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	<title>Libro Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>Libro Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2017 18:32:45 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Oggi sono andato a correre. È stato strano. Mi sembrano secoli che non andavo a correre al tramonto, forse mi ricorda un po&#8217; quella volta che al tramonto sono andato a camminare con lei, con i capelli del colore del sole, ma da quello sembrano passati millenni. C&#8217;era quell&#8217;atmosfera di freddo pungente che si contrappone al caldo del mio corpo e di caldo del mio corpo che si contrappone al freddo dentro. Una sensazione strana, mi ricorda di quella volta in cui sono stato investito.<br>
Questo lo ricordo come fosse ieri. Sono sensazioni che difficilmente scivolano via dall&#8217;anima, te le porti dentro comunque vada.<br>
Quel giorno credevo fosse uno come un&#8217;altro, avrei dovuto andare a correre il giorno dopo ma sarebbe stato un mese da che mi frequentavo con Lei. Avrei dovuto andare a correre il giorno dopo ma quel giorno non avevo di meglio da fare se non correre, sfogare il corpo e l&#8217;anima, tornare a casa, cucinare per Lei che mi avrebbe raggiunto più tardi. Certo avrei potuto leggere quel libro che stava sul mobiletto, avrei potuto studiare inglese, avrei potuto organizzare quel viaggio a Parigi, ma volevo correre e uscii. Mi sentivo in discreta forma nonostante il mio stato fisico e lo scarso allenamento, la musica sparata in cuffia era un tonico per la mente e per il corpo ma già solo il pensiero di Lei sarebbe stato sufficiente per rendermi un supereroe.<br>
È stato improvviso. Come quelle cose che vedi solo nei film quando l&#8217;attore un&#8217;istante prima c&#8217;è e un&#8217;istante dopo al suo posto c&#8217;è un pullman. Nel mio caso era un suv. Non saprei dire il modello, non saprei neppure dire chi lo guidasse se ci penso. Non ricordo assicurazioni, ospedale, preoccupazioni, ma in ogni caso ricordo fosse un suv. Bianco ovviamente. Prima c&#8217;ero io e poi un&#8217;istante dopo il suv. Non so bene dove fossi finito. Nessun suono perché forse non aveva neppure frenato, solo la musica che ancora pulsava dall&#8217;auricolare nel mio orecchio sinistro. Il destro non lo ricordo più. Credo di non aver provato dolore, solo dentro la schiena come un movimento, come lo schiocco di quando ti scrocchi le dita ma molto più potente. Nella zona lombare e più in su alla radice del collo. L&#8217;orecchio destro forse l&#8217;ho sentito quando ha toccato la mia spalla sinistra ma credo sia stata più una sensazione che il senso del tatto, più una percezione dovuta alla prospettiva della mia vista che in qualche modo vedeva alle mie spalle e non più di fronte. Non ho provato nessuna sensazione fisica se non questo e poi era come se il mondo fosse rallentato. Nella mia testa tutto quel movimento era durato minuti, forse ore ma infinitamente meno rispetto al tempo trascorso dopo. Come guardarsi dietro e vedere una scia allungata, sempre più veloce man mano che è lontana, sempre più lenta man mano che arriva all&#8217;ora. E l&#8217;ora è come un tempo immobile. Mi rendo conto solo ora di dove sia collocato questo ora, mi rendo conto solo ora che il tempo dall&#8217;altra parte della scia, il tempo davanti è altrettanto immobile. Il tempo in cui dovrei cucinare per Lei è lì davanti, quello in cui lei dovrebbe arrivare infinitamente lontano, il tempo in cui avremmo dovuto fare l&#8217;amore infinite volte quell&#8217;infinito, e ancora. Il tempo è immobile.<br>
Qui.<br>
Ora.</p>
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		<title>Perché ho smesso di scrivere poesie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Sep 2017 16:12:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scrivevo molta più poesia un tempo. Ho scritto sempre molto, ricordo il primo racconto che ho scritto era qualcosa come il 1990. avevo otto anni, forse nove. Raccontava di un viaggio nello spazio in cui io, nel 2017 andavo su Marte e incontravo una popolazione aliena, ma non era fantascienza, utilizzava il cliché inizio novecentesco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivevo molta più poesia un tempo.<br />
Ho scritto sempre molto, ricordo il primo racconto che ho scritto era qualcosa come il 1990. avevo otto anni, forse nove. Raccontava di un viaggio nello spazio in cui io, nel 2017 andavo su Marte e incontravo una popolazione aliena, ma non era fantascienza, utilizzava il cliché inizio novecentesco della perdita di sensi momentanea a distinguere la parte reale da quella immaginaria, un trucco mutuato da Poe o da altri scrittori della sua epoca. Avevo descritto la morte da dentro il morente descrivendo una serie di deformazioni sensoriali e poi la sua resurrezione in questo mondo alieno. Non spiegavo se il protagonista fosse morto davvero o no, se fosse inteso come reale o no tutto quanto accadeva dopo. Avevo otto anni, era il mio primo racconto e non so dire da dove venisse, avevo letto <em>Il Richiamo Della Foresta</em>, <em>20.000 leghe sotto i mari</em>, forse qualcosa di Salgari non di più. La mia vocazione era lì. Nello scrivere. Nella tensione. Nello sperimentare. Nel crossover di generi. L&#8217;anno prima avevo imparato per la prima volta cosa fosse quello che le persone chiamano amore. L&#8217;amore di bimbo, sia chiaro, ma il mio piccolo cuoricino era esploso per la prima volta con le conseguenze imprevedibili con cui esplode un cuore quando un cuore esplode. Amavo anche i chiasmi. Ci vollero altri tre anni prima che esplodesse di nuovo per quel ricciolo su una fronte. Esplose la poesia in quegli anni.<span id="more-4566"></span>Non sapevo quanta ne avrei scritta, nel frattempo scrivevo lettere. Ricevevo e scrivevo lettere non saprei dire da quante persone, mi chiedo se qualcuno le conservi ancora, io le ho buttate quasi tutte. Centinaia. Tra il 97 e il 98 credo di averne scritta una ogni singolo giorno, molti giorni più di una. Fare qualcosa per così tanto tempo con tale frequenza non può non creare una dipendenza. All&#8217;epoca scrivevo con una stilografica. Scrivevo anche in poesia. Quasi ogni giorno. Credo di aver superato il migliaio di poesie, sperimentavo in quel modo, sperimentavo in quel mondo. Lo feci fino al 2003 con risultati via via più soddisfacenti. La mia emotività era sfogata con quello, l&#8217;unico modo di sfogare un fiume, un mondo, una sofferenza, una gioia, un tutto che trasbordava come un bicchiere pieno in cui continui a versare acqua da una bottiglia infinita. Era il mio modo di fermare un po&#8217; di quell&#8217;acqua e cristallizzarla immobile come una fotografia, pensavo avrebbe fatto bene riprenderla quando ci fosse stata siccità. Pensavo che avevo così tanto da buttare fuori da dare, da regalare che perderlo in un tombino di scarico sarebbe stato uno spreco. Durò fino al 2003. Non avevo mai trovato un tombino vero prima di allora. Era lì che mi attendeva ed era la cosa più bella che potessi incontrare.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">Sono in una gabbia di cristallo,<br />
in una maledetta cazzo di gabbia di cristallo.<br />
E potrei scappare se volessi, se non fosse così fottutamente bella.<br />
Sono in una gabbia di cristallo<br />
e non so più come uscirne, ne so come sono entrato.</p>
</blockquote>
<p>Lo scrivevo allora. Non sapevo quanto quella gabbia sarebbe divenuta il mio vestito, la mia corazza, il mio scheletro, la mia essenza. Scrissi le mie poesie più belle come una stella che prima di spegnersi diventa enorme e brucia tutta se stessa, raggiunsi l&#8217;apice e mi spensi. La siccità era arrivata, il tombino aveva assorbito ognuna delle mie emozioni. Il paradosso è che prima mi tolse l&#8217;ansia, poi la paura, poi la rabbia, poi la tristezza e solo da ultimo l&#8217;amore. Fu l&#8217;esperienza più bella che avessi mai provato ma di me non rimaneva più nulla che valesse la pena essere pronunciato, figurarsi scritto su un foglio. Smisi in quel momento di scrivere in poesia. Ci provai ancora, sì. Credo di aver scritto almeno altre due sillogi complete dopo quel momento. Carta straccia.<br />
Presidio di razionalità incapace di provare ciò di cui voleva disquisire.<br />
C&#8217;era qualcosa di buono in questo. L&#8217;assenza di ansia, di rabbia, di paura sono qualcosa a cui molti ambiscono (Tenetevele, io vi dico, tenetele strette al cuore ed amatele e vivetele) e mi resero sfacciatamente più forte negli anni. Ma mancava qualcosa: la capacità di provare empatia, di piangere, di gioire, di credere nelle piccole cose. Se non provi paura tutto è privo di valore perché non ti interessa perderlo, se non provi ansia tutto è insipido perché o lo raggiungi o lo lasci andare senza ricerca spasmodica. Tutto privo di valore. Smisi di scrivere quando rilessi quello che avevo scritto un tempo. Potevo leccarne ancora l&#8217;acqua liquida scorrere tra le righe, le parole bagnate trasudavano ancora ogni emozione, la trasudano ancora oggi. Quello che scrivevo era secco e nero come la lingua di un uomo morto di sete. Vorrei dire pieno di ulcere ma le ulcere sarebbero state emozione, sarebbero state rabbia e non c&#8217;era neppure quella. Quello che scrivevo era morto. Io ero morto. Tutto era morto. Era come fotografare pareti di cemento che mi stringevano dentro me stesso, una uguale all&#8217;altra seppure con nuove parole, ricerche, sperimentazioni. Una uguale all&#8217;altra. Una</p>
<p>uguale</p>
<p>all&#8217;altra.</p>
<p>Poi mi hai preso per mano e trascinato. Ero ancora quella lingua secca e morta ma tu mi trascinavi inerte avanti e indietro. Aprivo gli occhi ogni tanto, poi li richiudevo, poi li riaprivo, poi sparisti. Anche se ci sei ancora là fuori, almeno tu. E credo ci sarai sempre. Non so quanto tempo passò, una pietra non conosce il tempo. Ed era come se il tempo fluttuasse tra un oggi e un passato remoto e un futuro e un imperfetto come immagini che appariranno e scomparvero e stanno illuminando quello che accadde pochi istanti fa come nei sogni. Poi però ero di nuovo un pezzo di pietra a terra, arido, o forse di terra secca e crepata grigia. Arrivasti tu. Piantando un seme? Non saprei ma la mia testa era aperta, una crepa in fronte e ci guardavi dentro, mentre stavi versandoci dell&#8217;acqua. Non mi volevi trascinare in giro, stavi curandomi o curando il seme che avevi piantato. Te ne sei andata perché non ti coglierò mai o non mi sono lasciato cogliere, stai fuggendo per sempre forse, non ne ho idea.<br />
Fui a terra. Ero terra. Terra secca e non più dura roccia. Nasceva qualcosa nella mia testa. Un sogno, una realtà, un mondo dentro cui posso guardare e vedere muoversi vite ed ogni vita mi parlava e raccontava. Non erano capaci di provare emozioni perché io non sapevo darle a loro. Non erano capaci di provare emozioni perché raccontavano di quello che ero.<br />
Poi sei arrivata tu, sembravi un porto pieno di emozioni, esplosioni, incredibili pulsioni, ti sfiorai il volto e si gelò la mano. Ero o non ero un pezzo di terra secca? Ti sfiorai il volto e si gelò la mia mano perché eri un pozzo. Di nuovo un pozzo di fronte a me. Non lo temevo. Infilai la mano dentro e ne estrassi la rabbia, l&#8217;ansia, ogni paura. Infilai la mano nel pozzo e ne estrassi la paura, la rabbia, l&#8217;ansia mordendole e respirandole e vivendole, non fu un tentativo di togliertele da dentro. Non mi importava, cosciente di quanto sarebbe un vano tentativo, ma fu desiderio di riprendere quello che avevo perduto. Estrassi dal pozzo rabbia, paura, ansia e me ne nutrii come una bestia col sangue che cola dalle fauci, li conoscevo ormai quei pozzi, vi ero già morto non mi spaventavano più. La rabbia, la paura, l&#8217;ansia mi resero più forte di quanto sia mai stato, più forte di quanto divenni perdendole. Ero incapace di controllare le nuove vecchie emozioni, incapace di equilibrio in tutto quel troppo. Non te ne andasti tu, ti cacciai per salvarci. O per lasciarti distruggerti, poco conta. Non tornerò mai. E poi piove. Piovve. Piove. Piovve riempiendo il mondo come un bicchiere vuoto che arriva velocemente al colmo e piove ancora. Mentre mi giravo dall&#8217;altra parte in faccia un abbraccio. Senza un preavviso. Come uno schiaffo. Il cuore battere forte come non avesse mai battuto prima. E scrivo in poesia. In costante disequilibrio tra un&#8217;emozione e l&#8217;altra imparo a domarle e viverle come un&#8217;acrobata su un filo appeso tra due torri nel vento, ed è la paura a reggermi in piedi, l&#8217;ansia, la rabbia che mi fai provare e qualcos&#8217;altro. E vorrei fotografare emozioni, farne trasudare dalle parole tutto quello che scoppia come una fontana ma soprattutto vorrei sentirmi libero di viverle, di essere, di vivere.<br />
Di essere</p>
<p>di vivere</p>
<p>di essere</p>
<p>vivere</p>
<p>essere</p>
<p>vi</p>
<p>es</p>
<p>sì</p>
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		<title>La paura di fallire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2017 19:21:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Fallire. Il mondo è zeppo di paura di fallire, di provare a fare qualcosa e non arrivarci in fondo. Fallire in uno sport in cui non sei sicuro di eccellere, fallire provando ad imparare a suonare uno strumento musicale, fallire un esame all&#8217;università, fallire la scelta degli studi, fallire in un rapporto di coppia, fallire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fallire. Il mondo è zeppo di paura di fallire, di provare a fare qualcosa e non arrivarci in fondo. Fallire in uno sport in cui non sei sicuro di eccellere, fallire provando ad imparare a suonare uno strumento musicale, fallire un esame all&#8217;università, fallire la scelta degli studi, fallire in un rapporto di coppia, fallire un colloquio di lavoro, fallire l&#8217;organizzazione di un viaggio ambizioso, fallire un&#8217;attività lavorativa, fallire nello scrivere un libro, fallire nel dichiarare il proprio affetto, fallire nel coltivare un fiore, fallire nel fare un dolce. Fallire.<br />
Fallire fa paura.<br />
Io l&#8217;ho fatto un milione di volte. L&#8217;ho fatto anche oggi. Anche ieri. Sono abbastanza sicuro che lo farò anche domani, ormai mi conosco abbastanza per conoscere dove andrò a schiantarmi miseramente, come mi sentirò, quale sarà il livello di sofferenza. Conosco abbastanza le mie debolezze da sapere che cosa aspettarmi.<br />
Pochi giorni fa ho raccontato una storia che ho vissuto da piccolo, una di quelle storie che sono la chiave di quello che sono diventato nel tempo, una di quelle storie che riesci ad elaborare solo anni dopo. Ero un bambino, non ricordo il contesto specifico ne perché fossimo lì e perché ma con la mia famiglia eravamo ad un maneggio. Ricordo il fascino terribile di vedere i cavalli saltare gli ostacoli, la maestria dei fantini, ricordo quanto ero affascinato dal vedere la muscolatura di quegli animali possenti cambiare forma sotto il pelo lucido. Dovevo avere un età in cui avevo già fatto dell&#8217;atletica leggera la mia vita, un altro fallimento anche l&#8217;atletica, perché pensavo al movimento dei muscoli nel mio corpo nella spinta della corsa. Non mi aiuta molto a ricordare la mia età perché la mia prima pista l&#8217;avevo affrontata a qualcosa come cinque anni. Finita quell&#8217;esibizione è stato forse mio padre a chiedere a qualcuno se potevamo salire su un cavallo, io desideravo con tutto me stesso toccarne uno. Mi sembrava quasi di avere la possibilità di toccare un animale mitologico. Mio padre mi ha sempre spinto nel provare nuove cose ma non ricordo se lui ci fosse salito quel giorno, ricordo che chiesero a me e mio fratello se volevamo salire ma io tentennai, ci salì mio fratello. Era bellissima l&#8217;idea di salire, era bellissima ma faceva terribilmente paura. Pensavo che non avevo neppure idea di come fosse toccare una di quelle bestie, e pensavo che avevo paura di cadere da lassù mentre mio fratello veniva portato avanti e indietro per qualche decina di metri con il sorriso spaventato e felice. Pensavo che a breve sarebbe toccato a me. Vidi i grandi aiutarlo a scendere e la paura continuava a prendermi. Ero come un cane legato ad una corda, voglioso di correre e lanciarmi frenato da una corda al collo. Pieno di energia positiva e di desiderio e frenato dalla paura dell&#8217;ignoto, del forse, del se. Del sé.<br />
<span id="more-4499"></span>Salì mia madre al mio posto e mi sentii tutto il mondo crollare, sentivo di aver sbagliato, fallito, deluso me stesso e chi mi stava attorno, mi vergognavo di avere paura e mi vergognavo anche di vergognarmi. E guardavo mia madre cercare di arrampicarsi su, perse l&#8217;equilibrio quasi subito spaventata da un movimento della bestia credo. E cadde. Non si era fatta nulla se non un po&#8217; di paura e poco dopo credo fu lei a cercare a convincermi a salire, che non c&#8217;era niente da avere paura. Avevo una seconda possibilità, nella vita reale le seconde possibilità non capitano quasi mai ma io ero un bimbo e non potevo saperlo ancora. Ancora mi ritrovai attaccato a quella catena al collo, era il momento in cui finalmente potevo trovare il coraggio e liberarmi e forse diventare un po&#8217; più uomo. Convinsi tutti che la caduta di mamma mi aveva spaventato. Che era quello il motivo per cui non volevo salire, provarono ancora a convincermi ma di fronte a quella argomentazione c&#8217;era ben poco da fare. Forse si sentirono anche in colpa per non avermi fatto salire per primo, in fondo ero il bambino più piccolo. Tornando in casa sentii un vuoto dentro. Come cadere all&#8217;indietro in un profondo pozzo dentro di me. Non avevo vissuto per paura di fallire. Avevo fallito per paura di fallire. Rimasi laggiù nel pozzo per diverso tempo, non saprei dire quanto.<br />
Negli anni ho vissuto altre volte questa esperienza, molte altre volte. Quasi a diventare un&#8217;abitudine, un pezzo di me. Trovarsi di fronte ad una scelta, ad un&#8217;azione da affrontare e rimanere lì, nel terrore di farlo davvero, nella paura di fallire, di sbagliare, di non essere adeguato, di cadere dal cavallo nel momento più bello. Sono arrivato a non fare nulla della mia vita. Immobile a guardarmi attorno, la schiena appoggiata a quel bastone a cui la catena è legata e a ruotare senza neppure più allontanarmi per la paura stessa di sentire al collo la pressione che mi avrebbe trattenuto. Infine sono arrivato a sedermi per terra, sempre con la schiena appoggiata a quel bastone, a guardare il mondo scorrere al di fuori di quel cerchio. Le persone facevano cose che io non osavo neppure pensare ed io nella mia inadeguatezza restavo lì ad osservarle. Distolsi lo sguardo verso la fine. Guardavo solo lo spazio tra i miei piedi, le mie scarpe da bambino, pur di non vedere il mondo vivere là fuori. Avevo trent&#8217;anni ormai.<br />
Vorrei dire che non ricordo cosa sia stato a far scattare la scintilla anche se lo so benissimo. Non conosco l&#8217;intera cronologia delle situazioni, dei pensieri, delle emozioni, dei fallimenti, ma ricordo diversi istanti e nel tempo la consapevolezza che a cambiare dovevo essere io. Che le belle parole dal di fuori del cerchio non servivano nulla. Ricordo anche qualcuno che in piedi accanto al palo, accanto a me, nel mio cerchio mi parlava nell&#8217;orecchio e mi diceva cose, mentre io guardavo ancora lo spazio tra i miei piedi.<br />
Ma di tutto questo c&#8217;è una singola cosa che ho trovato incontrovertibile: dei cavalli l&#8217;unico ricordo che avevo era la delusione di non essere riuscito a salirci, di aver fallito nel tentativo di trovare il coraggio. Niente altro. Per me i cavalli erano quello. Mi misi a pensare ad altre cose nella mia vita, cosa ricordavo di Francesca? Di non aver avuto il coraggio di affrontarla fino a quando era diventato troppo tardi. Cosa ricordavo della scelta del mio piano di studi? Che avevo scelto la cosa più sensata e non quella che mi emozionava. Che ricordo avevo del suonare la chitarra? Che avevo temuto di non riuscire mai a suonarla come sapevo suonare il sassofono. Mi guardai indietro e la mia vita era più piena di rimorsi e di &#8220;se avessi&#8221; che di emozioni reali. Così piena di occasioni perdute che il mio rimanere lì ad aspettare un&#8217;occasione aveva un&#8217;aspetto terribilmente grottesco e ridicolo. Quello è stato il giorno in cui ho iniziato a vivere. Troppo tardi? Forse. Se lo avessi fatto prima ora sarei sposato? Sarei uno scrittore? Sarei un fisico nucleare? Sarei un atleta? Un musicista? Un cavallerizzo? Non sarei ciò che sono ora. Non mi sarei alzato in piedi a guardare quel bastone su cui ero appoggiato e non avrei provato ad allontanarmene, non avrei provato a strappare quella catena, non starei scrivendo queste cose. Forse non avrei mai imparato cosa significa amare, gioire, soffrire, a stringere i denti e lottare, a rialzarmi dalle cadute. Che cosa invece non ricordo più? Le volte in cui ho provato e fallito. Fallisco quasi ogni giorno ma il fallimento lo posso archiviare come esperienza, ci posso stare male, posso soffrirci come un cane ma non rimanere quel cane alla catena incapace di liberarsi. Fallire è brutto, fa male, ma apre la porta a nuovi tentativi nuove esperienze, nuovi mondi. Un giorno quando sarà il momento di andarmene vorrei girarmi indietro e guardare e non avere rimpianti, non avere più &#8220;se avessi&#8221; e vedere invece un prato costellato dei fiori che sono le esperienze vissute, come rose rosse baluardi di chi e cosa sono stato. Con le loro spine, alcune di bellissimi colori cangianti altre appassite e secche ma ognuna vissuta. Di certo una, due, molte di loro saranno &#8220;quello che ho sempre cercato&#8221;, &#8220;quello che ho sempre desiderato&#8221;, &#8220;quella cosa che mi fa sentire completo&#8221;, &#8220;quello che mi fa sentire realizzato&#8221;, altre &#8220;quello che speravo&#8221;, &#8220;quello che credevo&#8221;, &#8220;quello che sarebbe stato bello funzionasse&#8221;, ma nessuna mai &#8220;Quello che avrei voluto provare&#8221;, &#8220;quello che chissà come sarebbe andata se&#8230;&#8221;</p>
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		<title>Voglio viverlo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 10:01:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le tue sopracciglia si alzano leggermente, forse neppure un millimetro mentre le tue labbra si allargano forse ancora meno. Le sopracciglia iniziano ad alzarsi e, prima che l&#8217;impercettibile movimento sia terminato, le labbra iniziano quel movimento. Di tutto il tempo passato assieme questo è quello che continua a ripetersi nei miei occhi quando li chiudo. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le tue sopracciglia si alzano leggermente, forse neppure un millimetro mentre le tue labbra si allargano forse ancora meno. Le sopracciglia iniziano ad alzarsi e, prima che l&#8217;impercettibile movimento sia terminato, le labbra iniziano quel movimento. Di tutto il tempo passato assieme questo è quello che continua a ripetersi nei miei occhi quando li chiudo.<br />
Un movimento infinitesimo, impalpabile ma quel tanto da rendere i tuoi occhi più grandi il tuo volto più disteso quando dico qualcosa che ti stupisce, che ti fa un po&#8217; ridere.<br />
Ce n&#8217;è anche un&#8217;altro di movimento, credo di avertelo visto fare una sola volta ed è il movimento contrario, altrettanto infinitesimo, di quando dico qualcosa che ti contraria. L&#8217;incresparsi minimo della pelle tra gli occhi, il tendersi infinitesimo dei muscoli della mascella. È un movimento bello, caratteristico, qualcos&#8217;altro che<span id="more-4471"></span> mi porto dentro di te.<br />
E non c&#8217;è fretta. Non c&#8217;è rincorsa. Non c&#8217;è fuga. C&#8217;è il tempo. Voglio che passi, ma che passi lento come deve essere. Come tocchi in punta dei piedi di bambini che giocano a giochi veri.<br />
Come i silenzi tra infinite parole e le parole che intervallano i silenzi. Pause, movimenti, pause.<br />
Una sinfonia di note, e silenzi e note, come leggere le parole di un libro tra le descrizioni e l&#8217;azione, tra le emozioni e gli riempitivi.<br />
Col tempo. Nel tempo.<br />
Col tempo.</p>
<p>Voglio viverlo.</p>
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		<title>La mia prima volta (L&#8217;anima)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2017 13:34:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#60;- La mia prima volta &#60;- La mia prima volta (La vita) Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta/">&lt;- La mia prima volta</a><br />
<a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-seconda-versione/">&lt;- La mia prima volta (La vita)</a></p>
<p>Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell&#8217;aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto. Ci avevo già provato in passato in maniera meno concentrata e motivata ma questa volta sarei arrivato fino in fondo anche se non lo sapevo ancora. Non ricordo quanto ci volle per sapere che il nome della ragazzina fosse Chiara e che fosse in terza B. Io se non ricordo male ero in F ma lei, ne sono certo, era in B. Di questo sono sicuro.<br />
