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	<title>Sogni strani... Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>Sogni strani... Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>Sogno concentrico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2017 19:11:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non avrei dovuto uscire di casa con questa stanchezza addosso, lo so. Ma non posso farci niente se devo andare proprio ora a... dove sto andando. Ho talmente sonno che non ricordo esattamente dove volevo andare. Ma sono qui e&#8230; D&#8217;un tratto, improvvisamente mi sveglio. Merda stavo addormentandomi alla guida?Il guardrail è pericolosamente vicino al [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Non avrei dovuto uscire di casa con questa stanchezza addosso, lo so. Ma non posso farci niente se devo andare proprio ora a.</em>.. dove sto andando. Ho talmente sonno che non ricordo esattamente dove volevo andare. Ma sono qui e&#8230; <em>D&#8217;un tratto, improvvisamente mi sveglio. Merda stavo addormentandomi alla guida?</em><br><em>Il guardrail è pericolosamente vicino al fianco, giro il volante, le ruote fischiano&nbsp;</em>o sto dormendo? Sono nel mio letto che dormo&nbsp;<em>o il sonno alla guida mi sta stordendo? Sembra quasi che il tempo rallenti e</em> tanto vale la lasci andare questa macchina, mi sveglierò, no?&nbsp;<em>O mi ritroverò schiacciato nei resti di un&#8217;auto contorta, schiacciato.&nbsp;</em>No. Sto dormendo ed è tutto un sogno e niente altro<em>&nbsp;</em><em>mentre il frastuono del metallo contro il metallo riempie ogni parte del mio cervello buttando fuori ogni pensiero,&nbsp;</em>non provo dolore -ancora- deve essere un&nbsp;<em>sogno di poter svegliarmi al di fuori di un&nbsp;</em>sogno.<br>E poi buio.<br><em>Buio.</em></p>
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		<title>Il di dentro di me</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Sep 2017 13:25:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non è semplice avere un super potere. La parte più difficile è saper controllarlo. Evitare che ti trasformi in un mostro, o che il mostro che hai dentro ti uccida. Il processo è stato lento, lungo, passo a passo fino a svuotare tutto ciò che era rimasto dentro di me. La prima parte a morire [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Non è semplice avere un super potere. La parte più difficile è saper controllarlo. Evitare che ti trasformi in un mostro, o che il mostro che hai dentro ti uccida.<br>
Il processo è stato lento, lungo, passo a passo fino a svuotare tutto ciò che era rimasto dentro di me.<br>
La prima parte a morire è stata l&#8217;intestino. Dal basso. Era lì che sentivo la tensione la pressione forte e la costrizione dell&#8217;ansia, della paura di perdere qualcuno. Era lì che sentivo il desiderio di amarti per quanto la gente parli di cuore. Era lì che bruciavi di più. Volevo dimenticare quello, cessare di provarlo e basta ma a morire fu soprattutto l&#8217;ansia. La paura. Cessai di essere capace di provarne. In effetti aveva i suoi lati positivi. Non era il risultato che avrei voluto ottenere ma non avere paure, non avere ansie, aveva il suo lato positivo.<br>
Non era sufficiente perché lo stomaco bruciava.<br>
Non provavo ansia ma era lì dentro lo stomaco che succedeva il resto. Un fuoco. Come un roditore che rode e morde e consuma, come una ruota dentata, mille ruote dentate a girare e rotolare, pezzi di vetro spezzati da ruote dentate dentro lo stomaco a ruotare e accumularsi fino a riempirlo e sputare e vomitare sangue e vetro e sabbia. Ho dovuto uccidere il mio stomaco. Escluderlo da ogni emozione. Escluderne ogni sensazione, strapparlo da dentro di me. Non avrei più sentito la tensione della rabbia, del rimorso, della vergogna.<br>
È stato quello il momento in cui mi sono accorto di non essere più in grado di respirare. Erano i polmoni ad opprimermi, erano i polmoni. Sentivo il freddo, il gelo fermarli, renderli incapaci di muoversi. Non era ansia, quella non la provavo da tempo, ne assenza, ne altro di cui fossi in grado di comprendere il motivo. O forse solamente una parte di tutte queste. Sentivo il rantolo della vita opprimere il mio essere, l&#8217;assenza di aria, l&#8217;incapacità di respirare e non esisteva luogo o situazione da cui uscire. Ovunque fossi l&#8217;oppressione era la stessa. Ogni luogo era un fuori luogo, come un pesce fuori dal&#8217;acqua od un uomo che affoga nessuno e nulla era ciò che doveva essere. Decisi di togliere anche i polmoni. Decisi che era l&#8217;unica soluzione.<br>
Rimbombava, il cuore. Rimbombava nel vuoto di una cassa toracica divenuta di risonanza. Rimbombava forte perché ti avevo incontrata ancora. Rimbombava come un martello che rintocchi su un gong amplificato da una stanza vuota e piccola fino a farmi esplodere le orecchie, fino a farmi esplodere il cervello rimbombava. Lo sentivo premere nel collo gonfiare le vene, spingere. Ogni volta che nella mia mente tornava a profilarsi il tuo volto, il ricordo del tuo sorriso, del tuo sguardo. Di ciò che mi avevi fatto e di ciò che avresti potuto ancora farmi. Rimbombava come un suono ridondante, come rocce che rotolano giù da un dirupo. Lo spensi. Spensi anche il cuore e lo estrassi.<br>
Rimase il vuoto. Niente altro dentro che il vuoto. Il silenzio.<br>
E il fuoco.<br>
Dentro il fuoco. Come guardare in alto in una grotta e vederne dall&#8217;interno le pareti rosse, nere di carne bruciata e piaghe. Il fuoco che non sterilizza, non cauterizza. Asciuga piaghe che vomitano pus e quando si ritira le crea di nuovo e in quella grotta ovunque cade liquido giallo e virulento e sangue che accende ancora quel fuoco che asciuga e brucia e chiude piaghe per aprirne altre ed ancora e ancora e ancora.<br>
Decisi infine che l&#8217;unico che doveva essere distrutto era il mio cervello. Schiacciato come a schiacciare una noce quando per aprirla ci si mette troppa energia.<br>
Tutti questi pensieri avrebbero cessato di esistere. Tutti questi ricordi sarebbero scomparsi per niente. Non avrei più pensato al futuro.</p>
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		<title>La bestia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Aug 2017 18:43:27 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Questo sarà il resoconto fedele di quanto accadde realmente quella notte di tredici anni fa, perché tutto quello che si è detto, le leggende che ne sono nate sulla mia persona non sono più reali di una fiaba per bambini. Non racconterò di quello che già sapete, di come affrontai il mostro e di come lo uccisi se davvero questo è quello che è accaduto, non mi soffermerò su quanto già scritto nei resoconti pubblici che ormai tutti avete letto e riletto, ma solamente su quanto in quei resoconti non è stato scritto. Su quanto non ho mai confessato ad anima viva. Ad anima. Viva.<br>Perché ora dopo tredici anni scelgo di scriverne? Perché sento che le forze mi stanno abbandonando, che il processo iniziato quel giorno sta arrivando a compimento, perché sappiate che cosa dovrete affrontare quando io me ne sarò andato. Io lo compresi quasi immediatamente, quando dopo essermi pulito di tutto quel sangue, dopo che il mio corpo fu recuperato alla fine di quella battaglia memorabile mi ritrovai a guardare nel piatto che sarebbe stata la mia cena. Quando mi guardai allo specchio e notai i primi impercettibili cambiamenti.<br>La domanda che mi è stata posta più spesso è certamente come sia stato possibile sopravvivere ad un simile scontro, si dice che nessun essere umano fosse in grado di affrontare la bestia, che non fosse possibile abbatterla con mezzi umani tanto che da quel giorno mi consideraste quasi un semidio o qualcosa di più. La risposta temo fosse che avevate ragione voi. Nessun essere umano ha la forza, il potere, il coraggio, l&#8217;arguzia o quello che volete, o meglio l&#8217;insieme di tutto questo per avvicinarsi neppure alla bestia. Accanto a lei non esiste altra scelta che soccombere o fuggire. Niente altro. Mi trovai io stesso a scegliere tra le due strade e scelsi la seconda. Fuggii prima di soccombere, o almeno ero convinto di aver fatto questo. Lo so che la delusione in molti di voi vi porterà ad odiarmi per l&#8217;immagine che avete creato su di me, per l&#8217;aspettativa, ma quando fui abbastanza vicino da vederla in tutta la sua interezza nonostante i mesi spesi nella ricerca, quando la vidi negli occhi fuggii in quella valle oscura, attraversai il ponte e fuggii via. Fu in quel momento che iniziò la battaglia vera e propria quando dall&#8217;altra parte del ponte trovai nuovamente quegli occhi a guardarmi. Ero suo. Non mi ero mai chiesto davvero come avrei potuto fermarla, l&#8217;impavida gioventù e la certezza in una morte eroica me lo avevano impedito. Non mi era più data la scelta tra fuggire e soccombere, ero stato un vile, un coniglio ma non era bastato a salvarmi. Rimasi immobile mentre invece di mordermi alla giugulare come mi aspettavo prese le mie armi, una ad una e le rivolse verso di me.<br>&#8220;Sono belle, forti&#8221; disse. Lo disse con voce suadente, più come un complimento che come un&#8217;accusa. &#8220;Raramente ho visto armi di tale fattura&#8221; aggiunse. Mi mostrò come usarle meglio di quanto avrei mai potuto fare. Meglio di come Cort, il mio maestro, mi avesse mai insegnato. Mi mostrò come avrei potuto usarle per ucciderla e poi le posò a terra. Non ebbi più il coraggio di impugnarle. Sarebbe stato più vile che fuggire, sarebbe stato più debole di morire. Fece l&#8217;amore con me. Come non lo avevo mai fatto, come non lo avrei mai più fatto. Mi chiese di usare una delle mie armi su di lei, mi chiese di punirla e ferirla, di farle del male ma non lo feci. Prese lei quell&#8217;arma e si tagliò fino a perdere più sangue di quanto credevo possibile e rimase a guardarmi mentre stava per morire. Lasciarla morire sarebbe stato più vile che usare contro di lei le mie armi come mi aveva insegnato a fare. Lasciarla morire sarebbe stato più vile di qualunque altra cosa. La salvai. Ne leccai le ferite perché altro non avevo per pulirne i lembi e li ricucii come lei mi mostrò. Ne bevvi il sangue e la ricucii. La bestia mi sorrise guardandomi ricoperto del suo di dentro, del suo odore ferroso e forte. Ne avevo la bocca, il viso, il collo, l&#8217;intero corpo ricoperti. Non so per quanto tempo mi tenne con sé, voi dite poche ore io ricordo secoli. Ricordo di essere invecchiato accanto a lei e morto e rinato e aver vissuto altre vite, ed altre ancora. Voi dite minuti io ricordo millenni di cui ricordo ogni istante e potrei raccontarvi resoconti di intere civiltà morte e sepolte e rinate e fiorite e morte e divenute polvere dalla cui polvere sono nati mondi. Rimasi lì accanto al mostro, alla bestia come se io fossi la regina e lei il re, lei la divinità di interi universi ed io l&#8217;umile messia. Persi le forze nel tempo. Invecchiai nei millenni ma era come se fossero durati pochi istanti come se ogni energia di cui ero in grado mi venisse succhiato e mentre invecchiavo io, lei, la bestia, ringiovaniva e diveniva più forte.<br>Un giorno infine svenni. Privato di ogni energia dopo aver visto nascere e morire l&#8217;ultimo degli universi possibili svenni. Quando mi risvegliai ero ancora ricoperto del suo sangue, le mie armi a terra come mi avete ritrovato, il mostro se ne era andato ed io ero divenuto un eroe.<br>Fu quando potei pulirmi e lavarmi dopo aver dormito non so quanto che osservai il mio volto, la forma dei miei denti, lo sguardo. Era cambiato qualcosa di impercettibile ma mi sentivo diverso. Fu quando mi portaste la cena che il mio sguardo era attratto più dal gocciolio lieve e rosso della carne che da qualunque altra cosa. Mi chiesi per la prima volta cosa sarei diventato.<br>Mi chiesi per la prima volta davvero come si potesse fermare la bestia.<br>Me lo sto chiedendo ora. Qui. Mentre vi scrivo.<br>Non so se riuscirò a fermarla, o se ci riuscirete mai voi.</p>
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		<title>Vuoti nel vuoto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2017 20:33:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dove cazzo sono finito? Ero sulla strada giusta e sono sicuro di esserlo ancora. Non ho svoltato da nessuna parte strana e la strada mi pare di conoscerla, è la seconda volta di oggi che mi succede, quel negozio mi ricorda qualcosa, sì sono sulla solita strada ma non ricordo a che altezza, se dovevo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dove cazzo sono finito? Ero sulla strada giusta e sono sicuro di esserlo ancora. Non ho svoltato da nessuna parte strana e la strada mi pare di conoscerla, è la seconda volta di oggi che mi succede, quel negozio mi ricorda qualcosa, sì sono sulla solita strada ma non ricordo a che altezza, se dovevo aver girato qualche decina di metri fa oppure se&#8230; ah no quello è il semaforo. Non capisco. Mi sta accadendo sempre più spesso e non capisco se sia che sono sovrappensiero, ho l&#8217;impressione che il cervello si sconnetta per alcuni secondi o minuti e prenda il controllo la memoria muscolare a farmi guidare ancora, e quando il cervello si riconnette non sono certo di dove fossi arrivato. Cosa stavo pensando? Che cosa mi ha sconnesso? Se non sbaglio stavo pensando di lei. Lei o lei? Non mi ricordo neppure a cosa stessi pensando. Probabilmente a lei, ai suoi capelli ricci e alla sensazione latente che mi ha lasciato vederla l&#8217;altro giorno. Le parlerei se non fosse che avrei dovuto farlo un anno fa almeno, prima di uscire con la sua migliore amica. Come uno scemo. Sono stanco. Non dovrei fare intere settimane a tornare così tardi, ad andare a letto così tardi ed alzarmi presto, &#8220;e forse anche tu stai pensando che siamo troppo diversi, vorrei riuscire a guardare con i tuoi occhi&#8221; Carmen Consoli &#8220;come mai non hai più voglia di parlare&#8221;, non ne ho da un po&#8217; neppure io. Mi nascondo, fuggo fingendo di non capire e passo da un momento all&#8217;altro sfuggente. E metti la freccia una buona volta! Se solo la gente imparasse ad usare una rotonda, non pretendo che siano tutti svegli ma usare una rotonda, stare sulla corsia interna non lo vedo così assurdo, usare una freccia quando serve. Mi ha mai sorriso? A volte ho l&#8217;impressione di sì, a volte ho l&#8217;impressione semplicemente di essere un coglione e di aver buttato il mio tempo in direzioni ostinate e sbagliate, altro che De Andrè, a lavoro oggi mi sono fatto nuovamente fregare e nuovamente qualcuno mi è passato davanti come ogni volta. Lo dovrei capire che non conta nulla saper fare quanto sapersi vendere, che non conta quanto sei in grado di dare, ne quanto dai ma conta solo che quel coglione con i capelli da spaventapasseri spiaccicati di lato sulla testa parla di cose che non sa con persone che non sanno di cosa parla lui ma che sono<span id="more-4236"></span> le persone giuste, vendersi bene alla fine è sempre la strada, vendersi bene. Tutto qui. Dovrei essermi venduto bene anche con te, ma anche tu sembri fuggire. Mi rendo conto che di tutti sei quella che conosco meno, non so neppure se tu abbia una famiglia, sei una scatola nera chiusa e mi chiedo se tu sia disposta a dare la chiave a qualcuno, cosa ci sia dentro, e forse è proprio questo che mi accende delle luci latenti nella scatola cranica, mi chiedo dove finirò tra qualche anno, immagino a volte la mia morte, mi immagino su un letto di ospedale incosciente ma in grado di sentire, di capire. Immagino flussi di gente, di parenti a lavarsi la coscienza davanti ad una persona incosciente, a visitare qualcuno che non hanno cagato per anni solo per far vedere che tutto sommato ci si deve voler bene, che tutto sommato non è che gli stessi sul cazzo perché sei sempre suo fratello, cugino, zio nipote, è solo che gli stavi sul cazzo. Tutto qua. Merda. Mi sono perso di nuovo? No devo girare a destra adesso. A destra dove? Questo incrocio somiglia all&#8217;altro, non è questo il punto. Che cosa mi sta succedendo? Non ho neppure bevuto, neppure troppo almeno, non da non ricordare dove stia andando o che cosa stia pensando. Pensavo a quella psicopatica mi pare, no? No non stavo pensando a lei era di morte o dell&#8217;altra, aspetta. Questo è l&#8217;incrocio. Ieri mi è successo anche mentre parlavo con Luca, ad un certo punto mi ha fatto una domanda e si è accorto che ero sconnesso. Non saprei dire a cosa stessi pensando ma era come se ci fosse qualcosa, un altro me che pensasse a qualcosa di diverso da quello che tutto il resto del mio raziocino vuole pensare. Stavo pensando della pazza credo, di come sia riuscita a rovinarmi un mondo bello rendendolo pesante, stancando e stressando ogni giorno, portandomi via il bello di quello che ho provato con tutto me stesso a donarle e mordendo, strappando, buttandomi addosso la rabbia che prova per il mondo e so benissimo non per me nello specifico. Probabilmente stavo pensando a questo, come ormai mi accade troppe volte, troppo spesso. Ho già fatto disastri enormi pensandoci, danni enormi. E vorrei fuggire a volte. Vorrei fuggire da tutto questo, come dai ricordi. Ho parlato con la mia ex l&#8217;altro giorno. non ci parlavamo da un po&#8217;. Mi ha fatto ricordare perché ci siamo lasciati, quanto di tutto questo fosse colpa mia ed un po&#8217; anche quanto fosse colpa sua. Mi rendo conto di essere stanco, di non farcela più, di avere bisogno di una vacanza da tutto e da tutti, di andare lontano e rimanerci per un po&#8217; di tempo. Di stare in silenzio. E di non guidare questa macchina ogni giorno per andare in una molteplicità di posti che ormai mi si confondono in testa.<br />
&#8220;In fondo lo sai che le apparenze ingannano / facile risponderti che puoi prenderti tutto quello che vuoi / mi hai soltanto strappato un po&#8217; di silenzio / mi hai soltanto strappato un po&#8217; di silenzio / soltanto strappato soltanto un po&#8217; di silenzio / soltanto sprecato il tuo nobile fiato&#8221;, in questi giorni Carmen Consoli è davvero la colonna sonora dei pensieri che faccio, dei ricordi che vivo. Non è in qualche modo iniziato tutto lì? Alla fine se ricordo bene ho scelto quel giorno il bivio sbagliato che mi ha portato qui, che mi ha incastrato in un ruolo che non è quello che avrei dovuto rincorrere con le unghie e con i denti.<br />
Ed ora dove sono? Qual&#8217;è l&#8217;incrocio che trovo davanti? &#8220;Sopporterei ciò che più mi offende /&nbsp;Assisto a quei gesti guidati dalla tua stupidità /&nbsp;Sopporterei ciò che più mi uccide /&nbsp;Saprei restare comunque fedele a me stessa /&nbsp;Viscidi sorrisi non riscaldano /&nbsp;Tra bene e male ho già deciso /&nbsp;In fondo sai che le apparenze /&nbsp;Non m’ingannano /&nbsp;Mi hai soltanto strappato un po&#8217; di silenzio&#8221;. Qual&#8217;è questo incrocio dei tanti che ho già visto? Sono ancora su quella strada o sta cambiando?<br />
Sta cambiando qualcosa?</p>
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		<title>Immemori battaglie pt2: &#8220;Quindi? Hai deciso?&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2016 23:26:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Quindi? Hai deciso?&#8221; La persona da cui proveniva la voce lo stava guardando con aria interrogativa dall&#8217;altra parte di una scrivania. Lui era immobile, nel suo completo elegante leggermente stropicciato. &#8220;Sì, non è stata chiara la mia risposta?&#8221; Sembrava stupito del sentire nuovamente chiedere in merito alla decisione, era molto sudato ma apparentemente era come [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Quindi? Hai deciso?&#8221;<br />
La persona da cui proveniva la voce lo stava guardando con aria interrogativa dall&#8217;altra parte di una scrivania. Lui era immobile, nel suo completo elegante leggermente stropicciato.<br />
&#8220;Sì, non è stata chiara la mia risposta?&#8221;<br />
Sembrava stupito del sentire nuovamente chiedere in merito alla decisione, era molto sudato ma apparentemente era come se qualunque fatica avesse fatto fosse relegata al di fuori di quella stanza, in una specie di oblio di cose dimenticate.<br />
&#8220;Ricordi cosa hai risposto poco fa?&#8221; disse la persona dall&#8217;altra parte della scrivania.<br />
&#8220;Certo ho detto che&#8230;&#8221; il volto dell&#8217;uomo si rabbuiò qualche istante. &#8220;Ho detto che&#8230;&#8221; Una vena gli si gonfiò sulla fronte, pulsava mentre si copriva il volto con le mani scuotendo la testa.<br />
&#8220;Cazzo.&#8221; aggiunse. &#8220;Non avevo detto questo, solo pochi istanti fa ero certo del contrario! Ero sicuro che la decisione più sensata fosse&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Quindi? Hai deciso?&#8221; ripeté nuovamente l&#8217;altra persona.<br />
L&#8217;uomo alzò la faccia dai palmi delle mani poco prima di urlare &#8220;Che cazzo mi avete dato da bere?&#8221;<br />
&#8220;Nulla.&#8221; rispose la persona di fronte con tutta la calma del mondo.<br />
La vena dell&#8217;uomo continuò a pulsare mentre lui rimaneva in silenzio.<br />
Passarono alcuni minuti.<br />
&#8220;Allora respirare, qualcosa? Qualche siero della verità?&#8221;<br />
&#8220;Sei sicuro che sia questa la verità? Che sia la tua risposta definitiva?&#8221;<br />
&#8220;Cazzo. No. Non è un siero della verità, non lo è perché la verità sarebbe una ed una soltanto, non è un cazzo di siero della verità, cosa mi avete dato?&#8221;<br />
&#8220;Non ti ho dato nulla. Quello che sta accadendo sta accadendo solo grazie alla tua mente, a ciò che tu pensi. Ma non hai ricevuto nessuna sostanza ne da me ne da nessun altro.&#8221; La voce era assolutamente calma e rilassata, forse parlava leggermente a rilento &#8220;Ora è il momento di prendere una decisione, non c&#8217;è più tempo. Vuoi combattere o arrenderti? Ci credi ancora nonostante tutto o hai deciso che sia il momento di lasciarti andare?&#8221;<br />
&#8220;Sei tu a controllare la mia mente. Sei tu che devi avere qualche potere, qualche cosa. Mi stai manipolando con le cose che dici&#8221; l&#8217;uomo sembrava agitarsi sempre di più, il pulsare della vena pareva volerla fare esplodere e le gocce di sudore avevano ripreso a scendere copiose. &#8220;Parli in maniera melliflua e mi fai cambiare idea, mi fai sragionare.&#8221; batté il pugno sul tavolo.<br />
&#8220;Quindi? Qual&#8217;è la decisione? Il tempo non è infinito e la fuori molte pedine si stanno muovendo.&#8221;<br />
&#8220;Fanculo! Non credo di potercela fare! Mi è già stato detto che non ha senso, che non c&#8217;è speranza, che non c&#8217;è modo di affrontare quella battaglia, chi mi fa fare di lottare per qualcosa che non può che portare alla distruzione?&#8221;<br />
&#8220;Il tempo sta per scadere, sarà qualcun&#8217;altro a decidere per te.&#8221;<br />
L&#8217;uomo rimase in silenzio, i suoi occhi si muovevano velocemente in tutte le direzioni, cercava un appiglio, una certezza ma la stanza era vuota, non vi erano finestre e non si vedevano gli spigoli delle pareti. Tutto era di un bianco abbacinante tranne la sedia su cui era seduto, la scrivania e la sedia su cui era seduto il suo interlocutore. Vestito a sua volta di bianco.<br />
All&#8217;esterno, qualunque cosa fosse l&#8217;esterno vi erano voci di persone, chiacchiere, risate.Cercava di isolarne le voci e di capire se qualcuno potesse comunicare con lui. A volte gli pareva di riconoscerne qualcuna, forse erano ricordi. Una frase gli ruotava in testa, gli pareva di vederla scritta, non aveva mai sentito una frase così pesante, schiacciante, pregna di responsabilità. La battaglia forse stava tutta in quella frase, il senso della battaglia, della sua vita stessa stava forse in quella frase e in niente altro. Era il peso che lo portava a cedere e la forza che lo portava a lottare. Allo stesso tempo.<br />
Il ticchettio di un orologio segnava il tempo ed evidenziava il silenzio di quel luogo mentre la persona di fronte a lui lo fissava senza proferire parola.<br />
Passarono ancora alcuni secondi che parvero ore.<br />
&#8220;Quindi? Hai deciso?&#8221; disse l&#8217;uomo.</p>
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		<title>Fallimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jun 2016 18:38:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosoffiando?]]></category>
