Set 182018
 

Oggi è il secondo giorno di realtà dopo quasi quindici giorni di cammino.
L’impatto al ritorno è stato strano. Forte. Credo di comprendere più ora che durante il cammino cosa fosse il cammino stesso. L’impatto più grande è quello della gente, incontrare moltissime persone, la folla in aeroporto, sentire sempre ogni istante voci che parlano, il rumore stesso della tastiera, rumori innaturali che erano scomparsi. 
La domanda che mi viene fatta più spesso è cosa si prova durante il cammino? La risposta a caldo, quando ancora deve scomparire parte del ricordo è e resta mal di piedi. La sensazione che mi e ci accompagnava senza mai abbandonarci era senza dubbio il mal di piedi. Sembra stupido dirlo, ridicolo ma in realtà dietro c’è tutto un mondo fatto di scarpe. Le emozioni del cammino per me sono tutte secondarie ai piedi. Ho visto persone piene di vesciche, se si cerca su internet si trovano testimonianze di piedi piagati e disastri vari. Le ho sempre snobbate pensando che bastassero scarpe buone e compeed e così è stato. Nessun problema se parti organizzato, ma il dolore di 25 km al giorno resta e la giornata di cammino finisce con il picco di quel dolore. Il dolore però ti insegna che puoi farcela, è un dolore a cui nei giorni ti abitui, che ti fa capire quanto sei forte, quanto stai crescendo, quanto stai diventando più forte, giorno dopo giorno. Giorno dopo giorno. I primi sono stati terribili. Una pausa ogni 5 o 6 km, gli ultimi quasi leggeri con una pausa dopo 15km e una intorno ai 20, 23km. Il dolore ai piedi i primi giorni era dopo pochi km, poi abbiamo iniziato a parlare della crisi del quindicesimo, poi della crisi del ventesimo. Chissà dove saremmo arrivati camminando altri giorni.

Poi sì, c’è l’incontrare persone, il sentire una forma di unità.
Si traduce tutto nel fare strada, che per me è normale ma per chi non lo ha mai fatto è una rivoluzione. Fare strada non è “camminare”. Non è neppure “camminare molto“.  Fare strada è quello che ti succede quando scegli un percorso difficile, oltre quelle che ti sembrano le tue possibilità e prosegui sempre anche quando ti sembra di crollare. Anche quando a un decimo del percorso sei convinto che ne morirai. Fare strada è quando devi scegliere se fidarti di chi hai attorno e scegli di farlo prima consapevole che non ci sono alternative e poi nel tempo capendo che è la cosa giusta e che gli altri stanno facendo lo stesso con te.  Fare strada è capire quanto sia stupido focalizzarsi su aspetti come l’estetica, il carattere delle persone, uno sgarbo subito una volta. Quando impari che non esiste simpatia e antipatia ma lottare tutti assieme per un comune obbiettivo comune, anche con gli sconosciuti. Perché alla fine tra uno sconosciuto e un amico la differenza è davvero solo il fidarsi. Anche loro hanno il tuo stesso mal di piedi, e se sono sfortunati non hanno scarpe buone come le tue e sentono un male cane, peggiore del tuo. Facendo strada, impari che se la tua borraccia è troppo piena alla fine è solo un peso ed è meglio avere meno acqua, o condividerla con chi ne ha meno e questo vale con molte cose nella vita.  Facendo strada, impari che i trucchi non servono, ne sulla faccia ne nei fatti, che non serve essere vestiti bene per sentirsi a proprio agio ma un pigiama va bene anche nelle grandi città se stai bene con te stesso. Facendo strada, impari che se resisti un altro po’ poi arriva il momento in cui puoi riposare e mangiarti quel gran panino al salame che ti aspetta. E chi se ne importa del ristorante di pesce sul mare perché quel panino lì te lo sei portato sulle spalle e non c’è niente di più soddisfacente.

Continue reading »
Set 162018
 

Da Madrid all’Alpo

E quando pensi che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.
Che fantastica storia è la vita.
– Antonello Venditti –

Oggi ho rubato lo smartphone a Stefano e quindi aggiornerò io (la sua compagna di viaggio e di vita) il blog. Non essendo abituata potrebbe uscire qualcosa di sconclusionato e no-sense… Vedremo!

