Staipa’s Blog

Esercizi di stile, poesie o urla.

Vuoti nel vuoto

Dove cazzo sono finito? Ero sulla strada giusta e sono sicuro di esserlo ancora. Non ho svoltato da nessuna parte strana e la strada mi pare di conoscerla, è la seconda volta di oggi che mi succede, quel negozio mi ricorda qualcosa, sì sono sulla solita strada ma non ricordo a che altezza, se dovevo aver girato qualche decina di metri fa oppure se… ah no quello è il semaforo. Non capisco. Mi sta accadendo sempre più spesso e non capisco se sia che sono sovrappensiero, ho l’impressione che il cervello si sconnetta per alcuni secondi o minuti e prenda il controllo la memoria muscolare a farmi guidare ancora, e quando il cervello si riconnette non sono certo di dove fossi arrivato. Cosa stavo pensando? Che cosa mi ha sconnesso? Se non sbaglio stavo pensando di lei. Lei o lei? Non mi ricordo neppure a cosa stessi pensando. Probabilmente a lei, ai suoi capelli ricci e alla sensazione latente che mi ha lasciato vederla l’altro giorno.

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La bellezza

È quel piccolo neo la cosa che non scorderò più.
Non le sue labbra fine e perfette, disegnate in punta di un pennello, né i suoi occhi sorridenti che mi guardavano fissi e pieni di luce.
Quel piccolo neo, timido, quasi invisibile sulla gota destra, qualche centimetro sopra quelle labbra, dove la curva del sorriso spinge in alto, accanto alla fossetta.
È quel piccolo neo la cosa che non scorderò più.
Non quel sorriso che ti entra dentro e ti rende felice senza sapere nulla, senza sapere il perché.
Quel piccolo neo che si nasconde, che non puoi vedere se non da vicino prendendoti il tempo dell’attenzione.
È quel piccolo neo che fa l’effetto di quelle cose piccole e preziose incastonate in luoghi nascosti. Quelle cose che finché non conosci non noti ma che dopo la prima volta le guardi sorridendo. Pensi a quanti gli passino accanto ogni giorno senza notarle.

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Vago

Guiderei ore questa notte
-nel nulla di un tutto-
senza meta.

Guiderei ore, chilometri verso un nulla
-come un tempo con te-
nel silenzio di strade non frequentate

Penso a te ad ogni matrimonio
-ancora-
come se ciò che resta irrisolto fosse risolvibile dal tempo
e navigo nel mondo senza un pezzo

Dopo ore a ridere bere e parlare al microfono
-Jolly della festa-
dopo ore a regalare sorrisi penso a te
sulla strada
nel silenzio
ancora
ancora
ancora

ancora

E guido senza accanto nessuno.

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Piangi. Piangi con un sorriso.

Ho ascoltato una canzone qualche tempo fa, “Cry With A Smile” degli After Forever, non ha molto a che fare con quanto voglio scrivere, il testo è più un infarcitura di clichè emo-gothic per quanto la trovi una canzone musicalmente e stilisticamente di un buon livello.
Quasi quasi giù in fondo ne lascio così, a tributo, una versione ascoltabile così… dovesse interessare.
Ma di cos’era quindi che volevo parlare?!

Piangi. Piangi con un sorriso.
Si sente dire spesso in giro “non serve a nulla piangere”, “io non so più piangere”, “cerco sempre di non piangere”, “non piangere per lui/lei”, “lui/lei non vorrebe che tu piangessi”, “non piangere, su, pensa a come è stato bello”, “Ehi guarda che stupido, piango/piangi”, “Non piangere per me”.


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Fogli

Fogli, carta bianco giallastra di un quaderno con la copertina nera.
Parole vergate di nero in fretta o lentamente,
seguirne la velocità, comprenderne i dubbi,
l’animo,
i pensieri.

Non credo ci sia nulla come una lettera di carta, un quaderno scritto per te, nel tempo, in quanto tempo ci vuole, ragionato, ricco di cancellature.
Vorrei fare un filmato di come scrivo al computer, forse sarebbe l’unica soluzione per rendere davvero soddisfacente la scrittura sul web.

Tanti anni or sono, prima dei bLog (andrebbe con la L maiuscola… viene da Web Log) prima di Skype, di MSN, mySpace, Facebook, quando ICQ si stava espandendo questo aveva un sistema di scrittura oggi considerato bizzarro.
ICQ non è altro (perché esiste ancora) che un sistema di messaggistica immediata analogo a MSN, Skype e gli altri, ma all’epoca aveva una funzione di chat che permetteva di vedere in tempo reale quello che scriveva l’altra persona.

