Set 052017
 

Scrivevo molta più poesia un tempo.
Ho scritto sempre molto, ricordo il primo racconto che ho scritto era qualcosa come il 1990. avevo otto anni, forse nove. Raccontava di un viaggio nello spazio in cui io, nel 2017 andavo su Marte e incontravo una popolazione aliena, ma non era fantascienza, utilizzava il cliché inizio novecentesco della perdita di sensi momentanea a distinguere la parte reale da quella immaginaria, un trucco mutuato da Poe o da altri scrittori della sua epoca. Avevo descritto la morte da dentro il morente descrivendo una serie di deformazioni sensoriali e poi la sua resurrezione in questo mondo alieno. Non spiegavo se il protagonista fosse morto davvero o no, se fosse inteso come reale o no tutto quanto accadeva dopo. Avevo otto anni, era il mio primo racconto e non so dire da dove venisse, avevo letto Il Richiamo Della Foresta, 20.000 leghe sotto i mari, forse qualcosa di Salgari non di più. La mia vocazione era lì. Nello scrivere. Nella tensione. Nello sperimentare. Nel crossover di generi. L’anno prima avevo imparato per la prima volta cosa fosse quello che le persone chiamano amore. L’amore di bimbo, sia chiaro, ma il mio piccolo cuoricino era esploso per la prima volta con le conseguenze imprevedibili con cui esplode un cuore quando un cuore esplode. Amavo anche i chiasmi. Ci vollero altri tre anni prima che esplodesse di nuovo per quel ricciolo su una fronte. Esplose la poesia in quegli anni. Continue reading »

Apr 142017
 

<- La mia prima volta
<- La mia prima volta (La vita)

Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell’aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto. Ci avevo già provato in passato in maniera meno concentrata e motivata ma questa volta sarei arrivato fino in fondo anche se non lo sapevo ancora. Non ricordo quanto ci volle per sapere che il nome della ragazzina fosse Chiara e che fosse in terza B. Io se non ricordo male ero in F ma lei, ne sono certo, era in B. Di questo sono sicuro.
Dicono che la prima volta non si scordi mai. Io penso che siano le sensazioni provate a non essere scordate, l’atto in se purtroppo va perduto nei meandri della mente ricoperto dalla ripetizione ad libitum dell’atto stesso. Mi chiedo se lei invece abbia ancora memoria del risultato, visto che durante l’atto non era presente. Continue reading »

Feb 202017
 

Mi sono sempre chiesto come esprimere il concetto di dimensioni fisiche aggiuntive a quelle che sperimentiamo quotidianamente, come spiegare a qualcuno di non avvezzo a tali teorie cosa possa essere una quarta dimensione o più. Lasciamo perdere come di consueto il fatto che una quarta dimensione, il tempo, la percepiamo ogni istante seppure non siamo in grado di interagirvi come con le altre e chiamiamo quarta una ulteriore “direzione” che non sia altezza, lunghezza o larghezza.
L’esempio classico che ho sempre usato è funzionale e semplice ma non permette di vivere in prima persona una rappresentazione di quarta dimensione, l’ho preso dalla spiegazione classica che viene fatta nella divulgazione scientifica, a partire da Stephen Hawking, passando per romanzi di fantascienza come Sfera di Michael Crichton al geniale Flatlandia di Edwin Abbott Abbott che ho già citato altre volte.
Recentemente una persona senza volerlo mi ha aperto un mondo, parlava di tutt’altro e mi ha dato un idea che ritengo particolarmente efficacie per estendere tale esempio classico e riportarlo alla nostra realtà. Non pretendo che tale spiegazione abbia una valenza scientifica ma piuttosto una valenza filosofica che possa aiutare ad una maggiore comprensione scientifica.
L’esempio classico è il seguente: immaginiamo un universo formato da una linea retta e i cui abitanti siano dei segmenti. Assumiamo che ogni segmento possieda due occhi, uno ad un capo ed uno all’altro in modo da poter vedere la direzione in cui si muoverà. Ogni segmento sarà in grado di vedere gli altri segmenti solamente come un punto che si avvicini o si allontani ed una volta raggiunto il segmento accanto non potrà sorpassarlo. La percezione del segmento di se stesso e degli altri sarà necessariamente il puntino che è la proiezione del suo corpo e non gli sarà possibile vedere altro, quello che noi “da fuori” riconosceremo come la linea che forma il segmento dal suo punto di vista sarà semplicemente il suo “interno”. Allarghiamo ora quell’universo e rendiamolo a due dimensioni, un immenso foglio bianco su cui possano muoversi diverse figure geometriche. Non importa quale sia la figura ma ognuna di esse percepirà le altre figure come linee. Gli occhi di ogni figura saranno all’altezza di questo foglio-universo e tali occhi percepiranno la proiezione su una dimensione, la larghezza, di ciò che è il loro corpo a due dimensioni. Quello che noi da fuori percepiamo come Continue reading »

Mar 132016
 

12/03/2016

Non è la vista

Sono i suoni che definiscono il mondo
ad occhi chiusi percepisco il mondo
le direzioni, le distanze
ad occhi chiusi
percepisco la tua pelle
non distratto dalla vista
il tuo odore non coperto da profumi.

Non è la vista
-così fallace-
a definire il mondo.

Ed io attendo
-ad occhi chiusi-
di percepire il tuo passaggio.
Di nuovo.

Set 222009
 

Scrivere per me è come camminare, passo passo, come viaggiare.
Inizia un progetto, anzi no, inizia un passo che può essere una poesia, un racconto, una singola frase, e poi intravedo il secondo, non lo vedo, non so come sarà ma lo intravedo, talvolta ne intravedo diversi altri.
E mi incammino.
Ad un certo punto mi trovo talvolta, non sempre, a conoscere la meta dove arriverò, ma mai la strada, solo qualche passo, i prossimi passi.
Una volta scrissi una frase, parlava di un uomo che fuggiva immobile da un albero, ci vollero sette anni per raggiungere la meta e completare quell’idea, tre per capire dove sarebbe andata a parare.
Passo passo,
passo passo.
Un giorno mi venne in Continue reading »

Lug 252009
 

Pensavo al processo mentale che mi porta a scrivere, spesso non parte da un concetto ma da una frase.
Questa mattina nella mia mente ruotava una frase “la mia uniforme significa di più da quei giorni, dal tuo incontro, da quei colori” e con questa frase, in mezzo a questa frase, il fulcro attorno cui questa frase gira è un volto, un sorriso, dei ricordi. Parte così la mia scrittura e da lì anche a me stesso è ignoto cosa ne uscirà.
Potrei scrivere di lei, potrei scrivere solo dello scoutismo, potrei scrivere di quasliasi cosa, potrei scrivere in un meta-discorso quello che avrei scritto senza in realtà scriverlo.
Lo scopo certo è quello di trasmettere le emozioni che ho dentro, di trasmettere che la mia vita è cambiata, di trasmettere.
Parte così una digressione che io stesso seguo, Continue reading »

Giu 092007
 

Qualche giorno fa una mia cara amica (amica? Posso chiamarla amica? » un’amica? Ed è cara? .. va beh, non importa) scriveva
Forse è un’emozione che va tenuta dentro, seguita, nella mia testa soltanto, nello stomaco, cullata. Non ci sono parole per dirla e è troppo intensa per scriverla. Complessa, anche. [..] Probabilmente è anche perchè è così difficile riuscire a descrivere emozioni positive. Cioè belle. E’ così facile invece descrivere struggimenti, sensi di mancaza e dolori, emozioni nega-positive o solo negative. Invece qualcosa di bello è molto più difficile, complicato…banale.

L’emozione inesprimibile si esprime a pieno nello scrivere la propria incapacità di descriverla.

La felicità è lo stato che dovrebbe essere normale, per questo è così difficile esprimerlo.

Immagina di descrivere l’essere cieco, il non avere le gambe, il non avere la parola. Quanto potresti scriverne? Ore, pagine.
Ora prova a descrivere il vedere, l’avere le gambe, l’avere parola. La difficoltà è maggiore.

Parlare con un cieco ti fa capire come sia difficile per chi ha spiegare a chi non ha mentre risulta così semplice per chi non ha esprimere la propria mancanza.

Credo sia simile l’esprimere la felicità.
Felicità è avere qualcosa, tristezza è non avere felicità. L’energia è la felicità, la sua mancanza è la tristezza, come il calore è l’energia e il freddo solo la sua mancanza, o la luce è l’energia e il buio solo la sua mancanza.

Proprio perché la felicità è tale energia essa va alimentata, curata, “trattenuta”, onde evitare che si dissipi, che se ne vada lasciando il vuoto, in questo ricorda il calore, o ancor più la luce.

Hai mai provato ad accendere una candela al buio e vedere quanta poca luce faccia? Ma hai mai provato poi a circondarla di specchi in modo che questa luce si rifragga su di essi e vedere quanto la stessa luce possa essere più forte, più viva?
Noi siamo quella piccola candela, e noi per primi dobbiamo alimentare tale felicità, ma gli amici, gli affetti, gli amori sono questi specchi che ci aiutano a far si che quest’energia non vada sprecata nel vuoto, far si che non si dissipi senza scopo morendo in breve.

Feb 232007
 

Come promesso eccovi informazioni sul TFR, non saranno sto gran che ma sono quel che sono.

