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	<title>Scienza Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>Scienza Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>Giornata mondiale del donatore di sangue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 13:35:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Era il 14 giugno 1868 quando nacque Karl Ernest Landsteiner. Ma chi è? Lo scopritore dei principali gruppi sanguigni umani, i famosi A, B e 0. Per questo l&#8217;Organizzazione mondiale della sanità ha fissato per il 14 giugno la giornata mondiale del donatore di sangue. Perché? Perché donare il sangue serve a noi e agli [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Era il <strong>14 giugno 1868</strong> quando nacque <strong>Karl Ernest Landsteiner</strong>. Ma chi è? Lo scopritore dei principali gruppi sanguigni umani, i famosi A, B e 0. Per questo l&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_mondiale_della_sanit%C3%A0">Organizzazione mondiale della sanità</a> ha fissato per il 14 giugno la giornata mondiale del donatore di sangue. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché? Perché donare il sangue serve a noi e agli altri. Perché avere una sacca una di sangue in più quando si viene operati o si subisce un&#8217;incidente e una cosa alla quale dovremmo contribuire tutti per il bene di tutti. Perché ci aiuta ad avere la nostra stessa salute controllata. Perché è un segno di grande civiltà.</p>
<p id="wpar-pubdate" class="wpar-pubdate wpar-pubdate-container"><span class="wpar-label">Articolo pubblicato in origine il </span><span class="wpar-time">14/06/2022 @ 09:07</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Giorno del Pi greco (Pi day)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 21:35:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il&#160;14 marzo è il Giorno del Pi greco&#160;(Pi day, in&#160;inglese), la scelta è ispirata dalla data, vista nel formato mese-giorno usato negli Stati Uniti: 3-14, alcuni celebrano la ricorrenza dalle ore 15, in modo da adeguarsi all&#8217;approssimazione&#160;3,1415, questo articolo è stato pubblicato il 14 marzo alle 15:09 per adeguarlo all&#8217;approssimazione 3,14159 i secondi non li [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;14 marzo è il <strong>Giorno del Pi greco</strong>&nbsp;(<em><strong>Pi day</strong></em>, in&nbsp;inglese), la scelta è ispirata dalla data, vista nel formato mese-giorno usato negli Stati Uniti: 3-14, alcuni celebrano la ricorrenza dalle ore 15, in modo da adeguarsi all&#8217;approssimazione&nbsp;<em>3,1415</em>, questo articolo è stato pubblicato il 14 marzo alle 15:09 per adeguarlo all&#8217;approssimazione <em>3,14159</em> i secondi non li potevo scegliere.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter"><img decoding="async" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/b7/Larry_Shaw%2C_the_founder_of_Pi_Day%2C_at_the_Exploratorium_in_San_Francisco--2007_March_21.jpg" alt=""/><figcaption>Larry Shaw, l&#8217;ideatore della festività, ritratto con alcune torte preparate per l&#8217;occasione</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La prima celebrazione del &#8220;<em>Pi Day</em>&#8221; si tenne nel&nbsp;1988&nbsp;all&#8217;Exploratorium&nbsp;di&nbsp;San Francisco, per iniziativa del fisico statunitense Larry Shaw, in seguito insignito del titolo di &#8220;Principe del pi greco&#8221;.&nbsp;Il calendario della prima manifestazione prevedeva un corteo circolare attorno a uno degli edifici del museo e la vendita di torte alla frutta, decorate con le cifre decimali del pi greco (iniziativa dovuta al fatto che&nbsp;<em>pi</em>, in inglese, ha la stessa pronuncia di&nbsp;<em>pie</em>, una torta o crostata tipica dei paesi anglosassoni). Con gli anni, nei dipartimenti di&nbsp;matematica&nbsp;e in varie istituzioni nel mondo si coglie l&#8217;occasione per organizzare delle feste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2009, con la Risoluzione H.RES.224, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America riconosce il 14 marzo come giornata ufficiale per celebrare la nota costante matematica e si invitano i docenti a vivere il&nbsp;<em>Pi Day</em>&nbsp;come occasione per “incoraggiare i giovani verso lo studio della matematica”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;<strong>pi greco</strong>&nbsp;è una&nbsp;costante matematica, indicata con la lettera greca&nbsp;<strong>π</strong>(<em>pi</em>), scelta in quanto iniziale di περιφέρεια (perifereia),&nbsp;circonferenza&nbsp;in greco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella&nbsp;geometria piana&nbsp;il&nbsp;<strong>π</strong>&nbsp;viene definito come il&nbsp;rapporto&nbsp;tra la lunghezza della&nbsp;circonferenza&nbsp;e quella del suo&nbsp;diametro, o anche come l&#8217;area&nbsp;di un&nbsp;cerchio&nbsp;di&nbsp;raggio&nbsp;1. Non è una&nbsp;costante fisica&nbsp;o naturale, ma una&nbsp;costante matematica&nbsp;definita in modo astratto, indipendente da misure di carattere fisico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è il valore del <strong>π</strong>&nbsp;troncato alla 100ª cifra&nbsp;decimale è <br>3,14159 26535 89793 23846 26433 83279 50288 41971 69399 37510 58209 74944 59230 78164 06286 20899 86280 34825 34211 70679</p>
<p id="wpar-pubdate" class="wpar-pubdate wpar-pubdate-container"><span class="wpar-label">Articolo pubblicato in origine il </span><span class="wpar-time">14/03/2023 @ 15:09</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Perché sogniamo – Antonio Zadra, Robert Stickgold</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 11:45:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un libro sui sogni che decide di non giocare con il mistero, ma di prendere sul serio le domande e provare a spiegare. Perché sogniamo parte con passo narrativo, ma non si perde: usa le storie per portarci dentro il metodo. Non chiede di credere, chiede di seguire il ragionamento. La cosa che convince di [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Un libro sui sogni che decide di non giocare con il mistero, ma di prendere sul serio le domande e provare a <strong>spiegare</strong>. <em>Perché sogniamo</em> parte con passo narrativo, ma non si perde: usa le storie per portarci dentro il metodo. Non chiede di credere, chiede di seguire il ragionamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa che convince di più è il <em>come lo sappiamo</em> che accompagna ogni <em>che cosa sappiamo</em>. Storia della ricerca, dati sperimentali, ipotesi in competizione: gli autori mettono in fila le evidenze, chiariscono cosa regge e cosa no, e spiegano perché alcune domande restano aperte. Freud compare come tappa storica, non come chiave universale, anzi viene spesso analizzato in maniera critica per capire cosa di quello che diceva sia ancora considerato valido e cosa no; il focus è sulle neuroscienze del sonno, sulle fasi (REM e non‑REM) e su ciò che i sogni fanno ai processi cognitivi ed emotivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore del libro è l’idea che i sogni <strong>servano</strong>. Non messaggi cifrati, ma un lavoro del cervello su memoria, emozioni e creatività. La proposta teorica degli autori — il sogno come esplorazione di connessioni deboli e possibilità latenti — aiuta a capire perché sogniamo cose strane, perché gli incubi insistono e perché, a volte, una soluzione “salta fuori” dopo una notte di sonno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Incubi, sogni lucidi e disturbi del sonno non sono parentesi curiose: diventano casi di studio per vedere il metodo all’opera. Cosa cambia nel cervello, cosa possiamo misurare, cosa resta ipotesi. È un approccio che riduce il folklore senza impoverire il racconto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scrittura tiene insieme rigore e accessibilità. È un libro <strong>leggibile</strong>, ma non leggero: richiede attenzione, restituita però con chiarezza. Si impara a distinguere correlazione e causalità, a pesare una teoria rispetto a un’altra, a convivere con risultati che non dicono tutti la stessa cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A me ha convinto molto. Ha rimesso ordine in un tema affollato di semplificazioni e mi ha dato strumenti per parlare di sogni senza scivolare né nel misticismo né nel riduzionismo. È uno di quei testi che, una volta chiusi, <strong>cambiano il modo di leggere</strong> ciò che sappiamo (e non sappiamo) sul cervello che dorme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Consigliato a chi è curioso di capire cosa succede quando spegniamo la luce, a chi ama la divulgazione che non urla e a chi vuole un esempio di scienza raccontata con rispetto per i dati e per l’intelligenza del lettore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro è edito da <em>Espress Edizioni</em> (<a href="https://www.espress.it/">https://www.espress.it/</a>), una piccola casa editrice che sforna, secondo me, dei piccoli capolavori di divulgazione scientifica.</p>
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		<title>Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 07:24:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La&#160;Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza&#160;si celebra l&#8217;11 febbraio di ogni anno per riconoscere il ruolo fondamentale delle donne nella scienza in un mondo in cui è sempre stato difficile per loro potersi esprimere. Basti pensare che la prima donna a cui sia stato permesso di laurearsi è stata Elena Lucrezia Cornaro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;<strong>Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza</strong>&nbsp;si celebra l&#8217;11 febbraio di ogni anno per riconoscere il ruolo fondamentale delle donne nella scienza in un mondo in cui è sempre stato difficile per loro potersi esprimere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Basti pensare che la prima donna a cui sia stato permesso di laurearsi è stata Elena Lucrezia Cornaro Piscopia nel 1678, laureata in Filosofia perché Teologia in cui voleva laurearsi non era considerato adatto a una donna. L&#8217;università di Bologna esisteva già da più di seicento anni, dal 1088. Poi goccia a goccia pian piano ne sono seguite altre</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>1678. Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, Prima laureata in Filosofia</li>



