Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Sull’emozione pt.2

“Le emozioni sono l’esclusione di alcune funzioni del cervello rispetto ad altre.” Si tratta di una semplificazione enorme, forse. Ma forse potrebbe essere una focalizzazione al limite del perfetto. Questa frase l’ho sentita in questi giorni mentre camminavo e vivevo il mondo.

Secondo Treccani l’emozione è:

emozióne s. f. [dal fr. émotion, der. di émouvoir «mettere in movimento» sul modello dell’ant. motion]. – Impressione viva, turbamento, eccitazione: l’e. della vincita, di quell’inatteso incontro; le e. del viaggio; andare in cerca di nuove e.; essere in preda all’e., a un’intensa e.; essere preso, essere sopraffatto dall’e.; la forte e. gli impediva di parlare. In psicologia, il termine indica genericamente una reazione complessa di cui entrano a far parte variazioni fisiologiche a partire da uno stato omeostatico di base ed esperienze soggettive variamente definibili (sentimenti), solitamente accompagnata da comportamenti mimici.



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Il pensiero e la tascendenza visti come quarta dimensione

Mi sono sempre chiesto come esprimere il concetto di dimensioni fisiche aggiuntive a quelle che sperimentiamo quotidianamente, come spiegare a qualcuno di non avvezzo a tali teorie cosa possa essere una quarta dimensione o più. Lasciamo perdere come di consueto il fatto che una quarta dimensione, il tempo, la percepiamo ogni istante seppure non siamo in grado di interagirvi come con le altre e chiamiamo quarta una ulteriore “direzione” che non sia altezza, lunghezza o larghezza.
L’esempio classico che ho sempre usato è funzionale e semplice ma non permette di vivere in prima persona una rappresentazione di quarta dimensione, l’ho preso dalla spiegazione classica che viene fatta nella divulgazione scientifica, a partire da Stephen Hawking, passando per romanzi di fantascienza come Sfera di Michael Crichton al geniale Flatlandia di Edwin Abbott Abbott che ho già citato altre volte.

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Fai bei sogni

Ho imparato da tempo le lezioni in questo libro, ancora dai tempi de “La vita è stupenda“, ma Massimo Gramellini diversamente da me è uno scrittore vero. Uno che riesce a riempire duecento pagine di qualcosa che io non riesco ad esprimere in più di qualche pagina.
L’ho trovata una lettura preziosa che qualche anno fa mi sarebbe stata probabilmente fondamentale, un libro scritto con perizia e con la delicatezza giusta per affrontare le cose irrisolte, un libro che fa bene anche a chi ha già affrontato il proprio Belfagor interiore ma ancora di più a chi lo sta affrontando, o peggio ancora non lo vede.

Lui stesso lo riassume con una frase di George Bernard Shaw, e credo possa esserne il sunto migliore senza doverne aggiungere una sola parola, se vi riconoscete nel grumo agitato leggetelo. Se guardandovi indietro avete conosciuto quel grumo che il vostro Belfagor interiore vi ha regalato, leggetelo.

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NudO

Gli anelli. Quelli che porto ogni giorno alle dita. Mi accorgo oggi di come siano divenuti scudi, rifugi, oggetti transizionali di situazioni che mi fanno tornare alla zona di confort.
Senza mi sento nudo e le mie dita ansiose si sfregano in cerca della loro mancanza, della mancanza del feticcio e degli altri. Sono fughe, ricordi, memento di mura erette e di ritirate strategiche. Sono rifugio dietro cui ritrovare le consuetudini che impediscono di proseguire.
Sono nudo oggi, più che mai, e mentre guardo le dita pulite, i segni dell’assenza, i ricordi stessi dell’assenza, mi chiedo cosa mi sia perso sfiorandoli e nascondendomi dietro essi. Cosa ci sia davanti.
Sono nudo oggi, e solo.

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Immemori battaglie pt6: Da dove proveniva il lampo. Da dove proveniva il tutto.

Da dove proveniva il lampo?
Sono sicuro di aver premuto io il grilletto, ho sentito anche il botto.
Ma allora perché sono riuscito a vedere così bene il volto dell’uomo dall’altra parte, a vederne l’uniforme? Era identica alla mia.
Era identica alla mia.
Il buio è tornato e gli occhi abbagliati dal lampo, forse dai lampi mi impedisce di guardare ancora quell’uomo ma sento il fischio di un proiettile nella mia direzione, tra pochi decimi di secondo sentirò il botto provenire dalla direzione di quell’uomo se non mi sto sbagliando e l’unico movimento che riesco a fare e quello per toccare la tasca sinistra e vedere che lì c’è ancora il nuovo feticcio che potrei non consegnare più. Che non avrei mai consegnato comunque.
Poi come un tarlo nella testa sento un dolore cupo avanzare tra i pensieri, qualcosa che scardina ogni altro pensiero, inaspettato.

