fit=620%2C798&amp;ssl=1" data-orig-size="620,798" data-comments-opened="1" data-image-title="Smettere di ricevere pubblicità da Vodafone" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?fit=620%2C798&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?resize=620%2C798&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4551" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?w=620&amp;ssl=1 620w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?resize=233%2C300&amp;ssl=1 233w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?resize=373%2C480&amp;ssl=1 373w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?resize=78%2C100&amp;ssl=1 78w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?resize=19%2C24&amp;ssl=1 19w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?resize=28%2C36&amp;ssl=1 28w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?resize=37%2C48&amp;ssl=1 37w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver scritto a loro via chat fornendo il mio numero di telefono ho ricevuto un sms sul numero con scritto &#8220;Ciao, rispondi a questo messaggio scrivendo ACCETTO seguito dal Codice Numerico che ti abbiamo inviato tramite Facebook&#8221;, al quale ho risposto appunto &#8220;ACCETTO 1xxxxx&#8221;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="656" height="591" data-attachment-id="4553" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/come-smettere-di-ricevere-sms-pubblicitari-da-vodafone-e-forse-altri-operatori/smettere-di-ricevere-pubblicita-da-vodafone-2-2/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?fit=656%2C591&amp;ssl=1" data-orig-size="656,591" data-comments-opened="1" data-image-title="Smettere di ricevere pubblicità da Vodafone 2" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?fit=656%2C591&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?resize=656%2C591&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4553" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?w=656&amp;ssl=1 656w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?resize=300%2C270&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?resize=533%2C480&amp;ssl=1 533w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?resize=100%2C90&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?resize=24%2C22&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?resize=36%2C32&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?resize=48%2C43&amp;ssl=1 48w" sizes="auto, (max-width: 656px) 100vw, 656px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><br>A quanto pare ora non ricevo più sms pubblicitari da parte di Vodafone e mi sono liberato da quella che sembrava una ex morosa disperata alla ricerca di riallacciare un rapporto.</p>



<h6 class="wp-block-heading" id="voi-fare-una-domanda-per-uno-dei-prossimi-articoli-falla-qui">Voi fare una domanda per uno dei prossimi articoli? Falla qui!</h6>



<p class="wp-block-paragraph">[contact-form-7]</p>



<p class="has-blue-color has-text-color has-normal-font-size wp-block-paragraph"><strong>Qui puoi trovare tutte le<em> <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.staipa.it/blog/category/poleminformatica/informetica/le-domande-semplici/?order=asc" target="_blank">domande semplici</a>: </em>https://short.staipa.it/ledomandesemplici</strong></p>
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		<title>La bestia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Aug 2017 18:43:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo sarà il resoconto fedele di quanto accadde realmente quella notte di tredici anni fa, perché tutto quello che si è detto, le leggende che ne sono nate sulla mia persona non sono più reali di una fiaba per bambini. Non racconterò di quello che già sapete, di come affrontai il mostro e di come [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Questo sarà il resoconto fedele di quanto accadde realmente quella notte di tredici anni fa, perché tutto quello che si è detto, le leggende che ne sono nate sulla mia persona non sono più reali di una fiaba per bambini. Non racconterò di quello che già sapete, di come affrontai il mostro e di come lo uccisi se davvero questo è quello che è accaduto, non mi soffermerò su quanto già scritto nei resoconti pubblici che ormai tutti avete letto e riletto, ma solamente su quanto in quei resoconti non è stato scritto. Su quanto non ho mai confessato ad anima viva. Ad anima. Viva.<br>Perché ora dopo tredici anni scelgo di scriverne? Perché sento che le forze mi stanno abbandonando, che il processo iniziato quel giorno sta arrivando a compimento, perché sappiate che cosa dovrete affrontare quando io me ne sarò andato. Io lo compresi quasi immediatamente, quando dopo essermi pulito di tutto quel sangue, dopo che il mio corpo fu recuperato alla fine di quella battaglia memorabile mi ritrovai a guardare nel piatto che sarebbe stata la mia cena. Quando mi guardai allo specchio e notai i primi impercettibili cambiamenti.<br>La domanda che mi è stata posta più spesso è certamente come sia stato possibile sopravvivere ad un simile scontro, si dice che nessun essere umano fosse in grado di affrontare la bestia, che non fosse possibile abbatterla con mezzi umani tanto che da quel giorno mi consideraste quasi un semidio o qualcosa di più. La risposta temo fosse che avevate ragione voi. Nessun essere umano ha la forza, il potere, il coraggio, l&#8217;arguzia o quello che volete, o meglio l&#8217;insieme di tutto questo per avvicinarsi neppure alla bestia. Accanto a lei non esiste altra scelta che soccombere o fuggire. Niente altro. Mi trovai io stesso a scegliere tra le due strade e scelsi la seconda. Fuggii prima di soccombere, o almeno ero convinto di aver fatto questo. Lo so che la delusione in molti di voi vi porterà ad odiarmi per l&#8217;immagine che avete creato su di me, per l&#8217;aspettativa, ma quando fui abbastanza vicino da vederla in tutta la sua interezza nonostante i mesi spesi nella ricerca, quando la vidi negli occhi fuggii in quella valle oscura, attraversai il ponte e fuggii via. Fu in quel momento che iniziò la battaglia vera e propria quando dall&#8217;altra parte del ponte trovai nuovamente quegli occhi a guardarmi. Ero suo. Non mi ero mai chiesto davvero come avrei potuto fermarla, l&#8217;impavida gioventù e la certezza in una morte eroica me lo avevano impedito. Non mi era più data la scelta tra fuggire e soccombere, ero stato un vile, un coniglio ma non era bastato a salvarmi. Rimasi immobile mentre invece di mordermi alla giugulare come mi aspettavo prese le mie armi, una ad una e le rivolse verso di me.<br>&#8220;Sono belle, forti&#8221; disse. Lo disse con voce suadente, più come un complimento che come un&#8217;accusa. &#8220;Raramente ho visto armi di tale fattura&#8221; aggiunse. Mi mostrò come usarle meglio di quanto avrei mai potuto fare. Meglio di come Cort, il mio maestro, mi avesse mai insegnato. Mi mostrò come avrei potuto usarle per ucciderla e poi le posò a terra. Non ebbi più il coraggio di impugnarle. Sarebbe stato più vile che fuggire, sarebbe stato più debole di morire. Fece l&#8217;amore con me. Come non lo avevo mai fatto, come non lo avrei mai più fatto. Mi chiese di usare una delle mie armi su di lei, mi chiese di punirla e ferirla, di farle del male ma non lo feci. Prese lei quell&#8217;arma e si tagliò fino a perdere più sangue di quanto credevo possibile e rimase a guardarmi mentre stava per morire. Lasciarla morire sarebbe stato più vile che usare contro di lei le mie armi come mi aveva insegnato a fare. Lasciarla morire sarebbe stato più vile di qualunque altra cosa. La salvai. Ne leccai le ferite perché altro non avevo per pulirne i lembi e li ricucii come lei mi mostrò. Ne bevvi il sangue e la ricucii. La bestia mi sorrise guardandomi ricoperto del suo di dentro, del suo odore ferroso e forte. Ne avevo la bocca, il viso, il collo, l&#8217;intero corpo ricoperti. Non so per quanto tempo mi tenne con sé, voi dite poche ore io ricordo secoli. Ricordo di essere invecchiato accanto a lei e morto e rinato e aver vissuto altre vite, ed altre ancora. Voi dite minuti io ricordo millenni di cui ricordo ogni istante e potrei raccontarvi resoconti di intere civiltà morte e sepolte e rinate e fiorite e morte e divenute polvere dalla cui polvere sono nati mondi. Rimasi lì accanto al mostro, alla bestia come se io fossi la regina e lei il re, lei la divinità di interi universi ed io l&#8217;umile messia. Persi le forze nel tempo. Invecchiai nei millenni ma era come se fossero durati pochi istanti come se ogni energia di cui ero in grado mi venisse succhiato e mentre invecchiavo io, lei, la bestia, ringiovaniva e diveniva più forte.<br>Un giorno infine svenni. Privato di ogni energia dopo aver visto nascere e morire l&#8217;ultimo degli universi possibili svenni. Quando mi risvegliai ero ancora ricoperto del suo sangue, le mie armi a terra come mi avete ritrovato, il mostro se ne era andato ed io ero divenuto un eroe.<br>Fu quando potei pulirmi e lavarmi dopo aver dormito non so quanto che osservai il mio volto, la forma dei miei denti, lo sguardo. Era cambiato qualcosa di impercettibile ma mi sentivo diverso. Fu quando mi portaste la cena che il mio sguardo era attratto più dal gocciolio lieve e rosso della carne che da qualunque altra cosa. Mi chiesi per la prima volta cosa sarei diventato.<br>Mi chiesi per la prima volta davvero come si potesse fermare la bestia.<br>Me lo sto chiedendo ora. Qui. Mentre vi scrivo.<br>Non so se riuscirò a fermarla, o se ci riuscirete mai voi.</p>
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		<title>Fare l&#8217;amore con la scrittura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Aug 2017 10:17:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità, – si vorrebbe morire.-Cesare Pavese- Ho sempre creato un legame nella mia mente tra la scrittura e altri tipi di piacere, in particolare l&#8217;orgasmo (ne ho già scritto). Nel [&#8230;]]]></description>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>L&#8217;unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità, – si vorrebbe morire.<br>-Cesare Pavese-</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Ho sempre creato un legame nella mia mente tra la scrittura e altri tipi di piacere, in particolare l&#8217;orgasmo (<a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-terza-versione/">ne ho già scritto</a>). Nel tempo ogni cosa evolve, cresce matura. Crescono tutte di pari passo con l&#8217;esperienza. Quando paragonavo il piacere della scrittura all&#8217;orgasmo non conoscevo a fondo nessuna delle due, erano le prime esperienze i primi momenti, le prime cose brevi ed intense. Fossero scritte o provate. Nella vita ci sono momenti in cui il desiderio più forte è quello di provare nuove cose, diverse l&#8217;una dall&#8217;altra, bruciare come lampi o fuochi fatui in una forma di bulimia compulsiva. Scrivevo cose brevi, racconti, poesie, frasi che oggi si definiscono <em>aforismi</em> ma che per me erano sunti di concetti che avrei voluto utilizzare più avanti. Giravo sempre con un Moleskine in tasca ed una penna. Appuntavo e godevo d&#8217;istante, distante dal mondo. Poi quelle rincorse gli impeti, i desideri si acquietano. Credo sia stata così una delle chiavi che hanno definito il mio smettere di scrivere, il mio perdere capacità di emozionarmi, di emozionare, di creare mondi, di vivere nel mondo reale.<br>Aridità.<br>Poi un giorno o l&#8217;altro si arriva ad uno di quei punti in cui si deve scegliere. Ho finito? Ho finito davvero o mi sono solo infilato nel vicolo sbagliato? Il muro che mi trovo di fronte è solamente l&#8217;ennesimo fallimento, il più grande, o c&#8217;è da qualche parte una strada che non ho percorso? Che ho lasciato indietro, qualcosa di intentato. Che cosa voglio davvero?<br>La gioia è quella di cominciare, sì, ma ambire ad un termine veloce è la cosa che uccide. Il bello è cominciare ogni giorno, interrogarsi e scegliere ogni giorno. Ogni istante può essere un inizio, anche sullo stesso progetto, nello stesso mondo, con la stessa persona. Scrivere un romanzo, rimetterci le mani dopo tanto tempo è come amare la stessa persona ancora ed ancora dopo tanto tempo. Non è più il piacere dell&#8217;orgasmo fine a se stesso, della prima volta. Diventa l&#8217;emozione profonda di conoscere dove mettere le mani, di conoscere dove lasciarsi trasportare e dove prendere le redini del discorso, dove provare ad esplorare nuovi orizzonti e dove invece siano già stati esplorati. Ogni singolo giorno, ogni singola parola, ogni singolo pensiero escono con una naturalezza che non sono quelle dei primi giorni, senza quella paura folle di sbagliare, ma con il desiderio di approfondire, di crescere, di avanzare. Non sei più tu a creare ma il tutto cresce con te e tu con il tutto. Bisogna scegliere di abbandonare strade, di riprenderne altre, di creare nuovi spazi e di chiuderne di vecchi, bisogna saper osare con la consapevolezza che si può sbagliare e tornare indietro e riprovare e crescere ancora. Arrivi a conoscere ogni personaggio, ogni situazione, ogni parte di quel corpo che stai toccando e a stupirti ogni volta di più di quanto invece tu non li conosca, di quanto tu non possa averne un reale controllo. Infine è quando hai il coraggio di lasciartene travolgere, di lasciare che sia tutto il resto a guidare le tue mani e non le tue mani a guidare tutto il resto che hai compreso il piacere. L&#8217;essere parte col mondo.<br>È quando trovi ciò che ti scatena questi pensieri, una storia, un&#8217;idea, una persona che è il momento di cominciare, di scegliere di cominciare quel romanzo. Non importa dove può portarti perché la vita è iniziare e percorrere una strada, per tutto il resto c&#8217;è tempo. Se non fosse questo tanto varrebbe morire.</p>
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		<title>La paura di fallire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2017 19:21:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Fallire. Il mondo è zeppo di paura di fallire, di provare a fare qualcosa e non arrivarci in fondo. Fallire in uno sport in cui non sei sicuro di eccellere, fallire provando ad imparare a suonare uno strumento musicale, fallire un esame all&#8217;università, fallire la scelta degli studi, fallire in un rapporto di coppia, fallire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fallire. Il mondo è zeppo di paura di fallire, di provare a fare qualcosa e non arrivarci in fondo. Fallire in uno sport in cui non sei sicuro di eccellere, fallire provando ad imparare a suonare uno strumento musicale, fallire un esame all&#8217;università, fallire la scelta degli studi, fallire in un rapporto di coppia, fallire un colloquio di lavoro, fallire l&#8217;organizzazione di un viaggio ambizioso, fallire un&#8217;attività lavorativa, fallire nello scrivere un libro, fallire nel dichiarare il proprio affetto, fallire nel coltivare un fiore, fallire nel fare un dolce. Fallire.<br />
Fallire fa paura.<br />
Io l&#8217;ho fatto un milione di volte. L&#8217;ho fatto anche oggi. Anche ieri. Sono abbastanza sicuro che lo farò anche domani, ormai mi conosco abbastanza per conoscere dove andrò a schiantarmi miseramente, come mi sentirò, quale sarà il livello di sofferenza. Conosco abbastanza le mie debolezze da sapere che cosa aspettarmi.<br />
Pochi giorni fa ho raccontato una storia che ho vissuto da piccolo, una di quelle storie che sono la chiave di quello che sono diventato nel tempo, una di quelle storie che riesci ad elaborare solo anni dopo. Ero un bambino, non ricordo il contesto specifico ne perché fossimo lì e perché ma con la mia famiglia eravamo ad un maneggio. Ricordo il fascino terribile di vedere i cavalli saltare gli ostacoli, la maestria dei fantini, ricordo quanto ero affascinato dal vedere la muscolatura di quegli animali possenti cambiare forma sotto il pelo lucido. Dovevo avere un età in cui avevo già fatto dell&#8217;atletica leggera la mia vita, un altro fallimento anche l&#8217;atletica, perché pensavo al movimento dei muscoli nel mio corpo nella spinta della corsa. Non mi aiuta molto a ricordare la mia età perché la mia prima pista l&#8217;avevo affrontata a qualcosa come cinque anni. Finita quell&#8217;esibizione è stato forse mio padre a chiedere a qualcuno se potevamo salire su un cavallo, io desideravo con tutto me stesso toccarne uno. Mi sembrava quasi di avere la possibilità di toccare un animale mitologico. Mio padre mi ha sempre spinto nel provare nuove cose ma non ricordo se lui ci fosse salito quel giorno, ricordo che chiesero a me e mio fratello se volevamo salire ma io tentennai, ci salì mio fratello. Era bellissima l&#8217;idea di salire, era bellissima ma faceva terribilmente paura. Pensavo che non avevo neppure idea di come fosse toccare una di quelle bestie, e pensavo che avevo paura di cadere da lassù mentre mio fratello veniva portato avanti e indietro per qualche decina di metri con il sorriso spaventato e felice. Pensavo che a breve sarebbe toccato a me. Vidi i grandi aiutarlo a scendere e la paura continuava a prendermi. Ero come un cane legato ad una corda, voglioso di correre e lanciarmi frenato da una corda al collo. Pieno di energia positiva e di desiderio e frenato dalla paura dell&#8217;ignoto, del forse, del se. Del sé.<br />
<span id="more-4499"></span>Salì mia madre al mio posto e mi sentii tutto il mondo crollare, sentivo di aver sbagliato, fallito, deluso me stesso e chi mi stava attorno, mi vergognavo di avere paura e mi vergognavo anche di vergognarmi. E guardavo mia madre cercare di arrampicarsi su, perse l&#8217;equilibrio quasi subito spaventata da un movimento della bestia credo. E cadde. Non si era fatta nulla se non un po&#8217; di paura e poco dopo credo fu lei a cercare a convincermi a salire, che non c&#8217;era niente da avere paura. Avevo una seconda possibilità, nella vita reale le seconde possibilità non capitano quasi mai ma io ero un bimbo e non potevo saperlo ancora. Ancora mi ritrovai attaccato a quella catena al collo, era il momento in cui finalmente potevo trovare il coraggio e liberarmi e forse diventare un po&#8217; più uomo. Convinsi tutti che la caduta di mamma mi aveva spaventato. Che era quello il motivo per cui non volevo salire, provarono ancora a convincermi ma di fronte a quella argomentazione c&#8217;era ben poco da fare. Forse si sentirono anche in colpa per non avermi fatto salire per primo, in fondo ero il bambino più piccolo. Tornando in casa sentii un vuoto dentro. Come cadere all&#8217;indietro in un profondo pozzo dentro di me. Non avevo vissuto per paura di fallire. Avevo fallito per paura di fallire. Rimasi laggiù nel pozzo per diverso tempo, non saprei dire quanto.<br />
Negli anni ho vissuto altre volte questa esperienza, molte altre volte. Quasi a diventare un&#8217;abitudine, un pezzo di me. Trovarsi di fronte ad una scelta, ad un&#8217;azione da affrontare e rimanere lì, nel terrore di farlo davvero, nella paura di fallire, di sbagliare, di non essere adeguato, di cadere dal cavallo nel momento più bello. Sono arrivato a non fare nulla della mia vita. Immobile a guardarmi attorno, la schiena appoggiata a quel bastone a cui la catena è legata e a ruotare senza neppure più allontanarmi per la paura stessa di sentire al collo la pressione che mi avrebbe trattenuto. Infine sono arrivato a sedermi per terra, sempre con la schiena appoggiata a quel bastone, a guardare il mondo scorrere al di fuori di quel cerchio. Le persone facevano cose che io non osavo neppure pensare ed io nella mia inadeguatezza restavo lì ad osservarle. Distolsi lo sguardo verso la fine. Guardavo solo lo spazio tra i miei piedi, le mie scarpe da bambino, pur di non vedere il mondo vivere là fuori. Avevo trent&#8217;anni ormai.<br />
Vorrei dire che non ricordo cosa sia stato a far scattare la scintilla anche se lo so benissimo. Non conosco l&#8217;intera cronologia delle situazioni, dei pensieri, delle emozioni, dei fallimenti, ma ricordo diversi istanti e nel tempo la consapevolezza che a cambiare dovevo essere io. Che le belle parole dal di fuori del cerchio non servivano nulla. Ricordo anche qualcuno che in piedi accanto al palo, accanto a me, nel mio cerchio mi parlava nell&#8217;orecchio e mi diceva cose, mentre io guardavo ancora lo spazio tra i miei piedi.<br />
Ma di tutto questo c&#8217;è una singola cosa che ho trovato incontrovertibile: dei cavalli l&#8217;unico ricordo che avevo era la delusione di non essere riuscito a salirci, di aver fallito nel tentativo di trovare il coraggio. Niente altro. Per me i cavalli erano quello. Mi misi a pensare ad altre cose nella mia vita, cosa ricordavo di Francesca? Di non aver avuto il coraggio di affrontarla fino a quando era diventato troppo tardi. Cosa ricordavo della scelta del mio piano di studi? Che avevo scelto la cosa più sensata e non quella che mi emozionava. Che ricordo avevo del suonare la chitarra? Che avevo temuto di non riuscire mai a suonarla come sapevo suonare il sassofono. Mi guardai indietro e la mia vita era più piena di rimorsi e di &#8220;se avessi&#8221; che di emozioni reali. Così piena di occasioni perdute che il mio rimanere lì ad aspettare un&#8217;occasione aveva un&#8217;aspetto terribilmente grottesco e ridicolo. Quello è stato il giorno in cui ho iniziato a vivere. Troppo tardi? Forse. Se lo avessi fatto prima ora sarei sposato? Sarei uno scrittore? Sarei un fisico nucleare? Sarei un atleta? Un musicista? Un cavallerizzo? Non sarei ciò che sono ora. Non mi sarei alzato in piedi a guardare quel bastone su cui ero appoggiato e non avrei provato ad allontanarmene, non avrei provato a strappare quella catena, non starei scrivendo queste cose. Forse non avrei mai imparato cosa significa amare, gioire, soffrire, a stringere i denti e lottare, a rialzarmi dalle cadute. Che cosa invece non ricordo più? Le volte in cui ho provato e fallito. Fallisco quasi ogni giorno ma il fallimento lo posso archiviare come esperienza, ci posso stare male, posso soffrirci come un cane ma non rimanere quel cane alla catena incapace di liberarsi. Fallire è brutto, fa male, ma apre la porta a nuovi tentativi nuove esperienze, nuovi mondi. Un giorno quando sarà il momento di andarmene vorrei girarmi indietro e guardare e non avere rimpianti, non avere più &#8220;se avessi&#8221; e vedere invece un prato costellato dei fiori che sono le esperienze vissute, come rose rosse baluardi di chi e cosa sono stato. Con le loro spine, alcune di bellissimi colori cangianti altre appassite e secche ma ognuna vissuta. Di certo una, due, molte di loro saranno &#8220;quello che ho sempre cercato&#8221;, &#8220;quello che ho sempre desiderato&#8221;, &#8220;quella cosa che mi fa sentire completo&#8221;, &#8220;quello che mi fa sentire realizzato&#8221;, altre &#8220;quello che speravo&#8221;, &#8220;quello che credevo&#8221;, &#8220;quello che sarebbe stato bello funzionasse&#8221;, ma nessuna mai &#8220;Quello che avrei voluto provare&#8221;, &#8220;quello che chissà come sarebbe andata se&#8230;&#8221;</p>
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		<title>Sono diventato te. Nel tempo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2017 19:47:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono diventato te. Nel tempo. Sono diventato te. Ricordo ancora il primo istante in cui ti ho veduta. Troppo grande ho pensato. Eri grande. Sì. Non avevo idea di quanto, di cosa e in che senso lo fossi. La prima impressione era che tu fossi di età troppo avanzata, troppo grande sì. La seconda era [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono diventato te. Nel tempo.<br />
Sono diventato te.<br />
Ricordo ancora il primo istante in cui ti ho veduta. Troppo grande ho pensato. Eri grande. Sì. Non avevo idea di quanto, di cosa e in che senso lo fossi. La prima impressione era che tu fossi di età troppo avanzata, troppo grande sì. La seconda era che tu fossi eccessivamente sovrappeso, troppo grande. Mi ci volle poco tempo per capire che dentro ci fosse uno spessore diverso, che non eri come le altre che avevo incontrato, tra giovani si sarebbe detto che eri una grande, troppo grande.  Eppure non avevo capito nulla di quello che contenevi. Di quello che c&#8217;era dentro come fossi stata un grande contenitore, troppo grande. Non l&#8217;avevo capito. Negli anni ho visto molte di queste cose dentro, delle tue parti, dei tuoi pezzi. Eri una specie di enorme puzzle che portava sul proprio corpo i segni di errori e di gioie e di ogni momento. Li portavi con fierezza ed eri in grado di fare cose, di vivere cose, di sopportare cose, di affrontare cose, di insegnare cose, di mostrare cose, di vivere cose, di essere cose. Troppe per la mia piccola mente ristretta, per l&#8217;anima rinchiusa che mi ritrovavo. Troppo piccola per contenerti, e te troppo grande.</p>
<p>Solo per questo ho deciso di farti a pezzi.</p>
<p>Ho pensato che scomponendoti avrei potuto riuscire a <span id="more-4485"></span>viverne una alla volta le parti, di affrontarne una ad una le parti con calma e non sarebbero state ognuna troppo grande, non sarebbero state presa una alla volta troppo. Quella sera non te lo saresti mai aspettata. Non ci si vedeva da parecchio, da troppo tempo, un tempo troppo grande per quantificarlo. Non ci si vedeva da tanto.<br />
Avevo ancora le chiavi di casa tua quindi non fu difficile farti questa sorpresa, i tuoi orari erano ancora quelli di un tempo e il gatto in fondo era solo felice di rivedermi dopo tanto. Il gatto o il suo fantasma, non saprei. Ti aspettai sul divano guardando la TV. Non c&#8217;era molto da fare di meglio.<br />
Guardavo l&#8217;ora. Guardavo qualche puntata della serie TV che avevamo iniziato assieme. Guardavo l&#8217;ora. Avresti dovuto entrare a minuti e a minuti arrivasti preannunciandoti con il suono della tua vecchia macchina e con il fascio dei fanali entrati nella piccola corte.<br />
&#8220;Cosa ci fai qui tu?&#8221; furono le parole esatte con cui mi accogliesti. Il tuo viso era distorto da qualcosa che interpreterei come timore misto a stupore ma era ancora bello come un tempo. Peccato mancasse quel sorriso che tanto ricordavo, quel grande, enorme sorriso troppo grande.<br />
&#8220;Cosa ci fai qui?&#8221; dissi di nuovo &#8220;Hai ancora le chiavi?&#8221;<br />
&#8220;Sì. Cara.&#8221; furono le uniche due parole che dissi. Non credevo ne sarebbero servite altre mentre infilavo nel tuo corpo la lama del tuo coltello di ceramica. Tu dicesti solamente &#8220;Oh.&#8221; e niente altro. Quella sera anche tu eri di poche parole. Ci stava troppo sangue dentro tutto quel corpo contenitore, non so dire quanti litri ma una quantità che non avrei mai potuto prevedere, fortuna che soffrivi di pressione bassa, eh? Non mi inondasti, il sangue usciva veloce ma non a getti, probabilmente avevo colpito una vena e non un&#8217;arteria. Meglio così perché sarebbe stato fastidioso non vedere più per il sangue sulla faccia. Lo shock ti spense in fretta e ti accasciasti quasi schiacciandomi in un&#8217;abbraccio. Cercai di ricordare se avevo mai avuto l&#8217;occasione di provare ad alzarti di peso ma non me ne ricordai con certezza. Da qualche parte nei cassetti dovevi avere un sega ossi elettrico, te lo avevo visto usare quella volta delle costolette. Ti appoggiai a terra e mi misi a cercarlo. Il sangue continuava ad uscire, rischiava di finire sotto la porta di entrata. I tuoi vicini non erano particolarmente invadenti ma non sarebbe stata comunque un&#8217;idea intelligente. Corsi a tamponare con degli stracci e scivolai tutta quella pozzanghera troppo grande. Credo di essere svenuto per una decina di minuti mi risvegliai con i vestiti inzuppati, poi finalmente trovai il sega ossi. Nel freezer giù non ci saresti stata tutta intera ma a pezzi sì, che poi era comunque quello che intendevo fare quindi cominciai a dividerti.</p>
<p>Pezzo per pezzo, funzione per funzione, ricordo per ricordo, istante per istante come una scatola dei ricordi delle cose che abbiamo fatto assieme.<br />
Mi nutrii di questo. Per mesi, per mesi mi nutrii del cibo che potevi fornirmi, mi nutrii di tutto quello che eri stata per me, di quello che avevamo vissuto. Di tutto. Fino a diventare te.</p>
<p>Mi accingo a vivere quello che eri. Ad essere te alle prese con me, a vivere quello che ti ho fatto vivere. Sono diventato te. Nel tempo.<br />
Sono diventato te.</p>
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		<title>Voglio viverlo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 10:01:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le tue sopracciglia si alzano leggermente, forse neppure un millimetro mentre le tue labbra si allargano forse ancora meno. Le sopracciglia iniziano ad alzarsi e, prima che l&#8217;impercettibile movimento sia terminato, le labbra iniziano quel movimento. Di tutto il tempo passato assieme questo è quello che continua a ripetersi nei miei occhi quando li chiudo. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le tue sopracciglia si alzano leggermente, forse neppure un millimetro mentre le tue labbra si allargano forse ancora meno. Le sopracciglia iniziano ad alzarsi e, prima che l&#8217;impercettibile movimento sia terminato, le labbra iniziano quel movimento. Di tutto il tempo passato assieme questo è quello che continua a ripetersi nei miei occhi quando li chiudo.<br />
Un movimento infinitesimo, impalpabile ma quel tanto da rendere i tuoi occhi più grandi il tuo volto più disteso quando dico qualcosa che ti stupisce, che ti fa un po&#8217; ridere.<br />
Ce n&#8217;è anche un&#8217;altro di movimento, credo di avertelo visto fare una sola volta ed è il movimento contrario, altrettanto infinitesimo, di quando dico qualcosa che ti contraria. L&#8217;incresparsi minimo della pelle tra gli occhi, il tendersi infinitesimo dei muscoli della mascella. È un movimento bello, caratteristico, qualcos&#8217;altro che<span id="more-4471"></span> mi porto dentro di te.<br />
E non c&#8217;è fretta. Non c&#8217;è rincorsa. Non c&#8217;è fuga. C&#8217;è il tempo. Voglio che passi, ma che passi lento come deve essere. Come tocchi in punta dei piedi di bambini che giocano a giochi veri.<br />
Come i silenzi tra infinite parole e le parole che intervallano i silenzi. Pause, movimenti, pause.<br />
Una sinfonia di note, e silenzi e note, come leggere le parole di un libro tra le descrizioni e l&#8217;azione, tra le emozioni e gli riempitivi.<br />
Col tempo. Nel tempo.<br />
Col tempo.</p>
<p>Voglio viverlo.</p>
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		<title>Sulle persone che amano la montagna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jun 2017 16:37:25 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono tre sport che amo in questo periodo. Ne ho fatti molti, più di quanti potrei ricordarmi cercando di fare un elenco in questo momento, non sono mai stato un patito di nessuno di questi, forse dell&#8217;atletica leggera a suo tempo. Gli sport che amo in questo periodo sono nell&#8217;ordine il running, la subacquea e il trekking. Ognuno ha il suo perché nell&#8217;economia della mia vita, ognuno ha il suo ruolo specifico.<br />
Il running lo vivo come espressione massima di solitudine. Lo vivo così un po&#8217; perché non sopporto molto di dover andare al ritmo di qualcun&#8217;altro che sia più o meno veloce di me. E non sopporto molto l&#8217;idea di costringere qualcun&#8217;altro al mio ritmo. Facendo running ho modo di pensare, di ragionare, di estraniarmi dalla realtà e osservando solo quei due metri che separano me dai prossimi tre passi lasciare fluire il tempo. Correndo il mio cervello si svuota abbastanza da poter pescare in quel mare enorme delle idee sconnesse. Se non corressi forse non sarei in grado di scrivere, se non scrivessi forse non sarei in grado di vivere. Da qualche ho parte ho letto che molti scrittori corrono, o almeno camminano molto, Murakami e King ne decantano i benefici, qualcuno dice che sia anche l&#8217;unico modo per rigenerare cellule del cervello. Onestamente credo sia una <span id="more-4461"></span>leggenda metropolitana ma mi piace pensare che sia così. A volte ci si chiede dove prendere le idee, se ci sia un luogo magnifico dove trovarle, per me sono lì. Quando corro o, ne parlerò credo più avanti, quando cammino. Le idee sono infinite, milioni e sono tutte banali. La cosa che le rende speciali, non sono le idee stesse ma le connessioni. Camminando e correndo dal mio punto di vista si creano le connessioni. Un bambino con poteri sovrannaturali è qualcosa di interessante? Un padre alcolizzato è qualcosa di interessante? Un albergo deserto è qualcosa di interessante? Sì. Ma banali. Estremamente banali e usate. Lo sono tutte e nessuna di queste è una storia. Un bambino con poteri sovrannaturali rinchiuso con un padre alcolizzato in un albergo isolato invece è <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Shining_(romanzo)"><em>Shining</em></a> e il resto è sotto gli occhi di tutti. Correndo ho qualcosa da fare per costringere la mia mente a non pensare al lavoro, alla bella ragazza che mi gira per la testa, all&#8217;organizzazione di complicate esistenze reali. La mia mente è libera di connettere cose. Non ci sono connessioni ad ogni corsa, non connessioni importanti almeno. Ma pian piano si accumulano concetti, linee, disegni, progetti, mondi, universi. E si infilano in cassetti che poi nel tempo si connetteranno a loro volta. Non voglio essere disturbato in questo processo. Correndo in città le persone che ti passano accanto sono concentrate, non so se sia perché connettono come me le proprie idee o perché in città sono tutti più stronzi. Ma nessuno ti saluta. Nessuno alza lo sguardo. Se lo fai tu ti guardano male.<br />
Il secondo sport è la subacquea. La subacquea è una dimensione a parte. La massima essenza di <em>siamo persone distinte ma senza l&#8217;altro potremmo morire</em>. Fiducia. La cosa più importante è fidarsi del proprio compagno, fidarsi ciecamente. Non del gruppo ma del compagno. Si impara che senza parlare, senza altro che gesti bisogna capirsi, aiutarsi, salvarsi se necessario. Bisogna aspettarsi, seguire il ritmo dell&#8217;altro, dettare il ritmo, guardarsi attorno e godersi il mondo sempre con un occhio all&#8217;altro. Se scompare sei fottuto anche tu. Quando questo lo amplifichi con il freddo e la scarsa visibilità del lago tutto si amplifica. Là sotto è un altro mondo. Altre connessioni ancora, là sotto il mondo è lento. Ti rendi conto che quando pensi di fare qualcosa il tuo corpo risponde dopo un tempo che  ti   pare   infinito    e    questo        ti           permette                         di                                analizzare                           lentamente     quello                   che                                     si                             connette                              dentro                         la                                        tua                                                                          testa.<br />
Lo capisci quasi solo una volta fuori, quando i processi biologici riprendono il corso normale, quando l&#8217;azoto si allontana dalle sinapsi del tuo cervello. Là sotto qualcosa si è connesso. Si connette anche in qualche modo l&#8217;anima con quella della persona a cui devi la vita, che ti deve la vita quando qualcosa va storto. E qualcosa una volta o l&#8217;altra va sempre storta. &#8220;I subacquei con molte immersioni sono persone molto fortunate&#8221; dice il mio di compagno. Ma nessuno di voi puoi comprenderne a fondo l&#8217;ironia senza essere stato la sotto per molte immersioni. I subacquei, le persone che si incontrano prima delle immersioni o dopo sono persone socievoli. Non succede mai, e dico mai, che un subacqueo ne incontri un altro senza socializzare. Per questo molti hanno un apposito adesivo sull&#8217;auto. Ci si ferma a chiacchierare, a chiedersi come è la visibilità, la temperatura, ci si chiede dove si va a mangiare dopo. Perché là sotto l&#8217;ossigeno dell&#8217;aria in pressione ti costringe a consumare molte energie, e quando sali hai una fame boia. Lo sanno tutti quelli che sono andati giù, e così tutti sanno che se ci sono dei subacquei quelli sanno dove andare a mangiare bene dopo l&#8217;immersione. I subacquei snobbano però. C&#8217;è una sorta di gara a chi ha <em>l&#8217;attrezzatura più lunga</em>. Uno che scende col <em>bibo</em> considera sfigato uno che scende col <em>mono</em>, un <em>DIR</em> considera scarso un non <em>DIR</em>. Lo si sa, non serve dirselo. Squadrano la tua attrezzatura e sanno la tua esperienza tecnica. O suppongono di saperla quantomeno. Però a mangiare e a bere una birra ci si va tutti assieme, scarsi, bravi, egocentrici e timidi. Non c&#8217;è niente di più buono del cibo dopo un&#8217;immersione. Ad eccezione del cibo dopo il trekking ovviamente.<br />
L&#8217;ultimo sport è il trekking. Credo sia sia compreso però che in questa classifica ho tenuto per ultimo quello che amo di più. Il trekking è la summa di entrambi i lati positivi di corsa e subacquea, con qualcosa in più. La cosa che amo di più del trekking è senza dubbio ciò che ho già detto. Lo spazio, il tempo, lo spaziotempo nella mia testa. Le connessioni che si creano dentro la mia testa. Ma qui le connessioni si creano anche con le altre teste. Camminare con qualcuno significa attendersi. Significa affrontare un mondo difficile assieme, significa parlare, raccontarsi, essere a nudo. Significa dimostrare all&#8217;altro cosa si è davvero perché se si fa trekking davvero prima o poi la difficoltà arriva e da quella esce il carattere, esce se sei uno sbruffoncello pieno di sé o se la tua esperienza è reale, e quando esce questo o va tutto bene, o va tutto male. Forse la cosa più bella del trekking in montagna sono le difficoltà perché creano connessioni tra le persone e sono le persone quelle che hanno dentro le storie, le vite, le espressioni, i caratteri. Perché tutto alla fine si riassume nella realtà, anche la finzione. Nel trekking tocchi la realtà delle persone, che non è quella che vedi nell&#8217;ambiente lavorativo, al cinema, ad una conferenza, ad una festa. Lì le persone sono nude. Le connessioni si alimentano, la vita si alimenta, l&#8217;amore si alimenta, il tutto si alimenta. Anche tu. Gli gnocchi di malga non sono niente male cazzo. E una fetta di soppressa spessa in un panino sfarinato con un bicchiere di vino mangiato lassù ha un sapore che neppure i subacquei hanno mai sentito. E poi ci sono le persone. La montagna a mio avviso va vissuta nei gruppi piccoli guardandosi attorno per ingrandirli. Le persone in montagna si salutano quasi tutte. Capisci se uno va in montagna spesso perché ti saluta, non perché ha gli scarponi della <em>Sportiva</em> o le scarpe della <em>Scarpa</em>. Poi eh&#8230; se va con le <em>All Stars</em> una domanda te la devi fare lo stesso ovviamente ma senza senso di superiorità, probabilmente tra qualche uscita le <em>All Stars</em> saranno distrutte, i piedi pure e quella persona saluterà la gente con le sue nuove calzature adatte, chissenefrega quanto costose. La gente lassù si saluta, la gente lassù se ti vede zoppicare o stramazzare al suolo ti raccoglie, si siede accanto a te e ti chiede come va. Ti cede l&#8217;ultimo sorso di acqua. Per me se sei stato in montagna con me, se abbiamo faticato, se ci siamo spogliati del mondo per arrivare ad una meta sei un&#8217;amico e questo non lo toglierà mai nessuno. Se poi mi hai dato un pezzo del tuo panino col salame allora siamo fratelli. Cioè non troppo letteralmente, se sei una ragazza potresti interessarmi comunque eh? Dammelo lo stesso un pezzetto di panino col salame. Se ti avanza. Io ti darò il mio.<br />
Lassù si stringono rapporti che quaggiù non puoi immaginare. Infine tra tutte queste persone quelle che considero le migliori, quelle con cui condividerei davvero il mio mondo sono quelle che una volta scese dalla montagna salutano ancora le persone. Che quando vanno a correre non si arrendono e salutano anche quelli dallo sguardo basso che li guarderanno male, che chissenefrega se non ti piacciono le cose che piacciono a loro e se non vieni in montagna con loro perché sei una persona bellissima da scoprire lo stesso, perché non si sentono ne superiori ne inferiori a nessuno.<br />
Ecco. Queste sono le persone che amo.</p>
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		<title>La qualità del tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2017 10:08:47 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Non è mai la quantità di tempo che passi  con le persone ma la qualità a rendere speciale un rapporto</em>&#8220;, non è neanche una citazione, lo hanno detto tutti quelli che lo hanno vissuto, in una forma o in un&#8217;altra.<br />
A volte basta solo cambiare la prospettiva, decidere di guardare il mondo a testa in giù, o dalla vetta di una montagna, o attraverso il rosso di un bicchiere.<br />
Sono uno che si annoia facilmente del &#8220;normale&#8221;, della routine. Sono uno che si annoia facilmente delle persone ordinarie, del tanto tempo ordinario passato. Vivo per i momenti straordinari, per le persone straordinarie, per le cose e le relazioni che lasciano il segno. Quelle che ci passi poche ore e <span id="more-4453"></span>già sai che potresti condividerci le fatiche, e i sogni, e le risate della strada, perché alla fine in qualche modo la vita si riassume sempre nella strada, in un continuo cammino di confluenze e defluenze, in esperienze che riempiono e svuotano lo zaino sulle spalle, che lo rendono leggero o pesante o pieno di cose inutili o pieno di cose che ti serviranno quando incontrerai difficoltà più avanti, o quando le incontrerà qualcuno vicino a te, o quando incontrerai qualcuno su quella strada con cui farne un tratto, corto, lungo, infinito non importa. Si tratta sempre e comunque di strada.</p>
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		<title>Barbecue!</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jun 2017 20:41:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La pelle dietro il collo gli si tese all&#8217;improvviso. C&#8217;era un solo modo per spiegare contemporaneamente la tensione che aveva provato entrando in casa e il ricordo che era appena affiorato. E solo in quel momento si accorse che spiegava anche il silenzio quasi spettrale nella stanza accanto.<br />
C&#8217;era stato tutto il tempo di pensarci, di arrivarci con calma, quell&#8217;odore che aveva sentito, quell&#8217;odore strano non era altro che il profumo della sua lacca, no? Ed era qualche minuto che la bambina non faceva alcun rumore. A quell&#8217;ora era troppo presto per essersi addormentata e raramente si addormentava senza prima passare a salutarlo. E quel servizio in televisione? Fuga dall&#8217;ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere. Tre detenute hanno tentato la fuga ieri notte, due sono state fermate mentre una è riuscita a fuggire, ha strappato un orecchio a morsi ad una guardia carceraria. Quanti ospedali psichiatrici giudiziari ci sono in Italia? Non ne aveva idea, non aveva idea neppure di quale fosse il carcere nel quale la madre di sua figlia fosse stata rinchiusa, non aveva voluto saperlo, non aveva mai neppure aperto la lettera dell&#8217;avvocato per non avere la tentazione di andarla a trovarla e di rischiare che lei scoprisse qualunque cosa possibile sulla loro nuova vita.<br />
La villetta in cui viveva in questi giorni era stupenda, un luogo<span id="more-4447"></span> nel quale non avrebbe mai potuto permettersi di vivere se la vita fosse andata come doveva andare, se sua moglie, la donna che amava, non lo avesse fatto rimanere sulla carrozzella piantandogli un spiedo nella schiena urlando &#8220;Oggi barbecue&#8221;. Abitava in quella villetta solo grazie ai sussidi che lo stato gli aveva garantito e allo status di <em>protetto</em>. Ma protetto da chi? Da quando era stata rinchiusa nessuno aveva più pattugliato casa e anche urlando ora non ci sarebbe stata possibilità alcuna di essere sentito. Nessuna possibilità.<br />
Come aveva potuto lei sapere dove venirlo a trovare? Forse si stava immaginando tutto, forse il profumo che aveva sentito entrando era qualcos&#8217;altro, un ricordo latente e forse davvero la bambina si era solamente addormentata.<br />
&#8220;Amore? Ciao, avevo dimenticato di dirti che sarei rientrata prima quando mi hanno arrestata.&#8221;<br />
La voce alle sue spalle era assolutamente naturale e dolce. Non ebbe il coraggio di voltarsi a guardarla e rimase in silenzio, in attesa di qualcosa. Di qualunque cosa.<br />
&#8220;Amore? Tutto bene? Mi sembri silenzioso, pensavo saresti stato felice di vedermi!&#8221; disse ancora lei.<br />
Era più vicina, probabilmente al massimo ad un metro o due.<br />
&#8220;Ehi, tutto bene?&#8221;<br />
Sentì il calore del suo viso accanto, il morbido dei suoi capelli profumati di lacca lambirgli l&#8217;orecchio. Chiuse gli occhi e rimase ancora in attesa.<br />
&#8220;Non dici niente?&#8221; disse lei.<br />
&#8220;Cosa ci fai qui?&#8221; rispose lui immediatamente.<br />
&#8220;Sono tornata a casa, è casa nostra, no?&#8221;<br />
&#8220;Anna? Cosa hai fatto ad Anna?&#8221;<br />
&#8220;Anna sta dormendo di là, nella culla, dorme come un angioletto&#8221;<br />
&#8220;Ha dodici anni. Non dorme nella culla da quasi dieci anni&#8221; disse lui.<br />
Lei fece una risata dolce, una come quelle che lo avevano fatto innamorare di lei. &#8220;Non correre troppo con i tempi caro! Ti piace sempre scherzare, ma spero che abbia il tempo di vivere l&#8217;infanzia prima di diventare adolescente, non credi?&#8221;<br />
Lui rimase in silenzio qualche minuto. Poi trovò il coraggio di aprire gli occhi e di voltare la testa.<br />
Anna gli leccò un orecchio e lo morse così forte che avrebbe potuto strapparglielo e sibilando disse &#8220;Un barbecue.&#8221;<br />
Impugnò la sedia a rotelle e fece per muoverla attorno a se stessa. L&#8217;uomo  impugnò le ruote per fermarla e la ragazzina avvicinò nuovamente la bocca all&#8217;orecchio.<br />
&#8220;Vuoi che morda più forte, <em>caro</em>?&#8221;<br />
&#8220;Perché lo stai facendo?&#8221; disse lui lasciando andare le ruote.<br />
&#8220;Ma perché mi hai tradito <em>amore</em>, e quindi ti voglio riconquistare con un bellissimo <em>barbecue.</em>&#8221;<br />
&#8220;Anna, tu non sei tua madre. E se anche fosse non l&#8217;ho mai tradita, ne era convinta, ma io non l&#8217;ho mai tradita una sola volta, non ne sarei stato capace.&#8221;<br />
&#8220;Non tirare in ballo la bambina, per fortuna è ancora abbastanza piccola da non ricordare e non subire alcun trauma per la tua negligenza, per la tua incapacità di marito, di padre e di uomo. Ma ora pensiamo alla nostra <em>cenetta romantica</em>&#8221;<br />
Anna aprì la porta a vetri che dava sul retro del giardino, poco distante aveva approntato un ferro di cavallo di legna per il camino e sacchetti di pallet strappati e aperto, la struttura era altra poco più di mezzo metro e larga abbastanza da infilarci la sedia a rotelle.<br />
&#8220;No, non puoi farlo! Anna, non puoi farlo!&#8221; l&#8217;uomo stava piangendo inerme ed incapace di muoversi dalla paura.<br />
&#8220;Papà, non sono io a farlo. Sei tu&#8221; disse la bambina.<br />
L&#8217;uomo accese un fiammifero e lo lanciò dove pochi minuti prima aveva preparato il tutto bagnato di abbondante benzina, poi osservò le fiamme avvolgerlo.<br />
Rimase in silenzio fino alla fine.</p>
<blockquote><p>Esercizio di Stile per il paragrafo 6 del capitolo &#8220;Sulla scrittura&#8221; di &#8220;On Writing&#8221; di Stephen King</p></blockquote>
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		<title>La porta</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jun 2017 15:43:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ed è ancora quella porta -maledetta oscura- che chiudo alle mie spalle una volta ancora. Era così semplice oltrepassarla un tempo quando non provavo più sentimento alcuno. Ancora quella porta un tempo introvata passata ancora una volta oltre cui inizia la ricerca in terre desolate. E nuovamente quella porta, mentre ogni volta mi sento più [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ed è ancora quella porta<br />
-maledetta oscura-<br />
che chiudo alle mie spalle una volta ancora.<br />
Era così semplice oltrepassarla un tempo quando non provavo più sentimento alcuno.<br />
Ancora quella porta un tempo introvata passata ancora una volta oltre cui inizia la ricerca in terre desolate.<br />
E nuovamente quella porta, mentre ogni volta mi sento più vecchio<br />
-sono più vecchio-<br />
come si ripetesse da millenni.<br />
E dopo la strada, dopo morti e battaglie ancora.<br />
Ed è ancora quella porta<br />
-maledetta insicura-<br />
chiusa mi sbarra la strada per poi aprirsi a fatica e mostrare nuovi mondi<br />
terre desolate e silenzi e ancora solitudini e fatiche da affrontare fino a raggiungerla<br />
fino a raggiungere quella porta<br />
-rossa oscura-<br />
da abbattere aprire sfondare oltrepassare<br />
e rabbia, e la forza di un guerriero<br />
-stanco, abbattuto-<br />
che lotta per raggiungere infine quella porta oltre cui nuove terre<br />
-desolate, aride, piene di animali marcescenti-<br />
dove affrontare nuove avventure e combattere e finalmente raggiungere<br />
quella porta<br />
-oscura maledetta-<br />
mentre il mondo è andato avanti<br />
l&#8217;anima come un telo un tempo bianco ora consunto che si strappa ad una carezza<br />
sporco e secco del fango e della pioggia e del sale del mare<br />
un telo antico con le tracce del sangue e del piscio e del silenzio.<br />
Ma finalmente arrivo alla porta<br />
-rossa maledetta oscura-<br />
abbattendola vedo oltre,<br />
vedo il mio destino,<br />
le terre desolate e lontane e le lotte e lontano una porta<br />
e ancòra. Àncora. Ancòra.<br />
Ancòra àncora quella porta.</p>
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		<title>Il presente è una lente per il passato.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jun 2017 10:17:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il presente è una lente per il passato. Accade qualcosa di inaspettato e poi osservi indietro e capisci di essere arrivato lì per una ragione. In un&#8217;improvvisa epifania. Non era previsto, prevedibile, immaginabile ma improvvisamente tutto quello che era rabbia, sofferenza, perdita di tempo improvvisamente ha una luce diversa. Tempismo. Guardi le cicatrici sulla tua [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il presente è una lente per il passato.<br />
Accade qualcosa di inaspettato e poi osservi indietro e capisci di essere arrivato lì per una ragione.<br />
In un&#8217;improvvisa epifania.<br />
Non era previsto, prevedibile, immaginabile ma improvvisamente tutto quello che era rabbia, sofferenza, perdita di tempo improvvisamente ha una luce diversa. Tempismo. Guardi le cicatrici sulla tua pelle e ne vedi i disegni, le decorazioni in cui si sono trasformate nel tempo, guardi la solitudine e ti accorgi dei progetti scaturiti in quel mentre, guardi i progetti morti e vedi i fiori che ne sono nati dalle marcescenze. Come ad avere inseguito involontariamente una direzione, un vettore, come aver scantonato, corso, voltato, scelto bivi a caso per poi ritrovarti ancora su quella strada, come a guardare la cresta della lunga montagna tortuosa che hai percorso e renderti conto che tutte quelle salite, svolte, discese, dirupi erano un unico organico preciso percorso. Lo hai fatto tu. Non è destino, predeterminazione, è il momento. L&#8217;istante che ti sei creato nel tempo tra lo ieri e il domani. Non sei arrivato. Non lo sarai mai, ma oggi, ora, adesso, ogni giorno, ogni istante inizia un percorso nuovo, nuove scelte su quella strada.<br />
Il presente è una lente per il passato, una lente che capirai più avanti quando il futuro sarà presente.</p>
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