<li>1732: Laura Bassi Verati, Prima laureata in Storia naturale e medicina</li>



<li>1751: Cristina Roccati, Prima laureata in filosofia e fisica</li>



<li>1877: Ernestina Paper, Prima laureata in medicina</li>



<li>1891: Fabri&nbsp;Cornelia, Prima laureata in Scienza Matematiche</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il <strong>‘Rapporto&nbsp;tematico di genere’ realizzato dal Consorzio interuniversitario AlmaLaurea</strong> (<a href="https://www.almalaurea.it/info/convegni/laureate-laureati-rapporto-2022" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/x6eat</a>), ad oggi <strong>le donne costituiscono quasi il 60% dei laureati in Italia, e registrano performance migliori&nbsp;</strong>sia in termini di regolarità negli studi sia di voto di laurea (concludono gli studi in corso il 60,2% delle donne, rispetto al 55,7% degli uomini; il voto medio di laurea è, rispettivamente, pari a 103,9 e 102,1/110).&nbsp;<strong>Eppure, gli uomini sono più valorizzati sul mercato del lavoro, guadagnano il 20% in più e occupano professioni di più alto livello</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanti di noi immaginando una persona di scienza la immaginano donna? E quanti una persona che lavora in casa per la famiglia la immaginano uomo? Si tratta di uno dei tanti stereotipi di genere che ci portiamo avanti dai secoli in cui alle donne non era neppure permesso studiare ma poi ci scandalizziamo di popolazioni che consideriamo arretrate dove viene impedito alle donne di realizzarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo è importante ricordare a tutte le donne, ma soprattutto a tutte le ragazzine e le bambine che possono essere ciò che vogliono che non è impossibile diventare come Fabiola Gianotti che direttrice del CERN fino al 2025, l&#8217;astronauta Samantha Cristoforetti, Elena Cattaneo la più giovane senatrice a vita della storia della Repubblica italiana e una tra i maggiori esperti per gli studi nel campo delle&nbsp;cellule staminali, Lucia Votano&nbsp;dal 2009 al 2012&nbsp;direttrice del Laboratorio nazionale del Gran Sasso, Anna Grassellino,&nbsp;fisica dei materiali e ricercatrice nel campo della superconduttività, che dal 2020&nbsp;dirige il centro Sqms&nbsp;(Superconducting quantum materials and systems)&nbsp;al Fermilab di Chicago,&nbsp;Ilaria Capua virologa&nbsp;che dirige dal 2016 il centro di eccellenza One Health dell’Università della Florida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leggete e fate leggere alle ragazze libri come &#8220;<em>Sei donne che hanno cambiato il mondo</em>&#8221; di Gabriella Greison (<a href="https://short.staipa.it/6kjtt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/6kjtt</a>) o la serie di &#8220;<em>Storie della buona notte per bambini ribelli</em>&#8221; (<a href="https://short.staipa.it/avveu" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/avveu</a>). Sono sicuro che loro, e il mondo un giorno ringrazieranno.</p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="mOKVjbC7cx"><a href="https://www.staipa.it/blog/sei-donne-che-hanno-cambiato-il-mondo/">Sei donne che hanno cambiato il mondo</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="“Sei donne che hanno cambiato il mondo” — Staipa&amp;apos;s Blog" src="https://www.staipa.it/blog/sei-donne-che-hanno-cambiato-il-mondo/embed/#?secret=mUkGUzb0Lw#?secret=mOKVjbC7cx" data-secret="mOKVjbC7cx" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Articolo pubblicato in origine il 11/02/2023 @ 09:07</p>
<p id="wpar-pubdate" class="wpar-pubdate wpar-pubdate-container"><span class="wpar-label">Articolo pubblicato in origine il </span><span class="wpar-time">11/02/2024 @ 09:07</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Neanderthal, l’altra umanità: Storie e luoghi, in Italia e non solo – di Franco Capone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 10:45:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Attrazione, amore, sesso: La parola alla scienza&#160; – di Simon LeVay Ho chiuso questo libro con la sensazione di essere entrato in una grotta con idee scolastiche e di essere uscito con mappe migliori. Qui la preistoria non è una cartolina: è lavoro sul campo. Prima le domande, poi gli indizi, infine le ipotesi messe [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Attrazione, amore, sesso: La parola alla scienza&nbsp; – di Simon LeVay</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho chiuso questo libro con la sensazione di essere entrato in una grotta con idee scolastiche e di essere uscito con mappe migliori. Qui la preistoria non è una cartolina: è lavoro sul campo. Prima le domande, poi gli indizi, infine le ipotesi messe alla prova.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa più riuscita è il <em>come lo sappiamo</em> che accompagna ogni <em>che cosa sappiamo</em>: stratigrafie, datazioni, microtracce, DNA antico. Non è un elenco per addetti ai lavori, ma strumenti spiegati con calma: abbastanza per capire dove finisce il fatto e dove comincia la ricostruzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro si muove tra <strong>storie e luoghi</strong> in Italia e non solo: grotte, terrazzi fluviali, musei che diventano stazioni di un percorso. C’è anche un’appendice per regioni con i siti neandertaliani visitabili: utile per trasformare la curiosità in visita reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>vita quotidiana</strong> emerge per accumulo: fuochi, strumenti su scheggia, tracce di dieta e di cura. Non l’aneddoto brillante, ma la convergenza di evidenze che restringe le possibilità e costringe a mettere da parte gli stereotipi. Neanderthal torna parente, non caricatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Piace l’idea di fare spazio a <strong>voci di chi ricerca</strong>: conversazioni misurate, che raccontano metodo e tentativi. Tra le voci: Donald Johanson (Lucy, <em>Australopithecus afarensis</em>, 1974), Jane Goodall (scimpanzé di Gombe), Marco Peresani (paleoantropologo, ricerche sui Neanderthal in Italia), Francesco D’Errico (paleoantropologo, prime tracce di simboli e ornamenti), e la dinastia Leakey (pionieri delle scoperte di Olduvai). La prefazione di <strong>Francesco Remotti</strong> mette in cornice l’operazione con lo sguardo dell’antropologo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel finale c’è un confronto che resta addosso: <strong>Neanderthal e Sapiens davanti alla stessa scena, nello stesso periodo: un confronto alla pari</strong>. Il punto è il metodo e l’impronta sul territorio, non un processo al presente. Non è il solito dito puntato: è un invito a misurare impatti e ritmi, a chiederci cosa possiamo imparare da chi ha abitato senza stravolgere. È un messaggio positivo, senza moralismi: si migliora partendo dai dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che cosa resta: il gusto di controllare le fonti, la voglia di andare a vedere i luoghi e un lessico più preciso con cui parlare di evoluzione umana senza cadere nei luoghi comuni. A me ha cambiato prospettiva: ha sciolto vecchi dubbi e ne ha accesi di nuovi, migliori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro è edito da <strong>Espress Edizioni</strong> (<a href="https://www.espress.it/book/979-12-80134-68-4/neanderthal-laltra-umanita/">https://www.espress.it/</a>). Cura editoriale alta, attenzione ai dettagli: si vede pagina dopo pagina. E sì, su questa collana credo tornerò presto.</p>
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		<title>Attrazione, amore, sesso – di Simon LeVay</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2025 10:45:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Simon LeVay]]></category>
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					<description><![CDATA[Attrazione, amore, sesso: La parola alla scienza&#160; – di Simon LeVay Che sollievo quando un libro su sesso, amore e identità smette di urlare e inizia a spiegare. LeVay entra con voce bassa e ferma: biologia e psicologia dialogano senza crociate, gli studi sono citati con misura, le ipotesi alternative vengono messe in fila e [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Attrazione, amore, sesso: La parola alla scienza&nbsp; – di Simon LeVay</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Che sollievo quando un libro su sesso, amore e identità smette di urlare e inizia a spiegare. LeVay entra con voce bassa e ferma: biologia e psicologia dialogano senza crociate, gli studi sono citati con misura, le ipotesi alternative vengono messe in fila e pesate. Non chiede fiducia: fornisce strumenti per valutarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’introduzione è una bussola. Spiega cos’è una <em>review</em>, perché una meta-analisi pesa più di un singolo lavoro, come non confondere correlazione e causalità, cosa significa “effetto piccolo” e perché i campioni contano. Capisci subito che non è l’ennesimo saggio di opinioni: c’è metodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla domanda “perché facciamo sesso?” non cerca scorciatoie. Piacere, legame, riduzione dello stress, riproduzione: cause diverse, su tempi diversi, che a volte si sommano e a volte si frenano. Non serve scegliere una religione; serve tenerle insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su attrazione ed eccitazione il testo è chiaro. I segnali del corpo contano, ma contano anche apprendimento, aspettative e contesto. Il <em>dual control model</em> (eccitazione e inibizione) spiega perché la stessa persona può reagire in modo diverso in base a novità, significato e sicurezza. Niente “trucchi”, niente ricette: capire i meccanismi è già metà del lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sull’orientamento sessuale usa un equilibrio raro. Genetica, ormoni prenatali, sviluppo e ambiente hanno pesi diversi per persone diverse. La distinzione fra orientamento, identità e comportamento è netta. Nessun determinismo, nessun “è tutto cultura”: un quadro probabilistico che mette ordine senza pretendere di chiudere il discorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei capitoli dedicati alla pratica sessuale, alle relazioni e all’amore, l’approccio resta concreto. Ormoni e attaccamento aiutano a capire fasi e tendenze (innamoramento, legame, rottura), ma la qualità di una relazione vive in competenze che si imparano: comunicare, negoziare, prendersi cura. La biologia predispone; non destina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tratta anche temi deli delicati come parafilie e pedofilia, e sono trattati senza sensazionalismi. Definizioni chiare, criteri clinici, distinzione fra condizione, rischio e reato. L’attenzione è sulla prevenzione e sulla tutela, non sulle etichette urlate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parla anche su porno e di stupro e il quadro resta aderente ai dati. Sul porno gli effetti variano per quantità, contesto e persona; la letteratura è mista su aspetti positivi e negativi del suo utilizzo e viene presentata per quello che è. Sullo stupro la lettura è multifattoriale: norme sociali, disuguaglianze, psicologia individuale e, al centro, il consenso. Poche frasi fatte, molti dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa migliore è ciò che rimane in testa: un modo di leggere. Come pesare una <em>review</em>, quando fidarsi di un grafico, come convivere con risultati che non dicono tutti la stessa cosa e scegliere comunque l’interpretazione più probabile. È una palestra contro il bias di conferma, e probabilmente è il motivo per cui questo libro funziona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A me ha convinto moltissimo. Ha chiarito dubbi vecchi e —cosa ancora più preziosa— ha risposto a domande che non sapevo di avere. È uno di quei testi che ti costringono ad aggiustare linguaggio e prospettiva: dopo stai più attento alle parole e a cosa ci metti dentro. Penso sarebbe utile a molte persone, soprattutto quando si parla di genere, orientamento sessuale e temi vicini: offre cornici chiare e parole con significati precisi, aiuta a discutere senza pregiudizi e senza fare la figura di chi “crede di sapere” ma finisce per offendere chi certe realtà le vive sulla propria pelle. Se vi occupate di educazione, comunicazione, genitorialità, o semplicemente volete capirne di più, mettetelo in cima alla lista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro è edito da <em>Espress Edizioni</em> (<a href="https://www.espress.it/">https://www.espress.it/</a>), una piccola casa editrice che sta diventando in fretta la mia preferita, almeno per quanto riguarda la divulgazione scientifica. A breve credo che arriveranno altre recensioni dei loro libri.</p>
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		<title>Cherry picking, le fake news amano le ciliege</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2024 11:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Polemipolitica]]></category>
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		<category><![CDATA[Pensiero Critico]]></category>
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					<description><![CDATA[Esistono svariati modi per utilizzare dati e informazioni e piegarli verso conclusioni che non sono quelle corrette, di recente nell&#8217;articolo Il ruolo dello snobismo della matematica nelle Fake News (https://short.staipa.it/p51n9) ho parlato di come si possa utilizzare la statistica per forzare il significato di dati verso una direzione diversa da quella che dimostrano, e nell&#8217;articolo [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Esistono svariati modi per utilizzare dati e informazioni e piegarli verso conclusioni che non sono quelle corrette, di recente nell&#8217;articolo <em><a href="https://short.staipa.it/ak6g6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il ruolo dello snobismo della matematica nelle Fake News</a></em> (<a href="https://short.staipa.it/p51n9" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/p51n9</a>) ho parlato di come si possa utilizzare la statistica per forzare il significato di dati verso una direzione diversa da quella che dimostrano, e nell&#8217;articolo <em><a href="https://short.staipa.it/ak6g6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come la narrazione sensazionalistica uccide una notizia vera</a></em> (<a href="https://short.staipa.it/ak6g6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/ak6g6</a>) ho parlato di come una semplice narrazione scorretta possa danneggiare invece una mozione etica e positiva. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di fallacie logiche:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le&nbsp;fallacie&nbsp;sono errori nascosti nel&nbsp;ragionamento&nbsp;che comportano la violazione delle regole di un confronto&nbsp;argomentativo&nbsp;corretto. I ragionamenti fallaci appaiono come rigorosi e logici, ma in realtà non sono&nbsp;<em>validi</em>&nbsp;(da non confondere con &#8220;veri&#8221;):<br>-valido&nbsp;è riferito alla correttezza logica degli argomenti (come le premesse che implicano le conclusioni);<br>-vero&nbsp;riguarda invece la veridicità delle proposizioni con cui si enunciano gli argomenti.<br><br>Il termine fallacia deriva dal latino&nbsp;<em>fallere</em>&nbsp;che significa ingannare. Il più delle volte tali ragionamenti vengono costruiti&nbsp;<em>ad hoc</em>&nbsp;da colui o coloro che li propongono, con l&#8217;intento di ingannare o anche persuadere l&#8217;interlocutore. Diverse definizioni di fallacia sono state proposte da vari autori.<br>Tutte le definizioni, comunque, le descrivono come un problema logico linguistico caratterizzato da un paio di aspetti:<br>-sembrare qualcosa che non è;<br>-avere una forma di erroneità, invalidità o scorrettezza.</strong></p>
<cite><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fallacia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://it.wikipedia.org/wiki/Fallacia</a></cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle fallacie più frequenti nell&#8217;esporre <em><a href="https://www.staipa.it/blog/fakenews" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fake News</a></em> (<a href="https://www.staipa.it/blog/fakenews" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.staipa.it/blog/fakenews</a>), ma che causa in generale a tutti noi il rischio di ingannarci da soli quando vogliamo sperare in qualcosa che i dati non riportano in maniera esplicita è il <em>cherry picking</em>, ed è tra i principali motivi per cui è nato il metodo scientifico. Parlare del <em>cherry picking</em> è un buon modo per introdurre il metodo scientifico nella discussione e per capire in che modo il parere della<em> comunità scientifica</em> abbia un forte valore di affidabilità. Non ho usato a caso il termine <em>comunità scientifica</em>, perché non è del singolo scienziato che bisogna fidarsi ma del metodo e questo è davvero determinante, e non ho usato a caso il termine <em>affidabilità</em> perché molto di quello che ci dice la ricerca scientifica è sempre passibile di miglioramento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em><strong>cherry picking</strong></em>&nbsp;è la fallacia logica di quando un individuo tende ad ignorare tutte le prove che potrebbero andare contro la propria tesi evidenziando solo quelle a favore. Alcuni esempi banali sono il classico &#8220;a me funziona&#8221;, o &#8220;conosco persone che&#8221;, ma si estende a situazioni potenzialmente più gravi e assurde come quando all&#8217;evidenza pratica di un anno che è il più caldo mai registrato qualcuno ribatte con &#8220;come mai se è l&#8217;anno più caldo mai registrato oggi nevica?&#8221;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come funziona il metodo scientifico</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle prime realtà con cui ogni scienziato si trova a confrontarsi è la propria tendenza a sbagliare interpretando un fenomeno. In realtà è una sensazione che, a ben pensarci, proviamo tutti quando in uno o l&#8217;altro evento della propria vita abbiamo l&#8217;impressione che tutte le cose che ci stanno attorno spingano in una direzione e poi finiamo per schiantarci contro un muro di gomma. Se riuscissimo a guardarci indietro razionalmente ci accorgeremmo che abbiamo solo scelto di considerare segnali positivi una certa quantità di eventi e di ignorare un&#8217;altra certa quantità di eventi. Succede molto spesso nell&#8217;ambito sentimentale/relazionale ed è spesso la causa di grandi delusioni che per chi ci sta attorno erano ampiamente annunciate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Succede anche agli scienziati, anche ai più razionali. Nell&#8217;agonismo di portare a termine una ricerca sperano in un risultato e finiscono per interpretare i dati raccolti in maniera non conforme, o per realizzare esperimenti non sufficientemente ben congegnati e a trarsi in inganno. Nasce da questo il metodo scientifico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cercando di semplificare al massimo quello che si fa in una ricerca scientifica è scegliere una teoria, una serie di concetti ipotetici, e metterla alla prova cercando di <em>falsificarla</em>, cercando di dimostrare che questa non è vera. Se non si è in grado di dimostrarla come falsa allora sarà considerata vera fino a prova contraria, finché qualcuno di più bravo non riuscirà a dimostrare con un esperimento che quella teoria non funziona. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente le cose non sono così semplici. Per evitare la fallacia del <em>Cherry picking</em> prima che una ricerca sia considerata valida deve essere sottoposta alla comunità scientifica, ad altri scienziati e ricercatori che non si limiteranno a dire &#8220;sì o no&#8221; in base al sentimento o a una lettura superficiale. I dati e gli esperimenti realizzati dovranno essere condivisi con la comunità scientifica ed altri, numerosi altri se la teoria risulta essere particolarmente importante, la metteranno alla prova, leggeranno i dati, faranno altri esperimenti sempre allo scopo di <em>falsificare</em> quella teoria. Solo quando ci sarà stato questo processo la teoria verrà considerata valida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non è neppure così semplice, perché per essere presa sul serio una teoria deve essere appunto <em>falsificabile</em>. Nel senso che sia possibile costruire un esperimento o una dimostrazione che la mettano alla prova. &#8220;<em>Ho nel garage un unicorno rosa invisibile che non si può toccare né percepire</em>&#8220;, non è una teoria falsificabile perché non esiste alcun metodo empirico per mettere alla prova l&#8217;esistenza o meno dell&#8217;unicorno.<br>Una teoria di questo genere, fino a che qualcuno non trovi un modo per metterla alla prova non sarà considerabile come scientifica. Può entrare nell&#8217;ambito della fede, o della psicosi, ma non della scienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una cosa interessante e da sottolineare è che per il metodo scientifico non importa se chi fa una affermazione abbia un premio Nobel o un diploma di quinta elementare. Importa che sia in grado di dimostrare la propria affermazione e di renderla dimostrabile e verificabile da parte di altri ricercatori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E le grandi rivoluzioni scientifiche? Galileo Galilei? Newton? Einstein? Amiocuggino che ha fatto l&#8217;auto ad acqua?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il metodo scientifico non funziona a grandi rivoluzioni improvvise e a grandi geni incompresi che sovvertono la visione di tutti gli altri. Così è come piace raccontarlo ai media, o nei libri sensazionalistici. Quello che accade è essenzialmente una grandissima collaborazione molto spesso internazionale. Esistono uomini o donne che espongono una nuova teoria, come lo sono state le teorie della relatività, la teoria della gravitazione universale o il sistema eliocentrico, ma non vengono mai dal nulla, ogni <em>gigante</em>, si appoggia sulle conoscenze pregresse e così le idee di Galileo sull&#8217;universo erano simili a quelle di Keplero che si basavano su quelle di Copernico, Newton ha definito le stesse idee migliorandole dal punto di vista matematico e dimostrandole universali, Einstein ha migliorato la teoria di Newton andando a coprire alcune incongruenze che si rivelavano tra la teoria di Newton e la realtà e perfino la relatività di Einstein ha dei limiti nelle singolarità gravitazionali dei<em> buchi neri</em>, del <em>big bang</em> e dei <em>buchi bianchi</em>, e si sta studiando per allargarla ulteriormente. Probabilmente presto o tardi verrà migliorata attraverso una nuova teoria della gravità quantistica che quando arriverà sarà una rivoluzione, ma non un salto inaspettato di un singolo genio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda invece il cugino che ha fatto l&#8217;auto ad acqua la questione è piuttosto semplice e lineare: come per tutte le ricerche scientifiche non ha che da sottoporre ad altri i propri risultati, con tutti i dati.<br>Se la comunità scientifica considera invenzioni come queste solamente panzane è perché il cugino di turno non è riuscito a mostrare qualcosa che sia verificabile e riproducibile da fonti indipendenti. Se la cosa è così facilmente realizzabile da essere stata fatta in un normale garage, basta mettere su internet gli schemi di funzionamento e chiunque con sufficiente tecnica dovrebbe essere in grado di costruirne una, anche indipendentemente da presunti poteri forti, lobby del petrolio e della corrente elettrica o alieni rettiliani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come funziona il <em><strong>cherry picking</strong></em>?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em>cherry picking</em> funziona proprio come raccogliere le ciliegie: questa sì, questa no, questa sì, questa no. Abbiamo un bel cesto di ciliegie in cui ci sono centinaia di belle ciliegie rosse e un po&#8217; di ciliegie nere. Se leggiamo il dato per quello che è abbiamo tante ciliegie rosse e un po&#8217; di nere, se raccogliamo dal cesto solo quelle nere e le mostriamo al pubblico, il pubblico invece penserà che nel cesto siano tutte scure.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Può succedere a tutti noi quando iniziamo a far caso alle notizie di un certo genere e ci sembra di esserne sopraffatti (anche perché poi i social ci mettono del loro nel farcene trovare di più <a href="https://short.staipa.it/umaes" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/umaes</a>), o quando speriamo tanto che qualcosa sia come vorremmo, ma è una tecnica comunemente usata soprattutto da <em>negazionisti</em> e <em>complottisti </em>per supportare le proprie teorie ignorando dati contrari o contestualmente rilevanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco alcuni esempi in cui il <em>cherry picking </em>è spesso utilizzato: </p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Cambiamento climatico</strong>: molte delle tesi negazioniste sul cambiamento climatico prendono in esame scale ridotte, ad esempio di pochi mesi, o di pochi anni, o di zone del mondo specifiche per mostrare che in quei range il cambiamento non è così radicale. Di fatto si ignorano l&#8217;insieme della vastità dei dati che se analizzati nel loro insieme danno una visione schiacciante e priva di ogni dubbio e si focalizzano su un insieme più specifico e ridotto. In alternativa fanno anche un <em>cherry picking</em> sulle fonti: basta costruire una narrazione sui pochissimi scienziati che non riconoscono l&#8217;evidenza e contrapporli come eroi all&#8217;enorme quantità di scienziati che invece la riconoscono da ormai diversi decenni. Chiamarli eroi, magari aggiungendo che anche Galileo Galilei ai suoi tempi non era accettato ed è cosa fatta. Per altro ignorando che, a parte i suoi bisticci col papa, Galilei insegnava nelle più prestigiose università dell&#8217;epoca, era molto apprezzato per la sua divulgazione scientifica e intesseva svariati rapporti epistolari con diversi studiosi dell&#8217;epoca. <em>Cherry picking</em>, sulla vita di un personaggio storico.</li>



<li><strong>Vaccinazioni</strong>: Il movimento anti-vaccinista tende a enfatizzare le reazioni avverse, che nessuno ha mai negato, e ignorare i risultati effettivi. Inoltre <em>cherry picking</em> nel <em>cherry picking</em> tende a enfatizzare il numero di reazioni avverse ma a nascondere la tipologia di reazione, perché un mal di testa non è la stessa cosa di una trombosi, costruendo una narrazione diversa da quella che emerge analizzando l&#8217;insieme completo dei dati. Un&#8217;altra forma di <em>cherry picking</em> è inoltre la scelta, tra le numerosissime pubblicazioni scientifiche, di singole affermazioni di un limitato numero di scienziati &#8220;fuori dal coro&#8221;.</li>



<li><strong>Medicine alternative</strong>: Sostenitori di alcune cosiddette <em>medicine alternative</em> spesso selezionano studi limitati, che mostrano presunti benefici ma non forniscono modo di testare le stesse cure da parte di ricercatori indipendenti, un po&#8217; come era successo ai tempi di <em>Stamina</em> (<a href="https://short.staipa.it/exkq3">https://short.staipa.it/exkq3</a>) o di <em>Di Bella</em> (<a href="https://short.staipa.it/mrfa2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/mrfa2</a>) dove di cure apparentemente miracolose non venivano fornite abbastanza informazioni per testarle indipendentemente. Un altro esempio tipico è l&#8217;omeopatia, che secondo le leggi vigenti non richiede le stesse sperimentazioni dei farmaci reali, né in termini di efficacia, né in termini di sicurezza.</li>



<li><strong>Ogm</strong>: molti oppositori degli organismi geneticamente modificati si limitano anche qui a citare alcuni studi che suggeriscono <em>potenziali</em> rischi per la salute, ignorando la vasta quantità di studi che non hanno trovato evidenze di pericoli significativi o che hanno evidenziato diversi benefici in termini di sicurezza alimentare e sostenibilità.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Tra tutte le <em>fallacie logiche</em>, probabilmente il <em>cherry picking </em>è quella più ampiamente sfruttata quando si vuole dare credibilità all&#8217;informazione, perché si basa su <em>mezze verità</em>, su dati reali e spesso corretti ma letti in maniera -volutamente o no- errata. Capirne il meccanismo è fondamentale per crearsi una forma mentis di <em>pensiero critico</em>. Sospettare è lecito, farsi domande è necessario, ma cadere nelle trappole di chi vuole deviare il nostro sospetto e sfruttare le nostre paure è fin troppo semplice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiediamoci sempre da dove vengono presi i dati, quali sono le fonti, e cerchiamo di ragionare sul set più ampio possibile di dati, quando questo è disponibile altrove.</p>
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		<title>Il ruolo dello snobismo della matematica nelle Fake News</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Come riconoscere una Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni assistiamo tra le varie &#8220;cattiverie&#8221; dei social a un fenomeno di <em>grammarnazi</em> che provano profondo piacere nell&#8217;offendere chi manca una <em>h</em>, un <em>accento</em>, o una <em>coniugazione verbale</em>. Non importa se questo avvenga a causa di ignoranza della grammatica della lingua italiana o di un errore di battitura, come non importa se chi ha scritto si chiami <em>Mario Rossi </em>o <em>Kinari Mudaliar</em>. Non sto necessariamente demonizzando il tenere all&#8217;importanza del formalismo linguistico, ne sono un profondo difensore anche io, ma è importante riflettere su questo fenomeno prima di proseguire con l&#8217;argomento dello <em>snobismo della matematica</em>. Chi tiene molto alla correttezza linguistica da un lato tende a dimenticare che storicamente esiste un distinguo tra il linguaggio parlato, dove molte forme scorrette sono comunemente accettate, e quello scritto dove tali forme scorrette non sono accettabili e che i social sono più simili a un ambiente di linguaggio parlato che uno formale di linguaggio scritto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono d&#8217;accordo con l&#8217;obbiezione comune secondo cui, se non si padroneggia la lingua sarà molto più difficile sia essere credibili, che riuscire a leggere e comprendere un testo complesso quale un contratto, un articolo di giornale, o un libro che potrebbe incrementare la propria cultura. Ma perché con la matematica non vale lo stesso ragionamento? E quali sono le conseguenze?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente al fenomeno <em>grammarnazi</em> stanno proliferando &#8220;giochini&#8221; matematici in cui vengono proposti imbarazzanti esercizi fatti esclusivamente di somme, sottrazioni, moltiplicazioni e parentesi e oltre al fatto che quasi sempre le persone le sbagliano, ci sono sempre commenti come &#8220;io di matematica non ci capisco niente&#8221;, &#8220;la matematica non serve a niente&#8221; eccetera. Spesso usando queste affermazioni come vanto. Eppure, si tratta anche in questo caso della grammatica di un linguaggio, quello dell&#8217;aritmetica di base. Quella che tutti hanno fatto alla scuola dell&#8217;obbligo assieme alle coniugazioni verbali, e all&#8217;uso delle<em> h</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché qui non vale la stessa obbiezione sul fatto che chi non sappia fare una banalissima operazione aritmetica non ha credibilità e difficilmente riuscirà a interpretare correttamente un contratto, una bolletta o un dato letto in un articolo di giornale? Perché ci si preoccupa e ci si infervora se una persona non sa dove mettere una <em>h</em> ma non ci si preoccupa e non ci si infervora se una persona non sa fare una banale operazione matematica composta da una moltiplicazione e una somma?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leggiamo quotidianamente articoli di giornale (o blog complottistici) che ci forniscono informazioni e dati, ma se non sappiamo fare una banale operazione aritmetica come facciamo a fidarci delle statistiche, o a verificarne il senso? Si parla di medie, di popolazioni, di crescite percentuali ma se non sappiamo fare dell&#8217;aritmetica di base come facciamo a capire se stanno manipolando l&#8217;informazione e valutare l&#8217;affidabilità di quello che stiamo leggendo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco qualche esempio di come i dati possano essere esposti in modo poco chiaro, spesso per fargli raccontare qualcosa che non è davvero quello che quei numeri raccontano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La Media non sempre racconta tutta la storia:</strong><br>La media viene spesso usata, e nel sentire comune è un dato di una grande importanza. Per esempio, all&#8217;inizio del 2024 sembra che lo stipendio lordo medio annuo degli italiani dipendenti sia di 27.000€ con uno stipendio mensile di circa 1.600€ (Fonte Forbes: <a href="https://short.staipa.it/s82wf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/s82wf</a>) è un valore alto? Basso? Ma soprattutto ha senso ragionare sulla media?<br>Spesso no. Ad esempio, prendiamo una popolazione molto più ridotta:<br>Persona A: 3.000€<br>Persona B: 5.000€<br>Persona C: 10.000€<br>Persona D: 22.000€<br>Persona E: 25.000€<br>Persona F: 35.000€<br>Persona G: 50.000€<br>Persona H: 70.000€<br>La media di questi stipendi è di 27,500€, ma non rispecchia gran che né lo stipendio della persona G e H, né tantomeno delle persone A, B, C, e D. La disparità è enorme e la maggior parte della popolazione è decisamente al di sotto della media.</li>



