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	<title>cambiamento Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>cambiamento Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>Harry Potter e il fascismo dilagante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2018 14:29:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il primo libro di Harry Potter è uscito quando io ero grandino, nel 1998 (anno dell&#8217;uscita italiana) avevo sedici anni anni e troppa saccenza per leggere un libro per bambini. Molti della mia generazione e di quella che sta iniziando ora a votare, a partecipare alla vita politica e a fare la differenza nel mondo [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il primo libro di <em>Harry Potter</em> è uscito quando io ero grandino, nel 1998 (anno dell&#8217;uscita italiana) avevo sedici anni anni e troppa saccenza per leggere un libro per bambini. Molti della mia generazione e di quella che sta iniziando ora a votare, a partecipare alla vita politica e a fare la differenza nel mondo invece sono cresciuti con lui, da parte mia invece avevo giurato che non li avrei mai letti. Quest&#8217;anno tuttavia, una volta uscita la versione in <a href="https://www.audible.it/ep/Harry-Potter-audiolibri">audiolibro (https://goo.gl/62ZyA5 )</a>&nbsp;il mio voto è venuto meno e così ho appena terminato di ascoltarne l&#8217;ultimo capitolo.<br>Devo ammettere che se da un lato mi spiace non aver vissuto da bambino l&#8217;emozione una saga con un personaggio della mia età o quasi, non mi spiace affatto averne letto l&#8217;ultima parte da adulto. Alla fine sono comunque cresciuto con Tom&nbsp;Sawyer,&nbsp;Huckleberry Finn, i Goonnies e quello che c&#8217;era qualche anno prima ma la cosa che mancava a gran parte di questi era appunto la visione adulta del mondo. Il parallelo con una realtà che il bambino-ragazzo si troverà ad affrontare una volta&nbsp;<em>fuori dal libro</em>,&nbsp;<em>fuori da lì</em>.&nbsp;<br>In tutto questo, nel mondo odierno, nel mondo che ora è nelle mani di quei bambini che sono cresciuti con&nbsp;<em>Potter</em>, la cosa che mi ha fatto di più alzare i peli sulla nuca è stata la catastrofica visione politica e la forza con cui l&#8217;unione di tanti possa opporvisi. Come il leader scelto dal popolo e dalle contingenze finisca per vincere non elevandosi ma umiliandosi, lasciando spazio agli altri. <em>Neville</em>, un personaggio secondario, uccide <em>Nagini</em>&nbsp;e senza questo il mondo sarebbe stato conquistato da <em>Voldemort</em>. Senza questo <em>Harry Potter</em> avrebbe fallito, avrebbe finito per morire come aveva scelto di fare e la sua morte sarebbe stata comunque inutile. Forse sì, c&#8217;è qualcuno destinato a cambiare il mondo, ma non potrà mai farlo da solo e non potrà mai farlo imponendosi come leader e incensandosi.<br>C&#8217;è una parte in particolare che leggendo mi è rimasta terribilmente impressa, più di una&nbsp;Azkaban che con la sua scritta &#8220;Per il bene superiore&#8221; ricorda una Auschwitz con il suo &#8220;Il lavoro rende liberi&#8221;, più dei continui richiami al razzismo e alla discriminazione inutile del diverso che sia mezzosangue, elfo domestico o goblin, della lotta per una razza pura, più l&#8217;ammiccamento sul fatto che Silente abbia sconfitto Grindelwald nel 1945. Si tratta di una parte del capitolo 13: La commissione per il censimento dei Nati Babbani (<em>The Muggle-Born Registration Commission</em>)</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>«Quindi i Mangiamorte si sono impadroniti anche della Gazzetta del Profeta?» chiese Hermione, rabbiosa.&nbsp;<br>Lupin annuì.&nbsp;<br>«Ma la gente sa cosa sta succedendo, vero?»&nbsp;<br>«Il colpo di mano è stato abile ed è passato praticamente inosservato» rispose Lupin. «La versione ufficiale dell&#8217;assassinio di Scrimgeour è che ha dato le dimissioni; è stato sostituito da Pius O&#8217;Tusoe, che è sotto la Maledizione Imperius».&nbsp;<br>«Perché Voldemort non si è proclamato Ministro della Magia?» chiese Ron.&nbsp;<br>Lupin rise.&nbsp;<br>«Non ne ha bisogno, Ron. È lui il Ministro a tutti gli effetti, ma perché dovrebbe stare dietro una scrivania? Il suo burattino, O&#8217;Tusoe, si occupa delle faccende quotidiane, lasciandolo libero di estendere il suo potere ben oltre.&nbsp;<br>«Naturalmente molti hanno capito cosa è successo: la politica del Ministero è cambiata troppo bruscamente negli ultimi giorni e si mormora che dietro ci dev&#8217;essere Voldemort. Ma è questo il punto: si mormora. Nessuno lo dice apertamente, nessuno si fida di nessuno; hanno paura di dire le cose come stanno, perché se i loro sospetti fossero fondati le loro famiglie sarebbero prese di mira. Sì, Voldemort sta giocando in modo molto astuto. Se fosse uscito allo scoperto avrebbe provocato un&#8217;aperta ribellione: restando nell&#8217;ombra ha creato confusione, incertezza e paura».&nbsp;<br>«E in questo brusco cambiamento nella politica del Ministero» domandò Harry «è compreso il fatto di mettere in guardia il mondo magico da me invece che da Voldemort?»&nbsp;<br>«Ne fa certamente parte» rispose Lupin, «ed è una mossa da maestro. Dopo la morte di Silente, tu &#8211; il Ragazzo Che È Sopravvissuto &#8211; eri destinato a diventare il simbolo e il punto di raccolta di ogni forma di resistenza a Voldemort. Ma insinuando che sei coinvolto nella morte dell&#8217;eroe, Voldemort non solo ha posto una taglia sulla tua testa, ma ha anche seminato dubbio e timore tra i molti che ti avrebbero difeso.&nbsp;<br>«Nel frattempo, il Ministero ha cominciato a muoversi contro i Babbani per nascita».&nbsp;<br>Lupin indicò La Gazzetta del Profeta.&nbsp;<br>«Vai a pagina due».&nbsp;<br>Hermione voltò la pagina con la stessa espressione disgustata che ostentava nel maneggiare Segreti dell&#8217;Arte Più Oscura.&nbsp;<br>«&#8217;Censimento dei Nati Babbani&#8217;» lesse ad alta voce. «&#8217;Il Ministero della Magia ha avviato un&#8217;inchiesta sui cosiddetti &#8220;Nati Babbani&#8221;, per meglio comprendere come siano entrati in possesso di segreti magici.&nbsp;<br>«&#8217;Le ultime ricerche condotte dall&#8217;Ufficio Misteri hanno rivelato che la magia può essere trasmessa da mago a mago solo per via riproduttiva. Là dove non sussistono dimostrate ascendenze magiche, dunque, è probabile che il cosiddetto Nato Babbano si sia procurato il potere magico con il furto o con la forza.&nbsp;<br>«&#8217;Il Ministero, al fine di snidare questi usurpatori del potere magico, ha diramato l&#8217;invito a tutti i cosiddetti Nati Babbani a presentarsi per un interrogatorio davanti alla neonata Commissione per il Censimento dei Nati Babbani&#8217;».&nbsp;<br>«Non glielo permetteranno» commentò Ron.&nbsp;<br>«Sta già succedendo, Ron» ribatté Lupin. «In questo stesso momento sono in atto retate contro i Nati Babbani».&nbsp;<br>«Ma come è possibile che abbiano &#8216;rubato&#8217; la magia?» domandò Ron. «È folle, se si potesse rubare la magia non esisterebbero i Maghinò!»&nbsp;<br>«Lo so» rispose Lupin. «Ma a meno che tu non possa dimostrare di avere almeno un mago tra i parenti stretti, oggi si sostiene che tu abbia ottenuto il tuo potere magico illegalmente e che tu debba essere punito per questo».&nbsp;<br></p><p>[&#8230;]</p><p>«Che piani ha Voldemort per Hogwarts?» chiese a Lupin.&nbsp;<br>«Frequenza obbligatoria per tutti i giovani maghi e streghe» rispose Lupin. «L&#8217;annuncio è di ieri. È una novità, perché non è mai stata obbligatoria. Naturalmente quasi tutti i maghi e le streghe della Gran Bretagna hanno studiato a Hogwarts, ma i loro genitori potevano scegliere di istruirli a casa o all&#8217;estero. Così Voldemort avrà l&#8217;intera popolazione magica sotto controllo fin dalla giovane età. Ed è anche un altro modo per estirpare i Nati Babbani, perché tutti gli studenti dovranno avere lo Stato di Sangue &#8211; cioè dovranno aver dimostrato al Ministero la loro ascendenza magica &#8211; prima di essere ammessi».&nbsp;<br></p><cite>-Harry Potter e i doni della morte- J. K. Rowling</cite></blockquote>



<span id="more-5811"></span>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi chiedo quanti di quei bambini, o ragazzi che sono cresciuti leggendo queste parole leggendo questa saga oggi riescano a rivivere le emozioni della prima volta, quando lottavano accanto ad <em>Harry&nbsp;</em>identificandosi in lui o in <em>Hermione</em> che magari lottava con il C.R.E.P.A per i diritti dell&#8217;Elfo Domestico, o in Ron o in qualunque personaggio buono. Quanti ricordino come si sentivano piccoli novelli liberatori dei diritti dei deboli e oggi invece si ritrovino tra le fila di partiti che portano idee razziste, di privazione dei diritti. Partiti alcuni dei quali si ispirano davvero alla parte di storia che sicuramente la&nbsp;<em>Rowling</em> ha voluto citare come monito, come piano educativo.&nbsp;<br>E quella che sto facendo non è di certo una strumentalizzazione perché lo sarebbe allo stesso modo quello dell&#8217;autrice:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ho voluto che Harry lasciasse il nostro mondo e trovasse gli stessi problemi di questo nel mondo magico. Quindi voi trovate l&#8217;intenzione di imporre una gerarchia, trovate il fanatismo, e questo concetto di purezza razziale, che è un grande errore ma è presente in ogni parte del mondo. Alle persone piace pensare di essere superiori, e il loro orgoglio al riguardo non può fare altro che aumentare la percezione di purezza. Si segue una strada parallela [al nazismo]. Ma non solo a questo. Si può notare che all&#8217;interno del Ministero della Magia, anche prima che fosse ripreso, ci siano dei paralleli a regimi che tutti noi conosciamo e amiamo.</p><p><strong>Versione originale:</strong><br>I wanted Harry to leave our world and find exactly the same problems in the wizarding world. So you have the intent to impose a hierarchy, you have bigotry, and this notion of purity, which is this great fallacy, but it crops up all over the world. People like to think themselves superior and that if they can pride themselves in nothing else they can pride themselves on perceived purity. So yeah that follows a parallel [to Nazism]. It wasn&#8217;t really exclusively that. I think you can see in the Ministry even before it&#8217;s taken over, there are parallels to regimes we all know and love. <br></p><cite>&nbsp;J. K. Rowling &#8211; fonte:&nbsp;&nbsp;<a href="http://www.the-leaky-cauldron.org/2007/10/20/j-k-rowling-at-carnegie-hall-reveals-dumbledore-is-gay-neville-marries-hannah-abbott-and-scores-more/">https://goo.gl/kd48AG</a> </cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Trovo che <em>Harry Potter</em> dovrebbe essere letto, studiato, conosciuto da ogni ragazzo. Trovo che&nbsp;<em>Harry Potter</em>  andrebbe discusso con gli adulti e che gli adulti dovrebbero rileggerlo come lo leggerebbe un adolescente per imparare il piccolo dal mondo del grande e il grande dal mondo del piccolo anche che la violenza, la privazione dei diritti, la discriminazione sono storie già viste e riviste, che difficilmente ce ne libereremo mai ma che finché non inizieremo con forza a lottarci contro senza protagonismi e senza pendere dalle labbra di un qualche leader solo in cerca di potere non vivremo mai in un mondo equo.<br>Abbiamo bisogno di più&nbsp;<em>Albus Silente</em> che nonostante la possibilità di farlo rinunciano al potere che potrebbe corromperli per spingere qualcuno di migliore a cambiare il mondo, di più&nbsp;<em>Severus Piton</em> che possano con il loro coraggio perdere sé stessi per riscattarsi dai propri errori,&nbsp;più zii come&nbsp;<em>Sirius Black</em>&nbsp;disposti ad ammettere i propri errori ed essere comunque di esempio,&nbsp; più&nbsp;<em>Harry Potter</em> in grado di crescere, imparare, diventare umili e lottare nonostante il terrore o la certezza di finire male, più&nbsp;<em>Hermione Granger</em> e <em>Ron Weasley</em> disposti a lottare fidandosi di un amico e senza cercare nulla in cambio, più <em>Dobby</em> grati di ciò che hanno avuto e disposti a lottare contro tutto non perché sia dovuto ma perché profondamente voluto.</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">(Fonte immagine in evidenza:&nbsp;<a href="https://theblemish.com/2016/07/daniel-radcliffe-now-neo-nazi/">https://goo.gl/6MwrLK</a> )</p>
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		<title>La disaffezione dal &#8220;Social&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Aug 2018 14:15:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
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					<description><![CDATA[Il processo in me è iniziato da un po&#8217;, ammetto di essere sempre stato piuttosto altalenante nell&#8217;uso dei Social Network. So ad esempio di averne abusato ai tempi dei forum quando la parola &#8220;Social Network&#8221; non era ancora stata coniata ma sui forum si conoscevano persone reali, iniziavano discussioni reali che si perpetravano a volte [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il processo in me è iniziato da un po&#8217;, ammetto di essere sempre stato piuttosto altalenante nell&#8217;uso dei Social Network. So ad esempio di averne abusato ai tempi dei <i>forum</i> quando la parola &#8220;<i>Social Network</i>&#8221; non era ancora stata coniata ma sui forum si conoscevano persone reali, iniziavano discussioni reali che si perpetravano a volte anche per mesi o anni e che sfociavano in cene, concerti, amicizie, talvolta matrimoni. La venuta di quelli che oggi si chiamano&nbsp;<i>Social Network</i> al contrario è corrisposta ad una maggiore <i>asocialità.</i> Ma non è di questo che voglio parlare. I <i>Social Network&nbsp;</i>sono riusciti a sostituire i vecchi bar di paese in tutto e per tutto, in primis in quello che era la voce di paese, la leggenda metropolitana perpetrata, il&nbsp;<i>mi ha detto mio cugino</i> divenuto il&nbsp;<i>ha condiviso il mio amico</i>, si è espansa fino a diventare realtà come un tempo diveniva realtà nel piccolo quartiere o nella cittadina. Al bar c&#8217;era sempre chi aveva un&#8217;opinione su tutto, ora sui social tutti hanno un&#8217;opinione su tutto. Quello che un tempo era <i>quel</i> <i>ristorante giapponese è il migliore, me lo ha detto una mia amica che lavora all&#8217;Asl</i> si è trasformato in un mucchio di avvocati, ingegneri strutturali, giuristi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La goccia che ha fatto traboccare il vaso della mia sopportazione è legata ad un grave fatto di cronaca recente, non importa quale perché chi sta leggendo nei giorni vicini lo riconoscerà, chi leggerà più avanti forse ne avrà perso memoria. Ci sono stati diversi modi di reagire sui social, perché ovviamente bisogna reagire, dire la propria, muoversi, mostrarsi. Proverò a farne un semplice elenco cercando di stare tra il serio e il faceto</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Il buono:</strong> ne pubblica la foto facendo con didascalia simile a <i>Rispettiamo il silenzio</i> o&nbsp;<i>Solo rispetto per le vittime</i> o cose del genere, di fatto perdendo l&#8217;occasione di rispettare il proprio stesso appello e cogliendo quella di farsi vedere buoni</li><li><strong>Lo sfruttatore: </strong>ne pubblica la foto&nbsp;per pompare l&#8217;indignazione, è <i>colpa di tizio</i>, <i>l&#8217;Italia va a rotoli,</i>&nbsp;<i>quando c&#8217;era lui</i>&#8230; per lo più a sproposito, ma mai farsi mancare la ghiotta occasione di farsi notare, tanto se cavalchi l&#8217;indignazione vinci sempre.</li><li><strong>Lo sfruttatore di secondo livello:</strong>&nbsp;aspetta che <i>lo sfruttatore</i> scriva la sua cazzata, tanto si sa che lo farà, è solo questione di tempo, in genere pochissimo tempo. Poi condivide il contenuto accusandolo di strumentalizzare la questione, di fatto strumentalizzandola a sua volta</li><li><strong>Il buono di secondo livello:</strong>&nbsp;aspetta che <i>Il buono</i>, <i>Lo sfruttatore</i> e <i>Lo sfruttatore di secondo livello</i> abbiano iniziato a litigare tra loro, perché spesso anche <i>Il buono</i> alla fine non riesce a trattenersi, a quel punto ricorda a tutti che nessuno sta pensando alle vittime, che stanno tutti strumentalizzando la cosa per rendersi belli e farsi notare. Rendendosi bello e facendosi notare.</li><li><strong>Il buono di terzo livello:</strong>&nbsp;scrive qualcosa come questo articolo risultando assolutamente ipocrita e finto perfino a sé stesso già mentre lo scrive.&nbsp;Ma comunque è felice di essersi fatto notare e si sente più intelligente degli altri.</li><li><strong>L&#8217;espertone:&nbsp;</strong>scrive la sua, si dilunga in aspetti tecnici specifici, indignato come non mai spiega perché hanno sbagliato, ma nella realtà ha imparato tutto per scienza infusa, o per <i>aver studiato all&#8217;Università dell&#8217;Internet</i> mentre nella vita si occupa di tutto meno che quell&#8217;argomento. Si fa notare molto e se gli va bene fa una gran bella figura.</li><li><strong>L&#8217;espertone Vero:&nbsp;</strong>al contrario de <i>L&#8217;espertone</i>, padroneggia davvero il tema ma non si sbilancia se non per dire a <i>L&#8217;espertone</i> che non ha titolo per parlare di quell&#8217;argomento. Si fa notare prevalentemente sulle spalle del suo fratello minore, vive di luce riflessa e se nessuno fa <i>L&#8217;espertone</i> si trova smarrito.</li><li><strong>L&#8217;esperto:&nbsp;</strong>Figura rarissima ormai quasi introvabile. Padroneggia il tema è dà la sua opinione tecnica precisa, ma non fa notizia, nessuno se ne accorge e vive di continue frustrazioni subissato da&nbsp;<i>L&#8217;espertone&nbsp;</i>e da&nbsp;<i>L&#8217;espertone vero</i>. Di tutti è forse quello meno visibile.</li><li><strong>Lo stronzo:</strong>&nbsp;Ignora la notizia, pubblica la foto di un gattino e se la gode passando sopra a tutto.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">In pratica ci si trova immersi in un mondo in cui qualsiasi cosa si faccia, o non faccia, ci si ritroverà in una categoria, in una scelta, in un prendere posizione in una continua gara tra chi vuole farsi notare e farsi bello. Una sagra dell&#8217;egocentrismo intervallati da <i>selfie</i>, foto di vacanze e immagini che mostrano un successo dietrologie all&#8217;altro. Dire la verità senza scontrarsi diviene pressoché impossibile, non schierarsi equivale a far si che gli altri ti infilino in una categoria, in genere quella opposta alla loro. L&#8217;opinione di chiunque vale come quella di chiunque altro, esperto o non, competente o non, intelligente o non in un tripudio di verità contrastanti ma assolute.<br>Nessuno che abbia ragione, tutti torto in un relativismo che ormai è l&#8217;unico assolutismo. Non puoi dire la tua o finirai per scontrarti, non puoi farti i fatti tuoi o finirai per scontrarti.<br>E poi se le stesse persone le incontri per strada ci si saluta con imbarazzo senza scambiare più di due parole.<br>Alla fine, ti importava relativamente anche della discussione e sai che parlando non c&#8217;è il tempo che hai quando stai scrivendo, meglio nascondersi dietro la tastiera per affrontare il mondo.<br>Mi sono dato una regola da oggi. Non più di tre interventi, se la cosa non si risolve non importa.<br>Per il resto giudicatemi come vi pare, e se volete parlarmi, discutere con me, suonatemi il campanello ed entrate in casa che ci beviamo qualcosa.</p>
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		<title>Itaca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2017 20:36:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non li ho compiuti oggi trentacinque anni, è già passato qualche giorno.Era un tempo del bilancio nella mia testa, di progetti di sogni, di desideri, di obbiettivi.Sono falliti tutti. Dal primo all&#8217;ultimo.Eppure sono felice.In procinto di cambiare lavoro abbandonando un progetto che amo ancora durato quasi dieci anni, in procinto di proseguire sul mio grande [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Non li ho compiuti oggi trentacinque anni, è già passato qualche giorno.<br>Era un tempo del bilancio nella mia testa, di progetti di sogni, di desideri, di obbiettivi.<br>Sono falliti tutti. Dal primo all&#8217;ultimo.<br>Eppure sono felice.<br>In procinto di cambiare lavoro abbandonando un progetto che amo ancora durato quasi dieci anni, in procinto di proseguire sul mio grande sogno nonostante le mura alte che lo hanno circondato, in procinto di provarne un&#8217;altro più incredibile e assurdo, in continuo cambiamento.<br>In continuo cambiamento.<br>Oggi mi è ricapitata in mano, <em>Itaca</em> di Costantino Kavafis, o più precisamente mi è stata fatta ricapitare in mano, è curioso se penso quando e come ne sia venuto a contatto la prima volta. Era l&#8217;inizio della mia libertà, della mia vita in qualche modo adulta. La leggevo e sognavo che la mia vita sarebbe stata un viaggio incredibile e pieno di avventure, esperienze viaggi metaforici e non. Era il 1997. Sono passati venti anni da allora. Ed era settembre, ne sono quasi certo. Forse è stato quel giorno che mi sono messo in viaggio.</p>



<span id="more-4630"></span>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Quando ti metterai in viaggio per Itaca</em><br><em> devi augurarti che la strada sia lunga,</em><br><em> fertile in avventure e in esperienze.</em><br><em> I Lestrigoni e i Ciclopi</em><br><em> o la furia di Nettuno non temere,</em><br><em> non sarà questo il genere di incontri</em><br><em> se il pensiero resta alto e un sentimento</em><br><em> fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.</em><br><em> In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,</em><br><em> nè nell’irato Nettuno incapperai</em><br><em> se non li porti dentro</em><br><em> se l’anima non te li mette contro.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Devi augurarti che la strada sia lunga.</em><br><em> Che i mattini d’estate siano tanti</em><br><em> quando nei porti &#8211; finalmente e con che gioia &#8211;</em><br><em> toccherai terra tu per la prima volta:</em><br><em> negli empori fenici indugia e acquista</em><br><em> madreperle coralli ebano e ambre</em><br><em> tutta merce fina, anche profumi</em><br><em> penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,</em><br><em> va in molte città egizie</em><br><em> impara una quantità di cose dai dotti.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Sempre devi avere in mente Itaca &#8211;</em><br><em> raggiungerla sia il pensiero costante.</em><br><em> Soprattutto, non affrettare il viaggio;</em><br><em> fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio</em><br><em> metta piede sull’isola, tu, ricco</em><br><em> dei tesori accumulati per strada</em><br><em> senza aspettarti ricchezze da Itaca.</em><br><em> Itaca ti ha dato il bel viaggio,</em><br><em> senza di lei mai ti saresti messo</em><br><em> sulla strada: che cos’altro ti aspetti?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.</em><br><em> Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso</em><br><em> già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La strada è stata lunga fino ad ora, più lunga di quanto mai avrei potuto credere e sono bel lontano da raggiungere Itaca e sono felice di esserlo. La strada. La strada come la intendo io è di più di un percorso, la strada come la intendo io è esattamente quello che Kavafis racconta, e di lestigoni e ciclopi ne ho incontrati, ho incontrato anche la furia di Nettuno ed il pensiero è crollato tanto da perdermi per anni nelle acque scure del mare. Sono approdato su isole sconosciute, incontrato Circe, Calipso, Nausicaa, mi sono perduto tra i flutti in mezzo alle sirene e ho perduto me stesso. La strada è stata lunga e sarà lunga ancora ma ho incontrato anche porti fenici, empori, mercati, conosciuto profumi che porto dentro e che porterò sempre con me, imparato cose e vissuto interi mondi. Ho creduto di non essere più in grado di trovare la rotta. Ma oggi. Oggi so che non sono stati venti anni invano. Che ogni cosa ha avuto un posto, un significato. Guardo la stiva della mia nave e non contiene un grammo di oro ma è zeppa delle cose più preziose. Vorrei donarle, condividerle, scambiarle, viaggiare ancora ed ancora perché oggi so cosa mi ha fatto perdere e so resistere alle sirene. Conosco il mare e i suoi segreti, conosco dentro di me. Comunque sia è stato un bel viaggio, comunque sia sarà un bel viaggio e Itaca non è lontana chissà dove, è qui. Ora. Giorno dopo giorno, istante dopo istante.</p>
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		<title>La mia prima volta (L&#8217;anima)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2017 13:34:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#60;- La mia prima volta &#60;- La mia prima volta (La vita) Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta/">&lt;- La mia prima volta</a><br />
<a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-seconda-versione/">&lt;- La mia prima volta (La vita)</a></p>
<p>Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell&#8217;aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto. Ci avevo già provato in passato in maniera meno concentrata e motivata ma questa volta sarei arrivato fino in fondo anche se non lo sapevo ancora. Non ricordo quanto ci volle per sapere che il nome della ragazzina fosse Chiara e che fosse in terza B. Io se non ricordo male ero in F ma lei, ne sono certo, era in B. Di questo sono sicuro.<br />
Dicono che la prima volta non si scordi mai. Io penso che siano le sensazioni provate a non essere scordate, l&#8217;atto in se purtroppo va perduto nei meandri della mente ricoperto dalla ripetizione ad libitum dell&#8217;atto stesso. Mi chiedo se lei invece abbia ancora memoria del risultato, visto che durante l&#8217;atto non era presente.<span id="more-4321"></span> Le scrissi la mia prima poesia a scuola, durante l&#8217;ora di inglese. Non ricordo le parole e mi chiedo se ci siano ancora nel suo diario di allora, se abbia ancora il diario di allora. Come in ogni prima volta però ricordo le emozioni provate. Non scrivevo realmente a lei, ma a quel riccio che ricordo ancora perfettamente più di quanto ricordi il suo viso, scrissi a me stesso mentre parlavo di quel riccio. Non partii con una classica ode a una donna ma con una specie di ode a dei capelli. D&#8217;altronde non conoscevo altro di lei.<br />
Ricordo tutto il riempirsi dentro come di una bolla che si gonfia, come un liquido che sale dal basso fino ad allargarmi il torace, a silenziarmi la gola, ad entrarmi in testa e spingere forte. Le persone che mi stanno accanto l&#8217;hanno spesso interpretato come se volessi isolarmi ed entrassi in una forma tra autismo e depressione, ognuno ha sempre avuto il proprio modo di interpretarmi in quello stato ma per me è solamente parte del processo. Della mia dipendenza se vogliamo. Una delle tante dipendenze. Ricordo perfettamente la sensazione di estraneazione, di stacco dal mondo, di isolamento non tanto dagli altri quanto da me stesso. Il desiderio che spinge, un desiderio che non avevo idea di da dove venisse né cosa desiderasse né dove e come sfogarlo. Presi in mano la penna, una stilografica blu in plastica gialla tutta mangiucchiata e scrissi a quel riccio, che poi quello che scrivevo arrivasse a Chiara era un fattore secondario. Scrissi di getto ma non so cosa scrissi. Alla fine il mio corpo, la mia anima, la mia mente parvero svuotati. Tutto quel liquido accumulato dentro che schiacciava e premeva su ogni mio organo, pensiero, su ogni parte di ciò che ero allontanandomi da me stesso ed ovattando tutto, era scomparso. Era scomparso con una forma di piacere quasi fisico che avrei imparato più tardi ad assimilare all&#8217;orgasmo. Seppure non fosse la prima volta che usassi la vena creativa per scrivere questa fu <em>la mia prima volta</em>, quella in cui ne compresi il potere terapeutico. Pensai che sarebbe stata comunque l&#8217;ultima. Cosa mai avrebbe potuto nuovamente scatenarmi una simile sensazione? E cosa avrei potuto scrivere di altrettanto forte? E poi queste cose belle a forza di ripetersi perdono forza, perdono valore ed infine si abbandonano, no?<br />