Dicono che la prima volta non si scordi mai. Io penso che siano le sensazioni provate a non essere scordate, l&#8217;atto in se purtroppo va perduto nei meandri della mente ricoperto dalla ripetizione ad libitum dell&#8217;atto stesso. Mi chiedo se lei invece abbia ancora memoria del risultato, visto che durante l&#8217;atto non era presente.<span id="more-4321"></span> Le scrissi la mia prima poesia a scuola, durante l&#8217;ora di inglese. Non ricordo le parole e mi chiedo se ci siano ancora nel suo diario di allora, se abbia ancora il diario di allora. Come in ogni prima volta però ricordo le emozioni provate. Non scrivevo realmente a lei, ma a quel riccio che ricordo ancora perfettamente più di quanto ricordi il suo viso, scrissi a me stesso mentre parlavo di quel riccio. Non partii con una classica ode a una donna ma con una specie di ode a dei capelli. D&#8217;altronde non conoscevo altro di lei.<br />
Ricordo tutto il riempirsi dentro come di una bolla che si gonfia, come un liquido che sale dal basso fino ad allargarmi il torace, a silenziarmi la gola, ad entrarmi in testa e spingere forte. Le persone che mi stanno accanto l&#8217;hanno spesso interpretato come se volessi isolarmi ed entrassi in una forma tra autismo e depressione, ognuno ha sempre avuto il proprio modo di interpretarmi in quello stato ma per me è solamente parte del processo. Della mia dipendenza se vogliamo. Una delle tante dipendenze. Ricordo perfettamente la sensazione di estraneazione, di stacco dal mondo, di isolamento non tanto dagli altri quanto da me stesso. Il desiderio che spinge, un desiderio che non avevo idea di da dove venisse né cosa desiderasse né dove e come sfogarlo. Presi in mano la penna, una stilografica blu in plastica gialla tutta mangiucchiata e scrissi a quel riccio, che poi quello che scrivevo arrivasse a Chiara era un fattore secondario. Scrissi di getto ma non so cosa scrissi. Alla fine il mio corpo, la mia anima, la mia mente parvero svuotati. Tutto quel liquido accumulato dentro che schiacciava e premeva su ogni mio organo, pensiero, su ogni parte di ciò che ero allontanandomi da me stesso ed ovattando tutto, era scomparso. Era scomparso con una forma di piacere quasi fisico che avrei imparato più tardi ad assimilare all&#8217;orgasmo. Seppure non fosse la prima volta che usassi la vena creativa per scrivere questa fu <em>la mia prima volta</em>, quella in cui ne compresi il potere terapeutico. Pensai che sarebbe stata comunque l&#8217;ultima. Cosa mai avrebbe potuto nuovamente scatenarmi una simile sensazione? E cosa avrei potuto scrivere di altrettanto forte? E poi queste cose belle a forza di ripetersi perdono forza, perdono valore ed infine si abbandonano, no?<br />
Ne scrissi altre due o tre credo, sempre al ricciolo di Chiara, consegnandole a Chiara perché il ricciolo potesse leggerle mentre le leggeva lei. Credo di averci fatto una passeggiata e ballato un lento e niente altro. Le promisi che un giorno le avrei fatto capire che per me non era solo un gioco, che non l&#8217;avrei dimenticata, e in qualche modo sto mantenendo la promessa anche ora anche se probabilmente non lo saprà mai. Anche se la promessa non era fatta a lei. Ho scritto molto anche sull&#8217;incavatura della sua schiena che ho toccato ballando quell&#8217;unico lento, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ElkqPNvMj6w">Independent Love Song di Scarlet</a>. Ma questo accadde più di quindici anni dopo e ha più a che vedere con il mio modo di scrivere e di pescare nei ricordi che con lei. Come tutto il resto d&#8217;altronde.<br />
Scrissi dell&#8217;altro nell&#8217;anno successivo e probabilmente quello dopo ancora. Mi ero illuso che quella sensazione potesse tornare e mi convinsi che il problema fosse non tanto nello scrivere quanto nell&#8217;amare. Non ero in grado di provare quello che avevo provato per lei. Per il ricciolo praticamente. Fu quando incontrai il mio primo amore, amore vero, che mi accorsi che il mio scrivere aveva poco a che fare con il mio amare gli umani e che quando mi chiese &#8220;Ti è piaciuto?&#8221; risposi &#8220;Sì, è quasi come scrivere.&#8221;<br />
Avevo ripreso a farlo da poco. I cambi, le rivoluzioni, le stranezze dell&#8217;adolescenza e degli ormoni stavano facendomi impazzire, ero un adolescente atipico in un mondo tipizzato, dovevo essere ciò che ero mascherandomi da metallaro, o da bravo ragazzo, o da musicista jazz, o da latin lover, o da timidino. Ero già consapevole di chi volevo essere ma la società non era in grado di accettare che lo fossi quindi dovevo raccontarmi a me stesso per avere la mia direzione. Scrivevo. Scrivevo sopratutto a me stesso. Scrivevo rinchiuso nella mia stanza. Quando tutto si riempiva di quel liquido soffocante che mi obbligava a farlo lo facevo e ogni volta mi dava piacere uscendo da me attraverso la penna. Ero praticamente rinchiuso in me, tra me, con me, all&#8217;interno di me. Iniziai a portarmi dietro un Moleskine, non perché lo avessero fatto Oscar Wilde o Ernest Hemingway ma semplicemente perché era comodo. Potevo scriverci per diminuire il liquido dentro e arrivare fino al momento in cui avrei potuto isolarmi e buttarlo fuori del tutto. Scrivevo sull&#8217;autobus, per strada, nei locali davanti ad una birra, nelle pause durante gli allenamenti. Scrivevo. Scrivevo delle cose che può scrivere un adolescente e di qualche altra. Non pensavo sarebbe durato a lungo. Finii di scrivere il mio primo libro nel giro di pochi mesi, era una raccolta di poesie, o quantomeno di pensieri. Aveva un inizio, uno svolgimento ed una conclusione come un romanzo, una storia organica e precisa di crescita. Pensavo non avrei mai più scritto altro. Conoscevo Rimbaud e mi piaceva l&#8217;idea di chiudere con la scrittura come aveva fatto lui, il <em>poeta dell&#8217;adolescenza</em>. Avevo scartato moltissime poesie che ritenevo buone, alcune ottime. Poesie sulla morte, sul senso della vita, sulle contraddizioni del mondo, poesie troppo sperimentali ma interessanti. Fu in quei giorni che tirai fuori dall&#8217;armadio il cappotto di pelle che avevo messo via la stagione precedente, infilandoci una mano in tasca ne trovai una pallina di carta. La aprii e dentro vi trovai scritto &#8220;Rievocazione dei sensi&#8221;, lo avevo scritto quasi un anno prima in una sera in cui avevo voglia di isolarmi dal mondo. I miei amici avevano preso l&#8217;autobus ed erano in centro ad aspettarmi, io avevo deciso di perdere l&#8217;autobus e di farmela a piedi anche se in venti minuti sarebbe arrivato il successivo. Attorno c&#8217;era nebbia, probabilmente era un novembre o un marzo, un giorno di mezza stagione. Camminavo come ho sempre amato fare nelle parti vietate della zona merci della stazione dei treni. Mi era venuta in mente solo quella frase, avevo una penna, un foglietto ma non il Moleskine. L&#8217;avevo scritta e messa in tasca. Poi tra una cosa e l&#8217;altra avevo finito per appallottolarla e ritrovarla mesi dopo. Fu una frase profetica e una rivelazione. Iniziò a prendere corpo quello che sarebbe stato il mio secondo libro iniziato, anche se ci misi anni a terminarlo, e fu probabilmente il mio quarto finito. Iniziò a prendere corpo <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, tra giochi e sperimentazioni e temi alternativi. Senza fretta. Senza volerlo realmente terminare era il coperchio sotto cui poteva stare molto del materiale che avevo scartato in precedenza. Ero convinto non lo avrei mai terminato, e avrei smesso preso di scrivere come Rimbaud, ma ero lontano dai diciannove anni.<br />
Il secondo libro lo scrissi di botto, in poche settimane dopo aver chiuso con il primo amore ed averne incontrato un&#8217;altro fuggevole ma estremamente provante dal punto di vista personale. Una persona più strana di me, più complicata di me, più estrema di me con cui confrontarsi e chiedermi chi fossi fino al nostro esplodere in una favilla luminosa. Cominciavo a pensare che forse dopo tutto avrei potuto continuare a scrivere un altro po&#8217;. Ma presi una pausa. Così, perché amo contraddirmi.<br />
Sembrava non esserci più nulla da scrivere, si era esaurito il filone e forse mi andava bene così. Scrissi un po&#8217; usando la tecnica e non la passione, scrissi altri pezzi di <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em> fino quasi a completarlo riempiendolo di esperimenti, giochi di parole, tecnica talvolta fredda. Poi come per ogni droga, per ogni dipendenza, per ogni fuga incontrai qualcuno che mi diede una scossa, che mi lanciò nel baratro o me ne estrasse. Che mi fece capire cos&#8217;è la dipendenza. Che mi fece capire cos&#8217;è la depressione. Che mi fece capire cos&#8217;è la vita. La prima volta che capii come sarebbe andata a finire fu sul suo letto quando iniziò a leggermi Prevert. Non avevo mai letto Prevert. Parlammo ore di poesia, giorni, mesi. Mi accorsi di come le sperimentazioni che avessi provato non fossero davvero così inutili, leggendole lei mi mise in mano Pessoa. Non avevo mai letto Pessoa e fu una rivoluzione. Ricordai come all&#8217;inizio la spinta fossero le poesie di Edgar Poe ma capii come ambissi involontariamente, pur non conoscendolo a Pessoa. Ne lessi la prosa e capii che come il mondo fosse più ampio. Fu lei che mi portò a terminare <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, a spingermi fino a farmelo pubblicare. Oggi lo rileggo e nel suo piccolo lo trovo ancora rivoluzionario. Trovo che sia ancora la cosa più bella che io sia mai riuscito a creare. Può non piacere, è ovvio, ma la portata che ha per me, la profeticità dei contenuti per me sono come se il me giovane avesse scritto al me di oggi cose che potrà capire solo il me di domani. Di tutta la mia produzione è stato fino ad oggi l&#8217;apice. Scrissi in quel tempo anche un&#8217;altra raccolta di poesie, ed un&#8217;altra ancora. Dalla prima all&#8217;ultima, ad eccezione del solito <em><a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a></em>, che prometto non nominerò più, sono stati un percorso collegato, da una fine all&#8217;inizio successivo, da una fine al successivo ed ancora. Ne scrissi cinque con pause più o meno lunghe. Il cammino di un adolescente che cercava di crescere, di superare le paure, di lanciarsi da una rupe convinto di poter volare, di cadere ed infine di riprendersi. Arrivai a schifarmi di quello che scrivevo. A non voler più quella fuga, avrei voluto qualcosa di più, di più forte. Ero dipendente ma l&#8217;assuefazione aveva fatto il suo corso dopo più di seicento pezzi scritti e catalogati. Qualunque cosa provassi a scrivere mi risultava vuota, già scritta, già vista, inutile. Cominciai a cercare emozioni di altro genere. Di molti altri generi. E poi ancora una volta incontrai l&#8217;amore. Un amore strano e complicato seppure semplice. All&#8217;epoca avevo spostato il mio scrivere alla creazione di questo blog. Ci scrivevo già da qualche anno a dire il vero e scriverlo era stato probabilmente il motore per far nascere questo nuovo amore che quietò apparentemente il mio bisogno. Si spense il blog, si spense tutto. Fu <a href="https://www.staipa.it/blog/perche-ho-smesso-di-scrivere/">il motivo per cui smisi di scrivere</a>. Nel bene e nel male.<br />
Scrivere aveva preso a farmi schifo. Se provavo a scrivere e mi leggevo mi sentivo come un alcolizzato che si renda conto di essersi ubriacato contro il proprio volere l&#8217;ennesima volta. E tutto ciò che scrivevo mi dava il voltastomaco, era inutile, ripetitivo, vuoto. Il liquido che mi si formava dentro era stagnante e puzzolente. Si formava ma liberarlo dava prevalentemente olezzo. Ogni tanto pensavo a quel ricciolo di tanti anni prima, e mi dicevo che forse avevo finalmente raggiunto i diciannove anni di Rimbaud. Ne avevo trenta, ma era uguale. Non provavo più l&#8217;orgasmo dello scrivere ma sentivo ogni istante me stesso pieno di quel liquido che mi estraniava da me e dal mondo ma ero incapace di svuotarmene, privo del desiderio di svuotarmene. Mi stavo allontanando da tutto. Anestetizzato, arido, lontano. Poi l&#8217;amore finì, come era naturale che fosse, e con esso in qualche modo l&#8217;embargo che mi ero imposto. Non che fosse merito della fine dell&#8217;amore ma semplicemente fu un cambiamento abbastanza importante da impormi di riprendere in mano le cose.<br />
Provai a scrivere nuovamente in poesia schifandomi ancora come sempre e allora decisi di scrivere un romanzo. Avevo scritto racconti negli anni, avevo provato a scrivere racconti lunghi ma non mi era mai riuscito di superare poche pagine. Decisi di scrivere un romanzo su di me, per me, da tenere per me. Una forma di auto analisi. Lo scrissi in pochi mesi, era breve e non saprei dire neppure quanto bene fosse scritto ma dopo essere stato mesi a scrivere rinchiuso in casa avevo ritrovato me stesso. Il desiderio, la voglia di buttare fuori tutto, il contatto con il mondo e la realtà. Ed avevo goduto un universo intero. L&#8217;anestesia non era terminata però. L&#8217;aridità. Il distacco dal mondo. L&#8217;incapacità di provare emozioni positive o negative che fossero. L&#8217;apatia. Trovai il modo di emulare le emozioni, di viverle apparentemente, di simularle, di stimolare i ricordi per indurle. Era scriverle, scriverne. Per evocarle, per esorcizzarle, per vivere. Non molto diverso da alcune droghe o dell&#8217;autolesionismo era diventato il mio modo di <em>provare qualcosa</em>, qualunque cosa fosse pur di sentire di essere in vita.<br />
Quello è stato il momento in cui il blog è rinato con <a href="https://www.staipa.it/blog/category/racconti/dodici-gradi/"><em>dodici gradi</em></a> e con gli altri <a href="https://www.staipa.it/blog/category/racconti/"><em>racconti</em></a> che da allora mi accompagnano e hanno sostituito le sensazioni di cui un tempo avevo bisogno continuando ad alimentare la mia dipendenza e svuotare il mio dentro dal liquido che lo invade. Ho scritto un altro libro, di racconti da allora o meglio due libri concentrici. Il titolo del progetto nella mia testa era <em>Anestesia</em> ma sarebbe stato stupido fosse il titolo reale perché era costruito esattamente sul percorso e le sensazioni consce ed inconsce di un&#8217;anestesia totale, e dell&#8217;anestesia che stavo provando. Avrei rovinato al lettore (me stesso) il viaggio. Poi come sempre è quando hai bisogno di <em>qualcosa di più forte</em> che incontri qualcuno in grado di dartene. Ho incontrato la persona più importante degli ultimi anni per la mia dipendenza. Mi ha preso per mano e guardato negli occhi dicendo solo <em>io credo in te</em>. Se un giorno i frutti di quello che ho fatto in questi anni si vedranno il merito sarà più suo che di tutta la fatica fatta -che poi non è fatica- in questi anni. Mi ha guardato negli occhi mentre il liquido mi riempiva e isolava dal mondo e mi ha infilato nella pancia un coltello per aprire una breccia e farlo uscire. Il piacere che ne ho ricevuto, in ogni senso, in ogni modo è stato il più sconfinato e dura ancora ogni giorno anche se non ci credo. Ed ancora ogni volta mi sembra l&#8217;ultima. Costringendomi ad iscrivermi alla <a href="https://www.scuolapalomar.it/">scuola palomar</a> che avevo scoperto per caso mi ha messo davanti al fatto che era il momento di provare davvero a seguire un sogno. Ho scritto il mio primo romanzo completo, completo di ogni punto fondamentale. Migliorabile, sicuramente, ma ho superato il mio limite di non riuscire a scrivere più di un racconto lungo. Quel che ne sarà è da vedersi ma oggi scrivo ancora, mi riempio di quel liquido dal mondo e lo butto fuori. Scrivo su questo blog o altrove ed ogni singola volta mi sembra l&#8217;ultima. O la prima. Guardo ciò che ho scritto e mi chiedo come farà a venirmi in mente qualcosa di nuovo fino alla volta successiva ed ancora ed ancora ed ancora ed ancora. Non so quanto durerà. Se mi fermerò di nuovo infine, ma scrivo ancora ed è ancora tra tutte l&#8217;emozione più grande, il piacere più forte.<br />
Creare mondi. O raccontare mondi che esistono davvero ma altrove, in luoghi che gli altri  non possono visitare ma tu sì.<br />
Non so quanto durerà. Se mi fermerò di nuovo infine.<br />
Non importa.</p>
<ul>
<li><strong>Post Scriptum: </strong>Solo dopo aver scritto tutto questo il caso mi ha portato ad un&#8217;intervista dello scrittore che stimo di più e che ha segnato maggiormente la mia fantasia. Cercavo su internet &#8220;Dipendenza da scrittura&#8221; per trovare un&#8217;immagine interessante da allegare e come a volte capita è piovuto qualcosa.<br />
<blockquote><p><em><em><em><em><br />
Mi ricordo quando ero uno studente che scriveva storie e romanzi, alcuni dei quali furono poi pubblicati, altri no. Era come se la mia testa stesse per esplodere, talmente tante cose volevo scrivere in una volta. Avevo un sacco di idee, tutte intasate. Come se avessero bisogno di chiedere il permesso per uscire. <strong>C’era questa falda acquifera sotterranea di storie che volevo raccontare e dovevo solo conficcarvi una tubatura per far sì che tutto fiottasse fuori.</strong></em></em></em></em></p>
<p><em><em>I can remember as a college student writing stories and novels, some of which ended up getting published and some that didn&#8217;t. It was like my head was going to burst – there were so many things I wanted to write all at once. I had so many ideas, jammed up. It was like they just needed permission to come out. <strong>I had this huge aquifer underneath of stories that I wanted to tell and I stuck a pipe down in there and everything just gushed out. </strong></em></em></p>
<p><a href="https://www.rollingstone.com/culture/culture-features/stephen-king-the-rolling-stone-interview-191529/">Stephen King in un intervista a Rolling Stone</a>.</p></blockquote>
</li>
</ul>
<p><a href="https://www.staipa.it/blog/la-mia-prima-volta-quarta-versione/">La mia prima volta (Il sangue) -&gt;</a></p>
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		<title>Occidentali’s Karma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Feb 2017 15:13:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quest&#8217;anno non ho guardato il festival di Sanremo, in genere nei giorni successivi mi prendo la briga di ascoltare i brani a posteriori e qualche anno mi sono messo a recensirli uno ad uno con cattiverie taglienti o complimenti nei brani dove fosse necessario. Sono sempre critico sulla qualità dei brani quasi mai all&#8217;altezza di essere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno non ho guardato il festival di Sanremo, in genere nei giorni successivi mi prendo la briga di ascoltare i brani a posteriori e qualche anno mi sono messo a recensirli uno ad uno con cattiverie taglienti o complimenti nei brani dove fosse necessario. Sono sempre critico sulla qualità dei brani quasi mai all&#8217;altezza di essere memorabili, se non per uno o due pezzi l&#8217;anno.<br />
Quest&#8217;anno ha vinto questa &#8220;Occidentali’s karma&#8221; di questo Francesco Gabbani che non avevo mai sentito nominare prima. Dal mio punto di vista nessun problema, non ho visto il festival, non ho sentito la canzone, sopravviveremo tutti. Ed invece no. Persone che tutti questi giorni parlavano di Sanremo insultandolo e dicendo che non lo guardano sanno in diretta la notte stessa chi ha vinto, e sanno che è una canzone di merda. Perché sa Sanremo escono solo canzoni di merda. E perché è troppo orecchiabile.</p>
<p>Ora, prima di proseguire vorrei che chi è interessato a leggersi il seguito di questo articolo si ascolti il brano, e per ascoltare non intendo subire passivamente ma ascoltare. Ascoltarne il testo, provare a capirne il significato.</p>
<p><iframe class="youtube-player" width="550" height="310" src="https://www.youtube.com/embed/-OnRxfhbHB4?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
<p>Bene.  Adesso, e solo adesso che lo avete ascoltato vi prego di proseguire la lettura.<span id="more-4243"></span></p>
<p>Ripeto di non aver ascoltato nessun&#8217;altro brano, non so che cosa abbia cantato di magnifico la Mannoia, non so cosa abbia cantato nessuno ma vorrei riflettere con quello che so di questo brano, senza denigrare gli altri. Anche se mi permetto di dire che se avesse vinto la Mannoia probabilmente vi sareste lamentati che non vince mai nessuno di nuovo.<br />
Il brano è orecchiabile, estremamente orecchiabile, troppo orecchiabile. Tipico da tormentone estivo o pubblicità di qualche operatore telefonico, tipico da &#8220;lo sentiremo un milione di volte in radio&#8221;, il problema è che per veicolare un messaggio in Italia oggi nel periodo dei &#8220;virarle&#8221; l&#8217;unico modo reale è esattamente questo. Rivestire il prodotto in una confezione estremamente vendibile e apparentemente superficiale. Le persone non hanno voglia di riflettere. Credo che il processo che stia accadendo sia simile a &#8220;Fuori dal tunnel&#8221; di Caparezza che prendeva in giro le discoteche e le serate da discotecari e veniva ballata nelle discoteche dai discotecari che ascoltavano il ritmo senza ascoltane il testo.<br />
Bene, per i più pigri, e so che ce ne sono che non hanno ascoltato il brano neanche dal video qui sopra consiglio per l&#8217;ultima volta di apprezzare il testo che trovate qui sotto.</p>
<p><em>Essere o dover essere</em><br />
<em> il dubbio amletico contemporaneo</em><br />
<em> come l’uomo del neolitico</em><br />
<em> nella tua gabbia 2×3 mettiti comodo</em><br />
<em> intellettuali nei caffè, internettologi</em><br />
<em> soci onorari del gruppo dei selfisti anonimi</em></p>
<p><em>L’intelligenza è démodé</em><br />
<em> risposte facili, dilemmi inutili</em><br />
<em> AAA cercasi (cerca si)</em><br />
<em> storie dal gran finale</em><br />
<em> sperasi (spera si)</em><br />
<em> comunque vada panta rei</em><br />
<em> and singing in the rain</em></p>
<p><em>Lezioni di Nirvana</em><br />
<em> c’è il Buddha in fila indiana</em><br />
<em> per tutti un’ora d’aria, di gloria</em><br />
<em> la folla grida un mantra</em><br />
<em> l’evoluzione inciampa</em><br />
<em> la scimmia nuda balla</em><br />
<em> occidentali’s karma</em><br />
<em> occidentali’s karma</em><br />
<em> la scimmia nuda balla</em><br />
<em> occidentali’s karma</em></p>
<p><em>Piovono gocce di Chanel</em><br />
<em> su corpi asettici</em><br />
<em> mettiti in salvo</em><br />
<em> dall’odore dei tuoi simili</em><br />
<em> tutti tuttologi col web</em><br />
<em> coca dei popoli</em><br />
<em> oppio dei poveri</em><br />
<em> AAA cercasi (cerca si)</em><br />
<em> umanità virtuale</em><br />
<em> sex appeal (sex appeal)</em><br />
<em> comunque vada panta rei</em><br />
<em> and singing in the rain</em></p>
<p><em>Lezioni di Nirvana</em><br />
<em> c’è il Buddha in fila indiana</em><br />
<em> per tutti un’ora d’aria, di gloria</em><br />
<em> la folla grida un mantra</em><br />
<em> l’evoluzione inciampa</em><br />
<em> la scimmia nuda balla</em><br />
<em> occidentali’s karma</em><br />
<em> occidentali’s karma</em><br />
<em> la scimmia nuda balla</em><br />
<em> occidentali’s karma</em></p>
<p><em>Quando la vita si distrae</em><br />
<em> cadono gli uomini</em><br />
<em> occidentali’s karma</em><br />
<em> occidentali’s karma</em><br />
<em> la scimmia si rialza</em><br />
<em> namastè alè</em></p>
<p><em>Lezioni di Nirvana</em><br />
<em> c’è il Buddha in fila indiana</em><br />
<em> per tutti un’ora d’aria, di gloria</em><br />
<em> la folla grida un mantra</em><br />
<em> l’evoluzione inciampa</em><br />
<em> la scimmia nuda balla</em><br />
<em> occidentali’s karma</em><br />
<em> occidentali’s karma</em><br />
<em> la scimmia nuda balla</em><br />
<em> occidentali’s karma</em></p>
<p>E poi ci si lamenta che a Sanremo ci sono solo testi melensi sull&#8217;ammmmòre. Credo di non sentire in un brano <em>mainstream</em> un testo così ben costruito e efficace da anni. Una critica ironica ma feroce sul nostro utilizzo dei social, di internet per cercare le risposte, questo sentirsi filosofi perché si condividono frasette per lo più con citazioni errate, questo ricercare filosofia e risposte in internet finendo per navigare su facebook invece di leggere un buon libro, la folla che grida un mantra condividendo a caso cose.<br />
Io sinceramente lo trovo pazzesco. Trovo che la vittoria di Sanremo da parte di un testo del genere sia un passo avanti enorme per la kermesse, e spero (anche se sono abbastanza sicuro che sia così) che chi lo ha votato e scelto lo abbia fatto per il testo, non come molti di quelli che lo denigrano che lo fanno probabilmente per la musicalità senza scendere in profondità.</p>
<p>Non trovo il senso di schierarsi come tifosi a favore o contro a priori senza analizzare, riflettere ragionare, non trovo senso schierarsi a priori contro Sanremo perché fa moda essere contro, e non trovo senso schierarsi contro questo brano perché è ballabile e commerciale quando probabilmente ci si schiererebbe contro anche se vincesse il classico brano sanremese solo perché al contrario è il classico brano sanremese. Ma si sa, oggi bisogna schierarsi, urlare, come la scimmia nuda che balla.</p>
