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	<title>Tecnologia Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>Tecnologia Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>L&#8217;illusione del controllo: la tecnologia ci fa sentire onnipotenti, ma a che costo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Dec 2024 11:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Uso consapevole della tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[La tecnologia è diventata una sorta di bacchetta magica moderna. Nel giro di pochi anni siamo passati da fare tutto in maniera analogica a fare tutto in maniera digitale. Quelli della mia generazione, nati prima dell&#8217;avvento di internet ma non così prima da aver paura di queste tecnologie sono stati probabilmente i più fortunati da [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia è diventata una sorta di bacchetta magica moderna. Nel giro di pochi anni siamo passati da fare tutto in maniera <em>analogica</em> a fare tutto in maniera <em>digitale</em>. Quelli della mia generazione, nati prima dell&#8217;avvento di internet ma non così prima da aver paura di queste tecnologie sono stati probabilmente i più fortunati da questo punto di vista.</p>



<p class="has-tiny-font-size wp-block-paragraph">-Da tutti gli altri punti di vista invece no, lo so (<a href="https://short.staipa.it/ebxro" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://short.staipa.it/ebxro</a>)-</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo toccato con mano l&#8217;era analogica e quella digitale e forse la maggior parte di noi riesce ancora a destreggiarsi in qualche modo su entrambe. Chi è venuto dopo invece spesso non ha neppure mai visto strumenti che un tempo erano di uso comune e che ora sembrano anacronistici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia, almeno dal punto di vista della percezione, per molti è &#8220;quello che è stato inventato dopo di quando sono nato io&#8221;. Per la mia generazione il vecchio telefonino è tecnologia, la tv a schermo piatto, internet. Per le generazioni precedenti era tecnologia anche la lavastoviglie, lo era la scopa elettrica. Per le generazioni successive invece oggetti come i tablet, le app, le videochiamate sono scontate, ovvie. Cose che non si capisce bene come il mondo potesse funzionare senza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vuoi una cena pronta in mezz&#8217;ora? Basta cercare una ricetta su Google, seguire un video su YouTube e il gioco è fatto. Non ricordi come raggiungere una destinazione? Il navigatore ti guida passo dopo passo. Hai dimenticato il compleanno di un amico? Una notifica ti avvisa in tempo per mandare un messaggio o acquistare un regalo online.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto è a portata di mano, organizzato, e sembra funzionare alla perfezione. Ma questa sensazione di controllo totale è reale? Con questi strumenti ci stiamo abituando a un mondo in cui deleghiamo ogni decisione, competenza e memoria alla tecnologia, sacrificando pezzi importanti della nostra umanità.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Competenze perse: cosa non sappiamo più fare?</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni, abbiamo gradualmente delegato alla tecnologia molte attività quotidiane. Da un lato, questo ci ha semplificato la vita, permettendoci di risparmiare tempo e di concentrarci su ciò che riteniamo più importante. Dall’altro, ci ha resi sempre meno autonomi. Alcune competenze, una volta considerate essenziali, oggi sono quasi scomparse. Ne faccio qualche esempio, banale forse, ma significativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orientarsi nel mondo reale</strong><br>Un tempo saper leggere una mappa era una competenza fondamentale. Era impossibile andare in giro senza saperne leggere una. Che fosse stradale, delle reti ferroviarie, dei sentieri. Ci si orientava osservando i segnali stradali, per i più bravi con il sole o semplicemente chiedendo informazioni. Oggi, senza Google Maps, molti di noi si trovano disorientati anche nei luoghi più familiari. Il GPS ha sostituito completamente la capacità di calcolare un percorso, interpretare una cartina o anche solo usare il proprio senso dell’orientamento. Questo ci rende vulnerabili: basta che il telefono si scarichi o che il segnale sia assente per sentirci completamente persi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cucinare senza internet</strong><br>Cucinare è un’altra abilità che sta perdendo la sua spontaneità. Le ricette tramandate da generazioni o ricordate a memoria sono state sostituite da una dipendenza spiccata da ricette online e video tutorial. Per molte persone anche i piatti più semplici vengono preparati seguendo istruzioni precise, con poco spazio per l’improvvisazione o la creatività. Il risultato? Siamo sempre più incapaci di cucinare &#8220;a occhio&#8221; o di sperimentare qualcosa di nuovo usando la pura fantasia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ricordare senza delegare alla rete</strong><br>Con Wikipedia, Google e strumenti come ChatGPT, la nostra memoria sembra meno importante. Perché sforzarsi di ricordare una data storica, una definizione o un numero di telefono, quando possiamo trovarli in pochi secondi? Sempre più spesso durante una discussione a caso la risposta definitiva è &#8220;cerchiamo su internet&#8221;, un dubbio su fatto storico? &#8220;Cerchiamo su internet&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la memoria non è solo una funzione pratica: è parte integrante del nostro pensiero critico, della nostra capacità di collegare idee e di sviluppare creatività. Quando ci affidiamo solo a fonti esterne, rischiamo di perdere la capacità di costruire una conoscenza solida e personale.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;abuso di notifiche: frammentazione e perdita di tempo</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Un’altra trappola della tecnologia è l’incessante bombardamento di notifiche. Ogni giorno, i nostri dispositivi ci inviano messaggi, promemoria, aggiornamenti e avvisi di ogni genere. Questo flusso continuo di informazioni frammenta la nostra attenzione, trasformando le giornate in una serie infinita di interruzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quante volte ti è capitato di essere concentrato su un lavoro importante e di essere distratto da una notifica? Magari un’email che non richiedeva risposta immediata o una pubblicità per un prodotto che non ti serve. Ogni distrazione ha un costo, non solo in termini di tempo, ma anche di energia mentale. Recuperare la concentrazione richiede sforzo, e spesso, prima di ritrovare il focus, arriva un’altra notifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre alla distrazione, c’è il problema delle priorità. Le notifiche non riflettono ciò che è davvero importante. Rispondiamo a un messaggio su WhatsApp mentre ignoriamo una conversazione significativa con un amico o un momento di silenzio per riflettere. Questo abuso ci porta a vivere in modo reattivo, rispondendo agli stimoli esterni senza mai fermarci a decidere cosa conta davvero.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>La vita reale che ci sfugge: relazioni e momenti autentici</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo trascorso online ha un costo. Non ce ne rendiamo conto immediatamente, ma ore dedicate ai social, alle serie TV, ai video su YouTube o a giochi digitali sono ore che sottraiamo a esperienze reali e tangibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le relazioni umane, ad esempio, soffrono. Interagire attraverso uno schermo non è lo stesso che condividere un momento faccia a faccia. Una serata trascorsa a parlare con un amico, a ridere o a passeggiare insieme lascia un’impronta emotiva che nessun messaggio può replicare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il tempo passato all’aperto è sempre più raro. Camminare in un parco, osservare un tramonto, o semplicemente stare in silenzio ascoltando il rumore della natura sono esperienze che ci riconnettono con noi stessi, ma spesso le sacrifichiamo per restare incollati a uno schermo, ipnotizzati da contenuti che, alla fine, aggiungono poco alla nostra vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre a tutto questo c’è la perdita di abilità pratiche. Riparare un oggetto, costruire qualcosa con le proprie mani o affrontare una piccola sfida quotidiana senza cercare un tutorial online erano esperienze che ci davano un senso di soddisfazione e autonomia. Oggi, invece, ci affidiamo a soluzioni già pronte, perdendo il piacere di risolvere problemi da soli.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Come riprendere il controllo</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia è uno strumento straordinario, ma dobbiamo usarla in modo consapevole, trovando un equilibrio tra i suoi vantaggi e il bisogno di mantenere vive le nostre capacità e connessioni reali.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Sfida te stesso a fare senza tecnologia:</strong><br>Prova a cucinare un piatto senza ricetta, a orientarti senza GPS, o a riparare qualcosa con le tue mani. Sono piccoli esercizi che ti aiuteranno a riscoprire abilità dimenticate.</li>



<li><strong>Riduci le notifiche al minimo:</strong><br>Disattiva quelle inutili e imposta momenti specifici per controllare i messaggi. Dedica il resto del tempo ad attività significative.</li>



<li><strong>Stacca dagli schermi:</strong><br>Dedicati a esperienze reali: una passeggiata, una cena con gli amici, o un progetto manuale. Sono momenti che arricchiscono la tua vita in modo unico.</li>



<li><strong>Allena la memoria:</strong><br>Impara qualcosa a memoria ogni giorno, che sia una poesia, un numero di telefono o un fatto storico. È un esercizio semplice, ma potente.</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione: Riscoprire l’equilibrio</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia è un dono straordinario, ma non dobbiamo lasciare che ci privi di ciò che ci rende umani. L’equilibrio tra il mondo digitale e quello reale è essenziale per vivere una vita piena e consapevole. Torniamo a coltivare le nostre abilità, le nostre relazioni e il nostro tempo, perché questi sono i veri tesori che nessuna app potrà mai sostituire.</p>
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		<title>Quantum Computing: La &#8220;Nuova&#8221; Frontiera della Scienza e della Tecnologia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Uso consapevole della tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia sta accelerando a un ritmo quasi vertiginoso, e il quantum computing rappresenta una delle rivoluzioni più attese, non che sia però così nuova, affatto. Intanto però una premessa: il 90% di tutto quello che viene definito quantico, quantistico, o che citi la quantistica è fuffa. Nulla che incida [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia sta accelerando a un ritmo quasi vertiginoso, e il <strong>quantum computing</strong> rappresenta una delle rivoluzioni più attese, non che sia però così nuova, affatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto però una premessa: il 90% di tutto quello che viene definito quantico, quantistico, o che citi la quantistica è fuffa. Nulla che incida sul mondo tangibile, sul corpo umano o su cose più grandi di una molecola -in generale- vi ha a che fare e qualunque &#8220;santone&#8221; ne parli quasi certamente vi sta prendendo in giro o non sa di cosa sta parlando. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I computer quantistici, se non stanno provando a vendervene e uno, invece esistono. Anche se per ora non funzionano molto bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per apprezzare a pieno questa tecnologia però, dobbiamo fare un passo indietro e osservare l’evoluzione del <strong>calcolo classico</strong> che ha dominato per oltre mezzo secolo e che ancora domina.</p>



<h4 class="wp-block-heading">La Nascita del Computer Classico</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il computer classico, basato sull’<strong>architettura di von Neuman</strong>n, ha rivoluzionato il mondo negli anni &#8217;40 e &#8217;50. A differenza dei calcoli manuali o meccanici, i computer elettronici permisero di eseguire operazioni complesse con velocità e precisione. La struttura base di un computer classico si fonda su bit, unità che possono essere nello stato di <strong>0 o 1</strong>, rappresentando l’<strong>informazione binaria</strong> che è alla base di tutto ciò che i nostri dispositivi tecnologici eseguono oggi. È grazie a questa architettura che abbiamo visto nascere internet, intelligenza artificiale, e tutta l’innovazione digitale che ci circonda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se i computer classici ci hanno portato lontano, oggi ci troviamo di fronte a nuovi problemi. Problemi che richiedono potenze di calcolo esponenzialmente superiori, come la simulazione di sistemi biologici complessi, la modellazione di molecole per nuove terapie farmacologiche o la gestione di dati finanziari su scala globale. Qui entra in gioco il quantum computing.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Quantum Computing: I Primi Passi</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Il concetto di quantum computing emerse già negli anni &#8217;80, con <strong>Richard Feynman</strong> e <strong>David Deutsch</strong>, che ipotizzarono che i sistemi quantistici potessero essere utilizzati per simulare fenomeni fisici molto più efficientemente dei computer classici. La differenza fondamentale risiede nei <strong>qubit</strong>, le unità di base del quantum computing. Mentre i bit classici possono essere 0 o 1, i qubit possono esistere in una <strong>sovrapposizione</strong> di entrambi gli stati contemporaneamente, grazie alle leggi della meccanica quantistica. Tecnicamente anche più di due stati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente non mi metterò a scrivere un pippone che provi a spiegare come questo sia possibile, anche perché non ne sarei in grado, e voi smettereste di leggere prima della prima metà del primo capoverso. Se intanto siete arrivati fin qua, grazie. Apprezzo.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Bit vs Qubit: Una Differenza Fondamentale</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Per capire meglio la rivoluzione che il quantum computing rappresenta, è utile spiegare in modo semplice la differenza tra <strong>bit</strong> e <strong>qubit</strong>. Un <strong>bit</strong>, come già accennato, è la più piccola unità di informazione in un computer classico e può avere solo due stati: <strong>0 o 1</strong>. Ogni operazione eseguita da un computer tradizionale si basa su questa logica binaria, che per quanto potente, è limitata dalla sua linearità. Un algoritmo può fare un calcolo alla volta, e per quanto si possa dividere un programma in thread (pezzetti che girano in contemporanea) il numero di calcoli fattibili nello stesso istante resta limitato al numero di processori presenti nel computer.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>qubit</strong>, invece, sfrutta i principi della meccanica quantistica per esistere in più stati contemporaneamente. Non è vincolato a 0 o 1, ma può essere una combinazione di entrambi o di altri valori, attraverso la <strong>sovrapposizione</strong>. Questo permette a un computer quantistico di esplorare più soluzioni a un problema nello stesso momento. Inoltre, i qubit possono essere <strong>entangled</strong>, cioè correlati in modo tale che lo stato di uno influisce istantaneamente sullo stato dell’altro, anche a distanza. Questa proprietà consente di eseguire calcoli complessi in modo molto più efficiente rispetto ai computer tradizionali e di avere un grande numero di input diversi elaborati nello stesso istante.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Come Questa Differenza Viene Utilizzata</h4>