<li><strong>Importanza della Popolazione di Riferimento:</strong><br>Qualcos&#8217;altro di cui tenere conto è la popolazione di riferimento. Facciamo un esempio: un sondaggio afferma che il 60% degli intervistati preferisce il caffè di marca X. Questo potrebbe far pensare che quella marca sia decisamente buona, più della metà degli intervistati la preferisce, è una percentuale stratosferica. Ma la domanda giusta è: chi sono gli intervistati? Se il sondaggio fosse stato condotto solo tra gli impiegati di una società di caffè, i risultati potrebbero non essere rappresentativi della popolazione generale. Sapere come è stata selezionata la popolazione di riferimento è fondamentale per garantire la validità dei risultati, e anche in questo caso è un dato che non ci viene mai fornito, ma che a volte possiamo desumere dal contesto e può decisamente fare la differenza. Un esempio sono i sondaggi sulle pagine di un social: chi segue quella pagina è una popolazione eterogenea composta da interessi casuali o da persone interessate tutte a determinati temi specifici?</li>



<li><strong>Crescita/Rischio Percentuale:</strong><br>La crescita percentuale è forse una delle informazioni più sfruttate per mostrare i dati a sproposito. Un esempio tipico è quello della probabilità di avere un tumore. <br>Un documento pubblicato nel 2017 dal World Cancer Research Fund sul rischio di tumore colorettale ha stimato che un consumo elevato di carni rosse lavorate (50 grammi al giorno) aumenta del 16% il rischio di ammalarsi di questa neoplasia. Non è una Fake News, è addirittura AIRC a fornirci i dati dalla ricerca di World Cancer Research Fund, (<a href="https://short.staipa.it/iwgok" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/iwgok</a>). Chiedere maggiore affidabilità da una fonte su questo tema è davvero difficile. Ma il dato va letto nel modo giusto. In quella frase non si sta dicendo che se mangio carne ho il 16% di probabilità di avere un tumore e se non la mangio no. Sta dicendo che la probabilità di avere un <em>tumore colorettale</em> aumenta del 16%. Quindi nello spaventarsi va considerato che tale tipologia di tumore è il 10% di tutti i tumori (<a href="https://short.staipa.it/citht" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/citht</a>), c&#8217;è una probabilità diversa a seconda dell&#8217;età e di svariati stili di vita (<a href="https://short.staipa.it/2pdh3" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/2pdh3</a>), e una serie di altri fattori. Facciamo che la probabilità di sviluppare un tumore sia il 50%, la probabilità di un cancro colorettale sarebbe intorno al 5%, un aumento del 16% di quel 5% sarebbe intorno al 0,8%. Che è ben diverso dal 16% che si potrebbe credere ad una lettura superficiale.<br>Con questo ovviamente non sto dicendo che l&#8217;affermazione sul 16% sia errata, non lo è affatto, ma che è importante saper leggere e interpretare il dato.<br><br>Un altro caso tipico è quello di &#8220;Rispetto allo scorso anno gli incidenti XYZ sono aumentati&#8221; del 10%, cosa ce ne facciamo di questo dato senza sapere quanti fossero in precedenza? Erano 10 e sono diventati 11 o erano 10.000 e sono diventati 11.000? Perché nel primo caso può essere una piccola fluttuazione priva di particolare interesse, nel secondo potrebbe rappresentare un aumento molto preoccupante. E poi questi incidenti cosa hanno causato? Fastidi e costatazioni amichevoli o morti?<br><br>Senza conoscere il contesto di partenza una crescita percentuale può essere estremamente fuorviante.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Se non siamo in grado di saper leggere i dati ma fruiamo passivamente dei risultati che ci stanno esponendo come possiamo distinguere se due differenti fonti ci forniscono informazioni discordanti? Magari in una discussione sui tumori una fonte ci dice che mangiare carne incrementa del 16% il rischio di tumori colorettale, e un&#8217;altra che mangiare carne aumenta solo dello 0,8% il rischio di prendere un tumore in generale. Di chi ci dovremmo fidare? Come dimostrato più in su ci dovremmo fidare di entrambi i dati perché le definizioni, seppur partendo da presupposti diversi sono la conseguenza della stessa fonte di dati raccontata in maniere differenti. Eppure, la gran parte di noi tenderà a ricordare maggiormente il rischio del 16% che sembra enorme e fa paura rispetto al rischio dello 0,8% che sembra minuscolo e di poco conto, motivo per cui è mediaticamente più impattante mostrare il dato nel primo modo. Spesso è il modo in cui vengono veicolati dati per convincerci di qualche pericolo e spaventarci, o al contrario per minimizzarlo e puntare l&#8217;attenzione su altro. Viene usato anche per creare Fake News ibride, ossia notizie che formalmente utilizzando dati corretti, ma che li presentano in modo tendenzioso per convincere i lettori che un problema si più grave o meno grave di quanto dicano altre fonti e indirizzare l&#8217;opinione pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto, considerato che tutte le persone accanto a noi contribuiscono alla scelta dei nostri governanti, a decisioni che possono impattare sulla nostra vita, più in generale all&#8217;opinione pubblica, perché ci lamentiamo solo dell&#8217;<em>h</em> e non dell&#8217;incapacità di comprendere semplici operazioni aritmetiche? </p>
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		<title>Da zero a tre anni, Piero Angela</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Dec 2023 11:45:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In questi giorni ho letto un libro rivoluzionario e di una modernità sconcertante. Si tratta di un libro del 1977, di un autore che tutti conosciamo: Piero Angela. Lo sappiamo tutti bene, Piero Angela ha spaziato su praticamente qualunque tema di carattere scientifico nella sua lunga carriera, quello che io non sapevo è che tra [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni ho letto un libro rivoluzionario e di una modernità sconcertante. Si tratta di un libro del 1977, di un autore che tutti conosciamo: Piero Angela.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sappiamo tutti bene, Piero Angela ha spaziato su praticamente qualunque tema di carattere scientifico nella sua lunga carriera, quello che io non sapevo è che tra questi temi ci fosse la pedagogia. Chi conosce bene il personaggio sa anche quanto spesso si sia espresso anche su temi che di fatto hanno una forte valenza politica.<br>Leggerne uno scritto nel 1977 mi ha fortemente colpito, perché in genere viene dato per scontato che un saggio vecchio, soprattutto su tematiche come l&#8217;educazione o certi ambiti scientifici, mostri tutto il suo tempo e risulti poco utile dopo quasi cinquant&#8217;anni. <br>In questo caso non è così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In <strong><em>Da zero a tre anni</em></strong> Piero Angela ci racconta come funziona la crescita e l&#8217;evoluzione della mente umana a partire dalla nascita dell&#8217;universo fino ai tre anni di vita di un bambino. Dal punto di vista biologico, fisiologico ed infine educativo. Snocciola esempi, spiegazioni ed esperimenti che portano anche chi non abbia grande dimestichezza con questi argomenti a comprendere non solo quali siano i rischi, le metodologie e lo stile migliori nel crescere un bambino, ma quanto sia strategico e determinante quel breve periodo iniziale in cui il bambino è con la famiglia e non ancora affidato ad un asilo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il libro non è solo questo, attraverso gli stessi studi e le stesse spiegazioni ci racconta quali dovrebbero essere i passi che lo stato, le istituzioni e i genitori dovrebbero seguire per migliorare la crescita mentale di ogni nato e rendere così il mondo migliore. Lo dice con gli occhi nel 1977, con le problematiche del 1977. E leggerlo nel 2023, con le grandi innovazioni dei primi venti anni del secolo successivo lascia senza parole perché le problematiche sono le stesse, o meglio le problematiche sono aumentate e le soluzioni sono state in larga parte ignorate. Abbiamo soluzioni a portata di mano da cinquant&#8217;anni, idee che potrebbero rendere le generazioni future cittadini migliori, che potrebbero rendere le future generazioni migliori di noi e in grado di discernere il vero dal falso, di ragionare per associazioni e incrementarne la creatività ma siamo troppo occupati a guardarci i piedi, a litigare, a finanziare cose che migliorino le nostre vite, le nostre pensioni, per poi crescere generazioni di frustrati quanto noi che ci criticheranno per non aver fatto qualcosa per loro.<br>Proprio come facciamo noi oggi con le generazioni precedenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni ho letto un libro rivoluzionario e di una modernità sconcertante. Si tratta di un libro del 1977, ed evidentemente non lo hanno ancora letto abbastanza persone, o non lo hanno preso abbastanza sul serio.</p>
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		<title>Missione alle origini dell&#8217;universo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2021 14:05:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Missione alle origini dell&#8217;universo è un romanzo per bambini scritto Stephen Hawking e sua figlia Lucy Hawking. Credo non ci sia grande bisogno di presentare chi sia Stephen Hawking, lo abbiamo visto mille volte in tv, sui social, citato e a volte presente in serie tv, ovunque. Probabilmente l&#8217;astrofisico più citato e conosciuto dell&#8217;ultimo secolo, [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Missione alle origini dell&#8217;universo è un romanzo</strong> per bambini scritto Stephen Hawking e sua figlia Lucy Hawking. Credo non ci sia grande bisogno di presentare chi sia Stephen Hawking, lo abbiamo visto mille volte in tv, sui social, citato e a volte presente in serie tv, ovunque. Probabilmente l&#8217;astrofisico più citato e conosciuto dell&#8217;ultimo secolo, forse più di <a href="https://www.staipa.it/blog/ricordarci-dove-siamo-per-imparare-ad-amarci-tutti/">Carl Sagan</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia inizia con due bambini e un maiale. Il problema è che il maiale non può più stare a casa da loro e devono trovare un luogo nell&#8217;universo dove questi possa vivere felice. Tra un colpo di scena e l&#8217;altro si troveranno a combattere contro un potentissimo gruppo di potere che controlla i complottisti del mondo per ottenere che la scienza non possa progredire attraverso la ricerca. Detto così sembra assurdo, ma è proprio questo il bello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un romanzo che parla di amore per la scienza, di bullismo, di ecologia, di amicizia, e di umanità. E tutto questo, essendo scritto anche da Stephen Hawking coglie i momenti giusti per dare nozioni di astrofisica, di come sono fatti i pianeti, di dove sia la terra nell&#8217;universo, arriva a fare perfino piccoli cenni sulla fisica atomica e sulle teorie della relatività. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un libro che può essere letto a più livelli, fruendo solo della storia principale o gustandosi le foto astronomiche e gli approfondimenti cosmologici che fornisce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fantastico sia per ragazzini e ragazzine da dieci anni in su che per gli adulti.</p>
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		<title>Sei donne che hanno cambiato il mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 15:28:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gli scienziati famosi sono soprattutto uomini. Galileo Galilei, Isaac Newton, Albert Einstein, Enrico Fermi, Luis Pasteur, Charles Darwin&#8230; perché non ci sono donne che hanno contribuito altrettanto alla scienza? Gabriella Greyson, fisica e divulgatrice scientifica, in Sei donne che hanno cambiato il mondo ci racconta di questo, sfatando il pregiudizio che le donne non siano [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Gli scienziati famosi sono soprattutto uomini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Galileo Galilei, Isaac Newton, Albert Einstein, Enrico Fermi, Luis Pasteur, Charles Darwin&#8230; perché non ci sono donne che hanno contribuito altrettanto alla scienza?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gabriella Greyson, fisica e divulgatrice scientifica, in <em>Sei donne che hanno cambiato il mondo</em> ci racconta di questo, sfatando il pregiudizio che le donne non siano adatte a questi ruoli e spiegandoci attraverso la vita di sei scienziate, dei loro successi e delle discriminazioni che hanno vissuto i modi in cui nonostante abbiano contribuito a cambiare il mondo per i più siano state dimenticate. Marie Curie (1867-1934), Lise Meitner (1878-1968), Emmy Noether (1882-1935), Rosalind Franklin (1920-1958), Hedy Lamarr (1914-2000) e Mileva Marić (1875-1948), sono le donne di cui viene tracciata la storia completa ma sono molte altre quelle che vengono citate, da <em>Ipazia</em>, a Fabiola Giannotti (1960-) attuale responsabile del CERN, Barbara Mc Clintock (1902–1992), Wu Chien Shiung(1912 – 1997), Vera Rubin (1928 – 2016), Jocelyn Bell (1943-), Lisa Randal (1962-) a Samantha Cristoforetti (1977-).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un percorso utile alle donne per capire che possono arrivare ovunque con la loro forza, ma soprattutto per gli uomini perché possano comprendere che non basta una metà dell&#8217;umanità per rivoluzionare il mondo. Perfino Einstein senza Mileva Marić forse non sarebbe stato altrettanto in grado di raggiungere o propri obbiettivi.</p>
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		<title>Ipazia. La vera storia.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 15:01:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho chiamato mia figlia Ipazia. Ormai immagino sia noto per chi mi conosce o mi segue, o forse no. Ma chi è Ipazia? Cosa evoca questo nome? Sicuramente la forza di una donna che nel 400 CE poteva permettersi di insegnare la scienza agli uomini e di gestire uno dei più grandi musei biblioteca del [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Ho chiamato mia figlia Ipazia. Ormai immagino sia noto per chi mi conosce o mi segue, o forse no. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma chi è Ipazia? Cosa evoca questo nome? Sicuramente la forza di una donna che nel 400 CE poteva permettersi di insegnare la scienza agli uomini e di gestire uno dei più grandi musei biblioteca del mondo ad Alessandria d&#8217;Egitto. Una donna che ha combattuto per ideali di libertà e di conoscenza contro chi invece preferiva che la conoscenza non proliferasse. Sicuramente un esempio rimasto nella storia e cantato da poeti, scrittori e filosofi. Filosofa, scienziata, o strega viene considerata martire per la scienza. Ognuno ha provato a portare la storia di questa donna verso la propria posizione. Scienziati, religiosi, cattolici e protestanti, ognuno ha raccontato di lei una storia diversa usando i propri pregiudizi, i propri interessi. Ma cosa sappiamo davvero di lei?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Silvia Ronchey ce lo racconta in <em>Ipazia. La vera storia</em> analizzando tutte le fonti che abbiamo disponibili. Chi ha scritto di lei tra i suoi allievi, chi ha scritto tra i suoi detrattori, chi parla di chi ha organizzato la sua morte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo saggio è un percorso tra tutte le fonti e ci dà un&#8217;idea di chi fosse Ipazia ma soprattutto di chi non fosse.</p>
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		<title>Viaggio nel mondo del paranormale: Indagine critica sulla parapsicologia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2021 13:48:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono ormai quarant&#8217;anni che questo libro è uscito, all&#8217;epoca fece molto scalpore, assieme alle trasmissioni sulla parapsicologia effettuate da Piero Angela. Viaggio nel mondo del paranormale: Indagine critica sulla parapsicologia, che è uscito da poco nella versione riveduta e corretta è un viaggio con il metodo scientifico su praticamente tutto quanto rientra nella caterogria della [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Sono ormai quarant&#8217;anni che questo libro è uscito, all&#8217;epoca fece molto scalpore, assieme alle trasmissioni sulla parapsicologia effettuate da <em>Piero Angela</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Viaggio nel mondo del paranormale: Indagine critica sulla parapsicologia</strong>, che è uscito da poco nella versione riveduta e corretta è un viaggio con il metodo scientifico su praticamente tutto quanto rientra nella caterogria della parapsicologia, <em>telepatia</em>, <em>chiaroveggenza</em>, <em>precognizione</em>, <em>psicoci nesi</em>, <em>fotografia Kirlian</em>, <em>poltergeist</em>, <em>comunicazione con le piante</em>, <em>agopuntura</em>, <em>yogi e fakiri</em>, <em>guaritori</em>, <em>rabdomanti</em>, <em>chirurgia psichica</em>, <em>sedute spiritiche</em>, <em>fotografia del pensiero</em>, <em>astrologia</em>, <em>sogni premonitori</em>, <em>sensazioni di deja-vu</em>, <em>profezie</em>, <em>medium </em>e <em>sensitivi celebri</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come più volte viene ripetuto nel libro <em>questo non è un libro per chi vuole credere, ma un libro per chi vuole capire</em>, e così Piero Angela attraverso interviste a ricercatori di parapsicologia, scienziati, illusionisti di professione ci porta per mano nell&#8217;analisi di questi fenomeni. Lo scopo non è quello di confutarli quanto quello di darci dei metodi per non farci ingannare e imparare a riconoscere determinati rischi e bias cognitivi che a volte potrebbero ingannarci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fornisce materiale prezioso a tutti coloro che si interessano o che si sono interessati ai fenomeni paranormali e che provano il desiderio di documentarsi seriamente sulle ricerche in corso nel mondo, senza abbandonarsi alla semplice suggestione del magico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me riscoprire questi argomenti è stato un po&#8217; tornare bambino. Erano stati documentari come questi del buon <em>Piero Angela</em> ad affascinarmi fin da piccolo e a darmi la curiosità e il desiderio di conoscere che ancora mi porto dentro e il metodo espressivo che tutti conosciamo, chiaro, conciso ed elegante si trova tra queste pagine tanto che sembra di sentire la sua voce a raccontare i fatti. </p>
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		<title>Cosa pensano i pesci. Percezione, coscienza, consapevolezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2021 14:48:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tra le mie passioni, come in molti sanno, c&#8217;è la subacquea. La vita al di sotto dell&#8217;acqua per me ha un fascino che non ha nulla da invidiare a quella sulla terra. Qualche tempo fa avevo parlato di Altre menti di Peter Godfrey-Smith (https://wp.me/pQMJM-27p), un libro che parla dei Polpi e dei cefalopodi in generale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Tra le mie passioni, come in molti sanno, c&#8217;è la <a href="https://www.staipa.it/blog/tag/subacquea/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">subacquea</a>. La vita al di sotto dell&#8217;acqua per me ha un fascino che non ha nulla da invidiare a quella sulla terra. Qualche tempo fa avevo parlato di <a href="https://www.staipa.it/blog/altre-menti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Altre menti </a>di <em>Peter Godfrey-Smith</em> (<a href="https://wp.me/pQMJM-27p" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://wp.me/pQMJM-27p">https://wp.me/pQMJM-27p</a>), un libro che parla dei Polpi e dei cefalopodi in generale e della loro intelligenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti noi abbiamo la tendenza a considerare i pesci, e in generale gli animali che vivono sott&#8217;acqua in maniera molto meno empatica di quelli che vivono sulla terra. Se è facile credere che una mucca o un bradipo provino dolore fisico ed emozioni è più difficile pensarlo di un pesce. Un po&#8217; per l&#8217;assenza di espressioni facciali, un po&#8217; per la nostra incapacità di sentirne i segnali analoghi ai versi degli animali terrestri. Diciamo <em>muto come un pesce</em> e siamo convinti che cuocere le aragoste vive non provochi alcun dolore all&#8217;animale. Diciamo <em>hai la memoria di un pesce rosso</em>, pensando che non siano in grado di ricordare cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Cosa pensano i pesci. Percezione, coscienza, consapevolezza</em> di <em>Jonathan Balcombe</em> ci porta invece mano nella mano a conoscere la vita reale dei pesci attraverso gli studi degli ultimi anni. Ci porta a scoprire che i pesci, come gli altri animali, sono in grado di ricordare cose per anni, sono in grado di riconoscere uno specifico umano che li osservi da sopra la superficie dell&#8217;acqua, provano dolore ed emozioni, hanno arzigogolate strategie di cooperazione anche tra specie diverse, alcuni di essi sembrano perfino avere un gusto estetico e cerchino di fare opere più belle dei propri simili per conquistare le proprie compagne.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" data-attachment-id="8622" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/cosa-pensano-i-pesci-percezione-coscienza-consapevolezza/circle-sea-1000x640-1/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/03/circle-sea-1000x640-1.jpg?fit=1000%2C640&amp;ssl=1" data-orig-size="1000,640" data-comments-opened="1" data-image-title="circle-sea-1000&amp;#215;640-1" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/03/circle-sea-1000x640-1.jpg?fit=1000%2C640&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/03/circle-sea-1000x640-1.jpg?resize=500%2C320&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-8622" width="500" height="320" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/03/circle-sea-1000x640-1.jpg?w=1000&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/03/circle-sea-1000x640-1.jpg?resize=300%2C192&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/03/circle-sea-1000x640-1.jpg?resize=768%2C492&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/03/circle-sea-1000x640-1.jpg?resize=640%2C410&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/03/circle-sea-1000x640-1.jpg?resize=100%2C64&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/03/circle-sea-1000x640-1.jpg?resize=24%2C15&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/03/circle-sea-1000x640-1.jpg?resize=36%2C23&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/03/circle-sea-1000x640-1.jpg?resize=48%2C31&amp;ssl=1 48w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption>Fonte: <a href="https://web.archive.org/web/20220704153530/https://www.scuolenaturali.it/cose-questo-misterioso-cerchio-sul-fondo-del-mare/">Cos&#8217;è questo misterioso cerchio sul fondo del mare?</a></figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Balcombe riesce capovolge tutte le nostre convinzioni sui pesci, dimostrandoci come non siano creature passive e prive di sentimenti, delle specie di robot senza coscienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci insegna che esistono più di 30.000 specie diverse di pesci, ognuna con le proprie caratteristiche, la propria individualità e la propria bellezza e lo fa raccontandoci aneddoti, spiegandoci ricerche, affascinandoci con racconti. Infine, ci parla delle statistiche della pesca da parte degli umani e del nostro inquinamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci insegna che, dopo tutto, non sono solo gli animali terrestri a meritarsi la nostra attenzione e le nostre preoccupazioni: ci sono 30.000 specie, laggiù che ignoriamo e distruggiamo senza neppure pensarci.</p>
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		<title>Il mondo va comunque avanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 May 2021 15:39:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C&#8217;è una questione che molte persone devono ancora capire, ed è una questione che ci portiamo avanti da millenni e che probabilmente ci porteremo avanti ancora. Via via sempre meno, via via scomparendo nei meandri dei dimenticatoi. Il mondo va avanti anche senza i no-qualsiasicosa Il mondo è andato avanti nonostante chi non voleva che [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una questione che molte persone devono ancora capire, ed è una questione che ci portiamo avanti da millenni e che probabilmente ci porteremo avanti ancora. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Via via sempre meno, via via scomparendo nei meandri dei dimenticatoi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mondo va avanti anche senza i no-qualsiasicosa</h2>