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		<title>Teo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2017 17:52:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Teo, di&#160;Lorenza Gentile è stato un libro che mi ha stupito. Scritto con la voce narrante di un bambino e la stessa apparente ingenuità potrebbe apparire una fiaba per bambini e come tale è raccontata, la stessa innocenza e incoscienza di un bimbo. Solo che questo bimbo ha un sogno: imparare a vincere tutte le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Teo, di&nbsp;Lorenza Gentile è stato un libro che mi ha stupito. Scritto con la voce narrante di un bambino e la stessa apparente ingenuità potrebbe apparire una fiaba per bambini e come tale è raccontata, la stessa innocenza e incoscienza di un bimbo. Solo che questo bimbo ha un sogno: imparare a vincere tutte le battaglie come il suo idolo Napoleone, quello del libro che gli hanno regalato. Non sa ancora nulla di Waterloo e della sua sconfitta, sa solo che è <em>Napoleone è un morto</em> ed è determinato a raggiungerlo per parlargli. Scrive elenchi su modi per morire cercandoli su Wikipedia, interroga gli adulti per capire cosa ci sia dopo la vita, c&#8217;è chi dice il paradiso e l&#8217;inferno, chi la reincarnazione, chi dei numeri, chi il nulla. Ma sul nulla non ci sta, Napoleone dovrà pure essere da qualche parte! La battaglia che Teo vorrebbe vincere, la più grande, è quella di riappacificare i genitori e così si inoltra in questa avventura nel mondo adulto visto con gli occhi di un bambino, nella morte, nella visione della vita.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-medium wp-image-4173"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="188" height="300" data-attachment-id="4173" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/teo/arton157/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?fit=298%2C475&amp;ssl=1" data-orig-size="298,475" data-comments-opened="1" data-image-title="Teo di Lorenza Gentile" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Teo di Lorenza Gentile&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?fit=298%2C475&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?resize=188%2C300&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4173" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?resize=188%2C300&amp;ssl=1 188w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?resize=63%2C100&amp;ssl=1 63w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?resize=15%2C24&amp;ssl=1 15w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?resize=23%2C36&amp;ssl=1 23w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?resize=30%2C48&amp;ssl=1 30w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/arton157.png?w=298&amp;ssl=1 298w" sizes="(max-width: 188px) 100vw, 188px" /><figcaption class="wp-element-caption">Teo di Lorenza Gentile</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci vuole insegnare niente, vuole</p>



<p class="wp-block-paragraph"> capire, progetta la propria morte come solo un bambino potrebbe fare e con l&#8217;ironia di una storia per bambini ci fa riflettere sulla nostra vita di adulti, sorridendo, ridendo e qualche volta ricordando con un pizzico di malinconia quando anche noi eravamo innocenti.<br>Una piccola chicca da leggere in poche ore e da portare nel cuore.</p>
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		<title>“Io sono riuscito a camminare sulla Luna. Cos&#8217;è che non puoi fare tu?”.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 13:42:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ieri se ne è andato uno dei miei miti, Gene Cernan. In pochi lo ricordano di fronte ai più blasonati Neil Armstrong o Buzz Aldrin, ma lo ricordo con grande affetto. Ho sempre trovato affascinante l&#8217;epoca dei pionieri dello spazio, forse l&#8217;ultima grande conquista dopo Cristoforo Colombo: salire su una navicella poco più grande di te [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri se ne è andato uno dei miei miti, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Eugene_Cernan">Gene Cernan</a>. In pochi lo ricordano di fronte ai più blasonati <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Neil_Armstrong">Neil Armstrong</a> o <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Buzz_Aldrin">Buzz Aldrin</a>, ma lo ricordo con grande affetto. Ho sempre trovato affascinante l&#8217;epoca dei pionieri dello spazio, forse l&#8217;ultima grande conquista dopo Cristoforo Colombo: salire su una navicella poco più grande di te ed andare là dove nessun&#8217;uomo è mai stato prima, lontano centinaia di migliaia di km da terra senza possibilità di recupero.<br />
Lo si ricorda come &#8220;L&#8217;ultimo uomo a camminare sulla luna&#8221; ma ha fatto parte del piccolo gruppo di Astronauti che vi camminò fin dal primo giorno, fu il secondo americano ed il terzo uomo in assoluto a camminare liberamente nello spazio con la missione Gemini 9 per effettuare una serie di esercizi e di prove di macchinari all&#8217;esterno della nave, successero cose che abituati alla fantascienza non ci aspetteremmo come l&#8217;appannarsi della visiera e il non avere appigli sufficientemente ergonomici per portare a termine la missione.<br />
La sua seconda missione fu Apollo 10, e lo scopo fu portare il LEM (modulo di allunaggio) a 15 km dalla luna per poter fare i test che avrebbero permesso ad Apollo 11 di atterrare con Armstrong e Aldrin.<br />
Alla terza missione, Apollo 17 fu concesso anche a lui di sbarcare e mettere piede sul suono lunare assieme ad <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Harrison_Schmitt">Harrison H. Schmitt</a>, ultimo uomo a mettere il piede sulla luna ma penultimo a risalire subito prima di Cernan. Sulla luna si prese la libertà di scendere dal Lunar Rover e tracciare sulla sabbia tre lettere<span id="more-4126"></span>: TDC, Teresa Down Cerdan lasciando così per sempre le iniziali della propria bambina dove nessuno potrà mai cancellarle, ne vento, ne pioggia ne altra forma di intemperia.</p>
<p><figure id="attachment_4129" aria-describedby="caption-attachment-4129" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" data-attachment-id="4129" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/io-sono-riuscito-a-camminare-sulla-luna-cose-che-non-puoi-fare-tu/tracy-cernan-eugene-cernan/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?fit=600%2C450&amp;ssl=1" data-orig-size="600,450" data-comments-opened="1" data-image-title="Tracy e Eugene Cernan" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Tracy e Eugene Cernan&lt;/p&gt;
" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?fit=600%2C450&amp;ssl=1" class="size-medium wp-image-4129" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=300%2C225&#038;ssl=1" alt="Tracy e Eugene Cernan" width="300" height="225" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=100%2C75&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=24%2C18&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=36%2C27&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?resize=48%2C36&amp;ssl=1 48w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?w=600&amp;ssl=1 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-4129" class="wp-caption-text">Tracy e Eugene Cernan</figcaption></figure></p>
<p>Sulla sua storia ha scritto un libro ed è stato tratto un bellissimo documentario che si può vedere su Netflix: <a href="https://thelastmanonthemoon.com/">The Last Man On The Moon</a>, purtroppo mai tradotto in italiano se non nei sottotitoli ma comunque emozionante e di enorme impatto.</p>
<p>Tutto quel mondo di viaggi durò solo tre anni da quando iniziarono quei viaggi fino all&#8217;ultimo ed ora di quei dodici uomini che sono stati lassù ne restano in vita solamente sei a memento di cosa l&#8217;uomo era in grado di fare con tecnologie che oggi appaiono obsolete ma con la passione di chi ci crede fino in fondo ed è disposto a perdere la vita per un sogno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per i più pigri un veloce riassunto sulla sua vita da uno dei miei divulgatori scientifici preferiti: <a href="https://www.youtube.com/user/link4universe?cbrd=1&amp;ucbcb=1">Link4Universe</a> con divertenti scene di Gene che canta sulla luna o che inciampa e cade, sempre sulla luna stessa.</p>
<p><iframe loading="lazy" class="youtube-player" width="550" height="310" src="https://www.youtube.com/embed/_AjlfB3zAuU?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
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		<title>Il rumore delle cose che iniziano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
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<p class="wp-block-paragraph">Fare una recensione dei un libro di un&#8217;amica, di una persona che si conosce, non è mai semplice. Se poi si tratta di un libro con questo livello di successo sul mercato la cosa diventa più difficile. Il libro in se l&#8217;ho letto già da diverso tempo, ho iniziato a leggerlo il giorno stesso in cui è arrivato sul mercato ed ho finito pochi giorni dopo. L&#8217;ho letto tutto d&#8217;un respiro, ascoltandone i suoni e le immagini, immedesimandomi negli ambienti creati ad arte quanto un brano di Battiato.<br>Non è facile fare una recensione del genere perché non ritengo che il libro sia privo di difetti e se da un lato evidenziarli sarebbe un delitto e probabilmente più un gusto personale, nasconderli sarebbe quantomeno falso, ma in tutta quella bellezza, dall&#8217;inizio alla fine, in tutta quella bellezza delle immagini, delle situazioni della delicatezza ogni difetto in questo libro scivola in secondo piano, coperto dai suoni, dai rumori di qualcosa di bello.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter wp-image-3869 size-medium"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="198" height="300" data-attachment-id="3869" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/il-rumore-delle-cose-che-iniziano/7019579_1437636/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?fit=660%2C1000&amp;ssl=1" data-orig-size="660,1000" data-comments-opened="1" data-image-title="Il rumore delle cose che iniziano" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?fit=660%2C1000&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?resize=198%2C300&#038;ssl=1" alt="Evita Greco: il rumore delle cose che iniziano" class="wp-image-3869" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?resize=198%2C300&amp;ssl=1 198w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?resize=317%2C480&amp;ssl=1 317w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?resize=66%2C100&amp;ssl=1 66w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?resize=16%2C24&amp;ssl=1 16w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?resize=24%2C36&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?resize=32%2C48&amp;ssl=1 32w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/06/7019579_1437636.jpg?w=660&amp;ssl=1 660w" sizes="auto, (max-width: 198px) 100vw, 198px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Evita Greco: il rumore delle cose che iniziano</strong></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo due mesi che l&#8217;ho letto, dopo aver lasciato decantatare ogni immagine ed essermene allontanato ho&nbsp;iniziato a scrivere queste parole e di nuovo le ho lasciate decantare in attesa di un non so cosa.&nbsp;Ho sentito paragonare questo libro ad Amelie, il film francese, ed in effetti qualcosa di francese probabilmente c&#8217;è seppure con la terra e la genuinità del nostro territorio. Basta aver incontrato Evita poche volte per rendersi conto che questo libro è molto più&nbsp;<em>lei&nbsp;</em>e che lei è molto più&nbsp;<em>questo libro</em>&nbsp;di quanto il più smaliziato dei lettori possa credere, non è frutto di costruzione né di finzione del marketing, e questo traspare da ogni riga, traspare pure dai difetti a cui accennavo. La testa persa, costantemente in un mondo in cui i significati delle cose sono leggermente disassati dai significati che le altre persone attribuiscono, le persone &#8220;normali&#8221;. Eppure c&#8217;è talmente tanta &#8220;normalità&#8221; in questi personaggi da parere quasi alieni, astrusi proprio per la loro semplicità.<br>Se dovessi paragonare questo libro ad un brano musicale penserei ad <em>Imagine di John Lennon</em>, un brano semplice e semplificato all&#8217;osso e perfetto di per se per questo. Credo sia difficile riprodurre un tale livello di semplicità ed immediatezza. Lasciamo perdere i riferimenti errati al mondo della subacquea o ad altri tecnicismi analoghi, è l&#8217;emozione ciò che passa, il desiderio di guardare nella propria vita e chiedersi perché dobbiamo essere così complicati ed è proprio lì, mentre ci si chiedere queste cose che la trama svolta in un modo che rende quella semplicità la causa stessa, nel bene e nel male, della trama.<br>Un libro da leggere, e da regalare, una piccola perla che entra nel cuore.</p>
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		<title>Fai bei sogni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2017 18:17:56 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho imparato da tempo le lezioni in questo libro, ancora dai tempi de &#8220;<a href="https://www.staipa.it/blog/la-vita-e-stupenda/">La vita è stupenda</a>&#8220;, ma Massimo Gramellini diversamente da me è uno scrittore vero. Uno che riesce a riempire duecento pagine di qualcosa che io non riesco ad esprimere in più di qualche pagina.<br />
L&#8217;ho trovata una lettura preziosa che qualche anno fa mi sarebbe stata probabilmente fondamentale, un libro scritto con perizia e con la delicatezza giusta per affrontare le cose irrisolte, un libro che fa bene anche a chi ha già affrontato il proprio <em>Belfagor</em> interiore ma ancora di più a chi lo sta affrontando, o peggio ancora non lo vede.</p>
<p>Lui stesso lo riassume con una frase di George Bernard Shaw, e credo possa esserne il sunto migliore senza doverne aggiungere una sola parola, se vi riconoscete nel grumo agitato leggetelo. Se guardandovi indietro avete conosciuto quel grumo che il vostro <em>Belfagor</em> interiore vi ha regalato, leggetelo.<br />
Solo se non sapete nulla di quel grumo allora lasciate pure questo libro scivolare altrove, in tal caso -FORSE- non ne avreste mai avuto bisogno.</p>
<p><img data-recalc-dims="1" decoding="async" data-attachment-id="3980" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/fai-bei-sogni/fai-bei-sogni/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/fai-bei-sogni.jpg?fit=1000%2C314&amp;ssl=1" data-orig-size="1000,314" data-comments-opened="1" data-image-title="Fai bei sogni" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/fai-bei-sogni.jpg?fit=1000%2C314&amp;ssl=1" class="aligncenter size-full wp-image-3980" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/fai-bei-sogni.jpg?w=400&#038;ssl=1" alt=""  srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/fai-bei-sogni.jpg?w=1000&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/fai-bei-sogni.jpg?resize=300%2C94&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/fai-bei-sogni.jpg?resize=768%2C241&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
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		<title>Di lei non so.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2016 23:28:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Lei? Non lo so. Non lo capisco se è ferita. Non la capisco e basta. Per me è un enorme muro inattaccabile ed incomprensibile. Un muro bellissimo. Le altre donne spesso sono un libro aperto, talmente aperto da essere noioso, di lei credo di non aver mai compreso neppure il titolo.&#8221;]]></description>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="2dva0-0-0"><span data-offset-key="2dva0-0-0"><span data-text="true">&#8220;Lei? Non lo so. Non lo capisco se è ferita. Non la capisco e basta. Per me è un enorme muro inattaccabile ed incomprensibile. Un muro bellissimo.</span></span></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="6aia3-0-0"><span data-offset-key="6aia3-0-0"><span data-text="true">Le altre donne spesso sono un libro aperto, talmente aperto da essere noioso, di lei credo di non aver mai compreso neppure il titolo.&#8221;</span></span></div>
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		<title>Ore sogni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2016 22:28:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;idea solo che da lì a poche ore, o giorni avrei potuto incontrarne lo sguardo mi tenne sveglio per giorni. Ero consapevole che non sarebbe accaduto niente di diverso dal solito nulla, era il nostro ruolo che ciò accadesse in questo modo. Ma era qualcosa dentro, qualcosa che non avevo scelto. La cosa che faceva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;idea solo che da lì a poche ore, o giorni avrei potuto incontrarne lo sguardo mi tenne sveglio per giorni. Ero consapevole che non sarebbe accaduto niente di diverso dal solito nulla, era il nostro ruolo che ciò accadesse in questo modo. Ma era qualcosa dentro, qualcosa che non avevo scelto. La cosa che faceva sì che incontrassi quello sguardo in un mondo o nell&#8217;altro, da una parte o dall&#8217;altra del confine onirico. A intervalli regolari. Ed era l&#8217;incontrarla di rado a farmi invecchiare in fretta tra una volta e l&#8217;altra pur di accelerare i tempi.</p>
<p>Non fu che un giorno normale, forse più lungo, forse più silenzioso. Veloce e forte sentivo il mio battito nel vuoto tra le clavicole come a rimbalzare. Fu un giorno come non poteva non essere.<br />
Come non poteva non essere, e nulla più.<br />
Avrei voluto ogni istante poter entrare nel suo mondo. Incontrarla ancora nel suo mondo e scoprirlo vicino o lontano dal mio. Conoscerne sfaccettature che non conosco, amarlo od odiarlo. Avvicinarmi o fuggirne. Esaminare l&#8217;ascendente che nonostante tutto continua ad avere su di me.<br />
Ma era un giorno come un&#8217;altro, come ce ne saranno ancora. Come ce ne sono già stati. Solamente un giorno, un momento, un nulla.</p>
<p>L&#8217;idea solo che da qui a pochi giorni, potrò reincontrarne lo sguardo mi tiene sveglio da giorni, o forse anche ora sto sognando e tutto questo è solo l&#8217;immagine del libro che ho chiuso prima di sdraiarmi.</p>
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		<title>Chiara Passilongo &#8211; La parabola delle stelle cadenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2015 17:45:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non recensisco spesso ed in genere lo faccio sulla musica, ma oggi mi sento di parlare di questo libro, e di questa scrittrice emergente Veronese che mi è capitato di avere l&#8217;onore di conoscere nelle mie peripezie.Si tratta di &#8220;La parabola delle stelle cadenti&#8221; e di Chiara Passilongo. Come ho già avuto modo di dire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Non recensisco spesso ed in genere lo faccio sulla musica, ma oggi mi sento di parlare di questo libro, e di questa scrittrice emergente Veronese che mi è capitato di avere l&#8217;onore di conoscere nelle mie peripezie.<br>Si tratta di &#8220;<em>La parabola delle stelle cadenti</em>&#8221; e di Chiara Passilongo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-medium wp-image-3821"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="169" height="300" data-attachment-id="3821" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/chiara-passilongo-la-parabola-delle-stelle-cadenti/wp_20151105_002/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/WP_20151105_002-e1446745341115.jpg?fit=920%2C1632&amp;ssl=1" data-orig-size="920,1632" data-comments-opened="1" data-image-title="La parabola delle stelle cadenti &amp;#8211; Chiara Passilongo" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;La parabola delle stelle cadenti &amp;#8211; Chiara Passilongo&lt;/p&gt;
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<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Come ho già avuto modo di dire a lei il genere del romanzo se preso così come in sinossi, non è decisamente qualcosa che normalmente mi attirerebbe, si tratta della storia di una immaginaria famiglia veronese che nell&#8217;arco dei circa trent&#8217;anni a partire dal 1981 si trova ad affrontare la nascita ed il successo di una azienda&nbsp;dolciaria partendo da una piccola gestione familiare fino a raggiungere il successo nazionale trovandosi ad incontrarsi e scontrarsi con la realtà storica e politica dell&#8217;ultimo trentennio fino alla crisi dei nostri giorni, ma si tratta anche della vicende familiari, della crescita dei figli e dello scontro tra una generazione legata alla terra ed una proiettata verso la modernità.<br>Basta leggere l&#8217;incipit per avere un&#8217;idea chiara di non trovarsi di fronte un romanzo comune, la delicatezza e la precisione con cui viene tratteggiata l&#8217;intera vicenda in poche righe sembra la precisione semplice di un testo come &#8220;Imagine&#8221; di John Lennon, dove non una sola parola è fuori luogo, non una sola parola è di troppo ed una sola parola in meno sarebbe stata una mancanza.<br>Traspare in ogni riga un controllo e un dosaggio delle parole che non a tutti è possibile realizzare e l&#8217;intero svolgimento tra personaggi ben tratteggiati e da un lato così tipici dall&#8217;altro interessanti invoglia alla conoscenza di un mondo che è un po&#8217; quello che ha creato la nostra generazione di trentenni nel bene e nel male e sembra di rileggere senza troppa nostalgia ma anche senza troppo distacco un mondo che sembra ormai distante ma che è ancora il nostro.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-medium wp-image-3819"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="169" height="300" data-attachment-id="3819" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/chiara-passilongo-la-parabola-delle-stelle-cadenti/wp_20151105_004/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/WP_20151105_004-e1446745293633.jpg?fit=920%2C1632&amp;ssl=1" data-orig-size="920,1632" data-comments-opened="1" data-image-title="La parabola delle stelle cadenti &amp;#8211; Chiara Passilongo &amp;#8211; Incipit" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;La parabola delle stelle cadenti &amp;#8211; Chiara Passilongo &amp;#8211; Incipit&lt;/p&gt;
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<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Su <a href="https://www.amazon.it/La-parabola-delle-stelle-cadenti/dp/8804658304">Amazon</a>&nbsp;è possibile leggerne la prima parte se questa mia recensione avesse acceso in voi il desiderio di conoscerla</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-thumbnail wp-image-3820"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" data-attachment-id="3820" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/chiara-passilongo-la-parabola-delle-stelle-cadenti/wp_20151105_003/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2015/11/WP_20151105_003-e1446745316323.jpg?fit=920%2C1632&amp;ssl=1" data-orig-size="920,1632" data-comments-opened="1" data-image-title="Dedica" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Dedica&lt;/p&gt;
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		<title>Attese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2015 16:52:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cosa ci faccio qui seduto su questa panchina? La ricordavo diversa, ma non la ricordo davvero. Le mie mani sono mani di un vecchio, tremano, mani spoglie e rugose con una fede al dito, le vene ingrossate e le dita ossute, magre con nocche nodose quasi come noci. La panca su cui sono seduto è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa ci faccio qui seduto su questa panchina? La ricordavo diversa, ma non la ricordo davvero. Le mie mani sono mani di un vecchio, tremano, mani spoglie e rugose con una fede al dito, le vene ingrossate e le dita ossute, magre con nocche nodose quasi come noci.<br />
La panca su cui sono seduto è di metallo verde, credo sarebbe scomoda con i calzoncini da bimbo con tutti quei buchi ma io la ricordo di legno. Era appena stata inaugurata questa stazione dei bus ed io qui aspettavo mano nella mano con mia madre per andare verso la scuola nel paese vicino.<br />
Non c’era la paura di oggi, ci lasciavano andare e sapevano saremmo tornati, allora non c’era la paura. Poi crescendo iniziai a venire qui da solo da casa senza che mi accompagnassero, sedevo sempre qui di fronte alla porta perché mi piaceva osservare le persone entrare, perché mi piaceva immaginare, indagare nelle loro vite o nei miei sogni che attribuivo a loro, mi piaceva gustarmi ogni istante di chi arrivava a volte trafelato e sudato per prendere un biglietto e fuggire via come il vento, o chi sognante si sedeva sulla panca in attesa di un bel momento, un bel luogo verso cui andare. Qualche volta mi capitava di vedere una donna o un bimbo piangere e cercavo di immaginare cosa ci fosse dietro quel volto, quale fosse la storia.<br />
Non accadde da subito, non dalle prime volte, iniziai a pensarci solo dopo quella volta della <i>porta misteriosa</i>.<br />
Sedevo sempre qui. Sulla parete alla mia destra già allora vi era questa mensola e dietro la mensola attraverso una finestra la signora dei biglietti chiacchierava e chiedeva e chiacchierava e chiedeva e chiacchierava ed io la ascoltavo ed ascoltavo le storie, i ricordi, le emozioni delle persone mentre osservavo chi sedeva sull’altra panca giusto sotto gli orari. Le ascoltavo all’epoca non mi veniva in mente di cercarle, di immaginarle, di scavare tra i lineamenti i colori dei vestiti, le espressioni delle persone ignare.<br />
