Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

In viaggio sul cammino di Santiago

Quando iniziammo il pellegrinaggio, pensai di avere realizzato uno dei più grandi sogni della mia gioventù. Per me, tu eri lo stregone Don Juan, e io rivivevo la saga di Castaneda in cerca dello Straordinario.
Ma tu hai resistito arduamente a tutti i miei tentativi di trasformarti in eroe. Ciò ha reso molto difficile il nostro rapporto, finché ho capito che lo Straordinario risiede nel Cammino delle Persone Comuni. E oggi questa comprensione è quanto possiedo di più prezioso nella vita: mi permette di fare qualsiasi cosa, e mi accompagnerà per sempre.

– Paulo Coelho, incipit de Il Cammino di Santiago –

Inizia così anche il mio, il nostro cammino. Non che sia diverso dal cammino di milioni di altri pellegrini che lo percorrono ogni giorno o che la nostra esperienza sia migliore o peggiore o diversa da quella di chiunque altro.

Continua a leggere

Itaca

Non li ho compiuti oggi trentacinque anni, è già passato qualche giorno.
Era un tempo del bilancio nella mia testa, di progetti di sogni, di desideri, di obbiettivi.
Sono falliti tutti. Dal primo all’ultimo.
Eppure sono felice.
In procinto di cambiare lavoro abbandonando un progetto che amo ancora durato quasi dieci anni, in procinto di proseguire sul mio grande sogno nonostante le mura alte che lo hanno circondato, in procinto di provarne un’altro più incredibile e assurdo, in continuo cambiamento.
In continuo cambiamento.
Oggi mi è ricapitata in mano, Itaca di Costantino Kavafis, o più precisamente mi è stata fatta ricapitare in mano, è curioso se penso quando e come ne sia venuto a contatto la prima volta. Era l’inizio della mia libertà, della mia vita in qualche modo adulta. La leggevo e sognavo che la mia vita sarebbe stata un viaggio incredibile e pieno di avventure, esperienze viaggi metaforici e non.

Continua a leggere

Il mondo al di là della porta

Ero seduto su quel marciapiede l’altro giorno, sembrano secoli, sembra ripetersi ancora ed ancora da secoli ma ero lì. Pensavo di nuovo a Childe Roland alla Torre Nera giunse mentre aspettavo con una porta chiusa alle spalle. Il rumore lieve infinitesimo dello spioncino dall’altra parte della porta lo sentivo, sì. Anche se quel vialetto sembrava allargarsi nel tempo, allontanarsi. A volte lo spazio ed il tempo si dilatano e altre restringono. Lo sentivo dilatarsi come se fossero passati secoli, come se a dividermi da quella porta fossero migliaia di chilometri. Ero lì. Seduto sul ciglio della strada. Pensavo di nuovo a Childe Roland alla Torre Nera giunse con il mio Moleskine aperto a scrivere e stavo scrivendo quello che tu ora stai leggendo, perché a volte il tempo e lo spazio si dilatano o restringono fino a farci essere nello stesso luogo, nello stesso istante nonostante il tempo e lo spazio ci dividano.

Continua a leggere

Perché ho smesso di scrivere poesie

Scrivevo molta più poesia un tempo.
Ho scritto sempre molto, ricordo il primo racconto che ho scritto era qualcosa come il 1990. avevo otto anni, forse nove. Raccontava di un viaggio nello spazio in cui io, nel 2017 andavo su Marte e incontravo una popolazione aliena, ma non era fantascienza, utilizzava il cliché inizio novecentesco della perdita di sensi momentanea a distinguere la parte reale da quella immaginaria, un trucco mutuato da Poe o da altri scrittori della sua epoca. Avevo descritto la morte da dentro il morente descrivendo una serie di deformazioni sensoriali e poi la sua resurrezione in questo mondo alieno. Non spiegavo se il protagonista fosse morto davvero o no, se fosse inteso come reale o no tutto quanto accadeva dopo. Avevo otto anni, era il mio primo racconto e non so dire da dove venisse, avevo letto Il Richiamo Della Foresta, 20.000 leghe sotto i mari, forse qualcosa di Salgari non di più.

Continua a leggere

Fare l’amore con la scrittura

L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità, – si vorrebbe morire.
-Cesare Pavese-

Ho sempre creato un legame nella mia mente tra la scrittura e altri tipi di piacere, in particolare l’orgasmo (ne ho già scritto). Nel tempo ogni cosa evolve, cresce matura. Crescono tutte di pari passo con l’esperienza. Quando paragonavo il piacere della scrittura all’orgasmo non conoscevo a fondo nessuna delle due, erano le prime esperienze i primi momenti, le prime cose brevi ed intense. Fossero scritte o provate. Nella vita ci sono momenti in cui il desiderio più forte è quello di provare nuove cose, diverse l’una dall’altra, bruciare come lampi o fuochi fatui in una forma di bulimia compulsiva.

Continua a leggere

Il bullismo visto da dentro e come una vittima può cambiare il mondo.

Faccio scoutismo da venticinque anni, credevo di aver visto tutto il vedibile. Oggi invece è accaduta una di quelle cose che ti fanno capire che lo scoutismo non è un gioco e che da valore a tutti quei venticinque anni e ai cento dieci da quando lo scoutismo esiste. La ragazzina considerata più “sfigata”, presa in giro, bulleggiata, la più timida, quella che sta sempre nel suo mondo prende e fa un monologo di venti minuti. Un monologo costruito con un preambolo che sembra stupido ma che poi riprende a metà stroncandoti e facendoti capire un mondo, un monologo sul bullismo visto dal suo punto di vista, un monologo in cui racconta a tutti la propria vita e le proprie difficoltà. Tutto il reparto in s20ilenzio ad ascoltarla assorti, la gran parte con le lacrime agli occhi, anche gli adulti. Un monologo che ha aperto una discussione sul bullismo tra i ragazzi, in cui perfino il più cazzaro ha deciso di aprirsi e raccontare la sua esperienza in modo serio e profondo.

Continua a leggere

Sale

Parte tutto da un suono basso e sordo.
All’inizio neppure lo sento.
Tutto parte da un suono basso e sordo, come un peso, come un oggetto dentro la parte bassa della mia pancia. Non ci faccio caso perché è qualcosa che non conosco.
Non ci faccio caso perché la mia testa lo interpreta come qualcos’altro. Non lo conosco.
Sale.
Immagino sale, tra le mie labbra mentre il peso aumenta. Il suono sordo, basso, vibra.
La mia bocca è secca, le mie labbra.
Mi vibra la pancia, in basso, dentro nel profondo. Lo interpreto come qualcos’altro perché non sono in grado di capirlo, non sono più in grado di capirlo.
Ne ho perso i ricordi ricoperti da strati di nulla.
E intanto sale, lo sento quasi a bloccarmi lo stomaco. Vibra lento e pesante e si allarga. Sale.
È nello stomaco che lo sento, che mi accorgo che qualcosa dentro si muove come un gorgo al contrario.

Continua a leggere

La mia prima volta (L’anima)

<- La mia prima volta
<- La mia prima volta (La vita)

Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell’aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto.

Continua a leggere

Tra tutti i giorni in cui potevi partire

Tra tutti i giorni in cui potevi partire perché hai pensato proprio il lunedì? (Cit. Carmen Consoli)
Mi chiedo se sia stata la tua ironia o il voler iniziare col tuo nuovo lavoro ad inizio settimana, o se tu abbia voluto non rovinarci la domenica che ti era sacra per il riposo. “Si riposa prima di un lungo viaggio” e forse hai fatto così.
Ricordo la tua espressione di quando dicevi queste frasi, con quell’aria un po’ stanca ed un po’ severa, come fossero regole che tutti avrebbero dovuto imparare che so, a catechismo a09ssiem09e ai dieci comandamenti. Ci tenevi che fossero regole ovvie. Un’altra era “Ridi sempre che ridere che è una cosa seria”. E così ti guardo lì steso in quella bara, nella camera ardente e mentre gli altri non mi osservano mi viene da ridere. Un riso sincero sai? Perché alla fine hai scelto tu il giorno, il momento e ci hai sempre detto “il momento non lo sapete” ma tu era come se il tuo lo conoscessi da una vita.

Continua a leggere

Alex pt2 (Umanità)

(Precedente: Alex pt1)

Non puoi capire come gli innesti cibernetici ti cambino fino a quando gli innesti cibernetici non ti hanno cambiato. Non puoi capire fino a che punto tutte quelle stronzate del fatto che ti facciano perdere umanità non siano affatto stronzate. Il primo innesto l’ho fatto quasi per gioco, per moda. Non avevo ancora i miei seguaci all’epoca ma ero entrato nel gruppo da poco. Ognuno di loro aveva la propria caratteristica speciale, che lo rendeva più minaccioso. Gli anni dei tatuaggi, dei piercing o delle creste in testa erano passati, cioè voglio dire tutti li avevano e non era più un segno di distinzione, era quasi conformismo almeno tra chi viveva nei bassifondi, gli innesti sottocutanei tradizionali erano anche questi roba passata. C’era chi si era fatto innestare un braccio bionico solo per il gusto di averlo e di essere più forte senza dover sostituire necessariamente un braccio non più funzionante, c’era chi si era fatto innestare mezza calotta cranica in acciaio a vista, chi denti in titanio affilati.

Continua a leggere

Il rumore delle cose che iniziano

Fare una recensione dei un libro di un’amica, di una persona che si conosce, non è mai semplice. Se poi si tratta di un libro con questo livello di successo sul mercato la cosa diventa più difficile. Il libro in se l’ho letto già da diverso tempo, ho iniziato a leggerlo il giorno stesso in cui è arrivato sul mercato ed ho finito pochi giorni dopo. L’ho letto tutto d’un respiro, ascoltandone i suoni e le immagini, immedesimandomi negli ambienti creati ad arte quanto un brano di Battiato.
Non è facile fare una recensione del genere perché non ritengo che il libro sia privo di difetti e se da un lato evidenziarli sarebbe un delitto e probabilmente più un gusto personale, nasconderli sarebbe quantomeno falso, ma in tutta quella bellezza, dall’inizio alla fine, in tutta quella bellezza delle immagini, delle situazioni della delicatezza ogni difetto in questo libro scivola in secondo piano, coperto dai suoni, dai rumori di qualcosa di bello.

Continua a leggere

Immemori battaglie pt5: -lampo-

Non è lo sparare l’atto principe dell’azione, è solo la conseguenza. Tutto l’insieme dell’atto è soprattutto nella respirazione e nell’attesa. Un susseguirsi di momenti in cui riempi i tuoi polmoni, stabilizzi il corpo e attendi un susseguirsi di istanti che sarebbero quelli sbagliati. Dal puntare al momento in cui premerai il grilletto passano solo pochi secondi di inspirazione, attesa, stabilizzazione della mira. Poi arriva l’istante esatto, subito dopo è troppo tardi. La mano incomincerà a tremare, il peso dell’arma a pesare, il cuore accelererà pompando il sangue e non potrai fare altro che abbassare l’arma e ricominciare un nuovo ciclo.
Il nemico è là, in fondo alla canna del mio fucile, allineato al mirino, poco più in basso per bilanciare la curva della traiettoria lunga.

Continua a leggere

Scroll Up

Questo sito usa cookies per fornirti la migliore esperienza. Se sei d'accordo clicca sul tasto 'Accetta cookies', altrimenti controlla la privacy cookies policy e scegli nel dettaglio.