<ul class="wp-block-list"><li>Il mondo è andato avanti nonostante chi non voleva che le persone fossero curate perché doveva decidere il divino</li><li>Il mondo è andato avanti anche se hanno bruciato Giordano Bruno perché sosteneva esistessero altri pianeti</li><li>Il mondo è andato avanti anche se si voleva bruciare Galileo perché diceva che il sole gira attorno alla terra</li><li>Il mondo è andato avanti anche se molti erano convinti che non si potesse volare come hanno fatto i fratelli Wright</li><li>Il mondo è andato avanti anche se il petrolio sembrava più promettente della corrente continua di Edison</li><li>Il mondo è andato avanti anche se Edison screditava la corrente alternata di Tesla che oggi usiamo</li><li>Il mondo è andato avanti anche se la gente pensava che la corrente elettrica fosse pericolosa</li><li>Il mondo è andato avanti anche se prima di Elena Lucrezia Corner a nessuna donna era stato permesso di laurearsi</li><li>Il mondo è andato avanti anche se non volevano che Marie Curie in quanto donna fosse una scienziata e meritasse un Nobel</li><li>Il mondo è andato avanti anche se quando Marie Curie quel secondo Nobel lo ha vinto non volevano lo ritirasse perché troppo emancipata</li><li>Il mondo è andato avanti anche se molti uomini non volevano dare il voto alle donne</li><li>Il mondo è andato avanti anche se alcuni esseri umani non volevano considerare gli africani umani al pari degli altri</li><li>Il mondo è andato avanti anche se alcuni uomini non volevano considerare le donne umani al pari degli altri</li><li>Il mondo è andato avanti anche se qualcuno non voleva venissero usate le cellule staminali</li><li>Il mondo è andato avanti e l&#8217;aspettativa di vita raddoppiata anche se alcuni sono convinti si stesse meglio quando si moriva a 45 anni</li><li>Il mondo è andato avanti anche se le persone avevano paura del GSM, del 2G, del 3G, del 4G, del 5G…</li><li>Il mondo sta andando avanti anche se molti sono ancora critici sui mezzi elettrici</li><li>Il mondo sta andando avanti anche se qualcuno nega il riscaldamento globale</li><li>Il mondo sta andando avanti anche se qualcuno pensa che l&#8217;esplorazione spaziale non dia benefici</li><li>Il mondo sta andando avanti anche se qualcuno ha paura ad ogni tecnologia nuova senza rendersi conto che è vivo grazie ad essa</li><li>Il mondo andrà avanti anche se qualcuno non vuole riconoscere diritti alle categorie LGBTIQ+</li><li>Il mondo andrà avanti anche se qualcuno è convinto che esista una &#8220;famiglia naturale&#8221; e in natura esistono incesti, coppi miste, poligamia, omosessualità, omicidi, infanticidi, interazioni positive tra specie diverse e non si capisce a quale concetto di &#8220;naturale&#8221; fare affidamento</li><li>Il mondo andrà avanti anche se qualcuno ha paura e diffidenza nei vaccini o nella medicina</li><li>Il mondo andrà avanti anche se qualcuno pensa vogliano metterci dei chip</li><li>Il mondo andrà avanti nonostante quelli che remano sempre contro</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo andrà sempre avanti e i no-qualsiasicosa resteranno sempre e inesorabilmente le anonime comparse che hanno permesso al resto di brillare.</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Fonte dell&#8217;immagine in evidenza: <a href="https://www.flickr.com/photos/teobonjour/2205269246">giordano bruno | Matteo Mignani | Flickr</a></p>
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		<title>Viaggiare nello spaziotempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 May 2021 14:03:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tutti abbiamo sentito parlare di Intestellar, il film di Christopher Nolan, e tutti abbiamo sentito parlare (anche se in molti se ne sono già dimenticati) dell&#8217;incredibile scoperta delle Onde Gravitazionali annunciata nel 2016. Non molti invece sanno che ad accumunarli c&#8217;è una persona: Kip Thorne. Kip Thorne è uno dei più brillanti astrofisici del nostro [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Tutti abbiamo sentito parlare di <em>Intestellar</em>, il film di Christopher Nolan, e tutti abbiamo sentito parlare (anche se in molti se ne sono già dimenticati) dell&#8217;incredibile scoperta delle <em>Onde Gravitazionali</em> annunciata nel 2016. Non molti invece sanno che ad accumunarli c&#8217;è una persona: <em>Kip Thorne</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Kip_Thorne">Kip</a><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Kip_Thorne" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Thorne </a>è uno dei più brillanti astrofisici del nostro secolo, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Nobel_per_la_fisica">premio Nobel per la fisica</a>, insieme a&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rainer_Weiss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rainer Weiss</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Barry_Barish" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Barry Barish</a> appunto grazie alla rilevazione delle prime <em>Onde Gravitazionali</em>. La cosa che non molti sanno è che anche <em>Interstellar</em> è una sua idea e creazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In &#8220;<strong>Viaggiare nello spaziotempo. La scienza di interstellar</strong>&#8221; Kip Thorne ci guida mano nella mano nella storia della creazione di questo film, gestazione durata più di dieci anni fino all&#8217;entrata nel progetto prima di Jonathan Nolan e poi del fratello Christopher. Ci racconta come da anni il suo desiderio fosse di realizzare un film di fantascienza scientificamente attendibile, spingendolo oltre le conoscenze estreme della fisica approdando alle congetture più probabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo libro ci viene spiegato in maniera sorprendentemente semplice la fisica che sta dietro al film. Dal funzionamento di un Wormhole, a quella di un buco nero, dalle fionde gravitazionali alla piaga che all&#8217;inizio della storia sta distruggendo l&#8217;umanità, dalla teoria dello spazio-tempo di Einstein alla possibilità dei viaggi nel tempo, dall&#8217;ipotesi di un universo multidimensionale alla percezione che possa averne un essere umano. Ci rende il film, già magnifico di per sé, ancora migliore, ancora più incredibile proprio perché aderente in molti punti al vero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Niente però, come le parole di Thorn stesso possono spiegare meglio il libro:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>Ogni volta che guardo <em>Interstellar,</em> e rileggo questo libro, resto stupito di fronte all&#8217;enorme varietà di temi scientifici &#8211; e alla loro ricca bellezza &#8211; da essi affrontati.<br>La cosa che più mi colpisce è il messaggio ottimistico che sta alla base del film: viviamo in un universo governato da leggi fisiche che noi uomini siamo in grado di scoprire, decifrare, imparare in profondità e usare per controllare il nostro destino. Anche senza l&#8217;aiuto degli esseri del bulk, siamo in grado di affrontare quasi ogni catastrofe che l&#8217;universo può scatenarci contro, così come quelle provocate da noi stessi (dal cambiamento climatico ai disastri biologici e nucleari).</strong></p><p><strong>Per far questo, per controllare il nostro destino, è però necessario che una larga parte della popolazione comprenda e apprezzi la scienza. Il suo modo di operare. Ciò che ci insegna in merito all&#8217;universo, alla Terra e alla vita.<br>I risultati che può raggiungere. Quali sono i suoi limiti dovuti alle inadeguatezze della conoscenza o della tecnologia. In che modo questi limiti possono essere superati. Come possiamo passare dalle semplici congetture alle ipotesi fondate e quindi alla verità. Quanto siano rare -ma molto importanti- le rivoluzioni in cui la nostra percezione della verità viene a cambiare.<br>Spero che il mio libro possa contribuire alla comprensione di tutto questo.</strong></p></blockquote>
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		<title>Altre menti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2021 15:15:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Uno dei libri che mi ha più emozionato e interessato negli ultimi anni. Non si tratta di un romanzo di avventura, o di un incredibile racconto di Stephen King ma di un saggio di Biologia. Altre Menti di Peter Godfrey-Smith racconta di intelligenza. Ci aiuta a capire attraverso quella dei Polpi e dei cefalopodi in [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Uno dei libri che mi ha più emozionato e interessato negli ultimi anni. Non si tratta di un romanzo di avventura, o di un incredibile racconto di Stephen King ma di un saggio di Biologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre Menti</strong> di <em>Peter Godfrey-Smith</em> racconta di intelligenza. Ci aiuta a capire attraverso quella dei Polpi e dei cefalopodi in genere come interpretare l&#8217;intelligenza e come possano esserci forme di intelligenza <em>aliene</em> alla nostra ma non per questo meno affascinanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sapete che un polpo può essere in grado di trovare il modo di spegnere una lampadina fastidiosa? Di punire un umano che gli sta antipatico? Che parte del loro cervello è negli arti? </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo saggio l&#8217;autore tratta anche di evoluzione, di come l&#8217;intelligenza dei vertebrati e quella dei cefalopodi si sia sviluppata su rami evoluzionistici completamente distinti, non una figlia dell&#8217;altra ma due distinte formazioni. Questa spiegazione ci aiuta a immaginare come potrebbe essere un&#8217;intelligenza completamente aliena e nata altrove, magari su un altro pianeta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, in qualche modo è probabile che il contatto con i polpi sia l&#8217;esperienza più vicina all&#8217;incontro con un alieno intelligente che possiamo vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Godfrey-Smith parla anche di un ultimo punto: nel momento in cui siamo costretti ad attribuire un&#8217;attività mentale e di coscienza ad animali completamente lontani e diversi da noi anche dal punto di vista evoluzionistico, siamo costretti ad ammettere anche che quello che noi consideriamo intelligenza e coscienza negli esseri umani non è così certo come abbiamo sempre creduto.</p>
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		<title>Quando siamo estremamente divisivi è probabile siamo vittime di Fake News</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2020 07:06:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Viviamo in un mondo complesso, e molti chiamano quella che stiamo vivendo l&#8217;era dell&#8217;Informazione.Tutto ci viene fornito apparentemente su un piatto d&#8217;argento e abbiamo la netta impressione di essere in grado di reperire qualunque informazione di cui abbiamo bisogno. Nel tempo però è diventato sempre più difficile distinguere informazioni vere da informazioni false.La stessa convinzione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Viviamo in un mondo complesso, e molti chiamano quella che stiamo vivendo <em>l&#8217;era dell&#8217;Informazione</em>.<br>Tutto ci viene fornito apparentemente su un piatto d&#8217;argento e abbiamo la netta impressione di essere in grado di reperire qualunque informazione di cui abbiamo bisogno. Nel tempo però è diventato sempre più difficile distinguere <em>informazioni vere</em> da <em>informazioni false</em>.<br>La stessa convinzione di poter reperire qualunque informazione tuttavia sembra stia causando una maggiore <em>radicalizzazione</em> delle idee. Vale per quelle religiose dove non esiste solo una radicalizzazione delle correnti islamiche ma anche di molte correnti cattoliche o religiose in genere, vale per la politica che sta diventando sempre più polarizzata e divisiva con inasprimenti delle posizioni che portano verso estremi, vale per un odio o un amore incondizionato per le conquiste mediche e scientifiche, vale per le tesi animaliste o naturaliste, per movimenti pro o contro le persone LGBTI, ormai qualunque idea sta diventando radicale, qualunque scontro sta diventando assoluto.<br>Andando verso questa direzione di inasprimento è probabile che scontri come quelli che sono già avvenuti in Francia o in Spagna o negli Stati Uniti avvengano presto anche da noi e alcune &#8220;scese in piazza&#8221; recenti, anche se ancora poco seguite lo fanno presagire.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ma perché sta accadendo?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà è sempre accaduto, ma su una scala decisamente minore. Se pensiamo ai movimenti del &#8221;68, gruppi di operai,&nbsp;studenti,&nbsp;intellettuali&nbsp;e&nbsp;gruppi etnici&nbsp;minoritari avevano cominciato a riunirsi in collettivi e da questi ricevevano le notizie e le informazioni, mediate dall&#8217;ideologia degli stessi; se pensiamo alle grandi dittature di stampo fascista o comunista le informazioni che il popolo riceveva venivano mediate (e censurate) dagli organi di regime e il risultato era una forte radicalizzazione a favore di chi produceva e controllava le notizie o al contrario una forte radicalizzazione contro di esse da parte di chi era consapevole della manipolazione o semplicemente chi per opporsi si trovava nella posizione di trarre informazioni e notizie dalla fazione opposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma allora se siamo nell&#8217;<em>era dell&#8217;informazione</em> perché questo fenomeno dovrebbe ripetersi? Perché siamo nell&#8217;era dell&#8217;<em>informazione</em>, non della <em>corretta informazione</em>, e soprattutto perché molti di noi non hanno la necessaria conoscenza per padroneggiare la tecnologia che usano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ognuno di noi ha la percezione di trovare tutte le informazioni di cui ha bisogno, basta una ricerca su Google per trovarle, basta un giro sui social network per essere investiti da informazioni e notizie. Sembra estremamente semplice, tanto che spesso tendiamo a considerare implicitamente <em>poco svegli</em> quelli che non trovano o non ricevono le stesse notizie. Se siamo per esempio sostenitori di una certa idea (politica, religiosa, sportiva, non importa) troviamo molto facilmente notizie che sostengono quell&#8217;idea e ci sembra al limite dell&#8217;assurdo che le altre persone attorno a noi non leggano o non vedano quelle stesse notizie che per noi sono scontate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per fare un esempio legato all&#8217;attuale situazione pandemica, chi è convinto che la malattia Covid-19 non esista o che le mascherine siano dannose continua a trovare conferme anche senza cercarle, le loro bacheche dei social, le loro ricerca sui motori di ricerca, tutto li convince della loro tesi <em>negazionista</em>. Al contempo però chi sceglie di fidarsi di <em>OMS</em>, medicina e scienza tende a trovare sui social e sui motori di ricerche soprattutto informazioni che confermano le loro teorie. Questo causa da ambo le parti un inasprimento delle posizioni: entrambi pensano <em>possibile che siano così stupidi da non vedere quante conferme ci sono?</em></p>



