Staipa’s Blog

Esercizi di stile, poesie o urla.

La mia prima volta (Il sangue)

<- La mia prima volta
<- La mia prima volta (La vita)
<- La mia prima volta (L’anima)

Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano lunghi fino quasi a metà schiena castano scuro, lisci e morbidi. Tendevano a stare con la riga in mezzo come li aveva tenuti probabilmente per anni ma la sua mano continuava a scompigliarli dandole un movimento fluido e compatto posizionandoli ogni volta in maniera diversa. Ricordo perfettamente il bianco chiaro del suo corpo, la sua pancia piatta ma morbida di quel lieve strato di adipe che ogni donna dovrebbe avere, ricordo parte di me scivolarle liquida sulla pelle della pancia ed entrare nell’ombelico fino a farlo traboccare e poi scendere di lato accanto all’osso del bacino. Lentamente. Fu quello probabilmente a scatenare il tutto di ciò che avvenne successivamente.

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La mia prima volta (L’anima)

<- La mia prima volta
<- La mia prima volta (La vita)

Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell’aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto.

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Incontrare il passato

Molte delle persone che mi conoscono, soprattutto quelle che mi conoscono meno probabilmente, mi conoscono per la mia passione per la montagna e per quella per la scienza. Ho raccontato raramente da dove queste due passioni vengano, ho raccontato spesso che venissero dallo scoutismo, talvolta che venissero da mio padre. Tutto questo è vero. Non posso dire che non sia così. Ma prima di questo c’è un signora nella mia vita che mi ha dato un imprinting tutto speciale, prima che arrivasse lo scoutismo, probabilmente prima che arrivassero i ricordi.
Quando ero molto piccolo, non saprei dire quanto, mio padre mi portava a camminare in montagna, ricordo poche cose, ricordo il Carega, l’Altissimo, ricordo la Val di Rabbi ed una giornata di pioggia sul percorso dei laghi da quelle parti, ricordo l’acqua ferrugginosa ma soprattutto ricordo una signora, un’amica di famiglia che camminava con me.

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Gene Cernan Apollo 10

“Io sono riuscito a camminare sulla Luna. Cos’è che non puoi fare tu?”.

Ieri se ne è andato uno dei miei miti, Gene Cernan. In pochi lo ricordano di fronte ai più blasonati Neil Armstrong o Buzz Aldrin, ma lo ricordo con grande affetto. Ho sempre trovato affascinante l’epoca dei pionieri dello spazio, forse l’ultima grande conquista dopo Cristoforo Colombo: salire su una navicella poco più grande di te ed andare là dove nessun’uomo è mai stato prima, lontano centinaia di migliaia di km da terra senza possibilità di recupero.
Lo si ricorda come “L’ultimo uomo a camminare sulla luna” ma ha fatto parte del piccolo gruppo di Astronauti che vi camminò fin dal primo giorno, fu il secondo americano ed il terzo uomo in assoluto a camminare liberamente nello spazio con la missione Gemini 9 per effettuare una serie di esercizi e di prove di macchinari all’esterno della nave, successero cose che abituati alla fantascienza non ci aspetteremmo come l’appannarsi della visiera e il non avere appigli sufficientemente ergonomici per portare a termine la missione.

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Racconti

Non portarmi con te ad un concerto, non sarò lì.

Sono stato a non so quanti concerti nella mia vita, e non so con quante persone nel tempo, nello spazio, tra le dimensioni.
I concerti per me si dividono in due macro categorie, la prima è quella in cui vado ad ascoltare musica, la seconda è quella in cui vado a incontrare musica.
Oggi sono qui, la folla mi attornia, di fronte a me una ragazza dai capelli ricci mi ricorda qualcuno, si muove come immersa nel mondo del suono, la vedo sorridere pur non vedendone il volto e ne riconoscerei il sorriso. Accanto a me una vecchia amica con cui condivido una passione del tutto musicale e di ricordi di mare, di monti, di tramonti Corsi e dell’odore di quel fuoco, e di fonte a lei immancabilmente la donna più alta del mondo a spostarsi ovunque lei vada. Due donne nascondono il loro affetto reciproco che non è d’amicizia pura e tra rockers e persone raffinate la folla si mescola in caleidoscopiche combinazioni di colori e di volti, persone si muovono all’unisono pendendo dalle labbra di una cantante non più così giovane come un tempo ma d’una carica immensa, ed io lì al centro di un mondo fino.

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Dell’amore e di altre sciocchezze

Mi è capitato in questi giorni di essere interpellato sulla mia idea di amore.
Credevo di averne scritto esaustivamente in passato, ma cercando ho scoperto di non averlo fatto, o di aver perso dove ne avevo scritto.
Oggi un uomo che parla della propria idea di amore viene sicuramente preso per debole, stupido, sentimentale. Non si parla di amore, è diventato tabù tra gli adulti, come ridotto ad una esperienza adolescenziale.
L’amore adulto dovrebbe essere una mera scelta, un contratto, qualcosa di freddo e calcolato?

Credo nell’amore. Ma non credo che l’amore sia solo un sentimento.
Credo che l’amore sia per sempre, ma che non sempre il sentimento lo sia.
Credo che l’amore sia una scelta ed al contempo un accadimento.