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Immemori battaglie pt5: -lampo-

Non è lo sparare l’atto principe dell’azione, è solo la conseguenza. Tutto l’insieme dell’atto è soprattutto nella respirazione e nell’attesa. Un susseguirsi di momenti in cui riempi i tuoi polmoni, stabilizzi il corpo e attendi un susseguirsi di istanti che sarebbero quelli sbagliati. Dal puntare al momento in cui premerai il grilletto passano solo pochi secondi di inspirazione, attesa, stabilizzazione della mira. Poi arriva l’istante esatto, subito dopo è troppo tardi. La mano incomincerà a tremare, il peso dell’arma a pesare, il cuore accelererà pompando il sangue e non potrai fare altro che abbassare l’arma e ricominciare un nuovo ciclo.
Il nemico è là, in fondo alla canna del mio fucile, allineato al mirino, poco più in basso per bilanciare la curva della traiettoria lunga.

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Immemori battaglie pt2: “Quindi? Hai deciso?”

“Quindi? Hai deciso?”
La persona da cui proveniva la voce lo stava guardando con aria interrogativa dall’altra parte di una scrivania. Lui era immobile, nel suo completo elegante leggermente stropicciato.
“Sì, non è stata chiara la mia risposta?”
Sembrava stupito del sentire nuovamente chiedere in merito alla decisione, era molto sudato ma apparentemente era come se qualunque fatica avesse fatto fosse relegata al di fuori di quella stanza, in una specie di oblio di cose dimenticate.
“Ricordi cosa hai risposto poco fa?” disse la persona dall’altra parte della scrivania.
“Certo ho detto che…” il volto dell’uomo si rabbuiò qualche istante. “Ho detto che…” Una vena gli si gonfiò sulla fronte, pulsava mentre si copriva il volto con le mani scuotendo la testa.

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Racconti

Fumo

“Ricorda di quando iniziò ad avere queste fantasie?”
Fantasie?
“Si, omicidi morti, cose di questo genere”
Io non ho di queste fantasie, e soprattutto non vedo perché dovrei averne, al limite ho fatto qualche sogno, poco altro.
“Bene, ricorda quando è iniziata questa sua ossessione, questa serie di sogni, questo suo pensare alla morte di donne?”
Non credo di esserne ossessionato, nel modo più assoluto, mi capita qualche volta di pensarci, si come può capitare di pensare nuda una bella donna che passa, ma non direi di esserne ossessionato o dipendente, io sono uno che sta ben alla larga dalle dipendenze e cose simili, sto lontano dalle droghe, dal fumo, dall’alcool, si qualche birretta a volte tuttalpiù, ma niente di che.
“Cosa le viene in mente pensando parola ossessione?”
I fumatori.

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La ricerca: i più intelligenti non tradiscono, chi lo fa è meno evoluto

La ricerca: i più intelligenti non tradiscono, chi lo fa è meno evoluto

Le coppie – L’ultimo saggio di Satoshi Kanazawa, della London School of Economics

Se gli economisti studiano l’infedeltà

La ricerca: i più intelligenti non tradiscono, chi lo fa è meno evoluto

Davvero più un uomo è infedele, più è fesso? Sul serio i monogami hanno un quoziente intellettivo più alto dei playboy? Se è vero, in Italia siamo messi male. Se la teoria del professor Satoshi Kanazawa venisse confermata, fornirebbe una possibile (seppur parziale) spiegazione degli attuali guai nazionali. Si potrebbero serenamente incolpare gli uomini della nostra classe dirigente (cioè quasi tutta la nostra classe dirigente). Sono in maggioranza donnaioli, qualcuno si appassiona ai trans, sono comunque poco fedeli. A volte se ne vantano; spessissimo vengono giustificati e ammirati.

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L’Ombra di Edgar

Ognuno di noi accaniti lettori ha qualche autore a cui è particolarmente legato, fin da piccolo quando al compleanno un’amica mi ha regalato “Il Corvo ed altre poesie” di Edgar Poe io sono stato affascinato da questo grandissimo poeta. Edgar Poe. Allan è un secondo nome aggiunto per ricordarne il legame al patrigno che non lo trattò mai eccessivamente bene e che tentò di frenarlo nei suoi interessi artistici.
Poe è stato conosciuto principalmente e commercialmente per i suoi racconti horror, racconti che hanno insita una forma di malattia, di oscurità, un genio del thriller psicologico a dire il vero, più che dell’Horror, perché ha ben poco a che fare con ciò che chiamiamo Horror oggi, non vi sono mostri, sangue, violenza, ma solo atmosfere, immaginazione, psicologia.
Ma non è questo che mi fa amare Eddie ma la poesia.



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