<p class="wp-block-paragraph">La capacità dei qubit di essere in più stati contemporaneamente e di &#8220;entanglarsi&#8221; con altri qubit è alla base delle applicazioni pratiche del quantum computing. Ad esempio, nelle simulazioni molecolari, un computer quantistico può esaminare tutte le possibili configurazioni di una molecola simultaneamente, mentre un computer classico deve analizzarle una alla volta. Questo non solo riduce enormemente i tempi di calcolo, ma consente anche di ottenere risultati più accurati, con implicazioni dirette per la <strong>scoperta di nuovi farmaci</strong> e la <strong>progettazione di materiali avanzati</strong> con tempistiche incredibilmente più rapide e con un minor bisogno di test di laboratorio potenzialmente inconcludenti.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Le Sfide del Quantum Computing</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante questi incredibili progressi, il quantum computing non è esente da problemi. Uno dei principali è il <strong>decadimento dei qubit</strong>, fenomeno che causa una perdita di coerenza quantistica, rendendo i calcoli meno affidabili. Tuttavia, nuovi sviluppi nella tecnologia stanno migliorando la stabilità dei qubit, avvicinandoci sempre di più a un sistema quantistico pienamente funzionale​.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un problema che potrebbe aprirsi a quel punto, però, è quello della sicurezza degli attuali sistemi di cifratura, ad esempio quelli basati su numeri primi usati attualmente nei sistemi bancari. Queste cifratura si basano sul fatto che per scoprire il numero utilizzato servano un numero di tentativi che per in computer attuale si concluderebbero in centinaia o migliaia di anni. Un computer quantistico però potrebbe risolvere lo stesso problema in pochi secondi, tentando potenzialmente tutte le combinazioni nello stesso momento. Posto che un malfattori possa permettesi di costruirne uno ovviamente.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Un Salto Quantico Verso il Futuro</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando al futuro, il quantum computing non è solo una tecnologia da laboratorio, ma un qualcosa che potrebbe trasformare profondamente la nostra società, soprattutto abbinato alle intelligenze artificiali. Dalla risoluzione di problemi matematici complessi alla simulazione del nostro universo, il quantum computing rappresenta una delle più grandi sfide e opportunità del nostro tempo, anche se fa meno figo dell&#8217;IA e non ci gira attorno tutto quel marketing. Come per tutte le tecnologie rivoluzionarie, sarà interessante osservare come essa si svilupperà e quali nuovi orizzonti riuscirà ad aprire, ma non va demonizzata, non bisogna averne paura. Bisogna solo capirne le implicazioni e attendere quali sviluppi potrà portare. </p>
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		<title>Immuni: come sta andando?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2021 15:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho parlato di Immuni in alcuni altri articoli, in un primo tempo in Sull&#8217;app di tracciamento per Covid-19 (https://wp.me/pQMJM-1QY) quando ancora si parlava della possibilità di sviluppare una app di tracciamento ero stato molto critico per la questione della privacy in quanto le bozze fino a quel momento non erano affatto convincenti e lasciavano dei [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Ho parlato di Immuni in alcuni altri articoli, in un primo tempo in <a href="https://www.staipa.it/blog/sullapp-di-tracciamento-per-covid-19/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sull&#8217;app di tracciamento per Covid-19 </a>(<a href="https://wp.me/pQMJM-1QY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://wp.me/pQMJM-1QY</a>) quando ancora si parlava della possibilità di sviluppare una app di tracciamento ero stato molto critico per la questione della privacy in quanto le bozze fino a quel momento non erano affatto convincenti e lasciavano dei grossi punti interrogativi. All&#8217;epoca le proposte erano diverse e Immuni non esisteva ancora e le stesse perplessità erano state espresse anche da numerosi altri esperti del settore. Successivamente quando l&#8217;app ufficiale è stata presentata ne ho parlato in <a href="https://www.staipa.it/blog/immuni-lapp-anti-covid-19-parliamone/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Immuni: l&#8217;app anti Covid-19. Parliamone</a> (<a href="https://wp.me/pQMJM-1UW" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://wp.me/pQMJM-1UW</a>) spiegandone l&#8217;assoluta sicurezza in merito ai rischi di privacy ed evidenziando alcune criticità che riporto:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Perché funzioni tutti i malati dovrebbero dichiararsi al medico, e sappiamo che purtroppo molte persone hanno remore a farlo per non rimanere a casa da lavoro</li><li>Potrebbero esserci molti falsi positivi, il mio bluetooth ad esempio vede spesso quello del mio vicino di casa che non incontro mai, sarà da verificare.</li><li>Potrebbero esserci molti falsi negativi, bisogna vedere se davvero ci ammaliamo più per la vicinanza tra persone o magari toccando oggetti toccati da altri, sarà da verificare e sarà più difficile: l’App non l’ha tracciato perché funziona male? O perché non era in uso da entrambi?</li><li>Il parametro della quantità di tempo di esposizione andrà tarato. Come?</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi seppure il mio consiglio fosse quello di installare l&#8217;app ero piuttosto pessimista sul fatto che sarebbe stata adottata bene e utilizzata in maniera corretta. Infine, nell&#8217;ultimo articolo in cui ho trattato nello specifico di Immuni, <a href="https://www.staipa.it/blog/faceapp-si-ma-immuni-no/">FaceApp sì ma Immuni no?</a> (<a href="https://wp.me/pQMJM-1Yg">https://wp.me/pQMJM-1Yg</a>), in una situazione già di scarsa adozione dell&#8217;app avevo evidenziato come fosse poco intelligente non installare Immuni per paura della privacy.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Immuni sta funzionando? Ha funzionato?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta semplice è no. Ma credo che analizzarne i motivi sia qualcosa di fondamentale perché imparare dagli errori potrebbe permetterci in futuro di trarre beneficio da questo genere di applicazione: per quanto si voglia essere ottimisti questa non è la prima pandemia mondiale che abbiamo subito e non sarà di certo l&#8217;ultima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati non sono stati scarsi solo in Italia, anche se in Italia sono stati <em>particolarmente scarsi</em>, soprattutto per quanto riguarda il livello di adozione dell&#8217;App da parte degli utenti. In parole povere pochissimi hanno scelto di installarla, anche rispetto a nazioni che hanno presentato la loro app più tardi. Nonostante questo, va ammesso che anche all&#8217;estero le app di tracciamento non sono andate benissimo aprendo un dibattito tra chi vorrebbe trarre spunto per migliorarle e chi dà per scontato che non possano funzionare. Io come informatico appartengo alla prima delle due visioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati italiani sono disponibili nell&#8217;apposita pagina del sito ufficiale <a href="https://www.immuni.italia.it/dashboard.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I numeri di Immuni</a> (<a href="https://www.immuni.italia.it/dashboard.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.immuni.italia.it/dashboard.html</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riporto qui alcuni dati per fare dei ragionamenti:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="362" data-attachment-id="8506" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/immuni-come-sta-andando/image-3-6/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-3.png?fit=1159%2C410&amp;ssl=1" data-orig-size="1159,410" data-comments-opened="1" data-image-title="image-3" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-3.png?fit=1024%2C362&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-3.png?resize=1024%2C362&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-8506" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-3.png?resize=1024%2C362&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-3.png?resize=300%2C106&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-3.png?resize=768%2C272&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-3.png?resize=640%2C226&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-3.png?resize=100%2C35&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-3.png?resize=24%2C8&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-3.png?resize=36%2C13&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-3.png?resize=48%2C17&amp;ssl=1 48w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-3.png?w=1159&amp;ssl=1 1159w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption>Fonte: sito ufficiale di Immuni: (https://www.immuni.italia.it/dashboard.html).</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Nella settimana dal 15 al 21 febbraio le notifiche inviate nella regione che ne ha ricevute di più, l&#8217;Emilia-Romagna, sono state 289 a fronte di 147 casi segnalati attraverso l&#8217;app. Quando nella stessa regione i casi sono stati da un minimo di 968 a un massimo di 1848 al giorno, per un totale di circa 10.000. </p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="789" height="646" data-attachment-id="8507" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/immuni-come-sta-andando/image-4-4/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-4.png?fit=789%2C646&amp;ssl=1" data-orig-size="789,646" data-comments-opened="1" data-image-title="image-4" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-4.png?fit=789%2C646&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-4.png?resize=789%2C646&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-8507" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-4.png?w=789&amp;ssl=1 789w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-4.png?resize=300%2C246&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-4.png?resize=768%2C629&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-4.png?resize=586%2C480&amp;ssl=1 586w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-4.png?resize=100%2C82&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-4.png?resize=24%2C20&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-4.png?resize=36%2C29&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2021/02/image-4.png?resize=48%2C39&amp;ssl=1 48w" sizes="(max-width: 789px) 100vw, 789px" /><figcaption>Fonte statistichecoronavirus.it (<strong><a href="https://statistichecoronavirus.it/coronavirus-italia/coronavirus-emilia-romagna/">https://statistichecoronavirus.it/coronavirus-italia/coronavirus-emilia-romagna/</a></strong>)</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In pratica Immuni sembra aver ricevuto dai propri utenti l&#8217;1,45% delle segnalazioni dei casi reali e con questo 1,45% ha allertato circa due persone per ogni malato di cui è venuta a conoscenza. Considerato che l&#8217;RT in Emilia-Romagna quella settimana si attestava di poco al di sopra di 1, ossia una persona contagiava mediamente un&#8217;altra o poco più, i risultati sono necessariamente così sconfortanti come li si vuole far apparire? Un dato che manca purtroppo è quanti di quelli che hanno ricevuto la notifica siano poi risultati effettivamente positivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa sarebbe successo se il servizio nazionale avesse obbligato a segnalare tutti i 10.000 casi invece di lasciare alla volontarietà dei pochissimi utenti questa facoltà? Difficile saperlo con certezza. Ma non credo che la lettura dei dati ci dica con certezza che non avrebbe funzionato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sito di Immuni riporta anche i dati relativi alla diffusione dell&#8217;app, in particolare dopo una crescita discreta nel periodo autunnale, ossia all&#8217;inizio della seconda ondata, si sono praticamente fermati dopo novembre. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-datawrapper wp-block-embed-datawrapper"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="Download App Immuni" src="https://datawrapper.dwcdn.net/UtF59/1/#?secret=akyUlhFfrX" data-secret="akyUlhFfrX" scrolling="no" frameborder="0" height="400"></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Da fine ottobre 2020 a metà febbraio 2021 sono passati da 9,6 a 10,3 milioni. Se prendessimo questo dato per valido, considerato il numero di abitanti in Italia -60,36 milioni- il 17% avrebbe scaricato l&#8217;app. In questi dati però sono compresi anche quelli che l&#8217;hanno installata e non l&#8217;hanno attivata o l&#8217;hanno disinstallata, e sono ricontati tutti quelli che l&#8217;hanno installata più volte. Verosimilmente, quindi, gli utenti che la stanno utilizzando sono molti, molti meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va aggiunto che se chi è positivo poi non inserisce la propria positività, o ha difficoltà a farlo anche grazie ai problemi della sanità, anche se il sistema funzionasse in maniera ottimale sarebbe ulteriormente menomato dal pessimo utilizzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei motivi per cui è stato scarsamente utilizzato è senza dubbio la disattenzione diretta del governo. A settembre ne è stata fatta una breve campagna pubblicitaria di qualche settimana e poi basta, l&#8217;opinione pubblica se ne è completamente dimenticata e tutti si sono concentrati sulla speranza derivante dai vaccini e sulle scaramucce del governo stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non voglio polemizzare nuovamente su alcuni politici che si sono perfino schierati contro l&#8217;utilizzo instillando paure che non solo erano ridicole al tempo, ma che oggi lo sono ancora di più dato che il sistema di invio delle stringhe che ho descritto in <a href="https://www.staipa.it/blog/immuni-lapp-anti-covid-19-parliamone/">Immuni: l&#8217;app anti Covid-19. Parliamone</a> (<a href="https://wp.me/pQMJM-1UW">https://wp.me/pQMJM-1UW</a>) è integrato sia in Android che in iOS, quindi vengono comunque inviate.<br><strong>Non installando Immuni l&#8217;unica garanzia che si ha è quella di non poter avvisare gli altri di essere malati, e non poter ricevere le notifiche di rischio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema che ha contribuito di più al fallimento del progetto, o quantomeno all&#8217;impossibilità di testarne a fondo i risultati è l&#8217;assenza di integrazione reale nel sistema di prevenzione. In autunno per permettere di caricare i propri dati era necessario un intervento degli operatori sanitari, e alcune regioni si sono perfino rifiutate di caricarli (<a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2020/10/14/news/immuni_veneto-270588096/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Repubblica: In Veneto la app Immuni non funziona</a> <a href="https://tinyurl.com/pzrasjam" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://tinyurl.com/pzrasjam</a>). Attualmente è possibile dichiarare in autonomia la positività grazie alla conferma di un operatore dedicato all&#8217;app e un numero verde, nelle prossime settimane l&#8217;app dovrebbe anche ricevere un aggiornamento per rendere completamente autonomo l&#8217;inserimento del proprio stato grazie al codice CUN fornito dal personale sanitario quando dichiara la positività, ma quando l&#8217;uso è caduto nel dimenticatoio e ormai considerato inutile è difficile convincere le persone a farlo. Soprattutto nel caso i servizi sanitari regionali non collaborassero correttamente fornendo il CUN.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aggiungo un piccolo dettaglio di colore: qualcuno ha sentito notizie sul fatto che il sistema di inserimento dei dati in Immuni sia cambiato? Ne dubito fortemente. E se non c&#8217;è interesse a comunicare queste informazioni, non c&#8217;è interesse che l&#8217;app venga realmente usata. Non è scritto neppure sul profilo twitter di Immuni&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si può sperare che con il cambio del governo il nuovo <em>ministro dell&#8217;innovazione</em> prenda in mano la situazione ma come ogni sistema di contract tracing funziona bene prima che esploda il numero di casi, quando si superano le migliaia è davvero difficile starci dietro. Sarebbe comunque utile a mettere davvero alla prova il lato tecnologico dell&#8217;app e vederla in funzione, invece di ucciderla ancora prima che si possa provare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se non lo è stata per questa, alla prossima pandemia potrebbe essere di vitale importanza.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Come sta andando all&#8217;estero?</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le app di contact Tracing sono state utilizzate quasi solamente in Occidente. In praticamente tutti gli stati europei e in molti stati degli Stati Uniti, in Australia e in Nuova Zelanda. Cina, Corea del Sud e Taiwan nonostante un ottimo risultato nel contenimento dei contagi e grande uso di strumenti tecnologici non hanno usato sistemi simili a Immuni e tendenzialmente hanno proceduto con meno remore sulla privacy. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In generale i risultati sono stati comunque deludenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Germania alla fine di gennaio, l&#8217;app&nbsp;<a href="https://www.coronawarn.app/assets/documents/2021-02-12-cwa-daten-fakten.pdf">Corona-Warn-App</a>, era stata scaricata 25 milioni di volte contro i 10 milioni dell&#8217;Italia, una differenza importante ma non enorme considerato che gli abitanti sono 83 milioni. In compenso il numero di utenti tedeschi che hanno inserito il proprio status di positivo è stato di 240 mila invece degli 11 mila italiani, il 2.080% in più. Anche in Germania, tuttavia, in proporzione ai numeri che servirebbero per far funzionare un simile tracciamento si tratta di numeri piuttosto bassi, e anche da loro ci sono polemiche sullo scarso impatto che l&#8217;app ha avuto sull&#8217;evoluzione della pandemia.<br>In Francia<em> TousAntiCovid</em> non utilizza il sistema integrato in Android e iOs e ha grossi problemi di compatibilità con gli smartphone, in Spagna <em>Radar COVID</em> è stata scaricata da poco più di 7 milioni di utenti e sono stati caricati solo 50.000 casi di positività. Ma le motivazioni sono più o meno sempre, tasso di adozione scarso, poco utilizzo e poca integrazione con il sistema sanitario nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse l&#8217;unico caso non deludente è quello di Inghilterra e Galles dove prima era stata sviluppata un&#8217;applicazione come quella Francese non legata ai protocolli dei relativi sistemi, poi abbandonata in favore di <em>NHS Covid-19 App</em>, scaricata 21 milioni di volte. In Scozia e Irlanda del Nord invece sono state adottate app diverse. Da parte di alcuni ricercatori dell’Istituto Alan Turing e dell’Università di Oxford è stato fatto uno <a href="https://raw.githubusercontent.com/BDI-pathogens/covid-19_instant_tracing/master/Epidemiological_Impact_of_the_NHS_COVID_19_App_Public_Release_V1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio</a> (<a href="https://tinyurl.com/yo2a6mqp" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://tinyurl.com/yo2a6mqp</a>)&nbsp;sulla correlazione tra mortalità da covid e download dell&#8217;app <em>NHS Covid-19 App</em>. <strong>La ricerca riporta che l&#8217;adozione dell&#8217;app<em> </em>potrebbe aver evitato tra le 200 mila e le 900 mila infezioni fra novembre e dicembre del 2020</strong>. Se così fosse non sarebbe per niente male. <br>I ricercatori stessi dichiarano che la loro ricerca andrebbe comunque approfondita con maggiori <em>studi randomizzati</em>, per escludere che i cambiamenti nell&#8217;utilizzo dell&#8217;app nel tempo e sulla base delle aree geografiche non riflettano cambiamenti di altro tipo, e che la l&#8217;analisi non attribuisca in maniera errata l’effetto all’app.</p>
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		<title>Modi in cui violiamo la nostra privacy ogni giorno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2020 07:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">Oggi si parla moltissimo di privacy ed è un bene, ma spesso se ne parla nel modo sbagliato. C&#8217;è un forte timore di aziende che pare vogliano a tutti i costi ledere i nostri diritti e che si arricchirebbero con i nostri dati o sarebbero in grado di controllarci. Parecchie persone sono terrorizzate dall&#8217;uso che Facebook, Google, Apple e altri e dell&#8217;uso che possono fare dei nostri dati.  Sembra che uno dei motivi principali che impedisce la diffusione delle app di tracciamento dei contagi sia ancora una volta il timore che i nostri dati (che ricordiamo in realtà non vengono raccolti: <a href="https://www.staipa.it/blog/faceapp-si-ma-immuni-no/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://wp.me/pQMJM-1Yg</a>) vengano dati ai governi, o peggio -secondo qualche esponente politico- al governo cinese. C&#8217;è chi non vuole comprare telefoni cinesi pensando che siano più pericolosi di quelli americani, magari scordando lo scandalo dell&#8217;NSA americana (<a rel="noreferrer noopener" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Divulgazioni_sulla_sorveglianza_di_massa_del_2013" target="_blank">https://tinyurl.com/yx949lgl</a>) perché il <em>pericolo cinese</em> è più spendibile mediaticamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo è per buona parte causato dalla scarsa conoscenza delle nuove tecnologie e si porta dietro la storia di paura che ogni nuova tecnologia, o in generale ogni novità, si porta dietro. Ma davvero sono questi i reali pericoli per la nostra privacy?<br>Davvero il pericolo più grosso è Google che conosce la nostra posizione GPS o Facebook che conosce i nostri gusti sessuali?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molte persone quotidianamente, anche tra quelli che vivono questo genere di preoccupazioni si trovano invece a mettere in pericolo la propria privacy in modi che con i piani di queste grandi multinazionali non hanno per nulla a che fare. Ecco alcuni semplici esempi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Stick Figure Sulle Automobili</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" data-attachment-id="7692" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/modi-in-cui-violiamo-la-nostra-privacy-ogni-giorno/family-stickers/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/Family-stickers-scaled.jpg?fit=2560%2C1332&amp;ssl=1" data-orig-size="2560,1332" data-comments-opened="1" data-image-title="Family stickers" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/Family-stickers-scaled.jpg?fit=1024%2C533&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/Family-stickers.jpg?resize=326%2C170&#038;ssl=1" alt="Family stickers" class="wp-image-7692" width="326" height="170" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/Family-stickers-scaled.jpg?resize=1024%2C533&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/Family-stickers-scaled.jpg?resize=300%2C156&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/Family-stickers-scaled.jpg?resize=768%2C400&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/Family-stickers-scaled.jpg?resize=1536%2C799&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/Family-stickers-scaled.jpg?resize=2048%2C1065&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/Family-stickers-scaled.jpg?resize=640%2C333&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/Family-stickers-scaled.jpg?resize=100%2C52&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/Family-stickers-scaled.jpg?resize=24%2C12&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/Family-stickers-scaled.jpg?resize=36%2C19&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/Family-stickers-scaled.jpg?resize=48%2C25&amp;ssl=1 48w" sizes="(max-width: 326px) 100vw, 326px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Da alcuni anni vanno di moda delle figurine da mettere sull&#8217;auto con la famiglia, spesso si mettono nomi del papà, della mamma, dei figli, perfino degli animali domestici.<br>Quanto facile sarebbe andare da un bambino e dirgli &#8220;Ciao, sono Mauro, l&#8217;amico di papà Gino, ti ricordi? Siamo venuti anche a casa e mamma Gina ci ha fatto da mangiare! Come sta il gatto Ginatto?&#8221;<br>Non risultano casi in cui questo sistema abbia avuto davvero un utilizzo specifico ma siamo sicuri che nessuno possa usarlo? Non potrebbe essere più saggio non mettere i nomi?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Storie su Whatsapp/Instagram/Facebook/Snapchat e dintorni</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="7696" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/modi-in-cui-violiamo-la-nostra-privacy-ogni-giorno/image-1-5/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-1.png?fit=1080%2C2280&amp;ssl=1" data-orig-size="1080,2280" data-comments-opened="1" data-image-title="image-1" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-1.png?fit=485%2C1024&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-1.png?resize=189%2C399&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7696" width="189" height="399" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-1.png?resize=485%2C1024&amp;ssl=1 485w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-1.png?resize=142%2C300&amp;ssl=1 142w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-1.png?resize=768%2C1621&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-1.png?resize=728%2C1536&amp;ssl=1 728w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-1.png?resize=970%2C2048&amp;ssl=1 970w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-1.png?resize=227%2C480&amp;ssl=1 227w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-1.png?resize=47%2C100&amp;ssl=1 47w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-1.png?resize=11%2C24&amp;ssl=1 11w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-1.png?resize=17%2C36&amp;ssl=1 17w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-1.png?resize=23%2C48&amp;ssl=1 23w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-1.png?w=1080&amp;ssl=1 1080w" sizes="auto, (max-width: 189px) 100vw, 189px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Condividere con i conoscenti quello che stiamo facendo è un bellissimo modo per sentirsi vicini, e ammettiamolo, far vedere a tutti che siamo in vacanza è spesso un bel momento piacevole della giornata vacanziera. Ma siamo sicuri che tutti debbano saperlo? Se la privacy non è impostata correttamente il rischio concreto è che chiunque abbia il nostro numero di telefono per Whattapp, chiunque conosca il nostro account Facebook o Instagram o Snapchat possano sapere facilmente dove siamo ma soprattutto dove NON siamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo sicuri di volerlo far sapere proprio a tutti? A volte qualcuno potrebbe essere interessato a sapere dove siamo per farci un dispetto a casa, un furto, una denuncia nel caso avessimo dichiarato diversamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ognuno di queste app o siti hanno delle impostazioni per condividere con specifiche persone gli stati e le storie. Una buona idea è quella di provare queste funzioni e imparare ad usarle.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div data-carousel-extra='{&quot;blog_id&quot;:1,&quot;permalink&quot;:&quot;https://www.staipa.it/blog/modi-in-cui-violiamo-la-nostra-privacy-ogni-giorno/&quot;}'  class="wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular"><div class="tiled-gallery__gallery"><div class="tiled-gallery__row"><div class="tiled-gallery__col" style="flex-basis:60.3007892048865%"><figure class="tiled-gallery__item"><img decoding="async" data-attachment-id="7699" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/modi-in-cui-violiamo-la-nostra-privacy-ogni-giorno/image-2-5/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-2.png?fit=505%2C297&amp;ssl=1" data-orig-size="505,297" data-comments-opened="1" data-image-title="image-2" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-2.png?fit=505%2C297&amp;ssl=1" role="button" tabindex="0" aria-label="Apri immagine 1 di 3 a schermo intero" srcset="https://i2.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-2.png?strip=info&#038;w=505&#038;ssl=1 505w" alt="" data-height="297" data-id="7699" data-link="https://www.staipa.it/blog/?attachment_id=7699" data-url="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-2.png" data-width="505" src="https://i2.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-2.png?ssl=1" layout="responsive"/></figure><figure class="tiled-gallery__item"><img decoding="async" data-attachment-id="7698" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/modi-in-cui-violiamo-la-nostra-privacy-ogni-giorno/screenshot_20200903-160001-2/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/Screenshot_20200903-160001-2.png?fit=1037%2C716&amp;ssl=1" data-orig-size="1037,716" data-comments-opened="1" data-image-title="Screenshot_20200903-160001-2" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/Screenshot_20200903-160001-2.png?fit=1024%2C707&amp;ssl=1" role="button" tabindex="0" aria-label="Apri immagine 2 di 3 a schermo intero" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/Screenshot_20200903-160001-2.png?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w,https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/Screenshot_20200903-160001-2.png?strip=info&#038;w=900&#038;ssl=1 900w,https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/Screenshot_20200903-160001-2.png?strip=info&#038;w=1037&#038;ssl=1 1037w" alt="" data-height="716" data-id="7698" data-link="https://www.staipa.it/blog/?attachment_id=7698" data-url="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/Screenshot_20200903-160001-2.png" data-width="1037" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/Screenshot_20200903-160001-2.png?ssl=1" layout="responsive"/></figure></div><div class="tiled-gallery__col" style="flex-basis:39.6992107951135%"><figure class="tiled-gallery__item"><img decoding="async" data-attachment-id="7700" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/modi-in-cui-violiamo-la-nostra-privacy-ogni-giorno/image-3-4/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-3.png?fit=376%2C736&amp;ssl=1" data-orig-size="376,736" data-comments-opened="1" data-image-title="image-3" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-3.png?fit=376%2C736&amp;ssl=1" role="button" tabindex="0" aria-label="Apri immagine 3 di 3 a schermo intero" srcset="https://i2.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-3.png?strip=info&#038;w=376&#038;ssl=1 376w" alt="" data-height="736" data-id="7700" data-link="https://www.staipa.it/blog/?attachment_id=7700" data-url="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-3.png" data-width="376" src="https://i2.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-3.png?ssl=1" layout="responsive"/></figure></div></div></div></div>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Foto in generale su Whatsapp/Instagram/Facebook/Snapchat e dintorni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sono solo le foto di quando siamo assenti a poter creare problemi. Molto spesso condividono fieramente foto dei propri figli o delle proprie attività, sempre senza i giusti settaggi di privacy. Quanto è facile per uno sconosciuto guardando il vostro profilo capire dove vanno a scuola i vostri figli? Dove vanno a fare sport? Quali sono i loro gusti preferiti? Esistono persone specializzate nell&#8217;adescare ragazzi, e i casi di cronaca sono purtroppo numerosi e ben conosciuti. Quale migliore strumento per queste persone se non il profilo social di un ragazzo o del suo genitore quando sono privi di controlli di privacy e di oculatezza nel pubblicare?</p>



<p class="wp-block-paragraph">In molti casi si possono ricavare altre informazioni come la targa della vostra auto, il modello di allarme installato dentro al vostro appartamento, dove aspettarvi sapendo quali attività fate con regolarità, il limite è dettato solo dalla fantasia di chi vuole sapere qualcosa su di voi e dalla vostra attitudine a regalargli informazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Informazioni rilevabili dalle vostre foto</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="7338" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/come-riconoscere-una-fake-news-parte-6/image-37/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/image-37.png?fit=3576%2C1940&amp;ssl=1" data-orig-size="3576,1940" data-comments-opened="1" data-image-title="image-37" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/image-37.png?fit=1024%2C556&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/image-37.png?resize=506%2C274&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7338" width="506" height="274"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Lo abbiamo già visto come metodo per scoprire una Fake News nell&#8217;articolo &#8220;Come riconoscere una Fake News? Parte 6&#8221; (<a href="https://www.staipa.it/blog/come-riconoscere-una-fake-news-parte-6/">https://wp.me/pQMJM-1Ub</a>) ma ovviamente la cosa può essere usata anche contro di noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle foto che facciamo, soprattutto se fatte con il cellulare spesso sono inserite molte informazioni, tra cui la posizione GPS in cui è stata scattata e spesso i social network se non correttamente impostati suggeriscono di mostrare tale posizione. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="7708" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/modi-in-cui-violiamo-la-nostra-privacy-ogni-giorno/image-6-2/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-6.png?fit=390%2C429&amp;ssl=1" data-orig-size="390,429" data-comments-opened="1" data-image-title="image-6" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-6.png?fit=390%2C429&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-6.png?resize=261%2C287&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7708" width="261" height="287" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-6.png?w=390&amp;ssl=1 390w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-6.png?resize=273%2C300&amp;ssl=1 273w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-6.png?resize=91%2C100&amp;ssl=1 91w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-6.png?resize=22%2C24&amp;ssl=1 22w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-6.png?resize=33%2C36&amp;ssl=1 33w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-6.png?resize=44%2C48&amp;ssl=1 44w" sizes="auto, (max-width: 261px) 100vw, 261px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle impostazioni della fotocamera del telefono in genere c&#8217;è l&#8217;opzione per disabilitare questa possibilità. Ovviamente questo implica non avere i raggruppamenti nelle foto nella galleria o altre funzioni che sono spesso utili e carine. La scelta è libera ma anche qui è bene conoscere l&#8217;esistenza di queste funzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra considerazione che è importante fare è che molte volte non è necessaria la posizione GPS per capire o almeno intuire dove sia stata fatta la foto. Qualcuno che abbia davvero interesse a scoprirlo potrebbe riconoscere il luogo o tentare di risalirci con strumenti semplici come Google Immagini. Anche in questo caso è possibile si riesca a rilevare molte più informazioni di quanto ci si aspetti.</p>



<div data-carousel-extra='{&quot;blog_id&quot;:1,&quot;permalink&quot;:&quot;https://www.staipa.it/blog/modi-in-cui-violiamo-la-nostra-privacy-ogni-giorno/&quot;}'  class="wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular"><div class="tiled-gallery__gallery"><div class="tiled-gallery__row"><div class="tiled-gallery__col" style="flex-basis:49.991977477039164%"><figure class="tiled-gallery__item"><img decoding="async" data-attachment-id="7335" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/come-riconoscere-una-fake-news-parte-6/wp_20171120_22_14_33_pro/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/WP_20171120_22_14_33_Pro.jpg?fit=1280%2C720&amp;ssl=1" data-orig-size="1280,720" data-comments-opened="1" data-image-title="WP_20171120_22_14_33_Pro" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/WP_20171120_22_14_33_Pro.jpg?fit=1024%2C576&amp;ssl=1" role="button" tabindex="0" aria-label="Apri immagine 1 di 2 a schermo intero" srcset="https://i1.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/WP_20171120_22_14_33_Pro.jpg?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w,https://i1.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/WP_20171120_22_14_33_Pro.jpg?strip=info&#038;w=900&#038;ssl=1 900w,https://i1.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/WP_20171120_22_14_33_Pro.jpg?strip=info&#038;w=1200&#038;ssl=1 1200w,https://i1.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/WP_20171120_22_14_33_Pro.jpg?strip=info&#038;w=1280&#038;ssl=1 1280w" alt="" data-height="720" data-id="7335" data-link="https://www.staipa.it/blog/come-riconoscere-una-fake-news-parte-6/wp_20171120_22_14_33_pro/" data-url="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/WP_20171120_22_14_33_Pro.jpg" data-width="1280" src="https://i1.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/WP_20171120_22_14_33_Pro.jpg?ssl=1" layout="responsive"/></figure></div><div class="tiled-gallery__col" style="flex-basis:50.008022522960836%"><figure class="tiled-gallery__item"><img decoding="async" data-attachment-id="7344" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/come-riconoscere-una-fake-news-parte-6/goo-immagini/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/Goo-Immagini.gif?fit=690%2C388&amp;ssl=1" data-orig-size="690,388" data-comments-opened="1" data-image-title="Goo-Immagini" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/Goo-Immagini.gif?fit=690%2C388&amp;ssl=1" role="button" tabindex="0" aria-label="Apri immagine 2 di 2 a schermo intero" srcset="https://i1.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/Goo-Immagini.gif?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w,https://i1.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/Goo-Immagini.gif?strip=info&#038;w=690&#038;ssl=1 690w" alt="" data-height="388" data-id="7344" data-link="https://www.staipa.it/blog/come-riconoscere-una-fake-news-parte-6/goo-immagini/" data-url="https://www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/Goo-Immagini.gif" data-width="690" src="https://i1.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/05/Goo-Immagini.gif?ssl=1" layout="responsive"/></figure></div></div></div></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Applicazioni per trovare amici o incontri</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="7705" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/modi-in-cui-violiamo-la-nostra-privacy-ogni-giorno/image-5-3/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-5.png?fit=347%2C606&amp;ssl=1" data-orig-size="347,606" data-comments-opened="1" data-image-title="image-5" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-5.png?fit=347%2C606&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-5.png?resize=209%2C365&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7705" width="209" height="365" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-5.png?w=347&amp;ssl=1 347w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-5.png?resize=172%2C300&amp;ssl=1 172w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-5.png?resize=275%2C480&amp;ssl=1 275w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-5.png?resize=57%2C100&amp;ssl=1 57w" sizes="auto, (max-width: 209px) 100vw, 209px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Molte applicazioni di incontri come Tinder, Lovoo, Meetic, Grindr, ma anche alcune funzioni di app diverse come Telegram, permettono una localizzazione &#8220;lasca&#8221; che ci dice quanto distante è una persona che ci può interessare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non andrò a parlare del pericolo o meno di esporsi su questo genere di applicazioni, è ovvio faccia parte del gioco e del divertimento di attirare e giocare, e non discuto sulla loro utilità in determinati casi, ne ho fatto uso anche io e non lo nascondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la gran parte dei casi questo non rappresenta un serio pericolo. Ci permette di provare a metterci in contatto con persone interessanti che siano a poca distanza da noi così da organizzare un incontro di qualche genere con loro piuttosto che con persone troppo lontane per essere incontrate fisicamente. Nessuno -si spera- avrebbe la costanza e la voglia di rintracciarci con uno strumento simile, eppure è bene sapere che è possibile. </p>



<div class="wp-block-image is-style-rounded"><figure class="alignright size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="7680" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/non-serve-il-gps-per-tracciare-il-tuo-telefono/triangolaturacelle/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/triangolaturaCelle.gif?fit=1000%2C1000&amp;ssl=1" data-orig-size="1000,1000" data-comments-opened="1" data-image-title="triangolaturaCelle" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/triangolaturaCelle.gif?fit=1000%2C1000&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/triangolaturaCelle.gif?resize=269%2C269&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7680" width="269" height="269" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/triangolaturaCelle.gif?w=1000&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/triangolaturaCelle.gif?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 269px) 100vw, 269px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Chiunque abbia avuto per esempio problemi di stalking deve essere consapevole che con tanta costanza, fatica e diversi movimenti e spostamenti spaziali è possibile prendendo la vostra distanza più volte da più punti trovare la vostra posizione. Facendolo magari in un orario in cui siete necessariamente a casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto la tracciatura della posizione di queste app sia imprecisa, più alto è il numero di rilevazioni più sarà facile rintracciare la vostra posizione.<br>Non al centimetro magari ma è verosimile trovare il quartiere, o l&#8217;isolato. Se aveste un serio motivo di nascondervi da qualcuno potrebbe essere più che sufficiente per causarvi qualche serio problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il vostro numero di telefono e la vostra mail</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="7721" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/modi-in-cui-violiamo-la-nostra-privacy-ogni-giorno/image-7-2/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-7.png?fit=570%2C578&amp;ssl=1" data-orig-size="570,578" data-comments-opened="1" data-image-title="image-7" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-7.png?fit=570%2C578&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-7.png?resize=338%2C343&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7721" width="338" height="343" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-7.png?w=570&amp;ssl=1 570w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-7.png?resize=296%2C300&amp;ssl=1 296w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-7.png?resize=473%2C480&amp;ssl=1 473w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-7.png?resize=100%2C100&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-7.png?resize=24%2C24&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-7.png?resize=36%2C36&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-7.png?resize=48%2C48&amp;ssl=1 48w" sizes="auto, (max-width: 338px) 100vw, 338px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Conoscendo il vostro numero di telefono o la vostra mail, e inserendoli in social network, se li avete usati per registrarvi e non avete impostato correttamente la privacy sarà facile trovare il vostro profilo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo significa che se per esempio metterete il vostro numero di telefono o la vostra mail su un contratto o su un annuncio sarà facilissimo per chi volesse andare a verificare che tipo di persona siete, anche se sui social non siete registrati col vostro nome vero. Immaginate che bello andare ad un colloquio di lavoro in cui, grazie all&#8217;indirizzo mail che avete usato per mandare il curriculum, abbiano potuto visionare quelle foto da ubriachi mentre giravate mezzo nudi per il centro storico in cui i vostri amici vi hanno taggato sei anni fa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giochino vale anche con il &#8220;doppio salto&#8221; magari avete lasciato il numero di telefono su un sito in cui avete venduto un tostapane, ma su quel sito compare la vostra mail o il vostro nome, da cui magari è possibile risalire a un nickname che magari si ritrova anche su Instagram.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrebbe valere anche il contrario, una volta trovato il vostro profilo social e visto il nickname con cui siete registrati</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="7725" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/modi-in-cui-violiamo-la-nostra-privacy-ogni-giorno/image-9-2/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-9.png?fit=626%2C205&amp;ssl=1" data-orig-size="626,205" data-comments-opened="1" data-image-title="image-9" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-9.png?fit=626%2C205&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-9.png?resize=290%2C95&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7725" width="290" height="95" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-9.png?w=626&amp;ssl=1 626w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-9.png?resize=300%2C98&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-9.png?resize=100%2C33&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-9.png?resize=24%2C8&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-9.png?resize=36%2C12&amp;ssl=1 36w" sizes="auto, (max-width: 290px) 100vw, 290px" /></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="7723" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/modi-in-cui-violiamo-la-nostra-privacy-ogni-giorno/image-8-2/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-8.png?fit=352%2C36&amp;ssl=1" data-orig-size="352,36" data-comments-opened="1" data-image-title="image-8" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-8.png?fit=352%2C36&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-8.png?resize=360%2C36&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7723" width="360" height="36" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-8.png?w=352&amp;ssl=1 352w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-8.png?resize=300%2C31&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-8.png?resize=100%2C10&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-8.png?resize=24%2C2&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-8.png?resize=36%2C4&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/09/image-8.png?resize=48%2C5&amp;ssl=1 48w" sizes="auto, (max-width: 360px) 100vw, 360px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">qualcuno potrebbe cercare lo stesso nickname e trovarvi su altri siti o social. Magari proprio su quel sito dove avete provato a vendere il tostapane e in cui avete inserito il vostro numero di telefono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più dati spargiamo, e più coerentemente lo facciamo (per esempio usando lo stesso nickname ovunque) più è facile per qualcuno raccogliere informazioni e correlare i dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui ci sarebbe da aprire un&#8217;enorme parentesi su usare lo stesso nickname e pure la stessa password, ma questo è un&#8217;argomento di cui magari parlerò un&#8217;altra volta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Telecamere installate all&#8217;interno della propria abitazione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sta diventando sempre più di moda, grazie al cosiddetto <em>Internet of Things</em> installare <em>cose</em> dentro e fuori casa che comunicano in internet, spesso con cose che non conosciamo.<br>A parte casi noti come:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Bamboline Hi-tech che spiano i figli: <a rel="noreferrer noopener" href="https://attivissimo.blogspot.com/2016/12/se-pensavate-di-regalare-giocattoli.html" target="_blank">https://tinyurl.com/y262bf2a</a></li><li>Campanelli digitali per le porte di casa colabrodo: <a rel="noreferrer noopener" href="https://attivissimo.blogspot.com/2019/12/campanelli-digitali-colabrodo-amazon.html" target="_blank">https://tinyurl.com/u4vyz9p </a></li><li>Problemi con rosari smart: <a rel="noreferrer noopener" href="https://attivissimo.blogspot.com/2019/10/il-rosario-smart-non-era-molto-smart.html" target="_blank">https://tinyurl.com/y2amuyvg</a></li><li>Lampadine smart controllabili da altri: <a rel="noreferrer noopener" href="https://attivissimo.blogspot.com/2019/09/lampadine-cosi-smart-che-le-comandi.html" target="_blank">https://tinyurl.com/yy3dw8ov</a></li><li>Tracciatori GPS tracciabili da altri: <a href="https://attivissimo.blogspot.com/2019/09/tracciatori-gps-troppo-pettegoli-e.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://tinyurl.com/y4a8m6wj</a></li><li>Sextoys spioni: <a rel="noreferrer noopener" href="https://attivissimo.blogspot.com/2019/02/sextoy-spioni-e-altre-intimita-digitali.html" target="_blank">https://tinyurl.com/y5dfnl7s </a></li><li>Toilette smart poco smart: <a rel="noreferrer noopener" href="https://attivissimo.blogspot.com/2018/09/linternet-delle-cose-la-toilette.html" target="_blank">https://tinyurl.com/y37j9w7c</a></li><li>Lucchetti smart vulnerabili: <a rel="noreferrer noopener" href="https://attivissimo.blogspot.com/2018/06/il-lucchetto-smart-tapplock-e-ancora.html" target="_blank">https://tinyurl.com/y25j8alf</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Motivi per cui consiglio di non comprare aggeggi elettronici o <em>smart</em> dove non ci sia un valido motivo perché siano elettronici o <em>smart</em>, e se proprio è necessario comprarli farlo da produttori affidabili.<br>Il problema più serio e comune, a mio avviso, sono invece le telecamere di sorveglianza che molti comprano e installano senza conoscerne gli effettivi rischi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;apparente sicurezza di poter vedere cosa succede nella propria casa anche da remoto sullo smartphone o su un PC nasconde un grosso pericolo: che possa farlo anche qualcun&#8217;altro. Molte delle telecamere in commercio hanno una password standard uguale per tutti i modelli della stessa marca facilmente recuperabile dal web (per esempio: <a href="https://www.manolog.it/ip-camera-default-password/">https://www.manolog.it/ip-camera-default-password/</a>). Questo implica che se non cambiamo noi la password sarà facilissimo per chiunque spiarci, vedere cosa facciamo in casa, vedere quando siamo fuori, vedere se abbiamo un impianto di allarme, o violare la nostra intimità in base a dove l&#8217;abbiamo installata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Possibile? Ma come fanno a connettersi? Con lo stesso software che usate voi, e cercandovi su un apposito motore di ricerca come <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.shodan.io/" target="_blank">www.shodan.io</a>, un motore di ricerca che fa scansione delle reti trovando dispositivi come webcam o altro non sufficientemente protetti e per tanto acccedibili da chiunque. Trova anche router, database, sistemi di controllo industriali&#8230; qualunque tipo di servizio sul web privo di password o con password di default. Iscrivendosi è possibile guardare nelle case di milioni di persone senza che loro lo sappiano. E anche qui i casi di cronaca sono parecchi, e anche le guide per farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi qual&#8217;è la soluzione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà non serve una soluzione, in un mondo interconnesso in cui quasi tutto è basato sulle informazioni è normale che le cose funzionino in questo modo e la questione non è avere paura o non avere paura ma conoscere o non conoscere. Anche con le tecnologie di oggi i pericoli è più probabile vengano da qualcuno che ci conosce o che ci è vicino rispetto a gigantesche aziende a livello mondiale per le quali siamo essenzialmente dei numeri. Per quelle abbiamo a proteggerci il GDPR (<a href="https://www.garanteprivacy.it/il-testo-del-regolamento" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.garanteprivacy.it/il-testo-del-regolamento</a>), abbiamo le leggi internazionali, e abbiamo il fatto che difficilmente a qualcuno in una gigantesca azienda americana ha davvero interesse a sapere cosa fa Giggino a Canicattì, se non come dato aggregato a cui mandare pubblicità mirate. Il pericolo, se ne esiste uno, viene dal nostro usare in maniera superficiale la tecnologia, o semplicemente dai nostri comportamenti. Dal non conoscere le implicazioni tecniche di quello che facciamo e degli strumenti che utilizziamo. <br>Il vero nocciolo del discorso è esattamente questo: pensare prima di fare. Poi come sempre ognuno è libero di gestire la propria privacy e i propri strumenti tecnologici come preferisce, rimarrà sempre chi da un lato ha la fobia della violazione della privacy e chi dall&#8217;altro pensa &#8220;tanto non ho nulla da nascondere&#8221;, ma l&#8217;importante e che entrambi sappiano come muoversi, quali possono essere le conseguenze.</p>
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		<title>Non serve il GPS per tracciare il tuo telefono.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2020 21:29:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[I casi di Covid continuano ad aumentare e la necessità di tracciare i casi si fa sempre più importante, così sono tornato a farmi un giro sui commenti di chi elogia o denigra l&#8217;app Immuni di cui ho spiegato il funzionamento e la totale non pericolosità per la privacy nell&#8217;articolo &#8220;Immuni: l’app anti Covid-19. Parliamone.&#8221; [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">I casi di <em>Covid</em> continuano ad aumentare e la necessità di tracciare i casi si fa sempre più importante, così sono tornato a farmi un giro sui commenti di chi elogia o denigra l&#8217;app<em> Immuni</em> di cui ho spiegato il funzionamento e la totale non pericolosità per la privacy nell&#8217;articolo &#8220;<a href="https://www.staipa.it/blog/immuni-lapp-anti-covid-19-parliamone/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Immuni: l’app anti Covid-19. Parliamone.</a>&#8221; (<a href="https://www.staipa.it/blog/immuni-lapp-anti-covid-19-parliamone/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://wp.me/pQMJM-1UW</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei motivi più ricorrenti che ho letto e che sento è la paura dell&#8217;attivare il GPS sul proprio telefono. Premesso che immuni, come ampiamente spiegato (<a href="https://www.staipa.it/blog/immuni-lapp-anti-covid-19-parliamone/#NonUsaGPS" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://wp.me/pQMJM-1UW#NonUsaGPS</a>) non utilizza il GPS, qualcuno teme che attivandola la batteria del telefono duri sensibilmente di meno, ma è falso. L&#8217;attivazione del GPS senza l&#8217;uso continuo da parte di una App non consuma praticamente nulla.<br>Il GPS è un sensore di ricezione che non invia segnali ma li riceve dai satelliti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La paura più difficile da far passare invece è quella che Google o Apple ci spiino attraverso il GPS e che tenendolo spento siamo più &#8220;al sicuro&#8221;. Far passare tale paura raccontando che quei dati sono solo raccolti in maniera aggregata e che le due aziende non hanno nessun interesse a sapere dove sia una specifica persona ma piuttosto di capire come funzioni l&#8217;andamento del traffico, l&#8217;ammassamento in una data zona e macro dati di questo genere è ovviamente impossibile. Non perché non siano vere ma perché aprioristicamente chi crede nel complotto del controllo continuerà a crederci. L&#8217;altra strada, sempre senza mentire, è quella di ingigantire all&#8217;ennesima potenza la paura di queste persone con una semplice serie di dati, da qui questo articolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non serve il GPS per tracciare il tuo telefono. Si può fare tranquillamente senza.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Qualunque telefono moderno ha sopra una quantità enorme di sensori, e una quantità enorme di controlli. Ecco qualche esempio facile con cui è possibile tracciare i vostri spostamenti senza l&#8217;utilizzo del gps:</p>