Sono una persona discretamente facile all’infatuazione, ma difficile all’amore, non dico spesso le parole tanto desiderate da un’aspirante amata, non dico spesso “ti amo”, credo che vi sia un rischio di inflazione dell’affermazione, credo che a ripeterlo, ripeterlo, e ripeterlo ancora perda ogni valore.

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Informatica e tecnologia non sono la stessa cosa

Negli ultimi anni si continua a dire che ci sia stato un boom dell’informatica, che l’informatica sia entrata nelle nostre vite, e sempre più spesso si sente un amico definirsi “informatico” perché “bravo con il computer”, spesso si chiama “informatico” il nostro amico che sa installare Linux, che ci sistema il disco danneggiato o che ci aggiusta il PC.

Il termine informatica e informatico sono sempre più usati e sempre più a sproposito. Si guarda i bimbi meravigliati che capiscono al volo l’iPad o il tablet di turno e si resta a bocca aperta pensando “io di informatica non ci capisco niente”. E così si dimostra la propria tesi.
Molti genitori danno in mano oggetti tecnologici ai loro figli con la convinzione che “ne capiscano più di loro”, ma pochi si rendono conto e spiegano al figlio che sotto quella tecnologia c’è un mondo.

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Nathalie Giannitrapani

Come di consueto dopo un po’ di ascolti un’artista che mi colpisce poi la recensisco, ne parlo, ne do tributo.
Questa volta è Nathalie. Si, per il secondo anno dopo Noemi devo ammettere che da x-factor è uscita un’altra artista che mi emozione. Forse più di Noemi.
Nathalie.

Devo ammettere che il primo ascolto è stato dovuto al vedere per caso questa ragazzina (in realtà ha 31 anni) per puro caso su MTV. Io che la TV non la guardo quasi mai, e MTV ancor meno.
Zapping, e poi questi occhietti azzurri, bah fermiamoci a vedere questa nuova sconosciuta. Dopo una breve intervista si mette al pianoforte e canta.
Pelle d’oca.
Poco dopo sarebbe andata a san remo, ma poco dopo, prima di sanremo, avevo già tra le mani il suo primo mini cd.
In punta dei piedi.
Partiamo appunto da “In Punta di Piedi”, che poi (aimè) è il singolo che l’ha lanciata ad x-factor.

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Noemi

Non è passato moltissimo da quando ho criticato la produzione della cantante Noemi dicendo che la stavano sprecando, scrivevo testualmente

La sua vocalità è indubbiamente superiore a molte delle cantanti che girano, ma la musica? La musica ha solo lo scopo di supportare la voce. Musica piatta.
Togli la voce e resta un giro blues a caso, che cambia giusto un po’ per il ritornello.
Stimo molto la voce, la tecnica vocale di Noemi, più di quanto si possa stimare la banalità della voce di Grignani, e forse come cantante farà strada, ma il brano, il brano specifico non durerà perché non c’è musica, perché non c’è un atmosfera elaborata e costruita ad arte, così come nella gran parte degli artisti italiani di ora.

Parlavo del brano “Briciole” il suo primo singolo, inizialmente non incluso nel primo album “Sulla mia pelle” ed incluso successivamente nella versione Deluxe (altra nota negativa verso la produzione che per vendere di più fa comprare due volte lo stesso album ai fan accaniti [o ottiene di farlo scaricare?!]).

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Con le sigarette, l'intelligenza va in fumo

Studio suggerisce un nesso tra il fumo e un quoziente d’intelligenza basso

Dipendenze_10333C.jpg Che fumare non fosse esattamente una scelta lungimirante già si sapeva. Ora però una ricerca israeliana evidenzia un collegamento possibile fra la passione per le sigarette e un quoziente intellettivo non proprio brillante.
Un’équipe di medici dello Sheba Medical Center di Tel Hashomer, in Israele, hanno analizzato il QI di circa 20 mila militari diciottenni che erano stati appena arruolati nell’esercito, il 28 per cento dei quali fumava più di una sigaretta al giorno.
Alla fine, gli scienziati hanno riscontrato nei fumatori un quoziente d’intelligenza inferiore in media di 7,5 punti rispetto ai loro commilitoni che non fumavano. Fra i non fumatori la media è risultata di 101, mentre per i fumatori era di 94, e la differenza era ancora più evidente fra chi fumava meno di cinque sigarette al giorno (98) rispetto ai fumatori più accaniti (90).

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Il Violino Nero

Il Violino Nero
di Maxence Fermine
Editore Bompiani

Johannes Karelsky, protagonista de Il violino nero, è un musicista dal genio precoce destinato a conoscere gli abissi della passione in una Venezia di fine Settecento immersa, a dispetto delle precise indicazioni storiche, in un’atmosfera onirica che ripropone l’icona funesta della città, forse ispirandosi all’immagine pittoresca dell’Italia fissata dalla tradizione del romanzo nero e fantastico. L’incontro con un misterioso liutaio, antico allievo della famiglia Stradivari, è il motore di una storia che sviluppa con grazia il tema del

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