Ho sognato questo Cammino a lungo, per anni, e ora che è quasi finito so di aver imparato molto…

Ho imparato che con le scarpe funziona come con gli uomini: se, dopo i primi due o tre tentativi, non vanno bene è inutile insistere. Le prime ti faranno venire mal di piedi, i secondi invece un gran mal di testa, quindi è molto meglio lasciare entrambi davanti ad un cassonetto dell’indifferenziata, senza rimpianti né rimorsi, perché con un bagaglio più leggero si cammina meglio, più a lungo e più veloce.
Tanto poi al primo paese che incontri c’è sicuramente un commesso gentile e simpatico che dopo averti fatto provare decine di scarpe ed essere stato “minacciato” in un misto di inglese-spagnolo (“Mi servono delle scarpe per domani, quindi non esco da questo negozio finché non le ho trovate.”) ti porta La Scarpa Perfetta. Peccato che non esistano i negozi anche per i fidanzati, sarebbe decisamente più semplice.
Ho imparato che non c’è nulla di più bello che immergere i piedi nell’acqua fredda dopo una giornata di cammino, anche se in realtà se la batte bene anche helado incluido in tutti i menù del peregrino.
Ho imparato che mi mancano i gatti, quelle insopportabili palle di pelo mi mancano.
Ho imparato che il consiglio di mamma e nonna riguardo il portare l’indispensabile nel bagaglio a mano può tornare molto utile se non si vuole rischiare di non lavarsi i denti per 35 ore.
Ho imparato che l’elettrodomestico più importante è la lavatrice (Grazie signor Jacob Christian Schäffern.)
Ho imparato chi è Cthulhu, scusate il Dio Cthulhu.
Dopo essermi alzata 5 volte in 7 ore la prima notte, ora ho finalmente imparato a dormire tranquillamente in uno stanzone con 50 persone che parlano, russano e fanno cigolare continuamente i letti (qualcuno dovrebbe fare uno studio a riguardo, perché in qualsiasi “albergue” tu vada il letto cigola? Si sono messi tutti d’accordo e hanno comprato uno stock di reti difettose?)
Ho imparato che i biscotti ti danno un’autonomia di cammino di circa 30-45 minuti, e invece se si mangia pane, burro e marmellata si può andare avanti per ore. (Ho sempre pensato che il burro spalmato su una fetta di pane fosse illegale dopo i 7 anni se si volessero evitare problemi con il proprio fondo schiena. E invece poi a 30 anni scopri che i biscotti, insieme al gelato, sono utili solo per curare i drammi amorosi e che pane e burro invece possono diventare i tuoi migliori alleati.)
Ho imparato che posso andare a cena in un ristorante carino in pigiama e sentirmi a mio agio, e ricevere dopo poche ore lo screen di un ricordo di fb di un paio d’anni fa in cui sono immortalata tiratissima in discoteca, la vita delle volte prende davvero delle pieghe inaspettate.
Ho imparato che con un buon paio di scarpe puoi arrivare ovunque, ma solo con la persona giusta puoi arrivare ovunque con il sorriso <3
Ho imparato a fare la sangria.
Ho imparato che dopo tre giorni che cammini non ti sembra più impossibile farlo, non pensi più che morirai entro la fine della giornata. Dopo tre giorni hai una visuale più a lungo termine della cosa, hai la certezza che morirai alla fine del Cammino. E invece non puoi morire perché l’anno prossimo bisogna finirlo.
Qualche giorno fa parlando con Stefano lui è arrivato alla conclusione che probabilmente I Cammini sono come i parti, fai il secondo perché non ti ricordi più quanta fatica, sofferenza, sudore, urla ci sono voluti per portare a termine il primo. Speriamo.

¡BUEN CAMINO!

Set 142018
 

Da Agès a Burgos

L’importante è che i miei baffi si volgano sempre verso il cielo come le torri della cattedrale di Burgos.
-Salvador Dalí-

Ieri sera abbiamo scoperto un piccolo angolo culinario, un ristorantino in cui solo io, Niobe e i due proprietari abbiamo passato la serata tra cibo cucinato sul momento nelle stesse pentole che ho a casa e chiacchere tra gesti e spagnolo stentato. Tutto il resto dei pellegrini erano nell’altro ristorante o in Albergue. Forse è stato bello anche per questo.

Oggi è stata l’ultima giornata di strada. Non tanto la conclusione quanto una pausa indefinita fino a quando torneremo qui a finire il cammino. Abbiamo incontrato di nuovo i compagni di viaggio di cui avevamo perso le tracce, come le bergamasche ricomparse a sorpresa sane e scattanti.

Sarà un po’ strano non rivedere nessuno di loro ma sarà bello serbare il ricordo di questi momenti.

Domani partiremo alla volta di Madrid, questa volta in pullmann, e il giorno dopo torneremo in volo a casa.

Più avanti i nostri piedi e i nostri cuori chiederanno ancora di calcare queste strade, e allora sarà il momento di vivere tutto questo ancora.

Set 132018
 

Da Espinosa del Camino ad Agés

Il paese più vicino è a 70 miglia da qui. Se risparmia il fiato uno come te ce la può fare.
– Il Buono Il Brutto e Il Cattivo, Sergio Leone –

Oggi la camminata è stata semplice, ma soprattutto divertente. Dopo aver dormito un un piccolo Albergue con annesso un ristorante che sembrava di stare a casa, abbiamo fatto una abbondante colazione con frittata, caffè latte e succo di arancia. Il tutto era gestito da una coppia piacevole e divertente che si vantava di stare assieme da quaranta anni. Ci hanno raccontato di essersi conosciuti quando lei aveva sei anni e lui sette e lei non voleva giocare con lui perché era brutto. C’è speranza per tutti.

Dopo aver mangiato la prima cosa che abbiamo notato è stato l’ultimo dei cowboy. Un ragazzo con cappello da cowboy, e un gigantesco zaino con un bastone infilato per reggere degli scarponi di riserva. Atteggiamento da vero duro. Vero.

Non sarebbe stato così importante se poco più avanti non lo avessimo incontrato fermo a togliersi la maglia e camminare a petto nudo come un verissimo duro. Verissimo. Accanto a lui un fido scudiero a seguirlo a ruota, un asiatico ben più minuto. Nella mia testa in quel momento li ho visti come il comandante Matthew e il fido scudiero Gìggin del Cambiamiento.

Non sarebbe stato così importante se poi dopo averci nuovamente sorpassato non lo avessimo nuovamente trovato fermo. Questa volta a fare piegamenti sulle braccia, sempre con il fedele scudiero a guardarlo.

Dopo averci nuovamente sorpassati li abbiamo trovati fermi a giocare con un drone.

Dopo averci nuovamente sorpassati li abbiamo trovati al bar e con il drone, per poi perderli forse definitivamente, chissà.

Ah. Nel frattempo siamo passati anche da Villafranca, lì si mi è parso di essere a casa!

Da una pellegrina abbiamo saputo che la mamma è arrivata a destinazione a Burgos per tornare poi a casa.

Ora siamo arrivati in questo piccolo e caratteristico paesino, dove un piccolo ristorante bar pasticceria market tuttoquellochevuoi aperto 24 ore al giorno ci ha accolto con dolci sopraffini.

Set 122018
 

Da Grañón a Espinosa del camino

Un sorriso è una curva che raddrizza tutto
-Phyllis Diller-

Oggi siamo stati nell’albergue La Casa De Las Sonrisas. Un piccolo albergue gestito da un ragazzo simpatico che parla bene almeno spagnolo, inglese e italiano. Fiero del proprio posto vuole solo una donazione in cambio di un letto, e colazione e cena abbondanti. Fino ad ora il migliore in cui siamo stati. Un problema tipico del cammino sono gli insetti, che per essere chiari noi non abbiamo mai incontrato, e una ragazza presa dall’isterismo da visione insettiva ha spaventato tutto l’albergue terrorizzando i presenti. Il risultato è stato quello di avere tantissimo spazio per noi, tantissimo cibo da condividere con i pochi rimasti e due letti comodissimi. Credo che Chthulu abbia voluto con questo premiarci dopo giorni di fatica.

Se potete andate La Casa De Las Sonrisas non ve ne pentirete. (https://m.facebook.com/lacasadelassonrisas)

All’Albergue abbiamo incontrato un misterioso personaggio che non vuol dire il suo nome, non usa il cellulare e cammina con un piccolo carrello al posto dello zaino. Simpatico e logorroico. Il misterioso uomo con le ruote. Oltre a lui El caveon, un ragazzo partito a maggio da Praga con i suoi lunghi e fluente capelli, a dire il vero un po’ in disfacimento. Però grande scorza e capacità di mangiare oltre ogni limite. Dice che taglierà la barba alla fine del cammino.

Oggi, durante il cammino di altri 27 km, abbiamo scoperto il segreto del Nano Gigante. Si muove in auto (a parte alcuni giorni) facendo da supporto alla moglie che fa il cammino zaino in spalla. Lo abbiamo beccato a salire su una station wagon con porta bici e bici annessi.

Una nota di colore è stata la bellezza di un campo di girasoli che alcuni pellegrini hanno pensato di decorare con facce, scritte e smile! Il più bello è sorridente ha colpito Niobe per la simpatia, e anche a me è piaciuto: mi ricordava IT.

Set 112018
 

Da Najera a Grañón

Mio zio ha vissuto fino a 100 anni e lo deve tutto ai funghi. Non ne ha mai mangiati.
-Leopold Fechtner –

Ieri siamo andati a mangiare in un ottimo ristorante locale. Non mi dilungheró nei dettagli ma racconterò solo un episodio chiave, quello che mi vede protagonista nell’ordinare una zuppa di verdure e chiedere nonostante i funghi non siano verdure se la zuppa ne contenesse. Chi mi conosce ben sa. A questa richiesta la cameriera, convinta, ha affermato non essercene salvo poi servirmi un piatto che ne conteneva uno enorme al centro sostenendo che non fosse un fungo, ma uno champignon. Non vorrete mica dirmi che uno champignon è un fungo!? Molti altri gli avvenimenti al ristorante che tacerò, basti sapere che questa mattina ho incontrato un simbolo chiaramente rappresentante un occhio e Cthulhu che mi guardava come a dire “Eh, lo so, ho visto tutto, ma il cammino è anche questo”.

Abbiamo poi incontrato il nano gigante che percorreva la nostra strada a ritroso, già arrivato e allegro leggendo qualcosa. Nello stesso punto, a 22 km dalla partenza abbiamo incontrato compagni di viaggio distrutti e noi li abbiamo salutati con la fierezza di chi sa di star per fare altri 7 km.

Poco dopo Chan, il nostro amico vietnamita del primo giorno, è passato salutando felice e avvisandoci di voler raggiungere un paese 20 km più avanti. Temo non lo rivedremo mai più.

Oggi stupendo ostello donativo, cena comunitaria, mal di piedi.

Set 092018
 

Da Torres del Río a Logroño

A volte la migliore musica è il silenzio, diciamo.

-Zucchero Fornaciari, Ghost Track di Miserere-

Oggi è stato un giorno di festa. E con questo intendo a partire da ieri alle 22. Festa grande a Torres del Río, con un magnifico palco di fronte alla finestra del nostro Albergue. Il momento più importante quello dalle 2 alle 5 di notte, fuochi di artificio, musica, danza, balli e soprattutto Despacito.

Partecipare alla festa ci è stato impossibile da dentro al sacco a pelo, irresistibile voglia di ballare e di invocare gli dei.

Durante la camminata credo che Cthulhu abbia voluto lasciarmi un segno per la mia devozione indicandoci il cammino con un nuovo simbolo che a tutti gli altri sembra sempre una conchiglia ma sono sicuro essere il suo ritratto.

Giunti a Viana la festa è continuata, questa volta con un piacevole corteo con bimbi ed enormi statue semoventi, in pieno pomeriggio come si conviene.

La nostra amica francese oggi finisce il suo cammino, il fico giapponese oggi si è portato lo zaino e dorme di nuovo accanto a me, la mamma ancora in forma è tenace come un mastino. Abbiamo due nuovi personaggi, il Nano gigante, un uomo con la barba da nano che superiamo continuamente e poi ci riappare davanti a leggere un libro e il coreano volante (sosia di Psy) che fa lo stesso ma senza il libro. Seguiranno sviluppi.

Set 082018
 

Sono pronto ad andare. Ho uno zaino!

-Chuck, Serie TV-

Oggi è stata dura. Dopo

  • Saint Jean Pied De Port – Roncisvalle (in realtà Burguette)
  • Roncisvalle – Zubiri
  • Zubiri – Pamplona
  • Pamplona – Puente De La Reina
  • Puente De La Reina – Estella

Oggi toccava a Estella – Los Archos, che però ci sembrava corta con i suoi 22km e allora siamo andati fino a Torres del Río facendone 29. Ci sono state cose strane come una fontana di vino ed abbiamo incontrato due pazzi che sono in viaggio da due mesi da Marentino, vicino a Torino e stanno andando a Santiago (https://www.facebook.com/incamminodamarentino/). Ragazzi fantastici e simpatici che consiglio di seguire. E poi abbiamo incontrato il giapponese fico. Il giapponese fico è un ragazzo che cammina bulleggiandosi perché si sente forte, può saltellare davanti a te che ansimi. Lui però non ha lo zaino. Abbiamo scoperto con somma tristezza che non solo gli anziani, giustamente, fanno il cammino con l’aiuto dei furgoni porta zaino ma anche i ventenni. Bullandosi.

È stato comunque un altro giorno di nuovi incontri e di scoperte. Ad esempio mamma e figlia si sono divise: figlia ha rinunciato tornando a casa, mamma lenta e tenace ha incrociato di nuovo il nostro cammino. Mi sono sentito fiero di lei ultra cinquantenne che sopravvive alla figlia trentenne quando i nostri pronostici puntavano sulla situazione inversa.

Il mio ginocchio per la prima volta ha urlato pietà, ma domani grazie alla tirata di oggi dovremmo avere meno problemi, Niobe invece con le scarpe nuove sembra una gazzella. Stiamo aumentando il ritmo di camminata e prendendo confidenza con questo mondo.

Anche l’albergue di oggi ha la piscina. Il mio ginocchio è molto più felice.

Adesso posso andare a cenare in pigiama.

Set 072018
 

Forse Dio vuole che tu conosca molte persone sbagliate prima di conoscere la persona giusta, in modo che, quando finalmente la conoscerai, tu sappia esserne grato.
-Gabriel García Márquez-

Io non sono razzista però…
-Il leghista medio-

In questi giorni stiamo facendo un sacco di incontri. Alcuni rapporti si stringono in un solo sorriso come con un ragazzo Israeliano che dopo una foto scattata per lui abbiamo continuato ad incontrarlo, come Chann, il ragazzo di Ascoli in Corea. Abbiamo incontrato Paolo, un veneziano che vive a Bassano ed ha una storia piena di avventure ed esperienze, Nana, che è alta quasi quanto me e come Chann viene dalla Corea. Nana però non conosce Ascoli, ma conosce Venezia quella in Italia questa volta. E poi abbiamo conosciuto i quattro italiani di cui una è tedesca, uno vive in Germania con lei e gli altri due vivono a Fuente Ventura. La Mamma e La Figlia, i Vecchi senza zaino, i Romani, le Bergamasche che chissà che fine hanno fatto tutti, forse perduti indietro o scappati avanti. E abbiamo conosciuto la simpatica signora francese che ogni volta prova a fregarci il posto e che è l’unica a dire Bonjour invece di Buen Camino o Buenos Días.

Per tornare alla seconda citazione se prima ero convinto che solo i francesi pretendessero di parlare la loro lingua senza provare neanche lontanamente l’inglese ora ho scoperto che qui sul cammino la gran parte degli spagnoli parla solo spagnolo. Ma almeno ci provano tra gesti, mezze frasi in altre lingue e tentativi vari. Forse in Italia siamo messi meglio di quanto credessi, almeno nelle strutture ricettive.

In ogni caso qui sulla strada le amicizie si creano in pochi istanti e si perdono nello spazio di pochi chilometri, ma a volte sembrano più sincere di quelle che nascono nelle case.

Set 062018
 

Il sole non è mai così bello quanto nel giorno che ci si mette in cammino.
-Jean Giono-

Per fortuna oggi non c’era sole.

La giornata di oggi è iniziata ieri sera, dimenticando che portare le donne in vacanza è pericoloso, Niobe mi ha portato in una sfrenata serata di shopping a Pamplona in cerca di nuove calzature. Ho accettato solo perché cercava delle nuove scarpe da montagna. Ha accettato solo perché le ha prese fucsia. Ma il risultato è ottenuto, nuove scarpe di ottima qualità per lei, stress a gogò per lui. Come in ogni coppia che si rispetti.

La giornata di cammino è stata caratterizzata dal tempo variabile e mediamente fresco, soprattutto passando accanto a dei giganteschi ventilatori che producevano un vento pazzesco. Qui le chiamano aerogeneradores, che immagino stia per generatori di aria, ma mi dicono che in Italia si chiamano pale eoliche.

Il percorso era nell’insieme piuttosto semplice fino a tre quarti dopo di che la fatica è andata via via aumentando fino alla morte psicofisica. Il primo ostello era chiuso e questo ci ha abbattuti. È stato poi leggendo che ce ne era uno libero con piscina allo stesso prezzo che abbiamo trovato energie interiori per affrontare altri due km e una difficile salita il tutto fatto correndo sulle ali del vento.

Ora quindi andiamo in piscina. O più probabilmente ci siamo già stati.

Nota di colore. Nella foto il nostro nuovo amico di Ascoli, una città in Corea, o almeno così abbiamo capito.

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Privacy Policy Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: