Ago 132018
 

Resto qui,
sulla riva del tempo.
Lo osservo scorrere.

A volte lento
come come la sabbia
erosa dal vento
dalla cima di un monte.

Altre veloce,
come un incedere di fiera.

Resto qui e lo osservo.
Scorre davanti a me
mentre attendo il mio cadavere passare.

Resto qui e aspetto di saltarci sopra,
nuovo battello a proteggermi dall’annegare.

 

Lug 202018
 

Ricorda che saranno questi
i bei tempi andati,
non la ricerca di un futuro irrealizzabile,
non amare un passato ideale
non sacrificare giorni per un forse.

Ricorda che saranno questi
i bei tempi andati,

quando tra qualche anno ti guarderai indietro,
quando dovrai fare i conti con quello che è stato,
quando non potrai più avere un futuro davanti

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Giu 222018
 

C’è qualcosa in più dell’ombra lunga che si trova davanti a te al mattino
o di quella che si trova alle tue spalle man mano che il sole tende all’orizzonte.

E non importa a che punto della volta celeste sia il sole
-tanto non lo saprai che all’ultimo-
fai che sia sempre alle tue spalle,
e se sarà alto in cielo fermati e guardati dentro.

Sia l’esperienza a prendere e l’esperienza a creare.

Mag 232018
 

Urlo

Non è per loro che scrivo,
non è per loro che suono,
non è per loro che sento il bisogno di esprimermi

talvolta in modo sgraziato
o ricercato
o dolce
o nella rabbia di versi inumani.

Non è per qualcuno, che creo, ma contro.
Contro di te.
Contro le tue ostruzioni.
Contro le Continue reading »

Mar 182018
 

Nel mare ci sono i coccodrilli, scritto da Fabio Geda racconta la storia di un migrante, uno vero. Enaiatollah Akbari era poco più di un ragazzino quando dall’Afghanistan ha deciso di viaggiare verso l’Italia alla ricerca di una speranza. Questo libro racconta la sua storia attraverso l’intervista dell’autore, passo passo in una maniera delicata e forte come difficilmente qualcun’altro sarebbe riuscito.
I linguaggio è quello semplice di un ragazzo, di una persona che conosce poche parole della nostra lingua ma che le sa usare. Passa da paragoni come “alto come una capra” a “bruciato come un hamburger del McDonald’s rimasto troppo tempo sulla piastra mescolando cose che con la nostra cultura non hanno a che fare nel modo più assoluto a cose che non dovrebbero, almeno virtualmente, fare parte che di quella.

« I fatti sono importanti. La storia è importante. Quello che ti cambia la vita è cosa ti capita, non dove o con chi. »
-Enaiatollah Akbari-

Non ci sono molte descrizioni, quasi nessun nome che non sia strettamente funzionale ai collegamenti, non ci sono divagazioni. Solo i fatti, nudi e crudi, raccontati con la naturalezza di una fiaba. Parla come in una fiaba dei pedofili incontrati nei parchi chiamandoli “quelli a cui piacciono i ragazzini”, dei terroristi chiamandoli Talebani, dei poliziotti corrotti o violenti trattandoli solamente come uomini. Racconta il viaggio in gommone quasi come un’avventura leggera giocando con la morte in una delicatezza di un pennello sulla tela, parla dell’essere stato rinchiuso nel Continue reading »

Mar 112018
 

La vita è fiume.
Diramazioni continue,
salti, gorghi voluttuosi in rivoli di cascate.
Imprevedibili.

Voltati e non c’è uno ieri, voltati e non c’è un domani.
salti, gorghi voluttuosi in rivoli di cascate.
Imprevedibili.
La vita è fiume.

Ott 212017
 

Cerco in me la rabbia di un tempo
quella che mi strappava parole.

Ma ci sei tu. Ne assorbi ogni lembo
in modi che nessuno saprebbe immaginare.

Ott 022017
 

Io non ero lì.
Il mio sé era altrove, in un mondo lontano da me.

Ho aperto gli occhi
-hai risposto a una domanda-
e occhi azzurri di fronte a me mi stavano osservando
-forse ho parlato nel sonno?-

Erano lì, ero lì io, eri lì tu,
allo stesso punto della Continue reading »

Set 052017
 

Scrivevo molta più poesia un tempo.
Ho scritto sempre molto, ricordo il primo racconto che ho scritto era qualcosa come il 1990. avevo otto anni, forse nove. Raccontava di un viaggio nello spazio in cui io, nel 2017 andavo su Marte e incontravo una popolazione aliena, ma non era fantascienza, utilizzava il cliché inizio novecentesco della perdita di sensi momentanea a distinguere la parte reale da quella immaginaria, un trucco mutuato da Poe o da altri scrittori della sua epoca. Avevo descritto la morte da dentro il morente descrivendo una serie di deformazioni sensoriali e poi la sua resurrezione in questo mondo alieno. Non spiegavo se il protagonista fosse morto davvero o no, se fosse inteso come reale o no tutto quanto accadeva dopo. Avevo otto anni, era il mio primo racconto e non so dire da dove venisse, avevo letto Il Richiamo Della Foresta, 20.000 leghe sotto i mari, forse qualcosa di Salgari non di più. La mia vocazione era lì. Nello scrivere. Nella tensione. Nello sperimentare. Nel crossover di generi. L’anno prima avevo imparato per la prima volta cosa fosse quello che le persone chiamano amore. L’amore di bimbo, sia chiaro, ma il mio piccolo cuoricino era esploso per la prima volta con le conseguenze imprevedibili con cui esplode un cuore quando un cuore esplode. Amavo anche i chiasmi. Ci vollero altri tre anni prima che esplodesse di nuovo per quel ricciolo su una fronte. Esplose la poesia in quegli anni. Continue reading »

Set 052017
 

Come sentire sulla schiena spingere.
Tra le scapole.
In mezzo.

L’avrei chiamato destino un tempo
-quando avevo una fede-
l’avrei chiamato il cospirare del mondo,
non fosse che il mondo lo conosco.

Io non ci credo.
Siete voi a farlo ed è questo che spinge avanti.
Tra le scapole.

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Privacy Policy Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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