Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Torna da me

Aveva sognato ogni giorno di rivederlo, ma non avrebbe mai pensato sarebbe potuto accadere in questo modo. Il suo fratellino se ne era andato ormai da due anni, un anno, sette mesi e ventidue giorni. E tre ore per l’esattezza, o almeno così avevano detto quelli della polizia. I minuti non era dato saperlo perché il corpo era stato trovato troppe ore dopo e la precisione di queste cose diminuisce nel tempo. Lo avevano trovato in un prato, stringeva forte il suo Batman, l’eroe che avrebbe voluto essere ma che quella volta non era riuscito a salvarlo. Non aveva piovuto, era un giorno di un tardo settembre e il bel tempo aveva contribuito a mantenere le tracce pulite e a non adulterare il piccolo corpicino in anticipo. L’avevano trovato sdraiato a faccia in giù nella terra senza nessun segno di violenza ma troppo lontano da casa per poter esserci arrivato da solo.

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Il di dentro di me

Non è semplice avere un super potere. La parte più difficile è saper controllarlo. Evitare che ti trasformi in un mostro, o che il mostro che hai dentro ti uccida.
Il processo è stato lento, lungo, passo a passo fino a svuotare tutto ciò che era rimasto dentro di me.
La prima parte a morire è stata l’intestino. Dal basso. Era lì che sentivo la tensione la pressione forte e la costrizione dell’ansia, della paura di perdere qualcuno. Era lì che sentivo il desiderio di amarti per quanto la gente parli di cuore. Era lì che bruciavi di più. Volevo dimenticare quello, cessare di provarlo e basta ma a morire fu soprattutto l’ansia. La paura. Cessai di essere capace di provarne. In effetti aveva i suoi lati positivi. Non era il risultato che avrei voluto ottenere ma non avere paure, non avere ansie, aveva il suo lato positivo.
Non era sufficiente perché lo stomaco bruciava.

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Sull’emozione pt.2

“Le emozioni sono l’esclusione di alcune funzioni del cervello rispetto ad altre.” Si tratta di una semplificazione enorme, forse. Ma forse potrebbe essere una focalizzazione al limite del perfetto. Questa frase l’ho sentita in questi giorni mentre camminavo e vivevo il mondo.

Secondo Treccani l’emozione è:

emozióne s. f. [dal fr. émotion, der. di émouvoir «mettere in movimento» sul modello dell’ant. motion]. – Impressione viva, turbamento, eccitazione: l’e. della vincita, di quell’inatteso incontro; le e. del viaggio; andare in cerca di nuove e.; essere in preda all’e., a un’intensa e.; essere preso, essere sopraffatto dall’e.; la forte e. gli impediva di parlare. In psicologia, il termine indica genericamente una reazione complessa di cui entrano a far parte variazioni fisiologiche a partire da uno stato omeostatico di base ed esperienze soggettive variamente definibili (sentimenti), solitamente accompagnata da comportamenti mimici.



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Fare l’amore con la scrittura

L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità, – si vorrebbe morire.
-Cesare Pavese-

Ho sempre creato un legame nella mia mente tra la scrittura e altri tipi di piacere, in particolare l’orgasmo (ne ho già scritto). Nel tempo ogni cosa evolve, cresce matura. Crescono tutte di pari passo con l’esperienza. Quando paragonavo il piacere della scrittura all’orgasmo non conoscevo a fondo nessuna delle due, erano le prime esperienze i primi momenti, le prime cose brevi ed intense. Fossero scritte o provate. Nella vita ci sono momenti in cui il desiderio più forte è quello di provare nuove cose, diverse l’una dall’altra, bruciare come lampi o fuochi fatui in una forma di bulimia compulsiva.

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La paura di fallire

Fallire. Il mondo è zeppo di paura di fallire, di provare a fare qualcosa e non arrivarci in fondo. Fallire in uno sport in cui non sei sicuro di eccellere, fallire provando ad imparare a suonare uno strumento musicale, fallire un esame all’università, fallire la scelta degli studi, fallire in un rapporto di coppia, fallire un colloquio di lavoro, fallire l’organizzazione di un viaggio ambizioso, fallire un’attività lavorativa, fallire nello scrivere un libro, fallire nel dichiarare il proprio affetto, fallire nel coltivare un fiore, fallire nel fare un dolce. Fallire.
Fallire fa paura.
Io l’ho fatto un milione di volte. L’ho fatto anche oggi. Anche ieri. Sono abbastanza sicuro che lo farò anche domani, ormai mi conosco abbastanza per conoscere dove andrò a schiantarmi miseramente, come mi sentirò, quale sarà il livello di sofferenza.

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Non era previsto 2

Ragionare, scegliere, costruire.
Erigere, distruggere, divenire.
Rinunciare forse.
Scegliere una direzione.
E poi qualcosa -dentro- esplode.
E non c’è un perché, non conta quello che hai scelto.
Il cervello, la mente, qualcosa -dentro- sceglie la direzione opposta.
Qualcosa -dentro- decide che il mondo non è quello di fronte,
ma la scia che come una cometa lasciavi dietro.

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Non era previsto

Come descrivere l’esplosione di un cervello, i pezzi di pensieri esplosi sparsi attorno a pezzi interi a mescolarsi formando forme nuove?
Come descrivere l’esplosione di un cervello senza immaginarne un colpo di pistola o di fucile?
Come descrivere l’esplosione di un cervello che però non sia cruenta, né dolorosa, dolce piuttosto o spiazzante anche se improvvisa, i pezzi di pensieri esplosi sparsi attorno a pezzi interi a mescolarsi formando forme nuove?
Come descrivere?
Niente altro che la sospensione dell’incredulità.

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La mia prima volta (L’anima)

<- La mia prima volta
<- La mia prima volta (La vita)

Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell’aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto.

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Chiudere gli occhi

L’ho sempre fatto. Quando sono stanco, quando nella testa le cose non mi ci stanno più e devo lasciare che decantino, chiudo gli occhi. Ormai è un riflesso incondizionato che credo di portarmi dietro fino da quando ero un bambino. Non è solo riposare gli occhi si tratta proprio di non farci entrare più dentro le cose, la luce, le persone, i luoghi e lasciare per un po’ che i pensieri e tutte le cose che già ci sono entrate si riposino, un po’ come aspettare a versare in un imbuto e guardare l’acqua che ruota nel gorgo e scende. Quel tanto da lasciare che ci sia altro spazio. Allora posso riaprirli. Il meccanismo è talmente consolidato che ha dei suoi automatismi e dei suoi riti. Se la luce è troppa devo necessariamente posare la parte rigonfia ed esposta dell’attaccatura dei pollici alla mano sugli occhi e strofinare, li sento secchi e resto immobile così per qualche secondo.

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Come funziona questo blog

Negli ultimi mesi ho notato con piacere un notevole aumento degli accessi a questo sito, probabilmente complice alcuni articoli che vengono quotidianamente visitati da nuovi utenti (vedesi a sinistra li “Articoli più letti in assoluto”), il mio cambio di rotta nella scrittura o lo scriverci più spesso, o tutte queste messe assieme.
Ti ringrazio.
Ringrazio te che stai leggendo ora, e ancora di più se sei uno di quelli che tornano spesso.
Colgo l’occasione però di fare chiarezza, come ho già fatto in passato, su come questo blog ed il mio modo di scrivere funzioni, è un discorso che faccio più per le persone che tra quelle che mi seguono mi conoscono direttamente che per gli altri, ma probabilmente può essere interessante anche per questi.
In ogni articolo, ad eccezione probabilmente di quelli palesemente politici sull’attualità, c’è finzione e realtà, pensieri reali e di personaggi, ma soprattutto finzione.

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Vuoti nel vuoto

Dove cazzo sono finito? Ero sulla strada giusta e sono sicuro di esserlo ancora. Non ho svoltato da nessuna parte strana e la strada mi pare di conoscerla, è la seconda volta di oggi che mi succede, quel negozio mi ricorda qualcosa, sì sono sulla solita strada ma non ricordo a che altezza, se dovevo aver girato qualche decina di metri fa oppure se… ah no quello è il semaforo. Non capisco. Mi sta accadendo sempre più spesso e non capisco se sia che sono sovrappensiero, ho l’impressione che il cervello si sconnetta per alcuni secondi o minuti e prenda il controllo la memoria muscolare a farmi guidare ancora, e quando il cervello si riconnette non sono certo di dove fossi arrivato. Cosa stavo pensando? Che cosa mi ha sconnesso? Se non sbaglio stavo pensando di lei. Lei o lei? Non mi ricordo neppure a cosa stessi pensando. Probabilmente a lei, ai suoi capelli ricci e alla sensazione latente che mi ha lasciato vederla l’altro giorno.

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Whiskey e cioccolato

Buon 2017

A capodanno si fanno i bilanci, ci si guarda indietro e si dice cosa sia andato bene e cosa no. Non lo faccio mai. O piuttosto non è questo il periodo dell’anno in cui sono abituato a farlo. Tuttavia sono per la prima volta in tanti anni a metà tra un cambio epocale e un’altro tra una scelta e un altra.
Mi guardo indietro e penso a quest’anno. Visto da fuori non è accaduto molto forse, ma da dentro è cambiato un mondo. Ma anche da fuori forse. Ho scritto un romanzo, ho viaggiato in Grecia, in Austria, in terra terremotata, ho abbracciato forse la persona più importante della mia vita, di certo di questi ultimi anni, e l’ho persa, ho incontrato un nuovo mostro come quello che dieci anni fa mi ha distrutto e questa volta ho retto, ho intessuto rapporti di amicizia forti in breve tempo e rafforzato rapporti che credevo perduti, ho fatto scelte nuove che porterò avanti nell’anno che viene, ho visto cadere il mio ideale di futuro e chi pensavo l’avesse realizzato e guardandomi attorno ho visto che non è poi così male quello che ho seminato.

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