<h3 class="wp-block-heading">Che cosa sta succedendo?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il meccanismo è subdolo anche se non propriamente deliberato, tuttavia è importante conoscerlo. Sia che si sia in una fazione sia che si sia nell&#8217;altra, perché probabilmente se ci si sente parte di una fazione si è caduti nello stesso meccanismo di chi si sente in quella opposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve tirare in ballo grandi operazioni come <em>Cambridge Analytica</em> (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Facebook-Cambridge_Analytica" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://tinyurl.com/y2djkywh</a>) o tentativi di controllo dell&#8217;opinione pubblica, quello che accade è semplicemente il meccanismo intrinseco di funzionamento dei motori di ricerca e dei social network. Non dobbiamo scordare che le società che li hanno creati hanno come obiettivo principale la monetizzazione, e raggiungono la monetizzazione mostrandoci quanta più pubblicità possibile. Per raggiungere tale obbiettivo il primo passo è quello di mostrarci quello che più ci interessa. Lo stesso meccanismo che muove qualunque azienda che si occupi di media da sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ai tempi in cui a spadroneggiare erano le radio e le televisioni il meccanismo era quello dell&#8217;indagine di mercato su vasta scala: alla gente piacciono i talk show? Produciamo più talk show. Alla gente piacciono i film di azione? Produciamo più film di azione. E in mezzo mostriamo la pubblicità. Se c&#8217;era una minoranza di persone che per esempio preferiva i documentari, restava una minoranza, quindi i documentari erano relegati alla sera tardi o su canali minori che non riuscendo ad avere grande share sceglievano di rivolgersi a una nicchia che per quanto piccola fosse stabile.<br>Oggi, grazie alla tecnologia, questo meccanismo di <em>targeting</em> è molto più puntuale ed efficace. I contenuti che visualizziamo possono essere talmente dinamici da essere unici per ognuno di noi. Il motore di ricerca o il social network può imparare i nostri comportamenti, i nostri interessi, le nostre idee e una volta fatto può fornirci i contenuti che più ci interessano per convincerci a usarlo nuovamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dimostrarlo è piuttosto semplice, aprendo ad esempio Google basta scrivere una frase come &#8220;Il riscaldamento globale&#8221; e guardare i suggerimenti che vengono mostrati</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="687" height="526" data-attachment-id="7742" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/quando-siamo-estremamente-divisivi-e-probabile-siamo-vittime-di-fake-news/image-51/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/10/image.png?fit=687%2C526&amp;ssl=1" data-orig-size="687,526" data-comments-opened="1" data-image-title="image" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/10/image.png?fit=687%2C526&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/10/image.png?resize=687%2C526&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7742" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/10/image.png?w=687&amp;ssl=1 687w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/10/image.png?resize=300%2C230&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/10/image.png?resize=627%2C480&amp;ssl=1 627w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/10/image.png?resize=100%2C77&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/10/image.png?resize=24%2C18&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/10/image.png?resize=36%2C28&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/10/image.png?resize=48%2C37&amp;ssl=1 48w" sizes="(max-width: 687px) 100vw, 687px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Già da questo è facile comprendere come Google ci consideri, se pensa che siamo convinti che non esista ci fornirà soprattutto contenuti legati alla non esistenza, cose come &#8220;Il riscaldamento globale non esiste&#8221;, &#8220;Il riscaldamento globale è inventato&#8221;, &#8220;Il riscaldamento globale è un complotto&#8221;, se invece pensa che siamo convinti che esista ci fornirà suggerimenti come &#8220;Il riscaldamento globale cause&#8221;, &#8220;Il riscaldamento globale  e Greta Thunberg&#8221;, &#8220;Il riscaldamento globale possibili soluzioni&#8221;.<br>Questo ci porta per forza di cose a rafforzare le nostre idee, e rafforzare le nostre idee porta gli algoritmi dei motori di ricerca e dei social che usiamo a rafforzare l&#8217;idea che hanno di noi e fornirci ulteriori contenuti di quel genere, in un ciclo continuo che se non consapevole potrebbe spingerci a radicalizzarci in una o nell&#8217;altra posizione, credendo stupidi quelli che hanno un&#8217;opinione diversa. Questo poi è rafforzato dalle <em>Fake News</em> che una o l&#8217;altra parte utilizzano per legarci ancora di più, per convincerci ancora di più, per <em>radicalizzarci </em>ancora di più, in un continuo ciclo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Qual&#8217;è la soluzione?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Non è detto che una soluzione esista, né che sia necessaria. Esiste però un buon modo di utilizzare le risorse tecnologiche. Sui social network per esempio sarebbe bene seguire sia chi ha opinioni uguali alla nostra che chi le ha contrarie, quando si cerca informazioni su una tematica sarebbe bene cercare sia quello che ci si aspetta di trovare sia il suo contrario. Questo però non dovrebbe essere un&#8217;abitudine solamente legata all&#8217;uso della tecnologia ma dovrebbe essere un atteggiamento generale che dovremmo avere anche nella vita reale. Non abbiamo sempre ragione, e se abbiamo ragione è bene confermarla in un contraddittorio, non in un monologo, perché dobbiamo sempre lasciare un margine di possibilità di cambiare. Opinioni diverse o anche simili devono sempre poterci influenzare, è il processo della crescita. Se diventiamo troppo sicuri, se abbiamo la certezza assoluta, se troviamo solo conferme a quello che crediamo allora forse c&#8217;è qualcosa che non va: se la nostra opinione è così ovvia perché tutto il mondo dovrebbe stare a ripeterla in continuazione? Se moltissime persone hanno opinioni diverse dalla mia perché la mia dovrebbe essere necessariamente la risposta migliore in assoluto? Le risposte vere, quasi sempre, stanno nelle sfumature da una o l&#8217;altra parte, ma difficilmente negli assoluti.<br></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Per approfondire la tematica di come possiamo essere influenzati dai social e dai motori di ricerca, seppure un po&#8217; troppo sensazionalista, consiglio il documentario &#8220;The Social Dilemma&#8221; su Netflix: <a href="https://www.netflix.com/it-en/title/81254224">https://www.netflix.com/watch/81254224</a> </p>
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		<title>Stupidità e ignoranza non sono la causa.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2020 15:08:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
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					<description><![CDATA[Leggevo una discussione su un gruppo che si occupa di scienza. La domanda a far partire la discussione era fondamentalmente quali fossero dei possibili metodi di contrasto alla diffusione di tesi complottiste, prendendo come spunto meramente esemplificativo quelle No-Vax. Ovviamente lo stesso meccanismo può applicarsi a gran parte delle tesi di complotto in cui vi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Leggevo una discussione su un gruppo che si occupa di scienza. La domanda a far partire la discussione era fondamentalmente quali fossero dei possibili metodi di contrasto alla diffusione di tesi complottiste, prendendo come spunto meramente esemplificativo quelle No-Vax. Ovviamente lo stesso meccanismo può applicarsi a gran parte delle tesi di complotto in cui vi sia un legame con la scienza (medicine alternativie, 5G, elettrosensibilità, determinate intolleranze alimentari, macchinari per produrre o prevedere terremoti, macchinari per controllare il meteo, HAARP, e chi più ne ha più ne metta). Una delle prime risposte, citava la &#8220;teoria della montagna di cacca&#8221; (<a href="https://www.staipa.it/blog/come-riconoscere-una-fake-news-parte-3/">https://wp.me/pQMJM-1Sz</a>), ossia il fatto che ci vuole molto meno tempo a diffondere una tesi errata che a dimostrane la fallacia. Vero, verissimo, ed è una buona risposta seppure a mio avviso parziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima cosa che mi ha preoccupato è che molte delle risposte, nonostante i temi trattati nel gruppo siano piuttosto complessi e richiedano una certa conoscenza scientifica, erano puntate non sulla domanda in sé ma sul tema dei No-Vax, sbagliando completamente argomento perché presi dalla foga del tifo da stadio pro e contro. <br>Era comunque interessante che fossero risposte sul fatto che una o l&#8217;altra teoria siano seguite da persone stupide, o che teorie di un certo genere fossero portate in giro a causa di uno o l&#8217;altro partito politico.<br><sub>(No, non il partito che pensate. Brutti malfidenti che non siete altro, parlavano solo di destra e di sinistra).</sub></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo sia troppo semplice in generale dare colpe alle categorie specifiche, e anche all&#8217;ignoranza o alla stupidità in genere. Si archivia l&#8217;argomento e si chiude senza discuterne.<br>Essere ignoranti, ossia letteralmente inconsapevoli, non sapere, non può essere genericamente una colpa. L&#8217;ignoranza dipende spesso dall&#8217;ambiente, dall&#8217;istruzione, dalla ricchezza. Essere ignorante non dovrebbe essere un&#8217;offesa più di quanto non lo sia essere ricco, o povero, o essere nato in una o l&#8217;altra parte del mondo. Come l&#8217;essere acculturato non sempre è un merito e non sempre è una caratteristica utilizzata a buon fine. La cultura stessa può essere usata per fare del bene o per fare del male. E chiunque, anche il più acculturato è per forza di cose ignorante su qualche tema.<br>La discussione stessa, con (presunti) esperti di fisica che avevano difficoltà serie con il metodo scientifico e il funzionamento dei trial clinici, lo dimostrava. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Di chi è quindi la colpa se non è la stupidità o l&#8217;ignoranza in genere? Di tutti e di nessuno. Ma è prendendone coscienza che si possono cambiare le cose, che si può tentare un miglioramento della società. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi si occupa di scienza, che siano ricerche sui vaccini o su altro, in genere non ha molto tempo da perdere nel &#8220;confezionare&#8221; materiale per la massa, non è pagato per fare questo ma per fare la ricerca specifica.<br>Chi invece produce false notizie vive di quello e non delle ricerche, e se fa investimenti li fa in grafica e ricerche di mercato, confezionano quindi articoli o pubblicazioni più appetibili e più numerose. <br>Spesso mettendole anche in vendita per aumentare il guadagno, i libri di teorie complottiste sono ormai venduti come il pane.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente per chi non sia abituato a cercare o scrivere pubblicazioni scientifiche è davvero difficile distinguere le fonti affidabili da quelle non affidabili e tende involontariamente a scegliere quelle che appaiono più piacevoli da leggere e chiare. <br>I motori di ricerca poi privilegiano i contenuti con più link ma è ovvio che una tesi complottista avrà sempre infinitamente più link di un paper scientifico noioso, questo fa sì che gli indecisi o in genere i meno esperti abbiano molta più facilità a fruire del materiale complottista che di quello scientifico e questo GAP è destinato per ovvi motivi a crescere.<br>Una volta entrati in quel giro di informazioni poi, sempre i motori di ricerca tenderanno consigliare siti e articoli simili a quelli che già visualizziamo. Il loro lavoro è appunto fornirci informazioni affini ai nostri interessi. Così facendo finiremo per trovare (quasi) solo conferme alle nostre tesi, paure, o convinzioni. Le poche informazioni non affini tenderemo a scartarle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A meno che non si cominci a trovare un modo di far guadagnare a sufficienza anche chi si occupa di scienza, incentivare la divulgazione scientifica, far sì che questi temi abbiano appeal anche per il grande pubblico, limitarsi a fare debunking puntuale è spesso inutile, proprio perché quando le persone vogliono &#8220;farsi una propria idea&#8221; avranno maggior facilità a trovare fonti sbagliate che fonti corrette.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qual&#8217;è la soluzione? Per difendere noi stessi è certamente quella di cercare spesso e volutamente informazioni opposte a quelle in cui crediamo, valutarle per possibili e cercare di confutarle. Questo ci aiuta ad aprire la mente, a disporci nell&#8217;ordine delle idee che è possibile cambiare opinione, e a conoscere maggiormente il tema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per difendere o convincere gli altri invece la strada è decisamente più ardua. Lo scontro diretto, come racconto nell&#8217;articolo &#8220;<a href="https://www.staipa.it/blog/lincomunicabilita-nella-violenza-verbale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L’incomunicabilità nella violenza verbale</a>&#8221; (<a href="https://www.staipa.it/blog/lincomunicabilita-nella-violenza-verbale/">https://wp.me/pQMJM-1Z9</a>) è comunque la strada sbagliata. Minimizzare, dare dell&#8217;ignorante o dello stupido, offendere è sempre la strada sbagliata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse proporre con gentilezza del materiale che riteniamo scientificamente affidabile? Se la persona che ci troviamo di fronte è disposta a discutere davvero, a mettere sé stesso in discussione non avrà problemi a prendere in considerazione quello che gli forniremo, ma dall&#8217;altra parte dobbiamo noi per primi avere lo stesso atteggiamento che ci aspettiamo da loro. Leggere il materiale che ci viene inviato, e discuterne. Se la persona con cui stiamo interloquendo è qualcuno a cui teniamo temo che questa sia l&#8217;unica via.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al contrario se dobbiamo scontrarci con qualcuno che palesemente non ha alcun interesse a cambiare opinione, e neppure a discutere in maniera adulta e consapevole, beh. A quel punto non ha senso discuterci, servirebbe solamente a innervosirci a vicenda e perdere tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Verona si dice &#8220;L&#8217;è inutile spiegar le robe ai mussi, te perdi tempo e te infastidissi&nbsp;la bestia&#8221; ma più in generale:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Discutere con certe persone è come giocare a scacchi con un piccione. Puoi essere anche il campione del mondo ma il piccione farà cadere tutti i pezzi, cagherà sulla scacchiera e poi se ne andrà camminando impettito come se avesse vinto lui.</p><cite>Anonimo</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio reale è quello di dare importanza alla tesi, renderla credibile proprio perché qualcuno cerca di contrapporvisi, dare forza a quella che per il complottista è una forma di <em>resistenza ai poteri forti</em> e facendo questo aumentarne i seguaci invece che far sparire la tesi. Probabilmente per molti complotti basterebbe che tutti smettessero di provare a convincere le persone del contrario e finirebbero nel dimenticatoio, tornerebbero a essere le idee bislacche di qualche amico ricco di fantasia.</p>
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		<title>Complottismo e Anticomplottismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2018 09:45:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni, l&#8217;espansione di Internet e la conseguente accelerazione e popolarizzazione dell&#8217;informazione ha cambiato il nostro mondo in diversi modi. Umberto Eco aveva riassunto in una maniera quantomai efficace quanto stava accadendo, era il 10 giugno 2015 durante l&#8217;incontro con i giornalisti in occasione della laurea honoris causa in Comunicazione e cultura dei media [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni, l&#8217;espansione di Internet e la conseguente accelerazione e popolarizzazione dell&#8217;informazione ha cambiato il nostro mondo in diversi modi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Eco aveva riassunto in una maniera quantomai efficace quanto stava accadendo, era il 10 giugno 2015 durante l&#8217;<a href="https://web.archive.org/web/20210421202828/https://video.repubblica.it/tecno-e-scienze/umberto-eco-e-i-social-danno-diritto-di-parola-a-legioni-di-imbecilli/203952/203032">incontro con i giornalisti in occasione della laurea honoris causa in Comunicazione e cultura dei media</a> conferitagli dall&#8217;Università di Torino, parlava di Twitter ma in generale dei social media</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8230;dà diritto di parola a legioni di imbecilli, i quali prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso e quindi non danneggiavano la società. [&#8230;] Sono della gente che di solito veniva messa a tacere dai compagni [&#8230;] e che adesso invece ha lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. [&#8230;] Credo che dopo un poco si crei una sindrome di scetticismo, la gente non crederà più a quello che gli dice Twitter. All&#8217;inizio è tutto un grande entusiasmo, a poco poco a poco dice: chi l&#8217;ha detto? Twitter. Allora tutte balle.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema oggi è saper distinguere quali siano gli imbecilli, molti dei quali usano la stessa affermazione di Eco per bullarsi e sentirsi migliori. Prima di iniziare questo discorso però ci tengo a precisare che anche io potrei essere uno di questi, e che di certo in alcuni momenti lo sono stato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anni or sono la moda dei complotti era decisamente minore e spesso si basava su complotti verosimili o reali, la nostra <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Ustica">Ustica</a>, la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/P2">P2</a>, lo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_della_Banca_Romana">Scandalo della banca Romana</a>, la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Trattativa_tra_Stato_italiano_e_Cosa_nostra">trattativa Stato Mafia</a> sono le prime e forse più importanti che mi vengono in mente, la morte di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Assassinio_di_John_Fitzgerald_Kennedy">Kennedy</a>, un&#8217;altro estero ce ne sono a decine e sono reali, comprovati esistenti. Assieme a questi ne esistevano pochi altri, tutto quello che non aveva documentazione affidabile scompariva nella memoria delle persone e nell&#8217;oblio. Forse i primi casi di notizie false (no per ora non userò il termine che va di moda oggi) sono stati quelli sugli alieni come il caso dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_di_Roswell">Incidente di Roswell</a>, in particolare per quanto riguarda l&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_di_Roswell#Filmato_Santilli_dell'autopsia_di_un_alieno">autopsia dell&#8217;alieno</a>. Esiste il filmato e questo ha creato uno dei primi legami del tipo &#8220;ho visto il filmato quindi è vero&#8221;, tanto che nonostante gli autori del falso filmato si siano ormai pubblicamente dichiarati e vi siano prove certe e indiscutibili del fatto che fosse stata fondamentalmente una bravata, nonostante questo ancora molti ne discutono, ci credono, vendono documentari e libri, ufologi mostrano ancora quel filmato come prova, persone ancora credono a quel filmato. Nell&#8217;era in cui le prove possono rimanere in rete questi scherzi, false notizie, menzogne o qualunque cosa siano restano e tornano ciclicamente ad essere vendute come vere. Internet ha amplificato tutto questo, accelerandolo e dando voce sia a chi vuole scoprire come è andata a Ustica o che i responsabili di P2 escano finalmente dai poteri nazionali, che a chi predica che la terra sia piatta. Con la stessa visibilità, anzi peggio: ciò che fa audience è ciò di cui è più facile inventare in continuazione scoop e niente più di qualcosa di inventato ci si adatta.</p>