<h3 class="wp-block-heading">Triangolazione delle celle telefoniche: </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le antenne all&#8217;interno del telefono hanno la capacità di calcolare la potenza delle celle telefoniche che si trovano attorno per cercare di agganciarsi alla più vicina e per mostrarvi i livelli di campo, &#8220;quanto prende&#8221; insomma. La posizione fisica delle antenne è facilmente reperibile e di pubblico dominio (vedesi ad esempio <a href="https://www.cellmapper.net/map">https://www.cellmapper.n</a><a href="https://www.cellmapper.net/map" target="_blank" rel="noreferrer noopener">et/map</a>). A questo punto una volta che si sia in grado di calcolare una distanza approssimativa da tre punti definiti, disegnando tre cerchi attorno ai tre punti, il punto in cui si incontrano indicherà la posizione del telefono con una discreta precisione. All&#8217;aumentare delle celle la precisione aumenta. Il tutto è perfettamente fattibile senza l&#8217;ausilio del GPS.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="7680" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/non-serve-il-gps-per-tracciare-il-tuo-telefono/triangolaturacelle/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/triangolaturaCelle.gif?fit=1000%2C1000&amp;ssl=1" data-orig-size="1000,1000" data-comments-opened="1" data-image-title="triangolaturaCelle" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/triangolaturaCelle.gif?fit=1000%2C1000&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/triangolaturaCelle.gif?resize=381%2C381&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7680" width="381" height="381" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/triangolaturaCelle.gif?w=1000&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/08/triangolaturaCelle.gif?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 381px) 100vw, 381px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Posizionamento delle reti wifi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La gran parte delle reti wifi del mondo ha una posizione nota. Vuoi perché il telefono di altre persone ha segnalato tale WIFI a Google o Apple per i vari servizi tipo &#8220;attiva il wifi quando sei vicino a casa&#8221;, vuoi perché di proprietà di qualche negozio, vuoi perché esistono veri e propri siti che forniscono questo genere di servizi (<a href="https://wifi.italia.it/it/">https://wifi.italia.it/it/</a>, <a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=io.wifimap.wifimap&amp;hl=it">https://play.google.com/store/apps/details?id=io.wifimap.wifimap&amp;hl=it</a>, <a href="http://www.freeitaliawifi.it/">http://www.freeitaliawifi.it/</a>) il vostro telefono, continua a verificare se ci sono reti libere o non nei dintorni, facendolo sa a quale rete siete vicini e di conseguenza indicativamente dove vi troviate. Lo stesso può essere fatto con dispositivi bluetooth di cui si conosca la posizione, come quelli posizionati vicino a monumenti, musei o altro per dare informazioni ai turisti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Accelerometro</strong>, <strong>magnetometro</strong>&nbsp;e <strong>giroscopio</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti i cellulari ormai hanno questi tre sensori. Il magnetometro è quello che tutti conosciamo più semplicemente come bussola. Permette al telefono di sapere come è orientato nello spazio, l&#8217;accelerometro è uno strumento in grado di capire se il telefono è in movimento e in che direzione, il giroscopio permette di capire se il telefono viene ruotato. A questo punto possedendo le mappe di tutte le strade del mondo (Cosa grazie ai loro servizi di mappe possono fare sia Google che Apple) è piuttosto semplice stimare le lunghezze di un percorso, gli angoli di curvatura e confrontarli con le strade conosciute trovando dove sia stato svolto quel percorso. Anche senza GPS, anche senza triangolatura delle celle, come dimostrato ad esempio dal ricercatore Sashank Narain della Northeastern University (<a href="https://techstory.in/researchers-tracking-withoutgps-2018/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://techstory.in/researchers-tracking-withoutgps-2018/</a>).<br>Questo metodo è più o meno efficace a seconda della città in cui si è testato, ma nella pratica reale se accostato alla triangolatura delle celle diventa potenzialmente perfetto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Avere uno smartphone significa essere tracciati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto è chiaro che già l&#8217;idea di possedere uno smartphone implica l&#8217;essere tracciabili e potenzialmente tracciati. Indipendentemente dal vostro uso di Facebook o di Google Maps o di Apple Mappe. Avete scelto di avere in tasca ogni giorno un oggetto che è in grado di tracciarvi e dare informazioni su dove siete al produttore, e non sono solo gli smartphone a farlo. Lo fanno molte automobili moderne, orologi e braccialetti smart&#8230; chi più ne ha più ne metta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi seriamente: se avete paura di essere tracciati spegnete subito il vostro smartphone e non riaccendetelo mai più. </strong>Oppure, come avete già fatto accettate il rischio per apprezzarne le potenzialità. Ogni giorno accettate il rischio di tumori alla pelle per essere più belli, accettate il rischio di rimanere schiacciati in una scatola di ferro per potervi spostare agevolmente in auto, accettate il rischio di soffrire per poter amare ed essere amati, accettate il rischio di poter essere tracciati da un social network per dire la vostra e sentirvi importanti, accettate una piccola dose di violazione della vostra privacy per farvi la tessera del supermercato, o quella del locale notturno, o per vedere su internet qualcosa, ogni giorno accettate il rischio che qualcuno legga i vostri messaggi attraverso la rete mentre li inviate o li ricevete. Il vostro posizionamento è già tracciato. Non avete nulla di cui temere che già non vi stia accadendo ogni giorno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il motivo per cui non installate <em>Immuni</em> è la paura di dare dati a Google o Apple, quei dati li ha già anche senza <em>Immuni</em>, e senza GPS. Non è una scusa valida.</p>
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		<title>Immuni: l&#8217;app anti Covid-19. Attiva in tutta Italia.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2020 08:25:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da oggi Immuni (https://www.immuni.italia.it/) è attiva in tutte le regioni, ho già analizzato e spiegato in un precedente articolo (https://wp.me/pQMJM-1UW) perché non è da ritenetsi pericolosa e non è in grado di violare nessun dato sensibile, neppure la nostra posizione. Un veloce riassunto per i pigri: Non invia dati a server se non quando il [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Da oggi Immuni (<a href="https://www.immuni.italia.it/">https://www.immuni.italia.it/</a>) è attiva in tutte le regioni, ho già analizzato e spiegato in un precedente articolo (<a href="https://www.staipa.it/blog/immuni-lapp-anti-covid-19-parliamone/">https://wp.me/pQMJM-1UW</a>) perché non è da ritenetsi pericolosa e non è in grado di violare nessun dato sensibile, neppure la nostra posizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un veloce riassunto per i pigri:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Non invia dati a server se non quando il medico ci dichiara malati, in quel caso manda solo delle stringhe casuali di testo che non contengono dati legati alla persona</li><li>Non registra la nostra posizione</li><li>Non conosce nome indirizzo e nessun dato privato dell&#8217;utente</li><li>Chiunque può visionare e verificare i codici sorgenti (è opensource)</li></ul>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><strong>Aggiornamento del 16/06/2020: </strong>qualcuno mi scrive lamentandosi che l’app richiede i permessi di geolocalizzazione: in alcune versioni di Android più datate potrebbe comunque chiedere il permesso di “Localizzazione” che era legato all’utilizzo del bluetooth“. Per le altre Immuni funziona comunque solamente con la geolocalizzazione attiva. Una funzione considerata fondamentale perché Android gestisce in un solo permesso le due funzioni, ma che non permette comunque all’app Immuni di acquisire le informazioni di localizzazione. Se avesse il permesso di utilizzarle in fase di installazione verrebbe richiesta tale funzionalità in maniera esplicita, cosa che non accade. Andando nelle impostazioni di sistema a verificare quali app usino la geolocalizzazione non troverete Immuni, in compenso probabilmente troverete diverse altre app che non vi aspettate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma ovviamente sul mio articolo (<a href="https://www.staipa.it/blog/immuni-lapp-anti-covid-19-parliamone/">https://wp.me/pQMJM-1UW</a>) tutto questo è spiegato in maniera più esaustiva, e anche sul sito dell&#8217;app (<a href="https://www.immuni.italia.it/">https://www.immuni.italia.it/</a>).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Su quali smartphone si può installare Immuni?</h2>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Android</strong>: il dispositivo deve avere il Bluetooth Low Energy, il sistema operativo aggiornato ad Android 6.0 o superiore, Google Play Services aggiornati alla versione&nbsp;20.18.13 o superiore. Ma in generale la gran parte degli smatphone di pochi anni fa è normalmente compatibile. I problemi che ci sono stati inizialmente con alcuni smartphone <a href="https://tecnologia.libero.it/immuni-non-funziona-piu-su-smartphone-huawei-36539">Huawei</a> dovrebbero essere risolti.</li><li><strong>iPhone aggiornato a iOS 13.5</strong>&nbsp;(supportato da iPhone 11, 11 Pro, 11 Pro Max, Xr, Xs, Xs Max, X, iPhone SE (seconda generazione), iPhone 8, 8 Plus, iPhone 7, 7 Plus, iPhone 6s, 6s Plus, iPhone SE (prima generazione).</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;app si scarica dal&nbsp;Google Play Store o l’<a rel="noreferrer noopener" href="https://apps.apple.com/app/id1513940977" target="_blank">App Store</a>. Attenzione al logo: </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="183" height="178" data-attachment-id="7524" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/immuni-lapp-anti-covid-19-attiva-in-tutta-italia/image-3-3/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/image-3.png?fit=183%2C178&amp;ssl=1" data-orig-size="183,178" data-comments-opened="1" data-image-title="image-3" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/image-3.png?fit=183%2C178&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/image-3.png?resize=183%2C178&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7524" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/image-3.png?w=183&amp;ssl=1 183w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/image-3.png?resize=100%2C97&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/image-3.png?resize=24%2C24&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/image-3.png?resize=36%2C36&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/image-3.png?resize=48%2C48&amp;ssl=1 48w" sizes="auto, (max-width: 183px) 100vw, 183px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono stati casi di utenti che hanno scaricato l&#8217;app sbagliata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché scaricare Immuni?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Essenzialmente perché la pandemia non è finita. Il rischio di un ritorno c&#8217;è, soprattutto considerato che molti italiani ora si stanno già comportando come se niente fosse.<br>Quello qui sotto è l&#8217;andamento delle morti del&#8217;<em>influenza spagnola</em>. Non solo c&#8217;è stato un picco inaspettato, ma quello che era il primo picco è qello minuscolo a sinistra a inizio 1918. Il secondo è quello enorme. E ce ne è stato un terzo. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/pbs.twimg.com/media/EPdgcDXX0AApW-v.png?ssl=1" alt="Roberto Burioni on Twitter: &quot;Per farle passare l'arrabbiatura le ..."/><figcaption>Andamento morti influenza spagnola</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Questo non significa che ci sarà un secondo picco, oggi cento anni dopo l&#8217;<em>influenza spagnola</em> siamo sicuramente più pronti e più tecnologicamente avanzati, ma è proprio usando gli strumenti tecnologici che possiamo prevenire un secondo picco. Se saremo in grado di tracciare velocemente eventuali nuovi focolai potremo essere in grado di evitarlo. L&#8217;app <em>Immuni</em> ha esattamente questo scopo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con buona pace di chi grazie ai risultati ottenuti è convinto che gli sforzi siano stati eccessivi e inutili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se abbiamo passato momenti difficili, se siamo arrabbiati per le perdite umane ed economiche che abbbiamo avuto, se c&#8217;è un modo per evitare di tornare indietro, sfruttiamolo.</p>
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		<title>Immuni: l&#8217;app anti Covid-19. Parliamone.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2020 14:16:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Poco tempo fa ho criticato il concetto di App di Tracciatura (https://wp.me/pQMJM-1QY). Come me sono stati in molti gli informatici a lamentarsi, non tanto perché critici verso il concetto quanto per la realizzabilità e la sicurezza. Il progetti che venivano presentati allora avevano parecchie criticità e rischi. Le cose nel frattempo sono cambiate e da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Poco tempo fa ho criticato il concetto di <em>App di Tracciatura</em> (<a href="https://www.staipa.it/blog/sullapp-di-tracciamento-per-covid-19/">https://wp.me/pQMJM-1QY</a>). Come me sono stati in molti gli informatici a lamentarsi, non tanto perché critici verso il concetto quanto per la realizzabilità e la sicurezza. Il progetti che venivano presentati allora avevano parecchie criticità e rischi. Le cose nel frattempo sono cambiate e da qualche giorno è possibile scaricare l&#8217;applicazione <em>immuni</em>, che come poi spiegherò più avanti non si può definire <em>di tracciatura</em>.<br>Non voglio discutere sui tempi di uscita della stessa, anche se spero che sia ormai sempre meno utile, ma potrà essere certamente utile al prossimo rischio di <em>Pandemia</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto alla prima proposta iniziale e vaga di qualche tempo fa le cose sono cambiate parecchio.  Evidentemente le critiche arrivate sono state ascoltate e la soluzione adottata sembra tutto sommato buona. Inanzi tutto è stata abbandonata l&#8217;idea di utilizzare il <em>GPS</em>. Idea pericolosa perché il <em>GPS </em>non prende ovunque, non è sempre preciso, espone l&#8217;utente al rischio di tracciamento da parte di chi dovesse detenere i dati eccetera, e questa è una cosa buona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In secondo luogo ci eravamo allarmati per una serie di motivazioni legate a chi deterrebbe i dati, quale sarebbe la mole di dati da tenere, e come fare sì che siano in sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine l&#8217;altra situazione di allarme era che i dati potessero far risalire a situazioni estremamente personali o uniti a dati che un governo ha già come starebbe accadendo in Cina (<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.fanpage.it/esteri/in-cina-lapp-per-tracciare-il-contagio-potrebbe-diventare-permanente-per-10-milioni-di-persone/" target="_blank">https://tinyurl.com/y7w6q2g7</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro dubbio era dal punto di vista tecnico per via di alcuni limiti imposti per privacy e consumo di batteria da parte di Apple su iOs e Google su Android.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Finalmente l&#8217;app è uscita, e ne sono uscite le specifiche e devo ammettere che sono davvero interessanti, anche se alcune perplessità restano. Non tanto sulla privacy quanto sull&#8217;aspetto tecnico che porta all&#8217;effettivo risultato di tracciare la Pandemia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente i soliti allarmi persistono da parte di chi o non si è informato sul funzionamento e qualche <em>solito noto </em>politico a cui non voglio fare pubblicità spera in una crescita di consensi spaventando chi sicuramente non si informerà. <br>(Vedi mio articolo sulle Fake News:<a href="https://www.staipa.it/blog/come-riconoscere-una-fake-news-parte-3/">https://wp.me/pQM</a><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.staipa.it/blog/come-riconoscere-una-fake-news-parte-3/" target="_blank">JM-1Sz</a>)</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="NonUsaGPS">L&#8217;app non usa il GPS. E a prova di questo quando viene installata non ne vengono richiesti i permessi, e funziona perfettamente anche con il GPS disattivato. Anche se in alcune versioni di Android più datate potrebbe comunque chiedere il permesso di &#8220;Localizzazione&#8221; che era legato all&#8217;utilizzo del <em>bluetooth</em>. </p>



<figure class="wp-block-embed-twitter wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-twitter"><blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Non se ne fa nulla. In Android come già spiegato un gazzillione di volte SIA il GPS sia BLE richiedono il permesso geolocalizzazione. Non significa che l’app usi il GPS.</p>&mdash; Stefano Zanero (@raistolo) <a href="https://twitter.com/raistolo/status/1267595161871228929?ref_src=twsrc%5Etfw">June 1, 2020</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></div>
</div><figcaption>Stefano Zenato professore associato presso il DEIB esprto di&nbsp;<strong>sicurezza informatica</strong></figcaption></figure>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><strong>Aggiornamento del 15/06/2020</strong>: qualcuno mi scrive lamentandosi che l&#8217;app richiede i permessi di geolocalizzazione: come scritto qui sopra in alcune versioni di Android più datate potrebbe comunque chiedere il permesso di &#8220;Localizzazione&#8221; che era legato all&#8217;utilizzo del <em>bluetooth</em>&#8220;. Per le altre Immuni funziona comunque<strong>&nbsp;solamente con la geolocalizzazione attiva</strong>. Una funzione considerata fondamentale perché Android gestisce in un solo <em>permesso</em> le due funzioni, ma che non permette comunque all&#8217;app Immuni di acquisire le informazioni di localizzazione. Se avesse il permesso di utilizzarle in fase di installazione verrebbe richiesta tale funzionalità in maniera esplicita, cosa che non accade. Andando nelle impostazioni di sistema a verificare quali app usino la geolocalizzazione non troverete <em>Immuni</em>, in compenso probabilmente troverete diverse altre app che non vi aspettate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;unico servizio che usa effettivamente è appunto il <em>bluetooth</em>, ossia <em>&#8220;l&#8217;antenna&#8221;</em> che usiamo tutti i giorni per collegare le cuffie senza fili, il vivavoce dell&#8217;auto, o altri dispositivi analoghi. Come abbiamo sperimentato tutti non è in grado di comunicare con dispositivi che siano più lontani di pochi metri e questa è un&#8217;ottima scelta. Se siamo dentro a un bunker dove il GPS non prende, il nostro dispositivo è comunque in grado di verificare se ci siano dispositivi <em>bluetooth</em> nelle vicinanze entro qualche metro.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="356" height="752" data-attachment-id="7377" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/immuni-lapp-anti-covid-19-parliamone/immuni/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/immuni.gif?fit=356%2C752&amp;ssl=1" data-orig-size="356,752" data-comments-opened="1" data-image-title="immuni" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/immuni.gif?fit=356%2C752&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/immuni.gif?resize=356%2C752&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7377"/><figcaption>Le spiegazioni interne all&#8217;app Immuni</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il segreto che rende anonime le comunicazioni sta nel meccanismo di scambio delle stesse. Il nostro telefono genererà periodicamente un codice univoco <em>pseudocasuale</em>, che non contiene alcuna informazione su di noi e sul dispositivo stesso e lo invierà via <em>bluetooth</em> a tutti i dispositivi che grazie alla stessa tecnologia stima essere entro una certa distanza. In pratica come se noi andassimo in giro dicendo codici come <em>h725! Cat5pq! Cr6bn!</em> e tutti quelli attorno a noi, solo quelli attorno a noi, li annotassero e se ne andassero a spasso. Loro non sanno il nostro nome, indirizzo, o altro. Sanno solo che abbiamo urlato <em>h725</em>, piuttosto che <em>Cat5pq</em>, o <em>Cr6bn</em>.<br>A quel punto se non ci ammaliamo non accadrà nulla, e chiunque abbia trascritto quella serie di &#8220;parole strane&#8221; non se ne potrà fare nulla di utile.<br>Se però dovessimo ammalarci, potremo andare dal nostro medico di base che ci fornirà un apposito pin. Inserendo quel pin nell&#8217;app ci dichiareremo malati. Ma non sarà <em>Stefano Giolo</em> ad essere indicato come malato, sarà il dispositivo che aveva mandato i codici <em>h725</em>, <em>Cat5pq</em>, e <em>Cr6bn</em>. Il dispositivo caricherà tutti i codici che ha inviato e queste verranno caricati in una grande lista su internet, che conterrà tutti i codici inviati dal nostro dispositivo e quelli di tutti gli altri che si sono dichiarati malati. Mescolati. Senza riferimenti. <br>Se non siamo ammalati invece la nostra app andrà periodicamente a confrontare la lista di codici salvati sul server, con la lista delle parole ricevute via <em>bluetooth</em> dai dispositivi a cui siamo stati vicini. Tornado alla metafora di noi che passeggiamo urlando strane parole, tutti quelli che si sono trascritti quelle parole, senza sapere chi io fossi, vanno periodicamente sulla <em>rubrica delle parole</em> a controllare se una di quelle sia stata urlata da qualcuno che poi si è ammalato. Nel momento in cui ci sarà una corrispondenza vuol dire che siamo stati vicini a una persona che poi è stata dichiarata malata, quindi siamo a rischio. <br>Senza che nessuno possa sapere chi era la persona, dove l&#8217;ho incontrata o quando, se non il giorno. Neppure i proprietari del server che contiene la lista dei codici di chi è risultato malato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per limitare i falsi positivi, ad esempio se passiamo accanto a un passante in auto, è stato scelto di mettere un limite di tempo. Ossia dobbiamo essere stati &#8220;<em>a tiro di bluetooth</em>&#8221; da una persona positiva per un tot di tempo perché l&#8217;app si allerti. Il tempo è un parametro interno che immagino verrà regolato nel tempo in base ai risultati dei test preliminari che stanno venendo fatto in questi giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto non si tratta più di una <em>app di tracciamento</em> ma piuttosto di un <em>esposimetro</em> che similarmente a quelli indossati da chi lavora in radiologia si allerta dopo che siamo stati <em>potenzialmente </em>esposti più di un tot di tempo a qualcuno che è poi risultato positivo al virus. Senza farci sapere chi, dove e a che ora. Sono informazioni non necessarie, a noi basta sapere che da quel momento siamo a rischio e che è il caso di isolarci per quindici giorni a partire dal giorno dell&#8217;esposizione, unico dato che l&#8217;app ci fornirà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un limite che anche in questa soluzione preoccupava gli informatici è che su iOs e su Android non era possibile tenere il <em>bluetooth</em> attivo per più di cinque minuti da parte di un app. Questo limite grazie ad Apple e a Google è stato rimosso nell&#8217;aggiornamento 13.5 di iOs e aggiornando i <a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.google.android.gms">Google Play Services</a> su Android 6 o successivo e comunque disattivabile o attivabile manualmente.</p>



<figure data-carousel-extra='{&quot;blog_id&quot;:1,&quot;permalink&quot;:&quot;https://www.staipa.it/blog/immuni-lapp-anti-covid-19-parliamone/&quot;}'  class="wp-block-gallery columns-2 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="606" height="1280" data-attachment-id="7381" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/immuni-lapp-anti-covid-19-parliamone/covidandroid/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidAndroid.jpg?fit=606%2C1280&amp;ssl=1" data-orig-size="606,1280" data-comments-opened="1" data-image-title="CovidAndroid" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidAndroid.jpg?fit=485%2C1024&amp;ssl=1" src="https://i1.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidAndroid.jpg?fit=485%2C1024&amp;ssl=1" alt="" data-id="7381" data-full-url="https://i1.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidAndroid.jpg?fit=606%2C1280&amp;ssl=1" data-link="https://www.staipa.it/blog/?attachment_id=7381" class="wp-image-7381" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidAndroid.jpg?w=606&amp;ssl=1 606w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidAndroid.jpg?resize=142%2C300&amp;ssl=1 142w" sizes="auto, (max-width: 606px) 100vw, 606px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="845" height="1600" data-attachment-id="7382" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/immuni-lapp-anti-covid-19-parliamone/covidios/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidIOS.jpeg?fit=845%2C1600&amp;ssl=1" data-orig-size="845,1600" data-comments-opened="1" data-image-title="CovidIOS" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidIOS.jpeg?fit=541%2C1024&amp;ssl=1" src="https://i2.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidIOS.jpeg?fit=541%2C1024&amp;ssl=1" alt="" data-id="7382" data-full-url="https://i2.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidIOS.jpeg?fit=845%2C1600&amp;ssl=1" data-link="https://www.staipa.it/blog/?attachment_id=7382" class="wp-image-7382" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidIOS.jpeg?w=845&amp;ssl=1 845w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidIOS.jpeg?resize=158%2C300&amp;ssl=1 158w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidIOS.jpeg?resize=541%2C1024&amp;ssl=1 541w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidIOS.jpeg?resize=768%2C1454&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidIOS.jpeg?resize=811%2C1536&amp;ssl=1 811w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidIOS.jpeg?resize=254%2C480&amp;ssl=1 254w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/06/CovidIOS.jpeg?resize=53%2C100&amp;ssl=1 53w" sizes="auto, (max-width: 845px) 100vw, 845px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">Impostazioni di raccolta log per Covid su Android e su iOs</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi volesse approfondire consiglio la visione di questo video della <a href="https://www.upad.it/">Fondazione UPAD</a>&nbsp;e al&nbsp;<a href="https://www.upad.it/mua/">Movimento Universitario Altoatesino</a>&nbsp;insieme al consulente su privacy e GDPR Patrick Lazzarotto e il giornalista informatico Paolo Attivissimo, con la moderazione di Pietro Calò, membro del Senatus della Fondazione.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" class="youtube-player" width="550" height="310" src="https://www.youtube.com/embed/x6trihjxN0g?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent" allowfullscreen="true" style="border:0;" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox"></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi poi, avesse ancora dubbi sulla sicurezza dell&#8217;applicazione dal sito ufficiale <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.immuni.italia.it/" target="_blank">(www.immuni.italia.it</a>) si accede alla pagina di GitHub che contiene tutti i codici sorgenti (<a href="https://github.com/immuni-app">https://github.com/immuni-app</a>), dove è possibile per chiunque ne abbia le competenze, vedere nei dettagli tutto di come l&#8217;applicazione è sviluppata. Nessun segreto: è tutto lì.<br><br>In ogni caso consiglio di leggere anche le pratice FAQ sul sito ufficiale: <span class="removed_link" title="https://www.immuni.italia.it/faq.html">https://www.immuni.italia.it/faq.html</span></p>



<h2 class="wp-block-heading">Installare o non installare l&#8217;App Immuni?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene l&#8217;App sia già scaricabile il servizio sarà attivo dall&#8217;8 Giugno solamente in Liguria, Abruzzo, Marche e Puglia, verrà reso disponibile più avanti per le altre regioni. Io sono convinto che dal punto di vista di sicurezza non ci siano particolari pericoli, e che quindi valga la pena fare un tentativo. Più persone l&#8217;avranno installata più verosimile sarà la fase di test.</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><strong>Aggiornamento del 15/06/2020</strong>: da oggi l&#8217;app è attiva in tutta Italia. (<a href="https://www.staipa.it/blog/immuni-lapp-anti-covid-19-attiva-in-tutta-italia/">https://wp.me/pQMJM-1Xk</a>)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Restano comunque delle forti criticità sul fatto che una simile applicazione sia efficace:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Perché funzioni tutti i malati dovrebbero dichiararsi al medico, e sappiamo che purtroppo molte persone hanno remore a farlo per non rimanere a casa da lavoro</li><li>Potrebbero esserci molti falsi positivi, il mio bluetooth ad esempio vede spesso quello del mio vicino di casa che non incontro mai, sarà da verificare.</li><li>Potrebbero esserci molti falsi negativi, bisogna vedere se davvero ci ammaliamo più per la vicinanza tra persone o magari toccando oggetti toccati da altri, sarà da verificare e sarà più difficile: l&#8217;App non l&#8217;ha tracciato perché funziona male? O perché non era in uso da entrambi?</li><li>Il parametro della quantità di tempo di esposizione andrà tarato. Come?</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Sinceramente sono comunque curioso di vedere come si svilupperà l&#8217;idea. Io l&#8217;ho installata, anche se nella mia regione per ora rimarrà inattiva, e seguirò l&#8217;evoluzione del prodotto, sperando che non sia l&#8217;ennesimo spreco tecnologico istituzionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Attenzione alle fregature</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Attenzione però che ci sono già le prime truffe legate all&#8217;app. Mail e messaggi che richiedono di installarla, e portano a siti contraffatti contenenti malware o cose similari. Non fidatevi.<br>L&#8217;app si può scaricare solamente dal Play Store (https://tinyurl.com/ImmuniPlayStore) o dall&#8217;Apple Store (<a rel="noreferrer noopener" href="https://apps.apple.com/it/app/immuni/id1513940977" target="_blank">https://tinyurl.com/ImmuniAppStore</a>), non invia sms, non invia mail e qualunque informazione dovesse dare la darà solamente dalle notifiche dell&#8217;app stessa. Anche perché per attivarla non è necessario inserire alcun dato.</p>
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		<title>Google e Apple ci ascoltano? No. Ma forse il tuo smartphone sì.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 08:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Abuso della tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Android]]></category>
		<category><![CDATA[Apple]]></category>
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		<category><![CDATA[iOs]]></category>
		<category><![CDATA[Semini]]></category>
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		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono in molti ad aver provato questa strana sensazione: hai parlato con un amico di qualcosa, non lo hai cercato su internet, non lo hai cercato su Amazon, non lo hai scritto su Facebook, ma improvvisamente ti arrivano notizie o pubblicità sull&#8217;argomento.A me è successo con Chuck. Stavo riguardando la serie tv, non ho cercato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sono in molti ad aver provato questa strana sensazione: hai parlato con un amico di qualcosa, non lo hai cercato su internet, non lo hai cercato su Amazon, non lo hai scritto su Facebook, ma improvvisamente ti arrivano notizie o pubblicità sull&#8217;argomento.<br />A me è successo con Chuck. Stavo riguardando la serie tv, non ho cercato nessuna notizia a riguardo ma improvvisamente mi sono arrivate notizie dell&#8217;attore Zachary Levi che sognerebbe di rimettere in piedi una nuova stagione o un film a distanza di anni. Possibile? <br />Sono convinto che un modo per realizzare una simile comunicazione mirata attraverso il microfono del mio smartphone ci sia, ma che non sia quello che le persone si aspettano. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Tanto per cominciare, Google e Apple ci ascoltano?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta più probabile è no. Se non bastasse l&#8217;ovvia constatazione che se ci fosse un continuo flusso di audio dal nostro telefono ai loro server qualcuno se ne sarebbe accorto, soprattutto noi utenti che teniamo controllata la <em>quantità di giga</em> che abbiamo pagato all&#8217;operatore telefonico, gli specialisti di Wandera hanno fatto un apposito studio. Wandera è una società privata che sviluppa soluzioni di sicurezza cloud. Hanno preso un telefono Android e uno iOs e li hanno chiusi in una stanza insonorizzata riproducendo al suo interno per mezzora audio di pubblicità di cani e di gatti. Poi hanno preso un&#8217;altra coppia di telefoni, uno Android e uno iOs e li hanno messi in una analoga stanza insonorizzata questa volta senza riprodurre alcun suono.<br />Su tutti e quattro i telefoni erano installate le app <strong>Facebook, Instagram, Chrome, SnapChat, Youtube e Amazon</strong>. Hanno poi usato tutti e quattro i telefoni per navigare in Internet e cercare informazioni riguardo agli animali e non hanno rilevato alcuna differenza nei risultati.<br />Hanno fatto poi un secondo test attivando <strong>Siri </strong>e <strong>Google Now</strong>, gli assistenti vocali, e usandoli massivamente per valutare il consumo di dati in caso di invio continuo delle comunicazioni vocali ai server di Google e Android per confrontare il consumo di dati rispetto a quando erano nelle stanze insonorizzate con i loop pubblicitari. <br />Ecco i risultati in grafico:</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="625" data-attachment-id="7152" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/google-e-apple-ci-ascoltano-no-ma-forse-il-tuo-smartphone-si/iosdatausagewanderaresearch/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/iOsDataUsageWanderaResearch.png?fit=1024%2C625&amp;ssl=1" data-orig-size="1024,625" data-comments-opened="1" data-image-title="iOsDataUsageWanderaResearch" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/iOsDataUsageWanderaResearch.png?fit=1024%2C625&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/iOsDataUsageWanderaResearch.png?resize=1024%2C625&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7152" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/iOsDataUsageWanderaResearch.png?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/iOsDataUsageWanderaResearch.png?resize=300%2C183&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/iOsDataUsageWanderaResearch.png?resize=768%2C469&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/iOsDataUsageWanderaResearch.png?resize=640%2C391&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/iOsDataUsageWanderaResearch.png?resize=100%2C61&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/iOsDataUsageWanderaResearch.png?resize=24%2C15&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/iOsDataUsageWanderaResearch.png?resize=36%2C22&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/iOsDataUsageWanderaResearch.png?resize=48%2C29&amp;ssl=1 48w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption><em><strong>MB consumati in 30 minuti con iOs durante i test</strong></em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="595" data-attachment-id="7151" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/google-e-apple-ci-ascoltano-no-ma-forse-il-tuo-smartphone-si/androiddatausagewanderaresearch/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/AndroidDataUsageWanderaResearch.png?fit=1024%2C595&amp;ssl=1" data-orig-size="1024,595" data-comments-opened="1" data-image-title="AndroidDataUsageWanderaResearch" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/AndroidDataUsageWanderaResearch.png?fit=1024%2C595&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/AndroidDataUsageWanderaResearch.png?resize=1024%2C595&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7151" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/AndroidDataUsageWanderaResearch.png?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/AndroidDataUsageWanderaResearch.png?resize=300%2C174&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/AndroidDataUsageWanderaResearch.png?resize=768%2C446&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/AndroidDataUsageWanderaResearch.png?resize=640%2C372&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/AndroidDataUsageWanderaResearch.png?resize=100%2C58&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/AndroidDataUsageWanderaResearch.png?resize=24%2C14&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/AndroidDataUsageWanderaResearch.png?resize=36%2C21&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/AndroidDataUsageWanderaResearch.png?resize=48%2C28&amp;ssl=1 48w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption><strong><em>MB consumati in 30 minuti con Android durante i test</em></strong></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Per iOs l&#8217;assistente vocale Siri ha consumato 18 megabyte inviando la registrazione audio dei comandi dell&#8217;utente rispetto al ben meno di 1 megabyte per tutte le altre applicazioni, per Android il consumo è stato di 60 Mega byte con l&#8217;uso dell&#8217;assistente vocale OK Google rispetto a quantità trascurabili di consumo rispetto alle altre applicazioni. La differenza tra i 60 MegaByte di Android e i 18 di Siri probabilmente dipendono da una differenza di qualità dell&#8217;audio inviato o della compressione utilizzata o dai comandi e le risposte trasmesse ed è in ogni caso non comparabile tra i due sistemi.<br />Questo test sembrerebbe dimostrare con chiarezza che Apple e Google non ascoltano le nostre conversazioni se non interpellati attraverso i loro assistenti vocali. Studi analoghi sono stati fatti per quanto riguarda Alexa di Amazon e comunque ognuno di noi può verificare controllando il proprio router wifi il consumo di dati.<br />Questione chiusa? No. Restano aperte due questioni, la prima è: <em>quindi non possono ascoltare le nostre conversazioni?</em>  La seconda è <em>ma quindi come fanno a sapere che ho parlato di un dato argomento?</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma quindi non possono ascoltare le nostre conversazioni?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà possono e l&#8217;hanno fatto. In primo luogo molte conversazioni vengono comunque inviate. Ad esempio se sono accanto al mio telefono o al mio dispositivo questo potrebbe captare un comando che riconosce simile ad &#8220;Ok Google&#8221; o &#8220;Hey Siri&#8221;, o &#8220;Alexa blablabla&#8221; e inviare frasi e parti di audio ai server. Sta a voi poi decidere se questo piaccia o no, ma è un dato di fatto che ci siano stati diversi scandali a riguardo all&#8217;ascolto da parte di dipendenti di alcune aziende, ecco alcuni esempi:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Google: <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.hdblog.it/2019/07/11/google-assistant-dipendenti-ascolto-conversazioni/" target="_blank">https://tinyurl.com/y7glhfmr</a></li><li>Apple: <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.huffingtonpost.it/entry/i-dipendenti-di-apple-ascoltano-le-nostre-conversazioni-con-siri-anche-quelle-involontarie_it_5d3febaee4b0d24cde0509a6/" target="_blank">https://tinyurl.com/y7uy5w3f</a></li><li>Alexa: <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.ilsole24ore.com/art/cosi-dipendenti-amazon-ci-ascoltano-tramite-alexa-ABROCZnB" target="_blank">https://tinyurl.com/y9ggsexa</a></li><li>Microsoft: <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.huffingtonpost.it/entry/i-dipendenti-di-apple-ascoltano-le-nostre-conversazioni-con-siri-anche-quelle-involontarie_it_5d3febaee4b0d24cde0509a6/" target="_blank">https://tinyurl.com/y7uy5w3f</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Non hanno a che fare con il tema dello studio della profilazione dei nostri interessi, in tutti i casi l&#8217;ascolto era limitato alle comunicazioni inviate attraverso l&#8217;assistente vocale, volontariamente o per attivazione involontaria. Ma di fatto i casi ci sono stati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma quindi come fanno a sapere che ho parlato di un dato argomento?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono molte opzioni a disposizione di chi controlla milioni di smartphone e la gran parte non richiede necessariamente ascoltare e processare migliaia di TeraByte di audio al giorno. Avendo a disposizione per esempio la posizione GPS si può sapere se la persona frequenta determinati ambienti, palestre, teatri, cinema, supermercati, locali per scambisti, pub, asili nido, musei&#8230; <br />Se un profilo già conosciuto come appassionato di qualcosa sta spesso vicino ad un&#8217;altra persona è probabile che il giudizio di quest&#8217;ultima possa essere influenzato, ad esempio perché non proporre un abbonamento alla palestra a qualcuno che incontra spesso degli sportivi?<br />Per la realizzazione del profiling invece è sufficiente avere accesso alle ricerche e i siti visitati dallo smartphone, per non parlare del fatto che la gran parte dei siti contiene banner pubblicitari che sono venduti spesso dalle stesse aziende che costruiscono questi profili e sono usati oltre che per veicolare pubblicità anche per raccogliere dati. Anche i like sui social network sono molto utili per conoscere gli interessi di una persona, ovviamente. <br />Qualche esempio pratico che puoi verificare da te:</p>