<i>Entra una signora, ora. Porta i capelli lunghi raccolti in una lunga coda ed ha un grande cane bianco, non me ne intendo di cani ma sembra come quello delle pubblicità della carta igienica solo più grande. Sembra affettuoso e lei è distesa e sorridente. Porta un vestito grigio/marrone ma in qualche modo allegro, ricco di movimento, la maglia è morbida e larga e le maniche corte sono a sbuffo e così anche la parte attorno al seno e il collo, la gonna lunga la fa sembrare quasi una donna dei miei tempi, così larga a pieghe morbide. Fa il biglietto alla macchinetta &#8211;</i>Dio quanto era bella la signora dei biglietti quando ero piccolo e chissà che fine avrà fatto, la sua finestra ormai è chiusa da anni<i>&#8211; è così giovane, nel fiore dell’età la immagino felice in questo inizio estate avrà appena finito gli studi e starà andando in collina a ridere e correre con il suo cane e magari con un ragazzo. La immagino con a casa una vespa del modello vecchio, bianca e con i girasoli, non so perché debba prendere il bus se ha una vespa ma probabilmente è per portare il cane con se. La sua aria distesa distende a mia volta la mia anima mentre si siede giusto sotto la bacheca e si accorge che la sto guardando </i>ti accorgesti che ti stavo guardando, non credo avessimo più di dodici anni e il mio sguardo schizzò sulla bacheca all’improvviso fingendo di non starti osservando. Rimasi qualche minuto ancora ad osservare i foglietti appesi sotto quel vetro mentre con la coda dell’occhio cercavo di osservare il tuo volto, il tuo profilo, cercavo di spiare se mi guardassi, di scorgere un lieve rossore, un segno, un sentore. Di non lasciarti scorgere il lieve rossore che sentivo divamparmi dalle orecchie.<br />
Il bus arrivava sempre troppo presto e tu salivi correndo e ti sedevi accanto al tuo gruppo di amiche, io ti osservavo ancora un istante mentre salivo ed andavo a sedermi lontano in attesa di essere trasportati verso scuola.<br />
La porta accanto alla “<i>tua</i>” panca mi era sempre parsa misteriosa. Nei miei sogni poterla aprire era il più grande desiderio, paura, gioia, terrore che potessero esistere. Immaginavo dietro di essa ogni volta un mondo diverso ma sempre in qualche modo misterioso, immaginavo talvolta che fosse solo uno sgabuzzino, altre volte che fosse l’accesso ad una vasta cantina che poteva nascondere di volta in volta incredibili tesori, segreti, delitti. Talvolta credevo vi si nascondesse tutta una base segreta dei militari o l’accesso ad un mondo sotterraneo, o ancora l’ingresso ad un treno sotterraneo o verso l’interno del caveau di una banca, credevo né potessero uscire mostri o agenti segreti o diavoli direttamente dall’inferno o gli antichi egizi.<br />
Di volta in volta, qualcosa di più bello e fantasioso. Passarono anni credo da quando iniziai a fantasticarvi a quando potei scoprire l’ovvia verità.<br />
Una volta quando mi capitò di essere lì da solo, mi alzai e furtivo mi ci avvicinai a quella maniglia sempre fingendo di osservare gli orari, rimasi immobile e teso diversi minuti prima di prendere finalmente il coraggio, ma poi infine trovai la forza di posarvi la mano quasi temendo di ustionarmi o congelarmi o che sarebbe accaduto qualcosa di terribile, che si sarebbe aperta all’improvviso verso l’interno risucchiandomi in un luogo di paura o in un’avventura alla Tom Sawyer. La abbassai il più possibile lentamente ma mentre la sentivo cigolare sentii urlare “<i>Hei ragazzino!</i>”. Finsi di stare perdendo l’equilibrio e di essermi appoggiato solo per quel futile motivo e mi allontanai di corsa.<br />
Ebbi però una soddisfazione, un piccolo passo verso la conoscenza: ora sapevo che la porta era chiusa a chiave e che la signora dei biglietti ne era l’inflessibile guardiana. Lei doveva sapere cosa vi fosse dietro, doveva essere a conoscenza del segreto.</p>
<p><i>Ho dimenticato tanto nella vecchiaia, mi sembra di perdere pezzi per strada e di non ricordare la mia stessa vita, avrei voluto saperne scrivere, non perché gli altri leggessero ma per poterla leggere io ora e ricordarmi ogni dettaglio come ricordo oramai solo quelli più lontani. Forse per questo sono tornato qui, mi sono come risvegliato qui seduto.</i></p>
<p>Quella macchia accanto alla porta. Quella macchia accanto alla porta, non quella scura fatta dall’usura dallo scrostamento dell’intonaco, quella più chiara che sta sotto. Ricordo ancora quel giorno in cui Marchetto fu spinto dai bulli contro la parete.<br />
Marchetto era un ragazzino mite e un po’ sottomesso ed era il preferito dei prepotenti, era il preferito perché si offendeva ma non poteva rispondere, perché era buono e non si sapeva difendere. Non quella volta. Quella volta li vidi arrivare dal corridoio di sinistra, schivarono per un soffio la panca dove ero seduto, Marchetto sbatté contro la panca a destra e dopo aver appoggiato il sedere alla stessa si rialzò arrancando verso la porta a vetri; i tre gradassi invece lo spinsero di lato e andò a sbattere giusto contro lo stipite sinistro. Era in lacrime ed urlava “<i>lasciatemi stare, non vi ho fatto niente, lasciatemi stare!</i>”. In mano aveva uno dei primi succhi di frutta Yoga, probabilmente era stato questo ad attirare su di lui le ire dei compagni. Riuscì miracolosamente a divincolarsi dalle le braccia degli aggressori e in un incredibile impeto di rabbia scagliò contro di loro la bottiglietta che andò a fracassarsi giusto in quel punto sporcando quella parete. Lo vidi aprire la porta e correre, scappare fuori e poi li vidi rincorrerlo un istante prima che tutti uscissero dal campo visivo che la porta mi lasciava a disposizione mentre si chiudeva.<br />
Non so come sia finita perché io ero seduto sulla solita panca ed osservavo il mondo intero da lì. Me lo immaginai a correre e correre come un forsennato e poi girarsi di scatto poco prima che lo raggiungessero per stenderli con un bel pugno sul naso. Un bel pugno a testa e poi fermarsi con le mani ai fianchi a contemplare la propria opera. Non credo andò esattamente così, qualche giorno dopo lo incontrai ed aveva al braccio un gesso e portava dignitosamente un occhio pesto.<br />
Mentre fantasticavo su questo però ero rimasto seduto sulla panca e nel mentre accadde l’inaspettato, l’incredibile. Sentii ancora una volta urlare “<i>Hei Ragazzino!</i>” e poco dopo sentii netto il rumore di una serratura. Istintivamente voltai lo sguardo prima verso la finestra della vendita dei biglietti e la vidi per la prima volta senza la sua signora e subito dopo verso la porta misteriosa.<br />
Mi parve come se il tempo si fermasse o rallentasse all’estremo.<br />
Vidi la maniglia scendere di pochi millimetri, la vidi ritornare al suo posto e poi nuovamente la inclinarsi sempre di più fino a fermarsi, come se il cigolio fosse lungo minuti, ore anni tra l’inizio del movimento e la fine della sua corsa.<br />
Rimase ferma un secolo o due e poi la vidi avanzare un po’, rientrare e nuovamente avanzare con tutta la porta. Vidi la fessura tra la porta e lo stipite aprirsi e vidi da dentro la luce artificiale formare da prima una linea sul pavimento e poi la linea allargarsi e divenire un cuneo. Non credo vi fosse sufficientemente buio perché la luce dalla stanza risaltasse così tanto ma nella mia mente era la luce del paradiso o dell’inferno o di entrambi, la luce di un altro mondo.<br />
Quando la porta fu aperta abbastanza ebbi la sorpresa.<br />
Non sapevo se essere deluso o stupito o entrambi. Dalla porta non spuntò un mostro e neppure il re, e neppure il diavolo o Gesù, dalla porta spuntò la signora dei biglietti con in mano uno straccio ed uno spruzzino.<br />
La signora dei biglietti con in mano uno straccio ed uno spruzzino! Ed aveva le gambe ed un corpo! Non mi ero mai posto prima il problema del fatto che potesse avere delle gambe ed un corpo sotto le spalle e mi accorsi solo ora che le avesse, che fosse una signora come quelle che prendono l’autobus, come quelle che camminano per strada, che dovesse tornare a casa la sera, avere forse dei figli un marito, una vita. Mi cambiò molto questo fatto. Capii allora che tutte le persone hanno dietro una storia, hanno dietro qualche cosa che non si può sapere, e pensai a tutto questo mentre cercava invano di far andare via quella macchia di succo ottenendo solo il risultato di allungare la striscia e sbiadirla un po’.<br />
<i>Anche oggi quando vedo un ombra arrivare ad oscurare il vetro della porta aspetto con ansia di vedere la sua mano raggiungere la maniglia all’esterno della porta centrale, di vedere la maniglia abbassarsi, di vedere il cuneo della luce sul pavimento ed in esso il riflesso della persona che sta entrando, quasi con lo stesso stupore della volta che si aprì invece la porta misteriosa. Questo è un signore distinto di mezza età, ha in mano un libro, il suo portamento è quello di un uomo che ha vissuto molto ma anche quello di uno che ha ancora molto da vivere. Sicuro di se ed al contempo umile. Fa un cenno alla ragazza col cane e si siede sulla panca di fronte a leggere con le gambe accavallate. Credo che questo sia il suo momento di rilassamento, il momento in cui con soddisfazione può leggere in pace forse tra una giornata di lavoro e il rientro in una famiglia piena di ragazzini allegri e rumorosi, deve averne più di uno perché sembra benestante ed ha il volto di un brav’uomo. Di certo almeno uno perché quella macchia di cioccolato all’altezza del ginocchio, di lato, sembra essere la bocca di bambino felice.</i><i><br />
</i><i>Porta scarpe eleganti come quelle </i>del controllore che ogni giorno saliva sul bus e ci controllava i biglietti. La prima volta che qualcuno di sconosciuto mi rivolse la parola fu proprio lui “<i>Ti piace proprio tanto quella ragazzina, vero? Perché non ti fai avanti?</i>” disse. Io negai tutto ma aveva ragione, seduto lontano alcuni posti più dietro e sull’altro lato ti osservavo incantato, osservavo il tuo profilo dolce e la tua gota sinistra mentre ridevi con le tue amiche parlando di cosa non so. La osservavo gonfiarsi e sgonfiarsi, osservavo la fossetta crearsi e ricrearsi, riuscivo a vedere anche i bianchi denti talvolta.<br />
Era come un sogno, e parlarti era come interromperlo, e poi parlarti come, dicendoti cosa?</p>
<p>Ti scrissi un bigliettino, non ricordo le parole, sono passati decenni, ma ricordo ancora dove lo misi: sotto la bacheca, poco più a destra del centro vi era una fessura tra il muro ed il legno, giusto sopra a dove in genere ti mettevi. La vedo ancora da qui seduto quella fossetta, il mio scrigno del grande sogno, sperai per giorni che lo notassi, sperai per giorni che facesse da ambasciatore, da colomba, da messaggero. Ma non accadde mai che ti accorgessi della sua presenza. Non ero sicuro neppure che davvero mi avessi mai notato quando avevo l’impressione che i nostri sguardi si incrociassero.<br />
Poi non ricordo molto altro di quel tempo, come se anche questo sia stato cancellato, non ricordo per quanto andai avanti in quel sogno.</p>
<p>Fu solo molti anni dopo, quando ti incontrai, quando ci incontrammo di nuovo e ci amammo che ti portai a prendere quel foglietto e a leggerlo per riderne assieme, ma la tua reazione non fu quella che mi aspettavo.<br />
Stavamo assieme da un po’, non ricordo quanto tempo e tu non credevi che il mio pensiero di te durasse da ormai anni, credevi ti prendessi in giro, fu per questo che ti portai qui, in questa piccola stanza di questa stazione e una volta arrivati alla bacheca ti chiesi di guardare sotto, di vedere il piccolo pezzetto di carta incastrato nella fessura, niente di più di un biglietto del bus con sopra una scritta. Io ridevo, lo trovavo divertente ma poco dopo che le tue dita tastarono la carta e riuscisti ad estrarre ed aprire quel messaggio la tua reazione fu completamente diversa da quella che mi aspettavo: scoppiasti in lacrime abbracciandomi come fosse stata la rivelazione più grande di tutti i tempi, lacrime di emozione, di commozione, di amore immenso scaturito come cascata dal tuo volto. Sentii il calore del tuo respiro sul lato del mio viso e la morbidezza del tuo corpo stringermi forte, sentii le tue lacrime scorrere sulla mia guancia, il profumo del sale e della tua pelle e “<i>Grazie, grazie, grazie</i>”. Fu la prima volta che ti sentii pronunciare le parole “<i>ti amo</i>” la prima di una vita che però sta cadendo a pezzi momento per momento.<br />
<i>Li sto perdendo tutti, li sto perdendo tutti i ricordi di te se non quelli legati a questa panchina e a quel giorno in cui piangendo mi abbracciavi e quell’altro giorno in cui ci hai lasciati. Non ricordo il momento in se, non ricordo il giorno ma l’assenza successiva. La mancanza. Per anni, decenni hai portato al collo una medaglietta con dentro il mio bigliettino, quel giorno -da quel giorno- l’avevo io in mano, una mano non ancora vecchia come quella di oggi ma ancora più tremante. Una medaglietta e due o tre ricordi sono l’unica cosa che mi resta di te, l’unica cosa che resta di te se di noi quello che resta è il ricordo.</i></p>
<p><i>L’ho ancora al collo ora. Non l’ho mai aperta, come la </i>porta misteriosa<i> ho sempre temuto ne uscissero mostri, ricordi terribili per quanto belli, ricordi che mi facessero precipitare nell’abisso dentro di me, ricordi che mi facessero sorridere e rimpiangere di essere ancora qui dopo tutti questi anni. Ma non è forse di ricordi che sono in cerca ora? Non è forse per i ricordi che il mio corpo in un momento senza mente ha voluto portarmi qui?</i></p>
<p><i>L’assenza. Come è possibile ricordare un’assenza ancor più di una presenza? Una mancanza ancor più che un’intera vita?</i></p>
<p><i>Osservo le mie mani tremanti mentre si avvicinano al mio collo, mentre armeggiano per trovare la catenella. La temo e la bramo, ne fuggo e ne desidero la scoperta e mentre le mani tremano la sento cadere e sbattere nuovamente sul mio petto, poi di nuovo le mani a muoversi quasi ansiose quasi non fossero le mie quasi a vederle osservando il mondo da fuori da seduto su una panca di una stazione mentre ti passa accanto.</i></p>
<p><i>Sono vecchie le mie mani, tremanti e vecchie e secche mentre premono il tastino sul lato e la aprono</i><i><br />
</i><i>Armeggiano e mentre il pendaglio si apre vi vedo dentro due piccoli foglietti.</i><i><br />
</i><i>Le mani ne prendono uno e lo aprono, lo conosco, è un biglietto dell’autobus, un biglietto vecchissimo e sopra vi è scritto “Ciao, mi piaci. Se mi vuoi conoscere domani vieni qui con un fiore!”. </i><i><br />
</i><i>Sento scendere una lacrima lentamente mentre osservo le mie mani ancora. Hanno ripiegato il foglietto ed una lo tiene tra l’anulare il mignolo e il palmo mentre entrambe stanno aprendo l’altro. Un altro biglietto dell’autobus, vecchio ma non antico. </i><i><br />
</i><i>“Non avere paura, ti ho cercato amato e conosciuto anche senza un tuo messaggio, dove vado io non c’è bisogno di ricordi, né di paure”.</i><i><br />
</i><i>Vedo un ombra avvicinarsi ora ad oscurare un po’ il vetro della porta da fuori, è un ombra bassa di una ragazzina, la vedo alzare il braccio verso la maniglia e vedo la maniglia abbassarsi senza fare alcun rumore. Vedo anche la maniglia non abbassarsi e mentre osservo la porta aprirsi so che non si sta aprendo affatto.</i><i><br />
</i><i>La vedo lo stesso, la vedo entrare la bambina od attraversare la soglia chiusa, cammina verso di me e ne osservo l’assenza di un riflesso sul pavimento. Sorride,</i> sorridi.<br />
Hai un fiore tra i capelli, un fiore di lavanda, e mentre mi alzo dandoti la mano mi accorgo che anche io sono un bimbo.<i><br />
</i></p>
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		<title>Spleen et idéal</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2015 19:30:28 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Tengo chiusi gli occhi ancora un po&#8217;, attorno a me il buio filtra tra le palpebre ed il silenzio mi avvolge, lo vivo, me ne lascio pervadere, mi lascio attraversare mentre osservo i tuoi occhi.<br>Capita talvolta osservando&nbsp;troppo un flash, una luce forte, il sole che questo si imprima in qualche modo sulla retina e che chiudendo gli occhi essa appaia ancora impressa come dentro le palpebre, come sospesa a qualche centimetro dagli occhi a seguirti in qualunque direzione osservi. Tutto ciò che vedi non puoi che vederlo attraverso quella palla al centro in qualche modo iridescente, mutante ma stabilmente immobile al centro del tuo sguardo.<br>Sono così i tuoi occhi per me, immobili al centro, privi quasi di un viso che resta evanescente, bianco&nbsp;quasi trasparente, nascosto nel buio come un fantasma. Al centro i tuoi occhi non chiari eppure neppure scuri di un colore indefinibile perché definirlo sarebbe come perdersi nell&#8217;infinità di un abisso, &nbsp;così vivi da non poter non esserne attratto come due buchi neri in grado di assorbire la luce ma non come buchi neri perché in grado di emettere una brillantezza che neppure alla perla più preziosa sarà mai concesso; indefinibili perché impossibile osservarli senza&nbsp; sentircisi l&#8217;anima trascinata giù&nbsp;e al contempo impossibili da non osservare per comprenderli.<br>Li vedo ancora qui, di fronte a me dagli occhi chiusi e non voglio&nbsp;sporcare questa vista col mondo, mi sento quasi soffocare da questa immensità come un peso sulla trachea come se l&#8217;aria pesasse, come il silenzio di tutto questo fosse così eterno da non aver bisogno di essere conservato nei ricordi.<br>Apro lentamente gli occhi, perché so che infine prima o poi lo dovrei fare comunque e nel buio assoluto vedo ancora queste due immense sfere, questi astri lucenti ed attorno ad essi sfumato un volto bianco, truccato per sembrare più smunto, un volto quasi impercettibile.<br>Provo a ruotare lentamente lo sguardo ma ancora, ovunque vedo i tuoi occhi, quegli occhi che ormai sento in qualche modo miei, come fossero parte di me. Resto ad osservarli ancora mentre i miei si abituano lentamente, molto lentamente al buio. Penso ai pochi istanti passati assieme o ai moltissimi, penso a cosa sei stata o sono, o siamo mai stati, e mentre penso mi accorgo che nulla di questo conta quanto conta ciò che vedo ora, ciò attraverso cui vedo ora.<br>Il senso di stretto alla gola si fa più pressante, non lo comprendo ma non rappresenta un problema in grado di distrarmi mentre il tuo volto si avvicina, truccato in modo stravagante davvero e poi si allontana un po&#8217; e torna ad avvicinarsi ancora, osservo le occhiaie attorno a quei due portali verso l&#8217;infinito, così scure mentre la testa mi gira, mi gira mentre il tuo volto immobile ondeggia con me stabile al centro, si avvicina lentamente, si allontana, si avvicina.<br>Osservo le sopracciglia, la fronte liscia mentre gli occhi si abituano ma comincio a scorgere qualcosa che non torna, qualcosa di te che non ricordavo, una cicatrice che mi fa arrivare alla mente ricordi improvvisi che mi fanno sentire ancora più il peso di quest&#8217;aria assente.<br>E mentre quel volto si avvicina, si allontana mi accorgo che lentamente il tuo sguardo è scomparso nei meandri di un ricordo di un istante di un passato di un sogno di una racconto di una fiaba di un libro non scritto e quel volto, bianco, smunto, con nere occhiaie mi accorgo essere lentamente il mio che si allontana, si avvicina, si allontana, si avvicina.<br>Provo ad alzare una mano per toccarlo, per toccare il mio ma non mi è possibile e mentre dondolo avanti, ed indietro, avanti ed indietro davanti allo specchio di questo armadio ricordo all&#8217;improvviso di un anello che portavo al collo e che non vedo più nel riflesso al suo posto, di un anello che vedo ondeggiare in alto&nbsp;dietro la mia nuca legato al filo che lo reggeva, legato a qualcosa più in alto e che non vedo nel buio, mi accorgo l&#8217;aria nei polmoni non c&#8217;è più, che i polmoni non chiedono più aria. Mi accorgo che non so come io sia finito qui se per errore o desiderio ma che non rivedrò più quel ricordo di un istante di due immensità e del loro sorriso lucente e del riflesso del mondo attraverso di esse.</p>
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		<title>L&#8217;uomo nero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2015 17:45:37 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Non riesco a capire.<br>Qualcosa è cambiato, ma non focalizzo se a cambiare sia stato il mondo, lentamente, o la mia mente. Cammino, mi guardo attorno e vedo cloni, cloni di cloni, e altri cloni. Guardo il volto delle persone, i vestiti, i movimenti, gli argomenti. Cloni, cloni di cloni ed altri cloni.<br>Ogni persona che incontro, ogni persona con cui parlo, inaffidabile, presa dai pensieri di qualcosa che crede essere solo un suo problema ma che è identico ai finti problemi di tutti quelli che lo circondano, incapace di mantenere parola o attenzione. Manca il tempo, manca il tempo. Sembra che tutti vivano conquistati dagli uomini grigi di Momo di Ende. Un libro che oggi tutti dovrebbero leggere, ma che basterebbe leggesse uno perché uno è uguale a tutti. Almeno ho questo sospetto.<br>Non riesco a focalizzare.<br>Non capisco se ieri il mondo non fosse così, se sia cambiato nel tempo lentamente o se sia io ad essere cambiato.<br>Mi sento soffocare in questo mondo, mi sembra di giocare a carte all&#8217;uomo nero, o &#8220;la veccia&#8221;, quel gioco di carte in cui nessuna carta seppur diversa ha un valore, nessuna carta è diversa dalle altre tranne una. Non dico di sembrare quella carta diversa, ma la sto cercando, disperatamente.<br>Corro, corro senza fiato in questo mondo, ho un mazzo di carte, lo sfoglio, giro ogni carta, la guardo ed il volto è lo stesso, il vestito lo stesso, le parole che dice le stesse, provo a parlare a dire cose che smuovano l&#8217;anima &#8220;eretico, eretico&#8221; è il coro, &#8220;eretico&#8221; l&#8217;unica risposta.<br>Mi chiedo cosa sia cambiato, se sia una evoluzione od un&#8217;involuzione, mia o del mondo. O semplice stabilità. Pochi giorni fa ho il ricordo di aver avuto qualcuno accanto, qualcuno speciale, o forse era anni fa, poi l&#8217;ho guardato in volto ed era un clone, come gli altri cloni, cloni di cloni di altri cloni.<br>L&#8217;immagine è come svegliarmi con accanto uno di questi che smarrito s&#8217;allontani ed esca di casa in silenzio ed io a guardarmi allo specchio, ma non ricordo il mio volto, non ricordo di essermi guardato, non ricordo neppure se sia vero che sia accaduto, o che accanto a me ci sia stato qualcosa che non fosse un clone, non ricordo neppure se i miei ricordi siano reali o siano essi gli errori. Non mi sono mai ritenuto migliore o peggiore, ma fiero di sentirmi diverso, comune ma diverso o anche questo è un ricordo perverso innestato da chissà quale errore virus o malore. Non riconosco generi o colori o differenza alcuna tra ognuno di quelli che incontro, non riconosco.<br>Non riconosco.<br>Ad ognuno se chiedi come va la risposta è un freddo &#8220;bene.&#8221; se chiedi della famiglia &#8220;bene.&#8221; se chiedi del lavoro &#8220;bene.&#8221; e poi ognuno inizia con il proprio monologo argomentale da cui non si può uscire, né interagire, né discutere, né argomentare a propria volta. Il tema uno solo, l&#8217;unica cosa che differenzia un clone dall&#8217;altro è il tema. Niente altro.<br>Non ho più il fiato di correre, le gambe, le dita stanche alla ricerca di una carta che non trovo, scorrere avanti, indietro ancora ed ancora alla ricerca.<br>Ricordo un tempo di averne avute altre, in un cassetto e guardandole scopro che sono ancora identiche a tutto, a tutto.<br>Poi infine vado allo specchio e guardo il mio volto, mi chiedo come sto: &#8220;bene.&#8221;, come va al lavoro: &#8220;bene.&#8221; e mi siedo.</p>
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		<title>Uno sguardo di fiori</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2014 22:02:50 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Quante volte ho iniziato a scrivere qualcosa che iniziava con &#8220;osservando il tuo sguardo?&#8221; ma è da lì che parto a creare mondi, da uno sguardo, da un sorriso talvolta e il tuoi non sono come altri, non sono gli unici al mondo, non sono i migliori ne i peggiori ma sono i tuoi, e così osservo il tuo sguardo, gli occhi chiari ad osservare me mentre osservo il mare dietro te, osservo il tuo sorriso -mai malinconico- rivolto nella mia direzione aprirsi come uno squarcio di luce nel cielo.<br>Penso alla semplicità vera e sincera di quel sorriso in grado di raccontare e dare e parlare, il sorriso di una persona che sul treno ancora guarda la gente e non un lucido vetro lucente pieno di immagini e parole vuote ed irreali, uno sguardo che profuma di inchiostro di carta di libro di lettera scritta a mano, di mani che si toccano davvero, di abbracci e di odori e di colori e di vita reale.<br>Credo di poter immaginare l&#8217;odore della tua pelle come immagino l&#8217;odore di un mondo intero attraverso quegli iridi, attraverso gli istanti fissati in immagini che resteranno indelebili. Attraverso i sogni che faccio viaggiando e guardando le persone salire e scendere dal treno, attraverso i fogli che faccio viaggiando e guardando le persone salire e scendere dal treno. Li attraverso.<br>Penso ad istanti distanti di stantii ricordi che segnarono sofferenze senza speranze nel silenzio.<br>Penso alle aspettative mancate, ai sogni distrutti e ti osservo come fossi tu che puoi estrarre un anima dal fango, come i tuoi occhi fossero di un angelo e il tuo sorriso ali, poi mi volto e mentre fuggo so di non essere in quel fango da tempo, ma so che non è il tuo sguardo che cerco, so che non è il tuo sorriso, so che non è la tua bellezza, la tua delicatezza, so che non è l&#8217;odore di carta, di inchiostro, di treno, di viaggio, di mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cerco un me che ho ritrovato nel tempo, tornando indietro, un me che si era perso dentro il profondo di certezze tombali e pietre. Non ho il tempo di rincorrere, sperare, credere valutare, non ho il tempo di correre, cacciare di andare contro il vento contro il mondo e contro il tempo<br>Non ho il tempo di stare a tempo.<br>Sto rincorrendo me stesso, sto conquistando me stesso, sto conquistando il mio mondo ritrovato, il mio passato; il futuro può aspettare, lo incontrerò comunque, diventerà comunque oggi. Ma domani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non posso cogliere un fiore che non saprei curare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non posso cogliere un fiore che non saprei curare.</p>
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		<title>Andate e ritorni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2014 20:12:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ancora una volta inizierò scrivendo &#8220;è da molto che non scrivo qui&#8221;, e mi chiedo anche perché mi ritrovo a farlo. Negli anni ho raggiunto la convinzione che scrivere un blog sia privo di senso a meno che lo scopo non sia professionale, di autopromozione o simili. Ti chiedi &#8220;a chi può interessare leggere ciò [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Ancora una volta inizierò scrivendo &#8220;è da molto che non scrivo qui&#8221;, e mi chiedo anche perché mi ritrovo a farlo. Negli anni ho raggiunto la convinzione che scrivere un blog sia privo di senso a meno che lo scopo non sia professionale, di autopromozione o simili. Ti chiedi &#8220;a chi può interessare leggere ciò che scrivo?&#8221;.<br>Negli ultimi mesi sono cambiate molte cose, cose perse, cose trovate, cose ritrovate. E persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima cosa ritrovata, perché è più bello parlare di quel che si trova che di quel che si lascia, è la voglia di scrivere, e la motivazione soprattutto. Scrivere.<br>Per un paio&nbsp;mesi ho lavorato ad un progetto che avevo in mente da anni ma che non ero mai stato in grado di scrivere, ne è uscito un romanzo breve.<br>Credo sia un po&#8217; strano, particolare, non so giudicare se bello.<br>Anni fa dopo aver pubblicato <a href="https://www.staipa.it/blog/tag/contrapposizioni/">Contrapposizioni</a>&nbsp;avevo fatto una promessa, avevo promesso&nbsp;ad una&nbsp;mia insegnante di Italiano di avvisarla qualora avessi &#8220;prodotto&#8221; qualcosa di nuovo.<br>Non è stato facile rintracciarla dopo tanti anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rintracciarla però è stato un tuffo in un mondo vecchio e nuovo. Mi aspettavo di incontrarmi davanti una signora dall&#8217;aspetto più anziano di quanto è stato nella realtà, mi aspettavo di entrare in una casa piena di cultura e così è stato, tra mobili di pregio, quadri, e infiniti soprammobili con riferimenti alla storia e alla letteratura.<br>Mi sono trovato davanti una donna come ricordavo essere quella donna, quella di cui tutti avrebbero riconosciuto il rumore dei passi nel corridoio. Fiera e forte e dolce al contempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tuffo più forte, al cuore, è stato quando mi ha porto la sua copia di Contrapposizioni con le pieghe agli angoli delle pagine delle poesie che preferisce, il suo raccontarmi che lo tiene nel comodino, ed ogni tanto lo rilegge, ed ogni volta che lo rilegge le dà emozioni diverse e lo interpreta diversamente.<br>Uno scopo raggiunto nella mia idea di scrittura in quel libro.<br>Un tuffo più forte quando mi ha porto una copia di un giornale con un mio racconto, un giornale che non ricordavo neppure fosse mai stato edito, un giornale che neppure io ho.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E mi sono chiesto ancora &#8220;a chi può interessare leggere ciò che scrivo?&#8221; non lo so. E forse non deve neppure interessarmi troppo. Forse la vera domanda è &#8220;per chi scrivo?&#8221; non darò una risposta pubblica né univoca questa domanda, ma questo è il motore che fa sì che abbia senso farlo.<br>Che sia per l&#8217;arte, che sia per te che stai leggendo, che sia per qualcuno che mai leggerà ciò che serve per scrivere è un motore e nulla che possa uccidere la motivazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pubblicare non so se farlo ancora o no, importa più scrivere che pubblicare, non puoi pubblicare ciò che non scrivi, che ti tieni dentro, che soffochi, che lasci morire dentro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi quando scrivi, quando vivi, quando affronti il mondo con la faccia pulita di chi guarda al futuro con curiosità e fiducia le cose vanno, le cose tornano, i mondi cambiano. Incontrare una persona che non vedevi, sentivi, incontravi da anni, troppi anni.<br>Trovare la foto di uno sguardo che non riesci a non continuare guardare, che non riesci a guardare senza che il cuore acceleri come, parlare con quello sguardo, non nella mente ma con la voce. Accorgersi che il tempo dilatato dell&#8217;assenza si può comprimere ed il tempo essere come pochi istanti dopo di un&#8217;altra foto di quando avevi quattordici anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">So che scriverò ancora perché la testa è piena di idee, so che vivrò ancora perché la testa è piena di sogni, so che correrò ancora perché le gambe, i piedi l&#8217;intero corpo non vedono l&#8217;ora di uscire da questo tepore delle coperte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo va, il mondo viene, e nel mondo noi andiamo e veniamo e ci muoviamo e nuotiamo.<br>E il tempo scorre, non torna mai indietro, e il tempo scorre e talvolta il passato acquista significati che prima non aveva e da un significato ad un futuro che prima non si vedeva all&#8217;orizzonte.</p>
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		<title>Rottomi le balle dell&#039;inaffidabilità del mondo ho deciso di rimettermi a studiare.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 04:30:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ultimamente mi capita sempre più spesso di leggere articoli di giornale pseudo scientifici ricchi di castronerie antiscientifiche, mi capita di leggere di prodotti assurdi come la washball, il braccialetto power balance, le scie chimiche e altre amenità del genere. Mi sono imbattuto pure in cose più pratica è più incidenti con la mia vita come [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimamente mi capita sempre più spesso di leggere articoli di giornale <em>pseudo scientifici</em> ricchi di <em>castronerie antiscientifiche</em>, mi capita di leggere di prodotti assurdi come la <a title="Washball su Attivissimo" href="https://attivissimo.blogspot.com/2008/12/habemus-biowashball-la-redazione-di.html">washball</a>, il <a title="Braccialetto Power Balance su Attivissimo" href="https://attivissimo.blogspot.com/2010/09/power-balance-sbufalato-le-iene.html">braccialetto power balance</a>, le <a title="Scie chimiche su Attivissimo" href="https://attivissimo.blogspot.com/2007/02/scie-chimiche.html">scie chimiche</a> e altre amenità del genere.<br />
Mi sono imbattuto pure in cose più pratica è più incidenti con la mia vita come gli <a title="Spiegazione anticalcare magnetici" href="http://www.osmosi-inversa.com/Anticalcare%20Magnetico%20dettagli%20funzionamento%20e%20prezzi.htm">anticalcare magnetici</a>, su cui prima di comprare un prodotto ho deciso di informarmi sulla reale possibilità che esso funzioni e come autorevole risposta di un professore di chimica all&#8217;università di Bari ho avuto come risposta la non riproducibilità per via sperimentale del fenomeno, ossia l&#8217;attuale impossibilità di dare una risposta certa sull&#8217;effettivo funzionamento (la spiegazione è più complessa ma tralascerò, il riassunto è che non esiste un esperimento di laboratorio che dimostri che il prodotto funzioni al di là di ogni dubbio).<br />
Ora mi imbatto negli anticalcare a polifosfati che credo funzionino (con molti limiti e modificando, non togliendo il calcare) ma di cui non ho ancora trovato spiegazione sufficientemente convincente (attendo ovviamente il responso del solito professore di chimica).<br />
Recentemente l&#8217;Italia ha fatto una votazione contro il nucleare, ma quanti italiani sanno DAVVERO come funziona una centrale nucleare e come funzionano le cosiddette &#8220;energie alternative&#8221;, quali effetti di inquinamento e impatto ambientale abbiano sistemi come il solare in fase di smaltimento, quale sia la durata nel tempo di un pannello prima che venga smaltito, i costi per l&#8217;ambiente in fase di produzione&#8230; semplicemente in genere l&#8217;italiano medio vota sulla fiducia, su quel che dice un politico con le sue convincenti parole, un politico che spesso sa meno di scienza di quanto sappia il votante e che parla con demagogia e non con cultura.<br />
Oppure capita che si parli di terremoti, di carburanti alternativi, di <a title="Idrogeno su Attivissimo" href="https://attivissimo.blogspot.com/2007/03/petizione-grillo-per-auto-idrogeno.html">auto a idrogeno</a> che inquinerebbero meno delle attuali, possibili meteoriti che si schianteranno sulla <span id="more-2663"></span>terra, <a href="https://www.2duerighe.com/attualita/908-annuncio-shock-della-nasa-il-vortice-spazio-temporale-e-realta.html">vortici spaziotemporali </a>che dimostrano le teorie della relatività di Eisntein e la possibilità di viaggiare nel tempo quando invece Einstein nelle teorie della relatività dimostra l&#8217;impossibilità di farlo, la presenza di un <a href="https://misterobufo.corriere.it/2011/06/13/ein_antartide_una_portale_dell/">portale spaziotemporale in antartide</a>, e incredibili altre mirabolanti novità.</p>
<p>Beh ecco, di tutte queste cose data la mia formazione scientifica posso farmi idee piuttosto precise sul fatto che siano castronerie che non stanno ne in cielo ne in terra, anche se evidentemente tanti italiani se le bevono bellamente, e io non sopporto l&#8217;idea di rischiare di bermi determinate cose, di comprare determinati prodotti fraudolenti, di farmi prendere per il naso.<br />
Un tempo ero forte in fisica, ero più forte nelle materie matematiche, ero fortissimo in chimica, di questo vivo ancora di rendita, per averle capite bene ai tempi della scuola e dell&#8217;università, tuttavia nonostante questo comincio a perdere colpi, a non sapermi dare spiegazione di alcuni fenomeni, a non saper più dare alcune spiegazioni dettagliate con dimostrazioni di quanto sostento e questo mi fa sentire ignorante.</p>
<p>Bene, ho deciso che ricomincerò a studiare, a partire dal libro di fisica dell&#8217;università, per poi passare a chimica, e allargarmi sempre più.<br />
Credo sia meglio sapersi spiegare le cose che farsele spiegare da qualcuno che potrebbe dire castronerie.<br />
Se potessi eviterei anche i medici (come chi mi conosce ben sa) se non fosse ormai un po&#8217; tardi per mettermi a studiar la medicina, ma si fa quel che si può.</p>
<p>Il problema grave, il problema che tutto questo mio ragionamento mi fa avere è sui ragazzi che a scuola non hanno voglia di studiare e non si rendono conto che non sempre basta l&#8217;intelligenza per discriminare tra la realtà e le bufale, tra chi ci vuol dire la verità e chi ci vuol vendere fumo, perché noi abbiamo l&#8217;intelligenza loro spesso hanno sia l&#8217;intelligenza che la cultura per rendersi credibili.</p>
<p>E cosi si. Ho deciso di tornare a studiare, sapere. La scienza, e la storia, e chissà, forse pian piano tornerò a studiare la letteratura, e la filosofia, magari partendo da quella che ha portato alla costruzione della matematica, e della scienza così da chiudere il cerchio.<br />
Conoscere.</p>
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		<title>Il Credo del Fuffaro (sul complottismo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 20:45:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qui mi sono imbattuto in un interessante ed esaustivo elenco delle strategie più usate dai ciarlatani in generale e da quelli che bazzicano il web in particolare. Ho pensato di riproporlo con qualche modifica per adattarlo a ciò che accade in forum e blog (l&#8217;originale si riferiva nello specifico all&#8217;ambiente dei newsgroup), in quanto veramente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qui mi sono imbattuto in un interessante ed esaustivo elenco delle strategie più usate dai ciarlatani in generale e da quelli che bazzicano il <em>web</em> in particolare.<br />
Ho pensato di riproporlo con qualche modifica per adattarlo a ciò che accade in forum e blog (l&#8217;originale si riferiva nello specifico all&#8217;ambiente dei <em>newsgroup</em>), in quanto veramente illuminante, anche perché quella che ho linkato è la versione italiana di una lista di fuffosità varia redatta inizialmente da un gruppo statunitense, a dimostrazione del fatto che tutto il mondo è paese: le regole che seguono, vi ricordano il comportamento di qualcuno, per purissimo caso?</p>
<p>Per essere un Fuffaro come si deve, è necessario seguire le seguenti norme:</p>
<p><a name="1"></a>1.</p>
<div class="ind">Preferite sempre la chiave di lettura cospirazionista rispetto alla chiave di lettura noiosamente banale: le spiegazioni naturali, come ad esempio che a Roswell sia caduto un pallone-sonda, sono per i sempliciotti e per le spie del governo. Se volete andare a letto con quella topina <span style="font-style: italic;">newage</span> tutta curve non ditele che l’astrologia è una cretinata (anche i non-fuffari possono trarre temporaneo beneficio da questo consiglio).</div>
<h4 class="mini"><a name="2"></a>2.</h4>
<div class="ind">Mai cercare la più semplice ed ovvia causa di qualcosa ed in particolare evitate come la peste di menzionare il <a title="Wikipedia: il rasoio di Occam" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rasoio_di_Occam" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-style: italic;">Rasoio di Occam</span></a>: è la vostra nemesi!</div>
<h4 class="mini"><a name="3"></a>3.</h4>
<div class="ind">Dovete essere convinti che la parola «anomalia» significhi «conferma indubitabile» di attività paranormale, o analogamente «dimostrazione inoppugnabile» di presenza aliena, o ancora «prova incontestabile» di misterioso e malvagissimo complotto a livello come minimo mondiale se non intergalattico.<br />
Quindi usate la parola «anomalia» più spesso che potete: eventualmente arricchitela da aggettivi come «inspiegabile», «inquietante», o, se siete in <span style="font-style: italic;">full attack mode</span>, «evidente», «lampante», ed altro che implichi gravi difetti psicofisici in chi osasse trovarla qualcosa di normale.</div>
<h4 class="mini"><a name="4"></a>4.</h4>
<div class="ind">Definite tutto quello che è comunemente accettato, e contro cui vi battete, usando l’aggettivo «ufficiale» in senso dispregiativo, come se si trattasse di un’imposizione proveniente da qualche autorità di cui bisogna diffidare e non di cose che chiunque, solo volendolo, può verificare.<br />
Riempitevi la bocca di frasi che iniziano <span id="more-2537"></span>con «secondo la versione “ufficiale”», «secondo la ricostruzione “ufficiale”», «secondo la scienza “ufficiale”», «secondo la medicina “ufficiale”», «secondo la storia “ufficiale”», «secondo la geografia “ufficiale”», «secondo la matematica “ufficiale”», «secondo l’educazione fisica “ufficiale”», «secondo l’intervallo di ricreazione “ufficiale”», «secondo la pausa pranzo “ufficiale”» e così via.<br />
Ricordate e fate ricordare che tutto quello che si legge sui libri di scuola, su qualsiasi argomento, quando non è palesemente falso, è tragicamente obsoleto e che tutto ciò che viene trasmesso dagli organi di informazione è addomesticato e regolato dalla cricca di <span style="font-style: italic;">potenterrimi</span> massoni / templari / gesuiti / <span style="font-style: italic;">bonesmen</span> / banchieri / bilderberghiani / sionisti / case farmaceutiche / militari / rettiliani / SPECTRE / chi-più-ne-ha-più-ne-metta che governano il mondo dietro le quinte, abilmente celati a tutti tranne che a voi, inarrivabili genii e disvelatori di trame oscure, che più i complotti son segreti, più facilmente li scoprite grazie al vostro infallibile fiuto di segugi.</div>
<h4 class="mini"><a name="5"></a>5.</h4>
<div class="ind">Non accettate <strong>mai</strong> le affermazioni della scienza “ufficiale”, a meno che si tratti di cose in cui credete da anni, come per esempio la gravità o la sferoidalità della Terra o ancora che il Sole irradia calore.<br />
Tenete però conto del fatto che i migliori fuffari, i veri fuoriclasse, riescono a mettere in dubbio anche queste cose, prendendo in seria considerazione ipotesi del tipo «la gravità non esiste, se stiamo attaccati al suolo è solo perché la Terra ruota», o del tipo «è possibile e financo plausibile che la Terra sia cava e noi ne abitiamo la superficie interna», o anche del tipo «il sole è freddo e l&#8217;aria si scalda solo per la sua densità»: il tutto in base a (s)ragionamenti quali «dato che la scienza “ufficiale” non spiega tutto, è come se non spiegasse niente, e tutti, ma proprio tutti, i suoi risultati sono in realtà come minimo opinabili, anzi certamente falsi».</div>
<h4 class="mini"><a name="6"></a>6.</h4>
<div class="ind">Alzate parecchio il gomito mentre scrivete, vi renderà molto più creativi e tutto, ma proprio tutto, avrà più senso per voi.</div>
<h4 class="mini"><a name="7"></a>7.</h4>
<div class="ind">Non vergognatevi di proporre le teorie più assurde e bislacche: giustificatele usando il punto di partenza imprescindibile degli sragionamenti del Vero Fuffaro, e cioè l’affermazione «Tutto è possibile». Usando questa formula magica potrete far passare agli occhi degli ingenui qualsiasi scemenza come qualcosa di serio su cui riflettere: sarà poi un gioco da ragazzi, partendo da essa, passare da «possibile» a «probabile», da «probabile» a «praticamente certo» e da «praticamente certo» a «provato al di là di ogni dubbio».</div>
<h4 class="mini"><a name="8"></a>8.</h4>
<div class="ind">Quando vi fanno notare la palese idiozia delle vostre tesi, così palese da non dover neanche essere spiegata, accusate l’interlocutore di avere la mente chiusa e ottenebrata dalla propaganda “ufficiale”, mentre la vostra è aperta, pura e flessibile come quella di un neonato. Gli altri fuffari adorano il concetto di «mente aperta» e vi accoglieranno nel loro <span style="font-style: italic;">sancta sanctorum</span> senz’altro indugio: come voi, non tollerano quei tipacci cattivi d’animo che chiedono sempre le prove di qualsiasi cosa. Ed esattamente come voi non solo ritengono di avere la mente aperte come quella di un neonato, ma ne hanno anche lo stesso spirito critico e le stesse conoscenze.</div>
<h4 class="mini"><a name="9"></a>9.</h4>
<div class="ind">Ridefinite le parole «scettico» e «scetticismo» per far figurare che il vero scettico sia chi accetta come possibili le vostre ridicole fantasie senza discuterle.</div>
<h4 class="mini"><a name="10"></a>10.</h4>
<div class="ind">Fate presente che sarebbe arrogante e presuntuoso pensare che le cose che sostenete possano essere tutte false: qualcuna vera ci deve essere&#8230; il che significa che avete ragione&#8230; e quindi sono tutte vere, <span style="font-style: italic;">quod erat demonstrandum</span>.</div>
<h4 class="mini"><a name="11"></a>11.</h4>
<div class="ind">Quando state discutendo, la tecnica migliore per “provare” la vostra ipotesi è quella di iniziare con una supposizione, e, quando si arriva a metà messaggio, riferirsi alla supposizione non ancora verificata come se fosse un fatto assodato: questo causerà abbastanza confusione iniziale da concedervi un momentaneo trionfo.</div>
<h4 class="mini"><a name="12"></a>12.</h4>
<div class="ind">Ribadite spesso che in un regime democratico come il nostro ognuno è libero di dire ciò che vuole e tutte le opinioni hanno pari valore, la vostra come quella di chiunque altro: perciò se sostenete che la Terra sia a forma di ciambella, avete ragione tanto quanto chi sostiene sia sferoidale. Quando immancabilmente vi spiegheranno che le opinioni sono un conto, e sono rispettabili in quanto soggettive, mentre affermazioni come le vostre vorrebbero essere oggettive e quindi andrebbero supportate da prove e da fatti, non solo da simpatie, fate orecchie da mercante.</div>
<h4 class="mini"><a name="13"></a>13.</h4>
<div class="ind">Se voi fate affermazioni come «tutti sanno che&#8230;», «è acclarato che&#8230;», «è risaputo che&#8230;» quella è da considerarsi una <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">prova inoppugnabile</span>, mentre se qualcun altro scrive «in realtà è stato mostrato che&#8230;» riportandone la dimostrazione, quella è solo una <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">mera opinione</span>.</div>
<h4 class="mini"><a name="14"></a>14.</h4>
<div class="ind">Il ragionamento per assurdo è un’arma molto potente, quindi fermatevi nei vostri ragionamenti quando avete raggiunto il vostro obiettivo, instillare il dubbio, e non portateli mai alle loro logiche conseguenze finali: è naturale infatti che partendo da sciocchezze si arrivi alla fine del ragionamento a conclusioni ancora più sciocche, che smaschererebbero in un attimo la stupidità delle tesi di partenza.</div>
<h4 class="mini"><a name="15"></a>15.</h4>
<div class="ind">Se qualcuno vi fa notare le irrazionalità cui porterebbero, logicamente, le vostre strambe teorie e ve ne domanda ragione, rispondete sdegnati che quelle assurdità sono solo apparenti: le spiegazioni ad esse possono conoscerle solo coloro che manovrano i fili nell’ombra e quindi va chiesto a loro. Insomma, trinceratevi dietro il più classico dei «io faccio solo domande, le risposte le devono dare gli organi “ufficiali”», quelli di cui, tanto, non vi fidate a priori e dei quali riterrete sempre insoddisfacente ogni spiegazione e risposta.</div>
<h4 class="mini"><a name="16"></a>16.</h4>
<div class="ind">Ribaltate completamente l’onere della prova: voi avete ragione a prescindere, senza bisogno che dobbiate presentare alcuna evidenza delle vostre affermazioni. Che siano gli altri a dimostrare che siete in torto, se ci riescono.<br />
Per giustificarvi citate il <a title="Vai alla voce di Wikipedia sul «criterio di falsificabilità»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Falsificabilit%C3%A0" target="_blank" rel="noopener noreferrer">criterio di falsificabilità</a> di <a title="Vai alla pagina di Wikipedia su «Karl Popper»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Popper" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Popper</a>, naturalmente anch’esso debitamente rovesciato per far sembrare che sia chi nega una teoria (e non chi la propone come in realtà dice il criterio, affinché sia ritenuta scientifica) che dovrebbe mostrare come falsificarla.</div>
<h4 class="mini"><a name="17"></a>17.</h4>
<div class="ind">Non accontentatevi di ribaltare l’onere della prova, pretendete che gli scettici vi portino dimostrazioni completamente impossibili da ottenere e del tutto irragionevoli. Ad esempio, parlando di «cerchi nel grano», come prova che essi non hanno nulla di misterioso e sono fattibilissimi da semplici appassionati armati solo di molto ingegno e pazienza, paletti, corde e assi di legno, non vi accontentate delle testimonianze, dei disegni preparatori che spiegano in dettaglio come operare, delle fotografie e financo di qualche video che riprende in azione i <span style="font-style: italic;">circle-maker</span>: pretendete che vi mostrino le riprese che mostrano che <span style="font-weight: bold;">tutti</span> i cerchi nel grano sono opera di esseri umani.<br />
In caso contrario avete ragione voi nel sostenere che quei disegni sono in realtà opera di alieni e/o di militari impegnati in inquietanti operazioni ultra-iper-top-secret.</div>
<h4 class="mini"><a name="18"></a>18.</h4>
<div class="ind">Rivoltate completamente anche i fondamenti attuali della giurisprudenza: coloro che accusate sono colpevoli fino a prova contraria e voi non dovete dimostrare assolutamente nulla delle vostre accuse. Bentornati nel Medioevo, la caccia alle streghe è aperta.</div>
<h4 class="mini"><a name="19"></a>19.</h4>
<div class="ind">Per (vostra) definizione, tutto ciò che è “ufficiale” è menzognero e serve ad ignobili scopi, quindi voi che lo combattete siete, sempre per (vostra) definizione, persone oneste e probe, dei coraggiosi e incorruttibili paladini della verità: in quanto tali tutto vi è concesso, compreso mentire, manipolare, falsificare, minacciare, insultare e quant’altro.<br />
Quando vi faranno notare la vostra ipocrisia, dato che vi comportate come, se non peggio, i cattivoni-malvagi-e-mentitori che dite di voler ostacolare, uscitevene con il motto «il fine giustifica i mezzi» (probabilmente la più grossa fesseria che sia mai stata scritta, che fa il paio con «tutto è possibile»).</div>
<h4 class="mini"><a name="20"></a>20.</h4>
<div class="ind">Riferitevi a chiunque non si dichiari <span style="font-weight: bold;">immediatamente</span> e <span style="font-weight: bold;">totalmente</span> d’accordo con voi, come ad un mentecatto troppo stupido per capire le vostre meravigliose intuizioni, oppure come ad un “disinformatore venduto e servo del potere” al soldo di qualche maligna entità, pagato al solo scopo di mentire e depistare i ”nobili ricercatori della verità”, quali voi vi ritenete.</div>
<h4 class="mini"><a name="21"></a>21.</h4>
<div class="ind">Cambiate versione spesso e volentieri, a secondo di cosa vi fa più comodo al momento, dato che a voi, in quanto “Paladini della Verità” che combattono le “bieche menzogne ufficialiste”, tutto è concesso e quindi potete infischiarvene della coerenza.<br />
Tipico esempio: se i documenti “ufficiali” vi sbugiardano dite che essi sono per definizione inaffidabili e di parte, quindi senz’altro menzogneri e quindi avete senza dubbio ragione voi che li contraddite; se invece appoggiano una parte di ciò che sostenete prendeteli come oro colato e scandalizzatevi di fronte all’impudenza di chi osa metterli in discussione.</div>
<h4 class="mini"><a name="22"></a>22.</h4>