<span id="more-4771"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Devo ai complotti e a quelli che oggi chiamano <em>mysteri</em>&nbsp;il mio desiderio di conoscere. Uno dei primi libri che ho letto trattava di argomenti come il legame tra alieni e egiziani, tra Isola di Pasqua e tecnologie impossibili, Atlantide, il Triangolo delle Bermuda, strani poteri energetici di oggetti a forma di piramide, popolazioni perdute di giganti ed altre di queste cose. Avevo poco più di dieci anni e paradossalmente questi &#8220;racconti&#8221; stanno alla base della mia cultura scientifica e per questo non posso ritenere un imbecille chi ricerchi ed indaghi e si informi su questi temi. Infantile forse, di certo ignorante. Nel senso buono di questa parola, l&#8217;unico senso reale: &#8220;Più o meno colpevolmente sfornito delle capacità o delle nozioni richieste&#8221;. Tutti siamo ignoranti e tutti lo siamo stati prima di acquisire cultura, conoscenza, certezze. Io partendo da quello che era la moda del periodo in termini di misteri e complotti ho iniziato ad informarmi, volerne sapere di più, voler conoscere, imparare, crescere, leggere, capire. Sono arrivato alla consapevolezza che la stra gran parte di queste cose potevano semplicemente essere prese come storie fantastiche, racconti immaginifici ma che il mondo reale era incredibilmente più affascinante. Fermarsi a supporre che la terra non sia tonda chiude alla possibilità di ragionare su come sia fatto un buco nero o l&#8217;universo, supporre che le scoperte di fisica siano menzogne create per convincerci che il mondo sia diverso da come è chiude alla possibilità che noi stessi possiamo contribuire a migliorare il mondo, supporre che ogni tecnologia sia volta a controllarci spiarci o ucciderci chiude alla possibilità di guidare un giorno auto elettriche che non inquinino, diminuiscano sensibilmente gli incidenti e migliorino le nostre vite, supporre che la ricerca medica sia volta a controllarci e ucciderci chiude alla possibilità di ragionare su come sia fatto il nostro cervello, di ragionare su come funzioni il nostro stesso stesso ragionare.<br>Il mondo all&#8217;epoca si poteva benissimo dividere tra creduloni e non. Dove i creduloni erano quelli che credevano ciecamente a qualunque di queste teorie proposte da un libro, un programma tv, un amico al bar, gli altri erano quelli che ascoltavano e rispondevano, si facevano domande e con curiosità prendevano il buono di ogni idea.<br>Credo che il mondo si divida ancora in questo modo, Internet ha cambiato il modo di esprimere la realtà, ma non la realtà stessa.<br>Se in una prima fase, diciamo dal 1995 alla prima metà degli anni 2000 Internet era nata coma una grande risorsa tecnica e di informazioni poi via via commercializzandosi e diventando di uso comune si è entrati sempre più prepotentemente nella visione descritta da Eco. Il picco è iniziato nel 2009 con l&#8217;espansione degli Smartphone e dell&#8217;internet di massa. I contenuti di cultura che monopolizzavano la rete secondi solo alla pornografia sono stati sommersi dalla pubblicità,&nbsp; dai neologismi, da ciò che fa Hype. Gli auto scatti degli sfigati si sono trasformati in selfie dei fighi, gli web log dei ricercatori nei blog dei blogger e degli influencer, i testi scritti e pensati si sono trasformati in brevi video, in foto e frasi sgrammaticate, la letteratura si è trasformata in brevi aforismi scopiazzatati, le ricerche bibliografiche in siti di citazioni senza fonte o peggio in frasi che finiscono per &#8220;cit.&#8221; senza tributo all&#8217;autore. Il culto dell&#8217;informazione si è trasformato nel culto edonistico della persona. Tutto molto cool. Il guaio è che poi la gran parte delle persone che oggi fruiscono di internet sono arrivati dopo questa trasformazione e non hanno la più pallida idea del fatto che &#8220;la libertà della rete&#8221; fosse tutt&#8217;altro quando è nata. Tutto questo è stato accelerato dai Social Network quando i forum ne sono stati surclassati. Più contenuti, meno organizzati, velocità, consumismo, egocentrismo. Libertà di opinione e veloce oblio dell&#8217;opinione stessa al contrario di quanto avveniva nei forum dove tutto quello che dicevi era lì, ripescabile in un attimo, citabile, comodamente consultabile.<br>Poi negli ultimi anni finalmente e fatalmente le notizie false si sono trasformate nelle Fake News. Non che prima non ci fossero, esistono da anni siti come quelli di <a href="https://attivissimo.blogspot.com/">Paolo Attivissimo</a>,&nbsp;<a href="https://www.davidpuente.it/blog/">David Puente</a>, <a href="http://www.medbunker.it/">Medbunker</a>, <a href="https://www.butac.it/">Bufale Un Tanto Al Chilo</a>, <a href="http://bufale.it">Bufale.it</a>&#8230; ma allora si chiamavano scherzosamente appunto Bufale, era molto più la percentuale di gioco rispetto a quella di drammaticità, il salto a <em>Fake News</em> è stato fatto seriamente quando la politica ha iniziato ad usarle, quando sui social network la gran parte delle condivisioni è diventata <em>Fake News</em>, notizie razziste o per distruggere un esponente politico o per denigrare qualcuno o qualche idea, lo scalino più alto è stato quando la <em>Fake News</em> è stata usata come strumento politico ufficiale, come modo per accusare e combattere consapevoli che le persone avrebbero creduto a tutto.<br>In questi anni sono proliferati i cosiddetti <em>gruppi complottisti</em> i quali si occupano di leggere, condividere, apprezzare, ogni tesi di complotto che sia possibile inventare ma quasi nessuna che sia supportata da prove. Non esiste quasi nessun gruppo che parli di complotti reali, di mafia, P2, Gladio, e quasi tutti che parlano di scie chimiche, terra piatta, visite aliene, rettiliani. Facile sentirsi superiori a chi frequenta questo genere di gruppi e così sono fioriti anche i <em>gruppi anticomplottisti</em>. Ammetto di averne fatto parte e guardandomi il desiderio di darmi da solo dell&#8217;imbecille è alto. Si tratta di gruppi che non discutono dei complotti, non ne li prendono neppure in considerazione ma prendono in giro, bulleggiano, insultano tutti quelli che credano a un complotto. Prendono la madre preoccupata per il vaccino del figlio, la madre bombardata di informazioni contrastanti e contraddittorie di altri genitori, di politici, di blog di dubbia validità ed invece di compatirla, invece di aiutarla a capire se ne prendono gioco. Si insulta a priori. Se un personaggio universalmente creduto credibile come Elon Musk fa un&nbsp;<a href="https://www.repubblica.it/tecnologia/2017/09/04/news/elon_musk_sara_l_intelligenza_artificiale_a_causare_la_terza_guerra_mondiale_-174617318/">discorso esagerato sui rischi dell&#8217;intelligenza artificiale</a>&nbsp;e i media italiani lo interpretano quasi fosse l&#8217;apocalisse gli credono ciecamente come una divinità. Perché lui &#8220;ne sa&#8221;. Tra persone intelligenti che ragionano si trovano mescolate altre che pur non riuscendo a scrivere una frase in italiano danno degli ignoranti a quelli che vengono definiti <em>complottisti</em> perché nel non sapere qualcosa provano ad informarsi e magari lo fanno dalla fonte sbagliata, fidandosi di un amico, o di qualcuno che non è Elon Musk ma magari gli ha dato da mangiare e una casa per tutta una vita. Ognuno da una parte e dall&#8217;altra si erige sul proprio trono, milioni di troni, milioni di re ognuno di un regno che non conta nulla.<br>Tutto con internet si è trasformato in un coro da stadio. O sei con o sei contro. O sei intelligente o sei stupido. E in mezzo a tutti questi, da una parte o dall&#8217;altra io trovo che ci siano sparsi gli imbecilli, in numero più o meno equo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che in definitiva anche oggi il mondo si possa benissimo dividere tra creduloni e non. Dove i creduloni sono quelli che credono ciecamente a qualcosa, senza informarsi davvero e verificare. Che credano ad un giornale, o ad un &#8220;omeopata&#8221;, a Stephen Hawking, o al papa non importa se non sanno misurare quanto valga quella singola affermazione. Se alzano la spada e guerrigliano contro chi ha opinioni diverse senza uno scambio equo. Se si sentono <em>complottisti</em> o <em>anticomplottisti</em>.<br>Dall&#8217;altra parte ci sono invece quelle persone che ascoltano. Che cercano di verificare le fonti, che non citano neppure una frase di Shakespeare senza aver verificato che sia sua, che ascoltano più fonti, che vanno a controllare le fonti di chi dichiara qualcosa. E tra questi ci sono persone che verranno definite&nbsp;<em>complottiste&nbsp;</em> e altre che verranno definite&nbsp;<em>anticomplottiste</em> ma saranno tutte persone alla ricerca, disposte a cambiare opinione, a crescere, a migliorare. Tra questi credo che gli imbecilli siano un numero trascurabile, indipendentemente dalla cultura o dall&#8217;ignoranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che il mondo si divida ancora in questo modo, e che Internet abbia cambiato il modo di esprimere la realtà, ma non la realtà stessa.</p>
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		<title>La salute scende in piazza: 07 Aprile 2018</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Apr 2018 08:55:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità, fondata il 22 luglio 1946 ma entrata in vigore il 7 aprile 1948 promuove ogni anno in questa data la giornata mondiale della salute. Il&#160;SISM (Segretariato Italiano Studenti in Medicina)&#160;organizza per l&#8217;occasione l’evento&#160;La Salute scende in Piazza&#160;in tutte le principali città Italiane, quest&#8217;anno sarà presente anche a Verona in Piazza Bra [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<a href="https://www.who.int/en/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Organizzazione Mondiale della Sanità</a>, fondata il 22 luglio 1946 ma entrata in vigore il 7 aprile 1948 promuove ogni anno in questa data la giornata mondiale della salute. Il&nbsp;<a href="https://sism.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SISM (Segretariato Italiano Studenti in Medicina)</a>&nbsp;organizza per l&#8217;occasione l’evento&nbsp;<strong>La Salute scende in Piazza</strong>&nbsp;in tutte le principali città Italiane, quest&#8217;anno sarà presente anche a Verona in Piazza Bra e saranno presenti tra le altre associazioni anche il <a href="https://web.archive.org/web/20171105182807/http://veneto.cicap.org:80/">CICAP Veneto</a>. Con un banchetto di informazione medica, nello specifico questo banchetto viene realizzato da un piccolo gruppo del CICAP Veneto che sta organizzandosi per fondare una sezione Veronese dell&#8217;associazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni degli argomenti che verranno trattati dalle varie associazioni saranno:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Donazione di sangue ed emoderivati o degli organi;</li><li>Diabete e i rischi cardiovascolari;</li><li>Cancro;</li><li>Disinformazione in ambito medico-scientifico.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">In Piazza Bra saranno presenti diversi banchetti informativi con i rappresentanti delle varie associazioni allo scopo di permettere ai cittadini di discutere e informarsi attraverso il dialogo su queste e altre tematiche della salute.<br>Altre associazioni presenti saranno&nbsp;fidas, avis, aido, admo, Cuamm Medici con l&#8217;Africa</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco il volantino completo e l&#8217;<a href="https://www.facebook.com/events/181920192530833/">evento facebook</a>:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.facebook.com/events/181920192530833/"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="902" height="1208" data-attachment-id="4763" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/la-salute-scende-in-piazza-07-aprile-2018/la_salute_scende_in_piazza_2018-1/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2018/04/La_salute_scende_in_piazza_2018-1.png?fit=902%2C1208&amp;ssl=1" data-orig-size="902,1208" data-comments-opened="1" data-image-title="La_salute_scende_in_piazza_2018-1" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2018/04/La_salute_scende_in_piazza_2018-1.png?fit=765%2C1024&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2018/04/La_salute_scende_in_piazza_2018-1.png?resize=902%2C1208&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4763" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2018/04/La_salute_scende_in_piazza_2018-1.png?w=902&amp;ssl=1 902w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2018/04/La_salute_scende_in_piazza_2018-1.png?resize=224%2C300&amp;ssl=1 224w" sizes="auto, (max-width: 902px) 100vw, 902px" /></a></figure></div>
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		<title>Stephen Hawking</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Mar 2018 08:39:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;acceleratore LHC sprigiona un&#8217;energia mai raggiunta prima e secondo le teorie dovrebbe essere sufficiente per trovare questa fantomatica particella la quale spiega la massa delle cose, e quindi rappresenta una misura fondamentale per decifrare la materia. [&#8230;] Ma credo che sarebbe più eccitante se non lo trovassimo, il&#160;bosone di Higgs. Dimostrerebbe che c&#8217;è qualcosa di [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;L&#8217;acceleratore LHC sprigiona un&#8217;energia mai raggiunta prima e secondo le teorie dovrebbe essere sufficiente per trovare questa fantomatica particella la quale spiega la massa delle cose, e quindi rappresenta una misura fondamentale per decifrare la materia. [&#8230;] Ma credo che sarebbe più eccitante se non lo trovassimo, il&nbsp;<a title="Bosone di Higgs" href="https://it.wikiquote.org/wiki/Bosone_di_Higgs">bosone di Higgs</a>. Dimostrerebbe che c&#8217;è qualcosa di sbagliato nelle nostre idee e che dobbiamo pensare di più per trovare altre spiegazioni. Per questo ho scommesso cento dollari che non lo troveremo.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stephen Hawking per tanti versi ha rappresentato quello che per me è la scienza. La ricerca di qualcosa, con metodo, con ricerca della verificabilità ma sempre con meraviglia e con ironia.</p>