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					<description><![CDATA[Non se ne andrà questo senso di fallimento. Sono stato in un luogo, oggi. In un prato in cui ho fatto l&#8217;amore con te anni or sono. Di nascosto da un mondo. Non lo ricordavo. Come un pugno nello stomaco il mondo ancora una volta si è voltato. Ancora una volta mentre  sei lontana. Scrivo. Scrivo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non se ne andrà questo senso di fallimento.<br />
Sono stato in un luogo, oggi. In un prato in cui ho fatto l&#8217;amore con te anni or sono.<br />
Di nascosto da un mondo. Non lo ricordavo.<br />
Come un pugno nello stomaco il mondo ancora una volta si è voltato.<br />
Ancora una volta<br />
mentre  sei lontana.</p>
<p>Scrivo.</p>
<p>Scrivo di un sogno in cui t&#8217;incontrai tanti anni prima,<br />
il mio primo ricordo d&#8217;infanzia su cui costruire un altro mondo che potrebbe portarmi lontano.<br />
Ne mancano ancora due da raccontare ed un mondo.<br />
Lontano.<br />
Racconto di te,<br />
di ciò che sei stata in un altro mondo ancora<br />
di cosa sarei stato senza incontrarti<br />
poi il mondo si volta nuovamente.</p>
<p>Il mondo si volta.<br />
Ancora una volta.</p>
<p>Si aprono porte,<br />
si aprono nuove porte,<br />
grandi porte.</p>
<p>E chi mi guarda vede quello in cui tu mi trasformasti,<br />
non il fallimento di aver perduto me stesso in questo mondo.<br />
Chi mi guarda ci crede davvero, più di quanto io<br />
-miscredente possibilista-<br />
possa mai credere.</p>
<p>Chi vede non sa nulla di cosa c&#8217;è dietro tutto questo muro<br />
dietro questi mondi.</p>
<p>Ve ne sono altri, è vero, vivo tra i mondi, tra i monti, tramonti, tra morti, tramortiti sentimenti ritorti.</p>
<p>Non se ne andrà il senso di aver fallito,<br />
e non importa se vincerò il mondo,<br />
se conquisterò la vetta.<br />
In tutto questo avrò fallito.</p>
<p>Non importa perché tornerai,<br />
lo hai sempre fatto.<br />
E te ne andrai in un altro mondo.<br />
In un altro modo.</p>
<p>Forse mostro, forse musa, forse sogno, forse solo una foto nel tempo, forse tutto questo assieme.<br />
E fallirò ancora.<br />
Anche sull&#8217;olimpo.<br />
Anche conquistato il mondo avrò sempre e comunque perduto il mio unico desiderio.</p>
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		<title>Ore sogni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2016 22:28:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[19]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;idea solo che da lì a poche ore, o giorni avrei potuto incontrarne lo sguardo mi tenne sveglio per giorni. Ero consapevole che non sarebbe accaduto niente di diverso dal solito nulla, era il nostro ruolo che ciò accadesse in questo modo. Ma era qualcosa dentro, qualcosa che non avevo scelto. La cosa che faceva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;idea solo che da lì a poche ore, o giorni avrei potuto incontrarne lo sguardo mi tenne sveglio per giorni. Ero consapevole che non sarebbe accaduto niente di diverso dal solito nulla, era il nostro ruolo che ciò accadesse in questo modo. Ma era qualcosa dentro, qualcosa che non avevo scelto. La cosa che faceva sì che incontrassi quello sguardo in un mondo o nell&#8217;altro, da una parte o dall&#8217;altra del confine onirico. A intervalli regolari. Ed era l&#8217;incontrarla di rado a farmi invecchiare in fretta tra una volta e l&#8217;altra pur di accelerare i tempi.</p>
<p>Non fu che un giorno normale, forse più lungo, forse più silenzioso. Veloce e forte sentivo il mio battito nel vuoto tra le clavicole come a rimbalzare. Fu un giorno come non poteva non essere.<br />
Come non poteva non essere, e nulla più.<br />
Avrei voluto ogni istante poter entrare nel suo mondo. Incontrarla ancora nel suo mondo e scoprirlo vicino o lontano dal mio. Conoscerne sfaccettature che non conosco, amarlo od odiarlo. Avvicinarmi o fuggirne. Esaminare l&#8217;ascendente che nonostante tutto continua ad avere su di me.<br />
Ma era un giorno come un&#8217;altro, come ce ne saranno ancora. Come ce ne sono già stati. Solamente un giorno, un momento, un nulla.</p>
<p>L&#8217;idea solo che da qui a pochi giorni, potrò reincontrarne lo sguardo mi tiene sveglio da giorni, o forse anche ora sto sognando e tutto questo è solo l&#8217;immagine del libro che ho chiuso prima di sdraiarmi.</p>
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		<title>Fumo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2015 17:49:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dodici Gradi]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Ricorda di quando iniziò ad avere queste fantasie?&#8221; Fantasie? &#8220;Si, omicidi morti, cose di questo genere&#8221; Io non ho di queste fantasie, e soprattutto non vedo perché dovrei averne, al limite ho fatto qualche sogno, poco altro. &#8220;Bene, ricorda quando è iniziata questa sua ossessione, questa serie di sogni, questo suo pensare alla morte di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Ricorda di quando iniziò ad avere queste fantasie?&#8221;<br />
</em>Fantasie?<br />
<em>&#8220;Si, omicidi morti, cose di questo genere&#8221;</em><br />
Io non ho di queste fantasie, e soprattutto non vedo perché dovrei averne, al limite ho fatto qualche sogno, poco altro.<br />
<em>&#8220;Bene, ricorda quando è iniziata questa sua ossessione, questa serie di sogni, questo suo pensare alla morte di donne?&#8221;</em><br />
Non credo di esserne ossessionato, nel modo più assoluto, mi capita qualche volta di pensarci, si come può capitare di pensare nuda una bella donna che passa, ma non direi di esserne ossessionato o dipendente, io sono uno che sta ben alla larga dalle dipendenze e cose simili, sto lontano dalle droghe, dal fumo, dall&#8217;alcool, si qualche birretta a volte tuttalpiù, ma niente di che.<br />
<em>&#8220;Cosa le viene in mente pensando parola ossessione?&#8221;<br />
</em>I fumatori.<br />
<em>&#8220;Lei si sente ossessionato dai fumatori?&#8221;<br />
</em>No, i fumatori sono ossessionati dal fumo<br />
<em>&#8220;Provi a parlarmene&#8221;<br />
</em>Li guarda mai? Sembra come se la presenza stessa del fumo li attorni, come chiocciole che si portino dietro il propri guscio, loro si portano dietro il fumo, l&#8217;alone di puzza, il bisogno di fumare, la sigaretta in tasca sempre pronta e se non lo è la comprano o la rollano ossessivamente, continuamente. Il loro bisogno di uscire ogni ora a respirare da quel loro rotolino di morte, di respirare la morte passo passo, piano piano, ogni giorno più e più volte, e ogni volta ancora non ne sono soddisfatti. Sa, da piccolo ho letto Momo, di Michael Ende, non so se ha presente, mi sono rimasti impressi nella testa, proprio dentro, tatuati i personaggi cattivi: degli uomini grigi che si nutrivano del tempo sottraendolo alle persone, uomini in giacca e cravatta e con la valigetta, ma soprattutto uomini con il sigaro. Il sigaro e fatto con le foglie -o i petali non ricordo- del tempo essiccati ed arrotolati, ne erano talmente dipendenti da dover fumare ogni istante e dover accendere un sigaro ogni volta con quello che stava finendo. Lo vedo così il fumatore. Mi sembra come un malato bisognoso di una flebo, incapace di viverne senza ma come se la flebo fosse contemporaneamente veleno e piacere, lo vedo come una persona sopraffatta dal bisogno impellente di assumere qualcosa di esterno per riequilibrare qualcosa di interno, quasi come se non lo assumesse il cuore dovesse esplodere o il cervello spegnersi. Lo vedo come un malato che non si rende conto di essere malato, come uno zombie che non si sia reso conto di essere morto, lì attaccato a questa sua sigaretta a credere di aspirare la vita mentre è il fumo ad aspirarla via. Non credo di saperne rendere l&#8217;idea fino in fondo ma penso al fumo che invade i bronchi come a veder fumare l&#8217;uomo invisibile e questo fumo entrare poi nelle vene e dalle vene entrare nel cervello, negli organi e colonizzarli, colonizzane i desideri come un parassita, mille parassiti, milioni di parassiti che necessitino di nutrirsi ancora con una nuova boccata e vedo il fumatore ignaro, incapace di capire come ognuna sia un darsi ulteriormente a questo demone. Vedo il corpo marcire dentro partendo dai polmoni ed irrorando il marcio a raggiera seguendo le vene e via via fino ai capillari e mentre vedo il corpo marcire li vedo attaccati a quel bastoncino fumante come se non fosse capace di staccarsi, mi sembra uno di quei topi a cui hanno dato un tasto che stimola il piacere e che muoiono di fame a forza di stare a stimolare quello, come una lumaca attratta dal sale che a poco a poco si scoglie ed ho la consapevolezza che non servirà a nulla dirglielo, farglielo notare, perché otterrebbe lo stesso scopo.<br />
<em>“Quindi li vede senza speranze in qualche modo?”<br />
</em>Si, anche se alcuni si salvano o sopravvivono a lungo.<br />
“<em>Capisco, ed invece come vede le donne? Come è il suo rapporto con esse?</em>”<br />
Non credo valga la pena parlarne, non credo che abbiano questa importanza da doverne discutere, no?<br />
<em>“Eppure in questi incontri lei me ne ha parlato spesso, ha spesso parlato di fantasie che le riguardano”<br />
</em>No, non credo lo siano. Non credo siano fantasie quantomeno.<br />
<em>“Cosa sono se non sono fantasie?”<br />
</em>La seduta è finita.<br />
<em>“Cosa sono se non sono fantasie?”<br />
</em>La seduta è finita.<br />
<em>“Ritorneremo sull’argomento alla prossima seduta”</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Immergersi in te stesso (edited)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2015 17:05:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[*il racconto è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale*Non è buona norma in genere immergersi in solitaria,&#160;in tutti i corsi insegnano a scendere sempre con in compagno ma d&#8217;altronde sono molte le cose che non è buona norma fare, ad esempio scendere con&#160;un bombolino ean 70 in una immersione profonda, ad esempio, ma non credo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #999999;"><em>*il racconto è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale*</em></span><br>Non è buona norma in genere immergersi in solitaria,&nbsp;in tutti i corsi insegnano a scendere sempre con in compagno ma d&#8217;altronde sono molte le cose che non è buona norma fare, ad esempio scendere con&nbsp;un bombolino ean 70 in una immersione profonda, ad esempio, ma non credo che nessuno dei due rappresenti un problema per l&#8217;attività che ho scelto di fare oggi.<br>Questa è una bella sera di una stellata come poche volte se ne vedono, complice l&#8217;inverno&nbsp;e lo scarso turismo la gran parte delle luci sono spente e questo permette di vedere il tutto illuminato solo dagli astri e dalla luna che sta salendo lentamente all&#8217;orizzonte tra i monti. L&#8217;aria è frizzante e viva, e l&#8217;acqua assolutamente calma, un&#8217;ottima notte per un&#8217;esperienza come questa.<br>La preparazione dell&#8217;attrezzatura come sempre è veloce ma meticolosa, non vorrei avere qualche genere di imprevisto che mi tolga la calma assoluta&nbsp;che ho dentro.<br>La bombola è piena ma non credo mi servirà, il bombolino ben agganciato e con l&#8217;erogatore chiuso, i formalismi sono importanti.<br>La torcia è ben carica, della secondaria non credo di averne bisogno ma è qui nella tasca del GAV non si sa mai, giusto? Fermo un passante per chiudermi la muta stagna, pulisco la maschera e sono pronto.<br>Le panchine sono sempre un ottimo aiuto per un subacqueo, niente di più comodo che sedersi, allacciarsi il gav, la bombola, prendere in una mano il bombolino e la maschera, nell&#8217;altra reggere la torcia e le pinne, alzarsi e camminare verso lo scivolo di alaggio per le barche.<br>Ho fatto centinaia di volte questa immersione e la conosco ormai più del giardino di casa ma è da sempre la mia preferita: qui ho imparato e qui voglio stare per&nbsp;sempre.<br>Con l&#8217;attrezzatura sulle spalle scendo in acqua lasciando i vari oggetti minuti sul bordo dello scivolo, l&#8217;acqua non è fredda come mi aspettavo e questo è molto positivo. Indosso la maschera e faccio un paio di prove creando depressione all&#8217;interno ma entra aria&nbsp;quindi non è messa bene, la ricontrollo, la sistemo, perfetto. Ora prendo dallo scivolo&nbsp;le pinne e le indosso, questa è una delle cose più comode di questo punto di immersione, puoi stare in piedi tranquillo a prepararti in acqua ma la profondità aumenta velocemente spostandoti di pochi metri. Un&#8217;accoppiata vincente.<br>Controllo l&#8217;aggancio del bombolino al&nbsp;GAV e sono pronto: tutto è in&nbsp;ordine.<br>Mi guardo intorno, mi viene spontaneo fare il gesto di ok con il pugno sulla testa ma questa volta non c&#8217;è qualcuno a cui segnalarlo, alzo il corrugato, svuoto e scendo.<br>Ci vogliono solo pochi istanti e mi trovo a cinque metri, mi viene da sorridere pensando che ho dimenticato di portare la boa di segnalazione, anche questa è una di quelle cose che non si fanno ma non credo sarà un problema per nessuno.<br>L&#8217;immersione, il mio percorso preferito almeno, inizia scendendo qualche metro seguendo una sagola che parte dalla base dello scivolo di alaggio verso il largo, questa porta ad un piccolo canyon che lascia presagire l&#8217;immensa bellezza che da lì a poco colpirà il mio sguardo e la pace che porta.<br>Di notte si vede poco oltre a due pareti di roccia ognuna a pochi centimetri dalla spalla, potrebbe fare impressione detto così ma quaggiù è un altra cosa, tra queste due pareti si vedono scendere rapidamente le rocce da una decina di metri a oltre i trentacinque, di fronte il blu scuro&nbsp;assoluto, dietro le pietre della spiaggetta.<br>Ed è nel blu che bisogna andare, questo canyon in genere fa effetto di&nbsp;sfogo per le correnti e mescola i termoclini con il movimento di acqua che si incanala. Fermandosi all&#8217;inizio a volte sembra di avere il vento freddo tra i capelli&nbsp;ma&nbsp;non questa sera perché di inverno l&#8217;acqua in superficie non è sufficientemente calda ed i termoclini sono di conseguenza meno marcati. L&#8217;emozione di scendere da questo punto in ogni caso&nbsp;resta sempre unica. In pochi secondi sono a trenta metri, carezzo la valvola del bombolino ma non è ancora il suo momento: ora posso guardarmi attorno;&nbsp;il canyon scompare in alto e qui il buio è più forte, si vede solo quello che viene illuminato dal cono luminoso della torcia e puntando verso sinistra, verso il largo, la luce non può nulla contro l&#8217;oscurità infinita della notte. A destra invece le rocce color sabbia chiara&nbsp;mi sovrastano ed in un anfratto c&#8217;è il presepe, forse il punto di immersione&nbsp;più famoso da queste parti. Lo saluto rimanendo a guardarlo ancora qualche minuto mentre attorno non c&#8217;è alcun suono al di fuori delle bolle che escono dal mio erogatore. Ritmicamente. Circa ogni otto secondi.<br>Questo è ciò che vengo a trovare qui ogni volta: il silenzio così diverso dal silenzio del mondo di sopra, così diverso da ogni silenzio. Talvolta&nbsp;ci sono suoni,&nbsp;molti, ma pur sempre in qualche modo educati: quando l&#8217;acqua è mossa si sentono le rocce cozzare tra loro, i sassi muoversi con quel tipico suono secco e acuto che&nbsp;somiglia a quello che fa un accendino quando si accende, ma più acuto, più breve e secco. I suoni sott&#8217;acqua si propagano molto più velocemente che nell&#8217;aria, tanto da impedire di capire la direzione da cui provengono, ad esempio il suono dei motori delle barche somiglia&nbsp;a quello di una mosca che voli in modo costante, e anche questo se non lo si conosce è impossibile da comprendere, e non si riesce a capire da che parte arrivi, da che parte vada. I suoni qui ti avvolgono, e come essi sei parte del mondo, sei parte del mondo come il mondo è parte di te.<br>Allontanandomi dal presepe scendo di pochi metri e mi sposto, dovrei trovare qualche sette nano dallo strano nome, i subacquei hanno un umorismo particolare, il più famoso e storico si&nbsp;chiama &#8220;embolo&#8221; credo sia il più significativo oltre ad essere il primo che ho incontrato. Scendendo più in profondità, oltre i quaranta metri i riflessi cominciano a rallentare, tutto ciò che può essere tensione nel mondo di fuori qui dentro è così lontano, assente, così insignificante da scomparire. Non come se si rimpicciolisse e ridimensionasse ma proprio come se la superficie dell&#8217;acqua fosse un portale tra un universo ed un altro e tutto rimanesse nel proprio. Qui non esistono. Penso sempre all&#8217;immagine di &#8220;Stargate&#8221; nel momento in cui mi sto immergendo, c&#8217;è una consapevolezza diversa, una calma, un rilassamento che&nbsp;credo possa esserci simile solo nello spazio siderale. L&#8217;adrenalina non esiste ed il cuore batte lentamente, il respiro è lento e regolare, chiudendo gli occhi sembra quasi di sciogliersi e mescolarsi e far parte di questo tutto, ci si sente un niente parte di un tutto e al contempo un tutto con tutto.<br>Puoi vedere pesci muoversi lenti ed avvicinarsi curiosi, consapevoli che tu non sei un pericolo, a volte sfiorarli, puoi essere uno di loro, toccare i gamberi sotto quello che per noi è il collo e vederli muovere le zampette, puoi vedere cuccioli protetti da adulti ed infilarti in foreste di piante verde fluorescente, o osservare il modo sinuoso con cui le anguille avanzano,&nbsp;peccato che in genere duri poco meno di un ora prima di dover risalire per l&#8217;aria o per la saturazione dell&#8217;azoto che sia, ma non questa volta.<br>Il computer segna 66 metri,&nbsp;lentamente apro il bombolino, con un EAN 70 l&#8217;ossigeno-tossicità dovrebbe essere stata sufficiente a stordirmi a trenta metri a più di sessanta non dovrebbe volerci molto, ma il fondo qui supera agevolmente i cento e nel frattempo continuerò a scendere. Per sicurezza ho indossato molto più dei pesi che utilizzo in genere. Mi tolgo il gav, lo faccio ruotare davanti a me respirando ancora dalla bombola dell&#8217;aria, che nel frattempo chiudo. Ho ancora un paio di respiri prima che non esca più nulla, il tempo di rimettere il gav, e iniziare a respirare dall&#8217;erogatore del bombolino.<br>All&#8217;inizio sembra tutto normale, ma non potevo aspettarmi come diceva il mio istruttore che fosse &#8220;un colpo di pistola&#8221;, nulla nel corpo umano è così secco ed immediato credo,&nbsp;non che sia un medico, conosco solo quello che riguarda la subacquea, mentre scendo oltre la zona sabbiosa mi si avvicina un luccio enorme, sembra guardarmi ed io lo guardo, mi ruota attorno e si mette a testa in giù come un delfino, mi fa ridere e le bolle che escono dal mio erogatore lo fanno fuggire, o forse era già fuggito prima che ridessi&nbsp;&nbsp; non&nbsp;&nbsp;&nbsp; ne&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; s ono&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; troppo&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ss icuro,&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; tempo&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; sembra&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; scorrere&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; strano.<br>D&#8217;un tratto mi accorgo di avere i piedi in alto e di aver toccato il fondo con la testa, è un attimo poi mi giro mentre passa un altro luccio, questo non sorride. Forse è quello di prima.<br>Ho forse, il dubbio&nbsp; &nbsp;che&nbsp;&nbsp; &nbsp;potrebbe non essere il luccio&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; delfino il &nbsp;ruotavo io? Ruotare? Il fondo. Sto respirando, e questa cosa sulla bocca, in bocca,&nbsp;mi infastidisce come un peso come una maschera di ferro di un re imprigionato. La tolgo e sto volando, in assenza di peso posso muovermi come si muovono gli uccelli, posso fluttuare nell&#8217;universo e attraversare mondi&nbsp;o essere io mondo&nbsp;attorno a me nubi belle color della sabbia si alzano mi impediscono la vista e poi si spostano e si muovono, sembra di essere&nbsp;nel cielo&nbsp;e uccelli senza ali&nbsp;mi guardano e&nbsp;ridono. No&nbsp;non ridono le ali ma gli uccelli, insomma quelli lì, non li vedi?! Quelli lì.<br>Ridono e io rido con loro, rido a crepapelle come un matto mentre&nbsp;Embolo che&nbsp;è sceso qui da me&nbsp;mi saluta, e quello? Quello sembra Giuseppe che cammina con&nbsp;Maria o sono due pesci o sono le mie mani che si allontanano verso un dove che non so&nbsp;e vedo i fiori sul fondo e i prati verdi poi più nulla e fiori che divengano grandi grandi grandi come mondi e dentro i fiori tanti fiori con dentro fiori grandi e poi nulla.<br>Credo che gli occhi abbiano iniziato a ruotare verso l&#8217;alto, insistentemente.&nbsp;Mi fanno male mi fanno male come volessero girarsi dentro come dovessi guardare dietro ma non potessi girare la testa?<br>Non mi sento più nell&#8217;acqua, non mi sento più. E vedo dentro, credo che gli occhi siano girati davvero&nbsp;dentro e vedo dentro di me.<br>Ho sempre pensato che le immersioni portassero all&#8217;introspezione quanto la meditazione, che aiutassero a rilassarsi e parlare con se, con l&#8217;io profondo a vederlo ed affrontarlo lontano dalla realtà,&nbsp;ma ora vedo dentro me! Voglio dire, vedo direttamente il cervello, il cervello e i suoi tarli,&nbsp;con le loro zampette e le loro alette lunghe e striate, vedo insetti muoversi sulla&nbsp;superficie,&nbsp;dentro attraverso buchi, mordere, mordicchiare, ne sento il rumore, crick crick,&nbsp;guarda quello! Ha il volto di Lei e sta mordendo proprio in mezzo credo ci sia la parola lì, se ho un ricordo vago di queste cose&nbsp;e quello lì? Sembra così triste e solo, scontroso con quell&#8217;aria superiore, ha due baffoni buffi ed un piccolissimo orologio a cipollotto e morde anche lui qua e là, dentro, profondo. Dietro lui una lunga scia che attraversa più parti del cervello, ed eccone un altro curioso che muove la testa come a ritmo perso in se stesso e fa i suoi buchi con un trapano a meno invece che mordendo.&nbsp;Sento come di non avere più un corpo e mi sento risucchiato dentro, come dicono debba essere&nbsp;in un buco nero mi sento allungare,&nbsp;allungato all&#8217;infinito come uno spaghetto&nbsp;a partire da quello che potevano essere i piedi infinitamente lontani e le caviglie chilometri prima e&nbsp;decine di chilometri indietro le ginocchia, centinaia il corpo e migliaia le spalle fino alla testa che tende a distanza infinita&nbsp;e sono liquido. Attorno a me infiniti dischi morbidi e rossi come cuscini tondi ed altri bianchi come sfere dalla superficie rugosa altri&nbsp;oggetti ancora rosa ma nell&#8217;insieme il tutto è di un rosso scuro e vivido, scivolo velocemente in questa specie di corridoio tondo pieno di vicoli, curve bivi e diramazioni, ogni tanto ci sono valvole da cui posso entrare e guardando dietro mi accorgo che non posso tornare da dove vengo spinto a intervalli regolari, ad ogni colpo più in là e&nbsp;come se sapessi dove andare come se fossi attratto da qualcosa&nbsp;nonostante i bivi mi sembra di essere organicamente unito in una sola entità. Accelero e rallento, accelero e rallento come spinto o trascinato, accelero e rallento, e il corridoio si fa sempre più stretto, in mille, milioni, miliardi di piccoli corridoi ed io pur sentendomi uno&nbsp;sono in ognuno di loro come diviso in infinite infinitesime parti di un tutto vedo infiniti corridoi, sono in&nbsp;infiniti infinitesimi corridoi e sento di essere spinto e attratto fino a raggiungere una superficie più solida dove i corridoi sono talmente stretti da essere indistinguibile l&#8217;essere ancora in corridoi&nbsp;o lo stare attraversando una struttura solida tra atomo e atomo. Sento di stare cambiando, sento come se non fossi più nell&#8217;acqua ma per un istante mi sento carne e aria e legno e nulla di tutto questo, mi sento fantasma che attraversa un muro e muro attraversato&nbsp;e nuovamente mi trovo in un lungo corridoio questa volta lineare e dritto.<br>Blu. Per qualche momento sembra una situazione stabile, ho il tempo di osservare attorno contemporaneamente in ogni direzione la superficie di questa galleria grigia e il blu che sono dentro di essa. La sento muoversi, non piegarsi, non comprimersi ma come se si inclinasse velocemente in una direzione, nell&#8217;altra, in un altra ancora e poi&nbsp;nuovamente mi sento&nbsp;risucchiato verso il basso,&nbsp;veloce sento il rumore di qualcosa strofinato, qualcosa che gratta&nbsp;su una superficie non liscia ma neppure&nbsp;molto porosa,&nbsp;non sono più nell&#8217;acqua perché sento le direzioni dei suoni ed è in basso questo rumore, a scatti come trascinato, ed è la direzione verso cui sto andando.<br>Mentre parte di me osserva ancora la superficie liscia osservo dove inizia il mio essere stringersi il corridoio, mi sento stringere tra due punte di metallo e comincio ad uscire, ad essere fuori su di una superficie bianca&nbsp;dalla quale mi sento attratto tanto da non potermi più staccare, sento di stare prendendo una forma sinuosa lunga interrotta a tratti, mi sento parte di qualcosa di più grande di me.<br>Resto lì qualche tempo immobile, mentre sento spostare la superficie su cui sono finito, sento di rimanere chiuso quando una superficie analoga viene appoggiata su quella che sento mia e poi di nuovo sento l&#8217;aria quando questa superficie non so quanto tempo dopo viene nuovamente allontanata. Poi come una pelle d&#8217;oca sento alzarsi qualcosa di me, lo sento elevarsi, allontanarsi, sento come di perdere il corpo se mai l&#8217;ho avuto e di essere essenza ed improvvisamente volo&nbsp;verso qualcosa, verso&nbsp;l&#8217;alto.<br>Non sapevo i tuoi occhi fossero così belli, così veri, così stupiti ma li vedo un istante e poi sento battere.<br>Tump, Tump, Tump, Tump.<br>Ho trovato casa.</p>
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		<title>Non portarmi con te ad un concerto, non sarò lì.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2015 17:12:07 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Sono stato a non so quanti concerti nella mia vita, e non so con quante persone nel tempo, nello spazio, tra le dimensioni.<br>I concerti per me si dividono in due macro categorie, la prima è quella in cui vado ad ascoltare musica, la seconda è quella in cui vado a incontrare musica.<br>Oggi sono qui, la folla mi attornia, di fronte a me una ragazza dai capelli ricci mi ricorda qualcuno, si muove come immersa nel mondo del suono, la vedo sorridere pur non vedendone il volto e&nbsp;ne riconoscerei il sorriso. Accanto a me una vecchia amica con cui condivido una passione del tutto musicale e di ricordi di mare, di monti, di tramonti Corsi e dell&#8217;odore di quel fuoco, e di fonte a lei immancabilmente la donna più alta del mondo a spostarsi ovunque lei vada. Due donne nascondono il loro affetto reciproco che non è d&#8217;amicizia pura e tra rockers e persone raffinate la folla si mescola in caleidoscopiche combinazioni di colori e di volti, persone si muovono all&#8217;unisono pendendo dalle labbra di una cantante non più così giovane come un tempo ma d&#8217;una carica immensa, ed io lì al centro di un mondo fino. Non saprei come descriverlo con una parola diversa. Fino come carta velina e sfocato e distante come lo sfondo di un ritratto in primo piano, io sono lì accanto alla sua voce, neppure il suo volto e niente esiste attorno, non esistono le braccia fini della ragazza di fronte a me, non esiste la mia amica, le due amanti, non esistono i metallari e le signore raffinate, i cartelli, e i salti.<br>Da fuori devo sembrare del tutto intontito, silenzioso, spento mentre dentro si muove un mondo di immagini colori e sensazioni e ricordi di mare di chitarre di un letto grande del volto di una vecchia amica che non vedo da troppo tempo e che continuerò a non vedere per troppo tempo ancora e che forse incontrerò&nbsp;un giorno altrove, da un altra parte in un altro quando dove e perché.<br>Non è così magra come un tempo sul palco la voce, formosa più di quando faceva preoccupare il suo pubblico e con quel vestito mi ricorda un altra voce accanto all&#8217;orecchio a suonare quella chitarra per me, all&#8217;orecchio, mentre con pezzi di specchio distrutto tra le mani cercavo immagini che mi dicessero chi ero e non le vedevo, le ombre ne nascondono il volto e le labbra si trasformano in quelle labbra che sapevano ascoltare e parlare e dire e amare pur senza amare ed essere salvezza costante. Sento quella chitarra acustica lontana da tutti i suoni entrare dentro come un pugno, come quel pugno che sentisti dentro un giorno davanti alla porta di casa quando pronunciai quelle parole. E scivolo nei meandri di altri istanti di un auto a vagare per ore nel nulla di un mondo che era tutto tra le due porte e nulla al di fuori.<br>&#8220;Accontentarsi di niente&#8221; è una frase che ruota nel cielo di questo ambiente chiuso azzurro di nuvole chiare d&#8217;un giorno d&#8217;estate tra i papaveri&nbsp;&#8220;accontentarsi di niente&#8221; in qualunque modo tu voglia leggerlo è la risposta. Tra lo scegliere di arrendersi o il lottare all&#8217;infinito e ruota nell&#8217;essere, nell&#8217;etere, come sdraiato sopra di me fiori&nbsp;a forma di&nbsp;mani a muoversi nel vento creato dai suoni ed il sole delle luci e dell&#8217;amore che viene scagliato da un palco quasi sputato di rabbia e per questo vivo.<br>Ho passato anni ad accumulare ricordi, ho passato anni a vivere mondi diversi unendo in me infinite esperienze cozzanti diverse intersecanti che esplodono in momenti in cui vivo la musica o creo e poi d&#8217;un tratto quasi un istante dopo essere iniziato, due ore e più&nbsp;tardi, le urla gli applausi ed accanto a me ancora la mia vecchia cara amica, le due&nbsp;amanti segrete e tutti gli altri mentre si accendono le luci ed è ora di tornare.</p>



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		<title>Navigando</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2015 22:25:21 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Il turno di lavoro oggi è stato duro, più duro del solito e sento la stanchezza chiudermi gli occhi, apro i finestrini e metto l&#8217;aria al massimo per cercare di svegliarmi meglio per questa ultima mezzora di strada e poi potrò infilarmi sotto le coperte. Il termometro indica che fuori ci sono dodici gradi ed io indosso solo la t-shirt dell&#8217;Oktoberfest 2011, ottima situazione per svegliarmi fuori un po&#8217;.<br>Il navigatore da qualche giorno quando punto casa dopo un po&#8217; sembra impazzire e mi indica un altro luogo, gli altri giorni questa cosa mi fa incazzare terribilmente oggi stranamente invece mi sento così rilassato, forse per questo misto tra stanchezza e freddo da sentirmi quasi inerte. La mente riprende a lavorare anche se gli occhi rimangono mezzo chiusi, e la testa mi</p>



<p class="wp-block-paragraph">cade</p>



<p class="wp-block-paragraph">non sono sulla strada di casa!<br>Mi sono distratto e come uno scemo mi sono messo a seguire l&#8217;indicazione sbagliata del navigatore che non so dove mi sta portando, indica un luogo a dieci minuti da qui, e stanchezza a parte non ho davvero molto da perdere, domani finalmente potrò starmene a casa almeno il mattino e a casa nessuno mi aspetta quindi quale miglior momento per fare una cosa scema?<br>Fermo al semaforo osservo le mie braccia scoperte, i peli dritti della pelle d&#8217;oca, tremo leggermente ma è un bene, mi tiene senza dubbio più sveglio, metto la testa fuori e respiro l&#8217;odore umido di questa serata, non mi ero accorto avesse piovuto, il respiro si addensa e dietro il respiro vedo il rosso del semaforo trasformarsi un verde. Sono in una zona della città che mi sembra terribilmente, ancora un paio di svolte e ci sono, chissà dov&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">TUMPH</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8230;una bambina?! Era una bambina! Ho investito una bambina? Cosa ci faceva in mezzo alla strada?<br>Scendo a controllare? Scappo? Non credo mi abbia visto nessuno, ma cosa ci faceva una bambina da sola in mezzo alla strada immobile, come mi guardasse, e poi era vestita completamente di nero, non fosse per quella pelle bianca cinerea non avrei neppure visto che era una bambina, avrei sentito il tonfo, e&#8230; e la macchina che si è alzata quando la ruota sinistra le è passata sopra.<br>La macchina che si è sbilanciata spingendo il mio corpo verso destra mentre la ruota le passava sopra.<br>Il rumore molliccio di qualcosa sotto la mia ruota sinistra che passava su di lei.<br>Il rumore della gomma che cigola su qualcosa di umido dopo essere scesa, dopo essere passata sul corpo della bambina.<br>E sto ancora guidando, il navigatore punta a casa mia, casa mia e rimbomba nella mia testa il rumore, lo spostamento del corpo la ruota il silenzio, non ho neppure frenato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono a casa ora, non ho il coraggio di scendere di guardare il sangue che deve essere sul fanale, sulla ruota sulla ruota che ha schiacciato quel corpo sul fanale che ha spaccato quel corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scendo e guardo a terra la strada priva di segni, osservo il muso della macchina, anch&#8217;esso&nbsp;normale, liscio, senza ammaccatura, senza macchie, addirittura impolverato, la ruota normale, sporca di terra come sempre e di nient&#8217;altro.<br>Credo di aver sognato.<br>L&#8217;unica cosa è questa sostanza nera, come carta velina bagnata incollatasi sul paraurti come un adesivo umido, come le decalcomanie per i tatuaggi dei bambini prima che si asciughino, come foglie umide e fini portate dal vento e sferzate da ore di pioggia.</p>
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		<title>Quel tempo, la nebbia, la luna</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2015 19:54:05 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Una luna fine nel cielo nero e privo di stelle, quasi privo di stelle. Solo una, sempre lei, in basso a destra della Luna. Credo sia&nbsp;Venere probabilmente quindi si, nessuna stella come in quelle notti.<br>Una lieve nebbia e il respiro che si addensa come una nuvola davanti alla mia bocca.<br>Non c&#8217;è freddo ma neppure è arrivato il caldo dell&#8217;estate.<br>Credo significhi qualcosa mentre dal giardino di casa resto immobile a guardarla.<br>Mi aspetto di vederti arrivare da un moment all&#8217;altro ma non guardo, non cerco. Osservo questa luna finissima come un sorriso storto, osservo quella stella o quel pianeta come un piccolo neo alla Marilyn in questo cielo a donare quel tocco di bellezza all&#8217;universo.<br>Il mio respiro si addensa, scompare, si addensa, scompare.<br>Sento la tua presenza qui, accanto a me.<br>Come se mi stessi pensando a tua volta, no di più sento la tua presenza qui accanto a me.<br>Poi torno in casa,&nbsp;chiudo gli scuri, guardo il termometro -dodici gradi- e&nbsp;comincio a scrivere nel cielo nero privo di stelle, della Luna. Fine.</p>
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		<title>Dodici gradi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2015 21:43:24 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Era una sera di quelle in cui la temperatura ti fa rabbrividire solo un istante, il respiro si addensava in una piccola nube prima di scomparire quasi improvvisamente, indossavamo tutti maglioncini leggeri o giacche leggere, ed era buio.<br>Moltissimo buio.<br>Ricordo l&#8217;aria frizzante di quella sera come fosse oggi, come fosse vera, e ricordo di aver girato la testa incontrando accanto ai miei occhi la mano di mio padre, la presi e la tirai leggermente verso di me, lui sembrava assorto a guardare nella stessa direzione in cui stavo guardando io solo pochi istanti prima.<br>Ho sentito la mia voce dire &#8220;papà, papà, ma chi è quella ragazzina&#8221;?<br>Era sulla strada davanti a casa mia, a terra, piatta come un foglio di carta leggermente raggrinzito, attorno a lei c&#8217;erano dei signori che non conoscevo e qualche mio zio o zia che non saprei definire, c&#8217;era anche la zia gilda, e quella&nbsp;signora che mi dava sempre le caramelle al miele. Entrambe signore anziane&nbsp;nel buio&nbsp;della sera&nbsp;si distinguevano solo per il fumo che usciva dalle loro bocche e che vedevo nonostante fossero di spalle salire&nbsp;qualche istante dalle loro teste.<br>Erano vestite di nero, con&nbsp;il velo in testa e quei vestiti tipici delle donne anziane delle zone rurali. Osservavano tutti la bambina schiacciata, quasi&nbsp;fosse disegnata a&nbsp;terra e il signore che con una spatola di&nbsp;ferro la stava staccando dall&#8217;asfalto e ne stava raccogliendo i resti, come quando si stacca un adesivo da un contenitore di&nbsp;plastica.<br>La bambina era anch&#8217;essa vestita di nero come tutto, portava un vestito intero con le gonne che arrivavano fino all&#8217;altezza delle ginocchia e&nbsp;delle scarpe di vernice in tinta.<br>Il viso era dolce, non sorridente ma neppure triste, era difficile distinguere molto i lineamenti, un po&#8217; per l&#8217;età, un po&#8217; per la piattezza dell&#8217;immagine, aveva però lunghi capelli neri raccolti in due trecce ai lati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi svegliai lentamente, non di soprassalto, passai dallo stato del sonno a quello della veglia pensando ancora a chi potesse essere questa ragazzina, provavo un&nbsp;senso forte legame elettivo nei suoi confronti e una mezza consapevolezza che non fosse un sogno fino in fondo, le diedi il mio stesso nome ma ovviamente al femminile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando fui completamente sveglio piangevo per la sua assenza, per il suo essersene andata dal mio mondo, in un modo o nell&#8217;altro. Ero un bambino, di sei anni ed è il ricordo di sogno&nbsp;più vecchio che io abbia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ha accompagnato per tutta la vita in un modo o nell&#8217;altro, ci sono certi giorni nelle mezze stagioni, a settembre quando l&#8217;aria si raffredda o a marzo quando sta iniziando ad andarsene il freddo in cui passando davanti alla casa dove abitavo sento ancora quella lieve brezza, osservo l&#8217;aria addensarsi poco davanti alla mia bocca e poi allontanarsi e guardo come aspettandomi di incontrare quella bambina, o di vedere cosa le fosse accaduto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo altri due sogni non molto distanti, il primo so di averlo fatto qualche mese dopo di questo, nel sogno ero adulto, guidavo un auto e questa si fermava ai bordi di una strada rialzata, da lontano vedevo giù dal dirupo una donna, in questo sogno ero adulto, immobile a guardare in direzione opposta alla mia. Scesi dall&#8217;auto e percorsi la discesa verso la donna, la raggiunsi mentre era ancora voltata di spalle e le toccai una mano.<br>Un istante dopo stavamo scappando da un branco di lupi e mi svegliai del tutto privo di paura come se fosse stato il sogno più avvincente, l&#8217;avventura più divertente mai vissuta, tanto che la ripetei decine e decine di volte nei miei giochi a scuola nelle settimane a venire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel tempo mi capitava spesso di sentire la sensazione di essere tornato a quel momento, quell&#8217;aria leggermente fresca, frizzante, il buio attorno, i lampioni spenti, forse solo uno lampeggiante per dare l&#8217;atmosfera del vedo e non vedo, e la netta sensazione che girandomi avrei visto la bambina, o la donna adulta che nel frattempo poteva essere diventata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella mia adolescenza quella bambina divenne il mio ideale di bellezza, negli occhi di ogni ragazzina cercavo i suoi, cercavo una ragazzina col mio nome, una ragazza con quei capelli, una donna con quello sguardo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ero adolescente sognai di incontrarla, fu come un colpo di fulmine improvviso, la incontrai e l&#8217;affinità elettiva che ci legava esplose in una scintilla, non so descrivere come ma il sogno durò mesi in cui ogni sera ci vedevamo, uscivamo, facevamo mille cose ma al contempo non ricordo nessuna di queste cose, ricordo la sensazione di averle vissute. Lei era sempre vestita di nero e portava ancora quei capelli neri raccolti anche se più corti rispetto al primo sogno.<br>Un giorno decise di portarmi a casa sua, per presentarmi suo padre, abitava vicino a dove abitavo nella realtà, saprei anche andare a suonare a quel campanello se mai ne avessi avuto il coraggio. Nel sogno suonò lei, una volta entrato ricordo la stanza il tavolone grande, il camino, ricordo quell&#8217;aria di casa calda, quel senso di focolare domestico d&#8217;altri tempi, ricordo di aver discusso con suo padre dei miei studi, di cosa avrei voluto fare da grande, mi disse cosa secondo lui sarebbe stato conveniente facessi nella mia vita, che è poi quel che feci nella realtà ma non per i suoi consigli.<br>Poi mi girai per sorridere a lei, ma lei non c&#8217;era, chiesi a suo padre e lui si mise a piangere e mi svegliai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fu uno dei sogni più strani che feci e l&#8217;ultimo in cui la sognai dormendo, passarono molti anni da allora divenni il professionista che curiosamente nel sogno mi era stato consigliato di diventare ma non ebbi mai un buon rapporto con le donne, non saprei dire il perché, o forse si. Non avevano quei capelli, quello sguardo, o quando lo avevano ne ero terrorizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un giorno diversi anni fa stavo guidando, non ricordo neppure da dove tornassi, cosa ci facessi lì se mi distrassi, se corressi, non ricordo nulla, ma ero su una curva di una tangenziale poco lontano da dove abito ora, persi il controllo del mezzo, improvvisamente, senza alcun presagio la coda cominciò ad allargarsi, a perdere aderenza a scivolare verso l&#8217;esterno. Ricordo tutto come a rallentatore, il tempo di pensare che non sarebbe potuta finire bene, la lucidità di controsterzare, il pensiero dei corsi di guida sicura in cui mi ripetevano che il corpo tende a far girare l&#8217;auto nella direzione in cui si guarda, il pensiero costante di guardare la strada nella direzione in cui avrei dovuto andare, il guardrail che sfiora il muso della macchina mentre la coda è già sulla corsia di destra. Ho tutto il tempo di pensare che sono fortunato ad essere su una strada a doppia corsia ma a senso unico&nbsp;e di essere su quella di sinistra, finalmente il controsterzo comincia ad agire e la coda ricomincia a rientrare, giusto il tempo di sperare di essermela cavata e poi di accorgermi dell&#8217;effetto pendolo che porta l&#8217;auto a ruotare nella direzione opposta, giusto il tempo di pensare ancora di guardare nella direzione giusta in modo che la memoria muscolare faccia il resto.<br>Non so quanto sia durato, ma dentro di me è durato ore il tempo tra l&#8217;inizio di quella sbandata e la fine. Immobile al centro della strada, senza danni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiusi gli occhi e respirai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiusi gli occhi e ringraziai il cielo per essere stato solo in macchina e per non aver ceduto al panico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Posai la mano sul sedile del passeggero, poco distante dal freno a mano, sempre con gli occhi chiusi e sentii una mano toccarmi, una mano calda, liscia.<br>L&#8217;aria era frizzante o forse era l&#8217;adrenalina ad esserlo, aprii gli occhi e accanto a me non c&#8217;era nessuno, guardai subito la mia mano e non notai nulla di strano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornai a casa lentamente ancora con il cuore in gola, incapace, incapacitato, in crisi, ed una volta arrivato mi misi a letto e spensi la luce.<br>Il cuore batteva ancora terribilmente forte, dovevo bere un goccio di Jack, aprii gli occhi e allungando la mano verso l&#8217;interruttore mi cadde lo sguardo sull&#8217;armadio a specchio, la luce era poca, solo quella che filtrava dagli scuri semichiusi dalla notte, ma accanto a me, dietro di me nel letto vidi una donna dai lunghi capelli raccolti&nbsp;su due&nbsp;trecce, accesi la luce e mi voltai a guardarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c&#8217;era.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora sono qui, guardo il liquido dorato nel bicchiere largo, lo faccio ruotare, penso che sia uno dei colori più belli che conosca quello del whiskey, e mi piace la densità così diversa da quella dell&#8217;acqua, il modo di muoversi, l&#8217;odore forte prima di berlo il gusto forte e delicato che cambia nel tempo del sorseggio tra infinite sfumature tra dolce e amaro, ed il retrogusto che rimane.<br>Non sono più stato al buio da allora. Non ho più spento la luce ne sono uscito di casa la sera.<br>Ho un termometro da esterni e non esco mai se la temperatura non è lontana dai dodici gradi, molto più bassa o molto più alta non importa, ma non voglio più sentire quell&#8217;aria frizzante, non voglio più vedere l&#8217;aria del respiro addensarsi in quel modo.<br>Non ho più dormito con le luci spente e non ho più guidato, i miei colleghi mi danno del pazzo perché cammino un ora e mezzo ogni giorno, andata e ritorno. Le giornate si stanno accorciando però, e la temperatura si abbassa, non manca molto a quando non potrò più andare a lavoro e senza passare dal buio, senza vedere addensarsi l&#8217;aria del respiro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo scrivo questa lettera.<br>Ora il bicchiere è finito, e sento il freddo dentro.<br>Ora il bicchiere è finito e spegnerò la luce.</p>
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		<title>Parto.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jan 2015 21:07:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il mio cervello corre, corre.Persone convivono, vivono, corrono in ogni direzione.Razionale irrazionale.Corre. Per strada mi ritrovo a fare strade che non ho mai fatto ma che conosco,strade nuove, vecchie, sconosciutamente conosciute. Ci sei tu che corri nel cervello.Corri, corri come non mai,-ho letto da qualche parte che una pallottola che attraversi la testa ed entri [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il mio cervello corre, corre.<br>Persone convivono, vivono, corrono in ogni direzione.<br>Razionale irrazionale.<br>Corre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per strada mi ritrovo a fare strade che non ho mai fatto ma che conosco,<br>strade nuove, vecchie, sconosciutamente conosciute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sei tu che corri nel cervello.<br>Corri, corri come non mai,<br>-ho letto da qualche parte che una pallottola che attraversi la testa ed entri diagonalmente finisca per girare radente al cranio e ruotare per tutto esso all&#8217;interno-<br>Corri e ti guardo e rido a vederti correre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella mia testa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non posso chiudere nel cassetto una cosa così grande che non mi ci sta in testa.<br>Non posso chiudere nel cassetto qualcosa di così grande senza chiudere un pezzo di me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esplode nella testa come razzi&nbsp;la razione di irrazionalità che avevo nascosto razziando nella mia mente ogni relazione&nbsp;alla reazione del pensiero della&nbsp;tua immagine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dovrei fare pace col cervello se il cervello volesse far pace con me, se la testa non esplodesse di dolore come se non ci stesse più in sé come se il&nbsp;sé&nbsp;fosse solo un&nbsp;se o il se fosse sé, senza ma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi accorgo di aver parlato del mondo, di aver parlato di me, di aver scritto ogni cosa ma non di te, o del tè o del significato che ha in me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Corre corre ancora il cervello e la testa scoppia s&#8217;accoppia si copia sincopa si.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una mia parte lo sa, l&#8217;altra l&#8217;accetta, l&#8217;altra si scontra, l&#8217;altra si affretta.<br>Fugge non va salta, lo fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché non ammettere ciò che è?<br>Perché se fosse partirei verso quel luogo che ho sempre voluto e nascosto e fuggito e impaurito.<br>Perché se non fosse sarebbe un gardner il proiettile.</p>
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		<title>Perché ho smesso di scrivere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Aug 2012 18:34:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In questi giorni mi sono interrogato sul mio scrivere, anzi per l&#8217;esattezza sul mio non scrivere.Perché non scrivo?Non sento più il bisogno di scrivere?Talvolta si, ma è ciò che vorrei scrivere a bloccarmi, o meglio chi leggerebbe e non trovo sensato scrivere solo per me, perché ciò che è scritto lo è per essere letto.La [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni mi sono interrogato sul mio scrivere, anzi per l&#8217;esattezza sul mio non scrivere.<br>Perché non scrivo?<br>Non sento più il bisogno di scrivere?<br>Talvolta si, ma è ciò che vorrei scrivere a bloccarmi, o meglio chi leggerebbe e non trovo sensato scrivere solo per me, perché ciò che è scritto lo è per essere letto.<br>La vita è più frenetica, il tempo è meno, vivere da soli ti lascia determinate libertà ma contemporaneamente ti porta via molti tempi morti un tempo utilizzabili per creare, scrivere, comporre, suonare.<br>L&#8217;età fa calare <a href="/blog/il-mio-mondo-di-scrivere-e-cambiato/">determinati impeti letterari</a> ma neppure questa ne è la causa.<br>Un tempo la mia vita era più &#8220;tumultuosa&#8221; come quella di ogni adolescente o ragazzo e amavo creare &#8220;mondi&#8221; immaginari o pseudo reali ed applicarli alla realtà del momento, scrivere cose struggenti ed applicarle a realtà non necessariamente tali, scrivere racconti o pezzi poetici da psico killer e camuffarli da rabbia adolescenziale, scrivere di uno sguardo incontrato per strada come fosse l&#8217;amore di una vita, magari applicarlo ad uno sguardo di persona reale ma non necessariamente corrispondente per giustificare il mio scrivere d&#8217;un amore che in realtà non esisteva.<br>Era semplice una volta immaginato -profilato- qualcosa di struggente trovare una situazione a cui applicarlo e quindi scriverlo già su una data situazione, era semplice data un immagine nella mente renderla reale su un volto, su un luogo, su qualcosa che rendesse l&#8217;immagine poetica una poetica realtà.<br>Ora il mondo attorno a me è cambiato, complice l&#8217;età, complice una stabilità (psicologica e sentimentale, dato che quella lavorativa decisamente non è per ora).<br>Scrivere un <a href="/blog/del-suo-sorriso-della-bellezza/">racconto sul sorriso di una donna</a>, o l&#8217;immagine di un ricordo di un <a href="/blog/category/racconti/page/2/">istante modificato nel tempo</a>,&nbsp; mi espone al dover spiegare alle persone che ho accanto da dove venga tale immagine, a inventare sia il sorriso della persona che ho accanto o a giustificare perché non lo sia,&nbsp; scrivere del sentimento di <a href="/blog/assenza/">vuoto ed assenza</a> dato dalla mancanza di qualcuno mi espone a dover giustificare da dove venga questo desiderio di scriverlo, a inventare a chi applicarlo per quietare almeno parzialmente il dubbio, l&#8217;incredulità del fatto che possa non essere applicato a nulla di reale se non al ricordo di ricordi, o a un sogno estemporaneo.<br>Scrivere una parafrasi di <a href="/blog/la-genesi-dalla-bibbia-secondo-me/">passi della Bibbia</a> mi espone al dubbio di blasfemia, da giustificare di fronte ai ragazzi che educo nello scoutismo, o più probabilmente ai loro genitori che al giorno d&#8217;oggi attraverso Facebook possono vedere praticamente tutto, compreso questo post.<br>Lo scrivere un <a href="https://www.staipa.it/blog/alex-pt1/">racconto cyberpunk</a> con la cultura che ci sta dietro legata a modi di dire volgari che lo rendono tale mi espone a sua volta agli stessi rischi, scrivere un <a href="/blog/acino/">racconto di morte</a> invece espone al preconcetto che uno sia psicopatico, che non possa educar ragazzi, che stia male e vada educato quando magari è solo il parto di un sogno, o della visione di un film, o di un&#8217;innocente riflessione sulla morte, ma in passato ho scritto e non pubblicato cose ben peggiori che ai miei occhi sono sfoghi, o provocazioni ma agli occhi di una fidanzata, di un genitore, di un datore di lavoro risultano essere tradimenti, sintomi di violenza, mancanza di rispetto.<br>Poco importa se tutto ciò sia alternato con consigli su come cercare di avere un&#8217;informazione non di parte, o se provo a dimostrare l&#8217;esistenza dell&#8217;anima si può pensar di me che io creda d&#8217;esser arrivato chissà dove o essere chissà chi.<br>Infine se talvolta scrivo cose più <a href="/blog/vite/">filosofiche sulla vita</a>, o cose <a href="/blog/sulla-felicita/">sulla felicità</a>, indubbiamente meno interpretabili, eppure a volerla tirar tutta tra le righe ci possono essere lì più pezzi della mia vita vera di quanto ce ne siano nel resto di quanto scrivo, ma non è sempre e solo questo che scrivo o che trovo da scrivere.<br>Io credo non di &#8220;scrivere&#8221; ma di &#8220;trovar qualcosa da scrivere&#8221; trovarlo dove? Nell&#8217;aria, nel mondo, sotto il cuscino, sotto il tappetino dell&#8217;ascensore di lavoro, nella tua tasca, lo trovo lì.<br>E poi io stesso rileggendomi mi chiedo <a href="/blog/rileggermi-scrivere-rileggermi-io-non-sono-me/">chi abbia scritto ciò che ho trovato da scrivere</a>, estraniandomi completamente da me, dal perché ho scritto da cosa ho scritto, dimenticando chi sia lo scrittore.<br>E da tutto questo nasce un ulteriore dubbio, diatriba, una dicotomia del pensiero, perché questo stesso scritto può essere compreso in fondo o può essere lasciato a un livello che mi indichi semplicemente come paranoico.<br>Quindi in definitiva la domanda è perché non scrivo?<br>Per che non scrivo o per chi non scrivo?<br>Non scrivo per chi mi chiede perché scrivo, non scrivo su chi sbaglia a cercare come interpretare ciò i miei scritti, non scrivo per chi quando descrivo un volto si sofferma a pensare a chi sia quel volto e non alla poesia che voglio esprimere, per chi quando scrivo di un amore vuole sapere se quell&#8217;amore esista&nbsp; e non si sofferma a goderne semplicemente l&#8217;immaginario, non scrivo per chi quando descrivo un sentimento mi chiede a chi sia diretto e non si limiti a provare a viverlo per nessuno o tutti o chi vuole come lo vivo io scrivendolo, al contrario non scrivo per chi quando scrivo rabbia e insulti si sente offeso invece di chiedersi a cosa e chi siano rivolti e perché, non scrivo per chi non ha la capacità di astrarre dal conoscermi e non riesca a leggere un mio racconto horror, cyberpunk o splatter come leggerebbe il racconto di uno scrittore sconosciuto.<br>Non scrivo in definitiva per chi giudica e chi legge ciò che scrivo non per quello che scrivo ma per conoscere cose che non vi sono scritte.</p>
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		<title>La Genesi. Dalla Bibbia secondo me.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 07:37:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Polemipolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l&#8217;abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: &#8220;Sia la luce!&#8221;. E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In principio Dio creò il cielo e la terra.<br />
Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l&#8217;abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.<br />
Dio disse: &#8220;Sia la luce!&#8221;.<br />
E la luce fu.<br />
Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte.</p>
<p><strong>E fu sera e fu mattina:  primo giorno.</strong><br />
Dio disse:  &#8220;Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque&#8221;. Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento.<br />
E così avvenne.<br />
Dio chiamò il firmamento cielo.</p>
<p><strong>E fu sera e fu mattina: secondo giorno.</strong><br />
Dio disse:  &#8220;Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l&#8217;asciutto&#8221;. E così avvenne.<br />
Dio chiamò l&#8217;asciutto terra e la massa delle acque mare.<br />
E Dio vide che era cosa buona.<br />
E Dio disse: &#8220;La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie&#8221;. E così avvenne:  la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona.</p>
<p><strong>E fu sera e fu mattina: terzo giorno.</strong><br />
Dio disse: &#8220;Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra&#8221;.<br />
E così avvenne:  Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona.</p>
<p><strong>E fu sera e fu mattina: quarto giorno.</strong><br />
Dio disse: &#8220;Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo&#8221;. Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: &#8220;Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra&#8221;.</p>
<p><strong>E fu sera e fu mattina: quinto giorno.</strong><br />
Dio disse: &#8220;La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie&#8221;. E così avvenne: Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.</p>
<p>E Dio disse: &#8220;Facciamo l&#8217;uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra&#8221;.<br />
Dio creò l&#8217;uomo a sua immagine;<br />
a immagine di Dio lo creò;<br />
maschio e femmina li creò.</p>
<p>Dio li benedisse e disse loro:</p>
<p>&#8220;Siate fecondi e moltiplicatevi,<br />
riempite la terra;<br />
soggiogatela e dominate<br />
sui pesci del mare<br />
e sugli uccelli del cielo<br />
e su ogni essere vivente,<br />
che striscia sulla terra&#8221;.</p>
<p>Poi Dio disse: &#8220;Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde&#8221;. E così avvenne.  Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.</p>
<p><strong>E fu sera e fu mattina: sesto giorno.</strong><br />
Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel <strong>settimo giorno</strong> da ogni suo lavoro.  Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto.  Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati.</p>
<p><strong>E fu sera e fu mattina: ottavo giorno.<br />
</strong>Dio vide nel mezzo del mondo un uomo, Abramo che si guardava intorno dimentico del passato e smarrito al quesito di chi avesse creato tutto questo<strong>.<br />
</strong>Scese sulla terra e vi parlò per poi lasciarlo vivere e lasciare che il suo verbo si espandesse. Rimase a seguire l&#8217;uomo per ore, tra le sue guerre, e le civiltà.<br />
L&#8217;uomo era diverso dagli altri animali e seguirlo era un&#8217;attività molto più faticosa delle precedenti.</p>
<p><strong>E fu sera e fu mattina: nono giorno.<br />
</strong>Dio disse: &#8220;dov&#8217;è finito l&#8217;uomo in questa notte?&#8221; E fece scendere il suo figlio primogenito sulla terra per indicare la via agli uomini, li seguì il tempo che questi nuovi insegnamenti si espandessero poi la fatica lo portò nuovamente a riposare.</p>
<p><strong>E fu sera e fu mattina: decimo giorno.<br />
</strong>Dio disse: &#8220;dov&#8217;è finito l&#8217;uomo in questa notte?&#8221; E con rammarico guardò le armate vestite di bianco fregiate di croci rosse, guardò le guerre e il sangue, guardò la barbarie, e vide che non era cosa buona e giusta. Decise di cambiare il mondo, ancora una volta ma con segni più piccoli per non interferire troppo, mandò santi e cultura, voglia di rinascita.</p>
<p><strong>E fu sera e fu mattina: undicesimo giorno.<br />
</strong>Dio disse: &#8220;non è questo ciò per cui ti ho creato libero&#8221; e urlò all&#8217;uomo di smetterla col petrolio, con l&#8217;uranio, con il sangue e le guerre fratricide, fece tremare la terra, scaldare il cielo, lanciò segni che non lasciassero dubbi sul rischio dell&#8217;uomo di distruggere la terra stessa che gli era stata donata.</p>
<p><strong>E fu sera e fu mattina: dodicesimo giorno.<br />
</strong>Dio scese sulla terra e non vi trovò un solo uomo, ma trovò ancora piante, animali e la terra che liberatasi del proprio male aveva ripreso a vivere.<br />
E vide che era cosa giusta.</p>
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		<title>Acino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 15:15:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non lo so perché oggi ho scelto di salire sul sedile dietro della macchina, credo sia venuto spontaneo, così… fatto sta che mi ritrovo qui. Alla guida c&#8217;è il buon vecchio Simon, lato passeggero nessuno. Io sto piegato in avanti, appoggiato al sedile anteriore con la testa al di là del poggia testa, a parlare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non lo so perché oggi ho scelto di salire sul sedile dietro della macchina, credo sia venuto spontaneo, così… fatto sta che mi ritrovo qui.<br />
Alla guida c&#8217;è il buon vecchio Simon, lato passeggero nessuno.<br />
Io sto piegato in avanti, appoggiato al sedile anteriore con la testa al di là del poggia testa, a parlare con lui, è una bella giornata di sole questa, inverno e sole, ottima per un bel giro sulla neve.<br />
Siamo in autostrada già da qualche ora, in tranquillità, Simon non è solito correre ed è bello godersi il paesaggio e fare quattro chiacchere nel tragitto, godersi il tempo, godersi lo spazio, godersi la compagnia di&#8230;<br />
<span style="font-style: italic;">D&#8217;un tratto accanto a noi un camion sembra sbandare un po&#8217;, stringerci di lato da destra.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">In un&#8217;istante sfiora la macchina sul mio lato, non la tocca per un nonnulla e Simon lo schiva, ma sull&#8217;altro lato c&#8217;è ancora un camion. La macchina rallenta, si lascia sorpassare da entrambi.</span><br />
Come sempre l&#8217;abbiamo scampata, l&#8217;ho scampata, si perché tanto ho la consapevolezza che non è ora, che non sarà qui che deve accadere, un po&#8217; come una predestinazione, non lo so spiegare, e poi ora c&#8217;è lei.<br />
&#8230;dicevo godersi la compagnia tra amici, lasciare che il mondo vada per la sua strada senza vincoli, senza strettoie, senza margini contro cui scontrarsi.<br />
Lontano dal lavoro, dalle preoccupazioni, dai mille pensieri e&#8230; <span style="font-style: italic;">ed ancora un camion, questa volta, ancora ci stringe, questa volta è più avanti e il muso della macchina è a metà del rimorchio, e non c&#8217;è il tempo di frenare.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Non sento quasi neppure il rumore frastornante assordante della lamiera che si piega, si contorce, il muso della macchina che si stringe schiacciato tra il rimorchio di un camion e la motrice di un altro che è sopraggiunto da sinistra</span>, ma osservo tutto, dura pochi istanti e tutto sta già finendo, anche questa volta ci è andata bene, anche questa volta incredibilmente ci è andata bene, anche se ci siamo andati vicino anche ques. <span style="font-style: italic;">Senza un istante d&#8217;attesa sento una pressione sulla schiena</span>, non ho bisogno di vedere per capire che <span style="font-style: italic;">il tetto della macchina sta stringendosi su di me</span>, che <span style="font-style: italic;">qualcosa è arrivato da dietro di noi</span>, allungo la mano, sicuro di poter aprire la porta e fuggire prima di rimanere incastrato, allungo la mano senza neppure accorgermi che la mano non si può, non si potrà muovere, senza pensare che <span style="font-style: italic;">la portiera è schiacciata dalla fiancata di un camion</span>, penso solo che vorrei mandarle almeno un messaggio, dirle qualcosa, penso solo che me la caverò per lei, penso solo che non pensavo che un corpo umano sottoposto a questa pressione potesse somigliare così ad un acino di uva, lo penso un istante mentre <span style="font-style: italic;">tutto esce da me</span>.</p>
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		<title>Salite&#8230;.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 20:59:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho sognato sta notte. Una salita, di roccia, e terra, ripida e pioggia. Mi arrampicavo su di un percorso erto, ripido scivoloso, mi arrampicavo sempre con più fatica, dovevo arrivare lassù, qualunque cosa fosse, dovevo arrivarci, e scivolavo, ero ormai pieno di fango, le mani ferite, stanco, il percorso sempre più Erto, ormai pareva di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sognato sta notte.<br />
Una salita, di roccia, e terra, ripida e pioggia.<br />
Mi arrampicavo su di un percorso erto, ripido scivoloso, mi arrampicavo sempre con più fatica, dovevo arrivare lassù, qualunque cosa fosse, dovevo arrivarci, e scivolavo, ero ormai pieno di fango, le mani ferite, stanco, il percorso sempre più Erto, ormai pareva di arrampicarsi in parete, tra sassi, terra chiara, sabbia, stanchezza, scivolavo. Poi infine mi <span id="more-163"></span>arrendevo, non era più possibile proseguire, era davvero impossibile a chiunque proseguire e ho cominciato a scendere, arrivato quasi alla fine ormai era tutto allagato, per tornare alla strada dovevo tuffarmi in una specie di stagno, mi tuffavo, mi tuffavo ma curiosamente non ero bagnato, arrivavo al di là dell&#8217;acqua e in quel momento arrivava un mio amico, mi passava accanto e saliva da dove ero sceso, saliva una scalinata breve, una normalissima scalinata come quelle che si trovano nelle case. Portava al piano di sopra, portava ad una mansarda, chiudeva la porta e tornava giù da me.</p>
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		<title>Morfeo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 23:29:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non voglio addormentarmi solo questa notte. Piove e dietro il sipario mi attendono i fantasmi di Morfeo. Fobetore e Fantaso danzate per me e scacciateli dalle mie notti, danzate per me e datemi viaggi lontani.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non voglio addormentarmi solo questa notte. Piove e dietro il sipario mi attendono i fantasmi di Morfeo.<br />
Fobetore e Fantaso danzate per me e scacciateli dalle mie notti, danzate per me e datemi viaggi lontani.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Mi manchi.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 18:31:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi manchi. E non c&#8217;è nulla da fare, nonostante la continua ricerca di fughe. Mi manchi. E non posso non tornare ogni notte a sognarti, a sognare di riincontrarti, e di ritrovare tutta quella complicità, quel essere un tutt&#8217;uno di pensiero, di emozione, di toccare le tue labbra. Mi manchi e non c&#8217;è nulla da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi manchi.<br />
E non c&#8217;è nulla da fare, nonostante la continua ricerca di fughe.<br />
Mi manchi.<br />
E non posso non tornare ogni notte a sognarti, a sognare di riincontrarti, e di ritrovare tutta quella complicità, quel essere <span id="more-259"></span>un tutt&#8217;uno di pensiero, di emozione, di toccare le tue labbra.<br />
Mi manchi e non c&#8217;è nulla da fare, ma non c&#8217;è soluzione, tornare indietro non ha alcun senso, niente ha alcun senso.<br />
Spero la settimana prossima mi dia svago sufficiente per fuggire, spero mi dia il distacco per non pensare.<br />
Spero tu possa sentirti libera di far ciò che ritieni opportuno, di essere, di vivere.<br />
Ma ora mi manchi e starmene a casa da solo o andare al cinema da solo a vedere quel che dovevo vedere con te non aiuta.<br />
Scriverti lettere che non leggerai non aiuta.<br />
Mi ero detto che non ne avrei più parlato ma a quanto pare continuo &#8220;qualcuno mi prenda se vuole perché non ho voglia di prendere appigli&#8221;, e la cosa triste è che le cose belle, che le cose su Noi che le cose più vive e più vere restano tra le righe di cose che scrivo e restano per me.<br />
Smetterò di parlarne, farò il possibile.<br />
Ma non ha senso tornare indietro anche se ogni volta che suona il telefono spero sia tu, non ha senso tornare indietro anche se ora sto infinitamente peggio di quando stavo male con te, non ha senso tornare indietro finché non sono capace di non tornare qui ogni volta, non ha senso.<br />
Nulla ha senso.<br />
Ha senso il nulla?</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Sognarti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 May 2008 12:35:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sbalzi d'umore]]></category>
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					<description><![CDATA[Non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230; non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230; non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni <span id="more-295"></span>notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;non posso sognare ogni notte di dirti che mi manchi&#8230;<br />
NO.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Sogno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 12:28:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[Svegliarsi il mattino da un sogno, dolce sogno. Dolce e forte desiderio. Stupendo. Svegliarsi un po&#8217; delusi ed accoccolarsi ancora tra le coperte sperando di tornarvi almeno un po&#8217;. Un altro po&#8217;. Pochi istanti. Cullarsi nel ricordo. E poi vivere il giorno nel ricordo di quelle sensazioni dolci. Nel sogno.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Svegliarsi il mattino da un sogno,<br />
dolce sogno.<br />
Dolce e forte desiderio.<br />
Stupendo.<br />
Svegliarsi un po&#8217; delusi ed accoccolarsi ancora tra le coperte sperando di tornarvi almeno un po&#8217;.<br />
Un altro po&#8217;.<br />
Pochi istanti.<br />
Cullarsi nel ricordo.<br />
E poi vivere il giorno nel ricordo di quelle sensazioni dolci.<br />
Nel sogno.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Stanotte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jun 2007 10:29:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
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					<description><![CDATA[Ti ho sognata questa notte. Si, è vero, è stata una notte di sogni strani, ho sognato anche di essere a scuola, tra l&#8217;altro in un&#8217;altra città, ma ti ho sognata. Perché? Come fossi rifugio, dolcezza in cui riposarsi dopo la confusione dei giorni passati. Ti ho sognata. Te. Vorrei specchiarmi in te, fata. E [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ti ho sognata questa notte.<br />
Si, è vero, è stata una notte di sogni strani, ho sognato anche di essere a scuola, tra l&#8217;altro in un&#8217;altra città, ma ti ho sognata.<br />
Perché? Come fossi rifugio, dolcezza in cui riposarsi dopo la confusione dei giorni passati.<br />
Ti ho sognata. Te.<br />
Vorrei specchiarmi in te, fata.<br />
E non ricordo nulla del sogno se non che stavo bene.</p>
<p>Poi d&#8217;un tratto mi sono svegliato.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Mi hanno interrogato.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2007 08:57:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Paura!]]></category>
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		<category><![CDATA[Paura]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi hanno interrogato&#8230; vedesi messaggio precedente. Comunque dovrebbe essere andata bene..]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi hanno interrogato&#8230; vedesi messaggio precedente.<br />
Comunque dovrebbe essere andata bene..</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Sogni strani&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 May 2007 12:22:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Paura!]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni strani...]]></category>
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					<description><![CDATA[Questa notte ho fatto un sogno piuttosto inquietante, inquietante nel senso del ridere però, non dello spaventoso. L&#8217;ambiente era odierno, credo fosse in qualcosa tipo una cava. Ricordo poco di come fosse iniziato tutto, fatto sta che c&#8217;era uno dei miei capi a Lavoro che ci minacciava in stile gioco di ruolo, non era cattivo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa notte ho fatto un sogno piuttosto inquietante, inquietante nel senso del ridere però, non dello spaventoso.<br />
L&#8217;ambiente era odierno, credo fosse in qualcosa tipo una cava.<br />
Ricordo poco di come fosse iniziato tutto, fatto sta che c&#8217;era uno dei miei capi a Lavoro che ci minacciava in stile gioco di ruolo, non era cattivo, non ne avevamo paura, ma semplicemente era un dato di fatto.<br />
Noi eravamo in quattro, io ero il guerriero (come quasi sempre quando gioco ai GdR), accanto a me c&#8217;era il mio prode mago (Francesco Roveta???!!!) che mi castava riti di protezione e altri due prodi combattenti che però non ricordo chi fossero ne cosa fossero.</p>
<p>Il sogno però è stata solo la fase di preparazione&#8230;. chissà se ci sarà una seconda puntata!!</p>
<p>Sarà che in questi giorni è partito il giro di interrogazioni sulle nostre conoscenze a lavoro per scegliere se assumerci o licenziarci..</p>
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