Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Harry Potter e il fascismo dilagante

Il primo libro di Harry Potter è uscito quando io ero grandino, nel 1998 (anno dell’uscita italiana) avevo sedici anni anni e troppa saccenza per leggere un libro per bambini. Molti della mia generazione e di quella che sta iniziando ora a votare, a partecipare alla vita politica e a fare la differenza nel mondo invece sono cresciuti con lui, da parte mia invece avevo giurato che non li avrei mai letti. Quest’anno tuttavia, una volta uscita la versione in audiolibro (https://goo.gl/62ZyA5 ) il mio voto è venuto meno e così ho appena terminato di ascoltarne l’ultimo capitolo.
Devo ammettere che se da un lato mi spiace non aver vissuto da bambino l’emozione una saga con un personaggio della mia età o quasi, non mi spiace affatto averne letto l’ultima parte da adulto. Alla fine sono comunque cresciuto con Tom Sawyer, Huckleberry Finn, i Goonnies e quello che c’era qualche anno prima ma la cosa che mancava a gran parte di questi era appunto la visione adulta del mondo.

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La disaffezione dal “Social”

Il processo in me è iniziato da un po’, ammetto di essere sempre stato piuttosto altalenante nell’uso dei Social Network. So ad esempio di averne abusato ai tempi dei forum quando la parola “Social Network” non era ancora stata coniata ma sui forum si conoscevano persone reali, iniziavano discussioni reali che si perpetravano a volte anche per mesi o anni e che sfociavano in cene, concerti, amicizie, talvolta matrimoni. La venuta di quelli che oggi si chiamano Social Network al contrario è corrisposta ad una maggiore asocialità. Ma non è di questo che voglio parlare. I Social Network sono riusciti a sostituire i vecchi bar di paese in tutto e per tutto, in primis in quello che era la voce di paese, la leggenda metropolitana perpetrata, il mi ha detto mio cugino divenuto il ha condiviso il mio amico, si è espansa fino a diventare realtà come un tempo diveniva realtà nel piccolo quartiere o nella cittadina.

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Itaca

Non li ho compiuti oggi trentacinque anni, è già passato qualche giorno.
Era un tempo del bilancio nella mia testa, di progetti di sogni, di desideri, di obbiettivi.
Sono falliti tutti. Dal primo all’ultimo.
Eppure sono felice.
In procinto di cambiare lavoro abbandonando un progetto che amo ancora durato quasi dieci anni, in procinto di proseguire sul mio grande sogno nonostante le mura alte che lo hanno circondato, in procinto di provarne un’altro più incredibile e assurdo, in continuo cambiamento.
In continuo cambiamento.
Oggi mi è ricapitata in mano, Itaca di Costantino Kavafis, o più precisamente mi è stata fatta ricapitare in mano, è curioso se penso quando e come ne sia venuto a contatto la prima volta. Era l’inizio della mia libertà, della mia vita in qualche modo adulta. La leggevo e sognavo che la mia vita sarebbe stata un viaggio incredibile e pieno di avventure, esperienze viaggi metaforici e non.

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La mia prima volta (L’anima)

<- La mia prima volta
<- La mia prima volta (La vita)

Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell’aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto.

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Il pensiero e la tascendenza visti come quarta dimensione

Mi sono sempre chiesto come esprimere il concetto di dimensioni fisiche aggiuntive a quelle che sperimentiamo quotidianamente, come spiegare a qualcuno di non avvezzo a tali teorie cosa possa essere una quarta dimensione o più. Lasciamo perdere come di consueto il fatto che una quarta dimensione, il tempo, la percepiamo ogni istante seppure non siamo in grado di interagirvi come con le altre e chiamiamo quarta una ulteriore “direzione” che non sia altezza, lunghezza o larghezza.
L’esempio classico che ho sempre usato è funzionale e semplice ma non permette di vivere in prima persona una rappresentazione di quarta dimensione, l’ho preso dalla spiegazione classica che viene fatta nella divulgazione scientifica, a partire da Stephen Hawking, passando per romanzi di fantascienza come Sfera di Michael Crichton al geniale Flatlandia di Edwin Abbott Abbott che ho già citato altre volte.

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Alex pt2 (Umanità)

(Precedente: Alex pt1)

Non puoi capire come gli innesti cibernetici ti cambino fino a quando gli innesti cibernetici non ti hanno cambiato. Non puoi capire fino a che punto tutte quelle stronzate del fatto che ti facciano perdere umanità non siano affatto stronzate. Il primo innesto l’ho fatto quasi per gioco, per moda. Non avevo ancora i miei seguaci all’epoca ma ero entrato nel gruppo da poco. Ognuno di loro aveva la propria caratteristica speciale, che lo rendeva più minaccioso. Gli anni dei tatuaggi, dei piercing o delle creste in testa erano passati, cioè voglio dire tutti li avevano e non era più un segno di distinzione, era quasi conformismo almeno tra chi viveva nei bassifondi, gli innesti sottocutanei tradizionali erano anche questi roba passata. C’era chi si era fatto innestare un braccio bionico solo per il gusto di averlo e di essere più forte senza dover sostituire necessariamente un braccio non più funzionante, c’era chi si era fatto innestare mezza calotta cranica in acciaio a vista, chi denti in titanio affilati.