<span id="more-4736"></span>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Avevo scommesso con Gordon Kane dell&#8217;Università del Michigan che il bosone di Higgs non sarebbe stato trovato. Sembra proprio che io abbia appena perso 100 dollari.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei dirti &#8220;Vai ad insegnare agli angeli qualcosa&#8230;&#8221; ma eri ateo. Che i semi di conoscenza che hai piantato ci portino sempre più lontano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(8 gennaio 1942 – 14 marzo 2018)</p>
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		<title>Incontrare il passato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2017 17:17:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molte delle persone che mi conoscono, soprattutto quelle che mi conoscono meno probabilmente, mi conoscono per la mia passione per la montagna e per quella per la scienza. Ho raccontato raramente da dove queste due passioni vengano, ho raccontato spesso che venissero dallo scoutismo, talvolta che venissero da mio padre. Tutto questo è vero. Non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Molte delle persone che mi conoscono, soprattutto quelle che mi conoscono meno probabilmente, mi conoscono per la mia passione per la montagna e per quella per la scienza. Ho raccontato raramente da dove queste due passioni vengano, ho raccontato spesso che venissero dallo scoutismo, talvolta che venissero da mio padre. Tutto questo è vero. Non posso dire che non sia così. Ma prima di questo c&#8217;è un signora nella mia vita che mi ha dato un imprinting tutto speciale, prima che arrivasse lo scoutismo, probabilmente prima che arrivassero i ricordi.<br />
Quando ero molto piccolo, non saprei dire quanto, mio padre mi portava a camminare in montagna, ricordo poche cose, ricordo il Carega, l&#8217;Altissimo, ricordo la Val di Rabbi ed una giornata di pioggia sul percorso dei laghi da quelle parti, ricordo l&#8217;<em>acqua ferrugginosa</em> ma soprattutto ricordo una signora, un&#8217;amica di famiglia che camminava con me. Ricordo il tempo passato a parlare con lei, le domande che le facevo, le risposte, la sua prontezza di spirito e la sua spiccata intelligenza. Era un adulto che riusciva a parlare con me bambino, era una donna come le bibliotecarie dei film, di quelle di una certa età che sanno tutto, con una cultura vasta e frizzante. Almeno così la vedevo. Con lei parlavo di dinosauri.<br />
Dinosauri, minerali e geologia, antropologia e storia. Per me la montagna era parlare con questa signora e imparare e scambiarci opinioni, sapere, conoscere. Vedere sul campo. Vedere la forma delle montagne e ragionare sulla formazione di quelle rocce, quasi sempre sedimentarie, e dei probabili fossili che contenevano, perché li contenessero, come si formavano i fossili, di quali animali o piante, di come si fosse arrivati all&#8217;uomo. Ragionarlo sul campo. Guardandosi attorno.<br />
Credo che sia grazie a lei che buona parte della mia formazione abbia preso una direzione più scientifica che umanistica mentre al contempo mio padre mi raccontava i miti greci e romani e mi leggeva omero.<br />
Non che non potessi parlare di<span id="more-4247"></span> scienze con mio padre, la passione per la fisica la devo probabilmente a lui, ma forse è stato grazie a questa signora che mio padre stesso ha compreso le mie passioni. Quando vado indietro con la mente e mi chiedo perché amo la montagna arrivo infine sempre a lei. E così quando penso ai miei primi approcci con l&#8217;amore per la scienza e la conoscenza.<br />
Di lei ho sempre ricordato la voce negli anni, la voce da vecchina gentile. E l&#8217;immagine di signora colta e raffinata, di quelle col cardigan ordinato e perfetto, il cappello alla francese e gli occhiali leggermente oscurati un po&#8217; allungati nella parte superiore. Ricordo, credo fosse l&#8217;ultima volta che l&#8217;ho vista, di essere stato in casa sua e nei miei occhi di bimbo la ricordo enorme e con un grande tavolo di vetro, ricordo sulle pareti e sui mobili monili e soprammobili etnici, egiziani, e altro, come ti aspetteresti a casa della moglie di Indiana Jones se ne avesse avuta una, ma al contempo ho un ricordo che Indiana Jones fosse lei. Non sono sicuro dei ricordi della casa, e non so quanto di questo sia mutuato da sogni e modifiche dei ricordi nel tempo.<br />
Non l&#8217;ho più vista per anni, trent&#8217;anni probabilmente o poco meno. Mi sono sempre chiesto che fine avesse fatto, se fosse ancora in vita, come stesse, che effetto avrebbe potuto farmi incontrarla, come mi avrebbe parlato, cosa avrei potuto dirle.<br />
Mentre scrivo sono appena tornato da un funerale. I funerali sono un mondo strano a parte. Un tempo erano un luogo di aggregazione dove il paese si riuniva e capitava anche di incontrare e conoscere persone nuove, oggi credo siano prevalentemente un luogo dove si reincontrano persone che non si vedono da tempo e ci si mette alla prova dal punto di vista affettivo con esse. Un luogo dove persone che si sono ignorate per anni si trovano a condividere un dolore, persone che si vedono regolarmente si trovano a condividere un dolore, persone ciniche e prive di sentimenti si trovano a fingere un dolore, persone ciniche e prive di sentimenti si trovano a provare un dolore, persone che hanno ignorato o altri si trovano a provare un senso di colpa, il tutto in vortici di emotività, di abbracci e saluti veri e falsi, persone che fingono di non vedersi per non salutarsi, persone costrette a salutarsi, persone cordialmente e realmente felici di vedersi nonostante tutto.<br />
Tra queste, a distanza di tre decenni ho avuto modo di incontrare lei. La signora a cui devo la montagna, la scienza, il desiderio di conoscenza. Lei.<br />
Non l&#8217;ho neppure riconosciuta nonostante non mi sia sembrata invecchiata ma solo forse dimagrita, ora sono io molto più alto di lei e lei molto più bassa di me ma come potevo aspettarmi aveva ancora un cappello alla francese e quegli occhiali da professoressa, rideva e scherzava col piglio della signora anziana di cultura, ne aveva per ognuno, sorrideva e si muoveva veloce tra le persone ricordando i momenti passati con loro &#8220;Ti ricordi? Come eri piccolo l&#8217;ultima volta!&#8221;, &#8220;Non invecchi mai mio caro!&#8221;, &#8220;I tuoi figli come stanno?&#8221;, &#8220;Tu sei Simone!&#8221;, &#8220;Ciao Nicola! Ti ricordi quando andavamo in montagna assieme e tu mi camminavi davanti?&#8221; questa volta si rivolgeva a me.<br />
&#8220;Sì, lo ricordo, ma mi chiamo Stefano.&#8221;<br />
&#8220;Ah.&#8221; ha detto &#8220;Stefano. Beh ti ricordi quando andavamo in montagna?&#8221;<br />
Credo che di tutto il funerale sia stato per me il momento più emozionante. Il carico di lacrime pronte ad uscire si era gonfiato a dismisura in un istante. Ho fatto in tempo a dire che sì, lo ricordavo bene, prima che lei cambiasse ed andasse a salutare qualcun&#8217;altro.<br />
Ho pensato diversi minuti cosa avrei potuto dirle, che avrei voluto dirle quanto le devo, quanto sia una figura importante nella mia crescita di persona, ero confuso, felice, stranito. Tra il desiderio di scoppiare a raccontare la mia vita e la paura di invaderla come un fulmine a ciel sereno.<br />
Sono passati alcuni minuti prima di potermi trovare di fronte a lei e con l&#8217;emozione, forse la voce leggermente tremante ho trovato modo di rivolgerle nuovamente la parola.<br />
&#8220;Mi ricordo molto bene le camminate, sai?&#8221; le ho detto &#8220;E mi ricordo che parlavamo moltissimo!&#8221;<br />
Lei mi ha sorriso e poi mi ha detto<br />
&#8220;Sì, è vero, mi camminavi sempre davanti e mi facevi un mucchio di domande, ti ricordi che domande mi facevi?&#8221;<br />
&#8220;Sì, parlavamo dei dinosauri. E dei minerali, e della storia!&#8221;<br />
&#8220;Io non lo sopportavo, lo facevo per te che ne avevi bisogno.&#8221; ha detto con serietà.</p>
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		<title>Il pensiero e la tascendenza visti come quarta dimensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Feb 2017 17:22:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono sempre chiesto come esprimere il concetto di dimensioni fisiche aggiuntive a quelle che sperimentiamo quotidianamente, come spiegare a qualcuno di non avvezzo a tali teorie cosa possa essere una quarta dimensione o più. Lasciamo perdere come di consueto il fatto che una quarta dimensione, il tempo, la percepiamo ogni istante seppure non siamo in grado di interagirvi come con le altre e chiamiamo quarta una ulteriore &#8220;direzione&#8221; che non sia altezza, lunghezza o larghezza.<br />
L&#8217;esempio classico che ho sempre usato è funzionale e semplice ma non permette di vivere in prima persona una rappresentazione di quarta dimensione, l&#8217;ho preso dalla spiegazione classica che viene fatta nella divulgazione scientifica, a partire da Stephen&nbsp;Hawking, passando per romanzi di fantascienza come <em>Sfera</em> di&nbsp;Michael Crichton al geniale <em>Flatlandia</em> di&nbsp;Edwin Abbott Abbott che ho già citato altre volte.<br />
Recentemente una persona senza volerlo mi ha aperto un mondo, parlava di tutt&#8217;altro e mi ha dato un idea che ritengo particolarmente efficacie per estendere tale esempio classico e riportarlo alla nostra realtà. Non pretendo che tale spiegazione abbia una valenza scientifica ma piuttosto una valenza filosofica che possa aiutare ad una maggiore comprensione scientifica.<br />
L&#8217;esempio classico è il seguente: immaginiamo un universo formato da una linea retta e i cui abitanti siano dei segmenti. Assumiamo che ogni segmento possieda due occhi, uno ad un capo ed uno all&#8217;altro in modo da poter vedere la direzione in cui si muoverà. Ogni segmento sarà in grado di vedere gli altri segmenti solamente come un punto che si avvicini o si allontani ed una volta raggiunto il segmento accanto non potrà sorpassarlo. La percezione del segmento di se stesso e degli altri sarà necessariamente il puntino che è la proiezione del suo corpo e non gli sarà possibile vedere altro, quello che noi &#8220;da fuori&#8221; riconosceremo come la linea che forma il segmento dal suo punto di vista sarà semplicemente il suo &#8220;interno&#8221;. Allarghiamo ora quell&#8217;universo e rendiamolo a due dimensioni, un immenso foglio bianco su cui possano muoversi diverse figure geometriche. Non importa quale sia la figura ma ognuna di esse percepirà le altre figure come linee. Gli occhi di ogni figura saranno all&#8217;altezza di questo foglio-universo e tali occhi percepiranno la proiezione su una dimensione, la larghezza, di ciò che è il loro corpo a due dimensioni. Quello che noi da fuori percepiamo come <span id="more-4214"></span>l&#8217;area dalla figura viene percepita anche in questo caso come il proprio &#8220;interno&#8221;. In un mondo a tre dimensioni avremo uno spazio a cui è dato il dono dell&#8217;altezza. Ogni figura che vi si muova, un cubo, una piramide, un essere umano, percepirà la propria figura e quella dei suoi simili in due dimensioni. avendo semplicemente un&#8217;altezza ed una larghezza ma non sarà in grado di percepire la reale profondità. Ora direte &#8220;non è vero&#8221; ed invece è vero, i mezzi che usiamo per interpretare la realtà, ossia i colori, la riflessione della luce ed altro sono mezzi che se tolti di mezzo ci impediscono di percepire la terza dimensione, esattamente come sul foglio in <em>Flatlandia</em> le figure utilizzano la &#8220;nebbia&#8221; per interpretare le proiezioni e capire le forme. Se ancora rimaneste convinti che siamo in grado di percepire tre dimensioni allora potrei spingermi oltre dandovi ragione e dicendovi che noi viviamo in quattro, che la quarta è il tempo e che non siamo in grado di percepirla se non rendendoci conto dei cambiamenti che accadono nel percorrerla. Quindi interpretando le altre tre dimensioni in funzione della quarta.<br />
Questo esempio dimostra come per induzione sia definibile che un essere vivente su n dimensioni sia in grado di fatto di percepire n-1 dimensioni e al massimo di interpretare in qualche modo l&#8217;ennesima. Quello che però definirà &#8220;il proprio interno&#8221; è di fatto quello che è la dimensione n+1.<br />
Lo so, al momento non ho aperto nuovi orizzonti e probabilmente aumentato la complessità, ma presto arriverò al punto.<br />
Un secondo esempio sempre prendendo in considerazioni universi proiettati su diverse dimensioni è il punto di vista dello spostamento. Prendendo in esame nuovamente l&#8217;universo formato da una linea, quello ad una dimensione i suoi abitanti non avranno mai modo di oltrepassarsi, potranno toccare i propri vicini ma non oltrepassarsi, per poterlo fare avrebbero bisogno di una seconda dimensione, la larghezza. In un mondo bidimensionale, il foglio, gli abitanti possono ruotarsi attorno e girare liberamente ma una figura che si trovasse all&#8217;interno di un altra non potrebbe muoversi uscendone, se non passando dall&#8217;altezza, ossia la terza dimensione, la n+1. In un mondo a tre dimensioni, molto simile al nostro, le figure possono passarsi di fianco in due modi o sopra o sotto. Se una figura però è all&#8217;interno di un altra, siete chiusi in una scatola, non è possibile uscirne se non passando da una ipotetica quarta dimensione, la n+1, sempre quella che percepiamo come interna.<br />
Con questo ho finito i due esempi classici e posso introdurne per estensione un&#8217;altro, ossia <em>il pensiero</em>. La frase che ha stimolato la mia attenzione è stata in una chiacchierata sull&#8217;interiorità un qualcosa come &#8220;Se invece entriamo nella dimensione del pensiero&#8230;&#8221;,&nbsp;<em>La dimensione del pensiero</em>.<br />
Se vogliamo il pensiero, il pensare è qualcosa che sta dentro di noi, lo attraversa e ci permette di fare una forma di viaggio che non include le tre dimensioni classiche, non ci spostiamo avanti, di lato o in su, ci muoviamo dentro, in una dimensione che non siamo in grado di percepire con i cinque sensi ma che di fatto non è assolutamente trascurabile. Dentro di noi, come la seconda&nbsp;dimensione è percepite come interno dalla linea, o la terza è percepita come interna dalla figura piana. Il pensiero, il movimento in esso, la capacità di farci viaggiare in qualche modo all&#8217;esterno della nostra fisicità credo sia la cosa che più si avvicina alla comprensione di una dimensione superiore alle tre classiche, una dimensione, una direzione che possiamo percepire, comprendere e vivere ma che trascende le tre.<br />
Non ha caso chi parla di&nbsp;<em>trascendenza</em> nell&#8217;uomo, che ne parli in senso religioso, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Trascendenza">filosofico</a> o in <a href="https://elementidipsicologia.wordpress.com/2013/12/18/lo-sviluppo-dellidentita-personale-erikson/">psicologia</a> è un viaggio all&#8217;interno di se verso una crescita, un cambiamento, un preciso percorso che non viene considerato fisico perché non attraversa le tre dimensioni.<br />
Ripeto, non pretendo che abbia una valenza scientifica di alto livello ma mi sembra un buon esempio per la comprensione di un concetto altrimenti difficilmente immaginabile, e poi chissà se davvero il pensiero fosse una dimensione quali altre porte si aprirebbero!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>17</p>
<p>Un cortometraggio su <em>Flatlandia</em> girato da Michele Emmer nel 1982</p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><iframe loading="lazy" class="youtube-player" width="550" height="310" src="https://www.youtube.com/embed/BrhCu0pVQJE?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe></p>
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		<title>Informatica e tecnologia non sono la stessa cosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2014 18:58:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni si continua a dire che ci sia stato un boom dell&#8217;informatica, che l&#8217;informatica sia entrata nelle nostre vite, e sempre più spesso si sente un amico definirsi &#8220;informatico&#8221; perché &#8220;bravo con il computer&#8221;, spesso si chiama &#8220;informatico&#8221; il nostro amico che sa installare Linux, che ci sistema il disco danneggiato o che [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni si continua a dire che ci sia stato un boom dell&#8217;informatica, che l&#8217;informatica sia entrata nelle nostre vite, e sempre più spesso si sente un amico definirsi &#8220;informatico&#8221; perché &#8220;bravo con il computer&#8221;, spesso si chiama &#8220;informatico&#8221; il nostro amico che sa installare Linux, che ci sistema il disco danneggiato o che ci aggiusta il PC.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine informatica e informatico sono sempre più usati e sempre più a sproposito. Si guarda i bimbi meravigliati che capiscono al volo l&#8217;iPad o il tablet di turno e si resta a bocca aperta pensando &#8220;io di informatica non ci capisco niente&#8221;. E così si dimostra la propria tesi.<br>Molti genitori danno in mano oggetti tecnologici ai loro figli con la convinzione che &#8220;ne capiscano più di loro&#8221;, ma pochi si rendono conto e spiegano al figlio che sotto quella tecnologia c&#8217;è un mondo. Chissenefrega, funziona! Direte voi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ebbene è anche a questa incapacità di scindere tra la tecnologia e l&#8217;informatica che ci sta sotto, tra la magia di ciò che si vede e la realtà di ciò che è che fa sì che ci si infili in situazioni estremamente rischiose. La gran parte dei neofiti del mondo della tecnologia, anche adulti si trova davanti oggetti che funzionano magicamente e che inviano ad altri oggetti simili cose magiche. Tu hai un oggetto che fa tutto, e non ti chiedi cosa faccia. Tu hai un oggetto dove salvi le tue foto e non ti chiedi se dietro queste foto vengano salvate anche altrove, così nasce &#8220;<a href="https://attivissimo.blogspot.com/2014/09/che-sorpresa-le-foto-spontanee-su.html">the fappening</a>&#8220;, il famoso scandalo di foto famose rubate, ma peggio così i nostri figli, fratellini, nipotini e cuginetti <a href="https://attivissimo.blogspot.com/2014/10/nuovo-furto-di-immagini-intime-stavolta.html">si fanno rubare foto intime</a> perché non si rendono conto che tutto ciò che viene inviato attraverso qualsiasi cosa può essere intercettato.<br>Sono fortunati quei pochi che ancora ricordano il modem fare quegli strani rumori per connettersi, e ancora di più quei pochissimi che ricordano che internet, il nostro smartphone, la smart tv, il frigorifero connesso alla rete funzionano ancora come quel modem, solo silenziosamente e velocemente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il tema di cui volevo parlare in realtà era ancora più a &#8220;basso livello&#8221;, come si dice in informatica.<br>Lavoro in una società di &#8220;informatica&#8221;, vivo in mezzo a informatici ed &#8220;informatici&#8221;, e distinguo tra informatici e tecnologici. La società per cui lavoro in realtà è una società di servizi, non offre informatica, ma servizi di informatica applicata, ma questo molti di quelli che ci lavorano non lo sanno, e molti che non hanno a che fare con l&#8217;informatica si ritengono informatici.<br>Io possiedo un modesto pc portatile con prestazioni adatte a grafica di media entità, giochi di media entità, andar ein internet e scrivere un po&#8217;, ma quando parlo con gli &#8220;informatici&#8221; li sento dire cose come, ma come fai a lavorare senza almeno un 8 core, 64giga di ram, la scheda video supermegacattiv di amd multicore stratosfericamente overclockata? Parlano di cambiare componenti, di prenderne più fighi e volere più potenza. Io la chiamo ansia da prestazione, o invidia del pene come un mio collega ha argutamente indicato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Copio da una banale Wikipedia ma è piuttosto precisa in questo caso:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L&#8217;<b>informatica</b> è la <a title="Scienza" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Scienza">scienza</a> che si occupa del trattamento dell&#8217;<a title="Informazione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Informazione">informazione</a> mediante procedure automatizzabili.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il termine informatica deriva dalla <a title="Lingua tedesca" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_tedesca">lingua tedesca</a> informatik ed è stato coniato nel 1957 da Karl Steinbuch nel suo articolo Informatik: Automatische. Informationsverarbeitung, poi è stato ripreso da Philippe Dreyfus nel 1962 col libroInformatique, contrazione di informazione automatica.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>In particolare è la <a title="Scienza" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Scienza">scienza</a> che ha per oggetto lo studio dei fondamenti teorici dell&#8217;<a title="Informazione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Informazione">informazione</a>, della sua <a title="Computazione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Computazione">computazione</a>a livello logico e delle tecniche pratiche per la sua <a title="Implementazione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Implementazione">implementazione</a> e applicazione in sistemi elettronici<a class="mw-redirect" title="Automatica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Automatica">automatizzati</a> detti quindi <a class="mw-redirect" title="Sistemi informatici" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sistemi_informatici">sistemi informatici</a>.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io amo l&#8217;informatica, e ci ho messo tanto a capirlo, ci ho messo ben più di un diploma e di una laurea, ci ho investito il mio futuro, e non saprei che farmene di un 8coresuperoverclocckato, perchè questa è tecnologia, non informatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre nell&#8217;azienda dove lavoro ho seguito quello che fino ad ora credo sia il più bel progetto che mi sia capitato tra le mani, un progetto che ha aperto la strada a diversi sviluppi se possibile ancora più interessanti.<br>Cercherò di spiegare nel modo più semplice e meno noioso possibile di cosa si tratta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è avere centinaia di migliaia di lavori sa svolgere collegati tra loro con milioni di dipendenze. Il lavoro ennesimo non può terminare fino a che non sono finiti i suoi predecessori, ogni predecessore ha però decine di predecessori a sua volta, non in catene lineari ma interconnesse. Non posso montare la ruota se non ho i bulloni e il cerchione e la gomma. La gomma non esiste se non la fabbricano, i bulloni me li deve comprare qualcuno, il cerchione mi arriva da un altra parte.<br>Basta uno di questi per bloccare avanti il resto.<br>Questo per centinaia di migliaia di lavori e milioni di legami.<br>Come avere una stima esatta dei tempi di svolgimento di tutto questo con un anticipo di ventiquattro ore? Come mantenere monitorato tutto questo a intervalli di dieci minuti senza avere troppa complessità computazionale e perdere troppo tempo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è l&#8217;informatica, e questo con tanto lavoro sono riuscito a realizzare con un collega, e siamo riusciti a realizzarlo in modo molto più preciso e performante degli attuali prodotti sul mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando racconto questo ad un informatico lui mi risponde &#8220;grande! Ma hai usato&nbsp;dijkstra o ti sei fatto un algoritmo tu?&#8221;. Dijkstra in effetti è un&#8217;ottima strada per risolvere il problema, ma consuma troppe risorse.<br>Quando lo racconto ad un &#8220;informatico&#8221; questo mi risponde &#8220;grande! Ma con che linguaggio lo hai scritto?&#8221; La verità? L&#8217;ho scritto su un foglio di carta disegnando degli strani simboli che mi sono inventato. Stavo guardando Grey&#8217;s Anathomy, o qualcosa del genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;informatica non è il linguaggio di programmazione, né la programmazione, né il pezzo di ferro su cui gira il programma, né il programma stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L&#8217;<b>informatica</b> è la <a title="Scienza" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Scienza">scienza</a> che si occupa del trattamento dell&#8217;<a title="Informazione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Informazione">informazione</a> mediante procedure automatizzabili.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Automatizzabili, non automatizzate. Per quanto mi riguarda ad automatizzarlo lo può fare qualcun&#8217;altro, o lo faccio tanto per &#8220;concludere il progetto&#8221; ma l&#8217;informatica sta dietro a tutto questo. Il mio algoritmo non è un algoritmo Java (sebbene gran parte della realizzazione in azienda sia stata realizzata in Java per motivi tecnologici), ma un algoritmo, potrei scriverlo in Java, Rexx, Pascal, C++, pseudocodice, disegnarlo su un foglio con simbolini che mi sono inventato e rimarrebbe informatica allo stesso modo, rimarrebbe quello che è allo stesso modo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi si, con il tuo supercomputer costoso puoi montarci video, puoi scriverci software mutithread, puoi sfruttare il parallelismo della scheda video, puoi realizzare un amico virtuale, ma non fa di te un informatico.<br>Ti fa sentire un informatico.<br>I più grandi informatici della storia Turing e Church sono vissuti in un&#8217;epoca in cui i computer non esistevano, ed hanno scritto loro cosa sia l&#8217;informatica. I vari Gates, Jobs, e i famosi &#8220;informatici&#8221; conosciuti dal pubblico sono tecnologici, sono venditori, sono tante cose che non tolgono nulla al loro genio, ma non sono informatici, Dennis Ritchie era un informatico loro coetaneo e che ha dato una enorme spinta all&#8217;informatica applicata alla tecnologia, loro hanno usato il suo lavoro e il lavoro degli informatici per comprare il mondo, ma l&#8217;informatica è altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo quando dico che vorrei andare a vivere in un paese privo di tecnologia non sono incoerente con la mia passione per l&#8217;informatica. Io adoro risolvere problemi che implichino l&#8217;elaborazione dell&#8217;informazione, ma lo posso fare anche senza un computer.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Informatica e tecnologia non sono la stessa cosa, l&#8217;informatica è esistita prima dei computer ed esisterà dopo, come un unico filo che parte dal pallottoliere e arriverà all&#8217;intelligenza artificiale. Sfruttando la tecnologia, ma non rimanendone schiava.</p>
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		<title>Trailer di Romanzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2014 19:04:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Finalmente dopo tempo sembra che &#8220;il motore sia ripartito&#8221;, e sto scrivendo parecchio. Probabilmente più di quanto abbia mai fatto ed in una forma che è decisamente diversa da quella di un tempo. Si cambia, si cresce, ed è bello. Ho scritto un romanzo &#8220;Romanzo incompiuto&#8220;, che non so se davvero mai mi impegnerò a [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Finalmente dopo tempo sembra che &#8220;il motore sia ripartito&#8221;, e sto scrivendo parecchio. Probabilmente più di quanto abbia mai fatto ed in una forma che è decisamente diversa da quella di un tempo. Si cambia, si cresce, ed è bello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho scritto un romanzo &#8220;<em>Romanzo incompiuto</em>&#8220;, che non so se davvero mai mi impegnerò a pubblicare, mi piace, si. Ma riconosco che c&#8217;è troppo &#8220;me&#8221; come fosse una contorta biografia immaginaria.<br>Le pochissime persone che me ne hanno dato un parere, tra le poche persone che lo hanno avuto in mano me ne hanno fatto dei complimenti che non ritengo del tutto sinceri, come a non avere il coraggio di dire il vero. Mi fa ridere perché proprio nel romanzo stesso parlo del fastidio dell&#8217;incapacità delle persone che ti vogliono bene di dirti davvero cosa pensano di cosa produci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">So di poter scrivere di meglio ed ho altri progetti per la testa, almeno due.<br>Del primo questo è la demo, il trailer.<br>Non penso di metterne online altri pezzi fino a che non sarà finito, ma mi diverte l&#8217;idea di pubblicare una specie di Trailer.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per dire che non mi sono di nuovo spento, per far sapere a chi è lontano che qualcosa si muove, che la vita prosegue. Per dire a chi mi spinge a scrivere che lo sto facendo ancora, per dire a chi non glie ne frega niente che nonostante tutto ha pienamente ragione a fregarsene.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il tempo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">“Vedi? Quello che devi fare è semplicemente concentrarti e ricordare cosa c’è attorno. Ricordare ogni singolo dettaglio e ricrearlo nella tua mente, dopo di che aprire gli occhi e vedere il mondo che c’era di nuovo attorno a te, niente altro”</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Provaci”</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Provaci, su”</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Conta fino a dieci, uno, due…”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cos’è questa voce?</p>



<p class="wp-block-paragraph">“tre, quattro…”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cos’è questa voce? Chi mi parla?</p>



<p class="wp-block-paragraph">“cinque, sei…”</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è così buio attorno a me, gli occhi però stanno iniziando ad abituarsi lentamente al buio, sto cominciando a</p>



<p class="wp-block-paragraph">“sette, otto…”</p>



<p class="wp-block-paragraph">vedere attorno come se invece vedessi attraverso le palpebre chiuse, o qualcosa del genere</p>



