Apr 022019
 

Il cambiamento sta avvenendo ormai da qualche anno, prima sottovoce quando al bar la gente diceva “Io non ce l’ho con loro ma…“, poi complice una certa politica tutti quei “io non sono [omissis] ma..” è diventata nella pratica la formula di una nazione tanto da arrivare al governo e venire sdoganata come normale, ampiamente accettata. Conosco perfino persone che pur lavorando nel sociale e con poveri e stranieri non provano nessuna pietà per chi arriva in barcone, e questo vale per ognuna delle minoranze che vengono regolarmente vessate. Non è solo questione del fatto che vessare una minoranza sia più semplice, che faccia sentire un’appartenenza, che aiuti a distrarci da problemi più immediati o ci faccia sentire migliori. Forse esiste un altro meccanismo insito nell’uomo a spingere la massa in quella direzione.

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Mar 242019
 

Dal 29 al 31 marzo di quest’anno come ormai già arcinoto si svolgerà il tredicesimo Congresso Mondiale delle Famiglie.
Il tredicesimo dovrebbe accendere nella testa di qualcuno che non si tratta di un’idea estemporanea del ministro Fontana o del cattivone di turno. Il tredicesimo. Il primo risale al 1997.
Quest’anno i temi ufficiali saranno secondo il sito ufficiale (https://wcfverona.org/it/about-the-congress/)

  1. La bellezza del matrimonio
  2. I diritti dei bambini
  3. Ecologia umana integrale
  4. La donna nella storia
  5. Crescita e crisi demografica
  6. Salute e dignità della donna
  7. Tutela giuridica della
  8. Vita e della Famiglia
  9. Politiche aziendali per la famiglia e la natalità

Tutti temi positivi. Chi non sarebbe d’accordo con questi temi? Ed allora perché tante polemiche? Perché tante lamentele? La cosa è presto detta. L’organizzazione di questi tredici eventi riunisce attivisti, politici, persone d‘affari, personalità ecclesiastiche unite sotto la bandiera della “famiglia tradizionale”, quindi patriarcale ed eterosessuale, contro l’aborto, contro il diritto di riproduzione, contro i matrimoni non eterosessuali, contro i diritti delle persone LGBTQI, contro il diritto di divorzio, contro gli studi di genere e e contro l’immigrazione. L’organizzazione in passato ha anche finanziato diversi studi per tentare di consolidare le proprie posizioni con quelle della scienza, creare nessi tra famiglie omosessuali e danni nella crescita dei figli, e aumento di pedofilia. Studi che sono puntualmente stati screditati e smentiti dalla scienza stessa. Sono gli stessi che hanno letteralmente inventato l’esistenza della cosiddetta teoria del gender (
https://www.wired.it/play/televisione/2017/01/30/gender-revolution-national-geographic/ , https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278005 ) per avere un nemico contro cui scagliarsi e attirare proseliti.

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Dic 192018
 

Prendo spunto da un articolo pubblicato su TGCom, “Due turiste scandinave violentate e sgozzate in Marocco, arrestato un uomo” (https://goo.gl/shkffz).

Screen Dell’Articolo
(https://goo.gl/shkffz)

Non leggo TGCom in genere ma sono stato attratto da questo articolo in quanto in quei giorni ero io stesso in Marocco. L’articolo è semplice, parla della violenza e l’uccisione perpetrate su due turiste scandinave, il titolo dice già più che a sufficienza. Sono i commenti che mi inquietano.

“Leggo che le turiste hanno preso le relative precauzioni per la sicurezza. Mi sfugge in che modo!!? In quelle zone si va in giro con una guida o almeno in comitiva di 5-6 persone e non due ragazze da sole.”

