Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Copertina di Stelle Minori di Mattia Signorini

Stelle Minori – Mattia Signorini

Lo aspettavamo da un po’ un nuovo libro di Mattia Signorini. Rimasto per qualche tempo Lontano da ogni cosa finalmente la sinfonia del tempo anche se non breve, lo ha portato ora a pubblicare dopo tante fragile attese il nuovo romanzo Stelle Minori. Un piacere tornare a leggerlo, come ritrovare la voce di un vecchio amico che dopo anni viene a raccontarti i fatti dell’ultimo periodo.

Il romanzo esce con Feltrinelli, ed è un piacere scoprire che in questo Mattia sia riuscito a realizzare un sogno: la casa editrice con cui ha mosso i primi passi da accanito lettore, di cui racconta di aver mangiato i libri sui treni nei viaggi verso l’università di Padova è ora la casa editrice per cui pubblica e forse qualcun’altro seguirà le sue orme sugli stessi treni leggendo i suoi libri.

Il romanzo si svolge proprio in questo stesso ambiente: uno spaccato di vita universitaria di Padova si trasforma lentamente in un mistero sulla morte di un professore amato e stimato dai propri studenti.

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#Scriverefestival, lo speed date dei miei sogni

La scorsa settimana ho avuto il piacere di partecipare allo Scrivere Festival.
Si tratta di uno dei pochi -forse l’unico? Chissà- festival il cui scopo è davvero mettere in contatto gli scrittori esordienti con Agenti letterari ed editor di case editrici importanti, in questa edizione per esempio erano presenti

Alessandra Bazardi Agenzia Letteraria
Bennici&Sirianni Agenzia Letteraria
E/O
Le Mezzelane
Newton Compton
Otago
Rizzoli
Scriptorama
Sperling & Kupfer
Ventura Edizioni

Ad ogni iscritto è stato dato il modo di parlare con ognuno degli Agenti o Editor per una decina di minuti, esporre liberamente un proprio progetto, avere uno scambio di opinioni e dei consigli. Un faccia a faccia con alcuni personaggi di cui è davvero difficile trovare un contatto diretto e che normalmente non avrebbero lontanamente il tempo di ascoltare uno scrittore che resta nel mucchio in mezzo a un infinità di altri scrittori.

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Sull’Odissea, su Ulisse, sull’uomo moderno

L’argomento è vasto, tanto che ci ragiono da settimane, tanto che non mi ci sta tutto dentro la testa, tanto che probabilmente non riuscirò ad esprimerlo. Non vuole essere una recensione di un libro che tutti dovrebbero leggere e non solo conoscere o che tutti dovrebbero conoscere davvero e non solo averne sentito parlare. Ho letto l’Odissea di Omero in questi giorni. Non propriamente letto essendo un audio book e ne ho tratta una quantità enorme di riflessioni. La prima, ovvia, è che la costrizione a scuola rende noiosa anche la cosa più avvincente e spesso fruire autonomamente di qualcosa che ci è stato fornito come costrizione ci fa capire perché, sbagliando, ci hanno costretti. La seconda è senza dubbio che l’opera intera è completamente un’altra cosa rispetto a studiarne pezzetti ed ancor più rispetto ai film, almeno quelli che ho visto, che sono completamente sbilanciati.

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Sulle persone che amano la montagna

Ci sono tre sport che amo in questo periodo. Ne ho fatti molti, più di quanti potrei ricordarmi cercando di fare un elenco in questo momento, non sono mai stato un patito di nessuno di questi, forse dell’atletica leggera a suo tempo. Gli sport che amo in questo periodo sono nell’ordine il running, la subacquea e il trekking. Ognuno ha il suo perché nell’economia della mia vita, ognuno ha il suo ruolo specifico.
Il running lo vivo come espressione massima di solitudine. Lo vivo così un po’ perché non sopporto molto di dover andare al ritmo di qualcun’altro che sia più o meno veloce di me. E non sopporto molto l’idea di costringere qualcun’altro al mio ritmo. Facendo running ho modo di pensare, di ragionare, di estraniarmi dalla realtà e osservando solo quei due metri che separano me dai prossimi tre passi lasciare fluire il tempo.

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Il rumore delle cose che iniziano

Fare una recensione dei un libro di un’amica, di una persona che si conosce, non è mai semplice. Se poi si tratta di un libro con questo livello di successo sul mercato la cosa diventa più difficile. Il libro in se l’ho letto già da diverso tempo, ho iniziato a leggerlo il giorno stesso in cui è arrivato sul mercato ed ho finito pochi giorni dopo. L’ho letto tutto d’un respiro, ascoltandone i suoni e le immagini, immedesimandomi negli ambienti creati ad arte quanto un brano di Battiato.
Non è facile fare una recensione del genere perché non ritengo che il libro sia privo di difetti e se da un lato evidenziarli sarebbe un delitto e probabilmente più un gusto personale, nasconderli sarebbe quantomeno falso, ma in tutta quella bellezza, dall’inizio alla fine, in tutta quella bellezza delle immagini, delle situazioni della delicatezza ogni difetto in questo libro scivola in secondo piano, coperto dai suoni, dai rumori di qualcosa di bello.

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Fai bei sogni

Ho imparato da tempo le lezioni in questo libro, ancora dai tempi de “La vita è stupenda“, ma Massimo Gramellini diversamente da me è uno scrittore vero. Uno che riesce a riempire duecento pagine di qualcosa che io non riesco ad esprimere in più di qualche pagina.
L’ho trovata una lettura preziosa che qualche anno fa mi sarebbe stata probabilmente fondamentale, un libro scritto con perizia e con la delicatezza giusta per affrontare le cose irrisolte, un libro che fa bene anche a chi ha già affrontato il proprio Belfagor interiore ma ancora di più a chi lo sta affrontando, o peggio ancora non lo vede.

Lui stesso lo riassume con una frase di George Bernard Shaw, e credo possa esserne il sunto migliore senza doverne aggiungere una sola parola, se vi riconoscete nel grumo agitato leggetelo. Se guardandovi indietro avete conosciuto quel grumo che il vostro Belfagor interiore vi ha regalato, leggetelo.

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Chiara Passilongo – La parabola delle stelle cadenti

Non recensisco spesso ed in genere lo faccio sulla musica, ma oggi mi sento di parlare di questo libro, e di questa scrittrice emergente Veronese che mi è capitato di avere l’onore di conoscere nelle mie peripezie.
Si tratta di “La parabola delle stelle cadenti” e di Chiara Passilongo.

Come ho già avuto modo di dire a lei il genere del romanzo se preso così come in sinossi, non è decisamente qualcosa che normalmente mi attirerebbe, si tratta della storia di una immaginaria famiglia veronese che nell’arco dei circa trent’anni a partire dal 1981 si trova ad affrontare la nascita ed il successo di una azienda dolciaria partendo da una piccola gestione familiare fino a raggiungere il successo nazionale trovandosi ad incontrarsi e scontrarsi con la realtà storica e politica dell’ultimo trentennio fino alla crisi dei nostri giorni, ma si tratta anche della vicende familiari, della crescita dei figli e dello scontro tra una generazione legata alla terra ed una proiettata verso la modernità.

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Autunno

Credo che l’autunno sia la mia stagione preferita, quella ricca dei colori caldi delle foglie, quella delle piogge fredde che lavano i ricordi lasciandone solo ciò che conta, quella delle prime nebbie dove nascondersi passeggiando lontani dal mondo, quella dove il lago inizia a pulirsi dal turismo e dal plancton diventando azzurro e trasparente, quella in cui posso indossare le camice e il cappotto nero, quella in cui posso andare in montagna e la montagna è solo mia, quella in cui posso correre sotto la pioggia o nella nebbia per le strade attorno a casa, quella in cui ancora dai tempi dell’adolescenza iniziava un nuovo anno, nuove speranze, nuovi sogni, nuove esperienze, una nuova vita.
Credo che l’autunno sia la stagione più evocativa di momenti, sogni, desideri senza le delusioni che può dare l’estate, senza il fermento della primavera, senza la stabilità dell’inverno.

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Racconti

Andate e ritorni

Ancora una volta inizierò scrivendo “è da molto che non scrivo qui”, e mi chiedo anche perché mi ritrovo a farlo. Negli anni ho raggiunto la convinzione che scrivere un blog sia privo di senso a meno che lo scopo non sia professionale, di autopromozione o simili. Ti chiedi “a chi può interessare leggere ciò che scrivo?”.
Negli ultimi mesi sono cambiate molte cose, cose perse, cose trovate, cose ritrovate. E persone.

La prima cosa ritrovata, perché è più bello parlare di quel che si trova che di quel che si lascia, è la voglia di scrivere, e la motivazione soprattutto. Scrivere.
Per un paio mesi ho lavorato ad un progetto che avevo in mente da anni ma che non ero mai stato in grado di scrivere, ne è uscito un romanzo breve.
Credo sia un po’ strano, particolare, non so giudicare se bello.
Anni fa dopo aver pubblicato Contrapposizioni avevo fatto una promessa, avevo promesso ad una mia insegnante di Italiano di avvisarla qualora avessi “prodotto” qualcosa di nuovo.

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Rottomi le balle dell'inaffidabilità del mondo ho deciso di rimettermi a studiare.

Ultimamente mi capita sempre più spesso di leggere articoli di giornale pseudo scientifici ricchi di castronerie antiscientifiche, mi capita di leggere di prodotti assurdi come la washball, il braccialetto power balance, le scie chimiche e altre amenità del genere.
Mi sono imbattuto pure in cose più pratica è più incidenti con la mia vita come gli anticalcare magnetici, su cui prima di comprare un prodotto ho deciso di informarmi sulla reale possibilità che esso funzioni e come autorevole risposta di un professore di chimica all’università di Bari ho avuto come risposta la non riproducibilità per via sperimentale del fenomeno, ossia l’attuale impossibilità di dare una risposta certa sull’effettivo funzionamento (la spiegazione è più complessa ma tralascerò, il riassunto è che non esiste un esperimento di laboratorio che dimostri che il prodotto funzioni al di là di ogni dubbio).

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Crocefisso si? Crocefisso no?

Non è facile esporsi su questo tema, soprattutto quando si ha il ruolo “pesante” di educatore in un’associazione cattolica, soprattutto quando ciò che scrivi potrà essere letto dai ragazzi a cui cerchi di passare dei valori o dai loro genitori.
Il rischio di essere frainteso è grande e così è diverso tempo che penso se espormi o meno a riguardo di questa tematica.
Il crocefisso nelle scuole, nei luoghi pubblici.
Crocefisso si? Crocefisso no?
Io sono dell’idea Crocefisso non mi importa.
Partiamo però dal principio.
Qual’è il motivo per cui chi sostiene l’importanza di questo simbolo si infervora così tanto?
Per lo più le motivazioni di cui ho sentito parlare sono perché fa parte della cultura e dell’identità Europee e Italiane, si questo è vero. Ma se così fosse perché non mettere in tutti i luoghi pubblici l’immagine di Leonardo da Vinci, o quella di qualche altro personaggio che è stato fondante e fondamentale per la nostra cultura e affermazione nel mondo?

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