Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

In viaggio sul cammino di Santiago: Terzo ritorno alla realtà

È strano tornare a casa. È tutto uguale, gli stessi odori, le stesse sensazioni, le stesse cose. Ti rendi conto che l’unico a essere cambiato sei tu.

Benjamin Button dal film “Il curioso caso di Benjamin Button”

Infine siamo arrivati a Santiago. E siamo tornati a casa. Riprendere la routine è come sempre strano. Guardi attorno un mondo che non è cambiato affatto. Le stesse routine lavorative, le persone stressate, il traffico, i guidatori frustrati che fanno i fari e si incollano al sedere delle macchine in coda davanti a loro.

Dentro però la consapevolezza che il mondo è anche altro. Ho parlato diverse volte di quello che accade camminando, facendo strada. Dei legami che si creano tra le persone sconosciute e non che si incontrano. Come fosse un altro mondo parallelo a quello reale. Le persone si ascoltano, sono disposte a perdere del tempo le une per le altre. Perderlo, sì, non solo investirlo, o impiegarlo, anche solamente a perderlo senza un secondo fine. Ci si da fiducia cieca reciproca, ci si lascia con la certezza di ritrovarsi, ci si trova con la certezza di doversi poi lasciare. Sembra la metafora di una vita intera compressa in pochi giorni eppure la vita vera sembra radicalmente diversa. Gli amici veri nella vita vera si contano sulle dita di una mano. Gli amici veri nella vita vera spesso si perdono nel momento vero del bisogno. Nella vita vera è difficile mantenere le promesse, schiacciati dal tempo, dalle cose, dalle contingenze. Camminando invece il tempo rallenta. Improvvisamente il giorno è lungo davvero le ore che dura e le ore contengono abbastanza minuti per parlare, per guardarsi negli occhi a vicenda, per guardare dentro sé stessi, per chiedere aiuto, per riceverlo, per fidarsi.
Puoi guardare il resto del mondo correre come un forsennato verso un nulla che crede essere un senso e al contempo puoi dare un senso al tuo andare lento. Guardarti attorno. Amare davvero ciò che stai vivendo.

Vorrei che tutto questo rimanesse a lungo dentro di me. Vorrei poter continuare per sempre a rallentare guardando attorno il mondo con il senso di distacco di oggi.

Mi fa sorridere di quanti abbiano detto di star seguendo le nostre avventure su questo blog e quanti pochi di essi si siano accorti dell’evento rivoluzionario accaduto pochi giorni fa davanti alla cattedrale ma fa parte del gioco del mondo reale vissuto da loro e di quello molto più reale vissuto rallentando. Prendendosi il tempo. Sorridendo al mondo.

Non significa essere o sentirsi migliori, perché camminando si scopre anche questo: ognuno ha il suo passo, ognuno le proprie capacità. Non puoi giudicare chi fa pochi chilometri al giorno, chi porta uno zaino gigantesco o chi non lo porta affatto, chi zoppica come un pirata con la gamba di legno o chi vola fischiettando come un cardellino. Quello che conta in definitiva è l’impegno. Lo sforzo che uno impiega, il desiderio di raggiungere un obbiettivo che uno riesce ad esprimere. Il risultato conta poco perché a rendere incredibile il finale è solamente la fatica che hai fatto a raggiungerlo. Niente altro.

A rendere un risultato grandioso è solamente il desiderio che si ha avuto nel raggiungerlo e la fatica che si è impiegata. Il risultato stesso, da solo, è privo di ogni valore.

Disclaimer

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

1 thought on “In viaggio sul cammino di Santiago: Terzo ritorno alla realtà

  1. Sono profondamente convinto che uno dei segreti della felicità sia vivere nel costante cammino. Tenere in moto lo spirito (prima del corpo) ci permette di cavalcare l’onda che si chiama vita che è mutamento. Entrando in questa dinamica percepiamo il grande cambiamento che ci circonda e questo è il contatto, come hai scritto, con qualcosa che sembra non appartenerci più abituati come siamo ad una vita a compartimenti stagni. Nel mio piccolo ho scoperto grandi tesori nel mondo dei Poetry Slam conoscendo persone che hanno semplicemente il coraggio di aprirsi e lasciarsi andare, dei coraggiosi del cuore, persone di una regione lontana che forse non rivedrò mai più ma che per quell’ora trascorsa diventano fratelli e sorelle. Si creano ponti meravigliosi fra le persone quando si decide di aprire la porta ed anche questo è cambiamento, è movimento, camminare assieme, scambiare la nostra unicità. La società ci propone ad un prezzo stracciato l’esatto opposto e noi ci siamo venduti la luce per un piatto di lenticchie.

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