Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

In viaggio sul cammino di Santiago: Giorno 6

Forse Dio vuole che tu conosca molte persone sbagliate prima di conoscere la persona giusta, in modo che, quando finalmente la conoscerai, tu sappia esserne grato.
-Gabriel García Márquez-

Io non sono razzista però…
-Il leghista medio-

In questi giorni stiamo facendo un sacco di incontri. Alcuni rapporti si stringono in un solo sorriso come con un ragazzo Israeliano che dopo una foto scattata per lui abbiamo continuato ad incontrarlo, come Chann, il ragazzo di Ascoli in Corea. Abbiamo incontrato Paolo, un veneziano che vive a Bassano ed ha una storia piena di avventure ed esperienze, Nana, che è alta quasi quanto me e come Chann viene dalla Corea. Nana però non conosce Ascoli, ma conosce Venezia quella in Italia questa volta. E poi abbiamo conosciuto i quattro italiani di cui una è tedesca, uno vive in Germania con lei e gli altri due vivono a Fuente Ventura.

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Itaca

Non li ho compiuti oggi trentacinque anni, è già passato qualche giorno.
Era un tempo del bilancio nella mia testa, di progetti di sogni, di desideri, di obbiettivi.
Sono falliti tutti. Dal primo all’ultimo.
Eppure sono felice.
In procinto di cambiare lavoro abbandonando un progetto che amo ancora durato quasi dieci anni, in procinto di proseguire sul mio grande sogno nonostante le mura alte che lo hanno circondato, in procinto di provarne un’altro più incredibile e assurdo, in continuo cambiamento.
In continuo cambiamento.
Oggi mi è ricapitata in mano, Itaca di Costantino Kavafis, o più precisamente mi è stata fatta ricapitare in mano, è curioso se penso quando e come ne sia venuto a contatto la prima volta. Era l’inizio della mia libertà, della mia vita in qualche modo adulta. La leggevo e sognavo che la mia vita sarebbe stata un viaggio incredibile e pieno di avventure, esperienze viaggi metaforici e non.

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Sulle persone che amano la montagna

Ci sono tre sport che amo in questo periodo. Ne ho fatti molti, più di quanti potrei ricordarmi cercando di fare un elenco in questo momento, non sono mai stato un patito di nessuno di questi, forse dell’atletica leggera a suo tempo. Gli sport che amo in questo periodo sono nell’ordine il running, la subacquea e il trekking. Ognuno ha il suo perché nell’economia della mia vita, ognuno ha il suo ruolo specifico.
Il running lo vivo come espressione massima di solitudine. Lo vivo così un po’ perché non sopporto molto di dover andare al ritmo di qualcun’altro che sia più o meno veloce di me. E non sopporto molto l’idea di costringere qualcun’altro al mio ritmo. Facendo running ho modo di pensare, di ragionare, di estraniarmi dalla realtà e osservando solo quei due metri che separano me dai prossimi tre passi lasciare fluire il tempo.

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Sale

Parte tutto da un suono basso e sordo.
All’inizio neppure lo sento.
Tutto parte da un suono basso e sordo, come un peso, come un oggetto dentro la parte bassa della mia pancia. Non ci faccio caso perché è qualcosa che non conosco.
Non ci faccio caso perché la mia testa lo interpreta come qualcos’altro. Non lo conosco.
Sale.
Immagino sale, tra le mie labbra mentre il peso aumenta. Il suono sordo, basso, vibra.
La mia bocca è secca, le mie labbra.
Mi vibra la pancia, in basso, dentro nel profondo. Lo interpreto come qualcos’altro perché non sono in grado di capirlo, non sono più in grado di capirlo.
Ne ho perso i ricordi ricoperti da strati di nulla.
E intanto sale, lo sento quasi a bloccarmi lo stomaco. Vibra lento e pesante e si allarga. Sale.
È nello stomaco che lo sento, che mi accorgo che qualcosa dentro si muove come un gorgo al contrario.

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La mia prima volta (L’anima)

<- La mia prima volta
<- La mia prima volta (La vita)

Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell’aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto.

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La mia prima volta

La prima volta che lo feci non sembrava nulla di che. Alla fine lo facevano tutti, o almeno lo facevano le persone che io ritenevo le più intelligenti, le più sensibili, quelle di cui preferivo circondarmi. Ero un ragazzo, eravamo tutti ragazzi e sembrava una cosa figa.
Provi. Tanto hai tutta la vita davanti, anzi ai tuoi piedi. Perché a quell’età non hai idea di cosa sia la vita ne davanti ne dietro, sai cos’è l’oggi, l’adesso. Il domani è tuttalpiù il tempo che ti separa tra l’adesso e un evento interessante. Non sapevo che un giorno sarebbe diventato il tempo che mi separava tra l’ultima volta e la prossima, niente altro.
Il gioco è stato divertente, me lo ha proposto Marco e mi sono chiesto “cosa succede se provo? Cosa se non provo?”. L’unica risposta che mi sono dato è che se non lo avessi fatto sarei stato uno sfigato, che Marco non mi avrebbe considerato all’altezza.

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La bellezza

È quel piccolo neo la cosa che non scorderò più.
Non le sue labbra fine e perfette, disegnate in punta di un pennello, né i suoi occhi sorridenti che mi guardavano fissi e pieni di luce.
Quel piccolo neo, timido, quasi invisibile sulla gota destra, qualche centimetro sopra quelle labbra, dove la curva del sorriso spinge in alto, accanto alla fossetta.
È quel piccolo neo la cosa che non scorderò più.
Non quel sorriso che ti entra dentro e ti rende felice senza sapere nulla, senza sapere il perché.
Quel piccolo neo che si nasconde, che non puoi vedere se non da vicino prendendoti il tempo dell’attenzione.
È quel piccolo neo che fa l’effetto di quelle cose piccole e preziose incastonate in luoghi nascosti. Quelle cose che finché non conosci non noti ma che dopo la prima volta le guardi sorridendo. Pensi a quanti gli passino accanto ogni giorno senza notarle.

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Racconti

Fumo

“Ricorda di quando iniziò ad avere queste fantasie?”
Fantasie?
“Si, omicidi morti, cose di questo genere”
Io non ho di queste fantasie, e soprattutto non vedo perché dovrei averne, al limite ho fatto qualche sogno, poco altro.
“Bene, ricorda quando è iniziata questa sua ossessione, questa serie di sogni, questo suo pensare alla morte di donne?”
Non credo di esserne ossessionato, nel modo più assoluto, mi capita qualche volta di pensarci, si come può capitare di pensare nuda una bella donna che passa, ma non direi di esserne ossessionato o dipendente, io sono uno che sta ben alla larga dalle dipendenze e cose simili, sto lontano dalle droghe, dal fumo, dall’alcool, si qualche birretta a volte tuttalpiù, ma niente di che.
“Cosa le viene in mente pensando parola ossessione?”
I fumatori.

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Vaghe divagazioni

A volte capita di trovare un brano musicale, per caso, per destino, o per sconosciuta serendipità, oggi ne sto ascoltando ossessivamente uno, in questi giorni ne stavo ascoltando ossessivamente un altro.
Sono settimane che vorrei scrivere qualcosa che si chiamerà “Il Destino Razionalista” che spiega tutto questa serendipità che ognuno incontra ogni giorno nella propria vita, ma lo spiega nel modo più scettico e razionalista che mi sia mai capitato di pensare: il destino concetto irrazionale spiegato con il razionalismo.
Nel frattempo questo razionale lato si scontra contro incontri contrari al controllo, che rivolgono, stravolgono, coinvolgono momenti, persone inaspettate.
Lo rifuggo e rincorro, con parte e parte trafitto da parte a parte.
In passato ci ho messo mesi a scrivere qualcosa come quello che vorrei scrivere, ma non c’è fretta perché anche questo è cambiamento.

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“La solitudine”

Bisogna essere molto forti
per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe
e una resistenza fuori dal comune; non si deve rischiare
raffreddore, influenza e mal di gola; non si devono temere
rapinatori o assassini; se tocca camminare
per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera
bisogna saperlo fare senza accorgersene; da sedersi non c’è;
specie d’inverno; col vento che tira sull’erba bagnata,
e coi pietroni tra l’immondizia umidi e fangosi;
non c’è proprio nessun conforto, su ciò non c’è dubbio,
oltre a quello di avere davanti tutto un giorno e una notte
senza doveri o limiti di qualsiasi genere.

Il sesso è un pretesto. Per quanti siano gli incontri
– e anche d’inverno, per le strade abbandonate al vento,
tra le distese d’immondizia contro i palazzi lontani,
essi sono molti – non sono che momenti della solitudine;
più caldo e vivo è il corpo gentile
che unge di seme e se ne va,
più freddo e mortale è intorno il diletto deserto;
è esso che riempie di gioia, come un vento miracoloso,
non il sorriso innocente, o la torbida prepotenza
di chi poi se ne va; egli si porta dietro una giovinezza
enormemente giovane; e in questo è disumano,
perché non lascia tracce, o meglio, lascia solo una traccia
che è sempre la stessa in tutte le stagioni.

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Racconti

Sull'omeopatia

Un piccolo estratto dal racconto di The Man About town del 1838 scritto da Cornelius Webbe
Il protagonista è Waggle un uomo con l’abitudine di scherzare con chiunque incontri per strada e seppure lo faccia in modo bonario e non offensivo alla fine risulta fastidioso a tutti.

Cos’è l’omeopatia?” Gli chiese L una o due sere fa. Ero sicuro che avrebbe ottenuto una risposta
Beh, direi che è la via più vicina e il modo migliore per tornarcene a casa…” questa fu la risposta.

No, no…vieni qui e dimmi, da quanto vedo qui – e prende la Gazzetta delle lettere – tra i nuovi studi l’omeopatia è una tesi, volume 8, pagina 2, paragrafo 6“.

Cosa?” gridò Waggle
Una tesi” ribatte L.

Sbagliato, al posto di “l’omeopatia è una tesi” devi leggere “l’omeopatia è un giochetto di abilità” disse Waggle velocemente e seriamente.

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Ricordi di ricordi di ricordi di ricordi di ricordi di ricordi

Ci sono momenti che restano trasversali alla vita.

Incroci qualcosa, qualcuno, una persona, la incroci in un momento della tua vita, come un linea trasversale alla tua, come un vettore che si incrocia.

Cambia la tua vita? No, non è cambiato nulla, ma è cambiato tutto.
Non si torna indietro. Non si torna indietro a prima di questo incontro, ma non si torna indietro neppure al momento in cui è stato.
Non si torna mai indietro  e basta.

Eppure alcune parole, alcuni istanti, alcuni scambi fanno rivivere ancora, e ancora, e ancora i sogni le sensazioni i sentimenti i colori le luci gli odori di allora, la pista, il sole, la tangibile mancanza di un fuoco che sarebbe bello ci fosse stato, la comprensione profonda di sconosciuti, di vite parallele, una vita parallela alla mia accanto alla vita parallela di qualcun altro che viveva come me una vita parallela alla propria.

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