<h4 class="wp-block-heading">Google</h4>



<ul class="wp-block-list"><li>Il tuo profiling pubblicitario: <a href="https://www.google.com/ads/preferences/html/blocked-cookies.html">https://adssettings.google.com/</a></li><li>La tua cronologia degli spostamenti: <a rel="noreferrer noopener" href="https://maps.google.com/locationhistory" target="_blank">https://maps.google.com/locationhistory</a></li><li>La cronologia delle tue ricerche: <a rel="noreferrer noopener" href="https://myactivity.google.com/" target="_blank">https://history.google.com</a></li><li>App e siti che hanno accesso ai tuoi dati: <a rel="noreferrer noopener" href="https://accounts.google.com/v3/signin/identifier?continue=https%3A%2F%2Fmyaccount.google.com%2Fpermissions&amp;csig=AF-SEnZpU9UN9DpaRtKD%3A1591437195&amp;followup=https%3A%2F%2Fmyaccount.google.com%2Fpermissions&amp;ifkv=AVQVeyzym2dliE4ht_VvZdt2WhmqArGhWqxz14Uka7eciRw6Gf4zAZUpo1zUV5IK6MIIv1CU3yUjBw&amp;osid=1&amp;passive=1209600&amp;service=accountsettings&amp;flowName=GlifWebSignIn&amp;flowEntry=ServiceLogin&amp;dsh=S-1291385988%3A1698923899639744&amp;theme=glif" target="_blank">https://security.google.com/settings/security/permissions</a> </li></ul>



<h4 class="wp-block-heading">Facebook</h4>



<ul class="wp-block-list"><li>Il tuo profiling pubblicitario: <a href="https://www.facebook.com/login.php?next=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fads%2Fpreferences" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.facebook.com/ads/preferences</a></li></ul>



<h4 class="wp-block-heading">Apple</h4>



<ul class="wp-block-list"><li>Apple è meno trasparente riguardo ai dati che conserva, si può supporre che abbia informazioni analoghe ma non fornisce un mezzo per accedervi direttamente, qui però c&#8217;è una guida per ottenere i dati: <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.socializziamo.net/cosa-sa-apple-su-di-noi/" target="_blank">https://www.socializziamo.net/cosa-sa-apple-su-di-noi/</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Per tutti c&#8217;è una quantità di dati più che sufficienti per conoscere ogni utente meglio di come lo conoscerebbe il partner, o il miglior amico, quindi non è necessario ascoltare ogni conversazione per poter puntare con una buona dose di sicurezza a fare una buona pubblicità mirata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra possibilità è il caso. Può succedere che tra tutte le cose che diciamo è tutta la pubblicità che riceviamo possano esserci delle coincidenze, e abbiamo la tendenza la naturale a pensare che le coincidenze non siano date dal caso. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma allora il fatto che gli smartphone ci ascoltino è una bufala?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno lo sa con certezza, in quanto i protocolli e il software che eventualmente si occupa di questo non è opensource, solo Apple, Google, e a questo punto aggiungiamo Amazon possono sapere come funzionano. Secondo quanto abbiamo visto l&#8217;unica cosa certa è che le nostre conversazioni non vengono fisicamente inviate ai loro server. Ma questo davvero garantisce che non vengano ascoltati? Esistono svariati modi per raccogliere dati, e questo lo abbiamo visto nella parte precedente dell&#8217;articolo. Molti di questi a un <em>non informatico</em> probabilmente non verrebbero mai in mente, siamo sicuri che non ci sia qualche sistema che invece verrebbe in mente a un informatico per captare informazioni dalle conversazioni al microfono? <br />Se io dovessi farlo prenderei il sistema di profilazione usato in tutte le altre pubblicità mirate e chiederei agli insertori pubblicitari paganti il tipo di target che stimano di poter interessare, poi mi comporterei così:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendiamo l&#8217;esempio accaduto a me sulla serie tv Chuck che stavo guardando. I produttori di Chuck vogliono sondare il mercato per la possibilità di realizzare una nuova stagione. Come fanno a fare lo studio senza chiamare a casa persone e mettere in giro rumors? <br />Una serie tv come Chuck ha un target abbastanza prevedibile: è una serie piuttosto Nerd andata in onda tra il 2007 e il 2012, è prevedibile che il suo pubblico avesse tra i 20 e i 30 anni all&#8217;epoca e che ora abbia tra i 33 e i 43 anni, chiunque al di sotto di tale soglia probabilmente non ne ha mai sentito parlare, chiunque al di sopra pure. I fan più accaniti probabilmente sono anche appassionati di informatica e  di serie tv, non è difficile attraverso il profiling digitale sapere anche chi in questa fascia abbia cercato in passato informazioni sulla serie o sugli attori della serie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo smartphone è già configurato per riconoscere i comandi &#8220;Ok Google&#8221; o &#8220;Hey Siri&#8221; per tanto è pronto ad ascoltare con il microfono ulteriori comandi. Basterebbe inviargli una lista di altri <em>comandi</em> a cui reagire. Da qui in poi li chiameremo <em>semini</em>. Una volta installati i <em>semini Chuck</em>, <em>Zachary Levi</em> e <em>Yvonne Strahovski</em>, sugli smartphone di chi corrisponde al profilo, i loro smartphone potrebbero reagire se il proprietario nomina uno di questi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo gli attori principali vengono invitati a fare tweet e messaggi sibillini sulla possibilità di una nuova stagione o di un film.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="7157" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/google-e-apple-ci-ascoltano-no-ma-forse-il-tuo-smartphone-si/image-1-2/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/image-1.png?fit=820%2C760&amp;ssl=1" data-orig-size="820,760" data-comments-opened="1" data-image-title="image-1" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/image-1.png?fit=820%2C760&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/image-1.png?resize=368%2C341&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-7157" width="368" height="341" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/image-1.png?w=820&amp;ssl=1 820w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/image-1.png?resize=300%2C278&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/image-1.png?resize=768%2C712&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/image-1.png?resize=518%2C480&amp;ssl=1 518w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/image-1.png?resize=100%2C93&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/image-1.png?resize=24%2C22&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/image-1.png?resize=36%2C33&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2020/04/image-1.png?resize=48%2C44&amp;ssl=1 48w" sizes="auto, (max-width: 368px) 100vw, 368px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Gli appartenenti al target di persone che hanno ricevuto il <em>semino</em> sul loro telefono se leggeranno di questi rumors, nomineranno Chuck, Zachary Levi, Yvonne Strahovski, e il telefono riconoscendo tali parole come comandi al pari di &#8220;Ok Google&#8221; o &#8220;Hey Siri&#8221; non avrà necessità di inviare una conversazione ai server ma solo una comunicazione minuscola per dire che un utente appartenente al target ha parlato dell&#8217;argomento. Rendendo il fornitore in grado di sapere che tu sei interessato e che può mandarti pubblicità su quel tema. Lo stesso ovviamente può valere anche senza un input iniziale da parte dei rumors.<br />Io per esempio metterei il <em>semino</em> &#8220;calvizie&#8221; a tutti i maschi intorno ai trent&#8217;anni, e manderei a quelli che lo attivano pubblicità su lozioni contro la perdita di capelli, il semino &#8220;<em>gravidanza</em>&#8221; a tutte le coppie sposate sotto i 35 anni per mandare a chi ne parla pubblicità di materiali per l&#8217;infanzia, ma sono sicuro che un pubblicitario troverebbe degli abbinamenti ben più appropriati dei miei.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanti <em>semini </em>potrebbero installare su un telefono?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un <em>megabyte</em>,<em> </em>che sappiamo essere qualcosa che possiamo definire &#8220;<em>poco</em>&#8220;, contiene un milione di <em>byte</em>, quindi ci si possono codificare un milione di caratteri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <em>Divina Commedia</em> di Dante Alighieri che in termini di dimensioni possiamo definire &#8220;<em>tantissimo</em>&#8221; è composta da circa 408.476 caratteri, quindi ci sta in poco meno di mezzo <em>megabyte</em>, e contiene 101.698 parole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Facendo una facile proporzione con solo un <em>megabyte</em> e considerando una parola di lunghezza media sui dieci caratteri (in Italiano la media si attesta intorno ai 5,7), si potrebbero inviare qualcosa come 100.000 <em>semini</em> (90.909 se aggiungiamo un carattere divisiorio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immagino che se io ho avuto questa idea da solo, Apple, Google e Amazon abbiano i mezzi per ingegnerizzare un sistema ben più complesso di quello ideato da me, e sarebbe poco intelligente non averlo sviluppato.</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><em>Fonti: </em><br /><a rel="noreferrer noopener" href="https://web.archive.org/web/20210904121420/https://www.wandera.com/phone-listening/" target="_blank">Is your phone always listening to you?</a> di Wandera (<a href="https://web.archive.org/web/20210904121420/https://www.wandera.com/phone-listening/">https://www.wandera.com/phone-listening/</a>)<br /><a rel="noreferrer noopener" href="https://edizionidodici.wordpress.com/2008/01/11/analisi-statistica-della-divina-commedia-1/" target="_blank">Analisi statistica della Divina Commedia</a><em> di Edizioni XII (</em><a href="https://edizionidodici.wordpress.com/2008/01/11/analisi-statistica-della-divina-commedia-1/">https://tinyurl.com/ya5e5hoz</a><em>)</em></p>
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		<title>Sull&#8217;app di tracciamento per Covid-19</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/sullapp-di-tracciamento-per-covid-19/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2020 17:27:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Poleminformatica]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Abuso della tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cambridge Analytica]]></category>
		<category><![CDATA[FaceApp]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[smarphone]]></category>
		<category><![CDATA[Social]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Strani giorni, viviamo strani giorni&#8221; diceva il buon Battiato (https://youtu.be/QPxmw9mqYRY). Su questo non c&#8217;è alcun dubbio. Non lo siamo solo per i fatti storici che stanno accadendo e che ci porteremo avanti nella memoria ma per il fatto che sempre di più le persone si sentono in grado di sentenziare, pontificare, lamentarsi di argomenti che [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><br>&#8220;Strani giorni, viviamo strani giorni&#8221; diceva il buon Battiato (<a href="https://youtu.be/QPxmw9mqYRY">https://youtu.be/QPxmw9mqYRY</a>). Su questo non c&#8217;è alcun dubbio. Non lo siamo solo per i fatti storici che stanno accadendo e che ci porteremo avanti nella memoria ma per il fatto che sempre di più le persone si sentono in grado di sentenziare, pontificare, lamentarsi di argomenti che non conoscono, non solo sui social purtroppo ma anche e soprattutto nelle sfere alte che prendono decisioni sulle nostre vite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni si parla di app di tracciamento per il virus Covid-19, si parla dell&#8217;utilità, della paura, della privacy, e se ne parla quasi sempre a sproposito. Se è chiaro che chi si lamenta per la privacy e lo fa su un social network come <em>Facebook</em> magari dopo aver accettato le policy di giochini per <em>scoprire che frutto sei</em>, o che hanno usato per settimane app come <em>FaceApp</em> tende a coprirsi di ridicolo, meno lampante è come chi prende in giro gli stessi stia dimostrando una superficialità solo di poco minore. Non mi metterò a rispiegare &#8220;<em><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.staipa.it/blog/perche-a-prendere-in-giro-chi-ti-lancia-allarmi-sulla-privacy-stai-solo-facendo-la-figura-dello-stupido/" target="_blank">Perché a prendere in giro chi ti lancia allarmi sulla privacy stai solo facendo la figura dello stupido.</a></em>&#8220;, anche se chi lancia l&#8217;allarme si lascia violare la privacy più di te, l&#8217;ho gia fatto in un articolo precedente (<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.staipa.it/blog/perche-a-prendere-in-giro-chi-ti-lancia-allarmi-sulla-privacy-stai-solo-facendo-la-figura-dello-stupido/" target="_blank">https://wp.me/pQMJM-1I0</a>), è un argomento ormai talmente noioso che non merita molte altre parole.<br>Mi soffermerò invece a riflettere su quanto una simile applicazione si fattibile, e utile, e per tanto quanto abbia senso investirci realmente allo stato delle cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto vorrei ricordate alcuni dei precedenti tentativi tecnologici realizzati dal nostro governo:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Portale italia.it</strong>: è stato un portale costato 45 milioni di euro, fatto come poteva fare un ragazzino delle medie con WordPress, fallito dopo pochi mesi (<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.wired.it/economia/business/2014/09/11/italia-it-redazione/" target="_blank">https://tinyurl.com/y8wemcfm</a>)</li><li><strong>Posta certificata gov</strong>: un servizio di posta certificata gratuita per tutti fornita dal governo, ora non riesco a ritrovarne i costi ma anche questo fu un servizio stra pagato, con il piccolo difetto che invece di essere una posta certificata come tutte le altre poteva comunicare solo con pochi indirizzi governativi scelti. Ovviamente è naufragato brutalmente. (<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/04/posta-certificata-rivoluzione-di-brunetta-finisce-con-maxi-flop/398471/">https://tinyurl.com/y9wy2au9</a>)</li><li><strong>Sito INPS:</strong> Non serve che vi ricordi tutto l&#8217;accaduto ma potete trovare tutte le informazioni che avete dimenticato nelle ultime due settimane in Internet (<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.punto-informatico.it/inps-ddos-azure-akamai-cache/" target="_blank">https://tinyurl.com/y9o5b642</a>)</li><li>Varie ed eventuali che tutti abbiamo provato: a me hanno cambiato il nome della via e sono dovuto andare io in anagrafe, fornitori elettricità gas e acqua, ufficio rifiuti eccetera ad avvisare che la mia via aveva cambiato nome, per dire.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che ci aspettiamo è che in poche settimane lo stesso governo, che ora sta litigando sull&#8217;app di tracciatura sia in grado di fornire un servizio che abbia almeno questi requisiti:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Sapere che i dati sono al sicuro (<strong>INPS </strong>ha appena avuto la più grossa fuga di dati di sempre <a href="https://www.altalex.com/session/set/?returnurl=https%3a%2f%2fwww.altalex.com%2fdocuments%2fnews%2f2020%2f04%2f02%2finps-grave-data-breach&amp;sso=2NPQ447NIRFJK9AHOP9RTI6F14">https://tinyurl.com/yakav53e</a>)</li><li>Elabori in tempi accettabili gli spostamenti di 60 milioni di persone (<strong>INPS </strong>ha appena avuto un blocco totale solo per mostrare i dati delle partite iva che in Italia sono meno di 4 milioni <a href="https://www.varesenews.it/2020/03/sito-inps-sovraccarico-protesta-dei-consulenti-del-lavoro/915706/">https://tinyurl.com/ya5db8om</a>)</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questi immagino siano i requisiti che si aspetta un utente medio. Un informatico richiederebbe sicuramente almeno:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Chi custodirà i dati e con quale sicurezza?</li><li>Cosa verrà fatto dei dati una volta finita l&#8217;emergenza?</li><li>Quando l&#8217;app segnala che tu sei passato vicino ad un potenziale positivo cosa devi fare? Perché se passi accanto alla fila del supermercato ad esempio hai grandissime probabilità di passare accanto a un positivo e bassissime di essere contagiato.</li><li>Come garantire che un contagiato installi l&#8217;app e si autodenunci considerato che per molti significa perdere il lavoro con contratto temporaneo che magari gli permette di portare a casa il pane?</li><li>Se l&#8217;installazione è volontaria come garantire che la installi un numero sufficiente di persone? Grazie al senso etico di persone che lasciano mascherine e guanti per terra davanti ai supermercati? (<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.google.com/search?q=mascherine+guanti+per+terra&amp;sxsrf=ALeKk01jXhOZzhN9hF8T0zc0cEqtzqeXIA:1587401615923&amp;source=lnms&amp;tbm=nws&amp;sa=X&amp;ved=2ahUKEwjF_brru_foAhXKQEEAHSceCd8Q_AUoBHoECAsQBg&amp;biw=1638&amp;bih=730" target="_blank">https://tinyurl.com/ybf2ylgr</a> )</li><li>Come gestire tecnicamente l&#8217;enorme mole di dati in arrivo da un app del genere? Il governo è in grado di mettere su un infrastruttura come quella di Google o di Apple?</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Finito con i punti più importanti mi tocca comunque tornare a fare due parole sulla privacy:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi continua con i &#8220;Google già ci traccia, cosa cambia se ci traccia anche il governo?&#8221; vorrei ricordare che lo stesso potrebbe e dovrebbe fare per gli evasori fiscali, quelli che non pagano le tasse che servono per gli ospedali e le terapie intensive. Non lo fa. Come mai?</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso no, non siamo tutti tracciati perché a google non interessa quando stai andando dal dermatologo per una malattia venerea, o quando vai a denunciare in un consultorio un atto di violenza subito in casa, o una gravidanza inaspettata, o quando vai dall&#8217;amante. Questa app sarebbe costretta a saperlo, e in caso di problemi di privacy simili a quelli di INPS potrebbero saperlo molte altre persone. Ma non solo, quando tua moglie, tuo marito, il tuo compagno, possono sapere che tu eri dall&#8217;amante solo perché l&#8217;app ha scoperto che sei potenzialmente contagioso per essere potenzialmente stato a casa sua perché l&#8217;altro è passato dalla fila del supermercato chi glie lo spiega cosa ci facevi lì?<br>Basta spegnere il telefono o l&#8217;app quando fai queste cose, giusto?<br>E allora stai rendendo inutile l&#8217;app stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo basta? No. Perché Google, Facebook, Apple non hanno la tua cartella medica, l&#8217;app che si propone sì. E siamo sicuri che tutti siano vogliosi di dire ad un app gestita da server come quelli INPS di aver avuto malattie sessualmente trasmissibili, o di avere un solo testicolo o di avere qualche brutto male?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi qual è la soluzione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io non ce l&#8217;ho ma non significa che perché non ho una soluzione non abbia senso ascoltare le critiche: se avete un problema e la soluzione che vi viene fornita è sbagliata non apprezzate comunque che vi venga detto?<br>Almeno potete cercare soluzioni migliori, più adatte. Magari prendendo seriamente in considerazione di coinvolgere gli esperti del settore invece di far parlare tra loro politici che pensano che la tecnologia siano i selfie su Instagram, le frasette sagaci su Twitter e le dirette su Facebook.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è detto che una soluzione tecnologica non ci sia, ma questa, allo stato delle cose mi sembra rischi di essere l&#8217;ennesimo buco in cui buttare soldi e poi trovarsi tra le mani un progetto fallimentare.</p>
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		<title>Dalla morte delle api al tecno-stress</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 15:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Poleminformatica]]></category>
		<category><![CDATA[Polemipolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Abuso della tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Api]]></category>
		<category><![CDATA[Parallelismi]]></category>
		<category><![CDATA[Stress]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnostress]]></category>
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					<description><![CDATA[Come tutti sappiamo la tecnologia in questi ultimi anni ha portato numerosi benefici ma anche numerosi problemi.Tra questi, sia come beneficio che come problema, ha portato un accelerazione vertiginosa dei tempi di reazione. Se pochi anni fa per chiunque era normale muoversi verso un negozio e prendersi il proprio tempo per scegliere un prodotto, inviare [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Come tutti sappiamo la tecnologia in questi ultimi anni ha portato numerosi benefici ma anche numerosi problemi.<br>Tra questi, sia come beneficio che come problema, ha portato un accelerazione vertiginosa dei tempi di reazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se pochi anni fa per chiunque era normale muoversi verso un negozio e prendersi il proprio tempo per scegliere un prodotto, inviare una lettera e attendere pazientemente una risposta, fare una telefonata  e attenderne un&#8217;altra nei giorni successivi, oggi siamo molto meno disposti ad attendere. <br>Mail, messaggi, chat ci spingono ad accelerare. Comprare compulsivamente con pochi click, pretendere risposte in pochi istanti, comunicare compulsivamente senza ragionare.<br>Accade quando ci interfacciamo con il mondo esterno ma accade anche e soprattutto nel mondo lavorativo: sempre più spesso i progetti vanno fatti <em>per ieri</em>. Riunioni online, mail, reminder permettono scelte veloci e l&#8217;abitudine alle scelte veloci spinge a correre. Si riescono a seguire più task contemporaneamente a pena del rischio di farli tutti male ma con il risultato di raggiungere comunque un numero maggiore di risultati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un&#8217;esperienza comune, accade nella gran parte degli ambienti lavorativi e non, e sono soprattutto sentiti in ambienti dove si abbia a che fare con l&#8217;informatica e le telecomunicazioni.<br>Si comincia a parlare finalmente di tecno-stress, una nuova forma di stress causata dalle continue interruzioni, dal continuo cambio da un operazione ad un altra e dal bisogno di realizzare tutto e subito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I sintomi sono <em><strong>mal di testa</strong>&nbsp;(44,5%), <strong>calo della concentrazione</strong>&nbsp;(35,4%), <strong>nervosismo e alterazione dell’umore</strong>&nbsp;(33,8%), tensioni neuromuscolari (28,5%), stanchezza cronica (23,3%), insonnia (22,9%), ansia (20.4%), disturbi gastro-intestinali (15,8%), dermatite da stress (6,9%), alterazioni comportamentali (7,1%), attacchi di panico (2,6%) e depressione (2,1%).</em> <br>Senza considerare la <em><strong>dipendenza dalla tecnologia digitale</strong></em>.<br>(fonte:  <a href="https://www.tecnostress.it/tag/sintomi">https://www.tecnostress.it/tag/sintomi</a>)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il business al momento viene considerato più importante dei rischi correlati al tecno-stress: come per quanto riguarda in generale i problemi legati alla sfera psicologica tutto viene preso sotto gamba. In fondo quello che conta sono i risultati, ed il fatto che stiano comunque venendo raggiunti. Maggiore stress per molti dirigenti significa maggiore rendimento, quindi maggiori risultati.<br>Non conta che questi risultati siano davvero i migliori raggiungibili, conta che siano raggiunti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni leggendo un libro sullo sviluppo evoluzionistico della mente sono incappato nelle seguenti parole. L&#8217;argomento era l&#8217;improvviso abbattimento della popolazione delle api nel mondo che si è palesata intorno al 2007 e che ancora preoccupa per le conseguenze devastanti che potrebbe avere sull&#8217;intero genere vegetale sul nostro pianeta.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>In molti paesi, tutto a un tratto le  colonie di api cominciarono a deperire e di conseguenza cessò l&#8217;impollinazione di tutte quelle coltivazioni -mele, fragole, e molte altre- che si affidano a loro. <br>Data l&#8217;importanza economica di questi insetti in quanto impollinatori, la causa dei «collassi» è stata intensamente studiata. Dev&#8217;essere qualcosa diffuso a livello mondiale &#8211; non un fattore locale.</strong><br><strong>D&#8217;altra parte, il fenomeno si manifestò molto repentinamente. Un parassita? Un fungo? Tossine chimiche?</strong><br><strong>Quando glielo chiesi, Barron mi disse: «Sì, stanno cominciando a capire che cosa succede». </strong><br><strong>Qual è la causa? Mi rispose che a quanto pare, non esiste un singolo fattore Piuttosto, nell&#8217;arco di molti anni, nella vita delle api è comparso un numero sempre maggiore di piccoli stress: più inquinanti, più microrganismi nuovi, meno habitat.</strong><br><strong>Per un lungo periodo, mentre questi stress andavano accumulandosi, le api sono riuscite a compensare. Le colonie assorbivano lo stress lavorando più intensamente.</strong><br><strong>A poco a poco, però, benché non  stessero soffrendo in modo visibile e palese, le api esaurirono la capacità di tamponare questi problemi.</strong><br><strong>Alla fine si raggiunse un punto critico, e le colonie cominciarono a deperire.</strong> <strong>Andarono incontro a un deterioramento impressionante visibile &#8211; non a causa dell&#8217;improvvisa diffusione di qualche parassita nocivo, ma perché la loro capacità di assorbire gli stress si era ormai esaurita.</strong></p><cite> Altre menti: Peter Godfrey-Smith </cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che questo sia più o meno quello che sta succedendo in molti ambienti lavorativi. Quello che sta causando turn over di dipendenti come fossero ondate di morie improvvise.  Quello che sta facendo diventare le persone più nervose, più aggressive, più instabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo allargato il consumismo non più solo sui prodotti ma anche sulla forza lavoro che produce tali prodotti.<br>Lo abbiamo allargato a noi stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando potrà reggere questo meccanismo del <em>tutto e subito</em>, del <em>pronto per ieri</em>, del valutare il numero di risultati e non la qualità dei risultati?  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo uno recente studio svolto da Netdipendenza Onlus in collaborazione con l&#8217;Associazione italiana formatori salute e sicurezza sul lavoro (Aifos) il 45% dei lavoratori digitali soffre di tecno-stress  (<a href="https://www.tomshw.it/altro/il-45-dei-lavoratori-digitali-soffre-di-tecnostress">https://tinyurl.com/t44edbb</a>), a partire dai sintomi più lievi a quelli più gravi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Forse è il caso di guardarci attorno e rallentare? </p>
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		<title>Konzentrationslager Warschau: Come modificare l&#8217;opinione pubblica tramite Wikipedia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 14:25:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Critical Thinking]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
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					<description><![CDATA[Wikipedia è un entità che tutti percepiscono come positiva, ed in effetti lo è. Sembrerebbe realizzare il sogno di Asimov di una Enciclopedia galattica che contenga l&#8217;intera conoscenza umana. Lo è? No. Ed è grande il rischio di considerarla tale. Non solo è riuscita a scalzare le buone vecchie enciclopedie cartacee ma in gran parte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Wikipedia è un entità che tutti percepiscono come positiva, ed in effetti lo è. Sembrerebbe realizzare il sogno di Asimov di una <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Enciclopedia_galattica">Enciclopedia galattica</a> che contenga l&#8217;intera conoscenza umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo è? No. Ed è grande il rischio di considerarla tale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non solo è riuscita a scalzare le buone vecchie enciclopedie cartacee ma in gran parte anche le moderne enciclopedie online come la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Encarta">Encarta</a> che per qualche anno ha spopolato. I suoi segreti sono la gratuità e il continuo aggiornamento. Sulla carta, (sembra un gioco di parole) la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Revisione_paritaria">peer review</a> di cui è per forza di cose permeata dovrebbe garantire all&#8217;enciclopedia stessa di essere costantemente riveduta e corretta. Qualunque utente può registrarsi e modificare una voce. Se la modificherà in maniera errata verrà corretta da altri utenti rendendo in qualche modo la conoscenza &#8220;democratica&#8221;. <br>Perfetto, no?<br>Il primo problema è che<strong> la conoscenza non è per nulla </strong><em><strong>democratica</strong>,</em> si può avere opinioni su molte cose ma su molte altre non si può averla: su come si sono svolti fatti storici, su conoscenze scientifiche, fisica, chimica, matematica. Su fatti incontrovertibili. Ed è di questo che qualunque enciclopedia dovrebbe parlare.<br>Certo spesso anche sulle enciclopedie cartacee alcuni fatti storici e politici sono stati comunque modificati dagli autori, è capitato che contenessero errori o strafalcioni scientifici e Wikipedia sembra risolvere questo problema.<br>Ma se questa libertà potesse essere usata contro gli utenti stessi?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se questa libertà finisse per essere usata per spacciare informazioni false e renderle in qualche modo comunemente accettate?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo è già accaduto, e non si tratta di complottismo ma di fatti verificati e verificabili. Per assurdo.<br>Lo racconta il giornale israeliano <a href="https://www.haaretz.com">Haaretz </a>nell&#8217;articolo &#8220;<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2019-10-04/ty-article-magazine/.premium/the-fake-nazi-death-camp-wikipedias-longest-hoax-exposed/0000017f-e367-d568-ad7f-f36f77000000">The Fake Nazi Death Camp: Wikipedia’s Longest Hoax, Exposed</a>&#8221; (<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2019-10-04/ty-article-magazine/.premium/the-fake-nazi-death-camp-wikipedias-longest-hoax-exposed/0000017f-e367-d568-ad7f-f36f77000000">https://tinyurl.com/yxgdxeec</a>). Per anni su Wikipedia inglese è stata presente una pagina (<a href="https://web.archive.org/web/20191003220015/https://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Warsaw_concentration_camp&amp;diff=5667624&amp;oldid=5424595">qui https://tinyurl.com/y2gcpvno il salvataggio su archive.org</a>) sul cosiddetto <em>Konzentrationslager Warschau</em>, un campo di concentramento e sterminio a Varsavia nel quale sarebbero stati assassinati fino a 200.000 polacchi.<br>Nel luogo dove questo campo di concentramento era indicato su Wikipedia, vicino alla stazione ferroviaria di Warszawa Zachodnia, tutt&#8217;ora avvengono pellegrinaggi e cerimonie di commemorazione e molte delle informazioni che erano presenti sulla pagina sono state usate in altre pagine, tradotte in varie lingue, tanto che ad oggi è estremamente difficile reperire dove tali informazioni siano state usate e prese per vere.<br>Dalle ricerche degli studenti fino ai giornali ormai quasi tutti prendono a mani basse da Wikipedia considerando affidabile ogni suo contenuto, le persone leggono i giornali e questo avvalora maggiormente quanto raccontato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c&#8217;è un ma. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il campo di concentramento di <em>Konzentrationslager Warschau</em> <strong>non è mai esistito</strong>. La pagina era stata creata da un movimento polacco di estrema destra allo scopo di minimizzare l&#8217;olocausto ebraico attraverso il racconto del cosiddetto <em>polocausto</em>, ossia l&#8217;uccisione dei polacchi da parte dei tedeschi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le prove che venivano utilizzate a dimostrazione della tesi della presenza del campo di concentramento sono state facilmente smontate negli anni, ad esempio i pozzi di ventilazione che venivano portati come prova a sostegno della presenza delle camere esistono solamente dagli anni Settanta. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò nonostante questa falsa narrazione è diventata quasi realtà, si è espansa in altre pagine, se ne è parlato sui giornali e probabilmente sui libri e nessuno ormai toglierà ai tanti che visitano quei luoghi ogni anno e che ne fanno commemorazioni  l&#8217;opinione che i fatti di <em>Konzentrationslager Warschau</em> siano accaduti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dovremmo ricordarcelo la prossima volta che ci viene da dire &#8220;<em>su Wikipedia c&#8217;è scritto così</em>&#8220;. Wikipedia va benissimo per una ricerca in leggerezza e con scarse conseguenze, ma quando dobbiamo fare un lavoro vero, una ricerca vera, qualcosa su cui basare davvero dell&#8217;informazione è e resta necessario risalire alle fonti originali. Scegliere fonti attendibili e verificabili. Faticare un po&#8217; per essere più sicuri di non stare condividendo castronerie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo ci può aiutare Wikipedia stessa attraverso le proprie policy sull&#8217;uso delle fonti (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Uso_delle_fonti">https://tinyurl.com/y6xhfd7b</a>). <br>Ogni pagina ben fatta in coda deve avere informazioni come queste</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1211" height="207" data-attachment-id="6940" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/konzentrationslager-warschau-come-modificare-lopinione-pubblica-tramite-wikipedia/image/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image.png?fit=1211%2C207&amp;ssl=1" data-orig-size="1211,207" data-comments-opened="1" data-image-title="image" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image.png?fit=1024%2C175&amp;ssl=1" src="https://i2.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image.png?fit=920%2C157&amp;ssl=1" alt="" class="wp-image-6940" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image.png?w=1211&amp;ssl=1 1211w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image.png?resize=300%2C51&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image.png?resize=1024%2C175&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image.png?resize=768%2C131&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Da queste sarà possibile navigare a ritroso verso le fonti, verificare la veridicità di quanto dichiarato, farsi un opinione più strutturata sulla validità dell&#8217;articolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornando al <a href="https://web.archive.org/web/20191003220015/https://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Warsaw_concentration_camp&amp;diff=5667624&amp;oldid=5424595">salvataggio su archive.org</a> della pagina Wikipedia sul <em>Konzetrazionslager Warschau</em></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="720" height="277" data-attachment-id="6944" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/konzentrationslager-warschau-come-modificare-lopinione-pubblica-tramite-wikipedia/image-2/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image-2.png?fit=720%2C277&amp;ssl=1" data-orig-size="720,277" data-comments-opened="1" data-image-title="image-2" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image-2.png?fit=720%2C277&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image-2.png?resize=720%2C277&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-6944" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image-2.png?w=720&amp;ssl=1 720w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image-2.png?resize=300%2C115&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image-2.png?resize=640%2C246&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image-2.png?resize=100%2C38&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image-2.png?resize=24%2C9&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image-2.png?resize=36%2C14&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2019/10/image-2.png?resize=48%2C18&amp;ssl=1 48w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">come ci si poteva aspettare era completamente priva di fonti. Questo, se gli utenti fossero più avveduti, sarebbe dovuto bastare a non considerare attendibile il contenuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lezione? Fidarsi solo di chi fornisce fonti verificabili. Che sia un giornale, un blog, un&#8217;enciclopedia cartacea. Se non fornisce fonti, non è attendibile. Se le fornisce&#8230; dipende dalle fonti stesse.</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Fonti: <br><a href="https://www.ilpost.it/2019/10/04/bufala-campo-sterminio-varsavia-wikipedia/ ">La grande bufala di Wikipedia sul campo di sterminio a Varsavia</a> &#8211; <a href="https://www.ilpost.it/">Il Post</a><br><a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2019-10-04/ty-article-magazine/.premium/the-fake-nazi-death-camp-wikipedias-longest-hoax-exposed/0000017f-e367-d568-ad7f-f36f77000000">The Fake Nazi Death Camp: Wikipedia’s Longest Hoax, Exposed</a> &#8211;  <a href="https://www.haaretz.com/">Haaretz </a></p>
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		<title>La democrazia della paura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Aug 2019 14:38:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Parlo spesso della privacy, lancio allarmi, cerco di spiegare. Non lo faccio solo io, lo fanno in tanti, ma l&#8217;uso che le persone continuano ad avere dei social mostra palesemente quanto tali allarmi siano assolutamente ignorati dalla gran parte della popolazione. Purtroppo è anche facile comprendere che proprio chi sta ignorando questo genere di allarmi [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Parlo spesso della privacy, lancio allarmi, cerco di spiegare. Non lo faccio solo io, lo fanno in tanti, ma l&#8217;uso che le persone continuano ad avere dei social mostra palesemente quanto tali allarmi siano assolutamente ignorati dalla gran parte della popolazione. Purtroppo è anche facile comprendere che proprio chi sta ignorando questo genere di allarmi è esattamente il target delle azioni che sono state fatte per il controllo dell&#8217;opinione pubblica.<br>Ho citato più volte il caso di Cambridge Analytica che secondo le indagini sembra aver agito prevalentemente sulla campagna di Trump e su quella della Brexit.<br>&#8220;The Great Hack &#8211; Privacy violata&#8221; è un documentario presente su Netflix (<a href="https://www.netflix.com/it/Title/80117542">https://www.netflix.com/it/Title/80117542</a>) che credo sia fondamentale sia guardato. Le mie parole, i miei allarmi, possono non contare nulla, come quelli di tanti professionisti del settore che come me lo stanno lanciando ma generalmente quando qualcosa è su Netflix appare improvvisamente più interessante anche per le masse.<br>Consiglio di guardarlo con attenzione e ricordare che non è tanto il COSA è stato fatto, ne il QUANDO, ma il metodo con cui è stato fatto che dovrebbe inquietarci. Ed è guardando il nostro recente passato, le notizie false e i dati falsi che sono stati dati su immigrazione e reati per immetterci la paura che dovrebbe farci fare un parallelo con quanto accaduto con  Cambridge Analytica.<br>Quel documentario racconta molto di ognuna di quelle persone che prende sotto gamba la privacy, racconta molto di quelli che si informano attraverso le condivisioni sui social, raccontano molto su quanto la nostra democrazia sia in pericolo.<br>Guardatelo. Pensateci prima di seguire la corrente delle prossime campagne elettorali, pensateci prima di votare. Fatelo con la vostra testa e non con quello con cui venite bombardati.</p>
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		<title>Perché a prendere in giro chi ti lancia allarmi sulla privacy stai solo facendo la figura dello stupido.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2019 13:30:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In questi giorni si parla particolarmente di FaceApp, e della sua privacy. Dopo il consueto scoppio della mania da parte dell&#8217;utente medio, gli esperti hanno alzato scudi e spade e suonato decine di allarmi. Il risultato è stato come sempre che chi non sa nulla dell&#8217;argomento si ritiene più intelligente e si sente in diritto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni si parla particolarmente di FaceApp, e della sua privacy. Dopo il consueto scoppio della mania da parte dell&#8217;utente medio, gli esperti hanno alzato scudi e spade e suonato decine di allarmi. Il risultato è stato come sempre che chi non sa nulla dell&#8217;argomento si ritiene più intelligente e si sente in diritto di prendere in giro chi da esperto pone determinate questioni. Probabilmente FBI negli stati uniti e il nostro Garante per la privacy sono anche loro dei pivelli stupidi meno intelligenti dei leoni da tastiera dato che entrambi hanno aperto indagini sull&#8217;argomento (<a href="https://web.archive.org/web/20220825193607/https://www.huffingtonpost.it/entry/faceapp-mette-a-rischio-la-privacy-la-denuncia-del-senatore-usa-schumer-allfbi_it_5d304b11e4b004b6adab881e/">https://tinyurl.com/y5yhubts</a>).<br>Forse neppure il fatto che ormai moltissimi Smatphone e computer vengano sbloccati con la faccia del proprietario e che questo uso stia andando sempre più di moda preoccupa mentre state dando la vostra faccia ad un sistema in grado di elaborare in così poco tempo un immagine di quel livello. Perché se non ci avete fatto caso non è il vostro smarphone ad avere quella potenza di calcolo, per fare un lavoro del genere la vostra foto viene inviata ad un datacenter remoto, all&#8217;estero che a quanto pare non rispetta nulla delle leggi sulla privacy che gli espertoni che state snobbando hanno costruito per proteggervi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma sì, a chi possono interessare i miei dati?</strong> Questa è l&#8217;obbiezione più tipica e stupida da cui parte tutto. Lo scopo di avere dati, se tutto va bene, è ottenere montagne di soldi.<br>Uno studio ad esempio è stato fatto dalla <a href="https://onlinemba.unc.edu/">University of North Carolina Kenan-Flagler Business School</a> che ha sviluppato una comodo <span class="removed_link" title="https://onlinemba.unc.edu/news/data-brokers-infographic/">grafico </span>a riguardo.</p>





<p class="wp-block-paragraph">Troppo lungo e noioso da leggere suppongo, giusto? Riassumendo si parla di <strong>426 milioni di dollari</strong> nel 2012, ottenuti dai cosiddetti <em>Data broker</em>, ossia aziende si occupano di raccogliere informazioni personali sui consumatori correlandoli e recuperandoli da fonti pubbliche (o meno pubbliche) per rivenderle a società che si occupano di vendere o pubblicizzare prodotti. E non significa solo prodotti come le scarpe della Lelli Kelly. Significa anche <strong>la vostra assicurazione sulla vita</strong>. <strong>Il vostro mutuo</strong>. <strong>Il finanziamento per pagare l&#8217;università ai vostri figli</strong>. Significa un controllino prima di firmare un contratto di qualche genere con voi. Avete una buona aspettativa di vita? Siete davvero in grado di pagare quel mutuo o siete degli spendaccioni? Significa poter valutare se affidarvi un lavoro importante, magari anche solo perché avete una posizione politica non popolare in azienda. Quante volte vorreste saperne di più su qualcuno? Voi state dando questa possibilità a qualcun&#8217;altro su di voi stessi. Sono indirizzi mail, indirizzi di casa da cui si può risalire al catasto a redditi, numeri di telefono che possono collegare persone tra loro nelle rubriche, o peggio se siete stupidi. Perché allora potrebbero avere anche il vostro stato di salute, quanti soldi consumate in vacanze, quanti in macchinoni e vestiti, quando siete a casa e quando no, la vostra abitudine al gioco d&#8217;azzardo, quella all&#8217;uso di sostanze stupefacenti, il numero e l&#8217;età dei vostri figli e dove vanno a scuola, . E purtroppo non è complottismo, sono <strong>426 milioni di dollari</strong> di business nel 2012. Cresciuto sicuramente nel frattempo grazie al vostro <strong>ma sì, a chi possono interessare i miei dati?</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima ho scritto &#8220;<em>Lo scopo di avere dati, se tutto va bene, è ottenere montagne di soldi.</em>&#8221; Se tutto va bene. E se invece no?<br>Il grande incubo di tutti i complottisti. Il controllo mentale. Sto esagerando? Forse volutamente un po&#8217; ma poco diverso è stato il caso Cambridge Analytica (<a href="https://www.ilpost.it/2018/03/19/facebook-cambridge-analytica/">https://tinyurl.com/y7mgr3by</a>) e non veniva neppure da un&#8217;app russa senza controlli di privacy di cui FBI e Codacons si sono preoccupati, veniva da Facebook. Allora il social network più attivo, amato e conclamato. Come è funzionato lo scandalo?  Cambridge Analytica era una dei tanti Data Broker che vanno a riempire quei  <strong>426 milioni di dollari</strong> di business. Non particolarmente più conosciuta di altre. Era riuscita ad ottenere da Facebook un enorme quantità di dati sugli utenti americani, le loro idee, i loro gusti, le loro posizioni politiche eccetera. Lo aveva fatto con quelle bellissime app dentro al social network dove rispondi a domande e poi condividi con gli amici i risultati. Sai quelle cose divertenti che ti piace fare e che poi ti dicono che sei una persona intelligente, sempre in grado di risolvere problemi e generosa con le persone che ami? Quelle lì. E cosa ci faceva con tutti questi dati? Profili psicometrici. E come sono stati usati? Torniamo alla frase di apertura di questa parte di articolo:  &#8220;<em>Lo scopo di avere dati, se tutto va bene, è ottenere montagne di soldi.</em>&#8221; Se tutto va bene. E se invece no? Se invece no bombardare le singole persone appartenenti ad un gruppo di messaggi mirati. Esagero, ma non troppo: fare arrivare pubblicità di Trump a chi dal profilo psicometrico poteva apparire del Ku Klux Klan con messaggi di odio e la sua foto. Nessun&#8217;altro di nessun&#8217;altra categoria l&#8217;avrebbe notato. Far arrivare pubblicità di Trump agli imprenditori dicendo che Trump sarebbe stata la soluzione. Nessun&#8217;altro di nessuno categoria l&#8217;avrebbe notato. Ad ogni categoria il messaggi perfetto mirato. Quanto potere dà nelle mani? Forse non è controllo mentale ma di certo è influenza dell&#8217;opinione pubblica. <br>Ma è successo?<br>Nel 2016,  Steve Bannon&nbsp;manager della campagna elettorale di Trump spinse per avere una  collaborazione con Cambridge Analytica per la gestione della raccolta dati per la campagna elettorale. Ne era stato per altro vicepresidente in passato. Non sappiamo con certezza come poi questa collaborazione sia andata se non il fatto che Trump puntò gran parte del budget sulla promozione in internet. Partì poi un processo che si concluse con un nulla di fatto per assenza di prove. Si dà il caso purtroppo che i social network non abbiano previsto un modo per vedere quali pubblicità erano state visualizzate da quale utente. In pratica il sistema è fatto in modo che le prove non possano in nessun modo esistere.<br>Emerse però l&#8217;uso di grandi quantità di account fasulli gestiti in maniera automatica che diffondevano post, notizie false e contenuti negativi nei confronti di Hilary Clinton.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Guardian ha dedicato un inchiesta (<a href="https://www.theguardian.com/technology/2017/may/07/the-great-british-brexit-robbery-hijacked-democracy">https://tinyurl.com/y5xaka84</a>) sullo stesso meccanismo che pare possa essere stato applicato nella fase precedente al voto per la Brexit. Ad ognuno il motivo proprio motivo valido per votare a favore. Per ogni gruppo sociale il motivo specifico per farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel nostro piccolo anche in Italia sono stati usati automatismi per creare post di consensi automatici da un nostro esponente politico come racconta (<a href="https://www.davidpuente.it/blog/2018/01/24/tweet-automatici-della-lega-nord-su-twitter-un-matteo-salvini-strepitoso-su-la7-siete-daccordo/">https://tinyurl.com/y2hkrjco</a>) David Puente (<a href="https://www.davidpuente.it/blog/">https://www.davidpuente.it</a>), debunker informatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sì ma io avevo solo fatto una foto divertente&#8230;</strong> se sei arrivato a leggere fino a qui e se questa è la tua conclusione, beh. Auguri allora. Continua pure così. Ah e mi raccomando, fidati solo di chi non è del settore. Gli informatici ti vogliono solo manipolare.<br>&#8230;ah. No, aspetta&#8230;</p>
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		<title>Ieri sera sono stato al concerto dei Deep Purple. E quindi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jul 2018 15:53:38 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Ieri in Arena ho assistito al concerto dei Deep Purple, un concerto pazzesco, sì. Ma quello che mi ha colpito di più oltre allo spettacolo è il modo di fruire dello spettacolo che avevano le persone attorno a me. Mi ha fatto riflettere.<br>Negli ultimi mesi sto disamorandomi sempre più dei social network, la gran parte di quello che ci pubblico ormai è il clone di questo blog e qualche #polemipolitica che non mi va di mettere qui. Per qualche istante ho pensato di fare un video di qualche brano durante il concerto, qualche foto e mi sono chiesto: perché farlo? Ho visto centinaia di persone seguire il concerto da dietro il proprio smartphone, le luci che quando si spegnevano rimanevano accese ancora per qualche decimo di secondo su centinaia di schermi poco prima di spegnersi e riaccendersi qualche decimo dopo delle luci sul palco in un eterno&nbsp;<em>delay</em>. Ho pensato a centinaia di persone a vedere un concerto in differita nonostante fossero presenti. E per cosa? Per me era la terza volta ad un concerto dei Deep Purple e ammetto che almeno in una delle altre due avevo filmato i classici &#8220;Black Night&#8221;, &#8220;Smoke on The Water&#8221; e di non aver mai&nbsp; più riguardato i video. Mi sono chiesto a cosa sarebbe servito riversare altri bit sul mio smartphone o sui miei &#8220;canali social&#8221; uguali a mille altri bit che avevo già riversato e che stavano riversando altre centinaia di persone accanto a me. Ho sentito la mancanza del vecchio modo di comunicare. Quello in cui andavo da un amico e dicevo &#8220;Ehi! Sai dove sono stato ieri? Al concerto dei Deep Purple!&nbsp;Ian Gillan sembra il vecchietto del bar all&#8217;angolo ma ha ancora una voce pazzesca!&#8221;. Mi manca, e non so che farci. Pubblicarne il video, pubblicare selfie come ho visto fare ad una donna che dalla platea se ne è andata a metà concerto a cosa serve? Mi suona terribilmente &#8220;Vi sbatto in faccia che ci sono andato&#8221;, non importa che i gruppo mi piacesse o no, che sia stato a tutto il concerto o solo ad un pezzetto, che&nbsp;Gillan fosse in forma o no, che vedere le dita cicciotte di Don Airey muoversi come schegge impazzite durante un solo ti abbia fatto venire una pelle d&#8217;oca pazzesca o ti abbia lasciato indifferente. Conta mostrare che tu c&#8217;eri. Perché è importante che tu ci fossi, molto più importante di considerare che tu fossi uno su 15.000 che vanno a vederli in uno di un centinaio di concerti uno delle decine di tour e semplicemente godersi l&#8217;emozione di un concerto che di per se non è che uno sfogo di arte e di emozione.<br>Sono felice di esserci andato con una persona vera, con un amico., di prendere spunti, di scambiare emozioni.<br>Dalla freddezza dei social cercherò invece di disintossicarmi sempre più.</p>
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		<title>“Io sono riuscito a camminare sulla Luna. Cos&#8217;è che non puoi fare tu?”.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 13:42:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ieri se ne è andato uno dei miei miti, Gene Cernan. In pochi lo ricordano di fronte ai più blasonati Neil Armstrong o Buzz Aldrin, ma lo ricordo con grande affetto. Ho sempre trovato affascinante l&#8217;epoca dei pionieri dello spazio, forse l&#8217;ultima grande conquista dopo Cristoforo Colombo: salire su una navicella poco più grande di te [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri se ne è andato uno dei miei miti, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Eugene_Cernan">Gene Cernan</a>. In pochi lo ricordano di fronte ai più blasonati <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Neil_Armstrong">Neil Armstrong</a> o <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Buzz_Aldrin">Buzz Aldrin</a>, ma lo ricordo con grande affetto. Ho sempre trovato affascinante l&#8217;epoca dei pionieri dello spazio, forse l&#8217;ultima grande conquista dopo Cristoforo Colombo: salire su una navicella poco più grande di te ed andare là dove nessun&#8217;uomo è mai stato prima, lontano centinaia di migliaia di km da terra senza possibilità di recupero.<br />
Lo si ricorda come &#8220;L&#8217;ultimo uomo a camminare sulla luna&#8221; ma ha fatto parte del piccolo gruppo di Astronauti che vi camminò fin dal primo giorno, fu il secondo americano ed il terzo uomo in assoluto a camminare liberamente nello spazio con la missione Gemini 9 per effettuare una serie di esercizi e di prove di macchinari all&#8217;esterno della nave, successero cose che abituati alla fantascienza non ci aspetteremmo come l&#8217;appannarsi della visiera e il non avere appigli sufficientemente ergonomici per portare a termine la missione.<br />
La sua seconda missione fu Apollo 10, e lo scopo fu portare il LEM (modulo di allunaggio) a 15 km dalla luna per poter fare i test che avrebbero permesso ad Apollo 11 di atterrare con Armstrong e Aldrin.<br />
Alla terza missione, Apollo 17 fu concesso anche a lui di sbarcare e mettere piede sul suono lunare assieme ad <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Harrison_Schmitt">Harrison H. Schmitt</a>, ultimo uomo a mettere il piede sulla luna ma penultimo a risalire subito prima di Cernan. Sulla luna si prese la libertà di scendere dal Lunar Rover e tracciare sulla sabbia tre lettere<span id="more-4126"></span>: TDC, Teresa Down Cerdan lasciando così per sempre le iniziali della propria bambina dove nessuno potrà mai cancellarle, ne vento, ne pioggia ne altra forma di intemperia.</p>
<p><figure id="attachment_4129" aria-describedby="caption-attachment-4129" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" data-attachment-id="4129" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/io-sono-riuscito-a-camminare-sulla-luna-cose-che-non-puoi-fare-tu/tracy-cernan-eugene-cernan/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2017/01/tracy-cernan-eugene-cernan.png?fit=600%2C450&amp;ssl=1" data-orig-size="600,450" data-comments-opened="1" data-image-title="Tracy e Eugene Cernan" data-image-description="" data-image-caption="&lt;p&gt;Tracy e Eugene Cernan&lt;/p&gt;
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<p>Sulla sua storia ha scritto un libro ed è stato tratto un bellissimo documentario che si può vedere su Netflix: <a href="https://thelastmanonthemoon.com/">The Last Man On The Moon</a>, purtroppo mai tradotto in italiano se non nei sottotitoli ma comunque emozionante e di enorme impatto.</p>
<p>Tutto quel mondo di viaggi durò solo tre anni da quando iniziarono quei viaggi fino all&#8217;ultimo ed ora di quei dodici uomini che sono stati lassù ne restano in vita solamente sei a memento di cosa l&#8217;uomo era in grado di fare con tecnologie che oggi appaiono obsolete ma con la passione di chi ci crede fino in fondo ed è disposto a perdere la vita per un sogno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per i più pigri un veloce riassunto sulla sua vita da uno dei miei divulgatori scientifici preferiti: <a href="https://www.youtube.com/user/link4universe?cbrd=1&amp;ucbcb=1">Link4Universe</a> con divertenti scene di Gene che canta sulla luna o che inciampa e cade, sempre sulla luna stessa.</p>
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