“30 viaggi in Marocco. nel 1981 ho fatto un giro in moto con la mia ragazza stavo attento perchè conosco la mentalità di una buona parte degli abitanti, comunque ci sono stati momenti poco simpatici. bel paese ma le donne mai sole e sempre davanti all’uomo”

“In Marocco si gira accompagnate, inutile dire che è un paese sicuro. Non lo è”

“Se fossi una donna giovane e carina, non viaggerei mai in un Paese islamico per un mese, al di fuori di un villaggio turistico o escursioni di gruppo organizzate”

(https://goo.gl/shkffz)
Screen dei commenti
(https://goo.gl/shkffz)

Questo è quello che riusciamo ad esprimere? Come se se la fossero cercata. La vittima è colpevole di essersela cercata, soprattutto quando la vittima è donna. 
Il tutto ovviamente per tacere del resto dei commenti a sfondo razzista. In Italia quest’anno le donne uccise (la parola femminicidio non mi piace) sono state almeno 94 (https://goo.gl/Lm1BjL) e se andiamo a cercare, anche di queste il più delle volte si è scritto che se la sono cercata, chi perché cercava droga, chi perché si era vestita in maniera provocante, chi se l’era cercata in altro modo. Non ci si ferma mai a riflettere sulle cause, sul carnefice. Si discute sul fatto che la vittima avrebbe dovuto limitare la propria libertà pensando all’eventualità, forse alla probabilità, di essere stuprata e ammazzata. Da un uomo. Educhiamo le donne da millenni al fatto che siano loro a dover passare la vita a guardarsi attorno per proteggersi e lasciamo agli uomini il diritto di guardarle con concupiscenza, parlare di cosa le farebbero se le avessero sotto mano, mancare di rispetto, violare intimità. Si da per scontato che sia normale che due donne sole vengano uccise, sgozzate e ne venga lasciato il corpo per strada e che sia un loro errore non proteggersi.
Un po’ come dire a un tizio che passeggia in autostrada “Beh, se cammini in autostrada è normale che finisci sotto una macchina”.
Risulta normale che la vita di una donna sia come camminare in autostrada, e che la vita di un uomo sia come guidarci. Mica è colpa sua se ti ha investito, mica ti ha visto, sei tu che camminavi lì. Non serve correggere correggere le auto se è normale che in autostrada vadano ai 130. Non serve correggere gli uomini se è normale che stuprino e ammazzino donne che se la cercano.

Per parlar poi del Marocco, del razzismo degli altri commenti, della presunzione che sia un luogo pericoloso io ne so molto poco. So che in nessun paese prima di andare in Marocco ho incontrato sconosciuti che mi dicessero “Ehi, Alì Baba, non andare in quella direzione di sera, meglio di là che lì non è sicuro” o “Ehi, Alì Baba, stai cercando il mercato, è da quella parte!”. Eppure lì mi è successo ed in più di una città. Provate a Roma, a Milano, a Napoli, a Torino, a Bari a girare per i quartieri malfamati e vedete in quanti spontaneamente vi diranno di andare in un altra direzione. Eppure anche in Italia vengono violentate turiste (https://goo.gl/ZKcQdZhttps://goo.gl/ve3wiChttps://goo.gl/yaX8N7,
https://goo.gl/64fcJ3) e ogni volta se la sono cercata, qualcuna addirittura per prendere soldi dall’assicurazione, così dicono i soliti informati.

Sono le donne che sbagliano, che se la cercano. Se vanno a carezzare una belva affamata è normale vengano morse. Ma nessuno si pone il problema che siano gli uomini questa bestia affamata. Che sia questo continuare a dare la colpa alla vittima a rendere i carnefici forti.

Aggiornamento 20/12/2018 ore 16:05
Sembra si sia trattato di un atto terroristico e che i colpevoli siano già stati arrestati. Fonte: https://bit.ly/2R82O0v

Nov 072018
 

In questi c’è al cinema First Man – Il Primo Uomo dal regista premio Oscar Damien Chazelle e con Ryan Gosling come protagonista nei panni di Neil Armstrong. Si tratta ne più ne meno di un accurato Biopic sull’astronauta che per primo mise piede sulla luna. 
Fantastico.
Semplicemente Fantastico.

Non mi capita spesso di uscire dal cinema emozionato e di passare tutto il film agganciato ai braccioli. Lasciamo stare la mia grande passione per questa storia, per gli uomini (tutti, non solo Neil) che hanno costruito la più grande avventura della storia dell’uomo, lasciamo perdere anche il fatto che di quella storia conoscessi già tutto in termini tecnici e cronografici. Questo film colma pienamente il  vuoto emozionale che ha necessariamente chi come me non era nato negli anni 60 e non era davanti alla tv quel 20 luglio 1969. 

Questo film racconta i fatti ma anche le emozioni degli astronauti e delle loro famiglie, delle mogli a casa in attesa, della vita che si creava nel campus nel quale viveva chi lavorava alla Nasa con mogli, mariti, figli. Mostra la paura di essere lanciati in una minuscola capsula da cui dal piccolo finestrino non si può vedere altro che una porzione di cielo, le fiamme del propulsore, il buio, la luna, il pianeta da cui si è partiti.

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Ott 102018
 

Il primo libro di Harry Potter è uscito quando io ero grandino, nel 1998 (anno dell’uscita italiana) avevo sedici anni anni e troppa saccenza per leggere un libro per bambini. Molti della mia generazione e di quella che sta iniziando ora a votare, a partecipare alla vita politica e a fare la differenza nel mondo invece sono cresciuti con lui, da parte mia invece avevo giurato che non li avrei mai letti. Quest’anno tuttavia, una volta uscita la versione in audiolibro (https://goo.gl/62ZyA5 ) il mio voto è venuto meno e così ho appena terminato di ascoltarne l’ultimo capitolo.
Devo ammettere che se da un lato mi spiace non aver vissuto da bambino l’emozione una saga con un personaggio della mia età o quasi, non mi spiace affatto averne letto l’ultima parte da adulto. Alla fine sono comunque cresciuto con Tom Sawyer, Huckleberry Finn, i Goonnies e quello che c’era qualche anno prima ma la cosa che mancava a gran parte di questi era appunto la visione adulta del mondo. Il parallelo con una realtà che il bambino-ragazzo si troverà ad affrontare una volta fuori dal librofuori da lì
In tutto questo, nel mondo odierno, nel mondo che ora è nelle mani di quei bambini che sono cresciuti con Potter, la cosa che mi ha fatto di più alzare i peli sulla nuca è stata la catastrofica visione politica e la forza con cui l’unione di tanti possa opporvisi. Come il leader scelto dal popolo e dalle contingenze finisca per vincere non elevandosi ma umiliandosi, lasciando spazio agli altri. Neville, un personaggio secondario, uccide Nagini e senza questo il mondo sarebbe stato conquistato da Voldemort. Senza questo Harry Potter avrebbe fallito, avrebbe finito per morire come aveva scelto di fare e la sua morte sarebbe stata comunque inutile. Forse sì, c’è qualcuno destinato a cambiare il mondo, ma non potrà mai farlo da solo e non potrà mai farlo imponendosi come leader e incensandosi.
C’è una parte in particolare che leggendo mi è rimasta terribilmente impressa, più di una Azkaban che con la sua scritta “Per il bene superiore” ricorda una Auschwitz con il suo “Il lavoro rende liberi”, più dei continui richiami al razzismo e alla discriminazione inutile del diverso che sia mezzosangue, elfo domestico o goblin, della lotta per una razza pura, più l’ammiccamento sul fatto che Silente abbia sconfitto Grindelwald nel 1945. Si tratta di una parte del capitolo 13: La commissione per il censimento dei Nati Babbani (The Muggle-Born Registration Commission)

«Quindi i Mangiamorte si sono impadroniti anche della Gazzetta del Profeta?» chiese Hermione, rabbiosa. 
Lupin annuì. 
«Ma la gente sa cosa sta succedendo, vero?» 
«Il colpo di mano è stato abile ed è passato praticamente inosservato» rispose Lupin. «La versione ufficiale dell’assassinio di Scrimgeour è che ha dato le dimissioni; è stato sostituito da Pius O’Tusoe, che è sotto la Maledizione Imperius». 
«Perché Voldemort non si è proclamato Ministro della Magia?» chiese Ron. 
Lupin rise. 
«Non ne ha bisogno, Ron. È lui il Ministro a tutti gli effetti, ma perché dovrebbe stare dietro una scrivania? Il suo burattino, O’Tusoe, si occupa delle faccende quotidiane, lasciandolo libero di estendere il suo potere ben oltre. 
«Naturalmente molti hanno capito cosa è successo: la politica del Ministero è cambiata troppo bruscamente negli ultimi giorni e si mormora che dietro ci dev’essere Voldemort. Ma è questo il punto: si mormora. Nessuno lo dice apertamente, nessuno si fida di nessuno; hanno paura di dire le cose come stanno, perché se i loro sospetti fossero fondati le loro famiglie sarebbero prese di mira. Sì, Voldemort sta giocando in modo molto astuto. Se fosse uscito allo scoperto avrebbe provocato un’aperta ribellione: restando nell’ombra ha creato confusione, incertezza e paura». 
«E in questo brusco cambiamento nella politica del Ministero» domandò Harry «è compreso il fatto di mettere in guardia il mondo magico da me invece che da Voldemort?» 
«Ne fa certamente parte» rispose Lupin, «ed è una mossa da maestro. Dopo la morte di Silente, tu – il Ragazzo Che È Sopravvissuto – eri destinato a diventare il simbolo e il punto di raccolta di ogni forma di resistenza a Voldemort. Ma insinuando che sei coinvolto nella morte dell’eroe, Voldemort non solo ha posto una taglia sulla tua testa, ma ha anche seminato dubbio e timore tra i molti che ti avrebbero difeso. 
«Nel frattempo, il Ministero ha cominciato a muoversi contro i Babbani per nascita». 
Lupin indicò La Gazzetta del Profeta. 
«Vai a pagina due». 
Hermione voltò la pagina con la stessa espressione disgustata che ostentava nel maneggiare Segreti dell’Arte Più Oscura. 
«’Censimento dei Nati Babbani’» lesse ad alta voce. «’Il Ministero della Magia ha avviato un’inchiesta sui cosiddetti “Nati Babbani”, per meglio comprendere come siano entrati in possesso di segreti magici. 
«’Le ultime ricerche condotte dall’Ufficio Misteri hanno rivelato che la magia può essere trasmessa da mago a mago solo per via riproduttiva. Là dove non sussistono dimostrate ascendenze magiche, dunque, è probabile che il cosiddetto Nato Babbano si sia procurato il potere magico con il furto o con la forza. 
«’Il Ministero, al fine di snidare questi usurpatori del potere magico, ha diramato l’invito a tutti i cosiddetti Nati Babbani a presentarsi per un interrogatorio davanti alla neonata Commissione per il Censimento dei Nati Babbani’». 
«Non glielo permetteranno» commentò Ron. 
«Sta già succedendo, Ron» ribatté Lupin. «In questo stesso momento sono in atto retate contro i Nati Babbani». 
«Ma come è possibile che abbiano ‘rubato’ la magia?» domandò Ron. «È folle, se si potesse rubare la magia non esisterebbero i Maghinò!» 
«Lo so» rispose Lupin. «Ma a meno che tu non possa dimostrare di avere almeno un mago tra i parenti stretti, oggi si sostiene che tu abbia ottenuto il tuo potere magico illegalmente e che tu debba essere punito per questo». 

[…]

«Che piani ha Voldemort per Hogwarts?» chiese a Lupin. 
«Frequenza obbligatoria per tutti i giovani maghi e streghe» rispose Lupin. «L’annuncio è di ieri. È una novità, perché non è mai stata obbligatoria. Naturalmente quasi tutti i maghi e le streghe della Gran Bretagna hanno studiato a Hogwarts, ma i loro genitori potevano scegliere di istruirli a casa o all’estero. Così Voldemort avrà l’intera popolazione magica sotto controllo fin dalla giovane età. Ed è anche un altro modo per estirpare i Nati Babbani, perché tutti gli studenti dovranno avere lo Stato di Sangue – cioè dovranno aver dimostrato al Ministero la loro ascendenza magica – prima di essere ammessi». 

-Harry Potter e i doni della morte- J. K. Rowling
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Ott 052018
 

Sono sempre stato un vorace lettore di Stephen King, lo amo e l’ho amato per le storie, per il modo di scrivere e per lo sguardo antropologico che spesso i suoi romanzi contengono. Quando molti anni fa ho letto Insomnia provavo un piacere divertito nella sua descrizione drammaticamente reale del movimento antiabortista americano. Una affermazione in particolare mi era rimasta impressa:

“Noi non siamo antiabortisti, noi siamo per la vita!” proruppe Dalton “C’è un enorme differenza, che voi giornalisti evidentemente non riuscite a vedere!”

La trovavo ridicola. Avevo sì e no diciassette anni e pensavo quanto fossero fuori di testa gli americani. Poi pensandoci bene avevo giustificato quel personaggio pensando “Ok, ok, è sicuramente un esagerazione di King. Non può essere davvero reale, soprattutto non potrebbe mai diventare reale dove vivo io.”
Invece no. Invece a Verona, proprio dove abito io la città viene dichiarata dalla giunta comunale “Città a favore della vita” (https://goo.gl/oeCkCz). La città in cui vivo si trova a schierarsi contro una legge 194 approvata ormai quarant’anni fa, si trova a scegliere di finanziare associazioni cattoliche affinché facciano proselitismo contro l’aborto, contro la libera scelta, contro i diritti che le donne hanno lottato per ottenere, diritti per cui molte sono morte, hanno subito violenze, continuano a subire violenze.

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Lug 102018
 

Ieri in Arena ho assistito al concerto dei Deep Purple, un concerto pazzesco, sì. Ma quello che mi ha colpito di più oltre allo spettacolo è il modo di fruire dello spettacolo che avevano le persone attorno a me. Mi ha fatto riflettere.
Negli ultimi mesi sto disamorandomi sempre più dei social network, la gran parte di quello che ci pubblico ormai è il clone di questo blog e qualche #polemipolitica che non mi va di mettere qui. Per qualche istante ho pensato di fare un video di qualche brano durante il concerto, qualche foto e mi sono chiesto: perché farlo? Ho visto centinaia di persone seguire il concerto da dietro il proprio smartphone, le luci che quando si spegnevano rimanevano accese ancora per qualche decimo di secondo su centinaia di schermi poco prima di spegnersi e riaccendersi qualche decimo dopo delle luci sul palco in un eterno delay. Ho pensato a centinaia di persone a vedere un concerto in differita nonostante fossero presenti. E per cosa? Per me era la terza volta ad un concerto dei Deep Purple e ammetto che almeno in una delle altre due avevo filmato i classici “Black Night”, “Smoke on The Water” e di non aver mai  più riguardato i video. Mi sono chiesto a cosa sarebbe servito riversare altri bit sul mio smartphone o sui miei “canali social” uguali a mille altri bit che avevo già riversato e che stavano riversando altre centinaia di persone accanto a me. Ho sentito la mancanza del vecchio modo di comunicare. Quello in cui andavo da un amico e dicevo “Ehi! Sai dove sono stato ieri? Al concerto dei Deep Purple! Ian Gillan sembra il vecchietto del bar all’angolo ma Continue reading »

Giu 202018
 

La scorsa settimana ho avuto il piacere di partecipare allo Scrivere Festival.
Si tratta di uno dei pochi -forse l’unico? Chissà- festival il cui scopo è davvero mettere in contatto gli scrittori esordienti con Agenti letterari ed editor di case editrici importanti, in questa edizione per esempio erano presenti

Alessandra Bazardi Agenzia Letteraria
Bennici&Sirianni Agenzia Letteraria
E/O
Le Mezzelane
Newton Compton
Otago
Rizzoli
Scriptorama
Sperling & Kupfer
Ventura Edizioni

Ad ogni iscritto è stato dato il Continue reading »

Mag 062018
 

L’ho letto da un po’ La prima ora del giorno di Anna Martellato, per settimane ho pensato di non poter essere obbiettivo nello scriverne, vuoi perché ne conosco l’autrice, vuoi perché ne conosco dei retroscena che me lo fanno vivere diversamente da un normale lettore, vuoi perché un po’ -devo ammetterlo- ne invidio la genesi.
In questi giorni ne è stata decisa la stampa della seconda edizione e l’ho visto nuovamente presentare a Rovigo Racconta, tra l’altro con delle acute osservazioni di Saveria Chemotti. Non credo potrei aggiungere nulla a quelle affermazioni ma in qualche modo sono state un ulteriore apertura, uno scorcio attraverso il romanzo da un punto di vista privilegiato in modo diverso dal mio.
Se mi chiedo di che cosa parli il romanzo non saprei dare una risposta precisa, non raccontandone la trama. I temi che emergono attraverso il percorso di vita di una giovane ragazza e di sua nonna, tra l’oggi moderno e ritmato e i tempi della seconda guerra mondiale sono soprattutto legati all’eredità morale. Non si tratta ne di una vera e propria eredità storica, che pure si percepisce, ne tanto meno di una eredità materiale. Il romanzo risulta essere un parallelo tra due vite che all’apparenza sono radicalmente diverse e quasi incompatibili ma che si mostrano infine essere due declinazioni di ciò che è la donna in qualsiasi tempo o luogo.
Un percorso tra le fragilità di Continue reading »

Apr 122018
 

Negli ultimi anni, l’espansione di Internet e la conseguente accelerazione e popolarizzazione dell’informazione ha cambiato il nostro mondo in diversi modi.

Umberto Eco aveva riassunto in una maniera quantomai efficace quanto stava accadendo, era il 10 giugno 2015 durante l’incontro con i giornalisti in occasione della laurea honoris causa in Comunicazione e cultura dei media conferitagli dall’Università di Torino, parlava di Twitter ma in generale dei social media

…dà diritto di parola a legioni di imbecilli, i quali prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso e quindi non danneggiavano la società. […] Sono della gente che di solito veniva messa a tacere dai compagni […] e che adesso invece ha lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. […] Credo che dopo un poco si crei una sindrome di scetticismo, la gente non crederà più a quello che gli dice Twitter. All’inizio è tutto un grande entusiasmo, a poco poco a poco dice: chi l’ha detto? Twitter. Allora tutte balle.

Il problema oggi è saper distinguere quali siano gli imbecilli, molti dei quali usano la stessa affermazione di Eco per bullarsi e sentirsi migliori. Prima di iniziare questo discorso però ci tengo a precisare che anche io potrei essere uno di questi, e che di certo in alcuni momenti lo sono stato.

Anni or sono la moda dei complotti era decisamente minore e spesso si basava su complotti verosimili o reali, la nostra Ustica, la P2, lo Scandalo della banca Romana, la trattativa Stato Mafia sono le prime e forse più importanti che mi vengono in mente, la morte di Kennedy, un’altro estero ce ne sono a decine e sono reali, comprovati esistenti. Assieme a questi ne esistevano pochi altri, tutto quello che non aveva documentazione affidabile scompariva nella memoria delle persone e nell’oblio. Forse i primi casi di notizie false (no per ora non userò il termine che va di moda oggi) sono stati quelli sugli alieni come il caso dell’Incidente di Roswell, in particolare per quanto riguarda l’autopsia dell’alieno. Esiste il filmato e questo ha creato uno dei primi legami del tipo “ho visto il filmato quindi è vero” Continue reading »

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