Ne scrissi altre due o tre credo, sempre al ricciolo di Chiara, consegnandole a Chiara perché il ricciolo potesse leggerle mentre le leggeva lei. Credo di averci fatto una passeggiata e ballato un lento e niente altro. Le promisi che un giorno le avrei fatto capire che per me non era solo un gioco, che non l&#8217;avrei dimenticata, e in qualche modo sto mantenendo la promessa anche ora anche se probabilmente non lo saprà mai. Anche se la promessa non era fatta a lei. Ho scritto molto anche sull&#8217;incavatura della sua schiena che ho toccato ballando quell&#8217;unico lento, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ElkqPNvMj6w">Independent Love Song di Scarlet</a>. Ma questo accadde più di quindici anni dopo e ha più a che vedere con il mio modo di scrivere e di pescare nei ricordi che con lei. Come tutto il resto d&#8217;altronde.<br />
Scrissi dell&#8217;altro nell&#8217;anno successivo e probabilmente quello dopo ancora. Mi ero illuso che quella sensazione potesse tornare e mi convinsi che il problema fosse non tanto nello scrivere quanto nell&#8217;amare. Non ero in grado di provare quello che avevo provato per lei. Per il ricciolo praticamente. Fu quando incontrai il mio primo amore, amore vero, che mi accorsi che il mio scrivere aveva poco a che fare con il mio amare gli umani e che quando mi chiese &#8220;Ti è piaciuto?&#8221; risposi &#8220;Sì, è quasi come scrivere.&#8221;<br />
Avevo ripreso a farlo da poco. I cambi, le rivoluzioni, le stranezze dell&#8217;adolescenza e degli ormoni stavano facendomi impazzire, ero un adolescente atipico in un mondo tipizzato, dovevo essere ciò che ero mascherandomi da metallaro, o da bravo ragazzo, o da musicista jazz, o da latin lover, o da timidino. Ero già consapevole di chi volevo essere ma la società non era in grado di accettare che lo fossi quindi dovevo raccontarmi a me stesso per avere la mia direzione. Scrivevo. Scrivevo sopratutto a me stesso. Scrivevo rinchiuso nella mia stanza. Quando tutto si riempiva di quel liquido soffocante che mi obbligava a farlo lo facevo e ogni volta mi dava piacere uscendo da me attraverso la penna. Ero praticamente rinchiuso in me, tra me, con me, all&#8217;interno di me. Iniziai a portarmi dietro un Moleskine, non perché lo avessero fatto Oscar Wilde o Ernest Hemingway ma semplicemente perché era comodo. Potevo scriverci per diminuire il liquido dentro e arrivare fino al momento in cui avrei potuto isolarmi e buttarlo fuori del tutto. Scrivevo sull&#8217;autobus, per strada, nei locali davanti ad una birra, nelle pause durante gli allenamenti. Scrivevo. Scrivevo delle cose che può scrivere un adolescente e di qualche altra. Non pensavo sarebbe durato a lungo. Finii di scrivere il mio primo libro nel giro di pochi mesi, era una raccolta di poesie, o quantomeno di pensieri. Aveva un inizio, uno svolgimento ed una conclusione come un romanzo, una storia organica e precisa di crescita. Pensavo non avrei mai più scritto altro. Conoscevo Rimbaud e mi piaceva l&#8217;idea di chiudere con la scrittura come aveva fatto lui, il <em>poeta dell&#8217;adolescenza</em>. Avevo scartato moltissime poesie che ritenevo buone, alcune ottime. Poesie sulla morte, sul senso della vita, sulle contraddizioni del mondo, poesie troppo sperimentali ma interessanti. Fu in quei giorni che tirai fuori dall&#8217;armadio il cappotto di pelle che avevo messo via la stagione precedente, infilandoci una mano in tasca ne trovai una pallina di carta. La aprii e dentro vi trovai scritto &#8220;Rievocazione dei sensi&#8221;, lo avevo scritto quasi un anno prima in una sera in cui avevo voglia di isolarmi dal mondo. I miei amici avevano preso l&#8217;autobus ed erano in centro ad aspettarmi, io avevo deciso di perdere l&#8217;autobus e di farmela a piedi anche se in venti minuti sarebbe arrivato il successivo. Attorno c&#8217;era nebbia, probabilmente era un novembre o un marzo, un giorno di mezza stagione. Camminavo come ho sempre amato fare nelle parti vietate della zona merci della stazione dei treni. Mi era venuta in mente solo quella frase, avevo una penna, un foglietto ma non il Moleskine. L&#8217;avevo scritta e messa in tasca. Poi tra una cosa e l&#8217;altra avevo finito per appallottolarla e ritrovarla mesi dopo. Fu una frase profetica e una rivelazione. Iniziò a prendere corpo quello che sarebbe stato il mio secondo libro iniziato, anche se ci misi anni a terminarlo, e fu probabilmente il mio quarto finito. Iniziò a prendere corpo <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, tra giochi e sperimentazioni e temi alternativi. Senza fretta. Senza volerlo realmente terminare era il coperchio sotto cui poteva stare molto del materiale che avevo scartato in precedenza. Ero convinto non lo avrei mai terminato, e avrei smesso preso di scrivere come Rimbaud, ma ero lontano dai diciannove anni.<br />
Il secondo libro lo scrissi di botto, in poche settimane dopo aver chiuso con il primo amore ed averne incontrato un&#8217;altro fuggevole ma estremamente provante dal punto di vista personale. Una persona più strana di me, più complicata di me, più estrema di me con cui confrontarsi e chiedermi chi fossi fino al nostro esplodere in una favilla luminosa. Cominciavo a pensare che forse dopo tutto avrei potuto continuare a scrivere un altro po&#8217;. Ma presi una pausa. Così, perché amo contraddirmi.<br />
Sembrava non esserci più nulla da scrivere, si era esaurito il filone e forse mi andava bene così. Scrissi un po&#8217; usando la tecnica e non la passione, scrissi altri pezzi di <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em> fino quasi a completarlo riempiendolo di esperimenti, giochi di parole, tecnica talvolta fredda. Poi come per ogni droga, per ogni dipendenza, per ogni fuga incontrai qualcuno che mi diede una scossa, che mi lanciò nel baratro o me ne estrasse. Che mi fece capire cos&#8217;è la dipendenza. Che mi fece capire cos&#8217;è la depressione. Che mi fece capire cos&#8217;è la vita. La prima volta che capii come sarebbe andata a finire fu sul suo letto quando iniziò a leggermi Prevert. Non avevo mai letto Prevert. Parlammo ore di poesia, giorni, mesi. Mi accorsi di come le sperimentazioni che avessi provato non fossero davvero così inutili, leggendole lei mi mise in mano Pessoa. Non avevo mai letto Pessoa e fu una rivoluzione. Ricordai come all&#8217;inizio la spinta fossero le poesie di Edgar Poe ma capii come ambissi involontariamente, pur non conoscendolo a Pessoa. Ne lessi la prosa e capii che come il mondo fosse più ampio. Fu lei che mi portò a terminare <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, a spingermi fino a farmelo pubblicare. Oggi lo rileggo e nel suo piccolo lo trovo ancora rivoluzionario. Trovo che sia ancora la cosa più bella che io sia mai riuscito a creare. Può non piacere, è ovvio, ma la portata che ha per me, la profeticità dei contenuti per me sono come se il me giovane avesse scritto al me di oggi cose che potrà capire solo il me di domani. Di tutta la mia produzione è stato fino ad oggi l&#8217;apice. Scrissi in quel tempo anche un&#8217;altra raccolta di poesie, ed un&#8217;altra ancora. Dalla prima all&#8217;ultima, ad eccezione del solito <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, che prometto non nominerò più, sono stati un percorso collegato, da una fine all&#8217;inizio successivo, da una fine al successivo ed ancora. Ne scrissi cinque con pause più o meno lunghe. Il cammino di un adolescente che cercava di crescere, di superare le paure, di lanciarsi da una rupe convinto di poter volare, di cadere ed infine di riprendersi. Arrivai a schifarmi di quello che scrivevo. A non voler più quella fuga, avrei voluto qualcosa di più, di più forte. Ero dipendente ma l&#8217;assuefazione aveva fatto il suo corso dopo più di seicento pezzi scritti e catalogati. Qualunque cosa provassi a scrivere mi risultava vuota, già scritta, già vista, inutile. Cominciai a cercare emozioni di altro genere. Di molti altri generi. E poi ancora una volta incontrai l&#8217;amore. Un amore strano e complicato seppure semplice. All&#8217;epoca avevo spostato il mio scrivere alla creazione di questo blog. Ci scrivevo già da qualche anno a dire il vero e scriverlo era stato probabilmente il motore per far nascere questo nuovo amore che quietò apparentemente il mio bisogno. Si spense il blog, si spense tutto. Fu <a href="https://www.staipa.it/blog/perche-ho-smesso-di-scrivere/">il motivo per cui smisi di scrivere</a>. Nel bene e nel male.<br />
Scrivere aveva preso a farmi schifo. Se provavo a scrivere e mi leggevo mi sentivo come un alcolizzato che si renda conto di essersi ubriacato contro il proprio volere l&#8217;ennesima volta. E tutto ciò che scrivevo mi dava il voltastomaco, era inutile, ripetitivo, vuoto. Il liquido che mi si formava dentro era stagnante e puzzolente. Si formava ma liberarlo dava prevalentemente olezzo. Ogni tanto pensavo a quel ricciolo di tanti anni prima, e mi dicevo che forse avevo finalmente raggiunto i diciannove anni di Rimbaud. Ne avevo trenta, ma era uguale. Non provavo più l&#8217;orgasmo dello scrivere ma sentivo ogni istante me stesso pieno di quel liquido che mi estraniava da me e dal mondo ma ero incapace di svuotarmene, privo del desiderio di svuotarmene. Mi stavo allontanando da tutto. Anestetizzato, arido, lontano. Poi l&#8217;amore finì, come era naturale che fosse, e con esso in qualche modo l&#8217;embargo che mi ero imposto. Non che fosse merito della fine dell&#8217;amore ma semplicemente fu un cambiamento abbastanza importante da impormi di riprendere in mano le cose.<br />
Provai a scrivere nuovamente in poesia schifandomi ancora come sempre e allora decisi di scrivere un romanzo. Avevo scritto racconti negli anni, avevo provato a scrivere racconti lunghi ma non mi era mai riuscito di superare poche pagine. Decisi di scrivere un romanzo su di me, per me, da tenere per me. Una forma di auto analisi. Lo scrissi in pochi mesi, era breve e non saprei dire neppure quanto bene fosse scritto ma dopo essere stato mesi a scrivere rinchiuso in casa avevo ritrovato me stesso. Il desiderio, la voglia di buttare fuori tutto, il contatto con il mondo e la realtà. Ed avevo goduto un universo intero. L&#8217;anestesia non era terminata però. L&#8217;aridità. Il distacco dal mondo. L&#8217;incapacità di provare emozioni positive o negative che fossero. L&#8217;apatia. Trovai il modo di emulare le emozioni, di viverle apparentemente, di simularle, di stimolare i ricordi per indurle. Era scriverle, scriverne. Per evocarle, per esorcizzarle, per vivere. Non molto diverso da alcune droghe o dell&#8217;autolesionismo era diventato il mio modo di <em>provare qualcosa</em>, qualunque cosa fosse pur di sentire di essere in vita.<br />
Quello è stato il momento in cui il blog è rinato con <a href="https://www.staipa.it/blog/category/racconti/dodici-gradi/"><em>dodici gradi</em></a> e con gli altri <a href="https://www.staipa.it/blog/category/racconti/"><em>racconti</em></a> che da allora mi accompagnano e hanno sostituito le sensazioni di cui un tempo avevo bisogno continuando ad alimentare la mia dipendenza e svuotare il mio dentro dal liquido che lo invade. Ho scritto un altro libro, di racconti da allora o meglio due libri concentrici. Il titolo del progetto nella mia testa era <em>Anestesia</em> ma sarebbe stato stupido fosse il titolo reale perché era costruito esattamente sul percorso e le sensazioni consce ed inconsce di un&#8217;anestesia totale, e dell&#8217;anestesia che stavo provando. Avrei rovinato al lettore (me stesso) il viaggio. Poi come sempre è quando hai bisogno di <em>qualcosa di più forte</em> che incontri qualcuno in grado di dartene. Ho incontrato la persona più importante degli ultimi anni per la mia dipendenza. Mi ha preso per mano e guardato negli occhi dicendo solo <em>io credo in te</em>. Se un giorno i frutti di quello che ho fatto in questi anni si vedranno il merito sarà più suo che di tutta la fatica fatta -che poi non è fatica- in questi anni. Mi ha guardato negli occhi mentre il liquido mi riempiva e isolava dal mondo e mi ha infilato nella pancia un coltello per aprire una breccia e farlo uscire. Il piacere che ne ho ricevuto, in ogni senso, in ogni modo è stato il più sconfinato e dura ancora ogni giorno anche se non ci credo. Ed ancora ogni volta mi sembra l&#8217;ultima. Costringendomi ad iscrivermi alla <a href="https://www.scuolapalomar.it/">scuola palomar</a> che avevo scoperto per caso mi ha messo davanti al fatto che era il momento di provare davvero a seguire un sogno. Ho scritto il mio primo romanzo completo, completo di ogni punto fondamentale. Migliorabile, sicuramente, ma ho superato il mio limite di non riuscire a scrivere più di un racconto lungo. Quel che ne sarà è da vedersi ma oggi scrivo ancora, mi riempio di quel liquido dal mondo e lo butto fuori. Scrivo su questo blog o altrove ed ogni singola volta mi sembra l&#8217;ultima. O la prima. Guardo ciò che ho scritto e mi chiedo come farà a venirmi in mente qualcosa di nuovo fino alla volta successiva ed ancora ed ancora ed ancora ed ancora. Non so quanto durerà. Se mi fermerò di nuovo infine, ma scrivo ancora ed è ancora tra tutte l&#8217;emozione più grande, il piacere più forte.<br />
Creare mondi. O raccontare mondi che esistono davvero ma altrove, in luoghi che gli altri  non possono visitare ma tu sì.<br />
Non so quanto durerà. Se mi fermerò di nuovo infine.<br />
Non importa.</p>
<ul>
<li><strong>Post Scriptum: </strong>Solo dopo aver scritto tutto questo il caso mi ha portato ad un&#8217;intervista dello scrittore che stimo di più e che ha segnato maggiormente la mia fantasia. Cercavo su internet &#8220;Dipendenza da scrittura&#8221; per trovare un&#8217;immagine interessante da allegare e come a volte capita è piovuto qualcosa.<br />
<blockquote><p><em><em><em><em><br />
Mi ricordo quando ero uno studente che scriveva storie e romanzi, alcuni dei quali furono poi pubblicati, altri no. Era come se la mia testa stesse per esplodere, talmente tante cose volevo scrivere in una volta. Avevo un sacco di idee, tutte intasate. Come se avessero bisogno di chiedere il permesso per uscire. <strong>C’era questa falda acquifera sotterranea di storie che volevo raccontare e dovevo solo conficcarvi una tubatura per far sì che tutto fiottasse fuori.</strong></em></em></em></em></p>