<p class="wp-block-paragraph">“nove, dieci”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Apro gli occhi, o almeno, sono sicuro che ora siano aperti ma non è cambiato nulla.<br>Sono nel vuoto.<br>Non proprio nel vuoto, perché in qualche modo il vuoto sta ruotando, credevo di essere orizzontale ma sono piuttosto sicuro di essere in piedi, le mie braccia si muovono tranquillamente in ogni direzione senza impedimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se batto i piedi a terra però mi accorgo che un “a terra” esiste, quindi almeno non sto volando. La voce diceva qualcosa riguardo il pensare ai dettagli e ricrearli.<br>Pensare ai dettagli e ricrearli.<br>Cosa c’era prima? Prima di cosa?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che ore sono? L’orologio segna le 19:19, ho un orologio.<br>Ho un orologio e segna le 15:20, si.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E cosa ci faccio qui? Aspetta, sono le 12:30, oggi alle 12:30 dovevo andare a prendere un cuore. Dovevo andare dal meccanico a prendere un cuore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non credo abbia senso tutto questo.<br>Devo procedere per gradi, intanto mi serve una sedia, una come questa, ecco. Mi siedo. Non sono al chiuso, altrimenti la mi claustrofobia mi avrebbe già fatto uscire di testa, oppure, in alternativa, forse sono già uscito di testa per la claustrofobia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hei, da dove è comparsa questa sedia?<br>Non c’era nulla tuttavia prima di questo. Non arrivo “da qualche parte” o da qualche cosa, è come se io fossi sempre stato qui, o se prima non fossi esistito.<br>Cos’era la voce.<br>Se c’era una voce ci deve essere qualcuno, se ci deve essere qualcuno questo qualcuno deve poter comunicare ancora con me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Signore, signore, dove siete? Mi avete parlato poco fa, dove siete ora?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Silenzio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Signore, dove siete?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sembra di distinguere un lieve bagliore, qualcosa di bianco in lontananza, grigio, rosa. Mi alzo, devo scoprire cos’è.<br>Sento un tuffo al cuore improvviso, qualcosa non va, e forse un ricordo torna alla mente un istante, si affaccia, sorride e se ne va come a voler dire ma ad essere bloccato un istante nella timidezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto mi avvicino e vedo come un&#8217;immagine di un uomo, sembra anziano. Sembra un quadro, l’immagine sembra di un uomo sulla settantina, e seduto su una sedia di legno ma nel buio se ne vede solo un pomello salire accanto alla spalla destra. È rivolto verso di me, la fronte ampia. È un uomo di cui si direbbe ironicamente “ha la fronte alta” i capelli sono brizzolati, più bianchi che neri, le sopracciglia grandi e folte, lo sguardo buono ma vecchio e stanco. Il naso grande ma non troppo e porta una folta barba unita ai baffi, grigia brizzolata anch’essa, forse con qualche tratto ancora di castano lieve.<br>Porta una tunica nera di cui si vede poco se non il grande colletto largo a sua volta bianco, o grigio più chiaro della barba.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mano sinistra è posata sull’appoggia braccio della grande sedia di legno, porta un anello con una pietra tonda all’anulare sinistro, non sembra però un anello che abbia a che fare con le nozze. La tunica o comunque questo vestito nero ha dei polsini bianchi, come il colletto.<br>Nella mano destra ha quello che sembrerebbe un antico cannocchiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Ma per trovar il bene io ho provato<br>che bisogna proceder pel contrario:<br>Cerca del male, e l&#8217;hai bell&#8217;e trovato;<br>Però che &#8216;l sommo bene e &#8216;l sommo male<br>S&#8217;appaion com&#8217;i polli di mercato.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ho capito, signore, ma è lei che ha parlato?</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Quello, che noi ci immaginiamo, bisogna che sia o una delle cose già vedute, o un composto di cose o di parti delle cose altra volta vedute.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi si alzò. L’uomo si alzò dall&#8217;immagine e mi si avvicinò.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Mio giovane allievo” disse.<br>“Osserva”<br>accanto a lui c’era un tavolo, non lo avevo visto prima, ed in mano non aveva più un antico cannocchiale ma un cronometro digitale moderno.<br>Sul tavolo una struttura di metallo reggeva un filo, al filo era appeso un gancio ed al gancio un cono con la punta verso il basso.<br>Sul cono c’era scritto 100g, cento grammi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prese il cono lo spostò di lato e lo fece ricadere in modo che dondolasse, in modo che facesse da pendolo.<br>Misurò con il cronometro l’oscillazione, per diverse oscillazioni, il tutto in assoluto silenzio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrisse dei numeri su un foglio e poi dichiarò “1,60 secondi”.<br>Prese nuovamente il pendolo e lo alzò nuovamente, questa volta più di quanto lo avesse alzato precedentemente.<br>Riprese a misurare, scrisse nuovamente.<br>“1,60 secondi mio allievo”<br>Sorrise lievemente, con quel sorriso stanco e con gli occhi stanchi e gialli di un vecchio stanco e lentamente, come si muove un vecchio, prese il peso a forma di cono e lo sostituì con uno più grande, mi guardò un istante e lo fece nuovamente oscillare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Misura, misura, misura, misura, scarabocchio.<br>“1,60 secondi, ancora”<br>Cambiò altri due pesi, e misurò sempre lo stesso valore.<br>Questa volta sempre in silenzio. Concentrato.<br>Poi girò una piccola vite all&#8217;altezza alla quale iniziava il filo e accorciò il filo stesso.<br>Mise nuovamente sul gancetto il primo peso e lo fece oscillare.<br>“1,40 secondi questa volta”<br>Ricominciò nuovamente l’esperimento con la nuova lunghezza.<br>Cambiare il peso, misurare, scrivere, “1,40 secondi”, cambiare il peso, misurare, scrivere “1,40 secondi”, cambiare il peso misurare.<br>Non so quanto andò avanti.<br>Poi d’un tratto si fermò e mi guardò, non proprio negli occhi, era come se guardasse contemporaneamente dentro di me ma lo sguardo fosse puntat0 leggermente più in basso delle mie pupille.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si girò e disse “1,80 secondi”, regolò il filo, mise un peso scelto a caso senza guardare, misurò, misurò, misurò, scrisse.<br>“1,80 secondi”.<br>“Mio giovane allievo, cosa comprendi da questo?”<br>“Credo sia il principio del pendolo, l’oscillazione è indipendente dal peso ma dipendente dalla lunghezza del filo”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fece qualche istante di silenzio. Poi d’un tratto come se non avessi parlato<br>“Mio giovane allievo, cosa comprendi da questo?”<br>Non sapevo cosa rispondere.<br>Mi distrassi un secondo guardandomi riflesso in uno dei pesi, erano lucidi e curvi, modificavano certamente l’aspetto, le forme. Ma difficilmente i colori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I miei capelli erano corti, con la riga di lato, indossavo un grembiule da scuola elementare blu, non potevo esserne certo data la distorsione delle misure ma dovevo essere un bambino. O essere almeno travestito da bambino.<br>“Mio giovane allievo, forse lo capirai nel tempo e nello spazio. Senza velocità. Nel tempo e nello spazio”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi porse il cronometro digitale parlammo ancora a lungo di cose che non ricordo e che non saprei ripetere, poi si allontanò.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tavolo, non saprei dire quando, era scomparso, ed in mano ora ho un orologio antico come l’eterno. Un vecchio orologio da taschino, con dentro la foto di una signora che deve essere vissuta non so quante epoche fa. Pensandoci meglio ricordo che avevamo parlato della necessità di un metodo di verifica per comprendere ciò che siamo, da dove veniamo, per comprendere la realtà e riprodurla. Mi aveva detto di metterci il cuore, mi di non tradire mai me stesso neanche sotto minaccia o qualcosa del genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora sono di nuovo nel vuoto, accanto alla mia sedia con un orologio antico in mano.<br>Segna mezzogiorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tic<br>Tac<br>Tic<br>Tac<br>Tic<br>Tac</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come il cuore del tempo.<br>Come il cuore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so perché, ma spesso mi viene spontaneo contare i battiti del mio cuore tum, tum, tum, confrontarlo con il battito dell’orologio leggermente più veloce, tic, tic, tic.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lasciar passare una trentina di secondi, e poi fare la moltiplicazione e accorgermi che non mi ricordo assolutamente quale sia la frequenza cardiaca corretta e di aver fatto questo lavoro per niente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un tuffo al cuore, nuovamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accade quando qualcosa cambia?</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’orologio segna mezzogiorno e un minuto. O è mezzanotte? Come se in questo istante iniziasse un viaggio, un mondo, qualcosa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sfugge</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tic, tac, tic, tac, tic, tac. C’è qualcosa che mi sfugge, è come l’impressione che questo orologio in qualche modo acceleri. Non è facile definirlo, e non ho modo di confrontarlo.<br>Voglio dire, avevo un orologio digitale poco fa, ma ora per qualche motivo non l’ho più al polso, forse me lo sono tolto parlando con quel vecchio; eppure, la sensazione è che qualcosa sia cambiato, come un salto nel vuoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il battito del cuore. Devo rilassarmi, lasciare regolarizzare il battito del cuore e confrontarlo ancora una volta con il tempo.<br>Devo rilassarmi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È divertente come rilassarsi sia la cosa più difficile al mondo quando vuoi rilassarti e quando una sensazione di irrequietezza inspiegata attanaglia la tua anima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tic, tac, tic, tac, tump, tump, tump, tic, tac, tic, tac.<br>L’orologio accelera, si, o rallenta il cuore.<br>Non dovrebbe rallentare il cuore, a meno che non stia rilassandomi. Non sto rilassandomi affatto, non dovrebbe rallentare il cuore quindi accelera l’orologio.<br>L’orologio è a carica, forse è troppo carico, ho letto da qualche parte che questi orologi a piena carica accelerano così quando sono scarichi possono rallentare un poco e mantenersi mediamente corretti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O l’ho immaginato non ricordo, quindi forse ora è troppo carico.<br>Provo a girare la rotella per vedere quanto lo è.<br>Un giro, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici, dodici, tredici, quattordici, quindici, sedici, diciassette, diciotto, diciannove.<br>Beh, forse tira avanti di suo.<br>Probabilmente tira avanti da solo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sedia non c’è più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo non resti che camminare.<br>Gli occhi ormai si sono abituati al buio ed ora posso dire con certezza che non c’è nulla. Ho anche dubbi se il pavimento esista davvero o se non sia una qualche specie di campo di forza che esiste solo dove sono i miei piedi o dove metto le mani quando le porto all’altezza dei piedi stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrei provare a saltare improvvisamente, ma la paura mi attanaglia. E se saltando questa specie di campo di forza non facesse in tempo a crearsi? E se cadessi? E se si creasse un istante dopo mozzandomi un piede? E se non ci fosse fondo e cadessi in eterno?</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà ne sarei curioso, l’attrito dell’aria dovrebbe permettermi di accelerare fino ad un certo punto per poi mantenere la mia velocità costante, e a velocità costante non dovrei poter distinguere l’essere in movimento o il non esserlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrei stare cadendo anche ora quindi… no. No, i capelli sono fermi e sotto i piedi se spingo sento qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se quel qualcosa stesse cadendo e impedisse all’aria da sotto di scompigliarmi i capelli? Se fosse destinato ad arrivare su un fondo?<br>Se stessi semplicemente precipitando per trasformarmi in una polpetta di ossa e sangue sul fondo di qualcosa?</p>



<p class="wp-block-paragraph">No. No. Non lo è, non ho modo di dimostrarlo ma non credo possa essere questo che sta accadendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Mississipì”.<br>Non ricordo dove l’ho imparato ma “Mississipì” è una parola che pronunciata con il giusto accento dura un secondo.<br>Mississipì-tic Mississipì-tic Mississipì-tic Mississipì-tic Mississipì-tic.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse mi sto facendo influenzare.<br>Posso nascondere l’orologio e dire Mississipì sessanta volta, ora segna le mezzanotte e diciotto, o mezzogiorno, non lo so.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì, mississipì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dodici e diciannove.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Misure</h2>



<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcosa là in fondo. Sembra un luccichio, sembra come un piccolo rettangolo che riflette la luce.<br>Non so quale luce dato che c’è buio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che alternative ho? Credo che tra stare qui in piedi a contare secondi e battiti del cuore e andare a vedere di cosa si tratta l’alternativa meno noiosa sia decisamente andare a vedere di cosa si tratta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tic, tac, tic, tac, tic, tac. Mi sta ossessionando. Questo orologio mi sta ossessionando.<br>Lo devo gettare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">No.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non posso, è l’unico baluardo della realtà. Non so di quale realtà, ma mi pare così terribilmente l’unica cosa che abbia un qualcosa di certo, di scientifico che separarmene forse mi porterebbe alla follia più che tenerlo con me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure quel pendolo, quel vecchio&#8230; questo stesso orologio con la sua catena è un pendolo.<br>Ho un modo per valutare se a sbagliare sia l’orologio o il mio cuore!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quante oscillazioni fa l’orologio a mo’ di pendolo in un minuto?<br>Una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici, dodici, tredici, quattordici, quindici, sedici, diciassette, diciotto, diciannove, venti, ventuno, ventidue, ventitré, ventiquattro, venticinque, ventisei, ventisette, ventotto, ventinove, trenta, trentuno, trentadue, trentatré, trentaquattro, trentacinque, trentasei, trentasette, trentotto, trentanove, quaranta, quarantuno, quarantadue, quarantatré, quarantaquattro, quarantacinque, quarantasei, quarantasette, quarantotto, quarantanove, cinquanta, cinquantuno.<br>Sono passati trenta secondi. Fanno centodue oscillazioni al minuto, circa un secondo e sette decimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la fisica non mi abbandona questa è l’unica costante che ho.<br>Alle dodici e ventidue il mio pendolo oscillava centodue volte al minuto.<br>Queste sono le mie uniche misure del mondo, del tempo e dello spazio. La lunghezza della catena del mio pendolo, e centodue oscillazioni che misurano quello che per me sarà un minuto.</p>
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		<title>Ciao Steve</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 07:31:02 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Ciao Steve.<br>
Al di la di ogni speculazione non c&#8217;è dubbio che l&#8217;impronta lasciata sia enorme.<br>
A me piace ricordarlo così:<br>
</p>



<span id="more-2756"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Discorso del 12 giugno 2005 per i laureandi di Stanford:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie. La prima storia è sull'unire i puntini. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt> Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato? E' cominciato tutto prima che nascessi. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all'ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d'attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: "C'è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?" Loro risposero: "Certamente". </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l'adozione. Poi accettò di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college. Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l'ammissione e i corsi. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all'epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>N</tt><tt>ell'attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti. Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l'unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Vi faccio subito un esempio. Il Reed College all'epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato. Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E' stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt> Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Certamente all'epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all'indietro. Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all'indietro. C</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>osì, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa - il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>La mia seconda storia è a proposito dell'amore e della perdita.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un'azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L'anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione - il Macintosh - e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Come si fa a venir licenziati dall'azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l'azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa. Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me - come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l'ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L'evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo. Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt> Durante i cinque anni successivi fondai un'azienda chiamata NeXT e poi un'altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell'attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E' stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l'unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>E l'unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l'avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>La mia terza storia è a proposto della morte.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: "Se vivrai ogni giorno come se fosse l'ultimo, sicuramente una volta avrai ragione". Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?". E ogni qualvolta la risposta è "no" per troppi giorni di fila, capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato.</tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt> Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità, tutto l'orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all'idea della morte, lasciando solo quello che c'è di realmente importante. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è ragione per non seguire il vostro cuore. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi "addio". Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell'analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Ho fatto l'intervento chirurgico e adesso sto bene. Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po' più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi: Nessuno vuole morire. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E' l'agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Quando ero un ragazzo c'era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E' stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E' stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E' stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni. Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell'ultima pagina del numero finale c'era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l'autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c'erano le parole: "Stay Hungry. Stay Foolish.", siate affamati, siate folli. </tt></p>



<p class="wp-block-paragraph"><tt>Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish. Grazie a tutti.</tt></p>
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		<title>Il nostro ministro dell&#8217;istruzione e la sua ignoranza&#8230; (ma basterebbe il buon senso a volte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 11:35:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Polemipolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[Io mi deprimo all&#8217;idea che il nostro ministro dell&#8217;istruzione sia ignorante a questo punto, e soprattutto che si permetta di fare dichiarazioni su cose che non conosce vantandosi pure di assurdità.. &#8220;Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l&#8217;esperimento, l&#8217;Italia ha contribuito con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_2744" aria-describedby="caption-attachment-2744" style="width: 935px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini.jpg?ssl=1" rel="attachment wp-att-2744"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="2744" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/il-nostro-ministro-dellistruzione-e-la-sua-ignoranza-ma-basterebbe-il-buon-senso-a-volte/gelmini/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/gelmini.jpg?fit=935%2C471&amp;ssl=1" data-orig-size="935,471" data-comments-opened="1" data-image-title="Dichiarazione della Gelmini sulle scopete del CERN" data-image-description="&lt;p&gt;Dichiarazione della Gelmini sulle scopete del CERN&lt;/p&gt;
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<p>Io mi deprimo all&#8217;idea che il nostro ministro dell&#8217;istruzione sia ignorante a questo punto, e soprattutto che si permetta di fare dichiarazioni su cose che non conosce vantandosi pure di assurdità..</p>
<p>&#8220;Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l&#8217;esperimento, l&#8217;Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro. &#8221;</p>
<p>Dico&#8230; qualcuno ritiene credibile che tra il CERN a Ginevra e Il gran sasso in Abruzzo ci sia un tunnel scavato sotto terra? Dalla svizzera al centro Italia un tunnel?? Non lo sa che i neutrini vengono sparati attraverso la crosta terrestre e non vengono influenzati dalla materia se non in minima parte?</p>
<p>Per altro gli autori dell&#8217;esperimento suppongono di sbagliarsi e chiedono supporto alla comunità scientifica per aiutarli a dimostrare se vi sia un errore o se il dato sia reale, e a quel punto bisognerà vedere quanto cambierà se semplicemente sarà un allargamento della relatività co che cosa implicherà, di certo non la faciloneria di &#8220;possiamo andare più veloci della luce&#8221;.</p>
<p>Per il resto in italia l&#8217;investimento per la ricerca è sotto l&#8217;1%, nelle nazioni a forte crescita come giappone e cina toccano il 40%&#8230;</p>
<p>Continuo a chiedermi perché i ministri non li facciano fare a chi sa qualcosa di ciò che deve amministrare.</p>
<p>Ecco il suo articolo&#8230; vediamo se almeno lo cambierà&#8230;</p>
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		<title>Spaziale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 10:03:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<title>Lampione avvistato a Oslo dopo l&#8217;attentato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 22:04:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Da qualche giorno spopola &#8220;l&#8217;incredibile video&#8221; di un avvistamento di un ufo durante l&#8217;attentato di Oslo. Il video in oggetto, e che ormai abbiamo visto decine di volte è questo Lo trovo, inquietamte, davvero inquietate. Soprattutto per la quantità di persone che si bevono l&#8217;avvistamento ufologico lanciando pure fantasiose ipotesi del tipo che la mente [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Da qualche giorno spopola &#8220;l&#8217;incredibile video&#8221; di un avvistamento di un ufo durante l&#8217;attentato di Oslo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il video in oggetto, e che ormai abbiamo visto decine di volte è questo</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p class="wp-block-paragraph">Lo trovo, inquietamte, davvero inquietate. Soprattutto per la quantità di persone che si bevono l&#8217;avvistamento ufologico lanciando pure fantasiose ipotesi del tipo che la mente del terrorista fosse controllata dall&#8217;ufo, o che gli alieni vengano a controllarci nei momenti importanti della storia o addirittura che viaggiatori del tempo vengano a vedere gli stessi istanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A nessuno sfiora l&#8217;idea di pensare ad una spiegazione razionale, a nessuno sfiora neanche lontanamente l&#8217;idea che ci sia una spiegazione neppure scientifica, ma semplicemente stupida.<br>
Intanto i siti fanno un sacco di click, la gente sogna incredibili mirabolanti sconvolgimenti del mondo e incredibili complotti dei governi che ci nascondono le informazioni privandoci della conoscenza di fatti che potrebbero cambiare l&#8217;andamento della storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto nessuno fa un minimo di ricerca e scopre che senza neanche muoversi dal divano la soluzione è a portata di click.<br>
Resta sempre più facile sognare, o farsi abbindolare.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><br>
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