<div class="ind">Da Veri Fuffari DOC vi è concesso superare abbondantemente il limite dell’ipocrisia e arrivare, se appena possibile, al puro <a title="Vai alla voce su Wikipedia sul «bispensiero orwelliano»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bispensiero" target="_blank" rel="noopener noreferrer">bispensiero</a> di orwelliana memoria: non limitatevi a cambiare continuamente versione a seconda di quanto sia per voi vantaggioso, negate decisamente di averla mai cambiata e affermate orgogliosi di aver sempre sostenuto una e una sola cosa.<br />
In pratica, se, dopo qualche vostra arrampicata acrobatica sugli specchi con rigiramento di frittata annesso, qualcuno vi ricordasse le vostre precedenti posizioni, prima correte a cancellare i vostri post incriminati e poi accusate chi ha osato sfidarvi di essere un bieco mentitore che si inventa bugie al solo scopo di screditarvi (in puro stile «<a title="Vai alla voce di Wikipedia sul romanzo «1984» di George Orwell" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1984_%28romanzo%29" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-style: italic;">1984</span></a>», appunto).<br />
Questa tecnica risulta particolarmente utile <strong>quando</strong> avete scritto bestialità più gigantesche del solito, tali da far accorgere chiunque della vostra totale ignoranza anche nelle materie più elementari (robe tipo che 60•tg 30° farebbe 1800). Ho scritto <em>quando</em> e non <em>se</em> per il semplice motivo che per il Fuffaro di razza è imprescindibile fare certe figure barbine periodicamente, considerato che una delle sue caratteristiche essenziali è quella di avere le conoscenze e la preparazione di un lamellibranco non troppo sveglio, ma al contempo credersi un luminare in praticamente tutto lo scibile umano: logico che uno convinto di sapere tutto e di avere la Verità in tasca per una sorta di diritto divino, in vita sua non farà mai la fatica di studiare qualcosa e non imparerà mai niente.<br />
Se poi, conoscendo voi e la vostra cristallina onestà intellettuale, quel qualcuno si premunisce facendo degli <em>screenshot</em> dei vostri voltafaccia e delle vostre idiozie e poi ve li sbatte in faccia, accusatelo di essere, oltre che un bugiardo, un falsario che ha manipolato l’immagine, come da <a href="#56"><em><strong>Regola 56</strong></em></a> del <em>Credo</em>.<br />
Dopo di ciò, per concludere in bellezza e non farvi mancare nulla, accusate di “bispensiero” e di attuare una “riscrittura orwelliana della storia” gli altri.</div>
<h4 class="mini"><a name="23"></a>23.</h4>
<div class="ind">Due parole: «cambiate paradigma».<br />
Cercate di rispondere al minor numero possibile di domande dirette e di confondere le acque a tutti i costi, usando scenari ipotetici («supponiamo che») per cambiare argomento in continuazione.<br />
Infatti, se vi fermate troppo a lungo su un singolo argomento, rischiate che vi chiedano qualcosa di irritante, come le odiatissime <span style="font-weight: bold;">prove</span>: non lasciate assolutamente che questo accada!<br />
Consultate un creazionista, se vi serve una mano per far pratica di <span style="font-style: italic;">mutatio controversiae</span> (Schopenhauer <span style="font-style: italic;">docet</span>).</div>
<h4 class="mini"><a name="24"></a>24.</h4>
<div class="ind">Se vi mettono nell’angolo chiedendovi insistentemente le evidenze di qualcosa, ribattete che non si può escludere a priori che sia come dite voi, prove o non prove. Molti si allontaneranno scuotendo il capo sconsolati, e questo, naturalmente, significa che avete ragione voi: scrollare il capo lateralmente, dopo tutto, potrebbe essere la stessa cosa di un movimento verticale a mo’ di assenso&#8230; ricordate? <span style="font-weight: bold;">Tutto può essere, quindi è!!!</span></div>
<h4 class="mini"><a name="25"></a>25.</h4>
<div class="ind">Se quello che avete scritto viene smentito da un vostro oppositore, contrattaccate;<br />
se viene smentito da qualcuno che per il resto sostiene la vostra posizione, accettate graziosamente la correzione e lasciate cadere la cosa.<br />
In entrambi i casi, dopo qualche giorno, ripetete tutto da capo ed esattamente come prima, fingendo che nulla sia successo.<br />
Lo stesso naturalmente vale quando cambiate pulpito da cui concionare: nonostante da altre parti vi abbiano dimostrato in mille e un modo tutti i vostri errori, quando vi trovate davanti ad un pubblico nuovo, che non ha assistito alle vostre precedenti figure barbine, ripetete da capo tutte le vostre immaginifiche boiate, inalterate. Dopo tutto siete gli eredi diretti di quei ciarlatani e venditori di olio di serpente che vivevano allo spalle dei gonzi rifilando loro immani schifezze spacciate per miracolose panacee, costretti a cambiare piazza di frequente per non essere linciati da chi cascava nelle loro truffe: certe antiche tradizioni vanno rispettate, perbacco!</div>
<h4 class="mini"><a name="26"></a>26.</h4>
<div class="ind">Ripetete <span style="font-weight: bold;">ossessivamente</span> un concetto o una domanda usando sempre le stesse parole: una tale dimostrazione di logica stringente farà crollare le difese dei vostri avversari.<br />
Ignorate domande ironiche, allusioni a film come «<a title="Wikipedia: Rain Man" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rain_Man" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rain Man</a>», o termini più oscuri quali «<a title="YouTube: supercazzora al cimitero" href="https://www.youtube.com/watch/v/lDQUnATw4iU?hl=it&amp;gl=IT&amp;cbrd=1&amp;ucbcb=1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sbidiguda. Supercazzora brematurata? Come se fosse antani, con scappellamento a destra</a>»: eventualmente ricordate a questi pagliacci che il <a title="Wikipedia: autismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Autismo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comportamento autistico</a> è tipico delle menti superiori (ripetetelo almeno 15-20 volte, così se non convincerete gli altri, convincerete almeno voi stessi).</div>
<h4 class="mini"><a name="27"></a>27.</h4>
<div class="ind">Nel caso siate in difficoltà, iniziate a porre domande retoriche senza <span style="font-weight: bold;">niente</span> a che vedere con il dibattito in corso: se il vostro interlocutore ignora le vostre domande sciocche, e si ostina a rimanere in argomento, ripetete le domande senza senso più e più volte. Questo farà sì che tutti i gonzi nel pubblico si convincano che il vostro avversario stia evadendo il punto.</div>
<h4 class="mini"><a name="28"></a>28.</h4>
<div class="ind">Una tecnica alternativa consiste nell’andarsene sbattendo la porta, con frasi del tipo «ho meglio da fare, IO, che discutere con voialtri [insulto a piacere], addio» o anche «non ho tempo da perdere, IO, con certi [insulto a piacere] come voi, addio» e variazioni sul tema.<br />
Naturalmente la vostra è solo una finta (altrimenti che fuffari sareste?) e non appena vedrete l’occasione di ritornare con qualche battuta sprezzante, lo farete immantinente più agguerriti (e fuffari) di prima.<br />
I fuffari fuoriclasse, cioè quelli meno cretini (non scrivo <em>i fuffari più intelligenti</em> per non usare un ossimoro) aspettano almeno un giorno prima di fare la loro trionfalistica <em>rentrée</em>, mentre ai fuffari <em>standard</em> di solito bastano pochi minuti: cercare di avere l’ultima parola a tutti i costi è più forte di loro.</div>
<h4 class="mini"><a name="29"></a>29.</h4>
<div class="ind">Date velatamente del bugiardo a chiunque vi si opponga, o tentate qualche altra tattica che, sperabilmente, lo faccia arrabbiare: per esempio ignorate le sue spiegazioni, fraintendetele ripetutamente, fate finta di non capire o qualificate qualsiasi obiezione come insufficiente (esempio classico, esclamare: «tutto qui?»).<br />
Se risponde a tono alle vostre estenuanti provocazioni, portate la discussione sulla sua collera, e accusatelo di insulti e accanimento persecutorio;<br />
se invece rimane calmo e in argomento, <strong>insistete</strong>, anche passando dalle velate insinuazioni agli insulti diretti!!!<br />
Tanto i Veri Credenti del pubblico perdoneranno i vostri peggiori attacchi verbali e ignoreranno i vostri più spericolati giochi di gambe, ma riterranno anche la sua più lieve replica come un attacco personale ingiustificato che mina alla base la sua posizione.</div>
<h4 class="mini"><a name="30"></a>30.</h4>
<div class="ind">Usate a piene mani la <a title="Vai alla spiegazione della «fallacia dello spaventapasseri»" href="https://www.linux.it/~della/fallacies/spaventapasseri.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>fallacia dello spaventapasseri</em></a>, consistente nel travisare le affermazioni altrui e nel criticare quindi non le vere argomentazioni di chi vi contesta ma una loro versione storpiata e facilmente smontabile. Ad esempio potete rafforzate il vostro equivocare con citazioni parziali di quanto hanno scritto gli altri, fatte in modo da stravolgerne il senso, al limite eliminando eventuali «non»: rischioso ma di sicuro effetto.</div>
<h4 class="mini"><a name="31"></a>31.</h4>
<div class="ind">Quando tutto il resto fallisce, pur di non concedere il punto, tentate almeno il pareggio usando il <span style="font-style: italic;">jolly</span> de «la verità sta nel mezzo».<br />
Trattasi di sonora sciocchezza quando si parla di fatti oggettivi visto che, ad esempio, la Terra non può certo essere mezza tonda e mezza a forma di ciambella: quella che sta nel mezzo al massimo è la virtù, ma con gli sprovveduti senza speranza è una frase che funziona a meraviglia.</div>
<h4 class="mini"><a name="32"></a>32.</h4>
<div class="ind">Cercate di sembrare una persona che sa il fatto suo, preparata e competente su tutto.<br />
Per dare questa impressione e per mettere in soggezione chi vi legge, usate frasi molto forbite nella forma, anche se assolutamente vuote nella sostanza, e modi di dire arcaici e desueti, incomprensibili ai più: non preoccupativi, neanche voi dovete in realtà capire le parole che usate, basta che prendiate un dizionario e ne cerchiate qualcuna da inserire qui e là nei vostri sproloqui. Chi si nutre di fuffa di solito ha la preparazione scolastica di un lamellibranco e l&#8217;impressionabilità di una pellicola, quindi si fa facilmente irretire da tali dimostrazioni di “cultura”, convinto com&#8217;è che se un tizio usa certi paroloni deve per forza sapere quello che dice ed avere ragione.<br />
In special modo, infarcite a caso i vostri scritti di termini altisonanti e pseudoscientifici, ancorché privi di significato: disseminate liberamente i vostri discorsi di riferimenti all’«universo olografico», alla «cardinalità transfinita», ai «livelli vibrazionali» e ai «campi di risonanza gastrica» <sup><a href="#Nota_1"><small>[1]</small></a></sup>.<br />
Usate la parola «quantistico» in una frase, anche se avete solo una vaga idea di cosa significhi: per un effetto ancora più impressionante, usatelo come aggettivo della vostra superstizione favorita, per esempio «rabdomanzia quantistica». Sentite come suona serio?<br />
È anche molto utile memorizzare tutti i termini fanta-tecnologici di <span style="font-style: italic;">Star Trek</span>, per quando vi serve in fretta una qualche spiegazione “scientifica”: potete parlare ad esempio di «smorzatori inerziali» o «gelatine bioneurali».</div>
<h4 class="mini"><a name="33"></a>33.</h4>
<div class="ind">Fingete di avere una laurea e/o che la abbiano le persone che vi danno ragione: l’importante è non farsi inchiodare sul tipo di laurea o sul dove e quando sia stata conseguita. Limitatevi a ripetere con forza che ne avete una, e quindi siete superiori, competenti, e non potete sottostare agli interrogatori e alle richieste di prove del primo che passa.</div>
<h4 class="mini"><a name="34"></a>34.</h4>
<div class="ind">Fate finta di aver scritto un libro: nulla dice «io sono al di là delle critiche» come aver scritto un libro. Se vi richiedono il numero ISBN del libro, inventate che tanto nessuno sa come verificarlo.</div>
<h4 class="mini"><a name="35"></a>35.</h4>
<div class="ind">Se vi fanno notare che né voi né coloro che citate possedete una seppur minima preparazione nel campo in cui volete imporre le vostre balzane tesi, osservate sagacemente che avere una specializzazione in un campo lontanissimo dall’argomento discusso dona una chiarezza di visione ineguagliabile: aver lavorato sulla fisiologia delle piante leguminose tropicali in India, per esempio, rende delle autorità sull’allettamento del grano in Inghilterra, e saper usare <span style="font-style: italic;">PhotoShop</span> qualifica per interrogare i testimoni oculari di un avvistamento UFO.</div>
<h4 class="mini"><a name="36"></a>36.</h4>
<div class="ind">Per dare ad intendere che avere l’intero mondo che si oppone alle vostre idee dia ad esse un’autorevolezza e una dignità eccezionali, fate riferimento alla lunga serie di famosi autori di teorie che furono lungamente derise dalla scienza “ufficiale”, per poi essere accettate quando ne furono portate le prove: vi verrà in aiuto il fatto che i molto, ma molto, più numerosi cialtroni autori di teorie rivelatesi sballate non sono, logicamente, diventati famosi, perciò nessuno ve li rinfaccerà mai.<br />
A tal proposito tirate in ballo <a title="Vai alla voce di wikipedia su «Galileo Galilei»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Galileo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Galileo</a>, poiché era stato ostacolato in ogni modo, pur avendo pienamente ragione: attenzione però che dovete essere abili nell’esporre tale argomentazione, perché essa è sì calzante, ma all’incontrario, nel senso che vi dà torto marcio.<br />
Infatti Galileo aveva in mano solide prove e fu osteggiato non da altri scienziati ma da Santo Uffizio e Inquisizione e solo per questioni riguardanti la religione e la lettura letterale della Bibbia: nel vostro caso, quelli che hanno in mano delle prove sono coloro che non accettano le vostre fanfaluche e siete voi che rifiutate tali prove appunto per la vostra cieca e incrollabile fede nell’esistenza del Mega-Complottone Globale e Totale di turno.</div>
<h4 class="mini"><a name="37"></a>37.</h4>
<div class="ind">Citate <a title="Vai alla voce di Wikipedia su «Albert Einstein»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Einstein" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Einstein</a>, citatelo spesso, e atteggiatevi come se una qualsiasi frase di Einstein sostenesse la vostra posizione.<br />
Se possibile citate frasi che abbia detto davvero, magari modificando una parolina qua e una parolina là per far risaltare il fatto che, se solo Einstein avesse potuto sapere quello che sapete voi oggi, vi avrebbe sostenuto a spada tratta.<br />
Comunque non è necessario usare delle sue vere frasi, che tanto lui è morto da un sacco di tempo per cui è accettabile se lo rinfrescate un pochino, portandolo al passo coi tempi, e comunque non può più difendersi dalle vostre false atribuzioni: figuratevi che quarant&#8217;anni dopo la sua morte <a href="https://www.snopes.com/fact-check/einstein-on-bees/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">lo hanno fatto persino parlare di api</a>, inventandosi di sana pianta la frase a lui attribuita.</div>
<h4 class="mini"><a name="38"></a>38.</h4>
<div class="ind">Il vostro idolo indiscusso deve essere <a title="Vai alla voce di Wikipedia su «Nikola Tesla»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nikola_Tesla" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tesla</a>: scienziato e ingegnere indubbiamente geniale e poliedrico, prese anche parecchi granchi, specie nell’ultima parte della sua vita, passata in preda a disturbi mentali di tipo ossessivo-compulsivo. Sostenete che avendo egli visto giusto su molte cose, allora doveva aver avuto ragione su tutto, anche quando si mise a vaneggiare di raggi della morte e macchine per fotografare il pensiero: tutte invenzioni strabilianti che egli sicuramente portò a termine, e che furono requisite dall’FBI, per essere accuratamente tenute nascoste.</div>
<h4 class="mini"><a name="39"></a>39.</h4>
<div class="ind">Spiegate continuamente che è assodato che i vostri nemici, i militari e la cricca demo — pluto — giudaico — massonico — templare — bilderberg — rettiliana, sono in possesso di tecnologie e di cure mediche avanzatissime che tengono volutamente nascoste da decenni (vedasi ad esempio le invenzioni futuristiche di Tesla e i segreti rubati all’astronave aliena nascosta nell’<span style="font-style: italic;">Area 51</span>).<br />
Probabilmente avevano i forni a microonde fin dal 1915, e i calendari con Sabrina Ferilli fin dai primi anni Cinquanta: il fatto che oggi si possa realizzare un fotomontaggio pressoché perfetto in pochi minuti dimostra che <a title="Wikipedia: Louis Daguerre" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Daguerre" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Daguerre</a> ha probabilmente imbrogliato.<br />
Il perché i cattivoni dominatori del pianeta, se davvero avessero a disposizione armi e mezzi così eccezionali dovrebbero tenerle ben nascoste invece di usarle, è un’obiezione cui non spetta a voi rispondere (voi fate solo domande, ricordate?): al massimo richiamate la scena finale de «Indiana Jones e i Predatori dell’Arca Perduta», che per i “ricercatori della verità”, si sa, i film hollywoodiani contengono più verità di mille enciclopedie.</div>
<h4 class="mini"><a name="40"></a>40.</h4>
<div class="ind">La scienza progredisce e nel corso di mezzo millennio di storia sono state espresse un’enorme mole di congetture più svariate, moltissime a sproposito, dai più diversi scienziati: per esempio Einstein, un fisico, espresse stima per teorie geologiche poi rivelatesi sballate.<br />
Vi basterà pertanto cercare fra tutte le ipotesi screditate del passato e quelle non provate del presente, per individuare qualcosa che appoggi le vostre idee favorite: un campo particolarmente fertile è offerto dalla meccanica quantistica, che tanto nessuno sa di preciso cosa sia (nessuno nella vostra platea d’elezione, s’intende).</div>
<h4 class="mini"><a name="41"></a>41.</h4>
<div class="ind">Se vi contestano teorie obsolete e screditate, date battaglia in nome della saggezza degli antichi;<br />
se vi contestano teorie recentissime senza ancora lo straccetto di una prova a favore, ribattete con una violenta invettiva contro la scienza “ufficiale” ancorata al passato e a dogmi obsoleti e screditati.<br />
E come sempre, fregatevene altamente della coerenza.</div>
<h4 class="mini"><a name="42"></a>42.</h4>
<div class="ind">Scovate quell’<span style="font-weight: bold;">unico</span> riferimento che supporta le vostre posizioni e se qualcuno ne trova altri che smentiscono il vostro, ribattete che questo significa che il tizio che ha l’ardire di contrastarvi non riesce a pensare con la propria testa e per questo è costretto ad appoggiarsi agli scritti altrui: come al solito, ignorate tutte le domande su con che coraggio riusciate a prendere una posizione così sfacciatamente ipocrita.</div>
<h4 class="mini"><a name="43"></a>43.</h4>
<div class="ind">Se vi forniscono <em>link</em> che sbugiardano le vostre sparate, scrollate le spalle sospirando che nessuna persona ragionevole si può fidare di quel che trova scritto su Internet.<br />
Di contro, ogni volta che leggete qualcosa su Internet che soddisfi le vostre tesi e pregiudizi, riportatelo ovunque come se fosse un fatto accertato e non datevi mai la pena di fare la più elementare ricerca o verifica in proposito.</div>
<h4 class="mini"><a name="44"></a>44.</h4>
<div class="ind">Di fronte ad eventuali <span style="font-style: italic;">link</span> a corsi di fisica, libri di testo, articoli scientifici e similari che vi vengano proposti, sottolineate come siano scritti in un gergo volutamente incomprensibile, per confondere chi li legge.<br />
In casi veramente estremi, sostenete che non si apre il <span style="font-style: italic;">link</span> e deviate il discorso sui problemi di rete e sui protocolli internet.</div>
<h4 class="mini"><a name="45"></a>45.</h4>
<div class="ind">Continuate a rammentare quell’<span style="font-weight: bold;">unico</span> scienziato “ufficiale” e “rispettabile” che <span style="font-weight: bold;">potrebbe</span> aver detto qualcosa che a sua volta <span style="font-weight: bold;">potrebbe</span> essere <span style="font-weight: bold;">interpretato</span> come fornente un <strong>indizio</strong> che <span style="font-weight: bold;">forse, teoricamente, volendo</span>, supporta la vostra tesi: ancora meglio (<span style="font-weight: bold;">ma non indispensabile</span>) se lo scienziato lo ha detto davvero.<br />
Ignorate eventuali osservazioni sul fatto che la ricerca in questione è vecchia di cinquant’anni, che da allora è stata snaturata, che il suddetto scienziato non aveva esperienza in quel particolare settore, o che esperti di quel settore lo considerano un incompetente (e lo possono pure dimostrare): al contrario, riferitevi a lui come «il più famoso scienziato di tutti i tempi», oppure, meglio ancora, parlate di «innumerevoli scienziati», tutti rigorosamente inesistenti.</div>
<h4 class="mini"><a name="46"></a>46.</h4>
<div class="ind">Se proprio non riuscite a trovare manco un pezzettino di frase scritta da chicchessia e a voi favorevole, citate voi stessi, ma come se vi riferiste a qualcun altro: parlate di voi stessi in terza persona o usando un <span style="font-style: italic;">plurale maiestatis</span> (è ammesso usare uno pseudonimo, del tipo «un noto scienzato che chiameremo X&#8230;») e fatevi vanto di ricevere congratulazioni inesistenti (del tipo «riceviamo una interessantissima <span style="font-style: italic;">e-mail</span> da un cultore della materia&#8230;»).</div>
<h4 class="mini"><a name="47"></a>47.</h4>
<div class="ind">Ovunque siate, fate il possibile per far capire ai nuovi venuti le dimensioni e la gravità della Cospirazione che avvelena l’atmosfera nel <em>web</em>: non appena si intavola una discussione con qualcuno dei più “biechi cospiratori”, intromettevi e interloquite con battutine, risatine e <em>non sequitur</em>, in modo da presentarvi subito come una persona seria e civile. Alla minima incomprensione fra uno “sporco disinformatore” e un nuovo arrivato, siate pronti con un «<em>Visto? Eh? Visto?</em> <img decoding="async" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhFAAYAPUAMf////jgIPjYGPDIGOjw8OjIGOjAGODg4OC4ENjY2NiwENioENigCNDQyNDIwMioEMiYCLiQCLiICLCQEKiIEKiACKh4AKCYgKCYeJh4EJhwCJCAYIhoCHhoQHhgOHBYMGhQIGhQCGhICGBQGGBIGFhIEEAwEAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAACwAAAAAFAAYAAAG7kCAcEgsGo9EE9KoFDaXRaX0CXWaqEtC49IhkTqXxhV5wIQoikLhUTFhDlhAwpMhmUgGgWCA0HgSRQkgDwIBAQYmBgECBl4ggEIEGxOFhod4ASRCJBsEQg4hlZaHik0mIQ5CGBSViJiGJicnJhoYQh4KopeJmbIkER5CIAW6o5ckCBAgQiPExsYCBckjt7mWitAFC8CqFQOFiNiGewgMtZ8hCHqN4usLEKiRGxVqjCZ60Y3mnUOCEghqBti5YoKBhRGQhjTwwGEBgocIFjCAwOFDgyNlQmiIwICBBA0i3mRpgMFDiRIeMDTwVKUlgCAAOw==" alt=";-)" />» o similari.</div>
<h4 class="mini"><a name="48"></a>48.</h4>
<div class="ind">Ogni qualvolta compare all’orizzonte qualcuno che, non importa per quale motivo, attacca o critica uno dei “mefitici” individui che “cospirano” contro di voi e le vostre strabilianti scoperte che rivoluzioneranno il mondo, blanditelo, lodatelo, scambiateci battutine, strizzatine d’occhio e ammiccamenti. Ignorate il fatto che ciò vi fa sembrare una coppia di fidanzatini che fanno <span style="font-style: italic;">pucci-pucci</span>, oppure il fatto, seppur evidentissimo, che il nuovo arrivato vuole solo fare caciara o sfogare un astio personale: la cosa importante è che finalmente avete un alleato, primo fido soldato dell’<span style="font-style: italic;">Invincibile Esercito della Verità</span> che marcerà sotto le vostre bandiere.</div>
<h4 class="mini"><a name="49"></a>49.</h4>
<div class="ind">I <em>cumparielli</em> possono essere estremamente utili: se non riuscite a trovare abbastanza anime semplici disposte a credere alle vostre luminose quanto bislacche teorie, createvi numerosi <em>nickname</em> diversi ed inviate risposte ammirate ai vostri stessi messaggi. Naturalmente se avete la possibilità di fare commenti anonimi e quindi non dovete neppure prendervi il disturbo di creare false utenze, approfittatene a piene mani e crete dal nulla un vero e proprio esercito di vostri <em>fan</em>, appunto tutti, rigorosamente, anonimi.<br />
Si sa che sostenere di aver ragione solo perché sono in molti a pensarla allo stesso modo è una nota <em>fallacia</em> logica, detta <a href="https://www.linux.it/~della/fallacies/ricorso-alla-popolarita.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>argomentum ad populum</em></a>, molto ben stigmatizzata da <a href="https://it.wikiquote.org/wiki/Marcello_Marchesi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Marcello Marchesi</a>: <em>«mangiate merda, milioni di mosche non possono sbagliare»</em>.<br />
Ma voi fregatevene: dato che il vostro <em>target</em> sono i boccaloni irrecuperabili, potrete e dovrete far riferimento ai vostri “numerossissimi” sostenitori, e la massa dei suddetti boccaloni si allineerà, inciampando gli uni addosso agli altri nella foga di uscire dal gregge del «popolo bue» per entrare nel vostro, di gregge.</div>
<h4 class="mini"><a name="50"></a>50.</h4>
<div class="ind">Quando non potete creare utenze fantoccio per darvi ragione da soli, riferitevi con alterigia a plotoni di sostenitori che vi incoraggiano per <em>e-mail</em>, citandone ampi stralci: naturalmente rifiutatevi di fornire dati utili ad accertare l’effettiva esistenza di quelle missive, appellandovi a imprescindibili esigenze di <em>privacy</em>.<br />