<p><em><em>I can remember as a college student writing stories and novels, some of which ended up getting published and some that didn&#8217;t. It was like my head was going to burst – there were so many things I wanted to write all at once. I had so many ideas, jammed up. It was like they just needed permission to come out. <strong>I had this huge aquifer underneath of stories that I wanted to tell and I stuck a pipe down in there and everything just gushed out. </strong></em></em></p>
<p><a href="https://www.rollingstone.com/culture/culture-features/stephen-king-the-rolling-stone-interview-191529/">Stephen King in un intervista a Rolling Stone</a>.</p></blockquote>
</li>
</ul>
<p><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-quarta-versione/">La mia prima volta (Il sangue) -&gt;</a></p>
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		<title>Il pensiero e la tascendenza visti come quarta dimensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Feb 2017 17:22:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono sempre chiesto come esprimere il concetto di dimensioni fisiche aggiuntive a quelle che sperimentiamo quotidianamente, come spiegare a qualcuno di non avvezzo a tali teorie cosa possa essere una quarta dimensione o più. Lasciamo perdere come di consueto il fatto che una quarta dimensione, il tempo, la percepiamo ogni istante seppure non siamo in grado di interagirvi come con le altre e chiamiamo quarta una ulteriore &#8220;direzione&#8221; che non sia altezza, lunghezza o larghezza.<br />
L&#8217;esempio classico che ho sempre usato è funzionale e semplice ma non permette di vivere in prima persona una rappresentazione di quarta dimensione, l&#8217;ho preso dalla spiegazione classica che viene fatta nella divulgazione scientifica, a partire da Stephen&nbsp;Hawking, passando per romanzi di fantascienza come <em>Sfera</em> di&nbsp;Michael Crichton al geniale <em>Flatlandia</em> di&nbsp;Edwin Abbott Abbott che ho già citato altre volte.<br />
Recentemente una persona senza volerlo mi ha aperto un mondo, parlava di tutt&#8217;altro e mi ha dato un idea che ritengo particolarmente efficacie per estendere tale esempio classico e riportarlo alla nostra realtà. Non pretendo che tale spiegazione abbia una valenza scientifica ma piuttosto una valenza filosofica che possa aiutare ad una maggiore comprensione scientifica.<br />
L&#8217;esempio classico è il seguente: immaginiamo un universo formato da una linea retta e i cui abitanti siano dei segmenti. Assumiamo che ogni segmento possieda due occhi, uno ad un capo ed uno all&#8217;altro in modo da poter vedere la direzione in cui si muoverà. Ogni segmento sarà in grado di vedere gli altri segmenti solamente come un punto che si avvicini o si allontani ed una volta raggiunto il segmento accanto non potrà sorpassarlo. La percezione del segmento di se stesso e degli altri sarà necessariamente il puntino che è la proiezione del suo corpo e non gli sarà possibile vedere altro, quello che noi &#8220;da fuori&#8221; riconosceremo come la linea che forma il segmento dal suo punto di vista sarà semplicemente il suo &#8220;interno&#8221;. Allarghiamo ora quell&#8217;universo e rendiamolo a due dimensioni, un immenso foglio bianco su cui possano muoversi diverse figure geometriche. Non importa quale sia la figura ma ognuna di esse percepirà le altre figure come linee. Gli occhi di ogni figura saranno all&#8217;altezza di questo foglio-universo e tali occhi percepiranno la proiezione su una dimensione, la larghezza, di ciò che è il loro corpo a due dimensioni. Quello che noi da fuori percepiamo come <span id="more-4214"></span>l&#8217;area dalla figura viene percepita anche in questo caso come il proprio &#8220;interno&#8221;. In un mondo a tre dimensioni avremo uno spazio a cui è dato il dono dell&#8217;altezza. Ogni figura che vi si muova, un cubo, una piramide, un essere umano, percepirà la propria figura e quella dei suoi simili in due dimensioni. avendo semplicemente un&#8217;altezza ed una larghezza ma non sarà in grado di percepire la reale profondità. Ora direte &#8220;non è vero&#8221; ed invece è vero, i mezzi che usiamo per interpretare la realtà, ossia i colori, la riflessione della luce ed altro sono mezzi che se tolti di mezzo ci impediscono di percepire la terza dimensione, esattamente come sul foglio in <em>Flatlandia</em> le figure utilizzano la &#8220;nebbia&#8221; per interpretare le proiezioni e capire le forme. Se ancora rimaneste convinti che siamo in grado di percepire tre dimensioni allora potrei spingermi oltre dandovi ragione e dicendovi che noi viviamo in quattro, che la quarta è il tempo e che non siamo in grado di percepirla se non rendendoci conto dei cambiamenti che accadono nel percorrerla. Quindi interpretando le altre tre dimensioni in funzione della quarta.<br />
Questo esempio dimostra come per induzione sia definibile che un essere vivente su n dimensioni sia in grado di fatto di percepire n-1 dimensioni e al massimo di interpretare in qualche modo l&#8217;ennesima. Quello che però definirà &#8220;il proprio interno&#8221; è di fatto quello che è la dimensione n+1.<br />
Lo so, al momento non ho aperto nuovi orizzonti e probabilmente aumentato la complessità, ma presto arriverò al punto.<br />
Un secondo esempio sempre prendendo in considerazioni universi proiettati su diverse dimensioni è il punto di vista dello spostamento. Prendendo in esame nuovamente l&#8217;universo formato da una linea, quello ad una dimensione i suoi abitanti non avranno mai modo di oltrepassarsi, potranno toccare i propri vicini ma non oltrepassarsi, per poterlo fare avrebbero bisogno di una seconda dimensione, la larghezza. In un mondo bidimensionale, il foglio, gli abitanti possono ruotarsi attorno e girare liberamente ma una figura che si trovasse all&#8217;interno di un altra non potrebbe muoversi uscendone, se non passando dall&#8217;altezza, ossia la terza dimensione, la n+1. In un mondo a tre dimensioni, molto simile al nostro, le figure possono passarsi di fianco in due modi o sopra o sotto. Se una figura però è all&#8217;interno di un altra, siete chiusi in una scatola, non è possibile uscirne se non passando da una ipotetica quarta dimensione, la n+1, sempre quella che percepiamo come interna.<br />
Con questo ho finito i due esempi classici e posso introdurne per estensione un&#8217;altro, ossia <em>il pensiero</em>. La frase che ha stimolato la mia attenzione è stata in una chiacchierata sull&#8217;interiorità un qualcosa come &#8220;Se invece entriamo nella dimensione del pensiero&#8230;&#8221;,&nbsp;<em>La dimensione del pensiero</em>.<br />
Se vogliamo il pensiero, il pensare è qualcosa che sta dentro di noi, lo attraversa e ci permette di fare una forma di viaggio che non include le tre dimensioni classiche, non ci spostiamo avanti, di lato o in su, ci muoviamo dentro, in una dimensione che non siamo in grado di percepire con i cinque sensi ma che di fatto non è assolutamente trascurabile. Dentro di noi, come la seconda&nbsp;dimensione è percepite come interno dalla linea, o la terza è percepita come interna dalla figura piana. Il pensiero, il movimento in esso, la capacità di farci viaggiare in qualche modo all&#8217;esterno della nostra fisicità credo sia la cosa che più si avvicina alla comprensione di una dimensione superiore alle tre classiche, una dimensione, una direzione che possiamo percepire, comprendere e vivere ma che trascende le tre.<br />
Non ha caso chi parla di&nbsp;<em>trascendenza</em> nell&#8217;uomo, che ne parli in senso religioso, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Trascendenza">filosofico</a> o in <a href="https://elementidipsicologia.wordpress.com/2013/12/18/lo-sviluppo-dellidentita-personale-erikson/">psicologia</a> è un viaggio all&#8217;interno di se verso una crescita, un cambiamento, un preciso percorso che non viene considerato fisico perché non attraversa le tre dimensioni.<br />
Ripeto, non pretendo che abbia una valenza scientifica di alto livello ma mi sembra un buon esempio per la comprensione di un concetto altrimenti difficilmente immaginabile, e poi chissà se davvero il pensiero fosse una dimensione quali altre porte si aprirebbero!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>17</p>
<p>Un cortometraggio su <em>Flatlandia</em> girato da Michele Emmer nel 1982</p>
<p><iframe class="youtube-player" width="550" height="310" src="https://www.youtube.com/embed/A7DIhigATpI?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe class="youtube-player" width="550" height="310" src="https://www.youtube.com/embed/aZDnGnKk1yA?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe class="youtube-player" width="550" height="310" src="https://www.youtube.com/embed/BrhCu0pVQJE?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
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		<title>Alex pt2 (Umanità)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2017 20:41:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(Precedente: Alex pt1) Non puoi capire come gli innesti cibernetici ti cambino fino a quando gli innesti cibernetici non ti hanno cambiato. Non puoi capire fino a che punto tutte quelle stronzate del fatto che ti facciano perdere umanità non siano affatto stronzate. Il primo innesto l&#8217;ho fatto quasi per gioco, per moda. Non avevo ancora [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Precedente: <a href="https://www.staipa.it/blog/alex-pt1/">Alex pt1</a>)</p>
<p>Non puoi capire come gli innesti cibernetici ti cambino fino a quando gli innesti cibernetici non ti hanno cambiato. Non puoi capire fino a che punto tutte quelle stronzate del fatto che ti facciano perdere umanità non siano affatto stronzate. Il primo innesto l&#8217;ho fatto quasi per gioco, per moda. Non avevo ancora i miei seguaci all&#8217;epoca ma ero entrato nel gruppo da poco. Ognuno di loro aveva la propria <em>caratteristica speciale</em>, che lo rendeva più minaccioso. Gli anni dei tatuaggi, dei piercing o delle creste in testa erano passati, cioè voglio dire tutti li avevano e non era più un segno di distinzione, era quasi conformismo almeno tra chi viveva nei bassifondi, gli innesti sottocutanei tradizionali erano anche questi roba passata. C&#8217;era chi si era fatto innestare un braccio bionico solo per il gusto di averlo e di essere più forte senza dover sostituire necessariamente un braccio non più funzionante, c&#8217;era chi si era fatto innestare mezza calotta cranica in acciaio a vista, chi denti in titanio affilati. Quello con i denti in titanio tra l&#8217;altro si tagliava spesso mangiando, anzi si taglia ancora, è quello che uso come capo apparente, quello che in formazione sta davanti a tutti fingendo di essere me. Io sono sempre stato un ragazzo timido almeno all&#8217;apparenza, un ragazzo dimesso. La prima installazione che mi sono fatto fare è stata una sostituzione dell&#8217;iride. La prima versione che avevo installato si limitava ad illuminarsi di rosso quando lo sceglievo. Mi permetteva di rimanere anonimo ma diventare minaccioso al bisogno, non era ancora una versione come quella di oggi con<span id="more-4195"></span> la sostituzione completa del bulbo oculare per avere la visione a zoom ed il mirino migliorato. Ce l&#8217;ho su un solo occhio comunque, per evitare problemi nelle zone in cui è richiesto lo spegnimento delle attrezzature cibernetiche. Almeno l&#8217;altro occhio continuerà a vedere. Solo le funzioni di vista aggiuntive le ho ad un solo occhio, le illuminazioni ed i cambi di colore li ho ad entrambi ovviamente. Ma in genere li tengo normali su un banale colore marroncino chiaro. Non sentii nessun cambiamento particolare al primo innesto. Più avanti dopo l&#8217;incidente sostituii il braccio destro. Mi era rimasto maciullato e a ripararlo non sarebbe più venuto bene, lo sostituii comunque con un modello similumano, senza metallo a vista, e cose tamarre. Mi piace l&#8217;idea di rimanere anonimo, di non essere troppo notato. Certo la forza del braccio è un tantino migliorata, e con essa la precisione di tiro. Il puntamento con l&#8217;occhio è automatico e la precisione farebbe impallidire un cecchino, era di dotazione in offerta nel prezzo e così ho fatto installare la nuova versione di occhi, anche se me piacciono ancora le lame. Certo anche il lancio di coltelli è agevolato comunque ma preferisco lavorare da ravvicinato quando posso. Nadja quasi non si accorse del cambiamento, nel periodo dell&#8217;incidente eravamo forzatamente lontani e preferii non coinvolgerla, si accorse della differenza una sera.<br />
&#8220;Tutto bene?&#8221; disse. &#8220;Sembri freddo, quasi inumano.&#8221; disse.<br />
Io risi. Non avevo ancora capito.<br />
Il terzo innesto che installai furono dei filtri ai polmoni. Dei filtri avanzati. Era accaduto di trovarmi in un tafferuglio con gli sbirri ed avevo scoperto che non amo molto respirare fumogeni. Mi pareva una buona soluzione ed avevo abbastanza soldi in quel momento. Le modifiche mi stavano rendendo migliore. Mi stavano rendendo migliore degli umani comuni. Stavo diventando superiore ai comuni umani.<br />
Il quarto innesto fu un cuore avanzato, in grado di pompare il sangue più velocemente in caso di emergenza e di rallentare quando necessario per non causare l&#8217;affanno. Accoppiato ai polmoni bionici controlla ed ottimizza la resistenza fisica e lo sforzo. Hanno dovuto iniettarmi in circolo una sostanza simile a silicone per rinforzare le vene e le arterie, in passato c&#8217;erano stati casi di aneurisma da sovrapressione, ictus e altro.<br />
Ora ero davvero superiore agli umani. Sotto ogni punto di vista. Superiore. Fu un momento iniziare a snobbarli, a non considerarne neppure l&#8217;uso in attacchi di scarso valore, inaffidabili, facili a rompersi. Un giorno guardai Nadja e mi chiesi per quale motivo dovessi stare con una donna così. Non era più in grado di resistere a letto il tempo che desideravo, e spesso piangeva per motivi futili. La notte non mi era più così necessario dormire perché l&#8217;ossigenazione migliorata del sangue era in grado di tenermi sveglio molto più a lungo, lei invece aveva sempre bisogno di ricaricarsi e dormire. Se non lo faceva di notte doveva comunque farlo il giorno dopo ed io mi trovavo in difficoltà a seguire i suoi cicli di sonno e d&#8217;altro genere. Mi resi conto in fretta che stare con un&#8217;umana era un inutile perdita di tempo. Fu così che la lasciai la prima volta. Fu così che la persi assieme alla mia umanità.</p>
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		<title>Cammino comunque sia in una direzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2016 21:48:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[Cammino in bilico su un filo indeciso tra rincorrere e fuggire. Cammino comunque sia in una direzione. Cammino in bilico su un filo tra la coscienza di saper rovesciare un mondo e la noia del non volersene sporcare le mani. Cammino comunque sia in una direzione. Cammino in bilico su un filo sul pavimento, dove [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cammino in bilico su un filo</p>
<p>indeciso tra rincorrere e fuggire.<br />
Cammino comunque sia in una direzione.</p>
<p>Cammino in bilico su un filo<br />
tra la coscienza di saper rovesciare un mondo e la noia del non volersene sporcare le mani.<br />
Cammino comunque sia in una direzione.</p>
<p>Cammino in bilico su un filo<br />
sul pavimento, dove comunque non posso cadere.<br />
Cammino comunque sia in una direzione.</p>
<p>Cammino in bilico su di un filo<br />
attendo che tu mi prenda per mano, ovunque tu ti trovi<br />
Cammino comunque sia in una direzione, ovunque essa si trovi.</p>
<p>Là rovescerò il mondo. Ovunque serva. Comunque serva.</p>
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		<title>nel tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Feb 2016 18:54:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Era mentre osservavo quegli occhi, i tuoi, i suoi, quelli di Lei che sta accadendo, proprio ora mentre osservavo nei tempi antichi la loro luce, e mentre stava accadendo come un fiore la mia corolla si apre, lentamente i petali si stanno schiudendo e lasceranno entrare questa luce che sta scaldando il mio corpo, illuminando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Era mentre osservavo quegli occhi, i tuoi, i suoi, quelli di Lei che sta accadendo, proprio ora mentre osservavo nei tempi antichi la loro luce, e mentre stava accadendo come un fiore la mia corolla si apre, lentamente i petali si stanno schiudendo e lasceranno entrare questa luce che sta scaldando il mio corpo, illuminando l&#8217;interno del mio corpo, scaldando quello che era il mio corpo, la mia mente schiusa alle emozioni che non avevo mai incontrato prima. Fu quel giorno che amai l&#8217;ansia, che amai il battere forte del cuore in gola ed i tremori e il non sapere quale direzione prendere, l&#8217;inadattezza di vivere che solo oggi ho visto per la prima volta e che amai da allora, come amai la paura, il terrore nei miei occhi che guardano i tuoi occhi, il tremore dei miei occhi che guarderanno i tuoi per la prima volta guardare i miei. Ed è per questo che amerò il non sapere cosa fare, amerò il non aver saputo scegliere quando il mondo mi fu avverso e il desiderio di fuggire, e il cadere e la tristezza che mi ha provocato e che il mondo porta sulle spalle, perché tutto questo è vita, e ringrazierò mille volte i suoi occhi severi quando mi sgridarono e guarderanno con sdegno. Tutto questo è vita, tutto questo è ciò che mi ha fatto incontrare quegli occhi e quegli occhi furono ciò che amai, ed è mentre gli osservavo che tutto inizia.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Achille</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2015 21:55:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Fu così che infine scelse di pugnalarsi nell&#8217;unico punto in cui il suo corpo era vulnerabile, non lo fece per morire, ne scelse di voler soffrire per punire una propria scelta od errore. Si pugnalò nell&#8217;unico punto in cui avrebbe potuto creargli dolore, forse morte, e scelse di farlo accanto ad una persona che conosceva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Fu così che infine scelse di pugnalarsi nell&#8217;unico punto in cui il suo corpo era vulnerabile, non lo fece per morire, ne scelse di voler soffrire per punire una propria scelta od errore.<br />
Si pugnalò nell&#8217;unico punto in cui avrebbe potuto creargli dolore, forse morte, e scelse di farlo accanto ad una persona che conosceva appena, una persona di cui aveva però piena fiducia.<br />
<em>&#8220;Questo è il più grande dono che possa farti&#8221; </em>disse.<br />
<em>&#8220;Questo è il dono della conoscenza di ciò che sono, il dono della mia stessa esistenza&#8221;<br />
</em>Fu così che scelse di porgergli l&#8217;elsa dell&#8217;arma.<br />
<i>&#8220;Questo è il più grande dono che possa farti&#8221; </i>disse.<br />
<em>&#8220;Non importa cosa sceglierai di farne&#8221;.</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Risonanze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2015 22:18:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[*Questa cosa di tutte queste novità, e di andate e di ritorni sta toccando corde che non si muovevano da anni&#8211; Non è bello?*Non lo so, e come quando il catarro di anni si comincia a scrostare dai seni paranasali-Vista così è meno piacevole&#8230;*Fa male e fa bene, fa bene il catarro che si stacca [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">*Questa cosa di tutte queste novità, e di andate e di ritorni sta toccando corde che non si muovevano da anni<br>&#8211; Non è bello?<br>*Non lo so, e come quando il catarro di anni si comincia a scrostare dai seni paranasali<br>-Vista così è meno piacevole&#8230;<br>*Fa male e fa bene, fa bene il catarro che si stacca ma fa male, non so se hai presente: fa bene ma fa quel male che vorresti fermarti</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Vaghe divagazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2015 23:13:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A volte capita di trovare un brano musicale, per caso, per destino, o per sconosciuta serendipità, oggi ne sto ascoltando ossessivamente uno, in questi giorni ne stavo ascoltando ossessivamente un altro.Sono settimane che vorrei scrivere qualcosa che si chiamerà &#8220;Il Destino Razionalista&#8221; che spiega tutto questa serendipità che ognuno incontra ogni giorno nella propria vita, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A volte capita di trovare un brano musicale, per caso, per destino, o per sconosciuta serendipità, oggi ne sto ascoltando ossessivamente uno, in questi giorni ne stavo ascoltando ossessivamente un altro.<br>Sono settimane che vorrei scrivere qualcosa che si chiamerà &#8220;Il Destino Razionalista&#8221; che spiega tutto questa serendipità che ognuno incontra ogni giorno nella propria vita, ma lo spiega nel modo più scettico e razionalista che mi sia mai capitato di pensare: il destino concetto irrazionale spiegato con il razionalismo.<br>Nel frattempo, questo razionale lato si scontra contro incontri contrari al controllo, che rivolgono, stravolgono, coinvolgono momenti, persone inaspettate.<br>Lo rifuggo e rincorro, con parte e parte trafitto da parte a parte.<br>In passato ci ho messo mesi a scrivere qualcosa come quello che vorrei scrivere, ma non c&#8217;è fretta perché anche questo è cambiamento.<br>Ho finito un secondo romanzo, forse non avevo neppure scritto qui di averne iniziato un primo e il cervello ruota rivolta scalpita per iniziarne uno nuovo, quello è in testa da quasi dieci anni, credo dal 2005, quando ne tirerò fuori gli appunti lo saprò, ma non è ancora il tempo.<br>Oggi è il tempo di ascoltare questo brano, a ripetizione, mille e mille volte e mille ancora.<br>Mi ispira la scrittura di qualcosa di nuovo, che non ha a che fare col destino ma che&nbsp;è destino, mi ispira lo scrivere cose nuove che non ho mai scritto.<br>Intanto vago e&nbsp;divago nel vano e insano percorso che si forma nella mia mente.<br>E così quando il mio lato razionale spinge per scrivere qualcosa di nuovo accanto l&#8217;irrazionale spinge per contraddirne con coerenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><span class="_5yl5" data-reactid=".1u.$<1422054483531=21833753333-891796154@mail=1projektitan=1com>.2:0.0.0.0.0&#8243;><span data-reactid=".1u.$<1422054483531=21833753333-891796154@mail=1projektitan=1com>.2:0.0.0.0.0.0&#8243;><span data-reactid=".1u.$<1422054483531=21833753333-891796154@mail=1projektitan=1com>.2:0.0.0.0.0.0.$end:0:$0:0&#8243;>è una piacevole instabilità che potrebbe portare novità o autodistruzione.<br>Ma intanto ascolto ancora questa musica, ed ancora, ed ancora, ed ancora, ed ancora.<br></span></span></span></p>
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		<title>Lettera da capo scout a capo scout</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2014 14:34:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nota del 01/02/2016: Questo post sta acquistando una inaspettata notorietà e la quantità di visite che riceve è in fortissimo aumento, ci tengo a specificare che tale riflessione è indirizzata ai capi facenti parte dell&#8217;associazione Agesci ma non all&#8217;istituzione Agesci che come tale non credo&#160;possa ad oggi schierarsi pubblicamente su questi temi senza una discussione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<hr>
<p><strong>Nota del 01/02/2016:</strong><br />
Questo post sta acquistando una inaspettata notorietà e la quantità di visite che riceve è in fortissimo aumento, ci tengo a specificare che tale riflessione è indirizzata ai capi facenti parte dell&#8217;associazione Agesci ma non all&#8217;istituzione Agesci che come tale non credo&nbsp;possa ad oggi schierarsi pubblicamente su questi temi senza una discussione interna. Non vuole per tanto essere sprono per chi sostiene campagne denigratorie nei confronti della&nbsp;stessa, ma tuttalpiù per chi ne promuova una discussione interna che non passi dai media.<br />
Ringrazio per i commenti ricevuti (che non pubblicherò per evitare l&#8217;alimentazione di polemiche) nel bene e nel male e ricordo a chi mi accusa di mantenere l&#8217;anonimato che in questo blog non ho mai nascosto il mio nome, e vi si trovano agevolmente le mie generalità.</p>
<hr>
<p>Caro capo scout Agesci, che hai aderito liberamente al patto associativo della nostra grande associazione, oggi volevo discutere con te di alcune implicazioni della tua scelta e di come la nostra associazione stia andando in questi ultimi anni.</p>
<p>Purtroppo è oggettivo che vi sia un turnover che funziona male, i vecchi capi dalla grande esperienza restano a fare servizio fino ad età avanzate e questo in una prima analisi non può essere considerato negativo, ma i giovani capi invece tendono a rimanere in servizio per pochi anni lasciando il peso del servizio e di portare avanti questa associazione agli irriducibili della prima categoria.<br />
Questo credo sia il focus principale su cui concentrarsi per spiegare e per risolvere i problemi che affliggono la tua associazione.</p>
<p><a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="3524" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/lettera-da-capo-scout-a-capo-scout/dsc02282-2/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?fit=3648%2C2736&amp;ssl=1" data-orig-size="3648,2736" data-comments-opened="1" data-image-title="Fratellanza scout" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?fit=1024%2C768&amp;ssl=1" class="alignnone size-medium wp-image-3524" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?resize=300%2C225&#038;ssl=1" alt="Fratellanza scout" width="300" height="225" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?w=2000&amp;ssl=1 2000w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/DSC02282.jpg?w=3000&amp;ssl=1 3000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Che si voglia accettarlo o no negli ultimi trent’anni il mondo è cambiato con ritmi sempre più veloci, sempre più difficili e sempre meno comprensibili da chi non ha vissuto in gioventù questi cambiamenti. Prima c’è stato il sessantotto, si ci sono stati i sommovimenti popolari, il terrorismo, anche questi sono stati cambiamenti notevoli, ma cambiavano più le idee che il modo di vivere. Oggi le idee cambiano poco, spesso ci vengono propinate dall’esterno, ma i ritmi cambiano radicalmente.<br />
Il modo di vivere cambia radicalmente.</p>
<p>Rileggendo il patto associativo, già nelle prime righe si apprende quali siano gli obiettivi primari che dovremmo porci. Senza dovizia di una completa lettura che in questo momento sarebbe eccessivamente lunga voglio evidenziare alcuni passaggi che potrai liberamente rileggere nel contesto completo di questo documento su cui stai basando la tua scelta educativa.</p>
<p><em>Lo scopo dell&#8217;Associazione è contribuire, secondo il principio dell&#8217;autoeducazione, alla crescita dei ragazzi come persone significative e felici.&nbsp; </em></p>
<p><em>[…]</em></p>
<p><em>Offriamo loro la possibilità di esprimere le proprie intuizioni originali e di crescere così nella libertà inventando nuove risposte alla vita con l&#8217;inesauribile fantasia dell&#8217;amore. </em></p>
<p><em>[…]</em></p>
<p><em>Operiamo per la pace, che è rispetto della vita e della dignità di ogni persona; fiducia nel bene che abita in ciascuno; volontà di vedere l&#8217;altro come fratello; impegno per la giustizia. </em></p>
<p><em>[…]</em></p>
<p><em>La nostra azione educativa cerca di rendere liberi, nel pensare e nell&#8217;agire, da quei modelli culturali, economici e politici che condizionano ed opprimono, da ogni accettazione passiva di proposte e di ideologie e da ogni ostacolo che all&#8217;interno della persona ne impedisca la crescita.</em></p>
<p>Quante volte nelle vostre comunità capi, nelle vostre riunioni di zona invece la risposta alla richiesta, proprio di un giovane è la chiusura?<br />
Non è difficile fare esempi.</p>
<p>È un dato di fatto che a causa della necessità odierna di proseguire con gli studi fino all’università o spesso più avanti, a causa della crisi del lavoro dei giovani e dei loro genitori che devono mantenerli l’impegno che un giovane può mettere oggi nel servizio a è decisamente diverso da quello che poteva mettere un coetaneo vissuto trent’anni fa. La stabilità economica era diversa, molti erano sposati all’età in cui oggi si sta ancora seduti sui banchi a studiare, molti lavoravano già all’età in cui molti oggi sono in cerca del primo impiego o hanno già perso il primo impiego.</p>
<p>Si, forse questo porta ad una maturità in tempi diversi, ma “<em>Operiamo per la pace, che è rispetto della vita e della dignità di ogni persona; fiducia nel bene che abita in ciascuno; volontà di vedere l&#8217;altro come fratello; impegno per la giustizia”</em> o no? Se fosse nostro fratello, quello vero, e qui mi rivolgo ai meno giovani, nella stessa difficoltà cercheremmo una soluzione o lo lasceremmo abbandonato a se stesso?</p>
<p>La famiglia è cambiata, che vogliamo accettarlo o meno, perfino la chiesta sta interrogandosi su questo, ci sono giovani che economicamente, logisticamente, tecnicamente non hanno modo di sposarsi perché il lavoro non lo permette, perché la banca non darà mai un mutuo o per mille motivi ma che vogliono intraprendere un cammino che li porti comunque ad una vita di coppia e alla speranza di un matrimonio ed una famiglia, di avere dei figli e di educarli al meglio</p>
<p>Un’associazione che “<em>cerca di rendere liberi, nel pensare e nell&#8217;agire, da quei modelli culturali, economici e politici che condizionano ed opprimono, da ogni accettazione passiva di proposte e di ideologie e da ogni ostacolo che all&#8217;interno della persona ne impedisca la crescita.</em>” davanti a questi casi dovrebbe mostrare chiusura mentale e incapacità di discutere o dovrebbe cercare una discussione il più possibile aperta al dialogo nella ricerca di valutare ogni aspetto della situazione nel bene nel male e le sue conseguenze? Davvero un capo che non riesce per validi motivi a sposarsi deve vivere a casa di mamma fino ai quarantacinque anni con la persona che ama che vive anch’essa da mamma aspettando la menopausa per poter mettere su una famiglia o si può valutare caso per caso con intelligenza e tatto cercando di essere liberi da modelli culturali che condizionano ed opprimono ed da ogni accettazione passiva di proposte e di ideologie e da ogni ostacolo che all&#8217;interno della persona ne impedisca la crescita?<br />
Non l’ho scritto io questo patto associativo e non ho costretto te ad accettarlo.</p>
<p>È molto facile giustificare ognuna di queste scelte di chiusura con il fatto che “la chiesa dice così” ma ci domandiamo fino a che punto davvero la chiesa dica così e fino a che punto sia il nostro scudo?</p>
<p>Il Patto Associativo prosegue dicendo<br />
“<em>Per attuare questo programma profondamente umano, pensiamo che solo Cristo è la verità che ci fa pienamente liberi; questa fede è lo spirito che dà vita alle cose che facciamo. </em>“</p>
<p>Cosa avrebbe fatto Cristo in questi casi? Cosa ha fatto con la Maddalena? Cosa ha fatto con i peccatori che ha incontrato? Ha tirato fuori la spada da crociato e li ha decapitati? Li ha cacciati urlando? Si solo una volta, quando hanno usato il tempio come mercato. Ma ci chiediamo se le scelte dei giovani che stiamo perdendo nell’associazione sono come quelle del mercante nel tempio o se sono dettate dall’amore, dalla fatica, da un progetto di vita, da una difficoltà? Oppure ancora una volta pur di non affrontare i dogmi che ci portiamo dentro, non affrontiamo, ci nascondiamo dietro il dito dei giovani d’oggi immaturi?</p>
<p>“<em>I Capi testimoniano l&#8217;adesione personale alla Legge e alla Promessa scout.&nbsp; </em></p>
<p><em>Svolgono il loro servizio secondo il metodo e i valori educativi dell&#8217;Associazione, che si desumono dagli scritti e dalle realizzazioni pedagogiche di Baden-Powell, dalla Legge e dalla Promessa. </em></p>
<p><em>Il metodo scout attribuisce importanza a tutte le componenti essenziali della persona, sforzandosi di aiutarla a svilupparle e a crescere in armonia, secondo un cammino attento alla progressione personale di ciascuno.</em>”</p>
<p>Baden Powell ha mai detto che un omosessuale è immorale e incapace di educare? Chi ha deciso che sia così prima di deciderlo si è interrogato o si è lasciato trasportare da un facile “è innaturale, a me fanno schifo, la famiglia è importante”? Si sono mai chiesti se questo non abbia una famiglia, magari una famiglia che è così grande e forte da averlo aiutato a superare questa che oggi è ancora un enorme difficoltà dandogli un esempio di coesione, e coraggio che poche famiglie hanno avuto occasione di dimostrare?</p>
<p>Quando fai scelte che escludono a priori persone le fai leggendo la legge scout e la promessa che hai fatto o le fati seguendo l’istinto che la tua tradizione personale ti porta ad avere senza riflettere sulla persona che hai davanti?</p>
<p>La risposta a cui hai aderito liberamente è scritta poche righe dopo.</p>
<p>“<em>Intendiamo valorizzare e far crescere i doni di ciascuno, al di là delle differenze e a partire dalla ricchezza che la persona è ed ha.&nbsp; </em></p>
<p><em>Il metodo si evolve ed arricchisce nel corso della storia associativa</em>”</p>
<p>Non significa solo passare da 4 tappe a tre in reparto, o fare i lupetti un anno in più od uno in meno</p>
<p>“<em>L&#8217;educazione politica si realizza non solo attraverso la presa di coscienza, ma richiede, […], un impegno concreto della comunità, svolto con spirito critico ed attento a formulare proposte per la prevenzione e la soluzione dei problemi. </em></p>
<p><em>La diversità di opinioni presenti nell&#8217;Associazione è ricchezza e stimolo all&#8217;approfondimento delle nostre analisi; tuttavia non deve impedirci di prendere posizione in quelle scelte politiche che riteniamo irrinunciabili per la promozione umana.&nbsp; </em></p>
<p><em>Ci impegniamo pertanto a qualificare la nostra scelta educativa in senso alternativo a quei modelli di comportamento della società attuale che avviliscono e strumentalizzano la persona, come il prevalere dell&#8217;immagine sulla sostanza, le spinte al consumismo, il mito del successo ad ogni costo, che si traduce spesso in competitività esasperata.”</em></p>
<p>Quando sbattiamo le porte in faccia a qualcuno, direttamente o anche solo facendogli capire che se non hanno abbastanza tempo non vogliamo facciano servizio, che se hanno una difficoltà non sono bene accetti, se hanno una differenza di opinione non saranno in grado di educare ai valori che magari hanno comunque vissuto nelle loro famiglie, stiamo prendendo posizione su una scelta che riteniamo irrinunciabile perché davvero lo è o perché abbiamo paura di discuterne?<br />
Perché sono cose che avviliscono la persona, che fanno prevalere l’immagine alla sostanza, che sono spinte dal consumismo o perché nonostante siano difficoltà serie e importanti noi abbiamo paura di affrontarle mano nella mano con chi le sta provando?</p>
<p>“<em>Ci impegniamo ad educare al discernimento e alla scelta, perché una coscienza formata è capace di autentica libertà</em>” O no?</p>
<p>“<em>Ci impegniamo a rifiutare decisamente, […] tutte le forme di violenza, palesi ed occulte, che hanno lo scopo di uccidere la libertà</em>” o diventiamo noi i carnefici?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>Ci impegniamo a spenderci particolarmente là dove esistono situazioni di marginalità e sfruttamento, che non rispettano la dignità della persona […].&nbsp; Ci impegniamo a formare cittadini del mondo ed operatori di pace, in spirito di evangelica nonviolenza, affinché il dialogo ed il confronto con ciò che è diverso da noi diventi forza promotrice di fratellanza universale.</em>” O stiamo chiudendoci e facendo violenza psicologica su chi ci sta porgendo una mano per fare servizio con noi e per fare fronte comune alle difficoltà educative di ogni giorno?</p>
<p>Il Patto Associativo a cui hai aderito lo conosci? Lo ami? Lo segui in ogni suo punto? Perché se non è così forse dovresti chiederti se le persone a cui stai chiudendo la porta magari lo seguano più di te, e siano in diritto più di te di far parte di questa grande associazione.</p>
<p>L’associazione sta perdendo i giovani, ma i giovani continuano ad arrivare. Arrivano e poi se ne vanno. Questo non significa che i giovani non hanno voglia di fare servizio, significa che i giovani non si sentono compresi, non si sentono accettati, si rendono conto che questa associazione non fa per loro.</p>
<p>Il problema è che presto o tardi anche i meno giovani finiranno, e quindi chi porterà avanti questo magnifico metodo educativo che ci contraddistingue? Lo lasceremo fare alle tante associazioni che ormai stanno copiano il nostro metodo e lo stanno esportando in salse e versioni diverse grazie ai giovani che fuggono da questa?</p>
<p>Potrebbe essere una soluzione giusta purtroppo.</p>
<p>Per tutti, per chi resta e per chi se ne va: lo scoutismo ci ha insegnato a fuggire o ad affrontare le cose cercando il cambiamento?</p>
<p>Il patto associativo si conclude con queste parole:</p>
<p>“<em>L&#8217;AGESCI, consapevole di essere una realtà nel mondo giovanile, sente la responsabilità di dare voce a chi non ha voce e di intervenire su tematiche educative e politiche giovanili sia con giudizi pubblici che con azioni concrete. Collabora con tutti coloro che mostrano di concordare sugli scopi da perseguire e sui mezzi da usare relativamente alla situazione in esame, in vista della possibilità di produrre cambiamento culturale nella società e per &#8220;lasciare il mondo un po&#8217; migliore di come l&#8217;abbiamo trovato””</em></p>
<p>Vogliamo essere quell’associazione che viene strumentalizzata dal politico di turno o vogliamo essere noi a guidare la nostra immagine?<br />
Vogliamo collaborare con tutti coloro che mostrano di concordare sugli scopi da perseguire o vogliamo cacciarli perché li vediamo diversi nonostante abbiano i nostri stessi valori e obiettivi educativi?</p>
<p>Ma soprattutto: vogliamo produrre cambiamento culturale nella società e per &#8220;lasciare il mondo un po&#8217; migliore di come l&#8217;abbiamo trovato” o vogliamo mantenere la cultura e il modus operandi secolarizzato di dogmi e regole immutabili nel tempo senza adeguarci alla società?</p>
<p>Dovremmo essere davanti alla società a guidarla, non lasciarci trainare indietro dal passato e frenare la società moderna nella vana speranza che non cambi.<br />
Rimarremmo sempre indietro, perderemmo sempre di più chi vive nella società moderna, in definitiva faremmo morire un movimento non perché non ci crediamo, ma perché non ci rendiamo conto che il patto su cui si basa e a cui abbiamo creduto di aderire è già di per se la guida verso il futuro del cambiamento e contiene già le linee guida per navigare verso il futuro.</p>
<p>Fai le tue scelte mio caro Capo Scout.<br />
Liberamente.<br />
Non sarò io a obbligarti, il mio è solo un consiglio: rileggiti la legge, la promessa che hai fatto, il patto associativo a cui hai aderito.<br />
E fai liberamente le tue scelte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Firmato Uno come te, per nulla diverso da te.</p>
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		<title>Ciao Steve</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 07:31:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Steve. Al di la di ogni speculazione non c&#8217;è dubbio che l&#8217;impronta lasciata sia enorme. A me piace ricordarlo così: Discorso del 12 giugno 2005 per i laureandi di Stanford: Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Ciao Steve.<br>
Al di la di ogni speculazione non c&#8217;è dubbio che l&#8217;impronta lasciata sia enorme.<br>
A me piace ricordarlo così:<br>
</p>



<span id="more-2756"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Discorso del 12 giugno 2005 per i laureandi di Stanford:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie. La prima storia è sull'unire i puntini. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt> Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato? E' cominciato tutto prima che nascessi. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all'ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d'attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: "C'è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?" Loro risposero: "Certamente". </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l'adozione. Poi accettò di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college. Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l'ammissione e i corsi. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all'epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>N</tt><tt>ell'attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti. Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l'unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Vi faccio subito un esempio. Il Reed College all'epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato. Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E' stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt> Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Certamente all'epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all'indietro. Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all'indietro. C</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>osì, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa - il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>La mia seconda storia è a proposito dell'amore e della perdita.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un'azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L'anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione - il Macintosh - e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Come si fa a venir licenziati dall'azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l'azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa. Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me - come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l'ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L'evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo. Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt> Durante i cinque anni successivi fondai un'azienda chiamata NeXT e poi un'altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell'attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E' stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l'unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>E l'unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l'avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>La mia terza storia è a proposto della morte.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: "Se vivrai ogni giorno come se fosse l'ultimo, sicuramente una volta avrai ragione". Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?". E ogni qualvolta la risposta è "no" per troppi giorni di fila, capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt> Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità, tutto l'orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all'idea della morte, lasciando solo quello che c'è di realmente importante. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è ragione per non seguire il vostro cuore. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi "addio". Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell'analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Ho fatto l'intervento chirurgico e adesso sto bene. Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po' più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi: Nessuno vuole morire. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E' l'agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Quando ero un ragazzo c'era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E' stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E' stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E' stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni. Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell'ultima pagina del numero finale c'era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l'autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c'erano le parole: "Stay Hungry. Stay Foolish.", siate affamati, siate folli. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish. Grazie a tutti.</tt></p>
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		<title>Noemi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 May 2010 09:37:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non è passato moltissimo da quando ho criticato la produzione della cantante Noemi dicendo che la stavano sprecando, scrivevo testualmente La sua vocalità è indubbiamente superiore a molte delle cantanti che girano, ma la musica? La musica ha solo lo scopo di supportare la voce. Musica piatta. Togli la voce e resta un giro blues [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è passato moltissimo da quando <a href="https://www.staipa.it/blog/sulla-musica-italiana-moderna-soprattutto-sulle-produzioni/" target="_blank">ho criticato la produzione della cantante Noemi</a> dicendo che la stavano sprecando, scrivevo testualmente</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>La sua vocalità è indubbiamente superiore a molte delle cantanti che girano, ma la musica? La musica ha solo lo scopo di supportare la voce. Musica piatta.<br />
Togli la voce e resta un giro blues a caso, che cambia giusto un po’ per il ritornello.<br />
Stimo molto la voce, la tecnica vocale di Noemi, più di quanto si possa stimare la banalità della voce di Grignani, e forse come cantante farà strada, ma il brano, il brano specifico non durerà perché non c’è musica, perché non c’è un atmosfera elaborata e costruita ad arte, così come nella gran parte degli artisti italiani di ora.</em></p>
<p>Parlavo del brano &#8220;Briciole&#8221; il suo primo singolo, inizialmente non incluso nel primo album &#8220;Sulla mia pelle&#8221; ed incluso successivamente nella versione Deluxe (altra nota negativa verso la produzione che per vendere di più fa comprare due volte lo stesso album ai fan accaniti [o ottiene di farlo scaricare?!]).</p>
<p>Ascoltando i brani successivi devo ammettere che hanno decisamente virato direzione, perfino la cura della voce è cambiata migliorando notevolmente. A tratti si sente ancora &#8220;l&#8217;immaturità&#8221; della voce ma le possibilità sono enormi, sia sul <span id="more-2269"></span>cantato soft che quello un po&#8217; più aggressivo.<br />
Ma era della produzione che si parlava, non della voce di lei che era già assodato fosse di alto livello.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/BgVEZpo4MgA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Ok io ho di per se una passione per la voce della Mannoia, ma ammiro come sia stata scelto l&#8217;affiancamento delle voci. Avrebbero potuto scegliere di affiancare una voce più commerciale, invece la voce della Mannoia è stata scelta ad arte del gusto, simile alla voce di Noemi ma meno aspra si mescola alla sua in un intreccio perfetto, con un brano che inizia con una voce risoluta e senza fronzoli, diretta, pian piano cresce e sotto cresce l&#8217;arrangiamento della musica, alle frasi &#8220;ahh se fosse così facile&#8221; il suoni al di sotto diventano sospesi, sognanti, poi il brano riprende. Solo nella seconda parte entra la voce di Fiorella, un po&#8217; più risoluta, con i suoni sotto un po&#8217; più forti, la voce poteva essere anche quello di Noemi ma poi si capisce il perché della decisione di usare l&#8217;altra, ossia l&#8217;intreccio che si sente subito dopo che da quel senso di stacco, la voce di Noemi usata per le parti rafforzative e quella di Fiorella che fa la parte più &#8220;normale&#8221;, e poco dopo le due voci che si fanno da seconda voce a vicenda in un crescendo di forza che lascia spazio alla chiusura di Noemi sola. Sono riusciti ad inserire una voce famosa e bella senza togliere spazio alla cantante principale ma valorizzandola.<br />
Lo trovo stupendo.</p>
<p>Ne &#8220;i Sentimenti&#8221;<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/IXVJZWqFYWU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Si sente una voce più scura, su una base più ritmata, il testo inizia con un&#8217;apparente pessimismo ricco di luoghi comuni che invece si trasformano in una critica verso un uomo, forse verso molti uomini che ragionano a quel modo.<br />
La musica inizia come base poco importante ma comunque ben curata per crescere con la voce con misto tra chitarre, violini e batteria. Quando arriva a ripetere ossessivamente &#8220;Piove&#8221; da l&#8217;idea di quando in un pensiero ci si ferma su un dettaglio, un ricordo, un momento&#8230; e poi ricomincia il brano con le frasi che ora si capisce essere quelle dette dall&#8217;uomo che ha lasciato la protagonista, e il brano prosegue con immagini come di quadri, forse un album fotografico per fermarsi sempre su quella pioggia e le risposte di lei alle frasi, di lui, la spiegazione di cosa sono i sentimenti per lei, e la musica sempre in crescita e cambiamento, fino verso la fine con la batteria leggera ma più ritmata, i violini che crescono e le chitarre che calano, fino ad una chiusura sognante, come forse uno scoppio di lacrime e un abbandonarsi sul letto, giusto quando cresce nuovamente la chitarra per un breve solo tipicamente anti commerciale (per il commercio odierno) ma così giusto nel contesto.</p>
<p>Infine l&#8217;ultimo brano di cui voglio parlare è la traccia che da il nome all&#8217;album, &#8220;sulla mia pelle&#8221;<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube-nocookie.com/v/jMXqoA-dW5k&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Vale la pena citarla in quanto qui la cantante si confronta con uno stile Soul/swing, anche qui la produzione contrariamente al primo singolo ha posto una cura enorme, con una introduzione ricca di effetti e molto spazio perla voce, solo qualche campionatura, una chitarra e la batteria leggera, lasciando ammirare la voce e la ricchezza delle armoniche della stessa, poi pian piano aumentano il numero di suoni, entra un piatto leggero, un sax tenore che si intreccia con la voce lasciando sempre enorme spazio a quest&#8217;ultima, la chitarra si fa più articolata continuando a cambiare ma restando sempre poco invasiva.<br />
A tratti la voce passa da voce dolce a un lieve rauco misurato, entrano un po&#8217; di cori.. che chiamo strumentali in quanto con lo stesso scopo di una sezione fiati, il brano non è lungo ma non ha fretta, si prende le sue pause, chiude con una ripetizione tipicamente jazzistica in cui la cantante può mostrare un po&#8217; le sue capacità vocali senza particolari dimostrazioni di potenza ma enormi dimostrazioni di saper controllare ogni dettaglio.</p>
<p>I brani belli nell&#8217;album sono molti, lasciando anche spazio a qualche  stacco totalmente commerciale e a pezzi più rock o più soul spaziando tra diversi stili ma mantenendo una compattezza rara negli album moderni.<br />
Sono felice che ogni tanto esca qualche buona produzione come questa, oggigiorno non capita spesso.</p>
<p>Da musicista però non posso non ascoltare come canta in live&#8230;<br />
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<p>Da un lato mi fa sorridere il vederla impacciata che non sa molto tenere il palco e continua a toccarsi l&#8217;orecchio o a muoversi un po&#8217; goffamente, dall&#8217;altro ascolto i dettagli vocali, ho scelto un video filmato da telecamera perché risulta più &#8220;sporco&#8221; non ci sono i filtri della TV e nonostante le telecamere amatoriali tendano ad andare in saturazione si ha la sicurezza che la voce non sia troppo corretta.<br />
La voce regge alla grande nonostante la fatica di un fine concerto riesce a passare dai bassi volumi all&#8217;urlato rauco, forse ancor più bello dell&#8217;album quasi da Janis Joplin senza grosse stonature, non perde l&#8217;occasione di un finale lievemente allungato.<br />
Eheheh e quasi si dimentica di fermarsi a fare l&#8217;inchino col gruppo.</p>
<p>Beh devo dire che mi devo ricredere sulla produzione che gestisce questa cantante che comunque in se stimavo già in precedenza.</p>
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		<title>Roberto Saviano scrive a Silvio Berlusconi &#034;&#034;Il premier mi vuole zittire ma sui clan non tacerò mai&#034;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 17:41:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo scrittore: &#8220;Assurdo preferire il silenzio, Berlusconi si scusi con le vittime&#8221;. &#8220;Non so se Mondadori è ancora adatta a me&#8221; di ROBERTO SAVIANO Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scrittore: &#8220;Assurdo preferire il silenzio, Berlusconi si scusi con le vittime&#8221;. &#8220;Non so se Mondadori è ancora adatta a me&#8221; di ROBERTO SAVIANO</p>
<p></p>
<p>Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di &#8220;supporto promozionale alle cosche&#8221;. Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare a cosa le sue parole significano. A quanti cronisti, operatori sociali, a quanti avvocati, giudici, magistrati, a quanti narratori, registi, ma anche a quanti cittadini che da anni, in certe parti d&#8217;Italia, trovano la forza di raccontare, di esporsi, di opporsi, pensi a quanti hanno rischiato e stanno tutt&#8217;ora rischiando, eppure vengono accusati di essere fiancheggiatori delle organizzazioni criminali per il solo volerne parlare. Perché per lei è meglio non dire.</p>
<p>è meglio la narrativa del silenzio. Del visto e taciuto. Del lasciar fare alle polizie ai tribunali come se le mafie fossero cosa loro. Affari loro. E le mafie vogliono esattamente che i loro affari siano cosa loro, Cosa nostra appunto è un&#8217;espressione ancor prima di<span id="more-2227"></span> divenire il nome di un&#8217;organizzazione.<br />
Io credo che solo e unicamente la verità serva a dare dignità a un Paese. Il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine o da chi commette il crimine?</p>
<p>Il ruolo della &#8216;ndrangheta, della camorra, di Cosa nostra è determinato dal suo volume d&#8217;affari &#8211; cento miliardi di euro all&#8217;anno di profitto &#8211; un volume d&#8217;affari che supera di gran lunga le più granitiche aziende italiane. Questo può non esser detto? Lei stesso ha presentato un dato che parla del sequestro alle mafie per un valore pari a dieci miliardi di euro. Questo significa che sono gli scrittori ad inventare? Ad esagerare? A commettere crimine con la loro parola? Perché? Michele Greco il boss di Cosa Nostra morto in carcere al processo contro di lui si difese dicendo che &#8220;era tutta colpa de Il Padrino&#8221; se in Sicilia venivano istruiti processi contro la mafia. Nicola Schiavone, il padre dei boss Francesco Schiavone e Walter Schiavone, dinanzi alle telecamere ha ribadito che la camorra era nella testa di chi scriveva di camorra, che il fenomeno era solo legato al crimine di strada e che io stesso ero il vero camorrista che scriveva di queste storie quando raccontava che la camorra era impresa, cemento, rifiuti, politica.</p>
<p>Per i clan che in questi anni si sono visti raccontare, la parola ha rappresentato sempre un affronto perché rendeva di tutti informazioni e comportamenti che volevano restassero di pochi. Perché quando la parola rende cittadinanza universale a quelli che prima erano considerati argomenti particolari, lontani, per pochi, è in quell&#8217;istante che sta chiamando un intervento di tutti, un impegno di molti, una decisione che non riguarda più solo addetti ai lavori e cronisti di nera. Le ricordo le parole di Paolo Borsellino in ricordo di Giovanni Falcone pronunciate poco prima che lui stesso fosse ammazzato. &#8220;La lotta alla mafia è il primo problema da risolvere &#8230; non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni le spinga a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale della indifferenza della contiguità e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo mi disse: la gente fa il tifo per noi. E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l&#8217;appoggio morale dà al lavoro dei giudici, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze&#8221;.</p>
<p>Il silenzio è ciò che vogliono. Vogliono che tutto si riduca a un problema tra guardie e ladri. Ma non è così. E&#8217; mostrando, facendo vedere, che si ha la possibilità di avere un contrasto. Lo stesso Piano Caserta che il suo governo ha attuato è partito perché è stata accesa la luce sull&#8217;organizzazione dei casalesi prima nota solo agli addetti ai lavori e a chi subiva i suoi ricatti.<br />
Eppure la sua non è un&#8217;accusa nuova. Anche molte personalità del centrosinistra campano, quando uscì il libro, dissero che avevo diffamato il rinascimento napoletano, che mi ero fatto pubblicità, che la mia era semplicemente un&#8217;insana voglia di apparire. Quando c&#8217;è un incendio si lascia fuggire chi ha appiccato le fiamme e si dà la colpa a chi ha dato l&#8217;allarme? Guardando a chi ha pagato con la vita la lotta per la verità, trovo assurdo e sconfortante pensare che il silenzio sia l&#8217;unica strada raccomandabile. Eppure, Presidente, avrebbe potuto dire molte cose per dimostrare l&#8217;impegno antimafia degli italiani. Avrebbe potuto raccontare che l&#8217;Italia è il paese con la migliore legislazione antimafia del mondo. Avrebbe potuto ricordare di come noi italiani offriamo il know-how dell&#8217;antimafia a mezzo mondo. Le organizzazioni criminali in questa fase di crisi generalizzata si stanno infiltrando nei sistemi finanziari ed economici dell&#8217;occidente e oggi gli esperti italiani vengono chiamati a dare informazioni per aiutare i governi a combattere le organizzazioni criminali di ogni genealogia. E&#8217; drammatico &#8211; e ne siamo consapevoli in molti &#8211; essere etichettati mafiosi ogni volta che un italiano supera i confini della sua terra. Certo che lo è. Ma non è con il silenzio che mostriamo di essere diversi e migliori.</p>
<p>Diffondendo il valore della responsabilità, del coraggio del dire, del valore della denuncia, della forza dell&#8217;accusa, possiamo cambiare le cose.</p>
<p>Accusare chi racconta il potere della criminalità organizzata di fare cattiva pubblicità al paese non è un modo per migliorare l&#8217;immagine italiana quanto piuttosto per isolare chi lo fa. Raccontare è il modo per innescare il cambiamento. Questa è l&#8217;unica strada per dimostrare che siamo il paese di Giovanni Falcone, di Don Peppe Diana, e non il paese di Totò Riina e di Schiavone Sandokan. Credo che nella battaglia antimafia non ci sia una destra o una sinistra con cui stare. Credo semplicemente che ci sia un movimento culturale e morale al quale aspirare. Io continuerò a parlare a tutti, qualunque sarà il credo politico, anche e soprattutto ai suoi elettori, Presidente: molti di loro, credo, saranno rimasti sbigottiti ed indignati dalle sue parole. Chiedo ai suoi elettori, chiedo agli elettori del Pdl di aiutarla a smentire le sue parole. E&#8217; l&#8217;unico modo per ridare la giusta direzione alla lotta alla mafia. Chiederei di porgere le sue scuse non a me &#8211; che ormai ci sono abituato &#8211; ma ai parenti delle vittime di tutti coloro che sono caduti raccontando. Io sono un autore che ha pubblicato i suoi libri per Mondadori e Einaudi, entrambe case editrici di proprietà della sua famiglia. Ho sempre pensato che la storia partita da molto lontano della Mondadori fosse pienamente in linea per accettare un tipo di narrazione come la mia, pensavo che avesse gli strumenti per convalidare anche posizioni forti, correnti di pensiero diverse. Dopo le sue parole non so se sarà più così. E non so se lo sarà per tutti gli autori che si sono occupati di mafie esponendo loro stessi e che Mondadori e Einaudi in questi anni hanno pubblicato. La cosa che farò sarà incontrare le persone nella casa editrice che in questi anni hanno lavorato con me, donne e uomini che hanno creduto nelle mie parole e sono riuscite a far arrivare le mie storie al grande pubblico. Persone che hanno spesso dovuto difendersi dall&#8217;accusa di essere editor, uffici stampa, dirigenti, &#8220;comprati&#8221;. E che invece fino ad ora hanno svolto un grande lavoro. E&#8217; da loro che voglio risposte.</p>
<p>Una cosa è certa: io, come molti altri, continueremo a raccontare. Userò la parola come un modo per condividere, per aggiustare il mondo, per capire. Sono nato, caro Presidente, in una terra meravigliosa e purtroppo devastata, la cui bellezza però continua a darmi forza per sognare la possibilità di una Italia diversa. Una Italia che può cambiare solo se il sud può cambiare. Lo giuro Presidente, anche a nome degli italiani che considerano i propri morti tutti coloro che sono caduti combattendo le organizzazioni criminali, che non ci sarà giorno in cui taceremo. Questo lo prometto. A voce alta.<br />
©2010 Roberto Saviano/<br />
Agenzia Santachiara</p>
<p>(<em>17 aprile 2010</em>)</p>
<h3><a href="https://www.repubblica.it/politica/2010/04/17/news/lettera_saviano-3407443/">FONTE </a></h3>
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		<title>Le tue foto.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 12:40:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Guardo le tue foto ogni tanto. Ho detto che non mi va di farlo ed è vero, ma ogni tanto le guardo. Osservo il cambiamento negli anni del tuo sorriso, del tuo sguardo. Guardale anche tu le tue foto talvolta. Guarda le foto vecchie, le foto meno vecchie, le foto di oggi. Potrei quasi darti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Guardo le tue foto ogni tanto.<br />
Ho detto che non mi va di farlo ed è vero, ma ogni tanto le guardo.<br />
Osservo il cambiamento negli anni del tuo sorriso, del tuo sguardo.<br />
Guardale anche tu le tue foto talvolta.<br />
Guarda le foto vecchie, le foto meno vecchie, le foto di oggi. Potrei quasi darti delle date precise.<br />
Guarda il tuo volto.<br />
Non sei più tu, non sei più il tuo sorriso, non sei più il tuo sguardo e non serve a nulla sofisticarti con una pettinatura nuova, con un trucco nuovo, con una giacca nuova, con delle scarpe più costose.<br />
Sei tu a non essere più tu, sei tu a non stare bene da un po&#8217; a questa parte.<br />
Ed io da lontano ti osservo, osservo anche le mie di foto che nel tempo cambiano paradossalmente al contrario delle tue.<br />
Lo sai conosco ogni dettaglio del tuo volto, ogni piega, ogni neo, ogni lentiggine nascosta visibile solo con la giusta luce, conosco ogni espressione, ogni infinitesimo.<br />
Ti stai perdendo.<br />
Stai perdendo il tuo stesso valore intrinseco.<br />
Stai perdendo te stessa e ne sono certo.<br />
Rialzati. Prendi in mano la <a href="https://www.staipa.it/blog/la-vita-e-stupenda/">tua vita</a> e rialzati è ora ormai</p>
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		<title>Facebook, i nostri diritti saranno suoi per sempre.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 14:33:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Antonio Dini &#124; 17-02-2009 Il più popolare social network al mondo cambia politica. Da oggi tutti i dati e le informazioni che gli utenti caricano nel loro profilo, foto comprese, resteranno per sempre di proprietà dell&#8217;azienda anche quando si volesse cancellare la propria identità online. In questi giorni ha compiuto cinque anni e si [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-weight: normal; font-size: 13px;">di Antonio Dini | <span class="data">17-02-2009</span></span></h2>
<h3>Il più popolare social network al mondo cambia politica. Da oggi tutti i dati e le informazioni che gli utenti caricano nel loro profilo, foto comprese, resteranno per sempre di proprietà dell&#8217;azienda anche quando si volesse cancellare la propria identità online.</h3>
<div class="edit">
<p>In questi giorni ha compiuto cinque anni e si è regalato un&#8217;altra polemica. Facebook, il social network più famoso del momento e che sta definendo un&#8217;epoca, ha infatti annunciato nei giorni scorsi di aver cambiato &#8220;giusto un attimo&#8221; le norme che regolano l&#8217;accordo con gli utenti del servizio. E il cambiamento sta provocando un&#8217;esplosione di polemiche in rete.</p>
<p>Il punto centrale è la gestione dei contenuti. Tutti i social network e tutte le aziende digitali &#8220;Web 2.0&#8221; sono basate sul concetto che i contenuti vengono prodotti dagli utenti. A partire da Second Life, paradigma (adesso passato in secondo piano, per fortuna) del mondo generato dagli utenti che pagano solo per il privilegio di esserci, fino a Facebook, sorta di Ikea del social networking, dove tutti hanno spazi più o meno uguali da arredare con le proprie immagini e i commenti scritti muro a muro.</p>
<p>Cosa succede però a quei contenuti quando qualcuno decide di averne avuto abbastanza e di volersene andare? Non è come sparecchiare e tornarsene a casa propria, perché secondo il nuovo regolamento di Facebook, adesso i contenuti caricati sul social network non appartengono più al singolo ma al network stesso, cioè a Facebook.</p>
<p>È il volere di Mark Zuckeberg il discusso fondatore di Facebook, il ragazzino prodigio che ha pagato alcuni milioni di dollari a qualche compagno di scuola che l&#8217;accusava di aver fondato Facebook copiando loro idee e mettendo così a tacere non solo l&#8217;ipotesi di copia ma anche l&#8217;idea che inventare e creare sia meglio che copiare (gli ex compagni di scuola adesso si sono pagati la pensione con un&#8217;idea che non hanno mai provato a realizzare, mentre Zuckeberg ha dimostrato che non è necessario essere creativi ma basta copiare con determinazione per avere successo). Una vicenda complicata, non alla portata della comprensione di tutti gli utenti ma che sta facendo rumore in rete.</p>
<p>L&#8217;etica del capitalismo, lo spirito della rete: cioè il desiderio di far soldi (in maniera oscena, considerando la ricchezza costruita sui contenuti prodotti da altri di Google, Facebook e via dicendo: almeno Bill Gates il suo software a codice chiuso se lo produce da sé) e quello di contribuire in effetti alla crescita dell&#8217;economia digitale. La valutazione di Facebook è secondo alcuni sproporzionata rispetto al suo reale valore.</p>
<p>Si parla di miliardi di dollari. Soprattutto, se ne parla senza avere una idea di come si producano gli introiti che giustifichino il valore dell&#8217;azienda se non vendendo tutte le informazioni e i contenuti prodotti da e sugli utenti del servizio a terzi. Ma anche così, c&#8217;è chi comincia a dubitare che si riuscirebbe mai a produrre anche solo una parte della ricchezza stimata per Facebook: 175 milioni di utenti nel mondo (8 in Italia, tutto stimato), 300 milioni di dollari di fatturato nel 2008 (stimati, in crescita), un valore dell&#8217;azienda Facebook stimato fra i 3,75 e 5 miliardi di dollari, secondo il settimanale economico statunitense BusinessWeek.</p>
<p><a href="https://www.macitynet.it/Facebook_saremo_suoi_per_sempre/">FONTE MACCITYNET</a></p>
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		<title>Morgana</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2007 19:59:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Fata Morgana Vedo tutto attraverso&#8230;. Sabbia rossa e deserto&#8230;. Ho sete, ho sete di te che non sei qui, stella caduta dagli occhi che voli sul mio deserto. Ho sete, le nuvole mi cadono dentro, cerchio che ha perso il suo centro perché ha smarrito ogni senso Sabbia rossa e deserto Lunga scala d&#8217;aria che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: bold;">Fata Morgana</span></p>
<p>Vedo tutto attraverso&#8230;.</p>
<p>Sabbia rossa e deserto&#8230;.</p>
<p>Ho sete, ho sete di te che non sei qui,<br />
stella caduta dagli occhi<br />
che voli sul mio deserto.</p>
<p>Ho sete, le nuvole mi cadono dentro,<br />
cerchio che ha perso il suo centro<br />
perché ha smarrito ogni senso</p>
<p>Sabbia rossa e deserto</p>
<p>Lunga scala d&#8217;aria che sale dal deserto.<br />
Non c&#8217;è confine tra l&#8217;occhio dentro e l&#8217;occhio fuori</p>
<p>Morgana</p>
<p>Lenta processione all&#8217;alba nel deserto<br />
Fata Morgana ha già cambiato ogni profilo</p>
<p>Aspetto a parlare prima che l&#8217;illusione si sia mossa<br />
poi scopro il confine che dall&#8217;infinito vola dentro di me</p>
<p>Morgana</p>
<p>Ho sete significa che sono vivo<br />
che importa se l&#8217;ultimo o il primo,<br />
il cuore vuol battere ancora, ancora.</p>
<p>Sabbia rossa e deserto&#8230;<br />
La sento negli occhi,<br />
in fondo ai miei occhi,<br />
salire dal mare<br />
passando dal cuore</p>
<p><span style="font-style: italic;">-Litfiba-<span id="more-460"></span><br />
</span></p>
<div style="text-align: justify;">Il <span style="font-weight: bold;">Fata Morgana</span> è un tipo di miraggio chiamato in questo modo per la sua capacità di riprodurre il soggetto in alto rispetto al suolo, come in elevazione come  la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fata_Morgana_%28mitologia%29">Morgana</a> della mitologia celtica.<br />
Si tratta di un fenomeno dovuto alla rifrazione della luce solare attraverso vari strati di aria di temperatura e quindi densità diversa tra loro. Per certi versi è simile al miraggio, con la differenza che a causa del cambiamento dell&#8217;indice di rifrazione attraverso gli stessi strati le immagini risultano mutevoli e deformate, difficilmente riconoscibili. Gli oggetti riflessi appaiono spesso come torri e obelischi. Come un mondo mutevole apparente in vista.<br />
Dalle coste della Calabria talvolta è possibile ad esempio avere l&#8217;impressione di una città irreale che si modifica e svanisce in breve tempo, la quale altro non è che la rifrazione della costa siciliana.<br />
Il fenomeno avviene soprattutto quando vicino al mare o al lago quando minuscole gocce di acqua fanno da lente amplificando il fenomeno di rifrazione.</div>
<p><span style="font-style: italic;"> </span></p>
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