Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Il profilo della Montagna

Ho parlato spesso della montagna. Amo il mare, amo la natura in genere, amo viverla ma soprattutto amo la montagna. Sono molti i motivi ma uno di quelli che ho potuto provare in questi giorni è perché puoi osservarne il profilo. Il profilo di una montagna, da lontano, ti ricorderà sempre che tu la sopra ci sei stato. E non potrà mai togliertelo nessuno, neppure quando non sarai più in grado di salirci. Ti ricorderà sempre che la sopra ci sei stato, ti ricorderà sempre il sudore e il sangue e le bestemmie e il dolore delle spalle ma soprattutto ti ricorderà la soddisfazione di guardare il mondo da lassù. E non importa se sia stata un impresa che molti o pochi hanno fatto importa quello che tu hai provato salendoci, la sfida che hai ingaggiato con te stesso e con lei.

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Il presente è una lente per il passato.

Il presente è una lente per il passato.
Accade qualcosa di inaspettato e poi osservi indietro e capisci di essere arrivato lì per una ragione.
In un’improvvisa epifania.
Non era previsto, prevedibile, immaginabile ma improvvisamente tutto quello che era rabbia, sofferenza, perdita di tempo improvvisamente ha una luce diversa. Tempismo. Guardi le cicatrici sulla tua pelle e ne vedi i disegni, le decorazioni in cui si sono trasformate nel tempo, guardi la solitudine e ti accorgi dei progetti scaturiti in quel mentre, guardi i progetti morti e vedi i fiori che ne sono nati dalle marcescenze. Come ad avere inseguito involontariamente una direzione, un vettore, come aver scantonato, corso, voltato, scelto bivi a caso per poi ritrovarti ancora su quella strada, come a guardare la cresta della lunga montagna tortuosa che hai percorso e renderti conto che tutte quelle salite, svolte, discese, dirupi erano un unico organico preciso percorso.

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Il tempo scorre

Scórso è il tempo

Da lassù guardo il tempo scorrere,
mi chiedo cosa occorrerebbe per ripercorrerlo al contrario,
per modificare quella scelta.
Da lassù guardo scorrere il tempo,
mi chiedo cosa occorrerebbe per ripercorrerlo al contrario,
poterlo almeno rivivere.
Da lassù guardo scorrere il tempo da che non ci sei più,
da che sei altrove.

E non è la tua presenza,
non è ciò che siamo stati,
non è ciò che abbiamo condiviso lassù,
non è ciò che avremmo dovuto essere a creare un vuoto.

È tutto il resto del mondo.


scórso agg. e s. m. [part. pass. di scorrere].
1. agg. Passato, trascorso: Su l’ossa e il fango … Sta, di memoria solo E di dolor custode, il simulacro Della s. beltà(Leopardi).
In partic., nell’uso com., riferito a un periodo di tempo ultimamente trascorso, che precede quindi l’attuale: il lunedì s., la settimana s., l’anno s., l’inverno s., o anche lo s.


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Le parole nel tempo, ciò che è scritto non se ne andrà.

“Io voglio essere la tua oasi e vorrei tu fossi la mia, non qualcosa da lasciare indietro ma un luogo dove tornare a respirare, a bere acqua, a rinfrancarsi, da portare nel cuore chiamandolo casa.

Vai dunque, e quando lo vorrai, allunga la mano e cerca la mia.”

Le parole assumono significato nel tempo.
Il tempo stesso assume significato nel mutare delle parole.
Il tutto in un continuo circolo che è paradosso.

“Vai dunque. Ci sono altri mondi oltre a questo”
-Roland di Gilead-


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Ora

Non avevo mai compreso fino a quel momento ciò che mi dicevano degli uomini, non avevo mai compreso fino a quel momento ciò che volesse dire umanità. Ero giunto in questo mondo per vie che voi non comprendereste, ero giunto in questo mondo per mezzo di ciò che voi chiamereste dolore, di ciò che voi definireste sofferenza. Non le conosco, non ancora, queste cose, non mi appartengono questi termini. Ero giunto in questo mondo come ognuno giunge al proprio, un istante prima non esistevo, il successivo ero qui con una storia davanti ed una dietro, un puntino in movimento su di una linea infinita pronto ad andare avanti nel tempo e non tornare mai indietro. Come tutti voi.
Avevo sentito i vostri cuori battere e visto i vostri occhi inumidirsi, avevo sentito parlare di cose che non comprendevo, avevo sentito dire che la mia storia era triste, che ero forte, che sentirla e vedere qualcuno superarla rendeva felici ma non conoscevo queste parole, non avevo mai vissuto nulla di ciò che sentivo raccontare.

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La porta del paese delle meraviglie – Parte quarta

Mi trovavo lì, immobile, alle mie spalle un mondo, di fronte una porta verso un altro, l’istinto urlava dentro urlava fuori urlava di chiuderla per sempre.
L’istinto posò la mia mano, il palmo della mia mano sulla superficie di legno marrone liscio freddo. La pelle del mio palmo caldo sul freddo del legno liscio marrone. Il cuore batteva forte ma calmo ma forte ma calmo batteva il cuore.
Mentre i muscoli del mio braccio iniziavano a tendersi lievemente prima della spinta il mio sguardo cadde oltre la fessura tra la porta ed il nulla e fu quello il momento in cui cambiarono le cose, cambiò la scelta.
Guardai nella fessura che c’era tra la porta, priva di stipiti, e il rettangolo che ne definiva le dimensioni. Sul lato in cui era aperta lasciava vedere il pavimento nero e lucido della stanza all’esterno -o all’interno, non saprei dire- nella mia mano destra il bicchiere tremò un secondo ed abbassai la sinistra allontanando il palmo mentre le mie dita di riflesso si piegavano lievemente tremando.

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La porta del paese delle meraviglie – Parte terza

Ero ancora lì, accanto alla porta in attesa di un ricordo per sapere cosa attendessi, in attesa che un’attesa terminasse mentre terminava quello che veniva proiettato sullo schermo, non mancava molto al termine quando iniziò a nevicare nel bosco.
Nevicava ovunque nel bosco ma non nella casa di bosco, la neve si posava lieve e immobile ma non si accumulava, cadeva ancora. Non che ci fossero finestre da cui osservarla, non che ci fossero pareti a proteggere ma non c’era ne caldo ne freddo, ne vento ne bonaccia, e nevicava attorno e sopra e sotto e ovunque ma non nella casa che non era una casa. Nevicava.
Pensai per un momento, pensai che era strano non ci fosse freddo, e pensai che avrei voluto aprire il mobile accanto al divano, e che avrei voluto bere un Ballantine’s, che era un tempo infinitamente breve e lungo che ero qui, che avrei voluto chiudere quella maledetta porta una volta per tutte, che non sapevo cosa stavo aspettando e perché e che quindi era stupido non chiuderla e mentre osservavo cadere la neve cadere i pensieri cadere i ricordi di perché mi sentissi vagamente svenire, come io stesso fossi neve che lentamente scende come se io fossi in qualche modo mondo e questo mondo fosse me si mosse il mobile accanto allo schermo, si aprì, ne uscì una bottiglia di Ballantine’s che si versò in un bicchiere, la bottiglia alzata si sciolse e si versò nel bicchiere divenendo liquido ambrato, non più di due dita.

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La porta del paese delle meraviglie – Parte seconda

Ti seguii per lungo tempo, tra i tuoi salti i tuoi scherzi ed i tuoi impegni a correre, correre senza sosta a perdifiato con quell’orologio in mano, eri la mia Alice ed eri quel bianco coniglio, eri colei di cui anche in assenza potevo innamorarmi incontrandoti e vedendoti ovunque tu non ci fossi e quel simpatico e frettoloso e saltellante animale.
Mi mancò il fiato d’un tratto però, non per la corsa in se, ne per il tuo continuare a saltare e cambiare direzione, ne per l’assenza del tempo o la mia incapacità di raggiungerti, d’un tratto mi mancò semplicemente il fiato. Ricordo che fu forse quando compresi il colore dei tuoi occhi, o forse quando mi accorsi che in tutto questo sembravi fuggire da qualcosa ma non esattamente da me, o forse quando notai le tue sopracciglia non curate e per questo perfette.
Non ricordo perché mi ero già complicato e tre per tre faceva nove come nove diviso tre faceva ancora tre.

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Racconti

Immergersi in te stesso (edited)

*il racconto è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale*
Non è buona norma in genere immergersi in solitaria, in tutti i corsi insegnano a scendere sempre con in compagno ma d’altronde sono molte le cose che non è buona norma fare, ad esempio scendere con un bombolino ean 70 in una immersione profonda, ad esempio, ma non credo che nessuno dei due rappresenti un problema per l’attività che ho scelto di fare oggi.
Questa è una bella sera di una stellata come poche volte se ne vedono, complice l’inverno e lo scarso turismo la gran parte delle luci sono spente e questo permette di vedere il tutto illuminato solo dagli astri e dalla luna che sta salendo lentamente all’orizzonte tra i monti. L’aria è frizzante e viva, e l’acqua assolutamente calma, un’ottima notte per un’esperienza come questa.

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Racconti

Navigando

Il turno di lavoro oggi è stato duro, più duro del solito e sento la stanchezza chiudermi gli occhi, apro i finestrini e metto l’aria al massimo per cercare di svegliarmi meglio per questa ultima mezzora di strada e poi potrò infilarmi sotto le coperte. Il termometro indica che fuori ci sono dodici gradi ed io indosso solo la t-shirt dell’Oktoberfest 2011, ottima situazione per svegliarmi fuori un po’.
Il navigatore da qualche giorno quando punto casa dopo un po’ sembra impazzire e mi indica un altro luogo, gli altri giorni questa cosa mi fa incazzare terribilmente oggi stranamente invece mi sento così rilassato, forse per questo misto tra stanchezza e freddo da sentirmi quasi inerte. La mente riprende a lavorare anche se gli occhi rimangono mezzo chiusi, e la testa mi

cade

non sono sulla strada di casa!
Mi sono distratto e come uno scemo mi sono messo a seguire l’indicazione sbagliata del navigatore che non so dove mi sta portando, indica un luogo a dieci minuti da qui, e stanchezza a parte non ho davvero molto da perdere, domani finalmente potrò starmene a casa almeno il mattino e a casa nessuno mi aspetta quindi quale miglior momento per fare una cosa scema?

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Quel tempo, la nebbia, la luna

Una luna fine nel cielo nero e privo di stelle, quasi privo di stelle. Solo una, sempre lei, in basso a destra della Luna. Credo sia Venere probabilmente quindi si, nessuna stella come in quelle notti.
Una lieve nebbia e il respiro che si addensa come una nuvola davanti alla mia bocca.
Non c’è freddo ma neppure è arrivato il caldo dell’estate.
Credo significhi qualcosa mentre dal giardino di casa resto immobile a guardarla.
Mi aspetto di vederti arrivare da un moment all’altro ma non guardo, non cerco. Osservo questa luna finissima come un sorriso storto, osservo quella stella o quel pianeta come un piccolo neo alla Marilyn in questo cielo a donare quel tocco di bellezza all’universo.
Il mio respiro si addensa, scompare, si addensa, scompare.
Sento la tua presenza qui, accanto a me.
Come se mi stessi pensando a tua volta, no di più sento la tua presenza qui accanto a me.

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