Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Perché a prendere in giro chi ti lancia allarmi sulla privacy stai solo facendo la figura dello stupido.

FaceApp

In questi giorni si parla particolarmente di FaceApp, e della sua privacy. Dopo il consueto scoppio della mania da parte dell’utente medio, gli esperti hanno alzato scudi e spade e suonato decine di allarmi. Il risultato è stato come sempre che chi non sa nulla dell’argomento si ritiene più intelligente e si sente in diritto di prendere in giro chi da esperto pone determinate questioni. Probabilmente FBI negli stati uniti e il nostro Garante per la privacy sono anche loro dei pivelli stupidi meno intelligenti dei leoni da tastiera dato che entrambi hanno aperto indagini sull’argomento (https://tinyurl.com/y5yhubts).
Forse neppure il fatto che ormai moltissimi Smatphone e computer vengano sbloccati con la faccia del proprietario e che questo uso stia andando sempre più di moda preoccupa mentre state dando la vostra faccia ad un sistema in grado di elaborare in così poco tempo un immagine di quel livello. Perché se non ci avete fatto caso non è il vostro smarphone ad avere quella potenza di calcolo, per fare un lavoro del genere la vostra foto viene inviata ad un datacenter remoto, all’estero che a quanto pare non rispetta nulla delle leggi sulla privacy che gli espertoni che state snobbando hanno costruito per proteggervi.

Ma sì, a chi possono interessare i miei dati? Questa è l’obbiezione più tipica e stupida da cui parte tutto. Lo scopo di avere dati, se tutto va bene, è ottenere montagne di soldi.
Uno studio ad esempio è stato fatto dalla University of North Carolina Kenan-Flagler Business School che ha sviluppato una comodo grafico a riguardo.

Troppo lungo e noioso da leggere suppongo, giusto? Riassumendo si parla di 426 milioni di dollari nel 2012, ottenuti dai cosiddetti Data broker, ossia aziende si occupano di raccogliere informazioni personali sui consumatori correlandoli e recuperandoli da fonti pubbliche (o meno pubbliche) per rivenderle a società che si occupano di vendere o pubblicizzare prodotti. E non significa solo prodotti come le scarpe della Lelli Kelly. Significa anche la vostra assicurazione sulla vita. Il vostro mutuo. Il finanziamento per pagare l’università ai vostri figli. Significa un controllino prima di firmare un contratto di qualche genere con voi. Avete una buona aspettativa di vita? Siete davvero in grado di pagare quel mutuo o siete degli spendaccioni? Significa poter valutare se affidarvi un lavoro importante, magari anche solo perché avete una posizione politica non popolare in azienda. Quante volte vorreste saperne di più su qualcuno? Voi state dando questa possibilità a qualcun’altro su di voi stessi. Sono indirizzi mail, indirizzi di casa da cui si può risalire al catasto a redditi, numeri di telefono che possono collegare persone tra loro nelle rubriche, o peggio se siete stupidi. Perché allora potrebbero avere anche il vostro stato di salute, quanti soldi consumate in vacanze, quanti in macchinoni e vestiti, quando siete a casa e quando no, la vostra abitudine al gioco d’azzardo, quella all’uso di sostanze stupefacenti, il numero e l’età dei vostri figli e dove vanno a scuola, . E purtroppo non è complottismo, sono 426 milioni di dollari di business nel 2012. Cresciuto sicuramente nel frattempo grazie al vostro ma sì, a chi possono interessare i miei dati?

Prima ho scritto “Lo scopo di avere dati, se tutto va bene, è ottenere montagne di soldi.” Se tutto va bene. E se invece no?
Il grande incubo di tutti i complottisti. Il controllo mentale. Sto esagerando? Forse volutamente un po’ ma poco diverso è stato il caso Cambridge Analytica (https://tinyurl.com/y7mgr3by) e non veniva neppure da un’app russa senza controlli di privacy di cui FBI e Codacons si sono preoccupati, veniva da Facebook. Allora il social network più attivo, amato e conclamato. Come è funzionato lo scandalo? Cambridge Analytica era una dei tanti Data Broker che vanno a riempire quei 426 milioni di dollari di business. Non particolarmente più conosciuta di altre. Era riuscita ad ottenere da Facebook un enorme quantità di dati sugli utenti americani, le loro idee, i loro gusti, le loro posizioni politiche eccetera. Lo aveva fatto con quelle bellissime app dentro al social network dove rispondi a domande e poi condividi con gli amici i risultati. Sai quelle cose divertenti che ti piace fare e che poi ti dicono che sei una persona intelligente, sempre in grado di risolvere problemi e generosa con le persone che ami? Quelle lì. E cosa ci faceva con tutti questi dati? Profili psicometrici. E come sono stati usati? Torniamo alla frase di apertura di questa parte di articolo: “Lo scopo di avere dati, se tutto va bene, è ottenere montagne di soldi.” Se tutto va bene. E se invece no? Se invece no bombardare le singole persone appartenenti ad un gruppo di messaggi mirati. Esagero, ma non troppo: fare arrivare pubblicità di Trump a chi dal profilo psicometrico poteva apparire del Ku Klux Klan con messaggi di odio e la sua foto. Nessun’altro di nessun’altra categoria l’avrebbe notato. Far arrivare pubblicità di Trump agli imprenditori dicendo che Trump sarebbe stata la soluzione. Nessun’altro di nessuno categoria l’avrebbe notato. Ad ogni categoria il messaggi perfetto mirato. Quanto potere dà nelle mani? Forse non è controllo mentale ma di certo è influenza dell’opinione pubblica.
Ma è successo?
Nel 2016, Steve Bannon manager della campagna elettorale di Trump spinse per avere una collaborazione con Cambridge Analytica per la gestione della raccolta dati per la campagna elettorale. Ne era stato per altro vicepresidente in passato. Non sappiamo con certezza come poi questa collaborazione sia andata se non il fatto che Trump puntò gran parte del budget sulla promozione in internet. Partì poi un processo che si concluse con un nulla di fatto per assenza di prove. Si dà il caso purtroppo che i social network non abbiano previsto un modo per vedere quali pubblicità erano state visualizzate da quale utente. In pratica il sistema è fatto in modo che le prove non possano in nessun modo esistere.
Emerse però l’uso di grandi quantità di account fasulli gestiti in maniera automatica che diffondevano post, notizie false e contenuti negativi nei confronti di Hilary Clinton.

Il Guardian ha dedicato un inchiesta (https://tinyurl.com/y5xaka84) sullo stesso meccanismo che pare possa essere stato applicato nella fase precedente al voto per la Brexit. Ad ognuno il motivo proprio motivo valido per votare a favore. Per ogni gruppo sociale il motivo specifico per farlo.

Nel nostro piccolo anche in Italia sono stati usati automatismi per creare post di consensi automatici da un nostro esponente politico come racconta (https://tinyurl.com/y2hkrjco) David Puente (https://www.davidpuente.it), debunker informatico.

Sì ma io avevo solo fatto una foto divertente… se sei arrivato a leggere fino a qui e se questa è la tua conclusione, beh. Auguri allora. Continua pure così. Ah e mi raccomando, fidati solo di chi non è del settore. Gli informatici ti vogliono solo manipolare.
…ah. No, aspetta…

Disclaimer

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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