Gen 172018
 

Non puoi comprenderlo,
né io pretenderlo.
Non puoi comprendere cosa ruota dentro talvolta.

Il ricordo di ciò che non ho fatto,
che ho avuto il coraggio di non fare
che ho avuto il terrore di fare.
Ciò che non ho fatto.

Non puoi comprenderlo,
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Gen 162018
 

È del silenzio che anelo la presenza,
talvolta.
Non di questa musica ripetitiva,
altalenante,
precaria musica.

Anelo il silenzio.
Un abbraccio e il silenzio e niente altro.

Il silenzio. Continue reading »

Ott 272017
 

Non avrei dovuto uscire di casa con questa stanchezza addosso, lo so. Ma non posso farci niente se devo andare proprio ora a... dove sto andando. Ho talmente sonno che non ricordo esattamente dove volevo andare. Ma sono qui e… D’un tratto, improvvisamente mi sveglio. Merda stavo addormentandomi alla guida?
Il guardrail è pericolosamente vicino al fianco, giro il volante, le ruote fischiano o sto dormendo? Sono nel mio letto che dormo o il sonno alla guida mi sta stordendo? Sembra quasi che il tempo rallenti e tanto vale la lasci andare questa macchina, mi sveglierò, no? O mi ritroverò schiacciato nei resti di un’auto contorta, schiacciato. No. Sto dormendo ed è tutto un sogno e niente altro mentre il frastuono del metallo contro il metallo riempie ogni parte del mio cervello buttando fuori ogni pensiero, non provo dolore -ancora- deve essere un sogno di poter svegliarmi al di fuori di un sogno.
E poi buio.
Buio. Continue reading »

Ott 232017
 

Oggi sono andato a correre. È stato strano. Mi sembrano secoli che non andavo a correre al tramonto, forse mi ricorda un po’ quella volta che al tramonto sono andato a camminare con lei, con i capelli del colore del sole, ma da quello sembrano passati millenni. C’era quell’atmosfera di freddo pungente che si contrappone al caldo del mio corpo e di caldo del mio corpo che si contrappone al freddo dentro. Una sensazione strana, mi ricorda di quella volta in cui sono stato investito.
Questo lo ricordo come fosse ieri. Sono sensazioni che difficilmente scivolano via dall’anima, te le porti dentro comunque vada.
Quel giorno credevo fosse uno come un’altro, avrei dovuto andare a correre il giorno dopo ma sarebbe stato un mese da che mi frequentavo con Lei. Avrei dovuto andare a correre il giorno dopo ma quel giorno non avevo di meglio da fare se non correre, sfogare il corpo e l’anima, tornare a casa, cucinare per Lei che mi avrebbe raggiunto più tardi. Certo avrei potuto leggere quel libro che stava sul mobiletto, avrei potuto studiare inglese, avrei potuto organizzare quel viaggio a Parigi, ma volevo correre e uscii. Mi sentivo in discreta forma nonostante il mio Continue reading »

Ott 022017
 

Io non ero lì.
Il mio sé era altrove, in un mondo lontano da me.

Ho aperto gli occhi
-hai risposto a una domanda-
e occhi azzurri di fronte a me mi stavano osservando
-forse ho parlato nel sonno?-

Erano lì, ero lì io, eri lì tu,
allo stesso punto della Continue reading »

Set 302017
 

Il più vecchio ricordo che ne ho credo si a di me seduto sul sedile dietro. Ero talmente piccolo da potermi rannicchiare e starci nella zona al di sotto del finestrino. All’epoca non c’erano ancora i sedili rialzati per i bambini e non erano neppure obbligatorie le cinture di sicurezza davanti o dietro che fosse, gli appoggia testa erano un optional. Li avrebbe installati mio padre qualche anno dopo. Gli interni erano di un materiale diverso dalla stoffa grigia che li ricopre ora, ricordo che vi fossero degli interni di un materiale plastico, forse vinile. Era rosso. Mi sentivo al sicuro lì dietro e osservavo il mondo dal piccolo finestrino laterale. Attaccati c’erano due adesivi tondi. La copertura in vinile aveva un piccolo buco. Ci giocavo, infilavo il mio piccolo dito e immaginavo che dietro ci fosse un altro mondo, un giorno ci è finita dentro Birba, la mia piccola action figure della gatta di Gargamella dei puffi. Lo ricordo come un fatto vero anche se a pensarci non ci sarebbe potuta stare, ricordo anche che qualche anno quando mio padre ha sostituito tutti gli interni speravo intensamente che l’avrebbe ritrovata ma fui deluso.
Su quella macchina io ci sono cresciuto ed è parte di me più di quanto qualunque altro oggetto della mia vita possa mai essere. Quando a diciotto anni mi è stata data la possibilità di guidarla fu un sogno. Stava già diventando anacronistico guidare una Cinquecento del sessantacinque, la costrizione a fare la doppietta in un periodo in cui tutto andava verso la semplificazione, la difficoltà di poter scorrazzare in giro gli amici, la lentezza sopravvalutata del mezzo. Anche io ero già anacronistico all’epoca. Il primo giro reale che ho fatto guidandola da neo patentato non lo racconterò, ma il primo ufficiale fu il giorno dopo salendo per le torricelle con la mia ragazza a bordo. Un momento epico, soprattutto considerato che pochi giorni prima un versamento di olio si era infiltrato nella frizione e accelerare troppo velocemente corrispondeva a far perdere presa al motore sulla trasmissione e farlo girare a vuoto. Ma è con un mezzo così che si impara a guidare anche nelle situazioni più strane. Avevo imparato così. Negli anni ci siamo saliti anche in sei, e non certo parcheggiati, la mia piccola è sempre stata un portento.
Qualche volta è accaduto che avesse problemi con la batteria. Continue reading »

Set 262017
 

Non li ho compiuti oggi trentacinque anni, è già passato qualche giorno.
Era un tempo del bilancio nella mia testa, di progetti di sogni, di desideri, di obbiettivi.
Sono falliti tutti. Dal primo all’ultimo.
Eppure sono felice.
In procinto di cambiare lavoro abbandonando un progetto che amo ancora durato quasi dieci anni, in procinto di proseguire sul mio grande sogno nonostante le mura alte che lo hanno circondato, in procinto di provarne un’altro più incredibile e assurdo, in continuo cambiamento.
In continuo cambiamento.
Oggi mi è ricapitata in mano, Itaca di Costantino Kavafis, o più precisamente mi è stata fatta ricapitare in mano, è curioso se penso quando e come ne sia venuto a contatto la prima volta. Era l’inizio della mia libertà, della mia vita in qualche modo adulta. La leggevo e sognavo che la mia vita sarebbe stata un viaggio incredibile e pieno di avventure, esperienze viaggi metaforici e non. Era il 1997. Sono passati venti anni da allora. Ed era settembre, ne sono Continue reading »

Set 142017
 

Ero seduto su quel marciapiede l’altro giorno, sembrano secoli, sembra ripetersi ancora ed ancora da secoli ma ero lì. Pensavo di nuovo a Childe Roland alla Torre Nera giunse mentre aspettavo con una porta chiusa alle spalle. Il rumore lieve infinitesimo dello spioncino dall’altra parte della porta lo sentivo, sì. Anche se quel vialetto sembrava allargarsi nel tempo, allontanarsi. A volte lo spazio ed il tempo si dilatano e altre restringono. Lo sentivo dilatarsi come se fossero passati secoli, come se a dividermi da quella porta fossero migliaia di chilometri. Ero lì. Seduto sul ciglio della strada. Pensavo di nuovo a Childe Roland alla Torre Nera giunse con il mio Moleskine aperto a scrivere e stavo scrivendo quello che tu ora stai leggendo, perché a volte il tempo e lo spazio si dilatano o restringono fino a farci essere nello stesso luogo, nello stesso istante nonostante il tempo e lo spazio ci dividano. Nonostante il tempo faccia scordare alcune emozioni e ne releghi altre in una specie di quadro che non sarà mai una riproduzione esatta degli eventi, non servirà mai a riviverle. Non scrivevo di te, anche se forse tu ne stai leggendo. Non ho mai scritto di te, o di noi, anche se forse tu ne stai leggendo, ma di me. Ho sempre e solo scritto di me e di ciò che ho dentro, e tu sei uno dei personaggi che ruotano in questa esistenza vista a mio modo. Come ogni artista, come ogni scrittore, se di uno di questi due nomi mi si vuol fregiare ma di fatto sono comunque io a fregiarmene perché tu non sei qui mentre scrivo. Sei qui mentre leggi. Sei qui mentre vivi mentre io potrei essere altrove, lo sono quasi certamente. Non più seduto su questo marciapiede su cui sono, non più davanti a quella porta dietro cui mi stai osservando dallo spioncino e questo fa sì che la distanza tra noi sia ormai quella di anni luce, o quantomeno giorni, o ore. Come delle stelle di me puoi vedere solo quello che era quando la luce è partita non sai quanto tempo fa, io di te posso sentire solo il suono che produce quel piccolo spioncino quando lo apri. E siamo in due luoghi distinti, in due spazi distinti, in due universi distinti. O forse io sono Continue reading »

Set 022017
 

Come molti altri sono stato per qualche tempo cliente di Vodafone, e come molti altri dopo aver cambiato operatore telefonico ho cominciato a ricevere SMS pubblicitari per convincermi a tornare in Vodafone. Nel tempo ho provato a telefonare al 190, ha mandare lettere di reclamo e altre strade e nessuna ha sortito l’effetto sperato. Stanco di ricevere sms su sms alla fine ho provato a scrivere pubblicamente sulla loro pagina Facebook, per provare a richiedere il blocco dell’invio degli SMS per il rientro in Vodafone. Ovviamente con il mio stile…
Finalmente ho ricevuto risposte: Continue reading »

Ago 222017
 

Questo sarà il resoconto fedele di quanto accadde realmente quella notte di tredici anni fa, perché tutto quello che si è detto, le leggende che ne sono nate sulla mia persona non sono più reali di una fiaba per bambini. Non racconterò di quello che già sapete, di come affrontai il mostro e di come lo uccisi se davvero questo è quello che è accaduto, non mi soffermerò su quanto già scritto nei resoconti pubblici che ormai tutti avete letto e riletto, ma solamente su quanto in quei resoconti non è stato scritto. Su quanto non ho mai confessato ad anima viva. Ad anima. Viva.
Perché ora dopo tredici anni scelgo di scriverne? Perché sento che le forze mi stanno abbandonando, che il processo iniziato quel giorno sta arrivando a compimento, perché sappiate che cosa dovrete affrontare quando io me ne sarò andato. Io lo compresi quasi immediatamente, quando dopo essermi pulito di tutto quel sangue, dopo che il mio corpo fu recuperato alla fine di quella battaglia memorabile mi ritrovai a guardare nel piatto che sarebbe stata la mia cena. Quando mi guardai allo specchio e notai i primi impercettibili cambiamenti.
La domanda che mi è stata posta più spesso è certamente come sia stato possibile sopravvivere ad un simile scontro, si dice che nessun essere umano fosse in grado di affrontare la bestia, che non fosse possibile abbatterla con mezzi umani tanto che da quel giorno mi consideraste quasi un semidio o qualcosa di più. La risposta temo fosse che avevate ragione voi. Nessun essere umano ha la forza, il potere, il coraggio, l’arguzia o quello che volete, o meglio l’insieme di tutto questo per avvicinarsi neppure alla bestia. Accanto a lei non esiste altra scelta che soccombere o fuggire. Niente altro. Mi trovai io stesso a scegliere tra le due strade e scelsi la seconda. Fuggii prima di soccombere, o almeno ero convinto di aver fatto questo. Lo so che la delusione in molti di voi Continue reading »

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Privacy Policy Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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