Lo stesso vale per presunte missive di minacce, sbandierate per far notare quanto diate fastidio ai “poteri forti”, anche queste rigorosamente senza uno straccio di riferimento che possa permettere di verificare la loro reale esistenza.</div>
<h4 class="mini"><a name="51"></a>51.</h4>
<div class="ind">Già che ci siete, create dei <a title="Vai alla voce di Wikipedia su «fake»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fake" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-style: italic;">fake</span></a> dei vostri avversari, e spammate con essi i vostri siti e la vostra propaganda, per creare confusione e per far credere che in realtà anche i vostri oppositori vi appoggiano. Magari condite il tutto con qualche bella falsa confessione sull’essere degli “agenti” infiltrati e pagati profumatamente per disinformare, firmata ovviamente con il <em>nick</em> dei vostri “nemici”.</div>
<h4 class="mini"><a name="52"></a>52.</h4>
<div class="ind">Aprite, sotto pseudonimo, un sito con l’elenco ragionato degli scettici che vi si oppongono, accusandoli delle peggiori nefandezze, prima tra tutte l’inossidabile essere degli occultatori che agiscono nell’ombra per nascondere la verità, manipolando le menti attraverso menzogne ammantate di scientificità. Fate frequentemente <span style="font-style: italic;">SPAM</span> con questo indirizzo usando identità alternative e domandando a gran voce perché la polizia non faccia nulla in proposito.</div>
<h4 class="mini"><a name="53"></a>53.</h4>
<div class="ind">Fondate un vostro forum oppure blog o ancora <em>news-group</em> privato, con un manifesto studiato per tenere lontano <span style="font-weight: bold;">chiunque</span> non condivida la vostra “illuminata” immagine del mondo, quindi annunciate trionfanti la nascita di un’oasi di pace, democrazia, amore e rispetto reciproco.<br />
Certo, le voci dissenzienti verranno insultate e gratuitamente diffamate senza pietà e senza che sia loro consentita la minima espressione delle proprie opinioni, men che meno di difenderle in modo ragionato, ma questo è il duro prezzo da pagare per difendere la libertà di pensiero e di parola; la <span style="font-weight: bold;">vostra</span> libertà di pensiero e di parola, beninteso, non certo quella altrui.<br />
Unica accortezza da tenere presente: magari non sottolineate entrambe le facce del <em>Fiero Mondo Nuovo</em> nel medesimo post, che qualche scettico dalla mente obnubilata potrebbe tacciarvi di ipocrisia.</div>
<h4 class="mini"><a name="54"></a>54.</h4>
<div class="ind">Inviate <span style="font-style: italic;">crosspost</span> su qualsiasi spazio pubblico troviate nel <span style="font-style: italic;">web</span>, copincollando praticamente ovunque vi capiti il vostro sito personale, con almeno una decina di post al giorno: assicuratevi di dare ripetutamente fiato alle vostre idee complottiste su un sacco di forum e blog, anche se non collegati all’argomento e quindi palesemente in <span style="font-style: italic;">off topic</span>.<br />
La vostra parola d’ordine deve essere: <span style="font-weight: bold; font-style: italic;"><a title="Visualizza «Spam Song» dei Monty Phyton su YouTube" href="https://www.youtube.com/watch/v/a_1dvPlsuLs?gl=IT&amp;hl=it&amp;cbrd=1&amp;ucbcb=1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SPAM! SPAM! SPAM! SPAM! SPAM! SPAM! SPAM!</a></span> Allagate il <span style="font-style: italic;">web</span>!</div>
<h4 class="mini"><a name="55"></a>55.</h4>
<div class="ind">Quando i proprietari e i fruitori legittimi dei siti che avete preso di mira col vostro <em>SPAM</em> dissennato si stuferanno di vedere il loro spazio monopolizzato da voi e dai vostri ossessivi interventi, e, esasperati, vi inviteranno a darvi una calmata o andarvene fuori dalle scatole, cominciate a gridare alla “censura”.</div>
<h4 class="mini"><a name="56"></a>56.</h4>
<div class="ind">Se i vostri sporchi giochetti vengono portati alla luce, sostenete con veemenza che non vi sono prove che voi siate un ciarlatano, un fuffaro, uno spammer, un troll e un bugiardo: riferitevi alle prove in tal senso come interpretazioni, oppure becera disinformazione, o ancora dei falsi fabbricati ad arte.<br />
Avvertite che state per sferrare il colpo finale contro questi cinici mentitori che vi infangano, scoprendo le vostre formidabili carte, che finora avete tenuto abilmente celate: dopo di che tali abietti figuri dovranno pagare amaramente la follia che li ha spinti a sfidarvi.</div>
<h4 class="mini"><a name="57"></a>57.</h4>
<div class="ind">Tenete sempre presente che <span style="font-style: italic;">La Cospirazione Contro Di Voi</span> può fare praticamente ogni cosa: diamine, dopotutto, hanno tenuto nascosti i motori ad acqua per tutti questi anni!<br />
Inoltre ricordate che questo universo è né più né meno che <strong>PERFETTO</strong> e ogni singolo accadimento <strong>ha per forza una ragione ben precisa ed imputabile solo e unicamente a qualche malvagia entità vostra nemica</strong>: imperfezioni, sbagli, sfortunate coincidenze e roba simile semplicemente non esistono, e qualsiasi cosa accada di indesiderato da voi, è senz&#8217;altro e senza ombra di dubbio una diabolica macchinazione dei soliti “biechi cospiratori” ai vostri danni.<br />
Quindi, qualsiasi problema di comunicazioni, compresi problemi ai satelliti, linee telefoniche difettose, rumorini alla cornetta, messaggi spariti o comparsi in ritardo, segnali di occupato mentre tentate di connettervi al <span style="font-style: italic;">provider</span>, radio rimaste accese durante la telefonata, mosche che ronzandovi attorno vi fanno perdere la concentrazione mentre stavate partorendo la soluzione finale a tutti i mali dell&#8217;Universo conosciuto (e pure di qualcuno sconosciuto) possono e anzi devono essere imputate alla <em>Grande Cospirazione Universale</em>, che sta cercando di soffocare la verità in generale e ostacolare voi, gli unici Eletti, gli unici Consapevoli, in particolare.<br />
Naturalmente, se per caso siete così fortunati da non incontrare mai alcun problema o disfunzione, nulla vi vieta di inventarveli: anzi è caldamente consigliato farlo comunque.</div>
<h4 class="mini"><a name="58"></a>58.</h4>
<div class="ind">Datevi aria di importanza, rivelando di avere la certezza che il vostro telefono è sotto controllo e siete costantemente spiati da orde di agenti segreti: gli organizzatori del Grande Complotto sono potentissimi e controllano il mondo intero, ma evidentemente sono letteralmente terrorizzati da voi e da quello che scrivete.</div>
<h4 class="mini"><a name="59"></a>59.</h4>
<div class="ind">Quando non siete occupati ad atteggiarvi a vittima e povero martire, ricordatevi di informare ogni tanto i vostri oppositori che avete fornito tutte le informazioni raccolte su di loro alla locale Polizia, Polizia Postale, Servizi Segreti, Carabinieri, Bersaglieri, Corazzieri, Guardia di Finanza, Guardia Costiera, Guardia Forestale, Guardie a Cavallo e Guardie Svizzere o ad <span style="font-style: italic;">Amici Molto In Alto</span>, accennando al fatto che questi si sono dimostrati <span style="font-weight: bold;">moooooolto</span> interessati a quello che avevate da dire. Non è che dobbiate veramente raccogliere informazioni o inviarle a chicchessia, ma questo terrà i vostri avversari sulle spine e li renderà paranoici.<br />
Nei casi più ostinati, iniziate a fare velati riferimenti ai vostri parenti avvocati, al giorno in cui toglieste una spina dalla zampa di Toto Riina, o alle feste che vi fanno quando fate una capatina dai vostri carissimi amici a Forte Braschi: cercate di terrorizzarli dicendo che la Legge è alle loro porte e che la loro libertà durerà al massimo ancora pochi minuti.</div>
<h4 class="mini"><a name="60"></a>60.</h4>
<div class="ind">Nel caso la vostra posizione appaia senza speranze, con tutto il pubblico che sta sghignazzando alle vostre spalle, e abbiate perso qualsiasi credibilità, avviandovi ad entrare in lizza per il <a title="Wikipedia: premio IgNobel" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Ig_Nobel" target="_blank" rel="noopener noreferrer">premio <span style="font-style: italic;">IgNobel</span></a>, minacciate non solo i vostri oppositori ma <span style="font-weight: bold;">tutti quelli a tiro</span> con una bella querela: non dovete veramente sporgerla, che la legge non è tenera con le <a title="Studio legale on-line su ingiuria, diffamazione e calunnia" href="http://www.studiolegale-online.net/penale_r02.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer">denunce infondate</a>, solo fare una vuota minaccia. Questo convincerà gli spettatori che siete una persona con la quale non si scherza!</div>
<h4 class="mini"><a name="61"></a>61.</h4>
<div class="ind">Alternate i racconti in cui vi dipingete come vittime predestinate del sistema marcio e corrotto a causa della vostra autonomia di pensiero, appartenenti ad uno sparuto gruppo di eroi senza macchia e senza paura che soli lottano contro le preponderanti forze del male, a perentorie affermazioni in cui sostenete che oramai sono tantissimi quelli che non abboccano più alla <span style="font-style: italic;">Infida e Menzognera Versione Ufficiale</span>.<br />
Anzi, ribaltate completamente la faccenda, dicendo che ormai c’è rimasto soltanto il vostro interlocutore e al più due o tre altri irriducibili, che saranno presto costretti ad abiurare di fronte all’evidenza. Postate statistiche trionfali sulle percentuali di credibilità della vostra tesi, ma, nel caso, cercate se possibile di non eccedere il 100%: gli scettici infami non attendono altro.</div>
<p>Avremo modo, nei prossimi articoli, di esemplificare chiaramente come una gran quantità dei punti sopra esposti sono seguiti fedelmente dagli adepti della <span style="font-style: italic;">Sacra Setta delle Scie Chimiche</span>: naturalmente a primeggiare in questi comportamenti sono gli autoproclamatisi guru della setta, i Marcianò Bros, <span style="font-style: italic;">Straker</span> e <span style="font-style: italic;">Zret</span>.</p>
<div class="post-inbody">
<ol>
<li><em><a name="Nota_1"></a>Il termine specifico per tali sproloqui pseudo-scientifici è </em><a title="Vai alla voce di Wikipedia su «technobabble»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Technobabble" target="_blank" rel="noopener noreferrer">technobabble</a><em>, letteralmente</em> tecnobalbettio <em>che però io preferisco tradurre in</em> tecnobubbole <em>o</em> <a title="Vai alla voce di Wikipedia su «supercazzora»" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Supercazzora" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tecnocazzora</a>.</li>
</ol>
<h2><a href="https://giornidiordinariafollia.blogspot.com/2008/06/il-credo-del-fuffaro.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">FONTE giornidiordinariafollia.blogspot.com</a></h2>
</div>
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		<title>Il mio mondo di scrivere è cambiato.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 20:59:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Il mio mondo di scrivere è cambiato, si il mondo non il modo. Accorgermene è stato quasi improvviso, quasi in quanto in realtà sotto sotto me ne stavo accorgendo da anni. Ho scritto diversi libri, quelli che ho completato sono tutti di Poesia. Ho pubblicato &#8220;Contrapposizioni&#8221; che in quel momento era il meglio di ciò [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio mondo di scrivere è cambiato, si il mondo non il modo.<br />
Accorgermene è stato quasi improvviso, quasi in quanto in realtà sotto sotto me ne stavo accorgendo da anni.</p>
<p>Ho scritto diversi libri, quelli che ho completato sono tutti di Poesia. Ho pubblicato &#8220;<a href="https://www.google.it/search?q=contrapposizioni+stefano+giolo&amp;hl=it&amp;safe=off&amp;client=firefox-a&amp;hs=6b1&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;prmd=o&amp;source=lnms&amp;tbs=bks:1&amp;ei=pfmDTPrbE4muOO2JqKYO&amp;sa=X&amp;oi=mode_link&amp;ct=mode&amp;ved=0CA8Q_AU&amp;prmdo=1&amp;gws_rd=ssl">Contrapposizioni</a>&#8221; che in quel momento era il meglio di ciò che avevo ma che pecca a tratti dei difetti della gioventù, ho tentato poi di pubblicare &#8220;Ritratti&#8221; che nonostante sia ormai datato a rileggerlo mi emoziona ancora, è ricco di citazioni, cita ognuno degli altri libri che ho scritto e mai pubblicato, contenine significati più o meno nascosti nei meandri delle frasi, come e meglio di &#8220;<a href="https://www.google.it/search?q=contrapposizioni+stefano+giolo&amp;hl=it&amp;safe=off&amp;client=firefox-a&amp;hs=6b1&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;prmd=o&amp;source=lnms&amp;tbs=bks:1&amp;ei=pfmDTPrbE4muOO2JqKYO&amp;sa=X&amp;oi=mode_link&amp;ct=mode&amp;ved=0CA8Q_AU&amp;prmdo=1&amp;gws_rd=ssl">Contrapposizioni</a>&#8220;, e soprattutto contiene tanto, tanto me. Ho cercato di pubblicarlo ma ho avuto solo problemi, tanto da dovermi rivolgere ad avvocati. Ci proverò ancora, lo so già,<br />
Poi&#8230; finito ritratti ho cominciato a dire che scrivo poco, che non scrivo più. Ho scritto altre poesie ma in modo inorganico, ne ho scritte alcune che sono tra le più belle che ho scritto, sono riuscito a esprimere concetti che volevo esprimere da anni ma&#8230; la poesia stava calando.</p>
<p>Scrivere è un po&#8217; come l&#8217;amore, quando sei adolescente ami con un intensità, un calore, una forza innate, non esiste che l&#8217;amore nasca nei meandri della mente e si insinui, l&#8217;amore quando sei adolescente arriva come un tram in corsa e ti colpisce portandoti via in un istante e poi&#8230; e poi chissà spesso lo perdi alla prima fermata, o ti perde lui. Col passare del tempo l&#8217;amore cambia, non è meno intenso, è solo diverso, l&#8217;amore quando cresci un po&#8217; comincia ad essere meno impetuoso ma più stabile, non ci sono giorni in cui ami alla follia e giorni in cui non ami affatto, ci sono giorni in cui ami, ami sempre non ci sono più i giorni in cui ti strappi l&#8217;anima ma non ci sono neppure quelli in cui lasceresti perdere tutto per una discussione.<br />
Controlli di più le sensazioni e apprezzi di<span id="more-2461"></span> più ogni pulsione e sensazione conoscendola, è un amore che all&#8217;adolescente risulta un non amore quanto l&#8217;amore dell&#8217;adolescente sembra un non amore all&#8217;adulto. Si passa dall&#8217;amore di possessione a quello di donare tutto a quello di avere uno scambio, un interscambio, un&#8217;unità, due singolarità interconnesse. Ma nessun amore è un non amore, e nessuno è migliore dell&#8217;altro in senso assoluto. Si tratta di naturale evoluzione che il più delle volte accade sottobanco senza accorgersene neppure, anzi spesso uscendo dall&#8217;amore dell&#8217;adolescente si crede di non saper più amare perché non si hanno più le stesse sensazioni forti e quasi nel bene e nel male distruttive.</p>
<p>E così ho creduto di non saper più scrivere, qualche impeto ogni tanto, qualche poesia, valida, matura e qualche refuso di bassa qualità.<br />
E poi altre cose che ignoravo.<br />
Molte altre cose.</p>
<p>Così in questi giorni, partendo dal racconto sulla bellezza che ho pubblicato poco tempo fa ho seguito i collegamenti automatici, quei collegamenti che sotto ad ogni post suggerisce altri post, e da quelli altri ancora, ed ancora ed ancora. Ho riletto il modo ripetitivo che ho di scrivere alcune descrizioni, cosa che ricorda molto alcune mie vecchie poesie che a loro volta ricordavano Edgar Poe, quella porta della stanza, quel busto di minerva sulla porta della stanza, mentre le poesie si spostano ancora un po&#8217; verso uno stile di Pessoa, ma non c&#8217;entra questo. Ho riletto e navigato tra un percorso e l&#8217;altro, ho riletto ed ho capito che non è vero che non scrivo, che scrivo poco.<br />
Ho capito che c&#8217;è una logica, un percorso, ho capito che presto inizierò a comporre un nuovo libro, completamente diverso dai precedenti miei, e tra questo e gli altri, tra questo e &#8220;Ritratti&#8221; ci sono stati molti altri libri tentati, smangiucchiati, provati e mai finiti, iniziati, abbozzati, ma questo è il futuro, questa è la direzione che intendo prendere e scrivere.</p>
<p>Come l&#8217;amore, un nuovo amore, l&#8217;amore.<br />
Questa è la direzione -dimensione &#8211; che intendo affrontare, è cambiato il mio mondo di scrivere, è cambiato il mio mondo di -da- amare e dopo mille tentativi smangiucchiati ora scriverò qualcosa di completamente diverso da ciò che ho scritto fino ad ora, qualcosa di davvero finalmente diverso.</p>
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		<title>Il mio libro su google books</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 19:04:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Contrapposizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libro]]></category>
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					<description><![CDATA[Come da oggetto Contrapposizioni è su google libri!!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come da oggetto <a href="https://www.google.it/search?tbs=bks%3A1&amp;tbo=1&amp;q=contrapposizioni&amp;btnG=Cerca+nei+libri&amp;gws_rd=ssl">Contrapposizioni è su google libri</a>!!</p>
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		<title>H1N1, pandemia inventata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 22:42:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gravità del virus A esagerata per motivi economici, afferma Consiglio d&#8217;Europa Una colossale montatura. È il giudizio che emerge da un rapporto del Consiglio d&#8217;Europa sulla pandemia più famosa degli ultimi anni, l&#8217;influenza A/H1N1, rivelatasi uno spreco di denaro pubblico di proporzioni inusitate. Il relatore del documento, Paul Flynn, parlamentare britannico, è stato categorico nel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Gravità del virus A esagerata per motivi economici, afferma Consiglio d&#8217;Europa</h3>
<p>Una colossale montatura. È il giudizio che emerge da un rapporto del  Consiglio d&#8217;Europa sulla pandemia più famosa degli ultimi anni,  l&#8217;influenza A/H1N1, rivelatasi uno spreco di denaro pubblico di  proporzioni inusitate.<br />
Il relatore del documento, Paul Flynn, parlamentare britannico, è stato  categorico nel definire l&#8217;H1N1 “una pandemia mai avvenuta”, e i  programmi di vaccinazione “medicinali placebo su vasta scala”. Risultano  di conseguenza “prove schiaccianti che la pericolosità del H1N1 è stata  enormemente gonfiata”. Il rapporto sottolinea inoltre la mancanza di  trasparenza nei meccanismi che hanno condotto alla dichiarazione della  pandemia.<br />
Altre critiche vengono da un&#8217;inchiesta del British Medical Journal,  pubblicata da Fiona Godlee, direttore della rivista, e da alcuni esperti  del Bureau of Investigative Journalism. Gli autori evidenziano il fatto  che gli scienziati che nel 2004 hanno provveduto a redarre le linee  guida dell&#8217;Oms, nelle quali si suggerisce la scorta di farmaci in caso  di pandemia influenzale, erano allo stesso tempo sul libro paga di  alcune aziende farmaceutiche che producevano gli stessi farmaci  antinfluenzali.<br />
Quel che è certo è che soltanto il 20 per cento dei vaccini acquistati  dagli stati è stato effettivamente consumato, e molti governi, in  prevalenza europei, hanno a che fare con giacenze enormi, mentre le  aziende produttrici dei farmaci hanno contabilizzato profitti ingenti.</p>
<h3>FONTE italiasalute.leonardo.it</h3>
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		<title>Fisica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 May 2010 17:22:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In questi giorni anche complice dei ragionamenti sulla temperatura in altitudine, e l&#8217;accorgermi che perdo un po&#8217; di nomenclatura corretta e il riflettere sulla legge della relatività accorgendomi però che comincio a non ricordare più alcuni dettagli mi hanno fatto venire un insano desiderio&#8230; Credo riprenderò in mano il libro di fisica dell&#8217;università e mi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni anche complice dei ragionamenti sulla temperatura in altitudine, e l&#8217;accorgermi che perdo un po&#8217; di nomenclatura corretta e il riflettere sulla legge della relatività accorgendomi però che comincio a non ricordare più alcuni dettagli mi hanno fatto venire un insano desiderio&#8230;</p>
<p>Credo riprenderò in mano il libro di fisica dell&#8217;università e mi ristudierò un po&#8217; tutto il programma, devo ammettere che la fisica mi manca, devo ammettere che è un po&#8217; parte di me, forse più di altre materie, forse più dell&#8217;informatica o delle forme artistiche a cui mi interesso.</p>
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		<title>Roberto Saviano scrive a Silvio Berlusconi &#034;&#034;Il premier mi vuole zittire ma sui clan non tacerò mai&#034;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 17:41:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo scrittore: &#8220;Assurdo preferire il silenzio, Berlusconi si scusi con le vittime&#8221;. &#8220;Non so se Mondadori è ancora adatta a me&#8221; di ROBERTO SAVIANO Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scrittore: &#8220;Assurdo preferire il silenzio, Berlusconi si scusi con le vittime&#8221;. &#8220;Non so se Mondadori è ancora adatta a me&#8221; di ROBERTO SAVIANO</p>
<p></p>
<p>Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di &#8220;supporto promozionale alle cosche&#8221;. Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare a cosa le sue parole significano. A quanti cronisti, operatori sociali, a quanti avvocati, giudici, magistrati, a quanti narratori, registi, ma anche a quanti cittadini che da anni, in certe parti d&#8217;Italia, trovano la forza di raccontare, di esporsi, di opporsi, pensi a quanti hanno rischiato e stanno tutt&#8217;ora rischiando, eppure vengono accusati di essere fiancheggiatori delle organizzazioni criminali per il solo volerne parlare. Perché per lei è meglio non dire.</p>
<p>è meglio la narrativa del silenzio. Del visto e taciuto. Del lasciar fare alle polizie ai tribunali come se le mafie fossero cosa loro. Affari loro. E le mafie vogliono esattamente che i loro affari siano cosa loro, Cosa nostra appunto è un&#8217;espressione ancor prima di<span id="more-2227"></span> divenire il nome di un&#8217;organizzazione.<br />
Io credo che solo e unicamente la verità serva a dare dignità a un Paese. Il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine o da chi commette il crimine?</p>
<p>Il ruolo della &#8216;ndrangheta, della camorra, di Cosa nostra è determinato dal suo volume d&#8217;affari &#8211; cento miliardi di euro all&#8217;anno di profitto &#8211; un volume d&#8217;affari che supera di gran lunga le più granitiche aziende italiane. Questo può non esser detto? Lei stesso ha presentato un dato che parla del sequestro alle mafie per un valore pari a dieci miliardi di euro. Questo significa che sono gli scrittori ad inventare? Ad esagerare? A commettere crimine con la loro parola? Perché? Michele Greco il boss di Cosa Nostra morto in carcere al processo contro di lui si difese dicendo che &#8220;era tutta colpa de Il Padrino&#8221; se in Sicilia venivano istruiti processi contro la mafia. Nicola Schiavone, il padre dei boss Francesco Schiavone e Walter Schiavone, dinanzi alle telecamere ha ribadito che la camorra era nella testa di chi scriveva di camorra, che il fenomeno era solo legato al crimine di strada e che io stesso ero il vero camorrista che scriveva di queste storie quando raccontava che la camorra era impresa, cemento, rifiuti, politica.</p>
<p>Per i clan che in questi anni si sono visti raccontare, la parola ha rappresentato sempre un affronto perché rendeva di tutti informazioni e comportamenti che volevano restassero di pochi. Perché quando la parola rende cittadinanza universale a quelli che prima erano considerati argomenti particolari, lontani, per pochi, è in quell&#8217;istante che sta chiamando un intervento di tutti, un impegno di molti, una decisione che non riguarda più solo addetti ai lavori e cronisti di nera. Le ricordo le parole di Paolo Borsellino in ricordo di Giovanni Falcone pronunciate poco prima che lui stesso fosse ammazzato. &#8220;La lotta alla mafia è il primo problema da risolvere &#8230; non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni le spinga a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale della indifferenza della contiguità e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo mi disse: la gente fa il tifo per noi. E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l&#8217;appoggio morale dà al lavoro dei giudici, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze&#8221;.</p>
<p>Il silenzio è ciò che vogliono. Vogliono che tutto si riduca a un problema tra guardie e ladri. Ma non è così. E&#8217; mostrando, facendo vedere, che si ha la possibilità di avere un contrasto. Lo stesso Piano Caserta che il suo governo ha attuato è partito perché è stata accesa la luce sull&#8217;organizzazione dei casalesi prima nota solo agli addetti ai lavori e a chi subiva i suoi ricatti.<br />
Eppure la sua non è un&#8217;accusa nuova. Anche molte personalità del centrosinistra campano, quando uscì il libro, dissero che avevo diffamato il rinascimento napoletano, che mi ero fatto pubblicità, che la mia era semplicemente un&#8217;insana voglia di apparire. Quando c&#8217;è un incendio si lascia fuggire chi ha appiccato le fiamme e si dà la colpa a chi ha dato l&#8217;allarme? Guardando a chi ha pagato con la vita la lotta per la verità, trovo assurdo e sconfortante pensare che il silenzio sia l&#8217;unica strada raccomandabile. Eppure, Presidente, avrebbe potuto dire molte cose per dimostrare l&#8217;impegno antimafia degli italiani. Avrebbe potuto raccontare che l&#8217;Italia è il paese con la migliore legislazione antimafia del mondo. Avrebbe potuto ricordare di come noi italiani offriamo il know-how dell&#8217;antimafia a mezzo mondo. Le organizzazioni criminali in questa fase di crisi generalizzata si stanno infiltrando nei sistemi finanziari ed economici dell&#8217;occidente e oggi gli esperti italiani vengono chiamati a dare informazioni per aiutare i governi a combattere le organizzazioni criminali di ogni genealogia. E&#8217; drammatico &#8211; e ne siamo consapevoli in molti &#8211; essere etichettati mafiosi ogni volta che un italiano supera i confini della sua terra. Certo che lo è. Ma non è con il silenzio che mostriamo di essere diversi e migliori.</p>
<p>Diffondendo il valore della responsabilità, del coraggio del dire, del valore della denuncia, della forza dell&#8217;accusa, possiamo cambiare le cose.</p>
<p>Accusare chi racconta il potere della criminalità organizzata di fare cattiva pubblicità al paese non è un modo per migliorare l&#8217;immagine italiana quanto piuttosto per isolare chi lo fa. Raccontare è il modo per innescare il cambiamento. Questa è l&#8217;unica strada per dimostrare che siamo il paese di Giovanni Falcone, di Don Peppe Diana, e non il paese di Totò Riina e di Schiavone Sandokan. Credo che nella battaglia antimafia non ci sia una destra o una sinistra con cui stare. Credo semplicemente che ci sia un movimento culturale e morale al quale aspirare. Io continuerò a parlare a tutti, qualunque sarà il credo politico, anche e soprattutto ai suoi elettori, Presidente: molti di loro, credo, saranno rimasti sbigottiti ed indignati dalle sue parole. Chiedo ai suoi elettori, chiedo agli elettori del Pdl di aiutarla a smentire le sue parole. E&#8217; l&#8217;unico modo per ridare la giusta direzione alla lotta alla mafia. Chiederei di porgere le sue scuse non a me &#8211; che ormai ci sono abituato &#8211; ma ai parenti delle vittime di tutti coloro che sono caduti raccontando. Io sono un autore che ha pubblicato i suoi libri per Mondadori e Einaudi, entrambe case editrici di proprietà della sua famiglia. Ho sempre pensato che la storia partita da molto lontano della Mondadori fosse pienamente in linea per accettare un tipo di narrazione come la mia, pensavo che avesse gli strumenti per convalidare anche posizioni forti, correnti di pensiero diverse. Dopo le sue parole non so se sarà più così. E non so se lo sarà per tutti gli autori che si sono occupati di mafie esponendo loro stessi e che Mondadori e Einaudi in questi anni hanno pubblicato. La cosa che farò sarà incontrare le persone nella casa editrice che in questi anni hanno lavorato con me, donne e uomini che hanno creduto nelle mie parole e sono riuscite a far arrivare le mie storie al grande pubblico. Persone che hanno spesso dovuto difendersi dall&#8217;accusa di essere editor, uffici stampa, dirigenti, &#8220;comprati&#8221;. E che invece fino ad ora hanno svolto un grande lavoro. E&#8217; da loro che voglio risposte.</p>
<p>Una cosa è certa: io, come molti altri, continueremo a raccontare. Userò la parola come un modo per condividere, per aggiustare il mondo, per capire. Sono nato, caro Presidente, in una terra meravigliosa e purtroppo devastata, la cui bellezza però continua a darmi forza per sognare la possibilità di una Italia diversa. Una Italia che può cambiare solo se il sud può cambiare. Lo giuro Presidente, anche a nome degli italiani che considerano i propri morti tutti coloro che sono caduti combattendo le organizzazioni criminali, che non ci sarà giorno in cui taceremo. Questo lo prometto. A voce alta.<br />
©2010 Roberto Saviano/<br />
Agenzia Santachiara</p>
<p>(<em>17 aprile 2010</em>)</p>
<h3><a href="https://www.repubblica.it/politica/2010/04/17/news/lettera_saviano-3407443/">FONTE </a></h3>
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		<title>&#034;Luna? Si, ci siamo andati!&#034;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 03:01:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È disponibile da oggi l&#8217;edizione completa del libro &#8220;Luna? Sì, ci siamo andati!&#8221;, che affronta e smonta con i fatti, una per una, le principali tesi di chi sostiene che gli sbarchi umani sulla Luna furono una messinscena e chiarisce i dubbi di chi ha sentito parlare di queste tesi e vuole capire come stanno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È disponibile da oggi l&#8217;edizione completa del libro <em>&#8220;Luna? Sì, ci siamo andati!&#8221;</em>, che affronta e smonta con i fatti, una per una, le principali tesi di chi sostiene che gli sbarchi umani sulla Luna furono una messinscena e chiarisce i dubbi di chi ha sentito parlare di queste tesi e vuole capire come stanno realmente le cose per non farsi fregare dai contaballe spaziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro è anche un&#8217;occasione di conoscere meglio l&#8217;epopea dei viaggi spaziali con dovizia di dettagli e di chicche curiose e poco conosciute.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Luna? Sì, ci siamo andati!&#8221;</em> è <a href="https://complottilunari.blogspot.com/2010/03/luna-si-ci-siamo-andati-faq.html"><strong>scaricabile gratuitamente</strong></a> in formato PDF senza lucchetti digitali anticopia (DRM): è legalmente copiabile e distribuibile secondo la licenza Creative Commons riportata nel testo. Lo scopo del libro è far conoscere i fatti, non farmi diventare ricco. Comunque le donazioni tramite Paypal sono sempre ben accette,&nbsp;se volete incoraggiarmi a scrivere ancora o finanziare il materiale per il documentario gratuito <a href="https://complottilunari.blogspot.com/2009/07/progetto-moonscape-luna-mai-vista-un.html">Moonscape</a>.</p>



<div><a href="https://complottilunari.blogspot.com/2010/03/luna-si-ci-siamo-andati-faq.html">Scarica il libro</a> (8 megabyte – edizione 2010/03/18)</div>



<p class="wp-block-paragraph"><em>A breve il libro sarà&nbsp;<strong>acquistabile su carta</strong> anche via Internet in un pratico formato tascabile (12&#215;18, copertina morbida, bianco e nero) a 15 euro. Ci sarà anche un&#8217;<strong>edizione cartacea a colori</strong>, a un prezzo ancora da definire, che verrà distribuita soltanto in occasione dei miei appuntamenti pubblici. I dettagli verranno pubblicati qui. La ragione di queste scelte apparentemente bizzarre è il contenimento dei costi. Non ho tempo di organizzare spedizioni, mi spiace.</em></p>
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		<title>L’impresa di Squadriglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 14:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Materiale scout utile]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Impresa è, per definizione, una realizzazione grande, che impegni la Squadriglia per uno o due mesi al raggiungimento di un obiettivo ritenuto dagli squadriglieri ai limiti delle proprie possibilità. L&#8217;impresa è un modo concreto di rispondere alla sete di avventura e autodeterminazione del singolo; è l&#8217;orizzonte con cui il Consiglio di Squadriglia si misura per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Impresa è, per definizione, una realizzazione grande, che impegni la Squadriglia per uno o due mesi al raggiungimento di un obiettivo ritenuto dagli squadriglieri ai limiti delle proprie possibilità.<br />
L&#8217;impresa è un modo concreto di rispondere alla sete di avventura e autodeterminazione del singolo; è l&#8217;orizzonte con cui il Consiglio di Squadriglia si misura per realizzare i propri sogni</p>
<p>I momenti sostanziali dell&#8217;impresa sono sei:</p>
<ol>
<li><strong>Ideazione:</strong> essa avviene in 	Consiglio di Squadriglia; dopo aver riflettuto sulle proprie 	possibilità, ascoltato le idee di tutti,esaminate diverse 	possibilità, la Squadriglia sceglie la sua impresa. In Consiglio 	Capi il Capo Squadriglia metterà al corrente il Capo Reparto di 	questa scelta e dei motivi che hanno portato ad effettuarla.</li>
<li><strong>&#8220;Lancio&#8221;</strong>: è il 	momento in cui la Squadriglia presenta al riparto,con varie tecniche 	di espressione(scena,burattini&#8230;), la propria meta da raggiungere.</li>
<li><strong>Progettazione</strong>: essa dovrà 	essere accurata e dettagliata preparando piani e progetti e 	affidando a ciascuno compiti e responsabilità precisi sui quali poi 	si dovrà impegnare.</li>
<li><strong>Realizzazione</strong>: sotto la 	direzione del Capo Squadriglia, l&#8217;impresa verrà materialmente 	realizzata con l&#8217;apporto di <em>tutti</em> gli squadriglieri.</li>
<li><strong>Documentazione</strong>: il 	segretario inserirà nel Libro d&#8217;Oro una relazione che partirà 	dall&#8217;ideazione, racconterà come si è svolta la preparazione e 	documenterà la <span id="more-2129"></span>realizzazione della stessa.</li>
<li><strong>Fiesta</strong>: tutta la 	squadriglia si riunirà per festeggiare il risultato dell’impresa, 	indipendentemente da che essa sia andata a buon fine.</li>
</ol>
<h2>Suggerimenti</h2>
<ol>
<li><strong>Ideazione:</strong> che cosa ci 	piace fare? Qual è la caratteristica particolare di ciascun 	squadrigliere che può essere messa a frutto e al servizio della 	squadriglia intera? Quali sono le cose che ci piacerebbe imparare?</li>
<li><strong>&#8220;Lancio&#8221;</strong>: 	facciamo qualcosa di divertente e semplice ma che rappresenti la 	squadriglia e lo spirito con il quale vogliamo svolgere l’impresa! 	Ricordiamo sempre che il lancio deve essere veloce ma facile da 	comprendere, divertente ma esplicativo.</li>
<li><strong>Progettazione</strong>: ci sono 	alcuni punti sui quali dobbiamo riflettere attentamente. Innanzi 	tutto prendiamo carta e penna, scriviamo gli <em>obbiettivi</em>, e i 	<em>passi </em>per raggiungerli, fissiamo una <em>data di fine 	dell’impresa</em>, fissiamo un <em>calendario delle riunioni</em> di 	squadriglia di cui abbiamo bisogno e di cosa abbiamo intenzione di 	fare in quelle riunioni in modo da sapere sempre se siamo al passo 	con i tempi previsti, scriviamo <em>l’elenco dei materiali</em> di 	cui abbiamo bisogno, e tutte le <em>risorse interne</em> (Incarichi di 	squadriglia, conoscenze specifiche degli squadriglieri, materiali di 	cui siamo già in possesso ) e delle <em>risorse esterne</em> (mezzi 	pubblici, persone, negozi specializzati, tecnici esterni, soldi, 	autofinanziamenti) di cui dobbiamo servirci, e facciamo uno <em>schema 	disegnato</em> di come vogliamo realizzare il tutto.</li>
<li><strong>Realizzazione</strong>: Cerchiamo di 	seguire quanto scritto nella fase di progettazione, quanto più la 	fase di progettazione è stata ben fatta quanto più sarà semplice 	realizzare l’impresa nei tempi e con i mezzi previsti. Teniamo 	sempre conto degli incarichi di squadriglia e delle competenze di 	ciascun squadrigliere.</li>
<li><strong>Documentazione</strong>: Oh guarda! 	L’abbiamo già quasi completata in fase di progettazione! Basterà 	solo prendere qualche appunto durante la realizzazione e poi fare 	una piccola e veloce verifica!</li>
<li><strong>Fiesta</strong>: Evvai! Finalmente 	si mangia! E se è andata male l’impresa? Beh non importa! Abbiamo 	sicuramente imparato un sacco di cose… fesssta!</li>
</ol>
<h2>Schema (base) di progettazione:</h2>
<p>La progettazione è la parte più importante di un’impresa, se fatta bene questa la parte più difficile è passata! Ovviamente<strong> va scritta in bella copia e mostrata ai capi reparto</strong>!!!!</p>
<p>Scriviamo gli obbiettivi: devono essere pochi, al massimo due o tre.<br />
Scriviamo come abbiamo intenzione di raggiungerli: prima dobbiamo imparare qualcosa? Dobbiamo contattare qualcuno? Durante in che fasi possiamo dividere la realizzazione? Dopo cosa vogliamo farne di quanto realizzato?</p>
<p>Scegliamo i tempi: entro quanto finiremo l’impresa? Rima di quella data come suddivideremo le riunioni?</p>
<p>Elenco materiali: di cosa abbiamo bisogno?</p>
<p>Risorse interne: cosa sappiamo fare? Quali materiali dell’elenco materiali abbiamo già?</p>
<p>Risorse esterne: conosciamo qualcuno che sappia fare quello che serve e possa insegnarcelo? Quali materiali dell’elenco materiali dobbiamo procurarci e dove?</p>
<p>Schema Grafico: facciamo una rappresentazione grafica di quanto vogliamo realizzare</p>
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		<title>Parallelismi 4</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 11:48:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scrivere per me è come camminare, passo passo, come viaggiare. Inizia un progetto, anzi no, inizia un passo che può essere una poesia, un racconto, una singola frase, e poi intravedo il secondo, non lo vedo, non so come sarà ma lo intravedo, talvolta ne intravedo diversi altri. E mi incammino. Ad un certo punto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivere per me è come camminare, passo passo, come viaggiare.<br />
Inizia un progetto, anzi no, inizia un passo che può essere una poesia, un racconto, una singola frase, e poi intravedo il secondo, non lo vedo, non so come sarà ma lo intravedo, talvolta ne intravedo diversi altri.<br />
E mi incammino.<br />
Ad un certo punto mi trovo talvolta, non sempre, a conoscere la meta dove arriverò, ma mai la strada, solo qualche passo, i prossimi passi.<br />
Una volta scrissi una frase, parlava di un uomo che fuggiva immobile da un albero, ci vollero sette anni per raggiungere la meta e completare quell&#8217;idea, tre per capire dove sarebbe andata a parare.<br />
Passo passo,<br />
passo passo.<br />
Un giorno mi venne in<span id="more-61"></span> mente &#8220;Luna Nuova&#8221;, niente altro, e da lì nacque un libro intero.<br />
Molti viaggi sono ancora lontani dall&#8217;iniziarsi, &#8220;Contrapposizioni di Contrapposizioni&#8221;, &#8220;Il romanzo circolare&#8221;, &#8220;Il Romanzo dei bivi&#8221;, &#8220;il romanzo musicale&#8221;, &#8220;Il Pensiero&#8221;, &#8220;L&#8217;opera omnia&#8221;, &#8220;Progetto 2&#8243;&#8230;.<br />
Un altro giorno invece scrissi la mia poesia più bella e che nessuno mai potrà più leggere, non la capii neppure io: camminavo da solo al buio nei binari morti della stazione di Verona scrissi &#8220;Rievocazione dei sensi&#8221; su un pezzo di carta, lo rimisi in tasca. Molto tempo dopo, chissà un anno credo, giocavo con una pallina di carta in tasca, la tirai fuori, la aprii delicatamente per non distruggerla e lessi &#8220;Rievocazione dei sensi&#8221;. Capii solo allora il senso di ciò che avevo scritto.<br />
Passo passo.<br />
Un giorno mi venne un&#8217;idea: rappresentarmi come una linea retta, ed ora vedo dei passi, e conosco la meta, ma non ho la più pallida idea di quanti saranno i passi, di quali saranno.<br />
Intanto cammino, proseguo, vado avanti&#8230; sempre nella mia direzione.</p>
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		<title>Sullo scrivere su questi giorni, sui prossimi.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 12:38:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In questi giorni son sempre di corsa, sempre di corsa sempre di corsa, sempre di corsa. La vita cambia ruota, ruotano gli affetti, come capelli ricci cadono ruotano si alzano, improvvisano come jazz come i sogni come le strade che non conosci e i sentieri di montagna, come i flutti dell&#8217;acqua nei fiumi, come il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<p>In questi giorni son sempre di corsa, sempre di corsa sempre di corsa, sempre di corsa.<br />
La vita cambia ruota, ruotano gli affetti, come capelli ricci cadono ruotano si alzano, improvvisano come jazz come i sogni come le strade che non conosci e i sentieri di montagna, come i flutti dell&#8217;acqua nei fiumi, come il fumo di una sigaretta che sale nell&#8217;assenza di vento, come le forme delle nubi.</p>
<p>In questi giorni mi sto preparando a dei cambiamenti.</p>
<p>Ho iniziato a raccogliere le ultime cose scritte, le cose scritte negli ultimi due anni e mezzo e mi sono accorto che non è affatto vero che ho scritto<span id="more-99"></span> poco, è cambiata la qualità forse, alcuni scritti sono tra i migliori della mia vita, altri tra i peggiori, ma pochi non lo sono di certo.</p>
<p>Sto raccogliendo, scrivendo, impaginando il prossimo libro, o lo scorso, non so come definirlo&#8230; se solo non mi fosse stato rapinato un manoscritto e non ne avessi stupidamente perso un altro credo avrei materiale quasi per raddoppiare, ma forse il secondo volevo scordarlo e l&#8217;ho scordato.</p>
<p>Ho controllato i miei scritti e ho &#8220;scoperto&#8221; di avere un romanzo iniziato e abbandonato, un romanzo molto sperimentale, e qualche racconto.<br />
Ci lavorerò.</p>
<p>Mi accorgo però della difficoltà a chiudere un capitolo, un libro. Sono abituato a riuscire a chiudere un libro solo dopo aver iniziato il successivo, non perché viva ancora nelle o delle cose scritte nel precedente ma semplicemente per senso logico dato che ogni mio libro si chiude dando segnali dell&#8217;inizio del successivo. Mah forse un po&#8217; come quelle donne che non lasciano il precedente uomo finché non hanno trovato il successivo, paura di solitudine? Incapacità di autonomia? Forse con i miei libri sono un po&#8217; così.</p>
<p>Confido però nell&#8217;inizio di un nuovo nei giorni della settimana prossima, confido in un nuovo inizio di scrittura, alternativa tra l&#8217;altro al passato.<br />
La settimana prossima sarò in Abruzzo, tra le case crollate, tra la gente che vive come probabilmente noi facciamo fatica anche solo a concepire, loro hanno bisogno di me, di te, di tutti noi e forse anche noi in qualche modo abbiamo bisogno di loro, di incontrare un qualcosa che possa scuotere i nostri divani, e le nostre arie condizionate.<br />
Vedrò, vivrò, darò, scriverò, e tanto tanto tanto sono sicuro di ricevere.</p>
</div>
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		<title>Cielo terso e nubi bianche.</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/cielo-terso-e-nubi-bianche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 13:56:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Guardo le nubi bianche di questi giorni, il cielo azzurro, terso, la neve sul Baldo e sogno. Sogno affrontando il futuro. Mi piacciono le novità, mi piacciono le sorprese, e in questi giorni ce ne sono state molte, dal cantiere della casa che dovrei comprare chiuso per problemi tra architetto e impresario, a un nuovo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Guardo le nubi bianche di questi giorni, il cielo azzurro, terso, la neve sul Baldo e sogno.<br />
Sogno affrontando il futuro.</p>
<p>Mi piacciono le novità, mi piacciono le sorprese, e in questi giorni ce ne sono state molte, dal cantiere della casa che dovrei comprare chiuso per problemi tra architetto e impresario, a un nuovo gruppo con cui sto suonando (e di cui per ora non dico nulla perché credo sarà una grossa grossa sorpresa praticamente per tutti, e ad alcuni piacerà da morire ad altri farà proprio schifo), all&#8217;arrivo di un nuovo<span id="more-135"></span> sassofono tra le mie braccia&#8230; finalmente il soprano, si! All&#8217;incontro o reincontro con una persona speciale che sono stato felice di rivedere.</p>
<p>E poi? Oggi mi è capitato tra le mani un chiodino delle mie scarpe chiodate di Atletica, è lì tra ne cianfrusaglie di anni, cianfrusaglie? Chissà&#8230;. due dinosauri, un chiodino delle mie scarpe da atletica, un magnete, dei vecchi bocchini da sax, posate da campo scout, un temperamatite a forma di maschera da sub, un&#8217;automobilina di metallo portata dalla russia. Tutte cose ferme lì da anni, ognuna un ricordo, ognuna un significato passato presente o futuro che sia, i denti di dracula, l&#8217;astronave che ho costruito da piccolo, un piccolo barman, una candela profumata ancora da scartare e poco più in alto.. una parete di fazzolettoni scout.<br />
Il primo è tutto blu, il primo che ho scambiato, non avrei mai pensato poi di indossarlo e farlo mio tanti anni dopo, uno bianco e azzurro ricordo di leggende e sogni mai davvero avvenuti, ricordo di altri momenti più veri, ricordo anche di un amore incontrato anni dopo apparentemente del tutto slegato da questi colori e legato invece al precedente&#8230; ma invece così indissolubilmente legato a questo, uno è bianco e verde ed è stato lui a legarmi a questo bianco e azzurro perché è questo ad avermi portato in quella tenda anni fa, e quello giallo e verde? Che dire&#8230; forse il ricordo più bello, ma no.. ma no, perché questo blu con le linee gialle verdi e rosse? Questo mi riporta incredibilmente ad oggi e ad un incontro appena avvenuto, ma questo è legato a quello blu con le linee rosse e gialle&#8230; non esiste più quel gruppo, no ma&#8230; ma anche questo incredibilmente mi riporta al primo fazzolettone blu. Uno nero giallo e azzurro ricordo di drammi, di drammi profondi, indissolubilmente legato a un campo, un campo legato a quel fazzolettone verde e giallo dei sogni, a quello azzurro e bianco, e così ancora una volta a quello blu.<br />
Il mio, il mio fazzolettone su cui ho promesso, rosso e blu, rosso e blu, rosso e blu&#8230; cosa si dice e Verona dei fazzolettoni con fondo blu? E quello arancione e nero, questo si è slegato dal mondo, altro gruppo che non esiste più fin da quando ero piccolo, e il fazzolettone arancione e bianco, quelli rossi dei campi di formazione, quelli con frasi scritte, firme, promesse, e attorno&#8230;. e il mio cappellone, e mille pezzi di stoffa di mille uscite, e ancora altri fazzolettoni che a nominarli tutti e raccontarne la storia potrei scriverne un libro e&#8230; e&#8230;.</p>
<p>E tutto parte da quel chiodino delle scarpe che attaccato al magnete indica verso il cappellone, parte da questo cesto di oggetti che come un giardino zen esprime il mio giorno, ogni oggetto col suo significato, il suo ricordo, presente, futuro, passato.</p>
<p>Tutto questo perché ieri ho pensato agli ostacoli, ai danni fatti alle mie caviglie, alla mancanza di affrontare con forza la pista, al rumore dei chiodini mentre si staccano dalla gomma della pista, all&#8217;odore della gomma sulle mani dopo aver fatto esercizi sulle partenze, all&#8217;odore sporco della pista quando ci hai sbattuto la faccia e sei ancora troppo colpito per rialzarti, ai piccoli sassolini che ti restano attaccati alla pelle, piantati nella pelle, alla voglia di rivincita e di nuovo gli ostacoli che passano sotto le gambe mentre le sbucciature bruciano ancora, come tu fossi fermo e il mondo ruotasse in fretta portandoti nuovi ostacoli da saltare, e pochi passi e salto, passi, salto, passi salto e chissenefrega se questo ostacolo non riuscirò a saltarlo, ho scelto di farlo? Io salto e&#8230; e scoprire che è stato il più bel salto che potessi fare e farne un altro e mentre ti distrai pensando che&#8230;ne arriva un altro, giusto sul piede, giusto dove non dovrebbe essere, giusto per farti perdere l&#8217;equilibrio, giusto per finirti in mezzo tra la prima e la seconda gamba, giusto per non darti modo di non cadere e sbattere fa faccia di nuovo, perché sai che a quella velocità le braccia non reggeranno mai l&#8217;impatto e non hai il tempo di ruotare perché le gambe sono incastrate dal legno e pensare &#8220;si, ma la differenza erano pochi centimetri, il salto era buono&#8221; e schiantarsi ancora a terra.<br />
L&#8217;odore della pista, i sassolini, credo che quel caldo sulla gamba sia sangue&#8230; si, beh dovrò sciaquarlo, il tempo di riprendersi dallo stordimento, il tempo di vedere se c&#8217;è qualche danno serio e&#8230; in pista, le mani un po&#8217; sbucciate che bruciano al contatto della pista, e via, via di nuovo&#8230;..<br />
Il segreto è non arrendersi, il segreto è <a href="https://www.staipa.it/blog/la-vita-e-stupenda/">crederci davvero</a>, fare &#8220;meglio di ieri, peggio di domani&#8221; come diceva Carlo il mio allenatore.<br />
Poi col tempo mi arresi.<br />
Troppe ferite, due caviglie e un ginocchio con i legamenti stirati, una microfrattura ad una caviglia, un polso dolorante, mesi di recupero.<br />
Mi sono arreso perché non ci  <a href="https://www.staipa.it/blog/la-vita-e-stupenda/">credevo davvero</a>.</p>
<p>Ma dove voglio arrivare con questa digressione? Ripenso ancora commosso ai tempi a cui mi riporta quel chiodino della scarpa ma so che oramai è tardi per riprendere quel sogno, non voglio sia così per altri sogni che ho vissuto, che sto vivendo, e quel chiodino indica un cappellone su tanti, tantissimi ricordi, tantissimi fazzolettoni, tantissimi momenti eppure&#8230; eppure li riportano allo stesso momento a uno, quello blu che ho deciso di indossare di nuovo, quello blu che mi ha dato sogni, lacrime, desideri, e nuovi cieli. E se tu sei arrivato qui a leggere non perdentoti una riga forse avrai anche capito di più di me, di questo colore, di questa stoffa, di questo simbolo che oggi torno a indossare con fierezza perché  <a href="https://www.staipa.it/blog/la-vita-e-stupenda/">ci credo</a> perché so cosa voglio realizzare e nonostante questo sia il periodo più turbolento che ho passato, nonostante il mio tempo, le mie energie, la mia mente siano occupati da problemi più grandi di me, si. Io   <a href="https://www.staipa.it/blog/la-vita-e-stupenda/">ci credo</a> e andrò fino in fondo.</p>
<p>&#8220;Pronti a fare del proprio meglio per servire&#8221;</p>
</div>
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