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"Jobs il Ceo con più ispirazione nel mondo IT" lo dice Bill Gates

“Jobs il Ceo con più ispirazione nel mondo IT” lo dice Bill Gates di Daniele Piccinelli | 16-11-2009

Apple è tornata ad essere una forza incredibile nel fare grandi cose” e ancora “Steve Jobs è uno dei Ceo più ispirati nell’industria IT”. Da Bill Gates parole di ammirazione per il lavoro compiuto da Steve Jobs dal suo ritorno in Apple e anche per i prodotti della Mela.

“Ha fatto un lavoro fantastico” ha esordito Bill Gates riferendosi a Jobs e rispondendo a una domanda rivoltagli da uno studente di economia della Columbia University. Non sono mancati i sorrisi di molti dei presenti e anche

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Osservare sguardi

Osservare sguardi
20/08/2009

Capita talvolta di sentir raccontare una storia commovente,
in mezzo a tanta gente.
Sentire raccontare una storia commovente, magari di incontri, di affetti fraterni riscoperti,
di vite difficili che incontrandosi cambiano il corso.
Più di una volta mi sono ritrovato a non seguire il racconto ma i vostri sguardi.
Restare a fissare gli sguardi attenti, osservare sorrisi e lacrime spuntare, guardare l’emozione formarsi lentamente, creare e maneggiare e scolpire e modificare espressioni di una profondità quasi innaturale.
Lasciarmi carezzare non dalle parole ma dalle anime che si rivelano, dalla sensibilità dall’essere vivo di chi mi circonda.

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A presto…

Mi accingo a partire per una nuova avventura, oggi inizia il nostro campo scout, il campo del quarantesimo del mio gruppo, si siamo giovani rispetto a tanti altri gruppi, ma è comunque un momento storico.
Parto con nel cuore tanti ricordi di momenti appena passati, parto col cuore appesanitalleggerito dell’esperienza Abruzzese e nell’attesa di tornare nuovamente a viverla, anche se non sarà la stessa esperienza ma un’altra comunque diversa.
Parto con la consapevolezza che in queste due settimane probabilmente avvocati, giudici e quant’altro muoveranno nuove carte e che nel mezzo del campo dovrò tornare un giorno a parlare con questi, con la consapevolezza che al mio ritorno non avrò probabilmente più il luogo che avevo iniziato a chiamare troppo presto “casa mia”.

Orchidea

Con la consapevolezza che casa mia è il mondo e che ovunque io sia la vita resta comunque stupenda, la consapevolezza che nel mio piccolo posso lasciare il mondo un po’ migliore, solo una goccia nel mare, ma pur sempre qualcosa.


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Frange di ricordi

Frange di Ricordi
30/07/2009

Malinconia del ricordo di canti
De Andrè, Battiato, un pizzico di Tozzi, i Modena
ma non importa neppure che cosa

il ricordo di sorrisi

impugno la mia penna come fosse ancora lei,
come ci fosse ancora lei
e scrivo

“io mi dico è stato meglio lasciarci
che non esserci mai incontrati”

pensando alla sua voce,
alla mia penna
alle parole

e ruoto come il

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"La mia uniforme significa di più da quei giorni, dal tuo incontro, da quei colori"

Pensavo al processo mentale che mi porta a scrivere, spesso non parte da un concetto ma da una frase.
Questa mattina nella mia mente ruotava una frase “la mia uniforme significa di più da quei giorni, dal tuo incontro, da quei colori” e con questa frase, in mezzo a questa frase, il fulcro attorno cui questa frase gira è un volto, un sorriso, dei ricordi. Parte così la mia scrittura e da lì anche a me stesso è ignoto cosa ne uscirà.
Potrei scrivere di lei, potrei scrivere solo dello scoutismo, potrei scrivere di quasliasi cosa, potrei scrivere in un meta-discorso quello che avrei scritto senza in realtà scriverlo.
Lo scopo certo è quello di trasmettere le emozioni che ho dentro, di trasmettere che la mia vita è cambiata, di trasmettere.
Parte così una digressione che io stesso seguo,

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Casa

Sono a casa,
si, a casa.
Un divano, una tv, un computer, il mio bagno.
Allungo una mano ed ho tutto.
Allungo la mano e non ho niente.

Niente.

Accendo questa TV e vomito lo schifo che c’è dentro,
guardo le notizie sui giornali,
guardo il mondo sorridente che si crea sofferenze con le telenovela e il gossip.

Osservo.

Osservo ma non ne sono partecipe.
Osservo ma penso ai giorni passati.

Penso a persone senza TV, senza un divano, senza una casa
penso a persone che per lavarsi devono fare cento metri dalla “propria” tenda
penso ai sorrisi, agli abbracci.

Non ci sto,
non ci sto,
non credo sia questo il mondo reale
non credo sia questo il mio mondo.

Non credo sia questa la verità.

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