Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Perché ho smesso di scrivere poesie

Scrivevo molta più poesia un tempo.
Ho scritto sempre molto, ricordo il primo racconto che ho scritto era qualcosa come il 1990. avevo otto anni, forse nove. Raccontava di un viaggio nello spazio in cui io, nel 2017 andavo su Marte e incontravo una popolazione aliena, ma non era fantascienza, utilizzava il cliché inizio novecentesco della perdita di sensi momentanea a distinguere la parte reale da quella immaginaria, un trucco mutuato da Poe o da altri scrittori della sua epoca. Avevo descritto la morte da dentro il morente descrivendo una serie di deformazioni sensoriali e poi la sua resurrezione in questo mondo alieno. Non spiegavo se il protagonista fosse morto davvero o no, se fosse inteso come reale o no tutto quanto accadeva dopo. Avevo otto anni, era il mio primo racconto e non so dire da dove venisse, avevo letto Il Richiamo Della Foresta, 20.000 leghe sotto i mari, forse qualcosa di Salgari non di più.

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La mia prima volta (L’anima)

<- La mia prima volta
<- La mia prima volta (La vita)

Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell’aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto.

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Il pensiero e la tascendenza visti come quarta dimensione

Mi sono sempre chiesto come esprimere il concetto di dimensioni fisiche aggiuntive a quelle che sperimentiamo quotidianamente, come spiegare a qualcuno di non avvezzo a tali teorie cosa possa essere una quarta dimensione o più. Lasciamo perdere come di consueto il fatto che una quarta dimensione, il tempo, la percepiamo ogni istante seppure non siamo in grado di interagirvi come con le altre e chiamiamo quarta una ulteriore “direzione” che non sia altezza, lunghezza o larghezza.
L’esempio classico che ho sempre usato è funzionale e semplice ma non permette di vivere in prima persona una rappresentazione di quarta dimensione, l’ho preso dalla spiegazione classica che viene fatta nella divulgazione scientifica, a partire da Stephen Hawking, passando per romanzi di fantascienza come Sfera di Michael Crichton al geniale Flatlandia di Edwin Abbott Abbott che ho già citato altre volte.

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Non è la vista

12/03/2016

Non è la vista

Sono i suoni che definiscono il mondo
ad occhi chiusi percepisco il mondo
le direzioni, le distanze
ad occhi chiusi
percepisco la tua pelle
non distratto dalla vista
il tuo odore non coperto da profumi.

Non è la vista
-così fallace-
a definire il mondo.

Ed io attendo
-ad occhi chiusi-
di percepire il tuo passaggio.
Di nuovo.

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Parallelismi 4

Scrivere per me è come camminare, passo passo, come viaggiare.
Inizia un progetto, anzi no, inizia un passo che può essere una poesia, un racconto, una singola frase, e poi intravedo il secondo, non lo vedo, non so come sarà ma lo intravedo, talvolta ne intravedo diversi altri.
E mi incammino.
Ad un certo punto mi trovo talvolta, non sempre, a conoscere la meta dove arriverò, ma mai la strada, solo qualche passo, i prossimi passi.
Una volta scrissi una frase, parlava di un uomo che fuggiva immobile da un albero, ci vollero sette anni per raggiungere la meta e completare quell’idea, tre per capire dove sarebbe andata a parare.
Passo passo,
passo passo.
Un giorno mi venne in

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"La mia uniforme significa di più da quei giorni, dal tuo incontro, da quei colori"

Pensavo al processo mentale che mi porta a scrivere, spesso non parte da un concetto ma da una frase.
Questa mattina nella mia mente ruotava una frase “la mia uniforme significa di più da quei giorni, dal tuo incontro, da quei colori” e con questa frase, in mezzo a questa frase, il fulcro attorno cui questa frase gira è un volto, un sorriso, dei ricordi. Parte così la mia scrittura e da lì anche a me stesso è ignoto cosa ne uscirà.
Potrei scrivere di lei, potrei scrivere solo dello scoutismo, potrei scrivere di quasliasi cosa, potrei scrivere in un meta-discorso quello che avrei scritto senza in realtà scriverlo.
Lo scopo certo è quello di trasmettere le emozioni che ho dentro, di trasmettere che la mia vita è cambiata, di trasmettere.
Parte così una digressione che io stesso seguo,

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Specchi e candele.

Qualche giorno fa una mia cara amica (amica? Posso chiamarla amica? » un’amica? Ed è cara? .. va beh, non importa) scriveva
Forse è un’emozione che va tenuta dentro, seguita, nella mia testa soltanto, nello stomaco, cullata. Non ci sono parole per dirla e è troppo intensa per scriverla. Complessa, anche. [..] Probabilmente è anche perchè è così difficile riuscire a descrivere emozioni positive. Cioè belle. E’ così facile invece descrivere struggimenti, sensi di mancaza e dolori, emozioni nega-positive o solo negative. Invece qualcosa di bello è molto più difficile, complicato…banale.

L’emozione inesprimibile si esprime a pieno nello scrivere la propria incapacità di descriverla.

La felicità è lo stato che dovrebbe essere normale, per questo è così difficile esprimerlo.

Immagina di descrivere l’essere cieco, il non avere le gambe, il non avere la parola.

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Return tu TFR

Come promesso eccovi informazioni sul TFR, non saranno sto gran che ma sono quel che sono.

Oggetto: Scelta sul conferimento del TFR a forme pensionistiche complementari Informativa ai sensi dell’art. 8, comma i, de! D.Lgs. n. 252/2005
Ai sensi dell’art. 8, comma 7, del D.Lgs. n. 252/2005, a partire dal 1 ° gennaio 2007 ed entro il 30 giugno 2007, o entro 6 mesi dalla data di assunzione, se avvenuta successivamente al 1 ° gennaio 2007, ogni dipendente potrà scegliere la destinazione del proprio TFR.
La scelta può avvenire in maniera esplicita, indicando espressamente la destinazione del TFR maturando, o tacita, non esprimendo alcuna scelta.

Lavoratori dipendenti con rapporto di lavoro in essere al 31 dicembre 2006
Entro il 30 giugno 2007, i lavoratori dipendenti con rapporto di lavoro in essere al 31 dicembre 2006 possono:
• manifestare la volontà di conferire il TFR maturando ad un fondo di previdenza complementare.

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