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Cammino comunque sia in una direzione

Cammino in bilico su un filo

indeciso tra rincorrere e fuggire.
Cammino comunque sia in una direzione.

Cammino in bilico su un filo
tra la coscienza di saper rovesciare un mondo e la noia del non volersene sporcare le mani.
Cammino comunque sia in una direzione.

Cammino in bilico su un filo
sul pavimento, dove comunque non posso cadere.
Cammino comunque sia in una direzione.

Cammino in bilico su di un filo
attendo che tu mi prenda per mano, ovunque tu ti trovi
Cammino comunque sia in una direzione, ovunque essa si trovi.

Là rovescerò il mondo. Ovunque serva. Comunque serva.

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Racconti

nel tempo

Era mentre osservavo quegli occhi, i tuoi, i suoi, quelli di Lei che sta accadendo, proprio ora mentre osservavo nei tempi antichi la loro luce, e mentre stava accadendo come un fiore la mia corolla si apre, lentamente i petali si stanno schiudendo e lasceranno entrare questa luce che sta scaldando il mio corpo, illuminando l’interno del mio corpo, scaldando quello che era il mio corpo, la mia mente schiusa alle emozioni che non avevo mai incontrato prima. Fu quel giorno che amai l’ansia, che amai il battere forte del cuore in gola ed i tremori e il non sapere quale direzione prendere, l’inadattezza di vivere che solo oggi ho visto per la prima volta e che amai da allora, come amai la paura, il terrore nei miei occhi che guardano i tuoi occhi, il tremore dei miei occhi che guarderanno i tuoi per la prima volta guardare i miei.

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Racconti

Achille

Fu così che infine scelse di pugnalarsi nell’unico punto in cui il suo corpo era vulnerabile, non lo fece per morire, ne scelse di voler soffrire per punire una propria scelta od errore.
Si pugnalò nell’unico punto in cui avrebbe potuto creargli dolore, forse morte, e scelse di farlo accanto ad una persona che conosceva appena, una persona di cui aveva però piena fiducia.
“Questo è il più grande dono che possa farti” disse.
“Questo è il dono della conoscenza di ciò che sono, il dono della mia stessa esistenza”
Fu così che scelse di porgergli l’elsa dell’arma.
“Questo è il più grande dono che possa farti” disse.
“Non importa cosa sceglierai di farne”.

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Risonanze

*Questa cosa di tutte queste novità, e di andate e di ritorni sta toccando corde che non si muovevano da anni
– Non è bello?
*Non lo so, e come quando il catarro di anni si comincia a scrostare dai seni paranasali
-Vista così è meno piacevole…
*Fa male e fa bene, fa bene il catarro che si stacca ma fa male, non so se hai presente: fa bene ma fa quel male che vorresti fermarti

 

 

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Vaghe divagazioni

A volte capita di trovare un brano musicale, per caso, per destino, o per sconosciuta serendipità, oggi ne sto ascoltando ossessivamente uno, in questi giorni ne stavo ascoltando ossessivamente un altro.
Sono settimane che vorrei scrivere qualcosa che si chiamerà “Il Destino Razionalista” che spiega tutto questa serendipità che ognuno incontra ogni giorno nella propria vita, ma lo spiega nel modo più scettico e razionalista che mi sia mai capitato di pensare: il destino concetto irrazionale spiegato con il razionalismo.
Nel frattempo questo razionale lato si scontra contro incontri contrari al controllo, che rivolgono, stravolgono, coinvolgono momenti, persone inaspettate.
Lo rifuggo e rincorro, con parte e parte trafitto da parte a parte.
In passato ci ho messo mesi a scrivere qualcosa come quello che vorrei scrivere, ma non c’è fretta perché anche questo è cambiamento.

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Lettera da capo scout a capo scout


Nota del 01/02/2016:
Questo post sta acquistando una inaspettata notorietà e la quantità di visite che riceve è in fortissimo aumento, ci tengo a specificare che tale riflessione è indirizzata ai capi facenti parte dell’associazione Agesci ma non all’istituzione Agesci che come tale non credo possa ad oggi schierarsi pubblicamente su questi temi senza una discussione interna. Non vuole per tanto essere sprono per chi sostiene campagne denigratorie nei confronti della stessa, ma tuttalpiù per chi ne promuova una discussione interna che non passi dai media.
Ringrazio per i commenti ricevuti (che non pubblicherò per evitare l’alimentazione di polemiche) nel bene e nel male e ricordo a chi mi accusa di mantenere l’anonimato che in questo blog non ho mai nascosto il mio nome, e vi si trovano agevolmente le mie generalità.

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