Oggetto: Scelta sul conferimento del TFR a forme pensionistiche complementari Informativa ai sensi dell’art. 8, comma i, de! D.Lgs. n. 252/2005
Ai sensi dell’art. 8, comma 7, del D.Lgs. n. 252/2005, a partire dal 1 ° gennaio 2007 ed entro il 30 giugno 2007, o entro 6 mesi dalla data di assunzione, se avvenuta successivamente al 1 ° gennaio 2007, ogni dipendente potrà scegliere la destinazione del proprio TFR.
La scelta può avvenire in maniera esplicita, indicando espressamente la destinazione del TFR maturando, o tacita, non esprimendo alcuna scelta.

Lavoratori dipendenti con rapporto di lavoro in essere al 31 dicembre 2006
Entro il 30 giugno 2007, i lavoratori dipendenti con rapporto di lavoro in essere al 31 dicembre 2006 possono:
• manifestare la volontà di conferire il TFR maturando ad un fondo di previdenza complementare.

In questo caso, il datore di lavoro dovrà versare il TFR del lavoratore al fondo pensione scelto dal 1 luglio 2007, con riferimento al periodo compreso tra la data della scelta e il 30 giugno 2007. Per i mesi antecedenti la scelta del lavoratore che abbia deciso di devolvere l’intero TFR alla previdenza complementare, quest’ ultimo rimarrà in azienda;

• chiedere che il proprio TFR continui a essere LIQUIDATO A FINE RAPPORTO, secondo le norme dell’articolo 2120 c.c., come per il passato.

Questo significa che: se il lavoratore appartiene a un’azienda con almeno 50 dipendenti, il suo TFR- al netto del contributo dello 0,50% – sarà trasferito mensilmente al Fondo di Tesoreria dello Stato gestito dall’INPS per un importo corrispondente a quello maturato dal 1 ° gennaio 2007. L’obbligo di versamento decorre dal momento della scelta del lavoratore. Comunque, questo trasferimento del TFR al Fondo della Tesoreria di Stato non cambia né la natura né le condizioni che regolano il TFR. Inoltre. l’unico referente del lavoratore rimane il datore di lavoro, anche per la parte di TFR trasferita al Fondo di Tesoreria;

Se non dovesse esprimere alcuna scelta entro il 30 giugno 2007 dovendosi necessariamente applicare il principio del silenzio assenso, il suo TFR maturando verrà versato al fondo di previdenza complementare istituito presso l’INPS – senza la sua -liquidazione alfa risoluzione del rapporto di lavoro – non essendo al momento prevista dal c.c.n.l. per i lavoratori temporanei alcuna forma di previdenza complementare.

Lavoratori assunti dopo il 31 dicembre 2006 che non abbiano già espresso la loro volontà sul conferimento dell’intero TFR nei precedenti rapporti di lavoro
l lavoratori assunti dopo il 31 dicembre 2006 che non abbiano già espresso la loro volontà sul conferimento dell’intero TFR nei precedenti rapporti dì lavoro possono:
• manifestare la volontà di conferire il TFR a un fondo di previdenza complementare, entro 6 mesi dalla data di assunzione.

In questo caso, il datore di lavoro dovrà versare l’intero TFR maturando del lavoratore al fondo pensione scelto dalla data dell’adesione al fondo stesso, fermo restando che, in caso di lavoratori assunti nel primo semestre 2007, il versamento non potrà essere effettuato prima del 1 ° luglio 2007. Per i mesi prima della scelta del lavoratore, avendo l’azienda 50 o più dipendenti, il TFR sarà trasferito al Fondo di Tesoreria gestito dall’INPS;

• chiedere che il proprio TFR sia LIQUIDATO A FINE RAPPORTO ex art. 2120 c.c..

Questo significa che:se il lavoratore appartiene a un’azienda con almeno 50 dipendenti, il suo TFR – al netto del contributo dello 0,50% – sarà trasferito mensilmente al Fondo di Tesoreria dello Stato gestito dall’INPS per un importo pari a quello maturato dalla data di assunzione. L’obbligo di versamento inizia dal momento della scelta del lavoratore. Comunque, questo trasferimento del TFR al Fondo della Tesoreria di Stato non cambia né la natura né le condizioni che regolano il TFR;

Se non dovesse esprimere alcuna scelta entro il 30 giugno 2007, o comunque entro 6 mesi dalla data di assunzione, se successiva ai 1 ° gennaio 2007, dovendosi necessariamente applicare il principio del silenzio assenso, il suo TFR maturando verrà versato al fondo dì previdenza complementare istituito presso l’INPS – senza la sua liquidazione alla risoluzione del rapporto di lavoro – non essendo al momento prevista dal c.c.n.l. per i lavoratori temporanei alcuna forma di previdenza complementare.

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Privacy Policy Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: