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	<title>strade Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>strade Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>Guidare il potente mezzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Sep 2017 20:44:22 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Il più vecchio ricordo che ne ho credo si a di me seduto sul sedile dietro. Ero talmente piccolo da potermi rannicchiare e starci nella zona al di sotto del finestrino. All&#8217;epoca non c&#8217;erano ancora i sedili rialzati per i bambini e non erano neppure obbligatorie le cinture di sicurezza davanti o dietro che fosse, gli appoggia testa erano un optional. Li avrebbe installati mio padre qualche anno dopo. Gli interni erano di un materiale diverso dalla stoffa grigia che li ricopre ora, ricordo che vi fossero degli interni di un materiale plastico, forse vinile. Era rosso. Mi sentivo al sicuro lì dietro e osservavo il mondo dal piccolo finestrino laterale. Attaccati c&#8217;erano due adesivi tondi. La copertura in vinile aveva un piccolo buco. Ci giocavo, infilavo il mio piccolo dito e immaginavo che dietro ci fosse un altro mondo, un giorno ci è finita dentro Birba, la mia piccola action figure della gatta di Gargamella dei puffi. Lo ricordo come un fatto vero anche se a pensarci non ci sarebbe potuta stare, ricordo anche che qualche anno quando mio padre ha sostituito tutti gli interni speravo intensamente che l&#8217;avrebbe ritrovata ma fui deluso.<br>
Su quella macchina io ci sono cresciuto ed è parte di me più di quanto qualunque altro oggetto della mia vita possa mai essere. Quando a diciotto anni mi è stata data la possibilità di guidarla fu un sogno. Stava già diventando anacronistico guidare una Cinquecento del sessantacinque, la costrizione a fare la doppietta in un periodo in cui tutto andava verso la semplificazione, la difficoltà di poter scorrazzare in giro gli amici, la lentezza sopravvalutata del mezzo. Anche io ero già anacronistico all&#8217;epoca. Il primo giro reale che ho fatto guidandola da neo patentato non lo racconterò, ma il primo ufficiale fu il giorno dopo salendo per le torricelle con la mia ragazza a bordo. Un momento epico, soprattutto considerato che pochi giorni prima un versamento di olio si era infiltrato nella frizione e accelerare troppo velocemente corrispondeva a far perdere presa al motore sulla trasmissione e farlo girare a vuoto. Ma è con un mezzo così che si impara a guidare anche nelle situazioni più strane. Avevo imparato così. Negli anni ci siamo saliti anche in sei, e non certo parcheggiati, la mia piccola è sempre stata un portento.<br>
Qualche volta è accaduto che avesse problemi con la batteria.</p>



<span id="more-4624"></span>



<p class="wp-block-paragraph">I problemi con la batteria semplicemente non sono problemi. Se guidi una cinquecento. Apri lo sportello, scendi, spingi la macchina, salti su e metti in terza. Brumbrumbrumbrum, accesa e via, verso l&#8217;infinito e oltre!<br>
Nel tempo l&#8217;ho sentita paragonare a un gokart, per certi versi è vero per altri no. Un Go-kart non cappotta, una cinquecento sì ma se sai controllarla bene la fai andare su due ruote per qualche metro e la controlli, la somiglianza è più che altro sul dettaglio di lei che adoro di più. La trazione posteriore. Chi non ha mai guidato un auto con la trazione posteriore sulla pioggia o meglio sulla neve non lo può capire. Trazione posteriore significa <em>guidare col culo</em>. Basta accelerare più del dovuto in curva per far partire il posteriore e andare in derapata, un colpetto di controsterzo e mentre giri a destra hai il volante completamente girato a sinistra, raddrizzi e via, ancora verso l&#8217;infinito. Fare lo stesso sull&#8217;asciutto invece equivale quasi sempre a cappottare, o se controsterzando al momento giusto andare qualche metro su due ruote. Ma non consiglio di provarlo. Sulla neve invece puntando le ruote davanti girate in una direzione puoi giocarci alla trottola con l&#8217;auto che fa perno e ruota su se stessa.<br>
Ci sono cresciuto con lei, ho visto azzerarsi il conta km dopo aver raggiunto i 99.999 km, ed era il terzo giro da quando lei solca le strade di questo mondo e i bambini la guardano passare con gli occhi sgranati tirando la mano alle loro mamme e ai loro papà e indicandola, i turisti giapponesi la fotografano, le ragazze per strada le sorridono. Sono molte meno quelle, ma so che sono le migliori.<br>
Guidare una cinquecento del sessantacinque in tangenziale poi è un&#8217;eterna gara a chi ce l&#8217;ha più corto.<br>
Puoi anche andare ai 110 con il limite dei 90, ma se superi un SUV, soprattutto se bianco, questo si sentirà obbligato ad accelerare e sorpassarti a sua volta con ardita arroganza. Al semaforo poi è una goduria perché la leggerezza del mezzo fa sì che nei primi tre metri abbia uno scatto felino, poi l&#8217;orgoglio del tizio accanto farà sì che questo farà un accelerata furibonda per dimostrare di non essere da meno, o di esserlo decisamente dipende dai punti di vista.<br>
Trovo divertente anche che alcune pubblicità vantino il risparmio che avrete acquistando la loro auto dicendo &#8220;Si fa il pieno con solo 20 euro!&#8221;. Anche con la cinquecento fai il pieno con venti euro. Il serbatoio è piccolissimo, ma consuma come un treno lo stesso, non si risparmia, mi spiace. Però è uno spasso guidarla, senti l&#8217;asfalto. Senti ogni minima variazione, senti che il mezzo lo stai controllando tu e non il servo sterzo, il servo freno, il servo servo che serve il servo del servo. Sei tu, la tua macchina, l&#8217;asfalto. L&#8217;amore.<br>
Non è una macchina, è un esperienza, è il potente mezzo.</p>
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		<title>Come smettere di ricevere SMS pubblicitari da Vodafone (e forse altri operatori)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Sep 2017 16:12:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come molti altri sono stato per qualche tempo cliente di Vodafone, e come molti altri dopo aver cambiato operatore telefonico ho cominciato a ricevere SMS pubblicitari per convincermi a tornare in Vodafone. Nel tempo ho provato a telefonare al 190, ha mandare lettere di reclamo e altre strade e nessuna ha sortito l&#8217;effetto sperato. Stanco [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Come molti altri sono stato per qualche tempo cliente di <strong>Vodafone</strong>, e come molti altri dopo aver cambiato operatore telefonico ho cominciato a ricevere SMS pubblicitari per convincermi a tornare in Vodafone. Nel tempo ho provato a telefonare al 190, ha mandare lettere di reclamo e altre strade e nessuna ha sortito l&#8217;effetto sperato. Stanco di ricevere sms su sms alla fine ho provato a scrivere pubblicamente sulla loro <a href="https://www.facebook.com/login/?next=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fvodafoneit%2F">pagina Facebook</a>, per provare a richiedere il blocco dell&#8217;invio degli SMS per il rientro in Vodafone. Ovviamente con il mio stile&#8230;<br>Finalmente ho ricevuto risposte:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="620" height="798" data-attachment-id="4551" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/come-smettere-di-ricevere-sms-pubblicitari-da-vodafone-e-forse-altri-operatori/smettere-di-ricevere-pubblicita-da-vodafone/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?fit=620%2C798&amp;ssl=1" data-orig-size="620,798" data-comments-opened="1" data-image-title="Smettere di ricevere pubblicità da Vodafone" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?fit=620%2C798&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?resize=620%2C798&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4551" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?w=620&amp;ssl=1 620w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?resize=233%2C300&amp;ssl=1 233w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?resize=373%2C480&amp;ssl=1 373w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?resize=78%2C100&amp;ssl=1 78w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?resize=19%2C24&amp;ssl=1 19w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?resize=28%2C36&amp;ssl=1 28w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone.jpg?resize=37%2C48&amp;ssl=1 37w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver scritto a loro via chat fornendo il mio numero di telefono ho ricevuto un sms sul numero con scritto &#8220;Ciao, rispondi a questo messaggio scrivendo ACCETTO seguito dal Codice Numerico che ti abbiamo inviato tramite Facebook&#8221;, al quale ho risposto appunto &#8220;ACCETTO 1xxxxx&#8221;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="656" height="591" data-attachment-id="4553" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/come-smettere-di-ricevere-sms-pubblicitari-da-vodafone-e-forse-altri-operatori/smettere-di-ricevere-pubblicita-da-vodafone-2-2/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?fit=656%2C591&amp;ssl=1" data-orig-size="656,591" data-comments-opened="1" data-image-title="Smettere di ricevere pubblicità da Vodafone 2" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?fit=656%2C591&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?resize=656%2C591&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4553" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?w=656&amp;ssl=1 656w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?resize=300%2C270&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?resize=533%2C480&amp;ssl=1 533w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?resize=100%2C90&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?resize=24%2C22&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?resize=36%2C32&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/08/Smettere-di-ricevere-pubblicit%C3%A0-da-Vodafone-2.jpg?resize=48%2C43&amp;ssl=1 48w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><br>A quanto pare ora non ricevo più sms pubblicitari da parte di Vodafone e mi sono liberato da quella che sembrava una ex morosa disperata alla ricerca di riallacciare un rapporto.</p>



<h6 class="wp-block-heading" id="voi-fare-una-domanda-per-uno-dei-prossimi-articoli-falla-qui">Voi fare una domanda per uno dei prossimi articoli? Falla qui!</h6>



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<p class="has-blue-color has-text-color has-normal-font-size wp-block-paragraph"><strong>Qui puoi trovare tutte le<em> <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.staipa.it/blog/category/poleminformatica/informetica/le-domande-semplici/?order=asc" target="_blank">domande semplici</a>: </em>https://short.staipa.it/ledomandesemplici</strong></p>
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		<title>La bestia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Aug 2017 18:43:27 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Questo sarà il resoconto fedele di quanto accadde realmente quella notte di tredici anni fa, perché tutto quello che si è detto, le leggende che ne sono nate sulla mia persona non sono più reali di una fiaba per bambini. Non racconterò di quello che già sapete, di come affrontai il mostro e di come lo uccisi se davvero questo è quello che è accaduto, non mi soffermerò su quanto già scritto nei resoconti pubblici che ormai tutti avete letto e riletto, ma solamente su quanto in quei resoconti non è stato scritto. Su quanto non ho mai confessato ad anima viva. Ad anima. Viva.<br>Perché ora dopo tredici anni scelgo di scriverne? Perché sento che le forze mi stanno abbandonando, che il processo iniziato quel giorno sta arrivando a compimento, perché sappiate che cosa dovrete affrontare quando io me ne sarò andato. Io lo compresi quasi immediatamente, quando dopo essermi pulito di tutto quel sangue, dopo che il mio corpo fu recuperato alla fine di quella battaglia memorabile mi ritrovai a guardare nel piatto che sarebbe stata la mia cena. Quando mi guardai allo specchio e notai i primi impercettibili cambiamenti.<br>La domanda che mi è stata posta più spesso è certamente come sia stato possibile sopravvivere ad un simile scontro, si dice che nessun essere umano fosse in grado di affrontare la bestia, che non fosse possibile abbatterla con mezzi umani tanto che da quel giorno mi consideraste quasi un semidio o qualcosa di più. La risposta temo fosse che avevate ragione voi. Nessun essere umano ha la forza, il potere, il coraggio, l&#8217;arguzia o quello che volete, o meglio l&#8217;insieme di tutto questo per avvicinarsi neppure alla bestia. Accanto a lei non esiste altra scelta che soccombere o fuggire. Niente altro. Mi trovai io stesso a scegliere tra le due strade e scelsi la seconda. Fuggii prima di soccombere, o almeno ero convinto di aver fatto questo. Lo so che la delusione in molti di voi vi porterà ad odiarmi per l&#8217;immagine che avete creato su di me, per l&#8217;aspettativa, ma quando fui abbastanza vicino da vederla in tutta la sua interezza nonostante i mesi spesi nella ricerca, quando la vidi negli occhi fuggii in quella valle oscura, attraversai il ponte e fuggii via. Fu in quel momento che iniziò la battaglia vera e propria quando dall&#8217;altra parte del ponte trovai nuovamente quegli occhi a guardarmi. Ero suo. Non mi ero mai chiesto davvero come avrei potuto fermarla, l&#8217;impavida gioventù e la certezza in una morte eroica me lo avevano impedito. Non mi era più data la scelta tra fuggire e soccombere, ero stato un vile, un coniglio ma non era bastato a salvarmi. Rimasi immobile mentre invece di mordermi alla giugulare come mi aspettavo prese le mie armi, una ad una e le rivolse verso di me.<br>&#8220;Sono belle, forti&#8221; disse. Lo disse con voce suadente, più come un complimento che come un&#8217;accusa. &#8220;Raramente ho visto armi di tale fattura&#8221; aggiunse. Mi mostrò come usarle meglio di quanto avrei mai potuto fare. Meglio di come Cort, il mio maestro, mi avesse mai insegnato. Mi mostrò come avrei potuto usarle per ucciderla e poi le posò a terra. Non ebbi più il coraggio di impugnarle. Sarebbe stato più vile che fuggire, sarebbe stato più debole di morire. Fece l&#8217;amore con me. Come non lo avevo mai fatto, come non lo avrei mai più fatto. Mi chiese di usare una delle mie armi su di lei, mi chiese di punirla e ferirla, di farle del male ma non lo feci. Prese lei quell&#8217;arma e si tagliò fino a perdere più sangue di quanto credevo possibile e rimase a guardarmi mentre stava per morire. Lasciarla morire sarebbe stato più vile che usare contro di lei le mie armi come mi aveva insegnato a fare. Lasciarla morire sarebbe stato più vile di qualunque altra cosa. La salvai. Ne leccai le ferite perché altro non avevo per pulirne i lembi e li ricucii come lei mi mostrò. Ne bevvi il sangue e la ricucii. La bestia mi sorrise guardandomi ricoperto del suo di dentro, del suo odore ferroso e forte. Ne avevo la bocca, il viso, il collo, l&#8217;intero corpo ricoperti. Non so per quanto tempo mi tenne con sé, voi dite poche ore io ricordo secoli. Ricordo di essere invecchiato accanto a lei e morto e rinato e aver vissuto altre vite, ed altre ancora. Voi dite minuti io ricordo millenni di cui ricordo ogni istante e potrei raccontarvi resoconti di intere civiltà morte e sepolte e rinate e fiorite e morte e divenute polvere dalla cui polvere sono nati mondi. Rimasi lì accanto al mostro, alla bestia come se io fossi la regina e lei il re, lei la divinità di interi universi ed io l&#8217;umile messia. Persi le forze nel tempo. Invecchiai nei millenni ma era come se fossero durati pochi istanti come se ogni energia di cui ero in grado mi venisse succhiato e mentre invecchiavo io, lei, la bestia, ringiovaniva e diveniva più forte.<br>Un giorno infine svenni. Privato di ogni energia dopo aver visto nascere e morire l&#8217;ultimo degli universi possibili svenni. Quando mi risvegliai ero ancora ricoperto del suo sangue, le mie armi a terra come mi avete ritrovato, il mostro se ne era andato ed io ero divenuto un eroe.<br>Fu quando potei pulirmi e lavarmi dopo aver dormito non so quanto che osservai il mio volto, la forma dei miei denti, lo sguardo. Era cambiato qualcosa di impercettibile ma mi sentivo diverso. Fu quando mi portaste la cena che il mio sguardo era attratto più dal gocciolio lieve e rosso della carne che da qualunque altra cosa. Mi chiesi per la prima volta cosa sarei diventato.<br>Mi chiesi per la prima volta davvero come si potesse fermare la bestia.<br>Me lo sto chiedendo ora. Qui. Mentre vi scrivo.<br>Non so se riuscirò a fermarla, o se ci riuscirete mai voi.</p>
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		<title>Fare l&#8217;amore con la scrittura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Aug 2017 10:17:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità, – si vorrebbe morire.-Cesare Pavese- Ho sempre creato un legame nella mia mente tra la scrittura e altri tipi di piacere, in particolare l&#8217;orgasmo (ne ho già scritto). Nel [&#8230;]]]></description>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>L&#8217;unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità, – si vorrebbe morire.<br>-Cesare Pavese-</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Ho sempre creato un legame nella mia mente tra la scrittura e altri tipi di piacere, in particolare l&#8217;orgasmo (<a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-terza-versione/">ne ho già scritto</a>). Nel tempo ogni cosa evolve, cresce matura. Crescono tutte di pari passo con l&#8217;esperienza. Quando paragonavo il piacere della scrittura all&#8217;orgasmo non conoscevo a fondo nessuna delle due, erano le prime esperienze i primi momenti, le prime cose brevi ed intense. Fossero scritte o provate. Nella vita ci sono momenti in cui il desiderio più forte è quello di provare nuove cose, diverse l&#8217;una dall&#8217;altra, bruciare come lampi o fuochi fatui in una forma di bulimia compulsiva. Scrivevo cose brevi, racconti, poesie, frasi che oggi si definiscono <em>aforismi</em> ma che per me erano sunti di concetti che avrei voluto utilizzare più avanti. Giravo sempre con un Moleskine in tasca ed una penna. Appuntavo e godevo d&#8217;istante, distante dal mondo. Poi quelle rincorse gli impeti, i desideri si acquietano. Credo sia stata così una delle chiavi che hanno definito il mio smettere di scrivere, il mio perdere capacità di emozionarmi, di emozionare, di creare mondi, di vivere nel mondo reale.<br>Aridità.<br>Poi un giorno o l&#8217;altro si arriva ad uno di quei punti in cui si deve scegliere. Ho finito? Ho finito davvero o mi sono solo infilato nel vicolo sbagliato? Il muro che mi trovo di fronte è solamente l&#8217;ennesimo fallimento, il più grande, o c&#8217;è da qualche parte una strada che non ho percorso? Che ho lasciato indietro, qualcosa di intentato. Che cosa voglio davvero?<br>La gioia è quella di cominciare, sì, ma ambire ad un termine veloce è la cosa che uccide. Il bello è cominciare ogni giorno, interrogarsi e scegliere ogni giorno. Ogni istante può essere un inizio, anche sullo stesso progetto, nello stesso mondo, con la stessa persona. Scrivere un romanzo, rimetterci le mani dopo tanto tempo è come amare la stessa persona ancora ed ancora dopo tanto tempo. Non è più il piacere dell&#8217;orgasmo fine a se stesso, della prima volta. Diventa l&#8217;emozione profonda di conoscere dove mettere le mani, di conoscere dove lasciarsi trasportare e dove prendere le redini del discorso, dove provare ad esplorare nuovi orizzonti e dove invece siano già stati esplorati. Ogni singolo giorno, ogni singola parola, ogni singolo pensiero escono con una naturalezza che non sono quelle dei primi giorni, senza quella paura folle di sbagliare, ma con il desiderio di approfondire, di crescere, di avanzare. Non sei più tu a creare ma il tutto cresce con te e tu con il tutto. Bisogna scegliere di abbandonare strade, di riprenderne altre, di creare nuovi spazi e di chiuderne di vecchi, bisogna saper osare con la consapevolezza che si può sbagliare e tornare indietro e riprovare e crescere ancora. Arrivi a conoscere ogni personaggio, ogni situazione, ogni parte di quel corpo che stai toccando e a stupirti ogni volta di più di quanto invece tu non li conosca, di quanto tu non possa averne un reale controllo. Infine è quando hai il coraggio di lasciartene travolgere, di lasciare che sia tutto il resto a guidare le tue mani e non le tue mani a guidare tutto il resto che hai compreso il piacere. L&#8217;essere parte col mondo.<br>È quando trovi ciò che ti scatena questi pensieri, una storia, un&#8217;idea, una persona che è il momento di cominciare, di scegliere di cominciare quel romanzo. Non importa dove può portarti perché la vita è iniziare e percorrere una strada, per tutto il resto c&#8217;è tempo. Se non fosse questo tanto varrebbe morire.</p>
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		<title>Alex pt2 (Umanità)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2017 20:41:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(Precedente: Alex pt1) Non puoi capire come gli innesti cibernetici ti cambino fino a quando gli innesti cibernetici non ti hanno cambiato. Non puoi capire fino a che punto tutte quelle stronzate del fatto che ti facciano perdere umanità non siano affatto stronzate. Il primo innesto l&#8217;ho fatto quasi per gioco, per moda. Non avevo ancora [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Precedente: <a href="https://www.staipa.it/blog/alex-pt1/">Alex pt1</a>)</p>
<p>Non puoi capire come gli innesti cibernetici ti cambino fino a quando gli innesti cibernetici non ti hanno cambiato. Non puoi capire fino a che punto tutte quelle stronzate del fatto che ti facciano perdere umanità non siano affatto stronzate. Il primo innesto l&#8217;ho fatto quasi per gioco, per moda. Non avevo ancora i miei seguaci all&#8217;epoca ma ero entrato nel gruppo da poco. Ognuno di loro aveva la propria <em>caratteristica speciale</em>, che lo rendeva più minaccioso. Gli anni dei tatuaggi, dei piercing o delle creste in testa erano passati, cioè voglio dire tutti li avevano e non era più un segno di distinzione, era quasi conformismo almeno tra chi viveva nei bassifondi, gli innesti sottocutanei tradizionali erano anche questi roba passata. C&#8217;era chi si era fatto innestare un braccio bionico solo per il gusto di averlo e di essere più forte senza dover sostituire necessariamente un braccio non più funzionante, c&#8217;era chi si era fatto innestare mezza calotta cranica in acciaio a vista, chi denti in titanio affilati. Quello con i denti in titanio tra l&#8217;altro si tagliava spesso mangiando, anzi si taglia ancora, è quello che uso come capo apparente, quello che in formazione sta davanti a tutti fingendo di essere me. Io sono sempre stato un ragazzo timido almeno all&#8217;apparenza, un ragazzo dimesso. La prima installazione che mi sono fatto fare è stata una sostituzione dell&#8217;iride. La prima versione che avevo installato si limitava ad illuminarsi di rosso quando lo sceglievo. Mi permetteva di rimanere anonimo ma diventare minaccioso al bisogno, non era ancora una versione come quella di oggi con<span id="more-4195"></span> la sostituzione completa del bulbo oculare per avere la visione a zoom ed il mirino migliorato. Ce l&#8217;ho su un solo occhio comunque, per evitare problemi nelle zone in cui è richiesto lo spegnimento delle attrezzature cibernetiche. Almeno l&#8217;altro occhio continuerà a vedere. Solo le funzioni di vista aggiuntive le ho ad un solo occhio, le illuminazioni ed i cambi di colore li ho ad entrambi ovviamente. Ma in genere li tengo normali su un banale colore marroncino chiaro. Non sentii nessun cambiamento particolare al primo innesto. Più avanti dopo l&#8217;incidente sostituii il braccio destro. Mi era rimasto maciullato e a ripararlo non sarebbe più venuto bene, lo sostituii comunque con un modello similumano, senza metallo a vista, e cose tamarre. Mi piace l&#8217;idea di rimanere anonimo, di non essere troppo notato. Certo la forza del braccio è un tantino migliorata, e con essa la precisione di tiro. Il puntamento con l&#8217;occhio è automatico e la precisione farebbe impallidire un cecchino, era di dotazione in offerta nel prezzo e così ho fatto installare la nuova versione di occhi, anche se me piacciono ancora le lame. Certo anche il lancio di coltelli è agevolato comunque ma preferisco lavorare da ravvicinato quando posso. Nadja quasi non si accorse del cambiamento, nel periodo dell&#8217;incidente eravamo forzatamente lontani e preferii non coinvolgerla, si accorse della differenza una sera.<br />
&#8220;Tutto bene?&#8221; disse. &#8220;Sembri freddo, quasi inumano.&#8221; disse.<br />
Io risi. Non avevo ancora capito.<br />
Il terzo innesto che installai furono dei filtri ai polmoni. Dei filtri avanzati. Era accaduto di trovarmi in un tafferuglio con gli sbirri ed avevo scoperto che non amo molto respirare fumogeni. Mi pareva una buona soluzione ed avevo abbastanza soldi in quel momento. Le modifiche mi stavano rendendo migliore. Mi stavano rendendo migliore degli umani comuni. Stavo diventando superiore ai comuni umani.<br />
Il quarto innesto fu un cuore avanzato, in grado di pompare il sangue più velocemente in caso di emergenza e di rallentare quando necessario per non causare l&#8217;affanno. Accoppiato ai polmoni bionici controlla ed ottimizza la resistenza fisica e lo sforzo. Hanno dovuto iniettarmi in circolo una sostanza simile a silicone per rinforzare le vene e le arterie, in passato c&#8217;erano stati casi di aneurisma da sovrapressione, ictus e altro.<br />
Ora ero davvero superiore agli umani. Sotto ogni punto di vista. Superiore. Fu un momento iniziare a snobbarli, a non considerarne neppure l&#8217;uso in attacchi di scarso valore, inaffidabili, facili a rompersi. Un giorno guardai Nadja e mi chiesi per quale motivo dovessi stare con una donna così. Non era più in grado di resistere a letto il tempo che desideravo, e spesso piangeva per motivi futili. La notte non mi era più così necessario dormire perché l&#8217;ossigenazione migliorata del sangue era in grado di tenermi sveglio molto più a lungo, lei invece aveva sempre bisogno di ricaricarsi e dormire. Se non lo faceva di notte doveva comunque farlo il giorno dopo ed io mi trovavo in difficoltà a seguire i suoi cicli di sonno e d&#8217;altro genere. Mi resi conto in fretta che stare con un&#8217;umana era un inutile perdita di tempo. Fu così che la lasciai la prima volta. Fu così che la persi assieme alla mia umanità.</p>
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		<title>Vago</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2015 21:11:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[Guiderei ore questa notte-nel nulla di un tutto-senza meta. Guiderei ore, chilometri verso un nulla-come un tempo con te-nel silenzio di strade&#160;non frequentate Penso a te ad ogni matrimonio-ancora-come se ciò che resta irrisolto fosse risolvibile dal tempoe navigo nel mondo senza un pezzo Dopo ore a ridere bere e parlare al microfono-Jolly della festa-dopo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Guiderei ore questa notte<br>-nel nulla di un tutto-<br>senza meta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guiderei ore, chilometri verso un nulla<br>-come un tempo con te-<br>nel silenzio di strade&nbsp;non frequentate</p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso a te ad ogni matrimonio<br>-ancora-<br>come se ciò che resta irrisolto fosse risolvibile dal tempo<br>e navigo nel mondo senza un pezzo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo ore a ridere bere e parlare al microfono<br>-Jolly della festa-<br>dopo ore a regalare sorrisi penso a te<br>sulla strada<br>nel silenzio<br>ancora<br>ancora<br>ancora</p>



<p class="wp-block-paragraph">ancora</p>



<p class="wp-block-paragraph">E guido senza accanto nessuno.</p>
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		<title>Parto.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jan 2015 21:07:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[19]]></category>
		<category><![CDATA[Filosoffiando?]]></category>
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					<description><![CDATA[Il mio cervello corre, corre.Persone convivono, vivono, corrono in ogni direzione.Razionale irrazionale.Corre. Per strada mi ritrovo a fare strade che non ho mai fatto ma che conosco,strade nuove, vecchie, sconosciutamente conosciute. Ci sei tu che corri nel cervello.Corri, corri come non mai,-ho letto da qualche parte che una pallottola che attraversi la testa ed entri [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il mio cervello corre, corre.<br>Persone convivono, vivono, corrono in ogni direzione.<br>Razionale irrazionale.<br>Corre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per strada mi ritrovo a fare strade che non ho mai fatto ma che conosco,<br>strade nuove, vecchie, sconosciutamente conosciute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sei tu che corri nel cervello.<br>Corri, corri come non mai,<br>-ho letto da qualche parte che una pallottola che attraversi la testa ed entri diagonalmente finisca per girare radente al cranio e ruotare per tutto esso all&#8217;interno-<br>Corri e ti guardo e rido a vederti correre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella mia testa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non posso chiudere nel cassetto una cosa così grande che non mi ci sta in testa.<br>Non posso chiudere nel cassetto qualcosa di così grande senza chiudere un pezzo di me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esplode nella testa come razzi&nbsp;la razione di irrazionalità che avevo nascosto razziando nella mia mente ogni relazione&nbsp;alla reazione del pensiero della&nbsp;tua immagine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dovrei fare pace col cervello se il cervello volesse far pace con me, se la testa non esplodesse di dolore come se non ci stesse più in sé come se il&nbsp;sé&nbsp;fosse solo un&nbsp;se o il se fosse sé, senza ma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi accorgo di aver parlato del mondo, di aver parlato di me, di aver scritto ogni cosa ma non di te, o del tè o del significato che ha in me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Corre corre ancora il cervello e la testa scoppia s&#8217;accoppia si copia sincopa si.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una mia parte lo sa, l&#8217;altra l&#8217;accetta, l&#8217;altra si scontra, l&#8217;altra si affretta.<br>Fugge non va salta, lo fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché non ammettere ciò che è?<br>Perché se fosse partirei verso quel luogo che ho sempre voluto e nascosto e fuggito e impaurito.<br>Perché se non fosse sarebbe un gardner il proiettile.</p>
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		<title>&#8220;La solitudine&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Dec 2014 20:31:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bisogna essere molto fortiper amare la solitudine; bisogna avere buone gambee una resistenza fuori dal comune; non si deve rischiareraffreddore, influenza e mal di gola; non si devono temererapinatori o assassini; se tocca camminareper tutto il pomeriggio o magari per tutta la serabisogna saperlo fare senza accorgersene; da sedersi non c’è;specie d’inverno; col vento che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Bisogna essere molto forti<br>per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe<br>e una resistenza fuori dal comune; non si deve rischiare<br>raffreddore, influenza e mal di gola; non si devono temere<br>rapinatori o assassini; se tocca camminare<br>per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera<br>bisogna saperlo fare senza accorgersene; da sedersi non c’è;<br>specie d’inverno; col vento che tira sull’erba bagnata,<br>e coi pietroni tra l’immondizia umidi e fangosi;<br>non c’è proprio nessun conforto, su ciò non c’è dubbio,<br>oltre a quello di avere davanti tutto un giorno e una notte<br>senza doveri o limiti di qualsiasi genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sesso è un pretesto. Per quanti siano gli incontri<br>&#8211; e anche d’inverno, per le strade abbandonate al vento,<br>tra le distese d’immondizia contro i palazzi lontani,<br>essi sono molti – non sono che momenti della solitudine;<br>più caldo e vivo è il corpo gentile<br>che unge di seme e se ne va,<br>più freddo e mortale è intorno il diletto deserto;<br>è esso che riempie di gioia, come un vento miracoloso,<br>non il sorriso innocente, o la torbida prepotenza<br>di chi poi se ne va; egli si porta dietro una giovinezza<br>enormemente giovane; e in questo è disumano,<br>perché non lascia tracce, o meglio, lascia solo una traccia<br>che è sempre la stessa in tutte le stagioni.<br>Un ragazzo ai suoi primi amori<br>altro non è che la fecondità del mondo.<br>E’ il mondo così arriva con lui; appare e scompare,<br>come una forma che muta. Restano intatte tutte le cose,<br>e tu potrai percorrere mezza città, non lo ritroverai più;<br>l’atto è compiuto, la sua ripetizione è un rito. Dunque<br>la solitudine è ancora più grande se una folla intera<br>attende il suo turno: cresce infatti il numero delle sparizioni –<br>l’andarsene è fuggire – e il seguente incombe sul presente<br>come un dovere, un sacrificio da compiere alla voglia di morte.<br>Invecchiando, però, la stanchezza comincia a farsi sentire,<br>specie nel momento in cui è appena passata l’ora di cena,<br>e per te non è mutato niente: allora per un soffio non urli o piangi;<br>e ciò sarebbe enorme se non fosse appunto solo stanchezza,<br>e forse un po’ di fame. Enorme, perché vorrebbe dire<br>che il tuo desiderio di solitudine non potrebbe essere più soddisfatto<br>e allora cosa ti aspetta, se ciò che non è considerato solitudine<br>è la solitudine vera, quella che non puoi accettare?<br>Non c’è cena o pranzo o soddisfazione del mondo,<br>che valga una camminata senza fine per le strade povere<br>dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">-Pier Paolo Pasolini-</p>
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		<title>Autunno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2014 13:27:01 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Credo che l&#8217;autunno sia la mia stagione preferita, quella ricca dei colori caldi delle foglie, quella delle piogge fredde che lavano i ricordi lasciandone solo ciò che conta, quella delle prime nebbie dove nascondersi passeggiando lontani dal mondo, quella dove il lago inizia a pulirsi dal turismo e dal plancton diventando azzurro e trasparente, quella in cui posso indossare le camice e il cappotto nero, quella in cui posso andare in montagna e la montagna è solo mia, quella in cui posso correre sotto la pioggia o nella nebbia per le strade attorno a casa, quella in cui ancora dai tempi dell&#8217;adolescenza iniziava un nuovo anno, nuove speranze, nuovi sogni, nuove esperienze, una nuova vita.<br>
Credo che l&#8217;autunno sia la stagione più evocativa di momenti, sogni, desideri senza le delusioni che può dare l&#8217;estate, senza il fermento della primavera, senza la stabilità dell&#8217;inverno.<br>
Credo che l&#8217;autunno sia la mia stagione, senza le malinconie di cui la letteratura e l&#8217;immaginario lo caricano, ma con la bellezza insita nella natura stessa.</p>



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		<title>La vita è stupenda. Parte 2.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Sep 2014 20:44:45 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Ormai cinque anni fa stavo <a title="La vita è stupenda" href="https://www.staipa.it/blog/la-vita-e-stupenda/">scrivendo di quanto sia bella la vita</a>, era marzo del 2009, nel mezzo una vita.<br>Una vita intera.<br>Ogni tanto lo rileggo, per fare del bene a me stesso, per ricordarmi quando ogni cosa vada a contribuire nel bene&nbsp;(e non nel male) alla crescita interiore, ad essere una persona migliore.<br>Ciò che ci rende peggiori è invece solo uno spreco, e lo stiamo sprecando noi, non è uno spreco di per se.<br>Credo che ogni cosa accada per una ragione, ma al contempo non credo in un destino o in una strada scritta. La verità è che la ragione la dobbiamo trovare noi, non inventarla, trovarla.<br>Ogni cosa che accade, ogni cosa terribile o buona ha infinite conseguenze, positive e negative. Non esistono cose universalmente positive o cose universalmente negative, le conseguenze ci sono in ogni senso, in ogni modo, il mondo è fatto di consecutio temporali e ciò che siamo è la conseguenza delle nostre scelte e delle scelte di infinite altre persone e del caso.<br>Di un fatto positivo che stiamo vivendo non ci chiediamo spesso la ragione, non ci chiediamo le conseguenze per il futuro, non cerchiamo un perché, è così bello viverlo!<br>Di un fatto negativo ci chiediamo cosa ci abbia portato lì, e immaginiamo terribili scenari futuri.<br>La parte difficile e renderci conto di quanto spesso invece queste due cose siano strettamente correlate, di quanti fatti negativi ci sitano dietro, nel passato di ogni momento felice che incontriamo sulla nostra strada, e talvolta di quanti fatti positivi abbiano portato ad altri negativi.<br>Consecutio temporali di consecutio temporali.<br>Non esiste una linea che ci porta da un punto ad un altro, più propriamente esiste un albero, o un grafo. I percorsi sono molteplici, le strade sono potenzialmente infinite.<br>La questione è sempre, come in qualsiasi cosa, scegliere.<br>So che quando di brutto sta accadendo oggi porterà ad una molteplicità di cose, positive e non, quelle positive per me giustificheranno questo male, quelle ulteriormente negative serviranno a portare più avanti ad altre positive.<br>Certo, si può vederla anche nel modo opposto, è facile quanto vederla in questo. Forse più facile.<br>Ma sta a noi scegliere come vederla.<br>Sta a noi scegliere se amare la nostra vita od odiarla.</p>
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		<title>Ricordi aquilani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 01:47:22 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ho fatto uno strano percorso, un po&#8217; per caso. Google ha attivato una funzione nuova su google maps, qualcosa che mostra le mappe che hai visitato in precedenza, e così un po&#8217; per caso sono capitato di nuovo a l&#8217;Aquila.</p>
<p>Ci ho passeggiato con Street View, ho passeggiato in quelle vie che ricordo ancora come fossero le vie della mia città, la zona rossa che ricordo meglio delle vie di dove abito ora da pochi mesi. Ho camminato da piazza del duomo, giù verso il palazzo del governo e ancora fino ad arrivare sul ciglio della strada a vedere dall&#8217;alto i palazzi, e a seguire la strada fino alla casa dello studente.<br />
La differenza è stato che per la prima volta ho visto i palazzi intatti, ricordo ancora ogni crepa, ricordo i palazzi per arrivare alla casa dello studente, uno con un piano crollato in un ala e quindi con un ala abbassata rispetto al resto, uno con gli apartamenti che si vedevano da dentro, ricordo le case sventrate, quella vasca da bagno, quell&#8217;accappatoio ancora appeso, e per la prima volta ho visto tutto intatto.</p>
<p>Il guaio è che non c&#8217;è poco o nulla oggi di intatto e quelle immagini risalgono a ben prima del terremoto, risalgono a ben prima di come la ricordo, di come si è impressa, incisa nella mia anima e mi sembra di poter girare le strade e guardare un palazzo e poter dire &#8220;andatevene, tra poco questo palazzo non esisterà più&#8221;, &#8220;andate via, questa parete crollerà&#8221;, &#8220;uscite, questa casa cederà&#8221;&#8230;</p>
<p>L&#8217;emozione è tanta ed è strana, è come vedere un&#8217;altra città, ed invece sto vedendo quello che doveva essere, che doveva continuare ad essere, quello che vogliono farci credere che sia ancora.</p>
<p>Non so se sarebbe più giusto eliminare quelle immagini o preservarle per sempre come ricordo indelebile di come era, certo bisognerebbe far vedere al mondo come stanno le cose nella realtà, quanto è stato ricostruito davvero.</p>
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		<title>Alex pt1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 19:10:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono Alex, non ho un cognome e se anche lo avessi non lo verrei a dire a te. Sono nato in una famiglia medio borghese, non si stava male, anzi forse a dirla tutta si stava fin troppo bene, almeno prima che scoppiasse la guerriglia. I miei genitori lavoravano in una corporazione erano entrambi a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono Alex, non ho un cognome e se anche lo avessi non lo verrei a dire a te.<br />
Sono nato in una famiglia medio borghese, non si stava male, anzi forse a dirla tutta si stava fin troppo bene, almeno prima che scoppiasse la guerriglia.<br />
I miei genitori lavoravano in una corporazione erano entrambi a un buon livello gerarchico ed economico, non c&#8217;era nulla di cui potersi lamentare, io crescevo primo della classe fin dall&#8217;asilo, fin dall&#8217;asilo stupivo gli insegnanti per la mia acuta intelligenza e i miei compagni per la mia inettitudine ed incapacità di rapportarmi a loro.<br />
Ero preso in giro, bistrattato, ero lo sfigato del gruppo, quello che non c&#8217;era posto per un altro giocatore, quello che &#8220;è stato lui maestra&#8221;, quello che&#8230;. ho imparato presto quanto le persone siano infide, quanto appena mostri un lato debole queste in massa ti attacchino in quel punto per distruggerti, ho cominciato ad isolarmi. A covare una vendetta che non avrei mai potuto realizzare.<br />
Mia madre aspettava un bimbo, sarebbe nato un fratello, chissà, magari qualcuno che mi sarebbe stato accanto, avevo cinque anni i primi segnali di instabilità della società si iniziavano a sentire, i miei genitori erano visibilmente preoccupati. Potrei dirti di cosa si occupava la loro corporazione ma dovrei dirti troppe cose su di loro fatto sta che fu a causa di questa che mia madre perse il bambino, perse mio fratello, non solo, perse la possibilità di avere figli per colpa di quella cazzo di roba chimica.<br />
Non so per quanto la vidi piangere, mio padre che la consolava e che a fatica teneva le lacrime, entrambi loro che cercavano di spiegarmi come fossi un bambino le cose. Si lo ero un bambino, è vero, ma capivo molte più cose di quanto credessero.<br />
Continuai a covare vendetta.<br />
Da allora i miei genitori furono solo sempre più tesi, e parlavano sempre meno di lavoro, parlavano sempre meno.<br />
Un giorno, avrò avuto sette anni, non mi portarono a casa da scuola, non mi ci portarono più.<br />
Fui affidato ad un&#8217;altra famiglia felice ma io avevo già capito cos&#8217;era accaduto.<br />
Restai con loro qualche anno, sempre in questa specie di mondo fatato e dorato, lontano da ogni male, lontano dalla guerriglia che ormai divampava nei bassifondi della città e sempre a sentirmi preso in giro dai miei coetanei, questa volta chiamato orfano, chiamato trovatello, con offese pesanti ai miei genitori, allusioni al fatto che non mi avessero voluto più con loro.<br />
Mi sentivo non l&#8217;essere più insignificante ma quello più schifoso e ciò nonostante al centro del mondo ero la nullità.<br />
Avevo ormai quattordici anni quando scappai di casa.<br />
Quando scappai dalla famiglia.<br />
Quando scappai da tutto.<br />
Quando scappai da me stesso, o almeno ci provai.<br />
La vita non fu semplice, attorno c&#8217;era guerriglia e venivo da un mondo di inetti lavoratori dipendenti, avevo le unghie pulite, avevo i calzini bianchi, avevo i capelli corti.<br />
Ora ho i miei Jeans strappati, ho i miei stivali, i miei capelli lunghi incolti, la mia moto, la mia gente. Mia.<br />
I primi tempi furono difficili ma la mia intelligenza spiccata mi aiutò a trovare i contatti, le amicizie se di amicizie si può parlare in questo mondo, diciamo le conoscenze ecco.<br />
Iniziai a formare il mio fisico, ad imparare ad usare una lama per qualcosa che non fosse spalmare il burro sul pane, scoprii di avere una certa resistenza fisica, capii che essere lo sfigato serviva si ad essere insultato ma anche ad essere considerato non meritevole di sprecare una pallottola o di sporcare un coltello. Scoprii che essere almeno apparentemente remissivo serviva anche ad essere ignorato.<br />
Scoprii che nonostante stessi fuggendo dal mondo non ero in grado di sfuggire a me stesso.<br />
A sedici anni incontrai una delle due donne della mia vita, quella da cui non posso più allontanarmi.<br />
Conobbi la droga.<br />
All&#8217;inizio quelle uditive, suoni distorti che cambiavano la mente, e poi pian piano quelle chimiche, credo di aver provato qualsiasi cosa.<br />
Passò un altro anno, nel frattempo cominciai a raccogliere qualche altro disadattato, e a crearmi il mio gruppo di bulli. A fare parte di un gruppo di bulli.<br />
All&#8217;inizio mi tenevano per le mie idee, mi consideravano lo sfigato del gruppo, come sempre, ma davo buone idee ed ero sveglio.<br />
Non sapevano che fossi anche forte ormai, e che sapessi usare una lama ma sapevano che tramavo vendetta, che bramavo vendetta, che volevo sapere perché i miei genitori erano stati fatti sparire, erano stati uccisi, anche se ho sempre avuto, ho tutt&#8217;ora la convinzione che centrasse quello schifo chimico che già aveva danneggiato mia madre precedentemente.<br />
L&#8217;anno successivo compii diciotto anni, fu in quei giorni che conobbi Lei. L&#8217;altra donna da cui ancora non riesco a staccarmi se non per breve tempo.<br />
Fu il capo del mio gruppo a farmela incontrare, era bella, bella come mai avrei potuto immaginare una donna, occhi verdi, capelli ricci lunghi.<br />
Io vivevo per le strade, io ero uno sfigato, ero un perdente non avrei mai potuto avvicinarmi ad una simile bellezza seppure avesse uno sfregio che le attraversava il volto dall&#8217;esterno del sopracciglio destro al mento passando per le labbra, quasi all&#8217;angolo delle labbra.<br />
Fu il mio capo ad avvicinarsi a lei che passava per strada insultandola con apprezzamenti degni di un microcefalo.<br />
E fu lei ad avvicinarsi e colpirlo con un pugno sul naso.<br />
Ci volle qualche secondo perché lui si riprendesse e tentasse di violentarla per punirla.<br />
Ci volle qualche secondo perché la lama del mio coltello gli attraversasse la schiena e gli uscisse dal petto.<br />
Ci volle un secondo perché lui si rendesse conto prima di stramazzare al suolo, prima che il gruppo si rendesse conto che il capo ora era un altro.<br />
Prima che mi rendessi conto che ora ero qualcuno, nel male o nel&#8230; male che fosse.<br />
Nadja. Nadja significa speranza e quello era, è il suo nome.<br />
Non la salutai neppure, guardai il gruppo e dissi: &#8220;andiamo qui abbiamo finito&#8221; e il gruppo per la prima volta mi seguì.<br />
Ero diventato un assassino, ero diventato un leader, ero diventato uno schifo. Ah no, quello lo ero già.<br />
Fu lei a cercarmi.<br />
Che Donna.<br />
Fu lei a cercarmi, ad avvicinarsi a me giorni dopo, a baciarmi e lasciarmi in tasca un foglio.<br />
Senza dire una parola.<br />
E andarsene.<br />
Era il suo indirizzo, e poche parole d&#8217;amore, di un amore stringato e secco come il pugno in faccia al mio vecchio &#8220;amico&#8221;.<br />
Io, lo sfigato avevo per la prima volta una donna. Una donna che mi volesse intendo, che non fosse costretta dalle contingenze o dai miei compagni o da altro.<br />
Insomma avevo una Donna, la mia donna.<br />
Ma non fu neppure questo credo a farmela amare, a farmela stimare. Mi accorsi di amarla quando mi accorsi di aver vendicato per la prima volta una persona che non fosse me stesso.<br />
Di aver vendicato qualcun altro, di aver spostato il centro del mondo da me a fra noi. Ci vediamo ancora io e lei, non dico che stiamo assieme dico che certe cose le vivo solo con lei e lei con me, dico che non c&#8217;è altro posto dove vorrei tornare quando sono ferito, o stanco. E lei lo stesso con me.<br />
L&#8217;anno successivo incontrai Cort, il mio Maestro.<br />
Colui che mi aiutò ad affinare le arti del mio sopravvivere, del mio essere, del mio lottare.<br />
Lottare per cosa?<br />
Per la vendetta. Perché fu sempre Cort a scoprire qualche informazione in più sui miei genitori su come siano stati fatti sparire per aver toccato equilibri della corporazione che non avrebbero dovuto toccare, per aver scoperto cose che non avrebbero dovuto scoprire.<br />
Non mi ha mai confermato la loro morte, non ha mai detto nulla a dire il vero su cosa sia stato fatto di loro e ancora mi chiedo perché mi abbia raccontato queste cose, perché mi abbia aiutato ad affinare le tecniche e perché improvvisamente sia scomparso.<br />
Scomparso. A volte ho paura facciano sparire anche Nadja, a volte ho paura che in realtà ce l&#8217;abbiano con me e non con le persone accanto a me, per questo cerco di vederla, si ma non troppo, ne troppo apertamente.<br />
E così continuo a lottare, lottare per la vendetta.<br />
O per&#8230; per qualcosa. Per sopravvivere a questo mondo. In giro col mio gruppo.<br />
Per abitudine giro ancora in mezzo, come non fossi il leader, come fossi lo sfigato intelligentone utile come consigliere del capo.<br />
Quello che sembra il capo è solo il migliore di loro. Si, di loro, non di noi.<br />
E così giriamo, sopravviviamo, andiamo avanti. O indietro, o da una parte, insomma hai capito..</p>
<p>(Successivo: <a href="https://www.staipa.it/blog/alex-pt2/">Alex pt2</a>)</p>
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		<title>I dimenticati d&#039;Abruzzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 14:31:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Fabrizio Gatti Centri storici abbandonati, strade invase dalle macerie, 30 mila ancora sfollati, 15 mila senza lavoro. Nuovi alloggi già deteriorati. Viaggio nei luoghi martoriati dal terremoto. Sedici mesi dopo le scosse (19 agosto 2010) Il centro di Sant&#8217;Eusanio Forconese foto di Fabrizio GattiQualcuno ha chiamato per nostalgia il numero della sua casa pericolante. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://lespresso.it/attualita/cronaca/2010/08/19/news/i-dimenticati-d-abruzzo-1.23576" target="_blank" rel="noopener noreferrer">di Fabrizio Gatti</a></p>
<p><strong>Centri storici abbandonati, strade invase dalle macerie,  30 mila ancora sfollati, 15 mila senza lavoro. Nuovi alloggi già  deteriorati. Viaggio nei luoghi martoriati dal terremoto. Sedici mesi  dopo le scosse</strong></p>
<p><!-- fine SOMMARIO --> <!-- inizio TESTO -->(19 agosto 2010)</p>
<div><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignleft" src="https://i0.wp.com/data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/eol/eol2/2010/08/19/jpg_2132780.jpg?resize=220%2C331" alt="Il centro di Sant Eusanio Forconese foto di Fabrizio Gatti" width="220" height="331" /> <em>Il centro di Sant&#8217;Eusanio Forconese<br />
foto di Fabrizio Gatti</em>Qualcuno ha chiamato per nostalgia il numero della sua casa pericolante. E un bel giorno ha sentito rispondere. &#8220;Chi parla?&#8221;. &#8220;Chi parla? Ma chi sei tu?&#8221;. Quello dell&#8217;Aquila è stato il primo grande disastro italiano nell&#8217;era della comunicazione. E la comunicazione non può aspettare. È per questo che Telecom, secondo quanto è stato detto ad alcuni sfollati dallo sportello clienti, sta assegnando ad altri i numeri dei contratti sospesi dopo il terremoto.</p>
<p>Comincia così l&#8217;oblio. Ti cancellano dall&#8217;elenco telefonico. Non dalle bollette di abbonamenti tv, luce, gas che continuano ad arrivare. Almeno in città c&#8217;è il popolo delle carriole a tenere vivo il ricordo su cosa non è stato fatto. Ma nei paesi della provincia come Sant&#8217;Eusanio Forconese, Castelnuovo, Poggio Picenze i centri storici sono giorno dopo giorno sempre più estranei. Sempre più lontani dalla quotidianità. Immagini spettrali di un mondo ora rinchiuso dentro le facciate di legno pressato delle new town. Ci siamo giocati anche la seconda estate per avviare i lavori. Tra un mese in Abruzzo arriveranno il freddo e il maltempo. Se ne riparla dopo il prossimo inverno. E nessuno può ancora prevedere quando torneranno abitabili quei comuni: il 2015, il 2030, mai?</p>
<p>Lo show ha funzionato. Hanno dato appartamenti dignitosi e casette di legno a 18 mila persone e, a guardarle dal resto dell&#8217;Italia, sembra che tutti abbiano avuto un tetto. Invece il grosso resta ancora da fare. Rimuovere le macerie, avviare la ricostruzione vera nei centri storici, i più colpiti. E soprattutto riportare in città quanti si trovano nelle stesse condizioni di sedici mesi fa: 15 mila senza lavoro e 30 mila sfollati di cui 3.500 ospitati ancora negli alberghi sulla costa adriatica, secondo i dati calcolati a inizio agosto dal Comune dell&#8217;Aquila. Da quando il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha passato i poteri di commissario delegato al presidente della Regione, Gianni Chiodi, i cittadini abruzzesi sperimentano ogni giorno cosa significhi il motto stampato sullo stemma del capoluogo: &#8220;Immota manet&#8221; c&#8217;è scritto, resta ferma. E infatti nei centri storici dei paesi non si muove nulla. Scavalcate le transenne che sbarrano le<span id="more-2447"></span> strade ci si ritrova a camminare su macerie e pezzi d&#8217;arredamento calcificati. Si fatica a capire dove finivano le case e cominciavano le vie. Erbacce e rovi ricoprono di verde e fiori selvatici la distruzione. Uno specchio rotto appeso alla parete. Un triciclo schiacciato dalle pietre. La culla di un bimbo. Lo scricchiolio di una persiana sbattuta dal vento. Si sale e si scende tra cumuli e voragini. Un odore umido di cantina e sabbia bagnata si diffonde dalle finestre senza vetri. A Poggio Picenze la foto di quella notte è immortalata nei panni stesi ad asciugare al balcone di una casa che non c&#8217;è più. Un lavandino continua a gocciolare. Il lampione stradale ti guarda dal basso, piegato in due, spento per sempre un anno e quattro mesi fa. <script type="text/javascript">// < ![CDATA[
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<p>I nomi delle piazze li leggi sulle targhe ad altezza di polpacci. Decine di facciate sono pronte a crollare. Come a Sant&#8217;Eusanio, paese di Mimmo Srour, 62 anni, titolare a L&#8217;Aquila di uno studio di ingegneria civile, messo a capo all&#8217;assessorato provinciale alla Ricostruzione inventato per l&#8217;occasione dalla giunta di centrodestra. L&#8217;assessore Srour prima del disastro stava con il centrosinistra. Ora è accusato dal Pd locale di essere il responsabile della sconfitta della presidente uscente, Stefania Pezzopane. Il terremoto non sbriciola soltanto il cemento. E poi c&#8217;è il peso prevedibile del prossimo inverno, il secondo. La neve, il ghiaccio, le infiltrazioni d&#8217;acqua. Senza lavori di consolidamento, anche le case soltanto danneggiate stanno via via cadendo. Il centro di Sant&#8217;Eusanio è fermo all&#8217;alba del 6 aprile 2009: a parte le erbacce e i cespugli di lavanda, lo scenario è lo stesso di quando la prima luce del giorno mostrò ai sopravvissuti cosa era rimasto. Hanno puntellato solo la chiesa e, per proteggere gli operai, gli edifici della piazza. Nel farlo, si sono lasciati prendere la mano. Hanno montato tralicci e puntelli a ridosso della canonica. Senza considerare che andava demolita. La canonica ora non c&#8217;è più e l&#8217;immenso castello di metallo è rimasto lì a sostenere l&#8217;aria tersa di fine estate. Uno spreco: un tubo zincato venduto in esclusiva dalle Acciaierie Marcegaglia costa 3,40 euro al metro, i giunti cardanici 1,98. Puntellare una villa può valere 60 mila euro. Un palazzo 500 mila. Sempre soldi pubblici.</p>
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		<title>L&#039;Aquila, protesta &#034;delle 1000 chiavi&#034; in centro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 13:00:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Iniziativa simbolica &#8220;1000 chiavi per riaprire la città&#8221; capoluogo d&#8217;Abruzzo L&#8217;AQUILA &#8211; Gli aquilani sono tornati in centro, molti di più rispetto ai trecento della scorsa settimana, per appendere simbolicamente delle chiavi sulle transenne del corso e dire così &#8220;riprendiamoci la città, si riapra per quanto possibile il centro storico, si comincino i lavori di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Iniziativa simbolica &#8220;1000 chiavi per riaprire la città&#8221; capoluogo d&#8217;Abruzzo</strong></p>
<p>L&#8217;AQUILA &#8211; Gli aquilani sono tornati in centro, molti di più rispetto ai trecento della scorsa settimana, per appendere simbolicamente delle chiavi sulle transenne del corso e dire così &#8220;riprendiamoci la città, si riapra per quanto possibile il centro storico, si comincino i lavori di ricostruzione&#8221;. Ma stavolta non si sono accontentati di oltrepassare le barricate per raggiungere piazza Palazzo, la piazza del Comune, ma hanno proseguito oltre raggiungendo vicoli e vicoletti per 10 mesi interdetti ai cittadini dopo il terremoto del 6 aprile.</p>
<p>Vicolo dopo vicolo, senza ordine, a piccoli gruppi: i cittadini aquilani sono poi ritornati &#8211; molti per la prima volta dal giorno del terremoto &#8211; nella zona rossa. In luoghi che possono solo ricordare come erano prima del 6 aprile. Quelle stesse traverse dove le macerie non sono state neanche ordinate e le porte e le finestre sono spalancate, in balia di chiunque.</p>
<p>I più anziani radunati, in un angolo di piazza Palazzo &#8211; dove si trova, tra l&#8217;altro, l&#8217;antica sede del Municipio &#8211; cantano: &#8220;L&#8217;Aquila bella me&#8217;, tu mi sci viste  nasce tu mi sci viste scesce, cuscì te voglio revede&#8217;&#8221;.</p>
<p>Il resto del centro, però, è silenzio: nessuno davanti alle macerie in quella che è stata la propria casa o la propria scuola ha il coraggio di dire una parola di troppo. &#8220;E&#8217; il regalo più bello che potevo farmi per il mio compleanno di domani &#8211; commenta Donatella Capulli, tra i manifestanti &#8211; perché non avrei mai sperato di poter tornare alle mie strade, dove sono nata&#8221;. I cittadini che in queste ore stanno calpestando la zona rossa dell&#8217;Aquila sono molti di più rispetto ai trecento protagonisti della mobilitazione dei giorni scorsi&#8221;.<span id="more-2054"></span></p>
<p>Diversamente dalla scorsa settimana, quando nessuno dei politici era intervenuto alla manifestazione, stavolta sia il sindaco dell&#8217;Aquila, Massimo Cialente, sia la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, si sono uniti ai manifestanti per un confronto. Manifestanti che non hanno risparmiato critiche all&#8217;indirizzo di Cialente, vice commissario della ricostruzione, per i ritardi negli interventi nel centro storico e nella rimozione delle macerie che sono ai lati delle vie e delle piazze principali. Il centro è presidiato dalle forze dell&#8217;ordine, che hanno scelto però di non intervenire alla richiesta dei manifestanti di varcare i blocchi, così ora tutto il centro dell&#8217;Aquila è al momento accessibile.</p>
<p>Nel corso della mobilitazione decine di persone hanno rivolto contestazioni animate a una troupe del Tg1, all&#8217;Aquila. La Troupe era guidata dalla giornalista Maria Luisa Busi, in Abruzzo per un servizio per il settimanale di approfondimento Tv7. I manifestanti hanno contestato la loro presenza sul posto, gridando &#8220;scodinzolini, scodinzolini!&#8221; e accusando l&#8217;emittente nazionale di avere diffuso un&#8217;immagine falsata della situazione in Abruzzo. A loro, la giornalista ha replicato: &#8220;capisco la situazione e capisco gli aquilani&#8221; e ha parlato di una contestazione &#8220;molto forte nei confronti del Tg1&#8221;. &#8220;Quello che io posso dire &#8211; ha spiegato poi Busi all&#8217;Ansa &#8211; é che io sono qui per fare il mio lavoro onestamente e non posso rispondere, ovviamente, dell&#8217;informazione a livello generale che il Tg1 ha fatto nel corso di questi dieci mesi dal terremoto. Posso solo dire &#8211; ha detto ancora &#8211; che quello che ho visto all&#8217;Aquila, in questi giorni con i miei occhi, è molto più grave di come talvolta è stato rappresentato: migliaia di persone sono ancora in albergo, le case non bastano e la ricostruzione non è partita&#8221;.</p>
<p><strong>SCOSSE IN PROVINCIA DI IMPERIA E FORLI&#8217;-CESENA</strong> &#8211; Una scossa di magnitudo 2.5 è stata avvertita dalla popolazione nella provincia di Imperia alle 22:08 di ieri. Località prossime all&#8217;epicentro sono Molini di Triora, Triora, Mantoalto Ligure, Ceriana, Castel Vittorio, Carpasio, Bajardo e Badaluccio. Una scossa di magnitudo 3.2 è stata registrata alle 23:48 di ieri nella provincia di Forlì-Cesena e distintamente avvertita dalla popolazione. L&#8217;epicentro localizzato tra Cesena, Cesenatico e Gambettola. Secondo la Protezione civile non risultano al momento danni a persone o cose.</p>
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		<title>L&#039;Aquila aspetta il miracolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 01:14:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Primo Di Nicola Sfollati a quota 40 mila. Macerie ancora da rimuovere. Rischi inquinamento. È lungo l&#8217;elenco dei problemi irrisolti. A dieci mesi dal sisma Vigili al lavoro davanti al palazzo del Governo VIDEOINCHIESTA L&#8217;Aquila, l&#8217;emergenza continua La nomina a ministro annunciata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, una commossa lettera di addio agli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Primo Di Nicola</p>
<p><strong>Sfollati a quota 40 mila. Macerie ancora da rimuovere. Rischi inquinamento. È lungo l&#8217;elenco dei problemi irrisolti. A dieci mesi dal sisma</strong></p>
<div><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/eol/eol2/2010/02/11/jpg_2120860.jpg" border="0" alt="" /></div>
<p>Vigili al lavoro davanti al palazzo del Governo</p>
<p><strong>VIDEOINCHIESTA</strong> L&#8217;Aquila, l&#8217;emergenza continua<br />
La nomina a ministro annunciata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, una commossa lettera di addio agli abruzzesi su una pagina del &#8216;Centro&#8217;. Così Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, alla fine di gennaio ha passato le consegne al nuovo commissario per la ricostruzione, il presidente della Regione Gianni Chiodi e al suo vice, il sindaco dell&#8217;Aquila Massimo Cialente. Se ne è andato con la riconoscenza dei terremotati per il modo in cui la Protezione civile ha offerto i suoi generosi aiuti e l&#8217;orgoglio per quanto realizzato per avviare<span id="more-1391"></span> il rientro alla normalità, a cominciare dal Progetto Case (Complessi antisismici ecocompatibili ecocostenibili), oltre 180 edifici, per non parlare di qualche migliaio di Map, le casette in legno. In tutto, Bertolaso ha speso oltre 1 miliardo e mezzo di euro per assistere la popolazione e completare opere in grado di dare un tetto sicuro a oltre 20 mila persone. Un successo, insomma, anche se non sono solo rose. Nell&#8217;eredità che lascia a Chiodi ci sono anche problemi: il numero degli sfollati ancora in alberghi e case private; una situazione incandescente nei comuni fuori dal cratere del sisma; una città intasata di macerie; i guasti ambientali provocati dal Progetto Case.</p>
<p>La carica dei 40 mila Il problema più grande è senza dubbio quello degli sfollati aquilani. A oltre dieci mesi dal terremoto e nonostante le promesse del premier che aveva assicurato una casa per tutti entro il 31 dicembre, sono oltre 40 mila gli aquilani che continuano a vivere in hotel (6 mila), caserme (1.100), appartamenti lungo la costa (2.400) e soprattutto in autonoma sistemazione in case in affitto o altro (più di 31 mila). Come mai così tanta gente non è riuscita ad avere un nuovo alloggio o a rientrare nelle proprie abitazioni? La questione non è di poco conto visto che, a parte tutto il resto, assistere questa massa di sfollati costa tantissimo: un giorno in albergo vale fino 70 euro a persona, gli affitti arrivano a un massimo di 800 euro. Morale: dallo scorso aprile sono già stati spesi oltre 220 milioni per dare ospitalità agli aquilani. Certo, i terremotati da sistemare sono risultati tanti, oltre 70 mila, ma le ragioni per le quali ancora oggi circolano tutti questi sfollati, secondo Giustino Masciocco, assessore alle Politiche abitative del comune, &#8220;vanno fatte risalire alle stime sbagliate della Protezione civile sul fabbisogno delle abitazioni da costruire per coloro che avevano visto la propria distrutta dal sisma e nei ritardi con i quali si stanno riparando le case poco danneggiate&#8221;. Una tesi confermata da Cialente che definisce tutto ciò &#8220;la nostra Waterloo&#8221;. Cominciamo dall&#8217;errore di calcolo.</p>
<p>Conti in rosso Le cifre dicono chiaramente che rispetto ai 7.181 aventi diritto a uno degli alloggi del Progetto Case in quanto proprietari di abitazioni classificate E ed F (quelle distrutte e le altre inutilizzabili perché vicine ad altre pericolanti) la Protezione civile ne ha costruite solo 5.565, ben 1.616 in meno del necessario. Con il risultato che altrettanti nuclei familiari composti da single giovani e anziani o da coppie sono rimaste senza l&#8217;alloggio. Questo errore, a sentire il Comune, è stato determinato dal fatto che il primo censimento dei danni avviato da Bertolaso venne fatto trascurando la &#8216;zona rossa&#8217; del centro storico quasi completamente distrutta e lavorando sulla fascia della cinta urbana meno danneggiata. Questa circostanza, unita al fatto che spesso i fabbricati compresi nelle fredde statistiche non erano case monofamiliari ma condomini anche con più di 20 appartamenti, hanno favorito l&#8217;errore di stima che ha spinto Bertolaso a fine maggio a fare costruire soli 3.775 alloggi. A dire al verità, anche il Comune aveva avviato un suo screening basato sui dati dell&#8217;anagrafe che indicò in circa 12 mila i nuclei che potevano avere bisogno di nuove abitazioni. Ma Cialente, che pure racconta di avere portato queste stime a Bertolaso, non venne ascoltato. Così si è andati avanti nell&#8217;errore. Fino a metà agosto, quando alla Protezione civile sono arrivati i risultati di un altro censimento che fissava il numero delle famiglie con abitazione E ed F crollate o inutilizzabili in circa 13 mila. E di questi appunto 7.181 chiedevano l&#8217;alloggio del Progetto Case. Solo davanti all&#8217;evidenza di questi numeri Bertolaso si decide a rimediare ordinando la costruzione di altri 675 appartamenti, mentre Cialente chiede 1.600 Moduli abitativi provvisori (Map), le famose casette di legno, ottenendone però solo 1.115. Ma nemmeno questa accelerazione è sufficiente: all&#8217;appello continuano a mancare ancora 1.616 appartamenti per un totale di circa 2 mila persone che continuano ad alimentare l&#8217;esercito degli sfollati.</p>
<p>Avanti piano Ma la fetta più grossa dei 40 mila è senza dubbio quella costituita dagli abitanti meno danneggiati e le cui abitazioni sono state classificate B e C (le A sono quelle agibili), circa 15 mila case riguardanti 30 mila persone. Vista la lieve entità dei danni, riparabili in poche settimane, proprio la veloce sistemazione di queste abitazioni avrebbe dovuto favorire il rientro degli sfollati. Invece, gli interventi più leggeri si stanno rivelando una via Crucis visto che ancora all&#8217;inizio di febbraio pochissimi lavori sono partiti. Colpa del caos normativo provocato dai decreti del governo in materia di ricostruzione che ha spinto la gran parte dei terremotati a temporeggiare; della mancanza del prezzario della Regione Abruzzo varato solo a metà settembre; dei lenti controlli sulla regolarità delle pratiche; dell&#8217;allungamento dei termini per la presentazione delle richieste di contributo prorogati fino al 31gennaio. Un circolo vizioso che dovrebbe spezzarsi ora che Cialente dice di voler usare il pugno di ferro con l&#8217;obbligo di inizi lavori entro sette giorni dalla concessione del contributo pena la perdita dello stesso e di qualsiasi forma di assistenza. Un giro di vite che dovrebbe consentire al massimo entro il mese di agosto il rientro nelle case dei 40 mila sfollati aquilani.</p>
<p>Terremotati invisibili Sono quelli dei comuni fuori dal cosiddetto &#8216;cratere&#8217; del sisma dimenticati persino dalle statistiche della Protezione civile (nel suo sito non compaiono). Quanti siano esattamente nessuno lo sa. E già questo la dice lunga sulla delicatezza della questione. Una stima fatta dal consigliere regionale Giuseppe Di Pangrazio, fa ammontare a quasi 10 mila il loro numero. Si tratta di persone di paesi che ricadono dentro le province dell&#8217;Aquila, Teramo e Pescara. Solo a Sulmona ce ne sono quasi mille e vivono in albergo o ospiti in abitazioni di amici e parenti. Da questi sfollati &#8216;invisibili&#8217; si levano proteste per il diverso trattamento rispetto all&#8217;Aquila. Nel loro caso non è stata la Protezione civile a farsi carico dell&#8217;assistenza. A queste incombenze hanno dovuto pensare i comuni che, come Pratola, dallo Stato hanno avuto solo 250 mila euro, 100 mila dei quali per fronteggiare l&#8217;emergenza e i restanti per finanziare la ricostruzione dei fabbricati. Una miseria considerando che, a Pratola, le richieste di contributo sono state 150 con importi che quasi sempre superano i 40 mila euro. E non basta: avere il contributo non è semplice, occorre dimostrare la relazione tra il danno subito e il terremoto. Il che è facile solo a dirsi, vista la macchinosità dei controlli. La presidente della provincia Stefania Pezzopane chiede per questo &#8220;la cessazione della disparità di trattamento&#8221;. Anche per evitare il ripetersi di quello che è successo a Natale quando nello stesso albergo la Protezione civile ha consegnato pacchi dono ai terremotati dell&#8217;Aquila lasciando a mani vuote gli &#8216;invisibili&#8217;del cratere.</p>
<p>Un muro di macerie Tra quelli aperti lasciati in eredità dalla Protezione civile, secondo l&#8217;assessore alle politiche ambientali dell&#8217;Aquila Alfredo Moroni, quello delle macerie &#8220;è il problema dei problemi&#8221;. Nonostante un&#8217;intesa raggiunta con il comune nei mesi scorsi per risolvere lui la questione, Bertolaso ha passato le consegne lasciando per le vie del centro storico ancora chiuso circa 4 milioni di tonnellate di materiale frutto di crolli e demolizioni. E ora questa enorme massa impedisce la circolazione dei mezzi necessari ad avviare anche la minima riparazione degli immobili danneggiati, come a piazza S. Maria Paganica oppure nella storica via Cascina. La questione non è trascurabile: &#8220;Se non liberiamo le strade&#8221;, spiega Moroni, &#8220;non è possibile nemmeno avviare la ricostruzione&#8221;. Per questo Cialente aveva scritto a Bertolaso sollecitandolo ad allestire i siti necessari allo smaltimento dei rifiuti. Il sindaco aveva addirittura invocato l&#8217;impiego del Genio militare. Ma senza successo. Così oggi per la drammatica emergenza aquilana è in funzione un solo sito per lo smaltimento delle macerie, mentre altri due potrebbero essere allestiti a breve. Ad appesantire la situazione c&#8217;è poi la circostanza che la normativa in materia è particolarmente spinosa. E gli amministratori preferiscono procedere con i piedi di piombo per evitare guai giudiziari. Se comunque anche gli altri due impianti verranno aperti, con una spesa di 30 milioni di euro nel 2010 verranno rimosse 1 milione di tonnellate di detriti, quasi un terzo del totale. Ma occorre fare di più: con questo ritmo ci vorranno infatti tre anni per aprire le vie del centro storico ai mezzi necessari alla ricostruzione. Troppi.</p>
<p>Chi inquina di più L&#8217;emergenza del terremoto in Abruzzo si è aggiunta a un&#8217;altra, quella ambientale del fiume Aterno. A questo fiume il cui bacino è da sempre assediato dagli scarichi fuori norma di molti paesi e persino della facoltà di ingegneria ambientale dell&#8217;università dell&#8217;Aquila, la Protezione civile ha assestato un altro colpo con le fogne non depurate di alcuni insediamenti del Progetto Case: quelli di Assergi, Camarda e Paganica che vanno a inquinare l&#8217;affluente Vera; ma soprattutto quello di Bazzano, per il quale l&#8217;associazione Libera si appresta a scendere sul sentiero di guerra, completato in fretta e furia per consentire a Berlusconi di consegnarlo ai terremotati il 29 settembre, giorno del suo compleanno.</p>
<p>Il caso di Bazzano è singolare perché proprio al di sotto delle nuove case che ospitano circa 2 mila terremotati è in costruzione un depuratore voluto da Adriano Goio, commissario governativo per l&#8217;emergenza ambientale del fiume Aterno, per pulire gli scarichi dell&#8217;abitato preesistente. A causa dei ritardi dell&#8217;Enel, il depuratore non è però funzionante per mancanza di energia. Ciononostante, il consorzio Forcase incaricato da Bertolaso di realizzare le abitazioni dei terremotati ha iniziato a scaricare senza preavviso nella condotta del depuratore. Morale: Goio ha chiuso con dei palloni l&#8217;accesso all&#8217;impianto e solo per carità di patria, per non creare altri dispiaceri ai terremotati bisognosi di quegli alloggi, ha autorizzato il consorzio a scaricare la fogna direttamente nel fiume. Solo negli ultimi giorni Goio ha autorizzato la reimmissione della fogna nel depuratore, che però continua a non funzionare.<br />
(11 febbraio 2010)</p>
<h1><a href="https://lespresso.it/palazzo/2010/02/11/news/l-aquila-aspetta-il-miracolo-1.18749" target="_blank" rel="noopener noreferrer">FONTE</a></h1>
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		<title>L&#039;Aquila, in 300 nella zona rossa: &#034;Io non ridevo&#034;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 13:03:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Appalti G8, quegli imprenditori che ridono del terremoto Gli aquilani si sono ritrovati in piazza con cartelli con scritto &#8220;Io non ridevo&#8221; e &#8220;Riapriamo la nostra città&#8221; in segno di protesta alla luce delle intercettazioni divulgate negli ultimi giorni relative all&#8217;inchiesta fiorentina sugli appalti del G8, ed hanno forzato un posto di blocco all&#8217;altezza dei Quattro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2010/02/12/appalti_g8_maddalena_intercettazioni_terremoto">Appalti G8, quegli imprenditori che ridono del terremoto</a><br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="486" height="412" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="name" value="flashObj" /><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="flashvars" value="videoId=66509559001&amp;linkBaseURL=http%3A%2F%2Fvideo.sky.it%2Fvideoportale%2Findex.shtml%3FvideoID%3D66509559001&amp;playerId=1445085911&amp;viewerSecureGatewayURL=https://console.brightcove.com/services/amfgateway&amp;servicesURL=http://services.brightcove.com/services&amp;cdnURL=http://admin.brightcove.com&amp;domain=embed&amp;autoStart=false&amp;" /><param name="src" value="http://c.brightcove.com/services/viewer/federated_f8/1445085911" /></object><br />
Gli aquilani si sono ritrovati in piazza con cartelli con scritto &#8220;Io non ridevo&#8221; e &#8220;Riapriamo la nostra città&#8221; in segno di protesta <a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2010/02/12/appalti_g8_maddalena_intercettazioni_terremoto">alla luce delle intercettazioni divulgate negli ultimi giorni</a> relative all&#8217;<a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2010/02/11/caso_bertolaso_un_terremoto_sulla_protezione_civile">inchiesta fiorentina sugli appalti del G8</a>, ed hanno forzato un posto di blocco all&#8217;altezza dei Quattro cantoni, nel cuore della zona rossa, per entrare a Piazza Palazzo, considerata inaccessibile.</p>
<p style="text-align: center;">
<p>Dopo aver creato su Facebook il gruppo &#8220;Quelli che a L&#8217;Aquila alle 3:32 non ridevano&#8221; i cittadini hanno organizzato la mobilitazione a scopo dimostrativo per riappropiarsi del centro storico distrutto dal sisma e <span id="more-1288"></span>ancora oggi transennato e coperto da macerie e immondizia. Le vie del centro sono disabitate e dopo la fine dell&#8217;emergenza gli aquilani non desiderano altro che tornare a ripopolare quelle strade dove dove sono nati e cresciuti, dove hanno &#8220;<a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2010/02/12/facebook_g8_aquila_terremoto_intercettazioni">dato il primo bacio e dove si sono innamorati</a>&#8221; come ci ha detto Massimo creatore del gruppo nato sul social network all&#8217;indomani <a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2010/02/12/appalti_g8_maddalena_intercettazioni_terremoto">delle intercettazioni sugli appalti.<br />
</a><br />
Le forze dell&#8217;ordine, dalla polizia all&#8217;Esercito, hanno provato a impedire ai manifestanti, circa 300, di varcare le barricate della zona rossa, ma è stato inutile: al primo tentativo di forzare i blocchi, le persone preposte al posto di guardia hanno preferito lasciar defluire la gente onde evitare disordini.</p>
<p>Così i manifestanti hanno raggiunto piazza Palazzo, la stessa in cui un mese fa era stato celebrato un Consiglio comunale tra cumuli di macerie. Gli stessi cumuli su cui una decina di persone sono salite, rivendicando la propria rabbia per non avere più a disposizione la loro città. Simbolicamente ogni persona ha preso con sé una pietra da quelle macerie residue dai crolli del terremoto di Aprile.</p>
<p>&#8220;Non possono portarci via 700 anni di storia &#8211; ha commentato Giusi Pitari, tra i manifestanti &#8211; è ora di riprenderci la nostra città, siamo indignati &#8211; ha proseguito &#8211; anche di fronte all&#8217;assenza dei nostri rappresentanti istituzionali&#8221;.</p>
<p>Guarda anche:</p>
<p>Terremoto in Abruzzo, lo speciale</p>
<p><a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2010/02/12/facebook_gruppo_l_aquila_quelli_che_non_ridevano">La reazione degli aquilani alle intercettazioni</a><br />
<a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2010/02/12/facebook_g8_aquila_terremoto_intercettazioni">Mente l&#8217;Aquila moriva, loro ridevano</a><br />
<a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2010/02/13/appalti_g8_piscicelli_smentisce_risate_su_l_aquila">Appalti G8, Piscicelli: &#8220;Non ho mai riso dell&#8217;Aquila&#8221;</a></p>
<h1><a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2010/02/14/aquila_manifestazione_in_piazza_contro_intercettazioni_sciacalli" target="_blank" rel="noopener noreferrer">FONTE</a></h1>
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		<title>Vite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 19:43:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Credo che tra le tante divisioni del tipo &#8220;il mondo si divide in due, quelli che&#8230; e quelli che&#8221; possa dividersi in questo modo. Quando scopri che un pezzo metallico che non doveva essere lì ti sta ruotando da un po&#8217; di tempo nella zona pastiglie dei freni e dintorni di una ruota della tua [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Credo che tra le tante divisioni del tipo &#8220;il mondo si divide in due, quelli che&#8230; e quelli che&#8221; possa dividersi in questo modo.<br />
Quando scopri che un pezzo metallico che non doveva essere lì ti sta ruotando da un po&#8217; di tempo nella zona pastiglie dei freni e dintorni di una ruota della tua automobile, <a href="https://www.staipa.it/blog/una-sera-come-unaltra/">automobile con la quale</a> hai già avuto <a href="https://www.staipa.it/blog/return-to-una-sera-come-unaltra-piu-altre-nuove/">qualche lieve diverbio</a> e che tale pezzo avrebbe potuto inchiodare la ruota improvvisamente, quando ti accorgi che è sufficientemente consumato da darti l&#8217;idea che sia lì da un po&#8217; hai due modi secondo me per prendere questa questione.<br />
Il primo è dire &#8220;Cacchio ma quanta sfiga ho? Andrà a finire che prima o poi mi sfracellerò da qualche parte se vado avanti così&#8221; oppure &#8220;Cacchio ma quanto sono fortunato? Mi va sempre bene, avrei potuto sfracellarmi un sacco di volte tra questa macchina e l&#8217;altra ma alla fine o accorgendomi di un rumorino anomalo o controllando la perdita di aderenza o in qualche altro strano modo me la sono sempre cavata!&#8221;<br />
Io la vedo nel secondo modo, e sorrido, ed ogni volta che accade qualcosa del genere sono contento perché so che da qualche parte si è scelto che dovesse andare così. Certo, sicuramente prima o poi come per tutti sarà il mio momento no? Ma non ora evidentemente, o non così, ed è bello vedere che il mondo prosegue.<br />
E così ancora una volta oggi sono tornato a girare con la mia Cincent, non che lei sia esente da problemi, no, ho rischiato di cappottare già almeno un paio di volte, di cui una non certo per colpa mia o perché corressi&#8230;<br />
Ed eccomi li, il tettuccio aperto che ti fa vedere il mondo da un&#8217;altra prospettiva, che ti mostra dettagli delle case, del cielo, delle strade, del mondo che non puoi notare altrimenti, e ti fa ridere del traffico e della gente con i macchinoni che non sa far manovra e del fatto che nei parcheggi devi solo sperare che la gente parcheggi male, perché sai che nello spazio lasciato da chi non sa parcheggiare tu con la tua piccolina ci stai perfettamente.<br />
E così ringrazio quella vite che ha rischiato di bloccarmi il sistema frenante e che mi ha fatto passare un pomeriggio allegro!</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><figure id="attachment_675" aria-describedby="caption-attachment-675" style="width: 400px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2009/10/Vite.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-675" title="Vite" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2009/10/Vite.jpg?resize=400%2C335&#038;ssl=1" alt="Vite" width="400" height="335" /></a><figcaption id="caption-attachment-675" class="wp-caption-text">Vite</figcaption></figure></p>
</div>
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		<title>Sullo scrivere su questi giorni, sui prossimi.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 12:38:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In questi giorni son sempre di corsa, sempre di corsa sempre di corsa, sempre di corsa. La vita cambia ruota, ruotano gli affetti, come capelli ricci cadono ruotano si alzano, improvvisano come jazz come i sogni come le strade che non conosci e i sentieri di montagna, come i flutti dell&#8217;acqua nei fiumi, come il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p>In questi giorni son sempre di corsa, sempre di corsa sempre di corsa, sempre di corsa.<br />
La vita cambia ruota, ruotano gli affetti, come capelli ricci cadono ruotano si alzano, improvvisano come jazz come i sogni come le strade che non conosci e i sentieri di montagna, come i flutti dell&#8217;acqua nei fiumi, come il fumo di una sigaretta che sale nell&#8217;assenza di vento, come le forme delle nubi.</p>
<p>In questi giorni mi sto preparando a dei cambiamenti.</p>
<p>Ho iniziato a raccogliere le ultime cose scritte, le cose scritte negli ultimi due anni e mezzo e mi sono accorto che non è affatto vero che ho scritto<span id="more-99"></span> poco, è cambiata la qualità forse, alcuni scritti sono tra i migliori della mia vita, altri tra i peggiori, ma pochi non lo sono di certo.</p>
<p>Sto raccogliendo, scrivendo, impaginando il prossimo libro, o lo scorso, non so come definirlo&#8230; se solo non mi fosse stato rapinato un manoscritto e non ne avessi stupidamente perso un altro credo avrei materiale quasi per raddoppiare, ma forse il secondo volevo scordarlo e l&#8217;ho scordato.</p>
<p>Ho controllato i miei scritti e ho &#8220;scoperto&#8221; di avere un romanzo iniziato e abbandonato, un romanzo molto sperimentale, e qualche racconto.<br />
Ci lavorerò.</p>
<p>Mi accorgo però della difficoltà a chiudere un capitolo, un libro. Sono abituato a riuscire a chiudere un libro solo dopo aver iniziato il successivo, non perché viva ancora nelle o delle cose scritte nel precedente ma semplicemente per senso logico dato che ogni mio libro si chiude dando segnali dell&#8217;inizio del successivo. Mah forse un po&#8217; come quelle donne che non lasciano il precedente uomo finché non hanno trovato il successivo, paura di solitudine? Incapacità di autonomia? Forse con i miei libri sono un po&#8217; così.</p>
<p>Confido però nell&#8217;inizio di un nuovo nei giorni della settimana prossima, confido in un nuovo inizio di scrittura, alternativa tra l&#8217;altro al passato.<br />
La settimana prossima sarò in Abruzzo, tra le case crollate, tra la gente che vive come probabilmente noi facciamo fatica anche solo a concepire, loro hanno bisogno di me, di te, di tutti noi e forse anche noi in qualche modo abbiamo bisogno di loro, di incontrare un qualcosa che possa scuotere i nostri divani, e le nostre arie condizionate.<br />
Vedrò, vivrò, darò, scriverò, e tanto tanto tanto sono sicuro di ricevere.</p>
</div>
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		<title>La mia risposta definitiva.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2008 12:34:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ne parlavo l&#8217;altro giorno con un gruppo con cui mi ritrovo ultimamente&#8230; si parlava in quel momento di evangelizzazione, di come in quest ambito sia più importante e corretto parlar dell&#8217;esperienza nella propria vita piuttosto che di dogmi e di regole, come sia più importante mostrare se stessi per far apprezzare le proprie scelte. Si [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Ne parlavo l&#8217;altro giorno con un gruppo con cui mi ritrovo ultimamente&#8230; si parlava in quel momento di evangelizzazione, di come in quest ambito sia più importante e corretto parlar dell&#8217;esperienza nella propria vita piuttosto che di dogmi e di regole, come sia più importante mostrare se stessi per far apprezzare le proprie scelte.<br />
Si parlava anche di come spesso il dire qualcosa <span id="more-212"></span>a qualcuno, non necessariamente il voler convincere ma già il dire spesso sia un seminare che non sai dove porterà.<br />
Ho pensato di getto allo scoutismo, ho pensato alla Maggiolina quando mi ha scritto &#8220;a mia sorella manca tanto il suo vecchio capo&#8221;, ma ho pensato soprattutto a Pietro, alla Lally, ai gemelli, a Claudia (lei si..), a Giovanni, a Elisa ai tanti ragazzini con cui mi sono incontrato/scontrato in anni di scoutismo, a come dopo anni che non ci frequentiamo siano cresciuti grandi, forti e come mi dimostrino incontrandoli che qualcosa gli ho dato nonostante all&#8217;epoca mi crucciavo per il non riuscire a dargli abbastanza.<br />
Un cruccio continuo:<span style="font-style: italic;"> ti avrò dato abbastanza? Ti avrò dato quel che potevo?</span> Una risposta continua: <span style="font-style: italic;">no, non ho dato il massimo</span>. Una risposta a posteriori:<span style="font-style: italic;"> forse si, forse davvero si</span>.<br />
E così ancora a scorrere tra i pensieri, le scelte.<br />
Ho sempre educato a scegliere, quindi io stesso ho fatto la mia scelta.<br />
Non tornerò indietro.<br />
Ho scelto un anno ed in definitiva un anno sarà.<br />
Mi guardo da fuori come mi guardano gli altri a parlar di scoutismo, mi vedo con gli occhi grandi e lucidi, colmi di gioia, di energia, di carica, di amore. Di amore, si.<br />
Parlo dello scoutismo con gli occhi con cui parlo di chi amo. Con cui parlo delle cose che amo di chi amo.<br />
E come un amore lascio lo scoutismo con la serenità e la consapevolezza che ho dato e ricevuto, soprattutto ricevuto più di quanto mai avessi chiesto. Come un amore lascio con la consapevolezza di poter dare ancora molto e di poter ricevere molto di più, molto molto di più ma anche quella che ora non è il momento.<br />
Ora.<br />
Quel che sarà poi si vedrà, si spera, si continua ad amare, si continua a vivere la propria vita, si spera.<br />
Poi sarà quel che deve essere.<br />
Nel frattempo ho il tempo di metabolizzare il passato, i momenti stupendi vissuti, i giorni, i mesi, gli anni.<br />
Tornano a galla momenti scordati, momenti quasi non afferrati, quasi passati inosservati che invece hanno segnato il mio essere nel profondo.<br />
&#8220;Ti guardo negli occhi e vedo come tu sia il ricordo di qualcosa che avevo scordato e che sta tornando a galla&#8221;<br />
Momenti da rivivere dentro, da cullare, da crescere, da amare ancora di più per trarre energia, forza, espressione. Per andare avanti, per cancellare quelle cadute, quelle bassezze tipiche di quando si è lontani da se, dall&#8217;obbiettivo, dalla strada che è la nostra e che Dio ci indica con tanta forza e lasciando però il libero arbitrio.<br />
&#8220;<span style="font-style: italic;">Francamente me ne infischio!</span>&#8221;<br />
Quel che poi sarà sarà.<br />
Questa è la mia risposta definitiva.<br />
E penso che allora la mia frase era &#8220;Nessuno ha fatto più grave errore di chi non ha fatto nulla perché pensava di poter fare troppo poco&#8221; ora è &#8220;La vita è sogno, fanne realtà&#8221;, in fondo cosa è cambiato?<br />
Nulla.<br />
Solo le cadute che servono a crescere, solo le bassezze che servono a mostrare la purezza dell&#8217;amore, l&#8217;amore in genere, l&#8217;amore in senso lato.<br />
Questa è la mia risposta definitiva:  ti lascio scoutismo, ti lascio amore mio, ti lascio andare perché la tua strada è più forte di ogni strada, perché non hai bisogno di me ne io di te.<br />
Sia quel che sia, e se un giorno le nostre strade torneranno vicine, nella stessa direzione io non sarò che felice di essere accolto tra le tue braccia.<br />
Questa è la mia risposta definitiva, anche se so che non starò lontano per sempre.</div>
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		<title>Ti sei sposata.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 20:24:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ed infine ti sei sposata. Ti sei sposata, col tuo vestito arancio e verde da elfa e lui in grigio con la tuba nera. Ti sei sposata in quella chiesa dove ho sempre sognato il mio matrimonio, in quella chiesa che per me significa tanto, significa in qualche modo la mia fede, e ricorda il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Ed infine ti sei sposata.<br />
Ti sei sposata, col tuo vestito arancio e verde da elfa e lui in grigio con la tuba nera.<br />
Ti sei sposata in quella chiesa dove ho sempre sognato il mio matrimonio, in quella chiesa che per me significa tanto, significa in qualche modo la mia fede, e ricorda il mio essere scout, che è il nostro essere scout.<br />
Ti sei sposata con quel canto d&#8217;inizio che<span id="more-220"></span> è stato come un muro a scontrarsi con il mio essere, e poi un cuscino dolce ad avvolgermi, ad avvolgerci tutti, e poi il caldo di lacrime dolci.<br />
Ti sei sposata e ti penso mentre tornando dal tuo, dal vostro matrimonio ripercorro le nostre, le tue strade d&#8217;un tempo. A tratti provo quasi tristezza al pensiero di come fossero nostre, quelle e molte altre cose, e poi ripenso a come fossero invece tue, come fossero in definitiva i tuoi sogni che si realizzano oggi, i tuoi desideri.<br />
Ti sei sposata con un uomo che non ne esistono migliori, ricordo ancora la prima volta in cui abbiamo parlato io e lui. Un grande, un colosso assoluto, grande ancor oggi quando vi hanno chiesto di ritrarvi a vicenda e lui ha disegnato un mare, un sole, la terra, il vento ed ha aggiunto a parole, col suo sorriso, tutto quel che non ci stava sul foglio.<br />
Da inchinarsi e dirgli &#8220;sei un signore&#8221;.<br />
Andate dunque sulla vostra nave verso nuovi mondi, verso un futuro radioso, rido e piango per te.<br />
Rido e piango si, ed infine ti sei sposata.</p>
<div style="text-align: center;">&#8220;<span style="font-style: italic;">Datemi una barca per andare alla ricerca dell&#8217;isola sconosciuta</span>&#8221;<br />
&#8220;Che isola sconosciuta?&#8221;<br />
&#8220;<span style="font-style: italic;">L&#8217;isola sconosciuta</span>&#8221;<br />
&#8220;Isole sconosciute non ce ne sono più&#8221;<br />
&#8220;<span style="font-style: italic;">Chi ve l&#8217;ha detto che isole sconosciute non ce ne sono più?</span>&#8221;<br />
&#8220;Sono tutte sulle carte!&#8221;<br />
&#8220;<span style="font-style: italic;">Sulle carte geografiche ci sono soltanto le isole conosciute!</span>&#8221;<br />
&#8220;E qual è quest&#8217;isola sconosciuta di cui volete andare in cerca?&#8221;<br />
&#8220;<span style="font-style: italic;">Se ve lo potessi dire allora non sarebbe sconosciuta</span>&#8221;</p>
<p><span style="font-size: xx-small;">Il racconto dell&#8217;isola sconosciuta / José Saramago</span></p>
</div>
</div>
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		<title>Addio&#8230;.. ?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Aug 2008 20:03:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E così anche l&#8217;ultimo mio campo è andato.Si.E mi accorgo che per ora va bene così, va bene così, sì.Non c&#8217;è più nulla che io possa dare ora per questo mondo, e quel che potevo prendere l&#8217;ho preso, o almeno l&#8217;ho incontrato, amato, carezzato, vissuto.Nelle cose materiali, ma soprattutto in quelle mentali, psicologiche, filosofiche.Le mie [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">E così anche l&#8217;ultimo mio campo è andato.<br>Si.<br>E mi accorgo che per ora va bene così, va bene così, sì.<br>Non c&#8217;è più nulla che io possa dare ora per questo mondo, e quel che potevo prendere l&#8217;ho preso, o almeno l&#8217;ho incontrato, amato, carezzato, vissuto.<br>Nelle cose materiali, ma soprattutto in quelle mentali, psicologiche, filosofiche.<br>Le mie mani sono ancora segnate da un campo che sembra essere di reparto, non riesco a non trovare un motivo per far legature che lascino i segni sui pali (perché come mi è stato insegnato una legatura non è una legatura se non si segnano i pali) o per non mettere le mani nel fuoco.<br>Qui a Pradasacco tanti anni fa ho fatto il mio primo campo, ho abbracciato (amato) quell&#8217;albero contorto in cima alla collina, mi ci accoccolavo e lo carezzavo, ci parlavo.<br>Quell&#8217;Albero è stato dove forse -ancora lupetto- ho deciso sarei stato un giorno capo.<br>Sono tornato da lui come gli avevo promesso.<br>Non potevo tornarci prima del mio ultimo campo, non potevo.<br>E chissà che qualcuno, la piccola Betta magari, non abbia preso da quell&#8217;albero su cui si arrampicava, su cui mi arrampicavo quel che ho preso io, quel che ho perso io, quel che Ema ha dato a me.<br>Il mio albero.<br>Questo è stato un bel campo, con lupetti, come doveva essere, come era iniziato, come è finito.<br>Ed ho incontrato cose nuove, persone nuove, emozioni nuove. Certo non come al mio ultimo campo di reparto, no, mai come in quel campo, o come in un campo di reparto in genere, ma ho conosciuto tanto, e anche se con meno graffi, meno scottature, meno sudore, meno profonda emozione.<br>L&#8217;ultimo.<br>Per un po&#8217; almeno, poi chissà, chissà come può evolvere la mia vita, i miei sentimenti, il mio essere, i miei desideri.<br>Ora devo prendere però altre strade.<br>&#8220;Vai ci sono altri mondi oltre a questo&#8221;<br>E già se ne profilano altri all&#8217;orizzonte, altri mondi, progetti, sogni da raggiungere.<br>&#8220;Hold Fast To Dream&#8221; però. Non mi allontanerò mai del tutto da questo che ha formato la mia persona, il mio essere, il mio vivere. Non ho dato abbastanza, non ho dato tutto, non ho dato quel che posso ma anche per questo forse ho bisogno di andarmene da qui, poi chissà&#8230;<br>So quanto e come potrei dare ma ora è altrove che voglio investire, è altrove dove ho bisogno di crescere.<br>Un anno? Due? Tre? Per sempre? Non lo so.<br>Non aspettatemi, come è normale non aspettatemi, ma tornerò in qualche forma.<br>Non aspettatemi.<br>Tornerò dal mio albero.<br>Se non sapete dove trovarmi aspettatemi lì.<br>Nel frattempo ho altre cose da fare, altri sogni da inseguire, sogni miei, ma non solo miei, sogni d&#8217;insieme.<br>Sogni comunque.<br>Poi sia quel che sia, sarà quel che sarà.</p>
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		<title>Perchè si dice addio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 20:46:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo è solo un articolo trovato per caso linkato su un forum&#8230; lo linko anche io perché mi ha fatto un po&#8217; sorridere, e un po&#8217; mettere il musino triste, mi ha fatto pensare a quante volte il mondo gira così, a quando io mi sono comportato così, a quando tante, non una, persone le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Questo è solo un articolo trovato per caso linkato su un forum&#8230; lo linko anche io perché mi ha fatto un po&#8217; sorridere, e un po&#8217; mettere il musino triste, mi ha fatto pensare a quante volte il mondo gira così, a quando io mi sono comportato così, a quando tante, non una, persone le ho viste far così e al sogno un po&#8217; che un giorno possa andr a finire come in queste parole</div>
<h2 style="text-align: justify;"><a href="http://giuliacarcasi.blogspot.com/2011/08/perche-si-dice-addio-giulia-carcasi.html"><strong>Fonte blog di Giulia Carcasi</strong></a></h2>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-weight: bold;">Perché si dice addio</span>La paura dell&#8217;abbandono fa fare cose assurde. Come mettere fine a una storia anche quando è quella giusta. E da quel momento, come racconta la scrittrice Giulia Carcasi, vivere come se la persona di cui siamo innamorate potesse ricomparire da un momento all&#8217;altro</p>
<p>Mentre le ragazze della mia età facevano<span id="more-326"></span> coi maschi prove di volo, io facevo prove di abbandono. Dopo venti giorni di cinema, pizza, normalità, avvertivo l’urgenza di non vederli più. Ricorrevo all’addio tramite sms: “Non funziona”, come se si trattasse di un elettrodomestico. Un introverso mi rispose con uno squillo e sparì nel nulla. Un logorroico mi scrisse una lettera di cinque pagine in cui mi avvertiva che un dipendente era stato risarcito dall’azienda perché licenziato tramite sms, concludeva con: “Quanti danni morali dovrei chiedere io a te?”. Ora fa l’avvocato. Un ricco mi comprò un cellulare molto costoso per convincermi a richiamarlo. Non accettai: mi piacciono i regali, non gli investimenti. Ora lavora in Borsa. Un mammone, che mi aveva invitato a casa sua per presentarmi, mi rispose: “Mia madre ha preparato il pranzo, che le dico?”, gli consigliai di dirle che non avevo appetito. Ora le presentazioni le fa al ristorante. Con loro ero stata prevedibile, inaffidabile, seriale: mai una foto insieme, una promessa, un ripensamento. Eppure, se li incontravo per caso, ci tenevano a fermarmi, volevano a tutti i costi offrirmi un caffè, azzardavano un contatto, mi chiedevano perché fosse finita, io mi chiedevo perché fosse iniziata, perché non m’insultassero, perché non sentissero l’oltraggio, l’orgoglio, l’abbaglio.</p>
<p>ME N’ERO ANDATA PRIMA DELLA FINE: IO PER LORO NON AVEVO FATTO IN TEMPO A DIVENTARE STANCHEZZA, ERO RIMPIANTO, VOGLIA INTATTA, E LORO PER ME NON AVEVANO FATTO IN TEMPO A DIVENTARE MANCANZA</p>
<p>Ti ho conosciuto in una pizzeria, a una cena universitaria. Stavi seduto accanto a una ragazza, lei era di Latina, ma sosteneva che sua nonna era regina d’Etiopia, tu la guardavi perplesso. Ho preso posto accanto a te, ho pensato: sei tu. Un giorno quando racconterai ad altri il nostro inizio dirai che stavi parlando con una principessa ed è venuta a infastidirti una “zanzarina”, io ti dirò zanzarina a chi?, ma nei tuoi diminutivi sentirò il sollievo di non dover essere grande. Ci siamo rivisti un diciotto maggio alle diciotto, alla fine delle lezioni mi aspettavi. Hai chiesto il mio numero di telefono a un’amica comune e io l’ho rimproverata per avertelo dato. Paura di te, delle nostre notti passate a passeggiare a vanvera per Roma. Sai?, mi sembra che certe piazze e certe strade le abbiamo viste solo noi, non le ho più trovate. Mi hai portato in ristoranti sofisticati, ma dal Cinese ti sei fatto coraggio e m’hai baciato. Due giorno dopo ho provato a lasciarti: “Non funziona”, ti sei piantato sotto casa mia, hai pianto, hai detto: «Aggiustiamola» e ci abbiamo provato. A insegnarmi come si tiene e si lascia tenere una mano ce n’è voluto, io bravissima a scansare, mi prendevi la mano, indicavi un’insegna e dicevi «tienimela fino a lì, manca poco».</p>
</div>
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		<title>Varie&#8230;.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Oct 2007 10:37:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non scrivo da un po&#8217; ma sono stato &#8220;travolto&#8221; da mille eventi e il tempo libero sta latitando. Forse dovrei emettere un mandato di cattura in modo da riuscire ad averne un po&#8217;&#8230; Ma tanto poi si sa che il tempo libero lo occupo quindi va bene così. Prosegue il lavoro tra tensioni e assunzioni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non scrivo da un po&#8217; ma sono stato &#8220;travolto&#8221; da mille eventi e il tempo libero sta latitando. Forse dovrei emettere un mandato di cattura in modo da riuscire ad averne un po&#8217;&#8230;<br />
Ma tanto poi si sa che il tempo libero lo occupo quindi va bene così.<br />
Prosegue il lavoro tra tensioni e assunzioni scelte in modi dubbi, anzi forse neppure tanto dubbi&#8230;<br />
Prosegue la mia vita musicale dove finalmente sembra avvicinarsi alla concretezza la nascita di quello che dentro di me ho sempre chiamato il &#8220;Progetto M Style&#8221;, nella mia vita scout finalmente sono nel pieno di una &#8220;botta di vita&#8221; finalmente di nuovo nell&#8217;entusiasmo di fare, scoprire, vivere ora con i piccoli lupetti invece che con gli adolescenti del reparto.<br />
Ho inizato a fare <a href="https://www.taki-no-kan.org/">Jujitzu</a>, sto per completare il corso Advanced SSI di subacquea&#8230;<br />
si insomma sono un po&#8217; occupato, ma&#8230; ma soprattutto accanto a me c&#8217;è una persona importante che rende ogni giorno speciale, e che mi fa sorridere, pensare, sentire a casa.<br />
Sono felice.<br />
Si in questo periodo posso dire di esserlo.</p>
<p>p.s. Ah&#8230;. la Cincent è tornata finalmente a girare per le strade, era stato un problema a livello del cambio!</p>
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		<title>L&#039;&#034;Isola dei famosi&#034; e l&#039;isola del mattone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Sep 2007 02:55:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Milano, 3 settembre 2007 comunicato stampa Dietro il reality show di Rai 2, in programma da metà settembre, c’è un megaprogetto turistico per un resort di lusso sulla costa caraibica dell&#8217;Honduras. Il 17 agosto è stata posata la prima pietra. A incaricarsi dei lavori è l&#8217;italiana Astaldi. La popolazione locale, i garifuna, protesta e denuncia: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Milano, 3 settembre 2007</p>
<p><strong>comunicato stampa</strong></p>
<p>Dietro il reality show di Rai 2, in programma da metà settembre, c’è un megaprogetto turistico per un resort di lusso sulla costa caraibica dell&#8217;Honduras.</p>
<p>Il 17 agosto è stata posata la prima pietra.<br />
A incaricarsi dei lavori è l&#8217;italiana Astaldi.<br />
La popolazione locale, i garifuna, protesta e denuncia: &#8220;Il progetto minaccia la nostra sopravvivenza&#8221;.<br />
Il Collettivo Italia Centro America lancia una campagna internazionale contro Astaldi.</p>
<p>Tutte le informazioni sul<span id="more-411"></span> blog:</p>
<p><a href="http://lisolaeilmattone.blogspot.com/">lisolaeilmattone.blogspot.com</a></p>
<p><strong>L'&#8221;</strong><strong>Isola dei famosi</strong>&#8221; e l’isola del mattone</p>
<p>I villaggi vacanze dopo il reality</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Kfyu_7P73ts" /></object></p>
<p>C’è un concorrente nascosto all edizione 2007 dell'&#8221;<strong>Isola dei famosi</strong>&#8220;.</p>
<p>È <strong>Astaldi, la seconda società di costruzioni in Italia</strong>. A luglio ha firmato il contratto per iniziare i lavori del <strong>megaprogetto turistico &#8220;Laguna de los Micos&#8221;</strong>. Il complesso verrà realizzato nella Bahia de Tela, sulla costa caraibica dell’Honduras, a pochi chilometri dalle isole dei Cayos Cochinos, dove il 20 settembre inizia la nuova serie del reality show.<br />
La regione è abitata dal popolo afro-indigeno dei garifuna, che vive di pesca in comunità lungo la costa e teme l’impatto sociale e ambientale del turismo di massa.</p>
<p>Oggi la Laguna de los Micos è <strong>un paradiso di mangrovie, una striscia vergine di spiaggia e vegetazione di oltre 3 km</strong>. Il progetto nella Bahia de Tela prevede la realizzazione di <strong>quattro hotel di lusso, 256 ville, un campo di golf, un club ippico e un centro commerciale</strong> -su [//]una superficie complessiva di oltre 300 ettari-.</p>
<p>Il tutto verrà realizzato<br />
(Pnjk) e di una registrata (con il numero 722) nell&#8217;elenco delle paludi protette dalla Convezione internazionale di protezione delle paludi (conosciuta come Ramsar).<br />
Perciò il riempimento di gran parte della palude per la realizzazione del campo da golf è illegale.<br />
Non ci sono state nemmeno le consultazioni con le popolazioni locali, come vorrebbe l&#8217;Accordo n. 169 dell&#8217;Organizzazione internazionale del lavoro.<br />
<strong>Astaldi</strong> si incaricherà di realizzare la rete di infrastrutture di base, per un importo complessivo di circa <strong>18 milioni di dollari</strong> (il <em>budget</em> complessivo del progetto è di circa 200): l&#8217;azienda italiana costruirà le strade, le fognature, il sistema elettrico, quello per la raccolta dei rifiuti solidi e per immagazzinare l&#8217;acqua potabile.</p>
<p>Il <strong>17 agosto</strong> scorso il ministero del Turismo ha posto &#8220;la prima pietra&#8221; del megaprogetto: presto arriveranno i villaggi vacanze, pronti ad attrarre nel Paese un numero sempre maggiore di turisti occidentali (da Milano ogni settimana parte già un volo charter diretto in Honduras, porta i turisti sull&#8217;isola di Roátan, attualmente l&#8217;unica &#8220;Cancún&#8221; del Paese).<br />
<strong>Non è un caso, perciò, se per il secondo anno consecutivo &#8220;i famosi&#8221; e l&#8217;Isola metteranno per tre mesi le spiagge honduregne in vetrina davanti a milioni di telespettatori italiani</strong> (lo scorso anno il programma raccolse il 25% di share).</p>
<p>Cosa nasconde l&#8217;Isola? Nel dicembre 2006 un&#8217;inchiesta della rivista Altreconomia ha rivelato che <strong>le isolette dei Cayos, sedi del reality, sono in vendita</strong>. In più, il format prodotto da Magnolia e trasmesso dalla Rai sconvolge gli equilibri su cui si regge la vita delle popolazioni locali.<br />
Lo scorso anno, ad esempio, la gente del Cayo Chachahuate non potè uscire in barca a pescare per<br />
tutto il tempo delle riprese.</p>
<p>Il <strong>Collettivo Italia Centro America (Cica)</strong>, impegnato al fianco dei <strong>garifuna</strong> di <strong>Ofraneh, l&#8217;Organizzazione fraterna dei popli negri dell&#8217;Honduras</strong>, lancia domani una <strong>campagna internazionale contro Astaldi</strong>. Sul blog <a href="https://www.staipa.it/blog/lisola-dei-famosi-e-lisola-del-mattone/">lisolaeilmattone.blogspot.com</a> dossier e una dettagliata lettera di denuncia (in tre lingue: italiano, inglese e spagnolo) da inviare ai rappresentanti dell&#8217;azienda in Italia e in Honduras.</p>
<p>Il <strong>Collettivo Italia Centro America (Cica)</strong> è un collettivo di base, formato da persone che negli ultimi anni hanno lavorato in progetti di cooperazione popolare in diversi Paesi del Centro America. Lavora per monitorare gli interessi del capitale italiano in America Centrale e denunciare le violazioni dei diritti umani nella regione.</p>
<p>Web: <a href="https://www.staipa.it/blog/lisola-dei-famosi-e-lisola-del-mattone/">www.puchica.org</a> E-mail: <a href="mailto:honduras@puchica.org">honduras@puchica.org</a>; <a href="mailto:info@puchica.org">info@puchica.org</a></p>
<p>Ufficio stampa: Luca Martinelli (349.8686815)<br />
<span style="color: #ff0000;"><br />
Qui potete trovare il comunicato stampa in formato pdf per mandarlo via mail ai vostri conoscenti!</span></p>
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		<title>Ricordo bene il suo sguardo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Aug 2007 13:17:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Ricordo bene il suo sguardo. Attraversa ancora la mia anima Come una scia di fuoco nella notte. Ricordo bene il suo sguardo. Il resto… Sì, il resto è solo una parvenza di vita. Ieri ho passeggiato per le strade come una qualsiasi persona. Ho guardato le vetrine spensieratamente E non ho incontrato amici con i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;">
<p>Ricordo bene il suo sguardo.<br />
Attraversa ancora la mia anima<br />
Come una scia di fuoco nella notte.<br />
Ricordo bene il suo sguardo. Il resto…<br />
Sì, il resto è solo una parvenza di vita.</p>
<p>Ieri ho passeggiato per le strade come una qualsiasi persona.<br />
Ho guardato le vetrine spensieratamente<br />
E non ho incontrato amici con i quali parlare.<br />
D&#8217;improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste,<br />
così triste che mi è parso di non poter<br />
vivere un altro giorno ancora, e non perché potessi morire o uccidermi,<br />
ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo e questo è tutto.</p>
<p>Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona.<br />
Mi duole vivere in una situazione di disagio.<br />
Debbono esserci isole verso il sud delle cose<br />
Dove soffrire è qualcosa di più dolce,<br />
dove vivere costa meno al pensiero,<br />
e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole<br />
e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali<br />
né al giorno del mese o della settimana che è oggi.</p>
<p>Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d&#8217;offendere,<br />
un cuore eccessivamente spontaneo<br />
che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale<br />
che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta,<br />
tristi canzoni, come le strade strette quando piove.<br />
<br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Da Poesie Inedite di </span><a style="font-style: italic;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fernando_Pessoa#Opere">Fernando Pessoa</a></p>
</div>
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		<title>Vorrei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jun 2007 20:54:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vorrei (Francesco Guccini &#8211; D&#8217;Amore Di Morte E Di Altre Sciocchezze) Vorrei conoscer l&#8217; odore del tuo paese, camminare di casa nel tuo giardino, respirare nell&#8217;aria sale e maggese, gli aromi della tua salvia e del rosmarino. Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero parlando con me del tempo e dei giorni andati, vorrei che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: bold;">Vorrei</span> (Francesco Guccini &#8211; D&#8217;Amore Di Morte E Di Altre Sciocchezze)<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/kJUa02_TJDM" /></object><span id="more-442"></span><br />
Vorrei conoscer l&#8217; odore del tuo paese,<br />
camminare di casa nel tuo giardino,<br />
respirare nell&#8217;aria sale e maggese,<br />
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.<br />
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero<br />
parlando con me del tempo e dei giorni andati,<br />
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,<br />
come se amici fossimo sempre stati.<br />
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci<br />
e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,<br />
le strisce delle lumache nei loro gusci,<br />
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri</p>
<p>e lo vorrei<br />
perché non sono quando non ci sei<br />
e resto solo coi pensieri miei ed io&#8230;</p>
<p>Vorrei con te da solo sempre viaggiare,<br />
scoprire quello che intorno c&#8217;è da scoprire<br />
per raccontarti e poi farmi raccontare<br />
il senso d&#8217; un rabbuiarsi e del tuo gioire;<br />
vorrei tornare nei posti dove son stato,<br />
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso<br />
e per farmi da te spiegare cos&#8217;è cambiato<br />
e quale sapore nuovo abbia l&#8217; universo.<br />
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona<br />
o il mare di una remota spiaggia cubana<br />
o un greppe dell&#8217;Appennino dove risuona<br />
fra gli alberi un&#8217; usata e semplice tramontana</p>
<p>e lo vorrei<br />
perché non sono quando non ci sei<br />
e resto solo coi pensieri miei ed io&#8230;</p>
<p>Vorrei restare per sempre in un posto solo<br />
per ascoltare il suono del tuo parlare<br />
e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo<br />
impliciti dentro al semplice tuo camminare<br />
e restare in silenzio al suono della tua voce<br />
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso<br />
dimenticando il tempo troppo veloce<br />
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.<br />
Vorrei cantare il canto delle tue mani,<br />
giocare con te un eterno gioco proibito<br />
che l&#8217; oggi restasse oggi senza domani<br />
o domani potesse tendere all&#8217;infinito</p>
<p>e lo vorrei<br />
perché non sono quando non ci sei<br />
e resto solo coi pensieri miei ed io&#8230;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>&#034;Sei Bellissima&#034; e i testi delle canzoni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 May 2007 19:54:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[A volte certe cose mi fanno pensare. Ma sono l&#8217;unico che ascolta i testi delle canzoni? La gente &#8220;normale&#8221; cosa ascolta in una canzone? Solo il ritornello? Solo la musica? Solo la voce? Niente. Ascoltavo la radio, c&#8217;era un programma di dediche e un uomo ha dedicato la canzone &#8220;Sei Bellissima&#8221; alla propria moglie e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A volte certe cose mi fanno pensare.<br />
Ma sono l&#8217;unico che ascolta i testi delle canzoni? La gente &#8220;normale&#8221; cosa ascolta in una canzone? Solo il ritornello? Solo la musica? Solo la voce? Niente.</p>
<p>Ascoltavo la radio, c&#8217;era un programma di dediche e un uomo ha dedicato la canzone &#8220;Sei Bellissima&#8221; alla propria moglie e alla propria bambina.<br />
Quante volte avete sentito dedicare questo brano a una donna? Io personalmente credo decine di volte, ora mi chiedo, va beh il ritornello..<span id="more-467"></span>. ma avete mai ascoltato il testo intero?<br />
Ve lo scrivo</p>
<p><span style="font-weight: bold;">Sei Bellissima </span><span style="font-style: italic;">(Loredana Bertè)<br />
</span><br />
Che strano uomo avevo io<br />
con gli occhi dolci quanto basta<br />
per farmi dire sempre &#8220;Sono ancora tua&#8221;<br />
e mi mancava il terreno<br />
quando si addormentava sul mio seno<br />
e lo scaldavo al fuoco umano della gelosia<br />
Che strano uomo avevo io<br />
mi teneva sotto braccio<br />
e se cercavo di esser seria<br />
per lui ero solo un pagliaccio<br />
e poi (a letto) mi diceva sempre<br />
&#8220;Non vali che un po’ più di niente&#8221;<br />
io mi vestivo di ricordi<br />
per affrontare il presente<br />
e ripensavo ai primi tempi<br />
quando ero innocente<br />
a quando avevo nei capelli<br />
la luce rossa dei coralli<br />
quando ambiziosa come nessuna<br />
mi specchiavo nella luna/ e l’obbligavo a dirmi sempre<br />
&#8220;Sei bellissima<br />
sei bellissima&#8221;<br />
accecato d’amore<br />
mi stava a guardare<br />
&#8220;Sei bellissima<br />
sei bellissima&#8221; na&#8230; na&#8230; na&#8230;<br />
Se pesco chi un giorno ha detto<br />
&#8220;il tempo è un gran dottore&#8221;<br />
lo lego a un sasso stretto stretto<br />
e poi lo butto in fondo al mare<br />
son passati buoni buoni<br />
un paio d’anni e di stagioni<br />
ho avuto un paio di avventure<br />
niente di particolare<br />
ma io uscivo a cercarti<br />
nelle strade, fra la gente<br />
mi sembrava di voltarmi all’improvviso<br />
e vederti nuovamente<br />
e mi sembra di sentire ancora<br />
&#8220;Sei bellissima<br />
sei bellissima&#8221;<br />
accecato d’amore<br />
mi stava a guardare<br />
&#8220;Sei bellissima<br />
sei bellissima&#8221; na&#8230; na&#8230; na&#8230;<br />
&#8220;Sei bellissima<br />
sei bellissima&#8221; na&#8230; na&#8230; na&#8230;<br />
&#8220;Sei bellissima<br />
sei bellissima&#8221; na&#8230; na&#8230; na&#8230;</p>
<p>Mah&#8230;.. non so io non sono convinto che abbiano tutti ascoltato il testo della canzone&#8230;..<br />
va beh che ho anche scovato chi amava i Baustelle e la loro canzone &#8220;La guerra è finita&#8221; e non si era accorta che parla del suicidio di una ragazza&#8230;</p>
<p><span style="font-weight: bold;">La guerra è finita</span> <span style="font-style: italic;">(Baustelle)</span></p>
<p>Vivere non è possibile,<br />
lasciò un biglietto inutile ,<br />
prima di respirare il gas,<br />
prima di collegarsi al caos,<br />
e la mia amica era una stronza,<br />
aveva 16 anni appena.</p>
<p>Vagamente psichedelica,<br />
la sua t-shirt all’epoca,<br />
prima di perdersi nel punk,<br />
prima di perdersi nel crack,<br />
si mise insieme ad un nazista<br />
conosciuto in una rissa&#8230;.</p>
<p>E nonostante le bombe vicine,<br />
la fame, malgrado le mine,<br />
sul foglio lasciò<br />
parole nere di vita:<br />
&#8220;la guerra è finita,<br />
per sempre finita,<br />
almeno per me!&#8221;</p>
<p>&#8220;Emotivamente instabile,<br />
viziata ed insensibile&#8221;,<br />
il professore la bollò,<br />
ed un caramba la incastrò<br />
durante un furto all’esselunga,<br />
pianse e non le piacque affatto..</p>
<p>E nonostante le bombe<br />
alla televisione,<br />
malgrado le mine,<br />
la penna sputò<br />
parole nere di vita:<br />
&#8220;la guerra è finita,<br />
per sempre finita,<br />
almeno per me!&#8221;</p>
<p>E nonostante sua madre<br />
impazzita e suo padre,<br />
malgrado Belgrado,<br />
l’america e Bush,<br />
con una bic profumata<br />
da attrice bruciata<br />
&#8220;la guerra è finita!&#8221;,<br />
scrisse così&#8230;</p>
<div style="text-align: justify;">Io avrei quasi paura se fossi un cantante e avessi scritto una canzone&#8230;. come fai a sapere poi cosa la gente crede tu abbia scritto?!?!</div>
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